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Il Sindacato di strada

CRONACHE&COMMENTI

Camere del lavoro e zone sindacali aperter fino a sera tardi

di Aldo Pirone
sindacatodistrada 390 minIeri Luciana Castellina ha intervistato Maurizio Landini su “il manifesto”. Lettura interessante. Tra molti propositi di rinnovamento espressi dal segretario della Cgil, ce n’è uno di particolare importanza: “il sindacato di strada”. In sostanza, dice Landini, se vogliamo intercettare e organizzare i lavoratori frammentati e dispersi sul territorio bisogna investire di più sull’organizzazione territoriale del sindacato. Il tema non è nuovo. Questa esigenza fu presente anche negli anni dal ’69 ai ’70 fino agli anni ’80 per poi declinare ed essere abbandonata. La Castellina ricorda i “consigli di zona” che furono una proiezione esterna dei consigli di fabbrica appena assunti dai sindacati confederali a struttura portante nei luoghi di lavoro, in particolar modo dalla Flm la federazione unitaria dei lavoratori metalmeccanici. Eravamo ancora in piena epoca fordista, quando a dare il là al sindacato e all’intero movimento dei lavoratori erano le grandi concentrazioni operaie. Poi vennero le zone sindacali della Cgil che cercarono di dare una proiezione confederale e territoriale stabile al sindacato, con l’intento non solo di organizzare i lavoratori delle piccole unità produttive ma anche di interessare il movimento sindacale alle problematiche del territorio (sanità, trasporti, scuola, casa) che riguardavano da vicino la vita del cittadino-lavoratore. Luciana Castellina fa di queste battaglie dei Consigli di zona e dei risultati ottenuti un elenco puntiglioso. L’emblema di questo sforzo organizzativo esterno alla fabbrica furono le famose riforme oggetto fra il ’68-’69 e i primi anni ’70 di grandi scioperi generali e di mobilitazioni sindacali di non secondaria importanza. Portarono alla conquista di alcuni pilastri del welfare italiano come il Servizio sanitario nazionale.

La rivoluzione tecnologica messa in campo e utilizzata dal padronato imprenditoriale per mettere all’angolo la vecchia classe operaia, con tutto quel che ne è seguito di cambiamenti nei metodi e negli strumenti della produzione e della comunicazione, nella frantumazione del lavoro dipendente, nella diffusione del precariato ecc., ha fatto arretrare, fino alla sua scomparsa, l’organizzazione sindacale dal territorio negli ultimi decenni, proprio nel momento in cui si sarebbe dovuto raddoppiare quello sforzo che oggi Landini e Castellina chiamano “sindacato di strada”.

Ricordo che un segretario generale della Cgil, Antonio Pizzinato, eletto dopo Lama, iniziò il suo breve mandato proprio su questa necessità. Diceva che bisognava tenere aperte le Camere del lavoro e le zone sindacali fino a sera tardi per essere punto di riferimento organizzativo e anche vertenziale per questi nuovi lavoratori, anche immigrati, che iniziavano a popolare il lavoro frammentato, occasionale e precario. E che da tutto ciò emergeva l’esigenza di una “rifondazione” della Cgil. Non fu ascoltato, anzi fu contestato e, dopo 32 mesi, sfiduciato.

Che oggi Landini senta la necessità di ritornare al “sindacato di strada” è un fatto sicuramente positivo. Insieme a tanti altri propositi rinnovatori, anche epocali, che espone nell’intervista insieme alla Castellina che non sto qui ad elencare per brevità. Raccomanderei solo molta concretezza nelle proposte in grado di partire sempre dalle necessità più sentite dai lavoratori per agganciarle alle problematiche e obiettivi più generali.

Vedremo se alle parole seguiranno i fatti. Intanto ricordiamoci del compagno Pizzinato.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Landini: "...Rifacciamo l'Italia"

Landini: "Diritti, welfare e ambiente. Rifacciamo l'Italia". Intervista al segretario generale della Cgil: "Sbagliato non far pagare l’Irap alle aziende che fatturano. Confindustria alzi lo sguardo e non pensi alle medaglie sul petto"

Landini 390 mindi Roberto Mania (da repubblica.it) - Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, la chiama "una nuova Italia". "Un altro Paese – spiega – che abbia al centro un nuovo Stato sociale, il rispetto dell’ambiente, un uso intelligente delle tecnologie digitali, un rapporto diverso tra imprese e lavoro, una stagione, infine, di investimenti pubblici".

La pandemia che si trasforma in un’occasione per cambiare? Non vede piuttosto il rischio di una situazione economica e sociale esplosiva, con l’aumento della povertà, il crollo del Pil, l’impennata della disoccupazione?

"Certo che vedo tutto questo. È una situazione pesante, seria, pericolosa. Per questo dobbiamo usare i prossimi mesi per riprogettare il Paese e l’Europa, indicare le priorità, scrivere una nuova prospettiva di sviluppo senza dimenticare il Mezzogiorno. L’ultimo decreto del governo cerca di proteggere le persone che lavorano e le imprese. Ma non è sufficiente proteggersi, dobbiamo guardare oltre. E lo dobbiamo fare ora. Perché il Paese pre-Covid non era affatto il mondo dei sogni. Non si tratta di tornare indietro ma di cambiare per andare avanti. Il virus ha fatto emergere tutte le fragilità e le disuguaglianze che si sono accumulate negli anni. L’emergenza sanitaria si è intrecciata con l’emergenza sociale e ambientale. E poi la rivoluzione digitale che ci ha travolto. È a tutti evidente che la logica neo-liberista che ha governato il mondo negli ultimi decenni, con meno Stato sociale, meno diritti e più mercato, non ha più – se mai ne avesse – risposte da dare. Ma ci rendiamo conto che per tutelare la maggior parte dei lavoratori in difficoltà ci siamo dovuti inventare una serie di strumenti, dalle varie indennità alla cassa integrazione, per la frantumazione violenta a cui è stato sottoposto il mercato del lavoro? C’era bisogno del virus per capire quanto fosse negativo un mercato del lavoro fatto di precarietà, assenza di diritti e di tutele, di caporalato e di lavoro nero? La responsabilità di tutta la classe dirigente italiana è quella di ripensare e riscrivere un nuovo modello sociale e un altro modello di sviluppo. Dobbiamo farlo insieme perché anche le nostre divisioni ci hanno danneggiato. Dobbiamo fare sistema, rivolgendoci all’intelligenza collettiva come in altri Paesi europei".

Anche lei fa parte della classe dirigente. Bene: mi dica da dove comincerebbe per scrivere la “nuova Italia”?

"Dalla Costituzione, dai principi fondamentali. Dobbiamo investire sul lavoro pubblico, sul servizio sanitario, sulla presenza nel territorio della sanità pubblica e dell’assistenza socio-sanitaria. Riorganizzare le scuole non è solo un fatto fisico: nell’era digitale serve una cultura flessibile capace di gestire complessità e differenze. Va affermato un diritto alla formazione permanente perché nessuno resti indietro nell’uso delle tecnologie. Il digital divide è anche una questione democratica".

La rivoluzione tecnologica cancellerà posti di lavoro.

"Ma ne può creare di nuovi che oggi nemmeno consideriamo. Il nuovo oro sono i dati, l’uso dei dati. Che vogliono dire la vita delle persone. Anche questa è una questione precipuamente democratica. Non possiamo lasciare la gestione dei dati in mano a poche multinazionali".

Ci sono aree in Italia in cui non c’è nemmeno la banda larga.

"Ecco, appunto. Ha una logica – secondo lei – che ci siano due società, Tim e Open Fiber, che fanno lo stesso mestiere e costruiscono due reti per la banda larga? Potrebbero benissimo fondersi per fare un’azienda di sistema".

Pubblica o privata? Auspica il ritorno alla Telecom monopolista?

"Non si tratta di tornare indietro. Ci sono società pubbliche gestite bene e società private gestite male. Usciamo dai luoghi comuni. Io credo che lo Stato possa essere regolatore e insieme imprenditore. Anche qui lo dice la Costituzione all’articolo 41. Non demonizzo il mercato e il profitto, ma penso che le imprese debbano essere virtuose e al servizio della comunità. Bisogna sostenere quelle che si muovono in questa direzione e smetterla con gli aiuti a pioggia".

Si riferisce allo sconto Irap per tutte le imprese?

"Anche. È stata un’operazione politica. Mentre tutta la logica che sostiene il decreto Rilancio va a sostegno delle persone e delle imprese che sono in difficoltà, la norma sull’Irap tratta tutte le aziende allo stesso modo, sia quelle che hanno ridotto il fatturato per colpa della pandemia sia quelle che l’hanno raddoppiato".

Chi l’ha raddoppiato? Un esempio?

"Ci sono aziende nei settori come il farmaceutico, l’agro-alimentare, la logistica che certo non hanno perso fatturato ma non verseranno l’Irap (che finanzia il servizio sanitario) mentre i lavoratori in cassa integrazione continuano a pagare le tasse".

Ha parlato di misura “politica”. Cosa intende dire?

"Sanno tutti chi l’ha voluta: la Confindustria".

Teme l’attivismo politico del nuovo presidente degli industriali Carlo Bonomi?

"Ma no, non è questo. Ripeto: non ha senso dare i soldi pubblici a chi continua a fatturare. Questo non è più il momento di mettersi al petto le medaglie. È necessario alzare lo sguardo, smetterla di guardare ai tempi brevi, a quel che succede domani. Bisogna pensare a quel che vogliamo che sia l’Italia dei prossimi vent’anni, vanno cambiati anche i rapporti tra imprese e lavoro".

Fine del conflitto? Detto da lei colpisce non poco.

"Infatti, non l’ho detto. Il conflitto che ricerca una mediazione è il cuore della democrazia. Una nuova contrattazione collettiva è lo strumento per disegnare un modello nel quale imprese e lavoratori abbiano pari dignità".

Un passo verso la democrazia economica, la partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali? Non si è mai fatta in Italia.

"Dobbiamo immaginare un modello nel quale chi lavora possa partecipare e dire la sua sulle decisioni che lo riguardano e definiscono le future strategie. Non dobbiamo tornare indietro".

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Landini: 'Una nuova alleanza è necessaria'

compagno maurizio landini segretario generale cgil 490 mindi Rachele Gonnelli, da sbilanciamoci.info 8 Febbraio 2019
Videointervista: Maurizio Landini, neo segretario della Cgil, incontra Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci! alla vigilia della manifestazione sindacale unitaria di San Giovanni di sabato 9 febbraio. Per parlare di politica e di una nuova unità del mondo del lavoro in alleanza con reti e movimenti.

 

 

 

“Contrattazione inclusiva”, chiede Landini, “piano per il lavoro e per gli investimenti” “nuova organizzazione sindacale e della rappresentanza che includa anche i precari ed estenda le tutele a tutti, perché nessuno deve essere lasciato solo. Si deve anche ricomporre una cultura dei diritti, senza guerra tra poveri”. È un discorso articolato su questi assi quello del nuovo segretario Cgil, Maurizio Landini, fresco di elezione e alla vigilia del suo battesimo del fuoco: la grande manifestazione unitaria, con Cisl e Uil, che sfilerà nel centro di Roma sabato 9 febbraio. Una manifestazione che, per Landini, segnerà un cambio di passo, addirittura una “nuova fase” politica e sociale in Italia. E proprio alla vigilia dell’appuntamento il segretario Cgil si è reso disponibile a confronto – un faccia-a-faccia videoregistrato da Sofia Basso – con il portavoce della campagna Sbilanciamoci! Giulio Marcon. I temi sono la piattaforma della mobilitazione e l’impostazione della segreteria uscita dal congresso di Bari di due settimane fa.

La prima domanda di Marcon è politica. Riguarda le aspettative che in un vasto mondo di associazionismo e di attivismo sociale, sindacale e politico, si caricano su questa nuova mobilitazione e fase del sindacato. “Ci si aspetta un segnale di impegno per il cambiamento, dopo che aver visto gli esiti di questo governo che pure si era posto come governo del cambiamento”, lo pungola il portavoce di Sbilanciamoci! Marcon.

“La manifestazione del 9 è stata preparata nei mesi non nei giorni scorsi – risponde il segretario Cgil – in particolare attraverso un confronto con le altre organizzazioni sindacali. Occorre ricostruire l’unità del mondo del lavoro, cogliendo il disagio e la rabbia sociale e dando una prospettiva di cambiamento”. Non però difendendo l’esistente o volendo tornare al passato “cogliendo le trasformazioni” che riguardano anche il lavoro su piattaforma digitale, “l’enorme questione salariale”, “il lavoro povero”, trovando soluzioni che riguardano un “nuovo welfare territoriale” e che non sono certo risolte da provvedimenti come ill Reddito di Cittadinanza varato dal governo “un provvedimento ibrido”, solo triennale e che crea nuove precarietà come quello dei Navigator e dà un ruolo centrale ai centri per l’impiego mentre “il lavoro si crea con gli investimenti non con in centri per l’impiego” e “bisogna anche capire su cosa investire, cosa si produce e con quale qualità”. E le adesioni alla manifestazione del 9 febbraio dalle indicazioni dei territori sono consistenti, “sembra che sia scattato un meccanismo di volerci essere, di partecipazione, in un momento in cui il governo non accetta di discutere con nessuno, né con il Parlamento e nemmeno con i sindacati”. Tanto che la piazza conclusiva è stata spostata da piazza del Popolo a San Giovanni. Ma dal problema delle delocalizzazioni, agli sconvolgimenti produttivi e occupazionali, servirà anche un livello di confronto europeo, “per rilanciare un’Europa fondata sui diritti”, perciò è già previsto un altro appuntamento, una mobilitazione a livello europeo di tutti i sindacati per il prossimo 26 aprile. Mantenendo “l’autonomia delle organizzazioni sindacali attraverso l’unità d’azione” rispetto alla politica.

Il rapporto tra Sbilanciamoci! e il sindacato è di vecchia data, ricorda Marcon, e va nella stessa direzione indicata da Landini verso una riconversione ecologica dell’economia, verso nuovi consumi etici, una mobilità sostenibile, piccole opere di manutenzione del territorio, nuovo welfare inclusivo. “Questo governo non ha voluto discutere neanche con le organizzazioni del Terzo settore, in modo del resto poco difforme dai governi precedenti”. E ricorda anche le relazioni ricercate da Landini quando era segretario Fiom attraverso la Coalizione sociale con reti, associazioni, campagne. “Si tratta di fare massa critica, voi sindacati siete 12 milioni di iscritti ma anche noi associazioni rappresentiamo milioni di persone, come vedi una nuova alleanza?”

“Fondamentale sarà questa alleanza tra organizzazioni sindacali e forze della cittadinanza attiva perché c’è una domanda diffusa nel Paese che noi con Cisl e Uil individuiamo come in direzione di una contrattazione inclusiva di tutte le forme di lavoro, una contrattazione preventiva che non si limiti ai luoghi dio lavoro ma parli di un’idea di città e di rapporti sociali”. Questa procedura, spiega il segretario Cgil, dovrà basarsi anche su un cambiamento del sindacato. “Una nuova fase, che si apre con la manifestazione di sabato”.

 

 

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Maurizio Landini incontra il disagio sociale frusinate

Tomassini e Landini 350 260di Ignazio Mazzoli da L’Inchiesta del 30 settembre 2015 - «Il 17 ottobre è la giornata mondiale contro la povertà. Bene, sta a noi agire concretamente. Introdurre il reddito sociale. Mettere in discussione le politiche di austerità. Introdurre correzioni alla legge di stabilità»: così Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil ieri sera nell’aula magna del Liceo “Martino Filetico” di Ferentino per la prima assemblea di “Coalizione sociale” in provincia di Frosinone.
La sala è interamente occupata. Il saluto lo parta Bianca Maria Valeri Preside del Liceo , ringrazia e sottolinea la partecipazione. «E’ un importante evento per il Martino Filetico - chiosa - aprire i locali ai diritti e al lavoro».
Presiede Martina Tomassini. «In questa provincia c'è bisogno di partecipazione per un diversivo atteggiamento verso i diritti - esordisce -. L’articolo 3 della Costituzione prevede l’Uguaglianza sostanziale e allo Stato è affidata la rimozione degli ostacoli che la imopediscono. Per cominciare serve il reddito di dignità. In ogni caso diritto alla salute, all’istruzione vanno coniugati in un sistema pubblico ed efficiente. Sono beni comuni non privatizzabili».
Alla presidenza siede anche il consigliere comunale ferentinate Mar¬co Maddalena che sottolinea soddisfatto: «La partecipazione che riscontriamo stasera vuol significare che nella nostra provincia c'è voglia di battersi». Poi affronta temi d’attualità che riguardano il territorio: «la vertenza Valle del Sacco, la Cemamit, fabbrica della morte, ci ricordano che è urgente un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile. Non è possibile proseguire con la distruzione dell’ambiente, con l’indifferenza verso la disoccupazione, con il tollerare l’ingiustizia sociale che colpisce anche i più anziani. Invece bisogna unire le for¬ze».
Antonio Bruscoli, giovane dottore di Emergency, si sofferma sulle vittime della guerra. sui migranti. L’importante è sapere da che parte stare - alza il tono -. Di Vittorio sarebbe stato dalla parte dei migranti. La gente viene da noi perché la medicina si va privatizzando».
Luigia Mastrosanti, insegnante ex segretario generale della Flc-Cgil, parla delle sue dimissioni. «In Cgil - scandisce - non si pratica la democrazia. Unire le camere del lavoro di Frosinone e Latina non va bene. Si sta sempre più lontani dai lavoratori. Invece oggi più che mai c'è bisogno di sindacato».Aula magna Martino Filetico 29 settembre 2015 con Maurizio Landini
Pier Luigi de Filippis, operaio Fiat, afferma che «solo grazie a Fiom c’è stato qualche miglioramento dell'ambiente di lavoro».
Gino Rossi (Vertenza Frusinate) porta il saluto di tutti i disoccupati della provincia. «Bisogna coalizzarsi, tutti insieme per avere risultati».
Secondo Francesco Durante, siciliano di Roma, «l’attuale politica non ci rappresenta più».
Fernanda Cipriani (esodati trasporto aereo Leonardo da Vinci) legge un comunicato di critica ad Alitalia. «Gli esodati non hanno alcuna prospettiva” e ripercorre le scelte sbagliate della compagnia di bandiera.
Oreste Della Posta, segretario del Pcd’I, lancia un appello per i bambini dei popoli colpiti dalla guerra e dalla povertà.
Umberto Zimarri denuncia come «Il vuoto nei piccoli centri è il lavoro. Chi non lavora viene regalato alle clientele e anche alla criminalità organizzata».
Antonio Torriero - Risorgimento socialista, Sindaco di Supino - attacca la gestione Acea, mentre Guerino Ventre, operaio Fiat e sindacalista, chiede «diritti e democrazia al primo posto. Diritti sul lavoro e condizioni di lavoro: serve protesta, ma anche proposta».
L’ingegner Matteo Arcoman¬no, di Ferentino: «Ho vissuto con operai e tra operai. Il lavoro è uscito da questa provincia. Anche le industrie usciranno. Creiamo lavoro. Mi metto a disposizione con tutta la mia esperienza. Ho delle idee».
Maddè Guglielmo (Indotto Fiat) chiede «più rispetto del lavoro e dei lavoratori. Serve un soggetto democratico che sappia raccogliere le esigenze di tutti».
Francesco Notarcola, esponente dei comitati, si chiede «quanta responsabilità abbiamo noi (sinistra, socialisti, comunisti ecc) in questo disastro. Se non facciamo i conti con la nostra coscienza e i nostri errori non ci salveremo».
Maurizio Landini è intervenuto in conclusione ponendo l’accento sulla necessità di ricostruire l’ unità sociale che è stata distrutta. «L’o¬biettivo, però - ha avvertito - deve essere quello di unire le persone e non le sigle. Non abbiamo bisogno di un contenitore, ma di un processo un movimento. Abbiamo necessità di ricostruire la cultura del fare assieme. Si abbassano salari e diritti, salgono le morti sul lavoro.
Una volta le lotte producevano leggi utili. Oggi per la prima volta attraverso le leggi si producono restringimenti dei diritti».
«Le truffe le fanno tutti - avverte -, se è il profitto l'unico obiettivo. Del resto il luogo delle decisioni è divenuto la finanza mondiale. Invece bisogna ricostruire un cultura politica della partecipazione. Certo, non è semplice quando le leggi ti sono contro. Da soli non c'è la possiamo fare. Occorre una risposta di massa. Il referendum, ad esempio, è comunque strumento di massa. In ogni caso non solo il lavoro dipendente è svalorizzato, ma tutto il lavoro autonomo e gran parte di quello professionale».
Quanto alla situazione nella Cgil, il segretario Landini chiede «più democrazia interna, più trasparenza». Poi denuncia l’attacco al diritto di sciopero, le pratiche clientelari, la corruzione. Qual è - si chiede - il modello sociale? Per chi vede queste cose e prova ribellione è il momento della responsabilità».

 

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Ecco il manifesto che lancia Coalizione sociale

landini conbandiera 350 260di Angela Mauro - L'appuntamento è per il 6 giugno, in un auditorium nella zona di San Giovanni a Roma. A quasi quattro mesi dall'annuncio, dopo un intenso lavoro con reti e associazioni nazionali e territoriali, Maurizio Landini lancia la sua coalizione sociale. Una due giorni a Roma, il 6 e 7 giugno, organizzata per gruppi di lavoro e convocata da un documento. Circa seimila battute, una sorta di manifesto, unica formalità, unica carta ufficiale di un esperimento che volutamente continua ad avere contorni indefiniti. La creatura pensata dal leader della Fiom, insieme a Stefano Rodotà, continua infatti a essere un'aggregazione che non vuole diventare partito, un movimento "al di fuori e non in competizione rispetto ai partiti, organizzazioni politiche o cartelli elettorali", si legge in fondo al documento che Huffington Post pubblica qui. Punta al vertice della Cgil? Chissà, ufficialmente no.
"Non lasciare nessuno da solo è la prima ragione che ci porta a intraprendere questo percorso per cambiare il paese e l'Europa, formulare proposte e batterci per un'alternativa concreta alle divisioni e alle solitudini in cui ogni persona rischia di essere abbandonata", recita il manifesto della coalizione sociale. E' stato formulato nel corso di assemblee in casa Fiom, emendato tra le varie associazioni che parteciperanno alla due giorni romana, lungo e infinito processo che porta dritto al weekend subito dopo le amministrative del 31 maggio.
Obiettivo: la realizzazione di "un modello d'impegno che si manifesti e qualifichi a partire dai territori, dai luoghi di lavoro e si caratterizzi per il fatto che ciascuno di noi offrirà il contributo delle proprie migliori pratiche e dei propri saperi e sulla base di tali principi in reciproca autonomia aderirà alle campagne per obiettivi comuni che insieme decideremo di avviare". E' la mediazione per chi come Libera e Emergency vogliono mantenere un profilo il più possibile autonomo dalla coalizione sociale e partecipare solo a campagne comuni. Lavoro, ambiente, beni comuni, diritti dei migranti e delle minoranze, reddito che "metta le persone al riparo della povertà", Costituzione che "va applicata per renderla davvero operativa": sono alcuni punti del manifesto.
"In una società fondata sull'individualismo e sulla competizione tra le persone è necessario unirsi, fare rete, coalizzarsi – si legge - Dopo anni di crisi economica, sociale e ambientale, di politiche di austerità, sappiamo che nulla può tornare a essere come prima, ma proprio per questo pensiamo sia possibile immaginare un futuro di solidarietà e giustizia. Consapevoli che nessuno di noi può farcela da solo a cambiare il corso degli eventi, che per evitare scelte individualistiche o corporative sia necessario unire le forze e l'impegno".
 
Ecco il testo integrale del documento:
 
Per la coalizione sociale
Associazioni, movimenti, sindacati, donne e uomini che in questi anni si sono battuti contro le moltecipli forme d'ingiustizia, di discriminazione e di progressivo deterioramento dei diritti, decidono oggi di promuovere un cammino comune. In una società fondata sull'individualismo e sulla competizione tra le persone è necessario unirsi, fare rete, coalizzarsi. Dopo anni di crisi economica, sociale e ambientale, di politiche di austerità, sappiamo che nulla può tornare a essere come prima, ma proprio per questo pensiamo sia possibile immaginare un futuro di solidarietà e giustizia. Consapevoli che nessuno di noi può farcela da solo a cambiare il corso degli eventi, che per evitare scelte individualistiche o corporative sia necessario unire le forze e l'impegno.
In questi anni le politiche europee e dei governi nazionali hanno liberalizzato il mercato del lavoro, ridotto gli spazi di cittadinanza, privatizzato la formazione, la sanità, i beni comuni e i servizi pubblici, avvelenato città e territori, impedito ogni politica industriale, ogni valorizzazione della conoscenza per tutti. Con l'obiettivo dichiarato di uscire dalla crisi. Così non è stato: il lavoro manca o è sempre più precario e povero, anche il lavoro autonomo e le professioni soffrono profondamente gli effetti della crisi, mentre quelle politiche hanno indebolito la democrazia, affidando a organismi tecnocratici il governo della vita concreta delle persone, dei loro bisogni esperanze. In Europa e in ogni suo singolo paese ricchezza e potere sono sempre più concentrati nelle mani di pochi e aumenta il numero di coloro che sono spinti sotto la soglia della povertà. La corruzione e l'economia illegale sono ormai parti costitutive di un modello di società in cui le persone e l'ambiente sono sempre più una variabile del mercato, saccheggiando le risorse del pianeta e modificandone il clima.
Ciascuno di noi, in questi anni, in associazione o da solo, ha fatto i conti con tutto questo, provando a difendere i diritti che altri prima di noi avevano conquistato e che consideravamo storicamente acquisiti e i principi della nostra Costituzione, mai pienamente applicata e oggi progressivamente stravolta. E' arrivato il momento di rivitalizzare la partecipazione alla vita pubblica sulla base di alcuni fondamentali valori e obiettivi.
Il lavoro non è una merce ma un diritto per tutti, base di un'esistenza libera e dignitosa; l'ambiente e i beni comuni vanno tutelati, come patrimonio collettivo non privatizzabile, anche attraverso percorsi di rigenerazione urbana e sviluppo locale, fonti di uno sviluppo e di un sistema energetico diversi per migliorare la qualità della vita di ciascuno; il diritto alla salute, all'istruzione, allacultura, alla casa, alla pensione e all'assistenza devono essere assicurati a tutti da un sistema pubblico ed efficiente per costruire l'uguaglianza nella cittadinanza anche attraverso un fisco più equo e coerente con i principi costituzionali; per ridurre le disuguaglianze va garantito un reddito che metta le persone al riparo dalla povertà; il superamento del divario Nord-Sud è un obiettivo irrinunciabile di un paese più giusto; i diritti dei migranti, dei rifigiati e delle minoranze vanno tutelati promuovendo diritti di cittadinanza uguali per tutti; le mafie, le economie criminali, la corruzione vanno combattute con leggi adeguate, con la confisca e l'uso sociale dei beni, con politiche che trasformino la società della diseguaglianza e dei privilegi in società dei diritti e delle opportunità; la scuola va rimessa al centro dell'attenzione politica e ripensata, oltre che nei saperi, nella sua funzione formativa; la Costituzione va applicata per renderla davvero operativa; è necessario che l'Italia si adegui alle più avanzate legislazioni europee riformando il codice penale e abolendo i maltrattamenti inumani nelle carceri; l'Europa va sottratta alle logiche tecnocratiche che con il ricatto del debito impongono politiche d'austerità e riportata al senso di solidarietà, di collaborazione, di pacifica e rispettosa convivenza tra i popoli, nel ripudio della guerra e di ogni forma di xenofobia e razzismo, nella condivisione di opportunità e di comune crescita culturale. Larisposta alla crisi climatica può diventare il volano di un nuovo modello di sviluppo liberato dalla dipendenza delle fonti fossili, dal saccheggio del pianeta e che comprenda la conversione dal modello agroindustriale a produzioni agroecologiche.
A partire da questi obiettivi proponiamo alle associazioni, ai movimenti, ai sindacati, ai singoli cittadini di mettere in comune esperienze di azione, volontariato, mutualismo, competenze, intelligenze per affrontare in modo solidale nei luoghi di vita e lavoro un cammino che con la partecipazione e il protagonismo delle persone conquisti giustizia e dignità: la coalizione sociale, con l'obiettivo di riunificare e ricostruire i diritti di cittadinanza delle donne e degli uomini nel lavoro e nella vita, di ricucire lo strappo che si è creato nel tessuto sociale e quindi di rafforzare la democrazia.
Non lasciare nessuno da solo è la prima ragione che ci porta a intraprendere questo percorso per cambiare il paese e l'Europa, formulare proposte e batterci per un'alternativa concreta alle divisoni e alle solitudini in cui ogni persona rischia di essere abbandonata. Vogliamo dimostrare – come ha compreso il movimento delle donne - che si può far politica attraverso un agire condiviso tra soggetti diversi, rimotivare le persone a occuparsi dell'interesse generale nello spazio pubblico - al di fuori e non in competizione rispetto a partiti, organizzazioni politiche o cartelli elettorali –realizzando un modello d'impegno che si manifesti e qualifichi a partire dai territori, dai luoghi dilavoro e si caratterizzi per il fatto che ciascuno di noi offrirà il contributo delle proprie migliori pratiche e dei propri saperi e sulla base di tali principi in reciproca autonomia aderirà alle campagne per obiettivi comuni che insieme decideremo di avviare.

 

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Coalizione sociale e alternativa politica

Landini 28marzoRoma 350 260di Paolo Ciofi - A che punto è, e come si qualifica, la coalizione sociale promossa da Maurizio Landini? E in che relazione si pone con l'alternativa politica da costruire nel Paese? Un tema che i grandi quotidiani e il sistema comunicativo hanno declassato, ma che non per questo ha smesso di suscitare attenzione in diversi settori della società colpiti dalla crisi, nel mondo dell'associazionismo e in ambienti dei sindacati e dei partiti ancora sensibili alla condizione di diffuso malessere che investe masse crescenti di italiani. Una ragione in più per seguire con attenzione il confronto che sul tema l'Associazione per il rinnovamento della sinistra (Ars) ha promosso con la partecipazione di esponenti sindacali e politici di orientamento diverso, tra i quali lo stesso segretario della Fiom.

Non nascondiamoci dietro un dito. Sebbene non sia chiaramente definita nella conformazione e nelle prospettive, la proposta lanciata Landini porta in primo piano il tema politico centrale della nostra democrazia e della crisi che stiamo attraversando. Non solo perché i contenuti sindacali di cui parla il segretario della Fiom hanno di per sé un rilievo politico e addirittura costituzionale: pensiamo solo all'articolo 18 e al diritto al lavoro. Ma soprattutto perché questa iniziativa, anche al di là della volontà di chi la propone, chiama in causa, insieme al ruolo del sindacato, l'assetto complessivo del sistema politico, eroso da una crisi disgregante di credibilità e di capacità rappresentativa. E quindi riguarda il fondamento della nostra democrazia costituzionale.

Cerchiamo allora di fare chiarezza, cestinando nell'immondizia le solenni sciocchezze e anche gli intollerabili insulti, tra i quali spiccano quelli di due esperti cantastorie, Renzi e Jovanotti, che hanno definito un onesto e combattivo sindacalista, rispettivamente, un «soprammobile» e addirittura un «reazionario». Epiteto, questo, di cui già fu gratificato Cofferati, quando si opponeva a Veltroni e D'Alema che volevano ammorbidire lo Statuto dei lavoratori. Ma, al di là delle mirabolanti narrazioni del cantastorie di turno, che punta al potere personale portandoci a spasso sui prati fioriti di verità inventate e di narrazioni ideologiche, quel che vale è il principio di realtà.

Questo è l'unico metro di giudizio da adottare nel valutare la proposta della coalizione sociale. Non il principio di convenienza: per la propria famiglia di appartenenza, per il proprio gruppo o semplicemente per se medesimo, magari avendo come obiettivo massimo il prossimo turno elettorale. Dall'analisi critica della realtà ai contenuti della politica, e dai contenuti agli schieramenti. Tale è il percorso che la proposta della coalizione sociale ci costringe a seguire. Si tratta del rovesciamento delle pratiche adottate in campo politico e sovente anche in campo sociale da almeno vent'anni. Non è cosa da poco e non è facile. Ma indubbiamente si tratta di una novità di rilievo, da considerare con la massima attenzione.  continua

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Link 1 pdf Coalizione sociale e alternativa politica di Paolo Ciofi (317 KB)

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La maggioranza di chi lavora non è iscritta e non si riconosce nelle strategie sindacali

Landini 28marzoRoma 350 260Intervista di Loris Campetti a Maurizio Landini da Il Manifesto - C'è chi lo vedrebbe volentieri alla guida del partito-che-non c'è, a sinistra del Partito democratico che ha assunto il punto di vista dei poteri forti dell'internazionale liberista e della Confindustria, per riportare in Parlamento una rappresentanza del lavoro, dato che oggi i lavoratori non ha più sponde partitiche. E' diventato un volto noto nella società italiana e per molti un punto di riferimento. Buca lo schermo ed entra in sintonia con la parte pulita e bastonata del paese perché parla il linguaggio delle persone che vuole rappresentare, di cui condivide le sofferenze. Alla Fiom non è arrivato dalle scuole quadri della sinistra ma dalla fabbrica. Landini saldatore ha fatto la sua prima battaglia sindacale in un'azienda cooperativa, e al dirigente coop, quando le coop non erano ancora imputate in mille processi giudiziari, che gli diceva: "io e te abbiamo in tasca la tessera dello stesso partito, il Pci", non puoi esercitare qui il conflitto, lui rispondeva: "Abbiamo la stessa tessera ma io a saldare all'aperto ho freddo lo stesso".
Maurizio Landini, è ostinato, ha in testa il sindacato e non il partito. Un sindacato, va chiarito subito, da rifondare per essere all'altezza dei tempi. Oggi "la maggioranza dei lavoratori non si riconosce nelle nostre strategie e persino tra i lavoratori dipendenti solo una minoranza ha in tasca la tessera di un sindacato". La frantumazione del mondo del lavoro, lo scatenarsi del dumping sociale e il rischio sempre più concreto del dilagare della guerra tra poveri, la cancellazione dei diritti e il progressivo inaridimento della democrazia, impongono una svolta. Lo pensa la Fiom che ha lanciato un macigno nello stagno della Cgil, proponendo più democrazia e soprattutto più apertura alle persone che soffrono per le politiche liberiste sposate dal governo Renzi. Propone a chi il lavoro non ce l'ha più o non riesce ancora ad averlo, a chi pur lavorando è diventato povero, a chi ha la fortuna di avere un contratto regolare e a chi è precario, sfruttato dalle regole del moderno capitalismo anche se è autonomo o è stato costretto a farsi una partita Iva. Il sindacato dovrebbe aprirsi a queste pluralità e non limitarsi a tutelare i lavoratori dipendenti nel rapporto con l'impresa ma assumere l'intera questione sociale. L'operaio impoverito dalla crescita delle diseguaglianze dev'essere sostenuto quando rimane senza casa, quando non ha più i soldi sufficienti a curarsi o a mandare a scuola i figli. E la Fiom, di conseguenza, lavora alla costruzione di una "Coalizione sociale" con le associazioni che si battono in difesa della Costituzione, o contro quella fetta enorme di economia nelle mani della criminalità organizzata, o più semplicemente per la solidarietà tra le persone. Emergency, Libera, Arci, rappresentanze professionali, intellettuali, studenti, giuristi, sono soltanto alcuni dei soggetti con cui la Fiom sta confrontandosi per costruire un progetto comune. Perché non c'è alternativa all'orizzonte politico dominante e dominato dal pensiero unico se non si costruisce un'alternativa sociale, come dice Stefano Rodotà, che non crede, così come non crede Landini, a una "ripartenza" basata sull'assemblaggio di ciò che resta dei partitini a sinistra del Pd.
 
DOMANDA Il gruppo dirigente della Cgil scalcia all'idea di mettere in discussione il suo modo d'essere e rappresentare il lavoro, non vuole rinunciare a dei privilegi cresciuti nell'antica stagione della concertazione che peraltro, con l'accentramento autoritario in corso, sono solo una chimera. Si può dire che la Fiom non vuole snaturare il sindacato facendo politica, bensì salvarlo: insomma, la vostra è un'opera di misericordia? Landini sorride e risponde.
RISPOSTA Si parte dall'ammissione dello stato di crisi del sindacato, bisogna riflettere sul fatto che la maggioranza di chi lavora non è iscritta e non si riconosce nelle strategie sindacali. Ciò si aggiunge alla crisi della rappresentanza politica: nei partiti presenti in Parlamento non c'è più una rappresentaza del lavoro. Ti ricordo che nel 1970 il Parlamento, sotto la spinta delle lotte operaie e sindacali, votò quello Statuto dei diritti dei cittadini lavoratori che ora Renzi ha sterizzato e vuole addirittura cancellare. Il Pci, che si definiva il partito dei lavoratori, si astenne contestando l'esclusione della sua applicazione alle aziende con meno di 15 dipendenti. E ti ricordo che partiti come la Dc e il Psi lo votarono, a dimostrazione che la rappresentanza del lavoro e il rispetto per la dignità dei lavoratori erano trasversali. Oggi è prevalsa la cultura liberista che riconosce il solo primato del mercato e i desiderata delle imprese.
 
DOMANDA Non sono solo i lavoratori dipendenti a non avere più una rappresentanza politica.
RISPOSTA Parlare solo di lavoratori dipendenti, infatti, non è più sufficiente. Oggi la svalorizzazione del lavoro riguarda anche forme dilavoro autonomo e professionale. La filosofia prevalente — qui, in Europa e nel mondo — punta alla competizione sui diritti e sui salari di chilavora, e il ruolo delle multinazionali in questa strategia è dominante. Da qui nasce l'esigenza di non chiuderci in una dimensioneaziendalistica come sindacati di mestiere, al contrario il sindacato dev'essere un soggetto politico con un progetto, un'idea di società in cui siano riconosciuti i diritti dei cittadini. Diritti del e al lavoro, alla formazione, allo studio, alla salute, alla pensione, a un reddito anche per chi è disoccupato, insomma allo stato sociale. Dobbiamo essere promotori di un'azione opposta ai processi di frantumazione cresciuti a livelli inediti in questi anni, violando il diritto costituzionale per cui a parità di prestazione lavorativa devono corrispondere stessi salari, orari e diritti. Oggi c'è chi lavora per 2 o 3 euro l'ora, addirittura per 1 euro ad articolo nelle redazioni di alcuni importanti giornali.
 
DOMANDA Di fronte a un tale scenario apocalittico, cosa dovrebbe fare un sindacato rifondato?
RISPOSTA Lavorare a una ricostruzione sociale, dando al lavoro un ruolo centrale. Il governo, più ancora di quelli che l'hanno preceduto, assume i diktat di Confindustria per superare i contratti nazionali e imporre la libertà di licenziamento. Sul piano politico si sta modificando la Costituzione e la legge elettorale di Renzi è decisamente peggiore della legge truffa che gli italiani riuscirono a fermare negli anni Cinquanta. Lo scrive persino Eugenio Scalfari. All'accentramento del potere intorno all'esecutivo si accompagna la rapida riduzione degli spazi di partecipazione dei cittadini.
 
DOMANDA La società italiana è sconfitta ma non pacificata. Dove vedi embrioni di resistenza al restringimento in atto della democrazia?
RISPOSTA Parto dal mio specifico: da settembre a dicembre, grazie soprattutto alla Fiom e alla Cgil, gli scioperi e le manifestazioni hanno reso esplicito che il governo Renzi non ha il consenso della maggioranza delle persone che per vivere hanno bisogno di lavorare. Renzi ha abolito anche la consultazione dei sindacati e nega qualsivoglia ruolo alle organizzazioni democratiche. I vincoli dell'Europa e della trojka sono stati fatti propri dagli ultimi governi italiani, più ancora che negli altri paesi, fino all'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio, al fine di ridisegnare le relazioni sociali, sindacali e industriali. Il modello Fiat caro a Marchionne, che nel 2010, ai tempi del referendum truffa di Pomigliano (lavoro ipotetico in cambio di diritti concreti, ndr) veniva raccontato dalla politica come caso unico e irripetibile, è diventato la proposta della Confindustria e addirittura del governo Renzi.
 
DOMANDA E' vero, ma per fermare questo tsunami ci vorrebbero dei ciclopi...
RISPOSTA E' proprio per impedire il processo che mira a cancellare il diritto delle persone a coalizzarsi per difendere i propri interessi e giocare un ruolo da protagoniste che abbiamo lanciato ai movimenti, alle associazioni e ai singoli che si battono in difesa dei diritti costituzionali la proposta di trovare le forme e le modalità per definire campagne e pratiche di giustizia sociale da realizzare nei territori e nel Paese. E' quel che abbiamo chiamato "coalizione sociale", e ti ricordo che lo slogan dell'ultima grande manifestazione in piazza del Popolo a Roma era "Unions".
 
DOMANDA Le critiche della segretaria della Cgil Susanna Camusso sembrano rovesciare il senso della carta d'identità della Fiom: sindacato indipendente (dai padroni, dai partiti e dal governo). Siete accusati di fare politica pretendendo quasi di trasformare il sindacato in partito.
RISPOSTA Chi ha capito il senso della nostra proposta lo teme, ha paura che l'azione unitaria di tanti soggetti sociali voglia o possa delegittimare o chiudere in gabbia l'iniziativa sindacale classica, come se il nostro fosse uno dei tanti esempi di trasformismo politico. Invece la coalizione sociale vuol vivere non in competizione o in contrasto con i partiti esistenti, ma fuori da essi, perché l'obiettivo è la ricostruzione delle basi della partecipazione delle persone e delle associazioni democratiche alla vita politica.
 
DOMANDA Come evitare che la pregevole iniziativa della Fiom si risolva in una pura solidarietà tra gruppi dirigenti?
RISPOSTA Con la pratica unitaria nei territori, e i primi segnali che ci arrivano sono positivi. A partire dal terreno sindacale vogliamo offrire un tavolo di confronto su e tra tutte le forme di lavoro. E' necessario un nuovo Statuto dei lavoratori che tenga conto della complessità delle figure professionali e contrattuali e non, sapendo che il liberismo tende a omogeneizzare al lavoro vincolato anche altre tipologie, vere o fasulle che siano. L'eguaglianza non può basarsi sulla concessione a tutti delle stesse cose ma deve tener conto della diversità. Prendi la pensione: si è imposto un allungamento dell'età lavorativa sostendo che è aumentata l'aspettativa di vita delle persone. Che però non è uguale per tutti, di conseguenza penso che dovrebbe andare in pensione prima chi ha svolto i lavori più duri. Lo stesso dicasi per gli orari che non possono essere uguali per un turnista e per un ricercatore. Anche il sacrosanto diritto alla formazione non può che essere commisurato al lavoro che fai. E ci sono cose del passato conquistate grazie alle lotte operaie e purtroppo finite nel dimenticatoio, come il diritto alle 150 ore di studio, che ho in mente di inserire nella prossima piattaforma contrattuale.
 
DOMANDA L'operaio non è il mero venditore di forza lavoro, ha una sua vita complessa come complessi sono i suoi bisogni. Questa consapevolezza è alla base della coalizione sociale?
RISPOSTA Il diritto alla casa e alla salute non è garantito a tutti, se sei povero non puoi curarti e far studiare i tuoi figli, e ripeto che oggi si è poveri anche lavorando. Questo ci consente di riconoscere come interlocutori i movimenti e le associazioni che si battono per l'universalità di questi diritti mettendo in pratica esperienze di solidarietà e inclusione sociale, così come interlocutrici sono le associazioni impegnate contro la criminalità organizzata che occupa una fetta enorme di economia reale. Altre bestie pericolose sono la corruzione dilangante e l'evasione fiscale.
 
DOMANDA Torniamo alla riforma del sindacato: da dove deve partire?
RISPOSTA Dal superamento di decine di contratti nazionali, verso un unico contratto per tutti i lavori industriali, capace di tutelare tutte le forme di lavoro presenti. Sono anche convinto che sia ineludibile ampliare lo spazio decisionale dei lavoratori e dei delegati da loro eletti nelle scelte sindacali, compresa l'elezione del segretario generale.
 
DOMANDA La democrazia nel lavoro è storicamente legata alla sua organizzazione, ma anche al modello di sviluppo che si ha in mente.
RISPOSTA Per creare lavoro oggi bisogna costruire un diverso modello di sviluppo, decidendo dove, come, cosa produrre nella tutela dell'ambiente dentro e fuori dalle fabbriche. Dunque vanno coinvolte nelle scelte sindacali anche forze ambientaliste e comunque associazioni non legate direttamente al lavoro dipendente. Solo così il sindacato eviterebbe il rischio di essere ricacciato su posizioni aziendaliste e corporative e solo così si potrebbe affermare sul piano culturale il lavoro come valore generale.
 
DOMANDA La tua ha le caratteristiche più di una proposta confederale che di un sindacato di categoria. Non dovrebbe essere la Cgil in prima persona ad agire questo cambiamento, guardando avanti e al tempo stesso riscoprendo lo spirito solidale delle origini, aprendo porte e finestre delle Camere del lavoro?
RISPOSTA E infatti questa proposta l'abbiamo pensata come autoriforma della Cgil, che ha bisogno di prendere aria e fuori da noi c'è anche tanta aria buona.
 
DOMANDA L'Italia, pur con tutte le sue specificità, non è che uno dei punti d'attacco del liberismo. Lo stesso vento soffia in tutt'Europa, è difficile pensare al cambiamento in un paese solo.
RISPOSTA La discussione va aperta in tutto il continente, dove è stata cancellata la sovranità dei singoli stati e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei salariati è figlio di un'Europa costruita soltanto intorno alla moneta. Il potere finanziario ha ridotto e condizionato tutti gli spazi politici. Se dire queste cose, per l'Italia e per l'Europa vuol dire fare politica, allora è vero: la Fiom fa politica. Ed è soggetto politico non da oggi ma dal giorno della sua nascita 114 anni fa. Questo è vero proprio a partire dall'autonomia e dall'indipendenza della Fiom che avanza la sua proposta di coalizione sociale all'intero mondo del lavoro.
 
DOMANDA L'Italia non è la Grecia né la Spagna. Quali sono le differenze e le analogie con i processi che hanno portato Syriza al governo ad Atene e fanno crescere la presenza di Podemos a Madrid?
RISPOSTA In quei paesi il peso delle organizzazioni sindacali è decisamente ridotto rispetto all'Italia e tanto Syriza quanto Podemos sono state costruite fuori dai sindacati, con l'idea di governare i rispettivi paesi. E in Grecia Alexis Tsipras c'è riuscito vincendo la sua prima battaglia. La Fiom, così come la Cgil, non è una forza politica, noi non vogliamo fare un partito né candidarci a una competizione elettorale. Ma partiamo dall'analisi di processi comuni in atto in Europa che hanno fatto crescere le diseguaglianze riducendo al contempo gli spazi di democrazia. Da versanti differenti abbiamo un orizzonte comune: la ricostruzione della solidarietà tra le persone. Nello specifico italiano, credo anche che la battaglia a difesa dei valori e dei diritti sia la conditio sine qua non per rifondare la politica. Il nostro contributo sta nella rifondazione di un sindacato confederale generale, senza cui neppure una grande organizzazione come la Cgil avrebbe un futuro.
Questa intervista sarà pubblicata il 24 aprile in versione cartacea e on-line sul giornale svizzero di critica sociale "Area", edito dal sindacato Unia

 

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Ripensando al 28 marzo della Coalizione sociale

senzadirittisoloschiavi 350 260di Ignazio Mazzoli - 10 milioni di persone in condizioni di povertà relativa. Il 25 per cento del nostro potenziale industriale e un milione e mezzo di posti di lavoro persi in sette anni. La maggioranza dei pensionati costretta a tirare la cinghia e un'intera generazione espropriata del futuro. Il governo Renzi, in queste condizioni, alimenta una guerra di classe senza precedenti, retrocedendo il lavoro da diritto costituzionalmente garantito a pura merce nella piena disponibilità del capitale. Non c'è mai stata tanta gente, come oggi, che ha bisogno di lavorare per vivere.
E la grande stampa che fa? Prova a ignorare cosa è avvenuto a piazza del Popolo il 28 marzo a Roma. Una frettolosa comparsa sui telegiornali del sabato sera e della domenica e poi la Coalizione sociale sparisce. Non manca qualche lodevole eccezione anche se la ragione che salta poi fuori è cercare la contrapposizione fra Landini e la Camusso.

{tab=Ragioniamo?}

Possiamo ragionare su ciò che accade e procura tanta stizza o rabbia o anche repulsione in Renzi e renzisti a vario titolo?

Che cos'è che vuole fare Landini? Intende aprire «una fase di elevata conflittualità» non creare un partito. Vuole organizzare e mobilitare - nell'interesse loro e del Paese - le persone private del lavoro e della dignità dalla crisi e dalla spietata lotta di classe condotta dai padroni del vapore. Chi vive non di rendite e profitti, bensì di lavoro deve stare zitto e a cuccia: in balia di chi comanda, senza se e senza ma.
E' giustificata questa scelta di Landini? E da cosa? «Qui ci sono persone non disposte ad arrendersi» ha detto di fronte alla stracolma piazza del Popolo, Stefano Rodotà. Perché? La ragione è resa chiara dalle semplici parole del Papa che Raniero La valle così riassume: «L'economia che uccide, la società dell'esclusione, la globalizzazione dell'indifferenza, i poveri che invece di essere solamente sfruttati ed oppressi, oggi sono anche scartati e messi fuori per fino dalle periferie, sono tutti giudizi che papa Bergoglio da di un mondo che è senza misericordia.»

In questa situazione di può restare inerti? No. Il 28 marzo è iniziata la ricerca della sintonia con questo esteso mondo. «La ripresa del Paese - ha spiegato Landini - non ci sarà mai se si seguirà la linea della Confindustria. Si deve cambiare stando dalla parte dei lavoratori. E invece si sta pericolosamente profilando un progetto che mette a rischio la democrazia del Paese. La logica del governo non è altro che una logica padronale, come si vede nella riforma della scuola e nei caratteri della riforma costituzionale. Le ricette messe in campo non solo sono sbagliate, ma sono soprattutto pericolose. Ci hanno tolto tutto, ma abbiamo l'ambizione di proporre idee per il futuro dell'Italia».
«Noi vogliamo unire – dice Landini – tutto quello che il governo sta dividendo». Ecco chiarito lo slogan "Unions!". Inutile quindi giocare con le parole, la manifestazione è politica e mira al governo: "Siamo stanchi di spot elettorali, slide e balle", ha detto Landini senza voler fare un altro partito. Aggiungendo: "Renzi è peggio di Berlusconi". segue, clicca sulla linguetta in alto "Senza diritti"

{tab=Senza diritti}

Il governo non ha nessuna visione del futuro mentre si dovrebbe ripensare dalla radice il modello di produzione. L'obiettivo non può essere solo quello di cancellare completamente lo Statuto dei lavoratori. E significa poco o nulla il dato sulle 79 mila assunzioni, perché, per invertire la tendenza, sarebbero necessari milioni di nuovi posti di lavoro (i dati Istat di oggi 31 marzo dicono che la disoccupazione continua a crescere). Ma il punto principale, base di ogni scelta politica, è la difesa dello Statuto dei lavoratori. Solo difendendo lo Statuto si evitano migliaia di licenziamenti indiscriminati. Ed è su questo che la Fiom è d'accordo con la Cgil sulla proposta di costruire le condizioni per un nuovo Statuto dei lavoratori e delle lavoratrici. "Non si è cittadini, se non lo si è prima di tutto nei luoghi di lavoro". Non si può rinunciare alla dignità.
Come non condividere proprio oggi che il sindacato deve avere una sua proposta sia per le persone che stanno dentro i luoghi di lavoro sia per le persone che stanno fuori. Che significherebbe altrimenti dire che si deve combattere la criminalità? Che significherebbe dare un contributo reale alle famiglie che hanno problemi di salute o problemi con la scuola?
Oggi c'è un problema di allargamento della rappresentanza sindacale e di coinvolgimento di tutte quelle persone che non sono rappresentate da nessuno. Dopo la crisi dei partiti non possiamo permetterci la sterilizzazione dei sindacati a strumenti di controversie corporative.

Come procedere? "Dobbiamo creare una massa critica sociale – dice Rodotà – perché dà voce alla società e alimenta la politica". Dobbiamo coinvolgere persone e gruppi per creare un convinzione comune e diffusa che anche in tempi di crisi non ci si assoggetta a offerte di lavoro purchessia. Siamo in ritardo, ma la partita non è perduta. "Non ci arrenzieremo mai", recitava il cartello molto artigianale di un signore che salutava il corteo.  segue, clicca sulla linguetta in alto "Una massa critica"

{tab=Una massa critica}

La "massa critica" di cui parla Rodotà è necessaria per rideterminare le condizioni di una rappresentanza reale degli interessi concreti di ogni forza della società. E' indispensabile per ridare un ruolo ai partiti come li vuole la nostra Costituzione. In questo regime di fatto bipartitico o di monopartitismo se ci sono le larghe intese, le attuali forze politiche finiscono per apparire un'unica cosa, rispondendo alla recessione con le stesse ricette: le riforme varate prima e dopo sono state tutte ispirate ad austerità, precarizzazione, privatizzazioni, tagli alla sanità e alla scuola, diminuzione dei salari. Anche il pareggio di bilancio in Costituzione fu votato insieme dalla stragrande maggioranza del Parlamento anche senza "patto del Nazareno".
Si passa sterilmente, senza via d'uscita, da una vittoria del centrodestra a una di centrosinistra e viceversa senza che nulla poter cambi, vedi il voto in Francia e la vittoria di Sarkozy, giubilato da un voto popolare che lo condannava senz'appello (così sembrava) torna vincente, oggi, senza perché politicamente convincenti. Così, questa realtà, uccide ogni speranza perché non può dare prospettive, senza le quali la disperazione diviene pessima consigliera di atti e comportamenti.
In questa crisi, la sfiducia e la delusione si sono rivolte indistintamente contro entrambi i principali partiti e tutto il sistema delle rappresentanze istituzionali fino a tradursi nel 60% di astenuti in Emilia e Romagna. Poi, ogni partito, peraltro, ci ha messo e ci mette del suo per diventare poco credibile. La crisi è stata il detonatore che ha svelato un problema grave della nostra democrazia: il modo in cui in questo Paese agisce il potere politico ed economico non incontra più il consenso della maggioranza del popolo. La diffusione della corruzione, l'esistenza di una élite di privilegiati, il sequestro della sovranità da parte di poteri extranazionali come il Fmi e la Bce, tutto questo provoca rabbia che va incanalata in percorsi democratici verso obiettivi giusti nell'interesse di chi lavora e di chi è più a disagio. La Coalizione sociale trova qui la sua ragion d'essere. segue, clicca sulla linguetta in alto "Un deserto politico"

{tab=Un deserto politico}

Qui, anche, sta tutto il travaglio impotente del PD. Lo rende bene Michele Prospero*, del quale riporto qui una lunga citazione: «Con le scelte legislative che il governo Renzi ha imposto a tappe forzate, il mondo del lavoro è stato colpito su cruciali questioni di identità, di simboli, di memoria, di interessi collettivi. Un attacco così sistematico e totale, progettato per distruggere il sindacato come soggetto democratico, per cancellare le conquiste del lavoro e spegnere la sua dignità nello spazio sociale, a nessun governo era mai riuscito. Il successo del programma massimo, di consegnare tutto il potere alle imprese entro le aziende e gli uffici, muta in profondità la natura dei soggetti politici in campo. Per il Pd (...) appare, in tutta la sua evidenza, un drammatico mutamento genetico sulle tematiche del lavoro che lo allontana da una qualsiasi versione, anche la più moderata, di sinistra europea.

Le lentezze, i ritardi, gli opportunismi della minoranza Pd hanno determinato un immenso deserto politico. Non solo un soggetto sociale connesso al lavoro non è più rappresentato nel parlamento monoclasse, ma proprio il lavoro viene esplicitamente colpito dal governo del fare.

La proposta di una "coalizione sociale", di forze che si mobilitano per rispondere alla metamorfosi neoliberista del governo, occupa uno spazio abbandonato dalla politica. (...) Ciò significa assumere la consapevolezza che il mondo del lavoro è penetrato in uno stato nascente che potrebbe preludere alla organizzazione di una nuova soggettività politica, alternativa nei fatti al partito unico della nazione a narrazione populista e a programma neopadronale.»

Il nostro oggi è occupato dalla necessità di affrontare questi problemi e risolverli. Altrove lo stanno facendo e non senza buoni speranze come in Grecia e in Spagna.

*"Tra coalizione sociale e soggetto politico" da Note di Michele Prospero
https://www.facebook.com/notes/michele-prospero/tra-coalizione-sociale-e-soggetto-politico/886238128104919

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28 marzo 2015. Verso Roma con la speranza in cuore

Bandiere rosse a piazza del popolo 28 marzo 2015di Ignazio Mazzoli (video*) - Sono da poco passate le 13 di sabato 28 marzo che il pullman partito da Frosinone ci lascia a poche decine di metri da Piazza Esedra. Non riesco ad avere notizie degli altri pullman della Cgil e dalla Fiom partiti da comuni del frusinate, ma dopo un po' non ci penso più dal momento che su quello in cui ho viaggiato ogni posto a sedere era occupato. Operai, disoccupati, impiegati che vogliono stare con i lavoratori, pensionati sono coordinati dalla segretaria provinciale Rosa D'Emilia che rassicura tutti i presenti sul modo come tornare senza perdersi. Bella premura.
Fra questi compagni di viaggio c'è un nucleo di impegnati nella costruzione della unità dei disoccupati e nella solidarietà a loro, anche attraverso la Vertenza Frusinate.

Giunti all'appuntamento di Piazza Esedra inizia l'attesa della partenza verso piazza del Popolo. L'avvio del corteo è previsto per le 14, non siamo tantissimi, ma ci si mette in movimento ben dopo e con la sensazione di dubbio su quanti saremo a piazza del Popolo.
Vado alla ricerca della testa del corteo, la trovo, dietro un lungo striscione con la scritta "Unions" c'è un Maurizio Landini molto sorridente. E' un buon segno, penso. Già durante il viaggio avevo la sensazione che qualche nuvola incombesse su questa giornata di "primavera", quando chiedendo un parere ad un viaggiatore mi ha risposto che voleva valutare prima cosa sarebbe stata la manifestazione. Come, ti chiedo perché vai a Roma e mi rispondi che devi prima arrivarci?
Insieme ad una piccola delusione realizzo che una "nuova primavera non nasce senza dubbi, incertezze e anche nascoste speranze" e così mi ricarico alla ricerca di partecipanti disposti a parlare.
Leggo i commenti del giorno dopo e dicono che la manifestazione organizzata da Coalizione sociale e dal segretario della Fiom Maurizio Landini era partita con toni dimessi.
Camminiamo, ma, ... c'è una novità: si va verso via Barberini e non per via Nazionale. Il peggio lo devo ancora vedere e arriva quando da piazza Barberini svoltiamo per via Sistina finendo imbottigliati fino al Pincio e poi di lì scendere per i tornanti di via Gabrielle D'Annunzio fino a piazza del Popolo. Un ricordo si materializza. Una frase che Angelo Compagnoni, il padre della legge di affrancazione della "colonia migliorataria" ripeteva spesso per indicare come gli sfruttati anche nei simboli erano (e sono) emarginati. "Il 26 aprile del 1950 a Veroli 5000 coloni che manifestano contro il patto colonico verolano debbo farlo al campo boario perché viene loro negata una piazza al centro della città". Mentre percorro la strettoia che ci porta verso il Pincio capisco perfettamente il senso di quella frase e lo stato d'animo che devono aver provato quei manifestanti: io in quel momento ho sentito una profonda mortificazione. Vogliono impedirci di essere visti dal popolo multietnico di piazza Venezia, di via del Corso, nel centro della capitale. Le forze vive di questo paese sono emarginate perché protestano in difesa dei loro diritti. Dopo il massiccio attacco mediatico dei giorni precedenti anche il tentativo dell'oscuramento.Pronti a sfilare
Mentre s'intravvede pizza del Popolo già con una larga presenza ancora ci si chiede quanti saremo. Mi vengono alla mente le dichiarazioni rilasciate davanti alla mia videocamera da chi ha voluto rispondermi mentre percorrevano l'autostrada, «Vincenza Masi, operaia precaria di un'azienda di Frosinone oggi viene a Roma perché con Landini vuole assicurare ai giovani sicurezza di lavoro; un Pensionato con la sua presenza vuole difendere diritti acquisiti in tanti anni di lotte e che adesso stanno scomparendo con questi governi. Spera che non tocchino anche le pensioni. Si fa minaccioso; Lorenzo Masi disoccupato da quando l'amministrazione di centrosinistra, tre anni fa, ha privatizzato il servizio di scuolabus. Il futuro? più nero di così, lasciamo perde'; Stefania Mastracci, psicoterapeuta di Sel - Frosinone è oggi a Roma perché sente doveroso stare insieme ai lavoratori e Vincenzo Del Brocco dirigente del Circolo Sel di Ceccano viene a Roma per manifestare a sostegno dei diritti dei lavoratori, dei disoccupati, deiprecari. Questa globalizzazione la pagano sono i ceti più deboli - afferma con dolore»
"Il movimento dei disoccupati" - dichiara - Tiziano Ziroli partecipa alla manifestazione perché è il momento di creare, (...) una coalizione sociale che coinvolga indistintamente tutti (...) siamo convinti che la politica debba rinascere dal coinvolgimento di tutte le realtà del territorio, dal coinvolgimento dei movimenti delle associazioni e dei partiti che vogliano condividere questo percorso. Ben detto, questa è la Vertenza Frusinate. Non più anestetizzati da promesse che mai saranno mantenute, l'ostacolo da rimuovere con caparbietà in questa provincia è l'attendismo. 115000 disoccupati frusinati, il 33% di tutto il Lazio che attendono? Ieri avremmo potuto essere almeno 5000 a Roma come sostiene Gino Rossi. "Abbiamo imparato da Giuseppe Di Vittorio che bisogna impedire la competizione tra i lavoratori, come si fa oggi", ha ricordato Landini, per il quale è stato sottovalutato il disastro sociale che si sta attuando con la precarizzazione del lavoro.
Fra ombre di dubbi e il raggio di sole delle motivate presenze un corteo inaspettatamente interminabile riempie e continua a riempire la piazza della Coalizione sociale. Stefano Rodotà illustra lucidamente, è sempre così, come passa l'attacco alla Costituzione e quindi alla nostra democrazia.

Sentiamo, da sabato sera, che andremo avanti. "Oggi inizia una nuova primavera: Renzi stia tranquillo che noi abbiamo più consensi del governo". Sono le prime parole pronunciate da Landini sul palco. Nel mirino il Jobs act, ma la manifestazione ha puntato a difendere tanto altro: "diritti, lavoro e democrazia".
E' davvero una nuova primavera se Squinzi perde le staffe e dice cose inverosimili: "Nasce un partito, i sindacati hanno frenato tutto". Caro Fedro della mia gioventù, come vedi, la tua favola del lupo e dell'agnello è quanto mai attuale. Chi fa i danni li addossa a chi li deve pagare come il lupo della favola accusava l'agnello di inquinare il ruscello anche se beveva più a valle di dove aveva bevuto lui.

29 marzo 2015

Perchè a Roma? Dichiarazioni sul pullman

 

 

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Lettera di Maurizio Landini alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici

unions 350 260di Maurizio Landini - Care lavoratrici e cari lavoratori metalmeccanici, sabato 28 marzo ci ritroveremo a Roma per la dignità e la libertà del lavoro.

Nei mesi scorsi, insieme, ci siamo battuti contro il Jobs Act del governo che non crea nuovo lavoro né affronta il dramma della precarietà e della disoccupazione giovanile.

Insieme abbiamo proposto delle alternative e presentato le nostre idee frutto di tante assemblee e discussioni con voi. Ma il governo non ha voluto ascoltarci, ha messo in pratica le indicazioni di Confindustria, imboccato la strada della riduzione dei diritti, sposato le ricette di chi pensa che licenziando si crei nuova occupazione. Abusando della democrazia, il governo, a colpi di fiducia, ha ridotto il Parlamento a mero esecutore della sua volontà.

La nostra lotta però non è finita con il varo del Jobs Act. Come promesso durante lo sciopero generale del 12 dicembre di Cgil e Uil, continueremo a spendere le nostre idee e le nostre energie per difendere il lavoro e i suoi diritti, cambiare il paese e renderlo più giusto.

Questo è un momento importante per il futuro di tutti noi, delle lavoratrici e dei lavoratori, del nostro sindacato che esiste e ha un senso solo se riesce a rappresentare democraticamente i vostri interessi e da voi riceve il sostegno, le idee e le energie necessarie. Per migliorare le condizioni del lavoro dipendente. Per rivendicare un sistema pensionistico più giusto con la riduzione dell'età pensionabile. Per dare un'occupazione a chi non ce l'ha con nuovi investimenti eUnions 28 marzo 2015 con la riduzione dell'orario di lavoro. Per cancellare il precariato. Per combattere l'evasione fiscale e la corruzione. Per garantire il diritto alla salute e allo studio. Per istituire forme di reddito minimo. Per riconquistare veri contratti nazionali che tutelino il salario e diano uguali diritti a tutte le forme di lavoro.

Per questo, nel ringraziarvi per quanto abbiamo fatto finora, vi invito a partecipare in massa alla manifestazione del 28 marzo.

L'abbiamo chiamata "Unions!", usando una lingua che non è la nostra ma utilizzando una parola che richiama le origini del movimento operaio e sindacale. Quando, tanti anni fa, lavoratrici e lavoratori senza diritti scoprirono insieme che per migliorare la propria condizione era necessario coalizzarsi e battersi per conquistare libertà e diritti comuni.

Oggi milioni di lavoratrici e lavoratori hanno visto cancellati i diritti frutto di lunghe battaglie; altri milioni di lavoratrici e lavoratori quei diritti non li hanno neppure mai avuti, dispersi nelle tante forme di lavoro saltuario e sottopagato. Per tutte e tutti il lavoro sta diventando più povero e precario.

Oggi abbiamo bisogno di riprendere il filo dell'impegno comune, delle lotte contro le politiche dei governi che in Italia e in Europa hanno voluto far pagare al lavoro il costo di una crisi prodotta dalla finanza e dalle speculazioni. Per dare rappresentanza al lavoro. Per confrontarci con tutte quelle realtà, associazioni, gruppi e movimenti che nella società affrontano e contrastano il degrado civile prodotto dalla crisi economica e dalla sua gestione politica. Per affermare i principi della nostra Costituzione.

Oggi abbiamo bisogno di un'alleanza, di costruire una coalizione sociale che unisca ciò che il governo e Confindustria vogliono separare, aggregando tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare con le metalmeccaniche e i metalmeccanici, con le delegate e i delegati, con le iscritte e gli iscritti alla Fiom. Per crescere e cambiare abbiamo bisogno di voi, perché la vostra partecipazione e la vostra intelligenza saranno la nostra comune forza.

Vi aspettiamo a Roma il 28 marzo. E da lì continueremo insieme.

Maurizio Landini

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