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Non devono sorprenderci per accoglierli

MamoudouGassama 350 mindi Nadeia De Gasperis - A Parigi Mamoudou Gassama, giovane immigrato maliano senza documenti, salva in maniera eroica, calandosi da un balcone, un bimbo intrappolato in casa da un incendio. Lo hanno soprannominato spiderman, forse perché è così difficile ricordare il nome di un eroe quando ha i caratteri arabi!

Nel Paese di santi e navigatori è facile diventare eroi, anche da stranieri, ma esigiamo una prova in più di temerarietà. Un ragazzo immigrato, in pieno centro cittadino a Napoli, salva una donna dalle aggressioni di un rapinatore, mettendolo in fuga. Davanti all’Eurospin di Tor Vergata uno dei ragazzi che si carica delle nostre buste strabordanti della spesa in cambio di qualche spicciolo e qualche smorfia di accondiscendenza, sventa il furto a danno di una anziana signora. Insomma, sono piene le cronache, e potrebbero esserlo di più, di questi episodi ma non hanno un nome questi ragazzi, mai, o quasi, e qualche volta, come nel caso del ragazzo immigrato che nel Fucino, nel bel mezzo di un evento di piena, salva una famiglia, mentre i soccorsi dei vigili del fuoco stentavano a intervenire per la difficoltà della situazione. Eppure, il ragazzo non esita a tuffarsi nel fiume e salvarli, per poi scappare perché è senza permesso di soggiorno. I giornali titolano “caccia all’immigrato senza permesso di soggiorno” e come sottotitolo il dettaglio del suo atto di coraggio. Non ha un permesso di soggiorno, figuriamoci se possa meritare un nome.

Allora oggi vogliamo raccontare che Samuel, ragazzo nigeriano, che risiede in un centro di accoglienza di Isola del Liri, ha trovato sull’autobus un iphone. Recuperato lo ha portato alla donna che mi ha raccontato la storia, Maria Laura, operatrice del centro, pregandola di comporre l’ultimo numero e raggiungere la persona che aveva smarrito il suo apparecchio. La proprietaria, in poco tempo è stata rintracciata e ha raggiunto il centro di accoglienza per recuperare il suo iphone. Si è sentita di dover ringraziare il giovane ragazzo nigeriano portandogli in dono un cesto di fragole.

Spero che un giorno non saremo più costretti a raccontare quello che per questi ragazzi immagino sia naturale e ovvio, quello che è dettato dalla loro indole senza sensazionalismi o bisogno di riconoscenza o ricompensi.
Con la stessa naturalezza, spero tanto, saremo un giorno in grado di aspettarci da loro qualsiasi cosa di buono ci si possa aspettare da un ragazzo che affida al mare nero la propria vita in cambio di una speranza di salvezza, spinto solo dalla forza del desiderio di un mondo migliore.

Un giorno, spero, ci ritroveremo a non sorprenderci più a raccontare tutto questo per convincerci che i nostri fratelli sono nostri fratelli e le nostre sorelle sono nostre sorelle, per il semplice fatto di essere nati tutti sotto lo stesso cielo, che non giudica, almeno senza averci prima visti alle prove con la vita, la nostra e quella degli altri.

 

 

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Essere cittadini italiani

scuolabus bruciato 400 mindi Valentino Bettinelli - Rahmi, Adam, Riccardo, un pullman, la ferocia razzista di un autista, il terrore, la distensione dopo la paura di morire a 12 anni.
Basterebbe questo per descrivere le sensazioni di cinquantuno ragazzi che hanno vissuto l’ora più brutta della loro ancora giovane esistenza. Eppure siamo in Italia, quel Paese dove ogni fatto di cronaca deve obbligatoriamente essere oggetto di sciacallaggio politico. Non era sufficiente il sequestro dei cellulari. Non erano sufficienti le mani legate. Non era sufficiente il gasolio pronto a bruciare nell’autobus, con loro dentro.
No, tutto questo non era sufficiente per chi oggi dice: “se Rahmi vuole la cittadinanza anche per i suoi amici si faccia eleggere in Parlamento e provi a cambiare la legge”.
Signor ministro Salvini, l’accanimento con tono di scherno contro un bambino, contro la sua dignità, è la cartina tornasole del suo .... spessore politico e morale.

Oggi la sicurezza dell’Italia è nelle mani di persone come Matteo Salvini, ministro degli Interni di un governo sempre più votato alla riscoperta dei valori del medioevo più buio. Il coraggio e la lucidità mostrata da quei ragazzi, però, è la forza che ognuno di noi dovrebbe avere per far sì che la ruota della storia torni a girare in direzione del futuro. Quella chiamata ai carabinieri, accorata ma mai sguaiata, educata nei modi e corretta nella forma, è il simbolo di un’Italia che c’è e va difesa. È l’Italia di ragazzi, poco più che bambini, immersi in una realtà che mai avrebbero pensato di vivere. Eppure loro erano lì e non hanno sbagliato nulla; ogni mossa è stata pensata e realizzata con estrema freddezza, quella che non ci si aspetta da dei tredicenni.

Qualche esponente di spicco del governo, evidentemente illuminato dalla luce delle stelle, ha pensato di avanzare la richiesta di assegnazione di un qualcosa che ha il sapore della decorazione per merito: la cittadinanza per comportamento eroico. Fa da contraltare, ancora una volta, il pensiero di Salvini che tentenna, non si esprime e poi deride, sbeffeggia, fa il bullo.
Ebbene, cari Conte, Di Maio, Salvini, e compagnia, la cittadinanza non è un premio, una medaglia, un decoro speciale da concedere. La cittadinanza è un diritto per chi nasce in Italia, cresce e si forma nel nostro Paese, studia la nostra storia, parla in modo impeccabile la nostra lingua (da notare, nelle telefonate, un uso perfetto del congiuntivo, spesso sconosciuto per molti Italiani “per antonomasia”), vive le nostre tradizioni e si rivolge alle nostre autorità e alle nostre forze dell’ordine. Il senso di responsabilità di quei ragazzini ne delinea i tratti di cittadini puri, attivi, pronti a difendere la piccola comunità di quel pullman, che da San Donato Milanese rischiava di portarli verso la morte.

Secondo Salvini dovremmo raccontare la storia, come se fosse una barzelletta che non fa ridere, di un Italiano, un Algerino e un Marocchino. E invece bisogna raccontare la storia di tre italiani. Tre giovani cuori che, a soli tredici anni, hanno mostrato al Paese intero più valori Costituzionali dei tanti presunti politici italiani. Cosa e chi è più italiano di chi si comporta in questo modo d’altronde?
È necessario che la sinistra, se davvero vuol definirsi tale, torni a lottare in nome dello IUS SOLI, diritto fondamentale che un Paese democratico deve garantire ai cittadini.
Rahmi, Adam e Riccardo. Ripartire da loro, dalla loro ostinazione, dalla loro resistenza. Proprio come i Padri della nostra Repubblica. In nome dei diritti, in nome della democrazia. In nome dei tre giovani italiani per diritto. Certamente non in suo nome, caro ministro Salvini.

 

 

 

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Integrazione Migranti: il Progetto IPOCAD di Cori

Corso italiano per stranieri Cori 1 350 260 minPartito il corso di alfabetizzazione italiana per stranieri (Azione 4). Seguirà l’attivazione dello sportello informativo One Stop Shop (Azione 2). In fase di definizione le misure di qualificazione del sistema scolastico in contesti multiculturali (Azione 1). IPOCAD è un programma della Regione Lazio cofinanziato dalla Commissione Europea e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche in ambito FAMI, realizzato in ciascuna provincia a livello distrettuale.

Il 13 Marzo è iniziato, sia a Cori che a Giulianello, il corso L2 di alfabetizzazione alla lingua italiana per stranieri organizzato dal Comune di Cori – Assessorato alle Politiche Sociali e Servizi Sociali - con il coordinamento dell’I.C.S. Zona Leda di Aprilia, a cura di insegnanti qualificati, che si terrà, nel primo caso, alla Biblioteca Comunale “Elio Filippo Accrocca”, il martedì e il giovedì, dalle 16:30 alle 19:00, per un totale di 70 ore; nel secondo caso presso la scuola “Salvatore Marchetti”, il martedì e il giovedì, dalle 14:30 alle 16:30, rivolto ai più giovani.

Con questa prima iniziativa l’Amministrazione comunale di Cori inaugura sul territorio del Distretto Socio CorsoLinguaItaliana-CoriSanitario LT1 il progetto IPOCAD della Regione Lazio, cofinanziato per Azioni dalla Commissione Europea e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito del FAMI - Fondo Asilo Migrazione Integrazione 2014-2020. In provincia di Latina l’Azione 4 (Promozione della partecipazione attiva dei migranti alla vita economica, sociale e culturale) opera attraverso una cabina di regia composta da Innovaction Europe, Anolf Latina, Karibu e Il Quadrifoglio.

A seguire l’ente lepino, in ossequio all’Azione 2 (Promozione dell’accesso ai servizi per l’integrazione) attiverà uno sportello informativo - denominato One Stop Shop – affidato a figure professionali in grado di consentire agli utenti provenienti da Paesi terzi – che rappresentano il 10% della popolazione locale – di beneficiare delle spettanti prestazioni sanitarie, alloggiative, formative, sociali e finanziarie, mediante l’informazione, la mediazione interculturale, l’orientamento, la consulenza e l’avvio delle relative pratiche.

Con la collaborazione dell’I.C.S. “Cesare Chiominto” e il coinvolgimento del corpo docente e dei genitori tramite il Consiglio d’Istituto, è in fase di concretizzazione anche l’Azione 1 (Qualificazione del sistema scolastico in contesti multiculturali) che prevede la realizzazione di misure finalizzate a promuovere l’inclusione di alunni non italiani e italiani di seconda generazione; a contrastarne la dispersione scolastica e a fronteggiarne i gap di rendimento rispetto agli altri studenti.

 

 
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Cari amici migranti...

immigrati 350 260lettera aperta di Ivano Alteri - Cari amici migranti,
non sappiamo quanti di voi leggeranno questo scritto; le difficoltà della lingua, tristemente note a noi stessi che conosciamo soltanto il ciociaro e l'italiano, rendono la comunicazione con voi, se non impossibile, quanto meno altamente improbabile. Tuttavia, riteniamo che voi siate la nostra unica speranza, per sfuggire alla cattiveria e al delirio di alcuni nostri compatrioti, in evidente crisi di astinenza da nemico. E quindi ci rivolgiamo a voi, allo scopo di difenderci insieme dai nostri comuni oppressori e detrattori.  (continua a leggere completata una pagina. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Come manganello
  2. Con i princìpi
  3. Non siate schiavi

Un motto che sembra un manganello

In questo momento, il loro motto preferito, da scagliare contro di voi e noi, è : “prima gli italiani!”. Lo usano come un manganello in numerose occasioni: se si tratta di assegnare una casa popolare, “prima gli italiani!”; se si tratta di lavoro, “prima gli italiani!”; di un asilo nido, “prima gli italiani!”. È tanto usato e abusato che a chi di loro diceva minacciosamente: “se vogliono restare qui devono imparare l'italiano!”, è stato opportunamente risposto: “prima gli italiani!”.

Come vedete, alcuni di noi non mancano d'ironia; ma dagli altri non fatevi ingannare. Quelli che oggi dicono “prima gli italiani!”, agli italiani non hanno mai pensato, e quando lo hanno fatto l'hanno fatto male. Delle case popolari, del lavoro, degli asili nido per gli italiani, a loro non interessa niente. Quando voi non c'eravate ancora, alcuni di loro, per distinguersi da noi, usavano addirittura chiamarsi “padani” piuttosto che italiani, e per gli italiani manifestavano tutto il loro disprezzo. Prima ancora, altri della stessa specie hanno bastonato di gusto gli italiani per venti lunghi anni, riducendoli alla fame, opprimendoli sotto un'insopportabile dittatura e portandoli alla catastrofe di una dolorosissima guerra; pensate che per toglierli di mezzo, abbiamo dovuto organizzare la Resistenza e appendere il loro capo a testa in giù. Altri ancora, i più feroci, hanno spremuto agli italiani ogni goccia di sangue, facendoli vivere di stenti e sfruttando ogni più piccolo muscolo dei nostri uomini e donne, vecchi e bambini; dall'alba al tramonto, dall'infanzia alla vecchiaia, per secoli e secoli. Poi ci sono anche quelli, forse i più meschini, che percepiscono dallo stato milioni di euro per accudirvi, ma vi fanno vivere nella sporcizia e nella più totale promiscuità, vi fanno morire nella malattia, vi danno cibo scadente, vi insultano ed umiliano, vi disprezzano insomma; mentre si appropriano indebitamente di quei soldi. Non solo; poi fanno anche in modo che si pensi invece che li abbiate presi voi!...
Mentre a quelli come noi che vi difendono e aiutano come possono, loro riservano un trattamento diverso ma altrettanto speciale. Normalmente sono chiamati con disprezzo “buonisti”, poiché loro sono vili e ci vuole troppo coraggio per attaccare i “buoni”; poi ad alcuni può capitare di essere pesantemente insultati o minacciati, ad altri di essere aggrediti, ad altri ancora capita che gli brucino la porta di casa. E anche noi, che usiamo chiamarvi “amici”, non lo facciamo a cuor leggero, ma in aperta sfida alla loro stupidità e cattiveria.

Avete capito bene con chi abbiamo a che fare, cari amici migranti? Come li chiamate voi, dalle vostre parti, quelli così? Noi li chiamiamo ipocriti, sfruttatori, parassiti,entro le mura 350 260 egoisti, cattivi. Ma qualsiasi sia il nome che gli attribuiate, quando li sentite inveire contro di voi, facendo finta di difendere noi, sappiate che voi e noi gli facciamo schifo allo stesso modo.

Con nostra grande sorpresa, lo confessiamo, vi abbiamo visto venire qui da noi col cappello in mano, mentre noi pensavamo che prima o poi sareste venuti coi forconi. Sì, perché gli europei per oltre mezzo millennio sono venuti a casa vostra e vi hanno calpestati, schiavizzati, vilipesi, sfruttati, derubati di tutto ciò che avevate; hanno distrutto le vostre economie, le vostre culture, i vostri villaggi, le vostre religioni, le vostre famiglie, le vostre vite; hanno inquinato il vostro ambiente e le vostre menti, saccheggiato le vostre terre, torturato i vostri uomini, violentato le vostre donne, allevato i vostri bambini come bestiame umano. Perciò, vedervi ora col cappello in mano a chiederci l'elemosina di una vita neanche decente, ci fa un tantino impressione, e quasi ci fa dubitare di voi.

Ma nonostante ciò ora ci rivolgiamo proprio a voi, perché sappiamo che vi sono momenti in cui bisogna scegliere da che parte stare, nettamente, per non cadere nell'ipocrisia, nella cattiveria o, peggio ancora, nella da noi odiatissima indifferenza. E allora parteggiamo senza alcun dubbio per voi, che vi chiamate stranieri, piuttosto che con loro, che dovrebbero essere nostri compatrioti. Non perché pensiamo che voi siate tutti buoni o migliori di altri, e non vi siano invece tra di voi anche soggetti poco raccomandabili o assolutamente detestabili; ma perché voi siete gli ultimi, i diseredati, gli scacciati, i sopraffatti; e noi preferiamo stare con i sopraffatti, gli scacciati, i diseredati, gli ultimi, per quanto sporchi e cattivi, piuttosto che con i sopraffattori, per quanto profumati e sorridenti. E qualora fossimo costretti a scegliere, sceglieremmo voi anche contro coloro che, pur essendo tra gli ultimi e i sopraffatti, intendessero adottare contro di voi la stessa arroganza usata dai sopraffattori contro di loro.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

In compagnia dei nostri principi

Purtroppo, la nostra parte politica, quella a cui siamo appartenuti per lunghi decenni, salvo qualche suo lodevole ma polverizzato resto, ha abbandonato la difesa degli ultimi, per passare prima a difendere i penultimi, i terzultimi, e poi arrivare a difendere direttamente i sopraffattori. Oggi ci sarebbe stata molto utile per combattere la nostra battaglia di giustizia; ma essa, che una volta difendeva gli operai, i contadini, i diseredati, ora difende i banchieri, i gestori di giochi d'azzardo, i parassiti, i ruffiani, gli affamatori di popoli, i delinquenti, insomma i mafioidi di ogni specie, purché non abbiano niente a che fare col sudore della fronte. E così siamo rimasti quasi soli, ancorché in buona compagnia dei nostri principi.

Quasi soli, cari amici migranti. Sì, perché da qualche tempo abbiamo trovato un buon alleato in Papa Francesco. Lui si sta dando molto da fare per darvi, e darci, sostegno morale e materiale, per opporsi all'ignavia dei governi, ai soprusi dei malvagi che imperversano indisturbati per l'intero mondo; le sue associazioni di volontariato vi accudiscono costantemente, per quanto possono e sanno; le sue parole fanno tremare i nemici dei popoli. È vero che neanche lui se la passa troppo bene; imigranti 350 260nfatti alcuni dei suoi seguaci, che pure si definiscono cristiani, non sembrano intenzionati ad usare le loro male acquisite ricchezze, neanche la loro più piccola parte, per dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, da vestire agli ignudi, ricovero e conforto a chi scappa dalla guerra, dalla fame e dal dolore. Loro, pur chiamandosi cristiani, preferiscono stare col denaro, lo sterco del demonio, piuttosto che col popolo di Dio. La domenica vanno anche a messa, si confessano e fanno la comunione; ma state certi che non si sentono mai in comunione con nessuno: né con voi, né con noi ed ora neanche col loro stesso Papa. Anche lui, perciò, soffrirà un po' di solitudine; ma non arretra, perché sa che può contare su di voi e su di noi.
Sappiamo che molti di voi appartengono ad un'altra religione, ma non ci pare un problema; pensate: noi personalmente non ne abbiamo nessuna! Ma pensiamo che le religioni abbiano il compito principale di “religere”, appunto, e non di dividere. Non vogliamo, e non sappiamo, addentrarci in disquisizioni dottrinali, troppo sofisticate per le nostre modeste conoscenze; ma ingenuamente pensiamo che tutte le religioni abbiano a che fare con l'Amore, per quanto gli uomini possano utilizzarle per aggredire e uccidere i fratelli. Oggi, contrariamente a quanto successo lungamente in passato, sembra proprio che questo loro carattere stia emergendo, finalmente, con grande forza; nonostante i signori del denaro cerchino di sobillare i popoli per indurli a nuove guerre di religione, che sarebbero invece soltanto guerre tra poveri. Non sono di religione, le guerre che imperversano per il mondo; sappiatelo! Lo ripete in continuazione Papa Francesco: non è l'Islam che compie gli attentati in occidente, ma i signori del denaro; non è il Cristianesimo che bombarda le vostre città, ma i signori del denaro. Loro sono i nemici dei popoli, non le religioni.

Cari amici migranti, a questo punto starete ormai pensando che sarebbe ora di dire cosa vogliamo che facciate. Sinceramente, non lo sappiamo con precisione, ma pensiamo che qualcosa bisogna pur fare; certo non possiamo restare con le mani in mano. Noi iniziamo ad essere molto preoccupati, poiché l'attività diffamatoria nei vostri e nei nostri confronti sta entrando anche nella testa della “nostra gente”, quella che noi continuiamo a considerare la nostra gente; e vi sta mettendo radici. Si tratta dei nostri lavoratori, disoccupati, precari a vita, occupati ridotti alla fame, i senza casa... insomma gli ultimi, i diseredati, quelli poveri come voi, vessati come voi, turlupinati come voi, umiliati e offesi come voi; ma indotti dagli affamatori a stare contro di voi! E questo ci fa molto male, ci è insopportabile; dobbiamo trovare una soluzione, noi e voi, insieme o distintamente, per impedire che la nostra povera gente si scagli contro la vostra povera gente, in un reciproco annientamento. Dovete aiutarci a fare ciò che non stiamo riuscendo a fare da soli.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Primo: "Non rendetevi schiavi"

Vi elenchiamo finalmente qualche nostra idea generale, così, come ce la sentiamo e secondo i nostri consueti modi.

Innanzitutto, vi preghiamo, non rendetevi schiavi. Non accettate di lavorare per quattro soldi, pretendete di essere pagati come stabilito dalle leggi e dai contratti di lavoro italiani; pretendete che siano rispettate tutte le regole del lavoro; e quando vedete qualcuno che non le rispetta, ribellatevi, organizzatevi, lottate contro di lui con tutte le vostre forze. Dovete sapere che i nostri comuni sopraffattori approfittano della vostra indigenza per sfruttarvi e arricchirsi sulle vostre spalle, come hanno già fatto con noi; e poi dicono ai disoccupati italiani che voi gli rubate il lavoro, per creare inimicizia tra i poveri, e questo non deve più accadere. Lo sappiamo che molti italiani subiscono queste stesse prepotenze senza muovere un dito; ma dovete capire che molti di noi, soprattutto i più bisognosi, sono stati derubati anche della loro dignità, e non sanno più dove trovarne una. Ma ve ne sono anche altri che l'hanno preservata e non si piegano e lottano; lottate con loro. Anche voi avete già dimostrato di averla ancora, e di saperla difendere, la dignità. Vi abbiamo visto in azione contro le nostre mafie, che volevano sottomettervi e imporvi le loro sporche regole; ma voi avete saputo reagire con grande dignità e determinazione, mentre molti nostri connazionali abbassano tristemente la testa davanti a loro, da lungo tempo, e non trovano di meglio che rifugiarsi in un silenzio omertoso (che forse è meno grave della complicità, ma certo è un po' più vigliacco).

Una seconda questione a cui dovreste prestare la massima attenzione è quella di rispettare, voi, le nostre leggi. Potrà sembrarvi quasi una pretesa, visto che molti italiani non lo fanno, e magari si arricchiscono proprio non rispettandole. Ma sono proprio loro che bisogna combattere; e allora, non possiamo comportarci come loro. Noi le regole vogliamo rispettarle e farle rispettare, invece; e quando non ci piacciono, vogliamo combattere per cambiarle; oppure scegliamo di andarcene in un altro posto. E non basta che le rispettiate voi, e noi, individualmente; dovreste, dovremmo, anche fare in modo che le rispettino i vostri e i nostri concittadini. Se ci capitasse di vedere qualcuno operare contro le leggi, dovremmo, noi e voi, intervenire tempestivamente per fargli cambiare idea, con i buoni argomenti oppure denunciandolo alle autorità: non consentiamo che il suo cattivo comportamento comprometta la nostra onorabilità.antirazzismocattivo 350 260
(Vorremmo anche aggiungere, tra parentesi e senza presunzione nei vostri confronti, che rispettare le nostre leggi - ovviamente non tutte perfette e facilmente rispettabili, molte da cambiare - può aggiungere qualcosa al vostro spirito. I nostri antichi antenati, i Romani, sul diritto si sono dati molto da fare, e in tempi moderni il loro grande ingegno nel fare le leggi ha arricchito l'intero mondo occidentale e non solo. È un onore essere coinvolti, per voi e per noi, in una cultura tanto antica e di così gran valore.)
Come avrete notato, abbiamo parlato prima del vostro diritto a vedere rispettate le leggi, poi del vostro dovere di rispettarle. State certi che molti di quei signori di cui parlavamo prima s'inalbereranno di fronte a questa nostra scelta. “Prima il diritto, poi il dovere?”, ci chiederanno arcigni. Sì, gli risponderemo noi, perché se mettessimo il diritto per secondo, i doveri diventerebbero ordini: i loro; e allora vorrebbe dire che la nostra libertà sarebbe già perduta, che sarebbe già perduta la nostra dignità. Ma libertà e dignità sono esattamente l'obiettivo della nostra lotta, quindi...
Comunque, nonostante l'ordine che abbiamo dato ai diritti e i doveri, bisogna sapere che essi non debbono mai essere separati, e che la rivendicazione degli primi deve sempre essere associata all'assunzione di responsabilità relativa ai secondi. Non perché ce lo imponga qualcuno, ma per nostra libera e consapevole scelta.

Un'altra cosa che potreste fare per farci uscire da questa insopportabile situazione, sarebbe imparare davvero la nostra lingua. Non ve lo diciamo, come fanno quelli di cui parlavamo prima, con l'intenzione di scacciarvi dal nostro Paese, ma al contrario proprio per invitarvi a restare e a vivervi nel miglior modo possibile. Molti italiani non la usano, la lingua italiana, e altri non la conoscono proprio; ma l'italiano è una lingua antichissima e bellissima, molto ricca ed eloquente. Siamo sicuri che imparandola ve ne innamorereste e vi sentireste immediatamente più ricchi di prima. Vi sono molte istituzioni e associazioni, anche qui da noi in Ciociaria, che organizzano corsi di lingua per i migranti; cercatele e partecipate, magari riuscirete a coinvolgere anche qualche italiano. Se poi, una volta imparata la nostra lingua, vorrete anche insegnarla ai parenti e agli amici che avete lasciato a casa, ve ne saremmo immensamente grati; forse anche loro.

Cari amici migranti, siete venuti col cappello in mano, e noi vi ringraziamo di non essere venuti coi forconi. Ma adesso riponetelo, il cappello; cercate di aiutarci a combattere i sopraffattori e a costruire una comunità che ci accolga e raccolga tutti. Potreste riuscirci, voi che continuate a chiamarvi fratelli.
In amicizia.

Frosinone 8 gennaio 2017

 

 
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Un pomeriggio a Ceccano per parlare di diversità e integrazione

integrazione 20 dicembre ceccano 350 260di Gianmarco Capogna*Si è tenuto sabato 20 dicembre a Ceccano l'evento sulle politiche di integrazione a cui ha preso parte l'Onorevole del Partito Democratico Khalid Chaouki, Martina Innocenzi, Coordinatrice regionale dei GD Lazio, Andrea Crescenti, ricercatore e studioso dei temi della non discriminazione e dei diritti dei migranti, e Rosalia Mattone, dirigente del PD locale e membro di Forum Democratico, associazione che ha pensato e realizzato l'incontro.
Ho accettato con piacere l'invito ad essere tra i relatori in qualità di Responsabile Diritti e Politiche Sociali dei GD Lazio per testimoniare come, insieme con Martina, siamo sempre pronti a portare il nostro contributo quando si parla dei temi veri che riguardano l'attualità politica delle nostre città. Un ringraziamento particolare è rivolto a tutti gli amici del Forum Democratico che a Ceccano stanno portando avanti un progetto importante che riporta la politica, quella vera, fatta di temi e contenuti, tra la gente, a testimonianza che la partecipazione politica, e più in generale democratica, non è solo quella che ci riporta alla mente gli scandali di Mafia Capitale.
La questione dei flussi migratori è sempre esistita ma ha raggiunto negli ultimi anni la connotazione di vera e propria problematica a causa della (mala)gestione che è stata portata avanti con politiche di non accoglienza e respingimento che non hanno favorito in nessuna maniera l'integrazione. Che poi integrazione non significa altro che incontrarsi, conoscersi, capirsi, rispettarsi e arricchirsi vicendevolmente. Tutto questo è alla base di una cultura della differenza (positiva); un tema sul quale dobbiamo investire di più per assicurare alle nuove generazioni una società che sia più giusta ed egualitaria. Una responsabilità che come Giovani Democratici raccogliamo con serietà e determinazione perché siamo consapevoli che spetti a noi accelerare sul percorso delle riforme riguardanti i diritti e le libertà degli individui per costruire, insieme ad un nuovo Welfare State, un nuovo paradigma sociale capace di trainare il nostro Paese in avanti. Riforme come quella riguardante l'acquisizione della cittadinanza di voto per chi nasce in Italia o del diritto di voto per chi risiede da almeno 5 anni nel nostro Paese non possono più essere accantonate. Non perché siamo alfieri di una battaglia ideologica bensì perché siamo convinti che non si possa più speculare e fare politica sulla dignità degli individui, siano essi migranti o autoctoni. L'Unione europea ci ricorda nel suo/nostro motto che dobbiamo essere uniti nella diversità, perché riconoscere la diversità come fattore positivo significa arricchirsi socialmente, culturalmente e anche economicamente. E allora è necessario cominciare ad investire seriamente in politiche di integrazione che a partire dalle scuole di primo ordine e grado si facciano portavoce di una sfida culturale per abbattere pregiudizi e stereotipi al fine di costruire una generazione aperta alla cultura della diversità. Una sfida difficile e importante che ovviamente richiede anche l'adeguamento degli operatori scolastici a cui devono essere destinati corsi di formazione specifica (come avviene in tante altre realtà europee) e allo stesso modo un controllo puntuale della comunicazione pubblica e politica strumento attraverso il quale si insinuano nell'opinione pubblica il razzismo e la xenofobia. In più è necessario che la politica si impegni a riformare il sistema di accoglienza e reinserimento delle persone migranti che arrivano in Italia prendendo spunto dai modelli del nord Europa e in particolare dei Paesi scandinavi. Inoltre come Giovani Democratici ci faremo carico di vigilare sul rispetto dei diritti umani fondamentali nel nostro Paese, per assicurare a chiunque, sia esso italiano, migrante o rifugiato, che nessuno calpesti mai diritti e libertà inviolabili. Per questi motivi proporremo di istituire a livello regionale una consulta sui Diritti Umani che possa vigilare su queste questioni in tutto il Lazio. Un Paese che non investe in integrazione, diritti e libertà è un Paese incapace di investire sul proprio futuro.
*Responsabile Diritti, Politiche Sociali e Comunicazione GD Lazio

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Opportunità Integrazione

integrazione 20 dicembre ceccano 350 260Sabato 20 dicembre alle ore 18:00 presso l'ex Cinema Italia un incontro con Khalid Chaouki, deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, da sempre impegnato in politiche riguardanti integrazione, diritti, politiche sociali e rapporti interculturali.
L'obiettivo è aprire un confronto tra soggetti politici, operatori e cittadinanza all'interno di un quadro cittadino in continua evoluzione.

 

 

 

 

Integrazione locandina 20 dicembre 670

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