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Nessun male viene solo per nuocere

Covid 19

altro mondo 350 mindi Ivano Alteri . Non tutti i mali vengono per nuocere. Anzi, meglio: nessun male viene solo per nuocere. La pandemia non fa eccezione. È vero, di fronte a tante morti e tanta paura è difficile stare allegri e pensare a qualcosa di buono. Ma dalla nostra quarantena ci pare di scorgere più di qualche antidoto, allo sconforto che ci infetta e cerca di opprimerci. Sarà l’angustia del recluso, che ingigantisce i desideri di libertà; sarà la voglia di riscatto delle tante speranze deluse; sarà l’orgoglio che reclama il suo “io l’avevo detto”… ma da qui ci sembra proprio di scorgere un virus rivoluzionario, che sta trasformando radicalmente il mondo di ieri.

Nel mondo di ieri, sembravamo tutti analfabeti funzionali, incapaci di fare anche solo un bonifico online. Nel mondo di oggi, molti già lavorano in remoto da casa, gestiscono i propri conti, le proprie spedizioni, le proprie domande agli enti, i propri acquisti direttamente sul web. E anche gli anziani (che sono anziani, mica cretini…), fanno quello sforzo in più, che l’età gli consentirebbe di scansare, per incontrare figli e nipoti nelle videochiamate e attraverso tutte quelle diavolerie tecnologiche che ieri sembrava relegarli ineluttabilmente nel mondo che fu.

Nel mondo di ieri, non conoscevamo neanche il vicino di pianerottolo. In quello di oggi, cantiamo l’inno nazionale al balcone con quello del palazzo di fronte, che mai avevamo visto e incontrato, né mai avremmo sospettato avesse quella gran voce…

Nel mondo di ieri, gli italiani erano derisi e sbeffeggiati da ogni parte. In quello di oggi, tutte le capitali del mondo solidarizzano con noi e illuminano i loro monumenti coi colori della nostra bandiera, imitano il “modello italiano”… E può persino accadere che una tivù inglese (inglese!) elogi i cittadini e le autorità italiane, mentre deplora le scelte e i comportamenti delle autorità proprie e dei propri concittadini.

Nel mondo di ieri, la signora Merkel imponeva a tutti gli altri paesi europei d’introdurre nelle rispettive Costituzioni (costate ai nostri nonni fiumi di lacrime e sangue) il famigerato pareggio di bilancio, che subordinava i servizi sociali, il welfare, la spesa pubblica, insomma la vita dei cittadini, ai conti dello stato assurti a feticcio. In quello di oggi, la stessa signora Merkel è costretta a decretare investimenti per centinaia di miliardi di euro in deficit, in violazione della propria stessa costituzione, evidentemente inadeguata alla realtà della vita, secondo il suo stesso parere.

Nel mondo di ieri, la “privatizzazione” dei servizi pubblici era l’orizzonte da perseguire ad ogni costo e in ogni campo dell’attività umana, dall’acqua alla sanità. Nel mondo di oggi, ci accorgiamo che il sistema privato non è stato capace neanche di produrre qualche mascherina e respiratore, ma solo di piangere per i quattrini che non guadagnerà. E, soprattutto, che se non ci fosse stato un sistema pubblico a sostenerci saremmo già tutti spacciati.

Nel mondo di ieri, il sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti era destinato solo ad alcuni, e il Reddito di Cittadinanza faceva indignare molti che sbraitavano contro i fannulloni stravaccati sul divano. In quello di oggi, il sostegno al reddito è previsto per tutti i dipendenti e anche per le partite iva, e gli stessi soggetti che ieri sbraitavano contro il RdC oggi chiedono al Governo mille euro per tutti, senza controlli e con un solo clic.

Nel mondo di ieri, l’industria serviva a fare soldi, i servizi servivano a fare soldi, il lavoro serviva a fare soldi, l’acqua serviva a fare soldi, la sanità serviva a fare soldi, la scuola serviva a fare soldi… ogni attività umana serviva a fare soldi. Insomma, nel mondo di ieri i soldi non “servivano”, ma venivano serviti. In quello di oggi sappiamo, molto più realisticamente, che essi ci servono, ma che noi non li dobbiamo mai più servire.

Quel che nelle nostre quarantene ci fa stare in pena, dunque, è il timore che la pandemia si porti via noi e le persone a noi care, i nostri amici, i nostri vicini, i nostri concittadini; non certo la nostalgia per il mondo di ieri. Anzi, ora sappiamo che così come può portarci all’altro mondo, la pandemia può portarci anche in un altro mondo. Senz’altro migliore di quello di ieri.

Frosinone 29 marzo 2020

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

Files:
zip.png Modulo di autocertificazione
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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Con la filosofa Arianna Fermani abbiamo parlato di Bene e Male

Prof.AriannaFermani 350 minGli Amici di Unoetre ricordano con apprezzamento, soddisfazione e gioia l'incontro che si è svolto il 28 novembre scorso presso la Biblioteca Provinciale di Frosinone. Ringraziamo la professoressa Arianna Fermani, docente di Storia della Filosofia Antica presso l'Università degli studi di Macerata, gradita ospite dell'incontro, e la Biblioteca Provinciale di Frosinone, che ha gentilmente ospitato tutti noi partecipanti, permettendo la realizzazione di una conversazione piacevole e assai ricca a proposito delle pieghe dell'animo umano, scandagliate con sapiente maestria dal filosofo greco Aristotele. La professoressa Fermani ci ha presentato il suo studio ampio e profondo pubblicato nel libro "Aristotele e l'infinità del male. Patimenti, vizi e debolezze degli esseri umani" dove la nostra filosofa dispiega la voce aristotelica mettendo in luce l'altro dal Bene, il male, nelle sue molteplici declinazioni, affrontando una lettura pressoché inedita delle opere del filosofo greco, solitamente letto come filosofo del Bene, della eudaimonia, o vita buona, o felicità: il Bene non sta da solo, può essere il centro del bersaglio dell'arciere, immagine cara ad Aristotele, e però centro in un campo ben più ampio di azioni possibili, campo del non bene, del non del tutto bene, campo dei mali possibili, mali patiti e mali agiti. Si tratta di un tema complesso e delicato che è stato reso interessante e coinvolgente dalla capacità di "familiarizzarlo" con la sensibilità e maestria che caratterizzano la professoressa Fermani alla quale dedichiamo questo pensiero.

 

Studiare è la attività più bella che ci sia. Anche perché studiare vuol dire amare, avere a cuore, prendersi cura... e di che cosa?Locandina 28 novembre '19 Dell'umano, io direi, perche si studia e si ama l'umano, tutto ciò che l'uomo pensa, opera, agisce, realizza, scrive, tramanda, insieme con l'altro essere umano, come in una infinita catena di infiniti anelli che noi stessi siamo....verso il tempo che siamo stati e verso il tempo che saremo, annodando passato, presente e futuro.
Non lasciare cadere nell'oblio: il grande compito etico di ognuno di noi. Non lasciar cadere l'umano presente, accanto a ciascuno di noi: il compito etico di riconoscerci l'uno nell'altro, l'altro come il primo specchio ove conoscere noi stessi, l'altro come via verso la propria interiorità, verso lo sviluppo maturo della autocoscienza, e tutto questo in reciprocità. E ancora: non lasciar cadere i passi di domani nel vuoto dell'assenza di memoria, di progettualità, di mani tese a costruire aeree prese e tenute, mani aperte ad accogliere mani, mani come palme, le palme della pace e della fratellanza, insieme verso un dove che ancora non c'è, che sta a noi, che passo dopo passo realizziamo insieme....
Studiare per me è tutto questo ed è la bellezza della felice relazione umana, della pluralità di cuori e menti che si ritrovano solidali nella via verso il domani, uniti nella stessa precaria, fragile, transeunte, vita umana, perché solo tenendosi uniti possiamo non restare atterriti, sgomenti, quasi incapaci di essere quella vita che senza noi non sarebbe più umana...
Io scopro questa umana social catena ogni volta che una sala ci raccoglie insieme e ci unisce in un comune cuore e pensare, in un comune ragionare, in quella confilosofia che i nostri amati greci amavano e praticavano. Ogni volta che si discorre insieme si manifesta il pensiero che unisce, che raccoglie e ci fa uno, che ci condivide condividendo: quasi un sol cuore, quasi si sprigionasse la scintilla che tanto piaceva a Platone.
Quando questo accade io sono come nel mio più proprio essere, sono proprio giusta, proprio al centro del mio bersaglio, come Torroni, Fermani, Mastraccil'arciere di Aristotele; e sono felice e vedo occhi felici intorno a me, e allora sento che stiamo facendo la cosa giusta, sento che facciamo bene, sento che facciamo il bene. Posso immaginare che si pensi che ci sia della retorica nelle mie parole, ma invece non c'è, semplicemente non c'è; scrivo quello che sento, quello che mi attraversa interiormente, e direi anche esteriormente, perché le foto mi rimandano volti contenti, sorridenti, felici: un dentro e un fuori che sembrano proprio all'unisono.
Arianna Fermani ci ha donato questo, mi ha donato questo. Mi ha ricordato che è questo ciò che mi piace e mi rende felice; mi ha ricordato che la peggiore delle infelicità è l'abulia, è la solitudine, è la paura che non sia più possibile, in tempi bui e smarriti, ritrovare comunanza di scopo.
E invece noi riusciamo a ritrovare comunanza di scopo. E la comunanza di scopo ci può tenere protetti dal male che tende sempre le sue insidie con una blandizie potente, perché potenti sono le corde dell'anima e del corpo, potenti verso il divenire migliori, ma anche verso il divenire peggiori, verso un nero che ci vela dentro, che ci fa vedere nero, che affloscia l'anima allorché le piccole ali che la tengono su, in piedi, ritta, coraggiosa, possono essere rattrappite dal nero come di pece.

Grazie cara filosofia, grazie cara filosofa Arianna Fermani.

 

 

 

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Anagni. Come gestire male una situazione complicata

Anagni municipioCittatrepuntozero per un futuro possibile - Ecco siamo all’epilogo di una vicenda quanto mai grottesca. Il 15 novembre è passato e chi, tra gli abitanti di san Bartolomeo, non ha fatto il contratto con Acea corre il rischio di dover pagare gli arretrati. Arretrati quantificati dal Sindaco in circa 5000 euro a utenza (durante la riunione con i cittadini tenutasi al Villaggio).

Ma come siamo arrivati a questo? Lo scorso anno (ottobre 2018) il comune di Anagni, dopo la demanializzazione del quartiere San Bartolomeo, firmò un accordo con il gestore idrico Acea. In questo accordo c’erano delle prescrizioni da rispettare ma il nostro Sindaco non fece la sua parte. Passarono dei mesi e dopo solleciti da parte di Acea, la stessa arrivò a minacciare i nostri concittadini di sospendere l’erogazione dell’acqua se non avessero regolarizzato la propria posizione (fine settembre 2019), addirittura una lettera del prefetto e una della STO sollecitavano il nostro primo cittadino ad adempiere a quanto scritto nel famoso accordo del 2018. Dopo lo scalpore del comunicato di Acea il nostro Sindaco si è svegliato dal torpore e il 7 ottobre, travolto dagli eventi, ha incontrato i vertici di Acea per mettere le pezze a qualcosa che ormai sembrava fuori controllo. Bene! L’accordo trovato era praticamente uguale all’accordo dell’anno prima se non per il fatto che Acea avrebbe aspettato fino al 15 novembre per dare la possibilità di fare i contratti, senza richiedere gli arretrati.

Come perdere un anno e rimanere al punto di partenza, un po’ come i criceti nella ruota, corri corri ma rimani sempre lì. Finalmente il 12 ottobre scorso, forte di un accordo nuovo ma praticamente vecchio di un anno, il Sindaco finalmente ha incontrato i cittadini di San Bartolomeo. Spiegando che dopo una scelta ponderata, anche grazie a consigli di amici residenti nel quartiere (ci ha pensato per un anno!) la sua azione era giusta e a tutela dei cittadini. Da lì a qualche giorno avrebbe dato uno spazio all’OTUC per fare i contratti e che probabilmente il 15 novembre non sarebbe stata una data perentoria.

Vogliamo dire che in circa un mese si sarebbero dovute regolarizzare circa 400 utenze, una corsa contro il tempo che poteva anche riuscire se non fosse che lo sportello è stato aperto solo il 29 ottobre e neppure aperto tutti i giorni, considerando anche il ponte dei morti. Di solito un Sindaco dovrebbe facilitare la vita dei propri cittadini invece, per quanto riguarda la vicenda Acea- San Bartolomeo, il nostro primo cittadino ha messo con le spalle al muro gli abitanti di quel quartiere fornendo male, in maniera estremamente frammentata ed in grave ritardo le informazioni da far arrivare ai cittadini. Gestendo male il tempo ossia perdendo un anno, sottovalutando le richieste di Acea, ignorando addirittura un accordo firmato tra il comune di Anagni ed il gestore, non curandosi dei solleciti del Prefetto e della STO.

Per capire come stanno veramente le cose chiediamo: esiste un verbale della riunione del 7 ottobre? Ed ora che cosa succederà? Il cerino a chi è rimasto in mano? Questa la considerazione che ha un Sindaco per un quartiere della propria città? Noi riteniamo che buona politica significhi prima di tutto sostegno e supporto ai propri concittadini, aiutandoli concretamente nell’affrontare situazioni come questa, fornendo loro informazioni, chiarendo diritti e doveri di ognuno e lavorando nella massima trasparenza possibile. Invece il risultato della vicenda Acea è ad oggi confusione, fraintendimenti e purtroppo ancora molto fumo negli occhi.

 

 

 

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Ceccano e Cervaro non si fanno male

Giurini Padovani 350 minTommaso Cappella-Ufficio Stampa Ceccano calcio 1920 - PROMOZIONE-GIRONE D CECCANO-ATLETICO CERVARO 0-0

CECCANO – Pari e patta al “Popolla” tra il Ceccano, reduce dalla sconfitta con l’Alatri, e la capolista Atletico Cervaro, fermato tra le mura amiche dal Roccasecca nell’ultimo turno del girone D del campionato di Promozione. Un punto che consente ai rossoblù di mister Carlini di respirare ma non migliorare la loro deficitaria classifica, mentre i ragazzi di Fargnoli, alquanto rimaneggiati per la tante assenze, compresa quella di bomber Grillo, restano nei quartieri alti.

Una gara non bella comunque giocata da entrambe le squadre in modo alquanto guardingo. Ne ha sofferto lo spettacolo con poche azioni degne. La prima al 16’ quando Alessio Carlini batte una punizione e un difensore ospite intercetta con una mani ma il direttore di gara lascia proseguire. Un minuto dopo Tomasso entra in area ma perde l’attimo per concludere, contrastato efficacemente anche da Mamadou. Poco prima del riposo il Ceccano potrebbe passare ma il gran diagonale di Andrea Carlini termina di pochissimo a lato.

Nella ripresa la paura di perdere su entrambi i fronti penalizza non poco il gioco offensivo. All’8’ Micheli si supera respingendo una conclusione ravvicinata di Spennato. Al 13’ ci prova Pompili con un gran tiro da fuori e palla che sorvola di poco la traversa. Poi non accade più nulla e gara che si conclude quindi sul nulla di fatto.

Prossimo impegno per i rossoblù il derby di coppa Italia con il Ferentino in programma mercoledì al “Popolla” con calcio d’inizio alle ore 15,30 (il ritorno è previsto per il 30 ottobre alle ore 14,30 al Comunale “A” di Ferentino. In attesa della trasferta in campionato domenica prossima alle ore 11.00 al campo Colosseo contro il Real Cassino. Infine nel Ceccano c’è da registrare qualche novità per quanto riguarda la parte tecnica. Gli ex giocatori rossoblù Giovanni Strangolagalli e Simone Lucchetti assumono rispettivamente la carica di vice allenatore e di direttore sportivo.

 

CECCANO: Micheli, Mamadou, Marcucci, Padovani, Cipriani (22’ st Simone) (43’st Colafrancesco), Tiberia, Pompili, Carlini E., Bignani, Carlini An. (42’ st Tarquini), Carlini Al.

A disposizione: Stella, Natalizi, Pasin, Mattone, Carlini L., Consalvo.

Allenatore: Carlini M.

ATLETICO CERVARO: Teoli, Pascarella, Delicato, Quintigliano, Gennari, Iandico G., Giurini, Boye, Spennato, Jelicanin (20’ st Gharfaoui), Tomasso (37’ st Dario).

A disposizione: Calcagno, Iandico A., Messidoro, Maddalena, Petrilli, Canale, Grillo.

Allenatore: Fargnoli.

Arbitro: Andeng Tona Mbei di Cuneo.

Note: ammoniti Natalizi, Padovani, Tiberia, Bignani, Carlini An., Giurini, Pascarella, Quintigliano; spettatori 300 circa; angoli 2-5; recupero 1’ pt, 4’ st.

(foto Angelo Mattone)

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Decreto sicurezza bis: L’inutilità del male

unsupertaxidelmare 350 260di Antonella Necci - Decreto sicurezza bis. la legge non è uguale per tutti. Lunedì sera il Senato ha approvato con 160 voti favorevoli, 57 contrari e 21 astenuti il cosiddetto “decreto sicurezza bis”, su cui il governo aveva posto la questione di fiducia e che è ora diventato legge. Il decreto è stato voluto dal leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini ed era entrato in vigore a giugno, dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri: ha a che fare principalmente con l’arrivo di immigrati in Italia e con questioni di ordine pubblico, come il primo “decreto sicurezza”. Era stato approvato dalla Camera a fine luglio.

Hanno votato a favore Lega e Movimento 5 Stelle, i partiti di maggioranza, mentre si è astenuto il partito di destra Fratelli d’Italia, e Forza Italia non ha partecipato al voto pur rimanendo in aula. Ha votato contro il Partito Democratico, che ha protestato in aula all’annuncio della decisione del governo di porre la questione di fiducia, uno strumento usato tradizionalmente dai governi per compattare la maggioranza ed evitarsi grattacapi da parte dell’opposizione, perché fa cadere gli emendamenti presentati alla legge.

Tra le altre cose, il “decreto sicurezza bis” prevede lo stanziamento di nuovi fondi per l’assunzione di personale amministrativo per gli uffici giudiziari, l’introduzione di multe molto onerose – da 150mila euro a un milione di euro – per i capitani di imbarcazioni che arrivino in Italia nonostante indicazioni contrarie da parte delle capitanerie di porto e l’inasprimento delle pene per chi aggredisce agenti di polizia. Inoltre stabilisce che il ministro dell’Interno, e non quello delle Infrastrutture, possa limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nelle acque territoriali per motivi di ordine e sicurezza o per presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quest’ultimo punto era stato al centro di diversi scontri tra Salvini, che lo rivendicava come suo potere, e Danilo Toninelli, il ministro delle Infrastrutture a cui spetta la competenza sui porti.

Oltre all’immigrazione, la legge si occupa anche di ordine pubblico, prevedendo pene per chi usa «razzi, fuochi artificiali, petardi» e «mazze, bastoni» per creare pericolo ad altri o a cose durante manifestazioni pubbliche. La legge vieta anche l’utilizzo di caschi o di altri strumenti per nascondere la propria identità, e inasprisce le pene per alcuni reati collegati alle manifestazioni pubbliche, come la violenza o minaccia a un pubblico ufficiale.

Il decreto è stato molto criticato, non solo da associazioni e cittadini ma anche dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio – la cui procura si era occupata anche del caso di Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3 arrestata e poi liberata – che in audizione alla Camera aveva detto che non offre strumenti contro i cosiddetti “sbarchi fantasma”, cioè gli arrivi di migranti su piccole imbarcazioni. Alcuni esperti hanno poi messo in discussione il carattere emergenziale delle misure del decreto, condizione teoricamente necessaria per ricorrere a tale decreto, visto che gli sbarchi sono in drastico calo rispetto agli scorsi anni. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), poi, il decreto va contro importanti leggi internazionali tra cui la Convenzione di Ginevra, nell’articolo che vieta i respingimenti collettivi di richiedenti asilo. Anche all’interno della maggioranza di governo il decreto non era stato pienamente apprezzato, e alcuni esponenti del M5S si erano espressi contro.
Eppure, il decreto – d’urgenza – “sicurezza bis”, convertito in legge con il voto definitivo in Senato, riguarda alla fine poco meno di 250 migranti. Tanti sono quelli sbarcati in Italia, dall’inizio dell’anno a oggi, tramite le navi delle Ong, sulle quali il provvedimento si concentra sanzionando il soccorso e gli sbarchi nei porti italiani. Ma oltre il 90% dei 3.950 migranti è arrivato sulle nostre coste con altri mezzi: autonomamente, tramite i cosiddetti “sbarchi fantasma”, o perché salvato dalle imbarcazioni della Guardia Costiera e della Finanza. «Il numero delle persone sbarcate in Italia è talmente basso che un provvedimento legislativo d’urgenza su questi argomenti è inopportuno. La questione è di ordine politico», spiega Dario Belluccio, avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi).

Il calcolo lo ha fatto Matteo Villa, esperto di immigrazione dell’Ispi: dall’inizio dell’anno a inizio luglio, soltanto 248 migranti sono arrivati a bordo delle navi delle Ong, circa l’8%. Se si rifà il calcolo con gli ultimi dati del Viminale aggiornati al 5 agosto, la percentuale scende al 6%. Dall’inizio dell’anno le Ong hanno compiuto sette missioni per soli 31 giorni di attività. Per molto tempo, il Mediterraneo centrale è rimasto senza la presenza di alcuna nave non governativa. Eppure, gli sbarchi ci sono stati lo stesso: anzi, sono stati due in più, cioè 34, rispetto ai 32 del periodo in cui le Ong erano presenti.

Tanto più, aggiunge Belluccio, che «dal punto di vista giuridico il decreto sicurezza bis è inutile, perché richiama alla Convenzione di Montego Bay, che prevede il divieto di sbarco di immigrati irregolari. Nei passati casi di scontro con le Ong, non è mai stata verificata una violazione di questa fattispecie. Non sono navi che sono andate a prendere persone in un Paese straniero e le hanno portate in Italia senza visto. Si tratta di persone salvate in mare in condizioni di pericolo delle imbarcazioni, quindi naufraghi, per i quali si fa riferimento alle convenzioni sulla salvaguardia della vita in mare e non alla Convenzione di Montego Bay».

Il testo del decreto “disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, entrato in vigore lo scorso 15 giugno, prevede all’articolo 1 che il ministro dell’Interno “può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per ragioni di ordine e sicurezza, quando si presuppone che si sia compiuto il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Mentre all’articolo 2 si prevede una sanzione (che va da un minimo di 150mila euro a un massimo di un milione di euro) per il comandante della nave “in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane”. Come sanzione aggiuntiva è previsto anche il sequestro della nave. L’arresto in flagranza per il comandante, invece, scatta nel caso in cui compia il “delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra”.
Quello che potrebbe accadere ora, nel caso di un nuovo “caso Sea Watch”, è che – spiega Dario Belluccio - «basandosi su un ordine illegittimo, le sanzioni potrebbero essere annullate nel momento in cui l’armatore o il capitano della nave le impugnassero davanti a un giudice italiano».

Il testo del decreto, non a caso, aggiunge la postilla “nel rispetto degli obblighi internazionali”. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, d’altronde, ha già evidenziato l’incompatibilità del decreto con le Convenzioni Unclos, Solas e Sar sul diritto internazionale del mare.

L’esistenza di una legge nazionale non cambia il sistema delle fonti sovranazionali, ratificate dall’Italia. «Potrebbe verificarsi insomma quello che si è già verificato in passato, ovvero una situazione in cui il comandante di una nave a suo insindacabile giudizio ritiene che vi sia situazione pericolo, entrando nelle acque territoriali italiane per vedersi assegnato un place of safety, così come la convenzione Sar impone». Insomma, non cambierebbe nulla rispetto a quanto accaduto un mese fa nello scontro con Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3. Salvo continuare a innescare scontri a distanza con tanto di dirette Facebook, bloccare temporaneamente le navi delle Ong e annunciare la vittoria.

«Da un punto di vista pratico, però, queste sanzioni sono concretamente in grado, per un certo periodo di tempo, di limitare effettivamente le attività di ricerca e soccorso in mare», spiega Belluccio. «Questo produce o può produrre una effettiva lesione di una violazione degli obblighi internazionali dell’Italia, ai sensi degli articoli 10 e 117 della costituzione. E quindi si prospetta una violazione anche della nostra Costituzione».

Se il luogo della discussione si sposta dall’Europa alla singola nave, non può esserci una sana discussione politica per implementare le norme giuridiche nel tempo, ma solo una discussione limitata alle singole navi. Utile solo dal punto di vista propagandistico-elettorale

Senza dimenticare il principio del non-refoulement, cioè il principio di non respingimento dei rifugiati. «Non esistendo un meccanismo di ingresso legale in Italia, tantomeno per i richiedenti asilo, se l’ingresso non è reso possibile o impedito, allora siamo davanti a una violazione dell’articolo 33 della Convenzione di Ginevra», spiega Belluccio. Che aggiunge: «Le attività di ricerca e soccorso in mare da parte di Ong o navi private si è incrementato nel corso del tempo perché sono andate a coprire un vuoto lasciato dall’Ue e dall’Italia nelle attività di ricerca, soccorso e salvataggio. È arrivato il momento di spostare il luogo delle discussioni sulla redistribuzione dei migranti dalle singole navi all’Europa, approvando una riforma del regolamento di Dublino».

Quando il Parlamento europeo approvò la riforma del regolamento Dublino nel novembre scorso, la Lega si astenne e i Cinque Stelle votarono contro. Eppure, ogni volta che si presenta una nuova nave al largo delle acque italiane, la richiesta agli Stati membri è unanime: redistribuire i migranti tra i Paesi europei. Con la riforma votata a Strasburgo, bloccata tra Consiglio e Commissione, questa redistribuzione diventerebbe automatica. Senza più casi Carola Rackete.
Quindi, «Se il luogo della discussione si sposta dall’Europa alla singola nave, non può esserci una sana discussione politica per implementare le norme giuridiche nel tempo, ma solo una discussione limitata alle singole navi». Molto utile dal punto di vista propagandistico elettorale, molto meno sul fronte della gestione dei flussi di migranti. Ed è questo l’effetto che il decreto sicurezza bis avrà: creare scontri con le singole navi, senza trovare soluzioni. L’inutilità del male.

06/08/2019

 

Fonti. L'inchiesta e giornali on line

 

 

 

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Piantatela. La Prima Repubblica non è l'emblema del Male assoluto

Montecitorio ritorno al proporzionale I primarepubblica dopo i renzi 260h mindi Elia Fiorillo - Gli scemi, i fessi, i bugiardi e i pacieri a Palazzo Chigi. E’ un ritornello che ritorna spesso tra i politici di oggi. Un modo dispregiativo per qualificare un’epoca e per esaltarne un’altra. Sarebbe bene, specialmente in politica, evitare di fare paragoni tra periodi storici. Tante le cose diverse. Tante le evoluzioni-rivoluzioni. Si pensi alla televisione che ai tempi della promulgazione della Costituzione, nel 1948, non c’era. E, così, tanti altri mezzi e strumenti che a noi donne e uomini di oggi sembrano “naturali”, solo qualche anno fa erano qualcosa di fantastico.

Tutti i mali, a sentire certi politici, pare che fossero di casa nella cosiddetta Prima Repubblica. La si cita, a volte, come il “male assoluto” della politica. Eppure, in quell’epoca, nasce la nostra Costituzione, “la più bella del mondo”. E nel 1946 la legge elettorale di tipo proporzionale il cui carattere, al di là delle modifiche succedutesi nel tempo, è stato mantenuto per quasi mezzo secolo. Sino a quando non è subentrata la modifica della legge elettorale nel 1993. Allora i principali partiti in campo erano quelli che avevano combattuto insieme il fascismo, la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Italiano. Con una D.C. al comando nell’eterna contrapposizione al P.C.. Altri tempi che non è caso di citare, come si usa dire, a vanvera. Meglio pensare seriamente ai guai del nostro Paese e provarli a risolverli lasciando perdere la Prima Repubblica.

A quei tempi non sarebbe avvenuto che due partner di governo si prendessero a “male parole” pubblicamente per poi far finta che niente fosse accaduto. Il punto dolens del litigio è stato sul condono fiscale. Pare che i due, Salvini e Di Maio, non si fossero ben capiti in Consiglio dei ministri sulla materia. Salvini dichiara che “per scemo non passo”. E Di Maio replica irato: ”Se Salvini dice che non vuole passare per fesso, io non posso essere scambiato per bugiardo”. Al solito è dovuto intervenire il presidente del Consiglio Conte che più che Primo ministro del nostro Paese è il “paciere” per antonomasia. Così, anche stavolta, Conte a Palazzo Chigi ha riportato la pace tra i due, fino alla prossima volta.

Al solito chi butta benzina sul fuoco è il “garante” dei pentastellati, Beppe Grillo. Dichiarazioni pubbliche contro l’inquilino del Quirinale nella Prima Repubblica non erano pensabili. Alla kermesse dei 5Stelle al Circo Massimo, nel chiudere la due giorni, Grillo spara ad alzo zero su Mattarella: “Dovremmo togliere i poteri al capo dello Stato, dovremmo riformarlo. Un capo dello Stato che presiede il Consiglio superiore della magistratura, capo delle forze armate, non è più in sintonia con il nostro modo di pensare”. Le parole del “garante” creano grande imbarazzo nell’ala governativa del Movimento e non solo. Diversi grillini pensano che Beppe certe battute se le poteva evitare. Come quella sull’alleato di governo, il Matteo padano. Grillo racconta che la prima volta che si è incontrato con Salvini questi, avendo la madre al telefono, gli abbia chiesto un saluto per la sua mammà. E il Beppe lo ha accontentato affermando: “signora perché non ha preso la pillola quel giorno?”. Poi, pensando di essere stato inopportuno, raddrizza il tiro: “E’ uno che dice una cosa e la mantiene. L’etica della politica è la lealtà…”.

Nella Prima Repubblica già da tempo ci sarebbe stata la “crisi di governo” per comportamenti e parole molto, ma molto meno offensive di quelle pronunciate in questi giorni. I tempi cambiano, non sempre in meglio però.

No, al di là delle parole sopra le righe del buon gusto e del senso politico non è prevista una crisi di governo a breve termine. Non conviene ai grillini né ai leghisti. Salvini è tutto proteso ad aumentare i consensi al suo partito. E’ convinto che alle Europee farà il colpo grosso. Il suo auspicio, non tanto nascosto, al di là di quello che pensa il suo alleato-nemico Berlusconi, è quello di poter entrare a Palazzo Chigi da Primo ministro, alla faccia di Di Maio ed anche del Cavaliere. Tempi duri invece per il pentastellato Luigino. Se i sondaggi vedono la Lega in grandissima volata a confronto delle ultime elezioni, i 5Stelle sono in discesa di qualche punto. E c’è fermento per il ritorno a Natale di Alessandro Di Battista. Un nuovo capitolo nei 5Stelle si aprirà?

 

 

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Oddio, il mal di testa

mal di testa 350 minDr. Antonio Colasanti - Il mal di testa è uno dei motivi piu comuni di consultazione medica, spesso interferisce con la possibilita di lavorare e di compiere le attivita quotidiane. Sebbene i mal di testa possano essere dolorosi e stressanti, di rado causati da una patologia grave, è importante però riconoscerne la causa per un adeguato trattamento.

Il mal di testa puo essere classificato in due grandi categorie:

1 - primario quando non vi è una causa sottostante;
2 - secondario quando attribuibile ad una causa eziologica ben precisa.

Le forme piu importanti sono:
Cefalea muscolo tensiva - è la forma piu comune caratterizzata dalla sensazione di avere una fascia che si stringe intorno alla testa. Il dolore è solitamente lieve-moderato e dura da 1 ora ad alcuni giorni.

Emicrania - si manifesta con un dolore pulsante ed intenso, da moderato a grave solitamente localizzato ad un lato della testa. Si manifesta per lo piu in persone con un sistema nervoso piu sensibile. Mancanza di sonno, cambiamenti metereologici, digiuno e stress agiscono come attivatori. Spesso si accompagna a nausea e vomito e a sensibilità verso rumore, luce ed odori.

Cefalea a grappolo - è la forma meno frequente. L'attacco inizia improvvisamente dura da 30 minuti ad un ora e causa un dolore acuto alla tempia su un solo lato che si diffonde intorno all occhio. Si possono verificare piu attacchi nell'arco della giornata, solitamente insorgono alla stessa ora del giorno o della notte. Spesso si accompagna lacrimazione.

Dieta e mal di testa - per circa il 30% delle persone che soffrono di mal di testa è proprio il cibo stesso a causare l attacco.

I principali alimenti sono: cioccolato, caffe, latte e latticini, cibi fritti, le sostanze caffeina-glutammato-nitrati-aspartame- glutine-istamina.
L'intensità e la durata dell'attacco dipendono dalla quantita di cibo consumato e da una predisposizione genetica.
L'eccessivo uso di farmaci contro l'emicrania genera una forma secondaria di mal di testa causata dal consumo esagerato di farmaci per risolvere l'attacco. In pratica una astinenza da farmaco per l'uso eccessivo di farmaci analgesici.
I farmaci maggiormente interessati sono fans-paracetamolo-codeina-triptani-analgesici.

La forma di cefalea secondaria piu diffusa è la cosidetta cefalea cervicogenica causata da: rigidita dei muscoli ed articolazioni del collo e della testa; colpo di frusta o traumi; posture errate;
sovraccarichi la lavoro intenso

Il mal di testa ha una prevalenza maggiore nella popolazione femminile per attivita estrogenica.
Solitamente regredisce in gravidanza e menopausa, circostanze dove c'è una stabilizzazione ormonale.

Altre cause:
- Sedentarietà, è dimostrato che i sedentari sono quelli che soffrono maggiomente di emicrania. Gli effetti benefici dell'attivita aerobica è dovuto ad un maggior apporto di ossigeno ai tessuti che riduce la vasodilatazione dei vasi cerebrali causa di crisi cefaliche.

Altre cause ancora:
- Stress, un attacco di emicrania si puo verificare a causa di evento stressante sia negativo che positivo;
- Sonno, la mancanza di sonno regolare causa squilibri nel ciclo sonno-veglia che puo innescare attacchi di emicrania;
- Disidratazione, la ridotta idratazione del corpo può portare a mal di testa in quanto crea uno squilibrio idro-salino che altera la trasmissione dell'impulso nervoso, in particolare la carenza di magnesio.

La natura ci viene in aiuto con rimedi utili ed efficaci.
Basilico santo, azione antinfiammatoria ed analgesica;
Salvia officinale, azione antinfiammatoria ed antistress;
Curcuma, azione antinfiammatoria-antiossidante-adattogena;
Zenzero; azione antinausea-antiemetica-antinfiammatoria;
Mirra, azione analgesica e antinfiammatoria.
La miscela di questi rimedi permette di superare gli attacchi di emicrania senza effetti collaterali. Li possiamo associare in tisana estratto fluido o capsule da usare in prevenzione o durante l'attacco acuto.

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A Roma, nelle borgate si vive male

pozzanghera di borgata 350 260 mindi Tiziano Ziroli - Questa mattina mentre portavo a spasso mio zio, anziano di 92 anni, sulla sua sedia a rotelle, mi sono reso conto di quanto sia difficile per chi è costretto a stare su una sedia a rotelle poter girare per le strade della città di Roma.
Vi racconto l’accaduto. Premetto che io ora vivo nella borgata dove sono nato e cresciuto, parlo di Ponte Mammolo, borgata ad est di Roma sita vicino alla Tiburtina e confinante con un’altra borgata di Roma , San Basilio.

L’accaduto e questo:
Questa mattina mio zio, oramai ridotto alla sedia a rotelle dalla sua malattia , ma anche dalla sua veneranda età, mi chiedeva se me la sentivo di accompagnarlo a fare una passeggiata, io gli ho risposto di sì…quindi siamo usciti.
Poterlo portare in giro e stato veramente una sorta di percorso ad ostacoli, i marciapiedi sono ridotti in una sorta di circuito da cross, molte volte sono stato costretto a scendere in mezzo alla strada per poterlo far procedere tranquillo.

Oggi mi sono reso conto con i miei occhi che per i disabili non c’è molta attenzione in questa citta’. Girando con lui ho notato che la mia borgata è lasciata veramente al degrado più totale, non solo i marciapiedi sono impraticabili, ma anche i giardini le aiuole sono lasciate simili a foreste.
La Giunta Raggi sinceramente mi sta molto deludendo, tornato a Roma sono già incappato in situazioni molto poco sociali, basta andare sulle pagine di Facebook di ASIA USB e di FEDERAZIONE SOCIALE USB DI ROMA, per capire in che situazione sono lasciate le borgate di Roma.

Oltre le strade piene di buche, nelle borgate di Roma si sta prendendo di mira il povero, sono oramai mesi che si stanno perpetrando sgomberi di case a persone che ne hanno assolutamente bisogno…rammento lo sgombero di una signora di 75 anni di nome Paola, che fortunatamente ha ritrovato casa grazie all’aiuto di un privato cittadino che ha messo a disposizione un suo appartamento per la signora, visto che il comune aveva solo provveduto allo sgombero. Da ultimo anche lo sgombero qualche giorno fa di una ragazza madre con un bambino piccolo.

La cosa che più che fa rabbia è che gli sgomberi vengono fatti come se dovessero cacciare agguerriti e feroci criminali, arrivano , celere in divisa antisommossa, polizia municipale, vigili del fuoco, funzionario dell’Ater…insomma manca solo l’esercito.
Questa purtroppo è Roma oggi….i disabili sono costretti quasi a non poter più uscire di casa almeno che non siano accompagnati, i poveri trattati come criminali.
Ho scoperto con rammarico che a Roma non c’è una politica sociale seria ed equa per tutti.

 

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Spesa in Istruzione: spendiamo poco e male

Pubblicità Pon 350 mindi Paola Bucciarelli - In un articolo di qualche settimana fa (9 febbraio 2018), mi ero occupata del tema della dispersione scolastica. Ora, riprendo questo argomento partendo da una delle conclusioni del mio articolo: la mancanza di una risposta sistematica al fenomeno della dispersione scolastica.
In quell’articolo affermavo che ciò che manca è un coordinamento e un sostegno continuo e coerente da parte dello Stato e del Ministero dell’Istruzione (MIUR), oltre che degli enti locali. Le istituzioni hanno deciso di seguire la strada della sperimentazione frammentata in mille progetti.

Cosa sono i P.O.N.?

Questa mia affermazione è confermata dall’uscita, il 15 marzo scorso, di due bandi del Programma Operativo Nazionale ( P.O.N.) da parte del Miur: 280 milioni per 6650 istituti scolastici in Italia.
I due avvisi P.O.N. «Per la scuola, competenze e ambienti per l'apprendimento» 2014-2020 sono destinati a progetti di inclusione sociale e lotta al disagio (130 milioni di euro), e a progetti di potenziamento delle competenze di base in chiave innovativa (150 milioni di euro).
Con il primo avviso, le scuole statali di ogni ordine e grado, di tutta Italia, potranno presentare progetti per attività extracurricolari per un totale di 220 ore (6 ore a settimana in più) che consentiranno di tenere gli istituti scolastici aperti nel pomeriggio, il sabato, durante i giorni di vacanza, a luglio oppure a settembre. I progetti potranno riguardare laboratori di creatività, musica, arte, scrittura, teatro, educazione alimentare, ma anche le iniziative per il contrasto al bullismo e alla discriminazione razziale e di genere.

Le scuole, per il primo avviso, a seconda se superino o meno i mille studenti, potranno avere dei finanziamenti fino a 45mila euro. Le domande di partecipazione, con i relativi progetti, potranno essere presentate entro il 9 maggio prossimo.
Il secondo avviso finanzia con 150 milioni di euro il potenziamento delle competenze di base per tutte le scuole del primo e del secondo ciclo, con moduli da 30 o 60 ore. Sarà possibile attivare moduli di italiano, italiano per stranieri L2, lingua straniera, matematica, scienze.
I finanziamenti andranno da un minimo di 20 mila euro per le scuole dell'infanzia a un massimo di 45 mila euro per le scuole del primo e del secondo ciclo. In generale, i progetti consentiranno agli istituti un monte di ore aggiuntivo pari a 210 (circa 6 ore in più a settimana). I progetti potranno essere presentati entro l’ 11 maggio.
È evidente da questi pochi dati elencati che stiamo parlando di risorse esigue, disperse in mille rivoli e incapaci di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Questi P.O.N. sono operazioni finanziarie che avvengono per lo più utilizzando fondi europei. Per le scuole sono solo uno sforzo di pianificazione e progettazione, che non sempre riesce per mancanza di competenze interne. A causa di ciò, le scuole si vedono costrette ad affidarsi al privato (cooperative, agenzie, consulenti...) snaturando, in maniera subdola, il sistema di istruzione pubblica.

Il rapporto OCSE sull’Istruzione

Ciò è tanto più grave, se si pensa che l’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) denuncia come il fenomeno migratorio stia modificando la composizione sociale dei paesi e stia cambiando rapidamente la composizione delle classi in tutti i paesi più industrializzati, che devono fare i conti con flussi in costante crescita.
Nel rapporto si legge altresì che: «L'istruzione può aiutare i migranti ad acquisire competenze in modo da poter contribuire all'economia del paese che li ospita; può anche contribuire al benessere sociale e psicologico dei migranti e sostenere la loro motivazione nel partecipare alla vita civile e sociale dei paesi». Per raggiungere questo obiettivo gli studenti devono prima di tutto “superare le avversità connesse con lo spostamento, la condizione socio-economica, le barriere linguistiche e la difficoltà di creare una nuova identità, tutto nello stesso momento”. Dunque, la scuola ha un ruolo fondamentale nel tenere coeso il Paese dal punto di vista sociale.
È un dato di fatto che gli studenti migranti tendano ad avere risultati scolastici insufficienti; ma anche tutti gli altri indicatori, dal senso di appartenenza, alla soddisfazione nei confronti della vita, segnano risultati peggiori rispetto alla media degli studenti non migranti. Tutto ciò aggrava il senso di frustrazione e di esclusione rispetto alla società nel suo complesso.

Sempre l’OCSE, sostiene che anche i cittadini italiani appartenenti ai ceti più deboli non se la passano meglio dei migranti: l’ascensore sociale è fermo e il sistema d’ istruzione non aiuta, non riesce a fare abbastanza, per gli alunni che provengono da contesti disagiati.
In Italia, soltanto il 20,4 per cento dei quindicenni provenienti da famiglie in situazione di svantaggio socio-economico riescono a ottenere risultati soddisfacenti nei test OCSE-PISA (Programma per la valutazione internazionale dello studente Programme for International Student Assessment).
La media OCSE si attesta sul 25,2 per cento. È evidente che il contesto culturale e socio-economico degli alunni influenza i risultati.
Gli errori delle politiche scolastiche degli ultimi due decenni
Allora dove sbagliano i governi di destra e sinistra che da venti anni cercano di rilanciare il ruolo determinante della scuola nella società? A mio avviso l’errore consiste nel pensare che basti tenere i ragazzi “parcheggiati”nelle scuole e portarli ad assolvere l’obbligo scolastico.
Non basta raggiungere gli obiettivi appena citati perché la maggior parte delle volte le conseguenze sono profondamente negative per il proseguimento delle vite di questi ragazzi e delle loro famiglie.

Dobbiamo portare i ragazzi non solo a terminare gli studi, ma a metterli nelle condizioni di trovare un lavoro, renderli autonomi, indipendenti dalla famiglia di origine (l’81% vive con i genitori), farli uscire dalla povertà (i giovani, non più gli anziani sono la fascia più fragile), farli partecipare alla politica, intesa come cittadinanza attiva nella comunità. Pertanto, l’Italia investe poco nell’istruzione e, inoltre, spende male.
Quando si fanno interventi, sia come politiche nazionali sia come strategie locali, questa complessità va tenuta insieme.
Il problema è noto, ma perché non riusciamo a risolverlo? Il motivo risiede nel fatto che le riforme scolastiche andrebbero sperimentate prima di attuarle su scala nazionale e le ricadute andrebbero previste prima di estendere le sperimentazioni a tutto il Paese.
Tale criticità è stata rilevata anche dall’OCSE, non solo nei confronti dell’Italia: dal 2006 al 2015 solo una riforma dei sistemi di istruzione su dieci è stata testata prima di essere implementata su scala nazionale. Invece, ex ante nessun Governo lo ha fatto, oppure lo ha fatto in maniera insufficiente, considerando che una riforma va sperimentata per almeno 10 anni prima di applicarla a tutto il territorio nazionale.
Così, bisognerebbe fare un salto di qualità nella valutazione dei progetti. Non il classico monitoraggio degli interventi, dove si dice quanti corsi sono stati fatti, quante aule, quanti alunni coinvolti, quanti sportelli psicopedagoci. Questi numeri servono, ma sapendo che tutto questo è un mezzo per portare al fine: cambiare in meglio la vita degli studenti e delle loro famiglie. Questa domanda troppo spesso nemmeno ce la si pone.
L’ unica domanda da porsi è qual è il cambiamento di medio-lungo termine che vogliamo raggiungere e quali sono gli strumenti più efficaci per raggiungerlo. Dobbiamo iniziare dal reale cambiamento che vogliamo portare. Il cambiamento reale a cui miriamo è istruire, educare,gli studenti affinché siano cittadini consapevoli, capaci di costruire una società più democratica e accogliente per tutti.

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Il nuovo mondo non era così male

cap 8ddi Antonella Necci, Capitolo 8 - Il nuovo mondo non era così male.
Oltre al cibo buono, che gli aveva fatto guadagnare qualche chilo in solo pochi giorni, c'era il discorso- amore che sembrava aver raggiunto un equilibrio. Rivedere Marinelle gli aveva fornito una rinnovata energia la cui natura gli era insospettata.
I Ragazzi del Campo si erano subito adeguati al nuovo stile di vita, e non mancavano i divertimenti.
Gli sembrò di aver raggiunto uno stato di grazia che non riteneva possibile, fino a poche settimane prima.

Restava, però, il fattore insoluto di come, quando e perché si sarebbe ripresentato il contenzioso tra lui e i cittadini di Anagnon-sue-la-mer.
Ma il solo pensarci gli dava i brividi. In definitiva si trovava dove si trovava proprio per dimenticare, per abbandonarsi a nuove esperienze. Si ricordò il motivo che lo aveva indotto a fuggire quella notte, attraversando le stanze del suo Appartamento Regale in punta di piedi, per non risvegliare il ronfare del turno della Gran Guardia Reale.
Si era sentito un ladro al suo primo colpo. Un imbranato, mosso solo dalla forza della disperazione.
Aveva dovuto anche abbandonare i suoi gatti alle cure della signora Pina. Una complice. Disponibile a prendersi cura sia di Powder che della sua principessa svizzera, conosciuta quando Poldino era stato ricoverato laggiù, nella clinica nei pressi di Zurigo, per riprendersi dalle ferite che Geppò gli aveva inferto durante il loro primo Torneo Medioevale.
I ricordi si affastellavano in ordine sparso nella sua testa, mentre disteso sul letto, nella sua camera multifunzionale nel ranch di Marinelle e Geppò, che era sempre più odioso, pensò in un istante, provava ad organizzare mentalmente cosa avrebbe avuto la priorità nello svolgimento delle azioni quotidiane.
"Sei sveglio?"
Si ricoprì all'istante, preso dalla vergogna di farsi vedere in pigiama a righe sottili e microscopiche macchinette fotografiche. Era un regalo della signora Pina, preso al mercatino della domenica in un paesino vicino ad Anagnon.cap8 b
"Si." "Entra pure."
"Ti volevo informare sulle novità giunte ora da Anagnon."
"Dimmi."
Replicò asciutto e disilluso. Per un istante aveva fanciullescamente sperato che Marinelle lo avesse cercato per lui stesso, e non per le negatività politiche provenienti dall'altro mondo, quello di cui voleva cancellare anche il ricordo.
"Pare che gli amici intimi di Trippotto siano spariti. Lui stesso passeggia per le viuzze di Anagnon senza i suoi scagnozzi. I miei informatori stanno cercando di capire cosa sia accaduto. Sembra che abbiano tutti avuto, all'unisono, l'idea di prendersi le ferie non godute.
Sandè ha dichiarato di aver notato un incredibile via vai verso l'aeroporto, ma non ha fatto in tempo a registrare la destinazione. Però di una frase detta da Giuseppe Lucariello ha percepito che l'intenzione fosse quella di dirigersi verso l'emisfero sud. In Africa, forse. In Brasile. Chissà."
Sandè De Angelis. Che bravo giovane, pensò intanto Poldino, che, come i bambini, mentre Marinelle parlava, si era soffermato a ragionare sulla sua bellezza e sulla forza del suo carattere. Infine i suoi pensieri si collocarono dentro al ricordo di come Sandè lo avesse aiutato, anche psicologicamente, a superare il dolore per il matrimonio tra Marinelle e Robert Geppò. Altre tristezze gli tornarono a galla. Le respinse giù con forza e replicò:
"Non riusciranno mai a trovarmi qui. Vadano pure in giro per il mondo."
Marinelle decise di non replicare a cotanta incrollabile certezza. Doveva dargli tempo di riprendersi dalla funzione di parafulmine che lo aveva impegnato negli ultimi tre anni alla guida di Anagnon-sue-la-mer.
Non gli rivelò, dunque, che erano tutti appassionati del Signore degli Anelli, e che in comitiva avevano deciso di spostare la contesa tra bene e male in quella parte del globo.
Non disse nulla. Poldino avrebbe scoperto presto la verità.

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