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Un messaggio per l'On. Enrico Letta

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Lettera aperta al sindaco di Taranto in occasione della visita dell'on. Letta.

 

bambini e acciaio 700 min

 

Buongiorno, Sindaco,

oggi per lei è una giornata impegnativa: il segretario del suo partito verrà a Taranto e lei lo accoglierà come la carica che riveste impone.

Anche noi avremmo voluto esserci, per strada, avremmo voluto esporre il messaggio che portiamo sempre nei nostri viaggi, per fare conoscere l’angoscia che i tarantini hanno vissuto e vivono tuttora: “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”. Avremmo voluto che questo messaggio lo avesse letto, anche solo di passaggio l’onorevole Letta per fargli ricordare che anche lui, negli anni in cui era presidente del Consiglio, è stato sordo e cieco e non ha fatto nulla per tutelare la salute dei tarantini.

Purtroppo, la zona è interdetta a manifestazioni, anche se esclusivamente simboliche, anche se sono in difesa della salute dei nostri figli. In questo momento storico, dopo la sentenza del processo “ambiente svenduto” pensavamo che il popolo tarantino avesse almeno il diritto di protestare, e noi ci distinguiamo per le nostre iniziative sempre pacifiche, e portiamo con noi le foto dei nostri figli che chiamiamo “angeli”, nella speranza che sia davvero così, che in qualche posto più giusto, più a misura della loro innocenza, ci siano ancora e che attendano giustizia. Questa “interdizione” la viviamo come l’ennesima censura, come se nulla fosse cambiato. Infatti non lo è, le immagini dei fumi di giorno e di notte che emette quella fabbrica sono raccapriccianti, e oggi ancora più insopportabili alla luce della vergognosa inchiesta a carico dell’ex procuratore Capristo.

Tuttavia, non possiamo accettare che l’onorevole Letta se ne vada senza sapere quanto soffrono i cittadini di Taranto; e allora, visto che noi non potremo farlo, chiediamo a lei di parlargli di Ambra, una delle bambine che è morta di leucemia, di Miriam, di Benedetta, di Elio, di Alessandro, di Rebecca, di Alex, di Vincenzo, di Federica, e delle tante vittime di un “sistema” che per troppi anni ha offeso un diritto che sembrerebbe non valere per i tarantini: il diritto fondamentale alla salute. Non sappiamo di cosa discorrerete nelle ore che passerà con l’onorevole Letta, ma noi vorremmo che gli parlasse di quei bambini, di cosa sognavano per il loro futuro, di come erano belli, e di quanto è ingiusto che siano morti; gli dica che questo non deve accadere più e che non bastano le scuse per perdonare chi poteva fare e nulla ha fatto. Gli dica che quella fabbrica deve essere chiusa subito, smantellata, che tutta la zona deve essere bonificata in tempi brevi, come minima parte di risarcimento al popolo tarantino. Gli dica che in questa città dovrebbero arrivare le migliori e più moderne apparecchiature per l’individuazione e la prevenzione dei tumori e che il diritto ad avere cure adeguate deve diventare un mantra per le Istituzioni preposte alla salvaguardia della nostra salute.

Viviamo un’emergenza sanitaria che abbiamo sopportato per troppo tempo, è arrivato il momento che lo Stato si prenda carico dei feriti che questa guerra silenziosa ha prodotto.

Lei è il sindaco di Taranto, quindi sia per una volta la voce di coloro che voce non hanno mai avuto. Parli come un padre che ha le stesse nostre paure.

Grazie.

bambini e acciaio 700 min

Associazione Genitori tarantini e.t.s.

 

 

 

 

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Un messaggio di presenza per l’oggi e di speranza per il futuro

Comunicato

Siamo all’inizio di un percorso che ci auguriamo il più lungo e proficuo possibile

Ceccanoasinistra 350 minLe elezioni comunali del 20 e 21 settembre si sono concluse con la vittoria al primo turno della coalizione di centro destra e la conferma del Sindaco uscente (e sfiduciato) Caligiore.

Un risultato che chiaramente non auspicavamo e che riteniamo fortemente negativo per le caratteristiche della coalizione vincitrice dominata dalla destra più conservatrice e reazionaria; ci sono tutti i presupposti per essere seriamente preoccupati per il futuro del dibattito politico nella nostra città.
Questo risultato è stato anche aiutato dalla campagna elettorale del candidato Corsi che in questi mesi non ha mai attaccato Caligiore e non ha mai spiegato le ragioni della sua fuoriuscita dalla maggioranza, consentendo così al centro-destra di presentarsi come vittima di una congiura di palazzo, di fatto spianando la strada alla più facile delle propagande.

Inoltre la presenza di ben 14 liste nelle coalizioni Corsi e Caligiore ha favorito un elettoralismo esasperato, con una pletora di candidati inutili, finalizzati ad eleggere come sempre i soliti noti, “politici di professione”, che ogni volta si presentano come il nuovo ed in realtà sono sempre gli stessi, siano essi dirigenti di partito o capi di “liste civiche”.

Alla luce di quanto appena scritto il risultato della candidata Emanuela Piroli e della sua coalizione appare straordinario, gli oltre 2000 voti delle liste e gli oltre 3000 alla candidata costruiti in appena sei mesi dalla sua scesa in campo esprimono una forza non scontata, essi sono la rappresentazione della parte politica pulita ed innovatrice della città.
La sua candidatura e le liste che l’hanno supportata rappresentano una proposta ed un desiderio di cambiamento e rinnovamento, caratterizzandosi indubbiamente come democratici, progressisti, ecologisti e fortemente ancorati ai valori della sinistra storica e non.
Dentro questa alleanza, la lista di ”Ceccano a Sinistra”, come abbiamo già scritto non è solo un’alleanza elettorale ma è una proposta politica che facciamo alla città e che adesso è soltanto all’inizio di un percorso che ci auguriamo il più lungo e proficuo possibile.

Ringraziamo tutti i nostri elettori, le candidate e i candidati e tutti quelli che semplicemente ci hanno aiutato in questa avventura, che è stata divertente, esaltante, faticosa ma soprattutto ha fatto rinascere in tanti di noi la voglia di rifare politica, di impegnarsi per qualcosa che non sia soltanto un tornaconto personale.
Il risultato della nostra lista è importantissimo, è un messaggio di presenza per l’oggi e di speranza per il futuro, un investimento di idealità e di lotta per le donne e gli uomini di Ceccano .

Ceccano a Sinistra

 

 

 

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'Luce' e il suo messaggio per l'8 marzo

LUCE LucianaRomoli minLuciana Romoli - Siamo di nuovo all'8 marzo, e non accettiamo caramelle né dagli sconosciuti né da Trenitalia.
Per favore anche quest'anno niente auguri, oggi ricordiamo il sacrificio di tante di noi che si sono sacrificate per la famiglia, per il lavoro e per il sociale e per tenere tutto questo ed altro insieme.

Ancora una volta un grazie a tutte voi, e a tutte quelle che ci hanno insegnato la strada della liberazione, troppe per ricordarle tutte.
Rita Levi Montalcini diceva alle sue ricercatrici "la vita è un esperimento. Non va mai vissuta nel disimpegno. Dobbiamo pensare in modo diverso se vogliamo che l'umanità si salvi. Ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto".

Sono tante le nostre differenze: di età, di esperienze e di speranze; più importanti sono le cose che ci accomunano: gli impegni, la tenacia, la solidarietà e il desiderio di un mondo migliore. E un mondo migliore è possibile se saremo capace di rimanere unite nella lotta per la libertà per tutte le donne del mondo.
Oggi e sempre.

Luce (Luciana Romoli Baglioni)

 

 

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Da Donato Galeone un messaggio per i disoccupati

Disoccupati in presidio permanenteIn queste ore e in queste giornate di presidio permanente dei disoccupati, nei locali dell'amministarzione Provinciale come convenuto con il Presidente Antonio Pompeo, si susseguono i messaggi di solidarietà.
Uno, fra gli altri, è giunto al nostro giornale e penso che interessi a tutti leggerlo, non è solo un sentitissimo sostegno morale, ma anche un suggerimento sotto forma di ricordo tratto da esperienze vissute.

Il messaggio giunge da Donato Galeone già dirigente sindacale della Cisl quale segretario generale a Frosinone e nel Lazio.
Merita di essere fatto conoscere integralmente. E' diretto a me, ma parla tutto il nostro territorio.

 

«Ignazio,buona sera !

Ho letto i comunicati-appello da te pubblicati nei giorni scorsi evidenziando la disagiata situazione sociale dei lavoratori ancora disoccupati alla vigilia delle festività natalizie prossime, in assemblea permanente presso la Sede dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone,

Purtroppo la storia si ripete dopo tanti anni !!!! Non è vero che non si ripete, pur aggravata !!!!

Eravamo alla viglia della Pasqua - febbraio 1975 - ed a nome di CGIL-CISL-UIL, quale Federazione unitaria di allora - chiedemmo al Vescovo Mons. Michele Federici un segno di solidarietà.

Immediatamente il Vescovo rispose con questo comunicato che ti riporto integralmente:

"Considerato lo stato di grave disagio in cui versano moltissimi operai del comprensorio industriale interessante la Diocesi o perché in cassa integrazione o addirittura senza stipendio da diversi mesi per la crisi che ha colpito le industrie della zona, con conseguenze gravi per intere famiglie ridotte alla fame.....mentre auspicano una sollecita conclusione delle vertenze in atto secondo i principi di equità e di giustizia cristiana, sollecitando al riguardo l'interessamento delle autorità competenti e di quanti a diverso titolo trattano la questione....proclamano la loro solidarietà umana e cristiana con gli operai e le loro famiglie tanto duramente colpite e invitano i Fedeli della Diocesi a dare un fraterno aiuto a questi fratelli disoccupati.

A tale scopo viene indetta in tutte le Chiese della Diocesi per Domenica 23 febbraio 1975 - 2^ Domenica di Quaresima - una colletta da devolvere ai disoccupati della zona nei modi che si riterranno opportuni"

(il comunicato veniva approvato alla unanimità dal Consiglio Presbiterale nella seduta del 13 febbraio 1975)

Ignazio,
una scelta concreta di aiuto nel segno della solidarietà umana e anche una sollecitazione verso la questione sociale del lavoro che si ripresenta ai nostri giorni molto più complessa anche in questo Natale come nella Pasqua del 1975.

Io penso, conoscendo gli atteggiamenti di sostegno già dimostrati con gli incontri ultimi - quello di Anagni due anni fa - dei Vescovi della Ciociaria con la delegazione dei disoccupati - prevedo - potrebbero rispondere - come risposero nel febbraio 1975 - all'appello dei disoccupati - in assemblea permanente presso l'Amministrazione Provinciale di Frosinone - lanciato dal tuo giornale nei giorni scorsi.

Io non sono a Frosinone ma a Roma.

Te la inoltro - quindi - quale utile informazione nel contesto delle utili iniziative - possibili e concrete di solidarietà - per Natale da attivare in favore delle famiglie bisognose di aiuto.

Un caro saluto, Donato»

Roma, 19 dicembre 2018

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Il messaggio rivoluzionario di Don Lorenzo Milani

don milani 350 260Don Milani e il suo bel libro "Lettera a una professoressa" sono riecheggiati più volte negli ultimi tempi sui giornali ed anche su UNOeTRE.it. Egli è stato promotore e sostenitore di una scuola aperta a tutti e per tutti, in evidente contrapposizione con le odierne scelte di governo che vanno chiudendo via via sempre più spazi a questa grande conquista della Cosituzione italiana: la scuola pubblica.
Ritorniamo sulla sua opera con questo bel ricordo di Donato Galeone che conobbe personalmente don Lorenzo Milani nel 1954 a Firenze insieme a Giorgio La Pira. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. La diseguaglianza del sapere
  2. Tre essenziali direttive

 La diseguaglianza del sapere è la vera discriminazione

di Donato Galeone* - E' stato detto e ripetuto che don Lorenzo Milani volle agire profondamente per tentare di superare situazioni sociali di disuguaglianze nel “sapere e nella cultura” che considerava la “vera discriminazione della povertà”.

Don Milani non intendeva misurare quella discriminazione sociale solo nella quantità di pane quotidiano disponibile per mangiare ma “nel grado di cultura e di azione sociale” col dare parola ai poveri e ai più deboli, elevandoli a dignità di persone, per essere artefici nella costruzione della società democratica e nell'esercizio dei diritti e doveri costituzionali della repubblica italiana.
Erano proprio questi gli argomenti che più mi colpivano durante le sue presenze, da me e da noi gradite, alla Scuola Sindacale della CISL di Firenze nel 1954, insieme al Sindaco Giorgio La Pira.

Erano messaggi, quelli di don Lorenzo Milani, che approfondivamo tra noi giovani partecipanti al corso di studi sindacali, diretto da Benedetto De Cesaris - cattolico democratico - originario di Guarcino che, negli ultimi anni della sua vita in ciociaria, eletto anche Sindaco del piccolo Comune ciociaro, volle me e Antonello Sugamusto, quali testimoni, al suo giuramento davanti al Prefetto di Frosinone.

Don Lorenzo, sulla sua scuola dei ragazzi di Calenzano e di Barbiana, tendeva a colmare la enorme differenza nel possesso della parola, del linguaggio e della cultura per essere più persone umane e come prete, partendo dal Vangelo, anche alla scuola sindacale CISL voleva dare risposte allo sfruttamento del lavodon milani giorgio la pira firenze musical ro minorile e alla sistematica violazione delle normative sul lavoro, considerando disumana chiamare “forza lavoro” la persona del lavoratore.

Lavoro, come una “merce” da acquistare assumere e licenziare – da un giorno all'altro – con volontà volutamente padronale, disdegnando la dignità della persona ed, essenzialmente, senza rispetto della dignità del lavoratore, che si traduceva in una sistematica umiliazione e intendeva dare, nel contempo, un aggiuntivo contributo alla cultura sindacale del tempo, sia ieri che oggi per nuove analisi e nuove lotte verso la promozione umana nei luoghi di lavoro del terzo millennio.

Era un appello profetico universale e innovativo, quello di don Milani, che si raccordava - come commentava nel 2007 il mio amico Franco Bentivogli, ex segretario dei metalmeccanici CISL- alle grandi innovazioni del Concilio Vaticano II e alle Encicliche Pacem in Terris e Populorum Progressio. promulgata quest'ultima poche settimane prima della sua morte, che confermavano gli orientamenti fortemente innovativi sull'impegno politico e sindacale dei cristiani e “di tutti gli uomini di buona volontà” per la giustizia e la pace.

Furono e sono anche oggi – a mio avviso – questioni e messaggi che ci toccano da vicino, grazie a Papa Franceso, sia come Sindacato dei lavoratori che come persone fisiche e cittadini di buona volontà, nell'agire quotidiano, sul quale don Milani sollecitava la “promozione di un umanesimo plenario e doveri di solidarietà e di accoglienza, assumendo il BENE COMUNE come obiettivo politico e sindacale concreto in un mondo di fratelli e senza confini”.

Proprio in questo terzo millennio dovremmo pensare, riflettere e agire “sulla questione lavoro” in presenza della globalizzazione, con la estensione delle multinazionali imprenditoriali finanziarie che tendono ad aumentare la sproporzione di potere a danno dei lavoratori con la disoccupazione definita tecnologica e de localizzata e mentre il Sindacato dei lavoratori lo vediamo sempre più impegnato per il cambiamento con le sue azioni organizzative e di rappresentanza a tutti i livelli contrattuali territoriali e nei luoghi di lavoro.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Tre essenziali direttive

E pensare proprio al come don Milani sollecitava e acculturava i suoi ragazzi della scuola popolare, prima a Calenzano e dopo a Barbiana, col richiamare tutti, responsabilmente, su tre essenziali direttive, per un “riequilibrio di potere”senza il quale non può vivere la democrazia e cioè: su il sapere sempre di più tra la generalità dei cittadini; sulla organizzazione unitaria dei lavoratori e sulla solidarietà condivisa territoriale.
Sono tre direttive che - a mio avviso - dovrebbero aggredire non solo i problemi e le questioni sindacali del secolo scorso da noi combattuti e che hanno fatto il loro tempo, ma i ”nuovi problemi sociali” che si presentano gravi e insoluti: dagli immigrati al lavoro precario e occasionale di basso salario; dall'invecchiamento alla crescita della non autosufficienza nella condizione di povertà.

Abbiamo presenti, oggi, le nuove disuguaglianze, essenzialmente, nel “lavoro che cambia e che manca” per i giovani e meno giovani e che potrebbe creare, nel tempo non lontano, maggiore povertà pur se assistita e in nome di “una uguaglianza tra poveri diseguali” che è e sarebbe la “peggiore disuguaglianza sociale” e non potrebbero essere sufficienti nuove leggi o ammortizzatori derogabili per risolvere una incontrollabile crisi sociale.

Tutti lo sappiamo e, lo ripetiamo, che sono gli investimenti programmati e finanziabili, pubblici e privati, agevolati e diffusi, che possono creare lavoro e reddito con la produzioni di beni e servizi collettivi per il soddisfo di necessità primarie.lettera a una professoressa
Sappiamo anche che le rappresentanze politiche e sociali singole o coalizzate verso obbiettivi di progresso nella inclusione dei cittadini esclusi sono diverse nell'operare, sia per loro natura che per finalità, dai gruppi imprenditoriali nazionali o multinazionali che “hanno come fine gli interessi profittevoli propri e la competitività”.
Ecco, allora, l'unità del Sindacato del lavoratori che con la sua concreta natura innovativa e solidaristica necessita del bisogno di partecipazione e di progettualità praticabili a breve, medio e lungo termine nei processi di cambiamento a condizione, diceva spesso don Milani, di “scegliere una prospettiva esistenziale di sviluppo umano”.
E don Milani, cinquanta anni fa, indicava il come fronteggiare l'epoca delle dimensioni nazionali e mondiali della politica e i doveri di solidarietà nella “ridefinizione della casa dell'uomo” esaltando l'importanza delle interdipendenze e della responsabilità che ne derivano in ogni fase di cambiamento epocale per combattere la disoccupazione crescente, l'immigrazione e emigrazione in percorsi di vita non omogenei che contengono problemi difficili e complessi.
Così come indicava anche le grandi sfide che richiedevano una “cultura innovativa e creativa “nella proposta politica e sindacale per essere protagonisti, in piena autonomia del pensare e dell'agire, nella società in rapida trasformazione”

La scelta annunciata da Papa Francesco di andare a pregare il 20 giugno sulla tomba di don Milani e una decisione grandiosa verso una universale testimonianza cristiana definita dal Papa “una inquietudine spirituale alimentata dall'amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come un ospedale da campo per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati”.
Per la scuola in quanto “sinonimo di apertura alla realtà” - diceva don Lorenzo e lo ha richiamato il mese scorso Papa Francesco - “voi dovete impadronirvi delle parole, del senso delle parole, perché attraverso il controllo delle parole, i prepotenti vi dominano”.
Era ed è, quindi, quello di don Lorenzo Milani, un messaggio rivoluzionario perché “ impadronirsi delle parole” significava e può significare, nel concreto quotidiano: possibilità di impadronirsi dei giornali, delle reti televisive e delle notizie, non favorendo il “bene comune” nelle realtà produttive e limitando la voce ai cittadini e ai lavoratori colpiti dalle povertà relative e assolute.
(*) ex Segretario provinciale di Frosinone e regionale della CISL Lazio
Roma 17 giugno 2017

 

 

 
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Strasburgo: da Papa Francesco un messaggio di speranza

papa francesco al parlamentoeuropeo 2014-11-25 350-260di Donato Galeone* - Renzi e il Piano europeo Juncher di 300 milioni da rafforzare.

Dopo Giovanni Paolo II - un quarto di secolo dal 1988 - è Papa Francesco che parla sia al Consiglio d'Europa che al Parlamento Europeo. Questo Papa, non molto giovane, venuto a Roma dalla "fine del mondo" è l'uomo che sta affrontando molte nuove sfide per la Chiesta cattolica - in Italia con l'Europa – già dalla sua visita a Lampedusa in quel "cimitero di migranti del nostro Mediterraneo" e pochi mesi fa in Albania e ieri anche in Turchia.

Ecco, giunto, l'invito di Strasburgo a Papa Francesco, desideroso di "dare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e di incoraggiamento" come ha detto martedi 25 novembre in quel luogo simbolo dell'Europa - il Parlamento – per lanciare contenuti alti ed essenziali – diretti tanto all'Italia quanto all'Europa e al mondo. Dalla lettura di quel messaggio - molto franco nelle parole - si ritrova un compendio di meriti riscontrabili nel passato europeo e problemi del presente e futuro sia dell'Italia che dell'Unione Europea, condivisibili, non solo e largamente dagli europarlamentari perchè è l'invito universale di Papa Francesco a non mettere al centro della politica l'economia ma la "dignità della persona".

Si tratta, chiaramente, di un discorso-appello pastorale del Papa Vescovo di Roma ma è altrettanto discorso collegabile e trasferibile - con forte valenza politca - come invito a voler ristabilirne, in Italia e nell'Unione Europea, il primato sull'economia "senza essere subordinati alle derive burocratiche e del tecncismo".

Ed ecco l'attualità del momento per l'Unione Europea quasi "paralizzata da problemi finanziari e soffocata da anni di austerità" che fa da richiamo al Papa per l'essenzialità della centralità della persona e del lavoro con l'impegno a cercare "nuovi modi per coniugare flessibilità del mercato e necessaria stabilità e certezze delle prospettive di impiego, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori".

Invito a riflessioni e impegni non solo verso i responsabili politici dell'Unione Europea sui "grandi ideali che hanno ispirato l'Europa e che sembrano aver perso lo loro forza attrattiva in favore della tecnica burocratica delle sue istituzioni" ma anche verso quelle derive individualistiche che contrastano - giorno dopo giorno - quelle volute aggregazioni che non molto tempo fa si facevano chiamare "comunità" e che oggi alimentano solitudine, indifferenza e scarsa attenzione per i poveri, i migranti e gli anziani.

Ed ecco il Papa argentino, venuto a Roma, guardando l'Europa con affetto di uomo di Chiesa mentre esprime preoccupazione anche da Strasburgo - il 25 novembre - invita tutti a "cambiare" abbandonando l'idea di una Europa impaurita e piegata su se stessa per suscitare e promovere l'Europa sociale e del lavoro quale "protagonista, portatrice di scienza, di arte, di valori umani e anche di fede".

E ieri primo dicembre 2014, al Senato della Repubblica italiana - nella riunione plenaria della Conferenza degli Organi Parlamentari apecializzati negli Affari dell'Unione dei Parlamenti dell'Ubione Europea (Cosac) – il nostro Presidente del Consiglio Renzi - probabilmente io penso – restandogli ancora l'eco dell'invito di Papa Francesco in lui fermo della scorsa settimana a Strasburgo ed al termine di un semestre italiano di presidenza europea, più che invisibile, ha detto e ripetuto che "l'Europa è a un bivio e deve cambiare verso".

Ieri il rappresentante massimo del nostro Governo, Matteo Renzi, è stato più concreto e più politico davanti all'Unione dei Parlamentari dell'Unione Europea nel dichiarare che "il piano Juncker di 300 milioni di euro va nella direzione gìusta ed a nostro giudizio va rafforzato" aggiungendo e sottolineando "la necessità di fare investimenti senza i quali non c'è futuro".

Così come per l'Italia la "legge di stabilità 2015" si chiama in realtà - ha detto Renzi - "di stabilità e crescita" e si deve correre anche perchè "l'Europa ha bisogno di correre e se non cambia la propria direzione di politica economica non sarà un problema solo per l'Italia, sarà un problema per gli europei e le europee".

E dall'Istat mentre giungono segnali preoccupanti per l'aumento della disoccupazione italiana che raggiunge il 13,2 % riemerge, ancora, l'ambiguita di Renzi che pur preoccupato dei liveli alti dei disoccupati (3 milioni e 410 mila persone) afferma che da quando "ci siamo noi al Governo ci sono più di 100 mila posti di lavoro in più".

Questa ambiguità di dati più similare all'infantilismo contrasta, peraltro, anche con le serie storiche Istat che a febbraio 2014 indicano in Italia 22 milioni e 323 mila occcupati, passati poi a 22 milioni e 405 mila a marzo (Renzi è in carica da fine febbraio) ed ora siamo a quota 22 milioni e 374 mila mentre la stessa Istat rileva che gli occupati di ottobre sono scesi, rispetto a settembre, di 55.000 unità (stabili su base annua).

Appare chiaro, ormai, cercando di superare ogni ambiguità giornaliera tanto per il nostro Paese quanto per scuotere Europa dal 2015-2020 che - con Renzi e con le parti sociali necessita il "come va rafforzato il piano Juncher dei 300 milioni di euro" perchè si tratterebbe di rilanciare e incentivare gli investimenti pubblici e privati delle imprese - con il lavoro contrattato e partecipato – promuovendo gradualmente, concretamente e socialmente la integrazione dei popoli degli attuali 28 Paesi verso l'unità politica, potenziale umano ed economico europeo, nel contesto di una logica concorreziale, innovativa e propositiva nel nuovo mondo globalizzato.

Si tratterebbe, nel concreto e con modalità e tempi certi, di avere capacità politica di indicare una via di uscita graduale - difficile ma non impossibile - dalla crescente "crisi sociale e del lavoro" convenendo, ragionevolmente, tra parti sociali e sindacati in azione anche in questo mese di dicembre che - oggi – nessun Paese europeo è in grado di uscire da solo dalla crisi e al nostro continente europeo servirebbe un analogo "piano marshall europeo" così come fu avviato, nella primavera del 1948, per la ricostruzione dei Paesi europei devastati dalla seconda guerra modiale.

Una scelta politica e sociale di ampia tipologia dimensionale modulare che partendo da un parziale "piano nazionale di sviluppo integrato italiano" potrebbe assumere una priorità essenziale quale momento unitario, indispensabile, al ruolo del Sindacato dei lavoratori del nostro Paese, propedeutico, ad una contestuale iniziativa da condividere con i sindacati democratici europei, quali propositori e protagonisti dialoganti del lavoro in ogni fase elaborativa e attuativa, tra parti sociali, dell'auspicabile "piano europeo di sviluppo della economia e del reddito da lavoro contrattato e partecipato".

Sono certo - così come potranno convenire i lettori dei due messaggi del 25 novembre 2014 - che l'augurio di Papa Francesco dato all'Europa concretizzandosi con l'avvio di un possibile "piano europeo" di programmabile e vero sviluppo sociale e del lavoro - sarebbe il forte segnale dell'auspicata "edificazione di bene comune" più volte sollecitata anche nel Parlamento di Strasburgo.
Frosinone, 02 dicembre 2014

* già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Scarica il discorso integrale di papa Francesco dal link che segue pdf Papa Francesco Discorso al Parlamento e al Consiglio europei (414 KB)

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