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Colleferro: la discarica è chiusa

COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO

La rivalità tra Regione Lazio e Comune di Roma

di Ina Camilli*
comitatoresidenticolleferro 350 minAlla consueta “emergenza” estiva e crisi ciclica di Roma, da riferirsi alla mancata raccolta dei rifiuti, si aggiunge l’emergenza politica conseguente alla recente decisione della Giunta regionale di diffidare Roma Capitale e Città Metropolitana di Roma Capitale (proposta del 27.5.2021, n. 19323).

La diffida è stata decisa subito dopo che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto dalla Regione avverso il Comune ed ha sentenziato che la Capitale non può essere commissariata mediante lo strumento dell’ordinanza (sentenza Tar del 27.5.2021, n. 6274).
Zingaretti aveva contestato alla Raggi, mediante appunto una ordinanza, di non aver individuato il sito di discarica dentro i propri confini e, a seguito di tale omissione, aveva richiesto il commissariamento.

La Giunta Zingaretti, tenuto conto della decisione del Tar, ha fatto ricorso ai poteri ordinari e ha diffidato la Sindaca Raggi, chiedendole di adottare “atti obbligatori in materia di ciclo dei rifiuti” e di individuare entro 60 giorni - che scadono il 30 giugno - uno o più siti per localizzare e realizzare gli impianti di smaltimento al fine di garantire l’autosufficienza della Capitale.
La Raggi a sua volta ha risposto, tramite Ama, alla diffida regionale, inviando una nota al Prefetto di Roma per ribadire la sua opposizione.
Rigidità e rimpallo di responsabilità stucchevole, una messinscena dove la realtà ha superato l’immaginazione, considerati gli anni in cui Presidente e Sindaca hanno amministrato, senza arrivare a decisioni politiche concertate, capaci di approntare la soluzione al problema rifiuti di Roma.

Lo scontro politico-amministrativo è iniziato alcuni anni fa ed è stato portato avanti con tutti i mezzi, ricorrendo all’ampio armamentario offerto dall’ordinamento amministrativo, oltre che dai rispettivi studi legali e uffici stampa.
Neanche il Piano rifiuti è stata una risposta all’annosa controversia. La Regione ha approvato un documento carente proprio sotto il profilo della pianificazione, inadeguato, tardivo e superato, tant’è che è stato oggetto di contenzioso amministrativo con alcuni gestori privati.

Il Tar scrive che la Regione non ha ottemperato all’ordine giudiziale di individuare la rete integrata e adeguata di impianti, comprese le discariche, su cui si sono aperti lunghi ed estenuanti procedimenti anche con soggetti pubblici (Comune di Roma, Frosinone e Latina).
Tutti i territori regionali ed extraregionali che hanno impianti sono stati “requisiti” e i maggiori costi sono stati addossati agli utenti della Tari. Regione e Comune non sono riusciti a trovare una reale e leale collaborazione per la risoluzione corresponsabile del problema del ciclo dei rifiuti.
Il tour dei rifiuti è diventata la soluzione tampone alla mancanza di volontà politica di Regione e Comune che non hanno voluto fare sintesi per arrivare ad una scelta concordata, procedendo a colpi di ordinanze e chiamate di correità, con una visione della problematica dominata da un senso profondo di attesa, la nomina di un commissario deus ex machina.

La discarica di Colleferro
Durante l’attesa messianica, in questi giorni è partita la nota della Raggi al Prefetto di Roma nella quale indica tra le soluzioni possibili anche la “riapertura” di colle Fagiolara dal prossimo 20 giugno, “chiusa” ad opera di alcuni Sindaci della valle del Sacco, tra cui quello di Colleferro, Paliano e Genazzano, dal 16 gennaio 2020.
Da quel momento Roma non ha più avuto un sito di conferimento nel suo ATO (ambito territoriale ottimale) e la Regione non si è fatta carico di individuare una discarica alternativa, nonostante sia obbligata al rispetto del principio di autosufficienza degli ATO previsto dal Piano rifiuti, nel quale la Regione ha indicato colle Fagiolara come discarica al servizio della Capitale e della Provincia di Roma.
Siamo all’ingannevole apoteosi. A novembre 2019 la Sindaca Raggi parla al Consiglio regionale e a dicembre il Sindaco Sanna parla al Consiglio comunale di Roma. Tutto, tempi e luogo, dettagliatamente studiato e concordato.

Arriviamo ai nostri giorni. Sanna chiede alla Raggi di smentire di aver chiesto al Prefetto di Roma la riattivazione della discarica di Colleferro.
La Sindaca ipotizza la “riapertura ufficiale” di colle Fagiolara perché dubita che i Sindaci abbiano i poteri amministrativi per chiudere la discarica? Oppure reclama per la sua città la volumetria residua di circa 350 mila tonnellate, preservate per soddisfare le necessità locali? Così facendo sa di mettere in difficoltà il campo avverso.

La Regione Lazio
Dalla Valle del Sacco nessuno ha chiesto alla Regione di smentire il suo comunicato del 10 gennaio 2020, nel quale è stato ribadito che colle Fagiolara è a supporto del ciclo dei rifiuti di Roma e che il medesimo sito potrebbe essere utilizzato per il recupero della FOS (frazione organica stabilizzata).
Significa che si sta valutando se riservarsi altre entrate derivanti dal conferimento in discarica della FOS, come da progetto tra Lazio Ambiente spa e l’Università La Sapienza, posticipato a causa del Covid-19. L’entrata a colle Fagiolara di rifiuti speciali risulterebbe stimata in circa 10.000.000,00 €, in netto contrasto con le parole dei Sindaci.

Dal 2020 la monnezza di Roma e di Colleferro dove è stata portata? Fino a marzo 2021 sempre nella valle del Sacco, a Roccasecca, la discarica che doveva essere al servizio del solo ATO di Frosinone, e gli altri Tir spediti fuori Regione, a seguito di accordi extraregionali.
Scattano le richieste di commissariamento, di poteri sostitutivi e a marzo 2021 partono pure gli avvisi di garanzia per l’inchiesta Lozza-Tosini. La politica è finita in un vicolo cieco, proprio quello imboccato dal Presidente della Regione.

Zingaretti sa che la discarica di Colleferro è “chiusa”, che Roccasecca ha rinunciato all’ampliamento e che il Piano industriale di AMA spa non prevede la realizzazione di discariche necessarie alla chiusura del ciclo e alla gestione degli scarti in uscita dagli impianti di trattamento dei rifiuti di Roma Capitale.

I Sindaci della valle del Sacco
Se la discarica è chiusa, perché temono che venga riaperta?
I Sindaci minacciano il ricorso alla piazza e fanno appello alla resistenza. Più che una minaccia sembra un espediente per influenzare e spingere i cittadini ad una nuova mobilitazione, l’ultima chiamata prima del voto di autunno e prima di considerarli del tutto marginali.
Anche in questa circostanza la chiave per comprendere il teatrino della politica sta nelle prossime elezioni.
Non ci risulta che i Sindaci abbiano richiesto alla Regione il provvedimento definitivo di chiusura della discarica, lo stato delle garanzie fideiussorie e la convocazione della Conferenza di servizi per l’adozione di un atto finale, preordinato a produrre effetti giuridici certi.
Semplicemente la scadenza del contratto di servizio tra il Comune di Colleferro, proprietario del sito, e la società Lazio Ambiente spa, gestore della discarica, è stata spacciata per “chiusura”. Quest’ultima è frutto di un accordo, un “impegno” politico di Zingaretti, come ha dichiarato Sanna.
La “chiusura” dei cancelli della discarica con un lucchetto, anziché una determinazione regionale, rimane la più discutibile e controversa azione dell’Amministrazione colleferrina.

I nostri amministratori locali e regionali, senza eccezione alcuna, si sono nascosti a noi cittadini e non hanno finora voluto “chiudere” la discarica. Altrimenti sarebbe bastato chiedere l’attuazione dell’art. 85 della legge di stabilità del 2016, che prevedeva di definire le procedure per la chiusura (a esaurimento della capienza residua), e pretendere a gran voce politiche a favore della raccolta differenziata spinta.
Ora siamo ragionevolmente convinti che colle Fagiolara non riaprirà e che la Regione non cederà per troppe ragioni. La sua capacità residua ha un altro destino ed è quello di essere la discarica di servizio per i progetti impiantistici del Comune e della società regionale, che ha in programma di realizzare a Colleferro il compound industriale. E neanche questa è una vittoria per la nostra comunità.

Comitato e cittadini
Chiediamo chiarezza, che finora è meticolosamente mancata, da parte di tutti i soggetti che hanno una responsabilità nei confronti della cittadinanza e ce l’aspettiamo innanzitutto dal Comune di Colleferro, che deve sollecitare la Regione ad indire la Conferenza di servizi per l’avvio dell’iter procedurale. Dopo un anno e mezzo di blocco dei conferimenti, il sito deve essere chiuso davvero per mettere in sicurezza il corpo di discarica e garantire la sua conformazione statica.
Non siamo cittadini eterodiretti dalla politica dei Sindaci, ma corpi intermedi consapevoli dei propri diritti e interlocutori dotati di capacità critica e di valutazione.
Il problema non è attribuire le responsabilità, che sappiamo benissimo come sono ripartite, ma costruire soluzioni che rispettino tutti i territori.
“Suoneremo le nostre trombe e voi le vostre campane” quando avrete dato al territorio che lo chiede la chiusura effettiva e vera della discarica di Colleferro da parte della Regione.

8 Giugno 2021

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli00034 Colleferro – Roma – cell. 3357663418

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I tarantini a Roma il 12 e 13 maggio

Lotta all'inquinamento

#IOSONOTARANTINO - Ora basta! Si va a Roma!

Tutti a Roma mindi Tania Castelli
In tema di conversione energetica e bonifiche ambientali, fino ad oggi si guardava con un minimo di speranza al nuovo Ministero della Transizione Ambientale che, grazie ai fondi provenienti dal Recovery Plan, avrebbe potuto cambiare le cose in modo sostanziale a Taranto e in ogni sito industriale altamente inquinante, in rispetto degli accordi Europei sulle "emissioni 0" da attuare entro il 2050 (come da Documento Strategico a lungo termine per il 2050 - Europa a impatto 0, presentato il 28 novembre 2018).

Uno dei nodi cruciali del dibattito politico ed economico interno circa la situazione di Taranto è stato fin dall'inizio la possibile perdita occupazionale derivante dalla conversione di una parte della produzione siderurgica a caldo in favore della cosiddetta "decarbonizzazione". Posti di lavoro riassorbibili con l'avvio di aziende locali specializzate in interventi di bonifica. Di conseguenza si otterrebbe anche il rilancio di quei settori produttivi attualmente in declino proprio a causa del disastro ambientale in corso da decenni (agricoltura e allevamento, pesca e itticoltura, commercio, enogastronomia e turismo, mercato immobiliare etc.).

La eminente multinazionale di consulenze strategiche McKinsey & Company, nel 2020 ha pubblicato il report Net-Zero Europe: Decarbonization pathways and socioeconomic implications (Percorsi di decarbonizzazione e implicazioni socioeconomiche) in cui dimostra che l'Europa riuscirebbe a produrre ben 5 milioni di posti di lavoro se puntasse sull'ecologia, la bonifica e le energie rinnovabili. In particolare proprio l'Italia risulterebbe avvantaggiata rispetto alla media europea, grazie al possibile minor costo delle rinnovabili elettriche e la produzione di idrogeno. Il livello delle emissioni inquinanti, dovute alla combustione di carbone fossile e idrocarburi, diminuirebbe del 90% entro il 2040.

I fatti avvenuti negli ultimi giorni presso la ArcelorMittal di Taranto in seguito alla miniserie televisiva Svegliati amore mio ed il licenziamento di uno dei suoi dipendenti hanno riportato il dibattito mediatico e popolare sulla cittadina pugliese, mentre il silenzio della classe politica italiana e delle sigle sindacali confederali rende a dir poco paradossale la situazione. L'unica eccezione è stata USB (Unione Sindacale di Base) che si è schierata con il lavoratore licenziato ed ha indetto uno sciopero ad oltranza in presidio dal 14 aprile. Tra le richieste anche la rimozione dell'attuale gestione dello stabilimento.

In questo assordante silenzio istituzionale, risuona però il comunicato diffuso ieri dalla ArcelorMittal in cui annuncia di aver siglato una partnership con la controllata statale InvItalia. L'accordo prevede il conferimento nel capitale sociale di una nascente società a controllo congiunto, la Acciaierie d'Italia Holding, consistente in 400 milioni di euro di denaro pubblico subito e 680 milioni entro il 2022. Mentre ad ArcelorMittal manterrà il controllo congiunto del 40% investendo appena 70 milioni di euro.

Molte fonti di informazione e lo stesso governo hanno ritenuto di poter indorare la pillola ai contribuenti italiani nel descrivere un tale squilibrio tra soggetto beneficiario a costo minimo e soggetto rimettente in termini finanziari, parlando di "una congiuntura favorevole tra spinta europea per il green e aiuti di Stato compatibili" (questione time parlamentare del Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti 14 aprile u.s.). InvItalia ha diffuso una nota in cui descrive questo accordo come funzionale ad una strategia "di sostegno delle imprese e dell'occupazione nel Mezzogiorno, al fine di rilanciare e riconvertire in chiave 'green' il sito siderurgico dell'Ilva, coerente con la strategia, governata dalla Commissione europea, di garantire all'Europa 'zero emissioni' entro il 2050".

Ma cosa ottiene l'Italia a fronte di 1 miliardo e 80 milioni di euro da sborsare entro poco più di un anno? La sottoscrizione di un contratto di affitto e acquisto dei rami di azienda Ilva, perfezionabile soltanto se si verificheranno le seguenti "condizioni sospensive" in favore di ArcelorMittal:
- modifica del piano ambientale in vigore per tenere conto del nuovo piano industriale
- revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto
- assenza di misure restrittive - nell'ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata - nei confronti di Acciaierie d'Italia Holding o di sue società controllate.
"Nel caso in cui tali condizioni sospensive non si verificassero Acciaierie d'Italia Holding non sarebbe obbligata a perfezionare l'acquisto dei rami d'azienda di Ilva e il capitale in essi investito verrebbe restituito".

Risulta quindi incomprensibile l'intento ecologista dichiarato dal governo Draghi, di fatto incaprettatosi con le proprie mani ad un contratto simile. Stupisce anche il plauso dei sindacati italiani nell'affannarsi a mettere la bandierina sul salvataggio solo apparente e momentaneo di 11.500 posti di lavoro, precarizzati da decenni di cattiva gestione aziendale, cassa integrazione ed ora più che mai in pericolo.

Le lacrime di Taranto, invece, si fanno di sale dopo questo ennesimo colpo basso. Mentre la possibilità della decarbonizzazione e della bonifica si allontanano sempre più, su di lei viene scaricato ancora una volta il peso di una logica del profitto, criminalmente estorsiva, in cui a cittadini dolorosamente consapevoli della situazione ambientale si impone di rinunciare alla salute propria e dei familiari in cambio di uno sviluppo economico promesso sin dal dopoguerra e mai attuato. Il tutto con l'assenso dei nostri parlamentari che, da destra a sinistra, con questo ultimo accordo salvifico solo per la multinazionale francoindiana, hanno scientemente e colpevolmente voltato le spalle ai diritti della popolazione, alla dignità ed alla responsabilità del lavoro su cui la Repubblica italiana è fondata, al suo ordinamento giuridico, al rispettocarrozzina 350 min delle sentenze emesse dalla sua Magistratura, oltre che alla Costituzione su cui, quanti vengono chiamati a governare, giurano.

Il 13 maggio a Roma si riunirà il Consiglio di Stato e in quell'occasione la protesta dei tarantini si sposterà nella Capitale, dove resterà in presidio dal giorno precedente. Verso di loro la redazione di unoetre.it e il gruppo di attivismo sociale Melitea dichiarano solidarietà e sostegno assicurando una rappresentanza, nell'auspicio della presenza numerosa di chiunque creda che si possa e si debba salvaguardare l'ambiente insieme alla dignità dei lavoratori. Condizione fondamentale per poter garantire un futuro a questo Paese.

L'appuntamento dunque è per il 12 e 13 maggio 2021 a Roma, dove affermare simbolicamente

#IOSONOTARANTINO

 

Link sito ufficiale Associazione Genitori Tarantini ets
https://sites.google.com/view/genitoritarantini
Link pagina facebook ufficiale
Associazione Genitori Tarantini ets
https://www.facebook.com/genitoritarantini.ets/
Link all'evento facebook del 12 e 13 maggio a Roma organizzato dall'Associazione Genitori Tarantini
(© Massimo Wertmuller)
https://fb.me/e/1hmrj6W2U

 

carrozzina 650 min

 

Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine e di UNOeTRE.it. E' cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 
 

 

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Con Taranto fino in fondo

 LOTTE e MOVIMENTI

Al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni 

di Ignazio Mazzoli
Foto 2 bambino 360 minQuando chiedemmo a Ricky Tognazzi come, nello sceneggiato, aveva con Simona Izzo affrontato e risolto il conflitto fra due diritti, quello al lavoro e quello alla salute, senza rivelarci il finale, ci disse con semplicità: con un messaggio di speranza. Era il mercoledì 7 aprile, nella diretta* di UNOeTRE.it, prima dell’ultima puntata di “Svegliati amore mio”.

Ho atteso, per tutta la puntata, con grande curiosità di conoscere questo messaggio. Arriva poco prima che si concludano i 330 minuti dell’opera interpretata da Sabrina Ferilli e tanti altri bravissimi attori. È un messaggio forte e chiaro, con una grande carica emotiva, al termine di un duro confronto fra Nanà Santoro (Sabrina Ferilli) che guida la protesta dei cittadini che si battono per il diritto alla salute e alla vita ed Ettore Tagliabue (Massimo Popolizio), il direttore senza scrupoli dell'acciaieria che fino all’ultimo fa affidamento sul consenso dei lavoratori. Un cancello rappresenta bene le aree di contrapposizione nello scontro fra cittadini e lavoratori. Il dentro e fuori della fabbrica. Si parlano direttamente e senza peli sulla lingua, ma quando un lavoratore dice alle mamme che protestano che loro vogliono la chiusura della fabbrica, la risposta è un NO all’unisono. "No, vogliamo solo la bonifica che consenta a tutti di vivere in buona salute, a chi è dentro e a chi è fuori della fabbrica". E, mentre Tagliabue continua il suo pressing sui lavoratori rinfacciando loro quanto gli debbano, Nanà con grandissima decisione rimbecca che nulla gli debbono, nulla a lui che senza scrupoli ha solo curato i propri interessi. E’ la catarsi. Si salda una nuova unione di popolo fra cittadini, fra chi è fuori dei cancelli e chi è dietro.
Qui sta il messaggio di speranza. Passiamo ora dall’arte scenica e dalla cultura alla realtà.

E, mi viene alla memoria una descrizione di Paolo Ciofi: «Viviamo in una condizione di eccezionale gravità mai vista prima, in cui si sommano tre crisi: sanitaria, ambientale ed economico-sociale.» Gli avvenimenti che si sono svolti dal 2 aprile hanno manifestato questo quadro in tutta la sua tangibile realtà.

La fiction creata da Simona Izzo e Ricky Tognazzi affronta un dramma vero: l’ambiente che donne e uomini vivono, spesso ormai, mette a repentaglio non solo la buona salute, ma anche la stessa vita. (un’occasione persa dalla Rai che continua a fare polizieschi e manco tutti di buona qualità)

Gli operai di Taranto, nelle circostanze descritte da “Svegliati amore mio”, hanno rivisto la loro vita e hanno voluto testimoniare il loro apprezzamento “condividendo” sui social, una pratica diffusa e comprensibile per tutti e da tutti, le locandine della fictiondiretta 390 min e i loro commenti. Sui loro profili Facebook, suggerivano di guardare la serie! Che delitto imperdonabile? La vicenda è quasi surreale. Si può licenziare un dipendente perché pubblica uno screenshot in cui invita i suoi amici a vedere una fiction in Tv, aggiungendo però un termine, assassini?
Qualcuno, che, come la cicala, si è sentito carezzato il sedere (si fa per dire), apriti cielo, ha vietato ai lavoratori di seguire la serie e di condividerne i post che a quella si riferiscono, con un comunicato del responsabile delle risorse umane Arturo Ferrucci**. Il 9 aprile uno degli operai, Riccardo Cristello, che non ha voluto subire questa privazione del diritto che la Costituzione italiana gli riconosce: “la libertà di opinione” è stato licenziato dopo 8 giorni di sospensione. Una decisione che indigna solo a pensarla. Assurda vero?

Dal 14 aprile dovrebbe iniziare uno sciopero ad oltranza proposto e lanciato da USB, ci piacerebbe sapere se sarà un impegno condiviso da tutti i sindacati, tutti, proprio tutti. Anche in questa drammatica vicenda non ci sembra che abbiano brillato. Riconoscere il loro impegno per i lavoratori in fabbrica durante la pandemia, non ci rende ciechi. Sempre più diffusa è la convinzione che istituzioni statuali e quelle del terzo settore, prima di tutto i sindacati, ed i partiti non facciano il proprio dovere per pretendere che chi prende denari e beni italiani rispetti rigorosamente la nostra Costituzione e le nostre leggi.

Abbiamo letto che il Ministro del Lavoro Andrea Orlando abbia chiesto chiarimenti ad Arcelor Mittal. Bene, potrebbe essere un segnale opportuno per un cambio di marcia. Ma sin da ora diciamo che non basta. La riassunzione è doverosa perché è  stato licenziato un lavoratore senza giusta causa, anzi senza una causa. Nessuna contropartita da concedere. Non sarebbe comprensibile perché immeritata e ingiustificata.
UNOeTRE.it ha scritto al Ministro Orlando, subito dopo la diretta online promossa mercoledì 7 aprile scorso, per informarlo tempestivamente ed ufficialmente dell’appello a lui rivolto da Simona Izzo che gli ha chiesto un decisivo intervento che avvii subito e definitivamente la “bonifica”, la "riconversione ecologica" concordata e decisa perché determini la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria di Taranto (già ordinata da sentenze della Magistratura) responsabile dell’inquinamento e dei morti anche fra i bambini.

La protesta si allarga e coinvolge molte voci: sindacali, dalle istituzioni, dagli organi d'informazione, personalità e associazioni. Durissima la presa di posizione delle Acli di Taranto. Ciò che accade è grave: infatti è il divieto del DIRITTO sancito dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, che parla chiaro sulla libertà di manifestazione del pensiero: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“.

Ma non è solo questo. Abbiamo tutti il dovere di approfondire le cause di fondo, economico-sociali e politiche che produconomanifesto genitori tarantini 370 min questi disastri. I simbolismi eloquenti e brillanti di Greta Thunberg che attraversa l’oceano in barca a vele perché l’aereo inquina, con “Svegliati amore mio” scendono a terra, fra tutti noi comuni mortali. L'ambiente diventa problema di bimbi, mamme, papà, cittadini tutti e supera l’assurda contrapposizione lavoro-salute che non è una inevitabile alternativa del destino. Ci viene imposta da interessi precisi, individuabili e di pochi. Basta analisi superficiali, basta solo denunce, se vogliamo un mondo diverso ce lo dobbiamo conquistare con metodo, lotte motivate e vincenti e con il dialogo costante con tutti quelli che hanno bisogno di soluzioni nuove e alternative a questo regime che ci piomba in queste situazioni.

Ritorniamo al ”subito”. I cittadini di Taranto saranno a Roma il 12 e 13 maggio’21 presso il Consiglio di Stato. Solidarizziamo con loro. Andiamo con loro e ragioniamo insieme. Hanno ragione a denunciare la loro sofferenza ma hanno anche bisogno di tanti alleati.
Mi rivolgo a tutti, tarantini e cittadini italiani tutti, con le parole di una giornalista di Taranto, Cinzia Amorosini. «...l'ultimo messaggio "in codice", ma non troppo a ben rifletterci, è riservato alle istituzioni ed alla politica, a tutti i livelli, a cui si chieda altrettanta "responsabilità e coerenza" e soprattutto, (il passaggio è importante) "di spogliarsi da quei protagonismi che rischiano di rivelarsi un boomerang se alle criticità esistenti non si è in grado di trovare, in un percorso condiviso, risposte pronte e concrete. (…) In conclusione, un panorama alquanto sconfortante che lascerà tutti sconfitti su un campo disseminato di caduti, se non si trova al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni, senza tenere fuori dalla discussione, politica e sindacato, coloro che vivono e soffrono sul territorio sapendo cosa vogliono, con grande maturità ormai e capacità di proposta: i cittadini».

Solo così si dispiega nella realtà quel messaggio di speranza che Simona Izzo e Ricky Tognazzi ci hanno suggerito con il loro “Svegliati amore mio”.

 

UNOeTRE.it ha dto darà vita alla diretta video, che riproponiamo qui di seguito

 

 

*La diretta online di UNOeTRE.it andata in rete il 7 aprile è stata seguita da 9248 visitatori, su Facebook da 7329 e su Youtube da 1.919. Per un piccolo giornale un grande risultato
** – Articolo di Piero Piliego
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=231310445131622&id=100047580051250

 

 

 

 

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La domenica dei tarantini

Associazioni. Ass. Genitori tarantini ets

Taranto. Iniziativa a piazza Dante

Zaza.3 bugie governo 390 minDomenica, 31 gennaio, dalle ore 10;00 alle ore 12;00, si terrà il secondo incontro con la cittadinanza, organizzato dall'associazione Genitori tarantini, con il supporto importante di associazioni e liberi cittadini.
L'appuntamento è in piazza Dante (piazzale Bestat), a Taranto.
Questa domenica si parlerà delle bugie del Governo in merito al recente accordo tra Invitalia e ArcelorMittal, con interventi di ingegneri che, tra l'altro, risponderanno anche alle eventuali domande dei presenti.
L'associazione Genitori tarantini continua nel suo impegno per la chiusura di tutte le fonti inquinanti, a partire dalla produzione a caldo dell'acciaieria tarantina, indicata fin dal 2012 come principale fonte incompatibile con la vita e la salute di cittadini e lavoratori.
Le domeniche dei tarantini continueranno, individuando, di volta in volta, piazze della città che possano garantire le norme anti-Covid in vigore. Per tale scopo, si ringraziano i volontari di protezione civile dell'E.R.A.V. (Emergenza Radio Amatori Volontari) sez. Città di Monteparano - N.O.E.
Lo scopo di questi incontri è costruire, insieme ad associazioni e cittadini che vorranno partecipare., azioni pacifiche ma incisive sul territorio tarantino e, quando sarà possibile, anche fuori regione, fino ad arrivare a Roma.

Il video in cui Anna Ferruzzo e Massimo Wertmuller presentano l'iniziativa dell'associazione

 

https://www.facebook.com/genitoritarantini.ets/videos/1079218745915204/?sfnsn=scwspmo

 

 

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Per i bambini di Taranto

Solidarietà

Dagli artisti dello spettacolo, il regalo per i bambini di Taranto.

di Associazione Genitori tarantini-ets
manifesto comitato GenitoriTaranto minLa sorpresa di Natale, quest’anno, arriva dal mondo dello spettacolo italiano. Da alcuni giorni, donne e uomini, artisti affermati, stanno manifestando apertamente la propria solidarietà per Taranto, in uno dei momenti più brutti ed offensivi nei riguardi della nostra comunità.

“L’Italia bella si muove, quando la Costituzione viene piegata ai voleri dei poteri forti”, dichiara Cinzia Zaninelli, presidente dell’associazione Genitori tarantini. “Vogliamo ringraziare, innanzitutto, Anna Ferruzzo e Massimo Wertmuller per il loro costante impegno che li ha portati a contattare amici-colleghi per proporre loro qualcosa di magnifico: una manifestazione di infinito amore e di affetto per i nostri figli. Questi gesti non erano dovuti e per questo diventano ancora più importanti, più preziosi per noi tarantini.”

Dopo aver condiviso e sottoscritto la lettera che ogni settimana, puntualmente dall’inizio di giugno, viene inviaFoto 2 Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzi minta al premier Conte (dal quale si attende ancora una risposta, nonostante le promesse di agosto), molti di questi encomiabili artisti hanno voluto dedicare a Taranto e ai suoi figli più piccoli brevi videomessaggi che sono stati raccolti in un video che verrà pubblicato sulla pagina facebook dell’associazione Genitori tarantini, la vigilia di Natale.

L’associazione vuole ringraziare di vero cuore, in ordine sparso, Anna Ferruzzo, Massimo Wertmuller, Michele La Ginestra, Antonello Fassari, Rodolfo Laganà, Massimo Bonetti, Massimo Ghini, Filippo Laganà, Paola Tiziana Cruciani, Valentina Carnelutti, Edy Angelillo, Pino Quartullo, Sandra Collodel, Ninni Bruschetta, Amanda Sandrelli, Tullio Solenghi, Maria Grazia Pani, Giampiero Ingrassia, Francesca Reggiani, Iaia Forte.

 

manifesto comitato GenitoriTaranto min

 
Associazione Genitori tarantini-ets

 

 

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Discarica di Cerreto: il governo concede ancora  un "via" libera

Ambiente. inquinamento, salute

Siamo tutti nella famigerata commedia di Samuel Beckett, "Aspettando Godot"?

di Umberto Zimarri
discarica cerreto 350 260Ci ho messo un po' a scrivere questo stato, ad elaborare, a far sbollire la rabbia e la delusione che comunque restano elevate. Domenica 18 ottobre, La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha "deliberato il superamento del dissenso del Mibact, manifestato nel corso del procedimento di valutazione di impatto ambientale per la discarica di Roccasecca".

Per la terza volta in meno di due anni il Governo è stato chiamato ad esprimere un parere sulla Discarica di Cerreto, per tre volte, ovviamente, non c'è stato alcun problema ad andare incontro alle richieste di ampliamento avanzate dalla Regione Lazio (due volte per il IV bacino, ora per la costruzione del V). E' bene sottolineare che parliamo di governi di colore diverso, prima giallo-verde ora giallo-rosso.

La vicenda per la costruzione del V bacino dura dall'autunno del 2015. Ricordo ancora perfettamente la telefonata di Fabrizio Di Cioccio per avvisarmi di questo sciagurato progetto.
Ho seguito il procedimento personalmente dalla prima conferenza di servizi ed in ogni occasione utile ho cercato di evidenziare tutte le criticità evidenti di quel progetto. Progetto che per dimensioni è estremamente più impattante della "montagna" che abbiamo visto crescere recentemente.
Ci sono state manifestazioni (sempre grato a chi non ha mai rinunciato alla lotta), sono state presentate 3 interrogazioni parlamentari (1 nella passata legislatura, grazie ad Andrea Maestri, e 2 in questa, grazie a
Rossella Muroni) a cui nessun Ministro dell'Ambiente ha risposto, ci sono stati momenti di sensibilizzazione, c'è stata un'azione encomiabile, a mio avviso,del Sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco e dell'instancabile, Tommasino Marsella, ma quello che oggi viene certificato è che la Politica, nella sua massima espressione, ha deciso e deliberato che le regole non sono uguali per tutti.

Perché questo viene certificato: il diritto cede il passo alle logiche politiche. Il pesce grande mangia il pesce più piccolo in un darwinismo politico che produce rabbia e sgomento. Il Ministero dei Beni Culturali che smentisce le opposizioni che i suoi funzionari avevano evidenziato.
Il fallimento politico nella gestione dei rifiuti della capitale che viene scontato in Provincia, dove gli occhi dei grandi giornali e telegiornali non arriva. La polvere sotto il tappetto, o meglio i rifiuti un po' dovunque. La costruzione di un Monopolio Privato in un ambito strategico.

Tutto questo avviene nel momento storico in cui tutti i cittadini dovrebbero essere rassicurati e rappresentati dalle Istituzioni.
Sicuramente continuerà la battaglia legale, continuerà la battaglia giocata sui cavilli, come giusto e doveroso che sia, ma quello che appare evidente è la sconfitta della Politica, delle istituzioni e dei rappresentanti locali in Parlamento incapaci di difendere il Territorio, per alcuni di essi c'è stato menefreghismo, per altri semplicemente mancanza di peso specifico.

Per chi pensa che la Politica sia qualcosa di serio avente lo scopo di rappresentare il popolo ed il territorio, è l'ennesima amara sconfitta.
Chi si aspetta una Politica, al passo con i tempi, capace di rendere l'economia circolare un fatto concreto e non un slogan per riempire i giornali, ormai rischia di ritrovarsi nella famigerata commedia di Samuel Beckett, "Aspettando Godot".

 

 

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La nostra vita nella valle avvelenata del Sacco

 Iniziativa di: Associazione Medici di famiglia per l’ambiente e Comitato residenti Colleferro

TamaraZanella testimonianzaPoco prima della dichiarazione di emergenza del Covid19, ignari di quanto sarebbe accaduto di lì a poco, ilLOFT.it, una piattaforma TV, ha realizzato un servizio sul degrado sanitario e ambientale della valle del Sacco, uno dei siti di interesse nazionale (SIN) più estesi e terzo per livello di contaminazione, con le testimonianze dei territori.

La prima voce è quella di Tamara Zanella, che racconta la dolorosa perdita del figlio, la storia coraggiosa di una madre che non avrà giustizia (vedi video)

Sempre più spesso le conseguenze dell’inquinamento e della contaminazione entrano di prepotenza dentro le case delle famiglie e minano la salute, il futuro, degli abitanti della valle del Sacco.
Il coronavirus non ha ancora cessato di mostrare i suoi mortali effetti incontrollati ed è come se nulla fosse cambiato, tanto meno il modo di affrontare, durante e dopo il covid, la questione ambientale. Trovare una soluzione politica, condivisa con i territori, per il risanamento ambientale, economico, sanitario e sociale significa trovare una soluzione per proteggere la salute pubblica.

Cosa si stava facendo per la prevenzione dei fenomeni illegali di sversamento nel fiume e la individuazione delle fonti di inquinamento prima che scoppiasse la pandemia? Sono state pianificate e adottate misure di sorveglianza e controllo del rischio sanitario? Nulla e dal nulla dobbiamo ripartire: il virus non ha cambiato la capacità di reazione delle Istituzioni in termini di intervento e risposta alle diverse forme di inquinamento tutt’ora presenti in queste zone della Ciociaria.

Il registro tumori regionale mai nato, il piano epidemiologico della valle del Sacco mai voluto. Due strumenti imprescindibili per dar vita ad un risanamento sanitario e senza i quali, verosimilmente questo è l'obiettivo, qualsiasi rivendicazione di rapporto causa-effetto della malattia resta pura chiacchiera o al massimo supposizione.

L’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo con l’infezione da Covid, che non è stata ancora debellata, può peggiorare l’impatto sanitario nella valle del Sacco, dove manca la certezza di una appropriata assistenza di medicina territoriale.

Associazione Medici di famiglia per l’ambiente
Comitato residenti Colleferro

 

Frosinone, 26.7.2020

 

 

 

 

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Link utili https://www.iloft.it/login   con:  Password:Valledelsacco; Video: https://www.iloft.it/playvideo/italiadoc_lazio3
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Riapriamo le attività, ma non l’inquinamento

  • Pubblicato in Partiti

Preminenza dell’inquinamento di origine industriale

verdifiumesacco 350 minUn anno fa Ceccano era pervasa da persistenti cappe maleodoranti, la popolazione diede vita a numerose proteste. Si tennero convegni e manifestazioni. Ci anche furono opinioni diverse fra “esperti”. C’era chi sosteneva che all’origine del fenomeno ci fosse l’inquinamento industriale, con relativi sversamenti abusivi e/o non trattati. Altri sostenevano trattarsi degli scarichi urbani che compromettevano il ciclo di depurazione, previsto per gli scarichi industriali. Risultava impossibile risalire alla causa del fenomeno e si assistette a uno scarico di responsabilità fra diversi attori, che avrebbero dovuto vigilare, intervenire, provvedere. Intanto il fiume Sacco era sempre più inquinato, eutrofizzato ed asfittico.

Oggi, dopo circa due mesi di lockdown si respira aria più pulita. La “puzza” è miracolosamente scomparsa. il Sacco è tornato ad assomigliare ad un fiume, dove è possibile ammirare, oltre alla nutria, qualche airone, molte gallinelle d’acqua ed anche qualche uccello migratore, incoraggiato dal clima primaverile.

Gli scarichi urbani hanno subito, in questi mesi di emergenza, un consistente aumento, sia quantitativo che di sostanze potenzialmente inquinanti, dovuto alle indicazioni igieniche per combattere il Covid. Le attività industriali sono state quasi azzerate.

Il miglioramento della qualità ambientale è la conferma della preminenza dell’inquinamento di origine industriale.
Fra pochi giorni parte la fase 2.

Come sono stati predisposti i controlli ambientali per attuare il ritorno alla “normalita”?. Una normalità che non può più essere fatta di fuorilegge che inquinano e di controllori che fanno fatica a controllare.
I servizi di vigilanza e controllo vanno garantiti ventiquattr’ore su ventiquattro, destinandovi le risorse necessarie.

La correlazione fra inquinamento e Covid 19, ma anche fra inquinamento e tumori, malattie respiratorie, immunitarie, nervose ed altre numerose patologie che colpiscono gli abitanti della Valle del Sacco, è stata acclarata.

Siamo di fronte ad una situazione che deve contrastare l’emergenza sanitaria. Si attinga alle risorse ad essa destinate, garantendo prevenzione e cura, anche destinando specifiche strutture (il Circolo di Ceccano di Articolo 1 ha proposto in merito la destinazione specifica dell’Ospedale di Ceccano).

E’ opportuno che, a tutela dei lavoratori, del lavoro e dell’ambiente, ASL, Protezione Civile, Provincia, Comuni e Forze dell’Ordine, predispongano adeguate iniziative per impedire che, con la riapertura delle attività produttive, si riapra anche il Far West dell’inquinamento.
E’ compito di tutti i cittadini, così come hanno rispettato e stanno rispettando, le dure, ma necessarie misure imposte a tutela della salute, chiedere il rispetto della legalità nei confronti di quanti violano la legge inquinando,.

Oriano Pizzuti - Presidente del Circolo Articolo 1 di Ceccano
Ceccano 23 aprile 2020

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Magliette Bianche domenica 22 dicembre '19

 magliettebianche 350 mindi Valentino Bettinelli - Domenica in nome dell’ambiente quella del 22 dicembre. In 25 Siti Di Interesse Nazionale (SIN), tanti cittadini hanno deciso di manifestare, indossando simbolicamente delle magliette bianche, per chiedere l’effettivo avvio di tutte le attività di bonifica dei territori inquinati.

La Valle del Sacco ha contribuito a questo flash mob di portata nazionale, grazie all’organizzazione delle associazioni ambientaliste del territorio e liberi cittadini”. Il corteo itinerante ha attraversato la Valle, con delle tappe simboliche: partenza da Colleferro, di fronte la BPD, poi passaggio ad Anagni davanti al depuratore consortile mai entrato in funzione. Terzo appuntamento della mattinata a ridosso della discarica di Via Le Lame, nella zona industriale di Frosinone e conclusione dell’itinerario della manifestazione, anche con legame a filo doppio con la partenza, a Ceccano nei pressi dei cancelli dell’ex Snia-BPD.

Avviare le bonifiche, come ricordano bene gli organizzatori, significa anche impedire che i territori continuino a subire danni da attività che perseverano nella lavorazione e nello smaltimento di materiali altamente contaminanti.

La manifestazione della Valle del Sacco ha visto la partecipazione di numerosi cittadini, titolari esclusivi di una lotta senza bandiere che deve condurre tutti all’obiettivo, affinché si possa cominciare a tutelare seriamente e con criterio la salute di tutti. discarica 350 min

Anche Roma, in particolare Piazza del Vaticano, ha avuto le sue magliette bianche, ringraziate anche dallo stesso Papa Francesco, che ha esortato i governanti ad una lungimirante azione in materia ambientale. La manifestazione delle Magliette Bianche della Valle del Sacco ha ottenuto uno spazio notevole nella cronaca nazionale, grazie alla presenza di una troupe del Tg3, che ha preso proprio il nostro SIN come esempio di narrazione per la protesta nazionale.

Tante le voci raccolte, ma il grido resta unanime; all’unisono si chiedono interventi concreti per l’avvio di una bonifica sempre più necessaria, anche visti i dati sanitari che continuano a delineare un quadro tragico per le aree inquinate.

Le magliette bianche della Valle del Sacco, come negli altri SIN, hanno dimostrato che i cittadini ci sono e sono pronti a scendere in campo, anche in una domenica mattina di dicembre, a pochi giorni dal Natale e nonostante le poco clementi condizioni atmosferiche. Adesso è compito delle istituzioni e della politica seguire la spinta della popolazione, ormai esausta di vivere in zone contaminate e dove la semplice sopravvivenza è quasi del tutto compromessa.

 

 

 

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Ridurre l’inquinamento mediante processi di fitorimedio

Ceccano fogna a cielo aperto 350 260Dott.ssa Antonella Del Brocco - Fin dall'inizio del XX secolo, lo smaltimento e lo stoccaggio non corretto di rifiuti industriali hanno causato un inquinamento significativo e crescente in diverse aree del territorio italiano.
Ancora oggi, molte aree risultano impattate sia nel suolo che nelle acque, come quella della Valle del fiume Sacco di cui fa parte anche il territorio di Ceccano.

In questo territorio, oggetto della presente ricerca, è stata dimostrata la presenza di numerosi contaminanti in diverse matrici ambientali e alimentari; tra questi è stato rilevato il beta esaclorocicloesano, un prodotto di lavorazione del lindano, un potente insetticida ampiamente utilizzato negli anni ’70 classificato dallo IARC agente cancerogeno. L’uso del lindano oggi è proibito in più di 50 paesi, tra cui l’Italia.
Sono recenti gli studi che ipotizzano un legame tra beta-HCH e cancro nell’uomo (STAT3, a Hub Protein of Cellular Signaling Pathways, Is Triggered by β-Hexaclorocyclohexane (Rubini et al.,2018) e diversi gli studi epidemiologici che evidenziano l'associazione tra presenza di concentrazioni elevate di beta HCH nel sangue dei residenti della Valle del Sacco e diverse patologie. Alla luce di queste ed altre evidenze, risulta necessario ed urgente attuare una bonifica del territorio.

Essendo note le proprietà disimpattanti di alcune specie vegetali, abbiamo pensato che il fitorimedio potesse essere una valida soluzione per bonificare le nostre terre e nel 2015 La mia proposta diventa progetto che vede come referente scientifico la Professoressa Annalisa Romani, docentedell’Università di Firenze e responsabile scientifico del Laboratorio PHYTOLAB (Pharmaceutical, Cosmetic, Food supplement Technology and Analysis) Dipartimento di Statistica, Informatica, Applicazioni-DiSIAPolo Scientifico e Tecnologico Sesto Fiorentino Università degli Studi di Firenze e del Laboratorio di Qualità delle Merci e Affidabilità di Prodotto-PIN, Polo Universitario Città di Prato, che è stata coinvolta nella preparazione ed esecuzione di questo progetto sperimentale dalla Dott. Lola Fernandez della Società GLOBAL & LOCAL S.R.L.

Oltre ai ricercatori del gruppo di ricerca della prof. Romani e alla su citata GLOBAL & LOCAL S.R.L. rappresentata dalla Dott.ssa Fernandez, è stato coinvolto un team interdisciplinare in grado di affrontare, con professionalità e competenze agronomiche, tecnologiche, biomediche, analitiche e di valutazione di impatto ambientale, stili di vita e indici di benessere secondo i nuovi criteri europei, tutte le problematiche inerenti il progetto stesso secondo un modello di sensibilizzazione e sviluppo della cultura del territorio.

Il team interdisciplinare del progetto in fase di prefattibilità, coinvolge, insieme al Comune di Ceccano, le seguenti strutture:
CLUSTER CHICO – CLUSTER OF HEALTH INNOVATION AND COMMUNITY – DOTT.SSA SARA PISANO
LABORATORIO QUMAP (QUALITÀ DELLE MERCI E AFFIDABILITÀ DI PRODOTTO), PIN-POLO UNIVERSITARIO CITTA’ di PRATO, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE - PROF.SSA ANNALISA ROMANI, DOTT. CHIARA VITA, DOTT. MANUELA CIANI SCARNICCI, DOTT. CLAUDIA MASCI
DIPARTIMENTO DI SCIENZE AGRARIE E FORESTALI (DAFNE), UNIVERSTA’ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA - PROF.SSA ROBERTA BERNINI
AZIENDA SELF GARDEN – DOTT.SSA TIZIANA VONA
LABORATORIO AGRICOLO CIOCIARO (L.A.C.), SOCIETA’ COOPERATIVA AGRICOLA (CECCANO)
AIQUAV ASSOCIAZIONE ITALIANA PER GLI STUDI SULLA QUALITÀ DELLA VITA – PROF.SSA FILOMENA MAGGINO, DOTT. DEMETRIO MBOVA
DIPARTIMENTO DI MEDICINA DEI SISTEMI UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA TOR VERGATA - PROF. N. DI DANIELE, DOTT.SSA A NOCE, DOTT.SSA G. MARRONE
DIPARTIMENTO DI SCIENZE CHIMICHE E TECNOLOGIE, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA TOR VERGATA – PROF. GIORGIO RICCI, PROF. ALESSIO BOCEDI
IZTL ISTITUTO ZOOPROFILATTICO TOSCANA LAZIO – DOTT.SSA TIZIANA ZOTTOLA
CONSULENTE GLOBAL & LOCAL – DOTT.SSA DOLORES FERNANDEZ

Il progetto dal titolo Salvaguardia della biodiversità e promozione della filiera fitorimedio per il rilancio della Valle del Sacco è stato presentato nell’ambito del PSR Lazio 2014-2020, Misura 16 "Cooperazione", sottomisura 16.1 "Sostegno per la costituzione e la gestione dei Gruppi Operativi dei PEI in materia di produttività e sostenibilità dell'agricoltura« in cui oltre ai partners già citati c’è anche l'IBAF-CNR (Istituto di biologia agro-ambientale e forestale).
Lo stesso è stato considerato meritevole di finanziamento che ci permetterà di accedere alla fase successiva, misura 16.1 in cui è prevista la costituzione del Gruppo Operativo, di cui faranno parte anche diverse aziende del territorio. Attendiamo con urgenza i fondi Regionali necessari per proseguire nelle varie fasi.

Gli obiettivi del progetto:
-Riduzione dell’inquinamento mediante processi di fitorimedio
-Conversione di aree degradate della città a boschi permanenti
-Attivazione di una filiera produttiva non – food sulle aree agricole attualmente interdette con un ritorno dell’offerta lavoro.

Il progetto prende spunto anche da pregresse esperienze di fitorimedio, che usano sia pioppo che canapa non solo in territori diversi ma anche nel territorio di Ceccano. (Tesi di Laurea in Scienze Ambientali: “Determinazione gas-cromatografica degli isomeri dell’esaclorocicloesano in campioni di suolo della Valle del Fiume Sacco”, AA 2012/2013; tesi di dottorato di ricerca in Scienze Ambientali (XXVII ciclo): “Contaminazione da isomeri dell’esaclorocicloesano nella Valle del fiume Sacco: risultati e prospettive”, Università degli Studi della Tuscia).

Tale esperienza ha condotto anche alla messa a punto di una tecnica analitica non distruttiva in infrarosso applicabile direttamente sui tessuti dell’apparato radicale della pianta e su terreno (Bernini, R.; Pelosi, C.; Carastro, I.; Venanzi, R.; Di Filippo, A.; Piovesan, G.; Ronchi, B. Danieli, P. P. Dendrochemical investigation on hexachlorocyclohexane isomers (HCHs) in poplars by an integrated study of micro-Fourier transform infrared spectroscopy and gas chromatography. Trees - Structure and Function 2016, 1-9), tecnica che sarà associata allo screening analitico-strumentale GC e ad una tecnica non distruttiva spettrofluorimetrica, anch’essa non distruttiva e applicabile direttamente a campioni senza trattamento.

Grazie ad un pre-finanziamento del Comune di Ceccano ed al parziale autofinanziamento di ciascuna struttura coinvolta, è stato avviato uno studio di prefattibilità di disimpatto ambientale e di generazione e misurazione degli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) del territorio.

Lo studio di prefattibilità si pone i seguenti obiettivi di indagine:

-Lo studio dell’efficienza di tecniche integrate mirate alla riduzione dell'impatto ambientale indotto dal contaminante, attraverso un processo di fitorimedio che utilizza le specie vegetali di canapa e pioppo sfruttandone i processi biologici, chimici e fisici per l'assorbimento, la degradazione e la metabolizzazione dell'impattante, e mediante l'utilizzo di substrati attivi a base di principi vegetali con proprietà antiossidanti e antimicrobiche naturali per la riduzione dell'HCH;
-La progettazione e la stesura di parametri standard per la definizione di indici di Benessere Equo e Sostenibile (BES) e indici di benessere economico-sociale, economico-ambientale. La somministrazione di questionari mira a valutare lo stato dell'arte prima e dopo l'eventuale applicazione delle due tecnologie, concentrandosi su tre domini principali: ambiente, socio-economico e salute. Un innovativo approccio integrato che considera non solo il BES classico ma anche indici proxy personalizzati su territorio "locale", finalizzato alla creazione di un database "municipale" che potrebbe portare il Comune di Ceccano a rappresentare un modello innovativo per la valutazione degli indici di benessere a livello "locale". I dati demografici, ad oggi reperibili che possono essere estrapolati dalle varie banche dati, per il comune di Ceccano, o comunque per la Valle del Sacco in generale, non rappresentano e non evidenziano i problemi che investono tutt’oggi il territorio. Per tale ragione si rende necessaria una analisi mirata dei dati già presenti e la possibilità di trovarne di nuovi per poter analizzare le problematiche che l’inquinamento del territorio e delle falde acquifere ha creato e continua a creare a livello territoriale, economico e della salute umana. Quanto detto deve essere considerato anche in riguardo al fatto che il territorio era di prevalenza dedicato all’agroindustria; per tale ragione, l’inquinamento del terreno e delle falde acquifere ha creato dei danni all’intero tessuto economico-sociale.

Gli esperti hanno raccolto ed analizzato le risposte convertendole in dati statisticamente significativi dai quali è emersa una fotografia di Ceccano prima dell’applicazione delle metodologie di disimpatto ambientale previste dallo studio in questione: “I risultati di quest’indagine, prima della sperimentazione, hanno mostrato un territorio debole dal punto di vista ambientale, economico e culturale e innovativo mentre, sorprendentemente, la salute non risulta essere debole.

Tuttavia, la percezione della priorità di interventi nell’ambito della salute risultò molto alta facendo emergere una forte paura per le proprie condizioni in particolare collegate all’inquinamento ambientale, ambiente per il quale emerge un benessere estremamente basso o negativo dato dal degrado percepito dalla cittadinanza.
Dal punto di vista ambientale il margine di miglioramento del benessere per la popolazione è notevole e la riqualificazione dei terreni e l’eliminazione del degrado visibile e percepito può certamente avere risvolti molto positivi. Dal punto di vista sociale l’aumento dell’occupazione e la presenza di un progetto comune sembrano gli antidoti per il rilancio della comunità.” (ESTRATTO RELAZIONE DEGLI ESPERTI).

Nell'ambito della valutazione delle tecnologie integrate per la riduzione dell'impatto ambientale nel suolo e nelle acque invece , è stata avviata una sperimentazione preliminare in campo allo scopo di individuare le migliori condizioni sperimentali ed analitiche in termini di resa. I risultati ottenuti in questa fase ci permetteranno di ottenere un punteggio maggiore nelle fasi successive della misura 16.0.

Nello specifico, lo studio di prefattibilità prevede una sperimentazione PRELIMINARE in campo, su terreni opportunamente selezionati nel Comune di Ceccano e messi a disposizione gratuitamente dai proprietari, allo scopo di Valutare l'efficienza di tecniche integrate, come anche delle metodiche analitiche, mirate alla riduzione dell'impatto ambientale indotto dal contaminante, attraverso un processo di fitorimedio che utilizza: le specie vegetali di Canapa sfruttandone i processi biologici, chimici e fisici per l'assorbimento, la degradazione e la metabolizzazione dell'impattante e substrati attivi a base di principi vegetali con proprietà antiossidanti e antimicrobiche naturali per la riduzione dell'HCH.
In particolare, per i test preliminari di fitorimedio, è stata selezionata la specie vegetale di Cannabis sativa, varietà Futura 75, per la caratteristica crescita dell'apparato radicale in profondità nel terreno e utilizzato un substrato attivo costituito per l'80% da potatura verde, il 17% di fibra di castagno e il 3% di composti bioattivi naturali, principalmente tannini idrolizzabili (per il quale sono stati ottenuti i migliori risultati di efficacia).
La sperimentazione ha previsto la messa in coltura di circa 2.000 piante di canapa in due
diverse aree territoriali, sia in vaso che in campo, in condizioni diverse di terreno, contaminato e non, per successiva comparazione dei risultati. Gli studi analitici sono stati quindi condotti pre e post trattamento, sia sul terreno che sulle piante, in coltura in campo e in vaso, su terreno impattato e non allo scopo di valutare l'efficacia di fitodepurazione della specie vegetale appositamente selezionata come idonea ad una sensibile riduzione dei contaminanti sul suolo che, integrata con l’utilizzo di substrati attivi, potrebbe permettere un’azione di disimpatto sensibile e in tempi idonei ad un riutilizzo in sicurezza dei terreni per le attività produttive del settore agricolo.

Nelle aree selezionate, sono state applicate tecniche di monitoraggio spettrofotometrico digitale iperspettrale per verificare sia l'idoneità della tecnica di monitoraggio analitico e il controllo in loco, sia qualsiasi decremento delle molecole che incidono direttamente sul terreno.
I test analitici prevedono controlli sia su terreno contaminato che sull’apparato radicale delle piante utilizzate per il fitorimedio.
Campioni di terreno dall'area contaminata sono stati analizzati mediante GC/MS/MS con il metodo QuEChERS utilizzando lindano come standard interno analitico.
I tessuti vegetali delle piante, coltivate in campo e in vaso, sono stati campionati per verificare mediante analisi GC/MS/MS e GC/GC/TOF l'eventuale assorbimento di HCH nelle parti aeree e nelle radici.

I risultati dello studio preliminare mostrano una riduzione del beta-HCH del 30% dopo soli 3 mesi di trattamento e sono stati divulgati in occasione di due convegni nazionali e internazionali, in particolare il convegno IGWT tenutosi a Roma nel 2018 (Bernini R., Campo M., Ciani Scarnicci M., Masci C., Bova D.M., Maggino F., Romani A., Innovative use of Active Substrate and phytoremediation technologies for soil hydrocarbons environmental impact. XXI IGWT SYMPOSIUM - Sustainability, Quality and Innovation: A Global View of Commodity Sciences, September 2018, Roma) e il convegno AIQUAV, tenutosi a Firenze nel 2018 (Social and economic impact on an Italian territory considered to be a polluted environment and the possible remedies Ciani Scarnicci M., Bova, D. M., Maggino F., Romani A.)

Attualmente è ancora in corso l’ottimizzazione di “active compost” in collaborazione con aziende incluse nel progetto, il concetto di active è ottenuto utilizzando una miscela di compost vegetale addizionata di principi attivi naturali a carattere antiossidante e antimicrobico, da poter utilizzare in associazione e sinergia con estratti ottenuti attraverso specifiche biotecnologie idonee a selezionare microorganismi detossificanti per terreno e per acque.
La drammatica situazione ambientale causata dall’attuale sistema di produzione ha portato l’UE a fornire delle raccomandazioni per lo sviluppo di nuovi sistemi di produzione basati sul principio di sostenibilità e la filiera della canapa rappresenta un esempio di economia sostenibile .

La misura 16.2 del PSR Lazio prevede lo sviluppo di una filiera corta per il riutilizzo delle biomasse non contaminate, prodotte durante il processo di fitorimedio, per incentivare la ripresa delle coltivazioni autoctone (economia di prossimità) nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo ed il ritorno economico derivante dall’impiego di biomassa per la produzione di materiali innovativi a basso impatto ambientale (materiali in bioplastica e biocompositi).

La canapa, dunque, è una specie vegetale da cui sarebbe possibile ottenere innumerevoli derivati, sostituti perfetti di prodotti realizzati attualmente con elevato spreco di energia e risorse. In Italia sono moltissime le aziende che hanno deciso di investire nel potenziale della Canapa a dimostrazione del fatto che il progetto proposto potrebbe rappresentare una possibilità di rinascita per il nostro territorio.
Concludo dicendo che, un precedente studio, condotto su 500 volontari sani, che vivevano in prossimità della Valle del Sacco, ha evidenziato che tali soggetti presentavano valori di e-GST dal 18% al 44% più elevati rispetto a 400 volontari (gruppo di controllo) residenti nell’hinterland romano. Tale studio ha permesso all’Università degli Studi di Roma Tor Verie-GST), in grado di valutare lo stato di intossicazione dell’uomo e dell’animale, pertanto possibile biomarcatore precoce e sensibile di inquinamento ambientale. (Fabrini, R., Bocedi, A., Del Grosso, E., Morici, L., Federici, G., Palleschi, A., Ricci, G. Erythrocyte glutathione transferase: A novel biomarker to check environmental pollution hazardous for humans. Volume 426, Issue 1, 14 September 2012, Pages 71-75. Biochemical and Biophysical Research Communications).
Uno successivo studio preliminare condotto sui mammiferi, ha confermato gli stessi risultati evidenziati nell’uomo: le specie animali che vivevano in aree più inquinate, presentavano livelli di e-GST più elevati rispetto ai mammiferi che vivevano in aree più salubri (A Bocedi, R Fabrini, O Lai ,L Alfieri, C Roncoroni, A Noce, JZ Pedersen and G Ricci. Erythrocyte glutathione transferase: a general probe forchemical contaminations in mammals. Cell Death Discovery (2016)2, e16029; doi:10.1038/cddiscovery.2016.29).

I precedenti studi costituiscono la base per le attività progettate da realizzare sia sull’animale che sull’uomo, allo scopo di definire procedure e stili di vita idonei a monitorare e valutare sia lo stato di tossicità attribuibile ad impattanti ambientali, sia disegni sperimentali e protocolli per ridurre il grado di impatto stesso.

Il progetto è stato reso possibile solo grazie al supporto finanziario del Comune di Ceccano, a cui va il mio personale ringraziamento, per aver investito nella ricerca e sperimentazione attraverso fondi delle casse comunali che non derivano da finanziamenti Regionali o similari, e, nell’essersi prodigata, con l’impegno personale del Senatore Massimo Ruspandini, dell’ex Sindaco Roberto Caligiore, dell’ex assessore all’Ambiente e alle Politiche Europee Alessandro Savoni, del Delegato Nazionale di Fratelli d’Italia Tonino Pizzuti e della lista l’Altra Ceccano, nel coinvolgere insieme a me, oltre a tutta la struttura Comunale, anche ricercatori locali, operatori del settore e grandi ed autorevoli entità private, presenti in Ciociaria, necessari per uno sviluppo futuro del progetto. A questo va aggiunto anche l’autotassazione fatta dai vari enti e professionisti presenti per coprire le spese di tutto il progetto iniziale il cui valore non è di certo quantizzabile in solo 20.000 € (finanziamento dell’Amministrazione Comunale del comune di Ceccano) a cui va il mio e nostro ringraziamento per aver fatto si che tutto ciò avvenisse.

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