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Amazon di Passo Corese. Manca la sicurezza dei lavoratori

Partito Comunista Italiano. Sezione Sergio Cecconi di Fara Sabina (Rieti)

Amazon passocorese 400 minFara Sabina (Rieti). Amazon di Passo Corese. Il PCI denuncia mancata sicurezza sulla pelle dei lavoratori! Autorità intervengano immediatamente.

Un provvedimento sostanzialmente debole è stato assunto in queste ore dal Governo sulla questione salute dei lavoratori, in ore drammatiche che stanno avvolgendo l’Italia e non solo. Poiché non stiamo parlando di una semplice vertenza sindacale da sostenere per una lotta tra padronato e lavoratori, ma, di un diritto costituzionale – quello alla salute – che sta alla base e prima e al di là del rapporto di lavoro, i comunisti ritengono prioritario questa tema sopra ogni altro.

Per questo, Marco Sgavicchia, segretario della sezione PCI di Fara Sabina ha commentato quanto accade alla Amazon di Passo Corese: “Esprimiamo ferma condanna per la condizioni nelle quali versano i lavoratori di Amazon a Passo Corese! Infatti le attività lavorative in Amazon non sono in linea con le raccomandazioni emesse per fronteggiare l’attuale grave emergenza sanitaria. Si parla di mancata fornitura ai lavoratori di idonei mezzi di prevenzione, quali mascherine e guanti. Inoltre c’è da sottolineare la assoluta mancanza del rispetto delle distanze consigliate, sia nelle postazioni lavorative che nei luoghi deputati alle pause pranzo e ai servizi igienici. –Bandiera pci 350 260 quindi con nettezza, Sgavicchia conclude - Mai, ma soprattutto in questo momento, il profitto delle aziende deve essere realizzato sulla pelle dei lavoratori! Chiediamo alle autorità competenti di prendere i dovuti provvedimenti per ricordare ad Amazon che c’è una grande emergenza sanitaria e che vanno prese le giuste precauzioni sanitarie. Le attività lavorative di prima necessità, quali quelle relative ai beni alimentari e farmaceutici, vanno espletate con la massima prudenza. Le altre attività lavorative possono e debbono essere sospese! Il PCI di Fara Sabina esprime piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici Amazon!”.

Fara Sabina 15 marzo 2020

 

 

Modulo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Manca nell’ospedale “Spaziani” e non solo...

Frosinone ospedale 350 ok minL’ Ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. Z0000, emessa il 26 .02.20, tra le misure che si dovrebbero adottare prevede, al secondo punto, quanto segue:
2. nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso a strutture del Servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, devono essere messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani;

E’ noto, almeno da un decennio, che nell’ ospedale “Spaziani” ed in tutte le strutture ambulatoriali del Capoluogo, i BAGNI riservati al pubblico sono sprovvisti di carta igienica, di sapone e di asciugaoi elettrici oppure di carta per asciugarsi le mani.

Da anni denunciamo continuamente la necessità di eliminare questo segno di inciviltà e di rilevante trascuratezza dell’igiene pubblica da parte di coloro che si sono avvicendati alla direzione della ASL della nostra provincia, sostenuti dalla Regione Lazio.

Mentre richiamiamo l’attenzione del Prefetto su tale realtà, ci auguriamo che sotto la spinta delle urgenti misure da adottare, per sconfiggere il Coronavirus, il Direttore generale della Asl, che conosciamo persona accorta e sensibile, possa fare il miracolo eliminando questo sconcio decennale.

Frosinone 28 febbraio 2020.
Francesco Notarcola – Coordinatore di Cittadinanzattiva-Tribunale per la difesa dei diritti del malato- Frosinone

 

 

 

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Manca l'entusiasmo, la passione e questo si riversa su alunni, famiglie, docenti

a scuola studentesse

Per una indagine di opinioni sui fenomeni di aggressività nelle scuole da studenti verso docenti. Intervista alla Maestra in pensione Pina Martelletta maestra. Ha insegnato nella scuola primaria di Sezze.

Si parla di bullismo nelle cronache. L'accezione è generalmente utilizzata per riferirsi a fenomeni di violenza tipici degli ambienti scolastici e più in generale di contesti sociali riservati ai più giovani solitamente coetanei. Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in altri contesti, sono identificati con altri termini, come mobbing in ambito lavorativo o nonnismo nell'ambito delle forze armate. A partire dagli anni 2000, con l'avvento di Internet, si è andato delineando un altro fenomeno legato al bullismo, anche in questo caso diffuso soprattutto fra i giovani, il cyber-bullismo.*
È giusto chiamare “bullismo” un atto di aggressione di uno studente verso un docente? Secondo lei qual è la definizione appropriata?

Mi sembra semplicistico e banale chiamare " Bullismo" gli atti di violenza che si verificano sempre più frequentemente, dal momento che possono provocare in chi li subisce situazioni di malessere grave che possono ripercuotersi sulla psiche e sul fisico di ragazzi deboli, incapaci di difendersi.

Di fronte a quale fenomeno (questa aggressività fisicamente violenta) ci troviamo? Può allargarsi?

Il bullismo è sempre esistito. Io sono in pensione da sette anni, ma ricordo bene vari atti di prevaricazione di ragazzi e ragazze più forti ed agguerriti verso altri meno capaci di difendersi. I media ed i socials però ci descrivono realtà che, forse, sono diventate nel tempo più complesse ed articolate. Il fenomeno viene pubblicizzato, enfatizzato, descritto nei suoi aspetti più aberranti e meschini e da molti viene considerato prova di forza, di determinazione, di coraggio. Questo spinge molti ragazzi senza punti di riferimento ad imitare questi modelli comportamentali ed allarga il fenomeno.

Perché questa aggressività? Cosa si è rotto nella scuola: il rapporto insegnanti-studenti o genitori-insegnanti?

L'aggressività è comunque una risposta a delle "mancanze" o dei "deficit" sia del giovane sia della famiglia che determinano l’incapacità di relazionarsi in modo corretto e civile. Là dove la Scuola e gli insegnanti sanno instaurare comportamenti autorevoli, ma nello stesso tempo empatici e comprensivi, le situazioni problematiche si affievoliscono e perdono aggressività. Mi è capitato più volte nella mia lunga carriera di dover sopportare e supportare famiglie aggressive o totalmente prive di capacità di dialogo. Affrontate nel modo giusto, hanno cercato di smussare i toni ed i modi anche se il percorso per risolvere le problematicità è lungo e complesso. L' approccio non deve essere troppo rigido, ma calibrato di volta in volta. Stessa cosa con i ragazzi che "ammirano" i docenti decisi e capaci, mentre tendono a rifiutare i più incompetenti e poco professionali.

Quale modificazione, avvenuta nella scuola, può esser a suo parere responsabile di un così conflittuale rapporto fra docenti e discenti? Siamo di fronte a casi sporadici o c’è anche un clima generale di difficoltà nel rapporto fra chi insegna e chi dovrebbe imparare?

Le modificazioni ci sono state e di vario genere. La scuola diventata azienda, con insegnanti che operano in classi oltremodo numerose ed eterogenee, il fiorire di progetti rispondenti ad esigenze pubblicitarie e non autentiche, non favoriscono un buon clima. In più i docenti sono lasciati soli, non aiutati da Dirigenti oberati dal lavoro o carenti dal punto di vista pedagogico, o semplicemente ansiosi di evitare le "grane". Manca l'entusiasmo, la passione e questo si riversa su alunni, famiglie, docenti.

Si può pensare che ci sia una imperante cultura di violenza indotta dai media e dalla più recente “visione” di mondo virtuale in cui molto spesso i giovani si rifugiano per sfuggire a realtà familiari e sociali difficili da sostenere per un adolescente?

Il mondo virtuale e dei media non aiuta, anzi spinge a seguire modelli conosciuti ed apprezzati, ciò determina un circolo vizioso non favorevole.

Il profitto degli studenti è qualitativamente cresciuto o non è gratificante per il lavoro degli insegnanti? Le riforme e le nuove metodologie introdotte nella scuola negli ultimi anni hanno effettivamente favorito il processo di apprendimento e un migliore rendimento degli studenti?

 Essendo in pensione non è corretto che io risponda a questa domanda.

 

Casi eccezionali o clima difficile di convivenza: con quali mezzi affrontarli per modificare questa situazione? Dove intervenire: sugli studenti, sugli insegnanti, sui genitori o su tutti insieme?

Sarebbero necessari vari incontri diversificati e in momenti successivi incontri comuni.

Ci sono licei che per autopromuoversi hanno usato slogan del tipo “in questa scuola non ci sono disabili e immigrati” insegnare l’inclusione e l’accoglienza può aiutare a contrastare i fenomeni di violenza?

Mi sembra una forma di bullismo "rovesciato". Rifiutare il diverso per sentirsi migliore, più capace, più alla moda e rispondere ai modelli di efficienza tanto in voga in questo ultimo periodo . L' inclusione è faticosa e non rende una buona immagine all' azienda scuola che vuole attirare utenza possibilmente poco problematica per offrire un' immagine priva di complessità. Ma questo percorso facilitato non porta a nulla, soltanto a mostrare una visione di un mondo falsato, irrealistico e non naturale

 

Intervista a cura di Ignazio Mazzoli e Nadeia De Gasperis

 

 

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A Ceccano si continua a chiedere trasparenza amministrativa che manca

ceccano palazzo antonelli 350 253di Giulio Conti, Capogruppo del Partito Democratico di Ceccano - Il Presidente del Consiglio Comunale, Marco Corsi, ha dimostrato ancora una volta di non essere all'altezza di saper gestire questo importante incarico istituzionale che la sola maggioranza gli ha conferito.
La convocazione della seduta del consiglio comunale del 10 ottobre 2017, infatti, è stata redatta senza rispettare gli articoli previsti dal Regolamento del Consiglio Comunale di Ceccano, che a questo punto sento di dire che lo stesso Presidente non conosce o forse vuole adattarsi a suo piacimento e del Testo Unico degli Enti Locali.

Nell'elenco allegato delle interpellanze, interrogazioni e mozioni da discutere, infatti, il Presidente Marco Corsi si è permesso di rimuovere per sua decisione arbitraria, in totale disprezzo delle normativa e dei principi democratici del nostro Paese, ben sette tra interpellanze ed interrogazioni da me presentate.
Addirittura quelle relative ad argomenti di primaria importanza, come quella del 13 giugno scorso sulla tutela della salute pubblica, di nuovo alla ribalta della cronaca proprio in questi giorni, con l'evacuazione della scuola elementare di via Passo del Cardinale.
Atti da me presentati da diversi mesi, sui quali avevo chiesto chiarimenti e delucidazioni urgenti e per i quali non mi è stata mai fornita alcuna risposta scritta nei termini di regolamento previsti, sia da parte del Corsi che del Sindaco Caligiore, in quanto primo responsabile della salute pubblica di tutti i cittadini di Ceccano, anche di quelli che non lo hanno votato. Ma evidentemente si tratta di argomenti su cui il Sindaco e la sua maggioranza hanno preferito non voler discutere ed affrontare, anche attraverso lo specifico svolgimento di un consiglio comunale.

Siamo ancora una volta di fronte anche alla totale assenza di trasparenza amministrativa, oltre che al totale spregio della democrazia.
Si tratta dunque di una convocazione assolutamente illegittima e che contribuisce a rendere nulla la validità della seduta stessa.
Questi comportamenti totalitari a Ceccano non possono più essere tollerati. Per questo motivo sarò costretto a rivolgermi anche al Prefetto di Frosinone, che già nei mesi scorsi era intervenuto sulla richiesta di consiglio in merito alla delibera di giunta numero 66, anche questa totalmente disattesa dal Presidente Marco Corsi e dalla maggioranza guidata dal Sindaco Caligiore.

 
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Turismo. Le idee ci sono, non la volontà di chi governa

FIUME FIBRENO 350 260di Giuliano Fabi - Turismo e provincia di Frosinone: una idea vincente in campo. La digitalizzazione provocherà di qui a dieci anni una enorme diminuzione degli spostamenti per motivi di lavoro, ma un aumento degli spostamenti per motivi di piacere, cultura e turismo. Può la nostra provincia intercettare in qualche modo quel flusso turistico che ci vede per il momento agli ultimi posti nel Lazi? L’attenzione sarà rivolta a quei luoghi facilmente raggiungibili che offrono curiosità, cultura natura, accoglienza per famiglie, possibilità di attività fisica e buon cibo. Si apriranno spazi interessanti per il turismo di fine settimana delle famiglie per il turismo passaggio sulla A1, con un forte ritorno in termini di occupazione, trattandosi di un turismo non legato a doppio filo con la stagionalità. Un discorso a parte va fatto per i circuiti eno-gastronomic,i per il trismo sanitario e della terza età, e l’area inesplorato dei figli dei nostri ex emigranti. Si troverà avvantaggiato chi ha qualcosa da offrire e sarà organizzato per offrire.
Al di là dei punti di forza e di debolezza, qui mi preme fare una analisi su ciò che genera in un territorio un flusso turistico importante e se questa nostra provincia può offrire qualcosa in tal senso.
Noi sappiamo che ciò che genera un flusso turistico in un territorio è il fatto che ci sia un luogo unico da scoprire e da godere, che abbia caratteristiche di unicità al mondo, che emozioni, che identifichi e fissi nella mente quel territorio, che sia facilmente fruibile e raggiungibile, che spinga una volta tornati a casa, a ricordare, a raccontare, a trasmettere e a creare quel passa parola che è la migliore forma di pubblicità e che faccia venire il desiderio di tornarci i compagnia perché si è visto qualcosa di una bellezza unica. Per fare degli esempi I trulli di Alberobello, i Sassi di Matera, Civita Bagnoreggio, le Terre di Siena, Le Cinque Terre, il parco Fluviale del Brenta ecc.

Domanda : Esiste in provincia di Frosinone un luogo con tali caratteristiche?

I nostri punti di forza sono: il circuito delle mura megalitiche, il circuito delle abbazie benedettine, il circuito dei castelli medievali, il circuito del brigantaggio e della seconda guerra mondiale, ora si va aggiungendo il circuito della paleontologia , ma si tratta di cose un po’ settoriali, quasi da specialisti, da elìtes e che difficilmente muovono le famiglie o flussi importanti. Ebbene questo luogo nella nostra provincia esiste ed è “la terra dei cinque miracoli”.
Dove si trova? Semplice, in quel tratto di 14 km che va dalla Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno segue il fiume Fibreno fino alle cascate di Isola del Liri:

villa lefevre 350 260Primo miracolo: Il padreterno ha messo uno strato di argilla impermeabile sotto il comune di Posta Fibreno, consentendo a 50 sorgenti di riversare da noi tutta l'acqua del Parco Nazionale d' Abruzzo e creare quella meravigliosa perla del Lago di Posta Fibreno
Secondo miracolo: il lago dà origine al fiume Fibreno che a Carnello forma un'isola artificiale intorno all'abitato e alla Torre Follona di ciceroniana memoria, formando cascatelle e riversando li un'acqua pulitissima alla temperatura costante di 12 gradi che,non consentendo lo sviluppo di muffe e batteri, è adatta alla lavorazione della carta, della lana e qui sorsero le più antiche cartiere
Terzo miracolo: A San Domenico ii fiume Fibreno si getta nel Liri. Il Liri avendo carattere torrentizio va in piena l'inverno con le piogge, il Fibreno avendo carattere è cascata e fiori rosasorgivo ha il suo massimo di portata in estate con lo scioglimento delle nevi e questa simbiosi rendendo costante la portata e la bellezza delle cascate di Isola Liri ne ha consentito lo sviluppo industriale. Se non è un miracolo questo!!!!!!
Quarto miracolo: le tre cascate di Isola Liri. Un miracolo che si commenta da solo. Se ne conosce solo una, ma sono tre,. Tutte di una bellezza unica anche se quella del Valcatoio ha subito la mano pesante dell’uomo.
Quinto miracolo: L'acqua, cadendo da tre cascate sulla città, forma due rami che abbracciano Isola Liri. viste dall'alto, accanto al castello, sono uno spettacolo unico al mondo, con tutta l'archeologia industriale delle cartiere, dei lanifici, dei feltrifici e concerie, case degli operai e ville dei vecchi industriali.

Qui c'è una storia millenaria

Ora chiudete gli occhi e immaginate di avere sul Fibreno un parco fluviale pedonabile e ciclabile e navigabile di poter raggiungere in barca, con approdo a San Domenico, (Fiera di Sora uscita superstrada per Roma); sia le cascate di Isola Liri che il Lago di Posta Fibreno, il tutto in circa 14 km. E poi da qui poter pubblicizzare ciò che la nostra provincia offre in termini di cucina storia natura e arte e le cose che elencavo prima. E mi fermo qui. Inutile pensare ad altro. Il turismo in provincia di Frosinone potrà decollare solo concentrando le energie e valorizzando questa: “La terra dei cinque miracoli”, nella sua complessa unicità, un luogo unico al mondo, una terra che identifica il nostro territorio e la sua storia millenaria e la nostra memoria collettiva, una terra che se mostrata e raccontata emoziona e fa venire il desiderio di tornarci.
Questo è un lembo d’Italia dove natura e storia sono incastonate quasi a dipingere un quadro di bellezza unica, dove forte si percepisce il respiro della Storia. La pressioneIsolaLiri SOCIETA OPERAIA 217 degli anni in cui, in nome del benessere economico, ritenevamo fosse tutto lecito qui non è riuscita a scalfire, ci ha lasciato tutto intatto e dobbiamo mostrarlo al mondo.
Qui c’è la storia millenaria dei pelasgi, che costruirono le mura ciclopiche, c’è la casa natale di Cicerone dove ambientò il suo testo De Legibus dove parla di rapporto tra leggi e giustizia sociale, qui ha soggiornato San Francesco con la visione dell’angelo che lo portò alla rinuncia del ministero sacerdotale e rimase umile frate a vita (messaggio forte alla politica). Qui c’è la Storia di Gregorio XIII, quello del calendario gregoriano che usiamo ancor oggi, del figlio Iacopo Boncompagni che valorizzò il castello della Cascata con affreschi di scuola del Cavalier D’Arpino, maestro di Caravaggio. Qui c’è la storia della prima e della seconda industrializzazione, di Napoleone, dell’illuminismo e delle nuove idee della rivoluzione francese, degli industriali francesi, della invenzione della macchina continua di Lefebvre, delle lotte operaie delle cartiere meridionali, delle società operaie di mutuo soccorso tra le più antiche d’Italia e di una delle prime università popolari d’Italia.
Aver chiuso gli occhi per anni di fronte a tanto ben di Dio e alle potenzialità di questo territorio è cosa grave. Se questa, la terra dei cinque miracoli avesse avuto la fortuna di trovarsi più a Nord staremo parlando di “PATRIMONIO DELL'UNESCO”. Non ci resta quindi che metterci in lista d’attesa per il “sesto miracolo”. Da chi? semplice.... dalla politica, perché il Padreterno sa di averci dato molto e sicuramente non ci metterà più mano.

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Cosa manca al Voto di oggi? Manca l'Emozione, il Sogno, la Visione

Giornale Nascita Repubblica 350di Daniela Mastracci - Marisa Ombra, giovanissima Partigiana. Lei non ha potuto votare perché non aveva ancora compiuto 21 anni, ma racconta che "...andavamo a prenderle (le donne) in tutti i modi, con le macchine, i carretti, con le moto, per portarle a VOTARE. Le file erano infinite, erano colorate. Le donne erano piene di entusiasmo, convinte che da allora la loro vita sarebbe stata DIVERSA"...Su La Repubblica di oggi, 2 giugno 2016
Cosa manca al VOTO di OGGI?
Manca l'EMOZIONE, manca il SOGNO, manca la VISIONE.
Manca l'immaginazione produttrice di quel che potrebbe essere DOPO e A CAUSA del nostro VOTO.
A me emoziona votare, Donna e Elettrice. Come potrei non sentire sulla pelle i sudori freddi se non potessi LIBERAMENTE definirmi donna ed elettrice, convintamente riconosciuta e convintamente esercitante il mio INDISCUSSO diritto di Voto? E non solo indiscusso ma soprattutto SOFFERTO, convintamente SOGNATO, RIVENDICATO e OTTENUTO da Donne come me, ma incredibilmente più FORTI e CORAGGIOSE di me: le Donne Partigiane, le Donne Antifasciste tutte, le Donne che avevano maturato forte la consapevolezza della DIGNITA' e della PARITA' dei DIRITTI, che rivendicavano la LIBERTA' e la AUTODETERMINAZIONE che io oggi esercito. Non l'ho rivendicata io.
Se questa consapevolezza fosse ancora forte in ciascuna donna e se, assieme a questa, fosse altrettanto forte e tremenda a pensarsi, la consapevolezza che quel voto potrebbe NON starci più, chissà forse si andrebbe di più a votare (?)
Forse il detto popolare, che io parafraso un po’ perché non lo ricordo bene, “ti accorgi di quanto qualcosa sia importante solo quando non ce l’hai più” calzerebbe a pennello in una Democrazia tanto erosa da farci già sentire cosi, senza Voto? Il punto però è che l’erosione non si vede. Non è palese. La Democrazia vanta se stessa come salda; si autoproclama ogni giorno. E come? Ingigantendo i suoi “nemici”: chi la va minacciando, chi le dà filo da torcere. E i nemici sono i “pericoli pubblici”, popolarissimi! Il nemico cresce a dismisura, la democrazia rafforza se stessa, ma in quale senso? Si rafforza sostenendo le ragioni del suo doversi mettere in sicurezza. Ma questo altro non significa che restringere lo spazio davvero democratico, rinchiuderlo in recinti, attenti a non far trasbordare troppa “libertà”: perché in tempi di messa in sicurezza la libertà, si sa, è proprio controproducente! Temiamo il “nemico” e allora tacciamo, disposti a mettere tra mille parentesi la nostra idea, ma quasi nemmeno più consapevoli di averne una, diversa, dal pensiero unico comune. Tacciamo perché crediamo che l’urgenza sia troppo improrogabile, tanto da dover mettere da parte i principi stessi che, al contrario, ci hanno dato le fondamenta di quella Democrazia che andiamo dicendo di difendere, restringendola. Ma siamo democratici se esercitiamo la democrazia! Se facciamo votare! Se siamo politici, specie istituzionali, che continuiamo a sostenere le ragioni del voto; e se siamo cittadini votanti che continuiamo ad andare a votare. Si tratti anche solo della messa in sicurezza del nostro voto! Mettere in sicurezza la Democrazia vuol dire esercitarla sempre e con convinzione, perché essa è fragile. Troppo dispendiosa in termini di energie da investire per essere sempre dialoganti, sempre razionali, sempre rispettosi del diritto dell’altro, sempre consapevoli di essere ciascuno l’altro per l’altro. Difficile stare sempre sul filo; difficile “zittire la pancia”. Difficile che questo diventi habitus. E allora siccome questa Democrazia consapevole non è un raggiungimento definitivo; non è una roccia solida su cui accomodarsi e stare rilassati, rilanciamo la necessità di riedificarla ogni giorno.
Essa è come una palafitta sul fondo instabile e mutevole di un mare agitato, calmo a volte, ma pronto ad alzare le sue onde e spazzarne via i pali. E’ qualcosa di vivente la Democrazia. E come ogni vivente è soggetta al mutamento. E come ogni vivente ha bisogno di CURA.

 
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Lavoro. Tavolo regionale del 27: manca una gamba

Bandiera pci 350 260di Oreste Della Posta - La regione Lazio ha convocato per il giorno 27 presso gli uffici regionali di Frosinone siti in via Francesco Veccia, alle ore 11 un tavolo per trattare i temi del Lavoro e sviluppo in p che occorrono misure urgenti provincia di Frosinone. Fatto senza ombra di dubbio positivo.
Ma è da notare che il tavolo è senza una gamba in quanto non è stato convocato il comitato “Vertenza Frusinate” che si è sempre battuto al fianco dei disoccupati denunciando la grave crisi occupazionale che attraversa la nostra provincia. Da questo punto di vista non si comprendono i motivi della mancata convocazione . In questo quadro i Comunisti chiedono al Presidente Zingaretti di convocare subito Vertenza Frusinate. L’incontro non può partire non partire dal documento approvato dai 74 sindaci e inviato allo stesso Zingaretti nei giorni scorsi nel quale si afferma: troppe sono le crisi in corso che hanno depauperato il sistema produttivo ed acuito il già complicato quadro generale. Una situazione purtroppo destinata ad aggravarsi nei prossimi mesi.
I Comunisti ritengono che occorrono misure urgenti e temporanee per dare una risposta immediata ad un dramma che sta vivendo una parte consistente della nostra provincia. In questo disastro economico che è diventato disastro sociale, con una povertà che avanza a ritmi frenetici, oltre a sviluppare misure di rilancio economico occorre intervenire nel disagio sociale.
I Comunisti condividendo in toto il documento dei 74 sindaci chiedono che venga istituito il reddito di cittadinanza per dare una risposta ai 400 lavoratori che a giugno resteranno senza reddito.
La Regione Lazio deve dichiarare la provincia di Frosinone come zona economica speciale oppure area di crisi complessa, in modo da garantire investimenti per permettere lo sviluppo delle imprese esistenti sul territorio ed incentivarne delle nuove.
In questa ottica i Comunisti di Frosinone aderiscono al sit-in di protesta indetto dalla Vertenza Frusinate per il 27 maggio a Frosinone invitando tutti i disoccupati, le associazioni sociali, i partiti, i sindacati a partecipare.
Il segretario provinciale PCd’I Frosinone
Oreste Della Posta

 
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Manca la crescita per l'alta disoccupazione e i bassi salari

Un operaia al lavoro 350 260di Vincenzo Comito da controlacrisi.org - I problemi economici e sociali del mondo di oggi sono certamente molti e complessi, ma, tra questi, c'è né uno tra i più importanti che da diversi anni assilla i politici e gli economisti di tutto il mondo, senza che apparentemente nessuno riesca a venirne veramente a capo: si tratta di quello che qualcuno chiama il "mistero della produttività".
Di cosa si tratta? In tutti i paesi occidentali, dagli Stati Uniti, al Giappone, dalla Germania, alla Francia, alla Gran Bretagna, da molti anni la produttività del lavoro e quella del capitale sembrano non crescere più o crescere molto meno che nei decenni precedenti. Questo, quindi, al di là del caso dell'Italia, paese nel quale si sa che da molto tempo non aumentano, o lo fanno in maniera mediocre, non solo la produttività, ma anche il pil, gli investimenti, le spese di ricerca e sviluppo, l'occupazione, i salari; in sostanza, tutte le principali variabili economiche e sociali mostrano da una ventina di anni, da noi, un andamento largamente insoddisfacente per usare un eufemismo, andamento che non sorprende peraltro da tempo più nessuno.
La questione della produttività non appare certo trascurabile, dal momento che gli economisti ci ricordano che dalla sua crescita dipende in larga misura l'andamento più o meno positivo di un'economia.
Per ricordare solo qualche caso specifico, ad esempio negli Stati Uniti si è registrato un rilevante aumento della produttività nel periodo tra il 1995 e il 2003, aumento spinto apparentemente dal boom dell'Information Technology, con una conseguente importante crescita dell'economia; ma poi il quadro si è rovesciato e da allora lo sviluppo annuo della produttività si è rivelato come molto più modesto. Non si può certo accusare poi del rallentamento di tale fenomeno la crisi del 2007-2008, dal momento che esso era preesistente.
D'altro canto, molti esperti tendono a valutare che tale tendenza negativa continuerà a manifestarsi anche nel prossimo futuro, spingendo a considerare che si tratta di un fenomeno ormai strutturale, almeno nelle economie avanzate.
In effetti, nel frattempo assistiamo invece ad un quadro molto diverso nei paesi emergenti: così anche in Cina negli anni recenti, secondo alcuni dati, la produttività si sarebbe di recente ridotta, ma passando dall'11% all'anno all'8-9%! Un scenario ben diverso.
Le analisi mostrano poi che il declino del fenomeno in Occidente ha una doppia facciata: esso è infatti da collegare sia ad un rallentamento dei nuovi investimenti, fenomeno che si manifesta anch'esso in maniera vistosa nei principali paesi sviluppati –ad esempio, in Germania essi, negli ultimi venti anni, si sono ridotti di 7 punti percentuali in rapporto al pil-, che nella maggiore efficienza prodotta nelle imprese da tali investimenti.
Si parla di mistero della produttività perché nessuno sino ad oggi sembra essere riuscito a dare una spiegazione plausibile al fenomeno. Sono state avanzate in proposito diverse spiegazioni, ma tutte non sufficientemente convincenti.
Così si è parlato dell'attuale mancanza di grandi innovazioni tecnologiche in grado di innescare una forte crescita nei vari paesi, come è invece accaduto in certi periodi passati con, ad esempio, l'introduzione dell'elettricità, del telefono, dei sistemi di trasporto moderni. Si è anche parlato di rallentamento nei progressi nell'educazione e nella formazione nei decenni recenti, o dell'esistenza di imprese "zombie", che hanno accumulato in passato ingenti liquidità, eredità delle bolle del primo decennio del nuovo millennio, e che adesso sopravvivono pur essendo improduttive, e c'è anche, infine, chi fa riferimento persino a degli errori nella misura del pil.
Ma ecco che ora il Niers, un istituto indipendente di ricerca economica e sociale britannico, avanza in una sua ricerca recente, una nuova ipotesi, almeno con riferimento alle vicende di tale paese, ipotesi che ci sembra di rilevante interesse economico, sociale e politico di tipo più generale.
Nella sostanza la causa più credibile per l'istituto citato, come riferisce Le Monde del 13 maggio 2015, in un articolo firmato da Philippe Askenazy, è costituita dal costo estremamente basso del lavoro.
Lo studio del Niers indica che nel cuore della crisi la politica monetaria britannica è intervenuta, tra l'altro, facendo crescere fortemente l'inflazione al fine di ridurre i salari reali. Così le remunerazioni più basse sono state riportate al livello in cui si trovavano quaranta anni fa. Con un tale livello di costo del lavoro non è più necessario per le imprese fare degli sforzi per investire o per ottimizzare l'organizzazione del lavoro al fine di fare dei profitti; e il fenomeno dell'erosione salariale sta continuando ancora adesso con il governo Cameron, che vuole ridurre i salari di 5,2 milioni di impiegati pubblici.
Si può aggiungere all'analisi del Niers che a conclusioni simili, relative ad una rilevante erosione dei livelli salariali, anche se tale risultato è stato ottenuto per altre vie che non quella dell'inflazione, si può arrivare per tutti i principali paesi occidentali nel periodo recente. Per effetto anche delle politiche pubbliche portate avanti nella zona euro come negli Stati Uniti, anche quando si registra una ripresa dei livelli dell'occupazione le remunerazioni non aumentano.
L'analisi del Niers fa anche giustizia, se ce ne era ancora bisogno, della tesi, che si è cercato di far passare anche di recente da noi, che per aumentare la produttività bisognava soprattutto far lavorare di più gli operai, magari senza aumentare i salari.
Una conclusione comunque, quella del Niers, molto istruttiva.

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