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Maria Spilabotte dalla Leopolda 10

  • Pubblicato in Partiti

italiaviva 350 mindi Maria Spilabotte - È nato il nuovo Partito Italia Viva nel quale spero di poter spendere ancora tutte le energie possibili e mettere a disposizione la mia esperienza e tutto ciò che mi ha fatto crescere in tanti anni di militanza politica. Mi getto a capofitto in questa nuova avventura. 

Condivido a pieno i valori che guideranno la nostra azione politica. Leggere nella nostra carta dei valori che uomini e donne hanno eguali diritti e doveri sottolineato da  "in concreto", che mai ho trovato scritto altrove, mi illumina di immenso. Mi fa ben sperare che non siano parole al vento ma intenti veri e davvero concreti che ispireranno ogni nostra azione. 

Piu Europa, Carta Costituzionale,  antifascismo, potenziale umano, piena cittadinanza, bambini con un'infanzia serena, giovani protagonisti, autodeterminazione, diritti e doveri, responsabilità e impegno, principio di legalità, garantismo, rigore, azioni di pace e dialogo, diritti umani, lavoro, famiglia, cultura, ambiente e sviluppo sostenibile,  istruzione, tecnologia, innovazione, orgoglio italiano,  diritto al futuro. Sono tutti i temi alla base della nostra carta dei valori.  Niente di nuovo...dira' qualche detrattore, sono parole di cui si sono riempite la bocca  generazioni e generazioni di governanti. Ma pochi di quelli erano animati e sospinti da  quel coraggio e passione per il cambiamento che muove e alimenta i motori di Italia Viva.

Sei parole hanno ridotto il nostro bel Paese nelle condizioni in cui versa: "1 ma 2 noi 3 abbiamo 4 sempre 5 fatto 6 così". 

Una palese rinuncia al cambiamento,  una assurda negazione di coraggio.

La passione e il coraggio sono la nostra forza e noi saremo insieme a milioni di italiani protagonisti finalmente del vero cambiamento dell'Italia. 

Una grande ambizione, un progetto coraggioso che punta in alto...di ambizione sono sprovvisti i fannulloni, e chi vuole fermarla, tenerla sopita, è sicuramente persona o soggetto di poco conto. E poi abbiamo un orizzonte lontano il 2029. Non abbiamo fretta...non siamo quelli che diciamo di non avere abbastanza tempo. Abbiamo esattamente lo stesso numero di ore al giorno che sono state date a Michelangeli, a Giotto, a Madre Teresa, a Leonardo Da Vinci, Einstein...

La differenza è che noi non sprecheremo più tempo per litigare, difenderci, giustificare la nostra voglia di fare, distruggere, ma a costruire e a permettere che gli italiani tornino a sperare e che le loro speranze diventino realtà. 

Orgogliosa di esserci, orgogliosa di dare una mano. 

Felice di essere di nuovo a casa. 

 

 

 

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'Anche quest'anno parto per la Leopolda'

  • Pubblicato in Partiti

firenzeleopolda 350 250 mindi Valentina Calcagni - Come da anni la valigia è pronta per i tre giorni a Firenze per la Leopolda.

Vista la gravità della situazione economica sarà preziosa l'apertura di PierCarlo Padoan, verrà presentata una proposta di legge di bilancio che avrebbe come effetto di dimezzare lo spread, abbassare le tasse. Energia Entusiasmo Voglia di fare Coraggio Essere comunità Condivisione, ecco cosa ogni volta riporto a casa dalla Leopolda.

Di Maio, Grillo, Casaleggio e Casalino hanno deciso di fare la loro iniziativa annuale casualmente negli stessi giorni della Leopolda. Bene. Questo dimostra che noi siamo esattamente all'opposto di questi 5Stelle e di questo Governo.

Mentre mi appresto a partire, leggo con rammarico quanto accade in casa mia la "Provincia dell'Impero". In un momento tanto delicato c'è chi non sembra comprendere che è fondamentale non disperdere le energie nelle liti e partite tutte interne al PD .
È miope e dannoso alimentare divisioni spesso vuote e solo strumentali a cristallizzare vecchie posizioni di potere. Mai come ora è necessario essere uniti, senza essere unanimi, per carità! Mi auguro che sulla mozione di sfiducia al Segretario di Circolo di Ceccano Emanuela Piroli si rifletta seriamente mi auguro che prevalga il senso di responsabilità che ci deve vedere tutti coinvolti nell' essere protagonisti delle vere e difficili imminenti battaglie, elezioni Provinciali, elezioni Europee, elezioni amministrative.

Anche per tutto ció sento questa Leopolda importante il doppio.
Resistere al tentativo di distruzione.

 

 

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La Leopolda e il mondo reale

firenze la Leopolda 350 260di Daniela Mastracci - Ci devo mettere un po’ di immaginazione. Devo figurarmi la scena, la sala gremita, il palco, le luci, le voci, gli occhi, il brillio degli occhi, le braccia alzate... e ciò che l’immaginazione mi rimanda alla ragione, la ragione lo rifiuta quasi.

Se essa ha un gusto, la ragione volge lo sguardo altrove. Perché la ragione mi impone uno sguardo più ampio: mi fa uscire da quella sala per andare a vedere il mondo. E sta qui il punto: quella sala catalizza i sensi di donne e uomini che cercano la soluzione ad ogni male, ammesso che sentano dei mali. Catalizza gli sguardi e l’udito; muove le bocche al sorriso, e le mani all’applauso. Tutti pronti e bendisposti ad ascoltare le nuove battute, i nuovi slogan, le nuove strategie d’immagine, di marketing, di vendita di parole che fanno breccia nei cervelli, si impongono all’attenzione e convincono per la potenza che evocano, per la vis existendi che farebbero provare. Sono imbevuti di una vis existendi volta verso il futuro.

La "ragione" impone di guardare fuori

Ma la ragione impone di guardare meglio, e meglio significa non altro se non allargare lo sguardo, criticare ciò che a prima vista si vede, metterlo nei confini che il contesto gli impone: ogni evento ha un contesto. E anche se ci chiudiamo dentro sale, il mondo esterno non cessa di esistere: sta lì e pretende attenzione, perché è il mondo dove quell’evento si manifesta. Occorre relativizzare l’evento, trovarne i limiti, ampliando la nostra visione. E cosa ci dice il mondo fuori? Mentre dentro si applaude alla panacea di tutti i mali, fuori la gente non sta bene: non lavora, non studia, non può curarsi; fa fatica a vivere dignitosamente, non ce la fa. Neppure con i voucher! Anzi proprio perché ci sono i voucher! E perché la scuola ci porta da MacDonald’s. E perché la Sanità pubblica è oppressa da tagli inverosimili fino ad un anno fa. Nemmeno immaginati. E perché la distribuzione della ricchezza è del tutto sproporzionata! E perché la corruzione dilaga e infetta la politica, l’economia, la società tutta.

Ma soprattutto l’indifferenza verso i più deboli, verso chi non appartiene allo show business, non c’entra con le sfere alte e ricche, non ha nessun parente da nessuna parte, non ha favori. Fuori c’è una società lasciata a se stessa, abbandonata, sempre più immiserita che viene nascosta dietro i dati ingannevoli di fantomatici aumenti dell’occupazione: certo basta un voucher per rientrare nel novero degli occupati! Una società abbandonata perché anzichè pensare a risolvere i problemi del pendolarismo, si ritiene di investire nelle “grandi opere”, nelle Tav di qui e di là, nei ponti, nella mega strutture cui forse ci hanno abituati le trasmissioni dei canali Sky. Ma chi compra il biglietto tutti i giorni per recarsi a scuola, a lavoro, ad appuntamenti per questioni di salute è costretto dentro treni o autobus con orari razionalizzati: che altro non significa, se non meno treni per trasportare più passeggeri possibile: si riducono le spese per il trasporto e contemporaneamente si guadagnano euro sul numero dei passeggeri, che sale e sale fino a che non ci si sta nemmeno dentro al treno, non c’è posto né a sedere né in piedi: chi viaggia da Roma verso la Provincia di Frosinone e poi Caserta, lo sa bene! E si vuole fare la Tav e il ponte sullo stretto, quando per viaggiare all’interno della Calabria si impiegano ore, con cambi di treni e spostamenti in bus, ove non ci siano binari: è capitato a me per andare dalla costa tirrenica a quella ionica. Dunque attraverseremo la Calabria da su in giù, veloci veloci (così veloci che non riusciamo più nemmeno a guardare fuori dal finestrino e capire dove siamo, vedere quelle terre, quei paesini, quella desolazione, a volte, corriamo sopra binari che sanno di futuro senza sapere più il presente!). E poi se vogliamo andare da ovest a est, non ci possiamo andare.

La Politca è una Kermesse?


Quella che l’immaginazione mi rimanda è una Politica spettacolarizzata. Kermesse. Convention. Endorsement. Politica personalizzata. Leaderismo. Potenza dell’immagine. Rimozione della parola pensata. Mobilitazione di grandi somme di denaro. Politica fatta per imbonire, manipolare l’attenzione, eccitare gli animi, e purtroppo anche per aizzare le passioni più triviali. Lo sloganismo al posto del pensiero, e nemmeno lungo. Frasi a effetto che catturano e blandiscono le voglie piuttosto che le passioni. Solo voglie piccole piccole: quelle più immediate, quelle di facciata. Frasi intonate con sapiente oratoria incita folle. E dette veloci così come veloci sarebbero le soluzioni che raggiungono quasi per magia. Senza un percorso ragionato. Senza porsi interrogativi più profondi. Forse sono tutti andati a lezione dagli scienziati delle neuroscienze: autoconvincimento, autovalutazione, autoincitamento, basta che una parte del cervello lo dica convintamente all’altra e il gioco è fatto: diventiamo tutti capaci di tutto! Senza alcun condizionamento esterno! Anzi se per caso lo andiamo a ricordare ci pigliano per disfattisti! Certo l’uomo è indipendente dalle condizioni esterne, è autofunzionante. E allora col sorriso stampato sulla faccia, e tutti insieme mettendoci gioia e passione, tutti insieme POSSIAMO! Ecco lo “ yes we can” di casa nostra! Chi ha cominciato? Chi ha cominciato a parlare di e con OTTIMISMO? Di guardare le cose con gioia? Col sorriso? Gente ma che cosa state guardando? Come fate ad essere ottimisti? Ad avere quel sorriso stampato sulla faccia? Ad essere così gioiosi? Forse perché non guardate al di là del vostro naso! Forse perché non vedete il dolore, il malessere, le possibilità inesistenti o negate. Perché non vi mettete nei panni di chi i panni non ce li ha!

 
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La Leopolda: vanto e autocompiacimento

firenze la Leopolda 350 260di Daniela Mastracci - La Leopolda non è un meeting di partito, ma un incontro di persone che credono nel "valore della politica” dice Renzi. Ma qual è il significato della Leopolda e cosa rappresenta?
La Leopolda è una convention politica che però non è politica; è una corrente di pensiero senza un partito; è un partito senza correnti interne; è uno “spazio libero” in capo a un segretario di un partito. Un tappeto su cui transitano i tre quarti dell’establishment Pd ma senza bandiere del Pd, perché filosoficamente "laico". Di parte, ma equidistante e al tempo stesso inglobante. A chi manifestava fuori della Leopolda Matteo Renzi diceva “vi svelo un segreto: per partecipare alla Leopolda basta inviare una email”. E però in tanti sono rimasti fuori.
La convention prende il nome dal luogo in cui è ospitata, la Stazione Leopolda, la prima stazione ferroviaria costruita a Firenze nella metà dell’Ottocento e oggi spazio storico-artistico unico, in grado di ospitare manifestazioni ed eventi legati al mondo della cultura e della creatività contemporanea.
A creare questo raduno annuale sono stati Matteo Renzi e Pippo Civati, i due “giovani” del partito che prima della rottura che sarebbe seguita portando Civati fuori dalla fila del Pd, sognavano di rottamare la vetusta politica italica. Poi Renzi è diventato Premier e dei vecchi palazzi è diventato il più potente e illustre inquilino mentre Civati, polverizzato dal suo partner di rottamazione, ha abbandonato il Partito.

Una politica che sa di mercato

E il verbo “rottamare” è diventato il simbolo della nuova politica Renzi’s style: come quando si porta la macchina vecchia da un concessionario, la si rottama per acquistarne una nuova. Una politica che sa di mercato e di nuovismo già da qui: il vecchio è da far fuori in quanto vecchio, e il nuovo è meglio semplicemente in quanto nuovo. Il vecchio è corrotto, colluso, inconcludente; il nuovo è puro, energico, pronto alla rinascita. Aitante e ottimista guarda avanti senza più indulgere in nostalgici ancoraggi al passato: slanciati verso il domani a furor di popolo, quello che appunto li segue, i giovani rampanti del Pd, alla Leopolda.

E perciò la Leopolda è diventata un vero e proprio appuntamento fisso fiorentino, simbolo dell’attuale Pd. Dopo la prima edizione del 2010, che titolava “Prossima fermata Italia”, quasi che l’Italia fosse qualcosa ancora di la da venire; nel 2011 si è intitolata “Big Bang”, ecco il magnifico slogan del nuovo inizio; nel 2012 “Viva l’Italia viva”, sprigionatesi tutte le energie vitali; nel 2013 “Diamo un nome al futuro”, come un “Ecco, ci siamo: siamo nel Futuro e adesso battezziamolo”; nel 2014 “Il futuro è solo l’inizio”, dunque non basta il futuro: si deve andare oltre? Lo abbiamo già compiuto il Futuro? Nel 2015 la Leopolda si è chiamata “Terra degli uomini”: certo quelli di prima di loro non erano uomini, erano ominicchi? E poi l’ultima, almeno per adesso, “E adesso il Futuro”: ma scusate non l’avevamo già raggiunto? E finanche superato? Era già stato battezzato no? Ed era solo l’inizio no? Forse che nella “terra degli uomini” qualcosa è andato storto? Forse che quel futuro che tanto si agognava non coincide più con il Renzi’s style? Forse alla Leopolda si sono accorti del distacco? Che il “popolo della Leopolda”, perché così lo chiamano, si è rimpicciolito? Forse il Paese reale li guarda con occhi diversi e li contesta: forse la Leopolda si è smascherata nel suo pretendere di interpretare, essa sola, il paese quando invece il paese se ne allontanava, anche dentro lo stesso partito del capo.

Una tragica ingenuità

Lo stile convention, la politica del sorriso e del “sinceramente”, dell’ottimismo dell’ “insieme si può”, ha svelato la sua tragica ingenuità. Perché possiamo addirittura pensare che fossero e sono in buona fede, ma l’innocenza non è di questo mondo; ma, ancor di più, l’ingenuità non è innocente affatto: pecca di arroganza, di sufficienza, di senso di superiorità a prescindere. Volevano volare alto sui resti abbandonati della repubblica dei corrotti, dei vecchi di cui non se ne può più, ma intanto non hanno avuto la visione, non hanno progettato politiche fondanti quel nuovo di cui hanno tanto blaterato; e poi si sono alleati anche loro con vecchie volpi di quel passato, che così non passa affatto: resta nelle sue maniere più paludose e vischiose.

Il senso della storia era necessario persino per quell’ “anti storico” di Nietzsche: se non sai da dove vieni non saprai nemmeno dove andare, ma soprattutto non avrai gli strumenti per andare, perché non puoi improvvisarti fondatore se non ti confronti con il passato con umiltà, perché, checché se ne possa dire, chi è venuto prima di noi ha sempre qualcosa da dirci perché ne ha passate tante, e si può presumere che gli squarci vissuti abbiano lasciato almeno la saggezza del domandarsi il perché. Il nuovismo è stata astratta politica: è astratta politica. Non è sensato mettere tutto e tutti nello stesso calderone del “vecchio” e poi essere sostenuti dal capitale delle banche, fare accordi con Berlusconi, e poi essere ancor più presuntuosi e indigesti nel pretendere di riformare la Costituzione, quando si sta in Parlamento con una legge incostituzionale; lasciarsi alle spalle l’incostituzionale Porcellum, e mettere la fiducia sull’Italicum, che fa finta di essere migliore del suo predecessore, ma rende disuguale il voto eguale.

Una vulgata inconcludente

Ti metti a fare propaganda per le grandi opere in una Regione, la Calabria, che soffre per trasporti interni inesistenti; tagli alla Sanità pubblica quando abbiamo in Costituzione il diritto alla salute; tagli alla scuola pubblica e dai bonus a quella privata, quando in Costituzione c’è scritto chiaro che le scuole private devono autofinanziarsi “senza oneri per lo stato”. E ancora propagandi il “cambiare verso all’Europa” e poi Junker ti dice “me ne frego”: all’Europa servono i fatti e non le vuote parole, gli hard facts, come dicono negli Usa; propagandi la nostra “avventura” in Libia a capo delle forze di intervento, e ti ritrovi a rimorchio di Francia, Inghilterra, Usa e anche Egitto; vanti un prestigio nell’Unione Europea ma te la fanno scontare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dove non sei stato eletto, e al massimo devi spartire l’incarico con l’Olanda. Agli Italiani sofferenti di una crisi cronica prometti lavoro e dai invece i voucher; cancelli l’articolo 18 in ossequio alla massima liberista della flessibilità e del superamento dell’ “immobilismo” del diritto al lavoro, quando sei addirittura primo ministro di una Repubblica che ha il lavoro come fondamento: scritto chiaro e lapidario nel primo articolo della costituzione. Dici che vuoi un Senato delle autonomie, che rappresenti i territori, e poi intesti ad un riesumato centralismo dello Stato prerogative dei territori medesimi: riforma della riforma del titolo V, che è andata ancor più di prima nella direzione dello Stato centrale, oggi, quando più che mai le Regioni dovrebbero presiedere rispetto ad opere che mettono addirittura a rischio la salute dei cittadini (vedi i grandi piloni dei cavi elettrici di Terna).
Insomma non so di quale futuro parlasse il Renzi’s style, ma non è il mio, e credo che non sia il futuro per tanti tanti Italiani. La vulgata dell’ “insieme possiamo, con il sorriso e con la passione” si è rivelata inconcludente, insoddisfacente, e soprattutto dividente: all’inclusione tanta vantata, si è sovrapposta la divisione, addirittura nello stesso Partito Democratico, come Bersani, per un verso, ma anche Cuperlo, per un altro verso, stanno dimostrando.

 
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Un nuovo PD non nasce dagli strappi

partito-democratico bandiera350-250di Martina Innocenzi - "Se non lo farà nessuno, una Leopolda del PD la convocheremo noi Giovani Democratici. Noi abbiamo ancora voglia di stare ad ascoltare le tante voci che di scissioni non vogliono neanche sentir parlare, ma hanno al contempo voglia di esprimersi, per costruire assieme la linea del partito, e non soltanto per ratificarla" sono le parole di Andrea Baldini, Coordinatore Nazionale dei Giovani Democratici a valle del weekend che ha visto contrapporsi due piazze, quella della CGIL e quella della Leopolda.
Parte dalle sue parole la mia riflessione perchè in questa contrapposizione sono state le sole capaci di cogliere il senso della missione del Partito Democratico in questa fase storica; un partito che, nella sua pluralità, dovrebbe saper unire e costruire luoghi di confronto e discussione; invece no: da una parte Renzi e la Leopolda descritta come il luogo del cambiamento e del futuro, dall'altra la CGIL, la minoranza del PD ed un milione e più persone descritte come il luogo della conservazione e della resistenza al cambiamento.
Partendo dal presupposto che entrambe le piazze vanno rispettate, la domanda vera: il Partito Democratico dov'era? Lo ha tirato per la giacchetta Renzi dicendo che il PD era alla Leopolda; lo ha tirato per la giacchetta la minoranza del partito dicendo che era nella piazza della CGIL.
Il punto è che a forza di tirare, si è creato uno strappo che tutto il corpo del partito dovrebbe preoccuparsi di sanare. Invece come al solito da una parte la maggioranza del pd, con la presunzione (giusta?) di avere la verità in tasca si pone in un atteggiamento di chiusura verso qualsiasi posizione non affine alla linea poco discussa perchè nonostante le direzioni nazionali, il tutto sembra sempre già deciso e impacchettato altrove...tanto ci sono i numeri per fare qualsiasi cosa; dall'altra aleggia l'idea folle ed anacronistica della scissione, con una minoranza che troppo spesso da l'impressione di utilizzare vecchi tatticismi non con l'obiettivo di costruire luoghi di discussione e sintesi nel partito e fuori da esso ma per riportare in voga una classe dirigente che in questi anni non ha saputo interpretare il cambiamento che era in atto in Italia e che ancora oggi fa fatica a ripensarsi ed a pensare un modello nuovo di partito e di paese.
E allora ben venga il ruolo di sintesi che può avere la nostra organizzazione giovanile! Ben venga la costruzione di un luogo di discussione all'interno del quale ci sia spazio per tutti: iscritti, militanti, chi era alla Leopolda e chi era nella piazza della CGIL.
Un Partito che vuole essere alla testa del cambiamento deve saper essere il luogo della sintesi, deve saper costruire una comunità, sanare le fratture sociali costruite da chi, in questi venti anni, ha portato il Paese sull'orlo del baratro.
E se il nostro Partito è incapace di farlo, se l'obiettivo è di relegare il ruolo del PD a solo votificio negli organi istituzionali; se si sta tentando di svuotare le sezioni ed il senso della militanza, beh allora saremo noi, saranno i Giovani Democratici ad avviare questo percorso fatto di condivisione, confronto e capacità di essere punto di riferimento!

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