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Emmanuel e Chimiary, per loro solo odio

Emmanuel e Chimiary 350 260di Nadeia De Gasperis - C’era uno specchio esile ed elegante di luna ieri sera, prima che le nuvole smontassero la scenografia, che veniva voglia di afferrarla e ricamare, con la punta sottile, sogni sulla trama universale.
Chissà quante volte, chi affida la propria speranza al mare, ha avuto solo questa luna da guardare, solo quel mare da sperare.
Ma non c’è da fidarsi di una luna coricata, lo dicono i proverbi, lo capiscono i marinai e lo sanno i poeti. Lo imparano, viaggiando un viaggio disperato di speranza, i migranti. Lo sapevano Emmanuel e Chimiary, che avevano perso a Boko Haram, i rispettivi genitori e una figlia di due anni. Un altro figlio mai nato lo hanno sacrificato al mare, per la violenza subita in Nigeria prima di partire, Chimiary, ha abortito prima di arrivare in Italia. Ma anche quando è furioso e incazzato, “il mare fa ‘o mare” recitava Eduardo De Flippo, e la luna fa la luna. Sono la guerra, e l’odio razziale, a uccidere.
Ognuno si senta responsabile del carico di odio che porta. Anche dove i predicatori seminano odio e violenza, si può scegliere di praticare i campi della pace e dell’accoglienza. Le vite scandite dai tempi del rimuginare vile disprezzo, sono vite sacrificate al nulla, e non meriterebbero neppure una seconda speranza, come quella che avrebbe concesso il giovane Emmanuel se gli fosse stato consentito di donare i suoi organi dopo la sua morte. Ma i due sposi, non hanno potuto coronare il loro sogno nel loro Paese, lo hanno fatto in Italia, con un rito religioso mutuato dal medioevo, ma non civile, perchè non recavano documenti con loro.
L’unica famiglia di Emmanuel era Chimyary, e dunque la legge vieta di vivere a Emmanuel dopo la sua morte, anzi, vieta a un altro uomo di farlo, la parola di Chimiary vale poco di fronte alla legge. “Ama il tuo prossimo come te stesso”, Emmanuel lo avrebbe fatto con tutto il cuore, il fegato e i reni.
Eppure quel canto straziante, che la sposa ha cantato nel dolore, era un canto di sirena che smarrisce il senso, attraversa l’oceano contro la corrente e giunge alla terra a ferro e fuoco che li aveva restituiti tutti interi, sacrificando i loro cari.
Ma non c’è da fidarsi di una luna coricata, lo dicono i proverbi, lo capiscono i marinai e lo sanno i poeti. Lo imparano, viaggiando un viaggio disperato di speranza, i migranti. Perchè a volte, quando la terra e il cielo, a ferro e fuoco restituisce tutti interi, c’è un oceano di attesa da superare, fino alla salvezza. Ma poi la terra che accoglie, ci dovrebbe chiamare “salvi” e invece rigetta nell’odio e nella grettezza. E per questo, e per molto altro vi perseguiti quel canto disperato di sirena. Che a morire in una “terra di salvezza” è lo scherzo più brutto che il destino possa fare. Ma quando i responsabili hanno nome e cognome, li disprezzi quella terra e quel cielo e quel mare.

 
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Schengen rischia di sparire

schengen 350 260di Daniela Mastracci - Come pensare un’Europa senza Schengen? Un’Europa senza Libera Circolazione? Noi che possiamo pensare di prendere un treno internazionale e trovarci a Parigi, a Praga, Varsavia...noi che prenotiamo un biglietto aereo e non ci preoccupiamo del Passaporto. Noi che abbiamo la Carta di identità valida per l’espatrio...ovunque nell’Unione Europea...noi che abbiamo documenti, soldi sufficienti, una casa dove tornare. Noi facciamo un viaggio, che si chiama vacanza. Oppure ok, ci sono condizioni economiche precarie, fortemente precarie, per cui il viaggio lo facciamo alla ricerca di un lavoro. Ce ne andiamo a Londra (bisogna vedere fino a quando però?); ce ne andiamo in Germania...e forse ci resteremo, se avremo trovato lavoro. I cittadini europei possono.
Ma a riprova che ogni cosa umana è fugace nel suo mutare perpetuo, anche Schengen rischia di sparire. Un mutamento che sa di fine. Perché, pur dicendo di provarci, i governi europei non stanno trovando “soluzioni” che possano salvaguardarlo. Anzi! I governi europei scelgono i MURI. Oggi accade al Brennero. Ieri è accaduto al confine tra Grecia e Macedonia. Ieri l’altro è accaduto per, con e dentro la Turchia. E allora oggi la Merkel, ricordandosi che Europa vuol dire Unione, vuol dire Libera Circolazione (fra le altre cose) si esprime contro i Muri austriaci. Vagheggia l’apocalisse dell’Europa. (LA Repubblica, 5-06-2016)
Ma, cara Merkel, l’accordo con la Turchia lo hai fatti tu. E, cara Merkel, sei tu che oggi sembri avallare il Migration Compact all’italiana.
E si perché Renzi lo ha redatto e inviato a Bruxelles già da qualche settimana. Lo chiama all’inglese, perché sembra più europeo (?), ma si tratta di un piano di investimenti. Ma mica a fondo perduto! No. E’ un “do ut des”. E chi deve dare il “des” sono i Paesi Africani da cui i flussi migratori partono, e i paesi cosiddetti “di transito”. Allora per capirci, si tratta di contrattare soldi per avere in cambio, da parte dei Paesi Africani “beneficiati”, controlli fermi, opposti alle migliaia di donne, uomini, bambini, che fuggono via. Bisogna dargli un altolà. Bisogna identificarli, bisogna distinguerli fra “rifugiati” e “migranti economici” (Quasi a dire che i primi hanno diritto, ma i secondi...beh! Che ci possiamo fare? Non ci siamo messi mica ad ampliare le motivazioni alla base del diritto di asilo!!!)
Bisogna attivarsi in accordi con i Paesi di transito perché li rimandino nei Paesi di provenienza. Bisogna che i paesi di provenienza non li facciano uscire. Bisogna attivarsi a livello europeo per contribuire alla “raccolta fondi” necessaria per l’operazione, economica, tutta (1,8 miliardi, a cui aggiungere, ultima trovata di Renzi, altri 500 milioni); attivarsi, tutta l’Unione, per il resettlement (o relocation), insomma i programmi di reinsediamento per quote, distribuite fra i Paesi dell’Unione (ma vi pare si parli di esseri umani?)
Dunque il nostro interessante Migration Compact offre garanzie di “tassi al di sotto di quelli attuali”, con cui accedere a piani di finanziamento e investimenti, ai Paesi Africani che, così, costruirebbero una base strutturale, economica tale da fermare il flusso dei migranti. Questi potrebbero restarsene a casa perché troverebbero condizioni economiche accettabili.
Ma non suona grottesco tutto ciò? Quei paesi sarebbero fagocitati ancor di più nel loro già insanabile debito. Come affrontare altri finanziamenti seppur a “tassi inferiori a quelli attuali”?
E come costruire quando, sarà pur vero che la fame li caratterizza, ma è senz’altro vero che le cause dei flussi sono le guerre, sono la distruzione del patrimonio ambientale, sono la sottrazione di risorse che è ormai secolare; sono i tira e molla che i paesi ricchi fanno a danno di quelli poveri per le loro politiche egemoniche; sono le guerre a tavolino per indirizzare i flussi, ma quelli economici. Si capitalizza tutto. Si calcola tutto. E tutto è diventato niente altro che contabilità. La politica è un gioco finanziario. Tutto interpretato in chiave di costi e benefici. Niente è NO PROFIT. Non lo è mai stato e ora va ad aggravare le condizioni di chi è già sotto scacco per profitti sempre indirizzati altrove, ma prodotti là dove materie prime e forza lavoro sono a bassissimo costo. Sfruttati per ricchi lontani anni luce.
Il Migration Compact suona come l’ennesima prova di equilibrismo tra il dire apertamente che in primis vengono i capitali e la loro protezione, e soltanto poi vengono gli esseri umani. Ora, tale dire e non dire, si nasconde dietro Schengen che sembra però essere strumentalmente usato per i veri scopi di politiche che azzerano l’umanità, che negano solidarietà. Si legge così su Il Sole 24 ore del 15 aprile:
"Confindustrie Nord Est, chiusura Brennero è danno enorme". «L'Europa non ha bisogno di nuove barriere, fisiche e mentali». Lo dichiarano con una nota congiunta, Roberto Zuccato, presidente Confindustria Veneto, Giuseppe Bono, presidente Confindustria Friuli Venezia Giulia, e Stefano Pan, presidente Confindustria Trentino Alto Adige. “Siamo molto preoccupati per le ipotesi che si stanno delineando per affrontare la questione del flusso dei migranti verso l'Austria - affermano i presidenti delle confindustrie del Nord Est - In particolare la chiusura del Brennero comporterebbe un danno enorme per la nostra economia, export e turismo”. “I danni - aggiungono - toccherebbero soprattutto quelle imprese del Nord Est e italiane che lavorano con consegne giornaliere 'just in time' verso i Paesi del nord Europa e che a causa di ritardi di consegna rischierebbero di pagare penali e perdere le commesse”. “La chiusura del Brennero prefigura uno scenario fortemente penalizzante per le nostre esportazioni, così come per il flusso turistico verso le nostre regioni, che potrebbe compromettere una ripresa già di per sé timida”, concludono Zuccato, Bono e Pan”.
Difficile sostenere che, con tale ordine di ragionamento, si tuteli Schengen, piuttosto che gli interessi economici.
Ma ancor peggio, mi pare, le politiche europee negano anche a se stesse che le soluzioni devono essere pensate per il lungo periodo e non solo per l’immediata emergenza. Perché di emergenza non si tratta più. Il mondo è rotondo e i confini non esistono...

L'autrice, Loredana Ferri, vive in Piemonte nei pressi di Ivrea

 
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Assiderati per soccorsi inadeguati

crisis mehrdad zaeri 350di Nadeia de Gasperis - Fai dieci passi indietro, senza passare dal foglio di via. Il nostro paese ha deciso che sia più facile non accogliere piuttosto che respingere. Questo è il processo retrogrado del moto di rivoluzione del bel paese, che inventa nuove strategie per risparmiare sulla vita degli ALTRI.
29 migranti muoiono assiderati, ma non è la calamità naturale a uccidere, piuttosto il congelamento di alcune pratiche che avrebbero reso possibile il salvataggio della vita di questi uomini, che alla deriva nelle acque libiche sono stati soccorsi nel canale di Sicilia dalla Guardia Costiera con gommoni e motovedette, piuttosto che con navi militari. Le condizioni proibitive del mare, forza 8, con onde alte anche fino a nove metri , hanno reso particolarmente difficile il salvataggio, rallentando il rientro a Lampedusa.
Così siamo tornati a prima di "Mare Nostrum", l'operazione avviata dal governo il 18 ottobre 2013 e che è terminata il 1 novembre (mai giorno fu più azzeccato), sostituita dall'operazione "Triton" l'iniziativa di controllo alla quale partecipano 20 Paesi europei.
Una nuova missione decisamente più contenuta in termini di costi e mezzi impiegati, ma che è stata finanziata dall'Unione europea con 2,9 milioni di euro al mese per tutto il 2014: parliamo di circa due terzi in meno rispetto ai fondi destinati a Mare Nostrum, che ammontavano a 9,5 milioni.
Nel nostro paese, che una p maiuscola se la deve riconquistare a colpi di maiuscole gesta, si celebra un lutto cittadino per un paradosso che ha vista respinta l'accoglienza con l'atto più crudele ed estremo. Si celebra un lutto come si festeggiasse l'epifania di una attesa, nel giorno in cui la speranza viene sacrificata alla ferocia.
Ancora una volta hanno spezzato le reni a un sogno di salvezza, a colpi di frusta, pochi passi prima che trovasse approdo. Un sogno all'ultimo stadio, perchè i sogni compiono viaggi all'inverso, maturano prima di venire alla luce con un vagito di riscatto, sulla terra che li partorisce, dandoli alla vita una seconda volta.
Esistenze, resistenze, squalificate proprio a un passo dal traguardo, che le avrebbe viste qualificarsi a una seconda possibilità, che avrebbe gioito per l'assegnazione di un qualsiasi posto al mondo, purchè lontano da quello che assiste alla morte e alla devastazione. Vite aggrappate alla speranza nella nostra terra da averne già un po' sotto le unghie, mentre noi ce ne sporchiamo ancora una volta le mani, rifiutandole.
Ogni volta che si consuma un atto tanto atroce a danno di un solo uomo, ogni volta che si consumi un atto tanto atroce per opera di un solo uomo, si consuma un pezzo di quella miccia che vedrà l'implosione di questo paese a buco nero del mondo.

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Tanti artisti migranti ma non restano nell'mmaginario collettivo

daFausta giovani immigratida Fausta L'Insognata Dumano - Che viaggio incredibile sto facendo per cercare di narrare questa città di Frosinone, questo puzzle di voci migranti! Ancora una volta è l'arte, il veicolo che congiunge gli stranieri ......vi ricordate Sherief?? Quel giovane ragazzo egiziano, che nel 2009 arrivò a Frosinone con una borsa di studio per seguire all'accademia il prof di grafica Moussa Abdayam?? (presto parleremo anche del prof).
Sherief,,,,,oggi è il Prof Shorkry Sherief......insegna all' accademia di Alessandria d'Egitto.
Avevo conosciuto Sherief a Frosinone, poiché da subito si era inserito nei gruppi artistici della città, il collettivo Laps e ArtQube.In quel periodo Sherief in provincia è stato molto attivo, vincendo premi ed ottenendo riconoscimenti a Campoli Appennino e a Patrica.
In occasione dei cinquant'anni dell'amicizia tra l'Egitto e l'Italia ha esposto a Roma nella mostra realizzata appunto da artisti italiani ed egiziani.
Sherief conserva un bel ricordo del periodo frusinate, ha sentito il calore e l'ospitalità "delle famiglie", le mamme degli artisti. Nella sua email dall'Egitto manda un caloroso abbraccio a Rocco e Sabina di ArtQube, ma anche alle mamme......E' attraverso la magia dell'arte la sua comunicazione. Ha sentito forte lo spaesamento linguistico, la lingua italiana, difficile, un'ardua impresa, ma tanto affetto l'ha circondato. Sherief oggi in Egitto ha un' intensa attività artistica, un impegnato calendario e tanti progetti...
E' incredibile il numero di artisti migranti, che attraversano questa città......ed è nello stesso tempo incredibile come questa presenza vasta non entri nell'immaginario collettivo.

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