fbpx
Menu
A+ A A-

Dove sono finiti i lavoratori nel Pd targato Letta?

SINISTRA DI ALDO PIRONE

A sinistra e nel campo progressista fatti importanti da non sottovalutare

di Aldo Pirone
Letta 350 minIn queste ultime settimane son accaduti a sinistra e nel campo progressista alcuni fatti importanti da non sottovalutare. Il Pd, dopo lo show down di Zingaretti, ha eletto segretario Enrico Letta che ha rafforzato la chiusura al renzismo ribadendo la volontà di costruire, in vista della sfida elettorale sia nelle prossime amministrative nelle città che nelle prossime elezioni politiche nazionali, un’alleanza progressista basata sul nucleo forte della vecchia maggioranza contiana: Leu, Pd, M5s e altri “moderati” da acquisire dentro un rinnovato centrosinistra di impronta ulivista. Non sempre le formulazioni di progressismo, ulivismo, centrosinistra e sinistra sono chiare, anzi sono piuttosto confuse, ma tant’è.

Cinque stelle in formato Conte
Il M5s ha affidato a Conte la missione di rifondarsi nell’ambito del campo progressista, superando il suo vecchio trasversalismo (“né di destra né di sinistra) e le primigenie impostazioni “roussoiane” (la democrazia del click, il superamento dei corpi intermedi e del parlamento vagheggiato da Casaleggio senior e jr, l’uno vale uno a prescindere dalle capacità e competenze, un certo populismo antipolitico ecc.). E’ un lavoro in fieri ma che è iniziato con la delineazione dei princìpi identitari del nuovo Movimento da parte di Conte: ecologia, giustizia sociale, partecipazione democratica più strutturata sul territorio senza rinnegare lo strumento della rete, onestà nelle rappresentanze politiche e istituzionali e, non ultimo, collocazione nel fronte progressista. Alle spalle, la scelta di stare nel governo Draghi che aveva già portato alla separazione con diversi parlamentari di tutt’altro avviso. Non irrecuperabili, almeno alcuni, nell’evoluzione e “rigenerazione” dei grillo-contiani. Da osservare che Conte ha dato alla rifondazione del Movimento un segno di rinnovamento nella continuità dell’ispirazione di fondo. Un’operazione politica che non rinnega le battaglie giuste fatte ma che vuole dismettere errori e ingenuità.

A sinistra la formazione del governo Draghi con l’ingresso della Lega (Salvini) e di FI (Berlusconi) ha determinato una divisionegiuseppe conte 350 min fra Art. 1- Mdp di Speranza-Bersani e SI di Fratoianni. Quest’ultimo, però, ha accolto bene la nomina di Letta e si è detto subito disponibile a partecipare, al di là del giudizio sul governo in carica, a un’alleanza anti-destra sovranista e xenofoba. Naturalmente non a prescindere dai suoi contenuti. Art 1 sta fronteggiando nel governo l’attacco di Salvini su diversi fronti, in particolare al ministro della salute Speranza considerato la bestia nera dal leghista, non avendo il coraggio di prendersela con Draghi e, soprattutto, con i suoi ministri Garavaglia e Giorgetti che hanno approvato la linea del rigore sulla pandemia di Draghi-Speranza.

Complessivamente Renzi non è stato contento di questi esiti. Lui aveva puntato a far saltare tutto fra e dentro il Pd e il M5s.
Da parte sua Rifondazione comunista sta tentando di riunire tutti quelli che vogliono lavorare alla “alternativa” di contenuti sociali e politici al governo Draghi, considerato il governo del capitale e dei padroni, pericoloso per la democrazia e ultimo anello della sua involuzione presidenzialista a vocazione autoritaria. Non è chiaro se quest’area sarà disponibile a partecipare a un eventuale Fronte anti-destra se e quando si manifesterà sul piano elettorale. C’è chi propugna di stare fuori dalla contesa elettorale per costruire meglio l’alternativa immaginata in una specie di rinnovato astensionismo neobordighiano.

E i lavoratori?
Nei principali soggetti dell’alleanza progressista Pd e M5s – che vorrebbero riscostruirsi e rinnovarsi per meglio assolvere al compito – manca la questione essenziale: i lavoratori. Si sente e si vede che non sono la questione principale, quella il cui abbandono ha segnato, per l’appunto, il declino della sinistra fino alla nascita del Pd su basi sostanzialmente liberalfca cassino 350 260 min democratiche a fronte dello sfondamento nelle fasce popolari e operaie della destra, prima berlusconiana e poi salviniana e meloniana. Questo problema non può accollarsi al M5s contiano che già sta facendo per conto suo dei passi avanti notevoli rispetto a prima ma che non ha mai avuto nei lavoratori il suo Dna. E’ tutto del Pd e si confonde con una rifondazione unitaria di tutta la sinistra politica che vada oltre il Pd medesimo per coinvolgere l’associazionismo progressista presente nella società civile.

Nessuno ignora le difficoltà che Letta incontra nel suo partito incistato dalle correnti e dai lasciti pesanti del renzismo e, perciò, la necessità di certi compromessi anche un po’ contorti e pure strumentali (capigruppi donne Camera e Senato) per derenzizzarlo, ma di certe “rigenerazioni”, “rifondazioni”, cambiamenti “radicali” o se ne indicano subito i fondamentali soggetti sociali e identitari, oppure non stanno nella testa dei “rifondatori”. Pochi giorni fa è stato dato ai Circoli del Pd il vademecum prospettato da Letta. Ventuno punti che riassumono sinteticamente il suo discorso insediativo. In questi punti la questione del lavoro e dei lavoratori non c’è. A meno che non si pensi di averla affrontata con la proposta di distribuire un po’ di azioni dell’impresa “ai dipendenti gratuitamente e a condizioni di favore”.

Il partito della ztl
La questione ha ben altro spessore sociale, politico e culturale, come si evince anche dalla Costituzione. Si tratta di 17 – 17,5 milioni di lavoratori dipendenti che dovrebbero essere considerati il motore principale della rigenerazione della democrazia e dei partiti; il soggetto principale della nuova politica economica, ecologica e sociale richiesta dal Recovery plan. Un treno lunghissimo che va dal lavoratore che si misura con l’intelligenza artificiale a quello che controlla il robot, al rider e al driver della nuova economy, al precario e al raccoglitore stagionale. Una classe sociale a cui ridare coscienza di sé, non più concentrata in grandi fabbriche ma dispersa in una miriade di unità produttive, frammentata in circa 47 rapporti di lavoro, fatta di milioni di uomini e donne risorsa fondamentale non solo sociale e politica ma morale per il paese e fondamento primario per la sinistra. Già, per un partito della e di sinistra, non di uno genericamente “progressista”, come il Pd, che se rimane nelle sue vecchie impostazioni – quelle precedenti a Renzi, anche se aggiornate al tempo presente e ai suoi mutamenti – rimarrà sempre nelle ztl cittadine non capendo un’acca delle periferie urbane e sociali e dell’umanità che vi si affanna.

7 aprile 2021

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Cosa è stato l'incontro fra Letta e le Sardine?

 CRONACHE&INTERVISTE

Da open.online l'intervista a Jasmine Cristallo sull'incontro con Enrico Letta

di Felice Florio
JasmineCristallo 350 minLe Sardine dopo l’incontro con Letta. Cristallo: «Ha riconosciuto il nostro ruolo» – L’intervista.


Il movimento guidato da Mattia Santori supporterà alle amministrative i candidati di centrosinistra in quei territori «in cui ci sarà la volontà di fare larghe coalizioni»
Prima di incontrare tutte le forze politiche del «campo largo di centrosinistra», Enrico Letta ha scelto di parlare con un movimento che non ha mai voluto fare il passo per costituirsi come partito. Le Sardine sono nate il 14 novembre 2019 su iniziativa di quattro ragazzi. Da quel momento hanno riempito decine di piazze, proprio quelle che i Dem avevano lasciato vuote durante la campagna elettorale per le elezioni regionali di gennaio 2020. Questo movimento prima ha contribuito alla vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna. Poi, complice la pandemia, le Sardine sono lentamente scomparse dalla scena politica nazionale.

Non si è dimenticato di loro, invece, il segretario Pd. Ieri, 26 marzo, c’è stato un colloquio durato quasi due ore tra Letta, il vicesegretario Giuseppe Provenzano, il coordinatore della segreteria Marco Meloni e alcuni rappresentanti delle Sardine, tra cui Mattia Santori e Jasmine Cristallo. «Un incontro utile e costruttivo» l’ha definito Letta. «Abbiamo scambiato riflessioni e messo sul tavolo idee. Ottime prospettive. Avanti». Nel futuro prossimo, in vista delle elezioni amministrative, bisognerà capire con quali formule le Sardine torneranno a dare il proprio contribuito ai candidati del centrosinistra. «Non sarà un sostegno incondizionato – assicura a Open la Cristallo – al Partito democratico. Premieremo lo sforzo di fare coalizioni ampie e che rispecchino la nostra base valoriale».

Cristallo, com’è stato l’incontro con Letta?
«Si è svolto in un clima positivo. Ecco, la franchezza è la cosa che più mi ha colpito. Non c’è stato un approccio docente-discente, ma abbiamo discusso in modo cordiale e franco».

Vi ha chiesto supporto per le iniziative che intraprenderà il Pd?
«Più che richieste reciproche ci siamo scambiati spunti. Noi abbiamo portato avanti le nostre istanze, le tematiche che ci stanno a cuore».

Quali istanze?
«È stato un confronto di quasi due ore. Sintetizzando, abbiamo voluto sottolineare quanto sia fondamentale per le forze politiche cercare energie fuori da se stesse. Noi non siamo una formazione politica, ma incarniamo un’esigenza che va persino al di là delle Sardine. L’abbiamo dimostrato con l’eterogeneità e la partecipazione massiccia nelle piazze: ci siamo fatti interpreti di una richiesta accorata di politica in grado di contrastare il populismo. Dal Pd ci aspettiamo che non si pieghi alla dinamica populista del nemico-amico e inizi a parlare di complessità, facendo delle buone sintesi per la costruzione di un fronte progressista».

E lei, personalmente, ha detto qualcosa in particolare a Letta?
«Io posso definirmi una erede eretica della sinistra, ma c’è una generazione che è totalmente orfana di politica. Le sezioni di partito, un tempo, avevano una funzione educativa che adesso non c’è più. Si recuperi quel tipo di formazione, uscendo dalle dinamiche di asserragliamento. Ciò che invece ho segnalato al segretario è la situazione grave che vive il Pd, con due dimensioni territoriali del partito: una buona, quella della base, che conserva in maniera ostinata i valori del centrosinistra, e una cattiva, quella dei potentati, che cercano di difendere le torri di avorio anche in vista del taglio dei parlamentari».

Faccia un esempio.
«In Calabria abbiamo un Partito democratico commissariato. La città di Cosenza porta avanti una volontà di apertura, di fronte largo, un’unione di forze che si inserisce nell’alveo dell’incontro tra Letta e Giuseppe Conte. A livello regionale, invece, succede che viene fatto il nome di un candidato che non ha una coalizione alle spalle, e ciò contraddice la linea nazionale del partito».

A proposito di Letta e Conte, le Sardine vedono di buon occhio un’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Pd?
«Stiamo parlando di due ex presidenti del Consiglio chiamati a portare a termine un’operazione fondamentale: riunire un campo di forze progressiste. Dovremmo avere tutti come faro l’esempio di padri e madri costituenti. Seguendo quell’esempio virtuoso, Letta e Conte dovranno impegnarsi mantenendo ognuno la propria storia politica, rivendicandola, ma facendo convogliare le energie dei democratici e dei 5 stelle in un lavoro congiunto di costruzione».

Lei da tempo si batte per la questione di genere. Condivide la decisione di Letta di sostituire i due capigruppo Pd di Camera e Senato?
«È un atto politico le cui caratteristiche devono essere comprese. Io ho capito il passaggio, perché credo che la politica debba comunicare anche attraverso dei simboli. Il cambio dei capigruppo è stato un simbolo, di fatto la volontà di testimoniare un’inversione di rotta. Certo, non basta questo per derubricare la questione di genere in politica».

Le Sardine non sono mai state così vicine al Pd come adesso. Bonaccini vi ha, di fatto, scaricate poco tempo fa. Cos’è cambiato?
«Sono rimasta molto dispiaciuta perché il nostro approccio per la causa emiliana era di puro slancio, disinteressato da ruoli, ma semplicemente di sostegno al centrosinistra. Non si può non riconoscere il nostro contributo in quella tornata elettorale. Con Nicola Zingaretti, invece, abbiamo sempre avuto un buon rapporto, così come con la presidente Valentina Cuppi. Non c’è stato un cambiamento, per rispondere alla domanda, semplicemente il Pd è un arcipelago e sarei bugiarda se non ammettessi che ci sono alcune correnti che soffrono la nostra presenza nel centrosinistra».

Letta, prima di incontrare Matteo Renzi, ha parlato con le Sardine. È un segnale?
«Quello di Letta è stato un atto di generosità, ci siamo trovati davanti a un uomo con una grande onestà intellettuale che ci ha riconosciuto un ruolo importante nella tornata elettorale emiliano-romagnola. Il fatto che l’abbia riconosciuto, ci dà nuova linfa».

Le Sardine ripartono da Letta.
«Le Sardine restano dove sono sempre state, manifestandosi come collegamento, come ponte tra le mille anime del centrosinistra. Le Sardine parlano con Letta, con Bersani, con le associazioni, con la società civile…».

Con Calenda e Renzi parlate? Perché Letta, per rilanciare un centrosinistra di campo largo, con loro si incontrerà.
«Innanzitutto per me tra Renzi e Calenda c’è una bella differenza e non mi sento di equipararli. Certamente di entrambi non condivido che si siano fatti eleggere in un partito per poi crearne un altro ad personam. Se lasci un partito devi dimetterti perché non incarni più la volontà del popolo sovrano e il suo mandato. Renzi ha gravissime responsabilità politiche e comportamenti inaccettabili, basti pensare alle relazioni intrattenute con il principe Mohammad bin Salman. Ritengo che dovrà risponderne alla storia. Gli italiani, hanno già presentato il conto e i sondaggi lo certificano. Io non l’ho mai apprezzato».

Alle amministrative di autunno le Sardine sosterranno il Pd come è stato fatto alle elezioni in Emilia-Romagna?
«Non ci siamo mai sottratti alle partecipazioni elettorali. Anche la scorsa estate abbiamo fatto un lungo tour, sostenendo le persone e i progetti che erano vicini al nostro mondo valoriale. Ad esempio, ci siamo spesi molto per la candidatura di Jacopo Melio alle regionali in Toscana. Così sarà il prossimo autunno: ci spenderemo nei luoghi in cui incontreremo i nostri valori. Ma non sarà un sostegno indistinto. Ci aspettiamo che l’idea nazionale di allargare il campo di centrosinistra sia coerente in tutti i territori. Non sarà, il nostro, un sostegno incondizionato al Partito democratico. Premieremo lo sforzo di fare coalizioni ampie e che rispecchino la nostra base valoriale».

Il Movimento 5 stelle, però, ha quella matrice populista che voi avete sempre criticato.
«Il Movimento 5 stelle si è dovuto scontrare con la realpolitik. Non ho mai lesinato critiche al Pd e ai 5 stelle. Ma vivo in questo Paese, in questo momento storico, e so che i 5 stelle hanno rappresentato una forza importante per una grande fetta di elettorato. Non possiamo ignorare i processi di maturazione e la volontà di evolversi. Hanno imparato che per governare bisogna accettare dei compromessi, quando questi compromessi arrivano dal governo della complessità e non dai personalismi. Per questo, non mi sento di dire di no a priori al tentativo di Conte. L’orizzonte più importante è far sì che nasca un fronte compatto per arginare l’avanzata delle destre. Dobbiamo essere competitivi correndo insieme».

Vedremo mai partecipare alle elezioni una lista delle Sardine?
«Non lo so dire. Penso che i tempi non siano ancora maturi per immaginare un passo di questo tipo. Una decisione così importante deve essere il risultato di consultazioni più ampie con tutte le Sardine sparse in Italia. Restiamo, per ora, non una formazione politica, ma un’esigenza che si fa movimento: l’esigenza di persone che vorrebbero vedere attuati i principi costituzionali. Presidiamo la politica affinché essa stessa ripristini i valori che il populismo ha compromesso».

 

fonte: https://www.open.online/2021/03/27/pd-letta-sardine-centrosinistra-intervista-a-jasmine-cristallo/

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Letta e il PD

  • Pubblicato in Partiti

PARTITI. Il PD

 L'identità del PD è lo stare in modo nitido dalla parte del Paese debole

di Ermisio Mazzocchi
enrico letta 370 minLa sfida è iniziata. Il segretario del PD, Enrico Letta, agisce secondo una strategia con obiettivi ben definiti. Non sono esclusi impedimenti e difficoltà.

Il fine ultimo non può che essere una rigenerazione del PD in grado di leggere le mutazioni socio - economiche e di risolvere il dilemma di come riqualificare i contenuti della sua cultura proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti.
Letta è convinto che se Draghi otterrà risultati positivi sulla pandemia potrà accelerare verso una definitiva identità del PD posizionato come partito della sinistra e dei progressisti.

Senza una visione a lungo periodo con una proposta adeguata e aggiornata non sarà possibile al PD essere un referente capace di rispondere alle nuove esigenze della società post-Covid19.
Le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze, le povertà, sempre più forti e profonde, potranno essere eliminate solo se si darà vita a un partito motore di ampi schieramenti di forze con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo e avversari delle nuove forme di disuguaglianze sociali, territoriali, etniche.

Il sistema economico, accentuato dalla pandemia, ha segnato una più marcata differenza delle condizioni sociali, in cui emergono con maggiore evidenza le grandi questioni di libertà e di progresso e la necessità di soddisfare i bisogni elementari dei cittadini.
Un processo che si traduce in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli uomini e sulle donne e sulle risorse naturali, con la creazione di profitti smisurati che non generano alcuno sviluppo, ma solo il dilagare della diseguaglianza e della sofferenza.

Conclusa la fase dell'emergenza Covid-19, ci si troverà davanti la ricostruzione di un Paese in cui si ripresenteranno nella loro più cruda realtà i rapporti di forza tra le componenti progressiste e democratiche e quelle oscurantiste e nazionaliste.

L'identità del PD è lo stare in modo nitido dalla parte del Paese debole, più a rischio di decadenza e meno protetta dalle violazioni dei diritti e l'essere rappresentativa dei valori insostituibili della dignità degli uomini, del lavoro e della democrazia.
Letta dovrà capire se ci sono le condizioni per una rinascita del PD che abbia una nuova idea di società e sia capace di ricomporre il campo del socialismo, del cattolicesimo democratico, dell'ambientalismo, dei nuovi diritti e delle nuove libertà.
Deve essere rigenerato un intero partito che sappia cosa è, cosa deve fare, cosa rappresenta.

Un partito che faccia dei suoi contenuti, come la giustizia, l'uguaglianza, i diritti, una bussola di orientamento per contrastare le storture sociali, le nuove forme di sfruttamento e l'impoverimento della vita.

Una forza socialista, riformista, moderna. Robusta nel suo pensiero politico che rimuova il sistema delle correnti di potere e il leaderismo sfrenato.

Al nuovo segretario spetta un compito immane che può affrontare solo con una riforma profonda della forma organizzativa del partito.
Occorre definire il modello democratico, sostiene Letta.
Se per democrazia si intende partecipazione e libertà di scelta, devono essere rivisti i meccanismi che regolano la vita interna del PD.

Il valore di un partito risiede nei suoi principi e nei suoi valori.
La loro realizzazione ha bisogno di una organizzazione che deve funzionare con sistemi che salvaguardino quei valori.
Le questioni aperte sono quelle delle modalità di adesione, del sistema elettivo degli organismi dirigenti, del sistema di scelta per le candidature istituzionali, del rispetto delle diverse sensibilità.
Quelli adottati sono risultati fallimentari e hanno dato spazio al leaderismo.

Non è più rinviabile la riscrittura delle regole per impedire la degenerazione speculativa e garantire i diritti democratici. Un partito vive per la partecipazione delle persone offrendo loro la condizione di contare e decidere liberamente.
Letta riceve un partito che ha concluso il percorso di quella che sarebbe dovuta essere la sua funzione innovativa. Dovrà recuperare la credibilità di una forza progressista, quale erede delle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano.
Non ci sono alternative.

27 marzo 2021 Ermisio Mazzocchi

Leggi tutto...

Ma la Fedeli l'ha letta "Lettera a una professoressa"?

lettera a una professoressadi Daniela Mastracci - Conoscete il dipinto di Friedrich “Abbazia nel querceto”? Se vi capitasse di soffermarvici su, fate caso alle minuscole lanterne che portano in mano quei piccolissimi uomini diretti verso il portale diroccato di un’abbazia. La scena è lugubre, buia, per lo più. E l’abbazia di fatto non c’è: ne resta soltanto un pezzo di portale diroccato. Ma i fedeli vanno verso quei resti in rovina e per illuminare un pochino la vista portano fiammelle. Mi piace pensare alla Scuola anche così: come un viaggio verso il domani ignoto ove non ci sono ancora cattedrali, ma esse rischiano già di cadere giù, già come progetti solo tentati, immaginati, se lasciati nel buio della memoria. Progetti solo abortiti, se la storia che tiene insieme le donne e gli uomini, non li fonda e sostiene. E questo fondare e sostenere sta nelle mani delle donne e degli uomini del presente che portano con sé la luce del passato e con essa si fanno largo nel buio ignoto del domani
Ma a maggior ragione se è il presente ad essere buio: un buio per cui esprimo spaesamento e sgomento. C’è un aspetto del presente rispetto al quale restiamo inerti e muti: e cioè di fronte al potere che rafforza sempre di più se stesso. Siamo muti di fronte al fortino inespugnabile, apparentemente, che il potere, i poteri hanno costruito attorno a sé. Un potere che somma la ricchezza massima alla decisione politica. Come poter sottrarsi a tale feroce connubio?


E’ possibile soltanto se l’uomo è capace di pensare criticamente: squarciare il velo giorno dopo giorno; andare oltre l’apparenza che acceca, oggi, con lo splendore patinato delle merci in perenne esposizione. Per essere lanterna bisogna imparare a ri-conoscere l’inganno di ciò che appare, bisogna oltrepassare la soglia che nasconde la fatidica e sempre attuale domanda: cui prodest? Operare dialetticamente sul presente: domandandosi sempre quale ne è la storia e poi quale ne sarebbe l’obiettivo reale
Allora, credendo tutto questo, mal sopporto che una ministra del Miur (ricordo che significa: ministero dell’istruzione, università, ricerca. E non c’è più scritto “pubblica” vicino ad istruzione) possa vantarsi di consegnare alle scuole e agli studenti la “Lettera a una professoressa” di Don Milani.

Un inno alla scuola pubblica

La Lettera di Don Milani era un inno ad una scuola pubblica, fedele al dettato costituzionale specie dell’articolo 3. Era indirizzata a coloro che la scuola avrebbe potuto condurre per mano dalla condizione di subalternità socio economica alla condizione di uguaglianza. Era rivolta agli ultimi, alle fasce deboli della nostra società anni ‘50/’60. Era un inno all’emancipazione: la scuola riconoscendo la differenza di partenza degli alunni, differenza di condizione socio economica e culturale, nel senso concreto di una relazione tra le due condizioni, la scuola, dicevo, sarebbe dovuta essere il motore della spinta alla conoscenza, alla cultura, e perciò, al miglioramento delle materiali e spirituali condizioni di vita. La scuola poteva far diventare avvocato il figlio di contadino. Poteva far accedere tutti a qualsivoglia professione. Poteva far superare il gap che, al contrario, permette solo a chi è già in condizioni agiate, di restarci e anche avanzare ulteriormente. La scuola si sarebbe dovuta fare carico della emancipazione. Questo perché essa, la Scuola, poteva essere quella luce che sopra dicevo: consapevolezza e memoria del passato, delle condizioni concrete di ogni studente, e perciò superamento delle stesse verso un futuro diverso e migliore, per ognuno, in linea con il dettato costituzionale del superamento degli ostacoli dell’art.3


La Repubblica scrive di questo dono della Fedeli? Ma la Fedeli è fedele al dettato costituzionale? Lo è il suo governo? In verità i governi italiani sono andati nella direzione opposta di una scuola davvero pubblica, emancipante, “ascensore sociale”. La scuola di oggi non risponde alla Lettera di Don Milani
La scrittura di don Milani è fuoco dentro le ossa: tuono silenzioso che identifica nel povero, nell'oppresso, nel vinto, nell'escluso il motore della storia e il giudizio della storia.
Ad una Repubblica continuamente in bilico fra la rassegnazione alla ingiustizia e quella acrimonia qualunquista che è l'altra faccia della stessa codardia, Milani insegna che laabbazianelquerceto di Caspar David Friedrich 415 260 scuola è così importante per questo: perché è come un gesto profetico. È un puntino di luce, una fiammella infinitesimale di volti e di storie accesa nel buio della prepotenza del potere: quel potere che vuol far pensare ai poveri, agli oppressi, ai vinti, agli esclusi che si meritano quella condizione e che quella condizione non può essere redenta. Deve essere "accettata" e se mai lenita dalla benevolenza del potere, che fa colare elemosina e arroganza.

A cinquant'anni di distanza don Milani ha qualcosa da insegnare a tutti.

La scintilla messianica che nutre l’insegnamento a detta del prete di Barbiana, invece, è quella che dice che tutto il buio ha perso la sua forza totalizzante, e per sempre, se anche solo in un luogo microscopico, con un numero limitato di persone, nel vivo di una utopia circoscritta, si può dimostrare che la giustizia può essere vissuta e anticipata. La forza di questa attesa (che potremmo definire messianica o missionaria o democratica o evangelica) è quello che a cinquant'anni di distanza ci fa pensare che don Milani abbia qualcosa da insegnare a tutti.
Ma se la ministra Fedeli vuole oggi “donare” la Lettera, il suo non è lo stesso “donare” di Don Milani: perché la ministra è fedele ad una scuola di pensiero che ha innervato di sé tutto intero il presente e con esso la Scuola: il neoliberismo, l’aziendalizzazione, la meritocrazia, la competitività. E soprattutto una scuola ove lo Stato ha smesso di investire: ergo una scuola lasciata a se stessa, nelle mani dei privati, nel mercato “libero” di potenziali investitori privati. Lasciata senza più investimenti pubblici, la Scuola diventa luogo di ingerenze di privati: è chiaro come il sole che se un privato, esempio una banca, finanzi una scuola, quel privato si aspetta un tornaconto: se non può essere un profitto monetario immediato, sarà il profitto derivato dall’aver condizionato a suo vantaggio la formazione degli studenti, piegandola ai propri fini aziendalistici in termini di competenze da far acquisire, certe capacità e abilità professionalizzanti, che incidono pesantemente nei curriculi tagliando ore alle discipline, e torcendo la Scuola ad addestramento al lavoro, per giunta gratuito. Inoltre la legge 107 prevede detrazioni fiscali per chi iscriva i propri figli alle scuole private, in spregio all’articolo 33 ove è scritto chiaro che le scuole private possono essere fondate ma “senza oneri per lo stato”: questo è un onere indiretto, visto che lo farà pagare a tutti i contribuenti, ove sopperire alle detrazioni elargite alle famiglie che usufruiscono delle scuole private. Ma vado oltre: la legge prevede finanziamenti diretti, dallo stato alle scuole private; quando, al contrario, il Fis cioè il fondo d’istituto dello stato non esiste più. Allora può anche accadere che gli studenti della scuola pubblica debbano pagare il contributo volontario, che poi volontario non è affatto, perché ci si sente obbligati a versarlo. E a cosa serve? Serve perché la scuola possa pagare le cose quotidiane di cui ha bisogno, visto che lo Stato non lo fa più. E pagare anche ciò di cui ha bisogno per gareggiare con le altre scuole nel mercato delle iscrizioni annuali: spendo soldi per rendere più appetibile di altre scuole, la mia offerta formativa, cosi da affascinare i ragazzi di 13 anni e “motivare” le loro famiglie ad iscriverli. Quindi spendo soldi delle famiglie per “attrarre” nuove famiglie. Senza poi contare il fatto che un investitore quale scuola può preferire per metterci i suoi soldi? Una scuola di provincia, di campagna? O una bella scuola in centro? Meglio se già prestigiosa? E allora ecco qua che si consuma la lotta di classe dall’alto verso il basso: chi ha di più continua ad avere di più, chi ha poco continuerà ad avere poco.

E' spietata lotta di classe

Ma è una lotta di classe spietata perché annienta la possibilità emancipante, e quindi fa permanere le condizioni socio economiche tal quali sono: uno status quo perenne e perpetuante se stesso, quando invece le scuole “in”, rimpinguate di fondi privati, diventano sempre più “in”, e i loro studenti sempre più lanciati verso l’alto della scala socio economica. Dunque se la Scuola non è più pubblica, se ad essa viene parificata e per di più sovvenzionata la privata, se la pubblica entra nel mercato dei finanziamenti privati, quale missione emancipante? E’ una scuola che rende più forti culturalmente i ricchi, e sempre meno forti i deboli socioeconomici. Una scuola di classe. Si è costruita cioè una scuola classista, altro che fedele alla lettere a una professoressa.
La sola fiammella che ritrovo nella scuola pubblica è quella della coscienza individuale: se da una parte la scuola è lasciata a se stessa e al suo proprio crowfunding (raccolta di fondi), dall’altra parte la scuola è lasciata alle volontà individuali, alla passione di qualcuno, e però nell’indifferenza di moltissimi. Ma la volontà individuale da sola non basta: non può essere quella fiammella di cui sopra. Ma soprattutto non può farcela a sopperire a tutto ciò che nella scuola manca. Tanto più perché manca nel mondo esterno alla scuola stessa: un mondo tutto innervato di consumismo neoliberista. Allora alla ministra Fedeli direi che se vuole essere fedele a Don Milani deve stracciare la legge 107 e ridarci la Scuola Pubblica. Poi se ci volesse donare la lettera, bene: è bella, ancora adesso un inno inascoltato all’uguaglianza attraverso la Cultura.

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...

Renzi-Letta, ascolti (e spettatori) a confronto

Renze e Lettadi Stefano Balassone - Il sindaco e il premier a "Porta a porta" a distanza di cinque giorni: share, ascolti assoluti e tipi di pubblico. Un caso di audience parallele quasi perfetto: quella di Renzi, che va da Vespa l'11 settembre, confrontato con quella di Letta cinque giorni dopo. Ambedue in seconda serata, ambedue che iniziano attorno alle 23.30. e quindi le differenze nella misura e nella composizione del pubblico sono di quelle che contano. Intanto la cosiddetta curva del'ascolto, cioè quanta gente era lì ad ascoltarli minuto dopo minuto, è assai simile ma per Renzi gli spettatori sono più numerosi (il 16,62% contro il 13% del premier) e, fatto importante, meno "raccogliticci", con molte persone che se lo vedono a lungo anziché dargli uno sguardo e via. Quanto basta a rivelare che l'audience di Renzi era motivata da una reale curiosità. In termini assoluti 1 milione e 355mila spettatori (16,6 di share) per il sindaco contro 1 milione e 116 mila per il premier (13 per cento).
Nessun mistero invece con i ceti medi e medio alti, attirati da Renzi, mentra il Letta delle larghe intese riscuote qualcosa di più fra i settori più umili che dal governo magari non ricevono molto, ma dall'assenza del Governo temono di perdere addirittura qualcosa. E come sempre, parlando d'Italia, bisogna anche interrogare i territori: Renzi va molto meglio di Letta nelle marche di confine (Val d'Aosta, Friuli e Venezia Giulia, in tutto il centro Italia (saltando il Lazio, ma acquisendo la infiammabile Campania), nonché in Molise, Sicilia e Sardegna. Letta riesce a ribaltare, di poco, il risultato, in Trentino, Liguria e Puglia. Nelle grandi regioni del Nord, quelle dove la crisi industriale si taglia a fette, i due sono andati alla pari. Da quelle parti per accendere degli entusiasmi ci vorrà parecchio.
Infine, il dato forse più interessante: i lavoratori autonomi pendono per Renzi, almeno rispetto a Letta. Il che sembra confermare che il sindaco, in quanto moderato movimentista, pesca in bacini elettorali ansiosi di novità, ma da sempre ostili al centrosinistra. È solo un dato fra tanti: ma riguarda la zona di confine con il centrodestra, e quindi conta molto, ma molto di più di qualsiasi altra suggestione offerta dai comportamenti degli spettatori. Certo, in questo campo il vero confronto dovrebbe essere fatto con Berlusconi ospitato dallo stesso Vespa.
Uomini e donne forniscono a entrambi circa metà dell'audience, anche se, a voler sottilizzare, per Renzi prevalgono leggermente gli uomini mentre con Letta accade il contrario, come se quel giovane così magro apparisse più bisognoso di protezione. Il grosso degli ascoltatori sono quelli sopra i 55 anni, mentre tra i più giovani le punte renziane sono composte da post adolescenti e quasi trentacinquenni. Con due notazioni aggiuntive: Renzi registra un imbarazzante successo fra i bambini fino a 4 anni; sia il fiorentino che il pisano lasciano freddissimi i trentenni avanzati e i quarantenni incipienti, che sembrano non aspettarsi niente di interessante dalla politica, né quella che c'è né quella che si candida a prenderne il posto. Strana cesura generazionale, che fatichiamo a spiegare.
Ps. grazie a Francesco Siliato e Niccolò Cavagnola, dello Studio Frasi, per le tabelle con tutti numeri.

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

Letta davanti al Parlamento

Parlamentodi Ignazio Mazzoli - Da poco il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha chiesto la fiducia al Parlamento con un discorso pronunciato davanti alla Camera dei Deputati ed al Senato, successivamente.
Certamente una riflessione più approfondita, come sempre, si rende necessaria difronte ad enunciazioni che in ogni caso riguradano tutti gli italiani. Ma una impressione a caldo è opportuna perché può diventare un riferimento di valutazione successivo anche per i nostri lettori.
Enrico Letta ha parlato poco più di mezz'ora in forma sobia e comprensibile e se si tolgono i doverosi riferimenti e saluti anche agli accadimenti tragici di ieri oltre ad alcuni ringraziamenti, si può dire che sulle misure da adottare ha dipanato un elenco che risponde agli impegni concordati nel comporre la antitetica maggiornaza imposta dal Presidete della Repubblica.
Con Enrico Letta e questa "unità nazionale" Pd-Pdl non nasce solo una inedita maggioranza, ma anche una nuova opposizione. Né il Movimento 5 Stelle, né Sinistra e libertà - la due forze politiche che fin dall'inizio hanno detto no alla fiducia - hanno annunciato un muro contro muro preventivo verso Palazzo Chigi. Lo stesso presidente del Consiglio ha chiesto ai grillini - nel noto incontro in streaming - di "scongelarsi" e "mescolarsi" in Parlamento: "Sulla fiducia fate come volete, ma dopo parliamo". E questo criterio è stato ripreso nel discorso di oggi. Insomma, il neonato esecutivo è proiettato verso un'era di maggioranze variabili sulla base del merito dei provvedimenti, piuttosto che verso la classica dinamica ideologica tra maggioranza e opposizione. I "due forni" di Andreottiana memoria qui sono riproposti in una edizione evoluta e arricchita.
La seconda cosa che mi sento di segnalare è il modo come ha affrontato l'emergenza lavoro. Nel contesto di una situazione economica ancora grave, riconfermando gli obblighi di risanamento della finanza pubblica, ha affermato che solo di questo l'Italia muore. Una affermazione Prodiana, degna di essere apprezzata. In questa cornice è stato posto il lavoro come priorità fra le priorità. Ma c'è da dire che ci è sembrato più un titolo che non un tema con tutta la sua carica di drammaticità definita da tanti suicidi e tanta indigenza che c'è nel Paese. In questo passaggio non c'era e non c'è il dramma dell'Italia. Nulla sulle disuguaglianze sociali nella distribuzione del reddito e della ricchezza, come nulla, Enrico Letta ha detto sulla necessità di concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva di ogni cittadino e secondo criteri di progressività. Un vuoto che promette nulla di buono.
Un secondo aspetto che non può sfuggire, anche ad una impressione a caldo, è il modo come è stato affrontato il discorso sulle riforme che dovrebbero riguardare la Costituzione. A parte il limite dei 18 mesi oltre il quale il Presidente del Consiglio non tollererà ritardi, troppo generiche appaiono le affermazioni per capire quale visione egli ne ha, in un contesto in cui la "Convenzione" proposta di occuparsene, forse sarà presieduta da Silvio Berlusconi ed il Ministro per le riorme istituzionali è ancora un suo uomo che si chiama Gaetano Quagliariello. Quali brutte sorprese ci aspettano?
Terzo ed ultimo aspetto, per ora, è il paragone con il "Davide" della Bibbia con cui si è chiuso il discorso. Contro quale Golia dovremmo armarci di 4 o 5 pietre dopo aver dismesso le armature di questi 20 anni che pilatescamente vengono definiti "di attacchi e di delegittimazioni reciproche". Una formula che oltre il velo che stende sulla verità dei fatti, assolve responsabili e responsabilità del disastro in cui siamo. E' un'equidistanza storicamente inaccettabile.

Fin da ora conviene guardare al livello parlamentare dove, forse, si sta già muovendo qualcosa. Oggi per esempio, mentre era in corso l'assemblea del Pd che ha deciso per il sì alla fiducia all'esecutivo di larghe intese, alcuni deputati di questo partito, del M5s e di Sel hanno dato vita a una delle prime riunioni di un intergruppo su pace e disarmo. In pratica, hanno deciso di presentare una mozione che chiederà al governo la sospensione del programma sugli F-35, i costosissimi e difettosi cacciabombardieri commissionati agli Usa.

E' solo una mozione, ma può essere un inizio. C'è da scommettere che M5s e Sel presenteranno provvedimenti su conflitto di interesse e corruzione, temi sui quali il governo forse avrà meno margini di azione per non scontentare l'alleato Silvio Berlusconi e mettere a repentaglio la sua stessa vita. Quindi, è probabile che su queste materie l'iniziativa dell'opposizione finisca sul binario morto (non senza conseguenze politiche per il governo). Ma sulle questioni economiche e sociali la storia dovrà andare diversamente. Perché attualmente questo governo ha anche una certa apertura di credito, pur senza sconti, persino dalla Fiom. Dice il segretario Maurizio Landini: "Il nostro atteggiamento verso questo governo deve essere di verifica di una possibilità di cambiamento. Se siamo in una situazione di crisi, con il lavoro ridotto a 'merce', ed interi pezzi della società che saltano, ci sono delle responsabilità, da ricercare nelle scelte attuate dal governo Berlusconi prima, da quello Monti poi, appoggiati da una fetta di Confindustria e Finmeccanica. E se questo governo darà continuità a quanto fatto sinora, noi gli saremo contrari''. Non è un no a prescindere.

Sono posizioni da non sottovalutare, in quanto non scontate di fronte a questo curioso governo Pd-Pdl. E' chiaro che sarà interesse del M5s e di Sel fare 'concorrenza politica' alle larghe intese, per guadagnare consenso elettorale. Ma è anche loro interesse non andare oltre, altrimenti si sarebbero già posti su una linea oltranzista. Dall'altro lato, è interesse del governo non rompere alcun giocattolo, bensì tenere tutti dentro. Anche per dare una mano al Pd, il primo a soffrire della nuova alleanza e a rischio frantumazione subito dopo il compatto sì alla fiducia.

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici