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Aprire una discussione sull'informazione locale

Cosa è cambiato nella carta stampata locale dopo la chiusura de “La Provincia”?

valentino 350di Valentino Bettinelli - I venti anni anni del nostro giornale ci invitano ad una doverosa riflessione sull’informazione, in particolare per quel che riguarda la sfera locale.

Dopo la chiusura de “La Provincia”, la carta stampata locale è quasi unicamente rappresentata da “Ciociaria Oggi”. Un monopolio che, con fatica, “L’Inchiesta” prova a limitare, tra tutte le difficoltà e il grande impegno del direttore Stefano Di Scanno.
La mia critica al monopolio locale nasce dal ruolo interpretato da Ciociaria Oggi, giornale che ritengo estremamente polarizzato e, di conseguenza, polarizzante verso una direzione ben precisa; ne è esempio la partecipazione del suo editore, Massimo Pizzuti, ad un recente evento targato Gioventù Nazionale e Fratelli d’Italia, in barba ad ogni buona regola di pluralismo. Riscontro il rischi di un’informazione molto orientata solo a destra da parte di un giornale che vive su questa impostazione, per cui ritengo che UnoeTre.it possa rappresentare una via parallela, che garantisca ai lettori della nostra provincia una linea più democratica e progressista dell’attualità. 20anni1e3it min

Parlando di attualità credo sia necessaria una profonda analisi della deriva sociale in corso. Un report sociologico su una società contemporanea dove l’odio e la cattiveria dilagano. In questo panorama non penso che i recenti fatti di Ceccano siano scevri da questi condizionamenti. Negli ultimi mesi, infatti, sto riscoprendo una città abbrutita, non solo purtroppo dall’emergenza Covid, dove dilagano truffatori pronti a sfruttare ogni occasione per speculare. Un Paese che si sveglia, a distanza di pochi giorni, prima con la stazione data alle fiamme e poi con un cadavere abbandonato in pieno giorno in un carrello della spesa.

Come giornale di politica, attualità e società locale, penso, dunque, che si debba aprire una discussione su questi temi, puntando lo sguardo sulle nostre realtà territoriali, garantendo, come detto in precedenza, una via parallela e libera di informazione.

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Campagna d’informazione della Regione Lazio

Regione Lazio informa

RegioneLazio 350 260Coronavirus: parte campagna d'informazione per contenere la diffusione del virus

Dalla Regione Lazio una campagna d’informazione per illustrare ai cittadini quali misure assumere per contenere la diffusione del virus.

Sette regole da rispettare: mantenere una distanza di sicurezza tra le persone o evitare incontri con individui con sintomi respiratori; lavarsi spesso le mani o coprirsi bocca e naso con il gomito in caso di tosse o starnuto; ridurre la partecipazione a eventi pubblici o affollati; evitare di prendere l’ascensore con altre persone e porre la massima attenzione alla pulizia o igiene personale e di tutti i luoghi che si frequenta. Qui puoi scaricare locandina e vademecum: https://bit.ly/38s6lLY

In caso di febbre, tosse o dolori muscolari bisogna evitare il pronto soccorso e contattare il proprio medico di base o il 1500. In caso di prefisso 06 si può contattare anche il 112, mentre per gli altri prefissi del Lazio il numero verde 800 118 800.
In seguito a quanto disposto dal DPCM sulle "Misure per il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID-19", la Regione Lazio ha disposto con effetto immediato la sospensione di ogni attività formativa fino al 15 marzo, sia quella inerente la didattica frontale sia quella relativa a tirocini, stage e percorsi di alternanza scuola-lavoro: https://bit.ly/38sizE6

Nei giorni scorsi assessori e consiglieri della Regione Lazio hanno incontrato i rappresentanti delle categorie produttive per fare il punto della situazione sul Coronavirus e gli impatti sulla tenuta dell’economia regionale. Da parte sua la rappresentanza regionale ha sottolineato che tutte le segnalazioni del mondo produttivo saranno tenute attentamente in considerazione e riportate anche al Governo. In tempi brevi ci sarà un nuovo incontro per aggiornare tutti sulla situazione: https://bit.ly/3cwGSnL

Per restare sempre aggiornato sulle iniziative della Regione Lazio puoi seguire la pagina Facebook, l’account Twitter o il canale Linkedin.

 

 

 

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A chi fa paura l'informazione pluralista?

Repubbllica.it minInformazione

di Antonella Necci - Di questi giorni le minacce al quotidiano La Repubblica, tramite plichi provenienti da diverse parti d'Europa e contenenti buste con polveri sospette, attualmente al vaglio degli inquirenti.

Qualche settimana fa la sede romana era stata fatta sgomberare per un sospetto pacco-bomba, poi non rinvenuto.
I falsi allarmismi creati per far saltare i nervi a chi sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro sono, in qualsiasi ambiente di lavoro, atti di mobbing. In una sede di un quotidiano nazionale, essi rasentano il terrorismo.
Un terrorismo del nuovo millennio.

Giocare tanti innocui scherzetti come prendersi la briga di far spedire pacchi sospetti da accoliti sparsi nel mondo, rende evidente lo spessore intellettuale oltreché che sociale a cui tali sedicenti individui appartengono.
In contesti diversi, simili individui sarebbero chiamati "balordi e fannulloni". Nel 2020, invece, i balordi vengono retribuiti più di chi lavora davvero e seriamente.
Qualcosa è andato storto.

Eugenio Scalfari, vittima designata dai balordi terroristi di polvere, cerca di interpretare il pensiero di tutti noi, chiedendosi a chi giova tutto ciò.
Scalfari pone in contrapposizione un giornale con valori, idee e ideali ben solidi, che si trova a fronteggiare il nulla. Il vuoto di valori, di idee, la mancanza di senso logico, la stupidità assoluta.

Così come tanti tra noi si trovano quotidianamente a fronteggiare le meschine cattiverie di colleghe gelose dell'altrui intelligenza, o si trovano a schivare i colpi bassi di colleghi ambiziosi. Cosa si pensa in quei momenti se non alla miseria che si trova in simili individui?
Non pensiamo forse, con un po' di compassione, a quanto ci fanno pena simili persone, vuote e prive di valori?
Così dobbiamo pertanto considerare coloro che si dedicano a forme di terrorismo così ridicole.
Essi sanno di procurare un danno minimo, ma uno scalpore grande. Quello scalpore, quella sorta di "gloria" lì fa credere invincibili e pure intelligenti.

Tutte doti che sanno benissimo di non possedere, ma guai a ricordarglielo. Potrebbero davvero fare una strage. E La Repubblica non merita niente di simile.

 

 

 

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Frusone smentisce le Cassandre dell'informazione

lucafrusone 350 260«La conferma dei 5 miliardi di investimenti per il piano industriale di Fca in Italia, arrivata poco prima dell’entrata in vigore del sistema di ecobonus ed ecotassa varato dal Governo, è la migliore smentita ai profeti di sciagura che da mesi inquinano il dibattito su un tema rilevante per il futuro del settore automobilistico e per le ricadute sul nostro territorio» - dichiara il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone.

«Nonostante una campagna mediatica faziosa e indecente sul provvedimento, divenuto celebre come ecotassa, ma che in realtà eroga incentivi per l’acquisto di veicoli green e penalizza chi compre auto inquinanti e di grossa cilindrata – continua Frusone – abbiamo tenuto duro perché l’ecobonus è una misura utile per lo sviluppo sostenibile e, indirizzando le scelte del consumatore, orienta la produzione delle aziende, tra cui Fca, verso le nuove tecnologie».

L’auspicio del deputato pentastellato è che «Fca possa diventare presto leader dei modelli ibridi ed elettrici, che verranno prodotti a Cassino: l’azienda ha i mezzi per riuscirci anche grazie alle competenze e alle professionalità presenti nel nostro territorio, che può trasformarsi nella punta di questa rivoluzione green. Da parte del governo e della maggioranza ci sarà attenzione per supportare il piano di transizione di Fca verso i nuovi modelli e per aiutare i lavoratori in cassa integrazione (la cui condizione di difficoltà non dipende dall'ecobonus)».

Frusone, infine, evidenzia i limiti dell’informazione su questo tema «I media nazionali hanno spaventato a tal punto le persone che in molti credevano che ci sarebbero state nuove tasse per le utilitarie possedute già da tempo; ciò è vergognoso e non fa male al governo o al MoVimento 5 Stelle, ma a tutto il Paese. A livello locale, spesso si sono riprese e presentate come autorevoli posizioni apocalittiche che denunciavano situazioni esplosive senza collegamenti reali con il provvedimento. Ora ci auguriamo che i giornali locali riprendano il fatto positivo dando lo stesso identico spazio, quindi per almeno 2 settimane dovrebbero parlare di questa bella notizia, che hanno hanno riservato ai profeti di sciagura per cui la colpa della crisi del settore sarebbe stata da attribuire a un provvedimento che entra in vigore solo adesso».

 

 

 

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Mai l'informazione banalizzi le morti

suicidio ritagliodigiornale mindi Nadeia De Gasperis - Cosa spinge, una donna non a uccidere suo figlio, ma una sedicente giornalista? Cosa spinge a usare un titolo più squallido che sensazionalistico, che cito “mamma poco affettuosa si uccide con due figli”? (un titolo di Barbara Bolloli in https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10216170259521866&id=1612752160)
Non è mio compito, di redattrice di un giornale, indagare le ragioni profonde che spingano una madre a un gesto così estremo, di certo non solo non si può banalizzare dipingendola come un mostro senza sentimenti, ma ritengo che sia deontologicamente deplorevole banalizzare una sofferenza profonda, qualunque sia la sua genesi, liquidandola con una frase che proprio non ci si aspetterebbe da una donna, prima ancora che da una giornalista.

Senza entrare nel merito della questione, vorrei soltanto sottolineare, come le statistiche ci raccontano che tra le presunte cause che spingono una donna a uccidere un figlio, tra le quali c’è senz’altro la depressione post partum, una condizione da non sottovalutare, i cui sintomi vengono spesso sottovalutati, ci sono condizioni economiche e sociali.
Donne, spesso con buon livello di istruzione, che non sono nelle condizioni economiche e sociali di campare un figlio. Le politiche del nostro Paese in tal senso non ci aiutano di certo, un welfare sociale che esclude le donne-madri dal mondo lavorativo, costringendole a una scelta che se obbligata crea le condizioni per non potere sostenere la crescita di un bambino, pena una vita di stenti.

 

 

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Obiettività dell’informazione (?)

giornali in edicola 350 260di Aldo Pirone - “la Repubblica” dice di essere un giornale progressista. Il suo fondatore, Eugenio Scalfari, non fa che rammentarne le radici liberal democratiche e i quarti di nobiltà risalenti ai fratelli Rosselli, al pensiero federalista di Spinelli e Colorni e a tutta la vasta gamma delle correnti rifacentesi al grande pensiero liberal-socialista.

Essendo un giornale di così alta ispirazione culturale, dovrebbe anche essere esempio della cosiddetta “obiettività dell’informazione”. Concetto piuttosto ostico da spiegare e, soprattutto, da trovare nell’ampia distesa dei mass media italiani per non parlare dei social network. Chi conosce un po’ la carta stampata sa che la non obiettività dell’informazione comincia ben prima di articoli, servizi e commenti, inizia dalla disposizione delle notizie sui menabò delle pagine, sul loro risalto, sui titoli che le accompagnano.

Sabato scorso in Italia ci sono state due manifestazioni: quella di Torino di cui hanno parlato a iosa i mass media, con commenti di vario tipo che nel giornale diretto da Mario Calabresi hanno sconfinato nei ditirambi di Ezio Mauro che con i manifestanti pro Tav mostra un’affinità elettiva; e quella di Roma contro il razzismo indetta da una rete di 250 (c’è chi dice addirittura 450) associazioni. E’ stata, quella di piazza Castello, una manifestazione riuscita, con migliaia di partecipanti. Gli esaltatori del “Sì Tav” l’avevano fissata già prima del suo svolgimento nel numero, evocativo, di quarantamila persone. I detrattori, vedi “Il Fatto Quotidiano”, li hanno ridimensionati a 25 mila perché tale è stata la valutazione della Questura. Ma la guerricciola dei numeri in questi casi appare alquanto ridicola. Il fatto politico era la piazza piena e il suo orientamento economico e politico tradizionalmente e trasversalmente “sviluppista” (dal PD a FI alla Lega), che non è, come si sa, la stessa cosa dello sviluppo. Basterebbe ricordare in proposito il celebre discorso (1967) di Bob Kennedy sulle bugie insite nel Pil. Il giornale di Mauro, Calabresi e Scalfari ha giustamente messo l’avvenimento con un richiamo e inizio dell’articolo in prima pagina con tanto di foto. Poi avendo scelto di fare il titolo principale sull’assoluzione della Raggi e sugli attacchi di Di Maio ai giornalisti, ha compensato dedicando ai “Sì Tav” tre pagine centrali con una grande foto.

Quella di Roma è stata una manifestazione socialmente opposta a quella torinese quanto a partecipazione sociale. A indirla è stata una vasta gamma di associazioni e gruppi politici della sinistra alternativa. Precari, cassintegrati, famiglie senza casa, immigrati, giovani l’hanno colorata sparpagliandosi alla fine su Piazza S. Giovanni. C’era pure il sindaco di Riace Mimmo Lucano. Lo slogan di fondo non era un sì ma un no; un no alle politiche sociali e dell’immigrazione del governo gialloverde. L’obiettivo principale della contestazione e del dileggio è stato Salvini. Gli organizzatori hanno sparato la cifra di centomila partecipanti, cosa non vera. Non si conoscono i numeri della Questura, troppo impegnata non a contare i partecipanti quanto a fermarli e a perquisirli ai caselli delle autostrade. La manifestazione era nazionale. Comunque anche questo evento è stato un fatto politico. Solo che “la Repubblica” l'ha confinato nella VI pagina di cronaca - mezza pagina, per la verità, perché l’altra metà era pubblicità – con un articolo a quattro colonne ornato da una foto di festosi immigrati neri in primo piano, nessuna panoramica. L’articolo a firma di Roxy Cappelli, però, era oltre modo generoso. Sotto a un titolo a due colonne: “L’onda montante contro il razzismo ‘Mai con Salvini siamo 100 mila’ ", Cappelli descriveva una “ marea montante” di “Oltre 100mila persone tutte unite da un credo, forte, preciso, unico: no al razzismo”. Mancava solo: “Impegnativo per tutti”. Forse Roxy voleva rimediare alla marginalità della notizia data in cronaca. Ma la sua esuberante descrizione delle testimonianze, dei cori, delle musiche ecc., faceva risaltare ancor più la contraddizione della direzione giornalistica di non aver dato nemmeno un richiamo in prima pagina e una disposizione dell’avvenimento nelle pagine nazionali, visto che, per l’appunto, nazionale e non romana è stata la manifestazione.

Curiosamente, ma non tanto, la stessa cosa ha fatto “Il Fatto Quotidiano” di Travaglio e Padellaro. Notizia in quattordicesima pagina, articolo partecipe ed entusiasta, titolo a sette colonne: ”Contro Salvini la piazza c’è. Migliaia per l’accoglienza”. Ma, anche qui, nessun richiamo in prima pagina. In prima c’erano i “Sì Tav”; per parlarne male, ma c’erano. A dominare, come per “la Repubblica”, era il titolo sulla Raggi assolta.

Di solito quando una notizia importante non viene data, in gergo giornalistico si dice che è stata “bucata”.
Quella degli antirazzisti a Roma, Calabresi e Travaglio, concordia discors, l’hanno sgonfiata senza bucarla. Hanno solo tolto il tappo alla valvola di sicurezza.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Per difendere l'informazione locale e indipendente

Stefano Di Scanno 350 260 min(video intervista) Il 20 ottobre scorso un editorale di Stefano di Scanno, direttore de L'Inchiesta quotidiano, iniziava con una domanda un po' esasperata «scomparire subito o solamente poco alla volta: queste le opzioni fino a ieri sul tappeto del governo nazionale per la stampa locale italiana». Un messaggio di allarme che ha spinto UNOeTRe.it a chiedere a Di Scanno una intervista.

Nel frattempo ci è giunto un ordine del giorno approvato dal 2° congresso della Cgil Frosinone-Latina, concluso pochi giorni addietro, che ricorda come «Nelle provincie di Latina e Frosinone, caratterizzate fino al 2010, da molteplici iniziative editoriali, iniziò un drammatico ridimensionamento delle testate e conseguentemente un taglio drammatico degli addetti, dovuto ai primi provvedimenti di riduzione del contributo all'Editoria. Tale contributo era finalizzato allo scopo di favorire la pluralità democratica delle opinioni e delle informazioni» - e prosegue - «Poche, sono rimaste, le voci di informazione e approfondimento nei territori del Lazio Meridionale (...)Per tali motivi l'annunciato provvedimento del Governo che stabilisce l'ulteriore e forse definitivo taglio del fondo all'Editoria ci pone di fronte alla consapevolezza che tale misura potrà rappresenti,lre la definitiva fine della libera informazione a Frosinone e Latina». E conclude impegnandosi «a perseguire ogni iniziativa finalizzata a contrastare tale provvedimento del Governo e a condurre tutte le iniziative necessarie al mantenimento del finanziamento pubblico all'Editoria».

Interessante quanto dichiara a noi Stefano Di Scanno e molto innovativa ci pare la sua proposta per garantire lo Stato e i propri lettori.
Sottrarre la gestione dell'intero settore dei media indipendenti alla presidenza del Consiglio dei ministri, che resta un organo politico, per attribuirla alla presidenza della Repubblica nella sua veste di organo di garanzia che, di fatti, presiede proprio per questo suo ruolo speciale il Csm e al contempo assicura l'indipendenza della magistratura.
Alle cooperative giornalistiche andrebbe assicurata la realizzazione di un meccanismo di garanzia dei lettori, ma anche delle istituzioni stesse prevedendo una rappresentanza (rigorosamente senza vincoli di partito e di schieramento) di cittadini-lettori, stabilmente all'interno degli organismi societari.

La discussione e la questione tutta, meritano un esito con certezze e garanzie sicure perchè il problema posto ha una portata ben più ampia e ha molto a che vedere con l'essenza stessa della democrazia italiana.

video-intervista a Stefano Di Scanno

 

 

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GMF: dall’IIS Alessandro Volta di Frosinone parte Campagna Prevenzione e Informazione

Prevenzione salute e sorrisi 350 260 min

Dott. Damiano Pizzuti – Giovani Medici Frosinone - Giovani Medici e Istituti scolastici della provincia, dall’IIS Alessandro Volta di Frosinone parte la campagna di prevenzione e informazione ai ragazzi delle scuole superiori della provincia.

Si inizia con un incontro tutto dedicato al significato di screening e prevenzione e vedrà protagonisti gli studenti della sezione “biotecnologie sanitarie” dell’Istituto frusinate che dedicheranno l’intera mattinata di sabato 27 ottobre all’evento.

Gli interventi saranno così articolati:

· Le vaccinazioni: dallo studio di popolazione alla valutazione dell’efficacia.
Dott. Damiano Pizzuti

· Screening e prevenzione nella patologia tumorale.
Dott.ssa Silvana Giacinti

· La prevenzione nella patologia cronica.
Dott.ssa Cristina Frabotta – Dott. Emiliano Arango

Al termine degli interventi gli studenti verranno divisi per le attività pratiche in piccoli gruppi, verrà mostrato loro come effettuare una corretta misurazione della pressione arteriosa e spiegata l’importanza degli score utilizzati per calcolare il rischio cardiovascolare. Sarà occasione per gli studenti per confrontarsi con i medici presenti anche riguardo la formazione universitaria e le attività post-laurea che devono essere costantemente portate avanti in campo sanitario

Piena soddisfazione per l’intesa con i GMF esprimono il D.S. Prof.ssa Patrizia Carfagna e tutti i docenti coinvolti, segno che la scuola è luogo principe di cultura e di formazione umana e culturale.

 

 

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La RAI d'assalto

rai logodi Vincenzo Vita da ilmanifesto.it - Attenzione al linguaggio. Ciò che sta avvenendo sulle nomine dei vertici della Rai non è una lottizzazione. Con tale termine si indicava, con qualche giusto disprezzo, la pratica dei partiti (in particolare quelli del centrosinistra degli anni settanta-ottanta) di spartirsi le postazioni di comando. Tuttavia, a parte la qualità delle persone indicate, quel metodo deprecabile seguiva un percorso: sedi di partito, commissione di vigilanza, consiglio di amministrazione. E nel tragitto succedeva pure che un nome cambiasse perché considerato inadeguato o inopportuno. Nostalgia? Niente affatto. Nel 1993 con fatica passò una legge innovativa, che toglieva lo scettro alle forze politiche per consegnarlo ai presidenti di camera e senato. Ma la legge dell’ex ministro Gasparri del 2004 abrogò il tutto. Fino al pasticcio del 2015 voluto dalla maggioranza di Matteo Renzi, che ha dato il potere tout court al governo. E, infatti, ciò che sta accadendo è figlio proprio dell’attribuzione all’esecutivo di funzioni abnormi. Contro una consolidata giurisprudenza costituzionale. Ecco perché è improprio evocare la lottizzazione. L’attuale forma del potere è un vero e proprio assalto guerresco, deciso sì e no da quattro persone e, forse, con qualche suggerimento arrivato da altri luoghi. Dopo la vicenda di Cambridge Analytica e i soprassalti filo-putiniani testi e sottotesti si complicano.

Intendiamoci, finora la decisione proveniente da palazzo Chigi riguarda i due consiglieri mancanti, dei quali uno –Fabrizio Salini, ex Fox, La7, Stand by me società che lavora con la Rai- è indicato come il nuovo amministratore delegato, e l’altro –Marcello Foa, ex de il Giornale e della società che edita il Corriere del Ticino- al momento è solo un componente del cda di viale Mazzini. Come hanno fatto notare la federazione della stampa e il sindacato dei giornalisti della Rai. Il designato Foa sarà pure proposto dai suoi colleghi come presidente, ma dovrà ottenere il gradimento dei due terzi della commissione parlamentare. Non sarà affatto una passeggiata e per lo meno intempestiva è la sicurezza esibita dalla biografia che si leggeva su Wikipedia già nel primo pomeriggio di venerdì. Il conclamato sovranismo, il giudizio sul presidente Mattarella, un certo leghismo da tifoseria come emerge da twitter non giovano certamente al profilo di una presidenza teoricamente di garanzia. Diventerà davvero presidente?

E’ sicuro, invece, che il servizio pubblico cambierà seccamente e neppure resisteranno le tradizionali rose di nomi per reti e telegiornali, costruite con troppe analogie con il passato. Ci sarà un colpo di spugna e ne vedremo delle belle. E sì, la Rai sarà non più un territorio di compensazione e di compromesso, bensì la prima fila della lotta gialloverde per l’egemonia e per il controllo sull’informazione.
Il vecchio “partito rai” è devastato e i riti del servizio pubblico cambieranno i loro breviari. Una rottura “epistemologica”, direbbe la filosofia.

 

 

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