fbpx
Menu
A+ A A-

Prescrizione: l'opinione di Carla Corsetti

prescrizione 350 mindi Carla Corsetti* - Le cronache ci restituiscono la narrazione falsa di una giustizia negata a causa della prescrizione quando le cause sono altre.

I processi con imputati “eccellenti” che restano impuniti per via della prescrizione, sono evidenziati in modo esponenziale, ma non sono loro il vero obiettivo della riforma volta ad eliminare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, il vero obiettivo sta nel potenziamento del sistema repressivo generale per depotenziare la conflittualità sociale, lasciando che soggetti attinti da accuse repressive possano essere neutralizzati per anni, imbrigliati nelle maglie di processi che possono durare anche trenta anni.

La prescrizione, piuttosto, è un correttivo del sistema, è un diritto dell’imputato contro lo Stato, è il meccanismo di protezione dei deboli contro l’inferno della macchina giudiziaria.
La prescrizione è come il laccio emostatico quando c’è una emorragia a causa di una ferita.

Sarebbe necessario prevenire le cause che hanno determinato la ferita oppure sarebbe necessario attuare le condizioni per tamponarla in via definitiva, ma se la persona ferita soccombe nonostante il laccio emostatico abbia rallentato il sanguinamento, non puoi pensare che sia stato il laccio emostatico responsabile del decesso.
Eppure la stampa ci descrive la prescrizione come la causa di tutti i mali della giustizia, legando alla sua negazione le pulsioni giustizialiste di magistrati frustrati, o le costruzioni di popolarità di politici in mala fede.
Non si trascura la rabbia di chi si vede negata la giustizia, ma la prescrizione non è la causa, la prescrizione è l’epilogo, è la dichiarazione finale di ciò che è già stato negato a monte, è il “game over” del sistema.
In Italia si ha un carico di procedimenti penali pendenti di circa un milione e di questi, secondo le ultime statistiche fornite dal Ministero di Giustizia, circa 125.000 l’anno si risolvono con prescrizione, ovvero circa il 12% dei procedimenti.

Il dato rilevante è che oltre 56.000 procedimenti si prescrivono perché le procure arrivano in ritardo a formulare le imputazioni, molto spesso dopo farraginose indagini in cui avvocati e cittadini, eccellenti e non, sono meri spettatori.
I processi che riguardano imputati eccellenti, a cui si dà risalto mediatico, sono una percentuale irrisoria.
Quasi tutti i 125.000 procedimenti riguardano reati minori, ed hanno come protagonisti persone comuni che sono incappate nelle maglie della giustizia per reati non gravi, spesso legati a situazioni di disagio economico e sociale, ma spesso legati anche ad azioni di protesta e dimostrative, e che a causa della lentezza della macchina giudiziaria, restano appesi ad un processo per anni.

Ma per avere contezza del decorso della prescrizione, occorre dire anche quali sono i tempi in riferimento ai reati più eclatanti:

1. sequestro di persona a scopo di estorsione: 60 anni;
2. associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: 40 anni;
3. associazione per agevolare l’immigrazione clandestina: 30 anni;
4. associazione di tipo mafioso: 30 anni;
5. voto di scambio politico-mafioso: 24 anni;
6. morte o lesioni come conseguenza di inquinamento ambientale: 50 anni;
7. omicidio stradale: 45 anni;
8. violenza sessuale: 30 anni;
9. maltrattamenti contro familiari e conviventi: 17 anni e 6 mesi (elevati a 37 anni e 6 mesi se dal fatto deriva una lesione gravissima; e a 60 anni se dal fatto deriva la morte);
10. atti sessuali con minorenne: 60 anni;
11. violenza sessuale di gruppo: 35 anni;
12. rapina: 25 anni;
13. furto in abitazione e furto con strappo:12 anni e 6 mesi;
14. produzione; traffico e detenzione di sostanze stupefacenti: 25 anni;
15. estorsione: 25 anni;
16. usura:12 anni e 6 mesi;
17. corruzione in atti giudiziari: 30 anni;
18. induzione indebita a dare o promettere utilità: 15 anni e 9 mesi;
19. corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio: 15 anni;
20. corruzione per l’esercizio della funzione: 12 anni;
21. bancarotta fraudolenta: 18 anni e 9 mesi;
22. concussione: 15 anni;
23. peculato: 12 anni e 7 mesi;
24. falso in atti pubblici: 12 anni e 6 mesi.

I reati che prevedono la pena dell’ergastolo, comunque, non si prescrivono.
Secondo il Ministro Bonafede allo Stato italiano non bastano 30 anni, in media, per stabilire se una persona è colpevole oppure no, e questa conclusione è aberrante.

La prescrizione nel nostro ordinamento è un diritto che non è legato in maniera semplicistica ai meccanismi che regolamentano il processo, perché la prescrizione non ha valenza processuale, ma sostanziale, e come tale è legata al principio di legalità.
Il principio di legalità è un principio cardine di tutti gli stati democratici e garantisce i cittadini dall’uso della forza da parte dello Stato.

Se si considera che il diritto penale di per sé è repressivo, il principio di legalità è fondamentale per impedire gli abusi da parte del potere esecutivo.
Se si consentirà che venga smantellata la prescrizione, non ci vorrà molto perché, con effetto domino, verranno giù anche le altre garanzie democratiche, una dopo l’altra, come nelle migliori tradizioni totalitaristiche.
Abbiamo già leggi repressive, abbiamo già carceri fatiscenti e oppressive, abbiamo già una società infelice, abbiamo le maggiori organizzazioni politiche (Lega e PD, con una terza forza, M5S, in via di dissolvimento dopo aver fatto da stampella alle altre due) sul libro paga delle lobby finanziarie, pronte a svendere i nostri diritti come se fosse l’unica loro missione.

Ebbene, di fronte a tutto questo diventa puro masochismo condividere lo smantellamento delle garanzie del sistema penale.
Quando viene sbandierato l’esempio di come funziona la prescrizione negli altri Paesi, come sempre accade, la comparazione diventa un fuor d’opera: è come dire che negli altri Paesi sulla pizza margherita mettono la marmellata.

Le soluzioni sono altrove, sono innanzitutto nella depenalizzazione e nel potenziamento degli uffici giudiziari rimasti senza organico sufficiente e commisurato ai carichi di lavoro, ma soprattutto nella abrogazione di leggi repressive che mortificano il concetto stesso di civiltà del diritto (come ii decreti sicurezza).

Eliminare la prescrizione è un grave errore e le conseguenze di questa scelta scellerata non le pagheranno gli imputati eccellenti, che sono una percentuale minima, anche se sbandierati come esempi per dare supporto emotivo ad una riforma ingiusta.
Vista la determinazione del potere finanziario e politico a gestire il conflitto sociale con la repressione penale, le conseguenze le pagheranno 125.000 anonimi ogni anno, destinati comunque ad aumentare, strangolati da una mentalità repressiva forcaiola.

 

*Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea e componente del coordinamento nazionale di Potere al Popolo

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Ora qui ora lì. Dalla “navetta” delle Leggi alla “navetta” dei Senatori

aulaSenato 350di Daniela Mastracci - E se gli capitasse di restare a pensare a una qualche discussione in corso nel Consiglio regionale di provenienza, o in quello comunale? E viceversa? O che quella stessa discussione pretenda tempi incompatibili con il viaggio per o da Roma? Come gestire la tempistica? Come regolamentare la partecipazione a questa o a quella Assemblea? E cosa ragionevolmente attenderci, noi cittadini, da quella ipotetica regolamentazione? Rebus sic stantibus, la presenza e l’attenzione del senatore-consigliere (sempre che ce ne sia) dove resterebbe? E la responsabilità verso l’istituzione di turno? E verso i cittadini che si aspettano che i loro rappresentanti, nelle diverse istituzioni, facciano i loro rappresentanti? A tutti i livelli ormai ci chiediamo quasi spasmodicamente di chiarire “chi fa cosa”: capacità e competenze!!! Sviluppate in modo particolaristico, a mio modo di vedere, ma comunque una sorta di diktat che, in funzione della logica dell’efficienza (e quindi compatibile con le attese del governo circa il decisionismo e la velocità del nuovo assetto parlamentare!), dovrebbe portare i migliori risultati! Sembra, invece, che ci sia un po’ di confusione a proposito di chi fa cosa: se svolgo le funzioni amministrative di Sindaco e/o Consigliere regionale, dovrei avere capacità e competenze nell’amministrazione.

E vediamolo “chi fa cosa” e in che modo!

E, a meno di confondere amministrazione e politica, i Senatori dovrebbero essere politici: dovrebbero essere i legislatori, promotori di scelte politiche, di priorità, di direzioni verso le quali la Repubblica verrebbe indirizzata. Qui invece gli amministratori diventano politici e i politici sono amministratori. In più da senatori siedono in un Senato che “valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione Europea sui territori” (art. 55, comma 5, della “riforma”). Non sembra che qui il senatore (politico) valuti se stesso (l’amministratore)? Prevengo poi la risposta di chi direbbe che il nuovo Senato non ha competenze legislative: per questo si è fatta la riforma: per andare oltre il bicameralismo perfetto. Beh quello perfetto è stato superato, ma di certo non il bicameralismo: basta andare a leggere (con grande sforzo, aggiungo) l’articolo 70 della riforma, dove si elencano le funzioni legislative del Senato.
Ma le situazioni al limite del razionale non finiscono quà
Sarà un’assemblea di nominati: > art. 58 della nostra Costituzione abrogato nella “riforma”: ovvero è stata abrogata, per il Senato, l’elezione diretta e sovrana, a suffragio universale, da parte di tutti i cittadini da 25 anni in su. Art. 57 della “riforma”: al comma 2 si scrive che i senatori sono eletti dai consigli regionali e dai consigli delle province autonome di Trento e Bolzano, “tra i propri componenti”. Ma in rispetto di cosa? Degli elettori? Gli elettori votano due volte? Ovvero votano per i consiglieri e per i sindaci e poi, tra questi, votano i senatori? Oppure no? E se No, allora il senato non è eletto dagli elettori, ma è nominato dai consigli regionali. E sulla base di che? Come saranno eletti? Non è dato sapere: questo punto è rinviato. Sarà poi una legge elettorale bicamerale a stabilire la disciplina nel dettaglio. Paradossale che si istituisca il nuovo senato senza sapere come sarà eletto.votoNO 350 Snapseed

L'assemblea erratica

Sarà un’assemblea erratica: chi va e chi viene > I senatori provengono da consigli regionali e consigli comunali eletti in elezioni amministrative (non elezioni politiche), e in tempi diversi (le elezioni amministrative non coincidono su tutto il territorio nazionale), dunque con inizio del mandato senatoriale, e fine del medesimo, in tempi diversi. L’assemblea non ne risentirà in capacità di dialogo? Di studio delle nuove leggi da deliberare? Insomma di lavoro assembleare in toto? E se un sindaco fosse commissariato? I tempi di inizio e fine del mandato senatoriale non vengono a dipendere da contingenze troppo imprevedibili?
Sarà un’assemblea di incerte maggioranze: connesso al secondo punto > all’inizio del loro mandato, senatori di una certa area politica, determinano una certa maggioranza, questa però differirà, ipoteticamente, con la fine del mandato di quei primi senatori (nel frattempo terminato, cioè, il mandato come consigliere o come sindaco) e l’inizio del mandato di altri senatori: è immaginabile, cioè, che i nuovi senatori non provengano dalla stessa area politica dei precedenti, o anche che, nel frattempo, pur restando la stessa l’area politica, questa abbia cambiato posizione. Accadendo i tali inizi e fine in tempi diversi e sovrapposti, la maggioranza sarà mai una certa maggioranza? E per quanto tempo? Dunque questa incertezza e fluttuazione della composizione del senato potrà garantire quella governabilità di cui si parla tanto?
Sarà un’assemblea di competenze incerte: su cosa legiferano? Perché legiferano eccome! > Articolo 70: Proliferazione di tipologie di leggi (comma 1); differenziazioni tra modalità di legiferazione (comma 2-5). Semmai ci fosse da decidere “eventuali questioni di competenza” (?), allora interviene il comma 6 che recita così “I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti”. Sembra la catena infinita delle cause! Ho capito che siamo di fronte ad un governo che fa metafisica! Gli suggerirei un accordo “pragmatico” (ambito in cui dovrebbero eccellere) su UNA causa prima e non se ne parli più! Ma forse ce l’hanno già la causa prima solo che esplicitarlo “fa brutto”.

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo UNOeTRE.it

regime-attività

 

Leggi tutto...

Quante leggi e quanta confusione!

gasperino 225150di Gasperino Ercarbonaro - Cercando di approfondire i motivi che impediscono nel nostro Paese di avere un riconoscimento dei diritti lesi in tempi rapidi e certi, come nel caso del recupero del credito, mi si è posto davanti con grande evidenza la totale mancanza di applicazione del dettato dell'Art. 3 della nostra Costituzione. In genere, purtroppo, il principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla Legge viene interpretato solo nel senso di un'uguaglianza rispetto ai rigori della Legge; interpretazione che ha tanto il sapore di un giacobinismo un po' plebeo della serie "anche i ricchi devono piangere e i re devono perdere la testa". Mi sembra molto riduttivo. Nell'antica Roma i ragazzi che imparavano a leggere e scrivere, non avevano l'abbecedario, si esercitavano sulle tavole della legge. Questo non impediva che ci fossero comunque, nei fatti, diversità di applicazione della Legge a seconda se si era plebei, cavalieri o senatori. Comunque dava con chiarezza l'indicazione che la conoscenza della Legge deve essere a portata della maggior parte della popolazione e per questo erano scolpite nel bronzo ed esposte al pubblico. Chiunque fosse in grado di leggere poteva consultarle. Certo, la società di allora era molto meno articolata di una società moderna e quindi le leggi erano molto più semplici di quelle oggi, ma, forse proprio per questo più "giuste". Ricordiamo il famoso principio del diritto romano "summo ius, summa iniuria"? No! L'abbiamo dimenticato! Oggi per qualunque, mi viene da dire idiozia, ma diciamo bazzecola, invochiamo la leggina specifica, perché non vogliamo più assumerci alcuna responsabilità: come amministratori pubblici, dirigenti, impiegati, imprenditori, ecc., ecc. Però la somma di tutte queste leggi e leggine ha creato un ginepraio in cui il povero cittadino non può che smarrirsi ed incappare magari in sanzioni per lui rovinose. Perché? Perché ha gito in modo inconsapevole. I furbini, che sono la maggioranza, prima si organizzano e poi fanno gli gnorri, aspettando che la nostra giustizia, con i suoi tempi biblici, si accorga di loro e, dopo che se ne è accorta, con altrettanta sollecitudine emani i provvedimenti del caso, che ovviamente dovranno essere applicati, con tutte le altrettanto ovvie eccezioni e opposizioni che tutte queste leggi e leggine, decreti di attuazione ecc. consentono di opporre, perché emesse spesso per interessi, o situazioni particolari, e può capitare che a volte siano in sovrapposizione tra loro, per cui si arriva inevitabilmente al concretizzarsi dell'orrendo aforisma del Divino Giulio: la legge si applica, ma per gli amici s'interpreta. A questo punto i due pilastri principali del diritto per cui "la legge è uguale per tutti" e "non ammette ignoranza" vanno a farsi benedire. Ma soprattutto viene messo in naftalina il nostro fondamentale Art. 3 della costituzione: non è più vero che siamo tutti uguali davanti alla Legge! Oggi in Italia, per esempio, il debitore è, oggettivamente più tutelato del creditore! Tradotto: chi delinque è avvantaggiato rispetto alla sua vittima. E allora dove stà l'uguaglianza tra i cittadini, quando manca la certezza della pena, nella misura, nei tempi e nell'attuazione? Se vogliamo, come vogliamo che l'Art.3 abbia la possibilità di essere attuato occorre procedere rapidamente ad una semplificazione del nostro Corpus legislativo e soprattutto in un adeguamento del linguaggio ad un livello di maggiore possibilità di comprensione per la maggioranza delle persone. Credo che sia ora di mandare in pensione le varie espressioni derivanti da un linguaggio, molto colto, ma ormai non più noto, derivato dal latino. Lo dico con dolore, ma dobbiamo prendere atto della realtà in cui viviamo. Inoltre credo sia il caso di proporre di eliminare il rinvio continuo da una legge all'altra per indicare le modifiche parziali che vengono introdotte, o le aggiunte. C'è una modifica anche parziale? Si riscrive tutta la legge, e le leggi correlate coinvolte per intero, evitando così di dover ricorrere al filo di Arianna per cercare la via d'approdo a ciò che ci interessa. La proposta è apparentemente semplice ma l'attuazione richiede uno sforzo politico, scientifico e culturale di immane portata. Ma soprattutto ci costringe ad abbandonare la sottocultura dello specifico: offendere è offendere a prescindere dalla persona del'offeso. Uccidere è uccidere chiunque sia la vittima, oppure vogliamo dire che ci sono morti di serie "A" e morti di serie "B". Ricordiamo la fine della bellissima poesia di Totò: "A livella" ........... "noi siamo seri, noi siamo morti"! Meditate gente, meditate!
20.01.2014

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici