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Lazio. Bisogna ripristinare condizioni di rispetto dell'istituzione

REGIONE LAZIO

Cosa o chi impedisce azioni di corretta e coerente gestione dell'istituto regionale?

di Ermisio Mazzocchi
RegioneLazio 370 GeosNews minSi fa sempre più insistente la denuncia delle forze di destra e di alcuni media per quanto avviene sui fatti del caso del concorso di assunzioni ad Allumiere. Meriterebbe da parte di quanti sono sottoposti a una sferzante critica una risposta più netta e immediata. Il rischio è quello di una degenerazione del confronto politico e di indefinite responsabilità.

Si devono sopratutto da parte del PD respingere vigorosamente le strumentalizzazioni della destra tese a denigrare l'istituto regionale e delegittimare politicamente consiglieri in merito alle vicende che hanno interessato atti amministrativi compiuti da enti comunali.

Bisogna ripristinare una condizione di rispetto delle istituzioni e mantenere alta la loro qualità morale essenziale per ricevere credibilità e consenso da parte dei cittadini.
Sarebbe stato necessario, come annunciato dall'attuale Presidente del Consiglio, giungere a alla dimissioni di tutto l'Ufficio di presidenza, in cui il solo che correttamente si è dimesso dalla sua carica di presidente è stato Mauro Buschini, quando tutti avevano sottoscritto il procedimento e la graduatoria di assunzioni.

Si possono comprendere incertezze per i delicati equilibri nei rapporti tra le forze politiche che governano la regione.
Tuttavia proprio per rinsaldare quei rapporti sarebbe stato indispensabile compiere azioni di corretta e coerente gestione dell'istituto regionale.
L'assenza di una risposta politica e di concreti atti di cambiamento offrono alla destra libertà di strumentalizzare e imbastire una campagna denigratoria.
Occorre invertire questa tendenza con una politica che ridia dignità alle funzioni istituzionali e rimuova ogni ostacolo alla loro efficienza.

Sono condizioni indispensabile per avviare un nuovo percorso da più parti dichiarato ma che stenta ad affermarsi per conferire alla Regione il valore che la Costituzioni le assegna.

22 giugno 2021

 

 

 

 

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Il nuovo Consorzio industriale del Lazio

LAVORO E LAVORATORI

Il consorzio industriale unico del Lazio e la crescita del lavoro

di Donato Galeone*
RegioneLazio 370 GeosNews minNel luglio 2020 Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti dichiara di “non sprecare l'occasione proveniente dai miliardi di euro dall'Unione Europea che daranno fondamento alla strada dove comminerà il futuro”.

Giorni fa – 4 giugno 2021 attuando la legge regionale n.7/2018 – nasce “un nuovo e unico Consorzio Industriale per tutta la Regione Lazio” che è l'unificazione dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriali (ASI) esistenti nel Lazio.

Si tratta – leggiamo – di “modernizzare i sistemi industriali e produttivi del Lazio, valorizzare e semplificare l'assetto gestionale dei Consorzi attualmente esistenti per contribuire a mettere in campo una NUOVA POLITICA INDUSTRIALE REGIONALE”.

Per l'importante evento il Presidente Zingaretti ha sottolineato che la delibera con la istituzione del Consorzio Unico “pone le basi per dare al comparto produttivo laziale un assetto gestionale tra i più organizzati in Italia” e il Vice Presidente Leonori con l'Assessore Orneli hanno confermato che “la nascita del Consorzio Industriale Unico Regionale permetterà di creare un ambiente favorevole per lo sviluppo delle imprese in grado di agevolare la diffusione della innovazione, della digitalizzazione e delle buone pratiche per una crescita sostenibile”.

Si apre, quindi, un nuovo percorso o strada unica ricostruita e moderna su cui “camminerà il futuro” - auspicato da Zingaretti - della transizione decennale 2021-2026-30 mediante una progettazione complessiva di sviluppo laziale che dovrebbe essere lungimirante e condivisa dalle parti sociali e territori, cofinanziata dalle risorse finanziarie europee.

Una incisiva ripartenza di sviluppo e lavoro, peraltro, già indicata nell'ottobre 2018 dalla Regione Lazio e sollecitata dal Consiglio Regionale del 21 gennaio 2020 mediante la definizione articolata unitaria dell'area laziale territoriale economica-sociale, partendo dalle aree economiche portuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta: dal mare verso le aree interne delle cinque province laziali e coinvolgendo le APEA (area produttiva ecologicamente attrezzata) coordinate dai cinque Consorzi Industriali singoli o preferibilmente unificati, oggi, nel costituendo Consorzio di Sviluppo Industriale del Lazio.

Si dovrebbe prevedere - entro queste aree territoriali ecologicamente attrezzate - con proposte progettuali multifunzionali allo sviluppo economico e sociale equilibrato delle aree provinciali laziali - non solo con parole - il condividere e definire gli obiettivi da pianificare e realizzare mediante il supporto, valido e necessario, del Consorzio Industriale Lazio essenzialmente.
1- nella promozione e conoscenze dei piani industriali e processi evolutivi continui di mercato dalle multinazionali alle imprese;
2- nelle iniziative cogenti e pratiche verso il miglioramento delle capacità attrattive nel Lazio sia nazionale che estere;
3- nella pianificazione e tempistica realizzazione degli interventi necessari e urgenti di bonifica integrale di tutte le aree agricole e di quelle da destinare alla ripresa attiva industriale e servizi nel contesto della transizione ecologica nazionale e dei processi di digitalizzazione.

Sia la Regione Lazio che il braccio operativo-esecutivo del Consorzio di Sviluppo Regionale Lazio dovrebbero - recuperando ritardi - farci conoscere a breve le proposte articolate in bozza sin dal 2018 – da aggiornare territorialmente – con un definito “PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO REGIONALE” da gestire - oggi - nella dimensione regionale e coniugato tanto con le sei missioni indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) quanto, essenzialmente, ai tempi predeterminati europei 2021-2026 attuativi della transizione ecologica e digitale.

Il costituito Consorzio Industriale Lazio dovrebbe essere funzionale alla ripresa e al sostegno delle attività imprenditoriali presenti anche nel frusinate, partendo dalle aree SIN della Valle del Sacco, per settori produttivi agricoli e mappando unità industriali cessate o abbandonate – da recuperare – oltre a favorire nuovi investimenti e insediamenti proposti e condivisi mediante piani regolatori tra le Amministrazioni dei Comuni consorziati, oltre che strumento operativo di Regione Lazio nella esecuzione degli interventi nelle aree da attrezzare e rilanciare salvaguardando salute e massimi livelli occupazionali “pur bloccati al 30 giugno da emergenza Covid -19”.

In questo quadro nuovo di sviluppo innovativo di impresa e lavoro territoriale appare attualissima, in queste ultime settimane di giugno, la esigenza di una verifica occupazionale - ai livelli regionale e provinciale - mirata alla salvaguardia di posti di lavoro nei settori trainanti la economia laziale.

Vale a dire: mappare, identificare e verificare - tra associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - tutti quei settori e aziende impegnate nella ripresa e la riorganizzazione del lavoro aziendale sia nei livelli degli eventuali esuberi che sul come rioccuparli evitando, ragionevolmente e solidalmente, la strada del licenziamento in presenza, ancora, dell'emergenza Covid-19.

Da tenere in conto quanto l'ISTAT ci dice: che il numero degli occupati è sceso di 800 mila unità rispetto al febbraio 2020 mentre il settore della sanità va rafforzato con assunzioni, mediante adeguate piante organiche ospedaliere e di pronto soccorso di prossimità territoriali.

In questa difesa sociale occupazionale anche in “direzione selettiva per settori produttivi di beni e servizi” - superando il balletto inconcludente di rozza propaganda politica – il Governo e il Ministro del Lavoro, con il Parlamento, dovrebbero convenire, favorire e concertare con parti sociali rappresentative di imprese e lavoratori ogni “modalità e tempi certi di difesa occupazionale” oltre il 30 giugno 2021.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

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Inserire "Zona Schioppo" nelle aree naturali protette del Lazio

PSI FROSINONE. Partiti

Reperti archeologici importanti si trovano tra Via Aldo Moro e quartiere Maniano

psi 350 minA Frosinone, lungo il fiume cosa, tra Via Aldo Moro e la zona del quartiere Maniano vi sono dei reperti archeologici importanti, di epoca romana, recentemente scoperti.

Il percorso che segue il fiume, oltre alle opere romane (terme e mosaici) si trova in mezzo alla fitta vegetazione e rappresenta perciò anche un polmone verde nel cuore della città.

Negli ultimi anni, associazioni cittadine come "Frosinone Bella e Brutta”, “Rigenesi” e “Zerotremilacento” si sono adoperate per la pulizia, salvaguardia e riqualificazione del luogo.

Ma la loro lodevole azione di volontariato non basta è più volte le stesse si sono rivolte alle istituzioni, e perfino alla regione Lazio, per vedere attivare un progetto concreto ai fini della salvaguardia e fruizione del posto da parte dei cittadini.

Di recente la Regione Lazio ha lanciato il progetto denominato ossigeno, con il quale punta, parole del presidente del presidente Zingaretti, a rendere il Lazio la regione la più Green d'Italia.

Come Partito Socialista di Frosinone, chiediamo apertamente alla regione Lazio, in nome del Presidente Zingaretti, di attivarsi immediatamente Per rendere tale luogo un'area verde e protetta; area protetta da inserire nel Sistema regionale delle aree naturali protette del Lazio come previsto dalle leggi regionali n. 46/1977 e n.29/1997.

Frosinone, 03.05.2021
Il Segretario, Gerardina Morelli
Il Vice Segretario Mateo Zemblaku

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Ripensare completamente il ciclo dei rifiuti nel Lazio

AMIENTE E INQUINAMENTI

Una montagna di rifiuti buona per un Gran Premio della montagna

di Umberto Zimarri
rifiuti sito 360 minNon so a cosa porterà l’inchiesta, a quella dovranno pensare i giudici, gli avvocati e le forze dell’ordine e per tutti vale la presunzione d’innocenza, so, però, che chiunque abbia un minimo di decenza politica deve prendersi la responsabilità di riflettere su quanto accaduto.

La realtà la conosciamo tutti: su un pezzo di territorio, giudicato dalla ditta proponente “poco nobile”, è stata scaricata l’incombenza di sobbarcarsi le inefficienze dell’intero ciclo dei rifiuti regionale e provinciale.
Personalmente, in questa battaglia che non definisco politica ma di civiltà, ho visto di tutto: fiumi che si spostavano, analisi dell’Arpa, del Cnr e del Noe che venivano dimenticate, Governi che si schieravano contro i propri ministeri, leader nazionali che si sono vantati di politiche ambientali regionali all’avanguardia e politici provinciali convinti davvero che il sistema adottato in questa provincia fosse efficiente, solamente perché chiuso, i più basilari principi di cautela sulla salute pubblica dimenticati. Il risultato è che a San Giovanni Incarico, Colfelice e Roccasecca abbiamo più gabbiani che Sperlonga ed una montagna di rifiuti buona per un Gran Premio della montagna del Giro d’Italia.

Ogni conferenza dei servizi era uno schiaffo all’intelligenza ed alla dignità. Non serviva essere né complottisti, né visionari: bastava semplicemente leggere la documentazione per rendersi conto che più di qualcosa non andava. Quindi, senza troppi giri di parole, tanti che magari si riempiono la bocca con le parole green new deal, ambiente, politica verde, hanno fatto finta di non vedere. Tanti, troppi sono ed erano accondiscendenti. Tanti non si sono accorti di nulla ed anche questo mi sembra palesemente grave. Alla fine, per molti, era un problema che riguardava 5-6 paesi, “se la vedessero loro”, non capendo minimamente l’impatto della situazione. È un problema che nasce nel sud della Provincia di Frosinone e tocca la capitale d’Italia.

Che fare ora? Prima di tutto, è doveroso, logico ed ineluttabile una verifica minuziosa sul processo che ha portato all’autorizzazione del V bacino. Perché appare evidente che il procedimento è viziato da decisioni non prese o da decisioni indirizzate. Discariche pubbliche chiuse, discariche private ampliate, solo per dirne una. Basterebbe, inoltre, rileggere tutte le osservazioni presentate per capire la gravità di cosa è stato autorizzato.

Secondo. Ripensare completamente il ciclo dei rifiuti nel Lazio. Ripensarlo per rivoltarlo, eliminando rendite di posizione. Va spiegato ai cittadini quanti soldi ogni anno escono dal pubblico per gonfiare il privato. Va spiegato che serve un sistema in cui il pubblico sia protagonista. Va rinforzata la raccolta differenziata nei comuni. Va preteso immediatamente un cambio di passo sulla differenziata nella capitale. Vanno costruiti gli impianti giusti, nelle giuste dimensioni, che servono a ridurre i rifiuti destinati alla discarica e all’incenerimento.

Come ho avuto modo di dichiarare ieri auspico solamente verità, trasparenza e parità di trattamento. Chi per anni ci ha accusato di essere contro il progresso, dovrebbe prima chiedere scusa ad un intero territorio ma soprattutto bloccare ogni ulteriore sopruso. Subito.

Umberto Zimarri – Consigliere Comunale San Giovanni Incarico e Udp Green Italia
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Il Frusinate con il Lazio nel Recovery plan

 Il Recovery plan

Giunta Regionale in ritardo sulla creazione della Zona Logistica Speciale Laziale

di Donato Galeone*
200milainpiazza 2012 06 16Il Presidente Mario Draghi - incaricato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella per la formazione del nuovo Governo - prosegue con la triplice valenza programmatica “sulla sanità, l'economia e il sociale”.

Il Prof. Draghi, - auspicando condivisione politica e tecnica sulla urgenza nazionale operativa richiesta dai cittadini e lavoratori alle istituzioni democratiche - avendo recepito la disponibilità dei gruppi politici e ascoltando le parti sociali, dovrà riferire al Capo dello Stato tenendo in conto, essenzialmente, tanto le tre urgenze programmatiche quanto le più vicine scadenze di fine marzo e fine aprile prossimi - oltre l'avviato “piano dei vaccini” - sia quella della ”proroga del blocco dei licenziamenti” e sia la definizione parlamentare del “Recovery Plan Italia”.

Ecco che la salvaguardia della salute, la coesione sociale con la “ripresa dell'economia e il lavoro” – tra interventi strutturali con investimenti territoriali programmati e progettati dal 2021 al 2027 – dovranno essere configurati e localizzati entro un “nuovo sistema economico e sociale nazionale” sostenuto, anche, dalle risorse europee del Next Generation Eu mediante il Recovery Plan da presentare a Bruxelles entro fine aprile 2021.
Si tratta - ora - non solo di guardare al presente ma domandare e discutere verso quale prospettive di vita economica e sociale territoriale nel frusinate e Lazio possiamo, ragionevolmente, traguardare, noi, il prossimo futuro, dal secondo dopoguerra e, tra 50 o 100 anni, i nostri figli e nipoti, considerando, che la moderna epoca - con lo sviluppo scientifico e tecnologico applicato ed esteso ad ogni livello - se deve tendere a migliorare il tenore di vita media delle persone estende, anche, nuove disuguaglianze sociali, da contrastare e superare, mentre appare più certa e mirata l'accumulazione capitalistica e finanziaria, costruita sempre più su scala globale ed in misura superiore anche cento volte, oggi, di quella conosciuta in qualsiasi altra epoca.

Ma oggi - ripeto - dal 2021 al 2027 potranno e dovranno essere utilizzate risorse europee annunciate, quale massiccio intervento economico che richiederà severità e controlli di legalità nel suo utilizzo mediante accompagnamento dei singoli progetti territoriali e settoriali - eco sostenibili - mirati verso obbiettivi specifici di “rilancio e protezione della economia italiana nella dimensione europea” mediante lo strumento del “piano nazionale di rilancio e resilienza (PNRR)” che mobiliterà 209 miliardi di fondi europei.

E il Recovery Plan italiano (PNRR) - presentato dal Governo con l'approvazione del Parlamento e che sarà trasmesso a Bruxelles entro aprile 2021 - necessiterà di attente conoscenze e di ampie riflessioni condivise sul “come e dove impiegare quei fondi europei” nella considerazione che il rilancio di “un'area economica sostenibile di sviluppo” è variabile dipendente non solo del capitale economico ma anche dalla dotazione del capitale naturale e ambientale, da recuperare e salvaguardare, congiunto al capitale umano e sociale con il lavoro.

Appare possibile - territorialmente - nella dimensione regionale, provinciale e locale il coinvolgimento sia delle Università laziali che dell'associazionismo di prossimità rappresentativo e congiunto alle parti sociali - imprese e lavoro - capaci di elaborare proposte progettuali per “filiere di sviluppo sostenibile” partendo dalla economia del mare - con i loro porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia e retro porti - procedendo verso le aree interne tra i “poli industriali consorziati” da recuperare e rilanciare con attività produttive e servizi oltre le ristrutturazioni aziendali e il potenziamento dei “centri agroalimentari” di raccolta prodotti agricoli da Nord a Sud del Lazio (Orte, Guidonia, Fondi).
Grande parte di queste possibilità di sviluppo territoriale laziale - pur a livello di studio di fattibilità della Regione Lazio - coinvolgerebbe le aree economiche portuali, retro portuali verso le aree interne mediante la “costituzione della Zona Logistica Speciale Laziale” deliberata il 30 ottobre 2018 quale misura parallela alle zone economiche speciali di cui al d.l. 30.6.2017 n.91 convertito in legge il 3 agosto 2017 n.123 con modificazioni.

Rilevo, però, che da ottobre 2018 sono state costituite le Zes/Zls (Zone Economiche Speciali/ Zone Logistiche Speciali) nelle varie regioni italiane - con i loro previsti “piani di sviluppo strategici” - elaborati e condivisi dalle parte sociali e gli enti locali e inviati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e competenti sedi ministeriali per l'approvazione dovuta.
Nel contempo rilevo, anche, il ritardo della Giunta Regione Lazio che, dalla sollecitazione del 21 gennaio 2020 con ordine del giorno approvato alla unanimità dal Consiglio Regionale, nomina il 29 gennaio 2020 un “gruppo di studio” per redigere la proposta del “Piano Strategico di Sviluppo” quale documento obbligatorio da definire e inviare al Governo, non considerando con la massima urgenza i rilevanti effettivi depressivi della pandemia in tutte le strutture produttive, comprese quelle del Lazio e in particolare nelle attività lavorative collegate al turismo e al commercio oltre ai trasporti, settori entro cui si concentra circa un quinto della occupazione regionale.
Anche la proposta di legge regionale laziale n.194 del 31 ottobre 2019 “Misure per lo sviluppo economico, gli investimenti e la semplificazione” preceduta dalla legge regionale n.7/218 art.40 sulla “fusione in Consorzio Unico del Lazio” dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriale, operativi in provincia di Roma-Latina, Sud Pontino, Frosinone e Rieti, dovrebbe tendere - negli obiettivi - a favorire lo sviluppo economico laziale, l'occupazione e l'attrazione degli investimenti attraverso la promozione di progetti strategici innovativi, di recupero e riqualificazione delle aree industriali dismesse, ricercando investitori nazionali ed esteri.

A mio avviso Frosinone e Lazio necessitano di assetti territoriali programmati da agevolare e indicare nel Recovery Plan - essenzialmente- accompagnati dal sostegno operativo integrato di due strumenti di riferimento comprensoriale:
1) della Zona Logistica Speciale Laziale, partendo dall'economia del mare con i porti di Gaeta, Fiumicino, Civitavecchia verso le aree interne destinate al rilancio delle attività produttive industriali, artigianali, commerciali e dei servizi;
2) del Consorzio Unico di Sviluppo Industriale Lazio, con le aree attrezzate di recupero, salvaguardia ambientale e adeguate infrastrutture per favorire nuovi insediamenti produttivi nell'ambito di condivisi piani consortili regolatori territoriali comunali.
Riferendomi, solo esemplificando, al comprensorio del “basso Lazio frusinate” partendo dall'area portuale tirrenica di Gaeta e con il polo agricolo industriale dell'area pontina di Fondi, raggiungendo l'agglomerato FCA ex Fiat del comparto automobile, di Cassino-Pontecorvo e le aree interne con il suo indotto metalmeccanico integrato, configuro già un'area APEA baricentro di sviluppo delle attività produttive e occupazionali multifunzionale, oltre il comparto automotive FCA, longitudinale, tra Napoli e Roma, nonché, trasversale verso il territorio abruzzese.
E' questa una possibile esemplificata e confrontabile proposta di “polo di sviluppo eco sostenibile” - da coinvolgere nella Zona Logistica Speciale Laziale e il Consorzio Unico Industriale - nel contesto delle progettazioni propositive del frusinate alla Regione Lazio per il Recovery Plan.

Inoltre e lungo la Valle del Sacco, da Ceprano-Frosinone-Anagni-Colleferro e trasversalmente verso Sora-Isola del Liri, comprendendo le aree interne rispetto all'Autostrada Roma-Napoli, appare possibile la configurazione, nel frusinate, di altre due aree APEA consortili integrate da infrastrutture, di servizi centralizzati e di risorse adeguate e mirate a garantire ogni obiettivo di sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo locale di nuove imprese e delle attività produttive, da rilanciare e recuperare, con il lavoro contrattato e partecipato.

(*)già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
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Assistenza protesica protesta contro la Regione

Associazioni per disabili

Lettera aperta

Alla c.a. Regione Lazio Presidente Nicola Zingaretti

Direzione Regionale Salute e Integrazione Socio Sanitaria Direttore dr. Renato Botti

VII Commissione – Sanità, politiche Sociali, integrazione sociosanitaria, Welfare
Presidente Giuseppe Simeone

Direzione regionale salute e politiche sociali REGIONE LAZIO
Dott.ssa Lorella Lombardozzi

Direzione regionale centrale acquisti Dott. Donato Cavallo

 LA REGIONE LAZIO FA SCEMPIO DELL’ASSISTENZA PROTESICA
con 2 Gare d’appalto : per “Cannule e cateteri” e “Ausili tecnici standard per disabili”.
IL COMPARTO DELL’ORTOPROTESICA GRIDA IL PROPRIO DISSENSO

Roma, 21 dicembre 2020

Ortopedia 350 minAlla luce di quanto pubblicato dalla Centrale Acquisti della Regione Lazio relativamente alle 2 GARE di settore: “Gara a procedura aperta di Cannule e Cateteri" e “Gara a procedura aperta di Ausili Tecnici Standard”, il Comparto dell’Ortoprotesica è costretto a gridare il più forte e totale dissenso nei confronti di tali iniziative, sia per le modalità che per il merito.
Molte cose infatti ci sfuggono, nonostante la nostra buona volontà di capire:

• Non riusciamo a comprendere come sia possibile bandire 2 gare di grande complessità per un valore di quasi CENTO milioni d'euro, che coinvolgono 1500 operatori del settore, più di 200 produttori e la quasi totalità delle persone con disabilità della Regione Lazio, lasciando solo 18 giorni lavorativi per poter rispondere. Ricordiamo solo che sono stati impiegati 3 anni per redigerle!!!

• Non riusciamo a comprendere come sia possibile che in un momento di profonda crisi economica, nel nostro settore meno 30% del fatturato, possano essere bandite gare che tolgono risorse economiche e occupazionali alle aziende del Lazio per dirottarle in altre parti.

• Non riusciamo a comprendere come sia possibile pubblicare due bandi di settore, in cui si parla di presidi ortoprotesici, di servizi associati, di quote remunerative per la distribuzione, senza prima averne parlato con gli attori del sistema.

• Non riusciamo a comprendere soprattutto quale sia il servizio di erogazione e di assistenza protesica inteso nei bandi. Come sia possibile pensare di caricare sulle strutture territoriali delle ASL un lavoro che va dall’accoglienza dei pazienti, alla verifica delle necessità, all’individuazione dell'ausilio, al flusso documentale e amministrativo in un Sistema Sanitario Regionale privo di personale e delle capacità tecniche necessarie. Rivendichiamo con orgoglio il ruolo di supporto alle ASL e ai disabili che le nostre officine ortopediche hanno svolto in questo difficilissimo anno e che, facendo da tramite tra gli utenti e gli uffici protesici, hanno aiutato a limitare i rischi di contagio, senza mai interrompere i servizi forniti. Portiamo a riconoscimento di questo lavoro il protocollo siglato dalle nostre associazioni con la ASL ROMA 2, la più grande d’Italia, per l'ottimizzazione delle procedure amministrative e la limitazione degli spostamenti dei pazienti verso i loro uffici.

• Non riusciamo a comprendere come sia possibile che nella riunione tenutasi a settembre scorso con i funzionare addetti, ci si lasci dandosi appuntamento per un incontro sulle specifiche tematiche prima di nuovi bandi e poi escano due gare di tale portata senza alcun contraddittorio.

Crediamo invece di aver ben compreso come le modalità d'indizione di queste gare siano il frutto malato di una visione burocratica e distorta della collocazione sociale delle persone (disabili e non, visti sempre più come oggetti e non soggetti), del disinteresse e del non sapere:

1°) Non sapere infatti che “erogare” non è solo fornire o adattare o costruire un ausilio, ma anche garantire tutta l’assistenza necessaria affinché le persone possano individuare il dispositivo “personale” più rispondente alle proprie esigenze e trarne il maggior beneficio possibile. Tutto questo in un percorso ideale protratto nel tempo: perché le condizioni morfologiche possono mutare e anche la modifica del dispositivo che sembra più banale, richiede lo studio di nuove soluzioni.

2°) Non sapere il perché le persone necessitino di un determinato ausilio; perché un dispositivo non ne valga un altro per quanto similare; perché se esistono tante marche, tanti modelli e molteplicità di accessori e aggiustamenti è solo perché i
problemi tecnici e clinici da affrontare sono innumerevoli e mai identici tra loro come ogni disabilità è diversa da un’altra.

3°) Non voler sapere che la professionalità, l'esperienza, la tecnologia e il denaro messo a disposizione per supportare una disabilità (o la salute in genere), non sono una spesa ma un investimento sociale sulla qualità della vita di tutti.

4°) Non voler sapere, e questo è l'aspetto peggiore, che le tematiche affrontate con gli argomenti delle gare indette si rivolgono e impattano su persone reali, siano essi disabili od operatori, che hanno un nome e un cognome, delle famiglie, delle vite che potrebbero essere rese migliori. Non sono “parassiti” che consumano risorse ma cittadini a pieno titolo, che molto possono dare e a cui va riconosciuto il diritto di operare e vivere degnamente.

Abbiamo volutamente tralasciato gli aspetti di merito di quanto in oggetto, perché troppo tecnici e quindi bisognosi di un ampio e attento approfondimento. Per quanto detto, come operatori del comparto, professionisti sanitari, come persone e come cittadini contesteremo, impugneremo e manifesteremo con tutte le nostre forze contro le iniziative di gara da voi intraprese.

Distinti saluti,

Per Assortopedia Michele Clementi

Per Federlazio Alessandro Cerro

Per FIOTO LAZIO
Marco Laineri Milazzo

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“1860-1870: uomini ed eventi nel Lazio meridionale per la capitale del Regno”

Ciociari nell Storia D'Italia

Evento online per i 150 anni di Roma Capitale

Locandina PortaPia350Il 20 settembre del 1870 i bersaglieri del generale Cadorna, aperto un varco a Porta Pia, penetravano in Roma e mettevano fine al potere temporale della Chiesa. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto (Aspromonte 1862 e Mentana 1867) finalmente Roma entrava a far parte dello stato unitario. Cosa agevolata anche dalla rovinosa sconfitta subita a Sedàn da Napoleone III, l’ultimo difensore di papa Pio IX, nella guerra contro la Prussia.

In occasione dei 150 anni della presa di Roma, l’Associazione Culturale “Le Tre Torri”, grazie al contributo del Mibac (Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali), ha organizzato un convegno on line dal titolo “1860-1870: uomini ed eventi nel Lazio meridionale per la capitale del Regno”, che si terrà martedì 15 dicembre, con inizio alle ore 18.30.

L’iniziativa, che vede coinvolti anche i comuni di Roccasecca, Castrocielo e Colle San Magno e la Pro Loco di Castrocielo, è diretta ad analizzare e approfondire alcuni eventi che si verificarono nel Lazio meridionale, un territorio che fino al 1870 era ancora diviso fra la papalina delegazione apostolica di Frosinone e la regnicola alta Terra di Lavoro, con il confine che correva seguendo il corso del fiume Liri.

Il convegno si aprirà con l’indirizzo di saluto dei rappresentanti delle municipalità aderenti mentre le relazioni saranno affidate a Fernando Riccardi (Presidente Associazione Culturale “Le Tre Torri”), Gaetano De Angelis Curtis (Presidente Centro Documentazione e Studi Cassinati onlus) e Maria Scerrato (docente Liceo “Pietrobono” di Alatri).

I lavori saranno moderati dalla giornalista Ornella Massaro. Appuntamento dunque a martedì 15 dicembre, alle ore 18.30, sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale “Le Tre Torri” al link https://www.facebook.com/le3torri/.

 

 

 

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Covid19 nel Lazio: drive in e chioschi mobili

 Sanità: Voci dal territoriio

Roma, in particolare affanno, ha il maggior numero di drive in

Tania Castelli
fototania2 390 minDopo l'iniziale caos dovuto alla scarsità di strutture adibite ai test per il covid19, la Regione Lazio ha instaurato numerosi "drive in covid" pubblicando tutti gli aggiornamenti via via che aumentano sul sito istituzionale https://www.salutelazio.it/ .
Nel sito vengono indicate le informazioni circa prescrizione, prenotazione e recapiti di ogni struttura.
NB: per prenotare il test molecolare con tampone rinofaringeo è necessario accedere all'apposito sito internet https://prenota-drive.regione.lazio.it/welcome .

È bene ricordare, che per sottoporre al test molecolare i minori fino a 16 anni è possibile rivolgersi a tutti i drive inn, reparti e strutture preposti.

Roma, in particolare affanno, ha il maggior numero di drive in. Pochi ancora quelli nelle altre Province laziali, dove la chiusura di molti ospedali locali fa sentire maggiormente il suo effetto nefasto, oltre che per tutte le altre disattese necessità mediche della popolazione.

Nella Capitale due IRCSS, la Fondazione Santa Lucia ed ultimamente anche l'Ospedale San Raffaele, hanno deciso di istituire punti drive in per il test molecolare, sollevando almeno in parte i laboratori ospedalieri pubblici che, data l'immane richiesta, faticano moltissimo a processare tutti i test. Ha aperto le danze per primo il Santa Lucia, il 21 settembre, entrando a fare parte della rete COROnet per effettuare gratuitamente i tamponi su prenotazione. L'istituto ha anche avviato una capillare campagna di informazione mediante i social circa i test attualmente disponibili e le modalità di effettuarli, anche per fare chiarezza sulle troppe informazioni contrastanti e spesso errate che bombardano gli utenti del web.
Di seguito i link della pagina Facebook e del sito internet dell'IRCSS Santa Lucia https://www.facebook.comfototania1 300 min/FondazioneSantaLucia/

https://www.hsantalucia.it/

Altro link di rilevanza quello del Ministero della salute per le informazione in materia di covid
http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=244#7

Al fine di rispondere alla sempre maggiore richiesta, la Regione Lazio ha stipulato un accordo con l'Associazione di Categoria Farmacie Convenzionate per autorizzarle ad effettuare i tamponi antigenici rapidi Covid alla tariffa concordata di €22,00 massimo.
Per adesso il servizio è previsto in alcune farmacie di Roma, Latina, Viterbo, Rieti e Frosinone che si sono organizzate anche con gazebo e chioschi stradali esterni ai loro locali.
Il costo non è affatto abbordabile per tutti, soprattutto se devono effettuare il test tutti i componenti di una famiglia. Ma è comunque un servizio utile all'orientamento circa la necessità o meno di sottoporsi al test molecolare che ha, invece valenza diagnostica. Anche per questo servizio farmaceutico è presente l'elenco sul sito https://www.salutelazio.it/ .

Purtroppo, malgrado i rimedi posti dalle istituzioni governative per fronteggiare la pandemia, il Sistema Sanitario Nazionale italiano, devastato da 30 anni di depauperazione e smantellamento a favore della sanità privata, sta mostrando tutte le sue falle. Attualmente l'unica via percorribile pare sia quella di una articolata e ambiziosa campagna vaccinale nel 2021 sulla quale, però, il dibattito è ancora acceso, in particolare da parte del movimento novax e quello dei negazionisti, strumentalizzati da certa parte politica in cinica ricerca di riscatto elettorale.

Di sicuro l'aiuto maggiore al lavoro del nostro SSN in questo momento lo possiamo dare noi cittadini, evitando comportamenti rischiosi, seguendo le prescrizioni sanitarie di prevenzione ed usando le mascherine, l'igiene e il senso di responsabilità collettivo col quale proteggere noi stessi ed i nostri cari.
Anche se il nuovo DPCM, con le nuove regole restrittive in vista delle festività natalizie non saranno facili da rispettare perché colpiranno le categorie più provate fisicamente, emotivamente e psicologicamente: bambini, ragazzini e anziani per i quali il Natale segna un momento fondamentale e che fino ad ora hanno dovuto rinunciare alla risorsa vitale della socialità.

Intanto 25 deputati del PD e Andrea Marcucci, capogruppo del Partito Democratico al Senato della Repubblica e l'opposizione esprimono forti perplessità e contrarietà sul testo del decreto, sia pure ciascun fronte mosso da motivazioni diverse.

Tania Castelli fa parte della redazioni di CiesseMagazine e di UNOeTRE.it. E' cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 

 

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M5S: Quale è l'utilizzo dell'App Immuni nel Lazio?

 Regione Lazio - M5S

COVID: M5S Lazio, Regione spieghi cosa ha fatto per sostenere l'App "Immuni"

m5s lazio minMolte le segnalazioni da parte degli operatori sanitari che lamentavano linee guida non chiare a livello regionale per le procedure da adempiere

Roma, 28 ottobre – “La Giunta spieghi quali atti abbia adottato da giugno in poi per sostenere, dal punto di vista procedurale, il sistema di tracciamento tramite ‘Immuni’, se siano state dettate linee idonee al personale sanitario, cosa è stato fatto per potenziare le squadre di intervistatori, e se, alla luce degli ultimi eventi, si è data necessaria comunicazione sempre al personale sanitario degli obblighi derivanti dal DPCM del 18 ottobre”.

Questo, in sintesi, il contenuto di un’interrogazione del M5S rivolta al presidente della Regione Lazio, Zingaretti e all’Assessore alla Sanità, D’Amato, a prima firma del consigliere regionale 5stelle, Loreto Marcelli, vice presidente in Commissione Sanità alla Pisana. “Con il DPCM dello scorso 18 ottobre, che recita ‘al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App Immuni, è fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività’, si è inserita l’obbligatorietà da parte dell’operatore sanitario di caricare il codice chiave perché sono state molte le segnalazioni in cui gli operatori stessi lamentavano linee guida non chiare a livello regionale per le procedure da adempiere. – spiega Marcelli - Il sistema in cui immettere il codice chiave è il medesimo sistema statale della Tessera Sanitaria che già viene utilizzato su tutto il territorio nazionale”.

“In questo momento in cui l’emergenza sanitaria covid19 mette di nuovo a dura prova il sistema sanitario e la tenuta dell’intero tessuto economico e sociale del nostro Paese, è fondamentale che ognuno faccia la propria parte per consentire la piena operatività di tutti gli strumenti disponibili, in primis l’app Immuni’ che, garantendo all’utente l’anonimato e senza raccogliere alcun dato sulla geolocalizzazione, può permettere di mappare, e quindi contenere, le possibili evoluzioni dei contagi. Garantire questo servizio non è solo un obbligo legato all’ottemperanza dei decreti nazionali ma è un obbligo morale, per la tutela della salute pubblica”, concludono i 5 stelle.

 

P.S. Si allega interrogazione

 

Interrogazione in pdf


Ufficio Comunicazione M5S Regione Lazio
XI Legislatura

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M5S: Estendere la decontribuzione SUD anche alle province del Lazio

Dichiarazione

Dai Parlamentari Enrica Segneri, Ilaria Fontana e Luca Frusone

M5S logo minIl Decreto Agosto è da pochi giorni passato al vaglio delle Camere e ha portato importanti misure per rispondere alla pandemia ma non solo, infatti prevede uno sgravio contributivo del 30% per i contratti di lavoro per le aziende del sud. Tale misura nasce per dare un’accelerata alla ripresa e interrompere l’aumento del numero dei disoccupati che prima della pandemia stava registrando una riduzione molto importante. “Condividiamo lo spirito di tale misura ma bisogna rivedere delle cose” così spiegano i Deputati del MoVimento Enrica Segneri, Ilaria Fontana e Luca Frusone che proseguono:” La nostra provincia come le altre viene penalizzata dai numeri di Roma e per questo non beneficia di certi provvedimenti ma con il criterio del PIL pro-capite e del tasso di occupazione adattato non più su base regionale ma su base provinciale, rientrerebbero nelle agevolazioni tutte le imprese operanti nelle province di Frosinone, Rieti, Viterbo e Latina”.

E proprio questo recita un Ordine del giorno approvato e firmato dai Deputati che impegna il Governo a rivedere tali parametri. “Abbiamo iniziato già le interlocuzioni necessarie per poterne discutere nel prossimo provvedimento. Sarebbe una svolta perché poi si potrebbe avere accesso a tante altre misure che ad oggi sono destinate solo al sud e che aiuterebbero non poco le nostre aziende che sono vittime di una macro-valutazione regionale che non fa emergere i veri bisogni di un territorio”.

 

 

 

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