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Il mostro storico del «rovescismo» unisce il Pd e Orbán

  • Pubblicato in UE

vergogna 460 minParlamento Ue. La risoluzione che equipara nazifascismo e comunismo, approvata a larghissima maggioranza grazie anche ai voti di popolari e "socialisti", con temerario sprezzo della verità attribuisce paritariamente la responsabilità della Seconda Guerra mondiale alla Germania di Hitler e alla Russia sovietica

di Angelo d'Orsi da ilmanifesto.it - La risoluzione del Parlamento europeo, fondata sulla equiparazione tra nazifascismo e comunismo, rappresenta insieme un mostro storico e una bestialità politica. Ma è anche una clamorosa conferma della superfluità “esistenziale” di questo organismo.

Se davvero si vuole una Europa unita, e se la si vuole come si dovrebbe, rifare a fundamentis, il Parlamento europeo sarà semplicemente da eliminare. Un gruppo di signori, godenti di privilegi, che hanno poco o nulla da fare nella vita, sono riusciti a formulare un testo basato su un modesto imparaticcio scolastico, senza capo né coda, un documento lunghissimo, farcito di premesse, di riferimenti interni alla legislazione eurounitaria, ma ahinoi, purtroppo, anche con una serie di ragguagli che pretendono di essere storici, ma sono un esempio di revisionismo ideologico all’ennesima potenza: insomma, il mai abbastanza vituperato «rovescismo», fase suprema del revisionismo, ed è il frutto finale di un lungo lavorio culturale, che dalle accademie è trapassato nel dibattito pubblico, tra giornalismo e politica professionistica.

Il rovescismo riesce a produrre esiti a cui il revisionismo tradizionale non ha avuto il coraggio di spingersi: questo documento è un esempio preclaro di questi esiti.

La linea di fondo, che il rovescismo ha raggiunto, e di cui in Italia abbiamo avuto numerose manifestazioni, è il rovesciamento della verità storica, sulla base di un equivoco parallelismo, che ha illustri precedenti nella filosofia politica, tra fascismo e comunismo, tra fascismo e antifascismo, tra partigiani e repubblichini (per concentrarsi sul nostro Paese): e questo sulla base della nefasta teoria delle memorie condivise, nel documento “europeo” riproposta al singolare, come fonte della “identità” del Continente, a cui l’organo legislativo di una sua parte, sebbene numerosa, pretende di sovrapporsi. L’Unione europea, sarà opportuno ricordare, non è l’Europa, e il Parlamento della Ue non esprime sentimenti, pensieri, sensibilità e, aggiungo, volontà, di alcune centinaia di milioni di cittadini e cittadine dei 27 Stati aderenti.

Ciò detto, la risoluzione, con temerario sprezzo della verità, attribuisce paritariamente la responsabilità della Seconda Guerra mondiale alla Germania nazista e alla Russia sovietica, e in particolare sarebbe la «conseguenza immediata» del Patto Ribbentrov-Molotov, e avendo sottolineato, di nuovo con un esempio di grottesca violenza alla realtà fattuale, che l’istanza unitaria nel Vecchio Continente nasce come risposta alla «tirannia nazista» e «all’espansione dei regimi totalitari e antidemocratici», si richiama alla legislazione di alcuni Paesi membri, che ha già provveduto a «vietare le ideologie comuniste e naziste», e invita gli Stati dell’Ue a prenderli ad esempio.

Curiosamente il documento di questi nuovi analfabeti della storia, usa l’espressione «revisionismo storico» per riferirsi esclusivamente al nazismo, e al progetto genocidario insito in esso, e presenta la posizione a cui si ispira come corretta e indubitabile, al punto da pretendere di diventare legge. E la proposta cui giunge questo mirabile esempio di menzogna storica, e insieme di miseria politica e di bassezza morale, quale è mai? La sollecitazione agli Stati membri a provvedere a condannare i «crimini dei regimi totalitari comunisti e dal regime nazista», e di conseguenza a «formulare una valutazione chiara», che traduca praticamente questa raccomandazione. Ossia, evitare la diffusione e la presenza e la circolazione nei relativi Paesi di ideologie e simboli che richiamino nazismo e comunismo.

Insomma, è una Europa polonizzata e magiarizzata e ucrainizzata: l’Europa che dimentica il ruolo fondamentale della Russia, a cui viene sì attribuito l’etichetta di Paese martire, ma non certo quello, confermato da ogni ricerca storica, di barriera al nazifascismo. E il documento, che pare ispirato direttamente da tedeschi polacchi e ungheresi, si apre a parole di dolce accoglienza nel seno della famiglia dell’Europa “democratica” dei Paesi liberatisi dal giogo sovietico. E, incredibilmente, si precisa: «adesione all’Ue e alla Nato», con una inaccettabile confusione di europeismo e atlantismo.

Ebbene, questo documento è stato approvato con i voti della destra di Orbán e soci, ma anche dei popolari e dei “socialisti”, ivi compresi gli esponenti del Pd. Che con questo atto ha segnato la sua definitiva fuoruscita dal campo della sinistra internazionale, ma altresì dal campo della decenza e della dignità.

 

EDIZIONE DEL 22.09.2019

 

La Risoluzione UE. Il testo integrale da leggere 

Files:
Nazisti e comunisti pari son, secondo a UE
(0 voti)
Data 2019-09-23 Dimensioni del File 133.48 KB Download 5 Scarica

 

 

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Quando il mostro è papà

Latina tragedia Capasso daGoogle 350 260 mindi Arianna Rossi - La prima volta che ho visto il papà litigare con la mamma avevo cinque anni, stavo dormendo ma alcuni rumori provenienti dal salotto di casa mi svegliarono, mi alzai e cercai di andare verso il luogo da cui provenivano quei suoni e vidi che la luce delle lampade illuminava mamma e papà.
Erano in piedi l’uno di fronte all’altra, mamma muoveva le mani nervosamente mentre papà urlava, le voci si confondevano, non capivo bene cosa dicessero, parlavano di qualcosa che papà aveva fatto. Ad un certo punto ho sentito il mio nome e mamma ha indicato la mia stanza. Avevo paura di essere scoperta così tornai silenziosamente a letto, chiusi gli occhi e mi tappai le orecchie con le mani per non sentire le loro urla.

Il giorno dopo tornando a casa da scuola ho inciampato in due grosse valigie, papà si stava mettendo il giubbotto, io indossavo quello rosa che mi aveva regalato lui a Natale, lo zaino delle Winx sulle spalle, mi ha fatto una carezza e probabilmente parlava mentre mi guardava negli occhi ma all’improvviso le mie orecchie avevano smesso di sentire. Dopo quella volta papà non è più tornato a casa, non mangiava con noi e non dormiva nemmeno con la mamma, mi mancava ma la mamma sorrideva di nuovo, era tanto tempo che non lo faceva.

Io continuavo a vedere papà ma quell’uomo non era più il mio papà, quando andavamo al cinema non mi comprava più i pop corn, non mi teneva più la mano mentre passeggiavamo, non mi spingeva più sull’altalena e a cena passava tutto il tempo al telefono urlando contro non so chi; era strano perché ogni volta che tornavo a casa trovavo la mamma a piangere vicino alla finestra.
Il suo telefono non faceva che squillare ma lei non rispondeva mai, lo prendeva in mano, guardava il display e lo posava sul tavolo della cucina accanto al cesto della frutta, la sua suoneria è stata l’unico suono che ha abitato la casa per molti giorni.

Un pomeriggio mamma mi ha portato in cameretta e messo i cartoni animati alla tv, mi ha chiesto di restare lì e non uscire per nessun motivo poi ha chiuso la porta. Rimasi sola per molto tempo e ad un certo punto uscii perché dovevo fare la pipì ma in bagno trovai la mamma che si tamponava il naso con l’asciugamano, aveva le labbra rosse e il lavandino era tutto sporco, si voltò a guardarmi e aveva un occhio più grande di un altro, chiuso e tutto nero.
Dopo quel giorno non ho più visto papà, la mamma stava meglio ed io ho dimenticato tutto come se lo avessi sognato e svegliandomi non lo ricordassi più.
Una mattina mentre dormivo ho sentito tre colpi forti, ho pensato che la mamma mi stesse facendo la torta al cioccolato per colazione e le fossero cadute le uova per terra, contenta scesi dal letto, misi le ciabattine di Minnie e andai in cucina ma arrivata in salotto vidi la mamma stesa sul pavimento, i suoi bei capelli biondi erano sporchi di uno strado liquido rosso, era dello stesso colore di quello che aveva sporcato il lavandino giorni prima, aveva gli occhi aperti che mi fissavano. Papà era sul divano, aveva la testa tra le mani, piangeva, c’era la sua pistola accanto a lui, la riconobbi subito perché mi ci aveva fatto giocare qualche volta quando tornava a casa da lavoro. “Papà”, ha alzato lo sguardo, si è alzato, è venuto verso di me e mi ha presa in braccio, mi ha messa a letto, rimboccato le coperte e mentre mi accarezzava la testa mi diceva: “Chiudi gli occhi, vedrai che quando li riaprirai, sarai in un luogo molto più bello di questo”, “Ti voglio bene papà” e mi addormentai.

Non ho più riaperto gli occhi, non ho mai visitato il luogo di cui papà mi aveva parlato ma mi sono trovata in un altro posto, in un’altra casa, indossavo le ciabattine di Minnie, c’era la mamma e c’era il papà però non litigavano più…

 
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Il “Mostro” di via Anime Sante a Ceccano

Ceccano ospedale mai costruito 350 260di Angelino Loffredi - Il “Mostro” di via Anime Sante, quello che avrebbe dovuto essere il Nuovo Ospedale di Ceccano, sembra avere i giorni contati. Questa è la notizia che riceviamo da fonti attendibili. Attorno a me avverto qualche sospiro di sollievo ed anche qualche soddisfazione.
Io invece mi limito a scrivere: non è tutto oro quello che luccica.
Proverò a spiegare il perché di tanta prudenza. Quel manufatto nero e decrepito, saccheggiato, circondato da rovi e cespugli, pessimo biglietto da visita della nostra città fa brutta mostra di se da circa 46 anni. Ha una storia complessa e particolare che sintetizzo in qualche rigo. Durante la campagna elettorale del giugno 1970 presso l’ingresso del vecchio ospedale di via Roma, ne venne presentato un plastico dai connotati avveniristici, con tanto di eliporto.
Il 21 novembre del 1971 con una solenne cerimonia venne posta la prima pietra. C’erano tante persone felici e speranzose ma il Commissario prefettizio dell’Ente Ospedaliero “dimenticò” di invitare il vice sindaco Aldo Papetti e i consiglieri provinciali Pinetto Bonanni e Angelino Loffredi. Sin dall’inizio l’esclusione dei rappresentanti degli Enti locali si presentò dunque come un modo di agire, un metodo che a lungo andare avrebbe portato alla mala gestione. Per dieci anni si assistette a 7 perizie di variante con notevole lievitazione dei prezzi, alla rotazione di 4 appaltatori, a presenze mafiose (Perelli/Cuntrera) e a qualche arresto. Alla fine vennero dilapidati circa 750 milioni di lire ma in nessuna fase venne coinvolto il Consiglio Comunale.
Chi vuol saperne di più può cliccare sul link https://www.unoetre.it/radici/storia-provinciale-e-locale/item/4317-racconto-di-una-grande-truffa-a-danno-di-ceccano.html

Torniamo all’oggi: dopo 37 anni dall’ultima deliberazione della USL FR5 attraverso la quale si approvava una perizia di variante pari a 8 miliardi, mai resa esecutiva, perché non finanziata, ora il Commissario ASL Macchitella delibera l’abbattimento di 56.452 metri cubi del manufatto esistente e l’edificazione di una struttura bimodulare di 10.638 metri quadrati per realizzare una REMS di 40 posti. Con un complicato appalto finanziato non dalla Regione ma dal Governo pari a 6 milioni e 200 mila euro.
Cosa non mi convince ? Che una sola persona decida escludendo da ogni minimo confronto il Consiglio Comunale di Ceccano. E’ vero che la legge 502/92 lo permette ma nessuna legge vieta che in casi cosi importati riguardati il territorio ci sia un passaggio illustrativo e consultivo nel Consiglio Comunale cittadino.

E’ vero che sostenere l’eliminazione del Mostro può essere “popolare “ ma io chiedo qualcosa in più e spesso dimenticato. Una discussione e una indicazione in Consiglio Comunale di utilizzo di locali e superfici esistenti (Padiglione Mosconi) nel S. Maria della Pietà. Ambienti che non bisogna abbattere perché già sistemati e predisposti, attraverso limitati aggiustamenti, al buon uso e alle necessarie destinazione.
Escludere il Consiglio Comunale da ogni ipotesi di indirizzo e di controllo è un ritorno all’indietro. Vuol dire permettere al Commissario Macchitella di agire da corpo separato rispetto alla volontà di una assemblea eletta dai cittadini.
Non accetto questo metodo ma non mi piacciono nemmeno, a tale proposito, i silenzi del Sindaco e dei Consiglieri Comunali che vorrei, al contrario, attivi, propositivi, incalzanti attorno ad un tema, quello della programmazione sanitaria, importantissimo.

 
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Un mostro alla Provincia, un Frankenstein della politica

Possibile logo 350 260del Coordinamento Comitati Possibile Provincia di Frosinone - Bisogna venire a Frosinone per osservare da vicino Frankenstein.
La povera Mary Shelley fosse vissuta due secoli dopo, anziché ricorrere alla sua immaginazione, si sarebbe potuta ispirare alla politica di Frosinone per scrivere il suo capolavoro. Formidabile nel ruolo del dottor Victor Frankenstein il Partito Democratico che ha sapientemente utilizzato Area Popolare e Sinistra Italiana per fare la sua mostruosa “creatura” alla Amministrazione Provinciale.
L’illusione di pensare che possano essere legati i destini della Amministrazione Provinciale stessa con quello della macchinosa candidatura del PD (?) al Comune di Frosinone, ha portato a spianare e a farsi spianare qualsiasi differenza di visione di un territorio.
La politica avrebbe dovuto consigliare di fare altro, di utilizzare la grande intuizione di “A Difesa del Territorio” come avamposto di una fase nuova a Palazzo Iacobucci. Il mondo non è immobile neanche in Ciociaria, va fatta la fatica di non sentirsi costretti ad accontentarsi di quello che c’è. Quel dato ottenuto superiore al 13%, ma soprattutto quel seggio, a cui tutte le esperienze progressiste, ecologiste, civiche e persino associative avrebbero guardato con fiducia e speranza per portare le proprie istanze in un ente che governa alcune importanti funzioni di una area vasta come la nostra provincia, ha deciso diversamente. In una sorta di fame chimica, Sinistra Italiana, ha deciso di rafforzare, anzi di andare ad abbracciare una maggioranza che già era autosufficiente. Il Partito Democratico, che aveva indurito la sua nuova anima sostituendo l’Avvocato Cinelli con Massimiliano Mignanelli, proveniente dalle fila di centro destra del risentito Alfredo Pallone, oggi avrebbe 6 consiglieri provinciali + il Presidente Pompeo su 13. Per non sbagliare, e non urtare ulteriormente la sensibilità di nessuno, a questa maggioranza si era aggiunto anche il confermatissimo vice presidente Amata della Area Popolare arrivata quarta: alla faccia della discontinuità politica con il biennio precedente.
Non si doveva lasciare l’opposizione a Forza Italia, che però spesso al PD e ad Area Popolare è stata utile nella infinita serie di nomine di enti intermedi che hanno infestato questa provincia, e che ogni tanto finiscono con la procura che suona ai campanelli una mattina.
Noi di Possibile siamo convinti che questa era l’occasione per mostrare ai cittadini singoli ed organizzati che c’era un altro modo di fare l’istituzione in Provincia di Frosinone. Non bisognava deludere soprattutto chi guardava a Sinistra. E invece si è scelto di creare un governo Area Popolare – PD – SI. E non ci si venga a dire che è solo un ente di secondo livello, perché quel 94% di amministratori locali che si sono recati al seggio dimostrano che la “Provincia” è una questione politica sentita. Diventerà seria quando torneranno gli elettori a scegliersi i propri rappresentanti, correggendo la millesima legge strampalata partorita dal governo Renzi.

 
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