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Una discarica che non ha più ragione di esistere, ma...

discarica cerreto 350 260di Umberto ZimarriConferenza di Servizi circa l'ampliamento della Discarica di Cerreto. Una discarica che non ha più ragione di esistere, le solite “manine” che inseriscono emendamenti ad hoc sull’area, l’incapacità della politica regionale e romana nel trovare soluzione ad un problema ormai ventennale: così si può riassumere il quadro riguardo l’ampliamento della discarica di Roccasecca.

Mi auguro solamente che vengano rispettate le regole e le normative vigenti, perché se così sarà, non ci sarà nessun ampliamento. Può essere autorizzata una discarica in una zona franosa? No, certamente, no. Oltre al buon senso lo ribadiscono le norme giuridiche (D.Lgs. 36/03) che stabiliscono come non idonee le aree interessate da movimenti franosi. Alla luce, dunque, del recente evento franoso verificatosi nell’area (certificato da la discarica non risponde più a tali criteri. Semplice ed elementare. Invece abbiamo assistito a dei silenzi a dir poco preoccupanti o peggio ancora ai soliti “non è di mia competenza”, ma ovviamente non si capisce mai alla fine di chi è questa responsabilità.

Politicamente poi siamo al paradosso assoluto: da una parte la Regione Lazio vara un nuovo piano regionale che prevede cinque ambiti territoriali ottimali, uno per ogni Provincia, e dall’altro siamo costretti a discutere ancora di una discarica che è al servizio di Roma Capitale. Nello scenario peggiore, e sottolineo peggiore, nei prossimi 5 anni la Provincia di Frosinone avrà bisogno di 147.243 metri cubi, a luglio 2019, la discarica per rifiuti non pericolosi MAD Srl- località Cerreto, snc – Roccasecca (FR) ha una volumetria residua utile di mc 119.263 e il progetto ne prevede 1 milione!

Mi piacerebbe capire, inoltre, come sia possibile ragionare su un progetto già presentato e discusso nell’autunno di quattro anni fa mentre le nuove direttive europee sono state redatte nel Luglio 2018. Cosa prevedono queste norme? Tra i numerosi provvedimenti, ne sottolineo due. L’aumento della percentuale di rifiuti urbani riutilizzati e riciclati deve essere raggiungere almeno a 70% entro il 2030 ed il divieto verso il collocamento in discarica dei rifiuti riciclabili di plastica, metallo, vetro, carta e cartone e dei rifiuti biodegradabili entro il 2025 con la richiesta agli Stati membri di impegnarsi per abolire quasi completamente il collocamento in discarica entro il 2030.

Quindi come è possibile anche prendere in considerazione la costruzione del V Bacino?
Non possiamo essere considerati la terra di nessuno, la terra sulla quale scaricare le colpe e le inefficienze di altri, quelli che vivono la parte sbagliata della storia, destinati per l’eternità a soffrire e a subire. E’ ora di dire basta.
Personalmente sostengo attivamente la protesta del Comitato Ambiente e Salute di Colfelice, e ritengo ci sia il massimo sostegno possibile a questa iniziativa da parte delle amministrazioni, delle associazioni e dei residenti.

Ci siamo rotti i polmoni!

 

 

 

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Rompere l’incantesimo del deficit pubblico ad ogni costo, ma...

debito pubblico 350 260di Alfiero Grandi*, da jobsnews.it - Manovra: “Va bene rompere l’incantesimo della riduzione del deficit pubblico ad ogni costo ma bisogna ad ogni costo evitare che il deficit si trasformi nel pagamento di maggiori interessi”

L’attenzione si è concentrata sul deficit pubblico al 2,4 %. Certo, è un segnale politico controcorrente rispetto agli impegni per il contenimento allo 0,8% nel 2019, ma che non è poi così nuovo visto che Renzi aveva proposto di portarlo al 2,9 % per 5 anni in un’intervista a Il Sole24ore l’8 luglio 2017. Un no pregiudiziale ad un deficit più rispondente ai bisogni del paese è incomprensibile, tanto per chi da anni sostiene che andrebbe tolto il vincolo del pareggio di bilancio inserito, all’epoca del governo Monti, nell’articolo 81 della Costituzione per subalternità all’austerità europea.
L’impegno a scendere allo 0,8 % è stato preso dai governi precedenti sapendo che era una promessa irrealizzabile, per di più scaricata su altri. Cancellare l’aumento dell’Iva vale da solo lo 0,8 %. Purtroppo, da tempo i governi prendono impegni non realizzabili di abbassamento del deficit pubblico, salvo constatare a fine anno che l’obiettivo non è stato raggiunto. Questo trucchetto è stato usato da governi diversi.
Ora c’è un aggravante, bisogna fare i conti con una ripresa economica italiana che era già asfittica, la peggiore d’Europa, e ora è in rallentamento. Un taglio dell’intervento pubblico nell’economia provocherebbe un ulteriore peggioramento della situazione, con conseguenze sull’occupazione. Quindi il deficit pubblico allo 0,8% non è realizzabile, pena conseguenze gravi sul paese.

 

Va bene rompere l’incantesimo della riduzione del deficit pubblico ad ogni costo ma bisogna ad ogni costo evitare che il deficit si trasformi nel pagamento di maggiori interessi per aumenti dello spread e dei tassi, tanto più che nel 2019 l’Italia dovrà rinnovare più di 400 miliardi di debito pubblico. Quindi è decisivo come queste risorse in più verranno utilizzate. Non sprecarle è un imperativo che non ammette deroghe, altrimenti l’aumento del deficit diventerebbe un boomerang disastroso e i mutamenti repentini di opinione del governo e dei suoi Ministri non può che preoccupare.
È necessario evitare l’aumento dell’Iva altrimenti i consumi già sotto pressione per altri aumenti ne risentirebbero, il resto delle risorse va impegnato per la ripresa e l’occupazione e per intervenire sulle aree di povertà, la cui condizione non può attendere. Chi oggi invoca una linea di contenimento radicale del deficit dovrebbe spiegare quali sarebbero le conseguenze per questi interventi.

Le motivazioni alla base della scelta del governo non sono tutte nobili, pesa molto la sommatoria delle promesse elettorali di Lega e 5Stelle, che ora cercano lo spazio per mantenerle almeno in parte, ma la critica al governo non può concentrarsi sul deficit al 2,4%, perché anzi questo crea lo spazio per un intervento anticiclico. Il vero problema sono gli obiettivi spesso confusi e contraddittori, quindi i problemi sorgono sulle modalità di uso delle maggiori risorse rese disponibili dal 2,4% e a questo dovrebbe dedicarsi l’iniziativa dell’opposizione, almeno delle sinistre.
La scelta di aumentare il deficit non si può fare a cuor leggero, mettendosi contro tutti, con il rischio di subire una speculazione devastante proprio nella fase in cui è in esaurimento l’intervento della Bce di acquisto di debito pubblico e di calmieramento dei tassi. In altre parole, quando l’ombrello della Bce si sta chiudendo. Per questo le sbruffonate non servono, anzi sono controproducenti, come lo sono le sceneggiate propagandistiche dai balconi, di pessima ascendenza, le esagerazioni verbali che talora richiamano l’infausto motto molti nemici molto onore.

 

Occorre serietà e consapevolezza delle sfide a cui si va incontro, che sono essenzialmente di 2 tipi:
1) come creare un rinnovato impegno europeista, diverso dal passato, che chiuda la fase dell’austerità come dogma e in questo governo e maggioranza vanno incalzati perché le loro sparate propagandistiche sono controproducenti. Oggi non c’è un progetto italiano per un’Europa diversa, a meno di prendere seriamente Salvini sul rapporto privilegiato con Orban e Seehofer.
2) Come spendere al meglio le risorse disponibili, evitando che la lievitazione del costo del debito si mangi le maggiori risorse; l’aumento dello spread genera qualche apprensione. Il problema non è solo il rapporto tra spesa per consumi e investimenti. Questa classificazione non è così netta, anche gli 80 euro del governo Renzi erano classificati come sconto fiscale. In una fase di domanda calante, di economia in rallentamento le misure che aumentano il reddito spendibile delle famiglie a basso reddito sono insieme equità sociale e un aiuto alla ripresa perché creano più domanda, molto di più che gli sgravi fiscali ai redditi alti, che invece entrano nella manovra su pressione della Lega. Anche le spese sociali diminuiscono la divaricazione tra i redditi e migliorano la coesione, mentre quelle per il lavoro aiutano uno sviluppo a più alta intensità e qualità di lavoro.

Le misure fiscali di cui parla il governo portano una forte impronta della Lega e sono sbagliate. I condoni sono sempre una sciagura, fanno sentire cretini i contribuenti onesti, aggiungo che sono stati condoni anche quelli dei governi Renzi-Gentiloni che hanno infranto una storica distinzione tra sinistra e destra. Non basta cambiargli nome, restano condoni. Questo governo fa come e peggio dei governi precedenti, con in più un impulso alla disuguaglianza tra i redditi perché la nuova tassazione premierà i redditi degli autonomi e medio-alti, esattamente il contrario di quello che serve. Purtroppo i 5 Stelle sul fisco sono subalterni alla Lega.
Le misure sulle pensioni possono favorire un ricambio tra generazioni nel lavoro, esattamente il contrario della legge Fornero che provocò un disastro bloccando per anni l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro. Così le imprese avranno lavoratori più giovani e motivati, che costeranno di meno, dove è sbagliata questa misura? Potrebbe essere scritta male e realizzata peggio ma l’idea in sé è buona.
Semmai occorre obbligare le aziende a sostituire i pensionandi, a non decentrare, a non perdere posti di lavoro.

Le misure per spingere le imprese ad investire possono essere utili ma andrebbero vincolate a creare occupazione aggiuntiva.
Gli impegni per nuovi investimenti pubblici sono un volano per la ripresa economica, vedremo le proposte, si può dire fin d’ora che scuole messe in sicurezza, territorio sottratto al degrado, servizi pubblici che vanno rinnovati o fatti ex novo dovrebbero essere parte decisiva delle misure. Le grandi opere non sono il demonio, ma occorre scegliere quello che serve a migliorare la vita delle persone e l’ambiente, coinvolgendo regioni ed enti locali. La sanità è vicina al collasso, la privatizzazione è dilagante, il servizio sanitario regge a fatica e non è più in larga misura nazionale, come si può pensare di togliere risorse anziché aumentarle?
Il reddito di cittadinanza per ora, al di là degli orpelli propagandistici è un aumento delle pensioni minime, scelta che può migliorare la condizione di aree di disagio sociale, vedremo come verrà proposta e realizzare. Migliorare il reddito di tante persone, il cui numero è raddoppiato in 10 anni, è importante e dovrebbe aiutare la ripresa, è una misura non molto diversa dagli 80 euro.

Questi interventi costano e quindi non si può ignorare il problema del debito, che potrebbe essere affrontato con misure come la riduzione delle spese e degli impegni militari.
È normale che la sinistra critichi il governo ma deve farlo da sinistra, non sembri una banalità. La critica per la critica non convince. Un’opposizione seria deve svolgere i suoi interventi per evitare che l’aumento del deficit diventi solo un’occasione per fare propaganda, sprecando un’occasione forse unica e quindi deve favorirne il miglior uso possibile.
In altre parole un intervento keynesiano non è banalmente spendere di più ma spendere bene, in modo utile e mirato, per obiettivi anticiclici e socialmente necessari. Il 2,4 % è solo il titolo, la sostanza inizia ora.
I toni e gli argomenti della maggioranza non aiutano al confronto, ma fallire questa opportunità sarebbe un danno per tutto il paese, a partire dalle aree più deboli e quindi occorre mantenere un atteggiamento fermo e costruttivo, perfino malgrado il governo.

 

*Già sindacalista della Cgil. Scrittore di numerosi articoli su argomenti politici ed economici e collaboratore del settimanale Avvenimenti, nal 2006 fa parte del secondo governo Prodi in qualità di sottosegretario all'Economia. Alfiero Grandi nel 2012 è stato eletto Presidente dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra

 

 

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M5S: Non caccia alle streghe e non strategia del sospetto, ma...

Comune di Frosinoneda M5S Frosinone, Gruppo Consiliare - L’onorabilita’ dell’azione amministrativa si difende con la trasparenza non nei tribunali. I recenti fatti appresi dalla stampa legati alle procedure di affidamento dei lavori del Parco del Matusa, che hanno visto protagonisti il Sindaco, l’Assessore Tagliaferri F. ed il consigliere Stefano Pizzutelli, consistenti in esposti alla Procura ed una conseguente denuncia per diffamazione a mezzo stampa a carico del consigliere, si riflettono inevitabilmente su un tema più generale, ma che riteniamo “centrale”: quello della “trasparenza” e della “legalità”.

Sulla vicenda del Matusa anche noi abbiamo più volte manifestato dubbi ed avanzato richieste di chiarimenti in Consiglio Comunale, ma le risposte sono state sempre vaghe ed in alcune occasioni anche “condite” da atteggiamenti di scherno nei confronti del consigliere interrogante di turno. Un trattamento riservato anche ad altri consiglieri di opposizione, in verità. Durante l’ultimo Question Time dello scorso 4 luglio, ad esempio, il nostro consigliere Mastronardi segnalava la pubblicazione “non integrale”, o addirittura “assente” di alcuni atti sull’Albo Pretorio on line, ricevendo come risposta un laconico “verificheremo”. Beh, ad oggi la situazione è ancora immutata!

Certo, condividiamo il fatto che quando i temi della politica passano sui tavoli della Magistratura a perdere sia la politica tutta, ma è altrettanto vero che l’unico antidoto efficace sia quello di somministrare una massiccia dose di “trasparenza” e “legalità” all’azione politica di chi amministra, anche e soprattutto in risposta a chi è costretto a dover rivolgere le proprie istanze in altre sedi, visto che in quelle deputate non trova risposte!

Siamo da sempre convinti che è sui temi della legalità, della trasparenza e della partecipazione che si incardini una buona azione politica ed amministrativa ed è per questoM5S logo min che riteniamo quanto mai opportuno un momento di convergenza tra tutte le forze di opposizione presenti in consiglio, superando le posizioni di appartenenza, visto il periodo di “crisi” che vive la nostra città, dove da tempo ormai si registrano tanti, troppi fatti - presunti o tali - di conflitti di interessi, guai giudiziari di alcuni amministratori, ed altro ancora, sottaciuti o archiviati con estrema velocità, che riportano alla mente le preoccupanti parole dell’ormai ex Prefetto Emilia Zarrilli di qualche tempo fa, che parlò di “connivenze stratificate”.

Nessuna caccia alle streghe e nessuna strategia del sospetto, il dovere delle opposizioni è controllare ed incalzare chi amministra ed il dovere di chi amministra è metterle nelle condizioni di poterlo fare. Queste sono le regole del gioco e debbono valere sempre e comunque a prescindere dal ruolo che si ricopre al momento. E’ semplice e si chiama democrazia!

 

 

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Bollette telefoniche tornano a 30 giorni da gennaio, ma...

bollettatelefonica 350 250 mindi Daniele Cimarelli Esperto di Tasse (da http://it.blastingnews.com) - La beffa a danno dei consumatori è servita. Le bollette telefoniche torneranno a 30 giorni da gennaio, ma con una sgradita sorpresa per gli utenti ecco quale.

E' proprio il caso di dirlo, fatta la legge trovato l'inganno. Nonostante sia stato stabilito e approvato nella Legge di Bilancio 2018 e nonostante l'agcom [VIDEO]., l'autorità garante della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, abbia comminato multe salate agli operatori telefonici operanti nel nostro Paese, questi ultimi avrebbero trovato un escamotage per aggirare, per di più legalmente, il divieto di fatturazione a 28 giorni.

Di fatto, dal prossimo 1 gennaio 2018 le bollette telefoniche torneranno ad avere una periodicità mensile, come stabilito dalla legge, ma le tariffe non verranno abbassate né, sembra, verranno erogati gli sperati rimborsi.

Ciò ha suscitato le ire di diverse associazioni a tutela dei consumatori che hanno già minacciato di ricorrere alle vie legali. Ma, andiamo con ordine, e vediamo di capire cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo anno per quanto riguarda le bollette del telefono e di internet.

Le prossime mosse degli operatori

Solo l'altro ieri davamo conto delle multe inflitte dall'agcom ai maggiori gestori telefonici operanti in Italia ed ora, purtroppo, ci troviamo a riferire dell'orientamento degli stessi operatori, i quali, non faranno altro che scaricare il costo delle multe sui clienti finali. Infatti, da quanto è dato sapere, tutti i big della telefonia stanno rivedendo le rispettive tariffe incrementandole di conseguenza.

In pratica, dato che, in base a stime della stessa #agcom, precedentemente alla riforma la fatturazione a 28 giorni garantiva agli operatori introiti aggiuntivi per oltre 1 miliardo di euro, l'idea è semplicemente di spalmare questo miliardo, a cui non sono disposti a rinunciare, non su 13 bollette ma su 12. Questo, in base ai calcoli effettuati da diverse associazioni dei consumatori come Federconsumatori o Altroconsumo, significa un aumento sulla singola bolletta mensile dell'8,6%.

L'effetto trascinamento

E che questo sia l'orientamento di mercato lo si può capire dall'uscita della Tim che, proprio in questi giorni, sta comunicando ai propri clienti business il ritorno dal 1 gennaio 2018 alla fatturazione mensile, come stabilito dalla legge, ma a costi invariati. Le associazioni dei consumatori, ovviamente, temono l'effetto di trascinamento.

Pensano, cioè, che dopo la Tim sarà la volta di tutti gli altri fornitori.

Per ora, la Tim ha annunciato la variazione solo per i clienti business, ma secondo gli esperti sta preparando il terreno anche per un analogo aumento sui clienti privati. Infatti, in una nota pubblicata sul suo sito avrebbe messo in evidenza come nel quinquennio 2011 - 2016 i costi dei servizi telefonici siano calati di ben il 14%. Un modo poi non tanto velato per far capire che i rincari anche sul lato privati sono in arrivo.

Il capitolo rimborsi

Anche per quanto riguarda i rimborsi dovuti agli utenti per il periodo in cui hanno pagato le bollette ogni 28 giorni ci sono, purtroppo, cattive notizie. La legge di Bilancio 2018 ha stabilito che i rimborsi vengano corrisposti solo da quegli operatori che, dopo la data del 4 aprile 2018 non saranno tornati alla fatturazione mensile. Quindi, tutto quello che è stato incassato prima di tale data non sarà oggetto di rimborso, neanche forfettario. In pratica, la disposizione introdotta dal Legislatore ha funzionato come una sanatoria a favore delle compagnie telefoniche.

Da parte loro le associazioni dei consumatori stanno facendo pressione perché il Legislatore modifichi le norme del Codice del Consumo relative ai cambi tariffari nel senso di non renderli più liberi e a discrezione degli operatori, ma rendendoli possibili solo per giustificato motivo. Ma anche questa si preannuncia una lunga battaglia e, visti i precedenti, dagli esiti incerti. #tariffe cellulari #Governo

Articolo segnalato da Vincenzo Grande di Frosinone

 
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Così è (se vi pare). Destra e sinistra pari non sono, ma...

Cosi e se vi pare 350 260di Fausto Pellecchia - Tra i postulati dell’analisi politologica nell’epoca moderna conserva un ruolo eminente il tradizionale criterio di valutazione, orientato sulla differenza destra/sinistra - spesso riformulata in termini marcatamente qualitativi (e meno topografici) come divisione tra conservatori e riformatori (o progressisti).
Un intellettuale del calibro di Thomas Mann sosteneva che la democrazia è il regime compiutamente politico, proprio perché, nel dibattito democratico, anche chi intendesse esentarsi da ogni giudizio politico, dovrebbe comunque schierarsi e trasformare fatalmente la propria presunta equidistanza in una “neutralità armata”: la propria posizione impolitica si rovescerebbe ipso facto in un atteggiamento di parte.

“Né di destra né di sinistra”

Da quel postulato discende un corollario che interessa più direttamente l’attualità: una strategia in voga tra i personaggi delle recenti cronache politiche consiglia di presentarsi come “né di destra né di sinistra”. Si tratta, molto spesso, di un abile espediente retorico per capitalizzare un consenso plebiscitario, liberandosi di ogni responsabilità circa i fallimenti e le carenze di precedenti governi o amministrazioni. Di qui l’ascesa della categoria “post-moderna” del “nuovismo”, destinata ad accreditare le formazioni politiche o le coalizioni civiche di ultimo conio, che innalzano il vessillo del “senza storia” o della “post-storia”. In questo ambiguo registro si collocano le “scandalose” osservazioni di Massimo Cacciari che, già in un convegno romano del 1981 sul “concetto di sinistra” - ironizzando sull’etimologia latina della parola: «sinisteritas significa inettitudine, goffaggine»- ne preconizzava il definitivo tramonto in favore di un pragmatismo creativo: «la disposizione concettuale destra- sinistra è arcaica, lineare, mentre il mondo oggi è multidimensionale» [La Repubblica, 31.7.2013]
Al contrario, l’archeologia politica che ancora assevera la dicotomia “classica”, getta un dubbio metodico su ogni pretesa omologante. Al di là delle formule della propaganda, persisterebbe, cioè, ineludibile la differenza dei programmi e delle priorità che li definiscono e li dislocano sullo scacchiere politico (come e su quali problematiche indirizzare prioritariamente le risorse pubbliche; come e su quali ceti sociali occorre intervenire con tempestività per eliminarne o attenuarne le condizioni di disagio; sulle garanzie di libertà e di indipendenza delle istituzioni di controllo o sui mezzi di espressione dell’opinione pubblica, ecc.). Perciò, il preteso ecumenismo dell’innovazione e del cambiamento (né-di-destra-né-di-sinistra) si rivela sempre più come lo schermo lessicale che ne dissimula le radici storico-ideologiche, tipiche della destra.

"Nel clima di confusione e di trasformismo sistemico"

Tuttavia, anche tra i politologi che, sulle orme di Norberto Bobbio, sostengono la consistenza della distinzione destra/sinistra, si è costretti ad ammettere che essa sia diventata “sempre più approssimativa e liminale”, specialmente nel clima di confusione e di trasformismo sistemico che regna in Italia (e in altri Paesi europei) in nome delle “grandi intese”: «la destra parlamentare spesso alleata del partito di centro-sinistra che governa, il quale ha una sua sinistra interna, e un’opposizione grillina che si definisce in ragione di chi contrasta, senza chiarezza sulle proprie posizioni. Tanta confusione disorienta.» [N.Urbinati, La repubblica, 5.11.2015].
Uno degli effetti più inquietanti dell’attuale involuzione del PD renziano è proprio l’indiscernibilità della soglia tra destra e sinistra – nel travestimento di una ex-sinistra che, nei suoi concreti atti programmatici e nelle sue strategie, ha scavalcato a destra la stessa destra berlusconiana. In questo contesto magmatico, il compito degli elettori e dei militanti, abituati alla stabilità inamovibile degli schieramenti, è diventato problematico. Abbandonando l’ideologia del “marchio di fabbrica” dei partiti e dei movimenti, bisognerebbe sempre da capo, e volta per volta, interrogarsi se le scelte politico-amministrative siano orientate a risolvere i bisogni più urgenti e a includere il maggior numero possibile nel godimento del benessere generale e dei diritti fondamentali, o non piuttosto a favorire l’interesse dominante dei pochi che hanno risorse, nella convinzione che, indirettamente, ne trarrà giovamento la maggioranza dei cittadini. Tra sinistra e destra il discrimine si è dunque fatto obliquo e discontinuo, inafferrabile lungo la semplice opposizione lineare, tracciata sugli emblemi e sui distintivi dei partiti e dei movimenti della nostra tradizione politica.

La prova provata

Se si vuole, ci si può avvalere di un esempio tratto dalle cronache locali, concernente l’ormai vexata quaestio della gestione del servizio idrico che ACEA s.p.a. ha ostinatamente concupito e della quale, approfittando dell’indirizzo politico favorevole alle privatizzazioni dell’attuale governo nazionale e regionale (di centrosinistra), intende assolutamente impadronirsi. Al Comune di Cassino, si è recentemente insediato un Sindaco sostenuto da una maggioranza consiliare dichiaratamente di destra. Ma, in ossequio al mutevole gioco delle parti, il Sindaco D’Alessandro sta tentando testardamente - nonostante i cedimenti e le compromissioni della vecchia amministrazione, munita dell’etichetta del centrosinistra d.o.c.- di sperimentare ogni forma di opposizione procedurale tesa alla salvaguardia dell’acqua pubblica, coinvolgendo nella difficile vertenza le associazioni e i comitati di base. Per fortuna, dunque, proprio mentre ci eravamo assuefatti ad una sinistra che porta a compimento i programmi della destra, esiste anche la possibilità che, talvolta, un’amministrazione di destra metta in atto decisioni politiche tipiche della sinistra. In questa strenua difesa di un “bene comune” della città, l’ecumenismo del né-di-destra-né-di-sinistra può infatti valere solo un conciliante paravento che occulta, agli elettori di destra, una presa di posizione che appartiene all’eredità della sinistra. Per il resto, il fatto che l’attuale opposizione consiliare di centrosinistra, con il corteggio della stampa amica, continui a diffondere dubbi e diffidenze preventive sulla riuscita di questo tentativo in extremis rientra appunto nel pirandellismo politico dei nostri tempi.

 
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Il Genoa tenta di chiudere la polemica relativa alle marocchinate, ma...

copertina marocchinate 1di Stefania Catallo - “...abbiamo ricevuto la sua lettera e la copia del libro che sarà nostra premura consegnare a Mattia. Il ragazzo, in un momento difficile del suo percorso personale e professionale, ha sciaguratamente fatto riferimento a fatti storici che non conosceva nella loro tragicità. La lettura del suo libro lo aiuterà a comprenderli, come ha scritto lei, acquisirne la giusta prospettiva. Per ora ha compreso la gravità del suo errore e ne farà tesoro. “

E così, senza una parola di scuse, ma giocando la carta del giustificazionismo, il Genoa CFC tenta di chiudere la polemica relativa alle marocchinate. La mail di cui riporto parte del testo, mi è arrivata venerdì 13 maggio, dopo che avevo inviato una lettera raccomandata di protesta indirizzata al presidente Preziosi, all'allenatore e al giocatore Perin. La risposta invece è stata firmata da persona diversa, probabilmente un'addetta alla segreteria che ha dovuto occuparsi della “patata bollente”.
Credo che innescare ulteriori polemiche sia cosa inutile, ma non mi sento di ritenermi soddisfatta da una risposta che ha tutta l'aria di essere una toppa per chiudere al più presto una vicenda ritenuta solo una gran seccatura da parte della dirigenza del Genoa. La buona educazione avrebbe richiesto una dichiarazione da parte di questi signori, ma probabilmente sono troppo impegnati nei loro affari per trovare il tempo di rilasciarla, e la vicenda non merita la loro attenzione (traducendo: visto che non si tratta di soldi, mandiamo una risposta qualunque e buonanotte. Se io avessi portato un cognome importante, di sicuro ci sarebbero state foto e strette di mano).
Dopotutto per muovere i capitali dell'indotto calcistico non occorrono né una cultura storica, nè una parvenza di educazione. E gli errori causati dall'ignoranza sono questi. Ci vorrebbe sicuramente meno calcio e più lettura, ma, ahimè, le cose non vanno così. E questi tizi ne stanno dando ampia dimostrazione.

 

 
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La violenza sulle donne è reato, ma...

violenza sulle donne 350 260di Fausta L’Insognata Dumano - Sembra una storia surreale, un racconto uscito dalla mia penna, lei sembra una mia creatura impigliata nella mattonella di un'aula di un tribunale, ma leggendo la sentenza emessa da tre giudici genovesi, di cui due donne, la mia fantasia di scrittrice si arena.
Le mie protagoniste hanno poca fiducia dei giudici e delle aule dei tribunali, ma la realtà fa un baffo alla mia fantasia. I fatti, una donna 50 enne ha trascorso un quarto di secolo accanto ad un marito violento, parlano i referti medici,, parlano i destini dei figli seguiti dai servizi sociali , ma.......nella sentenza si legge ''lei ha tollerato,non l'ha denunciato subito''
I Giudici riconoscono che lui è violento, ma......Quel ma è l'agghiacciante morale quella giustizia, la sintesi di quel processo è il ma che determina che la donna non ha diritto a nessun risarcimento, quel ma sulla donna equivale ad una violenza ancora più pesante a quella prodotta in tanti anni di violenze fisiche, quel ma è la risposta ad una donna che prende coscienza che l'amore violento non è amore, quel ma si unisce a cento anni di sentenze che hanno giudicato le donne vittime di violenza colpevoli......ma usciva di sera, ma si vestiva in modo provocante , ma .....ma.....ma.....la donna e il ma dei giudici potrebbe essere un trattato di psicopatologia delle mente dei giudici.
Quel ma è il grido di dolore che rende surreale le aule dei tribunali, quel ma è la risposta che rende grottesca e beffarda quella scritta nei tribunali ''la giustizia è uguale per tutti'' bisognerebbe aggiungere un ma finale......ma sei donna, quindi c'è un ma .Questa sentenza dovrebbe far indignare tutti , senza “MA”.

 

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Non "Se", ma "Come"

sinistra 350 260di Ivano Alteri - Viviamo un tempo in cui la sinistra è rimasta senza guida, da noi, in Italia e nel mondo. Ognuno di noi, perciò, deve sapere da sé cosa fare. È un compito arduo, ma anche affascinante ed entusiasmante. È importante che ognuno si senta impegnato in questo compito, anche quando pensa di non essere all’altezza; è vitale che non manchi alcun contributo, ne va delle cose future.
La nostra condizione è certamente paradossale, almeno in apparenza: vi sono ormai interi popoli che chiedono ciò che la sinistra ha insegnato per secoli, ma questa volontà collettiva non trova rappresentanza politica.
Vi sono milioni di italiani che vogliono una scuola pubblica e combattono per essa, ma trovano in Parlamento soltanto una sparuta rappresentanza. Eppure, anche coloro che vorrebbero privatizzarla non osano dichiararlo esplicitamente in pubblico, e sono costretti a mentire e fingere di voler migliorare quella pubblica; ad evidente riprova della egemonia culturale conquistata dall’idea stessa di scuola pubblica.
Milioni di italiani vogliono e combattono per una proprietà e una gestione pubblica dell’acqua, della sanità, dei trasporti e di tutti i servizi essenziali, ma solo gruppi e gruppuscoli di buona volontà ne raccolgono le istanze. Eppure, neanche coloro che desidererebbero ardentemente impossessarsene osano dichiarare esplicitamente l’obiettivo, ad ulteriore riprova che l’intero concetto di “pubblico” ha conquistato la propria egemonia culturale.
Milioni di italiani si sono battuti per la difesa dell’articolo 18, tanto da aver caratterizzato un’epoca, mentre la sinistra lasciava operare quella progressiva svalorizzazione del lavoro che consente oggi anche la sua più estrema smonetizzazione; e quell’articolo è stato oggi (quasi) cancellato proprio da quel partito sedicente erede della sinistra. Eppure, anche coloro che fremono con tutto il portafogli di sottomettere i lavoratori hanno dovuto ricorrere all’imbroglio linguistico delle “tutele crescenti”, poiché è ormai parte del senso comune rifiutare l’idea di un lavoro ridotto a merce; ad ulteriore e definitiva riprova di un’effettiva egemonia culturale persistente delle ragioni della sinistra nella società italiana.

Ma allora, perché accade tutto questo? La risposta probabile è che le classi dirigenti della sinistra abbiano via via perduto la fiducia nella realizzabilità di quanto elaborato e proposto culturalmente ed efficacemente nel tempo, sin dalle origini. L’impatto problematico con la storia, anziché fornire ulteriori elementi di riflessione ed elaborazione politica, ha fiaccato gli spiriti e distrutto le volontà, sottomettendo queste e quelli al pessimismo della ragione. E tutto questo non può che condurre rovinosamente alla rinuncia.
Ma le questioni che la sinistra ha posto originariamente al mondo, avevano carattere necessario. Il problema non è mai stato se porle o non porle (se non, forse, per chi ha partecipato alla sinistra come ad un gioco di società), ma soltanto “come” porle per renderle storicamente efficaci. Esse, perciò, continueranno a rumoreggiare nelle nostre menti come entità irrisolte ma altresì ineliminabili. Rinunciarvi, dunque, non è sbagliato, ma impossibile.
È quindi soltanto il “come” che ci tocca indagare, in questa dolorosissima diaspora; è il “come”, il nostro compito quotidiano. Ed è forse proprio questa la differenza che passa tra le classi dirigenti che hanno dato vita alla sinistra e quelle che l’hanno condotta al declino: le prime si chiedevano senza requie “come”; le seconde si chiedevano e continuano a chiedersi titubanti “se”.

Frosinone 20 agosto 2015

 

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