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Covid 19. Che domani ci aspetta è domanda inevitabile

Quale stagione avremo dopo quella del coronavirus? Dubbi Speranze Timori

dopoilcovid19 350 mindi Ivano Alteri - Su questo giornale (e non solo) si è avviata spontaneamente una discussione che, altrettanto spontaneamente, ha espresso tre diverse interpretazioni della situazione presente. Alla domanda, più o meno esplicita, su cosa accadrà dopo la pandemia, le opinioni, pur partendo dallo stesso anelito e mantenendo la giusta dose di dubbi, si sono tripartite.

C’è chi sostiene, come fa lo stesso direttore Ignazio Mazzoli nel suo articolo “Come credere che nulla sarà come prima?”, che nonostante le azioni del governo italiano siano oggi orientate verso una buona attenzione per il sociale (sia inteso molto schematicamente), non è detto che lo stesso orientamento sia mantenuto dopo; anzi, egli teme che senza un’esplicita ammissione di responsabilità per le scelte compiute nel passato (su sanità, sistema economico, lavoro…) si torni come prima, al darwinismo di prima, alla macelleria sociale di prima.

Poi c’è chi sostiene, come fanno Angelino Loffredi e Lucia Fabi nel loro articolo “Orban e Mussolini”, che con l’alibi della pandemia si metta a repentaglio la democrazia. Cioè a dire: essi temono i nuovi fascismi, e che dopo, quindi, sarà peggio di prima.

Infine c’è la terza posizione, quella da noi espressa nel precedente articolo “Nessun male viene solo per nuocere”, secondo cui niente sarà più come prima, perché sarà meglio di prima.

Ognuno ha portato ottimi argomenti a sostegno della propria tesi, come si può leggere nei rispettivi articoli, ma nessuno si è lasciato andare ad affermazioni perentorie; ognuno, invece, si è ben opportunamente portato dietro, come fedele compagno di viaggio, il consueto fardello di dubbi.

Ma è indubbio, e in un certo senso anche banale, che ognuna delle interpretazioni, partite tutte dalla medesima e preliminare collocazione di parte, rappresentino obiettivamente le tre possibili vie di uscita: come prima, peggio di prima, meglio di prima. Se nessuna delle interpretazioni, quindi, ha inteso dare una chiara risposta riguardo il post-pandemia (né poteva essere diversamente), quantomeno ognuna ha contribuito a definire con chiarezza la domanda: dopo la pandemia, tutto sarà come prima, peggio di prima o meglio di prima, in termini politici e sociali?

Come sempre, sarebbe necessario, perché sia efficace, che la discussione penetri tra le pieghe più profonde della comunità. Questo giornale ha più volte svolto la funzione di catalizzatore delle riflessioni sulle condizioni politiche e sociali, generali e del territorio. Anche questa volta può svolgere questo suo ruolo, mettendosi a disposizione di quanti continuano a non accettare che qualcuno pensi al posto loro. I lettori di unoetre.it sono sicuramente tra questi.

Se si vuole, dunque, che i timori degli uni siano affrontati con consapevolezza ed efficacia, e gli auspici degli altri non restino come sempre pii desideri, allora, che ampia discussione sia! Scrivete.

Frosinone 6 aprile 2020

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Ciechi, sordi e muti. A Frosinone è accaduto l'inevitabile

frosinone pilonidi Ignazio Mazzoli - Non è un post. Quello che è avvenuto nel Capoluogo con il voto dell’11 giugno è inusuale. Non si può liquidare con un post simpatico o stizzoso a seconda del livello culturale di chi scrive.
Frosinone anticipa uno scenario che pare destinato a ad estendersi. Lo vedremo nei ballottaggi e forse ancora meglio nel voto politico e regionale del 2018. C’è nel risultato di Frosinone qualcosa che non riguarda solo il PD anche se è la maggior parte, oggi.
Gli esegeti del non esiste né destra né sinistra storceranno il naso. Non basta farsi le liste civiche. E’ in atto una poderosa sterzata a destra che si può anche definire neoconservatrice per i connotati di adeguamento alle situazioni più recenti del Paese, specialmente per quanto riguarda l’insieme dei disagi sociali. Dico subito, che fino ad ora si tratta di dichiarazione e annunci.
Torniamo al Capoluogo che ci suggerisce molti spunti di ricerca. Ottaviani con il 56,39% costringe tutti gli altri a stare al 43 % e spiccioli. Il 56% con 9 liste e un 43% anch’esso con 9 liste, ma tre di queste tutte in concorrenza fra di loro. Forse anche più che in concorrenza, visto che per lo più l’avversario lo rintracciavano nell’area in cui si sono andati collocando: il centrosinistra, Frosinone in Comune e Bonaviri Sindaca avevano strali più appuntiti per Cristofari che non per Ottaviani. Altro discorso servirà per il M5Stelle. E lo faremo.
Le prime domande che s’impongono è perché ha perso il PD e, il suo rovescio, ma perché avrebbero dovuto vincere?
Non vale dire perché ha vinto Ottaviani, sarebbe come giocare con le parole e dire che ha vinto Ottaviani perché ha perso il PD. Non sarebbe serio, né utile a capire le ragioni di cosa è successo.
Senza esitazione bisogna dire che Ottaviani, lui e non la sua maggioranza, si è presentato con un forte credenziale, il suo asso nella manica è stato un abile “politicismo” teso a dimostrare che il suo avversario perdeva costantemente pezzi. Delusioni e amarezze abbondavano a bizzeffe. (Pochi e fedelissimi, gli altri che vadano via, che importa sembra il motto dei dirigenti dem. Forse qualcuno aspettava il partito della nazione e che tutti si sarebbero ritrovati lì come certi sperano di incontrasi di nuovo in paradiso). Anche un merito, però: l’impegno per la rescissione del contratto con Acea. Questo è importante, ma ora tutti debbono rivendicare che si vada avanti.


Per il resto facciamo un po’ fatica a capire le ragioni della vittoria con oltre il 56%.
E’ forse il risultato di qualche assenza dallo scenario politico comunale e cittadino? Il PD dov’era? Diciamolo con il sorriso sulle labbra per non esasperare gli animi: dov'erano i dirigenti e gli attivisti del PD quando Ottaviani chiedeva e otteneva la rescissione del contratto Acea? Dove erano quando Renzi e Padoan autorizzavano Equitalia alla riscossione coattiva delle bollette Acea? Dov'erano quando le associazioni più attive dichiaravano che “esistono vicende di gravissimo profilo” che deturpano il volto e la credibilità della città di Frosinone, quale l’emblematico e drammatico utilizzo come mediatore culturale di Luigi Ciavardini (https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Ciavardini), autore dell’attentato alla stazione di Bologna come denunciava Paolo Iafrate. Nemmeno una interrogazione per sapere se era vero o falso? Dov’era il PD quando Ottaviani si circondava di un gruppo di corifei che hanno contribuito a far credere che il comune avesse una politica culturale quando invece si trattava della realizzazione di un calendario di iniziative (molte non realizzate da precedenti giunte), alcune assolutamente belle e interessanti, nelle quali il comune ha fatto solo atto di presenza? Nessuno lì con un volantino a dire che quella non era politica culturale del comune e a chiedere se quelle erano iniziative private e quanto costavano? Dov’erano le donne e gli uomini del PD dov'erano quando arrestavano il vicesindaco di Frosinone per l'affaire Sangalli? Dov'erano mentre si continuava a lasciare inascoltati i lavoratori della Multiservizi nonostante la Magistratura sentenziasse che loro hanno ragione? Dove era il PD mentre i cittadini protestavano contro lo scempio di resti archeologici?
Maledizione! Dove era il PD mentre si attuava quel cervellotico disastro della viabilità alla stazione? Con una graziosa privatizzazione di un’area pubblica si è privato l’accesso a migliaia di frusinati provenienti da decine di comuni della provincia di raggiungere la stazione ferroviaria e, senza neppure di tentare d’individuare un’alternativa? Forse unico caso in Italia.
Hanno preso la metà dei voti di Ottaviani? Non può essere solo una formulazione per esaltare Ottaviani da parte dei suoi fans. Anzi c’è da dire che sono troppi e solo grazie alla generosa e brillante campagna di Fabrizio Cristofari altrimenti il 27% se lo scordavano come coalizione. Si augurino che il cardiologo ci metta il suo cuore e la sua volontà per continuare quotidianamente la battaglia intrapresa.
Più volte e da più parti si segnalava che non faceva fatica a venir fuori la delusione e la sfiducia verso i partiti, senza distinzione, tanto che qualcuno credendosi furbo non pronunciava parole che indicassero la collocazione della propria lista nel panorama delle idealità di destra o di sinistra.
IL PD e i suoi organi dirigenti mai hanno ascoltato la fuga dalle sue fila, mai hanno sentito il disagio della gente, per loro esiste solo il dialogo con i potenti. Un gruppo dirigente capace solo a magnificare furbizie e strategie e mai dagli “amici” dell’informazione, loro propagandisti, che qualcuno gli dicesse che c'erano da risolvere i problemi della gente.
Chi ha sbagliato, si è chiesto subito opportunamente qualcuno? Non c'è bisogno di fare l'elenco. Nel caso di un partito che monopolizza tutti i posti disponibili è chiaro che hanno sbagliato tutti. Nessuno escluso. Lo scandalo delle discariche che fine ha fatto? Tanto per dirne una. Hanno perso tutti anche quelli che con un opportunistico pudore non vengono nominati. Il PD è un fallimento. Un progetto di fusione a tavolino in cui si sono sommati i difetti dei partecipanti e non i loro pregi. Prima di tutto è sparito ogni solidarismo cattolico o di sinistra, sparita ogni voglia di ascolto dei disagi e dei più deboli.
Ma non solo il PD ha sbagliato. C’è un problema che riguarda anche tutti coloro che ambiscono a cambiare questa realtà che abbiamo cercato di richiamare e ne sono convinti, bisogna dargliene atto Si ha difronte un panorama di gruppi chiusi spesso nel “proprio recinto” a lacerarsi per prevalere l’uno sull'altro. Dov'erano fino all'ottobre 2016 quando hanno cominciato a pensare al voto, mentre Ottaviani pur in mezzo ad una maggioranza tumultuosa e recalcitrante andava avanti facendo le sue scelte 365 giorni all'anno per 5 anni?
Non si fa azione politica utile con gli spot una tantum.
Il progetto che portò alla nascita del PD sembra sempre più tradito e quindi irrealizzabile. Ancora ieri da Lucia Annunziata Prodi riprendeva a chieder riforme costituzionali e cercava di accreditare pseudo ricuciture fra Renzi, Letta e Pisapia. Sempre un problema di capi da mettere insieme? Insieme su cosa? Come cercare di vanificare il voto popolare, quello del 4 dicembre ad esempio?
Nella vicenda del voto nel capoluogo ci sono tanti altri segnali da cogliere, ma 3 li voglio ricordare subito: 1 – quelli che hanno lasciato il PD sono andati sostanzialmente in due direzioni: chi cerca una nuova sinistra e chi ritorna dai vecchi amici democristiani. La tradizione del Psi è la più rappresentata nei risultati della minoranza; 2 – il flauto magico di Ottaviani per produrre fuoriusciti dal partito avversario non ha prodotto fra di loro nuovi eletti, ma il partito che si vanta di cambiare sta ancora a Piacentini. Quanti anziani di oggi erano giovani e lui stava già in consiglio comunale?; 3 – il risultato delle forze che vogliono una nuova sinistra devono leggere bene questo risultato. Mi pare che “basta mimetizzarsi”, hanno tutti o quasi volti giovani e puliti si mostrino con la loro faccia e i loro simboli, poi ancora, se qualcuno aveva pensato che esistesse un via elettorale per costruire una presenza, "organizzata per di più", ora deve capire che questa via non esiste. Anzi. Si deve lavorare con umiltà e pazienza a un progetto, decisamente e unicamente unitario. Al voto pensiamo dopo. Pensiamo anche a un voto utile, ma quello che porti nelle assemblee elettive gli italiani “sommersi”, quelli che vengono continuamente oscurati e poi siano loro a dotarsi delle competenze che servano a soddisfare i bisogni e non il contrario.

Perché all'inizio si è detto "inusuale"? Perchè in qualsiasi città dove si svolga una regolare dialettica politica e sociale costante e puntuale, si sarebbe andati quasi sicuramente al ballottaggio, date le condizioni che abbiamo verificato leggendo.


19 giugno 2017

Pubblichiamo qui di seguito una richiesta di precisazione giunta dall'Ufficio Stampa del Giuseppina Bonaviri. Pubblichiamo integralmente quanto ci è stato inviato anche se non troviamo dove esista la diffamazione. La frase "incriminata" recita testualmente: «il centrosinistra, Frosinone in Comune e Bonaviri Sindaca avevano strali più appuntiti per Cristofari che non per Ottaviani. Altro discorso servirà per il M5Stelle. E lo faremo.» Come si può leggere «avere "Strali più appuntiti per Crtistofari che per Ottaviani» è un'evidente sintesi per chiunque: si è utilizzato il riferimento alla guida delle coaliazioni. Sembra cosa strana o diffamatoria in una competizione elettorale anche abbastanza avvelenata e di cui per garbo non si è riportato altro? Fantastica città Frosinone: un mare di pretesi per discutere e pochi fatti nuovi. Dal link che segue accedete alla richiesta ed alla risposta:

LA LISTA "BONAVIRI SINDACA" CHIEDE UNA RETTIFICA: ECCOCI PRONTI A RIPORTARLA INTEGRALMENTE QUI DI SEGUITO.

aggiornato il 24 giugno 2017 alle ore 08,36

 
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