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“Noi per Fontana Liri” è un movimento culturale e politico

logo NoiXFontanaliri 350 minContrariamente alle "chiacchiere del paese" ribadiamo che “Noi per Fontana Liri” è un movimento culturale e politico nato per sensibilizzare le persone alle politiche del comune per garantirne la trasparenza nelle scelte. Vogliamo principalmente sottolineare che a tutt'oggi, non siamo schierati con nessuna compagine politica anche se abbiamo avuto degli avvicinamenti, in vista delle prossime elezioni comunali.

In questo momento attendiamo come tutti di conoscere il programma delle diverse liste e poi eventualmente decidere se appoggiarle direttamente, indirettamente o meno. Continuiamo, nel frattempo, a dare voce alle persone che vogliono esporre il proprio pensiero riguardo non solo il cattivo funzionamento strutturale del paese ma anche e soprattutto nel presentare idee e progetti al fine di migliorarne le attività commerciali, culturali e paesaggistiche . Invitiamo pertanto, a chi volesse partecipare, a comunicare con noi o ancor meglio, a entrare a far parte del movimento.

E-mail : F. to Il Coordinatore Loreto Chiarlitti

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Ma c'è vita in Ciociaria fra alleati di governo?

Sala del Consiglio MinistriIn questo autunno, La7Tv ci ha riproposto stralci del film Fahrenheit 11/9. Documentario del 2018 scritto e diretto da Michael Moore che riprende un tema caro al regista: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016, già documentate nella sua precedente pellicola “TrumpLand” per raccontare l’avvio della presidenza di Donald Trump.

 

  1. Sentirsi popolo
  2. Il Governo Conte Due
  3. Al PD bisogna chiedere

Sentirsi popolo

Nel film si parte da un grave e inoppugnabile scandalo, quello della crisi dell'acqua di Flint (città del Michigan negli Stati Uniti), gravemente contaminata dal piombo che provocò una spaventosa diffusione di “Saturnismo”, malattia causata dalla corrosione delle antiquate tubature dell'acqua per colpa del malgoverno di politici senza scrupoli, che hanno messo in grande pericolo la salute di migliaia di bambini del Michigan. Moore si chiede come sia possibile uscire dall'attuale situazione politica e vede una possibile risposta per un riscatto nazionale nei movimenti giovanili sorti in seguito al massacro alla Marjory Stoneman Douglas High School e che rivendicano il controllo delle armi.

Si tratta di due drammatici spunti che tuttavia permettono a Moore di documentare una lunga teoria di iniziative popolari di movimento e partecipazione. Il film infatti si dipana attraverso la rappresentazione di numerosissime interviste ai promotori dei più svariati movimenti, fra di essi ce n’è uno che afferma convintamente “senza individuazione dei disagi e senza l’organizzazione della rivendicazione per superarli non c’è speranza di futuro”.flint acquainquinata nelle case 400 min
Mi scuso per questa lunga premessa introduttiva che mi è sembrata importante per porre una questione costantemente dimenticata e trascurata dai partiti, dagli organi di stampa, insomma dal dibattito corrente che cerca le cause della crisi politica e istituzionale italiana e non solo, dappertutto, meno dalle cause che la generano. Si parla di democrazia interna ai partiti (importantissima), di metodi di comunicazione (molto sofisticati oggi), di simpatia e antipatia dei protagonisti, della spettacolarità delle iniziative, ma mai si domanda di cosa soffre la gente che non si riconosce nelle scelte di chi governa e perché.
L’huffingtonpost.it di qualche giorno titolava «la rabbia non risparmia più nessuno” Taranto, operai totalmente disillusi. Non si fidano di Conte, né di Emiliano. "Dov'è Di Maio, il garante dell'accordo?"».

Vale ancora la constatazione fatta da tanti osservatori una manciata di settimane fa: lo scenario politico è cambiato? E’ diverso dall’imbarbarimento politico sollecitato da.
Ad esempio, l'atteggiamento verso i migranti è in parte cambiato, non vengono più tenuti in ostaggio sulle navi. Il meccanismo è ancora approssimativo e fragile ma forse siamo vicini alla svolta tanto attesa: accoglienza, regole per il flusso dei migranti, nuovo contesto europeo. Conte ha incontrato i sindacati dopo anni di sostanziale ostracismo. È andato in queste ore nell’inferno dell’Ilva, dando un segnale di comportamento nuovo.
Anche con l'Europa il clima è cambiato. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Il Governo Conte Due

La composizione del governo e il suo programma non destano grandi entusiasmi. Anzi è bene guardare ad occhi aperti i difetti e i pericoli della situazione, per evitare di ritrovarci a regalare tra qualche tempo a Salvini una vittoria immeritata. Tuttavia, un conto è vedere con lucidità i limiti del secondo governo Conte, altro è lavorare per logorare la nuova maggioranza.

Oggi la crisi drammatica dell’Ilva è la causa scatenante del manifestarsi di quale sia la fragilità di questa maggioranza di governo (M5S-PD-LEU-ItaliaViva). Una città avvelenata dalle polveri sottili con tre funerali a settimana, spesso di giovani e giovanissimi e 20.000 lavoratori-cittadini che rischiano di perdere il lavoro richiedono una grande capacità di governo, di senso politico, di abnegazione per il bene comune.
E’ chiaro quanto vale l’Ilva? Non solo una città avvelenata, 20.000 posti di lavoro persi e famiglie sul lastrico, ma un colpo mortale al sistema industriale italiano che è prevalentemente manifatturiero e ha bisogno di acciaio. Questo significa l’Ilva oggi.

Come ci stanno i partiti in questa maggioranza? Non bene a osservare l’eccessiva conflittualità. Essa è un danno sicuramente ma non è la causa del male. C’è un variegato mondo insoddisfatto della soluzione di governo (preferiva la Lega al governo?) che sembra avere oggi simpatie per quanti escono dal Pd, vagheggiando alternative, da Calenda a Renzi . La continua inesauribile polemica non è la causa delle difficoltà fra alleati, è la mancata individuazione consapevole del pericolo e delle cause del disagio.Governo conte dimaio franceschini speranza governo pd m5s leu 400 min
Qualche domanda va rivolta al PD: questo partito che sta tentando di mostrarsi serio, può pensare che il suo ruolo sia solo quello di pensare ai conti di bilancio che tuttavia in questa circostanza sono assai importanti? Parlare di aver scongiurato, meno male, una tassa IVA sul nostro groppone di ben 23 miliardi non basta. Si rischia così di apparire, a chi soffre, solo per quelli che hanno buoni rapporti con una UE che poi non sembra molto intenzionata a cambiare. Bene non essere isolati come ci aveva condannato Salvini, ma qui in Italia bisogna trovare soluzioni ai drammi della mancanza di lavoro, di una sanità sempre più privatizzata e perciò costosa e per pochi, quindi, di una mobilità individuale su strade disastrate o pubblica efficiente solo per i ricchi e… se si vuole si può continuare. I costi di vita in questa Italia sono quelli di un paese per i più ricchi e che premia l’egoismo privato. Lo scontro Calenda-Telese non è solo colore da talk show in cui i presenti sono sollecitati a tifare per il liberista. Sono due idee di mondo, che come sanno e possono si scontrano, ma lo scontro è vero.

Il silenzio di questo PD è preoccupante, perché nessuno più lo interpreta come “garbo istituzionale” ma è visto come mancanza di idee e proposte e, soprattutto, lontananza dai cittadini e dai territori. Altro che leader!
Il governo sarà effettivamente capace di andare oltre le buone maniere e di intavolare un dialogo positivo non solo con i sindacati ma con i soggetti sociali in generale? Questo vorrebbe dire introdurre novità sociali rilevanti, nuove priorità dell'azione di governo, impegni forti su investimenti e occupazione, diritti di chi lavora. Bene, ma il PD è capace di stare nella protesta, anzi di promuoverla, non contro il governo, ma per condividere con la gente, il popolo le difficoltà e trovare insieme le possibili soluzioni (vedi il film di Michael Moore vecchie verità riaffermate in forma nuova). Non se ne può più di suggeritori di buone maniere e di fair play o anche solo di corrette metodologie. Sono tutte astrazioni. Il funzionamento della democrazia italiana è decisivo e la partecipazione attiva e costante rappresenta il miglior contrassegno della sua qualità ed efficienza. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Al PD bisogna chiedere

Ma ancora al PD bisogna chiedere: Che fa nei territori? Qui in provincia di Frosinone non c’è segno di vita. Ma quanta inerzia! Non solo del PD.
La destra ciociara è la più condizionata da Casa Pound (Sora, Anagni, Frosinone). C’è solo l’ANPI in campo. Dopo la vergognosa astensione sulla Mozione Segre che ha indignato tutto il mondo, come si può dimenticare che la destra, qui, in questo territorio ha il 57%? Il frusinate è ammalato gravemente di disoccupazione. Diritti del lavoro mortificati o peggio negati e disoccupazione che si cronicizza sono le manifestazioni anticipatrici di ben più gravi difficoltà e rischi che impongono di non minimizzare le minacce autoritarie. La nostra politica locale fatta di partiti che stanno al governo del Paese e della Regione che fa? Luigi Carlini qualche giorno fa con amarezza franca e genuina denunciava: «Ogni territorio in crisi ha il suo parlamentare che tira l'acqua al suo mulino, invece da noi vengono a farsi i selfie. Non è che la "coperta" è sempre corta e il denaro lo mandano alle altre aree di crisi complessa più virtuose, cioè dove politici, sindacato, comuni e tutte le istituzioni fanno squadra per proteggere il proprio territorio e nella nostra area di crisi complessa FROSINONE/RIETI c'è un tale disimpegno che si rischia la chiusura del "rubinetto?» Chi è pronto a impegnarsi per dimostrare il contrario?Provincia Fr 350

La nuova maggioranza di governo quale dialogo ha innescato fra le forze politiche che qui in provincia la rappresentano? Nessun dialogo.
Soltanto ieri un segnale, che non so definire, giunge da un incontro fra due deputati del M5S Luca Frusone e Enrica Segneri e il presidente dell’Asi. Nel comunicato reso pubblico si parla di «Favorire un nuovo modello con al centro la Green economy e la nuova strategia del governo per la realizzazione del green new deal, così come lo sviluppo dell’Economia circolare come traino per il rilancio del Paese sono stati i temi affrontati inizialmente.» Che senso ha discutere di temi politici prioritari fra soggetti non egualmente abilitati a proporre e definire programmi e scelte che appartengono alle forze politiche, ai sindacati ed alle Istituzioni? Fa una brutta impressione questo incontro che si fa interpretare per l’inizio di un “dialogo” con una fetta di partito o meglio fra fette di partiti anziché con l’intero quadro delle forze politiche impegnate nel Governo del Paese. È un incontro privato? Mai visto che rappresentanti di partiti non incontrano i loro omologhi in un quadro di alleanze di governo per affrontare delle “novità”?
Se questi sono argomenti per provare ad affrontare seriamente la crisi, proporre politiche attive per il lavoro perché partiti, sindacati, associazioni attraverso i loro organi rappresentativi non si assumono la responsabilità di svolgere pubblicamente un confronto e dare il via ad un nuovo dialogo fra loro e con i cittadini?
TUTTI, INTORNO AD UN TAVOLO PUBBLICO

 

 

 

 

 

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C'è un movimento di resistenza femminile

EddaBilli 350 260 minNadeia De Gasperis intervista Edda Billi*

 

Ritiene che le giovani donne conoscano abbastanza le lotte condotte dai movimenti femministi per i diritti civili?

Conosco collettivi di donne che lottano come tigri ma penso siano monadi: c'è poco confronto, credo.

 

L’attuale governo ha rimesso in discussione, tra le altre, la legge 194, quanto si è spesa per quella battaglia?

E' dagli anni 70 che lotto perchè allora di aborto si moriva. Ci toccherà ricominciare?

Sembra che nel mondo ci sia un movimento di “resistenza” femminile. Cosa pensa a riguardo?

Si, ci credo profondamente. E si fanno sentire anche se vengono silenziate. Come sempre

Lei ha affermato di aver sempre riconosciuto negli occhi degli uomini una certa propensione al machismo, cosa è cambiato? Gli uomini sono cambiati rispetto alla condizione delle donne?

Purtroppo se li guardi negli occhi tutt'ora vedi una lucina che dice: "io valgo più di te"

 

Stiamo facendo passi indietro o non è più possibile tornare indietro sui diritti acquisiti dagli omosessuali?

Nessun diritto acquisito è per sempre. Bisogna essere vigili.

 

Pensa che l’attuale governo sia da temere o stiamo sopravvalutando le conseguenze della sua politica?

Si, è un governo dal sapore spiacevolmente fascista. Di certo misogino.

 

Quale sarà il futuro della Casa Internazionale delle Donne?

Siamo sotto attacco ma ci stiamo difendendo anche da una sindaca che non "sa" essere la Casa luogo di libertà.

 

Preferisce essere conosciuta più come poetessa o più come attivista politica?

Domanda che molto m'intriga: forse metà e metà.

 

 

*Edda Billi, femminista, scrittrice e poeta, è Presidente deII’AFFI la Federazione di organizzazioni femministe e femminili, che ha promosso insieme al Centro Femminista Separatista la realizzazione della Casa Internazionale delle Donne, il progetto del movimento delle donne di Roma ha origine negli anni dell’occupazione del Governo Vecchio, ma è anche Presidente di Archivia, Biblioteca Archivi Centri Documentazione delle Donne, e raccoglie le produzioni teoriche e pratiche del movimento femminista e lesbico dalla fine degli anni Sessanta.
Fra le protagoniste del neo-femminismo degli anni Settanta, tra le fondatrici del Collettivo romano di Pompeo Magno, meglio conosciuto come Movimento Femminista Romano.

 

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DemocraticaMente, movimento civico di Ferentino, si struttura

Democraticamente 350 260da Maurizio Berretta - DemocraticaMente, movimento civico di Ferentino, si struttura, elegge gli organi interni e presenta il simbolo con cui andra’ alle prossime elezioni comunali.
A fine 2014 nasce costituendosi nel Consiglio comunale di Ferentino, e ponendosi dal primo giorno all’opposizione del governo cittadino, in assise civica e’ rappresentato dalla sua nascita dal Consigliere comunale Maurizio Berretta.
Oggi si struttura, viene nominato coordinatore Cristian Ritirossi, responsabile giovanile Kristian Damiani e segretario organizzativo Maurizio Ciriaci.
Lo spirito che anima il Movimento e’ quello di porsi al servizio della Comunita’ cittadina, di esserne portatore d’istanze. DemocraticaMente sostiene solo chi pone al centro “Ferentino”, per il futuro stringera’ alleanze solo con chi sara’ disposto a sottoscrivere un accordo di programma sulla Citta’.
In questi primi anni, sposa tutte le battaglie sulla salvaguardia dell’ambiente, e’ tra i proponenti delle mozioni e delibere sulle azioni da intraprendere che portano a far ravvedere nel delicato ambito l’attuale giunta Pompeo, di fatto agisce alternando un’opposizione dura che non fa sconti ad azioni propositive che in diversi casi incassano il risultato prefissato.
E’ tra i movimenti, associazioni e partiti che costituisco e sostengono il comitato cittadino sulla sanita’ pubblica per l’ottenimento della Casa della Salute e dei servizi sanitari aggiuntivi.
Unitamente ai partiti e movimenti alleati, blocca la speculazione sul progetto “STU-Paolini” rivisto dall’attuale giunta, si pone contro la “svendita” a privati delle Farmacie comunali, sostiene le azione tese a risolvere il contratto con Acea-Ato5, e sostiene con determinazione l’attuazione di una politica piu’ trasparente e meritocratica sugli affidamenti diretti e gare pubbliche del comune per ditte e professionisti
Diversi sono gli ambiti dove propone azioni risolutive e di programma teso allo sviluppo.
Il movimento pone particolare attenzione alle politiche scolastiche, di rilancio economico ed in particolare al sociale dove non e’ disposto a fare sconti alcuni.
“Siamo un movimento civico per volonta’ espressa, ed il nostro posto sara’ solo ed esclusivamente al fianco dei Cittadini con particolare attenzione alle fasce piu’ deboli”.


Il Coordinatore Cristian Ritirossi Il Consigliere Maurizio Berretta

Comunicato stampa 08 Giugno 2016

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Pensando ad alta voce: Oddio che confusione!!!!

pd crisi 350 260di Tiziano Ziroli - Pensando a voce alta....
A Roma nasce un nuovo movimento politico chiamato "Movimento democratico e progressista". E mi chiedo...e chi sono?...guardo attentamente chi ne farà parte e la maggior parte sono ex esponenti del Partito Democratico, il partito che governa il nostro paese.
Mi dico, fammi andare a leggere cosa dicono...dicono che il loro primo pensiero è l'Articolo 1 della Costituzione.. lo ricordo "L'Italia e una Repubblica democratica fondata sul lavoro"..ma davvero?..Ma davvero hanno detto questo? Non ci posso credere, loro sono i difensori del'Articolo 1 della Costituzione, loro vogliono partire da li'...ma io mi chiedo, sempre a voce alta, e da semplice uomo della strada, ma loro non sono quelli che hanno votato a favore del Jobs Act?..loro non sono quelli che hanno votato a favore della cancellazione dell'articolo 18?..e mi pare proprio di si!!!, ed ora si dicono difensori dell'Articolo 1 della Costituzione, come direbbe toto'..."ma mi faccia il piacere!!".
Mi leggo un po di interviste e mi casca l'occhio sull'intervista di Enrico Rossi, che dice, leggetela: "Noi nasciamo oggi, è una forza aperta - ha detto ancora il governatore della Toscana -. Occorre ricollegare la politica al pensiero, dobbiamo chiamare gli intellettuali. Il nostro è un blocco sociale ampio, che parte dagli umili, ma comprende il ceto medio. Saremo maggioranza". "Ci chiedono quanto prenderemo - ha aggiunto - quello che c'è oggi sui giornali non è poco. Siamo appena nati, ve ne faremo vedere delle belle".

Come si scrolleranno di dosso il contagioso discredito accumulato nel PD?

Nella sua dichiarazione dice che bisogna ricollegare la politica al pensiero....azz e allora sino ad ora come l'hanno fatta politica?, ... loro sono un blocco sociale ampio, che parte dagli ultimi ma comprende il ceto medio...azz un'altra volta, ma se sono stati loro con le loro scellerate scelte politiche a cancellare diritti sociali conquistati con sangue e sudore, e poi mi chiedo... ma loro con gli ultimi ed il ceto medio ci parlano?..o almeno ci hanno parlato?...Bho!!!
Di questo gruppo faranno parte anche gli ex sel , che ora sono anche ex sinistra italiana, ora mi chiedo, in parlamento come si posizioneranno..in maggioranza o all'opposizione?...Da quel che dice Speranza (ex pd) loro saranno in appoggio al governo Gentiloni....lui..e gli ex Sel cosa dicono?
Certo che rileggendo cio' che ho scritto capisco che c'e una gran confusione, ma vi giuro che quello che sta succedendo è davvero una gran confusione. Una confusione politica che non finisce mai.
Questo nuovo gruppo o movimento politico che nasce è una confusione di idee e di persone. Però, sentendoli parlare sono convinti che vogliono ricostruire il centro sinistra...quale, mi domando...quale centro sinistra?...mha!!!.
La cosa che mi lascia stupito, poi, è che loro si arrogano il diritto di dire che saranno e si sentono i rappresentanti degli ultimi e del ceto medio, allora perchè nei loro comizi o convegni non fanno parlare un disoccupato o chi sta subendo inerme questa crisi economica, parlano sempre loro, convinti pure di dire cose giuste,
Ora mi domando, sempre ad alta voce...ma ORA con il Jobs Act, con l'articolo 18, con i voucher che fanno?... li hanno votati in parlamento e ora appoggeranno il referendum della Cgil, che tra l'altro non riguarda l'articolo 18.
Oddio che confusione!!!!!

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Per un movimento plurale e solidale

Assemblea 350 260di Ivano Alteri - Il 13 di maggio, alle ore 17,00, presso l'Amministrazione Provinciale, si terrà un'assemblea di tutte le associazioni della provincia di Frosinone, sorte in questi anni su temi specifici importantissimi per l'esistenza nostra e dei nostri posteri. Abbiamo più volte ripetuto, e anche ascoltato e letto da molti altri in varie occasioni, che stiamo assistendo ad un inedito proliferare di associazioni, come mai si era visto prima in provincia; ma che, spesso, l'azione della singola associazione non riesce a conseguire obiettivi duraturi; e che quindi ci sarebbe bisogno di unire le forze. Questo si pensa e si dice, ma poi non si riesce mai a trovare il modo e il luogo per farlo. Siamo in molti a pensare che ormai sia giunto il momento di aprire e concludere definitivamente (nel giro di qualche ora!) un dibattito sul tema, tra tutti coloro che vorranno starci, tante sono le urgenze che angustiano la nostra provincia. Poi ci sarà bisogno di definire insieme una elaborazione organica e passare immediatamente all'azione collettiva. Forse potrebbe essere, quello del 13, il momento e il luogo dove affrontare, in via definitiva, questo tema dirimente.

Le forze non mancano. Infatti, per fare solo qualche esempio, se noi oggi vediamo degli amministratori locali che si battono, finalmente, per tentare di proteggerci dalle vessazioni di Acea, lo dobbiamo ai comitati, e alle tante persone che vi lavorano dentro, che si sono battuti in questi anni per mettere al centro del dibattito politico i beni comuni. Se vediamo gli stessi amministratori locali rivolgersi con piglio alla Regione Lazio per chiedere di aiutarli a porre mano alla grave situazione occupazionale e sociale della provincia, lo dobbiamo ai lavoratori disoccupati della Vertenza Frusinate, che da diciotto mesi battono il territorio per sensibilizzare amministratori e compagni di sventura. Se siamo a conoscenza delle angherie subite dai lavoratori ex Multiservizi di Frosinone, e se ormai è chiaro che prima o poi si dovrà trovare una soluzione per loro, lo dobbiamo alla tenacia di quelli della Tenda, che da oltre due anni campeggiano davanti al comune, fra mille difficoltà familiari ed esistenziali. Se sulle Terme Romane di De Matthaeis non è ancora sorto l'ennesimo, e inutile, palazzo, lo dobbiamo alle migliaia di cittadini che si sono organizzati, per l'occasione, in difesa di un bene comune come la memoria del lontano passato e a sostegno di una nuova visone della città. Se oggi abbiamo chiari tutti i danni subiti da una pessima gestione del territorio, e chiara la necessità d'intervenire urgentemente, per esempio con una diversa gestione dei rifiuti, lo dobbiamo alle tante associazioni che si sono battute per la Valle del Sacco, in difesa dei fiumi e contro le discariche più o meno legali che appestano la provincia. E gli esempi potrebbero continuare.

Perchè è così difficile costruire l'unità?

Un lavoro straordinario. Ma che ha dato soltanto risultati parziali, che rischiano, per di più, di rivelarsi effimeri, se non forniamo loro la forza necessaria. Forza che le singole parti, però, evidentemente non possono dare; essa può venire soltanto da un Insieme. Bisognerebbe, quindi, aggregare quelle forze, per creare quell'insieme; così da ottenere dei frutti duraturi, da quei tanti germogli di aggregazione. Tutti ne sembriamo convinti; ma poi nessuno lo fa.

Questo è un primo scoglio che dovremmo superare, a viso aperto e col cuore già oltre l'ostacolo, senza però illuderci di poterlo aggirare. Dovremmo porci, perciò, una domanda che sorge da sé: perché non si riesce a creare quell'insieme, pur indispensabile al territorio? Rispondere ad essa è, a nostro parere, fondamentale.

Senza peli sulla lingua, bisogna innanzitutto dire che, paradossalmente, un primo ostacolo è costituito proprio da coloro che hanno il merito di aver creato, o contribuito a creare, quella certa associazione su quel certo tema. Costruirne una, non è cosa facile. Pur sorvolando sulle immancabili peripezie burocratiche e relativi costi (spesso ingiustificati), creare un'associazione vuol dire mettere d'accordo numerose persone, le quali, fino ad allora, avevano impiegato il proprio tempo in tutt'altro modo; e da allora in poi, invece, dovranno metterlo a disposizione dell'associazione medesima. Inoltre, ogni persona ha una propria provenienza politica e culturale, personale o familiare, con propri valori di riferimento; per cui, metterla insieme ad altre, con altre storie ed altre provenienze, comporta sempre una gran fatica. Chi riesca, quindi, a creare un'associazione e a farla funzionare, a farle organizzare iniziative e a farvi partecipare altre persone ecc., può senz'altro esser fiero di sé, senza timore di scadere nell'autocompiacimento. Tuttavia, i suoi enormi sforzi rischiano sempre di risultare vani, qualora al primo impeto aggregativo venga gradualmente a sostituirsi la tentazione di conservare quanto si è già fatto. In altre parole, accade che l'ideatore, o gli ideatori, di una certa associazione, fondino inizialmente la propria decisione sull'idea, giusta, che solo aggregandosi si possa conseguire qualche risultato; ma non appena quel primo germoglio di aggregazione inizia a dare flebili segni di vita, quell'idea svanisca e prevalga in loro il timore di perdere il controllo di quanto costruito con tanta fatica.

É allora che si blocca il processo aggregativo iniziale, impedendo all'associazione di svilupparsi nell'ulteriore aggregazione; condannandola così alla marginalità, alla scarsa incisività, quando non alla totale inefficacia. Accade, quindi, che chi aveva ben chiaro il valore dell'aggregazione, dell'azione collettiva organizzata, poi egli stesso ne interrompa il processo di crescita, per timore che nell'ulteriore sviluppo dell'aggregazione egli risulti marginale. Tutto ciò è perfettamente comprensibile, sia chiaro, ognuno deve preservare ciò che fa e ciò che è. Ma diventa del tutto autolesionistico e contraddittorio, nel momento in cui ci si rende conto che solo l'ulteriore aggregazione può riuscire a tirar fuori dai gravi disagi se stessi e intere popolazioni. Perché non è affatto vero che, dall'aggregazione, le singole associazioni e i singoli associati debbano rimetterci qualcosa, in termini di incisività e visibilità. Al contrario: un'associazione che si aggreghi ad altre associazioni, non vale di meno, ma di più; non conta di meno, ma di più; non fa di meno, ma di più. La voce di chi guida le singole associazioni che si aggreghino fra di loro, non è più flebile, ma più forte; la sua azione non è meno, ma più autorevole e incisiva. Nessuno deve pensare che gli sarà impedito o tolto qualcosa; al contrario ognuno deve poter continuare a mantenere ciò che ha, a fare esattamente ciò che fa, in perfetta autonomia, poiché lo sta facendo bene. Ma oltre a quanto già fa, dovrà fare anche qualcosa in più, per supportare l'azione dell'Insieme. La singola parte non deve quindi annullarsi nell'Insieme, ma farsene elemento strutturale; questa, pare a noi, dovrebbe essere l'impostazione. Per dirla con una metafora, dovrebbe accadere come nella musica, in cui, le note che vanno a costituire un accordo, restano esattamente se stesse; ma suonando insieme riescono a creare l'Armonia, che nessuna di esse, da sola, potrebbe mai creare.

Un ulteriore scoglio da superare risiede proprio nella “specificità” del tema oggetto della singola associazione. È stato quel tema a indurre originariamente i singoli cittadini ad aggregarsi, ed è quel tema, assurto a scopo ultimo e unico dell'azione associata, ad impedirne così l'ulteriore sviluppo. Ma intanto, come già detto, una visione parziale della realtà toglie efficacia all'azione politica dell'associazione. E poi, non bisognerebbe perdere di vista il fatto che quel tema, in realtà, è espressione di un sistema di valori ben più ampio, che costituisce, esso, l'intero bagaglio culturale del cittadino associato; bagaglio a cui, però, lo stesso singolo cittadino associato rinuncia, allorché non procede all'ulteriore aggregazione e non amplia così la sua espressione nella più larga azione collettiva. Un invito esplicito all'ulteriore aggregazione, rivolto a lui, costituisce perciò un invito ad esserci, esistenzialmente, in tutta la sua natura. Non certo l'invito a rinunciare a qualcosa, dunque, ma proprio a non rinunciarvi.

Pluralismo nella solidarietà... sarebbe una risposta possibile?

Ma c'è anche un altro aspetto da tenere in considerazione, che costituisce anch'esso grave ostacolo alle relazioni nelle e fra le associazioni, forse quello più arduo da affrontare. Molte delle persone che abbiamo avuto il piacere e l'onore d'incontrarvi in questi anni, sembrano vivere una contraddizione apparentemente insanabile: da una parte, deprecano la politica; dall'altra, capiscono di averne assoluto bisogno. La frase “noi non facciamo politica” risuona in quasi ogni intervento, in quasi ogni occasione. Ciò presuppone, ovviamente, un pessimo giudizio sulla politica; tale per cui, a scanso d'equivoci, è meglio dissociarsene preventivamente ed esplicitamente (del resto, come non farlo, visto ciò che esprime l'attuale ceto politico?). Ma, pensiamo noi, se fare politica significa occuparsi responsabilmente della”polis”, non fare politica vuol dire non occuparsene; che è esattamente il contrario di quanto, invece, quegli interventi vorrebbero asserire. Insomma, quel “noi non facciamo politica”, nelle intenzioni di chi lo pronuncia significa in realtà “noi facciamo politica”, ci occupiamo cioè della “città”. Allora, ciò che effettivamente deprechiamo in cuor nostro, non è la Politica, che noi invece facciamo, vogliamo e dobbiamo fare; ma l'attuale ceto politico e la sua impostazione oligarchica, proprio perché non la fa, la politica, né consente ad altri di farla. Questa evidente constatazione, così a noi pare, dovrebbe aiutarci ad uscire dall'ossimoro in cui siamo ingabbiati; e condurci alla determinazione esplicita e irremovibile proprio di fare politica, la nostra politica; creando una organizzazione adeguata allo scopo, elaborando collegialmente un quadro complessivo di valori di riferimento, e passando all'azione collettiva e coordinata.

A scanso d'equivoci, l'obiettivo non dovrebbe essere né creare partiti né sostituire un ceto politico con un altro. Si dovrebbe, invece, cambiare l'”ambiente” entro cui tutti i partiti e tutto il ceto politico si muovono; avendo consapevolezza che in un ambiente insalubre anche la persona più sana può ammalarsi, mentre in uno sano anche la persona più malata può guarire e vivere bene. Le associazioni e l'associazionismo costituiscono, in sé e per sé, un ambiente politicamente sano, vicino agli interessi dei cittadini, radicato nei territori, con beni e valori comuni, con capacità e professionalità che spesso i partiti di oggi possono soltanto invidiare. In un ambiente così, chiunque gestisca la cosa pubblica, dovrà fare i conti con la forza organizzata dei cittadini. In un ambiente così è più facile che si manifestino pubblicamente onestà, competenza e merito. In un ambiente così può sorgere, o risorgere, una buona, bellissima ed efficacissima Politica; con la partecipazione di molti. Di tutti, possibilmente.

Questi sono, sommariamente, gli ostacoli che a nostro parere bisognerebbe affrontare in via preliminare, per procedere celermente all'avvio del auspicato, ulteriore, processo di aggregazione. Per altro, un processo aggregativo fra diverse esperienze è già in corso, naturalmente, come si è potuto notare anche con l'iniziativa di Anagni, “La primavera del Lavoro”, organizzata da UNOeTRE.it, dall'Inchiesta e dal comitato promotore della Vertenza Frusinate. Ve ne sono altre che ne sono seguite e seguiranno. A nostro parere, questa dovrebbe essere, quindi, la discussione del 13, questi gli argomenti da affrontare. Da affrontare con determinazione, ma, soprattutto, con la volontà di giungere a conclusione entro pochissimo tempo; decidendo esplicitamente per la creazione di un Insieme che renda organica l'azione di ognuno, che garantisca ad ognuno la propria autonomia, e che ognuno tratti come preziosissimo bene comune.

Facciamo della Ciociaria un laboratorio politico. Qui da noi più che in altri luoghi, viviamo un'emergenza democratica, in cui la democrazia delegata sta mostrando tutte le sue debolezze, condannando migliaia di famiglie agli stenti. L'obiettivo non è sostituirla, ma sostenerla con la creazione di una democrazia partecipata, di cui le associazioni aggregate diverrebbero le nuove istituzioni. Noi ne abbiamo maggior bisogno e noi dovremmo farlo. Non dovendo rinunciare a niente, bensì assumendo la consapevolezza di guadagnarci tutti qualcosa. E sapendo soprattutto che, come si diceva una volta, lottare per realizzare tutto questo, è un impegno che può riempire degnamente una vita.

Frosinone 12 maggio 2016

 
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Disoccupati. Necessaria una condizione: dare vita ad un movimento unito e largo.

Disoccupati preparano lappuntamento del 22 350 260di Ignazio Mazzoli - Lunedì 9 novembre il M5S ha incontrato il Comitato promotore della Vertenza Frusinate che voleva fare un piccolo, iniziale bilancio di ciò che è avvenuto dopo l’incontro regionale del 24 settembre e dopo la risposta all’interrogazione urgente della Consigliera Silvana Denicolò e quale fosse la sorte della Mozione che la stessa aveva presentato alla presidenza del Consiglio Regionale del Lazio. Già qualche anticipazione la facemmo l’11 novembre in occasione della cronaca dell’incontro e del commento alla dichiarazione di Luca Frusone. Ma nel frattempo ci sono state delle novità che meritano attenzione.

Telefonate e iniziative

Nel pomeriggio dello stesso lunedì sono arrivate due telefonate al Comitato promotore della Vertenza Frusinate: una ricevuta da Tiziano Ziroli del Presidente della Provincia con cui ha fissato per mercoledì 18 alle 15 un appuntamento con alcuni rappresentanti del Comitato; l’altra ha raggiunto Gino Rossi che annunciava l’arrivo in consiglio regionale della proposta di legge sul “Reddito di cittadinanza attiva” per la fine di novembre. (!!!!?????)

Dopo la pubblicazione del Comunicato con le dichiarazioni di Luca Frusone (molto letto) fra mercoledì e Giovedì ci sono due iniziative: l’appello-dichiarazione di Oreste Della Posta, “PCd'I: Subito in Consiglio Regionale la Mozione 352 sulla disoccupazione nel frusinate” e successivamente abbiamo letto un opportuno comunicato del Sindaco di Anagni che ha annunciato una ferma presa di posizione sua, con altri sindaci, perché la "Settima salvaguardia" contenga l’equiparazione anche ai VDC dei diritti degli esodati. Non solo, sembra che in una ristretta riunione sindacale e parzialmente unitaria si sia preso atto della necessità di rilanciare vertenze per il lavoro e a tutela dei disoccupati. Sarà merito della sveglia di Landini con la manifestazione del 21 a Roma o di un anno di promotori della Vertenza Frusinate? Forse e sicuramente di tutte e due.

Un nesso di causa ed effetto

Certo è che non si può sfuggire ad un nesso di causa ed effetto fra tutti questi avvenimenti che si sono svolti fra il 9 e 12 novembre. Non è poco. Che ne dite? Se si riuscisse a continuare così potremo parlare di riapertura di una corretta dialettica politica sui problemi. Magari? Il M5S, in questo caso, si configura come un benefico detonatore e interlocutore primario anche nel frusinate. Un nuovo scenario si sta per aprire? Bisognerà lavorare perché così sia. Intanto... Assicurare una condizione: dare vita ad un movimento unito e largo.
Il 31 agosto scorso, pochi giorni dopo l’avvio di contatti fra iniziative di disoccupati partite separatamente, Luciano Granieri sul suo blog Aut-Frosinone così scriveva «E’ necessaria una mobilitazione globale di tutti: disoccupati, precari, studenti e lavoratori. Ecco perché venerdì 28 era presente anche una delegazione del Comitato per la Vertenza Frusinate. Anche i membri di questo comitato hanno manifestato, occupato autostrade, sono saliti sui tetti per difendere il proprio posto di lavoro. Nonostante ciò, nonostante l’impegno preso dai diversi politici locali per la risoluzione positiva della loro lotta, la condizione di questi lavoratori è più o meno la stessa di quelli della Multiservizi.»

Esatto. Da quei primi incontri si arrivò alla grande assemblea del 22 settembre nel salone dell’Amministrazione provinciale di cui dicemmo «E’ veramente successo qualcosa ieri 22 settembre nel salone dell’Amministrazione provinciale dove dalle ore 16,00 si è svolta l’assemblea contro “il disagio sociale che ci umilia”.» Ivano Alteri allora così precisava «I comitati, le associazioni, i singoli cittadini che hanno voluto esserci, erano lì per questo; sentivano la necessità di mettere insieme le singole esperienze, di condividere gli affanni, di unificare le forze e le lotte, di convogliare i diversi rivoli in un unico mare.»

Rilanciare l'impegno unitario

Dobbiamo rilanciare questo impegno unitario perché riprenda il suo cammino. Il 30 novembre alle 10,30 presso la Saletta delle Arti, dove altri avvenimenti importanti per i disoccupati si sono svolti, ci sarà una prima occasione da non perdere perché ci sia una larga rappresentanza dei molti disoccupati giovani e meno giovani, da ogni dove geografico e politico, per parlare con Luca Frusone e Silvana Denicolò del M5S di “Reddito di cittadinanza attiva” e di Mozione per “attivare la Regione sulla crisi dell’occupazione in Ciociaria”, di Accordo di Programma e di Settima salvaguardia, di defiscalizzazione degli oneri comunali per le famiglie dei disoccupati.

unoetre.it rinnova un suo appello già lanciato «Abbiamo aspettato per anni che qualcuno si curasse di noi, ma l’attesa è stata vana e dolorosa. Invece di curarsi di noi, ci hanno tolto e continuano a toglierci il lavoro, ci “tagliano” l’acqua, ci vessano con bollette esose, riducono la nostra scuola in calcinacci, chiudono gli ospedali per favorire una sanità per soli ricchi, lasciano nel completo abbandono i nostri paesi e le nostre città, creano un mondo di succubi per avere abbondanza di braccia da lavoro in tempo di pace e carne da cannone in tempo di guerra.»

E’ possibile ritrovare unità per i diritti di chi soffre disagi economici e sociali? Solo i disoccupati sono oltre 130.000, insieme, uniti, sono una forza di cambiamento risolutiva.

15 novembre 2015

 

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Papa Francesco ha messo in movimento davvero la Chiesa

papa al parlamento 2014 11 25 350 260di Ivano Alteri - Abituati come eravamo a vederla procedere flemmatica sul cammino dei secoli e dei millenni, ci coglie ora di sorpresa vederla correre, così tanto da farci arrancare nel seguirla e restare increduli davanti a ciò che vediamo. Ma la Chiesa di Papa Francesco sembra essersi messa in movimento davvero, quasi ammonendo implicitamente chi preferirebbe invece continuare a restar fermo. La XIV assemblea generale ordinaria del Sinodo, che durerà dal 5 al 25 ottobre 2015, e si confronterà sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, è segno eloquente di questa volontà. Non a caso essa segue la III assemblea straordinaria tenutasi nel 2014 sullo stesso tema, sul quale Papa Francesco ha inteso incentrare la riflessione propria e della Chiesa che guida, ma anche di chi voglia meglio comprendere il mondo in cui siamo stati chiamati a vivere, individuando nella famiglia “la cellula fondamentale della società”, luogo di formazione di ogni ulteriore legame umano e rapporto sociale.

Che il tema e la discussione che ne è già scaturita, e ne scaturirà, non riguardino soltanto le gerarchie ecclesiastiche e i fedeli cattolici è testimoniato dalla stessa ampiezza del tema, dalla complessa articolazione interna data alla discussione, dalla visibilità che Papa Francesco ha inteso riservarle, e dalle numerosissime reazioni “laiche” che sui singoli temi si sono via via articolate, per riversarsi poi su tutti noi attraverso i media vecchi e nuovi. Anche gli immancabili tentativi di strumentalizzazione, le interpretazioni interessate o riduttive, sono segno di tale attenzione, per un tema che dall’alto della visione religiosa tracima fatalmente nella quotidianità di ognuno.

Ad uno sguardo superficiale si potrebbe dire, come in effetti qualcuno dice, che con questo sinodo la Chiesa cerchi di “adattarsi” alla cosiddetta modernità, di assorbirla per mettersi “al passo coi tempi”; ma ci pare, questa, un’interpretazione del tutto riduttiva e interessata. Noi pensiamo che, invece, non solo esso diviene essenziale per la Chiesa per definire ciò che nei secoli era rimasto indefinito, o ribadire quanto di definito vi fosse già, nella sua dottrina circa il legame matrimoniale (indissolubilità del matrimonio, sacralità del matrimonio, matrimoni misti od “ospitati” e loro specifica sacralità, rapporti tra matrimonio civile e religioso, rapporto tra validità e sacralità, annullabilità del matrimonio ecc.); ma anche per ognuno che sia interessato alla comprensione del presente e alle prospettive della vita futura riguardo l’evoluzione antropologica, culturale e sociale degli uomini, e si mostri consapevole di quanto sia profonda, e influisca sulla percezione che ognuno di noi ha del mondo, la parola di un’istituzione millenaria “esperta in umanità”, quale si definisce la Chiesa Cattolica.

Non pensiamo, quindi, che la Chiesa con questo sinodo intenda accogliere passivamente e acriticamente le spinte di una modernità senza guida, trascinata alla deriva dai flutti contingenti ed idolatri dell’effimero dio denaro, ma di cogliere quanto in tale modernità si manifesti di strutturale all’umanità, e in questa presente in potenza fin dall’origine dei tempi e non ancora còlto, affinché ne scaturisca una morale per i secoli venturi, di livello superiore, generata dalla (e propedeutica alla) già avvertibile nuova umanità incipiente.

Non tanto, dunque, le questioni pruriginose che affollano le pagine dei giornali ai nostri giorni, vivificheranno la discussione del sinodo, ma piuttosto una disamina profonda, “integrale” e destinata a produrre effetti sulle generazioni future, sul chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo; svolta dal punto di vista di chi osserva l’umanità avanzare negli spazi millenari dell’esistenza. Una discussione, di cui intendiamo perciò rendere puntualmente conto nei prossimi giorni e settimane, che merita tutta l’attenzione e la riflessione di chi, come noi e il nostro giornale e i suoi lettori, sente il bisogno insopprimibile di comprendere meglio il presente, per partecipare sempre più e sempre meglio alla costruzione dell’agognato “mondo migliore” futuro.

Frosinone 6 ottobre 2015

 

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Il movimento Unione Rinnovamento Democratico sta nel centrosinistra

maliziola 2 350 260di Diego Novelli - Intervista a Manuela Maliziola che lei rappresenta il movimento "URD" nel consiglio comunale di Ceccano..

D: Avv. Maliziola, quale sono gli obiettivi dell' "URD", il movimento che lei rappresenta in consiglio comunale?
R: La nostra idea è sempre stata quella di andare oltre le elezioni comunali ed oltre i confini di Ceccano con la creazione di un movimento rimettendo al centro del dibattito la buona politica, quella che parte dal basso e tutela i cittadini coinvolgendoli nella discussione di tematiche che partono dal quotidiano e riescono a farsi portavoce di grandi tematiche. Saranno fondamentali gli apporti che ci daranno il gruppo giovanile e quello costituito dalle donne.

D:Come ha appreso la possibilità che la casa della salute non verrà istituita sul territorio ceccanese?
R: Per quanto riguarda il problema sanità la nostra povincia è fanalino di coda rispetto alle altre province in merito ai servizi ed investimenti. Sono sotto gli occhi di tutti i disservizi che gli utenti ciociari subiscono a causa della chiusura dei numerosi ospedali , tra cui il Santa Maria della pietà. Ancora lettera morta rimane quello che poteva esser un punto di partenza per qualche servizio a Ceccano ovvero la casa della Salute. Infatti era stato imbastito il 12 Giugno 2014 un intesa con la dott.ssa Mastrobuono per la casa della saluto che avrebbe avuto un bacino di utenza di 115 mila persone dando così risposte al territorio. Un'altra occasione persa dopo le dimissioni degli 11 consiglieri comunali.

D: Da ex sindaco, cosa rivendica sul tema dell'emergenza ambientale?
R: Il problema ambientale è particolarmente sentito nella città che ricordiamo è attraversata dal fiume Sacco. Quello che una volta era una ricchezza da troppo tempo rappresenta un problema a cui la politica deve dare urgentemente delle risposte. Non possiamo piu' derogare. Mi preme ricordare che la mia amministrazione è stata l'unica a presentare un ricorso al Tar contro il declassamento della Valle del Sacco.Come mi preme ricordare inoltre la costituzione della commissione ambientale, tramite delibera di giunta, per lo studio dell'acqua , suolo ed aria. Ribadisco che il nostro movimento continuerà la battaglia sulle tematiche ambientali, della sanità e del lavoro affinchp i cittadini siano tutelati per i loro diritti.

D: La crisi occupazionale è sempre in codice rosso, come ha già detto continuerà la battaglia
R: E' il problema dilagante della nostra provincia, cio' lo dimostrano le numerose vertenze sindacali aperte (e mai risolte posivitivamente a favore dei lavoratori) ed i vari tavoli di lavori presso la regione Lazio ed il ministero, attraverso i quali con grande fatica tutte le forze coinvolte cercano di porre l'attenzione su quella che è diventata una piaga sociale. La deindustralizzazione e l'elevato costo del lavoro rendono piu' difficile le varie ipotesi di ripresa. Pertanto è importante in un momento cosi delicato esser vicini ai lavoratori. E' questo che il movimento si è prefisso di fare e sta facendo.

D: Dove si posizionerà l' Urd nel quadro politico provinciale e regionale?
R: Come collocazione il nostro movimento Unione Rinnovamento Democratico si posizionerà nel centro sinistra, un centrosinistra rinnovato nelle persone e nelle idee e nel modo di fare politica, aperto a tutti quelli che vogliono fare politica con passione, mediante discussioni su tematiche importanti e con confronti seri e costruttivi e non di politiche poltronistiche. La nostra azione politica è libera e svincolata da qualsiasi partito. Noi rispondiamo ai cittadini che con i loro consensi ci hanno dato fiducia e che con i loro continui contatti ci chiedono di farci portavoce delle loro istanze.

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E' guerra di movimento, condurla senza remore e con gesti simbolici graffianti

guerradimovimento 350 260di Michele Prospero - E' evidente che il solo atteggiamento sensato che la minoranza del Pd possa adottare nei confronti di Renzi è quello suggerito all'Acquario da Massimo D'Alema: una spregiudicata guerra di movimento, con imboscate e colpi ben assestati. Di quelli che lasciano sulla leadership nemica evidenti segni di logoramento e producono non rimediabili ferite politiche.
Che questa sapiente azione di provocazione e sabotaggio, di chi ha una capacità di fuoco residuale e però mira alla deposizione di Renzi, sia il solo metodo efficace per contrastarlo, lo conferma anche la immediata discesa in campo del Corriere a protezione dello statista fiorentino, sfregiato da una inaudita manifestazione di lesa maestà. Le firme che hanno accumulato fortune denunciando la "casta", ora indossano l'elmetto per fare i guardiani del fortino assediato dal dissenso non tollerato di un politico "extraparlamentare" abbandonato da antichi luogotenenti in carriera e senza più molte truppe per la manovra.
Contro un avversario che conta su cotante schiere armate a difesa della sua integrità, Bersani aspetta la rivincita nei vecchi e falsati tornei delle primarie. Ma si inganna. È davvero realistico disarcionare il condottiero toscano alle primarie aperte e andare al voto senza ricandidare il premier in carica? Suvvia. O lo si fa cadere prima, con una risolutiva resa dei conti o è assurdo il percorso del "cretinismo congressuale" immaginato per incassare la rivincita nei gazebo. E poi, se tutto è rinviato al torneo delle primarie, la minoranza del Pd, che contava su almeno l'80 per cento dei parlamentari, e si è piegata su ogni scelta senza nulla obiettare, per cosa chiederà il sostegno? E chi sarà disposto a dare più forza per dei campioni dell'impotenza?
Pensare che il Pd sia ancora un partito contendibile, che mantenga i confini di una organizzazione complessa che esige rispetto delle procedure e lealtà a dei riti antichi, è una illusione. Renzi non è una variante minore del veltronismo, con cui si può contrattare uno spazio in attesa di una possibile rivincita. La sua scalata ostile ha ucciso il partito, ne ha mostrato l'inconsistenza, ne ha svelato la mancanza di autonomia e carenza di istituzionalizzazione. Quello che i sondaggi danno in testa alle preferenze è in realtà un non partito, un mero cartello plebiscitario privo di radici, identità, condivisione. Non è pensabile, e comunque non è un segnale positivo per la salute del sistema politico, che il Pd sia il luogo totalizzante in cui possano convivere le semplificazioni neoassolutistiche (lotta alla potenza sociale del lavoro, modello autoritario di democrazia) e le istanze di un recupero delle radici sociali della sinistra (contrasto alle diseguaglianze, ritorno ad una funzione dello Stato nell'economia).
Prima la sinistra interna si libera degli sterili imperativi solidali, che la inducono all'obbedienza verso un leader che strapazza la democrazia costituzionale, e meglio sarà. Se concede a Renzi anche la legge elettorale che prevede il ballottaggio (la costruzione meccanica di una governabilità rigida che non si smonta di sicuro con la battaglia minore sul voto di preferenza), il suo suicidio sarà completo e senza più rimedio. Solo l'incognita di un M5S che non retrocede dal 20%, e quindi acciuffa il ballottaggio, complicherebbe i piani di potenza di Renzi costringendolo a convivere con l'incubo di Parma o di Livorno.
Il timore che un agguato parlamentare conduca al voto anticipato non può paralizzare la prova di resistenza della minoranza. E comunque, in queste camere, la semplice durata è per molti peones l'imperativo categorico. Per evitare le urne, raccatterebbe la fiducia anche un governo che proponesse, quale suo programma immediato, una repubblica dei soviet degli operai e dei contadini.
La lotta politica di fazione, contro un nemico dalla soverchiante forza, non si fa senza un pizzico di cattiveria e soprattutto quel cinismo che rientra nell'abito mentale dei galli postdemocristiani. I postcomunisti sono rimasti schiacciati nella contesa anche per la loro scarsa dimestichezza con la logica spietata della lotta di corrente. Hanno applicato a un soggetto nuovo e "scalabile" la logica della leale competizione delle idee propria della antica creatura con apparati e identità.
Spiegava Tocqueville che "un tempo non si adatta mai a un altro, e quei vecchi scenari che si vogliono far entrare a forza entro i nuovi quadri, producono sempre cattivi effetti". Questo non è il tempo del partito nuovo, con i suoi antichi vincoli di fedeltà e con gli sforzi di correttezza verso la maggioranza, ma è il momento di una guerra di movimento che, nella irrimediabile sproporzione delle forze, va condotta senza remore e con gesti simbolici graffianti.
La sinistra deve prendere coscienza della sua strutturale inferiorità strategica e per incidere non può prescindere da quella "crudeltà bene usata" che Machiavelli poneva tra le risorse della politica che costruisce nuove cose. La prospettiva ideale, in vista della quale essere crudeli, esiste ancora o la minoranza, priva di ogni coalizione sociale di riferimento, è anch'essa solo la raccolta dei cascami di un ceto politico che difende modeste prospettive di carriera parlamentare?

23 marzo 2015 da http://www.nuovatlantide.org/

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