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Anagni. Tagliaboschi precisa a Necci e non solo, forse

 

Anagni Palazzo della Ragione 350 260La Consigliera comunale di Anagni Sandra Tagliaboschi ci ha inviato la seguente precisazione alla formulazione di una domanda che Antonella Necci ha rivolto al consigliere Nello Di Giulio nella intervista che da lui ha raccolto.

Sandra Tagliaboschi

«Sono rimasta basita, nel leggere in un’intervista effettuata al consigliere comunale Nello Di Giulio da Antonella Necci, una domanda che mi riguarda direttamente.

Dal mio collega si voleva sapere se rispondesse al vero che, nella mia abitazione, si era tenuta una riunione di minoranza alla presenza dell’ex assessore Aurelio Tagliaboschi e dell’attuale presidente del Consiglio comunale Giuseppe De Luca.

Trovo questo un quesito di una scorrettezza professionale enorme, da parte chi l’ha posta. E voglio spiegare i motivi.

Prima di tutto, è assolutamente falso che si sia tenuta una riunione in casa mia con la presenza di De Luca e invito la signora Necci a informarsi bene prima di tirare in ballo persone che rivestono ruoli istituzionali su fronti diversi.

- Addirittura la signora Necci sarebbe al corrente di una fitta chiacchierata tra De Luca e un altro presente, Aurelio Tagliaboschi. Devo riconoscere che di fantasia ne ha, ma la invito ad utilizzarla in maniera meno superficiale.
- In secondo luogo, sarebbe stato più logico e corretto che sul fatto la signora Necci avesse chiesto informazioni a me, dal momento che la fantomatica riunione l’avrei organizzata io.

Un’altra inopportuna affermazione, da parte della signora Necci, riguarda la collocazione politica dei Tagliaboschi, che secondo l’intervistatrice sarebbero in forse se seguire o meno Matteo Renzi in Italia Viva.

Ora la domanda la faccio io, alla signora Necci: in base a quali elementi lo afferma? Quali argomentazioni e circostanze ha a supporto di tale ipotesi? Evidentemente soltanto la sua fantasia. Stia tranquilla, l’intervistatrice. Se e quando i Tagliaboschi decideranno una diversa posizione partitica lo dichiareranno ufficialmente. Solo allora sarà un fatto da riportare, perché “stare in forse” non significa nulla.»

 

 

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Manca nell’ospedale “Spaziani” e non solo...

Frosinone ospedale 350 ok minL’ Ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. Z0000, emessa il 26 .02.20, tra le misure che si dovrebbero adottare prevede, al secondo punto, quanto segue:
2. nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso a strutture del Servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, devono essere messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani;

E’ noto, almeno da un decennio, che nell’ ospedale “Spaziani” ed in tutte le strutture ambulatoriali del Capoluogo, i BAGNI riservati al pubblico sono sprovvisti di carta igienica, di sapone e di asciugaoi elettrici oppure di carta per asciugarsi le mani.

Da anni denunciamo continuamente la necessità di eliminare questo segno di inciviltà e di rilevante trascuratezza dell’igiene pubblica da parte di coloro che si sono avvicendati alla direzione della ASL della nostra provincia, sostenuti dalla Regione Lazio.

Mentre richiamiamo l’attenzione del Prefetto su tale realtà, ci auguriamo che sotto la spinta delle urgenti misure da adottare, per sconfiggere il Coronavirus, il Direttore generale della Asl, che conosciamo persona accorta e sensibile, possa fare il miracolo eliminando questo sconcio decennale.

Frosinone 28 febbraio 2020.
Francesco Notarcola – Coordinatore di Cittadinanzattiva-Tribunale per la difesa dei diritti del malato- Frosinone

 

 

 

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Lavoro e sicurezza ambientale non solo a Taranto

Ilva Taranto 350 mindi Donato Galeone* - Il giovane quarantenne Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore, mio conterraneo tarantino di nascita, deceduto a Roma nel dicembre 2017 - prevedeva, già nel 2014, che l'ILVA potesse essere rilevata da AcelorMittal, il colosso franco-indiano e principale produttore mondiale di acciaio.

Ma gli ostacoli e gli l'interessi del papa straniero per l'acciaio - scriveva e osservava Leogrande - potevano essere due:

- il primo, chiedere una sorte di potere di interventi extra giudiziari, e cioè di agire come se fossero sospesi i processi giudiziari in atto, come quello per disastro ambientale;
- il secondo, quello unicamente per rilevare quote di mercato e smantellare tutto in pochi anni, considerando che AcelorMittal aveva chiuso in Francia l'importante stabilimento di Florange senza dare alcuna risposta alle proteste dei lavoratori.

Lo Stato interviene nel profondo Sud. Negli anni '60 sono stato impegnato, con la CISL, tra Matera e Brindisi e, dal '67 fino a maggio 1976, nell'area meridionale del Lazio a sud di Roma.
Sappiamo che quell'area meridionale - da Sud di Roma fino a Santa Maria di Leuca comprese le nostre isole - fu agevolata, fino al 1992, dall'intervento straordinario dello Stato, con la Cassa per il Mezzogiorno, coordinato dai Consorzi Industriali istituzionalmente costituiti - quali Enti economici - per elaborare piani regolatori locali di sviluppo industriale e promuovere servizi sociali di benessere comunitari.
Tutti gli Enti consortili furono e sono legittimati alla espropriazione di immobili e terreni agricoli destinati alle attività industriali e servizi, predisponendo strutture e infrastrutture adeguate a insediamenti industriali, privati e pubblici, finalizzati allo sviluppo economico territoriale congiunto alla salvaguardia ambientale, programmata, tra tipologie di prodotto e posti di lavoro quantificabili e sostenibili in tempi condivisi e predeterminati.

L'area territoriale del profondo Sud tra Matera, Taranto e Brindisi - negli anni'60 - fu avviata, di anno in anno, verso una vera trasformazione territoriale considerando:
• i giacimenti metaniferi scoperti da Agip Mineraria-Eni nella Valle del Basento del materano con possibili insediamenti industriali dell'Anic e Pozzi, dalla Macchia di Ferrandina a Pisticci verso Metaponto;
• l'orientamento annunciato e diffuso, sostenuto dalle rappresentanze politiche e sociali, sulla proposta di un quarto Centro Siderurgico dell'Italsider-Iri a Taranto, favorito da area pianeggiante da collegare al vicino porto mercantile;
• la disponibilità del gruppo industriale italiano Montecatini-utilizzando oltre 800 ettari di terreno nell'area portuale di Brindisi, per la costruzione di un petrolchimico, integrato nella unità produttiva Polymer ai margini del porto brindisino.
In questo triangolo del Sud, tanto Taranto che il suo territorio, venivano coinvolte nelle lavorazioni di materie prime minerarie della siderurgia diquadro di Daniele Galeone 350 min base - con l'insediamento dell'Italsider -, quanto la città di Brindisi nelle lavorazioni petrolchimiche della Montecatini, mentre parte delle risorse metanifere della Lucania favorivano, nella Valle del Basento, l'insediamento parastatale chimico dell'Anic e quello privato della Pozzi.

 

L'impianto a partecipazione pubblica ITALSIDER, poi privato ILVA, con il primo altoforno messo in marcia nel 1964 produceva 3 milioni di tonnellate all'anno; successivamente, nel 1970, raggiungeva 4,5 milioni di tonnellate fino al raddoppio produttivo di 11,5 milioni di tonnellate nel 1975. La massima occupazione veniva raggiunta, nel corso del 1980, con 21.791 unità (dati di Ilva).
Nel petrolchimico della MONTECATINI- POLYMER – da me conosciuto dal maggio 1962 e fino a giugno 1964 per impegno sindacale diretto assunto nella CISL di Brindisi – gli aventi diritto al voto per la elezione della Commissioni Interna, nel maggio 1963, erano 3.388 e dopo un anno già raggiungevano le 4.438 unità (dati Cisl di Brindisi).
In Val Basento di Matera – recente area di ricerca metanifera - la occupazione diretta in prevalenza nell'industria chimica e attività indotte prevedeva l'impiego di 6-7.000 unità lavorative. Un vero “boom” per l'economia territoriale Sud e di Matera una delle più povere aree del Mezzogiorno che stentava ad affrancarsi dalla povertà e nonostante l'intervento della riforma agraria che aveva movimentato trasferimenti di famiglie nella piana di Metaponto.

 

La famiglia Riva, con ILVA, rileva l'impianto a lavoro ridotto e scarsa sicurezza ambientale.
L'ILVA - già ITALSAIDER - alla ribalta in questi ultimi giorni - quale questione sociale non solo locale - impone - un brevissimo richiamo agli anni non molto lontani, allorquando, pareva giusto e doveroso dare aria nuova e risposte a quel triangolo del Sud sia ai tarantini che ai salentini e lucani - affamati di lavoro - favorendo il passaggio dalla campagna alle fabbriche e la certezza di impiego massimo presso quel grande impianto siderurgico, ubicato all'ingresso della città di Taranto.

Oltre un migliaio di ettari di olivi sradicati per l'ITALSIDER che, peraltro, richiamava e raccoglieva famiglie di operai, nuovi assunti al siderurgico, insediatesi, preferibilmente, attorno al grande complesso industriale, tanto nei quartieri Tamburi e Paolo VI quanto verso sud-est della estesa città, oltre i margini del muraglione dell'Arsenale e l'abbandonata Salinella.
La città di Taranto, in quegli anni raddoppiava i suoi abitanti così come, dal 1964 al 1980, aumentavano i miliardi di profitti sulle tonnellate di produzione siderurgica dell'acciaio a ciclo integrato degli impianti e ottenuti da materie importate e giacenti, all'aperto del sito, per alimentare gli altiforni in costante attività produttiva.

Risultava quasi nulla o si riduceva a semplicistico richiamo formale l'impegno e l'attenzione alle persone - nel lavoro e nella salute dei cittadini - tanto sulla prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro quanto sugli interventi dovuti per la salvaguardia ambientale, prevedibili e quantificabili - in costi aziendali dovuti - nell'esercizio specifico della produzione integrata a ciclo continuo, conosciuto e praticato, in tutti gli impianti siderurgici operativi nel mondo.
Già con la crisi dell'acciaio negli anni '80 con la ITALSIDER e poi, nel maggio '95, con l'acquisizione degli impianti siderurgici ILVA dalla famiglia Riva - nell'epoca delle veloci privatizzazioni - gli occupati si ridussero, in quindici anni, di oltre diecimila unità.
Dal 2011 - con le 11.796 unità occupate in ILVA e nonostante la crisi di mercato mondiale - venivano prodotte annualmente circa 8 milioni di tonnellate di acciaio con un fatturato di 10 miliardi di euro/anno. Veniva coperta la domanda di prodotto ILVA per oltre la metà del fabbisogno nelle attività produttive nel settore manifatturiero italiano.

L'accordo multinazionale Acelor Mittal per il lavoro ridotto e la sicurezza ambientale.

Il 6 settembre 2018 - come sappiamo - si definiva la sostenibile intesa condivisa tra la multinazionale dell'acciaio franco-indiana Acelor Mittal, Governo e Sindacati dei lavoratori, con la sottoscrizione di impegni a realizzare un piano produttivo ridotto di 6 milioni di tonnellate annuali e investimenti di 1,25 miliardi, congiunto, all'intervento di bonifica ambientale per 1,25 miliardi e una occupazione ridotta complessiva a 10.700 unità nel gruppo Acelor Mittal Italia di cui 8.270 su Taranto.

Questi, in estrema sintesi, i contenuti base dell'accordo sull'affitto, fino al 2023, all'ex ILVA che però, dopo un anno e all'inizio di questo mese la stessa multinazionale comunicava di “ritrattare quell'accordo” sia per la discutibile azione legale di incompatibilità ambientale che sulla più certa e ventilata ipotesi - inaccettabile dai sindacati e governo - di 5.000 esuberi di posti di lavoro.

In questi ultimi 20 giorni di novembre sulla ex ILVA di Taranto sembra riaffacciarsi, finalmente, l'esigenza di una politica industriale italiana nella dimensione europea.
A mio avviso, se il Capo del Governo, Giuseppe Conte, viene a Taranto e discute con i lavoratori, direttamente sul luogo di lavoro, mentre il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, riceve al Quirinale CGIL-CISL-UIL, non è solo per la bomba sociale ILVA, da trattare, ma dovrebbe impegnare il Governo e le Regioni - essenzialmente - sulle oltre 150 aziende in crisi, con le migliaia di posti di lavoro e famiglie che, da mesi, attendono ragionevoli soluzioni in assenza - ad oggi - di una politica industriale italiana di crescita sostenibile e posti di lavoro certi e veri (dg).

Roma, 24 novembre 2019

 

 

 

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Aria inquinata: c'è polvere e polvere, ma non solo

puliamo aria 350 mindi Gaetano Ambrtosiano* - L’inquinamento e le polveri sottili. L’allarme diventa rosso molto più spesso, ma la qualità dell’aria, sostengono gli esperti, nel corso degli anni è notevolmente migliorata. E allora come si spiega l’emergenza continua?

Una prima spiegazione c’è: le norme sono più rigide e le maglie dei controlli si sono ristrette. Le sostanze inquinanti disperse nel cielo delle nostre città sono meno dannose e le polveri persino più sottili. Ma alle centraline dei giorni nostri non sfugge più nulla, neanche le particelle più microscopiche. Bisognerebbe migliorare la normativa che al momento prende in considerazione le polveri solo dal punto di vista della quantità.

Dice il professor Giorgio Gilli, professore di igiene dell’aria e dell’acqua all’Università di Torino: “In sostanza, bisognerebbe valutare meglio la composizione, cercando di capire quanto sono cattive e quanto dannose. Non tutte le polveri sono uguali”.

Ma i blocchi del traffico sono davvero efficaci per combattere l’emergenza smog?
Il blocco del traffico è solo un provvedimento tampone, è la risposta agli obblighi di legge. Forse la politica usa questo metodo per ricordare ai cittadini quanto sia grave la situazione. Diciamo che i blocchi della circolazione riducono di poco i valori esistenti, in sostanza sono un’azione più politica e non un provvedimento efficace sul piano igienico e sanitario. Di fatto sono utili solo evitare che la situazione peggiori, ulteriormente un miglioramento, seppur lieve, c’è, si evita di aggravare la concentrazione, ma tutto ciò che nell’aria è già presente si riduce di pochissimo. Nell’area padana e in tutto il Nord Italia come nel centro e nella nostra provincia la situazione è talmente complessa e per questo non si può pensare di tornare alla normalità solo con la riduzione del traffico. Prendiamo Torino come esempio: la città ha un parco veicolare moderno, vanta il sistema di tele-riscaldamento tra i più grandi d’Italia, e nonostante ciò si ritrova spessissimo a oltrepassare i parametri. Prima di tutto perché i provvedimenti adottati non consentono la rimozione degli inquinanti, ma anche perché la normativa è molto più severa del passato. I limiti si superano più facilmente anche se l’inquinamento è stato ridotto. Il fatto di calcolare le polveri sottili e quelle sottilissime rende più stretta la maglia dei controlli.

Ogni città, nonostante gli impegni presi, decide di testa sua: i blocchi non sono contemporanei e durano per periodi diversi e questo vanifica tutto, le polveri sottili viaggiano e raggiungono anche zone periferiche e lontane dalla grande metropoli tecnicamente sono capaci di viaggiare per centinaia e migliaia di chilometri. Hanno capacità di contaminare aree molto ampie. E per questo bisognerebbe rispettare le stesse regole in una macro-area. Ma questa ipotesi deve essere commisurata all’offerta di servizi di mobilità collettiva, per evitare di bloccare la vita di tutti.

Cerchiamo di essere sinceri e concreti il provvedimento ideale non esiste, paradossalmente bisognerebbe fermare tutto. Dai riscaldamenti alle auto. L’unico rimedio è quello naturale, la pioggia e la neve.Ridisegnare le città e renderle più sostenibili è l’impegno che da anni si prende senza conseguenze reali. Le proposte più utili sono due. La prima: concentrare la produzione di energia termica in grandi centrali per poi distribuirla in tutta la città, perché così è molto più facile controllare le emissioni. Meglio un solo camino, seppur grande, invece che 500 mila sparsi per tutti i quartieri. Poi, bisogna puntare sulla mobilità collettiva sotterranea che riduce il traffico di superficie: viaggiamo più rapidamente e si inquina meno. Qualcosa si è fatto anche in Europa ma i risultati non sono apprezzabili questo perché in ogni caso i parametri si sono notevolmente irrigiditi.

Avere conoscenza di un problema cosi complesso ed articolato è il primo passo verso l’attuazione di soluzioni adeguate.


*Gaetano Ambrtosiano, coordinatore provinciale di Articolo UNO

 

 

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Voto 2019. Il PD, ma non solo

VotoUE 2019 in Italia minIl PD è lo strumento per affrontare questa crisi?
Infine, il Pd. In Italia è il secondo partito con il 22,69 %, nel frusinate è terzo con il 16,08 dopo il M5S*. Si trova oggi ad avere l’onere, ma avrebbe anche l’onore di essere l’unica forza politica in Italia che ha sulle spalle il compito di opposizione vera a un governo ormai cambiato di segno, e tutto spostato a destra. Il suo esito elettorale è solo una manifestazione di vitalità, il recupero d’impegno da parte di molti elettori, un rifiuto della inevitabilità della deriva a destra. Ma tutto ciò non ha i numeri né le condizioni per costruire una nuova piattaforma politica, una nuova organizzazione che sia capace di recuperare il consenso che ha costruito la destra.

Una prima questione: perché il PD anziché festeggiare i suoi primi 10 anni di vita di questi non ne fa un’analisi seria parlando senza veli degli errori che ha compiuto? Che ha compiuto verso i ceti più deboli e verso le forze sociali da cui traeva legittimazione, in primo luogo i lavoratori dipendenti (esistono e sono tanti in barba a tante strane teorizzazioni), che non lo votano più?

Il centrosinistra è una coalizione non può essere un partito unico. In determinati momenti forze diverse possono e debbono collaborare, ma a precise e ineliminabili condizioni: è un dovere dare rappresentanza autonoma ai lavoratori dipendenti, ai disagiati, agli espulsi dai cicli produttivi; le alleanze si trovano sugli obiettivi, nella società e in parlamento e sono sempre il risultato di un negoziato o anche di un conflitto. Le alleanze fra forze diverse hanno bisogno di due condizioni: movimento di protesta di chi chiede e voglia di ascolto di chi governa.

Il PD è disposto a fare questa scelta? «…mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, non si propone di essere il partito politico della classe lavoratrice del XXI secolo» scrive Paolo Ciofi in "Il voto e la sinistra che non c'è".
Il PD sa riconoscere che gran parte di questo disastro nazionale nasce dal fallimento del suo progetto interclassista che ha dimenticato una grande area sociale del nostro Paese? Basta favorire gli egoismi di classe?
L'impresa sia un servizio sociale secondo l'articolo 41. Sono delle ultime ore i casi di Whirlpool, Marcatone Uno, preceduti qui, nel cassinate, dalla Ideal Standard che insieme ad altre aziende testimoniano come sono soprattutto “arricchifici” di proprietari senza responsabilità sociale. Non può continuare com’è oggi questa assurda ingordigia che satolla pochi e lascia in difficoltà i più. La nostra Costituzione va non solo rispettata ma applicata senza incertezze. Essa è la nostra garanzia di cambiamento, di progresso e di sviluppo.
Facendo le debite differenze, ricordo ancora i governi di larghe intese che per mediare al loro interno dimenticarono scuola sanità politiche del lavoro. il governo giallo verde è stata la manifestazione estrema di quella formula.

Il PD non vuole rinunciare ad esser un frappè? Allora occorre un vero nuovo partito di sinistra che faccia la sinistra in un’alleanza di centrosinistra, se si può fare, altrimenti faccia semplicemente il suo dovere fino in fondo. Ed oggi ci vuole prima di ogni altra scelta un piano straordinario per il lavoro che parta dalla manutenzione delle strade, molte, impraticabili; comprenda la bonifica vera delle aree inquinate dei SIN e la messa in sicurezza del territorio che è una grande esigenza nazionale. Ci sarebbe lavoro per tanti e per qualche generazione.

Allora ancora un quesito: che senso ha il pulviscolo di formazioni armate di distinguo litigiosi, senza che ci sia un valore che premi l'unità; non ha senso l'attuale frammentazione è inconcludente e soprattutto demotivante. In queste condizioni la sinistra tutta non è riuscita a imporre né la propria agenda né le proprie proposte, piuttosto vaghe, a cominciare da quelle sul lavoro, né la giustificata paura sullo stato dell’economia e delle sue prospettive. La paura del “baratro” non ha inciso. Hanno continuato a fare effetto, invece, le altre paure, quelle propinate da Salvini e dalla Meloni.

Recuperare credibilità oggi è certamente faticoso e, non facile. Ma, facciamo una lunga inspirazione e diamoci 10 – 20 secondi di coraggio. Diciamoci la verità, senza fare gli incompresi,  perché così non funziona. Senza questa audacia ci aspetta il suicidio, che potrebbe essere il meno, ma condanneremmo ad una brutta sorte gran parte del nostro popolo.

Dobbiamo imparare a saper fare il nostro dovere anche qui in Ciociaria dove l’amicizia e le simpatie personali fanno premio sulle scelte politiche. Disoccupazione, sanità, inquinamento son tutt’ora lì che aspettano un qualche atto concreto. Tanto parlare di politiche attive per il lavoro e non si è riusciti a far lavorare manco un disoccupato "over 60" nei comuni di origine, eppure sarebbero stati pagati dalla Regione come previstpo negli accordi del 28 febbraio 2018, nella sanità impera il disservizio più generale che investe pazienti e personale, per l’inquinamento dopo 14 anni dobbiamo ancora aspettare le caratterizzazioni di alcuni progetti che fra l’altro non bonificheranno la sorgente dell’inquinamento, cioè il Sacco, ma solo alcune aree con destinazione “vendita”.

C’è di peggio, anche le cose buone che si fanno poi non sono valorizzate o addirittura vengono bloccate. Perché? La deputata Rossella Muroni predispone una Mozione, molto importante, da discutere alla Camera sull’inquinamento della Valle del Sacco, perché non l’aiutiamo a raggiungere l’obiettivo della discussione in aula respingendo ogni resistenza qui in provincia? A Fratoianni viene chiesta una interrogazione per far cessare il pagamento coattivo delle bollette Acea introdotto dal ministro Padoan sin dal 2016 e se ne dà notizia la mattina del sabato 25 maggio prima del voto. Iniziativa benemerita, ma ci si è chiesti che risultati può produrre un’azione che appare all’elettore tardiva e fuori da una iniziativa continua e incalzante? Tanto per citare dei casi. Quali valutazioni di opportunità politica intervengono qui in provincia per operare così? Questi metodi di lavoro mettono in ombra anche i possibili buoni risultati come la conquistata opportunità di revocare la concessione della Certosa di Trisulti a Steve Bannon.

Vogliamo avere un sussulto di efficienza? Chiediamo al nuovo segretario generale della Cgil Maurizio Landini di rivedere questa strana organizzazione del Sindacato che lui dirige, che anziché moltiplicare le presenze sul territorio le accentra? L’iniziativa per il lavoro e tutti i diritti sociali ha bisogno del numero adeguato di dirigenti e attivisti che non si risparmino, prima di tutto.

Basta con i luoghi comuni. E le dichiarazioni di principio. Noi non possiamo essere solo quelli che rievocano. Non può bastare. Ma, anche le generose iniziative spontanee di associazioni svaniscono se non le si costruiscono in maniera organizzata con volontari militanti e impegnati, con statuti depositati e conoscibili da tutti, che assicurino organismi dirigenti democraticamente eletti e verificabili. Non possono solo essere sigle con un Presidente, per quanto disponibile e preparato. La trasparenza è un presupposto indispensabile per la CREDIBILITA’.

Fare politica non è un hobby e non si può praticare come se fosse un hobby. Fare politica è un lavoro duro, di studio e di tessitura di relazioni nella società e con le persone. Un lavoro da fare tutti i giorni e in ogni ora. I 5stelle hanno pagato un prezzo anche per questo, è il loro problema. Non diamo retta a chi ci dice che tutti si possono improvvisare politici. Ci prendono in giro quelli che invece hanno forze impegnate giorno e notte a fare politica nei posti di governo e di potere a cominciare dalla finanza.

Anche a chi vuole essere di sinistra sul serio occorre una rivoluzione culturale. Non basta definirsi di sinistra. Dobbiamo sapere con certezza i motivi di disagio, trovare le possibili soluzioni e comunicarle nel modo giusto alla gente.

È un problema che riguarda direttamente ogni struttura che si dice di sinistra e non solo per i gruppi dirigenti centrali, ma anche e soprattutto in periferia rivedendo scelte organizzative e di direzione. Non solo, lo dico con le parole di Lucia Annunziata, c’è anche: «Un compito particolarmente gravoso e impegnativo per i media che, a mio parere, non hanno lavorato affatto sullo scollamento sociale. Ma la lettura del presente è anche l’unico strumento su cui fare leva per ricostruire la dinamica democratica».

* Lega Salvini Premier 96.671 (40,35%); M5S 44.494 (18,57%); PD 38.536 (16,08%); FdI 21.319 (8,90%); FI 19.472 (8,13%) [137.462 (47,38)] a sinistra [43.179 (18%)] a mala pena sfiora il 20%, ma è una forzatura
Diverso il quadro che emerse dalle urne nel 2014: 427.063 Elettori; 253.001 votanti cioè il 59,24 %) Schede bianche 7.989; Schede non valide (bianche incl.) 20.300 che cosi destinarono le loro preferenze: PD 86.328 (37,10%); FI 56.764 (24,39%); M5S 51.172 (21,99%); FdI 9.616 (4,13:); Lega Nord 3.401 (1,46%); L'altra Europa con Tsipras 6.808 (2,93%); Italia dei Valori 1.317 (0,57%); Verdi Europei- Green Italia 1.298 (0,56%) [9423 (4,6%)]

 

Il primo articolo il secondo articolo

  aggiornato il 18 giugno '19 alle 8,23

 

 

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Il fallimento del M5S non è dovuto solo all’incompetenza

confllittosociale 350 260 mindi Michele Prospero*, dal suo diario FB - Soprattutto nei giornali d’area come il Fatto quotidiano, il coinvolgimento del M5S nel malaffare viene spiegato, in modo alquanto riduttivo, con il problema del reclutamento difettoso dei candidati. Si tratterebbe di una pecca comprensibile per un movimento ancora giovane che non riesce a riconoscere la competenza. Ora che il non-partito dell’onestà-onestà sta rivelando il suo volto poco onorevole negli scandali romani, la sinistra deve saper porre la domanda giusta per accompagnarlo al meritato declino (confermato anche dal voto in Basilicata). Quello che non dovrebbe rimarcare, dinanzi al fallimento pentastellato, è proprio il richiamo alla competenza perduta come rimedio da offrire al governo degli incompetenti che blocca tutto.

Il volto peggiore del grillismo non è infatti l’incompetenza, che pure abbonda nel personale im-politico arruolato in rete tra un esercito di sconosciuti promosso a colpi di clic a funzioni di governo. Il nodo più rilevante da cogliere è che il M5S rappresenta una scheggia del sistema che ha abilmente occupato anche uno spazio della sinistra con simboli di rivolta per ripristinare l’essenza del bel mondo antico fatto di trame affaristiche e spartitorie.

A una rivolta di sistema che vede l’alto inventare la ribellione del basso con le passioni del risentimento e della rabbia, secondo uno schema che si può cogliere nel solco di certe raffigurazioni di Shakespeare, non si risponde con una nostalgia della competenza. Al ministro Fornero non mancava la competenza, così come a Monti e ad altri titolari del suo dicastero la tecnica non faceva difetto. Però la dimestichezza con i numeri e il galateo delle istituzioni europee non ha risparmiato l’adozione di politiche antisociali che hanno determinato la grave crisi della democrazia.

micheleprospero 350 260 minIl lato del conflitto sociale, con la lotta alle esclusioni e alla precarietà, non la competenza è il centro di una cultura politica della sinistra da riprogettare. Lo chiariva anche un liberale alla Tocqueville. “Importa senza dubbio al bene delle nazioni che i governanti abbiano delle virtù o dei talenti: ma quello che forse importa di più è che i governanti non abbiano interessi contrari alla massa dei governati; poiché, in tal caso, le virtù potranno diventare inutili e i talenti funesti”. Non la tecnica ma gli interessi sociali antagonisti sono alla base dei progetti politici che se perdono questa matrice della loro azione sono condannati ad essere rigettati come occupazione di un ceto separato.

Il fallimento del governo del non-partito non rinvia solo alle pratiche di abituale incompetenza per cui, per archiviare il tempo dell’improvvisazione, occorre ritrovare un professionismo politico esperto e metterlo di nuovo alla prova per risolvere il malessere accumulato. Il problema vero è che il M5S, con le maschere della rivolta, ha giocato un ruolo di conservazione a tutela di un non-partito a direzione aziendale. Non si tratta perciò solo di una difettosa selezione della classe dirigente imputabile alla giovinezza di un movimento che non sa ancora come scegliere la rappresentanza.

Come non-partito d’azienda il M5S si è inserito in maniera accomodante dentro le “congiunzioni astrali” del sistema che per sopravvivere nelle antiche consuetudini ha agitato la finzione dello tsunami e del “tutti a casa” come ingannevole cambiamento di tutto. Una classica operazione gattopardesca che ha trionfato perché nel frattempo la sinistra, anche per l’adozione della parentesi tecnica che assumeva “interessi contrari” a quelli della propria parte di società, era evaporata come combattivo soggetto dell’autonomia politica del mondo del lavoro.

 

 *Michel Prospero, docente di  di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Scienza Politica, Sociologia e Scienze della Comunicazione della Sapienza. Autore di numerosi saggi, collabora con diverse riviste scientifiche e quotidiani.

 

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L'8 marzo non solo mimose di Famiglia Futura

famigliafutura 350 260 mindi Chiara Alessandrini - Venerdì 23 gennaio 2018, presso la casa della cultura di Frosinone si è svolto l’evento organizzato dall’associazione famiglia futura di Ceccano dal titolo “8 marzo non solo mimose”. L’associazione, attiva nel sociale Sul nostro territorio e non solo, da anni si occupa del tema riguardante La violenza di genere in particolare quella sulle donne.

L’evento di oggi ha visto protagoniste diverse scuole del territorio che hanno partecipato al progetto dell’associazione cercando di raccontare la DONNA in mille sfaccettature, riflettendo allo stesso tempo sul forte problema sociale del dramma delle violenza subita.

Tanti sono stati gli interventi che si sono susseguiti durante la mattina; molte le figure istituzionali presenti tra cui anche il prefetto emerito sua eccellenza Dott. Piero Cesari che ha invitato i ragazzi a riflettere sul tema della donna nella Costituzione facendo riferimento agli articoli 37 e 4, mettendo in evidenza la PASSIONE con la quale le donne negli anni, anche storicamente parlando, si sono contraddistinte.

Le scuole sono state premiate da importanti donne che si sono distinte nel sociale e non solo : Professoressa Tiziana Cerroni (professoressa di educazione fisica e istruttrice, giudice e dirigente del settore femminile di ginnastica artistica e trampolino elastico) Giovanna Santodonato (allenatrice di baseball, sport generalmente declinata al maschile) Dott. ssa Gemma Gemmiti (fondatrice della casa editrice Gemma Edizioni), Prof. Margherita Savà Pullano (presidente della università delle tre età di Frosinone), Dott.ssa Lucia Fabi (scrittrice e professoressa), Dott.ssa Franca Marzella (dirigente ASL, responsabile del servizio salute mentale donne), e da Micaela Conti (studentessa della classe 2A del liceo linguistico e scientifico di ceccano, giocatrice come difensore centrale di calcio), dottoressa Gabriella Sarandrea (presidente e allenatrice presso la scuola di scherma di Frosinone). Le alunne della scuola di scherma hanno effettuato sul palco una piccola esibizione: un incontro di scherma vero e proprio tutto al femminile, che ha appassionato ed incuriosito l’intero pubblico.

Una pluralità di eccellenze che Famiglia Futura ha particolarmente ringraziato con un ulteriore premio, una creazione artigianale realizzata nel nostro territorio.

L’associazione Famiglia Futura ha cercato di illustrare, insieme alle scuole che hanno partecipato, gli aspetti più rilevanti del problema della violenza sulle donne e la pluralità di attività svolte nel corso degli anni.

Un evento davvero significativo quello di oggi che ha particolarmente sensibilizzato e fatto riflettere i tanti partecipanti presenti in sala.

Gli studenti si sono contraddistinti in maniera particolare facendo emergere proprio il messaggio di questa giornata: La comunicazione è l’arma vincente nel contrasto agli episodi di violenza domestica e di genere.

Un plauso quindi va a questa associazione che cerca di sensibilizzare alla prevenzione partendo dall’educazione dei ragazzi, e a tutte le scuole e i professori per la calorosa partecipazione e per tutti i lavori realizzati.

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M5S: Last minute market, non solo annunci ma dialogo per attuarlo

M5S Frosinone 350Bellincampi e Mastronardi, M5S - "Il last minute market* e' un nostro punto del programma e diamo la massima disponibilita' per attuarlo, af-finche' non rimanga solo un titolo di giornale"

«Nei giorni scorsi abbiamo appreso dalla stampa che il Consigliere Comunale Danilo Maglioc-chetti ha “lanciato” il tema del last minute market, che fa riferimento alla c.d. legge anti-spreco (Legge n. 166 del 19.08.2016). “Tendere una mano ai più bisognosi”, questo è l’appello che ha rivolto alla grande distribuzione per destinare i prodotti alimentari riutilizzabili, in favore delle associazioni caritatevoli del territorio della provincia di Frosinone.

Ci gratifica constatare che, ancora una volta, le nostre idee raccolgono il meritato consenso, però sarebbe molto più utile se soluzioni importanti e necessarie per la collettività, passassero anche at-traverso lo strumento del dialogo, del confronto e della condivisione, invece che attraverso una mera “annuncite” utile solo per riempire le pagine dei giornali.»

Lo dichiarano i consiglieri M5S Bellincampi e Mastronardi che continuano – «La riduzione degli sprechi alimentari non è solo un’importante misura “anti povertà”, ma può essere anche uno strumento per diminuire il conferimento in discarica della frazione umida dei rifiuti, determinando anche un abbassamento della Tari. Ma questa Legge prevede tanto altro, come la cessione a titolo gratuito delle rimanenze di attività promozionali o dei prodotti in via di scadenza o quelli che non sono più idonei alla vendita per alterazioni dell’imballaggio, ed ancora, per i ristoranti, con la preparazione delle cosiddette “doggy bags” **. Iniziative verso le quali non si può che essere a favore e che difatti abbiamo inserito nel nostro programma.

Certo questa legge sarebbe stata perfetta se in sede parlamentare avesse accolto la proposta del M5S di inserire delle sanzioni verso coloro che non scelgono di puntare al recupero, come accade invece in Francia, ma con un governo 5 Stelle siamo sicuri che ci arriveremo anche in Italia.»«Di contro, al di là delle belle intenzioni del Consigliere Magliocchetti, non troviamo alcuna traccia concreta di tutto ciò, né all’interno del programma elettorale del Sindaco e della sua coalizione, né tantomeno nelle Linee Programmatiche di governo, recentemente presentate in Consiglio Comunale. A tal proposito vogliamo anche ricordare che sin dal 2016 presso il Ministero dell’Agricoltura vi è un fondo di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017, 2018 destinato proprio al finanziamento di progetti innovativi per limitare gli sprechi a cui hanno già aderito molti Comuni, ma tra i quali non figura Frosinone.»

E, concludono – «Ricordando dunque, anche la richiesta di fattiva collaborazione lanciata alle opposizioni dal Sindaco e più volte ribadito dallo stesso Magliocchetti, facciamo presente di essere disponibili anche da subito a dare il nostro contributo qualora il Comune volesse realmente proporsi come “riferimento e cabina di regia” per la realizzazione di un progetto anti spreco, perché quando si tratta di iniziative per il bene della collettività noi ci siamo e ci saremo sempre.»

* Last Minute Market: Mercato dell'ultimo minuto per evitare sprechi nei supermercati

**Doggy-Bag: il sacchetto made in italy antispreco da chiedere al ristorante

 
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Parole, parole, ma non solo parole

unsupertaxidelmare 350 260Daniela Mastracci - Forse sta diventando una mia fissazione, ma il linguaggio trattiene visioni del mondo. Ne sono convinta. Se chiamo “taxi del mare” le navi che salvano vite umane, li faccio passare per mezzi di trasporto d’elite, quasi che i migranti, accalcati gli uni sugli altri, spaventati, disidratati, denutriti, picchiati, stuprati anche, siano delle elite ricche che scorrazzano nel mediterraneo per viaggio di piacere. Se affibbio un aggettivo, se uso un certo sostantivo, o un certo verbo, io dico qualcosa di come vedo il mondo, di come nel mondo che vedo stanno esseri umani, scafisti delinquenti? Ong colluse? Diffidiamo degli sos? Dei rapporti che le navi intrattengono con i profittatori di vite umane?


Intanto, scusate, ma se sono taxi del mare vuol dire che le persone che ci salgono sopra possono permettersi chissà che trattamento? Non hanno mica bisogno di trafficanti, di Ong, di aiuti? Insomma se la cavano abbondantemente da soli, no? Chi meglio di loro, che addirittura solcano il Mediterraneo, e non solo, a bordo di mezzi di lusso? E però, se poi li andiamo a salvare mettendoci d’accordo coi trafficanti, mi sa che allora non sono proprio dei taxi, no? Affibbiamo etichette denigratorie questa è la verità.

Perché l'odio dilaghi

Dobbiamo usare certi termini così la gente si fa delle idee, e si fa quelle che c’ho in testa io: insomma è un’operazione di manipolazione di massa, un lavaggio del cervello. E come stupirsi allora se dilaga odio? Se gli animi sono accesi di rabbia, insofferenza, diffidenza? E ci metto anche il carico da 11, facendo passare le Ong per colluse, e perciò delle specie di società senza scrupoli che fanno profitto trasportando persone sulle nostre coste: loro si fanno i soldi e noi? Ecco, vedi? Siamo costretti ad accoglierli! Ma mica ce lo possiamo permettere? Eh no. Non possiamo mica salvarli tutti!
E qui esplode il plauso: me lo immagino il riso smargiasso di chi non aspettava altro! Così i giochi sono fatti: io dico peste e corna, addito il profittatore, il parassita, quellotaxidelmare inpanne 350 260 che ci mette tutti in mutande. E addito il pericolo pubblico dei migranti: pericolo sociale, economico, sanitario (che tanto non guasta mica mettercene uno in più: melius abundare…) e tutti saranno d’accordo con i fermi, coi i respingimenti (un grazie a Bossi e a Fini non lo dimentichiamo, no?). E ho gioco facile facile a far passare come eccellenti misure anti pericolo (anti migrante ormai è superfluo: li ho già etichettati, e ci capiamo tutti così). Le Ong da ora in poi devono sottoscrivere un codice di sicurezza (da cosa?) onde evitare che facciano ancora affari d’oro co’ sti’ trafficanti e sti’ pericolosi ladri di lavoro e stupratori seriali.

La caccia all'untore

Quanto manca alle elezioni politiche? Non è molto chiaro, vero? Ma Renzi s’avvantaggia e promuove “Avanti”: meglio prevenire che curare, no? Ma in verità ci siamo abituati ad una campagna elettorale permanente. Meglio sarebbe una bella rivoluzione permanente, ma tant’è: questo c’abbiamo e questo ci teniamo: politici arraffoni di voti che stanno ben comodi sulle loro poltrone e non vogliono altro che rimanerci. E chi s’è visto s’è visto. Il popolo ha fame: mandateli a fermare i migranti. Chissà magari l’adrenalina non fa sentire la fame, e comunque non se la prenderanno mica con noi, poveri parlamentari e ministri, che ci stiamo sbracciando per risolvere il grande problema del sovraffogioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260llamento: ecco, noi togliamo di mezzo chi toglie il lavoro e così finalmente gli italiani potranno di nuovo lavorare. Mica servono una politica industriale o altro: basta eliminare i migranti. E così la campagna elettorale va avanti a gonfie vele.
Come si dice: la pancia è sempre pancia e se vede soddisfazione ti vota no? In fondo è facile fare i politici così: non hanno bisogno di progettare mondi, di cambiare lo stato di povertà, di emancipare, di espandere diritti, di far vivere bene i cittadini. No, hanno bisogno di un capro espiatorio.
Ma per favore allora non veniteci più a dire che il mondo è cambiato, che dobbiamo stare dietro ai grandi mutamenti, che non possiamo perdere tempo in chiacchiere (cioè un pò di riflessione che magari prende un’oretta o due di tempo), dobbiamo agire, andare incontro al futuro, fare, insomma. Ecco, non ditecelo più: quello che fate davvero è la cosa più vecchia che ci sia: incolpare qualcuno, aprire la caccia all’untore e così sia!

 
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Disastri e cause. Certamente non solo naturali

albergo RigopianoDi Nadeia De Gasperis - La frase di rito di ogni tragedia è “non è questo il momento delle polemiche”. Segue “siamo con la popolazione”, “ora è il momento di gestire la tragedia”.
Eppure, è bastato un colpo di tweet, dell’ex presidente del consiglio, ad originare la più grande sciagura che ha consegnato il Paese ai favori delle lobbies. “Sblocca Italia”. Mentre il resto del mondo tentava di affrancarsi dalle produzioni inquinanti, si confinava il nostro territorio, o meglio, quello che sopravviveva a un uso dissennato di decenni, su un binario morto dell’economia, perpetrando i danni dell’abusivismo edilizio, del sovra sfruttamento del territorio e delle sue risorse, della mancata promozione di ricerca e sviluppo nel campo delle fonti rinnovabili, dell’uso ecosostenibile del patrimonio ambientale, della tutela della biodiversità, il nostro governo, sosteneva l’edificazione di grandi opere che con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento”, continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” insano, mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale.
“Sblocca Italia”, non solo disattendeva un articolo importante della nostra costituzione, il nono “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, ma vanificava qualsiasi strumento burocratico, o sentenza di Stato o sindaco virtuoso o organizzazione collettiva, avesse potuto frenare la condanna del Paese all’arretratezza di una economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrate in poche mani, mettendo davanti all’interesse collettivo quello delle multinazionali, facendosi beffa di una sentenza che imponeva che il paesaggio dovesse rappresentare un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse pubblico o privato.
L’ambiente non è solo uno scrigno di risorse, lavorative, sociali, turistiche, di reddito, non è solo fruizione turistica del territorio.
La tutela dell’ambiente si fa anche arginando il suo consumo, promuovendo la ricerca, e la tutela della sua biodiversità tout court. Affidando alla comunità di scienziati, geologi, ambientali, comunità dedite alla educazione, informazione, tutela di questo scrigno di risorse. Ora ci si chiede se un Hotel, frutto dell’abusivismo edilizio, ubicato in una zona geologicamente e morfologicamente non idonea, ci si chiede se sia colpa del sisma o del maltempo ad averne provocato il crollo. Ma ora non è il tempo della polemica, ora, è il tempo di scavare, scavare, scavare.

 
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