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Relazione di Nadeia De Gasperis

Il Seminatore Van Gogh da GooglePhoto 460 dettaglio mindi Nadeia De Gasperis (anche in video) - Il libro di Paolo Ciofi, La rivoluzione del nostro tempo, è un saggio politico, un pamphlet della condizione politica italiana, europea e mondiale, una guida alla ricostruzione del nostro sistema sociale, politico, economico e culturale, non a caso, il sottotitolo cita “Manifesto per un nuovo socialismo”.
Chi voglia provare a capire i caratteri della nostra (eterna) crisi non può fare a meno delle sue analisi.

Il merito dell’autore è stato quello di attualizzare l’analisi di Marx, per il quale, la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa.
La attuale crisi italiana è nel solco di una crisi generale, ma su essa gravano antiche arretratezze mai colmate del Paese. Mentre il progresso tecnologico e scientifico consentirebbe una rinascita, un punto di ripartenza, sono invece in gioco i diritti delle cittadine e dei cittadini, i principi di uguaglianza, la sopravvivenza stessa del pianeta, l’ evoluzione socio-economiche degli ultimi cinquant’anni. Il netto ridimensionamento della classe operaia ha determinato la frammentazione del blocco sociale tradizionalmente di sinistra, e la formazione conseguente di gruppi sociali distinti, caratterizzati da profonde differenze interne. Il problema è che i lavoratori mai come oggi sono stati così divisi, non avendo riferimenti movimenti o partiti politici in grado di promuovere azioni comuni. Un discorso a parte vale per il movimento delle donne. L’intera scena globale è segnata da movimenti di critica, di resistenza al potere, che vede le donne protagoniste. Donne che partendo dalla forza dei modelli organizzativi autogestiti hanno saputo portare quei modelli nei luoghi preclusi al mondo femminile, affermando valori, conquistando spazi e rappresentanza. In Italia, la libertà delle donne è ancora un “imprevisto” per gli uomini.

Non ci serve la vittimizzazione delle donne. Va condotta una battaglia che rivendichi il diritto a un welfare sociale, alla salute, una battaglia per l’ambiente (le donne sono state le prime nelle rivolte della Terra dei fuochi).
Le donne si prendono in carico le ragioni degli “utenti”: malati, disabili, anziani, bambini.
Fortunatamente, abbiamo margine per intervenire, ci ricordano e ci ricorda Paolo Ciofi. Ma è necessario che questo nuovo ordinamento della società si realizzi salvaguardando la pace tra i popoli, garantendo le libertà individuali e collettive, tutelando il lavoro e l’ambiente evitare con forza ogni discriminazione nell’accesso alla cultura, alle cure, al sapere promuovendo la democrazia economica e sociale e politica che abbia come obiettivo il superamento di ogni forma di sfruttamento, che sia tra esseri umani, degli uomini sulle donne. E l’italia ha uno strumento da cui ripartire, la nostra Costituzione che sin dalle sue origini progetta una trasformazione delle relazioni umane, e pone al centro della sua attenzione il lavoratore cittadino, come pilastro di questo patto sancito con gli italiani e Sancendo l’ inviolabile diritto della piena occupazione. Uno strumento contro le politiche securitarie e contro la mancanza di una politica che chieda ai più ricchi di pagare di più come è sancito appunto nella costituzione secondo criteri di progressività.

Se per Marx il lavoro è la fonte di ogni ricchezza, la natura è fonte di tale ricchezza quanto il lavoro. Negli ultimi anni la tendenza dei partiti di governo, in tal senso è stata preoccupante,vedi lo Sblocca Italia, il tentativo di riforma costituzionale e l’attuale Decreto Genova. Inoltre pensavamo che la rete ci avrebbe resi liberi e uguali e invece quando sono emersi i colossi del capitalismo digitale, facebook, google, che hanno impostato il loro business rendendoci consumatori e produttori, lavoratori “ombra”, perché il lavoro è invisibile, inconsapevole e gratuita, il massimo dell’alienazione di un essere umano. ci dice l’autore “alla fine la libertà ci verrà offerta come servizio.

Crisi finanziaria e crisi della sicurezza (rifugiati, migranti, minaccia terroristica) hanno messo in evidenza tutte le debolezze della struttura istituzionale europea.
Se nessuno stato europeo è singolarmente in grado di mettere in piedi un piano credibile di finanziamento di infrastrutture al servizio dell’innovazione tecnologica, del risparmio energetico, della formazione avanzata, del trasporto e della comunicazione, di sicurezza e difesa, per l’Autore andrebbe costruita una piattaforma unitaria tra le forze del movimento operaio europeo, della quale egli delinea i punti centrali nel suo pamphlet.
D’altra parte, Ciofi sottolinea che il progetto delineato dalla Costituzione, già colpito e in parte svuotato, è destinato a rimanere lettera morta se non ha le gambe su cui camminare, lo strumento che consenta di attuarlo, ossia il partito politico delle classi lavoratrici, il gramsciano “moderno Prinicipe”.

 

La relazione in video di Nadeia De Gasperis

 

 

 Allegata la relazione integrale in pdf. 

Files:
Nadeia De Gasperis - Relazione 26 ott'18
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La Relazione di Nadeia De Gasperis alla presentazione del libro di Paolo Ciofi "La rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo"

Autore Nadeia De Gasperis Data 2018-10-30 Dimensioni del File 125.47 KB Download 78 Scarica

 

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Nadeia De Gasperis è vicedirettore di UNOeTRE.it

NadeiaDeGasperis 350 260NADEIA DE GASPERIS E' IL VICE DIRETTORE DI UNOeTRE.it

La Redazione del giornale, che si è riunita a Frosinone il 12 gennaio 2018, ha scelto, all'unanimità, Nadeia De Gasperis quale vicedirettore della nostra Testata.

Nadeia De Gasperos è una giovane scrittrice esordiente e giornalista. Dal 2014 è redattrice di UNOeTRE.it, che affronta un ampio spettro di problemi.
E' impegnata in attività sociali e politiche.
E' parte attiva e dirigente nel movimento delle donne e dell'inclusione verso gli immigrati, le diversità e i diritti di genere.
Ha grandi capacità organizzative e di relazioni, indispensabili nel lavoro dell'informazione.

Di recente nel presentare il suo primo libro l'abbiamo citata con queste parole del critico d'arte Donato Di Poce a proposito del gesto della scrittura: «Quell’atto di piegarsi, è la curva della ragione che si piega alla volontà del cuore. È un atto, come tale implica volontarietà e consapevolezza, è un atto, con il capo di imputazione tra le nuvole e i piedi piantati a terra, è un atto della messa in scena di assoluto realismo, che è la dedica di un tempo trascorso con tutti i sensi all’erta, e un senso in più, che disvela di minuto in minuto, di parola in parola, la nostra vera essenza. Una lettera è la deposizione in cui siamo unici testimoni di un crimine di prudenza perpetrato ai danni di un rischio di felicità. È una de-posizione, come sedimento su un fondo di verità.» (https://www.unoetre.it/radici/libri-e-racconti/presentazioni/item/5136-il-giardino-di-gezi-visto-da-donato-di-poce.html)

Con la scelta di Nadeia De Gasperis la Redazione di UNOeTRE.it in primo luogo intende inviare ai lettori un messaggio di rinnovamento e di impegno anche per il futuro. Questo giornale senza padroni, libero, aperto vuole continuare ad esserci, a fianco di chi vive i disagi, di chi lotta per i propri diritti nello spirito della Costituzione Italiana e dice a tutti che, impegnando giovani colti e appassionati come Nadeia, intende continuare a lungo la propria missione.

Buon lavoro Nadeia De Gasperis, da noi tutti

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La mia libertà è anche la mia dignità: le difendo

Paolo Cortellesi rimorchiare-una-donna 350post di Nadeia de Gasperis pubblicato il 20 luglio sulla sua pagina di Facebook - Era da giorni che mi seguiva. Che uscissi al mattino o di pomeriggio, lui passava e mi accostava per invitarmi "calorosamente" a salire sulla sua auto. Ignorava quanto il caso, a volte, giochi in mio favore.
Così, mentre si accostava per dare fiato a quella bocca immonda, è stato sorpassato da una volante dei carabinieri che ho "prontamente" (con almeno dieci giorni di ritardo) fermato. Avevano notato il movimento. Ho dato loro il numero di targa, lo hanno seguito. Lo hanno rintracciato, e come si conviene a un gentiluomo, li ha minacciati e insultati. Sono stata ricontattata dai carabinieri, che volevano rassicurarmi sullo stato delle cose, per essere certi che stessi bene e chiedermi come intendevo procedere. . Ho notato, che sono stata scortata a casa, a distanza, dalla pattuglia. Mi hanno spiegato anche, come se non lo sapessi già, ma è bene sempre ricordarlo, che il confine tra un idiota qualsiasi e un criminale è molto labile, come l'unico neurone che, funzionando male, gli dà modo di dire e fare cose " inopportune". Ho tirato troppo la corda lo so ma in questa città, essere una donna indipendente (?), che ama camminare a piedi, rincasare da sola, se le pare, è sconveniente, è un lusso. Ho tirato troppo la corda lo so, ma non è la prima volta che capita di essere importunata da perfetti sconosciuti che chissà per quale imperscrutabile ragione pensano di ottenere qualcosa da parole pesanti, gesti volgari... Ho tirato troppo la corda, si è spezzata, ma la parte più corta è rimasta in mano a te, idiota.
Ah dimenticavo.... viva gli uomini veri, che li riconosci anche solo dall'impronta, perchè lasciano sempre tracce di bene.

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Sbarazzini a qualunque età

foto di giulia berardi 350Post di Nadeia De Gasperis pubblicato il 22 luglio sulla sua pagina di Facebook - In due avranno almeno 150 anni, gli anni dell'Italia unita, ma in una congiunzione molto meno astratta.
Ma diresti che sono la metà, che hai visto doppio, per quella emozione liquida negli occhi che moltiplica le immagini.
Diresti che sono la metà, per quella forma sbarazzina che non si addice a una storia ultrasecolare, per quella ottusa presunzione dei giovani, che nega la lungimiranza dei sentimenti .
Hanno condiviso nel bene e nel male molto tempo, immagino. Il bene è l'intuizione che li spia, il male è lo spazio che occupano ora, che siamo seduti nel limbo di uno studio medico. Si sa, in una clinica si condivide il bene solo in una occasione, tra tutte quelle "concepibili".
Sembrano la metà degli anni, perchè l'immaginario comune, con poca fantasia vuole che la passione pulsi in come una stella cadente, decadente, spegnendosi attraversando strati di tempo, e invece nessuno si è accorto che la luce è spenta e loro sono una supernova, non un sistema di stelle doppie, ma una unica grande stella, che in pochi minuti può emettere più luce dell'intera galassia, quella galassia che ora sta girando attorno ai soliti argomenti, il tempo, il maltempo, i malanni. La moglie di qualcuno, che in una specie di regressione, o avanzamento di grado, chissà, parla dei problemi di salute del marito, come se quello fosse un bambino, o peggio, come se fosse altrove. E loro continuano a scambiarsi tenerezza, una carezza sul capo, mentre una televisione manda un rotocalco estivo in cui si prepara "il vero caffè napoletano". Mentre lui ha chiuso gli occhi, lei lo accarzza in viso, così apre gli occhi e le sorride, come rassicurato di un patto atteso col destino: svegliarsi per sempre con quella immagine negli occhi,
Gli dice, passandogli la mano nei capelli "adesso ci vorrebbe proprio un bel caffè, vero!?". Lui dice: "lei scrive le poesie", ma guarda lei, non guarda noi. Si fa silenzio, come su una indecenza buttata nel cerchio.
Ma poi il chiacchiericcio si ripristina in fretta a coprire l'imbarazzo di quella intimità, come i veli sulle nudità del Michelangelo. Si scambiano un sorriso di complicità che si sparpaglia intorno, così gratuito, come una pioggia di foglietti d'oro sulla miseria, come una felicità urlata che non deve raggiungere nessuno, declamata a voce alta, solo per saperla più vera. Lui aggiunge piano "dovreste sentire quanto sono belle".
Così insieme, aspettano un reposnso, non sono preoccupati, vedrai, di sicuro è una cosa benigna, che cresce piano, come una profonda complicità.
Foto: In due avranno almeno 150 anni, gli anni dell'Italia unita, ma in una congiunzione molto meno astratta.
Ma diresti che sono la metà, che hai visto doppio, per quella emozione liquida negli occhi che moltiplica le immagini.
Diresti che sono la metà, per quella forma sbarazzina che non si addice a una storia ultrasecolare, per quella ottusa presunzione dei giovani, che nega la lungimiranza dei sentimenti .
Hanno condiviso nel bene e nel male molto tempo, immagino. Il bene è l'intuizione che li spia, , il male è lo spazio che occupano ora, che siamo seduti nel limbo di uno studio medico. Si sa, in una clinica si condivide il bene solo in una occasione, tra tutte quelle "concepibili".
Sembrano la metà degli anni, perchè l'immaginario comune, con poca fantasia vuole che la passione pulsi in come una stella cadente, decadente, spegnendosi attraversando strati di tempo, e invece nessuno si è accorto che la luce è spenta e loro sono una supernova, non un sistema di stelle doppie, ma una unica grande stella, che in pochi minuti può emettere più luce dell'intera galassia, quella galassia che ora sta girando attorno ai soliti argomenti, il tempo, il maltempo, i malanni. La moglie di qualcuno, che in una specie di regressione, o avanzamento di grado, chissà, parla dei problemi di salute del marito, come se quello fosse un bambino, o peggio, come se fosse altrove. E loro continuano a scambiarsi tenerezza, una carezza sul capo, mentre una televisione manda un rotocalco estivo in cui si prepara "il vero caffè napoletano". Mentre lui ha chiuso gli occhi, lei lo accarzza in viso, così apre gli occhi e le sorride, come rassicurato di un patto atteso col destino: svegliarsi per sempre con quella immagine negli occhi,
Gli dice, passandogli la mano nei capelli "adesso ci vorrebbe proprio un bel caffè, vero!?". Lui dice: "lei scrive le poesie", ma guarda lei, non guarda noi. Si fa silenzio, come su una indecenza buttata nel cerchio.
Ma poi il chiacchiericcio si ripristina in fretta a coprire l'imbarazzo di quella intimità, come i veli sulle nudità del Michelangelo. Si scambiano un sorriso di complicità che si sparpaglia intorno, così gratuito, come una pioggia di foglietti d'oro sulla miseria, come una felicità urlata che non deve raggiungere nessuno, declamata a voce alta, solo per saperla più vera. Lui aggiunge piano "dovreste sentire quanto sono belle".
Così insieme, aspettano un responso, non sono preoccupati, vedrai, di sicuro è una cosa benigna, che cresce piano, come una profonda complicità.

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