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Appello agli eletti nell'interesse dei disoccupati

Vertenza Frusinatedi Samuel Battaglini - Il 4 marzo il Popolo Ciociaro, ancor più rispetto a quello del resto d' Italia, attraverso il proprio voto, ha tracciato un solco tra passato e futuro, mandando a casa un vecchio modo di concepire la politica e premiando il nuovo. L' auspicio era quello di vedere finalmente la Terra di Cicerone, Libero De Libero, San Tommaso D'Aquino, tanto per citarne alcuni, essere rappresentata da una classe dirigente consapevole dell' onore ed allo stesso tempo dell' onere del quale era stata investita.

Ad oggi, a distanza di oltre nove mesi dal loro insediamento al governo ed in regione, oltre a tanti selfie e finti proclami, il nulla. Il termine Onorevole, nel senso più nobile del termine, non può essere un semplice appellativo da sfoggiare per rivendicare un traguardo raggiunto a discapito di altri, ma dovrebbe ricondurre ad un romantico senso di appartenenza ai valori verso i quali si dovrebbe essere fortemente legati, che affondano le radici nella tutela della propria comunità. Una comunità che a causa della incapacità di questa nuova pseudo classe - dirigente di fare quadrato quantomeno sui temi temi importanti che attanagliano la nostra provincia, rischia di vedere ulteriormente aumentare la fetta dei senza reddito.

Oltre mille lavoratori raccolti sotto la sigla di "VERTENZA FRUSINATE", se Regione e Governo non troveranno entro la fine dell' anno novecentomila euro, perderanno la mobilità in deroga (che non percepiscono da mesi) promessa dalla Regione Lazio il 28 febbraio attraverso un accordo firmato con i sindacati. Non serve nemmeno sottolineare che in un territorio già fortemente colpito dalla crisi occupazionale, altre mille famiglie lasciate a se stesse, rischiano di innescare una bomba sociale senza precedenti.

Novecentomila euro che, se messi a confronto con i milioni di euro spesi per la nuova sede dell' ASI, o dei contributi erogati per le tante sagre paesane, sono davvero una goccia nell' oceano. L' appello agli eletti, con particolare riferimento a coloro che hanno potere decisionale, è quello di mettere da parte invidie ed antipatie ed iniziare a fare squadra per porre rimedio a questo stato di crisi complessa, scegliendo se essere ricordati come coloro che hanno effettivamente aperto una nuova stagione fatta di speranze, o come coloro che hanno fatto rimpiangere l' usato garantito, preferendo i battibecchi sulle "letterine di Natale" piuttosto che la presentazione di emendamenti a favore di cause ben più nobili.

Il 31 dicembre è vicinissimo, ma non è ancora tutto perduto.

 

 

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Un Capoluogo senza interesse per la storia sua e della comunità

Frosinone oggetti volsci 350 260 mindi Ivano Alteri - Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la notizia del Premio FiuggiStoria-Lazio Meridionale e dei vincitori della VIII edizione, conclusasi a Fiuggi il 23 settembre scorso. Ma in quell'occasione ci eravamo limitati alla nuda cronaca, registrando passivamente l'evento, senza alcun commento. Tuttavia, riteniamo che esso sia meritevole di qualche considerazione, vista l'importanza che potrebbe avere per la Ciociaria una siffatta iniziativa.

Come si ricorderà, il Premio è organizzato dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni con sede a Roma (che, però, annovera tra le proprie articolazioni una biblioteca, ricca di ben 32.000 volumi, locata proprio a Fiuggi). Si tratta, quindi, di una iniziativa di privati cittadini organizzati, tra cui solo alcuni ciociari, che si preoccupano di far affiorare la storia della Ciociaria, in una terra che sembra non volerne avere una. L'unica presenza pubblica nel Premio consiste in un “patrocinio”, non oneroso, del Comune di Fiuggi. Insomma, le istituzioni pubbliche locali vi partecipano da spettatori passivi, benedicenti ma non paganti, pur essendo ormai arrivato alla sua ottava edizione.

C'è da aggiungere che anche i libri presentati in concorso sono frutto del lavoro volontaristico degli autori, con il supporto sporadico di soggetti privati, quando non proprio col sacrificio economico individuale degli autori medesimi. Ora, ci chiediamo dove possa sperare di arrivare una terra come la nostra con una tale indifferenza nei confronti della propria storia, soprattutto da parte di chi ne gestisce la cosa pubblica e ne guida le popolazioni.

In particolare, ci chiediamo come Frosinone città pensi di svolgere il proprio specifico ruolo di città capoluogo, in un ambito fondamentale come quello della memoria del territorio. Anzi, ci chiediamo come possano pensare di amministrare correttamente la città coloro che non si curano di conoscerne e vivificarne le sue stesse radici, a prescindere dai colori politici (ormai tristemente sbiaditi). Infatti, due dei titoli vincitori del premio sono frusinati, e frusinati sono i loro autori. Il primo, in ordine di tempo, è stato “Frosinone alla fine dell’Ottocento: storia politica e sociale della città tra l’800 e il 900 dall’annessione al Regno d’Italia all’attentato al re Umberto”, di Maurizio Federico, vincitore dell'edizione 2016 del Premio; il secondo, è stato “Storia dell’Ospedale Umberto I di Frosinone”, di Gerardo di Giammarino, vincitore dell'edizione 2017. Ma in entrambe i casi, non s'intravvede traccia di un qualsivoglia supporto pubblico, tanto meno del comune di Frosinone.

Quel che conosciamo della città è quasi del tutto legato alla storiografia nazionale o a quell'attività volontaristica di coraggiosi che rischiano del proprio, spesso nell'indifferenza generale. Specie per alcuni periodi di enorme interesse, come quello del fascismo, la città in sé può ricorrere soltanto alla tradizione orale (finché dura), come si faceva tra le popolazioni pre-storiche. Come ci riferiva lo stesso Federico in una conversazione di qualche giorno fa, nessuno si è mai cimentato nella ricerca sul quel periodo a Frosinone, né tanto meno su quelli successivi. Mentre però affiorano accidentalmente (accidentalmente!) notizie su schedature di massa di “antifascisti”, “sovversivi”, “comunisti”, “socialisti”, “anarchici” per migliaia di cittadini, ad opera dei fascisti, da una parte; e, dall'altra, elenchi dettagliati di gerarchi, picchiatori, squadristi, ad opera del Cln; a riprova di una “partecipazione” niente affatto marginale della città e del territorio alla storia nazionale.

A fronte di tale indifferenza per la storia moderna, non poteva mancare, ahinoi, quella verso la storia classica e, neanche a dirlo, per la preistoria. Sono lì a testimoniarlo leMura ciclopiche vicende legate all'Anfiteatro Romano, sepolto sotto un palazzo in Viale Roma; alle Terme Romane, su cui il comune ha autorizzato recentemente l'edificazione dell'ennesimo palazzone; al Cittadino Volsco, che non si riesce ad esporre presso il Museo Archeologico cittadino per mancanza di qualche centinaio di euro; o quelle ancor più scandalose del sito archeologico di Selva dei Muli, contenente un villaggio eneolitico d'importanza straordinaria e resti di mura romane d'epoca repubblicana, su cui era stato progettato, e in trent'anni mai realizzato, niente di meno che un interporto merci (e sui cui reperti, in un precedente articolo, chiedevamo lumi alle autorità: ad ora, nessuna risposta pervenuta).

L'inerzia sopra descritta comunica desolazione, pressapochismo, superficialità, inadeguatezza alla cura dei beni comuni, memoria in primis. Una situazione che, per fortuna, inizia a suscitare scandalo crescente anche tra i non addetti ai lavori, poiché sta passando, vivaddio, l'idea che la memoria non riguardi in esclusiva gli storici, che lo facciano per mestiere o per spirito volontaristico, ma l'insieme dei cittadini, l'insieme delle comunità. Le quali, senza memoria collettiva, non possono neanche sperare di vedere evolversi le proprie condizioni di vita: né economiche, né sociali, né culturali... come nessun albero potrà mai innalzare le proprie fronde al cielo senza aver prima affondato saldamente le radici nella terra.

Occorrerebbe, perciò, una netta inversione di tendenza e, personalmente, riteniamo che proprio Frosinone dovrebbe esserne promotrice e motrice, nella sua qualità di città capoluogo. Forse, si potrebbe iniziare dal fornire risposte chiare e convincenti ai tanti dubbi legati alla gestione dei beni archeologici in città e sul suo territorio; e dal Premio FiuggiStoria-Lazio Meridionale: sia supportandolo direttamente sia chiamando a raccolta, allo scopo, le altre istituzioni locali, pubbliche o private che siano.

Frosinone 27 settembre 2017

 
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Cinque soli? Si, una coraggiosa avanguardia per un grande esercito nell'interesse di tutti

marchionne 350 260di Ignazio Mazzoli - Lo sciopero proclamato dalla Fiom, alla Fca di Pomigliano, contro il ricorso al lavoro straordinario di sabato mentre metà dello stabilimento è in cassa integrazione, era più che giusto perchè siamo davanti ad un'ingiustizia clamorosa.
Vediamo di parlarne a proposito.
Metà dello stabilimento è in cassa integrazione e l'altra metà è costretta a turni aggiuntivi, straordinari. Basterebbe questo a fare insorgere un qualunque sindacato che si ponesse davvero il problema della difesa dei lavoratori. Non è cosi. Il sindacalismo complice che in Fca è ormai strutturalmente d'accordo con Marchionne a prescindere, sembra ormai molto evidente. Quella che è, quindi, una clamorosa ingiustizia, tra le altre cose disvela cosa intendano realmente le imprese per "produttività", diventa persino una conquista, un'opportunità che in tempi di crisi non ci si deve far scappare.

Il riposo forzoso di metà dello stabilimento è pagato con soldi pubblici, anzi dei lavoratori per essere precisi e l'insieme dello stabilimento non sembra avere grandi prospettive senza una nuova produzione che affianchi la Panda.
Come era largamente previsto, lo sciopero Fiom raccoglie pochissime adesioni. La canea confusionaria e reazionaria che si è scatenata contro la Fiom, accusata di un clamoroso flop, ha l'evidente scopo strumentale di dimostrare lo scarso seguito della stessa tra i lavoratori. La Fiom non riuscirebbe più a comprendere i lavoratori, avrebbe in sostanza la testa tra le nuvole, agitata da un'ideologia ormai superata... (qualcuno di proposito, evidentemente, ha dimenticato lo sciopero generale di dicembre 2014 e le precedenti settimane di lotta che hanno dimostrato una gran voglia di difendere lavoro e diritti)

La verità, è profondamente diversa e lo sanno in molti, almeno tutti quelli che lo vogliono sapere. Il ricatto che si esercita sui lavoratori Fca ex Fiat è sostanzioso. Non solo perché sono in un luogo simbolo dell'arbitrio padronale dopo la rottura del 2010, ma anche perché lavorare o essere in cassa integrazione con ben poche possibilità di essere richiamato, fa una grande differenza. Non bisogna mai dimenticare come sono stati costruiti gli elenchi dei lavoratori di serie A e B, i salvati e gli esuberi.
Ciò che accade in Fiat ha sempre agito da esempio (cattivo anche). Non è un caso che il modello Marchionne ha fatto da apripista alla destrutturazione del sistema contrattuale e sociale del paese. Oggi quel modello si è imposto anche grazie agli accordi sindacali Cgil Cisl Uil, dal 28 giugno 2011 al testo unico del 10 gennaio 2014, che ne hanno assunto i principi di fondo. La strada per la ricostruzione di un insediamento sindacale e di nuovi rapporti di forza per queste ragioni sarà inevitabilmente lunga e laboriosa.

Tuttavia, proprio perché quello era uno sciopero sacrosanto e ne siamo convintissimi, su quella strada bisogna proseguire. Andrebbe aperta una riflessione sulle forme di lotta e sulla vertenza Fiat più in generale. Sarebbe un errore non valutare attentamente quanto accaduto. Sono diversi gli stabilimenti in piena ripresa produttiva, laddove cioè la lotta può avere un peso importante, mentre per altri sembra avviata la strada della lenta dismissione. Sembra, quindi, decisivo il tema di come in questo quadro agisce il conflitto in rapporto stretto con chi è escluso dal lavoro.

Organizzare i cassintegrati per rivendicare la piena occupazione nel gruppo, sebbene non privo di tensioni nel rapporto tra chi lavora e chi è in cassa, è un elemento determinante per costruire iniziative di lotta efficaci. Promuovere cioè la lotta contro la fatica di fabbrica, e le dure condizioni imposte in Fca, con quella per la piena occupazione. Strada complicata e difficile ma senza alternative. O si riapre la battaglia generale, dentro e fuori le fabbriche, contro il modello Fca di esclusione e super sfruttamento o inevitabilmente le iniziative sindacali avranno sempre meno peso.
Alla Fiat-Sata di S.Nicola di Melfi le linee da un paio di mesi viaggiano all'impazzata. Come un treno ad alta velocità che non conosce fermate. Gli operai appaiono come automi stanchi e stremati.
"La velocità della linea è aumentata, non riesco più a stare al passo". Vuol dire che "solo il tempo di montare una vite o un bullone e girarmi e mi trovo fuori postazione". Il treno corre in fretta. In particolare la linea che sforna Jeep Renegade e 500X neanche fossero merendine. In un solo turno si producono oltre 500 auto. "Ci stanno schiattando il fegato", si disperano. E a lamentarsi non sono neanche i lavoratori più riluttanti ai ritmi, ma quelli che sono conosciuti come i più efficienti e veloci. Raccontano le cronache che non mancano per chi le vuole leggere.
Le lamentele, però, che fine fanno? Si soffre in silenzio. Prevale paura, silenzio e alienazione. Le tutele sono decrescenti. Qualche giorno fa, a Melfi gli operai hanno votato per eleggere i rappresentanti sindacali in azienda. In testa c'è la Uilm. Poi a seguire tutti gli altri. Tranne Fiom (Cgil), che non ha sottoscritto il contratto nazionale e non ha rappresentanti in azienda. Se chiedi ad un operaio come mai non si rivolga ai neoeletti 'rappresentanti' per denunciare i nuovi ritmi 'impazziti' di lavoro, ti risponde laconico: "E dove sono i nostri rappresentanti?".
Già, dove sono? Di sicuro conoscono il problema, ma non osano ribellarsi ai diktat di Sergio Marchionne. Produrre, produrre, accelerare. Sono queste le parole d'ordine. Melfi modello esemplare. E con la Fiom fuori gioco, controllare il dissenso operaio è un 'gioco' da ragazzi. In affanno, gli operai, con la lingua a terra e neanche 'il diritto' di lamentarsi.
Allora? Cinque soli? Si, una coraggiosa avanguardia di un grande esercito da organizzare nell'interesse di tutta la società e dei suoi diritti.

Non basta rimpiangere il Pci. Che senso ha rammentare il suo rigore per rimbrottare i protagonisti di oggi? L'insegnamento del Pci va raccolto e messo a profitto soprattutto sapendo coglierne l'ispirazione innovatrice che ha saputo infondere nella Costituzione antifascista e repubblicana, che stanno liquidando a mozzichi e bocconi. Quella è l'eredità da ricordare e difendere. Il rigore di quel partito, accettato da tutti, aveva un prezzo: la consapevolezza di lottare per una società più giusta. Oggi manco si conosce un qualche progetto di società.
Responsabilità ce l'hanno sicuramente quelli che avrebbero dovuto avere a cuore quell'eredità ed invece hanno fatto a gara per accreditarsi di fronte al potere finanziario ed al grande capitale. Gli stessi che si costringono ad accettare pseudo-riforme e riduzione degli spazi di democrazia senza sapersi neppure battere nel loro partito per impedire questa brutta e odiosa restaurazione paleocapitalistica.

fonti delle cronache: controlacrisi.org, ilfattoquotidiano.it, huffingtonpost.it

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Valle del Sacco di nuovo è sito d'interesse nazionale

valle del sacco 350Rete per la Tutela della Valle del Sacco - SIN Valle del Sacco: il Ministero torna titolare, ricostituzione delle speranze di bonifica o dello scaricabarile?

In data 16 luglio 2014, a seguito del pronunciamento del TAR Lazio circa il relativo ricorso promosso dalla Regione Lazio, a cui si è aggiunta ad adiuvandum la nostra associazione, è stato di fatto reintegrato il Sito di Bonifica di Interesse Nazionale (SIN) della Valle del Sacco, depennato inopportunamente dalla lista dei SIN di competenza del Ministero dell'Ambiente in data 11 gennaio 2013 (e dunque transitoriamente declassato a Sito di Interesse Regionale). Pendendo l'esito di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato, è stata dunque anche ristabilita la titolarità ministeriale del SIN, come riconosciuto dallo stesso Ministero dell'Ambiente in sede della riunione tecnica preliminare tenutasi in data 8 settembre 2014 (partecipanti: Regione, Arpa, Provincia FR, ASL RM G, ASL RM E; assenti: Provincia RM, ISS, ISPRA).

In occasione della sentenza del 16 luglio 2014, abbiamo espresso la speranza che ciò potesse tradursi con una certa celerità in concreti benefici socio-ambientali per la nostra Valle, inquinata a causa del disprezzo degli interessi industriali per la tutela della salute della popolazione e dell'inerzia (se non delle connivenze) delle pubbliche amministrazioni.

Ricordiamo la vicenda per sommi capi, non è facile per chi non la segue quotidianamente orientarsi in tale confusione.

Nonostante la Corte di Cassazione del Tribunale di Velletri avesse emanato nel 1993 l'obbligo di bonifica dei 4 ettari di area dell'agro colleferrino gravemente contaminata da discariche illecite prodotte dall'industria locale, la Regione Lazio, pur approntando un piano di bonifica, lo lasciava sulla carta.

Gli inquinanti determinavano alla fine la contaminazione dell'acquifero: isomeri del lindano (in particolare il beta-esaclorocicloesano), parenti del DDT, si rilevavano a più riprese a partire dal 2004 nello stesso fiume Sacco, fino al definitivo accertamento della presenza del contaminante nel latte bovino in area vasta. La Presidenza del Consiglio dei Ministri riconosceva con decreto 19 maggio 2005 lo stato di emergenza socio-economico-ambientale per l'area di 9 Comuni delle province di Roma e Frosinone, estesa tardivamente, in data 31 ottobre 2010, ad altri 11 Comuni del Frusinate, con estensione finale dell'area ripariale necessitante bonifica da Colleferro a Falvaterra (confluenza del fiume Sacco con il fiume Liri).

La suddetta area era gestita da preposto Ufficio Commissariale, il quale a nostro avviso operava positivamente in relazione alla messa in sicurezza d'emergenza della fonte della contaminazione, negativamente in relazione al risanamento agro-ambientale della fascia ripariale del fiume Sacco, anche per la sovrapposizione di competenze con la Regione Lazio e lo storno di fondi ministeriali già stanziati da parte del governo. Tale risanamento non è ancora iniziato, nonostante siano trascorsi quasi dieci anni dal riconoscimento dello stato di emergenza. Benché la bonifica non fosse conclusa, l'ultima proroga delle attività dell'Ufficio Commissariale scadeva il 31 ottobre 2012.

Nonostante l'area di pertinenza commissariale fosse già stata riconosciuta come SIN in data 2 dicembre 2005, il 31 gennaio 2008 il Ministero dell'Ambiente avviava l'istituzione di un ulteriore enorme SIN collegato, distinto però dall'area precedente e di propria diretta competenza, comprendente, in perimetrazione provvisoria, l'intero bacino imbrifero del fiume Sacco, per un totale di ulteriori 51 Comuni, al fine di appurare l'eventuale presenza di altre situazioni di inquinamento di interesse nazionale. L'incarico di sub-perimetrare tale vastissima area, al fine di identificare le aree rilevanti per attività di messa in sicurezza d'emergenza, caratterizzazione, bonifica e ripristino ambientale, veniva affidato, da convenzione tra Ministero dell'Ambiente, Regione Lazio e ARPA Lazio, all'ARPA sezione di Frosinone, che lo concludeva in termini inadeguati e fallimentari, tanto da indurre il Ministero a non corrispondere l'ultima tranche del relativo finanziamento nell'agosto 2014.

Veniamo al presente. Le prime battute del neoricostituito SIN ministeriale sembrano seguire il solito copione: da un lato pochi uffici o meglio singoli tecnici coscienziosi e seri, cui va la nostra stima; dall'altro inefficienze amministrative, sovrapposizione di competenze e scaricabarile. In particolare, si profilano due ordini di questioni delicatissime da risolvere quanto prima.

1. La nuova perimetrazione del SIN. Paradossalmente, si è tornati indietro, dalla subperimetrazione alla perimetrazione. Si tratta cioè di riconsiderare daccapo la stessa definizione dei Comuni inclusi e relative aree. Ad esempio, il Comune di Ferentino, prima escluso dal SIN (ma presente nell'area emergenziale) dovrebbe rientrare nel SIN, in quanto la presenza di aree contaminate da amianto (ex Cemamit) rientra nei relativi parametri istitutivi. Naturalmente ciò rappresenta sulla carta l'opportunità di risolvere problematiche ambientali di grande rilievo. Non pare però si proceda come opportuno. La perimetrazione è stata affidata, come da riunione tecnica dell'8 settembre 2014, alla Regione Lazio; successivamente dalla Regione ad ARPA. Quest'ultima pare non abbia ancora inviato la propria proposta di perimetrazione al Ministero, nonostante il tempo scaduto e ripetuti solleciti.

2. La certificazione del barrieramento idraulico definitivo della zona contaminata a protezione dell'acquifero di Colleferro. I relativi lavori, finanziati da ingenti fondi pubblici e privati (SE.CO.SV.IM.), sono stati diretti dall'Ufficio Commissariale. Tale barrieramento definitivo, ormai completato da circa 2 anni, non può entrare in funzione in quanto la Provincia di Roma si rifiuta di riconoscere la propria relativa competenza, che sembra chiaramente stabilita dalla normativa e che non ci sembra sia mai stata messa in discussione per gli altri SIN. Rimane dunque in funzione il barrieramento idraulico provvisorio, che naturalmente offre minori garanzie, e peraltro con autorizzazione formalmente scaduta. La ASL RMG ha più volte espresso preoccupazione per la situazione dell'acquifero comunale, in relazione alla mancata autorizzazione dell'entrata in opera del barrieramento idraulico definitivo e al mancato avvio della bonifica degli acquiferi sottesi ad alcune porzioni dell'area contaminata.

ASL RMG e RME chiedono inoltre, nella riunione tecnica dell'8 settembre 2014, che le attività di bio-monitoraggio sulla popolazione della Valle del Sacco vengano estese su una porzione più ampia del territorio, ricercando ulteriori sostanze inquinanti.

I primi vagiti del reintegrato SIN sembrano in sostanza riprodurre le dinamiche del passato, aggravate dagli odierni problemi che affliggono tutti gli enti pubblici e di controllo, privi di risorse e disorientati da continui provvedimenti legislativi al ribasso. La farraginosa sovrapposizione delle competenze e l'inerzia amministrativa sembrano potersi superare in primo luogo puntando su una maggiore assunzione di responsabilità da parte degli enti locali, anche attraverso l'istituzione di forme più efficaci di coordinamento, e soprattutto sulla partecipazione ai processi decisionali delle associazioni territoriali, investendo inoltre sulla formazione di un'opinione pubblica consapevole. Viceversa, le associazioni non potranno fare altro che tentare di correggere le storture dell'azione amministrativa in sede giudiziaria.

Valle del Sacco, 02.11.14

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A scuola non 18, non 24, ma 36 ore nell'interesse degli insegnanti

scuole aperte per ferieFausta Insognata Dumano - La Puglisi, senatrice del PD: «Scuole aperte tutto il giorno per permettere di vivere la scuola come casa propria».
Dopo la famiglia del Mulino Bianco arriva la scuola del Mulino Bianco, dove puoi fare musica, sport, trovi libri e computer.....scuole aperte fino alle 22, scuole aperte a luglio. E... voi prof fancazzisti basta con queste 18 ore, non cominciate con quel ritornello del lavoro sommerso, invisibile.
Ovviamente come da tradizione, i governi amici (non mio amico) le rivoluzioni-involuzioni le fanno in estate, a scuola in questo periodo a presidiarle la pattuglia degli studenti maturandi (non è problema loro) e i vacanzieri prof impegnati tra maturità e i debiti degli studenti da saldare, i prof precari, i danneggiati dalle 36 ore sono stati licenziati il 30 giugno.
L'unica voce che ancora riesce a farsi sentire organizzando sit in, mobilitazioni, sono i precari. La rimanente categoria non riesce neanche a manifestare la nausea, sonnolenta e apatica, sogna di andare in pensione prima di utilizzare il pannolone......
Io non so che film hanno visto queste menti geniali che circondano la ministra Giannini e il rottamatore Renzi. Mi sembrava che la moglie del rottamatore fosse un'insegnante, ergo dovrebbe conoscere lo stato di salute degli edifici scolastici. Allora siccome io sono una che la scuola la vive nel film quotidiano provo a narrarvi due o tre cose del discount "Mulino Bianco"......prendete un volantino di quando eravate studenti, poi prendete un volantino dei vostri figli o nipoti, le richieste sono le stesse: PALESTRA???? Verificate quante scuole hanno una Strutture fatiscentiStrutture fatiscentipalestra.....una mensa, un luogo dove gli studenti possano studiare. Sentirsi a casa in aule pollaio, stipati in banchi, con termosifoni spesso rotti, sauna garantita a maggio, a luglio baciati da un ventaglio di carta.
Mulino Bianco....dove ormai scolletti pure per la carta igienica. Mulino Bianco .....Sentirsi a casa: prof sposatevi tra prof, portatevi un letto matrimoniale, così siamo veramente innovativi. Scuole aperte 24 ore al giorno, durante l'estate scambi culturali, chi sta a Roma va a Venezia, chi sta a Biella va a Cefalù. Scuole aperte l'estate. Poi mi raccomando fate i bravi, pensiero unico con il dirigente, sarà lui a decidere il premio della meritocrazia.Barriere architettonicheBarriere architettoniche
Un consiglio spassionato agli insegnanti elettori di Renzi abbiate il pudore di tacere. La Puglisi nella nota che vi allego ha detto che lo sapevate perchè era nel programma.....
Io vi confesso spero di vincere il gran premio........e solo per inciso do un consiglio, dovrebbe essere obbligatorio uno stage nelle scuole,così prima di parlare delle scuole MULINO BIANCO scoprite le merendine ammuffite......

Nella pagina "Politica scolastica" del sito tecnicadellascuola.it la senatrice Francesca Puglisi, capogruppo Pd in Commissione Istruzione a Palazzo Madama, supporta la proposta di Reggi definendola una proposta che valorizza gli insegnanti.  Mercoledì, 02 Luglio 2014. Ecco come lo fa -

«Il patto per la scuola presentato da Reggi oggi con un'intervista, ricalca gli impegni che ci eravamo assunti con gli elettori alle scorse elezioni politiche: scuole aperte tutto il giorno per permettere agli studenti di vivere la scuola come la propria casa, dove tornare a studiare da soli o in compagnia trovando libri e pc, fare musica e sport.
Dare valore all'autonomia scolastica e alla professionalità dei docenti, dando piena libertà di organizzazione della didattica e offrendo una remunerazione aggiuntiva a chi si occupa di orientamento o di coordinamento delle attività didattiche. Chi tuona preventivamente contro, affiancando questa riforma ai pasticci montiani sulla scuola, sbaglia».
«Profumo - continua la parlamentare dem - propose 24 ore di lezione frontale per tutti gli insegnanti, da quanto leggo nell'intervista di Reggi invece, chi decide che parte del tempo che spende oggi a casa per correggere i compiti e preparare le lezioni, decide di farlo a scuola, riceverà una retribuzione aggiuntiva, fatti salvi gli scatti di anzianità per tutti, che fanno oggi dell'Italia l'unico paese che ha questo sistema di integrazione salariale degli insegnanti. Non ci siamo sempre lamentati del lavoro volontario che oggi i docenti fanno per migliorare la qualità della scuola, senza ricevere alcun riconoscimento?»
«Questi principi - conclude Puglisi - sono già presenti nelle proposte di piattaforma per la discussione del nuovo contratto nazionale dei principali sindacati. Rileggere per credere».

Da leggere anche: http://informazionescuola.it/2014/07/02/la-mazzata-alla-scuola-arriva-dal-governo-renzi-quello-votato-dagli-insegnanti/

http://www.orizzontescuola.it/precari-casa-laumento-delle-ore-lavoro-dei-docenti-ruolo-cub-lancia-subito-mobilitazione

 

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Un solo linguaggio nell'interesse di tutti gli italiani

s.camusso produttività 225300di Ignazio Mazzoli - Che stra...ordinaria circostanza! A pochi chilomerti di distanza in due comuni diversi della provincia di Frosinone il segretario del più forte sindacato italiano, la Cgil ed il presidente dell'Associazione degli imprenditori, la Confindustria. Susanna Camusso a Ceccano e Giorgio Squinzi a Supino. Due eventi certamente di dimensione provinciale, ma non da tutti egualmente ritenuti tali. Come nasce questa duplice e significativa presenza?
Certo, per la Cgil si trattava, in occasione della sua festa d'estate anche sottolineare il cambio al vertice della Segreteria Provinciale. Domenico De Santis, dopo sei anni di forte impegno, come vuole lo statuto della sua organizzazione, lascia la guida del sindacato provinciale che viene assunta da Guido Tomassi, fino ad oggi potente segretario dello Spi-Cgil. Un fatto senza dubbio in grado di chiedere al segretario generale Susanna Camusso di essere qui, in questa provincia fra le le più disastrate d'Italia per disoccupazione e crisi economica.
Sarà questa presenza ad avere richiamato Giorgio Squinzi? Forse mai lo sapremo, ma certo che un venerdì di luglio infuocato da Caronte, così emblematico per il mondo del lavoro, non si ripeterà tanto facilmente.

Quale può essere il compito di queste brevi note? Si tratta di sapere come è possibile rispondere a quella vera e propria "crisi nella crisi" che ci consegna una caduta di reddito, occupazione, produzione ed investimenti molto peggiore della media europea, per la massima parte generata dagli effetti delle manovre dei governi Berlusconi e Monti, combinati con la particolare intensità e gravità della stagione delle privatizzazioni nel nostro paese, con l'idea che la sola politica industriale fosse la precarizzazione, la compressione di salari e diritti del lavoro? Susanna Camusso con Guido Tomassi, Manuela masliziola e Domenico De SantisSusanna Camusso con Guido Tomassi, Manuela Maliziola e Domenico De Santis Susanna Camusso con Guido Tomassi, Manuela Maliziola e Domenico De SantisL'Italia è stata seconda solo al Giappone nei processi di privatizzazione degli ultimi venticinque anni: Susanna Camusso con Guido Tomassi, Manuela masliziola e Domenico De SantisSusanna Camusso con Guido Tomassi, Manuela Maliziola e Domenico De Santis un bilancio totalmente fallimentare, di cui ora ci si appresta a lanciare la fase conclusiva.

Susanna Camusso interrogata da un Alessio Porcu, direttore di Teleuniverso, particolarmente incalzante e stimolante è entrata sempre nel merito dei quesiti che le venivano posti con grande onestà intelletuale come quando ha riconosciuto che "di fronte a certi numeri della disoccupazione (solo in questa provincia sono 100.000 i senza lavoro) ci sono concorsi di responsabilità perchè i profitti non sono andati agli investimenti e perchè le risorse non si sono concentrate nei giusti settori e bisogna ripartire da quel 30% di buona industria che invece ha dimostrato con i fatti qual è la strada da seguire". Per quanti sforzi facciamo non riusciamo a vedere traccia di quel 30% qui da noi, dove da anni i sindacati unitariamente denunciano l'inerzia degli imprenditori e la scarsezza di investimenti per non parlare di assenza d'innovazione. L'esempio "più luminoso" è nel comportamento della Fiat.
Quale sarà il destino dello stabilimento di Piedimonte? Perchè i titolari ed i responsabili di questa azienda multinazionale non vengono chiamati a rendere conto al Governo italiano ed alla Regione Lazio delle loro intenzioni? Il futuro di quest'area può prescindere dalle sorti dell'industria dell'auto nel Basso Lazio? Non si può accettare l'attuale stato di incertezza sul suo futuro e su quello del suo indotto e per di più in un regime di cassa integrazione che prevede il lavoro per pochi giorni al mese. L'indotto in quest'area non può essere buttato a mare. Anche per questa ragione si devono continuare a costruire automobili. I processi industriali nel meridione del Lazio richiedono una vincolante ricollocazione della Fiat o di altra casa automobilistica. E, l'indotto di quest'area va messo in condizione di lavorare per tutte le industrie automobilistiche e non essere vincolato solo Ascoltando Susanna CamussoAscoltando Susanna Camussoalle commesse Fiat o di una sola azienda.

Lavoro e diritti non sono negoziabili, appello all'imprenditoria sana sono stati veri e propri punti di programma nella rappresentazione del segretario generale della Cgil.Ascoltando Susanna CamussoAscoltando Susanna Camusso
Soprattutto la posizione del sindacato ci pare di interesse generale perchè far lavorare tutti facendoli guadagnare il giusto è l'interesse di tutti i cittadini italiani. Ci vuole un programma d'investimenti riprogettando le tipologie industriali, ampliando e riformando le infrastrutture, applicando nuove tecnologie, investendo nella banda larga, incentivando la formazione e la ricerca.

In apertura si è accennato alla contemporanea presenza di Camusso e Squinzi, ma non si deve dimenticare di segnalare che entrambi hanno parlato a due uditori nella sostanza simili: erano costituiti dagli addetti ai lavori di entrambe le organizzazioni. Purtroppo la frattura non è solo fra istituzioni, partiti e cittadini, ma, evidentemente, va oltre.

Questo nostro popolo vuol essere protagonista. Noi tutti vogliamo essere protagonisti.Il dono del libro "Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata. 1951-1962"Il dono del libro "Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata. 1951-1962" C'è bisogno urgente di un vasto movimento di lavoratori e del mondo economico, una specifica iniziativa per aprire un dialogo con le forze politiche, sindacaliIl dono del libro "Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata. 1951-1962"Il dono del libro "Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata. 1951-1962" e imprenditoriali, le istituzioni in modo da ridisegnare un modello di sviluppo non vincolato solo al contingente ma capace di puntare alle prospettive, dottando strumenti efficaci di controllo e di verifica degli obiettivi che si vogliono raggiungere. C'è da rimetter in moto le dinamiche sociali Presidente Letta E' la diseguaglienza e l'ingiustizia che generano inconciliabilità. Facciamo che Papa Francesco non parli al vento anche lui.
Occorre un movimento organizzato e unitario, ampio e convinto che entri nel merito e formuli proposte credibili per costruire lo sviluppo necessario. Solo così si potrà avere "un Paese normale" che non nasce certo cancellando i partiti per sostituirli con organizzazioni personali, nè facendo antisindacalismo d'accatto relegando la cronaca dell'iniziativa svolta a Ceccano a pagina 31 in Area Ovest, dopo avere dedicato agli industriali le prime 3 pagine di qualche giornale.

Commento pubblicato dal quotidiano L'inchiesta del 30 luglio 2013

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