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Ceccano Calcio. Michele Settanni nuovo acquisto

CECCANO CALCIO

Un nuovo acquisto per la prima squadra che affronterà il campionato di Promozione

di Valentino Bettinelli*
settanni 360 minIl Ceccano Calcio 1920 è lieto di annunciare la formalizzazione di un nuovo acquisto per la prima squadra che affronterà il campionato di Promozione. Tra le fila rossoblu arriva Michele Settanni, attaccante classe 1985, proveniente dal Monte San Giovanni Campano.

Calciatore affidabile e con grande esperienza della categoria, avendo vestito per tanti anni le maglie di Alatri e Tecchiena, con un bottino personale che sfiora le 200 reti realizzate tra Eccellenza e Promozione.
Un innesto di livello per il Ceccano che rende felice il Presidente Gianluca Masi: “siamo orgogliosi di avere Michele Settanni con noi, per la sua esperienza e per la qualità che potrà certamente garantire alla nostra squadra. Lo ringrazio e gli auguro di far bene insieme a tutti i suoi nuovi compagni, per raggiungere insieme grandi traguardi sportivi per il Ceccano Calcio”.

Entusiasta anche il mister Mirco Carlini, che ha già allenato il bomber Michele Settanni. “È un acquisto importantissimo per noi” - dichiara Mirco Carlini - “che accresce il valore e la potenza offensiva della nostra squadra. Sono molto contento dell’arrivo di Michele a Ceccano. Lo conosco molto bene, per averlo allenato per tanti anni in precedenza, e sono certo che faremo un grande lavoro insieme”.

Michele Settanni si unirà, dunque, alla rosa del Ceccano Calcio, che si presenterà ai nastri di partenza del prossimo campionato di Promozione con l’obiettivo di dare continuità agli ottimi risultati che stavano arrivando nella scorsa stagione, prima che il campionato venisse interrotto a causa della pandemia.

Un acquisto che punta a rafforzare il già competitivo reparto offensivo del Ceccano Calcio, mettendo a disposizione di mister Carlini una rosa pronta e affidabile che possa ben figurare nel prossimo campionato di Promozione.

*Valentino Bettinelli, Ufficio Stampa

 

 

 

 

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L’arrivo di un nuovo giorno

PER NON DIMENTICARE

Da un nipote affettuoso

di Francesco Spilabotte
GerardoRiccardi 350 minA Zio Gerardo
L’arrivo di un nuovo giorno assai remoto pervade l’animo di tutti coloro che sono legati indissolubilmente ad una persona che è riuscita a lasciare un segno indelebile e pregno di significato su questa terra: Zio Gerardo Riccardi.

Un uomo che ha avuto il coraggio di vivere fino all’ultimo la sua vita, che ha saputo donare indistintamente ed a proprio modo il suo amore al prossimo ed alle persone a lui più care, lasciando dentro ognuna di esse una parte unica ed indistruttibile del suo essere (un insegnamento, un sogno, un desiderio, un ideale); tutto ciò costituisce un innegabile ed indissolubile legame tra terreno ed ultraterreno. Le persone che sanno trasmettere ed infondere la propria presenza ed il proprio calore riescono a vincere la dimenticanza, l’oblio più assoluto ed in un certo senso la morte.

Mediante i ricordi, rivivono in noi le memorie dei nostri più cari affetti attraverso dei piccoli gesti e delle semplici azioni; così anche nei momenti più importanti e complessi della propria esistenza, come quando ci si trova di fronte a scelte decisive della vita pensiamo: “Come si sarebbe comportato Zio Gerardo? Cosa avrebbe fatto al mio posto?”. Tutto questo permette di concepire il proprio caro come la stella che illumina le notti più buie, quella stella polare “personale” che indica sempre il NORD, che ci guida durante il nostro cammino esistenziale, ci rinfranca e rassicura nei momenti di sconforto e di smarrimento. Proprio in quegli attimi più difficili ed oscuri giunge quella luce, quella persona che da lontano, attraverso i suoi raggi luminosi e splendenti, infonde il suo amore ed il suo coraggio, la fortezza d’animo, la speranza e la fede in chi osserva ogni notte colui che è partito. Il chiarore che illumina le nostre notti diviene una nuova stella nel firmamento. In attesa dell’arrivo di una nuova alba assai remota, aspettiamo di incontrare nuovamente la luce nella bellezza della persona amata: E LUCE FU.

Ciao Zio Gerardo, sarai sempre dentro di me!

05/07/2021

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Il nuovo Consorzio industriale del Lazio

LAVORO E LAVORATORI

Il consorzio industriale unico del Lazio e la crescita del lavoro

di Donato Galeone*
RegioneLazio 370 GeosNews minNel luglio 2020 Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti dichiara di “non sprecare l'occasione proveniente dai miliardi di euro dall'Unione Europea che daranno fondamento alla strada dove comminerà il futuro”.

Giorni fa – 4 giugno 2021 attuando la legge regionale n.7/2018 – nasce “un nuovo e unico Consorzio Industriale per tutta la Regione Lazio” che è l'unificazione dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriali (ASI) esistenti nel Lazio.

Si tratta – leggiamo – di “modernizzare i sistemi industriali e produttivi del Lazio, valorizzare e semplificare l'assetto gestionale dei Consorzi attualmente esistenti per contribuire a mettere in campo una NUOVA POLITICA INDUSTRIALE REGIONALE”.

Per l'importante evento il Presidente Zingaretti ha sottolineato che la delibera con la istituzione del Consorzio Unico “pone le basi per dare al comparto produttivo laziale un assetto gestionale tra i più organizzati in Italia” e il Vice Presidente Leonori con l'Assessore Orneli hanno confermato che “la nascita del Consorzio Industriale Unico Regionale permetterà di creare un ambiente favorevole per lo sviluppo delle imprese in grado di agevolare la diffusione della innovazione, della digitalizzazione e delle buone pratiche per una crescita sostenibile”.

Si apre, quindi, un nuovo percorso o strada unica ricostruita e moderna su cui “camminerà il futuro” - auspicato da Zingaretti - della transizione decennale 2021-2026-30 mediante una progettazione complessiva di sviluppo laziale che dovrebbe essere lungimirante e condivisa dalle parti sociali e territori, cofinanziata dalle risorse finanziarie europee.

Una incisiva ripartenza di sviluppo e lavoro, peraltro, già indicata nell'ottobre 2018 dalla Regione Lazio e sollecitata dal Consiglio Regionale del 21 gennaio 2020 mediante la definizione articolata unitaria dell'area laziale territoriale economica-sociale, partendo dalle aree economiche portuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta: dal mare verso le aree interne delle cinque province laziali e coinvolgendo le APEA (area produttiva ecologicamente attrezzata) coordinate dai cinque Consorzi Industriali singoli o preferibilmente unificati, oggi, nel costituendo Consorzio di Sviluppo Industriale del Lazio.

Si dovrebbe prevedere - entro queste aree territoriali ecologicamente attrezzate - con proposte progettuali multifunzionali allo sviluppo economico e sociale equilibrato delle aree provinciali laziali - non solo con parole - il condividere e definire gli obiettivi da pianificare e realizzare mediante il supporto, valido e necessario, del Consorzio Industriale Lazio essenzialmente.
1- nella promozione e conoscenze dei piani industriali e processi evolutivi continui di mercato dalle multinazionali alle imprese;
2- nelle iniziative cogenti e pratiche verso il miglioramento delle capacità attrattive nel Lazio sia nazionale che estere;
3- nella pianificazione e tempistica realizzazione degli interventi necessari e urgenti di bonifica integrale di tutte le aree agricole e di quelle da destinare alla ripresa attiva industriale e servizi nel contesto della transizione ecologica nazionale e dei processi di digitalizzazione.

Sia la Regione Lazio che il braccio operativo-esecutivo del Consorzio di Sviluppo Regionale Lazio dovrebbero - recuperando ritardi - farci conoscere a breve le proposte articolate in bozza sin dal 2018 – da aggiornare territorialmente – con un definito “PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO REGIONALE” da gestire - oggi - nella dimensione regionale e coniugato tanto con le sei missioni indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) quanto, essenzialmente, ai tempi predeterminati europei 2021-2026 attuativi della transizione ecologica e digitale.

Il costituito Consorzio Industriale Lazio dovrebbe essere funzionale alla ripresa e al sostegno delle attività imprenditoriali presenti anche nel frusinate, partendo dalle aree SIN della Valle del Sacco, per settori produttivi agricoli e mappando unità industriali cessate o abbandonate – da recuperare – oltre a favorire nuovi investimenti e insediamenti proposti e condivisi mediante piani regolatori tra le Amministrazioni dei Comuni consorziati, oltre che strumento operativo di Regione Lazio nella esecuzione degli interventi nelle aree da attrezzare e rilanciare salvaguardando salute e massimi livelli occupazionali “pur bloccati al 30 giugno da emergenza Covid -19”.

In questo quadro nuovo di sviluppo innovativo di impresa e lavoro territoriale appare attualissima, in queste ultime settimane di giugno, la esigenza di una verifica occupazionale - ai livelli regionale e provinciale - mirata alla salvaguardia di posti di lavoro nei settori trainanti la economia laziale.

Vale a dire: mappare, identificare e verificare - tra associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - tutti quei settori e aziende impegnate nella ripresa e la riorganizzazione del lavoro aziendale sia nei livelli degli eventuali esuberi che sul come rioccuparli evitando, ragionevolmente e solidalmente, la strada del licenziamento in presenza, ancora, dell'emergenza Covid-19.

Da tenere in conto quanto l'ISTAT ci dice: che il numero degli occupati è sceso di 800 mila unità rispetto al febbraio 2020 mentre il settore della sanità va rafforzato con assunzioni, mediante adeguate piante organiche ospedaliere e di pronto soccorso di prossimità territoriali.

In questa difesa sociale occupazionale anche in “direzione selettiva per settori produttivi di beni e servizi” - superando il balletto inconcludente di rozza propaganda politica – il Governo e il Ministro del Lavoro, con il Parlamento, dovrebbero convenire, favorire e concertare con parti sociali rappresentative di imprese e lavoratori ogni “modalità e tempi certi di difesa occupazionale” oltre il 30 giugno 2021.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

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Sora. Un progetto nuovo per il futuro della città

  • Pubblicato in da Sora

SORA. Comuni del Frusinate

Comunicato stampa congiunto M5S-PD

M5S PDUn progetto amministrativo nuovo per il futuro della città

Nelle scorse settimane, il M5S Sora ed il circolo PD Sora hanno avviato una serie di incontri, a cui hanno preso parte la Delegazione del M5S e il Commissario e il Sub-Commissario del circolo del PD sorano, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni politiche e programmatiche da porre a base di un’eventuale intesa per le elezioni comunali.

Negli incontri, svolti all’insegna della massima cordialità, è emersa la necessità di definire una proposta politica che fornisca all’elettorato sorano un segnale di discontinuità inequivocabile sia rispetto alle passate Amministrazioni che – ancor prima – nei confronti del modo abituale di fare politica a livello locale. L’obiettivo a cui puntano le due formazioni è quello di dare avvio ad una nuova stagione che ponga la competenza, la trasparenza e la legalità al servizio della città.

Le interlocuzioni sono avviate e, nei limiti temporali imposti dall’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale, il PD ed il M5S restano aperti al contributo che altre forze politiche o civiche vorranno apportare alla costruzione di un’alleanza che realizzi un concreto rinnovamento della politica sorana.

Sora, 6 aprile 2021
Comunicato stampa congiunto
M5S Sora e Pd Sora

 

 

 

 

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Anagni: nuovo indebitamento altro che parcheggi si o no

Comuni del Frusinate. Anagni

La minoranza di Anagni a proposito del Consiglio Comunale del 23 dicembre*

Anagni Palazzo della Ragione 350 260Passato l’aspro consiglio comunale del 23 dicembre, sarebbe far torto ai cittadini restringerne le conseguenze al solo tema ”parcheggi sì o parcheggi no” e ancor peggio sarebbe ridurre il tutto intorno al riproporsi del parcheggio auto all’interno delle mura romane in zona Bagno.

La proposta di project financing, sostenuta dal sindaco ed approvata a testa bassa dalla sua maggioranza, è assurda e pericolosa in ogni suo capitolo, in ogni aspetto che riguarda le tasche dei cittadini e lo sviluppo della città.
Anagni rischia di continuare a collezionare primati negativi che penalizzano la città, impoveriscono i cittadini e che, in questo caso, la ingesserebbero nelle mani di società di un gruppo francese per ben venti anni.

La mente corre al project financing sul cimitero della giunta Fiorito – Natalia che ha regalato agli anagnini il cimitero più caro della provincia -forse d’Italia- e la costrizione per molte famiglie di tornare alla tumulazione a terra dei loro cari o a cercare l'ultimo riposo fuori dal comune.

La mente corre anche alla follia di quel mutuo stratosferico acceso dalla giunta Noto – Natalia per l'acquisto dell’ex polveriera che, senza pertinenti progetti di sviluppo, continua a pesare sulle finanze del comune ormai da quasi 10 anni.
Ed ora, con il project approvato in questi giorni direttamente dalla giunta Natalia, gli anagnini si troveranno a pagare anche l’illuminazione pubblica più cara di tutti.

Spostare l’attenzione, come si rischia a prima vista, solo sulla questione del parcheggio sulla mura della circonvallazione sarebbe quasi fare un regalo ad amministratori inadeguati e/o dannosi per la città.
Certamente, nel caso del parcheggio sulle mura di circonvallazione, vedere oggi proporre quello che a gran voce hanno bocciato ieri rasenta il ridicolo o, ancor peggio, una seria preoccupazione!

Anagni ha bisogno di nuovi parcheggi? Sì!
Secondo noi, ne ha bisogno al servizio del centro storico, come della stazione ferroviaria.
E qui, alla stazione, Anagni ha ampie superfici pianeggianti, già quasi pronte, poste direttamente di fronte all’ingresso ai treni. Ogni altra costosa variante è senza credibilità, è furto ulteriore nelle tasche dei cittadini, è offesa ai milioni di euro già pagati, oltre che all'ordinario buonsenso.

Per il centro urbano, la buona politica partirebbe dallo studio di un "Piano della mobilità" che recuperi e utilizzi a pieno il multipiano San Giorgetto (ora +/- al 30%) con adeguati collegamenti, che studi e affronti le ulteriori necessità con risposte esaustive per lo sviluppo e la vivibilità cittadina salvaguardando anzitutto i suoi luoghi più preziosi.
La proposta malamente riesumata del parcheggio sulle mura romane, con l’aggravante dell’utilizzo dell’area del campetto di San Giovanni, non è in linea con nessun principio di buona amministrazione e appare sospetta o risibile se si considera che gli attuali amministratori la bocciarono sonoramente quando fu presentata dall’amministrazione dell’ex sindaco Bassetta.

Un modo del far politica carbonaro ed autoreferenziale che nuoce alla città privandola di qualsiasi coerenza di sviluppo e, in tal caso, svendendola in più parti ad una società francese per la lunghezza di ben venti anni.

Mai e poi mai i cittadini correttamente informati, le diverse associazioni che hanno a cuore la nostra città, potranno accettare il pericoloso paccotto natalizio che la giunta del sindaco Natalia e del vice sindaco d’Ercole vorrebbe regalare alla nostra città.

 

*Comunicato stampa del gruppo di minoranza consiliare dei consiglieri Nello Di Giulio (gruppo Anagni cambia Anagni) Fernando Fioramonti (gruppo Cittàtrepuntozero) Sandra Tagliaboschi (gruppo Noi per la città) Valeriano Tasca (gruppo Casapound)

 

 

 

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Un nuovo Patto europeo sulla migrazione

Melitea. Associazioni

«Dichiarazione di Roma» – Un nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo da rivedere Dicembre 2020

Melitea aderisce

Melitea logo 260 minI 43 firmatari di questa dichiarazione sono le ONG, le associazioni, le reti e le città di diversi paesi europei che, insieme, hanno deciso di prendere la parola. Nel 2019, nella « dichiarazione di Parigi », hanno sottolineato l’irrigidimento delle politiche pubbliche per l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati. In seguito, riunite a Berlino, hanno delineato quello che potrebbe essere un Piano di azione per una nuova politica in materia di asilo.

Oggi, considerato il Nuovo patto sull’asilo e la migrazione proposto il 23 settembre 2020 dalla Commissione Europea per uscire dall’attuale situazione di stallo, questi attori della società civile, a cui si aggiungono alcune città e comuni che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere rifugiati, reagiscono con la presente dichiarazione congiunta. Sebbene a margine di una conferenza organizzata online, questa dichiarazione può essere considerata come una “Dichiarazione di Roma”, in quanto l’Italia rappresenta l’insieme delle sfide connesse al fenomeno migratorio.

Noi chiediamo alle istituzioni e ai governi europei di non rinchiudersi con questo Patto, così chiaramente orientato verso i rimpatri, alla prevenzione degli arrivi e alla difesa delle frontiere europee.

1) Riteniamo che l’Europa si sia unita e organizzata sulla base di valori che comprendono il rispetto del diritto di asilo e, più in generale, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti, sia alle persone che migrano verso l’Europa che ai cittadini dell’Unione. Il rispetto di questi valori e diritti è particolarmente importante per gli Stati membri, , nonché per l’Unione, che non può cercare il consenso tra i suoi membri sulla base di tali violazioni. Il rispetto di questi valori e diritti si impone particolarmente agli Stati membri, i quali devono essere oggetto di sanzioni in caso di inadempimento, nonché all’Unione che non può cercare il consenso tra questi ultimi sulla base di tali violazioni.

2) Un Patto europeo sulla migrazione e l’asilo non può ignorare le cause e le conseguenze della crescente mobilità delle popolazioni nel mondo, aggravate dalla pandemia attuale. In tal senso, il nuovo Patto dovrebbe preoccuparsi delle modalità di ingresso sul territorio, dell’accoglienza di queste popolazioni in Europa e dei loro diritti, invece di dare priorità alla prevenzione degli arrivi e all’organizzazione dei loro ritorni o del loro respingimento. Piuttosto, quando si tratta di relazioni con i paesi terzi di origine o di transito, si dovrebbe dare priorità ad azioni che tendono a migliorare le condizioni dei rifugiati e dei migranti, invece di cercare di esternalizzare i doveri dell’asilo a questi paesi.

3) Il nuovo Patto pone particolare enfasi sulle procedure da applicare ai rifugiati e ai migranti che arrivano alle frontiere esterne dell’Europa, dando priorità al trattamento tempestivo delle domande di asilo e immigrazione, applicate in prossimità del confine di arrivo.

Esso unifica e fonde, nello stesso luogo e nello stesso tempo, una procedura di ingresso e una procedura di asilo, e sottopone entrambe a un regime di detenzione che può durare fino a dodici settimane o più. Fa così della reclusione la prima faccia dell’Europa per tutti coloro che vi arrivano senza titolo, compresi quelli che chiedono asilo. Riteniamo che la prima accoglienza alle frontiere dell’Europa debba curare i richiedenti asilo senza rinchiuderli, ed essere in grado di guidarli in modo prevedibile nell’indagine sulle loro domande.

– Le procedure previste sia per l’ingresso che per l’asilo sono, inoltre, lontane dal rispetto dei diritti e della dignità delle persone: per i richiedenti asilo, il diritto ad un esame individuale della loro domanda, invece di un orientamento sulla base di criteri forfetari come l’appartenenza ad una determinata nazionalità; il diritto di visita, il diritto di ricevere adeguate informazioni e consigli da parte di esperti indipendenti prima e durante la procedura amministrativa; il diritto effettivo all’assistenza e al ricorso; la possibilità per qualsiasi richiedente, la cui domanda di asilo sia stata respinta, di ottenere su un’altra base un permesso di soggiorno; per i migranti che non sono stati ammessi: la dignità delle procedure di ritorno.
– Il monitoraggio del rispetto dei diritti fondamentali è molto necessario. Riteniamo che esso debba essere svolto in modo indipendente, da rappresentanti qualificati di organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

4) Il patto rivela tutta la sua debolezza quando si avvicina alla questione della solidarietà tra gli Stati membri nella ripartizione dei richiedenti asilo. Non solo viene mantenuto il regolamento di Dublino III che impone una responsabilità prioritaria al solo Stato di primo ingresso, ma è abbandonato il piano di organizzare dei meccanismi di ripartizione obbligatori per altri Stati membri: il Patto si rimette a forme di solidarietà volontarie e facoltative, senza reali prospettive di ricollocazione.

Riteniamo che il Patto debba includere, o quantomeno consentire, dei meccanismi di ricollocazione organizzati in maniera trasparente e prevedibile tra gli Stati membri volontari, tenendo conto dei legami effettivi delle persone. Questo è particolarmente importante nei casi riguardanti i richiedenti asilo identificati, o addirittura registrati, in un determinato porto in seguito allo sbarco di persone soccorse in mare (in mancanza di tali sistemi, come ha spesso sottolineato l’UNHCR, i salvataggi in mare potrebbero cessare), e più in generale dopo le procedure condotte alle frontiere esterne dell’Unione europea. Noi riteniamo che questa sia una condizione necessaria per la legittimità di tali procedure.

Il Patto mantiene il principio dei legami significativi di un richiedente asilo con un determinato paese, consentendo a quella persona di esprimere una preferenza, se non di esercitare la piena libertà di scelta. Le procedure di trasferimento della responsabilità dei richiedenti asilo per motivi familiari dovrebbero essere rese più efficaci e comprendere un numero più ampio di casi.

I titolari di protezione internazionale devono inoltre essere autorizzati, a determinate condizioni, a stabilirsi per motivi professionali e non solo familiari, in Paesi membri diversi dal Paese di asilo senza attendere il rilascio del permesso di soggiorno permanente.

5) Questo Patto, che si basa su una visione globale della politica europea in materia di asilo e immigrazione, manca, secondo il nostro parere, di alcuni elementi essenziali :

Meccanismi per l’ingresso regolare e protetto di rifugiati e richiedenti asilo, come i “corridoi umanitari” già sperimentati in Europa per coloro che fuggono da conflitti e crisi nel loro paese di origine.
L’immigrazione per lavoro, secondo il fabbisogno degli Stati membri, attualmente difficile a causa di pochi canali di migrazione legale, ha gonfiato di conseguenza le domande di asilo negli ultimi anni.
Per l’asilo vero e proprio, la mancata armonizzazione tra gli Stati membri delle condizioni di accoglienza e, soprattutto, dei tassi di riconoscimento, causa di confusione e disordine nei movimenti dei richiedenti asilo in Europa.
Il silenzio sulle politiche di integrazione, anche per i rifugiati riconosciuti negli Stati membri. Eppure le possibilità di integrazione condizionano l’intera catena dell’accoglienza. Concentrato com’è sulla questione dei rimpatri, Il Patto non ne parla.
Rivolgendosi agli Stati membri, al Consiglio e al Parlamento europeo, il Patto ignora il ruolo crescente delle città nell’accoglienza e nell’integrazione di rifugiati e migranti.
La “conferenza di Roma” si è conclusa con una parola di mobilitazione, per influenzare un negoziato europeo che si preannuncia lungo. La mobilitazione sarà ricercata a tre livelli contemporaneamente:

## Agendo a livello delle istituzioni dell’Unione europea, in particolare del Parlamento europeo, ma anche degli Stati membri, per influenzare gli aspetti più discutibili del Patto, proporre alternative, ottenere delle garanzie e un controllo qualificato delle procedure;
## Cercando un’ampia coalizione di partner interessati in Europa a promuovere una politica di accoglienza umana e dignitosa per rifugiati e migranti: oltre alle ONG e alle associazioni e le loro reti, le città disponibili ad accogliere, gli Stati membri disponibili ad un approccio diverso, i ricercatori;
## Rivolgendosi alle società e alle opinioni pubbliche dei paesi ospitanti, tenendo conto della molteplicità delle percezioni ma senza sottomettersi alle ideologie xenofobe così presenti, per promuovere un altro approccio culturale alle questioni migratorie.

I Firmatari:

Arbeiterwohlfahrt Bundesverband e.V.
A.M.I.S Onlus
Africa e Mediterraneo
Africa Express
Agorà degli abitanti della Terra
AOI Associazione delle organizzazioni non governative italiani
ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione)
CIR Consiglio Italiano per i rifugiati
CRED (Research and development center for democracy)
Centro Astalli Palermo
Diakonie Deutschland
Differenza lesbica
Forum Réfugiés Cosi
Forum per cambiare l’ordine delle cose
Heinrich Böll Stiftung
Fondazione Orestiadi
France terre d’asile
FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione)
Filef (Federazione Italiana lavoratori emigranti e famiglie)
Grei250
GRIS (Gruppo Immigrazione e Salute) Sicilia
Istituto Pedro Arrupe
ICS Italian Solidarity Consortium
Italian-Tunisian Forum
GIGI International legal intervention group
Link 2017
Ligue des droits de l’homme
La Cimade
Movimento europeo
Matilde
Melitea
Nigrizia
Promidea
Programma Integra
ProAsyl
Republican Lawyer Association Germany
Sant’ Egidio
Secours Catholique – Caritas
Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (S.I.M.M.)
Swiss Refugee Council
Tempi moderni
Ufficio regionale per le migrazioni della CESI
UNIOPSS
Ville de Marseille

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Melitea - Il Nuovo progetto

Associazioni. Solidarietà

 Un battito d’ali di farfalla cambia tutto

Melitea logo 260 minUna società malata di paure è una società che perde la dimensione di comunità e si rifugia nell’individualismo.

L’individualismo scatena i peggiori istinti, mai sepolti, solo sopiti, solo nascosti.
Si chiamava controllo sociale, pudore, rispetto di regole di convivenza. Con grandi sacrifici abbiamo ricostruito il nostro Paese, governato i conflitti sociali, pur con momenti tragici vissuti nelle lotte contadine, nelle lotte operaie.

Abbiamo conosciuto stagioni di stragi, di terrorismo, di pezzi dello Stato che complottavano contro la democrazia. Abbiamo resistito, uniti. Abbiamo fatto fronte comune, combattuto e vinto, insieme.
Non sono passati moltissimi anni, ma sembra che abbiamo perduto la memoria di noi stessi e soprattutto ci rifugiamo nella fortezza della tribù. La famiglia, pochi amici, chi vuole perseguire gli stessi scopi di autodifesa, il branco.

Riversiamo la nostra “socialità” esclusivamente su chi la pensa come noi. Tutti gli altri sono vissuti come una minaccia, nemici da odiare ed annientare. Qualcuno lo ha praticato, con simboli o fisicamente, rivolgendo il proprio odio contro inermi, innocenti, trovando anche comprensione e giustificazione.

La crisi economica, che in Italia di fatto non è mai smessa dal 2008, ha interrotto bruscamente il processo di crescita, l’ascensore sociale non ha più funzionato in salita, solo in discesa, facendo intravedere lo spettro della povertà dei piani inferiori.

Ci siamo abituati molto presto a vivere in un contesto di consumi non essenziali, cui non vogliamo rinunciare a nessun costo e se qualcuno ci suggerisce che la minaccia che ieri era il “terrone” e che oggi si chiama immigrato, siamo prontissimi a sostenere le sue idee e votare il suo partito, incapace di proporre soluzioni, ma bravissimo ad aizzare e a contribuire a spazzare via come un uragano quello che resta del nostro spirito comunitario.

Noi vogliamo opporre a tutto questo una nuova resistenza, che non sia solo di denuncia, ma di solidarietà attiva.
Rimettere al centro della polis le preoccupazioni per gli ultimi, quelli che in un modo o nell’altro non vediamo, pur vivendo accanto a loro.
Ripartire con un nuovo progetto, un nuovo gruppo di attivisti con nuovo approccio e finalità sociali, di sensibilizzazione e di sostegno: Melitea

Melitea.
Perché abbiamo scelto il nome di una piccola e semplice farfalla per un gruppo come il nostro ?

Un battito d’ali di farfalla cambia tutto.
Un battito d’ali di farfalla può essere la causa di un ciclone dall’altra parte del mondo.
Solo poco tempo fa vivevamo una vita ordinaria, scandita e organizzata.
E’ bastato un piccolo esserino rotondo a portare il caos nelle nostre vite.
Il Covid è il nostro caos quotidiano; non possiamo essere sopraffatti dai cambiamenti a cui ci vuole portare il virus.

Non si può reagire con l’indifferenza, il razzismo, la crisi economica o l’individualismo.
L’unico modo per non essere sopraffatti dal caos è diventare il cambiamento, diventare la farfalla che con un battito d’ali provoca una ventata di unità e di pace.

La Melitea è una specie di farfallina molto comune, multicolore e dalle sfumature solari. Si può trovare in tutti gli ambienti naturali italiani, quindi rappresenta un po' tutti noi, la gente comune, quelle persone che non sanno di essere speciali e che rischiano spesso di essere invisibili.

Questo il senso del gruppo Melitea: persone che si mettono al servizio di altre, così come la Melitea che fa la sua piccola parte per rigenerare la natura.

Cofondatori Lisa Ferraris, Tania Castelli, Edgardo Maria Iozia

 

 

 

 

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Ceccano. Il 14 s'insedia il nuovo Consiglio comunale

 Ceccano Comune

 14 ottobre 2020. Una data e alcune riflessioni

Lucia Fabi Angelino Loffredi
ceccano palazzo antonelli 350 253Per svolgere i primi adempimenti istituzionali, mercoledi 14 ottobre si riunirà il Consiglio Comunale di Ceccano eletto con le elezioni del 20 e 21 settembre che hanno visto il successo della coalizione di destra capeggiata da Roberto Caligiore. Il nostro pensiero è rivolto anche ad un’altra convocazione tenuta sempre nello stesso periodo( 17 ottobre) ma del lontano 1920. Sono trascorsi 100 anni e ci sembra opportuno tratteggiare quel periodo ed evidenziare alcuni sviluppi successivi.

L’elezioni del 1920 vide il successo del Partito socialista alleato della Lega dei contadini. Tale vittoria portò in consiglio 24 consiglieri mentre il Partito popolare, forza antagonista, venne rappresentato solo da 6. In quel 17 ottobre il Consiglio elesse sindaco Filippo Colapietro, assessori effettivi: Bucciarelli Leonardo, Anelli Giuseppe, Bragaglia Antonio , Cerroni Domenico e assessori supplenti: Diana Michelangelo e Tiberia Angelo. Tale risultato derivava da due anni di lotte e coincideva con la massima espansione del movimento dei lavoratori italiano: occupazione delle terre incolte, occupazione delle fabbriche, migliori contratti agrari e industriali, successo socialista in 14 comuni del Circondario di Frosinone e un travolgente risultato nello stesso con il 39,3 % nelle elezioni provinciali.

A Ceccano l’amministrazione vincente rimase in carica per due anni, fino alla vigilia della Marcia su Roma. Solo se si leggono i verbali delle riunioni di giunta e di consiglio si possono apprezzare le buone qualità amministrative: frequenza delle riunioni, confronto serrato, schietto e rispettoso con le minoranze, impegno continuo a favore della scuola e per le attività sociali, tempestività nelle liquidazioni delle forniture.

Quella di Ceccano era l’amministrazione socialista più importante del Circondario, un punto di riferimento e per questo la più contrastata dai fascisti del territorio. L’obbiettivo era quello di non farla funzionare, di minacciare e colpire i suoi sostenitori. In seguito ai 5 assalti al Palazzo comunale di fascisti romani, frusinati e ceccanesi, alla distruzione della Camera del Lavoro, al le sassate dirette agli avvocati Domenico Marzi e Fabio Petrucci all’uscita della Pretura, colpevoli di aver difeso contadini che avevano occupato terre incolte, al pestaggio dei socialisti Nazareno Coluzzi, Silverio Spaziani e Domenico Angeletti, quest’ultimo aggredito da 6 squadristi ceccanesi, i consiglieri socialisti, privi di ogni difesa delle forze dell’ordine, sono costretti a dimettersi ed aprire così la strada ad un commissario prefettizio.

Oggi in Consiglio Comunale, diversamente da cento anni fa, siedono 3 donne mentre altre due fanno parte della Giunta. In verità bisogna riconoscere che la presenza di donne in consiglio, pur essendo possibile sin dal marzo 1946 a Ceccano si realizza solo nel 1960 attraverso la maestra Colomba Bruni eletta nella lista democristiana. Per i più interessati a seguire le vicende amministrative inoltre indichiamo che In giunta la prima donna ad essere nominata(1967) è la casalinga Pia Capoccetta eletta nel 1964 nella lista comunista ma successivamente passata nel gruppo socialista. Solo nel 2012 una donna diverrà sindaco: Manuela Maliziola.

Forse è arrivato anche il momento di smentire un tentativo di far ritenere Ceccano come la “Stalingrado rossa”. Un termine abusato dalla destra per esaltare ancora di più il loro successo elettorale, ma i fatti non sono mai stati cosi. Ceccano non è stata come Paliano, Piglio, Boville, Sezze, Genzano perché se è vero che i comunisti alle elezioni politiche per un lungo periodo sono stati il partito più forte (Nel 1976 alle elezioni del senato ottenne il 48%dei voti), alle elezioni comunali era la Dc ed essere quello più votato. Solo nel 1980 i comunisti prevalsero (11 consiglieri contro 10), ma anche in quella occasione è necessario analizzare e capire meglio il risultato.

Se alle elezioni comunali i comunisti ottengono 11 consiglieri e il 33% di voti lo stesso giorno alle provinciali ed alle regionali raggiungono il 43 %. L’anomalia ceccanese, sempre dimenticata, riguarda il fatto che, mediamente, mille elettori con la stessa mano e nello stesso giorno dopo aver votato PCI alle regionali ed alle provinciali, alle comunali votavano DC. A tanti anni di distanza è possibile riconoscere con serenità di giudizio che la DC aveva un personale politico presente ed adeguato in tutte le realtà sociali, nei posti di lavoro ed in grado di corrispondere alle richieste dei cittadini.

Vogliamo concludere queste brevi considerazioni ricordando che in politica non si vive di rendita perché ruolo, progetto politico e consenso elettorale vanno ogni giorno adeguati e riconfermati in quanto niente può essere considerato permanente. Chi lo dimentica inevitabilmente avrà brutte sorprese.

Ceccano 10 ottobre 2020

 

 

 

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A Luca Fantini lettera dei Disoccupati

vertenza frusinate definitivoAl Segretario del Partito Democratico della Provincia di Frosinone
Luca Fantini.

 

Gentile Segretario,

Abbiamo avuto notizia del tuo insediamento, il 31 luglio, a capo del Partito Democratico ciociaro.
Un giovane politico si assume, dunque, un gravoso impegno.
Vogliamo esprimerti un sincero augurio di buon lavoro.

Noi siamo un vasto gruppo di operai e operaie, lavoratori e lavoratrici della Provincia di Frosinone, in lotta, da tanti anni, dentro la sigla Vertenza Frusinate, una unione sorta per combattere la disoccupazione e la precarietà.

Da molti anni siamo esclusi dal mondo del lavoro perché abbiamo subito licenziamenti collettivi. Eravamo, tutti noi, occupati nelle fabbriche che esistevano nella Provincia di Frosinone, fabbriche che davano pane e lavoro a migliaia di famiglie. Negli ultimi quindici anni, purtroppo, queste fabbriche e aziende, hanno chiuso, una dopo l'altra.

Noi lavoratori e lavoratrici, operai molto giovani, siamo finiti in un incubo: passando, anno dopo anno, dalla cassa integrazione al licenziamento, dalla disoccupazione alla mobilità in deroga.

Abbiamo passato gli ultimi quattro anni a lottare, quasi esclusivamente, per veder rifinanziata la mobilità in deroga nelle leggi finanziarie, per le aree di crisi industriale complessa, come è da tempo buona parte della Provincia di Frosinone, una delle decine presenti in Italia

Gentile Segretario, questo dramma della mancanza di lavoro, visto che sei giovane, lo puoi comprendere bene, anche perché fai parte di una generazione di uomini e donne che fanno fatica ad avere un impiego. Vogliamo contare, e ne siamo fiduciosi, nel tuo sostegno.

Sperando di avere presto l'opportunità di incontrarti, ti rinnoviamo gli auguri di buon lavoro.

Vertenza Frusinate
31 luglio 2020

 

Lettera inviata oggi 1 agosto alle ore 12,40
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Marcelli: la ricetta dematerializzata offre nuove possibilità

Ricetta dematerializzata migliora: un sms in grado di essere letto su qualsiasi telefono cellulare

loreto marcelli minRoma, 24 luglio - "Il processo di completa dematerializzazione della ricetta, da noi fortemente voluto, continua e si arricchisce di una nuova possibilità per coloro che non hanno dimestichezza con la tecnologia e cioè l’invio di un sms in grado di essere letto su qualsiasi telefono cellulare”.

Lo dichiara Loreto Marcelli, consigliere MS alla Regione Lazio e vice-presidente della Commissione Sanità.

“In questo modo, soprattutto le persone anziane, potranno evitare di recarsi dal proprio medico e richiedere da casa le prescrizioni di farmaci, che riceveranno sul proprio cellulare con codice fiscale criptato e numero di ricetta. E basterà loro andare in farmacia e mostrare il tutto, insieme al Codice Fiscale, per ricevere quanto richiesto, nel pieno rispetto della Privacy.
Sono particolarmente soddisfatto che la nostra proposta, contenuta in un Ordine del Giorno che il ConsiglioM5S logo min regionale ha approvato – conclude Marcelli - sia diventata concreta e a disposizione dei cittadini del Lazio. L’ultimo tassello sarà l’estensione della ricetta de materializzata ai farmaci di Fascia C, ai presidi per diabetici, per colostomizzati e per ulcere da decubito, nonchè la possibilità che ad emetterla siano anche i medici specialisti e quelli ospedalieri”.

 

 

 

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