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Il dottor Giovannino, medico e uomo di cultura

VILLA S. STEFANO

Gli 80 anni del dottor Nino. AUGURI

di Augusto Anticoli
dott. Giovannino 400 minLa vita sociale di una comunità necessita di impulsi creativi, atti a far crescere il proprio tessuto civile, per un’orizzonte di cultura e progresso! Occorre il contributo intellettuale di quanti hanno a cuore le proprie origini soggettive e il relativo “senso comune” di aristoteliana memoria. Creare cultura per condividerla con gli altri, affinché si possa progettare un futuro, eticamente evoluto, da consegnare in eredità alle generazioni a venire. Allo scopo, capacità e competenza di menti brillanti fanno la differenza. E’ il caso del nostro concittadino e illustre personaggio, intellettuale e professionista della Sanità, dott. Giovanni Bonomo.

Il dott. Giovannino o Nino, come comunemente viene chiamato, è nato a Villa Santo Stefano il 5 luglio 1942, terzogenito di Luigi e Irma Bonomo. Di nobile stirpe, ovvero appartenente a famiglie signorili, nipote di Sor Matteo (medico e sindaco, uno tra i primi laureati del paese); e figlio del cavalier Luigino, sindaco per 24 anni nell’era repubblicana, nonché artefice del progresso civile e urbanistico di Villa S. Stefano. Da cotanto contesto, non poteva che sortire un talento scientifico e culturale come il nostro dottor Nino! Il suo brillante curriculum professionale è paradigmatico di un lavoro al servizio della Medicina e per il bene del paziente. dott. Giov 400 min

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” il 22 luglio 1968. Nello stesso anno, abilitato all’esercizio della professione medica. Ha svolto il servizio militare negli anni 1969-70 come ufficiale medico nell'Aeronautica Militare. Ha prestato servizio presso la clinica dell’Università di Roma in qualità di “medico interno con compiti assistenziali” dal 1968 al luglio 1972. Ha conseguito il diploma di specializzazione in pediatria presso la clinica pediatrica dell’Università degli studi di Roma nel novembre 1971. Dal 1 luglio 1972 assistente pediatra a “tempo pieno” presso l’ospedale Umberto I° di Frosinone. Il 7 novembre 1975 consegue la specializzazione in neonatologia presso l’Istituto di clinica pediatrica dell’Università di Roma. Dal dicembre 1978 al 15 ottobre 1987 aiuto pediatra - neonatologo presso l’ospedale Umberto I° di Frosinone. Dal gennaio 1979 al 15 ottobre 1987 ha svolto attività professionale presso il consultorio familiare della U.S.L. FR/4. Dal 16 ottobre 1987 al dicembre 1994 primario della divisione di pediatria dell’ospedale di Ferentino. Nel febbraio 1990 dirigente del servizio materno-infantile della U.S.L. fino al novembre 1994. Dal luglio 1994 al settembre 1995 è stato primario “ad interim” della divisione di pediatria dell’ospedale di Alatri. Dal dicembre 1994 è primario della Unità operativa di pediatria-neonatologia dell’ospedale Umberto I° di Frosinone. Dal 1973 al 1994 attività didattica con l’insegnamento della materia “Pediatria” presso la scuola infermieri professionali di Frosinone. Nel 1997 docente della materia “Elementi di medicina interna e terapia dietetica” presso la scuola di diploma universitario infermieristico “La Sapienza”, sede di Frosinone. In pensione dal 2009.

Per Villa Santo Stefano il dott. Giovannino rappresenta certamente una risorsa culturale formidabile, un ricercatore, serio e meticoloso, che ha fatto la Storia del paese. Coadiuvato in ciò, dal grande amico e abile cultore di storia e tradizioni, il bravissimo Pino Leo. I due, hanno ideato manifestazioni culturali, quali: la “Rievocazione storica della Panarda”, il “Presepe” e la “Via Crucis” viventi, curandone la sceneggiatura, la scenografia e la regia. Collaboratori della rivista “La Voce di Villa” e del sito www.villasantostefano.com. Ed ora l’approdo di ricerche e articoli sui social-media, divulgate anche anche sui moderni strumenti di network-generation. Il dott. Giovannino e Pino, insieme hanno costruito una memoria letteraria che fa parte del patrimonio genetico-culturale del nostro paese. Il DNA di conoscenza e sapienza! Storie, fatti, personaggi, luoghi, tradizioni, descritti con dovizia di particolari, che rappresentano uno scrigno di valori materiali e morali per arricchire di contenuti preziosi lo scibile della biblioteca nostrana. Una trilogia da leggenda! Una raccolta di racconti, davvero ben strutturata! Tre opere, tre libri, tre capolavori! Nel 2013, “Villa S. Stefano Ricorda...”, un tuffo nel passato che molti ricordano con nostalgia. Nel 2019, “Villa S. Stefano Racconta...”, vivere il presente ricordando il passato. Nel 2016, “Portando ognuno la sua pietra al cantiere”, il fascismo a Villa S. Stefano 1921-1924, con documenti inediti tratti da album familiari ben custoditi. Fatti e misfatti, beghe e conflitti nel paese del ventennio.

leo bonomo 400 minIn conclusione, il tributo al dottor Giovannino, quantomai meritato, pone le basi dalla considerazione e dalla stima che la popolazione del paese nutre nei suoi confronti! Un apprezzamento che sa di ringraziamento! Orgogliosi di un figlio del paese che ha fatto strada professionalmente e, al contempo, ha fornito dinamicità ed energia intellettuale per una crescita esponenziale di stampo socio-culturale a favore di Villa Santo Stefano e della sua gente! Con affetto e amicizia, da tutti, grazie dottor Giovannino!

P.S.: Il dottor G. Bonomo è lieto di salutare amici e simpatizzanti nella serata del 5 Luglio, ore 20,30 in Largo Luigi Bonomo. Alla festa di compleanno in onore del dott. Nino, si raccomanda l’uso della mascherina, per il colore... scegliete voi!

 

 

 

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Covid 19. Giorno di un medico al pronto soccorso

Testimonianze di lavoro

Breve cronaca dedicata da un collega a medici, infermieri e operatori sanitari

Dott. Damiano Pizzuti
sanità prevenzioneOre 6:00. La sveglia suona e una nuova giornata inizia, accendo la televisione mentre preparo un caffè al volo; solite notizie, ancora ci siamo dentro, quindi non era tutto un incubo. Mi ripeto che tutto andrà bene anche oggi e trovo il coraggio per andare a preparare la giornata, ci vorrà circa un’ora per arrivare sul posto di lavoro e sono quasi le 7:00, ok ci sono. Prendo tutto l’occorrente e corro via, direzione ospedale.

Ora 8:00. Arrivato in orario, è l’ora del check di ingresso con la misurazione della temperatura come da marzo ormai: 36,1°C. Solita battuta con l’infermiera addetta alla misurazione, a malapena riesco a mascherare il sollievo di poter lavorare anche oggi, di poter essere utile alla società un giorno in più.

Si comincia a lavorare ricevendo i primi pazienti, noi ci occupiamo di tutto, siamo la valvola di sfogo di un Pronto Soccorso che non riesce a contenere l’enorme afflusso di gente con febbre che si presenta giornalmente. Impossibile non lavorare nell’estrema convinzione che il contagio può avvenire da chiunque e in qualunque momento. Arriva un paziente sulla sessantina molto sicuro di sé che non indossa la mascherina, l’infermiera glielo fa notare e il signore ha l’ardire di iniziare a sproloquiare riguardo complotti, dittature sanitarie e chi più ne ha più ne metta. Decido di intervenire, e vado verso il paziente cercando di capire cosa fosse successo; è uno dei soliti che si presenta solo per urlarci in faccia, ormai quasi una costante. Ricordo che a marzo ci chiamavano “eroi”, ora abbiamo tutte le colpe del mondo, come può esistere tanta cattiveria verso chi non chiede nessun appellativo ma solo di poter lavorare?

Secondo caffè della giornata (ci voleva proprio!), mi sento particolarmente scarico e sono ancora le 10:30, tornerò a casa solo verso le 21:00 ma mi ripeto che ce la posso fare. Arriva la notizia di un paio di contagiati tra gli operatori sanitari su in reparto, come succede in questi casi facciamo lo schema di tutti i nostri spostamenti verificando se è il caso o meno di fare un tampone per tracciare la linea di contagio, non ho visto quell’infermiera negli ultimi giorni quindi per questa volta sono “salvo”. Tutti stanno bene o con pochi sintomi, si tira un sospiro di sollievo per i colleghi.
Il pranzo è la cosa che più è cambiata in questo periodo, era un momento di distensione dove ci si “sbottonava” un pochino parlando del più e del meno, dove non esistevano ruoli, una sorta di zona franca dove poter fare un po’ gruppo. Adesso per paura di contagiarci mangiamo separati, in punti diversi e ognuno chiuso in sé stesso, in una sorta di atto riflessivo forzato che a mio avviso è tutt’altro che terapeutico.

Terzo caffè della giornata, ormai è pomeriggio, di solito è più tranquilla la situazione e infatti scorre tutto più velocemente. Arriva la notizia di un collega positivo, getto il telefono sulla scrivania e decido di starmene con me stesso per dieci minuti, solo per recuperare, ci siamo visti seppur per pochi minuti. Comincia a salire l’ansia, mista alla consapevolezza che prima o poi toccherà a tutti. Mi calmo e torno a lavorare con il sorriso sulle labbra, non possiamo permetterci crolli di alcun tipo in questo momento. Parte immediatamente il giro di tamponi, questa volta sono nel cerchio magico dei contatti, lo effettuo. Dicono che domani avrò il risultato, ma che se asintomatico dovrò continuare a lavorare comunque; conosciamo bene la procedura ormai e la accetto di buon grado.

Ore 20:00, arriva il cambio, da lontano e con mascherina scambiamo le solite quattro chiacchiere sul “quando finirà tutto questo”, una sorta di rituale non scritto che ormai fa parte di noi immagino. Saluto la collega e vado in macchina. Tra circa un’ora sarò a casa, approfitto per chiamare la mia ragazza, lei saprà tenermi compagnia e scherzando al telefono potrò decomprimere quello che altrimenti sarebbe cresciuto nella mente.
Ore 21:00, la prima cosa da fare è la doccia, per evitare di portare in famiglia eventuali residui di materiale potenzialmente infetto. Finalmente poi si cena, sempre da solo per evitare di contagiare chi vive con me. Forse stasera guarderò una serie sul PC, per sicurezza imposto già la sveglia per le 6:00 del giorno seguente.

Ore 23:00, la puntata della mia serie continua a scorrere mentre io già dormo, la stanchezza si è fatta sentire alla fine. Non è un problema, domani è un altro giorno.

Questa breve cronaca è dedicata a tutti i colleghi medici, infermieri e operatori sanitari di qualunque tipologia che da marzo 2020 hanno visto stravolto il proprio lavoro e le proprie relazioni sociali. Veniamo visti come degli “appestati”, tanti di noi hanno perso amicizie, amori e rapporti fino a febbraio normali. Ad oggi sono più di 30000 gli operatori sanitari contagiati, molti si sono ammalati seriamente e purtroppo in alcuni casi abbiamo avuto dei decessi. Ogni volta che un collega si ammala ci ammaliamo un po’ tutti noi, perché siamo uniti nel percorso sanitario a prescindere dal COVID19, in virtù di quel sottile filo invisibile che lega le nostre coscienze a la nostra professione.

Dott. Damiano Pizzuti

 

 

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Scuola: M5S deposita proposta di legge per il medico scolastico

Da Consiglio Regionale del Lazio

Obiettivo è determinare l'intervento del legislatore nazionale, sottolinea Roberta Lombardi, capogruppo M5S. Il testo include osservazioni di OMCEO e CittadinanzAttiva Lazio. Ora contributi da altre forze politiche e categorie coinvolte, da famiglie a lavoratori sanità e scuola

 

m5s lazio minRoma, 18 settembre – “E’ pronta la proposta di legge sul medico scolastico per reintrodurre questa figura in maniera strutturale nel Lazio. Un testo che già in questa versione è stato arricchito dai preziosi consigli dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma (Omceo) e di CittadinanzAttiva Lazio”. Così Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione Lazio, in un video su Facebook per la campagna #UnMedicoInOgniScuola, sulla proposta di legge per la reintroduzione del medico scolastico depositata in Regione Lazio e cofirmata con il consigliere regionale 5stelle, Loreto Marcelli, vice presidente in Commissione Sanità.

“L’obiettivo è andare oltre l’ordinanza regionale contingente ed urgente dei primi di settembre, fare una campagna affinché tutti i sistemi sanitari regionali introducano questa importante figura che faccia da raccordo tra le famiglie e la quotidianità dei nostri bambini e ragazzi vissuta all’interno delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado, a partire dagli asili nido. Ora l’ambizione è portare questo obiettivo all’attenzione del Legislatore nazionale, magari in un prossimo decreto, in modo da reintrodurre il medico scolastico a livello di normativa nazionale”.

“Nel frattempo grazie al dibattito che si è sviluppato e al confronto con i colleghi di altre regioni, abbiamo visto come il medico scolastico possa essere una figura importante, oltre l’emergenza covid, anche per gli aspetti di educazione e prevenzione sanitaria, e come possa svilupparsi anche nella forma di team multidisciplinari”.

“Questa proposta di legge è depositata ma è ovviamente emendabile, quindi mi aspetto che anche le altre forze politiche vogliano contribuire e che quando partirà il ciclo di audizioni, dopo che sarà stata incardinata, tutti i soggetti interessati, dalle famiglie al personale sanitario ai lavoratori della scuola, possano aiutarci affinché questo progetto di legge possa crescere e trasformarsi in uno strumento utile per tutti noi cittadini”, conclude Lombardi.

 

LINK VIDEO: https://www.facebook.com/RobertaLombardiPortavoce/videos/1478452652343916

 

 

 

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M5S. Al via campagna #UnMedicoInOgniScuola

Presentata una proposta di legge su medico scolastico nel Lazio

m5s lazio minLombardi. Al via campagna #UnMedicoInOgniScuola

Roma, 10 settembre - “Una proposta di legge affinché il medico scolastico sia introdotto nelle scuole del Lazio in maniera strutturale e stabile, rafforzando quindi quello che sono la durata e il valore dell’ordinanza regionale, che in quanto tale potrebbe essere appunto momentanea. Non solo. Il mio obiettino, il nostro obiettivo come MoVimento 5 Stelle, è far sì che il medico scolastico diventi una figura stabile anche nelle altre regioni d’Italia. Vogliamo un medico in ogni scuola! Da oggi parte la nostra campagna #UnMedicoInOgniScuola, che sarà arricchita dalle testimonianza e dai contributi degli esponenti delle diverse categorie interessate, dai medici alle famiglie fino agli operatori scolastici. Seguiteci!”. Questo, in sintesi, l’annuncio di Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione Lazio, in un video su Facebook, firmataria dell’ordine del giorno per la reintroduzione del medico scolastico approvato in Consiglio regionale lo scorso 30 giugno e divenuto operativo di recente con l’ordinanza firmata dalla Regione. Tutti gli aggiornamenti e i materiali per promuovere la campagna #UnMedicoInOgniScuola sono consultabili e scaricabili a questo link: https://www.lazio5stelle.it/unmedicoinogniscuola/

LINK DEL VIDEO ANNUNCIO SU FB: https://www.facebook.com/RobertaLombardiPortavoce/videos/233444408110232

Ufficio Comunicazione M5S Regione Lazio
XI Legislatura

 

 

 

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Nel ricordo di un medico valente e di un politico onesto

 Antico gentiluomo, valente chirurgo ospedaliero, nondimeno esemplare fu il suo impegno politico

UgoBellusci_350qu-mindi Ambrogio Coppotelli - Sono trascorsi più di sei anni da quando, il 27 dicembre 2013, l’Amministrazione Comunale di Ferentino, guidata dal Sindaco Antonio Pompeo, nel corso di una bellissima e coinvolgente cerimonia tenutasi presso la Sala Conferenze della “Casa della Pace”, con animo grato intitolò la struttura al professor Ugo Bellusci, scomparso il 15 marzo 2011, presenti la moglie Giuliana Rotondo e i figli Giuseppe, Francesco e Paola, e numerosi concittadini.

Antico gentiluomo, valente chirurgo ospedaliero noto per le sue non comuni doti professionali in tutta la provincia di Frosinone, Consigliere e Presidente dell'Ordine Provinciale dei Medici, il compianto concittadino Ugo, durante tutta la sua attività di medico-chirurgo, si prodigò a mettere tutta la sua esperienza al servizio della Sanità Pubblica e, come primario, diede lustro e prestigio all’allora Ospedale Civico, una delle strutture della nostra città di cui a buon diritto vantarsi.

Nondimeno esemplare fu il suo impegno politico.
Contribuì alla diffusione del PSI di Nenni, Pertini e Lombardi. In gioventù fu orgoglioso antifascista, come anche il padre Giuseppe Salvatore, professore di Materie Umanistiche nei Licei Classici, già deputato della Costituente e uno dei Padri della Costituzione della nostra Repubblica, eletto all'Assemblea Costituente nelle file del PRI.

Fu inoltre consigliere comunale, provinciale e regionale del PSI (e nell’Ente Regionale anche assessore) e in tali ruoli fu sempre al fianco delle fasce più deboli della comunità, mai disdegnando, anzi sempre cercando […] nell’avversario un prezioso interlocutore al fine di rendere l’esercizio della democrazia sempre più vivo e concreto […].
Del medico mi è gradito ricordare altresì questa testimonianza resa dal compianto Sergio Collalti nel suo “PARTIGIANI A FERENTINO”:
“Anche la nostra città ebbe la sua ‘banda’ di partigiani durante l’ultimo conflitto mondiale. […]
Un’altra figura degna di ricordo per le sue straordinarie doti, umana e professionale, è il prof. Ugo Bellusci

Egli operava nel nostro ospedale per dare assistenza sanitaria ai feriti. Nella sua camera aveva due camici bianchi. Sulla manica di uno, tutta insanguinata, era disegnata la svastica, sulla manica dell’altro, tutta pulita, compariva il simbolo della C[roce] R[ossa] I[taliana].
Quale la ragione? Quando talvolta l’ospedale era oggetto di ispezioni da parte dei tedeschi, il dottore indossava immancabilmente il secondo camice. E a quel soldato tedesco che eventualmente lo rimproverava per non indossare il primo camice, quello con su raffigurata la svastica, egli prontamente rispondeva che "non poteva se prima, per ragioni igieniche, non si fosse provveduto a lavarlo”.

Ricorda sua figlia Paola che l’onorevole missino Giorgio Almirante trascinò suo padre in tribunale a Cassino con l’accusa di diffamazione per aver, come segretario provinciale del PSI, fatto diffondere un manifesto sulle di lui malefatte durante la Resistenza. Il dottore, difeso dal partigiano, giurista e politico Giuliano Vassalli, vinse la causa perché le malefatte che aveva denunciato erano vere.

 

 

 

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I sentimenti di un medico che sente di doversi trasferire per lavorare

lavorotrasferimenti 350 minLettera aperta del dottor Damiano Pizzuti alla sua città, inviata ai giornali.

«Ciao Frosinone,
Mi chiamo Damiano e di lavoro faccio il medico, per passione faccio il medico e per sentirmi realizzato in questa vita ho scelto di fare il medico.

Nel 2017, dopo tanti sacrifici da parte dei miei genitori (a cui vanno tutti i miei ringraziamenti) mi sono laureato; inutile dire che è impresso nella mente come uno di quei momenti indelebili, belli e di pura felicità.
Dopo la laurea l’incertezza: troverò lavoro? Potrò vivere serenamente di questa professione? Tutte domande che mi stavano spingendo, come altri amici nel mio paese, ad “emigrare” in altre regioni (spesso del Nord Italia) oppure all’estero, alla ricerca di una maggiore dignità e meritocrazia. Senza crederci più di tanto ho iniziato a lavorare nell’ASL della mia provincia, come tanti altri giovani, prima come Guardia Medica (ora continuità assistenziale) e successivamente nei vari progetti che grazie alle Medicina Generale sono nati sul nostro territorio per far fronte alla chiusura dei pronto soccorso e dei presidi ospedalieri (PAT, UDI, Trasfusioni domiciliari ecc..).

Fare il medico tra la propria gente ti rende felice due volte, come professionista e come cittadino, ti fa sentire parte integrante del progetto di salute di tante persone che fino ad allora avevi incontrato solo passeggiando per strada.

Mi trovo a scrivere questa lettera a te terra mia, perché per la prima volta, dopo quasi tre anni di lavoro, mi trovo di nuovo con il dubbio se lasciarti o restare con te. La nostra ASL sta infatti decidendo di rimodulare in negativo molti progetti e servizi attivi con successo sul nostro territorio. Tanti servizi che sono stati ben accolti dalla popolazione e che hanno permesso a tanti giovani professionisti di lavorare e costruirsi una propria carriera nella terra che li ha visti nascere affiancando i medici di famiglia più esperti. Si è creata così una bellissima sinergia tra esperienza e innovazione, che mi ha fatto sentire una risorsa e non un peso.

Per fare un esempio a chi legge vorrei solo far capire di cosa stiamo parlando per quanto riguarda i servizi di urgenza sul territorio (PAT,ACP). I PAT si trovano a Ceccano (h12), Ceprano (h12), Anagni (h24) e Pontecorvo (h24), mentre gli ACP a Sora, Frosinone e Cassino (solo prefestivo e festivo).

Questi presidi hanno valutato fino all’ultimo aggiornamento dei dati (settembre 2019) 65947 pazienti, inviandone al pronto soccorso solo il 3,58%. In questi presidi, in collaborazione con il personale infermieristico, abbiamo curato infezioni, acuzie in pazienti con patologie croniche, medicato ferite, eseguito piccola diagnostica traumatologica e consulenze specialistiche quando necessarie. Come portare questa enorme massa di pazienti tutti al pronto soccorso già inflazionato?

Scrivo questa breve lettera per ringraziare tutti i pazienti che sono entrati preoccupati, piangendo e piegandosi in due per il dolore, e che sono usciti con un “grazie dottore” e un sorriso sulle labbra. Vorrei ringraziare chi, affezionato, ha scelto di dare fiducia a chi come me si alza la mattina felice di andare a lavorare.

Vi ringrazio perché purtroppo da Gennaio 2020, per decisioni aziendali, tutti questi progetti potrebbero essere solo un ricordo. Troverò lavoro? Sicuramente lontano da qui, non mi resta che sperare di poter continuare a fare il medico tra la mia gente.

Un abbraccio terra mia»

 

 

 

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Espressioni del volto che parlano al medico

espressionivolto 350 minDr Antonio Colasanti - L'espressione del volto o facies richiama sempre l'attenzione del medico che deve rilevare la compostezza dei lineamenti propria dell'individuo non sofferente, cosi da trovare elementi utili per la diagnosi di natura e per il giudizio sulla gravita di molte malattie.
Una descrizione schematica puo discernere alcuni tipi di stati morbosi che andiamo ad analizzare

1 - Facies acromegalica:
allungata con sporgenza delle ossa frontali enorme ingrandimento della mascella con protuberanza del mento. Causa disfunzioni ipofisaria con iperproduzione del gh ormone delle crescita;

2 - Facies addominale:
espressione di grande angoscia-lineamenti contratti, occhi lucenti ed infossati, alone livido, fronte aggrottata. Si osserva nei casi di violenti dolori addominali e di peritonite;

3 - Facies adenoidea:
Espressione di ebetudine, occhi spenti, naso sottile e stretto, bocca semiaperta scoperti i denti incisivi - si osserva nelle vegetazioni adenoidi naso-faringee;

4 - Facies basedowiana:
occhi sporgenti, lucenti, retrazione tonica palpebrale, sguardo rigido, fisso, espressione tra ansioso tragico-mordo tiroideo di basedow;

5 - Facies colerica::
occhiaie infossate, tempie e guance incavate. Tipico del colera;

6 - Facies ippocratica:
immobilità dei lineamenti, sguardo fisso e vago. Occhiaie incavate, tempie depresse, fronte arida coperta di sudore, tinta del volto verdastra. Si osserva negli stati adinamici e nel periodo dell'agonia;

7 - Facies miopatica:
immobilità della maschera facciale, scomparsa rughe, bocca semiaperta. Si osserva nella miopatia;

8 - Facies mixedematosa:
palpebre gonfie, labbra gonfie, cute pallida cerea, espressione stupita. Si osserva nel mixedema;

9 - Facies nefritica:
palpebre gonfie, naso umido, guance gonfie, cute pallida, poca mobilità dei lineamenti. Si osserva nelle nefriti croniche;

10 - Facies ovarica:
emaciazione generale, tinta terrea, fronte con rughe, labbra assotigliate, naso sporgente. Si osserva nelle donne con cisti ovariche;

11 - Facies parkinsoniana o marmorea:
inespressiva, atteggiata a tristezza e terrore occhi sbarrati, atoni. Si osserva nel morbo di parkinson;

12 - Facies sardonica o cinica:
fronte corrugata, bocca contorta, atteggiamento del riso ,contrazione muscoli canini. Si osserva nel tetano da cui facies tetanica;

13 - Facies senile:
lineamenti angolosi, rozzi, massicci, pelle grinzosa, inelastica color cera, vecchia, capelli canuti, secchi, fronte bassa, cranio piccolo. E' propria della sindrome di senilita precoce;

14 - Facies tisica:
emaciazione generale, occhiaie incavate ed alone scuro, occhi lucenti guance infossate. Si osserva nella tisi polmonare;

15 - Facies vultuosa:
tumida, arrossita, guance rosse, occhi sporgenti, iniettati di sangue. Si osserva nei pletorici ed alcolizzati;

16 - Facies acida:
pelle secca, colorito pallido,, senzo di sofferenza occhi spenti. Tale facies si osserva nelle persone che non seguono dieta alcalina cioe abbondano in pietanze proteiche, tale dieta comporta fenomeni infiammatori che nel tempo portano a malattie degenerative-artrosi-fibromialgia-tumori.
Quindi la prima osservazione che il medico fa è guardare con attenzione il viso del paziente da cui si possono trarre utili osservazioni per eventuali patologie.

 
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Il medico, la speranza e la fiducia

sanità ilmedico350 260Dr. Antonio Colasanti - La fiducia dei pazienti nel proprio medico è una questione psicologica molto complessa.
Ispirare fiducia non dipende esclusivamente dal grado di cultura di esperienza e di intelligenza del medico. E' qualche cosa che assomiglia alla grazia per le donne che le rende affascinanti anche quando non sono belle.
Si ritiene che un fisico prestante ed una bella presenza costituiscono per il medico un arma potente, ma se cio contribuisce al successo non ne è certo un fattore essenziale. Esculapio era figlio di Apollo, ma non tutti i medici sono così fortunati.
In effetti ciò che piu vale anche in difetto di forme apolliinee è una fisionomia sinceramente sorridente, rischiarata da uno sguardo sorridente ed inteligente. L'autorita si fa sentire senza pesare. E' un elemento essenziale per ispirare fiducia e conservarla.
Per riuscire il medico deve prendere e saper dimostrare interessamento per coloro che gli si affidano. I pazienti vogliono sapere che egli sa tutto quel che è necessario per curarli e che tutto egli tenterà per guarirli.
La fiducia viene dalla consapevolezza che il medico cura con la mente ed il cuore.
Un'osservazione attenta e minuziosa soddisfa il malato e la sua famiglia, ma cio che solleva è la parola del medico che apre lo spirito alla speranza. Un medico che non sa far sperare non ispirera mai fiducia.
Purtroppo la fiducia del paziente verso il medico non e una pianta che resiste a tutte le tempeste e talvolta neppure ai venticelli. Un insuccesso terapeutico puo voltare la faccia alla situazione.
Ad ogni buon conto nel suo bagaglio spirituale il medico deve mettere una gran dose di resistenza passiva e serena alle ingiustizie, ai capricci, alle ingratitudini.

 
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Il medico in cucina

medicoincucinaDr Antonio Colasanti - La dieta ben regolata è la piu sicura medicina per rimettere in sesto le viscere degli uomini. (Francesco rRedi medico aretino 1640)
Un medico che va in cucina che si degna di insegnarvi come si friggono le uova e come si condisce lo stufato abdica alla sua dignità, perde il nome di dottore, di professore, di uomo serio.
Iil volgo crede ai volti accigliati, ai lunghi e misteriosi silenzi interrotti da un hum o da un oh.
Iil volgo crede alle ricette latine che non sa leggere ed ai lunghi paroloni che non puo intendere Il volgo crede alla sapienza degli oracoli e all infallibilita della scienza,
al contrario non crede nella modestia, non crede alla semplicita dei rimedi, non crede alle parole schiette, non crede ai consigli igienici che tutti possono praticare.


Si e sempre creduto alla teriaca (dal greco antidoto oppure secondo alcuni, dal sanscrito táraca dove "tár" significa salva) che contiene il sangue di vipera ed altri 75 ingredienti piuttosto che a questo consiglio: bevete il vino a fin di tavola non al principio, mangiate poca carne e tante verdure non bevete liquori.
Eppure il medico in cucina e 100 volte piu utile che in farmacia. Tutti i cento brodi, i 100 intingoli, le cento bevande possono farvi un grandissimo bene possono prevenire molte malattie e curarne molte altre.
La cucina può guarire fegato, febbri, infiammazioni varie. Dunque il nostro bravo medico cuoco è stato piu utile all'umanita frequentando la cucina che tutte le sue scoperte scientifiche.


Il dr Paolo Mantegazza, famoso medico antropologo meta del 18 secolo ci dice che l'alimentazione conta piu di molti farmaci e che i medici dovrebbero interessarsi molto a tale aspetto.
Consideriamo che la stragrande incidenza patologica e dovuta a squilibri alimentari. Diabete, gotta, ipercolesterolemia,trigliceridi e patologia ad esse correlate cardiovascolari ipertensive, degenerative e neoplastiche sono le malattie del 20 secolo. Oltretutto, agli eccessi alimentari si associa la contaminazione chimica, le uova al fipronil sono un esempio attuale. Il fluocianobenpirazolo, sostanza usata con il pollame, è un potente veleno che provoca tumori.
Attenti quindi alla chimica.

 
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