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Saviano: 10 bufale sui migranti

Roberto Saviano 350 260Ma davvero i migranti incassano 35 euro al giorno dallo Stato, come sostiene un'odata d'indignazione su Internet? Roberto Saviano prova a rispristinare la verità in questo video rilasciato a "Fanpage".

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Migranti, rifugiati e... aiutiamoli a casa loro

saluti festosida untaxidel mare 350 260di Donato Galeone* - “Migranti e rifugiati aiutiamoli a casa loro”. Il mese di agosto oltre ad essere il prevalente “mese vacanziero” è anche il ricorrente mese della diffusione degli incendi che coinvolge il nostro Paese - nonostante le ordinanze preventive dei Sindaci - ma che sono favoriti, anche, dalla scarsa manutenzione e cura con “fascia tagliafuoco” delle aree agricole e tra gli impianti boschivi di pianure, colline e montagne.

A parte gli incendi di agosto 2017, questo mese è ed è stato sempre pieno di avvenimenti sin dal recente ultimo millennio: il 6 agosto 1945, con la tragedia atomica di Hiroshima seguita, qualche giorno dopo, da quella di Nagasaki; il 21 agosto 1968 con i carri armati sovietici a Praga; il 19 agosto 1991 con il colpo di Stato nell'Unione Sovietica e la destituzione di Gorbaciov, l'uomo del premio Nobel per la Pace riconosciutogli nel 1990. E lo stesso mese di agosto 1991 - la svolta monetaria-economica epocale, con la decisione di Nixon sulla fine dei cambi fissi del dollaro ancorato all'oro.

Anche le tensioni acuitesi in agosto 2017 - pur diverse ma crescenti - nella Corea del Nord e con il Venezuela in rivolta civile, si congiungono alla “convivenza degli attentati terroristici” non solo nel Medio Oriente ma anche in Europa - ultimo nella città di Barcellona che, lo scorso febbraio e nei giorni scorsi con migliaia di cittadini, ha manifestato la volontà di “accogliere i migranti rifugiati che è umanità in fuga” verso e attraverso le frontiere meridionali dell'Unione Europea: Italia e Grecia.

Ed ecco - attualissima - la importante e complessa “questione migranti” del terzo millennio che non può essere definita con slogan mediatici “aiutiamoli a casa loro” o con la più recente definizione meno che pilatesca italiana - a mio avviso - di “reato umanitario” a carico di persone in fuga verso la ricerca di un luogo sicuro dove e come vivere sul pianeta terra.

Sono persone che continuiamo e continueremo a incontrare tutti i giorni e sono persone fuggite dai luoghi di guerra o perseguitati o violentati dei diritti umani che ci chiedono accoglienza e dalle loro parole dobbiamo o dovremmo - innanzitutto - ascoltare e riflettere attentamente per “capire il tempo umanitario vero del mondo nuovo che viviamo” e comprendere che il “fenomeno migrazioni” è stato già conosciuto e vissuto a fine '800 e nel secolo scorso da noi italiani migranti nel mondo.

Sappiamo che il fenomeno migratorio presenta motivazioni diversificate ma le persone che chiedono rifugio quali migranti a causa di guerra o minacciate da azioni terroristiche per fede religiosa o scelta politica sono “migrazioni forzate” tante sofferte, con l'abbandono delle proprie case e paese, quanto di un costretto trasferimento spesso drammatico, tra mare o deserti, rischiando la vita e la sopravvivenza familiare - speranzosi di raggiungere luoghi nuovi e di accoglienza umana.

Ed ecco - ancora - il giorno di ferragosto 2017 il richiamo di Papa Francesco sui “migranti e rifugiati” con le 4 parole di solidarietà umana e cristiana verso la persona : “accoglienza, protezione, promozione e integrazione”.

Sviluppare e dare corpo a queste parole o “coniugare in prima persona singolare e in prima persona plurale “ i 4 verbi indicati da Papa Francesco : di accogliere, proteggere, promuovere e integrare - sottolinea il Papa – è “un dovere di giustizia, di civiltà e di solidarietà”.

Il fenomeno migratorio assumerà, di anno in anno, una “dimensione strutturale e durevole”

 E' la vera questione umana del terzo millennio la più vicina a noi - l'Africa sub sahariana - che nel 2050 prevede una crescita di popolazione di circa un quarto di quella mondiale. Si dovrebbe pensare, oggi, che il prevalente serbatoio di giovani non potrà non orientarsi verso l'emigrazione, qualora nei loro paesi risultassero insufficienti le politiche di sviluppo e del lavoro che - come sappiamo - richiedono tempi lunghi e programmabili investimenti infrastrutturali e produttivi.

A mio avviso contribuiscono poco o nulla le marginali e contingenti polemiche odierne italiane anche interne al Governo tra linee dure verso l'arginare gli approdi di migranti in Italia o gli appelli al diritto internazionale verso i doveri umanitari che tutti conosciamo ma che scarsamente pratichiamo, così come servono poco i richiami storici coloniali in Africa di ieri e molto, invece, i neo colonialismi africani, possibili, di oggi.

Si tratta, ormai, di convenire a non occultare o definire con la parola “emergenza” la questione dei movimenti migratori perché il fenomeno migratorio assumerà, di ano in anno, una “dimensione strutturale e durevole” che cambierà tanto noi tutti che la faccia del mondo a cominciare proprio dall'area mediterranea ed europea.

E si constata, purtroppo, che sulla questione migrazioni l'Unione Europea è in vacanza non solo nell'agosto 2017 ma da alcuni anni. E' ferma all'accordo di Dublino sui diritti dei migranti e profughi, mentre ritarda è, comunque, non si pratica una “politica comune dell'emigrazione”.

Una politica comune strutturale non occasionale che è indispensabile, tanto per le modalità d'ingresso dei migranti all'interno dell'Unione Europea quanto nella “programmata gradualità dei tempi medi e lungo termine” di un adeguato inserimento nei processi di formazione del migrante sia per l'accesso inclusivo nel mondo del lavoro nella prospettiva di prevedibile fabbisogno di lavoro, sia per una eventuale scarsità di offerta di lavoro nazionale nella dimensione e domande dei diversi Paesi dell'Unione Europea.

Appare chiaro, quindi, che la soluzione di questo imponente problema reale ed epocale, più che maturo nell'agosto 2017, non può trovare soluzione alle frontiere marine emergenziali - in perfetta solitudine - di Italia e Grecia o di altro Paese di approdo del migrante e rifugiato ma - come più volte ripetuto - solo e unicamente dalle scelte politiche europee, senza tatticismi elettoralistici, con “realismo umanitario” e sulle ragioni profonde e vere del fenomeno migratorio mondiale del terzo millennio.


(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio
Leporano di Taranto, 25 agosto 2017

 
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Aiutare il prossimo è un atteggiamento antieconomico e quindi antisociale?

mensasociale h260di Daniela Mastracci - Ho scritto un post sulla Sinistra che dice No al Codice Minniti, e un'amica di facebook mi chiede cosa ci guadagnerebbe la Sinistra che dice No al codice Minniti a dire, appunto, No.

A me ha stupito la domanda. E guarda caso oggi esce un post di Curzio Maltese che ripropone la stessa questione dicendo così “Si parte dal presupposto che voler aiutare il prossimo sia un atteggiamento antieconomico, quindi antisociale, immorale, oltre che presuntuoso. Perché questa gente, invece di trascorrere il tempo libero negli outlet o a immergersi nei rancori di Internet o a cercar soldi, si dedica invece a soccorrere dei disgraziati? Cui prodest?” Ovvero comportarsi bene, soccorrere, salvare, senza tornaconto è immorale, perché antieconomico, antisociale.
Certo antisociale rispetto a quale società? La nostra? Esiste una nostra società? Oppure essa, qualunque cosa sia, è un prodotto storico intessuto di relazioni fra popoli diversi?
Certo antieconomico, ma cioè? Occorre spesa sociale insostenibile? Ebbene allora mi si dica perché si accetta la enorme spesa sociale militare; oppure mi si spieghi perché si ritiene pro-economico salvare banche; oppure ancora detassare i ricchi con la flat tax, e via di questo passo
E, per finire, sarebbe morale o immorale perché discende da sociale e economico? Sul morale connesso a sociale ci sto: ma allargo l'orizzonte, e soprattutto non presuppongo alcuna fissità identitaria, e rifiuto ogni rimozione ideologica per cui io sarei "noi" e l'Altro da me sarebbe "loro": una volta per sempre sarebbe bene interiorizzare la relazione. E se lo dice un credente come Buber può andare bene? "Il principio dialogico" argomenta la reciprocità dell'Io - Tu: non c'è alcun Io senza il Tu, e viceversa. Non serve scomodare filosofi come Hegel, o tanti altri. Il “noi” di contro a “loro” ci fa irrigidire e sclerotizzare dentro scatole categoriali fittizie, astratte, al punto di scivolare nel razzismo, nella xenofobia, nel fascismo. Anche chi non lo fosse, cadrebbe nella trappola di un lessico che chiude, che separa, che divide. Pensiamoci bene alle parole: esse dicono chi siamo; cosi come gli atti dicono chi siamo. Non è pensabile assieme chi dica sì ai diritti, e però metta avanti una cosa, che non si capisce cosa sia, come l'identità nazionale, il sovranismo, la sicurezza che diventa securitaria. Delle due l'una: o si sostiene il diritto, oppure si è sostenitori del privilegio, ossia i diritti, solo per alcuni ma non per tutti, discriminano e perciò sono, nei fatti, sentiti e vissuti come privilegi, escludenti coloro ai quali si dice un no in piena faccia, che suona come un giudizio inappellabile. Si chiamano diritti universali non per niente.

Rifiuto proprio questa logica venale, economicista

Non ci riusciamo più perché siamo schiacciati da affanni, disagio socioeconomico, esistenziale, paura dell'altro? Ma è proprio qui che dobbiamo pensare, fermarci e riflettere se giovi a qualcuno questa nostra paura, questo malessere, questa povertà e precarietà. Perché se donne e uomini e bambini fuggono dalle loro terre non lo fanno per piacere, svago, tanto meno per occuparci e minacciare la nostra libertà. Nemmeno chi si fa esplodere vuole questo. Ne sono convinta. Vedo disperazione. Vedo rabbia. Vedo forse vendetta. Ma soprattutto vedo un vero esproprio di umanità: rivolto a "noi", come a coloro che vengono da noi. Siamo soggetti a questo esproprio di sentimenti e di ragione che cerchi relazioni, incontro, solidarietà. No, restiamo secchi e aridi come senza linfa, senza aria, senza vitalità. Solo fasci di nervi con dentro inoculata la ferocia dell'odio. Non è che la Sinistra che dice No al codice Minniti abbia da averci un tornaconto solo essa: il tornaconto sarebbe per tutti e si chiama umanità, si chiama riconoscimento, si chiama Pace. E non gli uni contro gli altri, azzannarci come quelle formiche che si dividono in due, e lottano l'una parte contro l'altra, quando le risorse scarseggiano. Cerchiamo di domandarci perché scarseggiano, dove stanno confinate, chi le protegge innescando proprio quel conflitto nel quale cadiamo.
Sul punto, poi, se morale abbia a che fare con economico, mi pare oltremodo rischioso operare questo passaggio: si monetizza l'esistenza umana? Mi si dirà: già fatto, perciò l'economico è morale, perché l'essere umano costa, oggetto quantificabile, acquistabile, vendibile, così come espungibile se i "conti non tornano". Qua morale si confonde con parsimonia, con risparmio, con austerità, anche se però solo dal lato dei deboli, perché tanto non possono opporsi, data proprio la debolezza, che li rende crudelmente ricattabili.

Ecco, allora la rifiuto proprio questa logica venale, economicista, da homo oeconomicus quale ci hanno fatto diventare. E lo so che è proprio la logica che ci governa tutti: forse è il caso di pensarci bene e di uscirne. Perché la Terra è rotonda, prima o poi tocca a tutti scappare se l'andazzo è quello della estrazione indiscriminata di valore. Allora almeno per autoconservazione forse è il caso di dire basta. Perché ha ragione Ivano Alteri quando scrive “..davvero pensano sia possibile alzare un muro intorno all'intero Occidente e tenere fuori cinque-sei miliardi di persone in cerca di vita? Davvero ritengono di essere, loro, quelli che praticano un sano realismo politico? Ma sono proprio sicuri? A noi, piuttosto, pare che i soli che ragionino con realismo politico siano esattamente coloro che s'interrogano sulle ragioni profonde del fenomeno, sulle responsabilità e sui responsabili di quella disperazione; perché solo da loro potrà arrivare una qualche soluzione a quel problema…”

 
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"Anche a costo di restare in perfetta solitudine"

orda migranti arriva a kos 350 260di Ivano Alteri - La tentazione, lo confessiamo, è sempre più quella di rispondere in malo modo, di “eliminare”, di “bannare”, di prendere di petto chiunque si azzardi a proferire una sola parola contro questo o quello per il colore della sua pelle, per la sua nazionalità, per la sua etnia, per la sua religione, per i suoi orientamenti sessuali... “Non se ne può più” di sentire e leggere scempiaggini di ogni genere, spesso nascoste dietro la vigliaccheria dell'anonimato, da parte di persone che, pur ben dotate d'intelletto, sembrano rinunciare a tale facoltà, per lasciarsi andare in deliri da tso (trattamento sanitario obbligatorio - ndr).

Il sentirci circondati, assediati, dalle orde di concittadini, anche amici virtuali e reali, che una volta tanto trovano modo di unirsi non per difendere i diritti propri, come sarebbe loro dovere, ma per calpestare gli altrui, di coloro che li hanno sostituiti nella posizione di “ultimi”, ci suscita una grande pena, un'amarezza che ammorba l'esistenza, una rabbia che minaccia di sfuggirci di mano.

Noi sappiamo che i migranti non sarebbero un problema in sé: in Italia ne abbiamo due (!) ogni mille abitanti. Ma tutto quel che gira intorno ai migranti, prima, durante e dopo la loro diaspora, è un problema eccome! Dover scappare dalla propria terra perché scacciati da un feroce e secolare nemico, è un problema; doversi addentrare nel deserto, affidarsi a criminali, rischiare la pelle in mare, essere torturati, derubati, stuprati, è un problema; essere “accolti” da gente senza scrupoli in combutta con una politica cialtrona, è un problema; sentirsi insultare da chiunque come se si fosse la feccia della terra, essere confusi intenzionalmente coi terroristi, è un grosso problema.

Forse basterebbe far notare che noi, pur essendo cittadini bistrattati, sottopagati, precarizzati, disoccupati, emarginati, condannati ad una vita minore, spesso miserabile, siamo ancora qui, abbarbicati alle nostre terre, per quanto ci facciano soffrire così tanto, e tanto disperare per i nostri figli e nipoti. Ma allora, se le nostre condizioni di vita, per quanto a volte poste ai margini della civiltà, non sono sufficienti a strapparci dalla nostra terra per recarci altrove, quali saranno mai quelle che, invece, costringono a strappare radici e a lasciar tutto? Perché non siamo anche noi in marcia, in cerca di buona vita? Perché non rischiamo la morte per andarcene via da qui?...

Ma mentre scriviamo, e ci accingeremmo ad elencare e articolare di seguito le ragioni ulteriori a difesa dei migranti e contro i razzisti, ci rendiamo conto, con un certo scoramento, che nessuna ragione sarà sufficiente a scardinare quegli impulsi che fanno di una persona qualunque un razzista e xenofobo. Non sono le ragioni che la rendono tale. Non serve ricordare che se noi non fossimo andati a casa loro per oltre mezzo millennio, a calpestarli, depredarli, saccheggiarli, stuprarli, schiavizzarli, deprivarli di ogni cosa, compresa la dignità, ora loro non verrebbero a casa nostra. Non serve.

Non abbiamo alcuna speranza di convincerli con i nostri ragionamenti. Però ad una domanda dovrebbero rispondere, e con chiarezza, poiché riguarda tutti e attiene alla politica: davvero pensano sia possibile alzare un muro intorno all'intero Occidente e tenere fuori cinque-sei miliardi di persone in cerca di vita? Davvero ritengono di essere, loro, quelli che praticano un sano realismo politico? Ma sono proprio sicuri? A noi, piuttosto, pare che i soli che ragionino con realismo politico siano esattamente coloro che s'interrogano sulle ragioni profonde del fenomeno, sulle responsabilità e sui responsabili di quella disperazione; perché solo da loro potrà arrivare una qualche soluzione a quel problema. Altro che buonisti! I soli davvero realisti sono coloro che, accerchiati da esagitati con gli occhi iniettati di sangue, resistono e resisteranno all'assedio dei malvagi, e dei loro complici più o meno consapevoli, pur senza cedere a quella terribile e persistente tentazione.

Anche a costo di restare in perfetta solitudine.

Frosinone 20 agosto 2017

 
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Migranti e "noi". Ma chi siamo?

daFausta giovani immigratidi Daniela Mastracci - Cosa vuol dire "prima gli italiani"? Oppure "difendere gli italiani"? "Insulto agli italiani"? ... Insomma cosa significano queste parole? Sì, certo forse mi posso riconoscere nella lingua, in uno straccio di cultura (ma proprio qui ci sarebbe molto da discutere).
Qua però c'è un solo riconoscimento che è quello del sangue e della patria (???) Siamo razzisti. Siamo nazionalisti. Siamo contro il diverso, siamo per chiudere e innalzare muri. Siamo per un gesto che spacca la solidarietà, la comunanza, la Pace. Un gesto che è quello del rifiuto, dell'allontanamento, della violenza, dell'odio, del disprezzo
Se pensavamo che scene razziste e nazionaliste non le avremmo più viste, ecco ci siamo sbagliati.
Erano davanti al Senato ieri, contro lo "Ius SoliE: cioè contro ragazze e ragazzi, bambine e bambini nati in Italia da genitori residenti stabilmente qui da noi (ecco, cosa vuol dire "noi"?).

Cosa prevede lo "Ius Soli" in approvazione?

La legge di cui si discuteva non prevede lo ius soli classico — per esempio quello all’«americana»: chi nasce su territorio nazionale è cittadino Usa —, ma una versione temperata: i figli di migranti potrebbero diventare cittadini italiani ad alcune condizioni. Dipenderebbe, ad esempio, dal tempo trascorso sui banchi di scuola italiani o dagli anni di residenza dei genitori. Sarebbe necessario che il padre e/o la madre abbiano il permesso di soggiorno di lungo periodo (questo è riconosciuto a chi abbia soggiornato legalmente e in via continuativa per cinque anni sul territorio nazionale). E questo sarebbe un primo criterio: i cinque anni di residenza in Italia del genitore. Per i cittadini extra Unione europea, i requisiti vanno anche oltre i cinque anni di permesso di soggiorno e prevedono: un reddito minimo, alloggio idoneo, superamento di un test di conoscenza della lingua italiana. Poi l’altra novità di rilievo riguarda il minore straniero nato in Italia oppure entrato qui prima dei 12 anni: se ha frequentato uno o più cicli scolastici sul territorio nazionale, per almeno cinque anni, può ottenere la cittadinanza. Naturalmente il genitore deve avere un regolare permesso di soggiorno per avanzare la richiesta per il figlio.

Ieri davanti al Senato militanti di Casa Pound hanno inscenato scene terribili a vedersi. Le scene di chi odia e che con i volti resi truci dall’odio e dal disprezzo sembra pronunciare frasi lapidarie “togliti di mezzo, tu non vali niente, non sei niente. Io sono tutto, sono meglio di te, io sono Italiano, non tu”.
E si scagliano con sentimenti di ripugnanza contro giovani nati e cresciuti in Italia. Questi giovani e giovanissimi sono parte di noi, sono noi. Vanno a scuola con i nostri figli,immigrati 350 260 giocano con loro, imparano le nostre stesse canzoni, poesie, filastrocche. Vivono insieme da anni e anni. Alcuni dovevano già aspettare i 18 anni per ottenere la cittadinanza. E nel frattempo non avere un documento d'identità che non li facesse più sentire diversi, altro, un'aggiunta per qualcuno poco sopportabile. E se dovevano esibire un documento per qualcosa che riguardava la loro classe, ad esempio, non potevano, perché ancora non ce l'avevano. E poi ricordiamo che lo ius soli è in attesa da così tanti anni!!!
E adesso che succede?
Siamo di più del cieco nazionalismo? Siamo di più dei muri, dell'odio? Siamo solo sangue, qualsiasi cosa questo maledetto sangue significhi?

Italia? Siamo l'opera viva che millenni di storia hanno contribuito a innervare

E poi cosa sono mai gli Italiani se non un crogiolo di popoli, una mescolanza di etnie, di lingue, di culture, di Storia? Siamo l'opera viva che millenni di storia hanno contribuito a innervare. Siamo quelli del Mediterraneo attraversato da sempre. Siamo quelli delle vie commerciali nordeuropee e asiatiche. Siamo quelli che sono andati e tornati, e andati ancora, ovunque nel mondo. Siamo quelli che il mondo abbiamo provato anche a conquistarlo malamente: a uccidere, a schiavizzare, a torturare, a sfruttare, a italianizzare forzosamente, a togliere l'identità altrui. E siamo anche quelli che agli immigrati di oggi riserviamo il peggiore dei trattamenti. Li sfruttiamo a raccogliere pomodori e a fare tutti quei lavori e lavoretti che gli italiani stessi non volevano più fare, oppure non facevano perché noi conosciamo i diritti e non vogliamo farci sfruttare e però se sfruttano qualcun altro, che ce ne importa? siamo quelli che ad una donna di colore diamo della scimmia e poi ammazziamo anche l'uomo che la ama e che prova a difenderla. Siamo quelli che rinchiudiamo due donne nei cassonetti e le riprendiamo col telefonino mentre urlano spaventate
Noi forse siamo quelli che non possono permettersi di dire agli altri che siamo migliori di loro. Non ci possiamo permettere di alzare steccati, di minacciare, di insultare, di allontanare. Noi forse dovremmo intanto saper riconoscere tra di noi chi odia e chi istiga all'odio. E dovremmo saper andare oltre quell'odio. Essere umani. Riconoscere nell'altro noi stessi: ciascuno è l'altro di qualcun altro. E questo ci definisce: la relazione. Non l'isolamento. Ciò che dice chi sono io, è proprio l’altro da me. E’ nella relazione con lei/lui che io sarò chi sono e lei/lui sarà chi è. Insieme ci definiamo. Non respingendoci. Ma a quanto pare il messaggio dell’Umanità universale non è passato nelle coscienze di tanti Italiani. Se ravvisiamo questo odio e disconoscimento, non dobbiamo fare però finta di niente. Ne saremmo complici. E non dobbiamo nemmeno sminuirlo come fenomeno episodico: non lo è, e la cronaca ce lo sta facendo vedere.

 
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Il lavoro dei migranti non deve essere "volontariato"

giovanimigrantisultrenoi 350 260di Nadeia De Gasperis - È di questi giorni il rapporto Oxfam, che ci restituisce, con qualche informazione in più sui numeri, una preoccupante fotografia che aveva già abbastanza “impressionato” le nostre vite, L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne). E l’Italia non fa eccezione.
La retribuzione salariale erosa dal sistema lavoro, il gioco a ribasso dei diritti dei lavoratori, una società che non riesce a risparmiare e una classe media che rischia di estinguersi, quando avrà dato fondo ai risparmi degli antenati, in questo quadro desolante, dove il sistema dei voucher che era nato per le prestazioni lavorative accessorie, ha reso il lavoro stesso accessorio, ci sono i migranti, i più disgraziati tra i disgraziati, che dovrebbero lavorare come volontari, a pulire le nostre strade e svolgere lavori socialmente utili. Il prefetto Morcone, capo del dipartimento immigrazione, pensò bene di lanciare una sfida al Paese e alle amministrazioni cittadine, «Chi mostra buona volontà e capacità di inserirsi nel nostro contesto sociale potrebbe ottenere un’attenzione diversa nell’accoglienza».


A chi giova pagare questi ragazzi con una irrisoria contribuzione che serva a recuperare i costi dell’accoglienza? Il lavoro non va mai spacciato per volontariato, va retribuito, per quello che vale, non un soldo di meno. Dunque questi posti di lavoro esistono, ma non si è disposti a retribuirli? Che idea abbiamo dell’accoglienza? A chi dovremmo dare il buon esempio? Ai migranti stessi, alla popolazione? Il popolo, quello che frequenta i luoghi comuni, dirà che i migranti, lavorando a pulire le strade ci rubano perfino il diritto di essere schiavizzati! A chi facciamo un favore, alle destre estreme? A quelle forze nuove che non bisogna indispettire con delle prese di posizioni troppo umanitarie? Una scelta che giovi alla sicurezza, affinché queste persone non siano un peso per la società, aggiunge Morcone, senza farsi sfiorare dal pensiero che queste persone, oltre il bagaglio di vissuti segnati da disastro e lutto,migranti arance possano portare una scorta preziosa di talento e genio, da esaltare, da lavorare in sinergia con quel talento e quel genio che è costretto a espatriare per essere riconosciuto e considerato. Secondo indiscrezioni del corriere della sera e del messaggero, questi “buoni consigli” diventeranno “cattivo esempio” nel nuovo piano per l’immigrazione del governo, perché i cittadini immigrati sembrerebbe debbano obbligatoriamente essere impiegati nel lavoro volontario socialmente utile. Il concetto di “Sociale” e di “utilità” sfugge da troppo tempo alla nostra classe dirigente.


Continuiamo a livellare verso il basso i diritti e il lavoro, facendo il gioco della povertà. Vado a consultare il dizionario De Mauro e il verbo accogliere è ancora lì, anche dopo la sua morte, con le sue accezioni, tutte legate alla inclusione, alla comprensione. “Contenere”, “raccogliere” i frutti di quello che siamo stati, di quello che rimane del nostro dirci “umani”.
L’immigrazione, al pari della disoccupazione, sono pensate come colpa individuale, insomma, come responsabilità negativa verso la collettività e non invece il contrario: la responsabilità collettiva e politica di prendersi carico del disagio sociale.

 
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Cari amici migranti...

immigrati 350 260lettera aperta di Ivano Alteri - Cari amici migranti,
non sappiamo quanti di voi leggeranno questo scritto; le difficoltà della lingua, tristemente note a noi stessi che conosciamo soltanto il ciociaro e l'italiano, rendono la comunicazione con voi, se non impossibile, quanto meno altamente improbabile. Tuttavia, riteniamo che voi siate la nostra unica speranza, per sfuggire alla cattiveria e al delirio di alcuni nostri compatrioti, in evidente crisi di astinenza da nemico. E quindi ci rivolgiamo a voi, allo scopo di difenderci insieme dai nostri comuni oppressori e detrattori.  (continua a leggere completata una pagina. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Come manganello
  2. Con i princìpi
  3. Non siate schiavi

Un motto che sembra un manganello

In questo momento, il loro motto preferito, da scagliare contro di voi e noi, è : “prima gli italiani!”. Lo usano come un manganello in numerose occasioni: se si tratta di assegnare una casa popolare, “prima gli italiani!”; se si tratta di lavoro, “prima gli italiani!”; di un asilo nido, “prima gli italiani!”. È tanto usato e abusato che a chi di loro diceva minacciosamente: “se vogliono restare qui devono imparare l'italiano!”, è stato opportunamente risposto: “prima gli italiani!”.

Come vedete, alcuni di noi non mancano d'ironia; ma dagli altri non fatevi ingannare. Quelli che oggi dicono “prima gli italiani!”, agli italiani non hanno mai pensato, e quando lo hanno fatto l'hanno fatto male. Delle case popolari, del lavoro, degli asili nido per gli italiani, a loro non interessa niente. Quando voi non c'eravate ancora, alcuni di loro, per distinguersi da noi, usavano addirittura chiamarsi “padani” piuttosto che italiani, e per gli italiani manifestavano tutto il loro disprezzo. Prima ancora, altri della stessa specie hanno bastonato di gusto gli italiani per venti lunghi anni, riducendoli alla fame, opprimendoli sotto un'insopportabile dittatura e portandoli alla catastrofe di una dolorosissima guerra; pensate che per toglierli di mezzo, abbiamo dovuto organizzare la Resistenza e appendere il loro capo a testa in giù. Altri ancora, i più feroci, hanno spremuto agli italiani ogni goccia di sangue, facendoli vivere di stenti e sfruttando ogni più piccolo muscolo dei nostri uomini e donne, vecchi e bambini; dall'alba al tramonto, dall'infanzia alla vecchiaia, per secoli e secoli. Poi ci sono anche quelli, forse i più meschini, che percepiscono dallo stato milioni di euro per accudirvi, ma vi fanno vivere nella sporcizia e nella più totale promiscuità, vi fanno morire nella malattia, vi danno cibo scadente, vi insultano ed umiliano, vi disprezzano insomma; mentre si appropriano indebitamente di quei soldi. Non solo; poi fanno anche in modo che si pensi invece che li abbiate presi voi!...
Mentre a quelli come noi che vi difendono e aiutano come possono, loro riservano un trattamento diverso ma altrettanto speciale. Normalmente sono chiamati con disprezzo “buonisti”, poiché loro sono vili e ci vuole troppo coraggio per attaccare i “buoni”; poi ad alcuni può capitare di essere pesantemente insultati o minacciati, ad altri di essere aggrediti, ad altri ancora capita che gli brucino la porta di casa. E anche noi, che usiamo chiamarvi “amici”, non lo facciamo a cuor leggero, ma in aperta sfida alla loro stupidità e cattiveria.

Avete capito bene con chi abbiamo a che fare, cari amici migranti? Come li chiamate voi, dalle vostre parti, quelli così? Noi li chiamiamo ipocriti, sfruttatori, parassiti,entro le mura 350 260 egoisti, cattivi. Ma qualsiasi sia il nome che gli attribuiate, quando li sentite inveire contro di voi, facendo finta di difendere noi, sappiate che voi e noi gli facciamo schifo allo stesso modo.

Con nostra grande sorpresa, lo confessiamo, vi abbiamo visto venire qui da noi col cappello in mano, mentre noi pensavamo che prima o poi sareste venuti coi forconi. Sì, perché gli europei per oltre mezzo millennio sono venuti a casa vostra e vi hanno calpestati, schiavizzati, vilipesi, sfruttati, derubati di tutto ciò che avevate; hanno distrutto le vostre economie, le vostre culture, i vostri villaggi, le vostre religioni, le vostre famiglie, le vostre vite; hanno inquinato il vostro ambiente e le vostre menti, saccheggiato le vostre terre, torturato i vostri uomini, violentato le vostre donne, allevato i vostri bambini come bestiame umano. Perciò, vedervi ora col cappello in mano a chiederci l'elemosina di una vita neanche decente, ci fa un tantino impressione, e quasi ci fa dubitare di voi.

Ma nonostante ciò ora ci rivolgiamo proprio a voi, perché sappiamo che vi sono momenti in cui bisogna scegliere da che parte stare, nettamente, per non cadere nell'ipocrisia, nella cattiveria o, peggio ancora, nella da noi odiatissima indifferenza. E allora parteggiamo senza alcun dubbio per voi, che vi chiamate stranieri, piuttosto che con loro, che dovrebbero essere nostri compatrioti. Non perché pensiamo che voi siate tutti buoni o migliori di altri, e non vi siano invece tra di voi anche soggetti poco raccomandabili o assolutamente detestabili; ma perché voi siete gli ultimi, i diseredati, gli scacciati, i sopraffatti; e noi preferiamo stare con i sopraffatti, gli scacciati, i diseredati, gli ultimi, per quanto sporchi e cattivi, piuttosto che con i sopraffattori, per quanto profumati e sorridenti. E qualora fossimo costretti a scegliere, sceglieremmo voi anche contro coloro che, pur essendo tra gli ultimi e i sopraffatti, intendessero adottare contro di voi la stessa arroganza usata dai sopraffattori contro di loro.

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In compagnia dei nostri principi

Purtroppo, la nostra parte politica, quella a cui siamo appartenuti per lunghi decenni, salvo qualche suo lodevole ma polverizzato resto, ha abbandonato la difesa degli ultimi, per passare prima a difendere i penultimi, i terzultimi, e poi arrivare a difendere direttamente i sopraffattori. Oggi ci sarebbe stata molto utile per combattere la nostra battaglia di giustizia; ma essa, che una volta difendeva gli operai, i contadini, i diseredati, ora difende i banchieri, i gestori di giochi d'azzardo, i parassiti, i ruffiani, gli affamatori di popoli, i delinquenti, insomma i mafioidi di ogni specie, purché non abbiano niente a che fare col sudore della fronte. E così siamo rimasti quasi soli, ancorché in buona compagnia dei nostri principi.

Quasi soli, cari amici migranti. Sì, perché da qualche tempo abbiamo trovato un buon alleato in Papa Francesco. Lui si sta dando molto da fare per darvi, e darci, sostegno morale e materiale, per opporsi all'ignavia dei governi, ai soprusi dei malvagi che imperversano indisturbati per l'intero mondo; le sue associazioni di volontariato vi accudiscono costantemente, per quanto possono e sanno; le sue parole fanno tremare i nemici dei popoli. È vero che neanche lui se la passa troppo bene; imigranti 350 260nfatti alcuni dei suoi seguaci, che pure si definiscono cristiani, non sembrano intenzionati ad usare le loro male acquisite ricchezze, neanche la loro più piccola parte, per dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, da vestire agli ignudi, ricovero e conforto a chi scappa dalla guerra, dalla fame e dal dolore. Loro, pur chiamandosi cristiani, preferiscono stare col denaro, lo sterco del demonio, piuttosto che col popolo di Dio. La domenica vanno anche a messa, si confessano e fanno la comunione; ma state certi che non si sentono mai in comunione con nessuno: né con voi, né con noi ed ora neanche col loro stesso Papa. Anche lui, perciò, soffrirà un po' di solitudine; ma non arretra, perché sa che può contare su di voi e su di noi.
Sappiamo che molti di voi appartengono ad un'altra religione, ma non ci pare un problema; pensate: noi personalmente non ne abbiamo nessuna! Ma pensiamo che le religioni abbiano il compito principale di “religere”, appunto, e non di dividere. Non vogliamo, e non sappiamo, addentrarci in disquisizioni dottrinali, troppo sofisticate per le nostre modeste conoscenze; ma ingenuamente pensiamo che tutte le religioni abbiano a che fare con l'Amore, per quanto gli uomini possano utilizzarle per aggredire e uccidere i fratelli. Oggi, contrariamente a quanto successo lungamente in passato, sembra proprio che questo loro carattere stia emergendo, finalmente, con grande forza; nonostante i signori del denaro cerchino di sobillare i popoli per indurli a nuove guerre di religione, che sarebbero invece soltanto guerre tra poveri. Non sono di religione, le guerre che imperversano per il mondo; sappiatelo! Lo ripete in continuazione Papa Francesco: non è l'Islam che compie gli attentati in occidente, ma i signori del denaro; non è il Cristianesimo che bombarda le vostre città, ma i signori del denaro. Loro sono i nemici dei popoli, non le religioni.

Cari amici migranti, a questo punto starete ormai pensando che sarebbe ora di dire cosa vogliamo che facciate. Sinceramente, non lo sappiamo con precisione, ma pensiamo che qualcosa bisogna pur fare; certo non possiamo restare con le mani in mano. Noi iniziamo ad essere molto preoccupati, poiché l'attività diffamatoria nei vostri e nei nostri confronti sta entrando anche nella testa della “nostra gente”, quella che noi continuiamo a considerare la nostra gente; e vi sta mettendo radici. Si tratta dei nostri lavoratori, disoccupati, precari a vita, occupati ridotti alla fame, i senza casa... insomma gli ultimi, i diseredati, quelli poveri come voi, vessati come voi, turlupinati come voi, umiliati e offesi come voi; ma indotti dagli affamatori a stare contro di voi! E questo ci fa molto male, ci è insopportabile; dobbiamo trovare una soluzione, noi e voi, insieme o distintamente, per impedire che la nostra povera gente si scagli contro la vostra povera gente, in un reciproco annientamento. Dovete aiutarci a fare ciò che non stiamo riuscendo a fare da soli.

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Primo: "Non rendetevi schiavi"

Vi elenchiamo finalmente qualche nostra idea generale, così, come ce la sentiamo e secondo i nostri consueti modi.

Innanzitutto, vi preghiamo, non rendetevi schiavi. Non accettate di lavorare per quattro soldi, pretendete di essere pagati come stabilito dalle leggi e dai contratti di lavoro italiani; pretendete che siano rispettate tutte le regole del lavoro; e quando vedete qualcuno che non le rispetta, ribellatevi, organizzatevi, lottate contro di lui con tutte le vostre forze. Dovete sapere che i nostri comuni sopraffattori approfittano della vostra indigenza per sfruttarvi e arricchirsi sulle vostre spalle, come hanno già fatto con noi; e poi dicono ai disoccupati italiani che voi gli rubate il lavoro, per creare inimicizia tra i poveri, e questo non deve più accadere. Lo sappiamo che molti italiani subiscono queste stesse prepotenze senza muovere un dito; ma dovete capire che molti di noi, soprattutto i più bisognosi, sono stati derubati anche della loro dignità, e non sanno più dove trovarne una. Ma ve ne sono anche altri che l'hanno preservata e non si piegano e lottano; lottate con loro. Anche voi avete già dimostrato di averla ancora, e di saperla difendere, la dignità. Vi abbiamo visto in azione contro le nostre mafie, che volevano sottomettervi e imporvi le loro sporche regole; ma voi avete saputo reagire con grande dignità e determinazione, mentre molti nostri connazionali abbassano tristemente la testa davanti a loro, da lungo tempo, e non trovano di meglio che rifugiarsi in un silenzio omertoso (che forse è meno grave della complicità, ma certo è un po' più vigliacco).

Una seconda questione a cui dovreste prestare la massima attenzione è quella di rispettare, voi, le nostre leggi. Potrà sembrarvi quasi una pretesa, visto che molti italiani non lo fanno, e magari si arricchiscono proprio non rispettandole. Ma sono proprio loro che bisogna combattere; e allora, non possiamo comportarci come loro. Noi le regole vogliamo rispettarle e farle rispettare, invece; e quando non ci piacciono, vogliamo combattere per cambiarle; oppure scegliamo di andarcene in un altro posto. E non basta che le rispettiate voi, e noi, individualmente; dovreste, dovremmo, anche fare in modo che le rispettino i vostri e i nostri concittadini. Se ci capitasse di vedere qualcuno operare contro le leggi, dovremmo, noi e voi, intervenire tempestivamente per fargli cambiare idea, con i buoni argomenti oppure denunciandolo alle autorità: non consentiamo che il suo cattivo comportamento comprometta la nostra onorabilità.antirazzismocattivo 350 260
(Vorremmo anche aggiungere, tra parentesi e senza presunzione nei vostri confronti, che rispettare le nostre leggi - ovviamente non tutte perfette e facilmente rispettabili, molte da cambiare - può aggiungere qualcosa al vostro spirito. I nostri antichi antenati, i Romani, sul diritto si sono dati molto da fare, e in tempi moderni il loro grande ingegno nel fare le leggi ha arricchito l'intero mondo occidentale e non solo. È un onore essere coinvolti, per voi e per noi, in una cultura tanto antica e di così gran valore.)
Come avrete notato, abbiamo parlato prima del vostro diritto a vedere rispettate le leggi, poi del vostro dovere di rispettarle. State certi che molti di quei signori di cui parlavamo prima s'inalbereranno di fronte a questa nostra scelta. “Prima il diritto, poi il dovere?”, ci chiederanno arcigni. Sì, gli risponderemo noi, perché se mettessimo il diritto per secondo, i doveri diventerebbero ordini: i loro; e allora vorrebbe dire che la nostra libertà sarebbe già perduta, che sarebbe già perduta la nostra dignità. Ma libertà e dignità sono esattamente l'obiettivo della nostra lotta, quindi...
Comunque, nonostante l'ordine che abbiamo dato ai diritti e i doveri, bisogna sapere che essi non debbono mai essere separati, e che la rivendicazione degli primi deve sempre essere associata all'assunzione di responsabilità relativa ai secondi. Non perché ce lo imponga qualcuno, ma per nostra libera e consapevole scelta.

Un'altra cosa che potreste fare per farci uscire da questa insopportabile situazione, sarebbe imparare davvero la nostra lingua. Non ve lo diciamo, come fanno quelli di cui parlavamo prima, con l'intenzione di scacciarvi dal nostro Paese, ma al contrario proprio per invitarvi a restare e a vivervi nel miglior modo possibile. Molti italiani non la usano, la lingua italiana, e altri non la conoscono proprio; ma l'italiano è una lingua antichissima e bellissima, molto ricca ed eloquente. Siamo sicuri che imparandola ve ne innamorereste e vi sentireste immediatamente più ricchi di prima. Vi sono molte istituzioni e associazioni, anche qui da noi in Ciociaria, che organizzano corsi di lingua per i migranti; cercatele e partecipate, magari riuscirete a coinvolgere anche qualche italiano. Se poi, una volta imparata la nostra lingua, vorrete anche insegnarla ai parenti e agli amici che avete lasciato a casa, ve ne saremmo immensamente grati; forse anche loro.

Cari amici migranti, siete venuti col cappello in mano, e noi vi ringraziamo di non essere venuti coi forconi. Ma adesso riponetelo, il cappello; cercate di aiutarci a combattere i sopraffattori e a costruire una comunità che ci accolga e raccolga tutti. Potreste riuscirci, voi che continuate a chiamarvi fratelli.
In amicizia.

Frosinone 8 gennaio 2017

 

 
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L'ANPI vs l'infame reazione degli abitanti di Gorino

anpi BANDIERA 350 260ANPI. Comitato provinciale di Frosinone - Che la confusione regni ormai sovrana in Italia è cosa nota, e ne paghiamo il prezzo con il pressappochismo politico e amministrativo, con l’illusione di troppi uomini di potere e cittadini (?) che non contano nulla, con il susseguirsi irrefrenabile di frasi ad effetto da bar sport di provincia senza alcuna attinenza alla realtà pronunciate da gente che avrebbe il dovere di ricordare la propria responsabilità e con la rinuncia al carattere di cittadini da parte di milioni di italiani ormai rassegnati o compiaciuti del mercato che li disumanizza.
La scemenza proferita nel solco dell’eccitazione, (unica attività cerebrale che caratterizza molti leghisti) da un consigliere comunale della lega nord di Ferrara, eccitazione che gli ha consentito di accostare nientemeno che la Resistenza (con la R maiuscola) alla vergognosa ed infame reazione degli abitanti di Gorino contro dodici donne e otto bambini profughi dalla Nigeria, Costa D’Avorio e Nuova Guinea che altrimenti, complici il prefetto e gli amministratori locali, avrebbero certamente invaso e saccheggiato il loro ridente villaggio di pescatori, ne è un esempio, per quanto non unico né limitato.
Certo, fossero venute delle belle figliole nere da quei paesi per subire la schiavitù della prostituzione, non avrebbero avuto da ridire molto di più che qualche perbenista mugugno (ma fino alle dieci di sera, che poi si fa un bello strappo all’etichetta e si approfitta dei loro servizi). Almeno, così sembra essere stato finora, non ci risulta che in quelle zone, ormai anch’esse assai diverse dai tempi eroici evocati dallo sprovveduto consigliere, ci siano mai state levate di scudi contro i deportati che lavorano per due soldi nelle stalle, nei campi, e in altre privilegiate attività riservate ormai solo a loro.
Ma quando arrivano queste giovani madri con cuccioli al seguito, certamente avanguardie di orde ben più nutrite e agguerrite, come non reagire? Seicento persone, abitanti di un paese noto solo a loro, devono pur difendersi da un’invasione in massa di ben venti morti di fame, di cui 8 bambini, che se li lasci fare poi crescono pure.
Seriamente: coltivino pure i leghisti il loro odio e la loro meschina disumanità, si facciano paladini delle tutele dei ricchi e urlino la loro cieca ferocia, grati della tolleranza ultraesagerata delle istituzioni della Repubblica antifascista (fino a prossima revisione costituzionale). Si sfoghino, dunque, aizzino la paura, cifra dominante di una società individualista che ha sostituito quella della solidarietà, dove ormai l’accoglienza è buona solo se genera profitto, e su quella paura si illudano di costruire le loro misere fortune elettorali.
Ma lascino in pace la Resistenza, non sporchino chi ha combattuto perché si distruggesse il germe del razzismo che il fascismo aveva così diligentemente piantato e coltivato, con un impegno lungo, costante ed oneroso, degno di miglior causa.

...negate diritti e dignità

E davvero vergognatevi “voi che vivete nelle vostre tiepide case...” e negate il riconoscimento della dignità e dei diritti di uomini e donne non certo perché “stranieri”, che è parola priva di qualsiasi significato almeno da quando esiste la ferrovia, ma perché povero, perché disperato, bisognoso di tutto.
Ma forse stranieri lo sono davvero, non quelle donne e quei piccoli inermi e spaventati al loro seguito; stranieri sembrano coloro che si estraniano dal consorzio civile degli uomini e delle donne, e che si recintano nello loro illusorie riserve di effimero benessere. Certo, qualsiasi cosa si dica in tema di valori e di solidarietà può essere dileggiata come retorica, come buonista, come bellanimismo.
Ma se questa gentaglia che si comporta in questo modo sapesse cosa hanno davvero fatto i loro nonni lì, nei loro paesini della Bassa Padana, quando c’era da accogliere i profughi (tanti, tanti bambini) che venivano dal fronte di Cassino dopo la decimazione della popolazione e la distruzione delle condizioni minime di sopravvivenza della guerra, e se riuscissero a capire quali lacerazioni si portano addosso e dentro quei poveri mucchi di stracci che arrivano oggi (quelli che arrivano!) con le carrette del mare, allora saprebbero che chi li guida in questa inutile e criminale campagna contro i pezzenti, contro i reietti e le vittime sono esattamente l’opposto di quelli che nominano, senza sentire nemmeno il bisogno di vergognarsi. Quelli, i Partigiani e quelli che li hanno preceduti nelle lotte secolari contro la schiavitù di quei territori, dalle risaie alle ferriere, dalle campagne alle fabbriche moderne, lottavano esattamente per obiettivi opposti. Lottavano perché i pezzenti (così erano orgogliosi di farsi chiamare) avessero il loro posto nell’umana dignità, non fossero più guardati come servi o come pericoli, ma come esseri umani.
Ma, oltre ai malvagi e disonesti, c’è fra loro, ed ovunque nel Paese, gente perbene, che si comporta come loro perché ha veramente paura. Sarebbe ora che le istituzioni e le forme della politica, primi fra tutti partiti, sindacati e libere associazioni, si facciano carico di sconfiggerla, questa paura. Escano anch’esse dal silenzio, lascino perdere il parlare sottovoce, da politicamente corretto, e sveglino le coscienze. È l’unica via.

Frosinone, 25/10/2016

 
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Emmanuel e Chimiary, per loro solo odio

Emmanuel e Chimiary 350 260di Nadeia De Gasperis - C’era uno specchio esile ed elegante di luna ieri sera, prima che le nuvole smontassero la scenografia, che veniva voglia di afferrarla e ricamare, con la punta sottile, sogni sulla trama universale.
Chissà quante volte, chi affida la propria speranza al mare, ha avuto solo questa luna da guardare, solo quel mare da sperare.
Ma non c’è da fidarsi di una luna coricata, lo dicono i proverbi, lo capiscono i marinai e lo sanno i poeti. Lo imparano, viaggiando un viaggio disperato di speranza, i migranti. Lo sapevano Emmanuel e Chimiary, che avevano perso a Boko Haram, i rispettivi genitori e una figlia di due anni. Un altro figlio mai nato lo hanno sacrificato al mare, per la violenza subita in Nigeria prima di partire, Chimiary, ha abortito prima di arrivare in Italia. Ma anche quando è furioso e incazzato, “il mare fa ‘o mare” recitava Eduardo De Flippo, e la luna fa la luna. Sono la guerra, e l’odio razziale, a uccidere.
Ognuno si senta responsabile del carico di odio che porta. Anche dove i predicatori seminano odio e violenza, si può scegliere di praticare i campi della pace e dell’accoglienza. Le vite scandite dai tempi del rimuginare vile disprezzo, sono vite sacrificate al nulla, e non meriterebbero neppure una seconda speranza, come quella che avrebbe concesso il giovane Emmanuel se gli fosse stato consentito di donare i suoi organi dopo la sua morte. Ma i due sposi, non hanno potuto coronare il loro sogno nel loro Paese, lo hanno fatto in Italia, con un rito religioso mutuato dal medioevo, ma non civile, perchè non recavano documenti con loro.
L’unica famiglia di Emmanuel era Chimyary, e dunque la legge vieta di vivere a Emmanuel dopo la sua morte, anzi, vieta a un altro uomo di farlo, la parola di Chimiary vale poco di fronte alla legge. “Ama il tuo prossimo come te stesso”, Emmanuel lo avrebbe fatto con tutto il cuore, il fegato e i reni.
Eppure quel canto straziante, che la sposa ha cantato nel dolore, era un canto di sirena che smarrisce il senso, attraversa l’oceano contro la corrente e giunge alla terra a ferro e fuoco che li aveva restituiti tutti interi, sacrificando i loro cari.
Ma non c’è da fidarsi di una luna coricata, lo dicono i proverbi, lo capiscono i marinai e lo sanno i poeti. Lo imparano, viaggiando un viaggio disperato di speranza, i migranti. Perchè a volte, quando la terra e il cielo, a ferro e fuoco restituisce tutti interi, c’è un oceano di attesa da superare, fino alla salvezza. Ma poi la terra che accoglie, ci dovrebbe chiamare “salvi” e invece rigetta nell’odio e nella grettezza. E per questo, e per molto altro vi perseguiti quel canto disperato di sirena. Che a morire in una “terra di salvezza” è lo scherzo più brutto che il destino possa fare. Ma quando i responsabili hanno nome e cognome, li disprezzi quella terra e quel cielo e quel mare.

 
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Schengen rischia di sparire

schengen 350 260di Daniela Mastracci - Come pensare un’Europa senza Schengen? Un’Europa senza Libera Circolazione? Noi che possiamo pensare di prendere un treno internazionale e trovarci a Parigi, a Praga, Varsavia...noi che prenotiamo un biglietto aereo e non ci preoccupiamo del Passaporto. Noi che abbiamo la Carta di identità valida per l’espatrio...ovunque nell’Unione Europea...noi che abbiamo documenti, soldi sufficienti, una casa dove tornare. Noi facciamo un viaggio, che si chiama vacanza. Oppure ok, ci sono condizioni economiche precarie, fortemente precarie, per cui il viaggio lo facciamo alla ricerca di un lavoro. Ce ne andiamo a Londra (bisogna vedere fino a quando però?); ce ne andiamo in Germania...e forse ci resteremo, se avremo trovato lavoro. I cittadini europei possono.
Ma a riprova che ogni cosa umana è fugace nel suo mutare perpetuo, anche Schengen rischia di sparire. Un mutamento che sa di fine. Perché, pur dicendo di provarci, i governi europei non stanno trovando “soluzioni” che possano salvaguardarlo. Anzi! I governi europei scelgono i MURI. Oggi accade al Brennero. Ieri è accaduto al confine tra Grecia e Macedonia. Ieri l’altro è accaduto per, con e dentro la Turchia. E allora oggi la Merkel, ricordandosi che Europa vuol dire Unione, vuol dire Libera Circolazione (fra le altre cose) si esprime contro i Muri austriaci. Vagheggia l’apocalisse dell’Europa. (LA Repubblica, 5-06-2016)
Ma, cara Merkel, l’accordo con la Turchia lo hai fatti tu. E, cara Merkel, sei tu che oggi sembri avallare il Migration Compact all’italiana.
E si perché Renzi lo ha redatto e inviato a Bruxelles già da qualche settimana. Lo chiama all’inglese, perché sembra più europeo (?), ma si tratta di un piano di investimenti. Ma mica a fondo perduto! No. E’ un “do ut des”. E chi deve dare il “des” sono i Paesi Africani da cui i flussi migratori partono, e i paesi cosiddetti “di transito”. Allora per capirci, si tratta di contrattare soldi per avere in cambio, da parte dei Paesi Africani “beneficiati”, controlli fermi, opposti alle migliaia di donne, uomini, bambini, che fuggono via. Bisogna dargli un altolà. Bisogna identificarli, bisogna distinguerli fra “rifugiati” e “migranti economici” (Quasi a dire che i primi hanno diritto, ma i secondi...beh! Che ci possiamo fare? Non ci siamo messi mica ad ampliare le motivazioni alla base del diritto di asilo!!!)
Bisogna attivarsi in accordi con i Paesi di transito perché li rimandino nei Paesi di provenienza. Bisogna che i paesi di provenienza non li facciano uscire. Bisogna attivarsi a livello europeo per contribuire alla “raccolta fondi” necessaria per l’operazione, economica, tutta (1,8 miliardi, a cui aggiungere, ultima trovata di Renzi, altri 500 milioni); attivarsi, tutta l’Unione, per il resettlement (o relocation), insomma i programmi di reinsediamento per quote, distribuite fra i Paesi dell’Unione (ma vi pare si parli di esseri umani?)
Dunque il nostro interessante Migration Compact offre garanzie di “tassi al di sotto di quelli attuali”, con cui accedere a piani di finanziamento e investimenti, ai Paesi Africani che, così, costruirebbero una base strutturale, economica tale da fermare il flusso dei migranti. Questi potrebbero restarsene a casa perché troverebbero condizioni economiche accettabili.
Ma non suona grottesco tutto ciò? Quei paesi sarebbero fagocitati ancor di più nel loro già insanabile debito. Come affrontare altri finanziamenti seppur a “tassi inferiori a quelli attuali”?
E come costruire quando, sarà pur vero che la fame li caratterizza, ma è senz’altro vero che le cause dei flussi sono le guerre, sono la distruzione del patrimonio ambientale, sono la sottrazione di risorse che è ormai secolare; sono i tira e molla che i paesi ricchi fanno a danno di quelli poveri per le loro politiche egemoniche; sono le guerre a tavolino per indirizzare i flussi, ma quelli economici. Si capitalizza tutto. Si calcola tutto. E tutto è diventato niente altro che contabilità. La politica è un gioco finanziario. Tutto interpretato in chiave di costi e benefici. Niente è NO PROFIT. Non lo è mai stato e ora va ad aggravare le condizioni di chi è già sotto scacco per profitti sempre indirizzati altrove, ma prodotti là dove materie prime e forza lavoro sono a bassissimo costo. Sfruttati per ricchi lontani anni luce.
Il Migration Compact suona come l’ennesima prova di equilibrismo tra il dire apertamente che in primis vengono i capitali e la loro protezione, e soltanto poi vengono gli esseri umani. Ora, tale dire e non dire, si nasconde dietro Schengen che sembra però essere strumentalmente usato per i veri scopi di politiche che azzerano l’umanità, che negano solidarietà. Si legge così su Il Sole 24 ore del 15 aprile:
"Confindustrie Nord Est, chiusura Brennero è danno enorme". «L'Europa non ha bisogno di nuove barriere, fisiche e mentali». Lo dichiarano con una nota congiunta, Roberto Zuccato, presidente Confindustria Veneto, Giuseppe Bono, presidente Confindustria Friuli Venezia Giulia, e Stefano Pan, presidente Confindustria Trentino Alto Adige. “Siamo molto preoccupati per le ipotesi che si stanno delineando per affrontare la questione del flusso dei migranti verso l'Austria - affermano i presidenti delle confindustrie del Nord Est - In particolare la chiusura del Brennero comporterebbe un danno enorme per la nostra economia, export e turismo”. “I danni - aggiungono - toccherebbero soprattutto quelle imprese del Nord Est e italiane che lavorano con consegne giornaliere 'just in time' verso i Paesi del nord Europa e che a causa di ritardi di consegna rischierebbero di pagare penali e perdere le commesse”. “La chiusura del Brennero prefigura uno scenario fortemente penalizzante per le nostre esportazioni, così come per il flusso turistico verso le nostre regioni, che potrebbe compromettere una ripresa già di per sé timida”, concludono Zuccato, Bono e Pan”.
Difficile sostenere che, con tale ordine di ragionamento, si tuteli Schengen, piuttosto che gli interessi economici.
Ma ancor peggio, mi pare, le politiche europee negano anche a se stesse che le soluzioni devono essere pensate per il lungo periodo e non solo per l’immediata emergenza. Perché di emergenza non si tratta più. Il mondo è rotondo e i confini non esistono...

L'autrice, Loredana Ferri, vive in Piemonte nei pressi di Ivrea

 
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