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Alteri: Lunga vita al Governo Giallo-Rosso

Analisi, Opinioni, Dibattiti

La storia ha prodotto un governo che nessuna mente avrebbe potuto mai progettare a tavolino

conte con mascherina 390 mindi Ivano Alteri.

Non sono avvezzo a sostenere i governi, ad essere “filo-governativo”. La mia esperienza, che è simile a quella di milioni di uomini e donne della sinistra, è fatta di estenuante opposizione. La storia italiana ha prodotto questo, per una buona parte degli italiani. Come molti altri, quindi, sono un cittadino d’opposizione, con tutte le inclinazioni del caso. Tra queste, c’è senz’altro quella di cercare sempre ciò che non va, piuttosto che rivendicare ciò che va.

Non è una buona inclinazione, per chi voglia rendere storicamente efficace la politica della propria parte. Ma ora la storia, che come si sa si burla spesso di noi, ha prodotto un governo che nessuna mente, neanche la più diabolica, avrebbe potuto mai progettare a tavolino: il governo Giallo-Rosso. Grazie al gesto inconsulto del Padano (“Che Dio benedica il Papeete!” [cit. Benny Taormina]), si sono ritrovati costretti a governare il Paese due partiti che se ne sono dette di tutti i colori, che pensavano entrambe, dichiaratamente, di essere destinati a scontrarsi l’uno contro l’altro, che si consideravano niente meno che nemici; ma i cui due popoli, al contrario, non si sentono nemici affatto; anzi, in buona parte coincidono e sono praticamente lo stesso popolo.

A questo si aggiunge che, sempre per quelle burle della storia, l’Europa proprio in questo momento stia cambiando direzione di centottanta gradi, e il Covid, con tutti i disastri che sta combinando nelle nostre vite, sta accelerando quel cambiamento rendendolo fulmineo. Quelle che si stanno presentando, quindi, sono delle occasioni storiche irripetibili, per entità delle risorse economiche disponibili e per la direzione della loro allocazione.

Ed allora, quella mala inclinazione a ricercare sempre quello che non va, bisogna metterla urgentemente da parte. E a fronte del rischio incombente di perdere l’occasione storica e irripetibile di costruire finalmente l’Italia degli italiani (e non più di lor signori), è mia opinione che gli uomini e le donne della sinistra, senza rinunciare mai al proprio spirito critico e a lottare per il bene comune, ed anzi proprio per questo, dovrebbero mettere al bando ogni ritrosia; e, con tutti i distinguo e le contraddizioni del caso, dire con voce tonante: Lunga Vita al Governo Giallo-Rosso!

Frosinone 17 settembre 2020

 

 

 

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La lunga notte di Beirut

Sarà una lunga notte per Beirut ed i suoi abitanti

Beirut 370 minTania Castelli - Beirut 4 agosto 2020: scene di un presente a cui mai avremmo voluto assistere.
Alle 17,00 circa - ora locale - esplode un deposito contenente un grosso carico di sostanze chimiche altamente infiammabili, pare, confiscato e stoccato in quel luogo da circa un anno.
L'incendio coinvolge anche un deposito di materiali esplodenti, forse materiale pirotecnico, e una seconda deflagrazione distrugge il centro cittadino sprigionando nel cielo un enorme fungo di fumo, gas tossici, detriti e polvere rossastra.
La deflagrazione viene udita fino a Cipro, a più di 200 km di distanza e viene registrata una vibrazione sulla crosta terrestre dai sismografi locali corrispondente ad un terremoto di medio-alta magnitudo.

Molti gli incendi divampati in diversi punti della città.
A causa delle esalazioni tossiche le autorità sanitarie rivolgono appelli alla popolazione perché restino al chiuso e se disponibili, indossino maschere.
I black-out elettrici si susseguono in tutta la città creando ulteriori difficoltà alla popolazione ed agli ospedali già in grave affanno.
Gravi danni all’aeroporto cittadino ed all'autostrada che costeggia il porto, tutta l'area portuale è devastata, così come molti edifici adibiti ad uffici e sedi politiche, alcune ambasciate e vari quartieri residenziali del centro.
Danneggiate anche alcune navi militari UNIFIL, la forza militare dell'ONU di Interposizione tra Libano e Israele, con alcuni feriti tra il contingente internazionale ed un militare italiano le cui condizioni non destano preoccupazione.

La Farnesina a Roma in contatto con l'ambasciata italiana in Libano attivano subito le ricerche per accertare la presenza di vittime italiane e mettono a disposizione la Sala Operativa dell'Unità di Crisi attiva tutti i giorni H24 al recapito telefonico +39 06 36225 presso cui acquisire informazioni su cittadini italiani attualmente a Beirut o comunque in Libano.

Manifestazioni di solidarietà giungono al governo libanese da tutto il mondo, mentre i video delle esplosioni che hanno distrutto mezza città diventano virali sui social media.

La doppia esplosione fa inizialmente sospettare la matrice terroristica, però gli organi di Stato libanesi ne dichiarano la natura accidentale malgrado il governo istituisca immediatamente una commissione d'inchiesta, dichiari lo stato di emergenza e convochi il Consiglio Militare di Sicurezza Nazionale.
Tutte le ipotesi, quindi, sono attualmente aperte inclusa quella, subito confutata dal governo israeliano, di un attacco ad un deposito di missili nel porto di Beirut.

Gli analisti politici di tutto il mondo osservano con attenzione, ora più che mai, l'evolversi della situazione in quel tormentatoBeirut 2 390 min quadrante, dove una grave crisi economica e l'antitesi tra sunniti e sciiti, ulteriormente acuita a tre giorni dalla sentenza attesa presso la Corte de L'Aja nei confronti di 4 sciiti affiliati Hezbollah accusati di aver ucciso nel 2005 in un attentato dinamitardo l'ex premier sunnita Rafīq al-Ḥarīrī insieme ad altre 21 vittime, potrebbe sicuramente precipitare anche in caso di un ennesimo contrasto con Israele compromettendo il delicatissimo equilibrio geopolitico di quel pezzetto di mondo non troppo lontano da noi.

Tra le vittime e i dispersi sono numerosi i vigili del fuoco intervenuti a prestare soccorso nell’incendio iniziale.
L'ultimo aggiornamento mente finisco di scrivere riporta oltre 73 morti e più di 3.700 feriti che le strutture sanitarie al collasso dirottano fuori città.
Bilancio purtroppo destinato a crescere.

Sarà una lunga notte per Beirut ed i suoi abitanti.

foto 2

 

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La lunga età del legno

lungaetàdellegno ruta 350 minSi svolgerà Venerdì 24 Gennaio alle ore 18.00 presso il Grid di Frosinone l'attesa presentazione del libro di Carlo Ruta "La lunga età del legno. I paradossi della materia «debole» e le rotte delle civiltà" edito da Edizioni di Storia e studi sociali.

l legno, nella lunga vicenda umana, verrà focalizzato da una prospettiva nuova, quella del suo rapporto con gli sviluppi della razionalità. Carlo Ruta definirà, in particolare, un modello interpretativo che rilegge diverse esperienze di civiltà, dall'età protostorica a quella moderna, ricercandone le relazioni con il legno: materia "debole", di natura organica, e tuttavia dotata di una forza straordinaria, preminente, che ha segnato profondamente epoche, culture materiali e i saperi scientifici e tecnici di tutti i tempi. Si tratta di un progetto nuovo. Negli orizzonti delle risorse naturali disponibili, il legno è una vicenda a sé, presente e tuttavia oscurata, restia a lasciarsi fissare in modo perentorio nel catalogo cronologico delle età, che vengono raccordate invece ai dati materiali consolidati della pietra e dei metalli, e dalle loro dinamiche complesse di età in età, di successione, sostituzione e interazione. Il legno si presenta come diverso, per la sua porosità, la duttilità e soprattutto, in rapporto al volume, per la sua leggerezza, che sin dalla preistoria più profonda gli ha conferito una funzione a sé, a misura della manualità umana.

Modera lo scrittore Diego Protani.

 

 

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Bankitalia e la lunga campagna elettorale

bankitalia e dintorni renzi premiership addio visco e renzi 350 260 mindi Elia Fiorillo - Tutto un calcolo per avere un argomento di sfondamento in più alle politiche del prossimo marzo? Potrebbe anche darsi ma i conti non tornano. Su certe prese di posizione del Partito democratico e del suo segretario c’è qualcosa di poco chiaro. La mozione presentata dai democrat alla Camera parlava chiaro, anche se non nominava esplicitamente il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Si sosteneva che ai vertici di Bankitalia ci fosse bisogno di "una figura più idonea a garantire nuova fiducia nell'Istituto, tenuto conto anche del mutato contesto e delle nuove competenze attribuite alla Banca d'Italia negli anni più recenti". Insomma, un addio, meglio una cacciata “sic et simpliciter”, all’ex boy scout Visco, dall’ex boy scout Renzi.

La prima domanda viene spontanea. Ma perché il segretario del partito di governo fa “sparare” dai suoi una mozione a Palazzo Montecitorio quando, per le vie brevi, poteva “trattare” con Gentiloni, Padovan e lo stesso Mattarella un nome più idoneo, a suo avviso, “al mutato contesto e alle nuove competenze della Banca d’Italia”? Non pensava – o lo immaginava e perciò l’ha fatto – che una presa di posizione tanto inusuale finisse per costringere il presidente del Consiglio, unitamente al presidente della Repubblica, a riconfermare Visco proprio per tutelare l’immagine di Bankitalia, non solo a livello interno ma anche internazionale? Eppoi, non è stata istituita una Commissione bicamerale sulle banche presieduta da Pier Ferdinando Casini anche per far luce su eventuali responsabilità della Banca Centrale su controlli mancati e via dicendo? Non sarebbe stato più prudente aspettare l’esito della “bicamerale” prima di emettere pesanti giudizi?

Sì, la lunga campagna elettorale in corso, che avrà in Sicilia domenica 6 novembre il suo primo importante round, impone mosse ad effetto che devono colpire l’elettore per acchiappare più consensi possibili. I 5Stelle di Di Maio e Grillo si sentono in pole position per la conquista dei palazzi romani del potere. Una forza avversaria come il Pd non può stare a guardare, ma non può neanche usare gli stessi mezzi – e argomenti - propagandistici di chi non sta al governo del Paese. Se poi le tattiche elettorali provano a mettere sullo stesso piano chi di fatto è detentore del potere con gli oppositori, questo è un altro discorso. Pericoloso però. Perché si corre il rischio di spingere l’elettorato fedele al partito di governo a cambiar casacca a causa di posizioni difficili da comprendere, che nella sostanza danno ragione agli avversari. Se Renzi, presidente del Consiglio, sentiva puzza di bruciato che veniva da Palazzo Koch qualche cosa se la poteva inventare già allora.

Dell’accaduto ci potrebbe essere anche un’altra lettura. Oltre a voler marcare a tutti i costi l’impegno a tutela dei risparmiatori e dei loro soldi, questione di valore esistenziale per gli italiani, ci potrebbe essere stata in Renzi la voglia di cancellare brutte storie legate a Maria Elena Boschi il cui papà, Pier Luigi, diventò vicepresidente della Banca Etruria poco dopo il giuramento a ministro della prediletta figlia. Una banca che ha gettato sul lastrico migliaia di correntisti. Va ricordato il libro di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, che ha ipotizzato che Maria Elena avesse mentito davanti al Parlamento. Il ministro nel 2015, secondo De Bortoli, “non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit Federigo Ghizzoni, a cui chiese di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria”. Non se ne fece niente. L’attuale sottosegretaria di Palazzo Chigi ha sempre smentito, ma non risultano querele per diffamazione a carico del noto giornalista.

Lo “stai sereno” di Renzi a Enrico Letta rimarrà nella storia della politica del nostro bel Paese. Le situazioni cambiano, ma la presa di posizione su Visco, comunque, è un possibile avvertimento al presidente del Consiglio. “Stai sereno che…se cambia la musica…”.

Il treno del consenso è arrivato al capolinea di Roma Termini. “Non veti, ma voti” ha gridato l’ex sindaco di Firenze, tra l’altro, nell’ultimo tratto del tour. Gli risponde il suo predecessore alla guida del Pd, Pier Luigi Bersani: “Gli avevamo teso la mano per modificare insieme la legge elettorale e lui ce l’ha ricacciata indietro”. Insomma, la guerra continua. Certo, se Fava dovesse vincere alla grande in Sicilia… molte cose cambierebbero nel Pd del Matteo gigliato.

 
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31 ottobre 2017

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