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3 segnali lanciati dai primi 15 giorni di marzo '21

CRONACHE&COMMENTI

Proviamo a riflettere su tre segnali che tutti abbiamo visto

di Donato Galeone
IncontroGoverno Sindacati 390 minNei primi quindici giorni di questo mese sono stati lanciati tre importanti segnali che richiamo con brevissime citazioni, fermo restando i nostri comportamenti giornalieri da orientare a ridurre a zero i contagi pandemici del virus sia con una difesa continua personale che verso gli altri - persone vicine - nell'attesa programmata delle vaccinazioni.

Il primo segnale di questo mese è stato quello del 4 marzo di Papa Francesco che, con il suo viaggio in IRAQ, ha voluto sottolineare solennemente di “riprendere il cammino di Abramo, per continuarlo con lo stesso spirito e percorrendo, insieme, le vie della pace”.

Il giorno successivo – 5 marzo – un secondo segnale è venuto dalla Regione Lazio con la sottoscrizione di un “Protocollo d'intesa sulle politiche attive del lavoro” tra il Presidente Nicola Zingaretti, i Segretari Regionali della CGIL-CISL-UIL per i Sindacati dei lavoratori e i Presidenti della Associazioni dei datori di lavoro.

Si è trattato di una specifica intesa tra parti sociali che seguiva altra intesa sottoscritta - da Regione Lazio e CGIL,CISL,UIL nel novembre 2020 - su come “ricostruire il futuro per uno sviluppo del Lazio che non lasci indietro nessuno” - ovvero - intendersi e condividere i primi e decisivi passi “dall'emergenza alla necessità di un nuovo modello di sviluppo” per superare gli effetti sociali ed economici causati anche del Covid 19.

E il 10 marzo sia il Presidente del Consiglio che il Ministro per la Pubblica Amministrazione - con i Segretari della CGIL,CISL,UIL – hanno convenuto e sottoscritto un “Patto per l'innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” con l'obbiettivo di elaborare una efficace riforma della pubblica amministrazione orientata verso la ricostruzione economica e sociale del nostro Paese nella dimensione europea.

Riprendo i tre giorni di Papa Francesco in Iraq che sono stati al centro dei commenti non solo tra le religioni in dialogo tra loro - dopo anni molto difficili - ma anche su una complessa questione politica, economica e sociale di un Paese distrutto e in crisi che richiede urgenti interventi solidali altrimenti tutto quel popolo, compresi i cristiani, continuerà ad abbandonare il proprio territorio.

Tutti abbiamo letto e visto i luoghi ascoltando le dichiarazioni di Papa Francesco in Iraq e se non ci fosse stato il Covid, probabilmente, quel popolo in miseria sarebbe sceso manifestante nel centro di Bagdad per protestare contro l'assenza di prospettive politiche economiche e sociali come già avvenuto alla fine del 2019, in tutto il mondo arabo, prima dell'inizio della pandemia.

Quel rischioso viaggio voluto da Papa Francesco è stato definito spirituale e pacifico ma anche lungimirante scegliendo proprio l'Iraq del mondo arabo.

Un luogo in cui il rapporto tra cristiani e mussulmani è considerato nella maniera peggiore sul fronte del dialogo tra religioni, al solo pensare che nel 2014 – il sedicente Stato Islamico – aveva proclamato la nascita del “califfato” con l'esodo forzato dei cristiani.

E la scelta del Vescovo di Roma di andare proprio in IRAQ fa pensare che il richiamo di una tragica esperienza sofferta, in quella terra, avrebbe potuto lasciare una traccia nei cuori della gente rispetto ai pericoli del fondamentalismo e dell'estremismo nel mondo.

Una visione del mondo che - dal 25 settembre 2015 con Agenda 2030 lanciata anche dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e condivisa da Papa Francesco - dovrebbe essere ricostruito economicamente diverso e immaginato libero dalla paura e dalla violenza, dalla fame, dalla malattia e dalla povertà.

Un mondo in cui ogni Paese dovrebbe godere di una crescita economica duratura, aperta a tutti e sostenibile con un lavoro dignitoso equamente contrattato e partecipato.

Un mondo il cui sviluppo, con l'impiego delle tecnologie sia sensibile al clima, rispetti la biodiversità vivendo in sintonia con l'uomo e la natura.

Un mondo dove la democrazia e il buon governo ad ogni livello dovrebbe favorire, nella legalità e il diritto al lavoro, una crescita economica e ambientale salvaguardata nelle sue dimensioni territoriali locali, con sostegno programmato e condiviso anche delle risorse europee.

Questo immaginario e visionario mondo appare possibile ricostruirlo se riusciamo a comprendere e mettere insieme - “interessi e valori” - sia in continua difesa e salvaguardia della salute e sia esercitando il diritto di accesso alla istruzione primaria e professionale continua mirata verso la ricomposizione e riqualificazione del lavoro nei territori con le “politiche attive in ogni comparto produttivo privato” congiunte alle “innovazioni del lavoro pubblico”.

In sintonia alle indicazioni lanciate dal comunicato sindacale sulla intesa del 5 marzo nel merito della gestione delle politiche attive con Regione Lazio per - CGIL,CISL,UIL - è l'inizio di un percorso formativo, estensivo e generalizzato, verso una “buona occupazione di giovani, donne e persone con disabilità” compresi i disoccupati e i percettori di ammortizzatori sociali.

Un percorso di una intesa sindacale che, oggettivamente, andrebbe “filtrata mediante verifiche puntuali e monitoraggio” sia in fasi operative ex ante emergenza che ex post sui risultati ottenuti per proseguire, coerentemente e congiuntamente, oltre l'emergenza mediante la definizione concertata - delibera DGR di ottobre 2028 - del “patto per il lavoro o piano di sviluppo strategico del Lazio”.

Così come il nazionale “patto per l'innovazione del lavoro pubblico” può essere una esemplare tappa di un nuovo mondo vitale generazionale di rapporto di lavoro anche in forma di lavoro agile (smartworking) sia nei servizi verso i cittadini che diretti alle attività produttive per uno “straordinario rilancio della Pubblica Amministrazione per supportare la creazione di un nuovo modello di viluppo nazionale e laziale”.

Certamente, nei prossimi mesi, saranno concretamente misurati tra Governo e Sindacati dei lavoratori pubblici i livelli di un lavoro professionale necessario per competenze verso alte produttività, equamente regolate e retribuite, per la erogazione di servizi pubblici nella dimensione locale e nazionale oltre che si sarà obbligati anche dai nuovi traguardi europei nel contesto programmatico del Next Generation EU – propriamente - nella specifica gestione condivisa del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR) da presentare a Bruxelles entro fine aprile 2021.

Roma, 16 marzo 2021

 

 

 

 

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Il Cielo di marzo....2018

InceneritoreMarangoni 350 260Può una campagna elettorale ispirare una poesia? Ad Anna Elisa De Santis lo ha fatto.
Anna Elisa ha scritto la poesia che segue pensando a queste convulse elezioni che si avvicinano, al futuro eventuale per il nostro ambiente.

 

 

 

 

 

 

Il Cielo di Marzo

 

Quasi che terra tremula

è il cielo,

solcato da faglie

tracciate da schianti inquinati,

folgoranti di inquieta bellezza.

 

Anidride insidia Afrodite,

nella Ciociaria  scalzata

d’aria e di libero ossigeno,

di lavoro altro dal piegare la testa.

 

Si inabissa il cielo di Ciociaria,

nei corpi increduli, abitanti

ma increduli

di doversi fermare

nella terra smeraldina, uno alla volta,

prima i più giovani,

fermare le mani un po' alla volta.

 In ordine sparso

fermano gli occhi, le gambe,

chi le braccia, infine il cuore.

 

Con rabbia il cuore si ferma,

a tratti,

nel gorgo di nuvole chiare,

veleni tiepidi, inodori alcuni,

fermano i corpi sospesi, non sai se donne,

molte lo erano state,

quasi che più non siano umani, adesso,

ma falene,

sparse tra fossi e rovi,

eppure brillano,

inconsuete all’inchino.

 

Qualcuno, che abbia ancora memoria

dell’arcaica bellezza, chi ancora conosce pietà,

potrà vedere, se vorrà

potrà vedere i fuochi fatui in cui

si è sversato il respiro perso di Ciociaria,

arginare il cielo potrà.

Se lo vorrà

potrà riaprirlo

il cielo di Ciociaria mutato.

Potrà ,

con semplice uso di forza gentile

trapassata

da notti aperte partigiane della

libertà,

uguali

per chi voleva stringere senza

paura

il ciclamino nel pugno.

 

Chi vuole, potrà

scostare la nebbia che,

traslocata dal Po

senza il velo della malinconia,

trasmigra acida tra la valle e i vitigni

di colina.

 

Chi vuole dovrà,

se lo vorrà, abbracciare

il cielo di Ciociaria, dove

ancora fioriranno ginestre,

a marzo potranno ancora fiorire

ruvide

sul ciglio delle vie, da qui a

Santiago

fioriranno, e della carreggiata

al margine del viaggio

che insinuò molecole avverse,

spiragli

di fatica tra gli ingranaggi.

Solo quella è rimasta,

la fatica.

  

Anche le rane, decise a restare,

garanti aspettano

strette al bordo del fosso,

Qualcuno sentirà, se vuole,

la loro voce che gracida perfetta.

(Anna Elisa De Santis)

 

 

 

 

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Marzo 1944

ascolto di radio clandestinadi Lucia Fabi e Angelino Loffredi - Il professor Gianluca Coluzzi, docente presso il Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano, riprendendo un nostro invito, in uno scritto apparso il 12 marzo 2014 sul sito www.unoetre.it dal titolo "Tedeschi a Ceccano" ha riportato importanti e inedite informazioni riguardanti Ceccano durante il periodo bellico.
Non avendo osservazioni o critiche da rivolgere a tale contributo, è nostra intenzione mantenere aperta l'attenzione su questo tema, pertanto interveniamo solo per aggiungere e sviluppare altre notizie. Prima di riportarle sentiamo il dovere di ringraziare Giovanni Ferri, Francesco Giglietti, Filippo Carlini, Aldo Papetti, Giovanni Di Lorenzo, Lallo Bragaglia e Aldo Masi per il modo preciso e molto spesso coincidente con cui ci hanno aiutato a ricostruire tali presenze nella città di Ceccano.
Una delle caratteristiche della presenza germanica riguarda lo stanziamento molto diffuso, quasi capillare di cavalli in abitazioni lungo via Magenta, nell'attuale piazza 25 luglio e in via Cesare Battisti, accompagnato da tanto sterco depositato lungo le strade cittadine, odori maleodoranti, insetti e uccelli. I cavalli erano a disposizione non solo di soldati tedeschi ma anche di quelli polacchi e cosacchi, quest'ultimi presenti nelle abitazioni Casalese e Bonanome in via S. Stefano; quelli insediati in piazza venivano quotidianamente curati e strigliati da Antonio Mastrogiacomo e Giacinto De Alessandris, in cambio di qualche pezzo di pane.
Per non annoiare il lettore con un lungo elenco di cui disponiamo, ci limitiamo, per ora, ad indicare solo una parte dei locali requisiti. Essi appartengono alle famiglie Sacchetti e Peruzzi in via Madonna del Loco; Taccheri e Mario Bonanome in via Magenta, in questi ultimi è in funzione anche una cucina. Sempre lungo via Magenta, ove oggi lavora un calzolaio, riposavano quattro cani "pastori tedeschi" che venivano avvicendati periodicamente da altri per svolgere una attività non bene individuata anche nel territorio di Cassino.
Nell'attuale via Matteotti dove ora opera il Banco di Fondi esisteva una cucina e un magazzino tedesco dove veniva distribuito anche a civili pane di segale prodotto e proveniente da Palombara Sabina, mentre in una abitazione situata aldilà della strada i tedeschi raccoglievano la carta.

Abbiamo già anticipato in una precedente nota che il prefetto di Frosinone in una risposta alla richieste della Camera del lavoro nel giugno1946 indica le date, il numero di morti e feriti e i danneggiamenti subiti dai comuni della provincia fino al 31 marzo del 1944. Da questa utile informativa riportiamo gli interventi aerei avvenuti su Ceccano nel mese di marzo: 18/3 in prossimità della stazione ferroviaria; 19/3 in prossimità ponte mulino S. Rocco; 27/3 un intervento aereo sulle contrade Celleta e Fiano uccide un persona; 28/3 su via grutti alle 7,30 un intervento aereo ferisce 5 persone e uccide due giovani di 18 anni, Salvatore Tiberia e Maria Ferri, quest'ultima uscita da casa per accompagnare la madre, Vittoria Bartoli, per acquistare qualcosa da mangiare.
Arturo Rocchi, collaborazionista dei nazisti, che unificava in quel periodo i poteri sia di prefetto che di presidente della provincia, con circolare 74 del 22 febbraio 1944 aveva ordinato a tutti i commissari comunali della provincia che "su disposizioni delle autorità germaniche il coprifuoco va in vigore dal 19 alle 15". Sempre per disposizioni prefettizie il 23 marzo il commissario Giuseppe Patriarca in attività dal giugno 1942 viene sostituito da Furor Visca, originario di Monte San Giovanni Campano. Costui amava passeggiare per le strade del paese mettendo bene in mostra due pistole che non dimenticava mai a casa.

Il 24 marzo 1944 Luigi Mastrogiacomo, dipendente del Ministero delle finanze, veniva trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine. La famiglia ha sempre dichiarato che sia stato coinvolto per caso nella rappresaglia ma tale ipotesi è rimessa in discussione se leggiamo il rapporto di Pietro Koch al generale Maeltzer, comandante della piazza di Roma avente come oggetto "Scoperta una radio clandestina, in collegamento con la V armata Clark (recupero radio, cifrati, valori, marconista, informatore)". Il tenente Kock noto torturatore di partigiani entrando nello specifico scriveva "Si fece poi un appostamento all'ufficiale di PS che si sapeva avrebbe dovuto trasportare l'apparecchio radio. Egli giungeva sul posto in motocicletta e, mentre si trovava a prendere contatto con la persona che aveva l'apparecchio in consegna, veniva dopo drammatico colloquio fermato un certo Mastrogiacomo Luigi custode del barcone del Ministero delle finanze".
Va precisato che il barcone è attraccato su una sponda del Tevere in prossimità di Ponte del Risorgimento. L'ufficiale al quale fa riferimento Kock è il tenente ausiliario P.S. Maurizio Giglio che manteneva i contatti radio con il "Regno del sud". Sia Giglio che Mastrogiacomo vengono arrestati il 17 marzo. Il tenente Giglio fu sottoposto a tortura dagli uomini della banda Kock che cercavano Peter Tompkins, capo dei servizi segreti americani in Italia, per sei interrogatori consecutivi. Quando venne consegnato ai tedeschi per essere ucciso alle Fosse Ardeatine non era nelle condizioni di reggersi in piedi.

Negli ultimi giorni di marzo il Corpo di spedizione francese (CEF) composto prevalentemente da soldati marocchini, in gran segreto, lasciava il settore settentrionale (fra il Rapido e le Mainarde) della Linea Gustav, sostituito dal contigente polacco per essere trasferito sul Garigliano. Sull'alto Rapido militari marocchini avevano esercitato atti di violenza sessuale non in gruppo ma individiale, sempre tacitati dai comandi superiori.
Il CEF, comandato dal generale Juin, era composto da: 2° Divisione fanteria marocchina; 3° Divisione fanteria algerina; Divisione Francia libera, composta da militari della Legione straniera e altri provenienti dal Senegal, Camerum, Centro Africa e Antille. Infine, 3 gruppi di Tabor agli ordini del generale Guillame si unificavano con la 4° Divisione marocchina per formare il Corpo di Montagna posto alle dipendenze del generale Sevez.

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