fbpx
Menu
A+ A A-

David Sassoli per la libertà di stampa

DavideSassoli Pres parlamentoUE "David Sassoli

VI PREGHEREI DI CONDIVIDERE QUESTO APPELLO
Vi pregherei, con educazione, di condividere il più possibile questo appello prima che sia troppo tardi, perché stiamo arrivando rapidamente a un punto di non ritorno.
Vari esponenti del governo di Salvini e Di Maio - prima sussurrando, poi sempre più platealmente, spudoratamente - cominciano a intimidire la libera stampa, minacciando di tagliare affidamenti pubblicitari, e attaccando i giornali - e ormai anche i giornalisti - che osano criticare la sua azione.
Attenzione, perché a finire come la Turchia o come l'Ungheria ci vuole poco, pochissimo.
Per questo vi chiedo di fare vostra questa denuncia, questo appello: proprio perché loro confidano nel silenzio, nell'assuefazione, per creare il fatto compiuto.
Noi invece diciamo, se necessario urliamo, che non possiamo essere né complici né testimoni silenziosi di questa vergogna. La libertà di stampa non può essere toccata, ma nemmeno sfiorata, nemmeno minimamente messa in discussione!
Non scherziamo!
Grazie!'"

 

03/08/2019

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Vertenza Frusinate: sit-in in piazza della Libertà

sit in28.5.19 350 mindi Valentino Bettinelli - Conclusa la tornata elettorale, tra vincitori e vinti, Vertenza Frusinate torna a far sentire il proprio grido. Nella mattinata di martedì 28 maggio, nuovo sit-in dei disoccupati ciociari di fronte al Palazzo della Prefettura di Frosinone.

Il comitato, guidato come sempre dal portavoce Gino Rossi, ha trasmesso le proprie problematiche al Prefetto di Frosinone Ignazio Portelli. Ancora una volta il Prefetto si è dimostrato molto disponibile al dialogo, scendendo in piazza tra i tanti disoccupati presenti. Negli ultimi giorni la situazione è anche peggiorata a causa di alcuni distacchi di utenze idriche ed elettriche (anche in video). Vertenza chiede la mediazione della Prefettura per sbloccare l’iter che dovrà necessariamente portare ad un accordo tra Regione Lazio e sigle sindacali, per l’utilizzo dei circa 25 milioni destinati proprio alla nostra Regione per il pagamento della mobilità in deroga.

Ignazio Portelli si è impegnato a “continuare a vigilare sulla parte burocratica, unico intervento possibile da parte di questo Palazzo. Per i sì e i no politici, la Prefettura non ha potere decisionale”.

Al termine del colloquio del Prefetto con i lavoratori presenti, l’arrivo in Piazza della Libertà di Anselmo Briganti (CGIL) e Enrico Capuano (CISL). I due hanno confermato come i fondi destinati alla Regione Lazio siano stati sbloccati. Manca ancora la determina attuativa del governo che permetterà la convocazione del tavolo tra Regione e Sindacati, incontro che porterà alla sigla del nuovo e tanto agognato accordo per la mobilità in deroga del 2019/2020.

Come sempre, gli ex lavoratori di Vertenza continuano a chiedere il lavoro. A tal proposito, tra le tante aziende comprese nel comitato, la questione di più stretta attualitàIl Prefetto e Gino Rossi è quella dell’Ilva di Patrica. Dopo il 14 giugno bisognerà rispettare i tempi per la vendita del polo siderurgico; trattativa che dovrà garantire la riassunzione di gran parte dei disoccupati.

Prima di questa data, fondamentale per l’Ilva di Patrica, importante ricordare che il 10 giugno ci sarà il tavolo per le politiche attive, convocato dal Presidente della Provincia Antonio Pompeo sotto richiesta pressante del comitato di Vertenza Frusinate. Anche su questo Gino Rossi ha chiesto rassicurazioni al Prefetto Portelli: “è necessario che vengano invitati, oltre ai sindacati e ai disoccupati, i Sindaci e gli imprenditori, elementi fondamentali per la messa in opera dei progetti per le politiche attive”.
Una mattina, quella in Prefettura, che mostra ancora la capacità istituzionale del Prefetto, sempre pacato nei toni e pronto ad intervenire con molto pragmatismo. Dal punto di vista dei disoccupati, Vertenza continua a lavorare e marciare con compattezza, per arrivare alla soluzione che tutti auspicano: la risoluzione e la sopravvivenza attraverso il lavoro.

 

Le dichiarazioni di Gino Rossi in un video di Valentino Bettinelli

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Vertenza Frusinate incontra il Prefetto in piazza della Libertà

Il Preffetto con Gino Rossi mindi Valentino Bettinelli - Il Prefetto scende in piazza della Libertà per incontrare i disoccupati di Vertenza Frusinate.
Nella mattinata di venerdì 5 aprile, i disoccupati di Vertenza Frusinate si sono ritrovati davanti al palazzo della Prefettura di Frosinone. Sit-in come al solito pacifico, che aveva come obiettivo quello di smuovere lo stallo istituzionale sulla questione mobilità in deroga e sull’accordo di programma tra Ministero, Regione e sigle sindacali, che ancora manca.

La situazione degli ex lavoratori ciociari è ormai arrivata al limite dell’umana sopportazione. Ancora una volta si trovano a dover lottare per rivendicare il diritto alla sopravvivenza e alla dignità. Rappresentanti sindacali e politici continuano a latitare; assenze che producono un assordante frastuono nel mancato rispetto dei doveri affidati loro da tesserati ed elettori.
La richiesta di un sit-in presso la Prefettura è stata accordata, nei giorni scorsi, dalle autorità deputate. I manifestanti hanno presidiato Piazza della Libertà dalle 10:00 del mattino. Dopo circa un’ora la buona notizia: il Prefetto ha dato l’assenso a incontrare l’intera delegazione di disoccupati. Sua Eccellenza Ignazio Portelli èsceso, dunque, in piazza per parlare con il comitato di Vertenza Frusinate. Dialogo diretto affidato, al solito, al portavoce Gino Rossi.

“Vertenza Frusinate chiede un’accelerazione netta verso la risoluzione di questa spiacevole vicenda. Chiediamo rispetto da parte dei sindacati e dei Parlamentari eletti nel nostro territorio che continuano a lasciarci soli. Non sappiamo quando e con quali cifre verrà siglato l’accordo di programma per il rifinanziamento delle nostre mobilità”.
La presenza del Prefetto è stata particolarmente apprezzata dal gruppo di disoccupati. Lo stesso Prefetto ha voluto precisare qualche aspetto procedurale. “Dal punto di vista tecnico ci impegneremo ad intercettare tutti i problemi, relativi anche ad alcuni intoppi sull’erogazione della mobilità 2018. Per il 2019 bisogna attendere ancora l’iter ufficiale da parte delle istituzioni per arrivare alla firma del nuovo accordo. È chiaro che sarà necessario verificare le richieste di tutte le 13 regioni interessate dalle 18 aree di crisi complessa in tutto il Paese. In finanziaria ci sono 117 milioni, ma ancora non si hanno notizie sulla divisione di tali fondi per tutte le aree di crisi complessa”.

Gino Rossi ha messo sul piatto, in tema di politiche attive, anche la concreta possibilità relativa al finanziamento dei progetti di bonifica della Valle del Sacco, accordo che riguarda 10 progetti sul territorio della nostra provincia, per un ammontare di poco superiore ai 53 milioni di euro. A tal proposito Sua Eccellenza ha chiarito come “i primi interventi di bonifica non rappresentano una possibilità a breve termine di occupazione. Nei prossimi mesi ci sarà la fase di studio, e solo dopo l’estate l’avvio dell’iter burocratico per la partenza effettiva dei progetti. L’opportunità sicuramente c’è, ma bisogna essere chiari dicendo che, ad oggi, l’unica parte concreta di quell’accordo èVertenzaFrusinate sit in Prefettura 5 apr 19 min rappresentata dai soldi stanziati”. Parole, quelle del Prefetto Ignazio Portelli, che dovrebbero suonare come campanello d’allarme nelle orecchie di Sindacati e politica locale, considerata anche la poca partecipazione di questi attori nelle questioni pratiche dell’accordo di programma sulla bonifica. Tutto questo, però, resta nell’aria, a causa delle continue assenze dei vari rappresentanti delle sigle sindacali e dei partiti politici.

Di nuovo Gino Rossi (anche in video) si trova costretto a ribadire la solitudine del comitato di Vertenza Frusinate: “le nostre istanze vengono continuamente disattese. Gli inviti, alle organizzazioni sindacali e ai rappresentanti eletti nel territorio, totalmente inascoltati. Noi disoccupati, ancora una volta, ci troviamo costretti a trovare autonomamente delle soluzioni”.
Un grido che riecheggia da tempo e che sembra, però, non arrivare a chi di dovere.
La rappresentanza è un compito arduo che andrebbe affrontato con un’etica ben diversa da quella mostrata fino ad ora dai vertici locali di politica e parti sociali. Vertenza Frusinate continua a portare avanti una battaglia sacrosanta, con la speranza che si arrivi al risultato desiderato: la riconquista di un valore Costituzionalmente riconosciuto come la dignità del lavoro.

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Pensieri in libertà

 Fiume Sacco a Ceccano

 

 

 

Pensieri in libertà

 

 

 

 

 

 

Come piuma baciata dal vento
saliva e scendeva dal corpo disgiunta
Ostinata bellezza in quel lembo di terra
da detriti offuscata in nefasti grovigli
Respinge il fetore dell'acqua putrida
rincalza squallore, l'inerzia e l'oblio
Ricorre quel sogno lontano
l'illusione di un giorno speciale
Volava la piuma senza ancora cadere
sul letto paterno di un fiume ormai spento
Sembrava sospesa su un arcobaleno
seguiva l'orma di mille bandiere
Preghiere incise su drappi leggeri
da giovani autori...i figli di ierila piuma come un sogno che scivola lentamente sull acqua senza lasciare traccia min
Lievi sospiri, avide speranze
su verso il cielo ad ogni alito di vento
Ondeggia la piuma su note orchestrali
melodie musicali di voci disperse
Si aggira leggera su quel che le appare
storie sopite ed oggi evocate
Muse fluviali di antica memoria
l'eco dei Volsci in capanne di paglia
Visioni surreali, giovane fermento
accendono il fiume di insolita parvenza
Mancano i padri a dar loro supporto
figure autorevoli al potere eletti
Svaniti i colori dell'arcobaleno
esita la piuma nell'aria sospesa
Sussulto impavido al brusco risveglio
nel SACCO malato e di antico sostegno

Lucia Collicorto Reali - (Scritta in occasione di un evento sul fiume Sacco – Anno 2016)

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

 

Leggi tutto...

Libertà di stampa: nuvole nere all’orizzonte

giornali in edicola 350 260di Valentino Bettinelli - L’ultimo rapporto dell’organizzazione “Reporters sans frontières” denuncia un netto peggioramento dello “stato di salute” dell’informazione in Europa.

I dati mettono in luce un lento e costante declino della libertà di stampa nei Paesi del Vecchio Continente. Le azioni di molti leader politici, volte a denigrare e delegittimare il ruolo della stampa, mettono spesso a repentaglio la sopravvivenza di un mondo fondamentale per lo sviluppo del senso critico nella società civile. Molti professionisti, nel corso degli anni, hanno pagato con la loro stessa vita il lavoro di inchiesta e denuncia.

Per quel che riguarda lo scenario italiano, dal dopoguerra ad oggi, sono 28 gli “angeli dell’informazione” caduti nelle loro battaglie non armate. A questo tragico conto vanno aggiunti gli oltre 1400 cronisti che, dal 2006, vivono sotto le costanti minacce della criminalità organizzata, spesso mossa da burattinai politici che hanno come unico obiettivo quello della vile censura degli scomodi contestatori.

Siamo davanti a un grosso problema italiano, in cui la libertà di stampa e di informazione vengono fortemente minate, un problema che indebolisce ancor di più della crisi economica la struttura democratica. L’articolo 21 della Costituzione e le dichiarazioni universali dei diritti che valgono nelle società democratiche devono valere sempre e comunque come principi guida. Essi sanciscono, insieme al diritto di cronaca, il diritto dei cittadini di ricevere un’informazione libera, corretta e completa.

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” (Costituzione della Repubblica Italiana - art.21, comma I/II)

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...

"Sono in gioco le nostre istituzioni... la libertà è attaccata..."

aldo moro 350 260 min10 maggio 1978. Il Consiglio provinciale di Frosinone ricorda lo statista assassinato on.le Aldo Moro Presidente della Democrazia Cristiana. (dal verbale del Consiglio Provinciale del 10 maggio 1978)
Il discorso di apertura del Presidente Antonio Ferraro - DC.

Per commemorare la illustre figura del grande statista barbaramente trucidato dalle brigate rosse, allorquando si è avuta notizia del ritrovamento del corpo senza vita in Via Caetani, la decisione di convocare d'urgenza il Consiglio Provinciale è stata immediata ed assistita da tanto sentimento di rabbioso coraggio per respingere con fermezza il dilagare del terrorismo.
"Non feremo questa sera grossi e lunghi interventi, la commozione è grande ed il dolore che ci attanaglia non ci consente di esprimere tutto quanto vorremmo dire.
L'infame assassinio è stato consumato .. 54 giorni di trepidazione, di angoscia e di speranza sono stati cancellati d'un colpo e il trauma psicologico che ci ha colpiti è stato tanto forte da farci rimanere attoniti, perplessi e nello stesso preoccupati per il futuro delle nostre istituzioni.
Aldo Moro non è più con la famiglia .. non è Più con noi, non è più con la Democrazia Cristiana e con la democrazia.

Da “Avvenire” - "Pagando con la vita il suo inestimabile servizio di cristiano e di democratico, dopo aver conosciuto la tortura e la solitudine più tremenda,Aldo Moro è adesso nella pace di Dio. Ha terminato la sua lunga corsa, ha combattuto la sua buona battaglia e ha conservato intatta la sua fede. Da vivo ha dato al nostro Paese quanti ben pochi hanno saputo donare.... da scomparso ci lascia viva e palpitante una eredità così densa di significato e di idealità che si farà fatica a raccoglierla
e a conservarla tutta intera."

Da “Il Popolo” - Il 9 maggio 1978 è già una data storica tristissima ed atroce per ogni democratico, che sente e sa di avere perso con Aldo Moro un punto di riferimento essenziale e fermo nel faticoso procedere della nostra democrazia. Lo è tanto più per noi che in Aldo Moro abbiamo trovato sempre una guida pacata e sicura che riassumeva in sé il senso originale e profondo di una esperienza, come quella dell'Italia del dopoguerra. Di questa esperienza Aldo Moro ha rappresentato e rappresenta il cuore, e, insieme la mente esperta e attenta ad ogni fenomeno di novità.
Per questo si è voluto colpire Lui ... nell'intento di colpire a morte lo stato repubblicano; si è colpito in Lui il simbolo di una democrazia italianaAldo Moro_agguato_inVia_Fani che dopo gli- anni dell'impetuoso sviluppo, stava gradualmente costruendo la sostanza di un nuovo rapporto, fiducioso e partecipe, fra il cittadino e lo Stato.

Da “L'Avanti” «L'assassinio di Aldo Moro è un crimine contro la Repubblica, la democrazia, le sue libertà. La barbaria ha anco¬ra colpito. Nel dolore il popolo italiano sia unito intorno ai partiti democratici contro il terrore e la violenza» e ancora Craxi: «L'assassinio ci riempie l'animo di orrore... il nostro dolore è profondo. Il nostro pensiero va ad Aldo Moro, vittima innocente di una crudeltà efferata, alla sua famiglia ed agli amici della Democrazia Cristiana. I socialisti italiani rendono omaggio alla memoria di Aldo Moro e riaffermano, in questo tra¬gico momento, il loro impegno di difesa democratica.»

Da “L'Unità”: Berlinguer «Ho appreso con grande commozione la notizia del crudele assassinio di Aldo Moro. Un grande diri¬qente democratico è caduto, trucidato da una organizzazione di criminali terroristi. La Repubblica perde uno dei suoi maggiori statisti, una delle personalità che hanno avuto più risalto nel¬la recente storia del nostro Paese: per la sua elevatura politica e culturale, per la sua attenzione agli interessi generali del paese, la sua capacità di tenere conto dei movimenti profon¬di della società e della storia».

Da “Paese Sera”: «E' il lutto più grande della Repubblica, impegnata in una sfida mortale con gli eversori. Lo hanno compreso milioni di lavoratori che anche ieri, come già il 16 marzo, hanno riempito le piazze come a Milano in piazza del Duomo ed in tutti i centri d'Italia dicendo:"Avete ucciso Moro, ma non ucciderete la democrazia"».
Appena ricevuta la notizia Zaccagnini ha detto: «Con cuore straziato la D.C. ha appreso l'assassinio del suo Presidente On. Moro. Non credo di poter dire parole adatte in questo momento. Non ce ne sono,non le trovo ... non le posso trovare ....
penso alla sua famiglia, ai suoi cari, al loro indicibile dolo-re. Penso a quello che è stato Aldo Moro per tutti noi, per la democrazia italiana. Sono certo che resteranno vive nel popolo italiano la sua testimonianza Cristiana, la sua fede nella libertà illuminata dal suo estremo sacrificio».
Cosa aggiungere di perRitrovao Moro in via Caetanisonale a quanto dettovi che in definitiva è stata una rapida rassegna della stampa di oggi? Così come Zaccagnini ieri non riusciva ad esprimersi, questa sera io non trovo parole per esprimere il mio pensiero con serenità e con facilità di parole.
Sono in gioco le nostre istituzioni... la libertà è attaccata... si tenta in ogni modo di abbattere lo Stato. Ed allora amici consiglieri, come reagire... come comportarsi ... quale la linea da seguire in questo momento tanto travagliato della vita politica italiana? Dobbiamo ascoltare e ripetere le tante cose che in queste ore abbiamo sentito dalla viva voce di tanti cittadini appartenenti a tutti gli strati sociali italiani. Dobbiamo, fuori dall'impulso del primo momento, reagire e come reagire… cosa fare per salvaguardare la democrazia italiana?
Io dico che mai come in questo momento, i nostri nervi debbono rinanere saldi e controllati in ogni nostro comportamento.
Mi piace ancora rileggervi un pezzo del Corriere della Sera: «No alla vendetta, dunque, alle superficiali misure d'emergenza. Ma sì alla resistenza, alla solidarietà dei partiti, al chiarimento risolutivo. La Repubblica è tanto forte, se lo vuole, per distruggere questa banda di assassini travestiti da guerriglieri. Ai nostri figli intendiamo assicurare un domani nel quale non ci siano più giorni come il 16 marzo ed il 9 maggio 1978. La Repubblica deve ritrovare la sua forza e deve ripristinare, senza reazioni emotive, ma con la fermezza delle ore buie, la legge di una società civile che piange i suoi martiri ma poi sa anche non perdonare; in nome di chi per 30 anni ha continuato a lavorare ed a sacrificarsi per un paese degno e civile».

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...

Il prezzo della libertà (femminile e maschile)

tunisia parlamento 350 260 mindi Fiorenza Taricone - Alle ragazze e ai ragazzi viene da anni solitamente prospettato un mondo pieno di facilitazioni: basta un clic per collegarsi al mondo, basta il web per trovare lavoro nel globale, bastano i social per il sesso a ‘n’ dimensioni o anche per tentare di innamorarsi. I prezzi ? quasi inesistenti. La famiglia ha preso il posto del welfare, in termini di accudimento, la cura della propria bellezza è un capitale piacevole da curare, la morale sessuale non pone più limiti. Puoi scegliere luoghi per scambisti, che vanno bene anche per le coppie sposate, essendo la gelosia al tramonto, così pare, o luoghi dove le ragazze pagate camminano a quattro zampe e bevono da una ciotola. Ecco, questi due esempi mi sembrano adatti a illuminare odierni paradossi. Se la possessività si è attenuata al punto di pagare per deliziarsi a vedere la propria fidanzata o moglie in compagnia sessuale di altri, e le donne hanno portato a termine un processo di liberazione, come coniughiamo tutto questo con le tantissime donne che sono state uccise perché volevano liberarsi da un rapporto soffocante e con il piacere legato a scene di sottomissione come quelle che imitano i poveri cani i quali invece hanno maggiore dignità degli esseri umani?

Il perchè di un femminicidio

La giovanissima, seria e bella Sara Di Pietrantonio, strozzata dal suo ex Vincenzo Paduano che ha anche tentato di carbonizzarla, nel maggio del 2016, a Roma nel quartiere Magliana, è una delle vite che non proseguiranno perché avevano detto di no e la sentenza che motiva l’ergastolo per l’omicida è illuminante al riguardo : Sara si rifiutava di riconoscere il ruolo di padrone della sua vita a Vincenzo Paduano e per questo l’ha uccisa. Il Gip Gaspare Sturzo ne ha riconosciuto la premeditazione con l’acquisto di due bottiglie di alcool, una per danneggiare la macchina dell’attuale fidanzato, l’altra contro Sara. L’omicida non le ha perdonato di averlo dominato e il fuoco doveva distruggere il volto, la femminilità e la sessualità di Sara, lavando anche l’onta della sua supposta soggezione al sentimento dell’amore. Nella sua mente malata, ma molto più diffusa di quanto ci piaccia credere, la sua libertà andava riconquistata, annientando quella di Sara. Il prezzo della libertà di Sara è stata la sua stessa vita., prezzo assolutamente inferiore a quello che pagherà l’assassino perché l’ergastolo ti mantiene in vita e così anche il senso di soddisfazione per la riabilitazione del proprio onore. L’onore ha conservato tuttora, con il suo ancoraggio patriarcale, integra la potenzialità della minaccia. Le molestie persecutorie, l’assoggettamento affettivo e relazionale, il senso di superiorità maschile ferito dalla libertà femminile, hanno radice in quel malinteso senso dell’onore che è stato cancellato nel 1981 dal codice penale, ma non del tutto nell’immaginario più profondo. Quell’onore macchiato dalla perdita di verginità per le donne si traduceva nel matrimonio riparatore, e per gli uomini nella facoltà di uccidere la moglie fedifraga, poco importava se colta veramente sul fatto, scontando una pena irrisoria, con la gratificazione sociale di aver ristabilito l’onore familiare e aver acquisito una grande considerazione presso il loro stesso sesso.

I fatti nuovi non mancano

Ecco perché mi è sembrato di enorme importanza il voto storico del parlamento tunisino, dello scorso luglio, che dopo un iter accidentato ha approvato all'unanimità con 146 voti a favore la legge organica contro la violenza sulle donne e per la parità di genere. Sono previste misure contro ogni forma di violenza o sopruso basato sul genere, con l'obiettivo di garantire alla donna l'uguaglianza tra i sessi, anche sul lavoro, garantita dalla Costituzione, attraverso la punizione dei colpevoli e la protezione delle vittime. Tra le novità rilevanti, l'abrogazione dell'articolo 227 bis del codice penale che prevedeva una sorta di "perdono" per gli stupratori di una minorenne in caso di matrimonio con la vittima. Sono previste invece pene molto severe per gli stupratori e l’innalzamento dell'età del consenso da 13 a 16 anni. Viene punito con una multa da 500 a mille dinari anche chi si rende colpevole di molestie nei confronti delle donne per strada o in spazi pubblici.

Viene inoltre punito l'impiego dei minori (bambine) per i lavori domestici con l'introduzione di pene. Manca ancora nel testo una norma che affronti il tema dell'ineguaglianza della donna nell'asse ereditario, ma la legge conferma la Tunisia come il paese più avanzato in materia di diritti delle donne nel mondo arabo, anche perché sono state ascoltate le voci più disparate e la legge è stata il frutto di tavoli di discussione fra ministeri, associazioni, ed esperti. Le campagne di prevenzione previste attestano la consapevolezza che il dettato di legge non basta a modificare una cultura patriarcale, come in Italia del resto. Nel nostro Paese, Codice Rocco fascista, nel reato di violenza carnale la vittima era tale se minacciata con la violenza fisica diretta o con il danno recato ad altre persone o cose, ma il dissenso doveva durare per tutta la durata dell’atto ; la violenza carnale non valeva però se riferita ai coniugi, per i quali valeva il debitum coniugalis, anzi per la moglie soprattutto valeva, perché il marito aveva uno ius in corpus che riconosceva al marito la facoltà di disporre del corpo della moglie come oggetto patrimoniale a sua disposizione.

"Un abito bianco non copre uno stupro"

Gli effetti delle primavere arabe, anche se non stati interamente quelli sperati dalle donne, non sono finiti qui. Anche la Giordania, la camera Bassa del Parlamento ha emendato l’articolo 308 del Codice Penale che dagli anni Sessanta garantiva l’impunità agli stupratori che avessero poi sposato le loro vittime. Un altro passo e la norma arriverà in fondo, con effetti moltiplicatori. Il Libano, infatti, dove la legge è ancora in vigore, è stato teatro di una spettacolare protesta : decine di abiti da sposa, strappati e macchiati di rosso, sono stati esposti sul lungomare di Beirut ; a fianco cartelloni pubblicitari in arabo, inglese e francese con lo slogan virale :un abito bianco non copre uno stupro. Il ribaltamento insomma dell’usanza fino al primo Novecento nell’Italia meridionale di appendere all’esterno il lenzuolo della prima notte ovviamente macchiato del sangue verginale.

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...

“Libertà e lavoro dopo il Jobs Act”. Considerazioni

Possibile Ceccano 2apr16 350 260di Ignazio Mazzoli - Si è svolta a Ceccano, nel saloncino della Biblioteca comunale, organizzata da “Possibile” Frosinone, rappresentata da Gianmarco Capogna, Paolo De Simone, Umberto Terenzi, la presentazione del  libro “Libertà e lavoro dopo il Jobs Act” di Giuseppe Allegri e Giuseppe Bronzini*, DeriveApprodi Editore. Era presente Giuseppe Allegri che, ha illustrato i temi e gli orientamenti del libro sui quali si è svolto il dialogo con i presenti fra cui anche lavoratori e disoccupati. (clicca sui titolini che seguono per leggere l'intero articolo)

 

  1. Il libro
  2. I lavori
  3. Le emergenze
  4. Le lotte e il territorio

“Libertà e lavoro dopo il Jobs Act”

Questo è il titolo di un libro interessante ed importante per tutti, ma in particolare per chi da sinistra vuole comprendere meglio i propri compiti e dotarsi degli opportuni strumenti d’interpretazione della realtà attuale e dei suoi cambiamenti. Non è il primo e non sarà l’ultimo, ma ha il pregio di un costante riferimento all’oggigiorno che le persone vivono con drammi e speranze. Gli autori, Giuseppe Allegri e Giuseppe Bronzini si pongono e ci pongono un interrogativo: Qual è il futuro del lavoro in Italia? E cosa diventa il diritto del lavoro dopo un lungo ventennio di “riforme”, che lo hanno reso precario e flessibile, senza offrire adeguate garanzie e tutele sociali? Cosa significa «lavoro» nella fine della società salariale e con l’avvento delle nuove tecnologie? E al tempo del Jobs Act?
Colpisce immediatamente il titolo che associa “Libertà e lavoro”, due esigenze, due diritti che sono associati in maniera esplicita in modo da far intendere immediatamente che sono inscindibili. Non c’è lavoro senza libertà, non c’è libertà senza lavoro, non solo perché mancherebbe ogni autonomia esistenziale, ma perché mancherebbero tutte le condizioni di dignità umana che impediscono ricatti e sudditanze. E’ un binomio che presidia la democrazia dagli attacchi a cui viene sottoposta.
Come si è trasformato in Italia quel «diritto del lavoro» o «al lavoro» negli ultimi trent’anni di flessibilità o meglio di precarietà, senza diritti e garanzie?1maggio15 isolaliri 350 260
Gli autori vogliono «Con questo volume ... rompere l’incantesimo che blocca questo Paese in una lotta ideologica intorno al lavoro, tra garantiti e non garantiti, giovani e anziani, casta e rottamatori, dipendenti e autonomi"». C' è un "diamante spezzato" (il lavoro frantumato) come rivalorizzarlo?
Si parte da quelle figure del «lavoro indipendente», di free lance, partite Iva, ancora escluse dai diritti sociali, per affermare un sistema di Welfare universale, che garantisca il benessere collettivo e tuteli la persona lungo tutto l’arco della vita. Un’esigenza che oggi sembra raccolta anche dalla proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil, discussa con tutti gli iscritti in migliaia di assemblee.
Il libro si occupa anche di come affrontare le circostanze che si determinano anche in assenza temporanea di un lavoro. Si delinea così «una nuova idea di società e di cittadinanza che viene proposta all’attenzione delle nuove e vecchie generazioni, di politici, sindacalisti, amministratori, insegnanti, attivisti della società civile, studiosi della materia o semplici cittadini che vogliano riappropriarsi del proprio diritto al presente e al futuro di una vita degna e felice».
Senza voler fare una cronaca dell’incontro che non è compito di questa nota si sceglie di porre alcune questioni che il dibattito ha portato alla luce.

Alcune questioni che il dibattito ha portato alla luce

1 - In questo 2016 appare incontestabile che è doveroso avviare lavoro e creare, avendo chiaro che per prima cosa il lavoro è ineliminabile, come pure i rapporti di lavoro. L’esistenza delle nuove tecnologie non elimina il lavoro lo cambia e ne cambia la qualità. Chi sostiene che le novità tecnologiche postulerebbero l’inutilità dell’articolo uno della Costituzione fa un grosso sbaglio di valutazione nella migliore delle ipotesi e nella peggiore porta acqua al mulino di chi vuole appropriarsi del lavoro altrui per trarne il proprio profitto. La nuova idea di società di cui si parla nel libro richiede di eliminare gli egoismi di accumulazione e di appropriazione in primo luogo del lavoro. Il lavoro muove la storia. C'è qualcuno in mezzo a noi che sa immaginare una vita sociale organizzata senza lavoro e senza persone che lavorano?
2 – Oggi bisogna saper trovare occasioni immediate di occupazione e di presenza nello scenario economico della società anche con iniziative individuali o di piccoli gruppi. In ogni caso avendo chiaro che la cosiddetta “imprenditoria di massa” o se si preferisce il “capitalismo di massa” nono esistono. Sono formulazioni mistificatorie. E alla lunga cosa producono?
Sono forme nuove il lavoro subalterno. A chi? A chi detiene le finanze, a chi detiene i brevetti, a chi possiede le materie prime ecc., questi si che hanno un mercato globale mondiale e quindi una platea grandissima di mercato acquirente, ma gli altri la stragrande maggioranza che mercato ha? di quartiere? di vicolo? non solo, ma soprattutto è senza tutele perché senza diritti.
Questa è la rivoluzione del capitale finanziario. Solo benefici senza obblighi verso nessuno.
3 - In questa situazione si postula la necessità di strumenti di sopravvivenza.disoccupati in più 350 260
Basta pensare che la disoccupazione nel 2015, colpiva 197 milioni di persone al mondo, quasi un milione in più rispetto all'anno precedente e 27 milioni in più rispetto al periodo prima della crisi. Lo afferma l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) in un rapporto pubblicato a Ginevra. Secondo le ultime proiezioni di crescita - aggiunge - il numero di disoccupati nel mondo dovrebbe inoltre aumentare di quasi 2,3 milioni nel 2016. E questo mare di disagio socile come si affronta con le Start-Up? Totò avrebbe detto “ma mi faccia il piacere”!
Nel mondo c’è sempre meno lavoro. E la disoccupazione aumenta nei Paesi emergenti e in via di sviluppo, in particolare in Brasile, in Cina e nei paesi produttori di petrolio, afferma l'Ilo. Siamo, dunque, in presenza di una “disoccupazione strutturale”. Che significa? Gli esperti, che spesso non danno il numero delle persone senza lavoro, ma solo percentuali di disoccupazione in funzione del tasso di crescita del PIL (legge di Okun) la definiscono così: «La disoccupazione strutturale è la mancanza di un impiego legata all'assenza di corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro. Si verifica quando il mercato del lavoro non riesce a fornire un lavoro a tutti i potenziali candidati in quanto non c'è un accordo fra le competenze e le conoscenze richieste e quelle possedute da chi vuole lavorare».
Qui c’è un elemento di gerarchia del comando, per la serie “vai scuola, studia poi io ti uso come mi servi”. Altro che libertà di scelta nel costruire il proprio futuro! Caro mio sei libero solo di competere per conquistarti un posto disponibile e se non ci riesci ingrossa l’esercito dei disoccupati.

L'oceano dei senza lavoro

La disoccupazione non cessa di aumentare in tutti i paesi d'Europa. Secondo Eurostat, ufficialmente sono ormai più di 26 milioni gli uomini e le donne disoccupati nell'Unione europea, di cui 19 milioni nella sola zona euro. Rispetto a un anno prima, il numero dei disoccupati nei 27 paesi Ue è aumentato di 1,8 milioni. I tassi di disoccupazione più bassi sono stati registrati in Austria (4,8%), Germania (5,4%), Lussemburgo (5,5%) e Paesi Bassi (6, 2%). I più alti in Grecia (26,4%), Spagna (26,3%) e Portogallo (17,5%). La Francia raggiunge il suo massimo storico, 10,8%, mentre l'Italia si attesta ufficialmente al 11,6%.
Perché diciamo "ufficialmente"? Perché altri dati pubblicati in questi giorni sempre da Eurostat mostrano chiaramente quanto i sindacati vanno dicendo da anni, ossia che le cifre ufficiali nazionali lasciano in ombra una grossa fetta della disoccupazione.
8,8 milioni di persone, infatti, vorrebbero e sarebbero disposte a lavorare, ma hanno smesso di cercare un'occupazione poiché scoraggiate dalle difficili prospettive del mercato del lavoro. Altri 9,2 milioni sono occupati part-time e vorrebbero invece lavorare a tempo pieno (600mila in Italia). In totale fa 18 milioni di "sottoccupati".
Dall'inizio della crisi economica, il numero dei disoccupati che hanno smesso di cercare lavoro è cresciuto costantemente (7,3 milioni nel 2008, 8,8 nel 2012), così come è cresciuta la percentuale di lavoratori part-time che vogliono lavorare di più (18,5% del 2008, 21,4 % nel 2012).disoccupazione precariato 350 260
Questa è la realtà che allarma Papa Francesco e denuncia nei sui messaggi e nella “Laudato SI” non è l’enciclica dell’ambiente, come molta stampa ossequiente al potere ha cercato di descrivere, ma quella per una nuova società basata sul lavoro alle persone e sulla dignità delle persone.
In questa situazione è assolutamente necessario uno strumento sociale di sopravvivenza che risponda a due obiettivi precisi e irrinunciabili: 1 - Consentire a chi cerca un lavoro di sopravvivere insieme alla sua famiglia rispettando tutti gli obblighi che questa condizione comporta (art 3 della Costituzione); 2 – impedire di cadere nel ricatto di un posto di lavoro purchessia, svalorizzato e senza diritti.
E? qui che nasce l’esigenza di un provvedimento d’emergenza diffuso in gran parte del mondo, diversificato nelle normative, non sempre centrato su tutti e due gli obiettivi, ma in ogni caso utile a fronteggiare i momenti più difficili. Anche in Italia sotto la spinta di movimenti ed i proposte che giungono da più parti come il M5S e “Possibile” ci si cimenta con realizzazione di provvedimenti legislativi per lo più regionali, diversi fra loro per colpa di un governo, come quello di Matteo Renzi, che rifiuta finanche una discussione su un provvedimento legislativo nazionale che potrebbe almeno fare da legge quadro per misure regionali. Questa mancanza è un regalo a chi vuole disporre di un esercito di disoccupati al “miglio prezzo d’assunzione”
Fra le regioni più ostili ad adottare una legge di “Reddito di Dignità” c’è la Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti nonostante i 350-380.000 disoccupati presenti sul territorio di questa regione. Nel suo partito ci sono Presidenti di Regione che hanno agito diversamente.

Il Reddito di Dignità

Michele Emiliano che non è certo un rivoluzionario, in Puglia ha dimostrato di non essere insensibile al problema e ha dati una risposta. E’ la migliore? Forse no. Ma è una risposta all’emergenza e così l’ha definita: «Il Reddito di Dignità non è una misura assistenziale o una forma di beneficenza. È un patto che coinvolge tutto il nucleo familiare, in cui si mette a disposizione il proprio tempo per svolgere un’attività concreta, che sia di formazione, di riqualificazione professionale o la disponibilità a svolgere mansioni di utilità sociale.»

Perché è impossibile nel Lazio una simile sensibilità? Qualcuno dice che sono illusi, sognatori o addirittura pazzi quelli che si battono per queste misure. Dice sciocchezze o è uno schierato su misure antipopolari?
Ricordiamo che il Lazio è stata una regione che per prima, nel 2009, ha avuto un provvedimento per fronteggiare l’emergenza disoccupazione (fu ispirata dall’assessore FilibeStriscioni di lotta dei disoccupati 350 260rto Zaratti con l'apporto dei sindacati dei lavoratori). Molti esperti dicono che la 4/2009 fosse una buona legge anche migliore di alcune approvate di recente, ma non fu più rifinanziata e molti amministratori comunali la rimpiangono.
Ad oggi la situazione non è messa bene e richiede lotta politica. Fino ad ora si è perso tempo fra bugie e finte ammissioni, 4/2009 no – 4/2009 si. Stiamo scrivendo una nuova legge, si, ma no. Si ripete la “favola” di Amazon che viene in provincia di Frosinone. Fronteggiare le emergenze dopo che sono esplose con promesse menzognere.
Le chiacchiere stanno a zero: o c’è la volontà politica o non c’è! Ora anche i sindaci della Provincia di Frosinone e gli amministratori provinciali chiedono un simile provvedimento d’emergenza con un documento indirizzato a Zingaretti e glielo porteranno ufficialmente con la fascia.
Diranno ancora che non ci sono i soldi? Come si potrà finanziare? Prendano esempio da quella pugliese che deve fronteggiare l’esigenza di 320000 quasi come il Lazio che ne qualche migliao in più e lo fa ricorrendo a 3 filoni di finanziamento: il bilancio regionale, quello nazionale dal fondo del contrasto alla povertà, e il fondo sociale europeo.
La Vertenza Frusinate per prima ha avanzato la richiesta di un Reddito per la sopravvivenza sin dal maggio 2015 e oggi ha la conferma di quanto giusta sia la sua lotta e anche quanto sia moderna la sua lotta che è un esempio di presenza dei territori che no ci stanno ad accettare passivamente soluzioni calate dall’alto.

 

 * Giuseppe Allegri
Giuseppe Allegri, ricercatore, consulente e docente in scienze politiche, sociali e giuridiche, collabora con istituti di ricerca e formazione, riviste e periodici. Scrive per «il manifesto» ed è uno degli animatori del blogwww.furiacervelli.blogspot.it. Tra le sue ultime pubblicazioni: con Roberto Ciccarelli La furia dei cervelli (manifestolibri, 2011) e Il quinto stato (Ponte alle Grazie, 2013).

 * Giuseppe Bronzini
Giuseppe Bronzini, è magistrato e consigliere presso la Corte di Cassazione. Giuslavorista, studioso dei diritti fondamentali tra contesto statale e continentale, autore di saggi, studi e ricerche, collabora con periodici e riviste. Tra le sue pubblicazioni, Reddito di cittadinanza(Edizioni Gruppo Abele, 2011).

Leggi tutto...

La Costituzione di Renzi: meno diritti e meno libertà

art3 350 260di Paolo Ciofi - Sentite questa. È la scoperta epocale di Ezio Mauro direttore di Repubblica. Secondo lui, da come si comporterà un plurindigato ex spicciafaccende del Cavaliere dipenderà il profilo del Pd, addirittura «cosa sarà la nuova sinistra nel nuovo secolo». Né più né meno questo sarebbe il tema al centro della politica italiana, «Verdini permettendo».

È la solita visione della politica politicante (e dichiarante), in questo caso spinta al limite del grottesco, tutta concentrata sulle manovre di palazzo. Lontana mille miglia dai contenuti, dai mille problemi che travagliano la vita quotidiana delle donne e degli uomini in carne e ossa.

In compenso Mauro affibbia a Renzi la patente di leader indiscusso del partito della nazione, che deve decidere se impiantare il Pd nel territorio del centrosinistra o farne un partito pigliatutto. Ma evita di mettere le mani nell’acqua sporca dei provvedimenti sociali e istituzionali del governo, mentre Verdini dà più di una mano e rivendica il ruolo di picconatore (renziano) della Costituzione.

La belletristica del direttore non pulisce però l’acqua sporca. Andiamo allora alla sostanza. La controriforma costituzionale del Senato, accettata dalla minoranza Pd in cambio di un piatto di lenticchie che non ne cambia la natura, e la legge elettorale («ottima» secondo lo statista di Rignano), che trasforma una assoluta minoranza di voti in una maggioranza assoluta di seggi, pongono una questione di fondo. Perlopiù trascurata anche da chi generosamente si batte in difesa della Costituzione.

Come è possibile garantire i diritti costituzionali, in particolare i diritti sociali sanciti nel titolo III dagli articoli 35-47, se i titolari di tali diritti, i lavoratori e le lavoratrici nel nuovo secolo, sono sopraffatti ed esclusi, senza rappresentanza e senza rappresentazione culturale e mediatica? Lasciate perdere Verdini, esperto cacciatore di soldi, di posti e di prebende: questo è il tema centrale della politica e della democrazia. A cui però Renzi, imprigionato nel blairismo, una delle cause scatenanti della crisi, non dà, e non può dare, una risposta.

Se, come ha annotato più obiettivamente Scalfari, «il rischio è di diventare una democrazia che interessa il 30-40 per cento» degli italiani, allora bisogna ammettere che di fatto viene cancellato l’articolo 3 della Costituzione anche se formalmente resta in vita. È infatti evidente che in tali condizioni non si può neanche immaginare «l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese», rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale che lo impediscono.

Si discute di “riforma” del Senato e di legge elettorale. Di fatto si sta abbattendo il pilastro fondamentale su cui si regge l’intero impianto costituzionale. Più che un governo delle élites si delinea un’oligarchia capitalistica di nuovo conio, che trae vigore dal fallimento senza rimpianti delle vecchie classi dirigenti. Ma non si può ignorare – una sinistra degna di questo nome non può ignorare – che riconoscendo nel lavoro il fondamento della Repubblica la Costituzione pone un limite alla proprietà, sottoposta al vincolo della «funzione sociale» e della «utilità generale».

Senza di che non avrebbe senso l’affermazione secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo tale diritto» (Art. 4). Nella nostra Costituzione è il lavoro il fondamento che tiene insieme i principi di libertà e di uguaglianza ridisegnandoli in termini moderni, e i diritti che ne derivano. Non il capitale. La conseguenza, come ormai dovrebbe essere di pubblico dominio, è che se stai dalla parte del capitale i diritti di libertà e di uguaglianza si indeboliscono e vengono attaccati. È precisamente questa la fase che stiamo vivendo, come già è capitato in altri momenti della nostra storia.

Dove è finito il diritto «a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro» sufficiente ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa», insieme al diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite? (Art.36). E il diritto alla parità di retribuzione per pari lavoro tra uomini e donne? (Art. 37). E quello alla pensione e all’assistenza sociale? (Art. 38). In discussione sono anche la tutela della salute «come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività» (Art. 32), il diritto per «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi» «di raggiungere i gradi più alti degli studi» (Art. 34), lo sviluppo della cultura e della ricerca, nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (Art. 9).

Da qui, dalla lotta per l’applicazione dei diritti sociali costituzionalmente garantiti, che delineano una civiltà più avanzata, occorre muovere per la costruzione di una formazione politica con caratteristiche popolari e di massa, che faccia asse sul lavoro nelle sue diverse forme, oggi retrocesso da diritto a pura merce nella piena disponibilità del capitale. Su questo metro si misura la capacità della sinistra di porsi all’altezza dei tempi nella dimensione europea e mondiale, in quanto portatrice di solidarietà e di unità delle persone che per vivere devono lavorare, oggi divise e in lotta tra loro. Tutto il resto è una favola, la narrazione fantastica di una sinistra che non esiste.

D’altra parte, il referendum confermativo della controriforma costituzionale, che vedrà solidamente affratellati Renzi e Verdini nel ruolo di ammazzasette della casta, si potrà vincere sventando un’operazione conservatrice e reazionaria di portata storica solo se si riuscirà a rendere chiaro agli italiani che la vera posta in gioco non è un arzigogolo istituzionale molto lontano dalla nostra vita, ma ben altro. Sono i nostri diritti, la nostra possibilità di avere un ruolo nelle scelte dell’Italia e dell’Europa, la qualità del nostro presente e del nostro futuro, l’avvenire dei nostri figli e nipoti. Il referendum sarà davvero un passaggio decisivo per tutti noi. E sin da ora è necessario cominciare a lavorarci.
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

Si scrive “Buona scuola” ma si legge “meno diritti e libertà”

rabbiadi Valerio Ascenzi - Si scrive “Buona scuola” ma si legge “meno diritti e libertà”. Gli esponenti del Pd andranno in giro ad ogni incontro/dibattito, ad ogni festa dell’Unità (osano ancora chiamarla così), per spiegare il loro punto di vista, sui vantaggi (quali?) che questa riforma (che tale non è) porterà alla scuola pubblica. Purtroppo molti di loro non sanno neanche di che parlano e ripetono a pappagallo i concetti delle slides proposte nei “seminari” di Renzi su “come spiegare la buona scuola”. Se conoscessero il mondo della scuola e se avessero letto cosa hanno votato, comprenderebbero il caos che stanno per generare nell’unico ambito in cui ancora si respirava un po’ di democrazia. Ma qualcosa si muove: la Consulta della Corte Costituzionale intanto ha bocciato l’esclusione dei sindacati dalle materie contrattuali, puntando il dito sul governo Renzi, che per questo aspetto è in netta continuità con i governi Berlusconi che lo hanno preceduto.

Non è una riforma. Una riforma che possa esser definita tale, prende le menti migliori della società, le mette intorno ad un tavolo dando loro il compito di analizzare a fondo la società stessa e buttar giù un progetto per il futuro: ci si aspetta quindi che queste menti (non qualunque, ma menti geniali) si chiedano cioè che cosa vogliono per il Paese da qui a vent’anni (obiettivi da raggiungere) attraverso la cultura e l’istruzione. Il tutto, possibilmente rispettando le regole. Quali? In primis la Costituzione della Repubblica Italiana. Se pensiamo al concetto di riforma, l’unica vera riforma della scuola è la Riforma Gentile. Per questa che continuano a spacciare come riforma, non abbiamo visto impegnare menti del calibro di Umberto Eco o Tullio De Mauro, o esponenti del monto scientifico come Umberto Veronesi, o pedagogisti e filosofi italiani viventi. No, a metter le mani sulla scuola sono un ministro (docente universitario che è stato rettore dell’Università di Perugia – nomina sicuramente politica), un sottosegretario che per laurearsi è rimasto decenni fuoricorso (mica per motivi di lavoro) e uomini e donne che non hanno mai solcato la porta di una segreteria didattica di una scuola. Il tutto col benestare di una minima percentuale, su se nazionale, di docenti che sperano di divenire così protagonisti della scuola clientelare che ci si appresta a realizzare, e dell’opinione pubblica che di opinione propria non ha nulla, ma che si allinea al pensiero unico dei media del potere.

Il governo Renzi, in controtendenza con il programma di Bersani (ricordiamoci che Renzi governa con i voti del Pd presi da Bersani!) sta mettendo le mani dove non dovrebbe, non tanto perché non si deve riformare il sistema di istruzione, ma per un fatto ancor più semplice: noi non daremmo mai la nostra vita in mano ad un avvocato, ma ad un medico (e bravo!), perché in fatto di salute l’avvocato è incompetente. I fatti finora dimostrano che l’incapacità di questo governo, su diverse materie, tra cui anche la scuola, è tangibile quanto l’incapacità dei governi Berlusconi che lo hanno preceduto. Il modello da seguire è quello di Marchionne: l’idea di presentare ai dipendenti una contrattazione stabilita unilateralmente, senza contrattare, senza una controparte.
L’attacco è a quegli organismi che tutelano i lavoratori. Anni e anni di bombardamenti mediatici che hanno portato alla luce solo qualche aspetto negativo dell’attività sindacale a vari livelli (purtroppo ci sono anche quelli) ma tutto ciò che c’è di positivo ovviamente non fa gioco al governo, che rincorre una logica neo liberista, di destra. I media italiani non parlano mai del lavoro svolto dai sindacalisti che si battono per la tutela dei lavoratori. In ogni gruppo, c’è sempre qualcuno che può commettere errori, ma generalizzare è un male e quando lo faceva Berlusconi era il male assoluto, oggi, nella mente dei più democristiani del PD il male assoluto è “il sindacato”, solo quando va contro il pensiero del politicuccio di turno.

Non è una riforma. È invasione delle prerogative negoziali. Il Governo vuole asfaltare i sindacati e lo ha dichiarato più volte, anche parlando di qualcosa come “il sindacato unico” (dopo il pensiero unico, verrà il partito unico e chissà che altro). Calpestare il contratto collettivo nazionale di una categoria è il mezzo per mettere in difficoltà i sindacati, ma si ritorce contro i lavoratori. L’articolo 97 della Costituzione spiega che il contratto è lo strumento scelto dal legislatore per attuare il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica amministrazione. La chiamata diretta degli insegnanti da parte dei Presidi è anch’essa incostituzionale, lede le norme contrattuali e produrrà ricadute negative per la qualità della vita dei lavoratori, per la mobilità territoriale e professionale (i trasferimenti saranno impediti o impossibili): chi vorrà spostare la propria sede di lavoro, per qualsiasi tipo di esigenza (famiglia, malattia, malattia di un parente) anche se già di ruolo da anni, lo potrà fare solo chiedendo di entrare in un altro albo territoriale (per cambiare provincia o territorio). Si dovrà collocare nell’albo territoriale anche solo se vorrà cambiare scuola nello stesso territorio. Ogni docente sarà titolare non più nella sua scuola, ma in un ambito territoriale. È follia: un insegnane sarà di ruolo non più in un ambito regionale, non provinciale ma sub-provinciale.

Saranno i presidi a chiamare i docenti per coprire i posti disponibili, quelli vacanti. L’incarico si perfezionerà con l’accettazione da parte dei docenti stessi, che potrebbero anche rifiutare la chiamata. Ora, sarà difficilissimo capire quali sono i docenti migliori, ma mettiamo caso per assurdo che si possa trovare un metro di giudizio - oppure si definiscano migliori quelli con più titoli (attenzione molti titoli, nel corso di questi anni sono stati letteralmente comprati dai docenti) - cosa accadrà se i docenti “migliori” eviteranno le scuole più disagiate? Ci hanno pensato Giannini e company: la legge che ha posto già la soluzione (la peggiore!): verranno assegnati d’ufficio alle scuola rimaste disponibili dall’Ufficio Scolastico Regionale. Una modalità che modificherà, senza contrattazione ovviamente, radicalmente le procedure di mobilità, che fino ad oggi sono state regolate da criteri oggettivi, mentre domani... chissà. Il dubbio, forte, è che non ci saranno insegnanti più bravi, ma considerata la diffusa amoralità di questo Paese, ad ogni livello, ci saranno amici e amici degli amici. Così la scuola perderà anche l’ultimo sprazzo di meritocrazia e democrazia divenendo clientelare come alcuni ambienti universitari. Il tentativo è quello di portarci in dietro di oltre trent’anni: ci sono voluti ben più di tre decenni per mettere a punto un corpus di regole democratiche contrattuali, uguali per tutti. Un colpo di mano e la scuola non le ha più.

Ma legge fatta in fretta e con molto pressapochismo – chi l’ha scritta non sa nulla di scuola, chi l’ha votata neanche l’ha letta – crea un vuoto normativo su molti quesiti. Non ci si esprime sul personale che gode di tutele di legge (come la 104/92). Non si dice nulla sulle modalità con cui verranno individuati i perdenti posto. Li individuerà il preside? Perché fino a ieri c’era una graduatoria di merito. Ci penserà l’ufficio scolastico regionale? Con quali criteri? Come già espresso: con questa legge, si rischia che la mobilità del personale divenga discrezionale e clientelare, perché fatta senza regole condivise che solo un contratto può garantire. Si prevedono caos e ricorsi ogni dieci minuti e scuole invase dagli avvocati. Questo è quel che accade quando si mette un’arma in mano ad un bambino. E c’è chi ha il coraggio, tra le file degli irriducibili del Pd, di dire: “è importante far qualcosa”, oppure “purché qualcosa si muova”. Detto senza mezzi termini: quando si toccano direttamente ambiti come sanità, scuola, lavoro, leggi elettorali... non si può fare semplicemente qualcosa, ma si deve farla bene, altrimenti è meglio non far nulla. Ergo: meglio Berlusconi quando su determinate questioni non ha mosso un dito, almeno non ha fatto danni ulteriori.

Con la chiamata diretta dei presidi, con i pieni poteri a questi ultimi, la nuova legge sta decisamente fuori dal binario costituzionale. Si avvia così un meccanismo che condizionerà la libertà di insegnamento (sancita dalla costituzione) dei docenti. L’art. 97 della Costituzione, esige che la pubblica amministrazione agisca secondo il principio del buon andamento e secondo il criterio di imparzialità.
Ulteriore violazione all’art. 3 della costituzione in cui sono contenuti i principi di inclusività e pari opportunità: i docenti “bravi” (secondo quale criterio) potendo scegliere, opteranno per le scuole ritenute “migliori”, non certo per scuole di quartieri come Torre Angela a Roma, con utenze selezionate e non “difficili” come quelle dei quartieri periferici, lasciando così ai docenti che non potranno scegliere le scuole delle periferie (che verranno assegnate loro dagli uffici scolastici). Aumenterà inoltre il divario già esistente tra le istituzioni scolastiche del nord e del sud del Paese (divario dovuto soprattutto ad una cattiva comunicazione massmediale), perché automaticamente le scuole del sud saranno classificate automaticamente come “non buone”.

Ma qualcosa contro questo becero ddl si muove. La Consulta della Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il blocco dei contratti per i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Un colpo per il Governo Renzi che si è mosso in linea di continuità con le idee di Berlusconi (supportato da Sacconi, Tremonti, Brunetta, Gelmini). Incostituzionale è il rapporto che il governo continua ad avere con i sindacati, perché se la libertà di associarsi dei lavoratori è sancita dalla Costituzione (art. 39) questa libertà ha senso se poi le associazioni mantengono il ruolo di interlocutore con il datore di lavoro – in questo caso il governo – sulle scelte che attengono alla disciplina economica e normativa del rapporto di lavoro, ovvero sul contratto. Ruolo che nessun governo può permettersi di azzerare. Né Berlusconi, né Renzi. Questo sentenza è il primo passo, una piccola battaglia già vinta, e si affianca alle altre azioni di lotta che i sindacati di categoria stanno mettendo a punto per evitare l’applicazione dei punti di questa legge che limitano le libertà dei lavoratori docenti. Però, sa da una parte il blocco degli stipendi è illegittimo, dall’altra l’Avvocatura dello Stato una pezza ai risvolti economici di questa sentenza, rendendola inattiva per il passato, in particolare per il periodo 2010-2015. Se fosse stata retroattiva avrebbe mandato in tilt i conti pubblici.

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici