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Globo Sora, il derby con il Latina resta un

AttaccoMiskevich GloboSoraCarla De Caris* - Al PalaCoccia di Veroli c’era una partita da vincere e un tabù da sfatare, e purtroppo la Globo Banca Popolare del Frusinate Sora non è riuscita a centrare l’obiettivo con il derby laziale vinto per la settima volta dalla Top Volley Latina 1-3. In questo wednesday night valevole per la settima giornata del girone di andata, lo scontro diretto, nonostante un costante equilibrio in tutta la sua durata, sembrava pendere favorevolmente tutto dalla parte degli ospiti che nei primi due parziali si sono assicurati un punto classifica. Sotto di 2 set a zero però, i padroni di casa trovano la reazione giusta per dare appuntamento agli avversari al quarto game nel quale imboccano la strada giusta e la percorrono quasi fino alla fine. Ma il sogno di Latina di portare a casa l’intera posta in palio, è più forte del desiderio di tie break della Globo Banca Popolare del Frusinate Sora.

“Peccato per i primi due set nei quali siamo parsi abbastanza contratti con le cose che di solito facciamo bene, a non riuscirci – analizza coach Maurizio Colucci. Nel terzo set c'è stata una bella reazione positiva portata avanti per la maggior parte del quarto nel quale siamo stati in partita ma alla fine la battuta di latina ha fatto la differenza”. “Siamo felici di aver raggiunto una vittoria fuori casa contro Sora, una gara che riteniamo uno scontro diretto – commenta dall’altro canto mister Lorenzo Tubertini -. Non era facile soprattutto dopo una brutta partita come quella di Ravenna. Era importante fare una buona partita e ci siamo riusciti. Anche nei momenti brutti, dove Sora ha cominciato a tenere il servizio con più regolarità, siamo stati bravi a tenere la testa lucida e rimanere agganciati al match fino alla fine”.

*Carla De Caris- Responsabile Uff. Stampa Globo BPF Sora

 

 

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Anche Latina vuole il ritorno all'acqua pubblica

acqualatina logoRiceviamo e pubblichamo questa nota dalla consigliera provinciale Rita Palombi per quanto riguarda la situazione delle tariffe idriche che continuano ad aumentare a dispetto di un servizio sempre peggiore. Si rilancia così anche il tema di attuare il voto del referendum sulla gestione dell'acqua pubblica.

I civici sulla questione idrica.

Riportiamo la gestione del servizio idrico in mano pubblica

Rilanciare la sfida per riportare la gestione del servizio interamente in mano pubblica rispettando la volontà espressa dai cittadini con i referendum del 12 e 13 giugno 2011, evitare ulteriori aumenti tariffari oltre quelli approvati nel 2016, venire incontro alle utenze sempre più in difficoltà (cosiddetta “morosità incolpevole”) a causa dei continui aumenti tariffari e mettere in atto interventi immediati per ridurre l’immorale dispersione idrica che ancora persiste in tutto il territorio gestito da Acqualatina: queste sono le decisioni attese dalla Conferenza dei Sindaci dell’ATO 4 di domani.

Le proposte di deliberazione che sono state presentate ai Sindaci venerdì scorso, al contrario, sono figlie della stessa logica di sempre, con stesure incomprensibili dove non è chiaro l’oggetto della deliberazione, piene di allegati mai discussi e approvati, obiettivi indefiniti (soprattutto rispetto agli investimenti effettuati e da effettuare) e costi di gestione e finanziari opachi. Tutto questo mentre la Segreteria Tecnico Operativa dell’ATO (l’organo che per conto dei Comuni dovrebbe controllare il gestore del servizio) con il prossimo pensionamento del funzionario istruttore e l’assenza attuale delle due figure dirigenziali, praticamente non esiste più.

I nostri cittadini sono stanchi di questa gestione, ormai arrivata ad oltre la metà della durata della convenzione (trenta anni) e di una qualità del servizio che risulta sempre più critico.

Dopo quanto è successo nelle scorse estati, durante le cosiddette “crisi idriche”, che oggi nelle deliberazioni vengono definite “eventi eccezionali” e dopo l’ennesima approvazione di un bilancio che ha portato Acqualatina ad avere un utile di oltre 60 milioni di euro nei cinque anni, soprattutto grazie al meccanismo delle partite pregresse, è arrivato il momento di trarre delle conclusioni definitive che portino nel più breve tempo possibile al controllo interamente in mano pubblica della gestione del servizio.

Damiano Coletta - Sindaco di Latina
Antonio Terra - Sindaco di Aprilia
Domenico Guidi - Sindaco di Bassiano
Paola Villa - Sindaco di Formia
Giada Gervasi - Sindaco di Sabaudia
Ernesto Coletta - Consigliere provinciale
Rita Palombi - Consigliere provinciale

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Città di Anagni vince e convince

Anagni Latina minAnagni-Latina 2 a 1. CITTÀ DI ANAGNI VINCE E CONVINCE nella sfida storica contro il Latina Calcio tenutasi allo stadio "Caslini" di Colleferro, ottenendo una vittoria importantissima per la lotta alla permanenza nel campionato Nazionale della Serie D, al cospetto di una squadra costruita per una grande stagione ma che non ha ottenuto i risultati rispetto alle aspettative iniziali.

Anagni padrona del gioco per gran parte della partita nonostante sia costretta ad inseguire giá dal 3' minuto di gioco quando Ranellucci lancia Fontana che, complice una difesa distratta, approfitta dell'indecisone e insacca rasoterra il gol del momentaneo vantaggio per la squadra ospite.
Partita quindi immediatamente in salita per l’Anagni che nonostante le difficoltà reagisce rapidamente.
Al 16’ Pralini crossa al centro un buon pallone per Cardinali che colpisce bene ma Maltempi è bravo a deviare in angolo. Dieci minuti più tardi è lo stesso Cardinali a metter al centro un buon pallone per l’accorrente Flamini che però colpisce debolmente mancando una ghiotta occasione da gol. Preme sull’acceleratore Anagni sfruttando le fasce sia con Pappalardo che D'Orsi.
La squadra di mister Pecoraro ricerca il pareggio con insistenza ed 32’ vede premiati i propri sforzi quando
Contucci raccoglie il cross di Colarieti insaccando il gol del pareggio biancorosso sferrando un bel colpo d'ariete. Pareggio meritato per quanto visto finora in campo e parità ristabilita sul risultato di 1-1.

Anagni continua senza peró centrare la porta fino alla punizione dal limite battuta da Gragnoli che si infrange sulla mano di un giocatore in barriera senza che l'arbitro punisca l'irregolaritá.
A seguito di questo episodio finisce di fatto il primo tempo con il punteggio di 1-1.
Al rientro sul terreno la squadra di casa rischia subito di subire ma il diagonale di Fioretti esce a fil di palo.
Anagni rialza subito la testa ed al 50’ una buona punizione dai 25 metri, conquistata da Gragnoli viene sprecata da Colarieti che tira alto sopra la traversa.La squadra biancorossa è determinata a conquistare la vittoria.
Al 60’ occasionissima per l'Anagni, Cardinali raccoglie assist del sempre presente Flamini, stoppa di petto e serve Capuano appena entrato che spedisce clamorosamente alto solo davanti al portiere. Si gioca praticamente ad una porta. La squadra di mister Pecoraro continua a spingere sull’acceleratore. Al 77’ gli sforzi dei padroni di casa vengono premiati. Cardinali è bravo a procurarsi un buon calcio di punizione dal limite dell’area per un intervento scorretto del numero 6 pontino Ranellucci. Sul pallone si presenta D’Orsi che con una punizione magistrale infila la palla sotto il sette realizzando un gol da cineteca e portando in vantaggio l'Anagni sul risultato di 2-1.Il vantaggio dell’Anagni provoca la reazione del centinaio di tifosi ospiti al seguito che tentano un’invasione di campo. La situazione per fortuna torna subito alla normalità grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine.

Durante questo frangente continua l'azione e purtroppo si infortuna Stancampiano il quale rimane a terra ed è costretto ad uscire dopo uno scontro con un compagno di squadra. Di fatto con questo episodio sfortunato si chiude l'incontro con il Città di ANAGNI che festeggia una sospirata quanto importante vittoria omaggiata dagli applausi scroscianti della tribuna.
Il morale è alto per la determinante sfida col Ladispoli di domenica prossima.

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La Globo Sora si arrende al Latina al quinto set

GloboSora Latina Fase della gara 350 260 minCarla De Caris* - È davvero carica la Globo Banca Popolare del Frusinate Sora che al PalaCoccia di Veroli mette subito sotto la Top Volley Latina 2 set a 0. Ma l’attesissimo e appassionante derby, che in campo ha acceso la lotta classifica e sugli spalti l’orgoglio dell’appartenenza geografica, non poteva di certo trovare una facile risoluzione. Così Latina parte alla rincorsa e, contro una Sora che nel terzo e quarto set aggancia ma non rilancia, ribalta la gara portandola al tie break. Quinto set che ripercorre e riassume l’andamento dei precedenti con i ragazzi di coach Barbiero avanti, quelli di Tubertini a pareggiare e sorpassare, e i vantaggi che riaprono ogni risultato possibile con il finale più bello scritto ancora una volta dalla Top Volley. Alla sesta gara ufficiale tra i due club, Sora non riesce a sfatare il tabù dei precedenti con Latina a segno 6 volte su 6. Va comunque a punti per la terza giornata consecutiva riuscendo a rendere, per quanto possibile data la già matematica salvezza, ancora più interessante il finale di campionato con la classifica che ora la vede appaiata a quota 25 pari merito con Latina e Ravenna che però hanno una gara vinta in più.

“E' stata una partita alterna, a tratti una buona partita – commenta a caldo coach Mario Barbiero -. Volevamo e potevamo vincerla, ma sono comunque contento della mia squadra perché, anche oggi, ha dimostrato di saper giocare e di poter vincere partite importanti, come abbiamo fatto durante la stagione. Purtroppo abbiamo subito una sconfitta, ma il risultato più importante è la permanenza in SuperLega”. “Siamo riusciti a entrare in partita – dice invece mister Lorenzo Tubertini -. All'inizio siamo partiti bene in attacco ma abbiamo faticato in fase break, la battuta rallentava. Poi, dal terzo in avanti, il servizio ha incominciato a entrare e la fase break a migliorare. La partita poi ha trovato un equilibrio e siamo arrivati al tie break. Una o due occasioni dalla nostra parte e l'abbiamo portata a casa".

Allo starting playes dimostrano subito ciò che vogliono entrambe le squadre, mettendo in campo il loro miglior gioco e non concedendo nulla all’avversario, per il punto a punto che accompagna metà del primo set. Il primo strappo importante lo da Sora per il 16-14, e dopo qualche turno, con Marrazzo all’ace e a disturbare notevolmente la ricezione avversaria permettendo a Joao di andare a segno di prima intenzione, fa salire il suo vantaggio sul +4 del 21-17. Coach Tubertini manda in campo Parodi al posto di Ngapeth a dare una mano in seconda linea, ma il tabellone sale sul 23-18. Stern a muro su Petkovic e Sottile a segno dai nove metri, provano a rilanciare il sestetto pontino che si avvicina fino al 23-21, ma a salire in cattedra chiamato dal suo regista è il capitano volsco che chiude 25-21 il primo set.

Con Ngapeth gli ospiti provano a invertire la rotta, ma l’1-3 è subito rimesso in parità dall’ace di Petkovic. La lotta al break point si riapre con nessuno dei sestetti che fino al 8-9 riesce a concederselo. La voce grossa la fa nuovamente la Globo con un parziale positivo di 5-0 autografato dagli attacchi di Petkovic e dal muro di Fey ai danni di Stern per il 13-9. La guida tecnica ospite richiama Stern in panchina e al suo posta inserisce Gavenda. Sottile si affida al suo centro per togliere le castagne dal fuoco, ma la Top Volley non riesce ad andare oltre il cambio palla mentre i ragazzi di coach Barbiero continuano ad accelerare con l’altro ace di Marrazzo e il block rouf del capitano per il 20-15. Tutto targato Joao Rafael lo sprint finale con lo schiacciatore brasiliano ad attaccare per il set ball e a inchiodare sulla rete Gavenda per la chiusura del 25-19. In vantaggio di 2 set a 0 la Globo non si rilassa ma la Top Volley trova in Barone una bella soluzione. Inserito in avvio del terzo set al posto di Gitto, porta è fondamentale per il primo vantaggio pontino del 2-6. Richiama i suoi coach Barbiero che però al rientro in campo non riescono a trovare continuità nelle realizzazioni così, all’8-11, un turno positivo al servizio di Stern incrementa il vantaggio Latina fino all’8-14. Altro time out discrezionale per la panchina locale e alla ripresa del gioco, con Kedzierski all’ace e Joao ad attaccare di seconda intenzione una palla difesa da Mauti, le distanze si accorciano all’11-14. Palla su palla fino al 15-19 quando Petkovic ottiene il cambio palla e Caneschi a muro su Stern fa il resto per l’aggancio del 18-19. Fasi concitate con il video check a invertire la decisione arbitrale in favore di Sora per il 21-22 ma poi Latina si concede per la prima volta la possibilità di chiusura set. Petkovic annulla la prima ma poi manda out la battuta che vale il 22-25 ospite e la riapertura del match.

Senza esclusioni di colpi il quarto set, con il 5-4 autografato dagli attacchi di Fey, Petkovic e Di Martino da un lato, e Barone Stern e Parodi dall’altro. Botta e risposta a muro per il 6-7 con Caneschi a bloccare le intenzioni di Palacios e Stern quelle del suo pari ruolo. Dopo l’ace del capitano bianconero del 10-9, due mini break positivi di marca pontina segnano il nuovo vantaggio ospite dell’11-14, rimesso però subito in parità dall’altra battuta vincente, quella di Kedzierski. Sottile si affida a Parodi per i cambi palla che accompagnano il tabellone al 18-18 e soprattutto per il nuovo +2 del 18-20. Una serie di errori accompagnano la contesa al 21-23, mentre Rossi la porta al 21-24 e al 23-25 che rimanda tutto al tie break.

Quinto set che ripercorre e riassume l’andamento dei precedenti. Punto a punto e si va ai vantaggi che riaprono ogni risultato possibile con il finale più bello scritto ancora una volta dalla Top Volley 15-17.

*Resp. Ufficio Stampa Globo BPF Sora

 

 

 

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2° Congresso della Cgil di Frosinone e Latina

2congresso Cgil Fr Lt minIl Lazio Meridionale ha bisogno di una vera e propria scossa, di una svolta per rilanciare la sua economia, c'è la necessità di un progetto chiaro per far si che arrivino investimenti pubblici e privati per rilanciare lo sviluppo del territorio. Occorre fare un Patto per lo sviluppo del Lazio Meridionale che parta necessariamente dall'attrattività delle bellezze e delle particolarità che vivono in esso. Solo facendo dialogare mondo della ricerca e mondo della produzione potranno nascere progettualità e sviluppi tecnologicamente avanzati coerenti con le attese del territorio»: è la proposta lanciata dal segretario uscente della Cgil di Frosinone e Latina, Anselmo Briganti, che ieri ha tenuto la relazione d’apertura del congresso dell’organizzazione che si è concluso il 23  ottobre a Villa Ecetra a Patrica con l’elezione della segreteria.

Molti gli ospiti della mattinata che hanno preso la parola, tra gli altri il segretario generale della Cisl, Enrico Coppotelli, il segretario gene- rale dell’Ugl, Enzo Valente ed esponenti della Uil e di varie categorie produttive (era presente il direttore di Federlazio Frosinone, Roberto Battisti).
Ha presieduto i lavori il professor Massimo Terracciano. Il dibattito è stato dedicato alla presentazione del libro sulla Camera del Lavoro del Lazio meridionale, scritto da Ermisio Mazzocchi e Salvatore D’Incertopadre, per i tipi di Atlantide Editore di Latina. Hanno portato i saluti istituzionali il sindaco di Patrica, Lucio Fiordalisio ed il presidente della Provincia, Antonio Pompeo. Tornando all’intervento di Briganti, va evidenziato anche il passaggio in cui avverte come «senza unità i sindacati conteranno sempre meno. Da anni sulle due Province di Frosinone e Latina si è consolidata storicamente un unità sindacale tra Cgil, Cisl, Uil, rafforzata dagli obiettivi comuni e mai scalfita. Questi dieci lunghi anni di crisi hanno messo a dura prova il movimento sindacale, ma hanno anche fatto riscoprire le ragioni dell'unità. Ed è proprio dalle cose che ci uniscono che si deve aprire il confronto sull'unità: pensioni, fisco, Mezzogiorno, ambiente, politica industriale, contratti e gestione della crisi. Tutti temi che ci vedono molto vicini e convergenti».

Ha chiuso la prima giornata del congresso l’intervento dell’assessore regionale al Lavoro, Claudio Di Berardino, già segretario regionale della Cgil di Roma e del Lazio. Di Berardino ha messo in guardia sulla riforma dei centri per l’impiego: «Attenti agli slogan sulla loro trasformazione. Non vorrei si trasformassero da occasione per mettere in campo politiche attive per il lavoro in occasione per attuare politiche assistenziali. Abbiamo bisogno sicuramente di welfare ma non che quest’ultimo si sostituisca al lavoro».
«Molte cose sono iniziate prima del mio arrivo - ha poi scandito entrando nel merito dell’attualità economica provinciale -. La Regione ha messo in campo nel corso di questi anni, senza la pretesa di risolvere tutti i problemi della deindustrializzazione, molte intese insieme al Mise. Nel Lazio ci sono stati circa 15 accordi, per un investimento di 25 milioni di euro: questo ha generato circa 400 milioni di investimento. Sono in fase istruttoria altri 5 progetti finalizzati a mettere in campo altri 63 milioni di investimento sul territorio. In più l’Area di crisi complessa ha previsto un 20% in più di premialità per Frosinone e Rieti. E domani (23 ottobre - ndr) al Mise si firmerà l’accordo sull’area di crisi complessa che sblocca 10 milioni di euro del ministero in favore delle imprese, che decideranno di investire sul territorio».
«C’è una questione degli ammortizzatori sociali in deroga - è poi venuto alla questione dolente -. Voglio essere chiaro: se il sindacato vorrà io sono pronto a fare quello che il sin- dacato mi chiede. Noi abbiamo una condizione in cui per il 2018 per gli ammortizzatori mancano all’appello circa 13 milioni di euro. Il fabbisogno stimato non è stato realmente coperto. Noi siamo impegnati col ministero ed abbiamo chiesto questi 13 milioni di euro e in più abbiamo anche sollecitato il finanziamento del 2019. Perché dobbiamo te- nere ancorato il ministero sulla partita dell’area di crisi com- plessa e sugli investimenti conseguenti all’accordo di domani. La Regione Lazio - ha aggiunto Di berardino - ha una sorta di tesoretto presso l’Inps: ci sono circa 50 milioni di euro. Il ministero non sappiamo quanti ne vorrà trattenere e quanti ne vorrà dare alla Regione. Il punto non è questo: abbiamo chiesto lo sblocco di queste risorse accumulate perché nel corso degli anni tra il dare e l’avere è rimasto qualcosa da parte. Ma questi fondi, lo dico con chiarezza a Frosinone, non sono per le aree di crisi complessa, ma servono ad aiutare quei lavoratori che hanno perso il posto con ammortizzatori che sono fuori dall’area di crisi complessa. Credo che in una forbice come questa dobbiamo portare a casa tutti e due i risultati: quello per l’area di crisi complessa e quello per gli altri lavoratori in difficoltà. Altrimenti noi sceglieremmo solo di aiutare solo una parte dei lavoratori».

 

fonte. L'Inchiesta quotidiano del 23 ottobre 2018

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Addetti alle pulizie lotto 5, il Tar di Latina dichiara la propria incompetenza

M5S logo minda Enrica Segneri, Deputata M5S - Sentenza addetti alle pulizie lotto 5, il Tar di Latina dichiara la propria incompetenza in materia. L’impegno dei deputati Enrica Segneri e Raffaele Trano nel tutelare i lavoratori.

"Il tribunale amministrativo del Lazio - sezione staccata di Latina - ha dichiarato la propria incompetenza ad esprimersi in merito alla proroga della convenzione Consip ID 1201 – Lotto 5, avente ad oggetto “Servizi di pulizia ed altri servizi tesi al mantenimento del decoro e della funzionalità degli immobili, per gli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado e per i centri di formazione della Pubblica Amministrazione” - lo dichiarano i deputati pentastellati Trano e Segneri che continuano - "Il lotto era stato affidato alla società Ma.Ca. in qualità di ente capofila, ma successivamente il contratto era stato risolto. Già prima di quella data circa un migliaio di lavoratori appartenenti alle province di Latina e Frosinone lamentavano di essere stati pagati a singhiozzo e di essere costretti a vivere in condizioni di indigenza a causa di importi non in grado di assicurare i necessari mezzi di sussistenza.

Ritenendo di tutelare le proprie ragioni la società Ma.Ca. aveva impugnato la nota, con cui il Miur ha negato la proroga del contratto per intervenuta risoluzione della convenzione avvenuta in epoca successiva alla data del 24.4.2017 ottenendo di fatto – attraverso un decreto cautelare – la sospensione degli effetti della nota, lasciando nell’incertezza il futuro economico di molte famiglie e mettendo in discussione l’organizzazione del nuovo anno scolastico da parte del Ministero." -
In questo quadro complesso, consci delle drammatiche conseguenze sociale emerse in una serie di incontri presso il Miur che hanno visto impegnati in prima fila il dirigente dott. Jacopo Greco e le organizzazioni sindacali, si sono mossi i portavoce del Movimento 5 Stelle presso la Camera dei deputati Enrica Segneri e Raffaele Trano. - “Il nostro operato, oltre a far valere in tutte le sedi istituzionali, anche con incontri informali, le preoccupazioni per la sottovalutazione delle ragioni dei lavoratori e dei sindacati che le rappresentavano, è stato da ultimo rivolto a mettere sotto la lente di ingrandimento la procedura giudiziaria in corso.
L’esito del giudizio, per nulla scontato, ha evidenziato secondo il collegio come il procedimento non sia di pertinenza del giudice amministrativo ma di quello civile, “trattandosi a ben vedere di controversia sull’esercizio di un diritto originato dal contratto” e non dall’assegnazione del servizio.
Alla luce della sentenza, si rafforza l’esigenza di tutelare il diritto dei lavoratori e garantire i servizi nelle scuole. A breve un incontro con il MIUR per fare il punto della situazione."

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Migranti. Accordo tra la Prefettura di Latina e il Comune di Cori

Maria Rosa Trio Mauro De Lillis 350 260 mindi Marco Castaldi - Ricollocazione temporanea dei migranti pontini. Accordo tra la Prefettura di Latina e il Comune di Cori

L’ente lepino si è reso disponibile ad accogliere fino a 40 persone per un periodo massimo di 60 giorni. Il Sindaco Mauro De Lillis: “Questa misura pro tempore legata alla contingenza rientra negli impegni reciprocamente assunti in materia e nel rispetto dei limiti stabiliti a livello nazionale e locale”.

A seguito delle recenti vicende che hanno riguardato la gestione da parte degli affidatari di alcuni centri di accoglienza straordinaria dislocati nel territorio pontino, il Comune di Cori ha confermato tramite lettera scritta alla Prefettura di Latina la propria disponibilità, nell’ambito degli accordi di ricollocazione temporanea, ad ospitare presso la Casa per Ferie Madonna del Soccorso un numero di migranti compreso tre le 30 e le 40 persone, fino alla riattivazione delle strutture interessate e comunque per un periodo massimo stabilito non superiore ai 60 giorni.

La missiva indirizzata in questi giorni all’Ufficio Territoriale del Governo ha fatto seguito ai precedenti colloqui intercorsi al Palazzo del Governo tra il Prefetto Maria Rosa Trio, affiancata dal suo vice Antonio Quarto, e il Sindaco Mauro De Lillis, accompagnato dall’Assessore alle Politiche Sociali Chiara Cochi e dalla Responsabile dei Servizi Sociali Roberta Berrè. L’intesa tra le parti è stata successivamente ratificata dalla Giunta Municipale corese, previo consenso della Provincia Italiana Ordine degli Scalzi della SS. Trinità, titolare del ricovero individuato.

Come spiega il primo cittadino – “Si è tenuto conto delle direttive ministeriali per la ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e rifugiati all’interno dei C.A.S. ubicati in tutti i comuni e tra gli enti come il nostro aderenti alla rete SPRAR, in linea con lo spirito di solidarietà e collaborazione inter-istituzionale, al fine a dare alla questione migrazione una soluzione umanitaria condivisa. In ogni caso questa misura pro tempore legata alla contingenza rientra a pieno titolo negli impegni reciprocamente assunti in materia e rispetta i limiti stabiliti a livello nazionale e locale”.

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La centrale 118 sarà a Latina: che significa per il frusinate?

ambulanza 350 260 mindi Daniele Riggi - Spostamento della centrale 118 a Latina: la nostra provincia perde altre professionalità a disposizione del territorio.

La notizia dello spostamento della centrale operativa del 118 di Frosinone a Latina costituisce, secondo la mia modesta opinione, un fatto molto grave. Perché grave? Perché non si tratta di un “accorpamento” finalizzato a risparmiare delle risorse da mettere a disposizione per altri servizi, ma dell'ennesima cessione sottobanco di un pezzo di “sovranità” della nostra provincia.

Avrei potuto accettare la decisione di prevedere un dirigente unico anziché due, dato che queste figure percepiscono stipendi elevati, questa sì che poteva essere una “spending review” intelligente! Purtroppo, però, bisogna constatare che si tratta ben altro, si tratta cioè di allontanare dal nostro territorio degli infermieri qualificati e con un monte ore di esperienze operative veramente consistente.

Potranno questi infermieri qualificati riconvertirsi facilmente in un nuovo ruolo operativo nel caso in cui non accettassero di trasferirsi a Latina? L'ASL nel corso degli anni ha scelto di “specializzarli” nel campo della ricezione delle emergenze, invece di adottare una politica di “alternanza” o “turnazione” degli infermieri tra la sede operativa e i veicoli su strada del 118. Questi operatori, ad oggi, hanno maturato un'enorme conoscenza del servizio, delle caratteristiche del territorio e delle emergenze che caratterizzano la nostra provincia, perché non possono continuare a metterla a disposizione del nostro territorio?

Oramai non mi sorprendo più di quello che sta accadendo, perché è chiaro che la nostra classe politica è totalmente subordinata alle logiche romane e nazionali. Il problema è che per difendere certe “filiere clientelari” che hanno bisogno di essere continuamente foraggiate la nostra classe politica ha dovuto sacrificare questo territorio e le sue risorse, dai servizi pubblici fino al tessuto produttivo. Un territorio sconquassato e lacerato, lottizzato da una politica famelica che punta solo a spartirsi i servizi pubblici dei comuni e gli enti intermedi senza avere una visione progettuale del territorio a lungo termine. Il caso della sanità è quello più emblematico: sono cambiate le amministrazioni regionali ma non è cambiata la politica sanitaria sul territorio, che tende, oramai inesorbilmente, verso la privatizzazione selvaggia.

Lo smantellamento dei servizi sanitari costringe da anni i cittadini ciociari a una migrazione forzata verso il territorio di Roma e le province limitrofe. A cosa serve parlare di rilancio del turismo e del tessuto produttivo in Ciociaria se poi nella nostra terra non ci sono più servizi adeguati? Chi vorrebbe trasferirsi o semplicemente fare il turista in un territorio dove i trasporti, la sanità e i servizi di ricezione sono spesso assenti o ridotti al lumicino? Bisogna cominciare ad abbandonare il linguaggio del politicamente corretto e dire chiaramente che la classe politica provinciale negli ultimi vent'anni ha sistematicamente tradito il nostro territorio, vendendo le risorse locali per assicurarsi posizioni di rendita politica.

Se il centro–sinistra vuole ripartire deve tagliare definitivamente il cordone ombelicale con certi modi di fare politica; dopo l'ascesa inarrestabile delle forze populiste la sinistra non può più rimandare una seria riflessione sulla necessità di una gestione etica del partito e dei rapporti al suo interno. In politica la forma è sostanza, e un partito che si fonda su logiche clientelari e verticistiche, dove gli unici valori da perseguire sono la fedeltà a un “capo”, e il mantenimento di interessi di “corrente”, non può essere allo stesso tempo un partito etico, che fonda la sua azione politica su ideali e valori condivisi.

 

 

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Dall’ameno al brutto

Parco letterario dOmero 350 260 mindi Salvatore D’Incertopadre - Se desiderate fare una passeggiata in un luogo ameno, nel bel mezzo di una natura incontaminata, in una zona di grande rilevanza naturalistica, vi suggerisco di visitare il Parco di Omero. Il parco sorge a Fogliano, all’interno del Parco Nazionale del Circeo. I Romani realizzarono notevoli opere di bonifica e introdussero importanti opere di drenaggio, trasformando quest’area in un centro di raccolta e di pesca e costruendo piscine, edifici e canali per sfruttare la ricchezza del vicino lago di Fogliano. In tempi più recenti il restauro degli edifici storici del borgo di Fogliano regala nuovi scenari ai visitatori. Nel periodo estivo il Parco offre la possibilità di partecipare a numerose iniziative, dalle semplici passeggiate al chiaro di luna a interessanti rappresentazioni teatrali. Ma l’attrazione maggiore la offre il lago di Fogliano. Il bacino è il più grande tra i laghi costieri dell’area pontina e si estende su una superficie di circa 4 km² all’interno del Borgo di Villa Fogliano. Dal 1978 fa parte del territorio del Parco Nazionale del Circeo ed è classificato zona umida di importanza internazionale. Inoltre, essendo una zona molto ricca dal punto di vista faunistico, è particolarmente indicato per l’osservazione degli uccelli. Sulle sue sponde è possibile visitare il complesso di edifici storici della famiglia Caetani e il piccolo Borgo di Fogliano che ha dato il nome al lago, dove si possono ammirare, oltre al giardino botanico, la Chiesetta di S. Andrea, la Villa signorile, la Casina Inglese e ciò che resta del villaggio dei pescatori.

Purtroppo con l’arrivo della bella stagione i cittadini di Latina preferiscono una passeggiata al Lido di Latina allo scenario naturale e rassicurante del lago di Fogliano. Il Lido di Latina dista dal capoluogo circa sette chilometri e si estende, in direzione sud-nord, da Capo Portiere a Foce Verde. Percorrendo la strada che fiancheggia il mare, s’incrociano villini su palafitte costruiti direttamente sulla spiaggia, in un luogo che dovrebbe essere demaniale; palazzi in uno stile che spesso con il mare non ha nulla a che fare; pochi alberghi dall’aspetto non sempre rassicurante; ristoranti rabberciati situati tra il ciglio della strada e la spiaggia; esercizi commerciali in spazi di fortuna. Insomma, un luogo a poca distanza da un’area stupenda dal punto di vista paesaggistico, che l’incuria e lo sfruttamento del territorio hanno imbruttito. Una visione orribile. Tutto iniziò negli anni ’60 quando, non essendo il tema ambientale all’ordine del giorno, i latinensi, che proprio in quegli anni assaporavano il benessere derivante dal boom economico, iniziarono a pensare alla seconda casa al mare, facendo così la fortuna di molti imprenditori edili. Non ci sono tracce di programmazione, da parte dell’allora amministrazione comunale, per uno sviluppo organico e ordinato di quell’area. Tutto fu lasciato all’avidità dei costruttori che edificarono case anche sulla spiaggia. Ancora oggi non si è riusciti a dare un ordine, un’immagine decorosa, a quell’area. Poche idee, tutte affondate nel cemento.
E se per un attimo immaginassimo che non ci fosse più il mare? Quel luogo sarebbe anonimo, simile a uno dei tanti paesini dell’area dell’Agro Aversano.

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Il declino del territorio di Latina. Inesorabile?

Latina 400 mindi Salvatore D’Incertopadre - Eutanasia. Latina rinacque dopo la guerra grazie alla Cassa del Mezzogiorno. La provincia era quasi un confine naturale tra il Sud, povero e abbandonato, e il fiorente centro nord. Una miriade di aziende, tra cui molte multinazionali, s’installarono sul territorio, portando lavoro, benessere e ricchezza ma sradicando i contadini alla terra cui erano stati legati per anni dopo la bonifica delle paludi. Quel processo di industrializzazione non fu autoctono come lo era stato quello nato e cresciuto al Nord, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, nel triangolo Milano, Genova, Torino. Fu indotto dai vantaggi che gli imprenditori trassero dalla Cassa del Mezzogiorno. Con un paragone attuale potremmo dire che agli inizi degli anni Sessanta il nostro Sud era come la Polonia o la Slovenia di oggi, dove il costo della manodopera è basso e i vantaggi offerti dagli Stati considerevoli. Latina era il luogo ideale, situata nel punto più a nord di quel Sud legato alla questione meridionale e privo di quegli elementi di delinquenza organizzata che si palesavano attraverso le mafie.

A partire dagli anni Ottanta iniziò, lento ma inesorabile, il declino del settore industriale, poi del settore edile e, infine, del commercio.
In quasi quarant’anni la Città ha assistito inerme al declino, al depauperamento di un patrimonio produttivo, che pian piano ha creato disoccupazione, povertà e blocco di quello che una volta si chiamava ascensore sociale. I ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sono aumentati nel numero e nella misura della loro povertà. La classe dirigente e quella politica di Latina si sono cullate sugli allori del boom economico degli anni Sessanta, su una crescita drogata dalle agevolazioni messe a disposizione dalla Cassa del Mezzogiorno e non hanno voluto, o saputo, programmare il futuro del territorio, indagare le vocazioni di una terra ricca di opportunità e immaginare un nuovo modello di sviluppo.

Tanti sono stati i tentativi per dare al territorio una speranza ma le divisioni politiche, l’incapacità degli amministratori locali, lo sperpero e la corruzione, l’indifferenza del popolo, hanno consentito che quanto di buono venisse progettato e proposto finisse nel dimenticatoio delle speranze perdute.
Ultimo tentativo di dare al territorio un progetto di rinascita risale al 2007, quando con uno sforzo significativo di tutti i soggetti in campo e la supervisione dell’allora Giunta Regionale, si sottoscrisse un protocollo d’intesa, noto come Latina 2015. Esso prevedeva una serie di iniziative, investimenti e opere pubbliche che avrebbero potuto dare a Latina e alla sua provincia un nuovo orizzonte di sviluppo. Solo per ricordarne alcune, nell’intesa si prevedeva la realizzazione dell’aeroporto civile, il porto di Foce Verde, l’autostrada Roma-Latina, etc.

Tutto naufragò solo sei mesi dopo la sottoscrizione del protocollo. Le ragioni sono tante e non tutte da addebitare all’incapacità della politica. La responsabilità più grande fu certamente dei cittadini, indifferenti, agnostici e autarchici, che non credettero, o non vollero credere, che tutto ciò che era stato concordato da pochi, potesse diventare patrimonio di tutto il territorio.
Ora rimane un’ultima cosa da fare: attendere che qualcuno tolga la spina a questo territorio. E ancora una volta restiamo indifferenti alla nostra eutanasia.

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