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“Lacrime di gentilezza. Sulle tracce della bellezza per una (ri)generazione umana”

LIBRI

Recensione di Paola Bucciarelli

Lacrime di Gentilezza COPERTINA 350 min“Lacrime di gentilezza. Sulle tracce della bellezza per una ri(generzione) umana”, il secondo libro del filosofo Filippo Cannizzo, edito da GSM- Punto Rosso e pubblicato in contemporanea in Italia, Albania e Svizzera, è il primo ad essere stampato interamente in canapa e carta riciclata nel nostro Paese quindi è completamente ecosostenibile. Il libro è diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), preceduti da una citazione sul tema della gentilezza e corroborati da una notevole presenza di note, citazioni e un’ampia bibliografia che contribuiscono ad avvalorare le idee espresse dell’autore.

“Lacrime di gentilezza. Sulle tracce della bellezza per una ri(generzione) umana” rappresenta il naturale proseguimento del primo libro dell’autore, dato alle stampe ormai tre anni fa: ”Briciole di bellezza. Dialoghi per il futuro del bel Paese”. Infatti, così come il filosofo Filippo Cannizzo in “Briciole di bellezza” ci portava a scoprire senza retorica cos’è la bellezza, così l’autore in lacrime di gentilezza ci aiuta a comprendere cos’è la gentilezza. La gentilezza di cui ci parla l’autore non si limita alla cortesia o alle buone maniere, bensì viene intesa come un sentimento sociale ovvero “quell’ingrediente essenziale per tenere insieme le persone, per vivere meglio con sé stessi e con gli altri. La gentilezza – quel sentimento che incoraggia la vitalità legata alla consapevole, e reciproca, 'vulnerabilità' – crea un coinvolgimento con gli altri, che temiamo e allo stesso tempo desideriamo”. Per Cannizzo, gentilezza significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni, del proprio essere al mondo, del proprio essere umani, che si manifesta nel rispetto dell’ambiente, della vita, dei beni pubblici.

Nel volume, elaborato con uno stile inconfondibile in cui il saggio scientifico si fonde al racconto, Cannizzo si propone di indicare un cammino possibile da percorrere per dare un futuro al Bel Paese: la via tracciata dalla gentilezza e dalla bellezza.

Attraverso la storia, ambientata nel cuore dell'Italia, di una ragazza, Sofia, e di un ragazzo, Nino, dall’infanzia all’età adulta, Cannizzo ci porta a capire cosa è la gentilezza, ovvero un cambiamento coraggioso volto a creare relazioni di umanità. Dunque, “Lacrime di gentilezza” è il racconto di una presa di coscienza e dell’impegno per l’affermazione di una vita gentile. L’autore, ispirato dalla volontà di individuare le potenzialità, insite in ogni lembo del nostro Paese, per una rigenerazione umana, individua la gentilezza come la chiave per una rigenerazione possibile e concreta del Bel Paese.

Perciò, la gentilezza deve essere coniugata con la bellezza per incoraggiare l’animo umano a sognare una vita degna di essere vissuta pienamente. In “Lacrime di gentilezza”, come nel precedente volume dell’autore, il ruolo della cultura viene considerato fondamentale in quanto attraverso la cura per essa, per i luoghi in cui si realizza e si manifesta, si potrà attivare un nuovo tipo di economia: l’economia della bellezza. Economia della bellezza non è un’espressione utopica o ideale. L’economia della bellezza di cui si parla nel libro rappresenta una nuova idea di comunità e di impegno civile.

Nelle pagine del libro, Cannizzo prova a dare risposte concrete, raccontando, anche attraverso i dialoghi tra i protagonisti, le buone pratiche - alla portata di singoli cittadini o piccole comunità - su come prendersi cura dei luoghi, dei mille territori di questa nostra Italia e su come dare vita a presidi culturali accessibili a tutte e a tutti. “Lacrime di gentilezza. Sulle tracce della bellezza per una (ri)generazione umana” si rivolge a chi, proprio a partire dal proprio comune, dal frammento del territorio italiano in cui vive, dal pezzo di mondo che lo circonda, vuole costruire un altro futuro possibile. Perché solo grazie a gentilezza e bellezza potremo realizzare un’Italia diversa, un Paese che coniughi tradizione, innovazione e sviluppo per costruire un futuro solidale e sostenibile.

 

 

 

 

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Lacrime di coccodrillo

 Cronache&Commenti

I veri colpevoli: gli interessi neocoloniali e le grandi multinazionali

di Aldo Pirone
AttanasioIacovacci 390 minL’ambasciatore Luca Attanasio ucciso in Congo, insieme al carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e all’autista congolese Mustafà Milambo, era una gran brava persona. Un diplomatico impegnato sul fronte della cooperazione umanitaria per aiutare la popolazione congolese in un paese dove la violenza, le bande armate e la guerra regnano sovrane.

Stamane alla Camera i rappresentanti dei vari gruppi politici hanno espresso il loro cordoglio per il barbaro assassinio dopo che sull’accaduto aveva riferito il ministro degli Esteri Di Maio. Discorsi complessivamente non all’altezza della situazione – assai deludente quello scialbo del dem Fassino - e dei problemi drammatici in cui è immerso quel grande continente alle porte di casa dell’Europa. Discorsi venati da una retorica fuori luogo se non accompagnati dalla denuncia forte non solo dei mali che affliggono l’Africa ma delle loro cause: neocolonialismo e azione predatoria delle grandi multinazionali. Il Congo è, nella fattispecie, un luogo sommamente privilegiato per questi signori.

In Africa attualmente sono in corso guerre in 31 stati su 54 e vi agiscono 279 tra milizie-guerrigliere, gruppi terroristi, separatisti, anarchici e integralisti islamici. Non sono conflitti che cadono dal cielo, sono il lascito del vecchio colonialismo da una parte e, dall’altra, dell’interventismo geopolitico di vecchie e nuove potenze coloniali (Cina) e delle grandi multinazionali interessate a sfruttare le ricchezze di quel continente. Nel Congo ex belga ci sono: legno, rame, cobalto (indispensabile per le batterie dei nostri smartphone e delle nostre auto), coltan, diamanti, oro, zinco, uranio, stagno, argento, carbone, manganese, tugsteno, cadmio, petrolio. Materie prime che fanno gola a mezzo modo e che rappresentano una “condanna a morte” per i 100 milioni di abitanti che campano con due dollari il giorno, mentre centinaia di migliaia di minatori sono schiavi salariati comprese decine di migliaia di bambini che, come scrive il giornalista Luca Attanasio, “Entrano [nei cunicoli] la mattina sperando di uscire la sera, una macabra danza propiziatoria sulle note del mercato globale, che porta nelle casse delle grandi multinazionali della filiera del cobalto fatturati sempre maggiori e ai minatori bambini due o tre dollari al giorno”. Nel 2016 le entrate in royalties della Repubblica democratica del Congo solo per l’estrazione del cobalto assommavano a 88 milioni di dollari a fronte di 2.600 delle grandi multinazionali. Secondo le indagini di Amnesty International la Huayou Cobalt cinese e la controllata CDM lavorano il cobalto prima di venderlo a tre produttori di componenti di batterie in Cina e Corea del Sud. Questi a loro volta vendono ai produttori di batterie che riforniscono aziende tecnologiche e produttori di automobili, tra i quali Apple, Microsoft, Samsung, Sony, Daimler e Volkswagen.

E’ qui che la comunità internazionale deve mettere le mani, aiutando gli stati africani ad emanciparsi dal superfruttamento di uomini, donne e bambini e dalla rapina delle ricchezze dell’Arica da parte delle multinazionali. Se no si spargono lacrime di coccodrillo sulle vittime dirette e indirette di questa vergogna umana.

Nel 1960 il Congo conquistò l’indipendenza. Patrice Lumumba che ne era stato l’artefice principale aveva le idee chiare: “Il nocciolo del problema – disse - sta nel fatto che gli imperialisti vogliono adoperare le ricchezze del nostro paese e continuare a sfruttare il nostro popolo”. Lumumba fu subito ucciso e sciolto nell’acido. Uno dei suoi nemici principali Moise Ciombè, secessionista e padrone del Katanga, l’aveva fatto assassinare, complice Mobutu e i mandanti belgi. A comandare il plotone d’esecuzione furono militari belgi. La storia del Congo con Lumumba avrebbe potuto essere diversa. Allora a menare le danze neocolonialiste, intrecciate alle logiche della guerra fredda, erano gli interessi dell’Union Minière che sosteneva la secessione di Ciombè.

Ricordo che divenuto Primo ministro del Congo, Ciombé venne a Roma in visita al Papa nel dicembre 1964. Fu accolto da manifestazioni di giovani comunisti, socialisti e radicali (anche un giovane Marco Pannella fu fermato dai questurini) che furono represse da squadre di poliziotti in borghese mischiate a gruppi neofascisti. Quel giorno stesso una giovane compagna, Laura Gonzalez, aveva tirato tre uova a Ciombè mentre entrava al ministero dell’Industria per rendere visita al ministro democristiano Medici. Purtroppo non lo colse. La domenica successiva l’organo del Pci, l’Unità, pubblicò un fotomontaggio in cui il Ciombè veniva ritratto con le uova spiaccicate sul muso. Nella didascalia si diceva: “La foto più aderente allo spirito dell'avvenimento; la foto, insomma, che gli italiani avrebbero voluto veder pubblicata, come più sincera e sintetica espressione dei loro sentimenti verso il boia congolese”.

Da allora in Congo non è cambiato granché, perché a dominare sono sempre gli interessi neocoloniali e le grandi multinazionali.

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Lacrime di sale di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta

...un pugno allo stomaco, fa piangere, arrabbiare, rattristare e anche amare.

lacrimedisale PietroBartolo minLacrime di sale, quegli schizzi di acqua salata che sotto il sole rovente si seccano e lasciano sul viso di quel pescatore, suo padre, una candida patina, una sorta di maschera che però non serve a nascondere ma a svelare il vissuto e l’autenticità dell'essere. È quella stessa maschera che lui, Pietro Bartolo, ha visto ad ogni sbarco lì a Lampedusa, porta d'Europa, sul viso nero di quei disperati che dopo aver vagato per giorni in mare in balia delle onde arrivano - se fortunati - in quell'isola, stremati, sperando in un futuro migliore o quanto meno di sopravvivere e magari in modo dignitoso.

Per questo libro Pietro Bartolo ha affidato i suoi racconti, le sue testimonianze e anche i ricordi della sua vita privata a Lidia Tilotta. Ha voluto rendere senza alcun filtro, la testimonianza di tutti quegli orrori che ha visto sui corpi e le struggenti storie che ha sentito in tutti quegli anni di missione, più che di servizio, al Poliambulatorio di Lampedusa e in prima linea come soccorritore al molo Favaloro.

“Non è un’Isola facile, Lampedusa. Questo pezzo di crosta terrestre staccatosi dall'Africa e migrato verso l’Europa, quasi a voler simboleggiare un ponte tra i due continenti. Con un destino che pare scritto da una geologia bizzarra, in grado di decidere non solo della sorte delle terre ma anche di quella dei loro abitanti".
Nel libro afferma che ad ogni sbarco c’è una nuova sfida da affrontare, nuovi orrori da vedere o rivedere: “non sai quale delle tante specializzazioni che non hai preso dovrai utilizzare".

Riporta racconti orribili sulle torture subite in quei lager libici che non sono altro che i nuovi campi di concentramento: gli sfregi, i tagli inferti con i coltelli, le bruciature, le bastonate, le violenze sulle donne, sulle ragazze. Racconta, e ci sono video e immagini terribili che lo testimoniano che lui stesso ha raccolto e conservato nella sua pen-drive, di ragazzi scuoiati vivi per il gusto dei loro carcerieri, ragazzi evitati e donne paralizzate per le troppe violenze subite. Lagrimedisalelibro copertina 350 min

Le donne e le ragazze arrivano quasi tutte incinte e non sopportano di tenere in grembo un figlio di cui non conoscono il padre perché violentate ripetutamente da più uomini . E per quelle che non lo sono non c’è da gioire, perché sono state “semplicemente" sottoposte al trattamento crudele di sterilizzazione temporanea.

Poi, ancora, racconta della malattia del gommone come l'ha battezzata lui stesso: quella miscela micidiale di carburante e acqua marina che ustiona gravemente e quasi esclusivamente le donne che siedono al centro del gommone dove ristagna quel liquido a primo impatto gradevole perché dà una sensazione di calore soprattutto nelle fredde traversate notturne ma che ustiona gravemente la pelle.

Riporta il terribile naufragio del 3 ottobre del 2013 in cui morirono 368 persone di cui molti bambini e addirittura neonati ancora attaccati al cordone ombelicale; quello di pochi giorni dopo in cui ne morirono molti di meno ma che resterà ugualmente tra i suoi ricordi più forti. Ricorderà per sempre di aver pianto insieme a quell'uomo, padre e marito, ascoltando il suo terribile racconto. Lui che, bravo nuotatore, dopo il rovesciamento del barcone tenne a galla, tra le onde sempre più alte, la moglie e i suoi due figli per molto tempo aspettando i soccorsi che purtroppo arrivarono poco dopo che, allo stremo delle forze, fu costretto ad aprire quella mano destra vedendo così il suo bambino di tre anni scivolare nel profondo mare. La disperazione di quell'uomo per non essere riuscito a resistere qualche minuto in più - poco dopo arrivarono i soccorsi - non lo abbandonerà più.
Ricorderà per sempre il viso di quei bambini, spesso neonati, a cui ha dovuto fare ispezioni cadaveriche e a cui ha dovuto tagliare “un pezzo" per identificarli e non farli rimanere solo numeri.

Avrà per sempre sotto il naso quel tanfo di cadaveri in quella stiva quasi tutti di giovane età che i trafficanti rinchiusero durante la traversata non lasciando loro scampo: senza aria morirono tutti asfissianti. Ricorderà per sempre i loro polpastrelli ridotti a carne viva senza più unghie per l'estremo tentativo di scardinare la botola.

Ma racconta anche di storie a lieto fine come quella di Kebrat, ragazza ritenuta morta ma che lui, dopo aver aperto quel sacco in cui l’avevano chiusa, invece di accertarne la morte ascoltò un lieve battito e dopo vari tentativi di rianimarla le salvò la vita.
Questo e molto di più troverete in Lacrime di sale", libro scritto per cercare di portare a conoscenza di più persone possibili e a tutti quelli che non vogliono vedere, gli orrori dei nostri tempi.

Insieme a “Le stelle di Lampedusa", il film documentario Fuocammare di Gianfranco Rosi, tutti i convegni, le conferenze e non ultima la sua entrata nel Parlamento Europeo, Pietro Bartolo sta cercando di smuovere le coscienze e portare l’uomo a vedersi in quanto parte di un disegno più collettivo e d'insieme piuttosto che in contrapposizione in base si confini politici, sociali, culturali, religiosi, fisici ecc…

Il libro che è un pugno allo stomaco, fa piangere, arrabbiare, rattristare e anche amare. Amate quest'uomo senza riserve che ha fatto dell’accoglienza la sua missione di vita.

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.
già pubblicato su Ciessemagazine

 

Lacrime di sale, di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta. Edizioni Mondadori Oscar bestseller
Costo € 11,00; Firmato kindle € 7,99
Si può acquistare cliccando sul link che segue https://www.amazon.it/Lacrime-sale-quotidiana-Lampedusa-speranza-ebook/dp/B01LA27IPG/ref=mp_s_a_1_1

 

 

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