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Il nazismo, l’Europa e il comunismo italiano

  • Pubblicato in UE

parlamento europeo 460 minLa risoluzione del Parlamento europeo «sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa» - secondo il titolo ridicolo di questo straccio di documento - è un’operazione provocatoria e maldestra senza precedenti, che squalifica chi l’ha approvata e getta ulteriore discredito su una istituzione già depotenziata e sostanzialmente inerte di fronte alla crisi devastante che stiamo attraversando. A quanto pare, non si rendono neanche conto delle fesserie che scrivono. Come si fa a costruire il futuro - e quale futuro? - falsificando in modo così greve e volgare la storia, e offendendo milioni di persone?

 

Hanno deciso di equiparare nazismo e comunismo, due visioni opposte e inconciliabili dell’umanità, mettendo sullo stesso piano la bandiera rossa e la croce uncinata, l’armata rossa che ha liberato i superstiti di Auschwitz e le SS che lì hanno sterminato ebrei e comunisti. Hanno cancellato i 25 milioni di morti dell’Unione sovietica occupata dagli sterminatori di Hitler. E ignorato la resistenza di Leningrado e Stalingrado, che ha bloccato l’avanzata delle truppe naziste, condannandole alla disfatta. Il soldato russo che pianta la bandiera rossa sul tetto del Reichstag a Berlino è il simbolo del ruolo decisivo avuto dai sovietici guidati dal Partito comunista nell’abbattimento del regime nazista.

 

Senza quell’evento, e senza le enormi sofferenze dei russi, la storia dell’Europa avrebbe preso un’altra strada, e questi falsificatori scriteriati e opportunisti che approvano risoluzioni indicando nel comunismo il nemico da abbattere difficilmente siederebbero oggi sugli scranni di un’aula parlamentare. Nonostante tragedie, errori e comportamenti anche contrastanti con le sue stesse finalità, il movimento comunista è stato un movimento di liberazione umana. Il contrario del nazifascismo, che teorizza e pratica l’oppressione degli esseri umani da parte di altri esseri umani.

 

Bisogna avere ben chiara la portata dell’operazione politico-culturale-comunicativa in corso - di cui il documento del Parlamento europeo è l’espressione più sgangherata e al tempo stesso più deprecabile - per poterla contrastare con efficacia. Identificato strumentalmente il comunismo con le Stato sovietico, se ne deduce che il crollo dell’Urss è l’inconfutabile presa d’atto della scomparsa del comunismo dalla faccia della terra. Cosicché il progetto di una civiltà più avanzata, ossia di una società di liberi e uguali, diventa addirittura impensabile, e non ci resta che vivere nel meraviglioso mondo della democrazia liberale, peraltro corrosa da una crisi di fondo.

 

Come osservava Giacomo Leopardi, «senza memoria l’uomo non sarebbe nulla, e non saprebbe far nulla». E dunque la falsificazione della storia e la cancellazione della memoria è un mezzo fondamentale per incatenarci all’eterno presente e impedire di proiettarci verso il futuro. Spariscono i fatti costitutivi della storia del Novecento, e quindi le contraddizioni e i conflitti del mondo di oggi. È una questione che tocca direttamente noi italiani con pesanti effetti negativi, dal momento che anche il comunismo italiano, più precisamente il Pci di Gramsci e Togliatti, è stato buttato nell’immondezzaio della storia, come se non fosse mai esistito.

 

Così abbiamo assistito all’indecoroso spettacolo del Partito democratico che vota a favore del documento europeo, immemore del fatto che i comunisti italiani sono stati costruttori e difensori della democrazia in questo Paese. Il degrado della politica ha raggiunto vette inusitate. Non ci sono parole per descrivere il comportamento senza principi di pseudo democratici che rinnegano la loro storia. Per non parlare dell’ineffabile presidente del Parlamento europeo Sassoli, al quale evidentemente sono ignote le parole di De Gasperi, quando non si era ancora piegato agli americani: «Il comunismo - diceva De Gasperi - è impregnato di fratellanza cristiana ed è perciò antirazzista per eccellenza mentre il nazismo e il fascismo sono essenzialmente e in primo luogo razzisti. Quindi due fenomeni inconciliabili e opposti il comunismo e il nazismo».

 

Oggi invece vanno di moda le cazzullate di quel giornalista del Corriere della sera, il quale si ostina a ripetere - evidentemente con l’accordo del suo direttore ex comunista - che l’antifascismo e l’anticomunismo sono come l’acqua e l’aria che respiriamo. Con il bel risultato di picconare la democrazia italiana, di cui il Pci è stato un pilastro. Ma sfigurando e cancellando il ruolo del Pci – è ora di dirlo a chiare note – si fa a pezzi la storia d’Italia, non si comprende la portata della guerra di liberazione dal fascismo e la conquista della democrazia costituzionale. Sottolineo: democrazia costituzionale, che va oltre i principi liberali di libertà e di uguaglianza formali, come stabilisce l’articolo tre.

 

Per contrastare la campagna di falsificazione in corso Futura Umanità, l’associazione per la storia e la memoria del Pci, ha deciso di ristampare le lezioni di Togliatti sul fascismo, e per questo dobbiamo ringraziare gli Editori Riuniti.

 

È arrivato il tempo di ricordarci e di ricordare a tutti, in particolare ai giovani, che senza l’impegno diretto del segretario generale del Pci, di Palmiro Togliatti, il quale ne ha redatto le parti più innovative, noi non avremmo avuto una Costituzione che non ha uguali in Europa. E che fonda sul lavoro la Repubblica democratica aprendo le porte all’affermazione delle lavoratrici e dei lavoratori come classe dirigente: un progetto di nuova società, che rivoluziona i rapporti economici e sociali attraverso l’espansione progressiva della democrazia.

 

Con la cosiddetta nuova «memoria condivisa» costruita sulla falsificazione della storia è questa fondamentale conquista che si vuole cancellare in Italia. L’abbattimento della Costituzione nata dalla lotta contro il fascismo: questo è l’obiettivo reiterato su cui puntano forze diverse, italiane e straniere. Dunque, un’operazione politica conservatrice e reazionaria a tutto campo, il cui risultato produrrebbe inevitabilmente il rafforzamento del potere dei grandi proprietari universali e del capitalismo finanziario globale.

 

L’obiettivo da perseguire è perciò molto chiaro: prima di tutto, mettere in sicurezza la Costituzione. La sua cultura, i diritti in essa sanciti, il suo progetto di nuova società. Ciò presuppone una grande campagna informativa rivolta soprattutto - ma non solo - ai giovani sulla storia d’Italia e sulle forze politiche che hanno costruito la democrazia in questo Paese, a cominciare dal Pci. Oltre che sui contenuti della Costituzione antifascista. È auspicabile che si possa costituire un coordinamento stabile e duraturo tra tutte le forze e le forme associative disponibili a promuovere una iniziativa di questo tipo, in Italia e in Europa.

 

Senza dimenticare le parole di Togliatti, pronunciate al V congresso del Pci: «Soltanto ponendosi sulla via del socialismo, cioè della trasformazione dell’organizzazione e degli scambi nel senso della solidarietà sociale e umana, si può sperare di ricostruire una civiltà e di preservare la pace». «Siamo democratici in quanto siamo non soltanto antifascisti, ma socialisti e comunisti. Tra democrazia e socialismo non c’è contraddizione».

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

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Comunismo e nazismo non sono la stessa cosa: basta con la propaganda

  • Pubblicato in UE

Reblab.itBlog 350 mindal blog reblab.it di Simone Oggionni - Ci sono fatti che sono veri segni del tempo. Fatti e atti. Atti parlamentari. Nello specifico, giovedì scorso, la risoluzione approvata dal Parlamento europeo “sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” (2019/2819). Leggetela, è un capolavoro di propaganda, un esempio di scuola di cattiva storiografia e di strumentalizzazione in chiave politica della storia. Non so chi l’abbia scritto, ma purtroppo so chi l’ha votato, compresi buona parte dei deputati del Pse e del Pd.
Cosa dice questa risoluzione? Innanzitutto che il patto Molotov-Ribbentrop (23 agosto 1939) è la causa scatenante della II guerra mondiale e che dunque la responsabilità ultima del più devastante conflitto del Novecento è – in misura condivisa – di Hitler e dell’Unione Sovietica.

Si dimenticano, colpevolmente, molti tasselli che precedono e spiegano quel patto: innanzitutto il patto di non aggressione siglato tra la Germania nazista e la Polonia nel gennaio 1934. In secondo luogo le reiterate richieste sovietiche rivolte a Gran Bretagna e Francia allo scopo di stringere un patto anti-tedesco, anche a difesa della Polonia, sin dal 1937. In terzo luogo il rifiuto opposto da parte del governo polacco, ancora a metà del mese di agosto 1939, a un aiuto militare sovietico, che era stato esplicitamente offerto dalla diplomazia sovietica e da Molotov in prima persona. Infine, lo scellerato patto di Monaco del settembre 1938 con cui Francia e Gran Bretagna legittimarono e avallarono l’invasione tedesca dei Sudeti, punto di approdo di una politica di appeasement (di acquiescenza e subalternità, tutta in chiave anti-comunista, affidando al fascismo europeo e a Hitler in particolare il compito di baluardo anti-sovietico nel cuore dell’Europa) che dalla rimilitarizzazione della Renania del 1936 all’annessione dell’Austria porta, appunto, all’invasione dei Sudeti.

Bene: alla fine dell’agosto del 1939, con i motori della guerra già accesi, e l’Unione Sovietica strategicamente nel mirino nazista (ricordiamoci che la lotta per lo spazio vitale e la guerra al giudeo-bolscevismo erano gli assi strategici del nazionalsocialismo e gli obiettivi militari dell’Asse, come l’operazione Barbarossa del 1941, l’invasione dell’Urss, dimostrò incontrovertibilmente), prendere il tempo necessario per riorganizzare l’apparato militare-industriale sovietico, in funzione dello scontro inevitabile, risultò decisivo.

Ma la risoluzione del Parlamento europeo non si ferma qui: dipinge l’Europa del secondo dopoguerra (anzi: l’Europa tra il 1945 e il 1989) con la retorica della guerra fredda, con il manicheismo del rapporto Kennan, con l’enfasi del discorso di Churchill del marzo 1946 sulla “cortina di ferro”. Da una parte l’Europa occidentale come patria della libertà e della democrazia. Dall’altra il mostro sovietico e l’Europa orientale come teatro della dittatura e del terrore.

Non capisco, la guerra fredda dovrebbe essere finita da un pezzo. E il tema di un Continente a sovranità limitata dovrebbe essere – a distanza di trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino – affrontato con maggiore onestà intellettuale, consapevoli che quell’Europa era divisa in sfere d’influenza e che il processo di integrazione nacque – specularmente al sistema del Cominform e del patto di Varsavia – all’interno del piano Marshall e nel sistema militare del Patto Atlantico.

Inoltre – sulla base di queste premesse – la risoluzione propone l’equiparazione esplicita tra nazismo e comunismo, cioè tra il male assoluto del Novecento e una forza storica che, sul piano morale e militare, fu decisiva, al prezzo di venti milioni di morti, per sconfiggerlo. Una forza storica che compì errori tragici, errori e orrori come spesso si è detto, ma che in alcun modo può essere equiparata al nazismo. E una forza morale e ideale, in nome della quale in Italia e in tutta Europa generazioni di donne e uomini hanno pensato e lottato per migliorare le condizioni di vita di milioni di lavoratori e cittadini.

Infine, coerentemente, il Parlamento europeo invita “gli Stati a formulare una valutazione chiara sui crimini dei regimi comunisti”, chiedendo cioè ai governi di occuparsi di storia (secondo le linee guida contenute nella risoluzione); ed esalta la legislazione di alcuni Paesi preda di regimi post-democratici e autoritari, come Ungheria, Polonia, Ucraina, nei quali il comunismo è reato.

Si capisce qual è il senso di tante sgrammaticature e il testo della risoluzione, in alcuni punti, lo dice esplicitamente: attaccare la Russia, già oggetto di sanzioni.
Anche sul terreno tattico, questo isolamento, questa nuova guerra fredda è un errore. A maggior ragione se viene combattuta con le armi (spuntate) della propaganda ideologica.

La Risoluzione UE. Il testo integrale da leggere 

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zip.png Nazisti e comunisti pari son, secondo a UE
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Data 2019-09-23 Dimensioni del File 133.48 KB Download 6 Scarica

*https://www.reblab.it/blog/ 21 set 19

 

 

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I crimini del nazismo tra il principio di malafede e la banalità del male

alunnidilaragiovannangelo alatri 350 260di Lara Giovannangelo - "Per non dimenticare"- Gli allievi del "Liceo Pietrobono" di Alatri protagonisti presso la Biblioteca "Ceci" nel progetto "I crimini del nazismo tra il principio di malafede e la banalità del male"

Anche quest'anno, come tradizione, il Liceo Pietrobono ha partecipato attivamente alla Commemorazione della "Giornata della Memoria", realizzando un progetto dal titolo "I crimini del nazismo tra il principio di malafede e la banalità del male". Il predetto progetto, presentato in una sala gremita, nell'ambito della settimana del ricordo il 29 gennaio scorso, presso la Biblioteca "Luigi Ceci" di Alatri, ha visto protagonisti gli studenti delle classi quinte del Liceo Scientifico "Pietrobono", che hanno elaborato il lavoro con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica ed incentivare i presenti ad una riflessione critica e consapevole dei crimini dell'olocausto. L'iniziativa è stata realizzata in collaborazione con la responsabile SPI Cgil, prof.ssa Lucia Lisi che ha presieduto la giornata. Sono altresì intervenuti il Segretario provinciale SPI CGIL, dott. Domenico De Santis, nonché il Presidente Provinciale ANPI, prof. Giovanni Morsillo e il Segretario Regionale SPI CGIL, dott.ssa Anna Maria Cubeddu. E' intervenuto anche il Sindaco Ing. Giuseppe Morini che ha presenziato ai lavori fino al termine, congratulandosi con la docente e gli allievi per gli interventi, palesando grande sensibilità, in rappresentanza dell'ente locale, nei confronti dei temi trattati. Non poteva mancare il Dirigente Scolastico, prof.ssa Roberta Fanfarillo, che ha portato i suoi omaggi agli studenti e alla docente, prof.ssa Lara Giovannangelo che, a sua volta, ha guidato i suoi allievi nella progettazione, nella realizzazione e nella successiva presentazione del lavoro.
Il progetto, particolarmente apprezzato dai presenti per l'impegno profuso, per la fine progettazione e la motivazione degli allievi, ha inteso, attraverso una ricostruzione storica attenta dell'ideologia totalitaria, focalizzare l'attenzione sulla lucidità della malafede che ha accompagnato la realizzazione dei piani di deportazione e di annientamento e sulla possibilità assurda di trovare, semmai sia possibile, una giustificazione o addirittura di considerare il male compiuto "banale".Studenti LiceoScientifico L. Pietrobonocliccare sulla foto per ingrandirla
Le riflessioni di H. Arendt con costanti riferimenti all'opera "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme" hanno permesso di affinare la consapevolezza sugli aspetti etici della tragedia, sul concetto di "crimine contro l'umanità" e la lettura di passi scelti ha offerto proficue occasioni per una riflessione personale e collettiva. La capacità introspettiva e la fine indagine presentata è stata integrata da riferimenti al filosofo ebreo Levinas attraverso la concezione della dignità dell'altro e del suo riconoscimento nell'epifania del volto. L'interrogativo sotteso a tutto lo sviluppo del progetto, in cerca di una possibile risoluzione, il seguente: "Fu davvero banale il male perpetrato?" Ma come potrebbe essere considerato banale il male, anche quando inconsapevole non può mai risultare banale, figuriamoci se può essere percepito come tale quando risulta volutamente cosciente.
Il progetto strutturato su ricostruzioni video, presentazioni, elaborazione di relazioni e di commenti, testimonianze eloquenti, è stato integrato dalla lettura di passi significativi e ha raggiunto il suo momento di massima tensione dapprima con la presentazione di un video anti razziale e successivamente con la lettura di poesie elaborate dagli allievi protagonisti e non solo. A coronare lo spazio dedicato alle emozioni, la lettura delle poesie è stata accompagnata da soavi melodie musicali (A. Scriabin - Studio op. 8 n.11) eseguite al pianoforte dall'allievo Leonardo Tolomei. Ha lasciato favorevolmente impressionato l'uditorio la capacità degli allievi di presentare i temi con padronanza e competenze argomentative di livello, ma ciò che ha colpito ancor più è stato il coinvolgimento emotivo che gli allievi hanno palesato.

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