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"Dritto al cuore"

luca di bartolomei 350 mindi Diego Protani - Si svolgerà Lunedì 4 Novembre alle ore 9 presso l'aula magna Francesco Alviti del Liceo di Ceccano l'atteso evento con Luca di Bartolomei autore del libro "Dritto al cuore".

Il tema è molto attuale: Più armi uguale più sicurezza. Un'equazione trasformata in slogan, una convinzione che ha spinto il 40 per cento degli italiani ad affermare che si sentirebbe più sicuro con una pistola in casa. Più armi uguale più femminicidi.

Ecco un'altra equazione, ma questo non è uno slogan, è la semplice constatazione di una tragica realtà. Una pistola è costruita per sparare, per ferire o uccidere. O anche per uccidersi.

Luca Di Bartolomei, figlio di Agostino, famoso calciatore che venticinque anni fa si suicidò con una Smith & Wesson 38 acquistata credendo di proteggere la sua famiglia, in questo libro affronta con lucidità un tema che la cronaca ci ripropone ogni giorno. Unendo vicende e racconti personali a dati e studi comparati sull'argomento, in una narrazione calda e partecipata, ma anche inattaccabile ed essenziale, ci invita a riflettere. Rendere più permissiva la legge sulla legittima difesa rischia di alimentare una giustizia fai da te, favorendo la comparsa di tanti Rambo pronti a sparare alla prima occasione. E soprattutto nasconde la preoccupante perdita di fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato quale garante e custode della nostra sicurezza.

Luca Di Bartolomei dimostra in queste sue pagine come la realtà sia spesso molto diversa da come la percepiamo, anche sull'onda di quello che i media ci propongono. Dobbiamo invece capire le nostre vere paure e smascherare l'inganno che ci spinge a dare una risposta sbagliata a un problema reale.

 

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Ho cercato il mio destino

de paulis libro 350 minHo cercato il mio destino Un libro di Fabio de Paulis
Editore: LFA PUBLISHER

Sinossi: Emma giovane e bellissima insegnante di famiglia borghese in un’Italia senza scuola di un meridione in grave crisi economica e sociale dopo l’unità, vede partire suo marito come emigrato in America. Afflitta dalla solitudine subisce le lusinghe di un giovane artigiano (calzolaio) che le farà scoprire le emozioni dell’amore vero. Nasce una intensa storia clandestina che sfocerà in una gravidanza inattesa. Ma anche il suo giovane amante sarà costretto ad emigrare in Argentina e lasciata sola, dovrà affrontare la riprovazione sociale per aver scelto una vita oltre le convenzioni del tempo come adultera e per di più incinta. Una zingara le racconterà un futuro nefasto da cui riuscirà a venirne fuori provocandole maggiori struggimenti interiori. Costretta ad affrontare da sola un parto improvviso, perde il bambino appena nato e accusata di infanticidio, dovrà affrontare un processo per dimostrare la sua innocenza.

Fabio De Paulis, nasce a Napoli dove vive, e prevalentemente esercita la professione forense, patrocinante in cassazione e magistrature superiori. Facente parte della Procura Federale della Federazione Italiana Gioco Calcio, con passione svolge gli incarichi affidati nel mondo del calcio. Sposato con Elvira, ha due figlie: Daria e Giada. "Ho cercato il mio destino" è il suo primo romanzo dopo aver pubblicato nel 2013 uno scritto sul processo a Gesù, intitolato: "Gesù di Nazareth Re dei Giudei" pubblicato da Scrivonapoli, giornale cittadino col quale collabora come opinionista.

Intervista:

Dott. de Paulis, da dove nasce l’esigenza di questo volume?

Ho sempre paragonato, in cuor mio, l’esigenza o il bisogno che dir si voglia, di scrivere un libro come l’atto del concepimento. C’è un momento in cui prende vita nella mente di chi scrive, dopo di che quel barlume di esistenza prende man mano corpo, accrescendosi con premura fino a vedere la luce. In questo caso l’esigenza deriva dalla voglia di conferire al genere femminile quella forza necessaria per riscattarsi dalle convenzioni sociali. Un atto dovuto alle mie figlie.

Quali sono le attese per questo lavoro?

Come dicevo, si scrive per passione, quindi non ci sono particolari aspettative se non quelle di assecondare il proprio desiderio di raccontare. Piuttosto, dopo la pubblicazione e i commenti, a dire il vero molto lusinghieri di chi lo ha già letto, c’è il timore di deludere le aspettative di chi ancora dovrà leggerlo.

Potrebbe elencare tre aggettivi per descrivere il romanzo?

Innanzitutto vero: perché descrive una vicenda realmente accaduta. Coinvolgente, per la grinta e la determinazione della protagonista. Accattivante.

Come è nata la sua vena artistica?

In verità non credo di possederla, però mi piace scrivere ed è un esercizio che mi tiene compagnia, una vera e propria evasione, come chi ha la fortuna di saper suonare o dipingere. Raccontare in maniera romanzata vicende reali o di mera fantasia assume la forma di arte solo se viene riconosciuta dai più come tale. Altrimenti sono solo tentativi.

Quali sono i suoi autori preferiti? E a chi si è ispirato?

Gabriel Garcia Marquez rimane il mio punto di riferimento astrale. Irraggiungibile, emozionante in ogni pagina, inimitabile. Ma non posso ispirarmi al suo modo di scrivere e al suo mondo. Leggo con piacere Baricco, Erri De Luca tra quelli partenopei è l’autore che preferisco.

Napoli ha da sempre avuto una grande cultura, fin dall’antichità. Quali sono i personaggi che ama di più.

Sarebbe fin troppo semplice rispondere Eduardo De Filippo, i cui modi di esprimersi ancora oggi caratterizzano molti tratti dell’essere partenopeo. Ma è talmente lungo l’elenco in tutte le discipline che si finirebbe per fare comunque un torto a qualcuno. Se dico Totò o Massimo Troisi per il cinema, non posso non ricordare per la Musica Pino Daniele ma anche Alessandro Scarlatti. Grandi pittori come Salvator Rosa, Gemito e Fontana; Filosofi come Vico e Croce; Matilde Serao ed Elena Ferrante (?) tra le scrittrici; Enrico Caruso. Scienziati come Caccioppoli o il Vanvitelli architetto. Solo la nazione napoletana può vantare così tanti nomi di prestigio disseminati nei secoli.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Continuare a cercare vicende umane da raccontare.

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La figlia del mercante di seta

FrenchIndochinaCentPiastres 350 mindi Giulia Bragalone* - «Al tempio c'è una poesia intitolata "la mancanza", incisa nella pietra. Ci sono tre parole, ma il poeta le ha cancellate. Non si può leggere la mancanza: solo avvertirla.»

- "Memorie di una geisha" - Sayuri Nitta
“La figlia del mercante di seta” (Newton Compton, 2017, titolo originale The Silk Merchant’s Daughter, traduzione di Valentina Francese) è un romanzo dell’autrice Dinah Jefferies, nata a Malacca in Malesia, trasferitasi poi in Inghilterra all’età di otto anni, dove ha insegnato studi teatrali e inglese. E' una storia che colpisce non solo per il periodo storico che viene narrato, colpiscono molto anche le caratteristiche dei personaggi, come sia forti e deboli al tempo stesso. Nicole, la protagonista della storia, è una donna forte e combattiva per metà francese per metà vietnamita affronta le difficoltà della vita sempre a testa alta, è cresciuta senza madre e non si è mai veramente sentita accettata dalla società e dalla sua stessa famiglia per il suo sangue misto e il suo carattere ribelle e libertino sotto alcuni aspetti.

“L’ambientazione e le scene sono fondamentali, non solo perché amo incorniciare la vita nei paesaggi e far viaggiare il lettore in altri tempi e in altri luoghi, ma anche perché il posto stesso ha un impatto enorme sui personaggi.” - Dinah Jefferies
La scrittrice ha iniziato a comporre il suo primo libro durante i cinque anni che ha trascorso in un piccolo villaggio sulle montagne andaluse. Molto brava nel tratteggiare atmosfere esotiche che restituiscono al lettore immagini di luoghi tanto lontani quanto incantevoli, Jeffries torna ad affascinare i lettori dopo il grande successo del romanzo “Il profumo delle foglie di tè” numero 1 in Inghilterra, tradotto in 17 Paesi, in Italia è stato il libro digitale più venduto nel 2016.

“La figlia del mercante di seta” ha come sfondo l’Indocina francese, l’attuale Vietnam, ai tempi del colonialismo. E' una storia che può apparire cruda in alcuni tratti, si finisce con l'immedesimarsi nei mutevoli stati d'animo di Nicole che molto spesso vede soffrire le persone che più ama, i suoi amici, la sua famiglia, l'uomo di cui poi si innamorerà perdutamente (Mark). Sarà un percorso travagliato, non privo di soddisfazioni, un conflitto di identità in cui la nostra protagonista sarà perefiglia mercante seta 250nnemente in contrasto con le sue origini miste. Nicole sceglierà di vivere la sua vita come una donna francese, oppure passerà dalla parte dei Vietminh ritrovando le sue origini perdute dopo un'infanzia e un'adolescenza vissute con lo stile di vita francese? Agli inizi degli anni Cinquanta il Vietnam era prigioniero di una lotta tra la Francia, determinata a mantenere le sue colonie molto redditizie, ricche di materie prime e prodotti agricoli, e i disperati Vietminh che volevano l’indipendenza. La Francia aveva sempre definito la colonizzazione dell’Indocina come una “mission civilisatrice”, una “missione civilizzatrice”, facendo costruire scuole, ospedali e strade, ma il colonialismo, da che mondo è mondo, “è sempre stato una mera questione di profitto”. Inizialmente Nicole trova molta difficoltà nel scegliere quale strada percorrere, si sente divisa fra la sua famiglia e i suoi ideali futuri, ma ben presto le cose cambieranno e lei sarà costretta a scegliere: “Una guerra che quasi l’ha dilaniata, e che, contro ogni previsione, il Vietnam ha vinto”.

Maggio 1952. Hanoi, Indocina francese. Alta, slanciata, Sylvie aveva ereditato il fisico dal padre che era francese, mentre Nicole assomigliava alla madre vietnamita, morta da tempo, ed era fin troppo consapevole della sua pelle ambrata. Il giorno dopo il diciottesimo compleanno di Nicole, il mercante di seta aveva comunicato alle figlie che, a causa di un impegno “confidenziale” preso nei confronti del governo francese, non avrebbe potuto più occuparsi dell’attività commerciale. “Credo che nell’interesse della società solo una di voi debba ricoprire il ruolo di dirigente. Dato che Sylvie è la più grande, ho deciso di lasciare a lei la gestione degli affari, con effetto immediato”. A breve sarebbe stato tutto intestato a Sylvie che secondo loro padre era più portata a gestire i beni della famiglia. Il mercante di seta aveva affidato in gestione a Nicole il piccolo negozio delle sete nel quartiere vietnamita di Hanoi, chiuso ormai da tempo immemorabile.

“Fa’ che quel negozio diventi una miniera d’oro. Poi vedremo che altro sei in grado di fare”. Le aveva detto. Nicole nonostante fosse felice di gestire il negozio, non poté fare a meno di sentirsi amareggiata e delusa dal favoritismo di cui godeva sua sorella. Si domandava come sarebbe stata accolta nel quartiere vietnamita, lei che era considerata una “meticcia”, troppo vietnamita per appartenere pienamente alla Francia, e troppo francese per essere una vietnamita. Prima della guerra tutto ciò non aveva avuto grande importanza ma adesso, con il clima di sospetto in cui vivevano, era diventato molto importante. La figlia del mercante di seta non poteva immaginare che si trovava in un momento cruciale della propria esistenza. “Tua madre era vietnamita. Ma siamo stati noi francesi a rendere il Paese quello che è oggi. Solamente noi. E noi siamo i soli in grado di governarlo in maniera corretta”. Le dicevano.

“Le carezze, le espressioni di amore, sono necessarie alla vita affettiva come le foglie alla vita di un albero. Se sono interamente trattenuti, l'amore morirà alle radici.”

- NATHANIEL HAWTHORNE
Le esperienze vissute da Nicole, l'amore per Mark e la conoscenza di molte verità di cui inizialmente era all'oscuro l'aiuteranno a ritrovare se stessa, non senza sacrifici o sofferenza. Ma è proprio lottando contro tutto e tutti , senza stare da una parte o dall'altra, che si è in grado di riscoprire quella libertà che si credeva perduta per sempre.

 

*Università degli Studi di Roma "La Sapienza"

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Il plurale di poi

poi 350 minLibro: Il plurale di poi

Autore: Maurizio Petraglia

Editore: LFA Publisher

Sinossi: Diego Del Principe, a quarant'anni, potrebbe definirsi un uomo arrivato: ha un incarico di prestigio in una multinazionale, la famiglia ideale, una villa sul lago di Como. Eppure sa di vivere una perfezione solo apparente, nata dalle rinunce, dall'allontanamento dai vecchi amici di sempre, dalla fuga dal vero amore; e, soprattutto, dal ricordo dell'incidente che vent'anni prima gli ha portato via il suo migliore amico.

Intervista:

Come è nata la sua passione per la scrittura? Scrivo da quando ne ho memoria, fin da quando ho imparato a farlo praticamente. Sono un timido fondamentalmente e scrivere è il mio modo di raccontarmi al mondo.

Il plurale di poi è il suo romanzo uscito in ottobre. Cosa ci può dire? Questo mio romanzo, autobiografico, rappresenta principalmente la necessità di raccontare una storia, drammatica per tanti aspetti, ma anche romantica ed emotivamente formativa. È un pezzo della mia vita in cui ho iniziato a conoscere i veri valori della vita, come l’amicizia e l’amore, che rappresentano per me ancora oggi i veri principi a cui poter attingere per vivere intensamente il proprio percorso di vita.

Quali sono le soddisfazioni maggiori che le ha dato questo libro? Innanzitutto il piacere di vedere il proprio romanzo su carta stampata, è una bellissima sensazione, e poi il riconoscimento per un lavoro che è costato tanti sacrifici e spesso ripensamenti (scrivere per farsi leggere rappresenta un banco di prova importante) che hanno mi dato una indispensabile iniezione di fiducia. Sono felice però di aver trovato il coraggio di raccontare questa storia. Per quanto mi riguarda raccontare il dolore rimane l’unico modo per esorcizzarlo, per combattere cioè quella sensazione di impotenza che ci inchioda quando la vita ti mette duramente alla prova.

Sta pensando a un futuro in cui la scrittura diventerà sempre più importante per lei? R: è un sogno che coltivo da ragazzo. Quello di trasformare la mia passione nel mio lavoro. Sarebbe magnifico continuare a scrivere e farne la mia professione.

Se le chiedessi di parlare di cosa prova quando scrive, cosa potrebbe rispondere? Quando scrivo sono in un altro mondo, quello che mi appartiene di più, quello in cui forse sono davvero me stesso. Credo che chi scrive lo faccia principalmente per quello; per raccontare chi si è innanzitutto, anche se a volte non si riesca a dire tutto di se stesso. La scrittura ritengo sia una forma d’arte come qualsiasi altra in cui ci si metta a nudo davanti agli altri. Raccontare di se, senza nessuna barriera tra la propria anima e il resto del mondo.

Quali letture giudica fondamentali prima di imbarcarsi nella scrittura? Non esiste , credo, un elenco di libri da cui attingere per trovare la voglia di scrivere. Ogni libro, ogni esperienza letteraria, ogni singola parola, rappresenta un mattone con cui costruire la propria passione. Ognuno di noi ha qualcosa da dire, e ogni storia vale la pena di essere ascoltata. Io ho letto migliaia di libri e ogni racconto mi ha regalato un’ emozione. Leggere è un viaggio ogni volta diverso, nuovo, stimolante, come sedere accanto al comandante di un veliero alla scoperta di nuovi mondi.

 

 

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Il castello di Amanda

castelloAmanda 350 260Libro: Il castello di Amanda

Autrice: Marianna Caponigro

Editore: Lfa Publisher

Riassunto: Amanda è una bambina che, dalla finestra della sua stanza, riesce a vedere un bellissimo castello medievale, ed è a lui che racconta nel buio delle sue notti ansie e vicissitudini, ma anche speranze e sogni. Oltre alle aggressioni del padre, la bambina affronta segretamente un'altra sciagura: le molestie di un pedofilo, che la fanno crollare in una profonda depressione. Ma Amanda non sa che, oltre alla mamma e ai suoi nonni, c'è un'altra persona che segretamente si prende cura di lei.

Intervista all'autrice:

Come nasce la passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura, nasceva ancora prima che imparassi a scrivere e a leggere. Amavo sfogliare libri, annusarne l’odore e cercare di immaginare cosa tante parole potessero raccontare. Trascorrevo le ore ad osservare libri che non avevano neppure un’immagine. La mia passione per la scrittura è direttamente collegata al mio amore per la lettura

Cosa ti ha spinto a scrivere un libro?

“Il castello di Amanda” era un sogno rimasto chiuso a lungo in un cassetto, una sorta di sfida con me stessa. Cominciai a scriverlo quasi per gioco, o probabilmente per ammazzare il tempo, ma all’improvviso la storia prese il sopravvento, e la mia mente continuava ad elaborare frasi anche quando ero impegnata in altre faccende.

Terminarlo, cercando di dare al romanzo un finale adeguato alla gravità delle storie raccontate, diventò la mia priorità.

Come definiresti “il castello di amanda”?

Il castello di Amanda lo definirei un romanzo senza tempo; poiché senza fine sono le piaghe di cui narra, le violenze domestiche e la pedofilia, di cui purtroppo sentiamo spesso parlare; ma lo definirei anche mistico, considerando l’arcana presenza che aleggia nel romanzo.

Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo libro?

Mi piacerebbe che il lettore non solo vedesse la sofferenza di Amanda, ma anche la sua energia nell’affrontare tanta violenza, e il suo bisogno di sognare per sottrarsi alla realtà e cercare di essere più forte dei suoi oppressori.

Credi che il libro sia ancora un mezzo di comunicazione importante?

Credo che nulla potrà mai sostituire il fascino di un libro: sfogliare le sue pagine, leggerne il contenuto, mentre l’odore della carta stampata invade le narici. Sono a parere mio emozioni e sensazioni che nessun computer potrà mai dare.

Quale romanzo ti ha rivoluzionato la vita, facendoti decidere di scrivere a tua volta?

Nel corso degli anni ho letto davvero tanto, ho mischiato i grandi classici ad autori contemporanei e raramente qualche romanzo non mi è piaciuto. Scoperta solo di recente, la mia scrittrice preferita è l’irlandese Lucinda Riley. Mi piacciono molto i suoi racconti, quasi fiabeschi e quel velo di mistero che spira tra le sue pagine.

Ma l’opera che non smetterò mai di leggere e di amare è in assoluto” La divina commedia” che considero il più bel capolavoro di tutti i tempi.

Quale sogno hai nel cassetto e come intendi realizzarlo?

Ho cercato di realizzare tutti i miei sogni, anche se qualcuno non valutato alla perfezione, dopo averlo realizzato, si è trasformato in un incubo. Adesso ho un sogno meno ambizioso da realizzare: lavorare di meno, godermi i miei figli e la mia famiglia e avere più tempo libero da dedicare alla scrittura.

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L'oro nel sangue

Aloi cover 350 mindi Diego Protani - In breve: Paco è un italiano che vive a Canton, in Cina. Da piccolo imprenditore pieno di debiti diventa uno degli uomini più ricchi al mondo grazie a un casuale ritrovamento di un tesoro in lingotti d’oro. Nell’attesa di trovare il modo di lasciare la Cina si trova suo malgrado coinvolto in un intrigo internazionale tra agenti dei servizi segreti di diversi Paesi.

Gian Paolo Aloi è nato a Roma il 13 novembre del 1959 e vive a San Paolo in Brasile, dove svolge l’attività di consulente per aziende. Sposato con 7 figli, laureato in Scienze Politiche, ha prestato servizio nel Sisde (il servizio segreto italiano, oggi AISI) in prima linea nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, nell’Organizzazione delle Nazioni Unite in Somalia e in Kenya, al Ministero della Giustizia a Roma e al Consolato Generale d’Italia a Canton, in Cina.

 

 

 

 

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Come fossi solo

marcomagini autore 350 260 minGulia Bragalone* - “Because of everything that happened I feel terribly sorry, but I could not do anything. When I could do something, I did it.”

“A causa di tutto quello che è successo mi sento terribilmente dispiaciuto, ma non ho potuto fare nulla. Quando potevo fare qualcosa, l'ho fatto. ”

- Dražen Erdemovic

Questa non è solamente la storia di un uomo, ma è la storia di un popolo, di una Nazione. Narra una guerra che ha stravolto completamente le vite di chi l'ha vissuta, narra della caduta di un intero Paese, il cosiddetto "massacro di Srebrenica" che ha assistito ad un vero e proprio sterminio di massa, un genocidio da parte dei serbi verso la popolazione di credo musulmano residente a Srebrenica. Il protagonista di questo romanzo è Dražen Erdemovic ed indossa la terza divisa. Dražen decide di arruolarsi nell'esercito essenzialmente per difendere sua moglie e la loro bambina, ma questa sua scelta finirà con l'influire violentemente nella la sua vita. La guerra non è una tenda sotto cui potersi rifugiare, un campo di battaglia può infuriare da un momento all'altro e prendere il controllo della situazione... esso può trasformarsi in una tomba o in un tumulo se chi ne fa parte gioca le carte sbagliate o, semplicemente, rifiuta un ordine, un comando prestabilito da un proprio superiore.

«L’unica cosa a cui devo pensare è a non tornare a casa in una bara.»

E' una condizione difficile da gestire... soprattutto per un ragazzo che ha poco più di 20 anni. Non c'è spazio per i sentimenti. E' un luogo in cui bisogna metter dCome fossi solo - libroa parte la paura, la compassione, il rimorso, se si vuole tornare a casa con le proprie gambe anziché in una bara. Dražen dovette scendere a compromessi per poter restare in vita, per rivedere ancora, almeno una volta, il volto dei suoi familiari.

"Il pensiero dell'attacco non mi lascia ormai da giorni. Gli uomini cambiano in guerra, si abituano alla presenza della morte, tirano fuori un lato diverso di sé. Cazzate. Non ci si abitua mai al pensiero della morte, non io, non con Sanja e Irina a casa." - Dražen -

Fu l'unico a confessare la sua partecipazione alla strage e ad esser processato ed infine condannato a 10 anni di reclusione (poi ridotti a 5). Affinché i terribili fatti avvenuti in Ex Jugoslavia non vengano dimenticati. Perché dalla storia e dalle vite che in essa hanno lottato e talvolta perito abbiamo sempre molto da imparare. Che di tutti loro rimanga sempre un ricordo... affinché ciò non si ripeta in futuro, perché il passato sa essere un maestro anche se crudele delle volte. A Srebrenica, dal 12 al 16 luglio 1995, vennero uccisi tra gli 8.000 e i 10.000 musulmani bosniaci.

“Irina non ha capito perché sono qui. Lei che si era innamorata di un capellone con la chitarra in mano e lo vede adesso con la terza divisa indosso. In fondo, a chi dovrei fare la guerra, io? Io che dovrei essere considerato un vero jugoslavo, un pezzo quasi unico. Sono nato a pochi chilometri da qui, nella parte a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina da genitori croati. Non che questo facesse una gran differenza per me. La mia generazione non si è mai domandata se la ragazza con la quale uscivamo fosse serba o croata, o se il compagno di squadra fosse musulmano.”

L’autore - Biografia
Marco Magini è nato ad Arezzo nel 1985. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics. Per motivi di studio e di lavoro ha vissuto in Canada, Stati Uniti, Belgio, Turchia, India e Svizzera.

Oggi vive e lavora a Londra dove si occupa di cambiamento climatico ed economia sostenibile. Con Come fossi solo è stato finalista al Premio Calvino 2013, dove ha ricevuto la Menzione d’Onore, finalista al Premio Stega 2014 dove si è classificato terzo nel Premio Strega Giovani, e vincitore del premio “un Romanzo per il cinema”.

Marco Magini è stato scelto con questo romanzo per rappresentare l’Italia al 14esimo Festival del Romanzo d’Esordio a Budapest, al Festival del Primo Romanzo di Kiel e al Festival di Chambery in Francia.

*Studentessa - Università degli Studi di Roma "La Sapienza"

 

 

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'Dal PCI al Pd' di Dario De Lucia

DarioDeLucia 350 260 mindi Valentino Bettinelli - “Dal PCI al Pd”, Dario De Lucia presenta il suo libro a Frosinone. L’iniziativa “Giù dall’albero”, promossa dalla federazione provinciale dei Giovani Democratici, taglia il nastro di partenza ospitando Dario De Lucia e il suo “Dal PCI al PD”. Lo scrittore emiliano è stato accolto da una nutrita cornice di pubblico presso la suggestiva location del Birracolo di Via Firenze a Frosinone.

L’incontro ha permesso ai presenti di affrontare con spirito critico e correttezza storica, l’excursus della sinistra italiana e la relativa declinazione della casa madre del Partito Comunista. L’autore ha avuto modo di arricchire la sua ricerca attraverso l’esperienza personale da consigliere comunale del Comune di Reggio Emilia.
Tanti i temi toccati nel dialogo con De Lucia. Al centro della discussione il ruolo di un partito nell’attuale società civile. A tal proposito, il segretario provinciale GD Alessandro Marino, ha introdotto il tema della partecipazione; ratio dalla quale nasce l’idea della serie di incontri tematici “Giù dall’albero”. Per stessa ammissione del segretario, infatti, “non v’è modo di concretizzare la realtà, se non nella partecipazione”.

Ad avere ampio spazio anche la piazza virtuale dei social network responsabili, secondo l’autore, del “fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, causato dal paradosso delle non verità”. De Lucia afferma che “non può esistere campagna di comunicazione che batta il vecchio legame di vicinanza con l’elettorato”.
A tenere banco nella serata anche lo scarso rapporto tra il Partito Democratico e gli enti intermedi, associazioni di categoria e sindacati ad esempio, un tempo diretti discendenti del partito stesso.

Un dialogo stimolante quello tra i presenti e Dario De Lucia, che ha lasciato soddisfazione negli organizzatori. Gradimento espresso dal segretario regionale GD Luca Fantini che, nel ringraziare l’ospite, ha colto l’occasione per invitare tutti ai prossimi eventi “Giù dall’albero” in programma, i quali verranno annunciati a breve.
Politica, società, lettura e comunicazione. Quattro componenti fondamentali di una società che ha bisogno di riscoprire i propri valori e di una sinistra che ha necessità di una svolta rapida.

 

 

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Tutti i nomi del mondo

Eraldo Affinati 350 mindi Diego Protani - Tutti i nomi del mondo. Autore: Eraldo Affinati. Editore: Mondadori

Sinossi: Fare l'appello delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita, capire in quale senso sono state importanti e perché hanno lasciato un marchio indelebile: l'insegnante protagonista di questo romanzo compie un gesto consapevolmente rischioso che tuttavia lui sente necessario, quasi ineludibile.

Ad accompagnarlo nell'impresa, con l'ingenua volontà di proteggerlo, per fortuna c'è Ottavio, suo ex alunno ripetente che si esprime soltanto in romanesco. Rispondono ventisei nomi, quante sono le lettere dell'alfabeto: individui provenienti da ogni parte del mondo, giovani profughi, antichi amici dispersi, nonni paterni e materni, adolescenti pieni di speranza, a volte sventurati.

Alcuni, sopravvissuti a guerre e carestie, vivono fra noi; altri, che lasciano intravedere, insieme a un passato lancinante, vicende legate alla storia della Resistenza italiana, parlano da un oltre. Gli interlocutori, convocati al Colle Oppio di Roma, registrano la loro presenza in una scuola di lingua per immigrati, chiamata Penny Wirton, dove frattanto continua a scorrere tumultuoso il fiume d'umanità dolente che tutti ben riconosciamo.

Ognuno racconta l'avventura in cui è impegnato. Ne scaturisce un'originalissima riflessione corale sull'epoca che stiamo attraversando, scrutinata nel filtro di un'esperienza intima e personale. Eraldo Affinati, con questa sorprendente Spoon River, imbastisce un processo autobiografico e collettivo sui temi che sin dall'inizio hanno contraddistinto, come un filo rosso, la sua opera inconfondibile: libertà, responsabilità, educazione, giustizia, valori etici, religiosi e politici. Ma stavolta, scoprendo le ragioni profonde della propria vocazione pedagogica e letteraria, non può evitare di subire il controfagotto, comico e caustico insieme, del suo allievo preferito: il solo, forse, in grado di consegnargli alla fine la vera risposta che lui desiderava.

 

 

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'Intellizione' di Silvia Bossetti

bossetti libro 350 260 mindi Diego Protani - Silvia Bossetti nasce il 7/10/1991. Vive a Parre, un piccolo paese in provincia di Bergamo. Laureata a pieni voti in Psicologia Clinico Dinamica presso l’Università degli Studi di Padova dove attualmente sta conseguendo l’abilitazione all’esercizio della professione. Sin da bambina ha mostrato interesse per due cose: la lettura e il mistero della mente umana. Ama leggere, nuotare, recitare e il suo cane.

Sinossi: Anno 2078, ad Intellitor gli abitanti sono concentrati a studiare ed inventare nuovi strumenti di benessere per l'umanità. Ma è un'umanità robotizzata, automatizzata, che mangia bacche, indossa divise, porta catene al collo, un'umanità in cui le emozioni non esistono. Sila e Jx, i protagonisti, pensano di essere ammalati perché un barlume di umanità circola nelle loro vene e la riconquista di sentimenti percorre l'intera vicenda del romanzo. Un viaggio verso terre lontane ma anche nel passato per riscoprire la tristezza di un abbandono, la gioia di un incontro e la magia dell'amore. Come dalla preistoria l'uomo si è evoluto verso la civiltà, così dalla civiltà eccessivamente progredita, si fugge verso un'umanità nuova.

Editore: LFA Publisher

Link Ibs: https://www.ibs.it/intellizione-libro-silvia-bossetti/e/9788833430393

 

 

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