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Un italiano in Iraq ci racconta cosa accade lì

iraq attentato italia incursori oggi non rientreranno 390 minLa sezione di Latina del Movimento Federalista Europeo vuole condividere la testimonianza di un proprio militante attualmente in servizio in Iraq, Luigi Pappalardo. UNOeTRE.it è assolutamente disponibile a soddisfare questa richiesta di condivisione, dal momento che ancora una volta il mondo ha davanti uno scenario di guerra possibile. Sentiamo forte l'esigenza di superare gli egoismi internazionali e di garantire all'Europa e all'intero globo la pace, cosa possibile soltanto con le unificazioni regionali di tipo federale a cominciare dall'Unione europea.

Ogni volta salutiamo l’anno che si chiude con rimorsi per gli errori commessi, ma con la speranza che l’anno che verrà possa essere migliore, che le guerre possano magicamente finire nel nuovo anno e le persone possano vivere la loro vita in pace e serenità in tutto il mondo. Ma ecco che anche il 2020 viene rovinato sul nascere da una nuova guerra.

Questa volta per me però è particolarmente straziante, perché quest’anno per la prima volta non mi trovo nella mia Latina a guardare da lontano, ma sono qui, dove la vita di milioni di persone sta per essere stravolta dall’ennesima guerra. Mi chiamo Luigi, sono stato segretario della locale sezione e militante del Movimento federalista europeo, e da qualche mese lavoro nella cooperazione internazionale nel Kurdistan Iracheno nel Governatorato di Erbil. Lavoriamo in una città meravigliosa, che in solamente due anni si è rialzata dalle tragedie lasciate dall’ISIS, conoscendo alcuni dei protagonisti di questa ricostruzione e centinaia di persone che ogni giorno lavorano per rendere questo paese un posto migliore.

La mattina del 3 gennaio 2020 però tutto è cambiato, ancora. L’espressione sul viso di tanti amici e amiche è cambiata e tutti cerchiamo di fare previsioni di quello che sarà il futuro qui. La regione del Kurdistan gode di un’autonomia speciale che ci assicura un buon grado di sicurezza, qui lavoriamo per lo sviluppo economico e sociale della popolazione, mentre nel resto dell’Iraq altri amici ancora lavorano alla ricostruzione, dove le macerie dell’ISIS sono ancora visibili.bandiera della pace 350 min

Poi ci sono gli amici di Baghdad, con cui ho trascorso il primo Natale iracheno, che da oltre tre mesi aiutano i ragazzi e le ragazze che protestano a Piazza Tahrir contro un governo diviso per etno settarismi, i quali membri governano per tutelare gli interessi particolari dei propri gruppi etnici o settari. Proprio da questa forma di governo che ha soppresso i musulmani sunniti, rei di aver appoggiato Saddam Hussein prima del 2003, è nato l’ISIS. La storia dell’Iraq è una storia di soppressori e soppressi che si scambiano di ruolo nel corso dei decenni. Per questo, i ragazzi e le ragazze di Piazza Tahrir protestano pacificamente al grido di “ Siamo tutti iracheni”, spesso proprio sulle note della nostra “Bella Ciao” cantata in arabo e in italiano, rigettando le divisioni etniche, politiche e religiose.

Protestano anche contro il controllo che l’Iran ha ottenuto sul governo iracheno, dopo aver contribuito in maniera significativa grazie alle milizie iraniane di Qasem Suleimani a sconfiggere l’ISIS. Protestano perché da quella vittoria del 10 dicembre 2017 le milizie iraniane non hanno mai lasciato l’Iraq. E proprio queste milizie vengono oggi utilizzate dal governo iraniano per attaccare gli americani in Iraq, come nel caso dell’occupazione dell’ambasciata americana a Baghdad lo scorso 31 dicembre, e dal governo iracheno per sopprimere nel sangue le proteste, oltre 500 persone sono state uccise in tre mesi.

Solamente qualche settimana fa ci arrivò la notizia della scomparsa di due amici attivisti a Baghdad che aiutavano i giovani e le giovani in protesta portando viveri e letti. In quel momento speravamo tutti nella stessa cosa: che non fossero stati presi dalle milizie. Perché essere presi da loro, spesso, significa pagare con la vita. Fortunatamente pochi giorni dopo scoprimmo che erano stati arrestati dalla polizia irachena, che dopo una campagna internazionale della società civile è stata costretta a rilasciarli.

Qasem Suleimani, comandante delle Guardie iraniane di Rivoluzione, il più delle volte era proprio il mandante di questi assassini. Un signore della guerra amato in Iran, ma detestato in Iraq. La sua morte ha creato sentimenti contrastanti e confusi in tutti noi che viviamo in questo paese. Suleimani non era un terrorista, ma il comandante di un esercito regolare che esercita la sua influenza in Libano, Siria e Iraq con il permesso del governo ospitante. Era esattamente uno dei motivi delle proteste, i giovani e le giovani di Piazza Tahrir volevano cacciare lui e le milizie iraniane dal paese, non ucciderli. Perché tutti hanno realizzato che ora il suo assassinio significherà lo stravolgimento della loro vita, un’altra volta.

Noi cooperanti temiamo che il nostro lungo lavoro di pace rischia di essere distrutto in un secondo, alcuni progetti sono già stati sospesi e tutti gli americani stanno evacuando il paese nella notte: sospendere un progetto significa che migliaia di bambini non potranno più andare a scuola o che altrettanti rifugiati non potranno accedere ai servizi nei campi in cui vivono. Ma soprattutto temiamo che i nostri amici di Baghdad e nel resto dell’Iraq rischiano di ritrovarsi in un terribile campo di guerra tra Stati Uniti e Iran.

Per questo siamo qui tutti a chiedere alle nostre città natali, a qualsiasi contatto abbiamo nel mondo di condannare concretamente qualsiasi ulteriore atto di violenza nei confronti dell’Iraq, che chiede solamente pace dopo decenni di guerre e morti.

Riferimenti:
pagina fb: MFE Latina
sito nazionale: www.mfe.it
http://www.mfe.it/site/index.php/statuto-e-regolamento

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Riferimenti:
pagina fb: MFE Latina
sito nazionale: www.mfe.it
http://www.mfe.it/site/index.php/statuto-e-regolamento

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A Fiuggi il meglio del calcio amatoriale italiano

calcio 350 260 minSi incontra a Fiuggi il meglio del calcio amatoriale italiano, in programma la conferenza programmatica di settore dell’Asi

Si svolgerà a Fiuggi (Frosinone) sabato 24 e domenica 25 novembre la Conferenza Programmatica del Settore Calcio Nazionale Asi (Associazioni Sportive e Sociali Italiane, ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni).

All’evento parteciperanno responsabili provinciali e regionali del calcio Asi provenienti da tutta Italia in rappresentanza dei numerosi campionati di calcio amatoriale che l’Ente organizza lungo tutto lo stivale.

Al centro dell’incontro i nuovi strumenti comunicazione messi a disposizione dall’Asi a favore della promozione del calcio amatoriale e le ultime modifiche al regolamento federale del giuoco del calcio. Come sempre, le ultime novità e disposizioni regolamentarie saranno distribuite con l’edizione 2018 delle Carte di Settore, pubblicazione multimediale annuale del Settore Calcio Nazionale Asi giunta alla quattordicesima edizione.

Saranno presenti alla due giornate di incontri il presidente nazionale Asi, sen. Claudio Barbaro, ed il direttore generale dell’Ente, dott. Diego Maulu.

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Il voto che azzerò l'establishment italiano

e.mazzocchi 350 260Ermisio Mazzocchi ripsonde alle domande di Ignazio Mazzoli e dà la sua intrepretazione dell'esito delle elezioni del voto del 4 marzo 2018 e delle respondabilità del PD.

Nel video che segue cosa legge l'intervistato nel terremoto che ha cambiato radicalmente il quadro politico italiano.

Dopo il video un articolo di Ermisio Mazzocchi pubblicato su L'Inchiesta dell'8 marzo

 

 

 

 

di Ermisio Mazzocchi - Il PD ha perso. Le cause? Molteplici, ma non inaspettate. I segnali erano stati evidenti e vistosi. Non mi riferisco al referendum, guardo agli insuccessi elettorali ottenuti nelle ultime amministrative, la rottura con il mondo del lavoro, nessuna comunicazione con i sindacati. Una sordità assoluta verso un popolo che protestava, si ribellava, ti negava il voto, vedi la Sicilia, vedi i comuni di Roma e Torino, vedi i numerosi comuni dell'area romana, vedi i comuni di Frosinone, Ceccano, Cassino, Sora.

Il crollo della credibilità è stato totale e pieno. Inequivocabile. La crisi economica si faceva e rimane aggressiva. Le risposte sono state deboli e quelle date non sono recepite dal popolo come risolutive. Le disuguagliane sono cresciute con una società che scivola lentamente verso la povertà. I dati Istat offrivano spiragli di debole luce sul futuro dell'occupazione con una crescita molto ridotta, rispetto alle necessità, dell'economia industriale. Saliva dal paese una onda di delusione e di sfiducia che si è tradotta in una netta sconfitta per il PD, partito maggioritario nel governo amministrativo, premiando altre forze dai forti connotati populistici e di destra. Ma non possiamo rimanere nell'indeterminatezza di un PD senza sostanza.

Renzi è il segretario di questo partito e ha una sua maggioranza che ha rotto qualsiasi ragionevole dialogo con le altre componenti, dimostrando arroganza e indifferenza, come è avvenuto per la formazione delle liste per il Parlamento. Non ha concesso nulla al governo Gentiloni, nessun riconoscimento, se non di facciata, né una sua eventuale riproposizione da presentare in questa competizione elettorale. Ha mantenuto comportamenti oscillanti, nello stile dei Borgia, alla prima occasione i suo contestatori o avversari interni erano fatti fuori da qualsiasi cosa, fidando su una maggioranza costruita con i suoi sostenitori. Un sistema di potere referenziale e oligarchico in cui Renzi ne era l'artefice e il regista. Molti hanno avuto e continuato ad avere, sino alla svolgimento della stressa campagna elettorale, un comportamento responsabile, accantonando il loro stato di insofferenza e di forte critica alla cattiva gestione del partito, perché era prioritario sconfiggere un avversario temibile e forte quale il populismo, la destra fascistizzante e un liberalismo selvaggio, salvaguardare il governo Gentiloni. Ma non è bastato.

Il voto degli italiani ha travolto tutto e tutti. Il PD è fuori gioco. Impopolare con milioni di voti in meno, una organizzazione a pezzi. Non è più, dopo oltre dieci anni, il principale protagonista della scena politica. Renzi e il suo gruppo dirigente si era assunto la responsabilità di guidare un partito verso una sua affermazione e proiettarlo con maggiore forza verso una funzione di governo. Questo non è avvento e per chi fallisce nel suo obiettivo deve farsi da parte e rassegnare le dimissioni, perché è nella prassi etica e politica riconoscere i propri errori e favorire un processo di ricambio nella guida del partito. Renzi ha dichiarato che si dimetterà dopo che sarà formato il governo (se tutto va bene se ne parla a maggio) per evitare inciuci e aspettare la formazione del governo, passando per la elezione dei presidenti di Camera e Senato.

Nessun accenno alla necessità di autocritica, ma uno scaricare responsabilità su i ministri, rei di essere stati troppo "tecnici" in questa campagna elettorale. Lo stupore per questa dichiarazione è stata forte e diffusa, provocando ancor di più smarrimento e incertezza nella più completa confusione. Se si danno le dimissioni non si possono differire nel tempo. Una scelta che ha il sapore di una beffa, ingiustificabile e incomprensibile. O meglio, in questa modo, si vuole da parte di Renzi restare in una fase più delicata dell'inizio della legislatura per gestire direttamente la collocazione del PD. Sarà un altro disastro. Dichiarare che vuole essere guardiano contro gli inciuci senza specificare chi sono, con nome e cognome, questi fedifraghi, è ancora un metodo per lanciare veleno, dubbi, sospetti verso tutto e tutti. Convoca la Direzione, dimenticando che è in quella sede che si devono affrontare le questioni che riguardano i campi di operatività del PD, di intesa con i gruppi parlamentari. Lui si deve solo dimettere. Quanto è avvenuto non è accettabile.

Occorre che le parti più responsabili del PD, abbandonata ogni appartenenza, che oggi non avrebbe più senso dopo questo risultato elettorale, assumano direttamente una iniziativa anche nella stessa Direzione e porre fine, ora e subito, a questa surreale agonia di questo gruppo dirigente, compreso Renzi. Il tempo delle rose è finito. Sono necessarie forza e decisione. Non farlo sarebbe ancora una volta un cedimento e una sottovalutazione della drammaticità della condizione del PD. Se in occasione della Direzione ci saranno segnali che le dimissioni di Renzi sono reali e immediate, si potrà affrontare con maggiore sicurezza e chiarezza il nuovo percorso del PD. Deve essere rigenerato un intero partito per sapere cosa è, cosa deve fare, cosa rappresenta. Il tutto in una condizione difficile in cui la sinistra scompare, cessando di avere un ruolo e un peso politico.

Il PD dovrà essere una nuova forza della sinistra e ricomporre un campo delle espressioni del progresso, del riformismo, dell'antifascismo. Ridare contenuti ai valori della sinistra, smarriti da questa ultima gestione del PD. Un obiettivo che richiede una ricomposizione del PD nella sua politica e nella sua riorganizzazione. Si deve aprire un nuovo percorso del ruolo del PD, libero da rancori e contrapposizioni di epoca renziana. Il PD non può pensare di sfuggire a responsabilità e a sottrarsi ai suoi impegni nei confronti del paese. L'opposizione pura e semplice non ha nessun valore politico, se non è sostenuta da un progetto politico e da obiettivi ben precisi. La forza del PD non è stata cancellata, ma ridotta. Dovrà essere la Direzione a valutare quale dovrà essere il compito che il PD vorrà svolgere rispetto alla situazione uscita dalle urne del 4 marzo. I diktat imposto da Renzi non portano da nessuna parte.

Assodato che nessuno dei partiti-coalizione, centrodestra e M5S, ha la maggioranza per formare un governo, quale dovrebbe essere la collocazione del PD considerato che il Paese è in emergenza per una crisi socio-economica di vaste proporzioni. I cittadini hanno riversato i loro voti in stragrande maggioranza a forze che ritengono debbano governare il paese, ma che si potrebbero trovare nella condizione di non essere all'altezza della difficile situazione del paese, se non provocare anche molti danni irreparabile, a cominciare dai rapporti con l'Europa. Se sono queste le prospettive, il PD dovrà valutare quale compito assumere con una apertura a un dialogo di verifica di quali sono le condizioni per essere parte attiva nel governo del paese.

Il ritiro aventiniano portò al disastro il paese. Queste non sono le uniche scelte che dovrà compiere il PD. Il congresso sarà inevitabile, ma non basta dirlo. occorre sapere quale è l'obiettivo di questa assise, che non potrà essere quella di una rifondazione del PD post-renziano su contenuti di un partito di sinistra. Il risultato del voto ha di fatto bocciato e azzerato gruppi dirigenti di lunga tradizione, come è avvenuto anche nella provincia di Frosinone. Una dato che riguarda FI come il PD. Certo è che per il PD provinciale si apre uno scenario inedito, trovandosi nella condizione di essere forza di governo alla regione Lazio con due consiglieri e allo stesso tempo una forza ridimensionata su tutto il territorio e minoritaria nel Parlamento.

Deve essere altrettanto chiaro che non è pensabile, volendo ricostruire una direzione politica del PD provinciale, ricorrere a vecchi schemi per le scelte che si dovranno compiere. Vedremo quali saranno le regole che stabilirà la Direzione nazionale per il congresso. Conta, in ogni caso, la scelta politica. Nessuno potrà porre ipoteche e preclusioni. Rimangono ancora molte risorse nel PD di questo territorio per aprire un confronto libero e aperto, confidando su una nuova generazione da tempo impegnata per questo partito. Se questo sarà l'impegno che assumiamo, si potrà dare forza e credibilità a quella rinascita del PD, necessaria per tutto il paese. Frosinone 7 marzo 2018

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A Bruxelles a rappresentare il Governo italiano

Bruxelles palazzo della commissione 350 min

All'European Parlamentary Week il dovere istituzionale non ha colore politico, ne' fazione cosi' come l'orgoglio di affermare il ruolo dell'Italia nel mondo. L'acre polemica agli altri. Prima il bene del Paese. Maria Spilabotte incassa il plauso di Antonio Taijani. Vince l'Italia.

Prendendo una decisione in controtendenza con la serratissima agenda elettorale Maria Spilabotte, candidata per il secondo mandato in Senato, ha voluto onorare la sua missione di parlamentare e il suo mandato, sospendendo per 24 ore la campagna. Un volo per Bruxelle all’alba di oggi, luned ì19 febbraio, per intervenire su un tema che ha avuto una parte molto importante in tutta la sua attività di parlamentare: l'evoluzione tecnologica sull'economia e sul mercato del lavoro.

“Un argomento – spega la Senatrice del PD - che è stato oggetto di attenta riflessione da parte di entrambi i rami del Parlamento, nel corso di lavori parlamentari che possono essere considerati come un autonomo sviluppo di riflessione rispetto alle esigenze generali, indicate a livello europeo, sia di mobilitazione di importanti investimenti da parte di Stati membri e Regioni sia di impegno, da parte delle imprese, a sviluppare le opportunità digitali in tutti i settori, per essere competitive a livello mondiale, indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa. Così. ho portato all’attenzione dell’Europa i progressi del nostro Governo e del nostro Paese. Questo appuntamento era immancabile”, ha spiegato Spilabotte.

“Il mio intervento punta la lente sulle conseguenze nel breve e medio periodo, indipendentemente dal carattere positivo o negativo relativi al numero di occupati e di disoccupati. L’analisi delle commissioni parlamentari, infatti, ha rilevato che con l’evolversi della multimedialità economica alcuni posti di lavoro andranno inesorabilmente persi ed alcune professionalità solo parzialmente saranno in grado di ricollocarsi. C’è poi da considerare il fatto che la domanda crescente di alcune competenze richiede una attualizzazione delle modalità di istruzione e formazione.

La situazione italiana, non fa differenza, e conferma la tendenza. Per queste ragioni, il Governo italiano negli ultimi 5 anni ha programmato un drastico miglioramento dell’efficienza dei servizi di istruzione, di orientamento e di formazione professionale, garntendo una forte accelerazione dei tempi di riconversione delle persone coinvolte nel cambiamento, ma anche una diffusione capillare dei servizi di assistenza e sostegno al reddito.

Con la legge di bilancio per il 2018 è stato introdotto, per un anno, un credito d'imposta (in favore del datore di lavoro) commisurato al costo aziendale del personale dipendente per il periodo in cui sia impegnato in attività di formazione tecnologica con uno stanziamento di 250 milioni di euro- Non era pensabile non portare all’attenzione della Conferenza europea un risultato tanto valido per il mio Paese. La campagna elettorale può ben attendere 24 ore, prima viene l’orgoglio di aver potuto esprimere in Europa un traguardo importante tutto italiano”. La Senatrice sarà di nuovo sul campo della corsa elettorale domani in occasione di un faccia a faccia Maria Spilabotte e Francesco Scalia (candidati al Senato), Francesca Cerquozzi (alla Camera), Barbara Caparrelli e Marino Fardelli (in corsa per la Pisana), con la partecipazione del Sindaco di Ferentino e Presidente della Provincia Antonio Pompeo. A rendere ancora più importante l'occasione, sarà l'intervento di Lorenzo Guerini, Coordinatore nazionale del Partito Democratico. Confronto e progettualità nel segno della concretezza. Domani, 20 febbraio, alle 20.00, Hotel Bassetto, a Ferentino

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Il come e perché del debito pubblico italiano in pillole. 6

detentori debitopubblicoIl come e perché del debito pubblico italiano in pillole. Piccola guida di UNOeTRE.it

Sei pillole, con quest'ultima, per avere una guida abbastanza semplice in grado di aiutarci a capire come è nato e si svilippa il debito pubblico italiano. Per ora ci fermiamo qui, in attesa di poter, con altrettanta semplicità, riuscire a descrivere le proposte cerdibili (se ci saranno) per venire fuori da questo inferno in cui bruciano le fatiche della maggiornanza dei cittadini italiani.

La sesta ed ultima "pillola": «La specificità italiana, un circolo vizioso che intrappola la società»

«In Italia, questo processo si è affermato con alcune specificità, in quanto il nostro debito pubblico era già alto e, per molti anni, non si è potuto aumentarlo facendo operazioni dirette di salvataggio per fronteggiare la crisi. Ma il debito pubblico italiano è aumentato comunque in conseguenza del crollo del Pil dovuto alla crisi globale.

Ciò che in realtà non funziona è l’impostazione dominante per la quale l’indebitamento dovrebbe fare da leva per la crescita economica e quest’ultima dovrebbe di conseguenza riassorbire il debito.

Come ha ben evidenziato Luca Ricolfi, studiando le economie dei 22 paesi che, sin dall’inizio, hanno fatto parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE): «(...) in tutto il periodo preso in considerazione – dal 1960 a oggi – il risultato è chiarissimo: a ogni decennio il tasso di crescita diminuisce di quasi 1 punto percentuale (da +4% nel decennio ’60’70, a +3% negli anni ’70-’80, a +2% nel ventennio 19802000, per arrivare a +1% nei primi dieci anni del nuovo millennio)» [2].

Se questi sono i dati, appare pura fantascienza la fiducia nella crescita economica come soluzione al problema del debito pubblico proposta da Carlo Cottarelli (ex-incaricato del governo per la spending review) che ipotizza una crescita costante del 3% annuo per consentire al rapporto debito/Pil del nostro paese di scendere nel 2035 dall’attuale 132% al 75% [3].

Nel frattempo, anche per il nostro paese è arrivato il momento di mettere a disposizione la ricchezza collettiva per salvare i fallimenti degli istituti bancari privati: a fine dicembre 2016, con un’approvazione fulminea dei due rami del Parlamento, il Ministero del Tesoro ha messo in campo una rete di garanzie pubbliche (da caricare, in caso di utilizzo, sul debito pubblico) pari a 20 miliardi di euro sulle emissioni di liquidità di ben 6 banche, ciascuna sotto plurime inchieste giudiziarie e tutte giunte al fallimento grazie alle speculazioni finanziarie operate per decenni senza alcun controllo. Saranno così salvate dai cittadini Monte dei Paschi di Siena, Cariferrara, Banca Marche, Banca Etruria e, dopo l’approvazione ottenuta dalla improvvisamente generosa Unione Europea, anche Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Il circolo vizioso prosegue e intrappola la società, fino a che quest’ultima non imboccherà l’unica via di uscita possibile: rimettere radicalmente in discussione la narrazione dominante sul debito. Senza se e senza ma.» (dal volume di Marco Bersani: "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa")

 

Per trovare anche le altre "pillole" clicca il link che segue https://www.unoetre.it/politica-e-economia/politiche-economiche-e-crisi/debito-pubblico.html

 
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In Italia, questo processo si è affermato con alcune specificità, in quanto il nostro debito pubblico era già alto e, per molti anni, non si è potuto aumentarlo facendo operazioni dirette di salvataggio per fronteggiare la crisi. Ma il debito pubblico italiano è aumentato comunque in conseguenza del crollo del Pil dovuto alla crisi globale.

Ciò che in realtà non funziona è l’impostazione dominante per la quale l’indebitamento dovrebbe fare da leva per la crescita economica e quest’ultima dovrebbe di conseguenza riassorbire il debito.

Come ha ben evidenziato Luca Ricolfi, studiando le economie dei 22 paesi che, sin dall’inizio, hanno fatto parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE): «(…) in tutto il periodo preso in considerazione – dal 1960 a oggi – il risultato è chiarissimo: a ogni decennio il tasso di crescita diminuisce di quasi 1 punto percentuale (da +4% nel decennio ’60’70, a +3% negli anni ’70-’80, a +2% nel ventennio 19802000, per arrivare a +1% nei primi dieci anni del nuovo millennio)» [2].

Se questi sono i dati, appare pura fantascienza la fiducia nella crescita economica come soluzione al problema del debito pubblico proposta da Carlo Cottarelli (ex-incaricato del governo per la spending review) che ipotizza una crescita costante del 3% annuo per consentire al rapporto debito/Pil del nostro paese di scendere nel 2035 dall’attuale 132% al 75% [3].

Nel frattempo, anche per il nostro paese è arrivato il momento di mettere a disposizione la ricchezza collettiva per salvare i fallimenti degli istituti bancari privati: a fine dicembre 2016, con un’approvazione fulminea dei due rami del Parlamento, il Ministero del Tesoro ha messo in campo una rete di garanzie pubbliche (da caricare, in caso di utilizzo, sul debito pubblico) pari a 20 miliardi di euro sulle emissioni di liquidità di ben 6 banche, ciascuna sotto plurime inchieste giudiziarie e tutte giunte al fallimento grazie alle speculazioni finanziarie operate per decenni senza alcun controllo. Saranno così salvate dai cittadini Monte dei Paschi di Siena, Cariferrara, Banca Marche, Banca Etruria e, dopo l’approvazione ottenuta dalla improvvisamente generosa Unione Europea, anche Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Il circolo vizioso prosegue e intrappola la società, fino a che quest’ultima non imboccherà l’unica via di uscita possibile: rimettere radicalmente in discussione la narrazione dominante sul debito. Senza se e senza ma.

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Il come e perché del debito pubblico italiano in pillole. 5

decretobanchetteIl come e perché del debito pubblico italiano in pillole. Piccola guida di UNOeTRE.it

Abbiamo illustrato con le 4 pillole già pubblicate come sia menzognera la narrazione dei tecnocrati finanziari, delle élite politiche e dei media mainstream circa la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico. I 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 – non dipendono dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. La realtà, come descritto con i dati fino ad ora, è molto diversa da quella raccontata.

La pillola n° 4 è la riprova che certe privatiozzazioni hanno solo una motivazione ideologica (privato è meglio. bah?) e nessuna ragione che dimostri vantaggi di efficienza e di convenienza sociale (luce, acqua, gas, sanità, scuola sono la prova evidente a tutti che i costi sono aumentati e in qualche caso di molto e la qualità dei servizi niente affatto è migliorata). Nel caso delle banche, poi, l'esplosione del privato, pare proprio fuori da ogni ragione. Il servizio che una banca deve offrire dovrebbe essere "sociale" secondo l'articolo 41 della Costituzione e perciò pubblico per eccellenza. Ma non lo è. Che senso hanno tutte queste banche e banchette in guerra fra di loro senza vantaggi reali per il cittadino utente?
 

La quinta "pillola": «La privatizzazione dei benefici e la socializzazione delle perdite.»

«Con la crisi del 2008, la truffa del debito pubblico viene trasformata in una vera e propria trappola.
La crisi, scoppiata negli Usa in seguito allo scoppio della bolla dei subprime, ha immediatamente coinvolto il sistema finanziario internazionale e si è riverberata con particolare intensità sulle banche europee.

Il salvataggio pubblico delle banche private europee ha visto, nel periodo 2008-2011 caricare sui bilanci degli Stati almeno 2.000 miliardi di euro, aggravando ulteriormente il problema del debito pubblico (e in particolare del rapporto debito/Pil), per poi poterlo trasformare nella chiave di volta per approfondire le politiche di austerità, la precarizzazione del lavoro, la privatizzazione dello stato sociale, la mercificazione dei beni comuni.

Dal 2008 si è verificato un grande travaso dai debiti privati a quelli pubblici, finendo per far crescere in maniera esponenziale quest’ultimi. Se nel 2007 il debito sovrano nell’eurozona era pari al 25% del Pil, nel 2014 è giunto al 94%, (negli Usa nello stesso periodo è passato dal 55% a oltre il 100%). Di fatto, dopo decenni di sbornia liberista, incentrata su libero mercato e privatizzazioni, gli Stati hanno salvato l’economia di mercato facendo pagare il conto alle fasce deboli della popolazione, secondo il tradizionale adagio «si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite».» (dal volume di Marco Bersani: "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa")

 

A domani, la nostra sesta "pillola": «Le specificità italiane»

 

 
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Il come e perché del debito pubblico italiano in pillole. 4

Debito pubblico italiano 2Il come e perché del debito pubblico italiano in pillole. Piccola guida di UNOeTRE.it

Secondo tecnocrati finanziari, élite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico – 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 – dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. la realtà è molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente.
Non è una rivelazione, né cosa mai fatta prima. Non siamo né i primi né saremo gli ultimi, vogliamo solo un contribuire a divulgare sempre di più la verità sul debito pubblico italiano. Ricordiamo che questo scopo è anche nato il "Comitato per l'abolizione dei debiti illegittimi Italia".  http://it.cadtm.org/2017/02/14/verita-e-giustizia-sul-debito-pubblico-italiano/
Di debito illeggittimo ne hanno parlato fra gli altri Antonio De Lellis, Paolo Ferreo, Francuccio Gesualdi, Marco Saba, Marco Bersani da cui attingiamo brani del suo libro “Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa"; (DeriveApprodi).

 

La quarta "pillola": «Un divorzio che ci ha disastrato»

Era il 12 febbraio 1981 quando ci fu uno straordinario "divorzio all’italiana". L’allora Ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta, scrive al governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi per proporgli l’indipendenza della Banca d’Italia. Cioè "il cosiddetto divorzio fra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro". Il governatore dice di si e senza alcun altro passaggio istituzionale, inizia il nuovo corso.

«Per capire il significato dirompente di questo divorzio, occorre comprendere la natura del matrimonio. Fino ad allora, infatti, quando lo Stato emetteva titoli per potersi finanziare, la Banca d’Italia forniva la garanzia di acquistare i titoli invenduti a tasso d’interesse prefissato. Questo permetteva allo Stato di emettere i titoli a basso tasso d’interesse e di poterli vendere tutti, chiudendo la strada a ogni possibile speculazione finanziaria.»

Tutto cambia con il divorzio. Non esistendo più il paracadute della Banca d’Italia sull’invenduto, da quel momento lo Stato è costretto a emettere titoli e per venderli doveva necessariamente riconoscere alti tassi d’interesse.

«È stato da quel momento che lo Stato italiano ha iniziato a pagare interessi superiori – anche nettamente – al tasso d’inflazione e che il debito pubblico ha iniziato a gonfiarsi a dismisura. Con il divorzio del 1981, lo Stato italiano, per il finanziamento delle proprie attività, si è messo nelle mani della finanza privata e della speculazione finanziaria ed è questa la ragione primaria per cui il debito pubblico italiano è esploso.»

D’altronde, sono ancora una volta i numeri a fare tabula rasa delle narrazioni ideologiche.

«Dal 1980 al 2007 lo Stato italiano ha contratto 1.335,54 miliardi di debito, sui quali ha pagato ben 1.740,24 miliardi di interessi. Volendo fare un paragone tra il periodo 1960-1980 e il periodo 1981-2007, mentre nel primo lo Stato pagava tassi d’interesse al di sotto dell’inflazione, nel secondo ha mediamente pagato tassi d’interesse superiori del 4,2% al tasso d’inflazione. Questi dati sono confermati anche da un’analisi del bilancio annuale dello Stato: dal 1990 al 2015, con la sola eccezione del 2009, ogni anno l’Italia ha chiuso con un avanzo primario, ovvero con le entrate sempre superiori alle uscite e una differenza complessiva, per il periodo preso in esame, di oltre 700 miliardi. Detto in altri termini, significa che i cittadini hanno versato allo Stato 700 miliardi in più di quello che dallo Stato hanno ricevuto sotto forma di fornitura di servizi. E, nonostante questo, il debito pubblico è aumentato, grazie al circolo vizioso degli interessi sul debito.» (dal volume di Marco Bersani: "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa")

 

A domani, la nostra quinta "pillola": «La socializzazione delle perdite»

 

 
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Il come e perché del debito pubblico italiano in pillole. 3

Debito pubblico italiano 2Il come e perché del debito pubblico italiano in pillole. Piccola guida di UNOeTRE.it

Secondo tecnocrati finanziari, élite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico – 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 – dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Ma l’analisi dei dati storici e attuali ci mostra una realtà molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente.
Non è una rivelazione, né cosa mai fatta prima. Pensiamo che scrivere su questo tema, ripeto non siamo né i primi né saremo gli ultimi, contribuisca a divulgarlo sempre di più, dando luce ai vari aspetti. A questo scopo è nato il "Comitato per l'abolizione dei debiti illegittimi Italia". Benvenuto. http://it.cadtm.org/2017/02/14/verita-e-giustizia-sul-debito-pubblico-italiano/
Di debito illeggittimo ne hanno parlato fra gli altri Antonio De Lellis, Paolo Ferreo, Francuccio Gesualdi, Marco Saba, Marco Bersani da cui attingiamo brani del suo libro “Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa"; (DeriveApprodi).

 

La terza "pillola": "le spiegazioni non reggono al confronto con la realtà".

Gli incrementi del debito pibblico italiano erano più contenuti di quelli di altri Paesi europei. Infatti nel decennio 1984-1994 i dati ci parlano di un'Italia più virtuosa di tutti gli altri.

«La spiegazione dei poteri dominanti sull’eccesso di spesa pubblica non regge il confronto della realtà: infatti, al netto degli interessi sul debito – la spesa pubblica italiana è passata dal 42,1% del Pil nel 1984 al 42,9% nel 1994 (+ 0,8%), mentre nello stesso periodo, la media europea vedeva un aumento dal 45,5 al 46,6% (+ 1.1%) e quella dell’eurozona dal 46,7 al 47,7% (+1%).

Come si vede, la spesa pubblica italiana, sia in percentuale assoluta sia in percentuale di aumento si è costantemente posizionata a livelli inferiori rispetto al resto dell’Ue e dell’eurozona.
E se la spesa pubblica italiana è stata ulteriormente depredata dalla corruzione politico-economica e dalla gigantesca evasione fiscale, ciò ha solo reso peggiori le condizioni di vita delle fasce deboli della popolazione, che tutto hanno fatto in quegli anni, tranne che sperperare.» (dal volume di Marco Bersani: "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa")

 

Cosa è dunque successo nel decennio dell’impennata del debito pubblico?

A domani, la nostra quarta "pillola": «Un divorzio che ci ha disastrato»

 

 
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Il come e perché del debito pubblico italiano in pillole. 2

Debito pubblico italiano 2Il come e perché del debito pubblico italiano in pillole. Piccola guida di UNOeTRE.it

Secondo tecnocrati finanziari, élite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico – 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 – dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Ma l’analisi dei dati storici e attuali ci mostra una realtà molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente.
Non è una rivelazione, né cosa mai fatta prima. Pensiamo che scrivere su questo tema, ripeto non siamo né i primi né saremo gli ultimi, contribuisca a divulgarlo sempre di più, dando luce ai vari aspetti. A questo scopo è nato il "Comitato per l'abolizione dei debiti illegittimi Italia". Benvenuto. http://it.cadtm.org/2017/02/14/verita-e-giustizia-sul-debito-pubblico-italiano/
Di debito illeggittimo ne hanno parlato fra gli altri Antonio De Lellis, Paolo Ferreo, Francuccio Gesualdi, Marco Saba, Marco Bersani da cui attingiamo brani del suo libro “Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa"; (DeriveApprodi).

 

La seconda "pillola" è: "come eravamo". Mai il debito italiano era stato così alto, anzi...

Se il debito non fosse una narrazione ideologica e lo è, basterebbe un’occhiata ai dati storici e attuali per comprendere come la realtà sia sempre molto differente da quella raccontata dai poteri dominanti. Cominciamo con interrogare qualche dato, partendo da una domanda: il debito pubblico italiano è sempre stato alto e in qualche misura "incontenibile"?

«Se è vero che oggi, con i nostri 2.217,7 miliardi, siamo al terzo posto nella classifica in valori assoluti del debito pubblico planetario (dopo Usa e Giappone) e molto ben posizionati anche nella classifica del rapporto debito/Pil, la prima affermazione che possiamo fare riguarda il fatto di come la nostra situazione debitoria non sia sempre stata così e di come, nel corso dei decenni, abbia seguito un andamento oscillatorio interessante.

Per esempio, analizzando i dati a partire dal 1960 [1], si scopre come, da quell’anno fino al 1981, il rapporto debito/Pil dell’Italia sia stato costantemente sotto il 60% (ovvero, al di sotto della soglia – dal punto di vista scientifico totalmente arbitraria – fissata oggi per certificare la salute di un’economia dai tecnocrati del Fiscal Compact).

La prima e più grande discontinuità che si rileva nella serie storica avviene nel periodo 1981-1994, quando il rapporto debito/Pil schizza dal 58,46% (1981) al 121,84% (1994).
Quali furono le cause di questa vera e propria impennata, a balzi del +5% annuo?» (Marco Bersani dal volume "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa")

 

Quali furono le cause di questa vera e propria impennata, a balzi del +5% annuo? Bella domanda! Nella pillola di domani la risposta, sicuramente molto rivelatrice per le lettrici e i lettori. Meglio non fare anticipazioni. Ma chi leggerà troverà la risposta alle nostre domande iniziali: "come e perchè è avvenuto l'indebitamento e soprattutto sapremo quale soggetto si è indebitato."

A domani, la nostra terza "pillola"

 

 
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La prima "pillola" domani.

 

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