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Senza lavoratori non esiste impresa

Il 2020 ci lancia, insieme al Covid 19, in una nuova grande sfida nel “campo dell'impresa e del lavoro”

pisapartecipazione 350 mindi Donato Galeone* - Dieci giorni fa scrivevo che l'anno 2020 - con o senza gli Stati Generali convocati dal Governo - lanciava in tutti noi una nuova grande sfida nel “campo dell'impresa e del lavoro” che continua e continuerà a presentare una duplice dimensione sia oggettiva che soggettiva.

Il “lavoro nella impresa” - in senso oggettivo - che comprende l'insieme delle risorse e degli strumenti di cui l'uomo si serve per riprendere o intraprendere le attività mentre il “lavoro umano” - in senso soggettivo - è l'agire dell'uomo che è la persona il metro della dignità del lavoro.

Questa “duplice dimensione dell'impresa e del lavoro” viene richiamata e ampliata nel documento della CGIL, CISL e UIL Lazio del 16 giugno 2020: “ il Governo con il provvedimento Cura Italia e il decreto Rilancio, ha impegnato risorse superiori a 80 miliardi di euro. E' una occasione da non perdere, per dare un nuovo ruolo al pubblico nel governo dei processi economici, per progettare una nuova strategia di sviluppo fondata sul lavoro e su un'economia più equa e giusta”. Conseguentemente, i sindacati dei lavoratori del Lazio – unitariamente e con oltre mezzo milione di associati – hanno assunto una chiarissima posizione affermando che “ per costruire gli obiettivi di rilancio economico e coesione sociale, servirà, però, uscire quanto prima da un equivoco” rilevando e osservando che “gli ultimi decenni hanno determinato un'azione politica e amministrativa ancorata alla centralità sociale dell'impresa: senza impresa non c'è ricchezza e senza ricchezza non c'è lavoro........è quanto ci siamo sentiti ripetere come un leitmotiv. Oggi rivendichiamo, con orgoglio, una verità innegabile: senza lavoro non c'è impresa, non c'è economia e non ci sarebbe ricchezza possibile”.Ecco, quindi, ribadiscono Cgil, Cisl e Uil Lazio che “serve riconoscere la centralità sociale della persona, dei suoi bisogni, delle sue competenze, portando al centro dell'azione pubblica gli interessi generali”.

Rilevo - in queste giornate degli Stati Generali dell'Economia - come il neo Presidente della Confindustria Carlo Bonomi ha incalzato il Governo, con l'affermare che “le misure economiche italiane si sono rilevate più problematiche di quelle europee”. E ha aggiunto che “ l'impegno contro una dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo colpe ed errori commessi da tutti negli ultimi 25 anni” (sic) E al TG5 ha commentato la sua giornata degli Stati Generali, chiarendo, che “ con il premier Giuseppe Conte i rapporti sono stati e sono buoni; abbiamo reciproca stima, poi è ovvio, che Confindustria ha il dovere di fare critica su temi economici e il dovere di fare proposte”. Ed è in tale direzione, ha concluso Bonomi, che “ abbiamo spinto il Governo di voler anticipare sue proposte perché vogliamo capire tre specifici temi: 1) sulla produttività che da 25 anni è stagnante, ferma, bloccata; 2) abbiamo il 90% dei contratti di lavoro in scadenza, e questo è un primo problema che dobbiamo affrontare; 3) tenere conto del debito che sfiorerà il 160% del PIL e dobbiamo fare un ragionamento su come ridurlo gradualmente e nel tempo”.

Osservo e ritrovo una Confindustria con un neo Presidente “non più falco lombardo degli industriali” che voleva cancellare i contratti nazionali di lavoro ma un rappresentante di associazione di datori di lavoro che - come egli stesso dichiara - “ non crede in uno Stato cattivo contrapposto al privato buono ma chiede istituzioni efficienti e funzionanti, cioè una pubblica amministrazione buona, come già indicato e chiesto dal Governatore di Banca Italia”.
Non è mancato - però - il “battere cassa” con un forte attacco al Governo sui ritardi italiani nei “crediti di imposta” che avviene in meno di 6 mesi rispetto ai Paesi concorrenti dell'Unione Europea, sottolineando” che “per la regolazione dei crediti IVA alle imprese italiane, da parte dello Stato, si deve attendere oltre 60 mesi”.

Immediata la riposta di Conte al rappresentante di Confindustria: “qualcuno crede che questo Governo abbia un pregiudizio nei confronti della libera iniziativa economica. Le misure elaborate dal Governo e inserite nei provvedimenti sono dedicate al sostegno delle imprese. Per noi l'impresa è un pilastro della nostra società. Nessun pregiudizio da parte del Governo – possiamo avere diversità di opinioni e valutazioni – ma preservare l'impresa e metterla in condizione di poter affrontare vigorosamente e in modo resiliente uno shok come questo. E' una priorità del nostro Paese, altrimenti, non andiamo da nessuna parte”.

Rilevo, anche, quanto lo stesso Conte - nel merito dello “sviluppo e il lavoro” - aveva dichiarato nei primi giorni di maggio 2020 che “l'Italia, dopo la crisi gravissima, ha davanti a se l'orizzonte di una ricostruzione sociale ed economica alla quale tutti – nelle diverse responsabilità – dovremo attendere con fiducia e determinazione. Sarà l'occasione per riconsiderare i modelli di sviluppo all'interno dei quali il lavoro e la dignità del lavoratore dovranno riconquistare la centralità che meritano”.

Ma dalle 120 schede del Comitato Colao per il Governo così come presentato agli Stati Generali – articolato in 6 settori – partendo dalla proposta di “Impresa e Lavoro” annoto che il nostro Paese, compreso il Lazio, potrebbe collocarsi fisicamente come se fosse poggiato su un piano inclinato: con caduta del PIL (Prodotto interno Lordo); con il sostegno diffuso al reddito e licenziamenti bloccati per legge, probabilmente, prorogabili a tutto l'anno 2020.

Necessario, quindi, quanto condivisibile operare in questi sei mesi dell'anno corrente - come richiesto dalla CGIL,CISL e UIL Lazio – con l'avviare subito “quei 10.000 cantieri“ che possano dare immediato lavoro e favorire, contestualmente e responsabilmente, il passaggio da quel piano inclinato a un “condiviso piano territoriale di sviluppo” definendo sia una “linea guida generale che per settori” chiaramente mirata verso una graduale e certa ripartenza produttiva di beni e servizi, riorganizzata con adeguata redistribuzione e riduzione degli orari di lavoro, nel rispetto, in ogni luogo di lavoro, della sicurezza e la normativa di difesa della salute.

E con altrettanta condivisione operare e orientare - rispettando ogni aiuto di sostegno europeo e nazionale - che obbliga verso progettazioni tipologiche di sviluppo qualitativo e di riqualificazione nel contesto della cosiddetta economia verde e della conversione ecologica: dal risparmio energetico alla circolarità dell'economia, tanto nella legalità e dignità del lavoro quanto nella misura dei livelli occupazionali.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 20 giugno 2020

 

 

 

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Il Papa che piace anche ai comunisti

Il capo della chiesa cattolica che sta dalla parte dei lavoratori dei più deboli, del disagio del mondo, contro privilegi e contro lo sfruttamento dell'uomo e della natura.

papa francesco a bologna 390 mindi Donato Galeone* - Ho letto lo scritto di Ivano Alteri - “Più cattolici del Papa” - inoltrato ad altri 19 lettori e anche a me. Io penso che per avviare o continuare una riflessione, aperta e pubblica, sia necessaria la rispettosa e reciproca comprensione tra persone - credenti e non credenti - pur solidali, essenzialmente, per superare le diversificate disuguaglianze sociali che, purtroppo, sono crescenti sia nella società italiana che nella dimensione non solo europea.

Ho voluto, immediatamente, commentare le parole scritte da Ivano con il richiamare una piccola parte della gradita “prefazione di Ignazio Mazzoli” alla raccolta di miei articoli (scritti 2009-2019) pubblicata il 20 gennaio scorso.
Ignazio, scrivendo di Papa Francesco, ha voluto sottolineare che: “lo stare dalla parte dei lavoratori ha un nuovo e vigoroso supporto in Papa Francesco: lavoro, dignità del lavoro e tutela dell'ambiente sono inscindibili”. “Personalmente – continua Ignazio – sono convinto della parola di Papa Francesco e del suo stare dalla parte dei più deboli, del disagio del mondo, contro privilegi e contro lo sfruttamento dell'uomo e della natura”.Aggiunge Ignazio: “tutto questo accomuna me e Donato davvero assai”.

Ermisio Mazzocchi – anch'egli militante comunista degli anni'70 – richiamava nel dicembre 2018 la Enciclica di Papa Francesco “Evagelium Gaudium” condividendo che “in ogni nazione gli abitanti sviluppano la dimensione sociale della loro vita configurandosi come cittadini responsabili in seno a un popolo,non come massa, trascinati dalle forze dominanti”.

Evidenziavo nelle mie riflessioni e rilevo ancora oggi che il richiamo al popolo di Papa Francesco – in senso teologico – non può non essere espressione storica visibile della Chiesa cattolica, e, quindi, Universale – cioè – “un popolo tra i popoli”. Ma è anche un insieme di popoli che fa i conti con le diverse culture e le diverse modalità, nelle quali, ogni popolo legge la propria fede e partecipa - coerentemente nell'azione - con proposte sociali e politiche, mentre “prega insieme come fratelli”, accogliendo l'annuncio e l'invito di Papa Francesco di ieri 14 maggio nella “Giornata di Preghiera per la Fratellanza Umana”.

Queste condivisioni pregresse sul gesuita Papa Francesco di Mazzoli e Mazzochi, richiamate nel mio breve commento su “più cattolici del Papa e più realisti del Re” di Alteri – a mio avviso – sono riconoscimenti attivi e veri, ma non sono sufficienti per argomentare ed elencare compiutamente i contenuti, con la “Parola ed i Vangeli” quotidiani - quale prete e Vescovo di Roma - in dialogo fraterno con le persone del pianeta terra, tutti coinvolti, quali compagni di viaggio contro le disuguaglianze sociali e verso il bene comune.

Il richiamo di Ivano al percorso di “consapevolizzazione” - con le Encicliche Sociali di fine '800 e inizio '900 oltre alle affermazioni di Giovanni Paolo II e fino alla “Laudatosi Sì” - trova immediato riscontro - inequivocabile compendio storico - proprio in Papa Francesco l'11 maggio - l'altro giorno a Santa Marta - nella riaffermazione che il “dono della fede in Gesù non è una cosa statica ma cresce nella stessa direzione con la comprensione su quello che la Dottrina di Gesù ci ha insegnato”. E aggiunge: “nella nostra coscienza è la comprensione per entrare e capire di più il mistero della fede, dono da gestire in consapevole libertà”.

E propriamente con questa consapevolezza continua e crescente – se riusciamo ad averla – si potrà accogliere l'invito solidale a “pregare e agire” che Papa Francesco ha richiamato la mattina dell'11 maggio “sia per le tante persone che soffrono perché hanno perso il lavoro in questo periodo e sia per tanta parte che non è stata riassunta a lavoro”. GinoRossi da PapaFrancesco 350 260

Questo invito concreto e accorato di Papa Francesco mi è stato di aiuto a ricordare le sue parole dette su “il lavoro” nella Udienza Vaticana - rivolgendosi agli oltre mille delegati al Congresso della CISL- di fine giugno 2017: “La persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore o lavoratrice”. E sulla funzione e ruolo del sindacato disse: “Un sindacato per essere un buon sindacato deve rinascere ogni giorno nelle periferie per trasformare le pietre scartate dell'economia in pietre angolari. Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato e ha dimenticato la natura sociale dell'economia e della impresa”.

E ancora, propriamente e con continuità, verso il capitalismo del nostro tempo Papa Francesco, l'11 novembre 2019, rivolgendosi ai “Membri del Consiglio per un Capitalismo Inclusivo” ribadiva altri richiami forti e incisivi “rendere il capitalismo uno strumento più inclusivo per il benessere umano integrale. Ciò comporta – sottolineava nel suo messaggio - il superamento di una economia di esclusione e la riduzione del divario che separa la maggior parte delle persone dalla prosperità di cui godono pochi" (Evangeli gaudium 53-55). E aggiungeva :”l'aumento dei livelli di povertà su scala globale testimonia che la disuguaglianza prevale. E' necessario e urgente - sollecitava - un sistema economico giusto, affidabile e in grado di rispondere alle sfide più radicali che l'umanità e il pianeta si troverà ad affrontare”.

Su queste tematiche - già il primo maggio 2019 - Papa Francesco aveva inviato una “lettera-invito ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo” per incontrarli ad Assisi a fine marzo 2020 (incontro poi rinviato a data da fissare).
Il Papa così scrive in quella lettera-invito:“iniziare a studiare e praticare un'economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

La ruota della storia continua a girare non certo mediante i “più cattolici del Papa” ma con i credenti e non credenti - in tanti - molto attenti all'ascolto di Papa Francesco - prete e Vescovo di Roma - ritenuto per ragione oltre che per dono di fede, l'interprete puntuale e pronto ad esaltare i valori secolari crescenti del messaggio cristiano non per conservare, ma per rispondere solidalmente alla umanità presente e sofferente nel XXI secolo.

Questo è Papa Francesco: un cattolico capo della Chiesa fondata da Pietro, tanto autorevole quanto ascoltato nel mondo. Non è comunista, ma piace anche ai comunisti, come scrive Ivano Alteri.
Ad oggi, nella realtà economica e sociale appare possibile – lo sarà nelle prossime settimane – che il lavoro assunto proprio da un capitalismo che dimentica la natura sociale dell'economia e dell'impresa – prevedo – che anche dopo il rientro dei lavoratori e lavoratrici dalle casse integrazioni di questi mesi - entro il 2020 - la riduzione occupazionale anche con le nuove forme di lavoro flessibile che sarà precarietà; con il lavoro part-time involontario che sarà contrapposto al lavoro a tempo indeterminato o anche variabile a tempo determinato.

Penso che dovranno essere - da subito - proprie queste le “periferie contrattuali” del sindacato ponendo al centro la persona del lavoratore e lavoratrice nel rapporto tra “persona lavoro e tra orario di lavoro e non lavoro”.
Si dovrebbe, quindi, convenire - dopo la esperienza di confinamento forzato e, con priorità, ai posti di lavoro - che il “tema dell'orario di lavoro” è di grande attualità, sopratutto, di prospettiva.
Il tempo di vita e di lavoro, oggi più di ieri, va assumendo sempre più un “valore” che attende risposte sulle “questioni dei cambiamenti” proprio nella organizzazione del lavoro e di vita delle persone che sono richieste tanto alla ripresa delle attività lavorative quanto saranno prevedibili - con le evoluzioni tecnologiche - in tutti i comparti produttivi di beni e servizi.

 

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 15 maggio 2020

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Indenntità Covid per tutti i lavoratori Servizio sanitario pubblico

M5S: "accolta nostra proposta, ora accordo con sindacati"

M5S logo min«La necessita' dell'estensione dell'indenntità Covid per tutti i lavoratori delle Aziende e degli Enti del Servizio sanitario pubblico, anche quelli non considerati nell'accordo fatto tra sindacati e Regione Lazio lo scorso 11 aprile, è stata ribadita oggi dal Movimento 5 Stelle del Lazio, nel corso della Commissione Sanità. Ci auguriamo che la Regione Lazio, dopo avere recepito la nostra proposta, riesca a raggiungere un punto d'intesa con i sindacati, nel corso del tavolo di concertazione che si terrà nel pomeriggio.

Gia' nelle scorse settimane abbiamo posto all'attenzione della Giunta la richiesta di rimodulare l'indennita' Covid19 da due a tre fasce, aggiungendo la premialità di 300 euro anche per tutti coloro che erano stati esclusi, chiedendo proprio la riapertura del tavolo di concertazione. Non si tratta solo di un riconoscimento economico per l'incremento dell'attività svolta ma anche di un modo per ringraziare tutti coloro che, a rischio della propria vita, hanno lavorato e stanno lavorando in condizioni di estrema difficoltà.

Tra gli altri punti presentati dal consigliere Loreto Marcelli, vice-presidente della Commissione, anche l'opportunità di attivare un 'Pronto soccorso a domicilio' per evitare il sovraffollamento delle strutture sanitarie nella fase di immediata post-emergenza. Osservazioni queste, contenute in un documento piu' completo, che racchiude un progetto di gestione sanitaria della cosiddetta Fase Due e che verra' inviato in Giunta nei prossimi giorni». Cosi' in un comunicato il Gruppo M5S alla Regione Lazio.

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Viva Il Primo Maggio

Primo Maggio 2020

1 maggio 400 minMai come in quest’anno devastato dal Coronavirus è emersa la centralità del lavoro. Sia nella salvaguardia e nella riproduzione della nostra vita, sia nell’imprescindibile - e rispettoso - rapporto con la natura che ci circonda. A maggior ragione, perciò, non possiamo non rendere onore a tutte e a tutti coloro che lavorano, e che nell’emergenza debbono essere messi in condizioni di sicurezza, con la garanzia dell’occupazione e di retribuzioni adeguate.

 

I medici e il personale sanitario prima di tutto, ma anche i lavoratori delle campagne e delle città, i braccianti, gli operai e i tecnici nelle fabbriche, gli operatori della logistica e della distribuzione, gli impiegati negli uffici privati e pubblici, nelle scuole, in ogni luogo di lavoro, di studio e di ricerca. Come pure tutti coloro i quali lavorando nell’isolamento a distanza non mancano di cooperare a risollevare il Paese.

 

È una urgenza tanto più incalzante dal momento che la classe lavoratrice, tutte le persone che per vivere devono lavorare, sono state divise, rese precarie, private del lavoro stabile e di diritti fondamentali con l’effetto di indebolire il Paese. Esponendolo a una drammatica emergenza sanitaria che si accompagna a disuguaglianze insostenibili sul piano sociale e democratico.

 

È emblematico del degrado in cui versano il Paese e la sua politica il fatto che ripetuti richiami alla Costituzione vengano in questi giorni da chi ha combattuto per rovesciarla o per renderla innocua. Dalla destra di Berlusconi, Salvini e Meloni anzitutto, nata contro la Costituzione antifascista che fonda sul lavoro la Repubblica, e sempre orientata a toglierla di mezzo. Ma anche da Matteo Renzi, che già prima del referendum costituzionale dal quale è uscito sconfitto, le aveva inferto un colpo micidiale liquidando lo Statuto dei diritti dei lavoratori.

 

Della scoperta strumentalità di tale operazione, e del suo obliquo tatticismo politico, distanti mille miglia dalla condizione umana di chi con il proprio lavoro tiene a galla questo pur generoso Paese, parla a squarcia gola il silenzio sul lavoro. E infatti, negli urlati richiami ai vulnus che alla Carta costituzionale sarebbero stati inferti, del lavoro non si fa menzione come se non fosse il tema cruciale che la Costituzione mette al centro.

 

La presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia ha osservato che «anche nell’emergenza la Costituzione non è sospesa», giacché «nella Costituzione sono indicate le ragioni che possono giustificare limitazioni dei diritti», in particolare «per motivi di sanità e di sicurezza» come indica l’articolo 16. E poiché «i principi costituzionali sono sempre finestre aperte sulla realtà», per la cui attuazione vale «la solidarietà», la loro limitazione può avvenire soltanto secondo criteri di «necessità, proporzionalità, ragionevolezza, bilanciamento e temporaneità».

 

Stiamo parlando, ovviamente, di motivata e temporanea sospensione di principi e diritti costituzionali rispetto alla loro normale e constatata attuazione. Ma allora sorge inevitabile una domanda: chi può sostenere che in materia di lavoro i principi e i diritti costituzionali sono stati attuati? Si può affermare che sono stati rimossi gli ostacoli economici e sociali, che, «limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese», come prescrive l’articolo 3? O è vero il contrario, dal momento che quegli ostacoli sono cresciuti, e della partecipazione dei lavoratori alla vita politica, economica e sociale del Paese non si vede neanche l’ombra?

 

E che dire dell’art. 4, secondo cui «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto»? O, per fare qualche altro esempio, dell’art. 35? («La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni»). E degli articoli seguenti, che riguardano il diritto del lavoratore a un salario sufficiente ad assicurare «un’esistenza libera e dignitosa», e della donna lavoratrice alla stessa retribuzione dell’uomo «a parità di lavoro»? L’elenco sarebbe lungo. Senza dimenticare l’articolo 41, il quale sancisce che «L’iniziativa economica privata è libera», ma «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».

 

La conclusione da trarre è chiara. La Costituzione antifascista, che a fondamento della democrazia repubblicana pone il lavoro non solo come fattore produttivo della ricchezza e dei beni materiali e immateriali, nonché della riproduzione umana, e non solo come rapporto permanente e rispettoso della natura, ma anche come fattore costitutivo della personalità, comporta un rivoluzionamento del sistema economico-sociale dominante, che sopporta la «Costituzione più bella del mondo» come un peso di cui liberarsi.

 

Il vero punto di svolta allora è esattamente questo, nel momento in cui il grande capitale si sta riorganizzando per aggiornare il suo comando nella fase della pandemia e del suo possibile superamento. Come dimostrano due significativi cambi della guardia. Quello alla testa della Confindustria con il «concreto» Bonomi seguace di Marchione, e quello alla testa di Repubblica e del gruppo Gepi con Molinari, un altro uomo del gruppo ex Fiat, che punta a un governo molto osservante e volonteroso.

 

La pandemia e l’emergenza che stiamo attraversando mettono in chiaro la necessità di un cambiamento di sistema. Ma perché questo non resti appeso tra le nuvole di un indistinto e confuso avvenire c’è bisogno di un progetto e di una lotta. La nostra storia qualcosa dovrebbe insegnare alle formazioni politiche di sinistra e progressiste, ai sindacati, ai movimenti, al mondo diffuso dell’associazionismo.

 

Il punto più alto conquistato nella lotta degli italiani per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale, vale a dire la nostra Costituzione, è al tempo stesso il punto da cui muovere per cambiare il sistema avanzando verso una nuova civiltà. Nella quale gli sviluppi della scienza e della tecnica, che di continuo modificano il modo di lavorare e di vivere, siano posti al servizio del benessere dell’umanità e dell’intera natura, non dell’arricchimento di pochi.

 

Celebrare il Primo Maggio senza un richiamo forte alla Costituzione, che ci consente con la solidarietà di sconfiggere la pandemia e sul lavoro costruisce il progetto di una più alta civiltà, è un errore che non possiamo permetterci.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it
30 aprile 2020, Roma

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Primo Maggio 2020

1° maggio 2020, festa internazionale dei lavoratori.

1 maggio 400 mindi Ermisio Mazzocchi - Oggi essa con l'emergenza sanitaria ed economica, prodotta dal coronavirus, ha un valore simbolico superiore e diverso rispetto al passato.

Una dimensione delle sofferenze e delle criticità imprevedibili, di portata globale, richiede una gestione della futura ripresa con una impostazione completamente innovativa.
La questione lavoro balza subito in primo piano, minacciata da licenziamenti e una contrazione della produttività.
E' il punto focale su cui si riversa una nuova dimensione del modello produttivo e diverse modalità di sviluppo.
Questo comporta una nuova e più marcata composizione del mercato del lavoro e una maggiore concentrazione di interessi finanziari e di profitto economico.

Un pericolo reale che porterebbe, senza interventi e regole di salvaguardia, a un arretramento dei rapporti all'interno della domanda e dell'offerta del lavoro, che ricadrebbe sui lavoratori e sulle lavoratrici, e soprattutto sui giovani.

Gli interventi pubblici a sostegno dell'economia e del lavoro risultano essenziale e vitali.
Questo significa presentare un progetto di sviluppo del Paese secondo uno schema del newdeal, che eviti di essere sottoposto alle necessità delle multinazionali e dei settori decisivi nella struttura produttiva del Paese, che potrebbero perseguire obiettivi rivolti più salvaguardare i loro privilegi che non gli interessi dell'intera comunità.
Le conseguenze sull'occupazione potrebbero essere durissime e le prospettive incerte.

Usciti dal tunnel dell'emergenza e avviata la fase 3, si presenta uno scenario inedito di tutto il sistema produttivo, non più riconducibile a condizioni conosciute nel passato.
Se modifiche non saranno messe in atto, cambierà l'approccio al lavoro, con una probabile, non auspicata, contrazione dell'occupazione. E sarà inevitabile una conflittualità sociale senza pari rispetto al passato.

Gli interessi del capitale di un mercato liberista e le rivendicazioni e le garanzie del mondo del lavoro, saltati, causa virus, gli equilibri faticosamente raggiunti, anche se permanevano contrasti e divergenze, comporteranno una inevitabile frattura e una più evidente conflittualità.

I segnali che appaiono, anche se non molto evidenti, ci dicono che si va in questa direzione, come è facile dedurre dalle stesse dichiarazione del presidente della Confindustria, dalle martellanti informazioni fornite dai mezzi di comunicazioni concentrati nelle mani del mondo imprenditoriale, e dalla insinuante e subdola campagna della destra e dei suoi fiancheggiatori, volta presentarci un paese buono, il Nord, e un paese cattivo, il Sud.

Deve essere, altrettanto chiaro che questi comportamenti sono la tipica espressione di un contesto socio economico che già prima del virus aveva sostenuto politiche che non assicuravano livelli occupazionali soddisfacenti e garanzie dei diritti dei lavoratori.

Una crisi che aggredisce la salute e la vita delle persone, generando un calo consistente della produzione dei beni materiali e immateriali, a differenza delle crisi del sistema sociale - economico finora conosciute, si sviluppa simultaneamente nel sistema economico dal lato dell’offerta e dal lato della domanda.

Non saranno utilizzabili per fare fronte a una crisi pesante e aggressiva le tradizionali manovre monetarie e finanziarie. Tanto più che gli interventi finanziari del Governo e dell'UE, rivolti a fronteggiare le criticità e a sostenere politiche di intervento contingente, non garantiscono una spinta all'economia reale e non delineano una diversa qualità dello sviluppo del Paese.
Non è sufficiente un piano di emergenza con il pensiero rivolto a fare quello che si faceva prima del virus.

Per alcuni, compresa la destra, "aprire subito tutto", ha in sé proprio l'idea di non cambiare nulla, ma anzi porre condizioni più gravose per la parte più esposta, ossia i lavoratori e per quella dei più deboli.
Fronteggiare o meglio ribaltare questa impostazione impone alle forze democratiche e a quelle sindacali una scelta molto chiara e credibile, capace di mettere in campo un movimento di energie, forze, di uomini e donne, di giovani, per contrastare una politica liberistica e una deriva populista e nazionalista.
Serve un piano di programmazione di tutto l'assetto produttivo, che punti a salvaguardare lavoro e diritti costituzionali.

Un progetto di ricostruzione e rinascita che metta al centro il lavoro vale a dire i lavoratori, rivolto all'occupazione, ai livelli retributivi, alla dignità, alla sicurezza, sino a una rimodulazione dei servizi, sanità, scuola, trasporti.
Il lavoro protagonista delle dinamiche sociali, concentrato su uno sviluppo sostenibile e di progresso.
Un nuovo modello di sviluppo che, realizzando una redistribuzione della ricchezza, non sia a danno dei ceti medi, né all'impresa, ma colpisca la rendita e l'evasione disonesta e favorisca la crescita e l'equità.
Questo è il campo su cui si confronteranno, credo in modo aspro e si scontreranno le diverse aspettativi, o se si vuole, le diverse realtà i cui interessi non coincidono né convergono.

Si tratterrà di inedite e inesplorate sfide che la sinistra dovrà sostenere per affermare i suoi valori di eguaglianza, solidarietà, di diritti sociali.
Il PD, una delle forze più robuste dell'insieme della sinistra italiana ed europea, dovrà avere la capacità di combattere il liberismo speculativo e di sfruttamento, che elabori una cultura di governo dei nuovi processi con una necessaria altezza intellettuale e morale.

Deve, il PD, farsi carico di spazzare via indecisioni, equilibrismi, prudenze e porsi come forza determinante e coraggiosa, combattiva per sconfiggere le tendenze di un liberismo feroce e della cultura di nuova destra italiana ed europea.
Un obiettivo che richiede un partito, con uomini e donne a tutti i livelli di direzione politica, che sia in grado di suscitare un vasto movimento di forze e di interessi comuni per riaffermare valori universali del lavoro e della dignità umana.
Occorrono segnali forti che tardano ad arrivare, quale quello di una Conferenza di tutti i partiti europei della sinistra, volta a ridare un ruolo al PSE e a coordinare le strategie di una europea unita sul lavoro.
L'UE non prevede tutele europee, uniformi livelli salariali e retributivi e il dopo virus permetterà che si accrescano le divisioni e la competizione tra i lavoratori, alimentate dalla sovranità del mercato e dalle finalità globali del profitto.
La sinistra europea e italiana, lo stesso PD devono ricostruire una nuova egemonia cultura con i valori che si vogliono ricordare e festeggiare in questo 1 Maggio.
Ermisio Mazzocchi

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Covid 19. Accordo FCA-Lavoratori

Verso fase 2 Covid 19

fcalavoratori 350 minGrazie ad un comunicato del PCI Lazio possiamo pubblicare ampi stralci dell'accordo nazionale FCA e rappresentanti dei lavoratori, definito Il giorno 9 aprile 2020 in previsione della la fase due che affronterà l'emergenza Covid 19. In fondo anche una comunicazione della Fiom.

«premesso che: - il Paese è stato colpito da una gravissima emergenza sanitaria a causa dell’epidemia di COVID-19; - nella prima fase dell’epidemia le Parti hanno già convenuto su alcune linee guida di profilassi sanitaria da seguire durante l’esercizio dell’attività lavorativa;

- successivamente i DPCM del 22 marzo 2020 e del 1° aprile 2020 hanno sospeso ogni attività lavorativa, fatte salve alcune definite di carattere essenziale, fino al 13 aprile 2020.

Con il presente accordo le Parti intendono definire le linee guida per la regolamentazione condivisa delle misure atte a consentire la progressiva ripresa delle attività del Gruppo FCA in Italia, anche cosiddette non essenziali, nei tempi e nei limiti che saranno fissati dal Governo. (…)

la loro completezza ed efficacia viene inoltre validata e confermata da virologi, esperti nell’analisi e nella valutazione delle misure di prevenzione e profilassi nella presente situazione pandemica. In ogni caso le Parti seguiranno l’evoluzione degli studi in materia sanitaria e le indicazioni delle autorità competenti per migliorare ulteriormente le misure indicate nelle linee guida (….)

L’effettiva corretta implementazione delle linee guida sarà oggetto di confronto e di monitoraggio in sede locale, anche in ragione delle diverse specificità delle singole unità produttive. In questa stessa sede l’Azienda presenterà di volta in volta il piano di applicazione delle linee guida alle articolazioni aziendali delle OO.SS. immediatamente prima della ripresa lavorativa.

Le Parti concordano inoltre di prevedere presso dette unità produttive un costante monitoraggio strutturato con appositi incontri, con la necessaria fattiva partecipazione di RSPP e RLS (garantendo la loro presenza in azienda durante il processo di riavvio delle attività), per verificare e coadiuvare l’efficace applicazione del complesso delle misure previste in relazione alle diverse caratteristiche degli specifici ambienti di lavoro (….)

In relazione alla durata dell’attuale fase di emergenza per l’epidemia di covid 19, così come definita dalla decretazione governativa, il presente accordo resterà in vigore fino al 31 luglio 2020.»

 

Quella che segue, è la comunicazione Fiom dopo la sottoscrizione dell’accordo: «Coronavirus. Fiom: scienza e contrattazione alla base linee guida per la salute e la sicurezza in FCA. E' stato raggiunto oggi l'accordo unitario sulle linee guida per affrontare l'emergenza “Covid 19”.

L'intesa individua le misure e azioni utili alla progressiva ripresa delle attività del Gruppo FCA in Italia quando il Governo deciderà la ripresa produttiva. L'accordo è il risultato dell'incontro tra le competenze dei delegati, dei lavoratori e gli esperti in materia e la volontà delle organizzazioni sindacali e della direzione di FCA di cercare e raggiungere un'intesa per la tutela della salute e della sicurezza delle persone e la garanzia occupazionale e produttiva a seguito dell'accordo quadro precedentemente siglato. Nel testo sono definite le modalità della ripartenza graduale delle fabbriche a partire dal confronto sulle linee guida tra azienda e delegati che stabilimento per stabilimento dovranno trovare le migliori soluzioni per la tutela delle persone attraverso la riorganizzazione della produzione, una riduzione dei volumi produttivi, dispositivi di protezione individuale. Inoltre, le lavoratrici e i lavoratori saranno preventivamente informati perchè l'accordo valorizza la consapevolezza delle persone. Questo accordo resterà in vigore fino al 31 luglio 2020 e ci sarà un monitoraggio continuo per eventuali ulteriori integrazioni e miglioramenti, alla luce delle indicazioni delle autorità pubbliche e della comunità scientifica. Per la Fiom la priorità è sempre garantire la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. La Fiom ritiene un passo importante per i metalmeccanici il fatto che in piena emergenza scienza, conoscenza dei lavoratori e contrattazione abbiano guidato la trattativa fino alla firma dell'accordo dopo anni».

 

 

 

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Salute e reddito per tutti, non licenziare nessuno

 Prima la salute poi il profitto. Prima il lavoro poi il capitale

Web Brescia 460 minSi è tornati a parlare di loro, dopo un oscuramento durato anni, in queste giornate incerte e preoccupanti segnate dal Coronavirus. Degli operai, dei lavoratori e delle lavoratrici in carne e ossa, che erano scomparsi, come fantasmi di un altro mondo, dall’orizzonte sociale, culturale e politico dominato dal capitale. Dalla sua ossessione per i numeri e la quantità di profitti e rendite, dal parossismo individualista dell’arricchimento a tutti i costi e della lotta di tutti contro tutti.

Una visione e un comportamento che hanno mostrato la loro iniquità e una insostenibile debolezza quando, di fronte alla necessità dell’isolamento in casa, gli operai in primo luogo e tutte le persone che devono lavorare per il proprio sostentamento e per tenere in vita l’intera società si sono trovate senza tutele e senza protezione. Si è configurata così una situazione del tutto anomala e a addirittura paradossale: si annuncia la tutela della salute di tutte e di tutte attraverso il contenimento del virus, ma non si adottano misure per salvaguardare la salute di chi lavora per tutelare la vita e la salute di tutte e di tutti.

Gli scioperi e le proteste si sono moltiplicati, insieme a dichiarazioni inqualificabili di qualchefiat pomigliano Coronavirus tensione alle stelle in fabbrica sciopero spontaneo 350 min padrone trinariciuto. Alla fine, vincendo un’ottusa resistenza padronale, si è siglato il «Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro». Un documento complesso, articolato in 13 punti, che rispecchia gli attuali rapporti di forza tra il capitale e il lavoro. Secondo Cgil, Cisl, Uil l’accordo «consentirà alle imprese di tutti i settori, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. Nell’accordo è stato previsto il coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze a livello aziendale o territoriale per garantire una piena ed effettiva tutela della loro salute».

Tutelare la salute e il reddito di tutti, non licenziare nessuno: questo dovrebbe essere l’obiettivo. Metterlo in pratica, però, non sarà facile e richiederà una vigilanza e una mobilitazione continue. In questi anni il mondo del lavoro è stato fortemente indebolito. Sotto attacco sono finite le persone che con il loro lavoro hanno tenuto a galla il Paese: soprattutto gli operai, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti (18 milioni su 23,5 milioni di occupati) hanno visto fortemente ridimensionata la loro autonomia e la loro libertà, subendo un’offensiva sistematica su tutti fronti. Fino alla cancellazione dello Statuto dei diritti, presentata dall’allora capo del governo come una innovativa scelta di sinistra.

rabbia nelle fabbriche minL’attacco al lavoro, la sua retrocessione da diritto a merce, ha coinciso con la decadenza del Paese - che ha perso il 30 per cento del potenziale industriale -, e con il logoramento dell’impianto democratico, nel quale non esiste un’autonoma e libera organizzazione politica delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro tempo. Siamo il Paese dove ogni anno muoiono sul lavoro più di 1.100 persone; dove la disoccupazione giovanile tocca nel Mezzogiorno il 50 per cento; dove il precariato nel lavoro e nella vita è diventato normalità, come ha reso a tutti evidente il caso della ricercatrice precaria Francesca Colavita, che ha isolato il virus all’ospedale Spallanzani.

Il lavoro degrada e la ricchezza si concentra, fino al punto che oggi l’uno per cento è più ricco del 70 per cento degli italiani. Una situazione che appare insostenibile nel momento in cui il dramma del Coronavirus ha messo in chiaro che non basta garantire la sicurezza e la salute dei medici e di tutto il personale coraggiosamente impegnato con enormi sacrifici nella cura dei malati. Ciò è indispensabile, e tuttavia senza il lavoro di chi produce i beni necessari alla riproduzione della vita e alla tutela della salute (a cominciare dalle mascherine) nulla sarebbe possibile, e ci avvicineremmo alla fine del genere umano. In questa fase difficile della nostra storia appare di solare evidenza che senza il lavoro il mondo non sta in piedi. E dunque penalizzare il lavoro in nome del dio denaro e del trionfo del capitale è un controsenso, che ci condanna a una crisi organica e senza sbocchi.

Un insegnamento da tutto ciò dovremmo trarre. C’è bisogno di una civiltà più avanzata, nella quale la priorità va data al lavoro rispetto al capitale, finalizzando il lavoro stesso non all’accrescimento del profitto privato, ma al benessere della comunità e dell’ambiente naturale in cui viviamo. È una necessità storica che la pandemia ha reso stringente. E che richiede non il lavoro subalterno e disgregato nell’isolamento del processo economico, ma la presenza delle lavoratrici e dei lavoratori come forza produttiva libera e autonoma non solo nell’economia, ma anche nella società e nello Stato. Sia nella dimensione nazionale come in quella europea e sovranazionale.sciopero coronavirus FIOM UILM CISL min

La sfida è di enorme portata, ma questa è la posta in gioco nel tempo del lavoro digitale e della rivoluzione tecnico-scientifica in atto. E per metterla con i piedi per terra bisognerebbe cominciare a costruire, senza inutili esclusivismi e incoscienti personalismi, un’organizzazione politica delle lavoratrici e dei lavoratori con caratteristiche popolari e di massa. O qualcuno pensa davvero che sia possibile il progresso del mondo tornando al passato? Ai bei tempi del dominio del capitale, in assenza di una Repubblica democratica fondata sul lavoro?

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

pubblicato su Jobsnews.it 15 marzo 2020

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Amazon di Passo Corese. Manca la sicurezza dei lavoratori

Partito Comunista Italiano. Sezione Sergio Cecconi di Fara Sabina (Rieti)

Amazon passocorese 400 minFara Sabina (Rieti). Amazon di Passo Corese. Il PCI denuncia mancata sicurezza sulla pelle dei lavoratori! Autorità intervengano immediatamente.

Un provvedimento sostanzialmente debole è stato assunto in queste ore dal Governo sulla questione salute dei lavoratori, in ore drammatiche che stanno avvolgendo l’Italia e non solo. Poiché non stiamo parlando di una semplice vertenza sindacale da sostenere per una lotta tra padronato e lavoratori, ma, di un diritto costituzionale – quello alla salute – che sta alla base e prima e al di là del rapporto di lavoro, i comunisti ritengono prioritario questa tema sopra ogni altro.

Per questo, Marco Sgavicchia, segretario della sezione PCI di Fara Sabina ha commentato quanto accade alla Amazon di Passo Corese: “Esprimiamo ferma condanna per la condizioni nelle quali versano i lavoratori di Amazon a Passo Corese! Infatti le attività lavorative in Amazon non sono in linea con le raccomandazioni emesse per fronteggiare l’attuale grave emergenza sanitaria. Si parla di mancata fornitura ai lavoratori di idonei mezzi di prevenzione, quali mascherine e guanti. Inoltre c’è da sottolineare la assoluta mancanza del rispetto delle distanze consigliate, sia nelle postazioni lavorative che nei luoghi deputati alle pause pranzo e ai servizi igienici. –Bandiera pci 350 260 quindi con nettezza, Sgavicchia conclude - Mai, ma soprattutto in questo momento, il profitto delle aziende deve essere realizzato sulla pelle dei lavoratori! Chiediamo alle autorità competenti di prendere i dovuti provvedimenti per ricordare ad Amazon che c’è una grande emergenza sanitaria e che vanno prese le giuste precauzioni sanitarie. Le attività lavorative di prima necessità, quali quelle relative ai beni alimentari e farmaceutici, vanno espletate con la massima prudenza. Le altre attività lavorative possono e debbono essere sospese! Il PCI di Fara Sabina esprime piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici Amazon!”.

Fara Sabina 15 marzo 2020

 

 

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Solidarietà lavoratori Burgo di Sora con quelli Reno de Medici

Solidarietà

Reno De Medici 390 minI Lavoratori iscritti alla SLC CGIL della Cartiera Burgo di Sora, esprimono solidarietà e vicinanza alle Lavoratrici e ai Lavoratori della Cartiera Reno de Medici di Villa Santa Lucia, che in questi giorni stanno lottando per la difesa del proprio posto di lavoro.

Sappiamo che il nostro territorio non offre opportunità di lavoro alternative, quindi uno Stabilimento importante come quello della Reno de Medici deve essere difeso a tutti i costi, con la consapevolezza che l’ambiente e la salute pubblica devono essere sempre preservate, pertanto ci auguriamo che si trovino al più presto soluzioni sostenibili per permettere il riavvio completo dello stabilimento.

Noi ci faremo trovare pronti, nel caso dovesse servire e ci uniremo alla giusta lotta per il lavoro, l’occupazione e la sostenibilità ambientale.

Un caro saluto ai nostri Colleghi.

 

Dai lavoratori SLC - CGIL Burgo di Sora
Lotte sindacali per il lavoro

 

 

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Ce lo dice l'Europa: l'art.18 era giusto

art18 390x280Articolo 18: sacrosanto

Ora chi di dovere rimetta tutto a posto quello che è stato tolto ingiustamente. lo dice l’Europa, il jobs act lede i diritti dei lavoratori.
Il jobs act era ed è un regalo ingiustificato fatto da quella politica e da quei partiti che lavorano solo per i padroni-padrini.

Non è giuridicamente vincolante ma è politicamente importante la decisione del Comitato dei Diritti sociali del Consiglio d’Europa a Strasburgo in tema di jobs act. Richiama infatti il governo italiano al rispetto dell’articolo 24 della Carta sociale europea, che sancisce il diritto di ogni lavoratore ingiustamente licenziato di ricevere una tutela effettiva, e realmente dissuasiva nei confronti del datore di lavoro. (scrive Riccardo Chiari su ilmanifesto.it)

Diritti negati. Il Comitato dei diritti sociali di Strasburgo richiama il governo italiano al rispetto dell’articolo 24 della Carta sociale europea, che sancisce il diritto di ogni lavoratore ingiustamente licenziato di ricevere una tutela effettiva, e realmente dissuasiva nei confronti del datore di lavoro. Soddisfatta la Cgil, che aveva presentato il reclamo. Maurizio Landini: "Con il jobs act sono stati ridotti dei diritti, e quindi è necessario che quelle leggi sbagliate vengano cambiate".

La decisione del comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa a Strasburgo in tema di jobs act è nei fatti un altro colpo di piccone alla controriforma Poletti-Renzi, che cinque anni fa cancellò le tutele dell’articolo 18 per i nuovi assunti.

La decisione del Comitato di Strasburgo, come osserva il giuslavorista Giovanni Orlandini, va ad aggiungersi a quella della Consulta, che due anni fa aveva bocciato la disciplina del jobs act in tema di licenziamenti illegittimi, perché predeterminava l’indennizzo in base all’unico criterio dell’anzianità di servizio.

Ma anche dopo le modifiche del 2018, spiega ora il comitato dei diritti sociali, la controriforma Poletti-Renzi rimane in contrasto con la Carta sociale europea, perché esclude a priori la possibilità di essere reintegrati, e fissa l’importo massimo dell’indennizzo al lavoratore: 36 mesi di retribuzione per gli addetti di imprese medio-grandi, e 6 mesi per quelli delle piccole imprese. E questo impedisce al giudice ogni possibilità di valutare e di riconoscere l’eventuale danno supplementare subito dal lavoratore a seguito del licenziamento.Maurizio Landini 350 260 min

«Questo è il risultato di un reclamo collettivo presentato dalla Cgil nel 2017, con il sostegno della Confederazione europea dei sindacati – ricordano da Corso d’Italia – e il Comitato di Strasburgo ha accolto tutte le contestazioni fatte dalla nostra Consulta giuridica. Riconoscendo che il jobs act è in contrasto con l’articolo 24 della Carta sociale europea, che sancisce il diritto alla reintegra per ogni lavoratore ingiustamente licenziato. Oppure, se questa non è concretamente praticabile, un risarcimento commisurato al danno subito, senza ‘tetti’ di legge».

Ora il commento di un soddisfatto Maurizio Landini: «Il Comitato dice che il jobs act viola dei diritti, a partire dal fatto che se uno è licenziato ingiustamente deve avere un congruo risarcimento senza tetti, e la possibilità che il giudice possa decidere anche per il reintegro. Ora troverei utile che si tenesse conto di quello che dice l’Europa anche per quanto riguarda i vincoli sociali che ci pone, oltre a quelli economici e finanziari».

A seguire un’osservazione di carattere generale: «Il problema non è che ha ragione la Cgil, ma che sono stati ridotti dei diritti, e che quindi è necessario che quelle leggi sbagliate vengano cambiate. Questo è un messaggio molto chiaro perché si riapra una discussione sui licenziamenti, sia individuali che collettivi, e per quello che ci riguarda si reintroduca il reintegro di fronte al licenziamenti ingiusti».

Infine un ulteriore documento all’esecutivo di Giuseppe Conte: «Noi abbiamo depositato in Parlamento una Carta dei diritti, che chiede di fare un nuovo Statuto dei diritti di tutti i lavoratori, anche di quelli che oggi hanno rapporti di lavoro autonomo. Ora vorremmo che a cinquanta anni dello Statuto dei lavoratori, che festeggeremo il 20 di maggio, non sia semplicemente ricordato ciò che non c’è più, ma che questa diventi l’occasione per ridare ai lavoratori e lavoratrici italiani un nuovo Statuto».

 

fonte: Riccardo Chiari da ilmanifesto.it

 

Diritti dei lavoratori

 

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