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La ripresa e diritti dei lavoratori devono camminare insieme

 RIPRESA E LAVORO

 Con il lavoro dignitoso non solo ripresa fisiologica

di Donato Galeone
lavoro fabbrica 390 minLo scenario socio economico produttivo e del lavoro laziale richiamato e analizzato dal Segretario Generale della CISL Lazio, Enrico Coppotelli - reso pubblico nelle ultime settimane di agosto 2021 - dovrebbe condurci verso attente verifiche e puntuali riflessioni “sulla ripresa fisiologica ma non strutturale regionale” sia per conoscere che per capire se le tante diversificate notizie stimate sulla previsione delle assunzioni in posti di lavoro tra settori produttivi nelle province nel Lazio - indicata dalla Unione delle Camere di Commercio – con la occupazione tra agosto e ottobre 2021 che dovrebbe stimarsi in 123.000 assunzioni circa: con 8.000 assunzioni su Frosinone, 10.000 su Latina, 3.000 su Viterbo, 2.000 su Rieti e 100.000 su Roma.

Mi permetto osservare che l'ultimo Bollettino - Fonte Unioncamere, ANPAL Sistema Informativo Excelsior luglio 2021 - indica che le domande di lavoro delle imprese per la Regione Lazio sulle entrate programmate nelle tendenze occupazionali tra luglio-settembre 2021 per aree funzionali di inserimento lavorativo sono stimate il 51.380 assunzioni per aree funzionali:

Area produttiva erogazione servizi 43,33% assunzioni 22.260
Area commercio e vendite 21,99% “ 11.300
Area tecnica e progettazioni 12,98% “ 6.670
Area logistica 11,54% “ 5.930
Area direzione servizi generali 5,52% “ 2.840
Area amministrativa 4,64% “ 2.380
100,00 51.380

Oltre ad osservare che le due stime a confronto tra agosto-ottobre: 123.000 assunzioni e tra luglio e settembre: 51.380 di ben circa la metà di domande delle imprese in entrata, assume importanza essenziale anche il sottolineare e il condividere con CISL Lazio che la “ripresa è fisiologica” - prevalentemente alta - nelle aree produttive dei sevizi e del commercio e bassa nell'area tecnica e delle progettazioni infrastrutturali e strutturali promozionali, tecnologicamente innovative, indispensabili verso le tipologie produttive settoriali future.

Certamente positiva le opportunità e i segnali richiamati da Coppotelli verso il polo farmaceutico laziale che ha registrato un incremento delle esportazioni del 19,7 % confermando ”le capacità di recupero delle eccellenze industriali nel Lazio” già sottolineate dal Segretario della CISL del Lazio.

Va rilevato, anche, che nel polo laziale dell'automotive FCA già FIAT - inesorabilmente in cambiamento - si lavora a singhiozzo viene detto e ripetuto tanto nel suo processo produttivo interno quanto nell'ambito dell'indotto metalmeccanico e la componentistica settoriale, già in profonda crisi, con aziende che chiudono e precari che non sono stati stabilizzati, mentre cessano le casse integrazioni per le piccole imprese e si continua con gli ammortizzatori sociali in FCA. Aumenta l'incertezza di migliaia di lavoratori per il futuro; incertezza profonda, nel basso Lazio, che viene confermata e rafforzata, peraltro, dal fermo produttivo del 3 settembre prossimo, scuotendo azioni sindacali nell'intero gruppo dei lavoratori FCA sia per il mancato pieno impiego che per la previsione futura ridotta di posti di lavoro.

Sono, sempre e ancora oggi, i lavoratori che subiscono i contraccolpi di ogni crisi industriale mentre si presenta, comunque, indilazionabile quanto urgente discutere e sostenere nel polo laziale dell'automotive, essenzialmente, l'intera filiera della componentistica strutturata laziale e italiana che è settore fondamentale nel contesto produttivo manifatturiero europeo.

In tale contesto che è il tema e il punto di analisi fondante - per la CISL Lazio - dell'agire con più convinzione ed efficacia verso una ripresa non fisiologica soltanto ma con la programmazione strutturale e infrastrutturale, 2021-2017, dello sviluppo e della occupazione traguardando le frontiere del futuro.

Vale a dire – mi permetto aggiungere - di condividere e concertare il “ come “ affrontare l'occupazione tanto nelle soluzioni delle crisi industriali delle imprese quanto nel difenderci dalle delocalizzazioni che sono due aspetti frapposti alla “ripartenza strutturata” di una politica industriale laziale rilanciata e qualificata che è componente determinante di un nuovo modello di sviluppo nazionale nella dimensione europea.

Per esemplificare si dovrebbe tenere sempre presente che anche le crisi aziendali cumulate e dormienti presso i Ministeri - da anni e mesi - non potranno trovare soluzioni ragionevoli e adeguate in assenza di una “ ripartenza strutturale con il lavoro per settori produttivi” pur rilevando che tutte quelle crisi aziendali coinvolgono non solo i lavoratori e le loro famiglie, per la perdita del lavoro, ma mettono in discussione il destino socio economico di quelle comunità locali territoriali.

Osservo, rilevo e condivido – con le analisi e le conclusioni del Segretario Regionale della CISL Lazio Enrico Coppotelli - che i settori produttivi sono le componenti trainanti delle “filiere manifatturiere” che vanno consolidate strutturalmente mediante partecipazione tra imprese e sindacati, condividendone i contenuti, e tutte mirate a ricostruire - con i presupposti anche delle risorse del PNRR nella dimensione nazionale e la dotazione regionale da 3 a 6 miliardi - una nuova politica industriale italiana e laziale, rafforzata nel secondo posto manifatturiero europeo.

*già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Dalla marina di Leporano-Taranto, 1 settembre 2021
In articolo riiflessioni, osservazioni e qualche proposta a CISL LAZIO nel merito dell'articolo di Enrico pubblicato negli ultimi giorni di agosto 2021

 

 

 

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Continua la mobiltazione dei lavoratori Whirlpool

 LOTTE E VERTENZE

Whirlpool: gli operai di Napoli continuano a presidiare, manifestare e bloccare...

di Rossana Germani*
Whirlpool 27lug21 390 minWhirlpool: gli operai del sito di Napoli tengono fede al loro motto “Napoli non molla!” continuando a presidiare, manifestare e bloccare ogni giorno una parte vitale dell’Italia. Ieri hanno bloccato il molo Beverello di Napoli impedendo la partenza di traghetti ed aliscafi verso le isole. E sempre ieri, sul palco dove Antonio Bassolino stava tenendo il comizio in quanto candidato a sindaco, Vincenzo Accurso, lavoratore Whirlpool e Rsu Uilm ha affermato: “Noi riteniamo che la vertenza dei lavoratori Whirlpool riguardi tutti i candidati a sindaco perché è un problema sociale che riguarda tutta la città e soprattutto parla del futuro del lavoro nel nostro territorio".

Venerdì scorso erano saliti sul palco del candidato di centrosinistra e M5s Gaetano Manfredi. Hanno intenzione di essere sui palchi di tutti i candidati a sindaco perché è un problema che deve riguardare tutta la politica. "Bloccare la multinazionale vuol dire trovare nuove regole per fermare la fuga delle multinazionali e anche le fughe dei napoletani verso il Nord del Paese, vuol dire difendere quei presidi di legalità e luoghi di democrazia, vuol dire combattere contro le ingiustizie sociali e a favore dell'emancipazione delle donne che in quella fabbrica hanno lavorato e oggi lottano alla stessa stregua degli uomini. Vuol dire emancipazione di un Sud che non ha mai abbassato la testa e ha sempre dimostrato di essere migliore di come hanno cercato di dipingerla, sempre". "Questa è una lotta di lavoratori che difendendo il proprio lavoro, difendono i diritti di tutti i lavoratori italiani, e rappresenta quella voce vera quella parte sana della Napoli che non si è mai arresa. Napoli non molla".

Nei giorni precedenti hanno bloccato l’aeroporto, la stazione, l'autostrada e sono andati anche davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere per avere risposte chiare e impegno dal presidente Draghi.
Sabato 24 hanno portato la loro solidarietà ai lavoratori fiorentini della GKN. Hanno sempre sostenuto che lasciar chiudere Whirlpool senza un valido motivo di crisi aziendale visti i profitti che continuano ad aumentare (proprio il settore degli elettrodomestici nei primi tre mesi del 2021 ha visto una crescita del 30%) senza far rispettare l'accordo siglato col nostro governo e le parti sociali, avrebbe significato dare un esempio negativo alle altre multinazionali. Si sta verificando proprio quello che avevano previsto.

Così, Francesco Petricciuolo, operaio Whirlpool di via Argine, ai microfoni degli organizzatori della manifestazione a Firenze della GKN: “Vediamo la nostra città qui, vediamo Napoli. Vedo tanta gente unita. Lottate fino in fondo per un solo obiettivo, quello comune, quello che vi dovrà portare fino alla fine! Dovete vincere, ma resistere…resistere! Ce la faremo!”

E Italia Orofino, l’operaia battagliera simbolo delle lavoratrici napoletane, al megafono in testa al corteo: “Siamo qui in primis come cittadini, poi come lavoratori. Come cittadini perché pensiamo che da Nord a Sud ogni lavoratore si dovrebbe sentire GKN, Whirlpool, Gianetti e tutte quelle aziende piccole che non hanno purtroppo voce. Uniti contro questo scempio, noi e la politica tutta, uniti contro queste multinazionali che vengono qui e fanno quello che vogliono senza rispettare il paese. Siamo un paese che si rispetta con delle regole. Quando vogliono ce le fanno rispettare e devono farle rispettare anche a queste multinazionali. È ora di dire basta!”

Alla protesta si sono unite anche alcune sardine raggiunte dal loro capo simbolo del movimento Mattia Santori.

 

Whirlpool GNK 650 min

 

*Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

 

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I lavoratori Whirlpool: «Siamo l'Italia che resiste»

IL LAVORO PRIMA DI TUTTO

Uniti nella lotta, uniti per difendere l'Italia dalla predazione delle multinazionali

di Rossana Germani
LavoratoriWhirlpool 390 minDisattendendo gli accordi con il governo, Confindustria e con le organizzazioni sindacali, la Whirlpool ha deciso di avviare la procedura di licenziamento collettivo degli operai di via Argine del sito di Napoli. Ma come dice bene Beppe Provenzano: “Non si possono accettare licenziamenti quando sono previsti ammortizzatori per accompagnare il rilancio del sito”. La multinazionale americana ha infatti rifiutato, inspiegabilmente, di usufruire delle 13 settimane di cassa integrazione aggiuntiva offerta dal governo. Le 13 settimane pagate dallo Stato avrebbero dato un'altra boccata d'ossigeno ai lavoratori e del tempo utile al Governo per trovare una soluzione, anche se questa è una Vertenza che dura da più di due anni. 26 mesi di tira e molla con licenziamenti annunciati e rimandati, con proposte e false soluzioni che hanno visto i lavoratori napoletani attuare mille proteste, manifestazioni e richieste di incontri al MiSE per cercare di mantenere il loro posto di lavoro.

Ricordiamo che questa vicenda è iniziata a seguito dell'accordo siglato nell'ottobre del 2018 dai vertici della multinazionale americana con il governo e i sindacati. Con questo accordo, dietro ingenti incentivi fiscali e ammortizzatori sociali, la Whirlpool si impegnava ad attuare un piano di ripresa e sviluppo per tutti e sei i siti italiani.

La Vertenza vera e propria è iniziata nel maggio del 2019 dopo un incontro in cui ai rappresentanti dei lavoratori venne mostrata una slide con una semplice ma significativa croce rossa su Napoli che simboleggiava la chiusura del loro sito. E a quella croce rossa loro, da quel giorno, hanno risposto con una spunta verde sulla loro maglia, sul loro cappello, sul loro calendario e sul loro libro. Quella frase e quel simbolo stampati ovunque "Napoli non molla✅" sono la risposta alla politica economica, affarista e opportunista di quella fredda multinazionale.

Dopo l'annuncio di licenziamento, i lavoratori che erano riuniti in assemblea avviano l'ennesima manifestazione dirigendosi questa volta verso il carcere di Santa Maria Capua Vetere dove il presidente del consiglio Draghi era andato per una visita istituzionale. Gli operai, con i loro rappresentanti sindacali chiedono impegno serio da parte del governo e chiedono risposte precise al premier. Senza fare promesse inutili Draghi afferma che il comportamento di Whirlpool è inaccettabile e lo definisce un grave sgarbo nei confronti del Governo e dei lavoratori.

Si impegna in primo luogo a cercare di convincere la multinazionale americana a ritirare la procedura di licenziamento già annunciata e, insieme al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, proverà a mettere su una soluzione alternativa.

La vicenda Whirlpool, come hanno sempre sostenuto e preannunciato i lavoratori napoletani, avrebbe dato un brutto esempio che altre realtà nel resto d'Italia avrebbero seguito. E così, proprio in questi giorni, dopo lo sblocco dei licenziamenti, cominciamo ad assistere ad un brutto spettacolo. In una settimana abbiamo visto licenziare via mail 152 lavoratori della Gianetti Fad Wheel, azienda di lavorazione metalli di Ceriano Laghetto (Monza), e, stessa sorte e sempre via mail, è annunciata ai 422 della GkN di Campi Bisenzio.
Ma l'unione fa la forza e così, proprio in queste ore, gli operai accomunati da questa ingiustizia stanno organizzando manifestazioni di protesta in varie zone d'Italia. Intanto sabato 24 a Firenze manifesteranno gli operai della GKN contro la decisione annunciata di licenziamento collettivo.

Voglio concludere questo articolo con le dichiarazioni che mi hanno rilasciato alcuni operai della Whirlpool di via Argine che ho conosciuto personalmente e per i quali provo profonda stima e rispetto perché nonostante tutto mantengono una forte dignità e rispetto verso tutti anche nelle loro manifestazioni. La distribuzione gratuita di centinaia di bottiglie di acqua durante il blocco autostradale ne è un piccolo esempio.

Così Vincenzo Accurso, uno dei rappresentanti RSU dei lavoratori napoletani, afferma: «Le nostre due vertenze sono simili, e rappresentanti del decadentismo del sistema lavoro del nostro Paese e sono punta di diamante di una lotta che insorge per difendere dal basso i diritti dei lavoratori italiani.
Uniti nella lotta, uniti per difendere l'Italia dalla predazione delle multinazionali.
Siamo l'Italia che resiste».

Italia Orofino, la donna simbolo della Vertenza Whirlpool aggiunge: «Se si permette alle aziende non in crisi come la nostra di licenziare immaginiamo cosa succederà tra qualche mese. E tutto questo permesso dal governo dei migliori!»

E Francesco Petricciuolo incalza: «Un governo, "ostaggio" di una multinazionale, mette in discussione la tenuta sociale del paese azzerando i principi dei costituenti su cui si è fondata la nostra democrazia, il lavoro. Ci aspettiamo che il governo dei "migliori" comprenda la gravità dell'atteggiamento della multinazionale e trovi misure per contrastare chi fa del "neoliberismo" l'alibi per scaricare la propria responsabilità sociale».

 

Whirlpool min

 

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Amazon: Lavoratori usa e getta

 

Solidarietà del Partito Comunista ai lavoratori assunti e poi licenziati da Amazon.

Amazon 360 minSolidarietà del Partito Comunista ai lavoratori assunti e poi licenziati da Amazon.
La mattina del 5 luglio il Partito Comunista ha incontrato una delegazione di ex lavoratori Amazon che manifestavano davanti al polo logistico di Colleferro per denunciare il ricorso dell'azienda all'uso sfrenato di lavoratori precari, utPartitoComunistaFrosinone 250 minilizzati per uno, due mesi nel polo logistico con la promessa che allo scadere del contratto sarebbero stati assunti a tempo indeterminato i cui contratti invece non sono stati riconfermati, per assumere dopo poco tempo altri precari in particolare lavoratori svantaggiati. È ora di finirla con questa macelleria sociale, è ora di finirla di utilizzare i lavoratori come merce. Dove sono le istituzioni?

 

 

 

 

 

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Rerum Novarum dopo 130 anni

LAVORATORI, La lunga storia dei diritti

La questione sociale e del lavoro dopo 130 anni

di Donato Galeone*
LeoneXIII large Nuova Bussola Quotidiana 390 minIl prete don Gioacchino Pecci di Carpineto Romano fu incoronato Papa il 3 marzo 1878 con il nome di “Leone” in omaggio al Pontefice Leone XII che don Gioacchino ammirò molto in gioventù.

Il 15 maggio 1891 - Leone XIII - pubblica la Enciclica “RERUM NOVARUM” affrontando la “questione dei diritti e dei doveri del capitale e del lavoro” e, tra quei doveri, a ciascuno il giusto salario - sottolineando nella Sua enciclica - che “le leggi umane non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo defraudando, poi, il dovuto salario che è colpa così enorme e grida vendetta al cospetto di Dio”.

Da oltre 100 anni ad ogni decennale di ricorrenza della “Rerum Novarum” tutti i Pontefici - da Pio XI nella “Quadrigesimo Anno” del 1931 a Giovanni Paolo II nella “Laborem Exercens”del 1981 - si richiamano alla Enciclica di Leone XIII, come pietra fondante di insegnamento che viene assunto quale iniziale punto di riferimento di molti altri fondamentali insegnamenti, compresi in posizioni eminenti la “Populorum Progressio” del 1967 di Paolo VI e la “Sollecitudo Rei Socialis” del 1987 di Giovanni Paolo II.

La fecondità storica della Rerum Novarum verso l'intero impegno sociale non solo del cattolici su un messaggio universale della “questione operaia e del lavoro di fine ottocento” fu resa disponibile anche alla cultura politica italiana con la quale la cultura laica, progressista non conservatrice, si è incontrata nella resistenza al nazifascismo, nella scrittura della Costituzione con la nascita della Repubblica, nella ricostruzione post bellica e nello sviluppo - con il lavoro - da condividere nell'Unione Europea del XXI secolo.

In particolare - con quella “Magna Charta” - sin dall'inizio del secolo scorso e nel 1925-26 venne già usata da un uomo, comeRerum Novarum 350 min Giulio Pastore, fondatore della CISL nel 1950, che definirà la Enciclica di Leone XIII “il crisma pontificale del sindacalismo libero di ispirazione sociale cristiana in tutto il suo valore di documento storico” (da articolo su “Il Cittadino” di Brescia).

E con la Enciclica “Quadrigesimo Anno” - epoca fascista - viene perfezionato l'insegnamento sul ruolo delle organizzazioni professionali - del Sindacato - legittimando, anzitutto, la contrattazione collettiva per migliorare salari e condizioni di lavoro e la stessa azione di sciopero a sostegno delle rivendicazioni dei lavoratori.

Con altre Encicliche, la ”Mater et Magistra”del 1961, la “Gaudium et Spes” del 1965 e la “Populorum Progressio” del 1967 viene ripresa e sottolineato che la questione operaia, cioè, la “giustizia sociale”non deve essere risolta solo all'interno delle singole nazioni. Si evidenzia il principio di “solidarietà” che implica un “orizzonte di giustizia”nella dimensione mondiale, affrontando la questione delle “disuguaglianze” come nella “distribuzione della ricchezza” tra i vari Paesi e le varie aree continentali.

Così come - dalla “Laborem Exercens” - viene riproposto, con forza, il problema della salvaguardia dei “diritti umani e della dignità umana del lavoratore”di fronte alle innovazioni tecnologiche e alla conseguente organizzazione del lavoro.
Il 15 maggio 2021 – dopo 130 anni – richiamando la Rerum Novarum di Leone XIII è stato riconfermato che la enciclica del 1891 “resta una bussola” pur con gli interrogativi ancora cruciali sul mondo del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori, ma quale “pietra miliare” del pensiero economico sociale (Zamagni).

Sappiamo che il lavoro era concepito come una merce anche nella seconda rivoluzione industriale. Occorreva trasformarlo dall'interno del sistema capitalistico per renderlo adeguato alle esigenze umane del tempo .

Con la Enciclica - attuale ancora oggi con un mondo del lavoro molto cambiato dal 1891 attraverso la quarta rivoluzione industriale del XXI secolo - rileviamo che il capitale finanziario tende a prendere il sopravvento sullo sviluppo dell'economia, mentre i diritti umani delle persone e del lavoro hanno, ancora, immediato bisogno di rappresentanza e di tutela.

Viene stimato che oggi le mille “persone più ricche” del mondo hanno recuperato, negli ultimi nove mesi, tutte le perdite che avevano accumulate per l'emergenza Convid-19, mentre le “persone più povere o senza lavoro” potrebbero impiegare almeno dieci anni per recuperare le perdite subite. Don Antonio Mastan - consulente spirituale della UCID – aggiunge e sottolinea che “stiamo vivendo un tempo nuovo di una economia globalizzata che pone sempre il profitto al disopra del mercato e dei diritti”.

Certo che oggi la questione sociale e del lavoro - dopo 130 anni dalla Rerum Novarum - con la richiesta di cambiamento ritorna attualissima anche la gestione vigilante e condivisa del PNRR 2021-2026 - ascoltando e valorizzando - i comportamenti dei corpi intermedi della società di ogni parte sociale organizzata e, tra esse, le “organizzazioni sindacali dei lavoratori”che storicamente e attraverso conquiste progressive dei diritti civili, politici e sociali hanno contribuito a dare vita in forme sempre più evolute alla democrazia, agli Stati e alle Società, assicurando crescita e redditi con il lavoro e contribuendo, anzitutto, alla regolazione dei rapporti tra le classi sociali attraverso il riconoscimento dei rispettivi ruoli associativi – di lavoratori e di imprenditori – nella diffusione dei diritti e doveri che formano la coscienza sociale.

 

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

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USB: "Sosteniamo i lavoratori Amazon"

USB. Sindacati

L'occasione di rilancio si è rivelata ben altro. L’intero territorio si schieri fattivamente a sostegno della vertenza

usb350 260AI CITTADINI, ALLE ORGANIZZAZIONI SOCIALI, POLITICHE, SINDACALI, ALLE ASSOCIAZIONI E AI COMITATI DEL TERRITORIO
Quando, a Colleferro (RM), è arrivata la notizia dell’apertura del nuovo Hub Amazon, questa è stata presentata come un’occasione di rilancio, in grado di generare un notevole incremento di posti di lavoro.

I fatti, però, si sono rivelati ben altri.
Infatti, le accurate ed estenuanti selezioni - durate mesi - cui sono stati sottoposti gli aspiranti lavoratori, per essere giudicati “degni” di accedere nei capannoni della multinazionale che per logo ha un sorriso, si sono risolte quasi esclusivamente in contratti di somministrazione a termine, stipulati con l’agenzia ADECCO.

Quando questi contratti sono scaduti, senza nessuna spiegazione, senza alcuna plausibile motivazione, semplicemente non sono stati rinnovati e sono stati sostituiti con contratti stipulati con altri aspiranti e fiduciosi lavoratori.
Insomma, quel sorriso si è rivelato il ghigno di chi lucra, fa guadagni stratosferici sfruttando senza ritegno chi lavora per lui.
In questo girone dantesco in meno di un anno sono già finiti circa duemila persone, accuratamente scelte tra le categorie giudicate svantaggiate ed in particolare con un fardello di disoccupazione lungo.
Questo non è avvenuto per una sorta di politica sociale, ma per aggirare i limiti previsti dalla legge, che stabilisce come il personale somministrato possa essere, al massimo, il 30% del totale dei lavoratori assunti.
Questo limite può essere superato assumendo – come fa Amazon – lavoratori svantaggiati, ma, certamente, non per rovesciarne il senso e le proporzioni.

Quando i lavoratori somministrati rappresentano l’80% della forza lavoro e quelli assunti direttamente da Amazon un misero 20% la realtà supera la più fervida fantasia.
Lunedì 10 maggio un primo gruppo di questi “ex lavoratori” AMAZON ha deciso di non accettare passivamente tutto questo ed ha organizzato dei presidi, prima dinanzi all’Hub Amazon, poi di fronte agli uffici di Colleferro dell’Adecco e, infine, davanti al palazzo comunale di Colleferro.

A questa iniziativa era presente l’USB, che ha ricevuto dai lavoratori il mandato per organizzare il proseguo della vertenza.
Ora, questo appello nasce dalla consapevolezza che non può essere la sola determinazione dei lavoratori ad ottenere che questa multinazionale modifichi la propria politica ed è necessario che l’intero territorio si schieri fattivamente a sostegno della vertenza, in modo che la regione Lazio, prima, ed il ministero, poi, istituiscano un tavolo con cui porre Amazon di fronte alle proprie responsabilità.

Una vertenza che riguarda, non solo i lavoratori già esclusi, ma anche coloro che in questo momento vengono spremuti comeUsb slang 350 min limoni nella remota speranza, non di essere stabilizzati, ma di avere almeno una proroga del contratto di somministrazione.
Infatti, le “promesse” che Amazon ha fatto, “disturbata” dalla protesta degli ex lavoratori, se rispettate – ma non c’è alcuna certezza neanche su questo -, porterebbero alla stabilizzazione di una quota ridicola di coloro che sono oggi al lavoro nell’Hub di Colleferro.

Facciamo, dunque, appello ai cittadini, alle organizzazioni sociali, politiche, sindacali, alle associazioni ed ai comitati del territorio, perché facciano sentire la propria voce, a cominciare dalla partecipazione all’Assemblea che si terrà mercoledì 26 maggio a Colleferro, in piazza Italia alle ore 16.00, in contemporanea con l’incontro nell’Aula del Consiglio Comunale cui sono stati invitati i sindaci dei Comuni del bacino, il Presidente della Regione Lazio e l’assessore al lavoro della regione Lazio.

 

 

 

 

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Proposte concrete

CRONACHE&COMMENTI

"...Fatevi vedere, tutti insieme, in mezzo ai lavoratori e alle lavoratrici"

di Aldo Pirone
Luana d Orazio 370 minDomani Cgil-Cisl-Uil di Prato hanno indetto 4 ore di sciopero a Prato per protestare contro la morte della giovane operaia Luana D’Orazio. Per l’occasione hanno organizzato un presidio in piazza delle Carceri dalle 10 alle 12. Ebbene caro segretario del Pd Letta, così sensibile alla parità di genere, caro Beppe Provenzano e caro ministro Orlando, care capigruppo dem di Camera e Senato Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, cara portavoce delle donne dem Cecilia D’Elia, andateci. Mischiatevi a quei lavoratori e a quelle lavoratrici, date loro e a tutti i lavoratori italiani un segno tangibile che veramente volete tornare a essere in sintonia con loro. Non basta avere chiesto e ottenuto che nel Recovery plan ci siano condizionalità per l’occupazione giovanile e femminile se poi le regole e i rischi del lavoro rimangono quelli che sono, segnati dal precariato e dalle morti bianche.

Lo stesso appello e invito li faccio a Giuseppe Conte a Di Maio e ai grillini tutti, nonché al ministro Speranza e ai dirigenti di Mdp, Leu e Sinistra italiana. Fatevi vedere, tutti insieme, in mezzo ai lavoratori e alle lavoratrici, sarebbe un gesto che vale più di tante chiacchiere su lavoro e lavoratori, campi e campetti progressisti. Chiedete anche a Fedez di partecipare, sarebbe un bel segnale per tenere insieme i diritti sociali e del lavoro con quelli civili.

Nel Pd Bettini ha recentemente costituito un’area politica di sinistra. Qualche giorno fa ha detto che la sinistra “deve battere un colpo più forte”. Ecco, anche per la nuova associazione questo sarebbe il momento, sebbene doloroso e luttuoso, di battere quel colpo.
Poi ci sarebbero alcune rinomate giornaliste che dovrebbero scendere in campo. Perché Concita De Gregorio non scrive un bell’articolo su Luana? Perché Lilli Gruber non fa una bella puntata del suo “Otto e mezzo” sulle morti di uomini e donne al lavoro e nel lavoro?

Datevi da fare. Uscite dai talk show salottieri, dai convegni pensosi, dalle interviste politiciste che non dicono nulla. Senza iniziativa politica e senza empatia con i lavoratori e le lavoratrici in carne e ossa e con i loro problemi di esistenza quotidiana non andrete da nessuna parte.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Dove sono finiti i lavoratori nel Pd targato Letta?

SINISTRA DI ALDO PIRONE

A sinistra e nel campo progressista fatti importanti da non sottovalutare

di Aldo Pirone
Letta 350 minIn queste ultime settimane son accaduti a sinistra e nel campo progressista alcuni fatti importanti da non sottovalutare. Il Pd, dopo lo show down di Zingaretti, ha eletto segretario Enrico Letta che ha rafforzato la chiusura al renzismo ribadendo la volontà di costruire, in vista della sfida elettorale sia nelle prossime amministrative nelle città che nelle prossime elezioni politiche nazionali, un’alleanza progressista basata sul nucleo forte della vecchia maggioranza contiana: Leu, Pd, M5s e altri “moderati” da acquisire dentro un rinnovato centrosinistra di impronta ulivista. Non sempre le formulazioni di progressismo, ulivismo, centrosinistra e sinistra sono chiare, anzi sono piuttosto confuse, ma tant’è.

Cinque stelle in formato Conte
Il M5s ha affidato a Conte la missione di rifondarsi nell’ambito del campo progressista, superando il suo vecchio trasversalismo (“né di destra né di sinistra) e le primigenie impostazioni “roussoiane” (la democrazia del click, il superamento dei corpi intermedi e del parlamento vagheggiato da Casaleggio senior e jr, l’uno vale uno a prescindere dalle capacità e competenze, un certo populismo antipolitico ecc.). E’ un lavoro in fieri ma che è iniziato con la delineazione dei princìpi identitari del nuovo Movimento da parte di Conte: ecologia, giustizia sociale, partecipazione democratica più strutturata sul territorio senza rinnegare lo strumento della rete, onestà nelle rappresentanze politiche e istituzionali e, non ultimo, collocazione nel fronte progressista. Alle spalle, la scelta di stare nel governo Draghi che aveva già portato alla separazione con diversi parlamentari di tutt’altro avviso. Non irrecuperabili, almeno alcuni, nell’evoluzione e “rigenerazione” dei grillo-contiani. Da osservare che Conte ha dato alla rifondazione del Movimento un segno di rinnovamento nella continuità dell’ispirazione di fondo. Un’operazione politica che non rinnega le battaglie giuste fatte ma che vuole dismettere errori e ingenuità.

A sinistra la formazione del governo Draghi con l’ingresso della Lega (Salvini) e di FI (Berlusconi) ha determinato una divisionegiuseppe conte 350 min fra Art. 1- Mdp di Speranza-Bersani e SI di Fratoianni. Quest’ultimo, però, ha accolto bene la nomina di Letta e si è detto subito disponibile a partecipare, al di là del giudizio sul governo in carica, a un’alleanza anti-destra sovranista e xenofoba. Naturalmente non a prescindere dai suoi contenuti. Art 1 sta fronteggiando nel governo l’attacco di Salvini su diversi fronti, in particolare al ministro della salute Speranza considerato la bestia nera dal leghista, non avendo il coraggio di prendersela con Draghi e, soprattutto, con i suoi ministri Garavaglia e Giorgetti che hanno approvato la linea del rigore sulla pandemia di Draghi-Speranza.

Complessivamente Renzi non è stato contento di questi esiti. Lui aveva puntato a far saltare tutto fra e dentro il Pd e il M5s.
Da parte sua Rifondazione comunista sta tentando di riunire tutti quelli che vogliono lavorare alla “alternativa” di contenuti sociali e politici al governo Draghi, considerato il governo del capitale e dei padroni, pericoloso per la democrazia e ultimo anello della sua involuzione presidenzialista a vocazione autoritaria. Non è chiaro se quest’area sarà disponibile a partecipare a un eventuale Fronte anti-destra se e quando si manifesterà sul piano elettorale. C’è chi propugna di stare fuori dalla contesa elettorale per costruire meglio l’alternativa immaginata in una specie di rinnovato astensionismo neobordighiano.

E i lavoratori?
Nei principali soggetti dell’alleanza progressista Pd e M5s – che vorrebbero riscostruirsi e rinnovarsi per meglio assolvere al compito – manca la questione essenziale: i lavoratori. Si sente e si vede che non sono la questione principale, quella il cui abbandono ha segnato, per l’appunto, il declino della sinistra fino alla nascita del Pd su basi sostanzialmente liberalfca cassino 350 260 min democratiche a fronte dello sfondamento nelle fasce popolari e operaie della destra, prima berlusconiana e poi salviniana e meloniana. Questo problema non può accollarsi al M5s contiano che già sta facendo per conto suo dei passi avanti notevoli rispetto a prima ma che non ha mai avuto nei lavoratori il suo Dna. E’ tutto del Pd e si confonde con una rifondazione unitaria di tutta la sinistra politica che vada oltre il Pd medesimo per coinvolgere l’associazionismo progressista presente nella società civile.

Nessuno ignora le difficoltà che Letta incontra nel suo partito incistato dalle correnti e dai lasciti pesanti del renzismo e, perciò, la necessità di certi compromessi anche un po’ contorti e pure strumentali (capigruppi donne Camera e Senato) per derenzizzarlo, ma di certe “rigenerazioni”, “rifondazioni”, cambiamenti “radicali” o se ne indicano subito i fondamentali soggetti sociali e identitari, oppure non stanno nella testa dei “rifondatori”. Pochi giorni fa è stato dato ai Circoli del Pd il vademecum prospettato da Letta. Ventuno punti che riassumono sinteticamente il suo discorso insediativo. In questi punti la questione del lavoro e dei lavoratori non c’è. A meno che non si pensi di averla affrontata con la proposta di distribuire un po’ di azioni dell’impresa “ai dipendenti gratuitamente e a condizioni di favore”.

Il partito della ztl
La questione ha ben altro spessore sociale, politico e culturale, come si evince anche dalla Costituzione. Si tratta di 17 – 17,5 milioni di lavoratori dipendenti che dovrebbero essere considerati il motore principale della rigenerazione della democrazia e dei partiti; il soggetto principale della nuova politica economica, ecologica e sociale richiesta dal Recovery plan. Un treno lunghissimo che va dal lavoratore che si misura con l’intelligenza artificiale a quello che controlla il robot, al rider e al driver della nuova economy, al precario e al raccoglitore stagionale. Una classe sociale a cui ridare coscienza di sé, non più concentrata in grandi fabbriche ma dispersa in una miriade di unità produttive, frammentata in circa 47 rapporti di lavoro, fatta di milioni di uomini e donne risorsa fondamentale non solo sociale e politica ma morale per il paese e fondamento primario per la sinistra. Già, per un partito della e di sinistra, non di uno genericamente “progressista”, come il Pd, che se rimane nelle sue vecchie impostazioni – quelle precedenti a Renzi, anche se aggiornate al tempo presente e ai suoi mutamenti – rimarrà sempre nelle ztl cittadine non capendo un’acca delle periferie urbane e sociali e dell’umanità che vi si affanna.

7 aprile 2021

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Appello ai politici italiani dei lavoratori dell'arte e dello spettacolo

 

 Le preoccupazioni dei lavoratori del comparto arte e spettacolo in un appello ai politici italiani.

di Tania Castelli
Bauliinpiazza minIn questi ultimi mesi assistiamo ad una crescente e sacrosanta mobilitazione dei lavoratori dello spettacolo a seguito del fermo lavorativo che stanno subendo da marzo 2019. Dalla manifestazione "Spettacolare assenza" organizzata in moltissime città italiane alle iniziative come "Bauli in piazza" e poi "L'albero dei bauli" (flash mob e installazioni composte con i tipici flight-case neri) si pone l'accento sulle contraddizioni sulle gravi conseguenze economiche

dei vari DPCM e i lavoratori dello spettacolo cercano anche di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla campagna vaccinale.

Una nuova iniziativa, sostenuta da molte sigle sindacali ed associazioni, è stata presa con un appello che sta circolando anche sui social media di artisti, tecnici e maestranze che sono riusciti a resistere fino ad ora con grandissima difficoltà e che non vedono prospettare soluzioni.

È quindi comprensibile e condivisibile la denuncia delle gravi condizioni economiche in cui versano questi lavoratori da oltre 9 mesi e la grande preoccupazione per una crisi politica che rischia di prolungare ulteriormente il fermo professionale e venire meno i sostegni economici.


APPELLO DEL MONDO DELLO SPETTACOLO

Le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, storicamente poco tutelati, sono tra quelli che hanno maggiormente subito gli effetti devastanti della pandemia sul lavoro, con un fermo di larga parte del settore che dura ormai da un anno.
Alla notizia del blocco del nuovo decreto Ristori a causa di questa incomprensibile crisi di governo, denunciano insieme la condizione d'indigenza in cui versano uomini e donne che operano nel settore con professionalità e dedizione e che si troveranno da un momento all'altro senza alcuna forma di sostegno. bauli 390 min
Le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo si appellano al senso di responsabilità e alla necessità di dare stabilità al nostro Paese in una fase tanto complicata affinché vengano sbloccate le risorse necessarie a garantire la sopravvivenza di migliaia di persone.

Slc Cgil - Fistel Cisl - Uilcom - UNITA - Assolirica - 100autori - 360 Live Crew Net - La Musica che Gira - Lavorator_ della Danza - ACMF Associazione Compositori Musica per Film - FACCIAMOLACONTA - AGI Associazione Generici Italiani dello Spettacolo - AIDAC Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinetelevisivi - AIPAD Associazione Italiana Per Assistenti Doppiaggio - STAGEHANDACCADEMY Soc. Coop. - FONDAZIONE CENTRO STUDI DOC - AMLETA - ANAD Associazione Nazionale Attori Doppiatori - ANFD Associazione Nazionale Fonici Doppiaggio - APS BAULI IN PIAZZA - Associazione di categoria TSS Tecnici dello Spettacolo Sicilia - AUF - AUX soc. coop. - BIEFFE MUSICA Soc. Coop. - BRESCIA UNITA LAVORATRICI E LAVORATORI DELLO SPETTACOLO – A2U Attrici Attori Uniti - Coop. Insieme - SOLEMA Soc. Coop. - FedAS Italia - Gruppo tecnici Sicilia - Lavoratori La ribalta Teatro di Pisa - Teatro d'imbarco Firenze - Lavoratori Teatro Florian Metateatro Pescara - Lirica Muta - Professione Spettacolo Toscana Ovest (PSTO) - Rete Doc - Rock Factory - Sarte di Scena - Shasrl - ShowNet - Rock My Life - Skeldon Soc. Coop. - Smart Coop. - Squadra Live - Per la FIDAC (Federazione Italiana delle Associazioni Cineaudiovisive) - ACS Creatori Suoni - AIARSE Aiuto Registi Segretari Edizione - AIAT-SFX Creatori Effetti di Scena - AIC Autori della Cinematografia - AITR Tecnici di Ripresa - AITS Tecnici del Suono - AMC Montaggio Cine-televisivo - AsNAC Amministratori Cinema - ANACineTV Attrezzisti Cinema e Audiovisivo - ANAGRUC Gruppisti Cinema - ANTEPAC Truccatori-Parrucchieri - APAI Personale di Produzione - APCI Decoratori-Pittori - ASC Costumisti-Scenografi-Arredatori - EMIC Elettricisti-Macchinisti - EffectUs Effetti Speciali Trucco - UICD Unione Italiana Casting Directors - ANCEC Associazione Nazionale Casting Exstras Coortinator – ARTEMIS Aassociazione Rete Tecnici e Maestranze Intermittenti dello Spettacolo – CHIAMETENOI – ADI Asso Danza Italia – ADU Attori Attrici Danzatori Danzatrici dell’Umbria – PCP ROMA Presidi Culturali Permanenti Roma – CAM Coordinamento Artisti della scena Marchigiana

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I Lavoratori dello Spettacolo in piazza

Covid 19 e mondo dello spettacolo

30 ottobre: lavoratori dell'arte e spettacolo in piazza contro il DPCM del 25 ottobre. Segue intervista con Cristina Galardini

di Tania Castelli
Foto2 370 minVenerdì 30 ottobre i lavoratori del comparto arte e spettacolo sono scesi in piazza contro il DPCM del 25 ottobre con una manifestazione unitaria in 17 città italiane contemporaneamente (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Cosenza, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Roma, Torino, Trento, Trieste, Venezia.)

Le richieste dei lavoratori: equità salariale e di genere, progetti nazionali e pratiche virtuose, ammortizzatori sociali e tutele strutturali per tutti i lavoratori atipici e discontinui (che fin dal 2007 l'Europa ci chiede di normalizzare) stabilizzazione dei precari delle fondazioni lirico-sinfoniche, apertura di un tavolo permanente tra parti sociali e governative equo stanziamento FUS (Fondo Unico dello Spettacolo).

Destinatario della protesta il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che ha da poco annunciato uno stanziamento di 10 milioni di euro per la musica dal vivo e le imprese non esistenti nel 2019 e costituite entro il 28 febbraio di quest'anno.

Come evidenziato sul palco dai dimostranti, il settore patisce l'assenza di un CCNL e la distinzione tra le poche strutture cheFoto1 350 min percepiscono il FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) e tutte le altre centinaia di migliaia di teatri italiani che, invece, devono trovare autonomamente il modo di sopravvivere. È anche emerso che, a causa della diffusione del lavoro sommerso, le sette giornate di contributi nel 2019 sono un requisito difficile da raggiungere per poter rientrare nell'erogazione dei bonus finora previsti.

La mobilitazione era sostenuta da Slc Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, Cgil-Cisl-Uil Spettacolo, Assodanza Italia, Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti e l'area artistica circoli Arci. Presenti, il Segretario Confederale CGIL di Roma e del Lazio Michele Azzola e il Segretario Generale di Slc CGIL di Roma e del Lazio Carlo Podda, il presidente dell’Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni in rappresentanza dei circensi, del popolo del luna park, dei teatrini di marionette e di burattini.

Sul palco anche Ascanio Celestini: "dobbiamo tenere aperti i teatri, perché chiudere adesso i teatri significa non riaprirli più, mentre i teatri sono un presidio di civiltà”.

 

Tra le migliaia di esponenti del settore a Roma c'era anche la talentuosa attrice teatrale Cristina Galardini con cui voglio approfondire le criticità del settore in questo difficile periodo.

Le "nuove metodiche di offerta artistica a distanza" possono essere un'alternativa alla chiusura dei luoghi fisici dell'arte?

"Il problema delle nuove metodiche di offerta artistica a distanza sono nell'uso che se ne fa. Nel senso che youtube e altri canali digitali da tempo pubblicano spettacoli o spezzoni di spettacoli di cui hanno avuto la licenza. Io non so se a oggi il pubblico, il teatro stesso è pronto per utilizzare un canale digitale simile. Portarlo alla stessa validità di uno spettacolo live vuol dire riconoscerne il contenuto e remunerarlo in qualche modo, io dubito fortemente che in tempi brevi questa cosa si possa attuare vista la notevole concorrenza di altre forme digitali come possono essere netflix o amazon o chili.! E la notevole presenza di influencer che si spacciano per attori."

Il vostro settore ha affrontato il il lockdown senza ricevere sostegno. Il decreto "ristoro" tutela adeguatamente la categoria?

"Non è propriamente corretto: il nostro settore ha avuto dei riconoscimenti durante il lockdown, sono stati concessi dei bonus diFoto3 350 min 600 euro per i mesi di marzo, aprile e maggio a chi aveva 30 giornate remunerate ma anche chi ne aveva 7. Che poi non siano arrivati a tutti e che per gli altri mesi dove la stagione era pressoché finita o limitata dal Coronavirus è un altro discorso, ma onde evitare che ci accusino di essere una categoria bugiarda è meglio mettere i puntini sulle i."

Sono in programma nuove forme di protesta del settore e il pubblico come può aiutarvi?

"Sicuramente non ci fermeremo alla manifestazione di venerdì. Ad esempio davanti al teatro Argentina (Roma) c'è l'adesione spontanea che può diventare giornaliera per rivendicare i nostri diritti che non sono solo legati al Coronavirus e a questa emergenza ma a un'emergenza più grande. Il riconoscimento di una categoria. E il riconoscimento di un lavoro. Gli attori non sono solo quelli che riempiono le prime pagine dei giornaletti rosa, sono tutti coloro che calcano i teatri, i teatri plurale, sono coloro che sono da contorno nel film dove tutti si ricordano i protagonisti e sono anche quelli che lavorano nel digitale, piattaforma che sarà presto realtà, forse."

Concludo questo articolo con le parole della Dott.ssa Vittoria Buratta, Direttore centrale dell’Istat, con le quali nell'aprile 2019 descriveva i lavoratori dello spettacolo durante l'audizione in commissione Cultura e Lavoro di Montecitorio:

"Queste persone sono caratterizzate da un lavoro fortemente instabile e a bassa intensità, ancora segnato da un notevole gender gap, non solo retributivo. Hanno livelli di istruzione molto superiori alla media ed esprimono, nonostante le condizioni di instabilità, grande interesse per quello che fanno e una elevata soddisfazione per il proprio lavoro."

La manifestazione di Roma a Piazza di Montecitorio  (video)  https://bit.ly/3muRPKO 
da © Ansa
 
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Tania Castelli fa parte anche della redazione di CiesseMagazine

 

 

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