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Coldiretti denuncia gli speculatori alla Magistratura

Il Presidente Savone: “Richieste ingiustificate dagli industriali”.

coldirettifrosinone 350 minCoronavirus, Coldiretti Frosinone denuncia gli speculatori alle autorità giudiziarie.
Lo aveva annunciato nei giorni scorsi e ora sono partite le prime denunce di Coldiretti Lazio, nei confronti di chi sta speculando sull’emergenza sanitaria causata da Covid-19, soprattutto ai danni degli allevatori, ma sono diversi i comparti agricoli interessati.

“Dopo le numerose segnalazioni che ci sono pervenute da parte di aziende vessate – spiega il presidente della Coldiretti Frosinone, Vinicio Savone – abbiamo deciso di procedere e denunciare alle autorità competenti le numerose speculazioni messe in atto”.

Speculazioni che vanno dalla minaccia di ritirare meno latte vacchino, riducendo le attuali quantità del 15%, fino alla decurtazione di 40 centesimi al litro di latte, già a partire da questo mese, che alcuni trasformatori vogliono applicare anticipatamente per i costi di stoccaggio e congelamento.
La Coldiretti ha già da tempo allertato tutta la rete organizzativa a livello nazionale, con uffici provinciali e locali, per monitorare la situazione, attivando una casella di posta , per raccogliere informazioni e segnalazioni sulla base delle quali agire a livello giudiziario, se non verranno fornite adeguate motivazioni.

“Le segnalazioni che abbiamo ricevuto – conclude il Direttore di Coldiretti Frosinone, Carlo Picchi - emergono soprattutto nella filiera lattiero-casearia, ma non solo. Sono diversi i comparti interessati e continueremo a stare accanto a tutte le imprese che si trovano in difficoltà. Proseguiremo a denunciare quanti si stanno approfittando di questa situazione e invitiamo le aziende agricole a fare altrettanto, sia autonomamente, che rivolgendosi a noi. E’ importante restare uniti in questo momento così difficile e fare fronte comune contro gli speculatori, attraverso gli strumenti che Coldiretti ha subito messo in campo”.

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Parla Enzo Valente dell'UGL invocando magistratura e commissari

ugl logoda L'Inchiesta del 18 ottobre 2017 Intervista a Enzo Valente

Segretario Valente, un mese fa Gino Rossi di Vertenza Frusinate polemizzò con la Regione Lazio per il mancato pagamento delle indennità di mobilità. Intervenne l’assessore Valente a smentirlo e, a dar man forte alla Regione, ci furono anche i segretari provinciali sindacali: ad oggi neppure un euro è stato e­rogato. Insomma, aveva ragione Rossi?

«Gino Rossi, forte dell’e­sperienza maturata prima con la lunga militanza nel sindacato e poi in Verten­za Frusinate, aveva preventivato quelle che era­no le lungaggini dovute alla burocrazia che, ancora una volta, vanifica gli sforzi e le conquiste di una difficile partita rivendicativa. Ci appellia­mo al ministero ed alla Regione, affinché faccia pressione, per sbloccare liter burocratico: troppe fa­miglie sono senza reddito e la situazione inizia a diventare davvero insostenibile. Oltre alla mobilità aspettiamo ancora risposte per quei lavoratori che erano stati esclusi da questo beneficio sulla mobilità in deroga 2016: oggi, pur avendo le carte in regola ed i requisiti a posto, a tutt’oggi l’Inps di Frosinone e lo sportello di Anagni non erogano l’indennità senza dare la risposta delle reali motivazioni».

Un vero rebus...

«Ma non finisce qui. Ricordiamo che la misura sull’area di crisi speciale, prevista nel 2016, conferma anche per il 2017 dodici mesi di cassa straordinaria in deroga per le aziende che hanno esaurito l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali ordinari. Delle 6 aziende ciociare - sulle 10-12 a livello nazionale - che hanno usufruito di questo strumento ad oggi nessuna ha ancora ottenuto il rimborso da parte dell’Inps per chi ha anticipato la provvidenza ai dipendenti. Maggiore è la beffa per i lavoratori di quelle aziende che, non avendo la possibilità dell’anticipo, dovevano percepire l’indennizzo diretto da parte dell’Inps. Inspiegabile che i funzionari dell’Inps, pur affermando che tutta la pratica è in regola, continuano a non pagare i lavoratori. Sarebbe proprio il caso che la magistratura chiarisse lo stato delle cose».

Ci sono poi tirocini aziendali e lavori utili...

«Come organizzazioni sindacali, oltre ad aver incontrato il mondo dell’associazionismo datoriale e i vertici della Camera di Commercio, abbiamo fatto un lavoro di preparazione di schede tecniche relative singolarmente a questi lavoratori e sono state messe a disposizione delle associazioni».

Funzionerà?

«Questa è una misura innovativa ma non è certo la soluzione al problema occupazionale della provincia. C’è necessità di grande attenzione a non drogare ulteriormente il mercato del lavoro della Ciociaria, già fiaccato dal precariato selvaggio e delle occupazioni in nero. Dobbiamo evitare che qual­che imprenditore spregiudicato possa approfittare di questa misura solo per utilizzare mano d’opera a costo zero. Insomma vanno bene i tirocini curriculanti per gli ex lavoratori ma a patto che ci sia una forte attenzione affinché ci sia uno sbocco occupazionale dopo il periodo di tirocinio. Si tratta di persone che hanno già sofferto abbastanza e che non meritano certo una presa in giro ulteriore».

La call per le manifestazioni di interesse delle aziende ad investire nell’area di crisi complessa sembra aver ottenuto risultati decisamente modesti. Che giudizio dà?

«E’ il caso che in provincia di Frosinone, soprattutto nell’area nord -sito di interesse nazionale - si provveda alla nomina di un commissario straordinario. Col compito della reale bonifica della valle del Sacco, libero da lacci e lacciuoli del consenso elettorale, ma anche determinato a sburocratizzare l’iter autorizzativo che oggi, in virtù dei vincoli relativi al Sin nazionale, ritardano o bloccano quasi completamente il mondo delle autorizzazioni e scoraggiano gli investimenti penalizzando sempre di più questo territorio. Questo non vuol dire che sia giusto spingere per autorizzare attività a sensibile impatto ambientale: perché sul fronte delle emissioni è chiaro a tutti come non si possa incidere ulteriormente sulla già preoccupante situazione esistente. Del resto, bisogna ricordarlo, ci sono tante imprese amiche dell’ambiente e non è giusto che anche queste paghino lo scotto per gli effetti generati da chi ha prodotto inquinamento».

Perché gli imprenditori sembrano non credere più in misure come area di crisi ed accordo di programma?

«Si è perso l’interesse per questi strumenti perché i tempi per beneficiare degli effetti positivi sono molto più lunghi e non corrispondono minimamente a quelli che sono i ritmi delle imprese spinte dall’urgenza di dare risposte immediate al mercato. Il vecchio accordo di programma è un esempio davvero emblematico: ancora oggi non si sa in quale cassetto del ministero o di Invitalia sia fermo. Ma, di sicuro, se quei finanziamenti per le 2/3 imprese che hanno aderito fossero stati vitali per la loro sopravvivenza o il prosieguo delle attività, ci troveremmo di fronte ad aziende chiuse da un pezzo. Ma per fortuna non era così».

Veniamo alla barzelletta dell’area Fca, dove politica e tavoli istituzionali non riescono ad accendere una fila di pali della pubblica illuminazione...

«Ha fatto bene il collega della Uilm Francesco Giangrande che, senza più fiducia nei tavoli e tavolinetti ella politica, si è rivolto alla magistratura. Gli diamo un plauso e dobbiamo prendere esempio da lui anche su altri aspetti. Ci avviciniamo al rinnovo del governo regionale e di quello del Paese e su questi temi chiederemo impegni forti e precisi ai prossimi candidati. C’è una corsa oggi da parte dei governanti e di chi ha governato a dire che tutto è stato fatto. Ma dai riscontri purtroppo risulta evidente che non è così, ad eccezione di misure straordinarie messe in campo per una piccola fetta di persone che non va a ristorare la massa di gente precipitata nella povertà in provincia. In termini reali è stato fatto poco e molto spesso le uniche cose a beneficio della collettività sono venute dalle aziende, senza l’aiuto del pubblico. Anzi, a volte, perfino osteggiate dal mondo della politica e delle istituzioni. La storia di Fca è emblematica: ha fatto tutto da sola. Come pure hanno fatto da sole le imprese dell’indotto che, per restare fornitrici del gruppo guidato da Marchionne, hanno messo mano al portafogli ed hanno investito».

 
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Magistratura e stampa, siamo alle solite

aperturaannogiudiziario2015 350 260di Elia Fiorillo - Magistratura e stampa, questione irrisolta.
E ci risiamo. Periodicamente scoppia il caso dei rapporti della magistratura con la stampa. Si annunciano conseguentemente dai “piani alti” del Consiglio superiore della magistratura “linee guida” per regolamentare la delicata materia. Poi, “passata la festa... gabbato lo santo”. Nel senso che l’argomento è proprio delicato e, allora, meglio lasciar perdere sino alla prossima esternazione.

“Come dicono gli allenatori di calcio, ogni partita deve avere la sua cronaca. Oggi parliamo di questa cronaca, di questa bella partita che è stata fatta dalla Dda insieme ai carabinieri di Catania”, così ha risposto il procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, ai giornalisti che gli chiedevano dell’inchiesta sulle Ong, a margine di una conferenza stampa su un’operazione antimafia. Lo stesso magistrato che con una sua esternazione ha fatto scoppiare il caso mediatico delle Organizzazioni non governative che lucrerebbero sui salvataggi in mare. Certo, ogni partita deve avere la sua cronaca, ma le partite di calcio sono una cosa e quelle giudiziarie un’altra. Eppoi, i giocatori che calciano il pallone sono sotto gli occhi di tutti e tutti possono dire la loro sul “cronista”. Se sa fare bene il suo mestiere oppure è una schiappa. C’è una bella differenza tra un tiro in porta ed una comunicazione di garanzia.

Le dichiarazioni dei magistrati alla stampa, non circostanziate con nomi e cognomi e ipotesi di reato, possono diventare fuorvianti per l’opinione pubblica. Una cosa è che il politico faccia supposizioni non documentate, un’altra è che un magistrato si esprima allo stesso modo. E’ proprio quello che è avvenuto con le affermazioni del procuratore Zuccaro. Ipotesi investigative interessanti, ma per il momento solo tesi che hanno scatenato il putiferio politico dei “pro” e dei “contro”, solo in base a “ragionamenti politici”.

Matteo Salvini non perde l’occasione per diventare il paladino - meglio la guardia armata - del procuratore. Lui certa gente profuga, siano donne o bambini, non la vuole sul suolo patrio. Se poi alcune organizzazioni ci mangiano pure sui salvataggi, allora la misura è proprio superata. Per converso altri politici ci vanno cauti non facendo di “tutt’erba un fascio”. Ciò non significa che personaggi di organizzazioni che hanno finalità umanitarie non commettano reati sfruttando il bisogno, la miseria, la disperazione di tanta povera gente.

Alle ipotesi di reato avanzate da Zuccaro il Consiglio superiore della magistratura ha offerto “ogni sostegno possibile” affinché “le indagini condotte dalla procura di Catania, così come quelle svolte da altri uffici inquirenti sulle stesse ipotesi investigative, possano svolgersi con la massima efficacia e celerità”. Ciò non significa che il Csm abbia gradito le esternazioni del procuratore. Probabilmente non ci saranno azioni disciplinari che in caso di condanna o assoluzione avrebbero scatenato gli opposti estremismi della politica e della società civile. Resta il fatto che l’organo di autogoverno dei giudici vuole regolare le dichiarazioni alla stampa dei magistrati. Infatti, il Comitato di presidenza del Csm ipotizza di definire con “urgenza” linee guida per i rapporti dei magistrati con i media. Ciò per “consentire all’organo di governo autonomo d’intervenire, con efficacia, equanimità e tempestività, di fronte a condotte di esternazioni di magistrati che si caratterizzano per gravi ed evidenti violazioni dei canoni di moderazione, continenza e riserbo in un equilibrato rapporto con i mezzi d’informazione”.

Di esternazioni inopportune di magistrati ce ne sono state diverse in questi ultimi anni. C’è da ricordare, ad esempio, l’intervista al Mattino del giudice di Cassazione Antonio Esposito data qualche giorno dopo la sentenza di condanna per frode fiscale di Berlusconi. Allora il Csm nel processo disciplinare al magistrato per violazione del riserbo lo assolse. L’intervista fu inopportuna, ma “non ci fu alcuna anticipazione delle motivazioni della sentenza” a carico del leader di Forza Italia. Più dirompenti le dichiarazioni dell’ex magistrato Luigi De Magistris riportate nel libro di Gian Marco Chiocci e Simone di Meo, "De Magistris, Il pubblico ministero. Biografia non autorizzata". Da magistrato affermava: "Fare la guerra alla politica. Scassarla. Ridurla ad ancella del potere giudiziario". Le sue posizioni radicali sulla politica cambiano quando lascia la magistratura e diviene lui stesso un "politico". "Questo Paese - afferma -, nel bene e nel male, è stato troppo condizionato dall'attività giudiziaria". Se lo dice lui!

 
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Un intero ciclo dei rifiuti sotto inchiesta della magistratura

raccolta rifiuti 350 260di Ivano Alteri - “Dalla raccolta differenziata 50 miliardi e 155 mila occupati”, è il titolo dell'articolo di Antonio Cianciullo, pubblicato su repubblica.it del 7 febbraio u.s. In esso, l'autore descrive ciò che è avvenuto in Italia negli ultimi vent'anni, da quando il decreto Ronchi creò l'attuale sistema di raccolta di rifiuti, fondato proprio sulla differenziata. A quel tempo, nel 1997, “l’80% degli scarti urbani finiva in discarica (21,3 milioni di tonnellate, l’equivalente del carico di 71 superpetroliere), l’ecomafia aveva il monopolio in materia in alcune aree del Paese, la raccolta differenziata arrivava al 9%”. Oggi invece “la discarica è scesa al 26% (7,8 milioni di tonnellate), la raccolta differenziata è salita al 47,6%”.

Non sono dati eccellenti, se si fa il confronto con quanto accade nel resto d'Europa né se si considera che lo stesso decreto Ronchi prevedeva l'obiettivo del 65% di raccolta differenziata sin dai primi anni del 2000. Ma lo diventano se paragonati a quanto accade in provincia di Frosinone, dove la città capoluogo è al 18% (forse) di raccolta differenziata e l'intero territorio al 35%.

Non è un caso che ora qui da noi l'intero ciclo dei rifiuti sia sotto inchiesta della magistratura. Decine di persone sono indagate, numerose aziende sono state chiuse, e 26 milioni di euro sono sotto sequestro. Le aziende del settore, quelle sane, si trovano ora in gran difficoltà, visto il blocco dell'intero sistema. Insomma, anziché la parte buona contagiare quella cattiva, avviene esattamente il contrario.

Un terrificante silenzio

Alla notizia delle azioni della magistratura, dal mondo politico è giunto un terrificante silenzio; sembrerebbe che nessuna forza politica abbia sentito il bisogno di esprimere la propria opinione su quanto accaduto. Non che dovessero intervenire sulle indagini in corso, per le quali invece il silenzio è d'obbligo; ma ci saremmo aspettati una qualche considerazione su che cosa ci fosse di malato nel nostro sistema e quali fossero le eventuali cure. Invece niente; fatte le solite lodevoli eccezioni, niente dai partiti, niente dalle amministrazioni, niente dai singoli amministratori e rappresentanti politici.

Ma la magistratura si sta occupando dei soli fatti penalmente rilevanti, e su questo attendiamo l'esito delle sue indagini, per esprimere un nostro giudizio. Chi si sta occupando, invece, della gestione dei rifiuti in quanto tale? Il ceto politico e amministrativo ritiene che l'attuale ciclo dei rifiuti in Ciociaria sia sostenibile? Che non ci sia niente da cambiare? A giudicare da come si continui a procedere alla definizione e assegnazione degli appalti in materia, sembrerebbe proprio così; basti vedere l'esito di quello di Frosinone, che ha visto la magistratura amministrativa (il Tar di Latina) annullare l'aggiudicazione operata dall'amministrazione cittadina a favore di una società, ed assegnare il servizio alla società che era stata da essa scartata. Con o senza comportamenti di rilievo penale, riteniamo che il fatto in sé dovrebbe occupare la riflessione politica territoriale e non solo; ma non accade niente di tutto questo.

A quelle domande, allora, se ne aggiunge spontaneamente un'altra: sono stati gli eventuali comportamenti illeciti a guastare così tanto il sistema dei rifiuti, o è proprio tale sistema ad aver suscitato, consentito, favorito gli eventuali comportamenti illeciti? In altre parole: i miseri dati della raccolta differenziata in città e in provincia sono dovuti agli intrallazzi di alcuni, o sono funzionali a questi?

E chiaro quindi che non è un problema soltanto di legalità, ma prima di tutto politico, culturale, organizzativo, economico. Gli interessi particolarissimi, e forse illeciti, di qualcuno, mortificano automaticamente e inevitabilmente quelli di tutti gli altri. Ricorda infatti Cianciullo nel suo articolo che una diversa attenzione al ciclo dei rifiuti ha prodotto, in generale, “ricadute economiche importanti: l’Italia detiene il 12% dei brevetti green legati al settore dei rifiuti sviluppati in Europa, seconda solo alla Germania. Inoltre nel campo degli imballaggi, con la creazione del Conai e dei consorzi di filiera, sono stati superati gli obiettivi fissati da Bruxelles: la quota di materiali avviati al riciclo è salita dal 33% del 1997 al 78,5%. Facendo crescere un settore della green economy che conta oltre 6 mila imprese con 155 mila addetti e un fatturato di 50 miliardi di euro. Se poi si considerano anche le imprese che gestiscono rifiuti come attività secondaria, al bilancio vanno aggiunte altre 3.150 realtà produttive e 183 mila addetti. Il totale sale quindi a oltre 9 mila aziende e 328 mila occupati”.

La cattiva gestione dei rifiuti da parte delle amministrazioni e dei potentati cosiddetti politici danneggia tutti noi. Dovremmo dire che è ora di smetterla.

Frosinone 8 febbraio 2017

 
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Stavolta ha proprio ragione Piercamillo Davigo

PiercamilloDavigo 350 260di Elia Fiorillo - Politica e Magistratura, nessuna invasione di campo. Di frasi mitiche – e discutibili – Piercamillo Davigo ne ha pronunciate diverse. Da quella del 7 dicembre 1994 sul Corriere della sera: “Io invece vi dico: rivoltiamo questo paese come un calzino”. A quella in cui sostiene che “il segreto istruttorio è posto a tutela dell’attività investigativa, non dell’onorabilità dell’inquisito”. Siamo in pieno clima di Mani pulite e la voglia dei p.m. di fare pulizia a volte esorbita dalla tutela dei diritti degli indagati, come puntigliosamente documenta Matteo Feltri nel libro “Novantatré – L’anno del terrore di Mani pulite”.

Stavolta però come non dare ragione all’ex p.m. del pool Mani pulite, diventato nell’aprile di quest’anno presidente dell’Associazione nazionale magistrati, quando dichiara: “il potere politico compie un errore gravissimo quando, di fronte ad episodi di corruzione, si limita a dire che occorre attendere che la giustizia faccia il suo corso”. E, ancora, che questo atteggiamento “è una sorta di delega alla magistratura a compiere una selezione della classe dirigente. Ma la politica dovrebbe invece dimostrare una propria autonoma capacità di valutazione rispetto ai procedimenti giudiziari.”

E' la politica che deve autogestirsi sul fronte della legalità

A ventitré anni di distanza la questione rimane sempre la stessa: è la politica che deve autogestirsi sul fronte della legalità o ha bisogno di “aiutini” da parte della magistratura per fare pulizia nel suo interno? E la risposta resta unica anche alla luce degli eventi, non tutti dai chiari connotati legali, della stagione Tangentopoli. Nessuna delega palese o nascosta al potere giudiziario: è la politica, i partiti, che devono svolgere il proprio ruolo d’individuazione e, soprattutto, selezione della propria classe dirigente. Troppo comodo rifugiarsi nel legalismo ad oltranza del “solo dopo tutti i gradi di giudizio un soggetto può essere ritenuto colpevole.” Difronte a politici in odore di mafia, camorra, ‘ndrangheta, o corrotti e corruttori, aspettare i verdetti della magistratura significa essere conniventi. Significa dare un’immagine all’elettorato di “utilizzo” dei potentati dell’illegalità, della corruttela, della strumentalizzazione della politica per fini che con la gestione della polis non hanno nulla a che spartire. Si corre il rischio dei facili fraintendimenti e semplificazioni, che portano i populisti di professione a denigrare il sistema dei partiti che è alla base della democrazia. Ma si corre anche il rischio di spingere la magistratura, o pezzi di essa, a svolgere ruoli di surroga della politica che non gli competono e che si possono trasformare in boomerang.

Lo stesso discorso vale per le varie organizzazioni di rappresentanza della società civile. Proprio perché perni vitali del sistema democratico, non possono ignorare, come purtroppo avviene, basilari norme del vivere civile, al di là delle regole democratiche, premiando sempre e comunque i fedeli al potere del momento, quelli che si schierano sempre con il vincitore, anche se questi non sono proprio stinchi di santo. Certe superficialità interessate alla fine si pagano con la credibilità di tutto un sistema.

Quanto c’è da lavorare per voltare pagina!

Gli scandali di questi giorni danno la misura di quanto c’è da lavorare nel nostro Paese per voltare pagina. Per affrontare le questioni relative alla legalità non utilizzando due pesi e due misure. Se il problema riguarda il partito rivale, o l’avversario, tutto ok nell’invocare la trasparenza assoluta, il rispetto della legalità senza se e senza ma. Se, per converso, la questione tocca soggetti del proprio raggruppamento politico, allora tutte le scuse sono buone per giustificare, minimizzare, essere garantisti ad oltranza.

Certe botte e risposte tra partiti, registrate ultimamente sulle questioni relative alla legalità, non aiutano a fare chiarezza. Non autoassolvendosi e gridando a più non posso contro il cattivo, o presunto tale, di turno si risolvono i problemi. Anzi, si aggravano. Nell’opinione pubblica, proprio per l’interesse mediatico che le questioni attinenti alla gestione della cosa pubblica si portano dietro, lo scarico generalizzato delle responsabilità, e le accuse reciproche, fanno nascere sentimenti generalizzati di diffidenza e di qualunquismo verso tutti i partiti. Insomma, su certi argomenti “più spari sugli altri più puoi morire per fuoco amico”.

Sulle questioni concernenti la legalità ci vorrebbe un “patto di lealtà” fra tutti i partiti per evitare strumentalizzazioni ma, soprattutto, per allontanare chi non ha tutte le carte in regola, senza aspettare il timbro della magistratura.

Stavolta ha proprio ragione Piercamillo Davigo: nessuna delega dei partiti alla magistratura, né, dall’altra parte, nessuna ipotesi di rivoltare l’Italia come un calzino. Non servirebbe a niente. A ognuno il suo ruolo.

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La Magistratura pone sotto sequestro la diga sul fiume Liri

  • Pubblicato in da Sora

DIGAfiumeLiri 350 260da il Portavoce del Meetup di Sora Fabrizio Pintori - La notizia del giorno è che poche ore fa la Procura della Repubblica di Cassino ha posto sotto sequestro preventivo, ai sensi dell’art. 321 del Codice di Procedura Penale, la traversa mobile (diga) sul fiume Liri, al momento non si conoscono le motivazioni, si possono fare soltanto delle ipotesi.
Unica certezza è che gli “Amici del Movimento 5 Stelle Sora” e le altre Associazioni, fra le quali Verde Liri, Adps Pescatori Sportivi e War On Dump – che diedero vita al Comitato “No Diga” - hanno sempre informato prontamente, con dettagliati esposti, la Procura della Repubblica di tutte le incongruenze risultanti dall’iter e dagli atti amministrativi, non limitandosi a dichiarazioni su facebook o sulla stampa.
Si è trattato di un lungo e accurato lavoro di studio ed analisi degli atti ottenuti con formali richieste d’accesso, la gran mole di lavoro iniziata nel 2013 è consultabile da chiunque sul Blog degli attivisti all’indirizzo (http://movimento5stellesora.blogspot.it/2014/09/la-nostra-opposizione-questo-progetto.html). Nonostante il sequestro della diga l’esame dei documenti continuerà così come altre iniziative. Si deve segnalare, inoltre, che proprio in questi giorni, in seguito all’ultima richiesta di accesso agli atti, è stata ricevuta una lettera dell’A.R.D.I.S. (il cui contenuto è ancora oggetto di studio) nella quale si indicano al Comune di Sora alcune prescrizioni, tra le quali anche la demolizione di una parte della diga (nello specifico: “.....sarà demolito per 50 cm il franco esistente rispetto alla massima estensione dello scudo di tenuta della parte mobile........”)
Si auspica che il sequestro preventivo effettuato oggi rappresenti il primo passo per giungere allo smantellamento completo della diga, alla quale gli “Amici del Movimento 5 Stelle Sora” si sono sempre opposti basando la propria contrarietà su ragioni di carattere ambientale, economico, ma soprattutto su quelle legate all’aumento dei rischi per l’incolumità pubblica in caso di piena del fiume Liri, una vera e propria spada di Damocle sull’intera città! Per fermare la realizzazione di tale opera fra le iniziative di maggior rilievo portate avanti in questi anni nelle opportune sedi - e non solo sui social network o sugli organi di stampa - si ricordano, oltre agli accennati esposti alla Procura, anche:
1) La richiesta di un sopralluogo da parte dell’ARDIS avanzata, in data 9 settembre 2014, durante l’incontro con il Direttore dell’ARDIS, Ing. Lasagna, il Consigliere regionale M5S Porrello ed il Portavoce del Meetup Pintori, avvenuto a Roma presso la sede dell’Agenzia;
2) La presentazione di due esposti per le irregolarità riscontrate, subito dopo l’apertura del cantiere, alla polizia municipale;
3) Un esposto alla Corte dei Conti;
4) Nel mese di ottobre 2014, la nascita del Comitato “NO DIGA”;
5) Un’interrogazione regionale urgente a risposta scritta, in data 7 novembre 2014 (si veda il link: http://movimento5stellesora.blogspot.it/2014/11/interrogazione-regionale-sul-progetto.html);
6) Una lettera, in data 10 dicembre 2014, firmata anche dalle associazioni aderenti al Comitato “No Diga” indirizzata al Ministro dell’Ambiente e, per conoscenza, alla Procura della Repubblica di Cassino per esprimere le perplessità relativa al progetto in parola;
7) Un’interrogazione parlamentare, in data 1 aprile 2015, rivolta al Ministro dell’Ambiente (si veda il link: http://movimento5stellesora.blogspot.it/2015/04/depositata-linterrogazione-parlamentare.html).

Con l’occasione si porgono cordiali saluti.

Sora, 7 novembre 2015

 

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