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Ambiente: Parliamo d'inquinamento, in Ciociaria, non di ricette

AMBIENTE LAZIO

La sferzata di Sacco: “Altro che festival!”

giuseppe sacco 380 minMentre il Consigliere Mauro Buschini avvia un tour che chiama "Festival per l'Ambiente", parlando di spreco alimentare da un video su Facebook e presenta un cuoco, il Sindaco di Roccasecca prova a richiamarlo alla realtà della sua e della nostra terra. Ne dà ampia cronaca "leggocassino.it" di cui riportiamo il testo a partirfe dall'eloquente titolo. (IM)

La sferzata di Sacco: “Altro che festival!”
POLITICA – Il sindaco di Roccasecca a testa bassa contro il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “L’associazione Fare Verde ha messo il dito nella piaga”. Ecco di cosa si tratta.

“L’ironica assegnazione del premio ‘Gnomo per l’Ambiente’ da parte di Fare Verde al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti non è cosa divertente. Perchè l’associazione provinciale ha messo il dito nella piaga”.

A parlare è il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, che argomenta: «Senza voler fare alcuna strumentalizzazione politica ma semplicemente evidenziando quello che accade nel nostro territorio, è bene che i cittadini sappiano alcuni passaggi inerenti la gestione dei rifiuti in provincia di Frosinone ed in particolar modo quello che è accaduto con la discarica di Roccasecca.

Ed è bene che i cittadini sappiano l’atteggiamento che proprio la Regione ha assunto in questa vicenda. Infatti:

1) La Regione Lazio non ha mai riscontrato le reiterate richieste di revoca dell’autorizzazione rilasciata alla Mad avanzate dal comune di Roccasecca dopo la famosa vicenda giudiziaria e che mettevano in evidenza tutte le incongruenze sul procedimento autorizzatorio del V bacino per il quale tutti gli enti seduti al tavolo della conferenza dei servizi avevano dato parere negativo;

2) Non ha mai riscontrato le richieste di revoca dell’autorizzazione dopo che il Comune aveva messo in evidenza l’abbancamento dei rifiuti non autorizzato che avrebbe certificato l’Arpa. In pratica, il Comune di Roccasecca, dal 25 marzo 2021 ha reiteratamente sollecitato la regione Lazio ad intervenire ed approfondire.

3) Il Comune di Roccasecca dopo aver appreso dell’abbancamento dei rifiuti non autorizzato ha richiesto l’intervento della Regione Lazio per verificare eventuali problematiche sul profilo statico di quella collina di rifiuti che ricade a ridosso di un fiume e di una strada provinciale.

Anche su questo tutto tace.

Non solo, la Regione sembra non abbia ancora nemmeno preso atto della rinuncia del gestore ad esercire la discarica ed all’autorizzazione del V bacino. E ciò a differenza di quanto è accaduto con altri procedimenti autorizzatori attenzionati dopo le note vicende giudiziarie.

Insomma, ad oggi, nessun riscontro documentale, né tantomeno una rassicurazione da parte di chicchessia, anche solo per informare il territorio delle criticità emerse negli ultimi mesi.

Ed a prescindere dal principio di lealtà e collaborazione che dovrebbe contrassegnare il rapporto tra Enti che in questo caso sembra dimenticato, il reiterato silenzio da parte della Regione che non ha mai cercato nemmeno un contatto con il Comune piu umiliato e vessato da queste vicenda, è la cosa piu sconcertante e sconfortante che registriamo.

Silenzio al quale si sono tristemente uniti tanti consiglieri di maggioranza eletti anche con i voti di questo territorio.

Anzi, il fatto che proprio in questi giorni qualche esponente politico ciociaro che siede tra i banchi della maggioranza proprio in Regione, abbia organizzato un festival sull’ambiente senza coinvolgere amministratori o semplici ambientalisti che da anni portano avanti questa battaglia su questo territorio a sud della provincia è indicativo di come stanno realmente le cose».

 

 

 

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L'inquinamento del Sacco e l'allarme inascoltato

 SANITA' E TERRITORIO

La salute nella Valle del Sacco

Dr. Giovanni Cirillo
Spermatozoi info grafica 700x455 Anter 390 minIl dr. Montano, andrologo della Asl di Aversa e la professoressa Eufemi, biochimica dell’Università La Sapienza di Roma, hanno condotto per conto del Ministero della Salute uno studio che ha riguardato gli effetti degli inquinanti sui liquidi seminali dei giovani della Valle del Sacco.

La ricerca ha evidenziato un calo di fertilità “notevole” a causa del lindano e di altri inquinanti provenienti nel tempo dal rilascio industriale nella Valle del Sacco.
La ricerca con i suoi risultati è conosciuta in ambito scientifico e ministeriale, poco o nulla nelle altre istanze istituzionali come l’assessorato all’ambiente della Regione Lazio e la Asl di Frosinone.

Ci sono voluti anni per riconoscere alla Valle del Sacco, ai fini dell’inquinamento, il sito di interesse nazionale (SIN), ci sono al riguardo anche i finanziamenti per iniziare il disinquinameno, ma tutto procede con una lentezza esasperante come le indagini per la caratterizzazione degli inquinanti (quali sono e dove sono).

Nel frattempo nulla succede per monitorizzare la salute della popolazione più esposta come donne e uomini in età fertile e bambini. Il Ministero della salute per proprio conto svolge una ricerca al riguardo (lo studio Montano/Eufemi) e gli enti interessati al disinquinamento (Regione e Asl) non ne conoscono gli esiti. Non si tratta di occultamento quanto piuttosto di rigidità burocratiche del tipo competenze separate tra assessorato all’ambiente, che si occupa di aria acqua e suolo, e l’assessorato alla salute che si occupa di persone. Il risultato è che il disinquinamento non procede, la popolazione vive nella disinformazione più completa, la salute delle persone si compromette misconoscendone cause e progressione delle malattie come gli effetti sulla fertilità maschile.

Gli effetti di questo non governo del fenomeno stanno producendo guasti sulla salute delle persone e un rifiuto aprioristico di qualsiasi iniziativa industriale per nuovi insediamenti produttivi. Aumenta la contrapposizione tra salute e lavoro con effetti paralizzanti su un tessuto sociale già lacero.

Che fare? Grande campagna informativa istituzionale regionale che faccia il punto della situazione sul fatto e il da fare e nel frattempo mettere in campo da parte delle asl di Colleferro e Frosinone tutte le iniziative di monitoraggio degli effetti degli inquinanti sulla salute delle persone in età fertile e dei bambini per preservarne la salute riproduttiva.

 

 

 

 

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L'inquinamento del Sacco e l'allarme inascoltato

 SANITA' E TERRITORIO

La salute nella Valle del Sacco

Dr. Giovanni Cirillo
Spermatozoi info grafica 700x455 Anter 390 minIl dr. Montano, andrologo della Asl di Aversa e la professoressa Eufemi, biochimica dell’Università La Sapienza di Roma, hanno condotto per conto del Ministero della Salute uno studio che ha riguardato gli effetti degli inquinanti sui liquidi seminali dei giovani della Valle del Sacco.

La ricerca ha evidenziato un calo di fertilità “notevole” a causa del lindano e di altri inquinanti provenienti nel tempo dal rilascio industriale nella Valle del Sacco.
La ricerca con i suoi risultati è conosciuta in ambito scientifico e ministeriale, poco o nulla nelle altre istanze istituzionali come l’assessorato all’ambiente della Regione Lazio e la Asl di Frosinone.

Ci sono voluti anni per riconoscere alla Valle del Sacco, ai fini dell’inquinamento, il sito di interesse nazionale (SIN), ci sono al riguardo anche i finanziamenti per iniziare il disinquinameno, ma tutto procede con una lentezza esasperante come le indagini per la caratterizzazione degli inquinanti (quali sono e dove sono).

Nel frattempo nulla succede per monitorizzare la salute della popolazione più esposta come donne e uomini in età fertile e bambini. Il Ministero della salute per proprio conto svolge una ricerca al riguardo (lo studio Montano/Eufemi) e gli enti interessati al disinquinamento (Regione e Asl) non ne conoscono gli esiti. Non si tratta di occultamento quanto piuttosto di rigidità burocratiche del tipo competenze separate tra assessorato all’ambiente, che si occupa di aria acqua e suolo, e l’assessorato alla salute che si occupa di persone. Il risultato è che il disinquinamento non procede, la popolazione vive nella disinformazione più completa, la salute delle persone si compromette misconoscendone cause e progressione delle malattie come gli effetti sulla fertilità maschile.

Gli effetti di questo non governo del fenomeno stanno producendo guasti sulla salute delle persone e un rifiuto aprioristico di qualsiasi iniziativa industriale per nuovi insediamenti produttivi. Aumenta la contrapposizione tra salute e lavoro con effetti paralizzanti su un tessuto sociale già lacero.

Che fare? Grande campagna informativa istituzionale regionale che faccia il punto della situazione sul fatto e il da fare e nel frattempo mettere in campo da parte delle asl di Colleferro e Frosinone tutte le iniziative di monitoraggio degli effetti degli inquinanti sulla salute delle persone in età fertile e dei bambini per preservarne la salute riproduttiva.

 

 

 

 

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Tar Lazio: La batteria 12 dell'Ilva va fermata

 TARANTO. EX ILVA

 “La cittadinanza attiva oggi vince..."

coke batteria12 exIlva 390 minAlessandro Marescotti
(AGI) - Taranto, 21 lug 21. “L'ordinanza del Tar Lazio ci dà sostanzialmente ragione. La batteria 12 dell'Ilva va fermata”. Lo dichiara Alessandro Marescotti, portavoce dell’associazione ambientalista Peacelink che in giudizio si è costituita “ad opponendum” chiedendo il mantenimento del decreto del ministro della Transizione ecologica relativo all’anno fermata della batteria 12 della cokeria dell’ex Ilva di Taranto perchè l’azienda non ha ultimato entro fine giugno scorso le prescrizioni ambientali. Acciaierie d’Italia aveva invece chiesto al Tar Lazio la sospensiva del decreto del ministro Roberto Cingolani. Per Peacelink, “è un importante risultato ottenuto con la mobilitazione dei cittadini che hanno incalzato il ministero della Transizione Ecologica. Fin dall'inizio - dice Marescotti - abbiamo chiesto infatti il rispetto della legge e delle scadenze del piano ambientale”. “La cittadinanza attiva oggi vince - conclude Peacelink -. Vince contro le pretese dell'azienda di continuare a produrre nonostante tutto, nonostante la grave situazione sanitaria dovuta all'inquinamento. Impianti fuori norma, come la cokeria 12, non possono continuare a produrre. Noi continueremo perché la ragione è dalla nostra parte e perché i cittadini hanno diritto alla salute”. (AGI)

TA1/PIT

 

 

 

 

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ART UNO sul biodigestore

CAPOLUOGO. Partiti

Non affrontare la questione del biodigestore solo con un Sì o un No

ArticoloUNO fondorosso min 1In questi giorni, si sono avute varie manifestazioni di contrarietà o di silenziosa approvazione, da parte di amministratori e non solo, alla annunciata locazione sul territorio cittadino di un biodigestore per il trattamento finale dei rifiuti.

Riteniamo che tali espressioni, a favore o contro, pur importanti e legittime nell’ambito delle rispettive visioni, siano posizioni di troppo corto respiro per poter incidere sostanzialmente sulle condizioni della città e del territorio provinciale in generale.

Infatti, a nostro parere, il biodigestore non costituisce una soluzione, pur necessaria, del problema, ma solo l’ennesimo intervento spot sull’annosa e cruciale questione della gestione dei rifiuti.

Al contrario, sarebbe invece necessario un approccio organico, soprattutto tenendo in primaria considerazione un aspetto drammatico della condizione territoriale, strettamente legato alla gestione dei rifiuti: la condizione ambientale del territorio e le tragiche ripercussioni sulla salute dei cittadini.
È noto a tutti che il nostro territorio risulta essere il più inquinato d’Italia. Tuttavia, mentre si continua con una certa sadica tenacia a distruggerlo in ogni modo, sembra che nulla possa intervenire per invertire la tendenza in una situazione che da tempo si è fatta mortifera; se non gli annunci di finanziamenti, tanto strombazzati quanto irrealizzati, per l’ormai famigerato risanamento della Valle del Sacco.

Consideriamo essenziale, perciò, che tutte le forze politiche e la cittadinanza attiva associata esigano che nessun nuovo intervento sul territorio sia programmato, per quanto tecnicamente e tecnologicamente sostenibile, senza aver prima:
1) programmato, progettato, e avviato a realizzazione un serio Piano di Risanamento per la Tutela del Paesaggio e dell’Ambiente, per la salute nostra e delle generazioni future;
2) ri-posto tempestivamente in discussione l’intero piano dei rifiuti regionale per essere radicalmente revisionato, al fine di definire con chiarezza: a) una più efficiente ed efficace filiera dei rifiuti del Lazio; b) il rispettivo ruolo in essa di tutti i territori della Regione, con relativi ed eventuali impegni e ristori;
3) discusso e definito in sede locale, con le istituzioni, i partiti, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, la cittadinanza attiva associata, un dettagliato e realistico Piano di Sviluppo Territoriale che abbia al centro la dignità delle persone e il rispetto della Natura, anche in vista dei finanziamenti provenienti dall’Europa previsti nel PNRR.

Come risulta evidente, quindi, affrontare la questione del biodigestore con un semplice Sì o un semplice No non consente di focalizzare adeguatamente la nostra attenzione sulle questioni strutturali importantissime che riguardano la città e il territorio, né tanto meno di affrontarle.

Sulla base di quanto sopra esposto, esprimiamo di conseguenza la nostra contrarietà non pregiudiziale né conclusiva all’annunciata locazione del biodigestore sul territorio della città di Frosinone, auspicando che altre forze politiche, istituzioni, organizzazioni e associazioni spingano nella medesima direzione strategica da noi qui solo accennata.

Frosinone 1° luglio 2021

Ivano Alteri e Alberto Gualdini
Commissari della Sezione Articolo Uno di Frosinone

Avv. Vittorio Vitali
Consigliere Comunale di Frosinone di Articolo Uno

 

 

 

 

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Valle del Sacco: quale la causa dell'inquinamento?

CRONACHE&COMMENTI

Non solo lettere o appelli, ma consapevolezza delle vere cause e dei rimedi

di Ignazio Mazzoli
inquinamento suolo 400 minIn uno scontro a distanza, virtuale, sui social ed ovattato, appare interessante e opportuno questo post-intervento della professoressa Margherita Eufemi docente della facoltà di biochimica della Sapienza di Roma. E’ destinato, scrivre «per i negazionisti di opportunità. A cui rinnova l'invito – già rivolto dalla nostra diretta online del 22 giugno scorso - ad assistere, in prima persona, presso il nostro laboratorio agli esperimenti sugli inquinanti organoclorurati e la cancerogenesi»

Un modo garbato ed elegante per ripropporre la verità al nostro territorio ed ai suoi sindaci. Indica di nuovo l’individuazione della vera causa principale dei danni che si producono nella Valle del Sacco.
Causa principale, anche se non unica responsabile di malanni e malattie. Non cogliere che l’inquinamento industriale della Valle del Sacco è “il responsabile” di infertilità giovanile maschile e forse anche femminile è un errore. Tale errore grave se ignorato provoca un depistaggio doloso che impedisce di intervenire con la dovuta celerità ed efficacia nella bonifica dell’area e del fiume che la bagna per molte decine di chilometri, ricca di siti che producono ortaggi vari che tutti mangiamo. Persistere nel grave errore impedirebbe anche l’intervento opportuno e necessario sui singoli individui colpiti, che vanno individuati, accertati e curati con le terapie opportune come dimostrato e indicato dal dottor Luigi Montano autore della ricerca che fa discutere alcuni e ne spinge altri a negare finanche l’inquinamento.

Ecco cosa ricorda la Prof.ssa Margherita Eufemi. «I pesticidi organoclorurati costituiscono la maggior parte degli inquinanti ambientali totali e un'ampia gamma di composti è risultata cancerogena per l'uomo. Tra tutti, crescente interesse è stato rivolto al β-esaclorocicloesano (β-HCH), virtualmente il più pericoloso e, allo stesso tempo, il membro più poco studiato della famiglia degli esaclorocicloesani. Considerando le molteplici attività biochimiche di β-HCH, già stabilite nei nostri studi precedenti, lo scopo di questo lavoro è valutare se β-HCH possa anche innescare la trasformazione maligna cellulare verso lo sviluppo del cancro. Per questo scopo, gli esperimenti sono stati eseguiti sulla linea cellulare di epitelio bronchiale normale umano BEAS-2B esposta a 10 µM -HCH. I risultati ottenuti supportano fortemente il potenziale cancerogeno di β-HCH, che si ottiene sia attraverso meccanismi genotossici (attivazione di vie di segnalazione oncogene e attività proliferativa) e genotossici indiretti (produzione di ROS e danno al DNA) che influenzano significativamente le caratteristiche e le funzioni macroscopiche cellulari come la morfologia cellulare, il profilo del ciclo cellulare e l'apoptosi. Tenendo conto di tutti questi elementi, lo studio presentato fornisce elementi importanti per caratterizzare ulteriormente β-HCH, che sembra essere un agente cancerogeno a tutti gli effetti».

Ecco casa ricordiamo noi.
E’ ora della consapevolezza piena e convinta, favorendo la più certa presa di conoscenzam delle cise vere e delle responsabilità, fra tutti i cittadini per chiedere a gran voce tutti gli interventi necessari alla bonifica della Valle del Sacco e del suo fiume, alle Istituzioni ragionali e nazionali a partire da quelle che hanno autorizzato e finanziato le ricerche dell’”EcoFoodFertility. Nessuno tema per le imprese industrail, basta che queste e i loro titolari si convincano a farsi controllare scrupolosamente e altrettanto scrupolosamente rispettino le leggi della Repubblica italiana in difesa dell'ambiente. Se sono insufficienti si richieda il loro adeguamento alle attuali esigenze.
Non bastano lettere o appelli, ma occorre una piena consapevolezza popolare attiva e partecipata. E' l'ora anche delle associazioni che un tempo si battevano per la difesa dell'ambiente. Che fine hanno fatto?

 

 

 

 

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Un messaggio per l'On. Enrico Letta

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Lettera aperta al sindaco di Taranto in occasione della visita dell'on. Letta.

 

bambini e acciaio 700 min

 

Buongiorno, Sindaco,

oggi per lei è una giornata impegnativa: il segretario del suo partito verrà a Taranto e lei lo accoglierà come la carica che riveste impone.

Anche noi avremmo voluto esserci, per strada, avremmo voluto esporre il messaggio che portiamo sempre nei nostri viaggi, per fare conoscere l’angoscia che i tarantini hanno vissuto e vivono tuttora: “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”. Avremmo voluto che questo messaggio lo avesse letto, anche solo di passaggio l’onorevole Letta per fargli ricordare che anche lui, negli anni in cui era presidente del Consiglio, è stato sordo e cieco e non ha fatto nulla per tutelare la salute dei tarantini.

Purtroppo, la zona è interdetta a manifestazioni, anche se esclusivamente simboliche, anche se sono in difesa della salute dei nostri figli. In questo momento storico, dopo la sentenza del processo “ambiente svenduto” pensavamo che il popolo tarantino avesse almeno il diritto di protestare, e noi ci distinguiamo per le nostre iniziative sempre pacifiche, e portiamo con noi le foto dei nostri figli che chiamiamo “angeli”, nella speranza che sia davvero così, che in qualche posto più giusto, più a misura della loro innocenza, ci siano ancora e che attendano giustizia. Questa “interdizione” la viviamo come l’ennesima censura, come se nulla fosse cambiato. Infatti non lo è, le immagini dei fumi di giorno e di notte che emette quella fabbrica sono raccapriccianti, e oggi ancora più insopportabili alla luce della vergognosa inchiesta a carico dell’ex procuratore Capristo.

Tuttavia, non possiamo accettare che l’onorevole Letta se ne vada senza sapere quanto soffrono i cittadini di Taranto; e allora, visto che noi non potremo farlo, chiediamo a lei di parlargli di Ambra, una delle bambine che è morta di leucemia, di Miriam, di Benedetta, di Elio, di Alessandro, di Rebecca, di Alex, di Vincenzo, di Federica, e delle tante vittime di un “sistema” che per troppi anni ha offeso un diritto che sembrerebbe non valere per i tarantini: il diritto fondamentale alla salute. Non sappiamo di cosa discorrerete nelle ore che passerà con l’onorevole Letta, ma noi vorremmo che gli parlasse di quei bambini, di cosa sognavano per il loro futuro, di come erano belli, e di quanto è ingiusto che siano morti; gli dica che questo non deve accadere più e che non bastano le scuse per perdonare chi poteva fare e nulla ha fatto. Gli dica che quella fabbrica deve essere chiusa subito, smantellata, che tutta la zona deve essere bonificata in tempi brevi, come minima parte di risarcimento al popolo tarantino. Gli dica che in questa città dovrebbero arrivare le migliori e più moderne apparecchiature per l’individuazione e la prevenzione dei tumori e che il diritto ad avere cure adeguate deve diventare un mantra per le Istituzioni preposte alla salvaguardia della nostra salute.

Viviamo un’emergenza sanitaria che abbiamo sopportato per troppo tempo, è arrivato il momento che lo Stato si prenda carico dei feriti che questa guerra silenziosa ha prodotto.

Lei è il sindaco di Taranto, quindi sia per una volta la voce di coloro che voce non hanno mai avuto. Parli come un padre che ha le stesse nostre paure.

Grazie.

bambini e acciaio 700 min

Associazione Genitori tarantini e.t.s.

 

 

 

 

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Studio dell'inquinamento che danna la Valle del Sacco

INQUINAMENTO, AMBIENTE, SALUTE

Dossier. Salviamo la fertilità dell’uomo e della terra

di Nadeia De Gasperis
Spermatozoi info grafica 700x455 Anter 390 minEsattamente due anni fa, ospiti del Centro polispecialistico, Clinimed di Ceccano, una rappresentanza della Redazione di UNOeTRE.it ha potuto seguire una sessione di screening del programma Fast intervistando medici e studenti protagonisti dello studio epidemiologico condotto dall’equipe del dott. Montano.

Il programma Fast coinvolgeva 450 ragazzi di tre aree del Paese ad elevato impatto ambientale: 150 residenti nella Terra dei fuochi (Comuni a nord di Napoli), 150 nel Sito di interesse nazionale di Brescia-Caffaro e altrettanti nel Sin Valle del Sacco (Roma-Frosinone).
Ad essere analizzati erano ragazzi tra i 18 e i 22 anni, viventi in aree con inquinamento a forte impatto ambientale che tra imbarazzo e consapevolezza erano sicuri della bontà della loro partecipazione, preoccupati per il loro futuro e quello dei loro cari.
Sottoposti ad esami del sangue, delle urine, del capello e, soprattutto, del liquido seminale, sul quale sono stati condotti dallo staff di ricercatori una serie di esami che miravano a valutare il numero, la morfologia e la motilità degli spermatozoi, oltre a misurare i livelli di biomarcatori di dose efficace (elementi in traccia, metalli pesanti) e i livelli di biomarcatori di effetto (Stato Redox, Psa, epigenetica).

Nell’ottobre 2020 veniva pubblicato il dossier dal titolo “DOSSIER. SALVIAMO LA FERTILITA’ DELL’UOMO E DELLA TERRA” che non solo metteva in luce quanto fosse possibile dedurre che l’ambiente influisca negativamente sul seme umano che risente precocemente degli effetti deleteri degli inquinanti ambientali con meccanismi diretti ed indiretti, inducendo alterazioni genetiche ed epigenetiche dei gameti maschili ma che, se non riparate nelle fasi successive alla fecondazione, possono favorire aborti e malformazioni congenite ma anche suscettibilità a molteplici malattie nel bambino e nell’adulto per più generazioni.
Inoltre, il dato era reso particolarmente preoccupante, dal momento che i criteri rigidi di selezione avevano permesso di scegliere i migliori, fra l’altro giovanissimi.

Già nel febbraio 2021 venivano pubblicati i primi risultati sulla rivista internazionale European Urology Focus.
Oggi, uno studio su alcune delle sostanze che hanno inquinato i luoghi, sostanze come l’auramina, che si trova nelle concerie e nelle vernici, 2-metilbutano, utilizzato a livello industriale per la produzione di polistirene e prodotto dalla raffinazione della benzina, presente anche in coloranti e inchiostri di stampante; il pirrolo e la 3-amminopirrolidina presenti in molti pesticidi e insetticidi si ritrovavano in concentrazioni maggiori nel liquido seminale dei ragazzi della Valle del Sacco rispetto a quelli della Terra dei Fuochi.
«Questo studio – riferiscono il dott. Montano e la dott. Longo - insieme ad altri che a breve verranno pubblicati nell’ambito del progetto in corso, pur nei limiti della numerosità campionaria che è stata inferiore rispetto alle altre due, Brescia e Area Nord di Napoli, considerando che la più bassa qualità del liquido seminale riscontrata in quest’area possa rappresentare uno specchio molto fedele della Salute Ambientale del territorio ed anche un indicatore di salute con potenzialità predittive per patologie non solo riproduttive, indicano quanto sia veramente urgente una vasta opera di bonifica della Valle del Sacco».

Di seguito i link alle interviste condotte da unoetre.it ai ragazzi coinvolti nel progetto FAST, e ai dott. Montano e Pappalardo della equipe di ricerca del progetto.
https://www.unoetre.it/lavorosocieta/ambiente/ambiente/item/6945-i-danni-dell-inquinamento-intantomidifendo.html

Riportiamo inoltre, integralmente in inglese, lo studio pubblicato recentemente sulla rivista Environmental Pollution che ci è stato recapitato dal dott. Montano
“Blood, urine and semen Volatile Organic Compound (VOC) pattern analysis
for assessing health environmental impact in highly polluted areas in Italy”

pdf Longo et al EnvPoll 2021 (489 KB)

 

 

 

 

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Colleferro: la discarica è chiusa

COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO

La rivalità tra Regione Lazio e Comune di Roma

di Ina Camilli*
comitatoresidenticolleferro 350 minAlla consueta “emergenza” estiva e crisi ciclica di Roma, da riferirsi alla mancata raccolta dei rifiuti, si aggiunge l’emergenza politica conseguente alla recente decisione della Giunta regionale di diffidare Roma Capitale e Città Metropolitana di Roma Capitale (proposta del 27.5.2021, n. 19323).

La diffida è stata decisa subito dopo che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto dalla Regione avverso il Comune ed ha sentenziato che la Capitale non può essere commissariata mediante lo strumento dell’ordinanza (sentenza Tar del 27.5.2021, n. 6274).
Zingaretti aveva contestato alla Raggi, mediante appunto una ordinanza, di non aver individuato il sito di discarica dentro i propri confini e, a seguito di tale omissione, aveva richiesto il commissariamento.

La Giunta Zingaretti, tenuto conto della decisione del Tar, ha fatto ricorso ai poteri ordinari e ha diffidato la Sindaca Raggi, chiedendole di adottare “atti obbligatori in materia di ciclo dei rifiuti” e di individuare entro 60 giorni - che scadono il 30 giugno - uno o più siti per localizzare e realizzare gli impianti di smaltimento al fine di garantire l’autosufficienza della Capitale.
La Raggi a sua volta ha risposto, tramite Ama, alla diffida regionale, inviando una nota al Prefetto di Roma per ribadire la sua opposizione.
Rigidità e rimpallo di responsabilità stucchevole, una messinscena dove la realtà ha superato l’immaginazione, considerati gli anni in cui Presidente e Sindaca hanno amministrato, senza arrivare a decisioni politiche concertate, capaci di approntare la soluzione al problema rifiuti di Roma.

Lo scontro politico-amministrativo è iniziato alcuni anni fa ed è stato portato avanti con tutti i mezzi, ricorrendo all’ampio armamentario offerto dall’ordinamento amministrativo, oltre che dai rispettivi studi legali e uffici stampa.
Neanche il Piano rifiuti è stata una risposta all’annosa controversia. La Regione ha approvato un documento carente proprio sotto il profilo della pianificazione, inadeguato, tardivo e superato, tant’è che è stato oggetto di contenzioso amministrativo con alcuni gestori privati.

Il Tar scrive che la Regione non ha ottemperato all’ordine giudiziale di individuare la rete integrata e adeguata di impianti, comprese le discariche, su cui si sono aperti lunghi ed estenuanti procedimenti anche con soggetti pubblici (Comune di Roma, Frosinone e Latina).
Tutti i territori regionali ed extraregionali che hanno impianti sono stati “requisiti” e i maggiori costi sono stati addossati agli utenti della Tari. Regione e Comune non sono riusciti a trovare una reale e leale collaborazione per la risoluzione corresponsabile del problema del ciclo dei rifiuti.
Il tour dei rifiuti è diventata la soluzione tampone alla mancanza di volontà politica di Regione e Comune che non hanno voluto fare sintesi per arrivare ad una scelta concordata, procedendo a colpi di ordinanze e chiamate di correità, con una visione della problematica dominata da un senso profondo di attesa, la nomina di un commissario deus ex machina.

La discarica di Colleferro
Durante l’attesa messianica, in questi giorni è partita la nota della Raggi al Prefetto di Roma nella quale indica tra le soluzioni possibili anche la “riapertura” di colle Fagiolara dal prossimo 20 giugno, “chiusa” ad opera di alcuni Sindaci della valle del Sacco, tra cui quello di Colleferro, Paliano e Genazzano, dal 16 gennaio 2020.
Da quel momento Roma non ha più avuto un sito di conferimento nel suo ATO (ambito territoriale ottimale) e la Regione non si è fatta carico di individuare una discarica alternativa, nonostante sia obbligata al rispetto del principio di autosufficienza degli ATO previsto dal Piano rifiuti, nel quale la Regione ha indicato colle Fagiolara come discarica al servizio della Capitale e della Provincia di Roma.
Siamo all’ingannevole apoteosi. A novembre 2019 la Sindaca Raggi parla al Consiglio regionale e a dicembre il Sindaco Sanna parla al Consiglio comunale di Roma. Tutto, tempi e luogo, dettagliatamente studiato e concordato.

Arriviamo ai nostri giorni. Sanna chiede alla Raggi di smentire di aver chiesto al Prefetto di Roma la riattivazione della discarica di Colleferro.
La Sindaca ipotizza la “riapertura ufficiale” di colle Fagiolara perché dubita che i Sindaci abbiano i poteri amministrativi per chiudere la discarica? Oppure reclama per la sua città la volumetria residua di circa 350 mila tonnellate, preservate per soddisfare le necessità locali? Così facendo sa di mettere in difficoltà il campo avverso.

La Regione Lazio
Dalla Valle del Sacco nessuno ha chiesto alla Regione di smentire il suo comunicato del 10 gennaio 2020, nel quale è stato ribadito che colle Fagiolara è a supporto del ciclo dei rifiuti di Roma e che il medesimo sito potrebbe essere utilizzato per il recupero della FOS (frazione organica stabilizzata).
Significa che si sta valutando se riservarsi altre entrate derivanti dal conferimento in discarica della FOS, come da progetto tra Lazio Ambiente spa e l’Università La Sapienza, posticipato a causa del Covid-19. L’entrata a colle Fagiolara di rifiuti speciali risulterebbe stimata in circa 10.000.000,00 €, in netto contrasto con le parole dei Sindaci.

Dal 2020 la monnezza di Roma e di Colleferro dove è stata portata? Fino a marzo 2021 sempre nella valle del Sacco, a Roccasecca, la discarica che doveva essere al servizio del solo ATO di Frosinone, e gli altri Tir spediti fuori Regione, a seguito di accordi extraregionali.
Scattano le richieste di commissariamento, di poteri sostitutivi e a marzo 2021 partono pure gli avvisi di garanzia per l’inchiesta Lozza-Tosini. La politica è finita in un vicolo cieco, proprio quello imboccato dal Presidente della Regione.

Zingaretti sa che la discarica di Colleferro è “chiusa”, che Roccasecca ha rinunciato all’ampliamento e che il Piano industriale di AMA spa non prevede la realizzazione di discariche necessarie alla chiusura del ciclo e alla gestione degli scarti in uscita dagli impianti di trattamento dei rifiuti di Roma Capitale.

I Sindaci della valle del Sacco
Se la discarica è chiusa, perché temono che venga riaperta?
I Sindaci minacciano il ricorso alla piazza e fanno appello alla resistenza. Più che una minaccia sembra un espediente per influenzare e spingere i cittadini ad una nuova mobilitazione, l’ultima chiamata prima del voto di autunno e prima di considerarli del tutto marginali.
Anche in questa circostanza la chiave per comprendere il teatrino della politica sta nelle prossime elezioni.
Non ci risulta che i Sindaci abbiano richiesto alla Regione il provvedimento definitivo di chiusura della discarica, lo stato delle garanzie fideiussorie e la convocazione della Conferenza di servizi per l’adozione di un atto finale, preordinato a produrre effetti giuridici certi.
Semplicemente la scadenza del contratto di servizio tra il Comune di Colleferro, proprietario del sito, e la società Lazio Ambiente spa, gestore della discarica, è stata spacciata per “chiusura”. Quest’ultima è frutto di un accordo, un “impegno” politico di Zingaretti, come ha dichiarato Sanna.
La “chiusura” dei cancelli della discarica con un lucchetto, anziché una determinazione regionale, rimane la più discutibile e controversa azione dell’Amministrazione colleferrina.

I nostri amministratori locali e regionali, senza eccezione alcuna, si sono nascosti a noi cittadini e non hanno finora voluto “chiudere” la discarica. Altrimenti sarebbe bastato chiedere l’attuazione dell’art. 85 della legge di stabilità del 2016, che prevedeva di definire le procedure per la chiusura (a esaurimento della capienza residua), e pretendere a gran voce politiche a favore della raccolta differenziata spinta.
Ora siamo ragionevolmente convinti che colle Fagiolara non riaprirà e che la Regione non cederà per troppe ragioni. La sua capacità residua ha un altro destino ed è quello di essere la discarica di servizio per i progetti impiantistici del Comune e della società regionale, che ha in programma di realizzare a Colleferro il compound industriale. E neanche questa è una vittoria per la nostra comunità.

Comitato e cittadini
Chiediamo chiarezza, che finora è meticolosamente mancata, da parte di tutti i soggetti che hanno una responsabilità nei confronti della cittadinanza e ce l’aspettiamo innanzitutto dal Comune di Colleferro, che deve sollecitare la Regione ad indire la Conferenza di servizi per l’avvio dell’iter procedurale. Dopo un anno e mezzo di blocco dei conferimenti, il sito deve essere chiuso davvero per mettere in sicurezza il corpo di discarica e garantire la sua conformazione statica.
Non siamo cittadini eterodiretti dalla politica dei Sindaci, ma corpi intermedi consapevoli dei propri diritti e interlocutori dotati di capacità critica e di valutazione.
Il problema non è attribuire le responsabilità, che sappiamo benissimo come sono ripartite, ma costruire soluzioni che rispettino tutti i territori.
“Suoneremo le nostre trombe e voi le vostre campane” quando avrete dato al territorio che lo chiede la chiusura effettiva e vera della discarica di Colleferro da parte della Regione.

8 Giugno 2021

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli00034 Colleferro – Roma – cell. 3357663418

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I tarantini a Roma il 12 e 13 maggio

Lotta all'inquinamento

#IOSONOTARANTINO - Ora basta! Si va a Roma!

Tutti a Roma mindi Tania Castelli
In tema di conversione energetica e bonifiche ambientali, fino ad oggi si guardava con un minimo di speranza al nuovo Ministero della Transizione Ambientale che, grazie ai fondi provenienti dal Recovery Plan, avrebbe potuto cambiare le cose in modo sostanziale a Taranto e in ogni sito industriale altamente inquinante, in rispetto degli accordi Europei sulle "emissioni 0" da attuare entro il 2050 (come da Documento Strategico a lungo termine per il 2050 - Europa a impatto 0, presentato il 28 novembre 2018).

Uno dei nodi cruciali del dibattito politico ed economico interno circa la situazione di Taranto è stato fin dall'inizio la possibile perdita occupazionale derivante dalla conversione di una parte della produzione siderurgica a caldo in favore della cosiddetta "decarbonizzazione". Posti di lavoro riassorbibili con l'avvio di aziende locali specializzate in interventi di bonifica. Di conseguenza si otterrebbe anche il rilancio di quei settori produttivi attualmente in declino proprio a causa del disastro ambientale in corso da decenni (agricoltura e allevamento, pesca e itticoltura, commercio, enogastronomia e turismo, mercato immobiliare etc.).

La eminente multinazionale di consulenze strategiche McKinsey & Company, nel 2020 ha pubblicato il report Net-Zero Europe: Decarbonization pathways and socioeconomic implications (Percorsi di decarbonizzazione e implicazioni socioeconomiche) in cui dimostra che l'Europa riuscirebbe a produrre ben 5 milioni di posti di lavoro se puntasse sull'ecologia, la bonifica e le energie rinnovabili. In particolare proprio l'Italia risulterebbe avvantaggiata rispetto alla media europea, grazie al possibile minor costo delle rinnovabili elettriche e la produzione di idrogeno. Il livello delle emissioni inquinanti, dovute alla combustione di carbone fossile e idrocarburi, diminuirebbe del 90% entro il 2040.

I fatti avvenuti negli ultimi giorni presso la ArcelorMittal di Taranto in seguito alla miniserie televisiva Svegliati amore mio ed il licenziamento di uno dei suoi dipendenti hanno riportato il dibattito mediatico e popolare sulla cittadina pugliese, mentre il silenzio della classe politica italiana e delle sigle sindacali confederali rende a dir poco paradossale la situazione. L'unica eccezione è stata USB (Unione Sindacale di Base) che si è schierata con il lavoratore licenziato ed ha indetto uno sciopero ad oltranza in presidio dal 14 aprile. Tra le richieste anche la rimozione dell'attuale gestione dello stabilimento.

In questo assordante silenzio istituzionale, risuona però il comunicato diffuso ieri dalla ArcelorMittal in cui annuncia di aver siglato una partnership con la controllata statale InvItalia. L'accordo prevede il conferimento nel capitale sociale di una nascente società a controllo congiunto, la Acciaierie d'Italia Holding, consistente in 400 milioni di euro di denaro pubblico subito e 680 milioni entro il 2022. Mentre ad ArcelorMittal manterrà il controllo congiunto del 40% investendo appena 70 milioni di euro.

Molte fonti di informazione e lo stesso governo hanno ritenuto di poter indorare la pillola ai contribuenti italiani nel descrivere un tale squilibrio tra soggetto beneficiario a costo minimo e soggetto rimettente in termini finanziari, parlando di "una congiuntura favorevole tra spinta europea per il green e aiuti di Stato compatibili" (questione time parlamentare del Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti 14 aprile u.s.). InvItalia ha diffuso una nota in cui descrive questo accordo come funzionale ad una strategia "di sostegno delle imprese e dell'occupazione nel Mezzogiorno, al fine di rilanciare e riconvertire in chiave 'green' il sito siderurgico dell'Ilva, coerente con la strategia, governata dalla Commissione europea, di garantire all'Europa 'zero emissioni' entro il 2050".

Ma cosa ottiene l'Italia a fronte di 1 miliardo e 80 milioni di euro da sborsare entro poco più di un anno? La sottoscrizione di un contratto di affitto e acquisto dei rami di azienda Ilva, perfezionabile soltanto se si verificheranno le seguenti "condizioni sospensive" in favore di ArcelorMittal:
- modifica del piano ambientale in vigore per tenere conto del nuovo piano industriale
- revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto
- assenza di misure restrittive - nell'ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata - nei confronti di Acciaierie d'Italia Holding o di sue società controllate.
"Nel caso in cui tali condizioni sospensive non si verificassero Acciaierie d'Italia Holding non sarebbe obbligata a perfezionare l'acquisto dei rami d'azienda di Ilva e il capitale in essi investito verrebbe restituito".

Risulta quindi incomprensibile l'intento ecologista dichiarato dal governo Draghi, di fatto incaprettatosi con le proprie mani ad un contratto simile. Stupisce anche il plauso dei sindacati italiani nell'affannarsi a mettere la bandierina sul salvataggio solo apparente e momentaneo di 11.500 posti di lavoro, precarizzati da decenni di cattiva gestione aziendale, cassa integrazione ed ora più che mai in pericolo.

Le lacrime di Taranto, invece, si fanno di sale dopo questo ennesimo colpo basso. Mentre la possibilità della decarbonizzazione e della bonifica si allontanano sempre più, su di lei viene scaricato ancora una volta il peso di una logica del profitto, criminalmente estorsiva, in cui a cittadini dolorosamente consapevoli della situazione ambientale si impone di rinunciare alla salute propria e dei familiari in cambio di uno sviluppo economico promesso sin dal dopoguerra e mai attuato. Il tutto con l'assenso dei nostri parlamentari che, da destra a sinistra, con questo ultimo accordo salvifico solo per la multinazionale francoindiana, hanno scientemente e colpevolmente voltato le spalle ai diritti della popolazione, alla dignità ed alla responsabilità del lavoro su cui la Repubblica italiana è fondata, al suo ordinamento giuridico, al rispettocarrozzina 350 min delle sentenze emesse dalla sua Magistratura, oltre che alla Costituzione su cui, quanti vengono chiamati a governare, giurano.

Il 13 maggio a Roma si riunirà il Consiglio di Stato e in quell'occasione la protesta dei tarantini si sposterà nella Capitale, dove resterà in presidio dal giorno precedente. Verso di loro la redazione di unoetre.it e il gruppo di attivismo sociale Melitea dichiarano solidarietà e sostegno assicurando una rappresentanza, nell'auspicio della presenza numerosa di chiunque creda che si possa e si debba salvaguardare l'ambiente insieme alla dignità dei lavoratori. Condizione fondamentale per poter garantire un futuro a questo Paese.

L'appuntamento dunque è per il 12 e 13 maggio 2021 a Roma, dove affermare simbolicamente

#IOSONOTARANTINO

 

Link sito ufficiale Associazione Genitori Tarantini ets
https://sites.google.com/view/genitoritarantini
Link pagina facebook ufficiale
Associazione Genitori Tarantini ets
https://www.facebook.com/genitoritarantini.ets/
Link all'evento facebook del 12 e 13 maggio a Roma organizzato dall'Associazione Genitori Tarantini
(© Massimo Wertmuller)
https://fb.me/e/1hmrj6W2U

 

carrozzina 650 min

 

Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine e di UNOeTRE.it. E' cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 
 

 

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