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Ciociaria, terra di nessuno!

Carta della Ciociaria 350 260 mindi Michele Santulli - E’ proprio così. Si ha paura di occuparsene, perfino di citarla: come si sa la televisione presenta gli argomenti più inimmaginabili ma mai, letteralmente mai, illustra seriamente e scientificamente la Ciociaria. Giorno 16 ott. su Rai3 in un servizio di venti minuti dedicato alla provincia di Frosinone fatta diventare la ‘Ciociaria’, hanno iniziato con “Montagne, vallate verdi e piccoli borghi: la Ciociaria…..“ e allo stesso tempo mostrato la cascata di Isola del Liri, il lago di Posta Fibreno e l’Abbazia di Casamari e poi tutto il tempo della trasmissione è stato dedicato all’”ovino quadricorna” (!?), all’”intrecciatore di vimini”, al “coltivatore dell’aglio rosso”, al “restauratore di carrozze (!?)”, al “garofolato (!?)” e quindi interviste di alta pregnanza dialettica agli interessati tanto che l’ascoltatore ha creduto di trovarsi in terre dimenticate e primitive del quinto mondo: in effetti chi ha mai sentito parlare di tali illustri pionieri e discipline? E la televisione li ha scovati! insipide sceneggiate, a mio avviso, scaturienti da crassa ignoranza delle specificità vere della Ciociaria, da pregiudizi e preconcetti direi atavici: in Ciociaria la pancia è tutto, è formaggio pecorino e vino del Piglio e acqua di Fiuggi e ‘aglio rosso’! Stravolgere, questa è la intenzione: pare di ascoltare Craxi buonanima: terra di pecorai o d’Alema: semipresidenzialismo alla ciociara! I media, specie quelli cartacei, si occupano della Ciociaria, quasi sempre confusa con Frosinone, solo in casi di ammazzamenti, d’incidenti, di mangiamenti, di puttanerie: Franco Fiorito er Batman, campione e paladino degli anagnini, grazie alle sue prodezze tipicamente nazionali fatto divenire invece e assurto a epitome di devianze etiche e politiche unicamente ciociare! Il “vaccaro di castelliri”, si ricorda? innalzato a beffa e derisione in tutta l’Italia, essenzialmente perché ciociaro! Ma ci arrestiamo perché non breve sarebbe la lista di tali esempi, prove evidenti di non conoscenza mista, di regola, a banale demagogia e a ridicoli apriorismi. Lasciamo al lettore i commenti e le auspicabili reazioni.

La realtà è dunque ancora la seguente: quando ci si occupa della Ciociaria, se ne evidenzia essenzialmente il prodotto mangiatorio e bevitorio o quelli illustrati dalla trasmissione televisiva di cui sopra, dando ad intendere all’ascoltatore o al lettore che questo è quanto distingue e qualifica ‘questa nobile terra’. E purtroppo si perviene sistematicamente al medesimo punto: chi dovrebbe far conoscere e promuovere, sono la Scuola e le Istituzioni sia pubbliche e anche private. Ma la Scuola ha altri obiettivi e finalità, le Istituzioni a tutti i livelli sono le prime, da sempre, a perpetuare la ignoranza e insensibilità e perciò a seminare o ad accreditare errori e devianze: la geografia evolve: Frosinone è diventata la Ciociaria, sono nati il Basso Lazio, il Lazio meridionale; si continua a sentir parlare di Terra di Lavoro; la Valcomino non si sa più di quanti comuni è composta, se ne arrivano a contare 18: alla luce di siffatto oscurantismo istituzionalizzato, i fantasiosi inventano nuove terre da esplorare: Terra di San Benedetto, la strada del vino, Terre di Comino (quanti soldi pubblici per quelle belle targhe e frecce!!!), Terre pontine e ciociare, terre di Argyl, terre pontine, genti ciociare; la Regione Lazio riduce la Ciociaria alla sola Frosinone, elenca perfino due Valcomino differenti e innumerevoli altre amenità. In tale ridda di distorsioni geografiche e di aberrazioni anche istituzionali su cui nessuno dei ‘noti’ si sente coinvolto ad intervenire, come può un eventuale visitatore e turista capirci? Le ‘guide rosse’ del Touring Club, unico strumento informativo attendibile, sono ferme al 1982 e perciò notizie ormai in parte obsolete e sostanzialmente anche devianti!
Questa terra ‘nobile’ e preclara, delimitata dagli Appennini e dal Tirreno, distesa da sempre ai piedi di Roma, tra le più antiche se non la più antica d’Italia, già rigogliosa prima ancora dei suoi solchi fondatori, madre di Roma, a seguito di contingenze storiche ben note ne è divenuta col tempo una vera e propria appendice, la sua ombra, talvolta la sua gemella: eppure fino a oggi terra di nessuno!

Ma se cominci a informare che l’impero romano è iniziato in questa regione, che avvenimenti determinanti della storia romana sono stati realizzati dai ‘ciociari’ dell’epoca, che la civiltà occidentale è partita da Montecassino, che i secoli XII e XIII sono i secoli ciociari, che i primi libri stampati in Italia secondolo sono stati in Ciociaria, che le prime parole in Italiano sono state pronunciate e scritte in Ciociaria, che fu un ciociaro a scoprire la punteggiatura e il corsivo e, per arrivare ad oggi che, tanto per citare i primi che vengono a mente, Severino Gazzelloni, Amedeo Maiuri, Giuseppe De Santis, Libero de Libero, i miracolosi Fratelli Bragaglia, Gina Lollobrigida, Ennio Morricone, i Mastroianni con Marcello, Nino Manfredi, Tommaso Landolfi, Giustiniano Nicolucci, Ernesto Capocci, Amleto Cataldi e poi professori universitari, giudici di Cassazione, presidenti alla Corte dei Conti, Antonio Valente, Tina Lattanzi, Domenico Purificato, Mons. Vincenzo Paglia -si sfoglino le pagine di ORGOGLIO CIOCIARO/Ciociaria Pride- sono figli della Ciociaria, allora ti cominciano a guardare con occhi diversi. Se poi si aggiunge -stralciando da un mondo incredibile- che il povero bracciante nella sua vestitura e nei suoi calzari è stato appannaggio della gran parte degli artisti dell’Ottocento e presente in quasi tutti i musei del mondo, che la modella di artista ciociara è stata la ispirazione di opere d’arte patrimonio della umanità, che la figura del ‘brigante’ come si illustra e descrive in tutti gli strumenti e mezzi della cultura e dell’arte, è anche essa un esclusivo contributo e scoperta ciociari, allora lo sbalordimento è totale. E abbiamo spostato solo di poco il coperchio del vaso di Pandora!

 

 

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'Nessuno parla di bonifica, tranne noi'

In Labore Virtus 350 260di Ina Camilli - Con il consorzio Minerva o con i progetti della Regione Lazio Colleferro resta la città della monnezza. Altro che città della cultura!
La decisione ci viene calata dall’alto, come sempre!
Decisioni prese altrove e senza la partecipazione dei cittadini!
Dopo anni di contestazione in difesa del nostro ambiente e di rifiuto di questa barbara e primitiva pratica antidemocratica NEI NOSTRI INTERLOCUTORI NON È CAMBIATO NULLA!

Chi decide e chi esprime soddisfazione!
Improvvisamente è stata individuata una possibile soluzione sugli inceneritori di Colleferro.
NESSUNO PARLA DI BONIFICA, tranne noi.

Non possiamo fidarci, di nessuno.
Occorre un tavolino anche al Comitato residenti Colleferro, ci sediamo noi e chiunque sia interessato alla propria autonomia e indipendenza dai poteri politici, per valutare la notizia di oggi prima di avanzare considerazioni definitive.

È evidente comunque che Zingaretti ha evitato per ora e in corner il commissariamento, ha avanzato una proposta di soluzione (solo adesso tanto per mettere ancora più in difficoltà il Comune di Roma) e pensa di averci dato una risposta sostenibile. Si, per lui!
Soluzione troppo facile che non può soddisfare le attese del territorio.
Sia chiaro che il problema discarica resta irrisolto e che, anche se fra due anni funzionasse l'impianto dei miracoli, nel frattempo colle Fagiolara sarà andata a pieno regime.

Ma chi paga i debiti di Lazio Ambiente spa e il post mortem della discarica che non c'è?

 

 

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Migranti, nessuno potrà dire che non sapeva

xmarcia nuovi desaparecidos 350 260 minda milanosenzafrontiere su FB, Redazione Italia - “Certo, ma sì, si sapeva: tutti ricordavano le immagini degli sbarchi, la foto del bambino con la maglietta rossa sulla spiaggia turca, per un po’ tutti lo chiamavano per nome… Ora non lo ricordo più. E poi quel terribile naufragio del 2013 o 2015, con tutti quei morti, anche donne e bambini… C’è anche il “Giorno della memoria” per ricordarlo, ecco ora così sui due piedi non so dire la data… tanti disperati, con i barconi e i gommoni e gli scafisti, i “trafficanti di uomini”.

Ma tutto questo accadeva anni fa. Poi ci sono stati i trattati con la Turchia e con la Libia, che è un po’ terra nostra, come dire e non solo con la Libia e, insomma, le missioni europee nel Mediterraneo hanno finalmente risolto il problema. Adesso sono diminuiti gli sbarchi e quelle navi delle ONG non servono più, che poi, tanto generosi e puliti non erano se è vero che alcune sono state inquisite e le loro navi bloccate nei porti. Alla fine qualcosa di poco chiaro ci doveva essere: erano dei “taxi”, sa? Dei taxi del mare e tu il taxi quando lo chiami poi lo devi pagare, no? …”

Dal 2015 Milano senza Frontiere marcia in piazza della Scala a Milano portando le foto di persone migranti disperse, vittime di scomparsa forzata o decedute nel Mediterraneo.

Il primo giovedì di ogni mese ci mettiamo in fila e marciamo in tondo in silenzio portando foto e nomi di persone partite dalla sponda sud e mai arrivate. Ci ispiriamo alla marcia delle Madres de Playa de Mayo e come loro chiediamo verità e giustizia per i “nuovi desaparecidos”.

Denunciamo le politiche dell’Unione Europea e del governo italiano contro le persone migranti e il piano di esternalizzazione delle frontiere europee.

Denunciamo il rinnovo dell’accordo con la Turchia, gli accordi Italia-Libia, le vergognose campagne mediatiche contro le ONG, i codici di condotta e le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per le navi che soccorrono e si rifiutano di lasciare le persone migranti in mano agli aguzzini libici (finanziati e istruiti dalle autorità italiane) o per chi le soccorre sulle montagne e tra le nevi.

Per questo oggi siamo ancora in piazza per denunciare l’Europa, un tempo patria del diritto e accusarla della strage ai suoi confini, una strage che non “avviene”, ma è causata dalle scelte politiche dell’Italia e dell’Unione Europea.

Ogni primo giovedì del mese – piazza Della Scala – 18.30-19.30

Per informazioni pagina fb: milanosenzafrontiere.

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Nessuno di noi mai lo considerò un eretico

AchilleMigliorelli 350 260di Ermisio Mazzocchi - Un impegno costante per una politica di grandi valori ideali e sociali. Questo è Achille Migliorelli.
Comunista, iscritto al PCI da giovanissimo. La sua terra devastata dalla guerra e dall'emigrazione doveva ricostruire il futuro e Achille fu l'artefice e il protagonista di quella rinascita.
Sindaco all'età di 26 anni, il primo e unico sindaco comunista in un territorio dove la DC aveva il dominio assoluto nei comuni che circondavano la sua S. Giorgio a Liri. In pieno boom economico, la sua tenacia e le sue capacità politiche gli consentirono di essere eletto alla prima carica delle sua città.
Non era solo questo.
Migliorelli era una figura poliedrica, colta, aperta, disponibile al dialogo, costruttore di rapporti politici convergenti su progetti avanzati di rinnovamento sia negli atti amministrativi sia nei partiti, in particolare quello a quale lui apparteneva.
Non era un conformista. Si proiettava sempre in una visione degli avvenimenti con una sua interpretazione per approfondire, capire, trovare altre strade per dare risposte soddisfacenti e giuste.

Da sempre uomo di sinistra

Migliorelli è sempre stato un uomo di sinistra. Non è mai venuto meno a questa matrice culturale - politica e questo non ha mai costituito un elemento di rottura, di divisione, ma era rivolto a trovare una unità non formale, ma nella sostanza delle scelte politiche.
Il dialogo come strumento per costruire una politica sana, costruttiva, di forti idee nell'interesse del popolo. Nel PCI ebbe un ruolo non secondario nella ricerca di percorsi che salvaguardassero la democrazia interna, il libero dibattito.
Non accettò che il centralismo democratico si trasformasse in centralismo burocratico come ebbe a definire la questione del "Manifesto", opponendosi con determinate argomentazioni alla decisone della Direzione nazionale del PCI di radiare i promotori di quella esperienza politica.
Non è l'unico caso. Molteplici sono state le sue posizioni di dissenso, mai distruttive e tutte rivolte a unire per meglio rispondere ai problemi.
Il suo è stato un percorso politico lineare, chiaro, senza ombre, con molti interrogativi, questo sì.
La sua formazione politico - amministrativa lo portava a porsi domande, a capire non in modo dogmatico i processi della società e le trasformazioni del suo partito, prima il PCI e poi il PD.

Fermamente convinto di dover difendere i diritti garantiti dalla Costituzione

Saldamente ancorato ai valori della democrazia costituzionale, che era stata la sua bussola di orientamento nel suo impegno come amministratore che come dirigente politico, non aveva avuto dubbi a schierarsi per il NO.
Infaticabile nel perseguire le sue convinzioni, non aveva mai abbandonato il suo impegno politico come lo ara stato in quegli anni che ricopri la carica di sindaco, come nei vivaci dibattiti politici nelle interminabili riunioni nel Comitato di zona del PCI e negli organismi dirigenti provinciale del PCI.
Non da meno lo fu nella trasformazione dei partiti, sino al PD.
Nessuno di noi mai lo considerò un eretico. Era considerato un interlocutore prezioso per esperienza e per la sua profonda passione della politica, quella al servizio dei lavoratori, delle parti più deboli della società, dell'intera comunità cittadina, indistintamente che si trattasse del suo paese che di tutta l'Italia.
Non lascia un vuoto. Lascia una patrimonio ricco di valori, di passione, di rigore morale, di impegno sino all'ultimo minuto.
Non molti hanno avuto questa infinita e forte spinta propulsiva, costante e visibile, su cui tutti avrebbero potuto fare affidamento, senza avere il timore di essere lasciati in mezzo al guado.
E quelli che oggi si stringono intorno a lui sanno di essere come "Il viandante ansioso di varcare il torrente, getta pietre una sull'altra nel profondo dell'acqua, poi posa sicuro il suo piede sulle ultime che affiorano, perché sa che quelle riprese nel gorgo sosteranno il suo peso" (Rosselli).
Ciao compagno Migliorelli.


lì 7 settembre 2017

 

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Nessuno è perfetto

Palio di Anagni 350 260di Antonella Necci - Anagnon-sur-la-mer Parte terza. "Nessuno è perfetto"

Erano passati due anni dall’ultimo Torneo medioevale al quale aveva preso parte come primo attore. Anzi come co-protagonista, insieme a quel pavone giraruota ad intermittenza di Geppò.
Parecchi litri di acqua erano passati sotto i ponti. Ora, incredibile ma vero, lui e Geppò andavano d’amore e d’accordo.

Poldino riconosceva che il ragazzo, sia pure narcisista come pochi, era, a suo modo, diventato uno ”di famiglia”. Anzi, a pensarci bene, era riuscito a risolvere alcuni casi investigativi difficili, oltre che a sventare un classico “tentato omicidio”, del classico marito in vena di cambiare moglie in modo spicciolo. Glielo doveva riconoscere: nonostante tutti i suoi limiti, aveva una qualche abilità intuitiva, che gli permetteva di giungere irrazionalmente alla soluzione prima di tanti scientifici cervelloni investigativi.

Agli occhi dei benpensanti di Anagnon, simili pensieri, inconfessati e inconfessabili, gli avrebbero alienato le ultime poche amicizie fin qui rimastegli, poiché Geppò veniva, al momento, considerato una sorta di incapace. Un “raccomandato” usurpatore di posto pubblico. Un parassita sociale, che governava il Gran Sceriffato per grazia ricevuta da Messer Poldino.
Il quale non godeva di certo di favori migliori, ma che, con l’atteggiamento del meditabondo, riusciva ancora a continuare a pensare senza esternare. Il suo gradimento era ai minimi storici, e così il suo morale. Per di più Marinelle e Geppò stavano organizzando il loro matrimonio, che si sarebbe svolto entro 90 giorni, 6 ore, 27 minuti, e, guardando l’orologio per precisione, 12 secondi.

Il Torneo

Intanto che così tristemente si abbandonava ai suoi pensieri, lì, nel centro della Tribuna d’onore, seduto accanto a Madame Adolphine, tutta sfavillante in un abito medioevale dagli improbabili toni del fucsia, vide entrare da lontano i cavalieri della “singolar tenzone”. Le armature scintillavano alla luce di quel caldo pomeriggio di agosto. I colori e gli stemmi delle singole Contrade, ricamati con fili d’oro e d’argento sia sugli stendardi che sui drappi delicatamente allacciati al collo dei cavalieri, gli fecero pensare, più che ad una parata medioevale, ad un abbozzato quadro impressionista. Certo, visti da lontano, non si poteva far altro che riempirsi di orgoglio. Gli erano sempre piaciute le parate. Figuriamoci i Tornei medioevali. Non vedeva l’ora di gettare la sua piccola lancia nell’Arena, per vedere l’inizio delle Gare.
“Poldino....Messere....tutti attendono il vostro segnale d’inizio. Avete con Voi la lancia dorata?”. Disse Maronè Jasquique, il suo fido servitore Berbero, naturalizzato francese. Mercenario, ma fedele servitore in tante avventure di questi ultimi due anni di Sceriffato.
“Ma certo che si, Jasquique. Guarda!”. Così dicendo, Poldino sguainà quella che credeva essere la brillante lancia che proprio la sera prima aveva lucidato. Quello che estrasse, invece, non fu altro che un bastone, dal quale penzolava il perno che aveva tenuto in asse la lancia. Null’altro.

Si guardarono dapprima meravigliati e poi un tantino preoccupati. E adesso? Come avrebbe dato il via ai Giochi?
“Messere, non varrà certo lanciare quel bastone plebeo nel centro dell’Arena. Se li immagina i titoli dei giornali di domani? “
“Non voglio nemmeno pensare a quali titoli mi dedicherebbero.” Disse Poldino tra il preoccupato e il divertito. “I Media aspettano solo i miei passi falsi. E adesso..... Questa proprio non ci voleva.”
“Prova con il mio fazzoletto”.
Marinelle gli sorrise e gli porse un fazzoletto ricamato dai gentili toni del beige. Lo guardava con occhi divertiti. Di certo stava pensando che capitavano tutte a lui.
Finse una sicurezza che non provava e rispose con un sorriso a quello ammaliatore di Marinelle.
“Beh, a mali estremi......” e gettò il fine fazzoletto nell’Arena. Questo non fece in tempo a cadere che i belligeranti se le stavano già dando di santa ragione a colpi di lancia, spada, pugni irregolari che gli arbitri faticavano a vedere in tutta quella zuffa.

Una grande regia

Tutto procedeva nel migliore dei modi, si fa per dire. E mentre fingeva un divertimento genuino nel vedere cavalli e cavalieri rincorrersi ed affrontarsi, accadde l’imprevisto. Le lance si staccarono dalle loro assi.
Per un gelido, lunghissimo istante, tutti si fermarono. I cavalieri nell’Arena si guardarono impietriti. Il pubblico pensò subito a qualche rito satanico. Qualcuno urlò perfino” Porta male, porta male. La sfortuna sta per abbattersi su Anagnon-sur-la-mer”.

“Ecco! Si! Pure la sfortuna ci voleva”, pensò Poldino, ostentando sicurezza.
“Amici, tutto era già stato organizzato, per impedire a cavalieri di farsi del male. Nessuna sfortuna. Che i giochi continuino anche senza le lance. Avanti, miei prodi!”
E lanciando un invito a continuare con un regale gesto, sorrise sicuro e si sistemò sulla poltrona dorata in attesa di godersi il continuare della lotta.
E la lotta continuò, più dura di prima, perché ora si bastonarono tutti. Gli arbitri dovettero cambiare le regole del gioco all’istante. Si stabilì che avrebbe vinto la Singolar tenzone quello che sarebbe rimasto in piedi. Inutile organizzare e dividere i partecipanti in tanti mini tornei. L’ultimo o l’ultima che sarebbe rimasto in piedi insieme al suo cavallo sarebbe stato dichiarato vincitore. L’amministrazione dello Sceriffato, dopo una rapida consultazione e mentre volavano cazzotti ovunque, decise che le regole erano eque. Poldino dovette dunque assoggettarsi, non senza qualche dubbio, a quello che la maggioranza esprimeva.

Ma sentiva dentro di sé, da quel fine investigatore che era ormai diventato, che qualcuno aveva volutamente sabotato i Giochi. Si guardò con uno sguardo di complicità con Marinelle, e percepì i medesimi timori e sospetti.

Sabotare i Giochi medioevali. A quale scopo?

 
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Coalizione sociale. Nessuno ha mai fatto questo percorso... Non è facile, né semplice, né scontato

landini coalizione sociale 350 260di Angela Mauro - da huffingtonpost.it - "Il punto è che nessuno di noi l'ha mai fatto questo percorso... Non è facile, né semplice, né scontato. E sarebbe rassicurante se si potesse dire: da oggi nasce una nuova forza politica. Sarebbero tutti più contenti sui giornali. E invece continueranno a non capire cosa sta succedendo... E fanno bene ad avere timore". Non è il discorso di un criptico intellettuale. E' Maurizio Landini, l'ex saldatore a capo della Fiom, che arringa la platea gremita del centro congresso Frentani a Roma. Secondo giorno di assemblea della 'sua' coalizione sociale. Oltre 200 interventi solo nella prima giornata di ieri, a nome di 300 associazioni di 80 città d'Italia. Qui lo considerano un successo. Non tanto per i numeri - "siamo all'inizio", premette Landini - ma per quello che definiscono un 'mix riuscito'. Tra sindacato e precari non iscritti al sindacato, l'intellettuale Stefano Rodotà e il militante del centro sociale, la Fiom e i comitati che occupano stabili per "il diritto alla casa", sdogana Landini, lui che ammette: "Da metalmeccanico queste cose non le capivo...".
Dopo la due giorni, il primo appuntamento è per "il 20 giugno a Roma contro le stragi nel Mediterraneo e per porre il problema di come affrontare il tema dei migranti", dice il segretario della Fiom. E' la risposta che s'incastra bene nella cronaca del giorno, diretta al governatore della Lombardia Roberto Maroni che ha intimato ai comuni di non accogliere i migranti in arrivo dal nord Africa, pena la perdita dei finanziamenti regionali. "Un modo barbaro di affrontare temi complessi", denuncia Landini. Ma, al di là del 20 giugno, la coalizione sociale si muove senza calendari alla mano e consapevolmente senza una forma. Se non nei temi. Per orientarsi, forse può risultare utile la traccia di Stefano Rodotà: "La democrazia si salva se si sprigiona tutta la creatività sociale di associazioni e movimenti: questo è il compito che abbiamo davanti. Solo così si potrà dire che il potere non sta tutto da una sola parte". Standing ovation per lui e anche uno, due tre, "Ro-do-tà! Ro-do-tà!" che ricordano piazza Montecitorio alle elezioni quirinalizie 2013.
Altri tempi. Oggi la 'parte con il potere" di cui parla il professore è Matteo Renzi, naturalmente bersaglio di tutti gli interventi. "Il premier fa bene a preoccuparsi di chi c'è fuori dal Pd – attacca Landini – ma sarebbe ora che si occupasse anche di chi mettono dentro il Pd!". Da Vincenzo De Luca a Mafia capitale: "La corruzione è un sistema in questo paese che serve per avere più potere e più soldi...", continua il leader Fiom. E di fronte alla corruzione si esercita un "garantismo peloso e ipocrita, da prima Repubblica... - scandisce Rodotà – Renzi non dovrebbe guardare al codice penale ma all'articolo 54 della Costituzione sulla disciplina e l'onore che dovrebbero contraddistinguere chi è nelle istituzioni pubbliche".
La griglia è questa. E Renzi è anche quello che ha fatto il Jobs Act, che porta avanti la sua 'Buona scuola'. Per Landini i tempi sono maturi per mollare gli ormeggi. E si lancia in un territorio finora sconosciuto alla Fiom. "Io mi sono sempre battuto per l'applicazione delle leggi. Ma non posso chiedere l'applicazione del Jobs Act: piuttosto devo battermi contro. E così sulla scuola o sul diritto alla casa". L'ammissione: "Io delle occupazioni non ero entusiasta... Lo capisci solo quando tocca a un metalmeccanico. E allora: se ci sono case sfitte o spazi inutilizzati bisogna fare qualcosa...". Gli applausi gli coprono la voce.
E' qui che si salda l'asse tra mondi diversissimi. E' questo il cuore della coalizione sociale, esperimento che vuole incrociare "battaglie sul reddito e salario", urla Michele De Palma, responsabile Auto della Fiom, un altro "piccolo Landini" – nota una signora in platea - che infiamma il Frentani. Perché "il contratto a tutele crescenti non ha nulla a che fare con il tempo indeterminato: è solo un altro contratto precario". Sul reddito minimo la coalizione sociale proverà a muoversi in autunno. "Tra 2-3 mesi ci si ritrova qui per lanciare le mobilitazioni d'autunno – propone Landini – ma nel frattempo bisogna costruire tante piccole coalizioni sociali nei territori...". E si va avanti. Con l'idea fin troppo chiara che "ci siamo rotti le scatole di essere sempre quelli che pagano le tasse e si fanno il mazzo dalla mattina alla sera" (sempre Landini). Avanti, ma a ruota libera.
Così libera che oggi al Frentani le citazioni dotte hanno coperto archi finora imprevedibili a sinistra. C'è Marx: "La coalizione è sempre l'esito di collisioni", dice Francesco Raparelli, precario del Laboratorio per lo sciopero sociale: "La nostra coalizione deve avere la capacità di collidere". C'è anche Eduardo Galeano: "Il cammino lo facciamo insieme", dice Giuseppe De Marzo di Libera: "Perché i tre milioni e 200mila 'working poors' in Italia non dovrebbero esistere: sono incostituzionali!". C'è l'Italo Calvino de 'Le città Invisibili': "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui...", recita – sì, recita – Gianmarco De Pieri del Tpo di Bologna. Ma c'è anche Winston Churchill, citato da Landini: "Ci sono tre tipi di bugie: le piccole, le grandi e le statistiche... sull'occupazione di cui ci inondano da mesi senza che cambi nulla". E ci sono le mondine. Anche Rodotà recita alla fine: "Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue, in lega ci mettiamo...". In platea c'è chi ironizza: "Veramente il canto continuerebbe così: 'E la libertà non viene, perché non c'è l'unione, crumiri col padrone, son tutti da ammazzar...'". Alt: è solo un canto. E di altri tempi, ovviamente sì.

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