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Non devono sorprenderci per accoglierli

MamoudouGassama 350 mindi Nadeia De Gasperis - A Parigi Mamoudou Gassama, giovane immigrato maliano senza documenti, salva in maniera eroica, calandosi da un balcone, un bimbo intrappolato in casa da un incendio. Lo hanno soprannominato spiderman, forse perché è così difficile ricordare il nome di un eroe quando ha i caratteri arabi!

Nel Paese di santi e navigatori è facile diventare eroi, anche da stranieri, ma esigiamo una prova in più di temerarietà. Un ragazzo immigrato, in pieno centro cittadino a Napoli, salva una donna dalle aggressioni di un rapinatore, mettendolo in fuga. Davanti all’Eurospin di Tor Vergata uno dei ragazzi che si carica delle nostre buste strabordanti della spesa in cambio di qualche spicciolo e qualche smorfia di accondiscendenza, sventa il furto a danno di una anziana signora. Insomma, sono piene le cronache, e potrebbero esserlo di più, di questi episodi ma non hanno un nome questi ragazzi, mai, o quasi, e qualche volta, come nel caso del ragazzo immigrato che nel Fucino, nel bel mezzo di un evento di piena, salva una famiglia, mentre i soccorsi dei vigili del fuoco stentavano a intervenire per la difficoltà della situazione. Eppure, il ragazzo non esita a tuffarsi nel fiume e salvarli, per poi scappare perché è senza permesso di soggiorno. I giornali titolano “caccia all’immigrato senza permesso di soggiorno” e come sottotitolo il dettaglio del suo atto di coraggio. Non ha un permesso di soggiorno, figuriamoci se possa meritare un nome.

Allora oggi vogliamo raccontare che Samuel, ragazzo nigeriano, che risiede in un centro di accoglienza di Isola del Liri, ha trovato sull’autobus un iphone. Recuperato lo ha portato alla donna che mi ha raccontato la storia, Maria Laura, operatrice del centro, pregandola di comporre l’ultimo numero e raggiungere la persona che aveva smarrito il suo apparecchio. La proprietaria, in poco tempo è stata rintracciata e ha raggiunto il centro di accoglienza per recuperare il suo iphone. Si è sentita di dover ringraziare il giovane ragazzo nigeriano portandogli in dono un cesto di fragole.

Spero che un giorno non saremo più costretti a raccontare quello che per questi ragazzi immagino sia naturale e ovvio, quello che è dettato dalla loro indole senza sensazionalismi o bisogno di riconoscenza o ricompensi.
Con la stessa naturalezza, spero tanto, saremo un giorno in grado di aspettarci da loro qualsiasi cosa di buono ci si possa aspettare da un ragazzo che affida al mare nero la propria vita in cambio di una speranza di salvezza, spinto solo dalla forza del desiderio di un mondo migliore.

Un giorno, spero, ci ritroveremo a non sorprenderci più a raccontare tutto questo per convincerci che i nostri fratelli sono nostri fratelli e le nostre sorelle sono nostre sorelle, per il semplice fatto di essere nati tutti sotto lo stesso cielo, che non giudica, almeno senza averci prima visti alle prove con la vita, la nostra e quella degli altri.

 

 

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Marangoni: revocare senza se e senza ma. Ricorso subito. I termini non devono scadere

InceneritoreMarangoni 350 260di Valerio Ascenzi (Marangoni 2) - Forse non ci siamo capiti. Forse non è ben chiaro che si tratta della salute dei cittadini e non di beghe tra rappresentanti di quello o dell’altro partito. Non è una gara a chi conserva il proprio elettorato o raggiunge nuovi elettori in vista delle prossime regionali. Gli inceneritori su un territorio come quello compreso tra Anagni e Colleferro, come per tutto il resto della Valle del Sacco, non devono essere riattivati. Punto.
L’Assessore regionale all’ambiente Mauro Buschini, pare esser corso ai ripari. Pare. Ha chiesto valutazioni più approfondite e l’attivazione di una procedura di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Non è detto però che tale richiesta porti la Regione a riesaminare il procedimento che ha portato ad una nuova autorizzazione al gruppo Marangoni.
Quindi una cosa appare palesemente certa: non si può aspettare che il dirigente, al quale Buschini ha indirizzato la missiva con le citate richieste, risponda.

I ricorsi devono partire. Non c’è un minuto da perdere.
E stando a quanto affermato dal sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, in un comunicato stampa relativo alle motivazioni che hanno spinto il Comune a dare parere negativo, sarebbero dovute bastare queste stesse motivazioni a far fare dietro front alla concessione di un nuovo permesso.
Noi pensiamo che tutte le iniziative vadano sostenute, quelle delle associazioni ambientaliste come Re.Tu.Va.Sa., ma soprattutto ci attendiamo che il sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, mandi avanti il ricorso già pronto per impedire la riattivazione dell’impianto Marangoni. Se non lo facesse sarebbe una beffa per i cittadini e una sconfitta, su tutta la linea, per le politiche annunciate e portate avanti dallo stesso sindaco.
Bassetta, come dicevamo, attraverso un comunicato ha già dichiarato che la Regione “non ha tenuto in debito conto le osservazioni critiche del Comune e delle associazioni”. Lui stesso ha partecipato alla Conferenza dei Servizi tenuta nella sede della Regione Lazio esprimendo il parere negativo del Comune di Anagni. Purtroppo però erano assenti la Asl di Frosinone, e il Presidente della Provincia, Antonio Pompeo, anche lui sindaco di un comune vicinissimo ad Anagni, ossia Ferentino. Tralasciando ulteriori commenti alle “giustificazioni” addotte dal consigliere provinciale con delega all’ambiente, Maurizio Bondatti - il quale avrebbe potuto incazzarsi un po’ su questa vicenda con il Consiglio provinciale - ci chiediamo in queste ore anche il motivo per cui uno come Pompeo, abbia “marinato” la Conferenza dei Servizi: l’aria che respiriamo ad Anagni, non è bene o male la stessa che arriva poi con i venti fino a Ferentino? Oppure pensa che Marangoni riattiverà l’inceneritore e metterà Anagni sotto una mega campana di vetro? E i vertici Aziendali della Asl… perché non sono intervenuti? Perché tanto avremo ad Anagni l’ospedale ambientale? Non c’è da meravigliarsi poi quando un comune cittadino, mediamente istruito, manifesta segni di intolleranza nei confronti di una classe dirigente che sembra improvvisare giorno per giorno, quando non va allo sbaraglio.
Tornando all’operato di Bassetta, dobbiamo sottolineare che il Comune di Anagni ha “evidenziato che il sito Marangoni è ricompreso all'interno della perimetrazione del Sin (sito di interesse nazionale) “Bacino del Fiume Sacco” che è in attesa di bonifica”. Quindi agli amministratori regionali, dirigenti (quindi amministratevi) e politici, era stato ricordato che l’area in questione è paragonabile alla Terra dei fuochi! Ma non gli è venuto in mente che stavano per fare la fantozziana corazzata Potëmkin!?
Sempre il Comune di Anagni ha ricordato alla Regione “i dati preoccupanti forniti dall'indagine della Procura della Repubblica di Frosinone sulla qualità dell'aria che coinvolge in pieno il territorio anagnino”. Avete capito bene: gli è stata fatta menzione di una indagine da parte della Procura della Repubblica… solo a sentire la parola “procura” a noi sarebbe passato un brivido dietro la schiena. Evidentemente o non sanno che cos’è sta benedetta Procura della Repubblica oppure pensano di essere immuni. Bah…
La partita non è conclusa però, e nelle mani del sindaco di Anagni c’è più di qualche match ball, importante è sparare le cartucce entro i tempi stabiliti dalla legge. E che il sindaco non si tiri indietro e non si lasci intimidire o convincere del contrario: tutte le iniziative saranno utili, anche un riesame, ma per correre ai ripari subito è necessario far partire i ricorsi!
Apprezziamo la presa di posizione del consigliere regionale Daniela Bianchi, però siamo fortemente scettici in merito al fatto che il suo appello venga ascoltato dai dirigenti del gruppo Marangoni. Di sicuro però la Bianchi ha dato una lettura della vicenda, da un punto di vista diverso ma degno di nota: la combustione di pneumatici non è una attività in linea con i principi di economia sostenibile che la Regione si è imposta negli ultimi anni. Se sono stati imposti alcuni principi però, non si dovrebbe cadere in queste trappole come degli allocchi! Vogliamo scaricare la responsabilità sui dirigenti? Si ma non si dovrebbero lasciare i dirigenti da soli a prendere simili decisioni: la parte politica dovrebbe vigilare! Comunque, tornando al pensiero della Bianchi, anche noi crediamo che l’approccio alle attività produttive in questo territorio debba cambiare, perché ancora non ci riprendiamo dai danni subiti negli anni passati. Mai avremo – cittadini e politici - una visione diversa del nostro territorio, mai ci risolleveremo. Una massima di un capo indiano d’America recita: “la terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”. Abbiamo quindi il compito di lasciare questa terra in maniera tale che i nostri figli possano viverla. Quindi se chi amministra la Regione non intende stare dalla parte dei cittadini e difendere il nostro territorio, lo dovremo difendere da noi, con tutti i mezzi possibili, ovviamente legali, e con qualsiasi forma di protesta.
Nel frattempo stiamo ancora aspettando una dichiarazione da parte di Zingaretti, il quale ha dato la delega all’ambiente a Buschini. Quest’ultimo un passo lo ha fatto, ma è dal Presidente della Regione che ci aspettiamo qualcosa. Qualcosa di incisivo.

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