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Occhi aperti: dove si soffre qualcuno s'arricchisce

 Quando l'illegalità prospera?

mafia investe 350 minNadeia De Gasperis - Da sempre le mafie vedono nella tragedia non il dolore ma una occasione per rafforzarsi, riorganizzarsi e quando il momento è maturo, arricchirsi. Perché quando l’ordine sociale è scardinato le mafie trovano nuove opportunità di sviluppo. È successo dopo terremoti importanti, e succederà anche stavolta, quando, finalmente, saremo usciti da questa immane tragedia. Il post terremoto dell’80, ha ricordato il Sostituto Procuratore di Napoli dell’antimafia, Catello Maresca, ha visto nascere il clan dei Casalesi, ma anche più recentemente, aggiungerei, la ricostruzione dell’Aquila, ha visto accaparrarsi gli appalti più lucrosi da parte della camorra, della ’ndrangheta e di cosa nostra.

Non si trattava di criminalità abruzzese ma di società saldamente impiantate nell’Italia settentrionale, attirate dagli appalti e dunque presenti in Abruzzo solo fino a quando erano prospettabili lucrosi guadagni. Tutto questo perché non si è voluto lavorare nella prevenzione di questi fenomeni, mettendo in campo quegli strumenti che avrebbero permesso di monitorare dinamiche così delicate, garantire che tutto procedesse nella trasparenza come con l’istituzione di un osservatorio della legalità.

Oggi le mafie hanno il tempo di organizzare e programmare le azioni future, si cementano le alleanze e si affermano i rapporti di forza e soprattutto, dove lo Stato manca e la gente è disperata, e lo scenario presente lascia presagire un futuro di forte disagio, economico e lavorativo, oltre che umano e sociale, la criminalità fa proseliti, tiene in scacco le attività commerciali. Lo abbiamo visto sui nostri territori, quando in momenti molto meno drammatici, almeno universalmente parlando, ma di forte contrazione economica, il proliferare delle infiltrazioni mafiose ha preso in mano risollevandole per poi tenerle sotto scacco, molte attività destinate a fallire.

Nell’ attuale panorama, così inquietante, di disagio sociale ed economico, le mafie esercitano prima un controllo sociale, divenendo riferimento per le comunità più piccole, magari quelle rurali che faticano a resistere, poi saranno le aziende e le attività minori a essere vittime dell’usura, perché ricordiamole, le mafie sono quelle che detengono il più grande capitale. Ma è ipotizzabile che ad essere “infettati” saranno nuovi settori, come quelli assicurativi, ad esempio, perché questa inaspettata situazione ridisegna anche le dinamiche del mondo del lavoro, dove datori di lavoro, pubblici e privati, che si trovano a gestire giorni di malattia e assenza, avranno bisogno dell’aiuto di assicuratori, un settore che sarà appetibile alla criminalità. Per non parlare del commercio di quelli che sono diventati beni di prima necessità, come mascherine e prodotti sanitari, saranno di certo motivo della nascita di nuovi nuclei criminali di nicchia.

Che sia questo il momento di guardare al futuro con quel sospetto necessario per mettersi al riparo da questi scenari?! Come dopo una guerra il Paese avrà voglia di ripartire, di scrollarsi di dosso il dramma e il dolore e forse nel farlo sarà più determinato che mai, lo Stato garantisca che tutto ciò possa avvenire in totale sicurezza.

 

 

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M5S: Mafie, dai sindaci del sud Pontino un quadro drammatico

M5S logo minGaia Pernarella, M5S, neceessitano forze dell'ordine specializzate nel Sud Pontino. Richiesta l’audizione del Prefetto e degli alti gradi delle forze dell’ordine di Latina

Roma, 21 febbraio – “Incrementare i presidi delle forze dell’ordine in tutto il Sud Pontino e convocare in Commissione Antimafia regionale il Prefetto insieme agli alti gradi delle forze dell’ordine della provincia di Latina”. Così Gaia Pernarella, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Lazio, a margine della I Commissione Antimafia regionale in cui sono stati auditi i sindaci di Formia, Itri, Castelforte, il delegato del Sindaco di Minturno e il presidente dell'Osservatorio sulla legalità e la sicurezza Gianpiero Cioffredi.

“Quello che i Sindaci ci hanno raccontato non è una novità: il territorio della provincia è stato scientemente abbandonato dallo Stato almeno da quarant’anni, come del resto ci hanno sottolineato più volte le tante associazioni con cui abbiamo collaborato nel formulare proposte di contrasto. Una prova è il fatto che le nostre richieste per forze dell’ordine maggiormente specializzate e capaci di opporsi all'intensità dei gruppi criminali che imperversano in provincia, vanno avanti inascoltate dal 2013”.

E sottolinea: “Vogliamo che questi incontri con i Sindaci proseguano ma anche, come abbiamo emendato nella scorsa legislatura, che possano essere ascoltati il Prefetto e le forze dell’ordine: tutti conosciamo quali sono le famiglie che imperversano sul territorio e ne drogano l’economia ma ora pretendiamo che l’azione della Regione sullo Stato sia forte e apprezzabile”. E conclude: “Chiederemo infine l’intervento dei Sindaci anche nella Commissione Parlamentare Antimafia dove siamo certi i Primi Cittadini, troppo spesso lasciati da soli, saranno disponibili a farsi ascoltare perché la situazione migliori traducendosi in politiche concrete e non più rinviabili per tutti i cittadini”.

 

 

 

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Una forte cultura della legalità contro le mafie

tribunale 350 260 mindi Elia Fiorillo - E’ categorico uno degli avvocati del clan Spada intervistato dai giornalisti. La mafia con i suoi clienti non c’entra niente. E rievoca immagini rupestri di uomini a cavallo di tanti anni fa. Quella sì, per lui, era mafia. Ma oggi “la mafia non esiste”, a suo avviso, nella vicenda del quartiere di Nuova Ostia dove gli Spada avevano – e probabilmente ancora hanno – un controllo capillare del territorio. Per Antonino Caponnetto, che guidò il pool antimafia con Falcone e Borsellino, la mafia è "una associazione segreta per atto costitutivo, verticistica, unitaria e su base familistica". E, nella vicenda degli Spada, gli elementi citati da Caponnetto ci sono tutti: la base familistica e unitaria, l’associazione segreta, il verticismo. E tutti questi elementi, fondamentali per l’esistenza di “Cosa nostra”, non si cancellano con la reclusione dei componenti la gang. Le radici restano nel territorio pronte a germogliare. Si può allora comprendere le preoccupazioni di chi in quel contesto vive ed è chiamato a deporre contro quegli efferati delinquenti.

Nell’aula bunker di Rebibbia si celebra il processo al clan Spada. Ventiquattro gli imputati accusati a vario titolo di omicidio, estorsione, usura, traffico di droga. Non sono presenti in aula, e non si sono costituite parti civili, dodici vittime del clan. Scelta analoga è stata fatta dalle associazioni civiche locali. Si costituiscono e vengono ammessi come parte civile, invece, il Comune di Roma, la Regione Lazio, le Associazioni Libera, Caponnetto e Antiusura Onlus.

Difronte alle vittime che non partecipano al processo, e non si costituiscono parte civile, c’è chi le accusa di sfiducia verso lo Stato. Di mancanza di coraggio. Gli Spada ormai sono sparpagliati nelle carceri di Lecce, Tolmezzo, Terni, Voghera, Marassi, Ancona, Taranto, Genova. C’è tra i giornalisti chi cita Ponticelli, città dell’hinterland napoletano ad alta densità camorristica, dove otto vittime su dieci hanno deciso di chiedere i danni ai presunti estortori. Niente di più sbagliato, ad avviso di chi scrive, paragonare la mafia alla camorra e mettere le due realtà criminali sullo stesso piano. Le differenze sono enormi, soprattutto nel modus operandi.

Tra le regole basi mafiose c’è la vendetta, la punizione, anche a distanza di anni. E’ uno dei modi per tenere sempre e comunque sotto scacco “gli amici”, come “i nemici” o la gente comune. Guai a sgarrare. Potranno passare tantissimi anni ma la punizione arriverà. Ne va dell’esistenza della stessa realtà mafiosa. Da questo punto di vista è interessante leggere il libro di Maurizio Abbatino, della Banda della Magliana, intervistato da Raffaella Fanelli: “La storia, i delitti, i retroscena, l’ultima testimonianza del capo della banda della Magliana” - “La verità del Freddo”, edizioni Chiarelettere. Oltre ad avere la certezza che la mafia non è un’invenzione giornalistica in certe realtà del Lazio, c’è il chiaro riferimento all’omicidio come punizione per chi “sgarra”, amici o nemici che siano.

Tutti ricorderanno il gesto della testata, a dir poco violento – mafioso appunto-, compiuto da Roberto Spada sul naso del giornalista della Rai Daniele Piervincenzi e la successiva aggressione con un manganello al suo operatore Edoardo Anselmi. Piervincenzi stava facendo solo il proprio mestiere chiedendo notizie sulla possibile “mafiosità” del contesto in cui Spada viveva ed operava. Ma quelle domande erano inammissibili. E la risposta non poteva che essere un atto eclatante. Non un “vaffan…”, o un’alzata di spalle senza risposta. Ci voleva un gesto intimidatorio, meglio ancora se ripreso e divulgato. La gente doveva mettersi bene in testa con chi aveva a che fare, con la mafia appunto. Oggi Roberto Spada si “scusa” per l’azione da lui compiuta, ma i P.M. che seguono il caso hanno aggiunto al reato dell’aggressione l’aggravante mafiosa.

L’unico modo per sconfiggere le mafie è la “cultura della legalità”. Un lavoro lento, difficile, ma se portato avanti con costanza e determinazione nel tempo avrà i suoi frutti. Ed il complicato lavoro di “formazione” va fatto da tutti, ma proprio tutti. Lo Stato per primo. Quando lo Stato, sia pur per motivi rilevanti, si allea alla mafia, commette un errore micidiale: la riconosce, le dà dignità ed agibilità.

Invocare il carcere a gogò per eliminare certi fenomeni malavitosi è fare solo propaganda politica. Il ministro dell’Interno Salvini, dall’alto delle sue responsabilità, lo dovrebbe sapere bene. Si vince solo insegnando con convinzione la legalità.

12 giugno 2018

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Formare alla legalità contro mafie che cambiano

Mafia IlPadrinodi Elia Fiorillo - L’elenco è lunghissimo dei “suoi” condannati a morte. Personaggi noti tra cui Falcone e Borsellino, uomini di mafia e gente comune, bambini, uccisi ad un suo comando per un avvertimento, per bloccare indagini, per far scattare guerre tra cosiddetti uomini d’onore, per qualsiasi motivo gli potesse tornar utile. In fatto di pietà zero assoluto. Nella belva Riina la pietà era un sentimento che non poteva allignare. Una debolezza che il "capo dei capi" non può avere.

Chissà se leggendogli l’elenco delle sue vittime si sarebbe ricordato di tutti loro. Delle motivazioni che l’avevano spinto ad uccidere o a comandare gli assassini. Sicuramente no. Erano talmente tanti che anche la mente più allenata avrebbe avuto difficoltà di memoria. E’ morto a 87 anni mentre scontava 26 ergastoli per duecento omicidi accertati Salvatore Riina detto Totò "'u curtu". In un colloquio video-registrato nel carcere di Parma il 27 febbraio scorso ribadiva alla moglie Antonietta Bagarella: “Io non mi pento... non mi piegheranno. Non voglio chiedere niente a nessuno. Mi posso fare anche 3000 anni, no 30”. E come avrebbe potuto pentirsi un personaggio che per tutta un’esistenza ha puntato a essere il capo dei capi di Cosa Nostra? In fatto d'immagine c'è riuscito bene. Anche a distanza di 24 anni dal suo arresto è rimasto il Capo - per lo meno nell'immaginario collettivo - dell'organizzazione malavitosa italiana che fino a qualche anno fa era la numero uno in assoluto, appunto la mafia siciliana.

Le cose cambiano però e lo scettro dell'organizzazione criminale italiana, diciamo così, più potente è passata alla 'ndràngheta calabrese. Essa, secondo una relazione della Commissione antimafia, "ha una struttura tentacolare priva di direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica", e viene paragonata alla struttura del movimento terroristico islamico Al-Qaida. Insomma, la 'ndrangheta è diventata tra le più pericolose organizzazioni criminali del mondo, con un fatturato che si calcola superi i 53 miliardi di euro annui. C'è poi la camorra napoletana caratterizzata da un gangsterismo di bande formate ultimamente da giovanissimi delinquenti, spesso in lotta tra di loro.

Che Riina continuasse ad applicarsi, fino alla fine dei suoi giorni, a provare a mantenere l'immagine del numero uno della sua organizzazione, tramite le intercettazioni ambientali che lui immaginava potessero essergli fatte, è cosa ovvia. Ma che lo Stato si lasciasse sfuggire certi suoi pronunciamenti lascia perplessi. "Lo faccio finire peggio del giudice Falcone. Lo farei diventare il tonno buono". Così Riina si esprime nel dicembre 2013 nei confronti del magistrato Nino Di Matteo.

"Se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno", dicevano due mafiosi in un'intercettazione telefonica. I "due" erano Toto' 'u curtu e Bernando Provenzano. Sono morti entrambi e con loro, forse, l'impostazione a cupola della mafia.

L'errore più grande commesso da Riina è stato quello di aver voluto scatenare una vera guerra allo Stato. La mania di grandezza e la voglia del dominio assoluto sull'organizzazione mafiosa l'hanno portato ad esaltarsi al punto d'organizzare stragi per ottenere dallo Stato benefici per i suoi sodali. C'è riuscito fino ad un certo punto. Poi è scattata l'offensiva - meglio difensiva - dello Stato che l'ha inchiodato alle sue tremende responsabilità. Resta il fatto che il nostro Paese esporta come Made in Italy criminalità in tutto il mondo e che lo Stato sembra impotente a bloccare i fenomeni malavitosi.

I tempi cambiano e anche la mafia è probabile che sia già mutata. Non più folcloristiche affiliazioni dei soci o cupole formate da soggetti assolutamente ignoranti, con la dote però della scaltrezza e dell'aggressività senza limiti. C'è chi già ipotizza il successore e lo va a cercare tra i compagni di Totò 'u curtu. C'è chi parla di Matteo Messina Denaro, il super latitante, più propenso però a curare la sua super latitanza ed i suoi affari.

Forse già da anni la mafia si è data un'organizzazione più rispondente ai tempi e soprattutto alla necessità di ritornare prima nel business del malaffare. Per combatterla certo l'azione della polizia e della magistratura, ma soprattutto bisogna puntare sulla formazione dei giovani alla legalità. La politica può far molto a partire dalle prossime elezioni, senza ambiguità, puntando su liste elettorali di soggetti che per tutta la loro vita hanno dimostrato com'è possibile lavorare nell'assoluta legalità, senza compromessi con chicchessia.

 
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A Ceprano «Corruzione, riciclaggio e inquinamento: Frosinone cerniera delle mafie»

Ceprano 20ott17di Ermisio Mazzocchi - Il convegno svoltosi il 20 ottobre a Ceprano su "Corruzione, riciclaggio e inquinamento: Frosinone cerniera delle mafie" ha segnato un approfondimento su la necessità di arrivare a un atto di coscienza dell'esistenza del fenomeno criminoso di stampo mafioso. Tutti gli interventi hanno focalizzato le questioni di maggiore rilievo rispetto alle infiltrazioni mafiose su piano ambientale e finanziario. Lo stesso prefetto, Emilia Zarrilli, ha sottolineato che molto della criminalità a livello provinciale, non arriva da fuori, ma è autoctona, che va combattuta con energia, abbattendo l'ignoranza e l'omertà. Il sindaco Galli, ha sottolineato l'importanza di una coscienza civile. Di grande rilievo è stato l'interevento del capitano Vito Masi del Gruppo Carabinieri Forestali di Frosinone, il quale ha rilevato che oggi si batte contro una criminalità imprenditoriale, legata al mascheramento dei rifiuti attraverso i documenti falsi. Nel suo intervento Mazzocchi ha sottolineato che occorre una larga partecipazione della parte sana della comunità che va motivata a denunciare. Significativo l'intervento di Attilio Bolzoni giornalista di Repubblica e autore del blog Mafie, che raccoglie notizie su tutte le province perché è necessario raccontare e scrivere di mafie quando non si vedono. L'assessore regionale Mauro Buschini ha annunciato la costituzione di 5 ambiti autonomi, rispetto all'unico regionale, aumentando il protagonismo dei comuni per favorire il rispetto delle prescrizioni e i controlli sugli impianti. Massimiliano Manfredi, deputato, della Commissione parlamentare antimafia, ha posto all'attenzione i nuovi processi evolutivi della criminalità organizzata. Il pizzo non c'è più con la crisi. Fanno raccolta di denaro e la portano dove possono investire in modo legale. E' l'economia che decide in quale territorio spostarsi, non la vicinanza territoriale. La "Corruzione nella PA" è stato il tema trattato da Sandro Salera, che ha esaminato lo stato della legislazione attuale nella PA rispetto ai controlli e al rispetto della legalità.

E' stato un convegno che ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica la necessità di una lotta implacabile verso una criminalità mafiosa, la quale ha creato un sistema di corruzione, riciclaggio, inquinamento, che deve essere bloccato ed estirpato.

 
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22 ottobre 2017

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Dal “negazionismo” del fenomeno criminale al cambiamento profondo della sua “pelle”

MarcoGalli 350 260UNOeTRE.it continua la sua indagine sui problemi che la criminalità organizzata pone al nostro territorio del frusinate. Dopo l’intervista alla giornalista Angela Nicoletti pubblicata martedì 26 luglio oggi proponiamo ai nostri lettori il video con le notizie e le valutazioni che ci ha fornito Marco Galli, Sindaco di Ceprano.
Egli lavora nella Polizia di Stato dal 1986 ed è stato impegnato nel sindacato di polizia, Silp Cgil, dal 1994 al 2013, rivestendo diversi incarichi a livello regionale, nazionale e svolgendo anche l'attività di formatore. È fortemente impegnato sul versante della legalità e nella lotta alla criminalità. Da anni si occupa di sensibilizzare l'opinione pubblica sugli effetti devastanti della presenza delle mafie anche nella provincia di Frosinone.
Nell’intervista il lettore troverà quelli che Galli considera i pericoli esistenti e gli errori fino ad ora compiuti. Dal “negazionismo” del fenomeno criminale al cambiamento profondo della sua “pelle”: la criminalità organizzata, le mafie si “sono fatte economia, politica...”, fino alla necessità di adeguare i corpi dello Stato alla qualità nuova dello scontro nel quale ormai deve anche entrare la consapevolezza ragionata delle società perchè sempre più sappia “selezionare chi vota”.

 L'intervista in video

 

 
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Cos'è la criminalità organizzata nel frusinate

angelanicoletti 350 260La "Giornata della legalità" di 21 luglio, organizzata dal sindaco di Amaseno, Antonio Como, in occasione della presentazione della struttura dell'Auricola sottratta alla criminalità organizzata, ha rappresentato un momento di grande significato per l'impegno dello Stato e delle comunità locali, come quella di Amaseno. Di qui siamo partiti, nell'intervista video che ci ha rilasciato Angela Nicoletti, per un approfondimento degli aspetti con cui si manifesta la presenza della Criminalità organizzata nel frusinate.
Angela Nicoletti, giornalista che scrive per Il Mattino, Il Tempo, La Provincia e TG 24 ha offerto con continuità aggiornamenti sul come sia ancora intensa la lotta alla criminalità organizzata da parte dello Stato e quali sono oggi le possibilità per sconfiggere la mafia.
Nella video intervista ci sono risposte a: 1) La criminalità organizzata non è un fatto di oggi; 2) In questi ultimi anni vi è stata una accelerazione alla espansione della criminalità organizzata; 3) Come si manifesta questo fenomeno malavitoso; 4) Qual'è il punto debole della lotta alla criminalità organizzata?

 

La video intervista

 

 

 
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Dall'Auricola di Amaseno rilancio della lotta alla "criminalità organizzata"

auricola amaseno 350 260di Ermisio Mazzocchi - Un atto concreto di lotta alla mafia. La "Giornata della legalità" di 21 luglio, organizzata dall'instancabile sindaco di Amaseno, Antonio Como, in occasione della presentazione della struttura dell'Auricola sottratta alla criminalità organizzata, ha rappresentato un momento di grande significato per l'impegno dello Stato e delle comunità locali, come quella di Amaseno. Una iniziativa che ha visto la presenza delle massime autorità dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, del prefetto, dott.ssa Emilia Zarrilli, del Sottosegretario di Stato, on. Sesa Amici, nocche numerosi sindaci e amministratori del circondario. Gli interventi di dirigenti del Tribunale di Frosinone, del Questore DIA, e di altri, tra cui Dott. Umberto Postiglione, Direttore Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, hanno messo in evidenza come sia ancora intensa la lotta alla criminalità organizzata da parte dello Stato e quali sono oggi le possibilità per sconfiggere la mafia.

Non c'è dubbio che questa iniziativa oltre al suo significato simbolico, apre una riflessione attenta su la situazione in questa provincia delle organizzazioni criminali e quale deve essere l'impegno delle istituzioni, dei partiti, dei sindacati per sconfiggerla. Un primo risultato, a oggi l'unico in questa provincia, quello di Amaseno, che indica che è possibile creare le condizioni per attivare tutte le iniziative che possano sostenere lo sforzo compiuto dallo Stato, nello specifico quelle delle Forze dell'Ordine, per ottenere risultai positivi. Rimane in primo piano il ruolo dei partiti sia nella loro funzione politica sia nelle loro rappresentanze nelle istituzioni. Se non si compone un forte e unitario fronte di lotta che sollecita un vasto movimento sociale che alzi il livello della consapevolezza di abbattere i fenomeni della criminalità e della corruzione, risultati come quello dell'Auricola possono essere vanificati. Da quella "Giornata" è partito un messaggio chiaro che tutti devono recepire e fare proprio in azioni serrate e decisivi per liberare il Paese da questo veleno corruttivo.

 
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Per Editoria: beni confiscati alle mafie anche alle coop editoriali

Aula di Montecitorio 350 260dall'Ufficio Stampa del Deputato Nazzareno Pilozzi, PD - Proposta di Legge sull'Editoria. Pilozzi (PD): “Soddisfazione per l'approvazione del mio OdG per poter assegnare anche alle cooperative editoriali operanti in zone ad alta densità criminale i beni confiscati alle mafie”

"L'indipendenza dell'informazione passa anche per l'indipendenza economica di chi, con fatica, vi opera ogni giorno. È con questa convinzione che ho portato all'attenzione del Governo un ordine del giorno nell'ambito della Proposta di Legge sull'editoria approvata nei giorni scorsi”.

Lo comunica, in una nota, il parlamentare del Partito Democratico Nazzareno Pilozzi.

“L'Ordine del Giorno recepito – continua Pilozzi – impegna il Governo a inserire le cooperative titolari di testate giornalistiche operanti nei territori ad alta incidenza criminale nell'elenco dei soggetti potenzialmente assegnatari dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Come evidenziato da una recente relazione della Commissione Antimafia, infatti, il fenomeno delle intimidazioni mafiose a danno dei giornalisti ha conosciuto, negli ultimi anni, un preoccupante incremento. A risentirne maggiormente sono soprattutto le piccole testate locali, la cui sopravvivenza, in un periodo di forte crisi dell'editoria com'è quello attuale, è spesso legata a forme di sponsorizzazione e di supporto economico che le imprese criminali possono convogliare o meno a seconda della loro volontà.
La confisca dei beni è senza dubbio un forte strumento a disposizione delle Istituzioni per infliggere duri colpi alle organizzazioni malavitose, tutelando e valorizzando, al tempo stesso, la libertà e l'autonomia dei soggetti assegnatari”.

“Non posso che ritenermi soddisfatto per l'approvazione di questo OdG – conclude l'onorevole – perché dimostra che, per il Governo e per la maggioranza, la libertà e l'autonomia dell'informazione rimangono parti imprescindibili della libertà democratica”.

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Paola Paniccia
Collaboratore parlamentare On. Nazzareno Pilozzi

 
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Con Don Aniello Manganiello a Ceccano nasce Ultimi

donaniellomanganiello 350 260di Federica Staccone - "Pensate che qui a Ceccano non ci sia la criminalità organizzata, che non ci sia la Camorra? Credete davvero che l'intombamento dei rifiuti, delle scorie radioattive e dell'amianto riguardi solo l'agro nolano e acerrano e che la Ciociaria ne sia esente?"
Sono state queste le parole con le quali Don Aniello Manganiello, parroco di Scampia per 16 anni, ha lanciato il suo monito, nella mattinata del 9 aprile, nel corso dell'inaugurazione del presidio "Ultimi" presso il Liceo Scientifico di Ceccano, sottolineando come la Camorra non si limiti più soltanto ai territori storici nei quali essa è nata e si è sviluppata.
Alla domanda su quali siano gli elementi che testimoniano la presenza di infiltrazioni criminali in un territorio, Don Aniello ha risposto che si potrebbe fare un elenco enorme di attività attraverso le quali la criminalità organizzata "pulisce" il denaro proveniente da affari illeciti: le concessionarie di automobili, i centri commerciali, le catene di negozi in franchising, le agenzie di scommesse e le slot machine sono solo alcuni esempi di "lavatrici di soldi sporchi".
Nel corso del suo intervento il parroco ha spiegato che "Ultimi", di cui egli stesso è fondatore, è un'Associazione a favore della legalità e contro le mafie, completamente apartitica ed aconfessionale, ispirata ad un principio fondamentale: la necessità che i cittadini di fronte al male non si voltino dall'altra parte, un'esigenza impellente di fronte ad una criminalità invasiva che condiziona l'economia, il commercio e la politica.
I presidi dell'Associazione rappresentano delle sentinelle sul territorio ed hanno come prima funzione quella di individuare le criticità di ciascuna area; la loro azione è indirizzata all'abbattimento delle situazioni di bisogno all'interno delle quali spesso si insinua l'illegalità.
Lo scopo fondamentale che il parroco individua nell'associazionismo è quello di creare una coscienza critica nei cittadini, spingendoli a prendere parte in prima persona alla vita comune, anteponendo il bene della collettività all'individualismo e agli interessi personali.
Per questo motivo, l'invito di Don Aniello per ciascuno dei presenti è stato quello di vivere da protagonisti, con dignità, con passione, dando un significato alla propria esistenza, senza temere di fornire il proprio aiuto a chi subisce un'ingiustizia di qualunque tipo, anche se questo può volere dire rimetterci qualcosa sul piano personale.
Il parroco ha sottolineato come ogni singolo cittadino possa lavorare in prima persona a favore della legalità attraverso comportamenti quotidiani, privi di rischi individuali, ad esempio optando per quei bar che hanno scelto di non collocare i video poker al loro interno oppure evitando di acquistare droghe, non solo per tutelare la propria salute, ma anche per non finanziare chi gestisce il narcotraffico.
Ha preso parte all'evento anche il giornalista e scrittore Carlo Ruta il quale si è associato all'indignazione di Don Aniello riguardo il circo mediatico e gli interessi di lucro che negli ultimi anni sono sorti attorno ai fenomeni criminali della nostra penisola, mettendo in scena solo il male, gli stereotipi ed i luoghi comuni ed oscurando le positività, la cultura ed i valori civili di cui realtà come Napoli sono portatrici.
Le critiche sono state rivolte verso un certo modo di fare cinema e televisione che Carlo Ruta ha definito diseducativo poiché rischia di creare un paradosso: anziché spingere le giovani generazioni a condannare l'illegalità, fa nascere nei ragazzi il mito e l'esaltazione di figure criminali.
L'evento si è concluso con l'avvio della campagna di tesseramento rivolta a tutti coloro che vogliano entrare a far parte dell'Associazione.

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