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A Luca Fantini lettera dei Disoccupati

vertenza frusinate definitivoAl Segretario del Partito Democratico della Provincia di Frosinone
Luca Fantini.

 

Gentile Segretario,

Abbiamo avuto notizia del tuo insediamento, il 31 luglio, a capo del Partito Democratico ciociaro.
Un giovane politico si assume, dunque, un gravoso impegno.
Vogliamo esprimerti un sincero augurio di buon lavoro.

Noi siamo un vasto gruppo di operai e operaie, lavoratori e lavoratrici della Provincia di Frosinone, in lotta, da tanti anni, dentro la sigla Vertenza Frusinate, una unione sorta per combattere la disoccupazione e la precarietà.

Da molti anni siamo esclusi dal mondo del lavoro perché abbiamo subito licenziamenti collettivi. Eravamo, tutti noi, occupati nelle fabbriche che esistevano nella Provincia di Frosinone, fabbriche che davano pane e lavoro a migliaia di famiglie. Negli ultimi quindici anni, purtroppo, queste fabbriche e aziende, hanno chiuso, una dopo l'altra.

Noi lavoratori e lavoratrici, operai molto giovani, siamo finiti in un incubo: passando, anno dopo anno, dalla cassa integrazione al licenziamento, dalla disoccupazione alla mobilità in deroga.

Abbiamo passato gli ultimi quattro anni a lottare, quasi esclusivamente, per veder rifinanziata la mobilità in deroga nelle leggi finanziarie, per le aree di crisi industriale complessa, come è da tempo buona parte della Provincia di Frosinone, una delle decine presenti in Italia

Gentile Segretario, questo dramma della mancanza di lavoro, visto che sei giovane, lo puoi comprendere bene, anche perché fai parte di una generazione di uomini e donne che fanno fatica ad avere un impiego. Vogliamo contare, e ne siamo fiduciosi, nel tuo sostegno.

Sperando di avere presto l'opportunità di incontrarti, ti rinnoviamo gli auguri di buon lavoro.

Vertenza Frusinate
31 luglio 2020

 

Lettera inviata oggi 1 agosto alle ore 12,40
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Marcelli: la ricetta dematerializzata offre nuove possibilità

Ricetta dematerializzata migliora: un sms in grado di essere letto su qualsiasi telefono cellulare

loreto marcelli minRoma, 24 luglio - "Il processo di completa dematerializzazione della ricetta, da noi fortemente voluto, continua e si arricchisce di una nuova possibilità per coloro che non hanno dimestichezza con la tecnologia e cioè l’invio di un sms in grado di essere letto su qualsiasi telefono cellulare”.

Lo dichiara Loreto Marcelli, consigliere MS alla Regione Lazio e vice-presidente della Commissione Sanità.

“In questo modo, soprattutto le persone anziane, potranno evitare di recarsi dal proprio medico e richiedere da casa le prescrizioni di farmaci, che riceveranno sul proprio cellulare con codice fiscale criptato e numero di ricetta. E basterà loro andare in farmacia e mostrare il tutto, insieme al Codice Fiscale, per ricevere quanto richiesto, nel pieno rispetto della Privacy.
Sono particolarmente soddisfatto che la nostra proposta, contenuta in un Ordine del Giorno che il ConsiglioM5S logo min regionale ha approvato – conclude Marcelli - sia diventata concreta e a disposizione dei cittadini del Lazio. L’ultimo tassello sarà l’estensione della ricetta de materializzata ai farmaci di Fascia C, ai presidi per diabetici, per colostomizzati e per ulcere da decubito, nonchè la possibilità che ad emetterla siano anche i medici specialisti e quelli ospedalieri”.

 

 

 

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Ceccano di nuovo in cammino verso il voto 2020

 Video alla fine del comunicato

EmanuelaPirolisindaco 2020Esprimiamo vicinanza e solidarietà alla nostra comunità, ringraziando tutti per i comportamenti virtuosi e per il grande senso di responsabilità. Riparte, anche per noi, la campagna elettorale, ovviamente con metodi e contenuti da rivedere, in considerazione dell’emergenza sanitaria ancora non del tutto superata.

Proseguiamo con le nostre proposte, con l’intenzione unica di rispondere alle esigenze dei cittadini, prendendo le distanze dai teatrini messi in scena in questi giorni, basati su polemiche e rivendicazioni personali.

Vogliamo rendere Ceccano una città moderna, sostenibile, sicura, competitiva, inclusiva e solidale. L’emergenza sanitaria ha acuito i problemi economici e sociali di una città che paga il prezzo di cinque anni di “non governo”, tra commissariamenti e una ultima amministrazione di destra completamente inefficiente.

Ci rifiutiamo di nascondere la testa sotto la sabbia di fronte ad episodi che hanno scosso tutti noi e per i quali Ceccano è finita sui giornali per diversi giorni. La nostra città è sicuramente tanto altro, ma ignorare un disagio sociale in crescita equivale a lavarsene le mani. Bisogna intervenire attraverso un piano sociale corposo e con la presenza costante sul territorio.

Siamo pronti ad amministrare una fase che vedrà i comuni impegnati in prima linea. I sindaci saranno sempre più l’anello di congiunzione tra le comunità locali e le istituzioni superiori.

Ribadiamo che siamo l’unica vera alternativa a chi ha già dimostrato di non essere all’altezza. La destra haEmanuelaPiroli 350 min mostrato il suo volto e non ci è piaciuto. E’ compito nostro mettersi in gioco per ritornare ad un modo di amministrare più attento ai bisogni dei ceccanesi. Ci appelliamo a tutti i cittadini e alle forze politiche che si riconoscono in questi ideali, affinché ci sia un contributo fattivo ad una nuova stagione politico amministrativa, per un forte rinnovamento ed adeguamento dei servizi, improntato sulla progettualità. Siamo ancora convinti che un centrosinistra unito possa battere le destre che hanno mal governato la nostra città. Auspichiamo finanziamenti mirati a potenziare l’offerta sanitaria anche nella nostra struttura, snobbata dalla precedente amministrazione, e ci impegneremo in tale direzione, dopo averlo fatto anche durante la fase acuta di emergenza. Sarà nostra priorità realizzare un Centro Operativo sempre attivo, non solo nelle emergenze, creando un team di professionisti nei vari campi. Ci impegneremo a digitalizzare i servizi comunali, favorendo l’accessibilità dell’ente.
Non ci isoleremo istituzionalmente, ma nello stesso tempo, non ci inchineremo a nessuno.

Per raggiungere i nostri obiettivi chiediamo ai concittadini di dare fiducia alla nostra squadra e al nostro coraggio di cambiare.

Emanuela Piroli e la coalizione che sostiene la sua candidatura.

 

 

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Per un nuovo modello sociale e di sviluppo

Pasquale Desideri. E' un Chimico della salute e della Sicurezza sul Lavoro. Vorrebbe un nuovo modello sociale e di sviluppo. Vive a Roma

20anni1e3it minIl mio non è uno scritto, ma un commento ed un augurio alla Vostra meritevole azione. Auguri ad una voce locale ma non localistica, perché quello che accade su un territorio è la concretezza di un archetipo e le lenti della Costituzione e dell'analisi materialista con cui lo si guarda e le parole con cui lo si rappresenta lo elevano alla riflessione sugli ideali e sul sistema che lo hanno reso concreto. Avanti così, fino a quando il valori che di fratellanza, uguaglianza e solidarietà che portiamo nel nostro cuore ed esprimiamo con le nostre parole non diventeranno i pilastri portanti di una nuova e più umana nuova umanità. Auguri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Coldiretti Latina: E’ Carlo Picchi il nuovo Direttore

Coldiretti Latina

Carlo Picchi ColdirettiLatina 350 minE’ Carlo Picchi il nuovo Direttore di Coldiretti Latina, che subentra a Marco Marrone. Una lunga esperienza lo accompagna da oltre quattordici anni, nei quali ha ricoperto numerosi incarichi di responsabilità all’interno di Coldiretti.

Dopo aver lavorato 11 anni nella federazione di Rieti, dove è stato segretario di zona e responsabile provinciale nel settore tecnico, poi nell’interprovinciale e a seguire responsabile regionale del Lazio, fino a ricoprire il ruolo di direttore della Coldiretti di Frosinone, incarico che mantiene, insieme alla nuova nomina a Latina.

L’attenzione sarà rivolta a tutte le filiere. “Latina è un territorio che abbraccia tutti i settori produttivi agricoli toccati dalla crisi determinata dalla pandemia – spiega il direttore, Carlo Picchi – da quello ortofrutticolo a quello vitivinicolo, ma anche la pesca e il florovivaismo, fino alla filiera lattiero-casearia, che qui raggiunge punte di eccellenza. Quest’ultima sta risentendo fortemente della speculazione e rischia pesanti ripercussioni sui posti di lavoro. Le richieste dei trasformatori di applicare dai 10 ai 30 centesimi al litro di latte, pesano nell’ordine di ventimila o trentamila euro al mese su ogni allevamento”. Non verrà abbassata la guardia sulle speculazioni.

Previste anche azioni a sostegno degli agriturismi. “Queste aziende sono ferme da marzo e hanno subitodei danni ingenti – conclude Picchi – continueremo a lottare al loro fianco , così come abbiamo fatto fino ad ora, affinché ricevano tutti gli aiuti necessari in termini economici e di promozione turistica per rilanciare le loro attività. Ricordiamo che gli agriturismi sono gli unici posti sicuri per difendersi dal contagio del Covid-19, grazie alla loro posizione isolata in campagna e agli spazi che consentono un reale distanziamento”.

 

 

 

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I settant’anni della Cisl, un nuovo inizio

 "Ho passato la mia vita in Cisl. Sono arrivato al sindacato inconsciamente"

cisl 70 mindi Elia Fiorillo - Proprio in questi giorni la Cisl compie settant’anni. Non sono pochi per un’organizzazione sindacale che si è dovuta destreggiare in tante fasi politiche e sociali. Certo, ci sono stati i momenti di punta e di difficoltà. L’importante però è essere arrivati a questa bella età con le idee chiare e con la voglia di fare. Anche se le problematicità non si contano e i nemici, in certe fasi politiche come questa che stiamo vivendo, si sono moltiplicati.

Ho passato la mia vita in Cisl. Sono arrivato al sindacato inconsciamente. Da ragazzo collaboravo saltuariamente in parrocchia con il Centro nazionale per l’istruzione e l’orientamento professionale (Cniop), dell’Azione Cattolica. Poi, nel 1973, l’Ente di formazione fu assorbito dallo IAL-CISL. E io mi son trovato “nel nuovo mondo” per puro caso. Lavoravo allora in segreteria saltuariamente. Mi attraeva molto fare quell’attività. Non ero retribuito i primi tempi. Aiutavo il segretario, il caro amico Felicio Manzo, persona dolcissima, che mi passava relazioni da fare sapendo che in tal campo ero bravo, eppoi mi piaceva tanto scrivere, elaborare. Una vera passione.

Collaborando con lo IAL avevo scoperto i Campi scuola Cisl a San Martino in Val Badia. Mi affascinava l’idea di fare un’esperienza di questo genere. Tanto che feci, riuscii a partecipare a uno di questi corsi di formazione.
C’erano delle tende enormi che ospitavano i corsisti. Dormii solo un paio di notti in tenda. Si stava male eppoi faceva un freddo cane. Constatai che, in quelle due notti, ero l’unico a dormire lì. E gli altri? Tutti avevano trovato un letto, a pochi soldi, in una delle famiglie del luogo. Feci anch’io questa scelta, che si dimostrò quanto mai opportuna.

Sarà stato il secondo o terzo anno che partecipavo ai corsi come “animatore”, quando incontrai un “collega formatore” che conoscevo. Era il segretario generale della Cisl Campania, Mario Ciriaco. Mi prese un po’ in giro con il suo fare tra l’ironico e il realista. Alla fine dell’attività di formazione mi chiese di passare in Cisl, in via Medina n. 5, a Napoli, il primo di settembre.

Mi ero proprio scordato di quell’appuntamento. Nel pomeriggio del primo giorno di settembre mi arrivò una telefonata a casa. Era la segretaria storica di Mario Ciriaco, Anna Esposito, che mi chiese, con un certo stupore, come mai non ero andato all’appuntamento con il suo capo. Le dissi francamente che mi ero dimenticato dell’incontro. Senza mezzi termini mi rimproverò e mi fissò un altro incontro sottolineando che non potevo mancare.

La stanza era piccolina. C’era una scrivania e un grande tavolo per le riunioni. Tutto era spoglio. Non un quadro alle pareti. Ciriaco mi fissò dritto negli occhi e mi chiese se volevo trasferirmi a lavorare in Cisl, da lui. Non ci pensai due volte, non feci calcoli particolari, non valutai che tutti i giorni dovevo recarmi dalla mia città, Torre Annunziata, a Napoli, a via Medina n. 5, sede della Cisl. Risposi subito di sì.

Se dovessi fare un bilancio direi che gli anni passati in via Medina sono stati per me basilari. Mi hanno formato sotto il punto di vista delle idealità, ma anche del pragmatismo, ciò di arrivare all’obiettivo prestabilito senza lungaggini, giravolte o altri marchingegni: colpire, centrare in poche essenziali mosse l’obiettivo.

Agli inizi della mia esperienza in via Medina, siamo circa alla metà degli anni settanta, facevo proprio il tuttofare. Dalla contabilità, ai rapporti con la Regione e via proseguendo. Si cominciava a lavorare la mattina verso le nove e si finiva verso le venti, se non c’erano problemi.

Spesso con Mario andavamo a pranzo insieme. Per “pranzo” intendo un panino e una birra al bar difronte la sede del sindacato. Pagava sempre Mario le consumazioni. Una delle prime volte che ero andato con lui a pranzo gli chiesi gli scontrini per potergli rimborsare le spese. Mi rispose un po’ seccato: “Ma se non eri in sindacato non avresti mangiato lo stesso senza addossare a qualcuno le spese?” Questo era Mario Ciriaco. Un uomo che praticava giornalmente le parole del fondatore della Cisl Giulio Pastore, pronunciate il 30 aprile del 1950, al teatro Adriano in Roma, all’Assemblea costitutiva dell’Organizzazione: «Parliamo ai lavoratori il linguaggio dell’amore. La Confederazione italiana sindacati lavoratori vuole inaugurare questa politica dell’amore, e verso tutti, anche verso coloro che una predicazione d’odio ha posti contro di noi….soltanto così faremo “un sindacato forte”».

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Disoccupati. Nuovo incontro in videoconferenza

Agenda a cura di Luigi Carlini

vertenza frusinate definitivoOggi 10 aprile 2020 le parti sociali e l'assessorato al lavoro si sono incontrati in videoconferenza.
Dall'incontro è emerso che la somma a disposizione basterà a coprire all'incirca 8 mesi, nel frattempo si cercherà di recuperare la somma necessaria a coprire i 12 mesi.

Devono ancora fare la verifica delle persone che sono uscite o a breve usciranno dalla mobilità.
Per quando riguarda le domande per la mobilità si baseranno su quelle fatte l'anno scorso e le sigle sindacali invieranno direttamente gli elenchi degli aventi diritto alla Regione, quindi noi non dobbiamo fare nulla.

Per quanto riguarda i pagamenti, ancora non c'è nessun riscontro si rincontreranno la prossima settimana per verificare le modalità.

Questo accordo è esattamente come quelli degli anni precedenti e come è sempre stato detto, l'importante è fare l'accordo per 12 mesi poi........

 

Cari amici e compagni vi allego anche il parere della Ugl contenuto in una dichiarazione di Paniccia

PANICCIA (UGL): “Soddisfazione per lo snellimento dell’iter burocratico. bastera’ la lista delle organizzazioni sindacali”

Nuova riunione in videoconferenza con la Regione Lazio da parte delle organizzazioni sindacali sulla mobilità delle Aree di Crisi Complesse. Si è discusso, quest’oggi, in particolare, delle modalità di accesso all’ammortizzatore sociale: “La procedura – commenta il vice segretario dell’UGL Frosinone Angelo Paniccia – è stata snellita e di questo non possiamo che essere soddisfatti. Per la domanda basterà che le organizzazioni sindacali presentino la lista degli aventi diritto alla Regione Lazio. Dunque un metodo molto più veloce che potrebbe garantire l’erogazione delle spettanze in tempi più contenuti”.

Resta però il problema delle risorse che, ad oggi, non consentono di coprire l’intero anno: “Questo è vero – sottolinea Paniccia – ma ci stato presentato il riconteggio economico che è andato a considerare l’abbattimento delle indennità a partire dal terzo anno di mobilità. L’assegno che spetta agli ex lavoratori sarà più basso, ragione per la quale gli 11 milioni e 600 mila euro a disposizione andranno a coprire qualche mese in più ma comunque non l’intero 2020”. Resta l’incognita legata ai tempi visto che, al momento, tra Abi e Regione Lazio non c’è accordo.

 

aggiornato l'11 aprile 2020 alle ore 08,55

 

 

 

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Il nuovo capitalismo itinerante della Fiat

sergio marchionne 350 mindi Donato Galeone - La holding FCA tra Fiat e Chrysler - nata a fine gennaio 2014 - è il frutto conclusivo di un lungo iter combinato e poi disposto di un assetto societario finanziario trans nazionale. Ed è anche un assetto societario nuovo rispetto alle società imprenditoriali multinazionali.
Perché, rispetto alla imprese multinazionali, non ha uno Stato di riferimento ma avrà una pluralità di attività produttive e di filiali in vari Stati per competere, con profitti prevalenti, in un mercato mondiale.
La FCA di Fiat e Chrysler è stata definita una holding globale di “capitalismo itinerante” e, conseguentemente, dovrebbe dare sia al mercato mondiale dell'automobile che agli azionisti di riferimento una duplice risposta – pur graduale – tanto alle attese dei consumatori europei con una offerta innovativa nella “sostituzione di automobili” quanto, per il resto del mondo, potrebbe superare l'attuale “posizione marginale” tra i sei produttori mondiali del comparto, non escludendo ogni possibile rimbocco tra tutte quelle attente e già avviate pluriennali strategie mercantili.
E con la costituita holding FCA – nel mercato finanziario mondiale – potrebbe avviare nuovi accordi societari con altri produttori di automobili sia di livello europeo che nella dimensione intercontinentale.

Sull'attesa novità finanziaria imprenditoriale Fiat-Chrysler, tanto sufficientemente declamata e ampiamente conosciuta quanto per le quantità degli autorevoli commenti che abbiano letto in queste ultime settimane, assumono fondamentale rilevanza – a mio avviso – sia i contenuti della “lettera augurale per Natale”sia ai lavoratori Fiat, sottoscritta da Elkan e da Marchionne e sia la seconda lettera scritta “ con la emozione di chi negli ultimi quattro anni e mezzo ha lavorato per coltivare un grande sogno di integrazione industriale e culturale che oggi vede realizzato”.
Lo Chairman di Fiat S.p.A John Elkan, lo Chairman Ceo di Chrysler Group I.L.C. e Ceo di Fiat S.p.A. con lo stesso Marchionne - aggiungono nella lettera – che “ è la stessa emozione che accomuna trecentomila persone nel mondo, protagoniste di questa giornata storica per la Fiat e per la Chrysler e che con le proprie identità condividono tutto: competenze industriali e risorse, progetti e traguardi, sfide e ambizioni”.

Con la trasmissione della lettera e le emozioni ai “colleghi e persone nel mondo” - compresa la stragrande maggioranza dei lavoratori - da Fiat e Chrysler viene assicurato di sviluppare ovunque “un modello di velocità ed efficienza”congiunto al “garantito impegno di offrire un futuro sicuro e stimolante”.
Questa avviata ricostruzione imprenditoriale epocale mondiale - in probabile crescita quale “impresa globale” tanto per convenienze che in luoghi diversi - dovrà, necessariamente, condurre verso una pluralità di modelli e di processi nella riorganizzazione mondiale dei cicli produttivi.
Ma questa pluralità di modelli potrebbero essere sempre più slegati dai territori anche se, nel contempo, tendono a comportare una redistribuzione nelle varie fasi di ideazione, progettazione, produzione e vendita del prodotto, in luoghi diversi e seguendo ogni opportuna convenienza.

Ed è proprio questa complessa realtà economica produttiva che - coinvolgendo anche il territorio del basso Lazio con le annunciate innovazioni di processo e di prodotto automobile nel mondo - dovrebbe altrettanto coinvolgerci, giorno dopo giorno, nell'attenta e preminente gestione sociale locale del cambiamento societario e produttivo della FIAT. E non solo per le quantità di prodotto e nel modo nuovo di produrli ma, contestualmente, nelle attese di vita comunitaria e nella domanda di servizi territoriali, in dignità sociale e umana di valori civili, con partenza dai luoghi di lavoro dell'area di Cassino, quale “punto produttivo” della rete locale della transnazionale FCA.

Esigenze conoscitive varie richiedono la partecipazione dei lavoratori, tanto nella nuova organizzazione del lavoro e ricomposizione nella fornitura dei servizi quanto per la ricostruzione di un legame fortissimo alle produzioni indotte metalmeccaniche del territorio e nel conoscere i tempi della ripresa del lavoro con il rientro dei cassaintegrati e la ricollocazione nel posto di lavoro, correlato agli investimenti di sostegno del “modulo di piano industriale italiano” - tra i siti produttivi del nostro Paese - nel contesto della pianificazione produttiva globale di prodotto programmato da FCA costituita nel gennaio 2014.

Con la richiesta all'INPS di Frosinone della cassa integrazione straordinaria per il sostegno al reddito dei lavoratori occupati nell'unità produttiva ed operativa FCA di Fiat e Chrysler di Piedimonte San Germano, si conosceranno i tempi ed i contenuti degli interventi di ristrutturazione, riorganizzazione e riconversione del sito produttivo cassinate.
Abbiamo auspicato – scritto e ripetuto in questi anni e ancora negli ultimi mesi – che si attendeva conoscere le scelte di investimenti certi della Fiat-Chrysler, oggi FCA transnazionale, da programmare in Italia e nel basso Lazio, pur leggendo i ripetuti impegni dichiarati e le garanzie generiche universalmente annunciate.
In parte le ho voluto richiamare all'inizio di queste mie riflessioni rilevando, ancora, che le istituzioni del nostro Paese – Governo e Regione Lazio – hanno dimostrato e continuano a esercitare scarso ruolo mirato verso una “politica industriale nel contesto sia nazionale che europeo”. Anche le ultime sollecitazioni comunicate dalla Commissione Europea il 22 gennaio 2014 ai 28 Paesi e mirate alla creazione di posti di lavoro restano solo “parole e comunicati”.

Parole e comunicati rafforzate anche dalle dichiarazioni rituali del Vice Presidente e Commissario responsabile per l'industria e l'imprenditoria On. Antonio Tajani - essendo già reduce di un ventennio di indifferenza quanto di assenza di politica industriale italiana - afferma che “ i nuovi posti di lavoro si creano, oggi, con la re industrializzazione e la modernizzazione dell'economia entro cui la strategia industriale di livello nazionale e non solo europea deve includere una serie di altri settori per il successo dell'industria”.
Penso, non solo personalmente, che si possono condividere queste parole – pur in ritardo – dell'Onorevole Tajani, che potrebbero rilevarsi attualissimi nei prossimi mesi sia con l'avvio della “reindustrializzazione” a nord della nostra Provincia in attuazione dell'Accordo di Programma MISE-Regione Lazio di agosto 2013 e sia a sud con gli “investimenti Fiat” a seguito della ristrutturazione e riorganizzazione aziendale dell'unità produttiva del comparto dell'automobile e dell'indotto metalmeccanico.

Sono certo che il giornale on line www.unoetre.it - con il suo Direttore - accoglieranno iniziative di approfondimento e proposte condivise tra forze politiche e sindacali democratiche, d'intesa con le istituzioni, nel merito delle tematiche di riavvio di un moderno nuovo sviluppo della nostra Provincia, nel contesto regionale, nazionale e transnazionale.

 

17 febbraio 2014

 

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La Direzione del PD e le sue proposte per un nuovo governo

  • Pubblicato in Partiti

BANDIERE PD 350 260La Direzione PD 21 agosto 2019 Unità e proposta politica del PD. Una posizione ferma e chiara su cui è possibile impostare la costruzione di una nuova maggioranza, caratterizzata da una discontinuità con il passato nei contenuti e nella composizione del governo.

Avviare una nuova fase politica che rimetta al centro il Parlamento e le rappresentanze istituzionali. I cinque punti presentati da Zingaretti e votati all'unanimità dalla Direzione del PD costituiscono un campo su cui formulare gli elementi che devono qualificare la maggioranza e il governo. Allo stesso tempo essi delimitano l'orizzonte su cui si deve aprire un confronto limpido e schietto. Il PD si presenta al Capo dello Stato unito, smentendo nei fatti quanti hanno cercato di ridicolizzarlo e presentarlo diviso e impotente. Una unità che rappresenta un risultato di estrema importanza perché rende più credibile e offre maggiore forza alla proposta avanzata da Zingaretti.

Credo che a questo punto altri, compreso il M5S, dovranno dimostrare una disponibilità al dialogo, a misurarsi con queste proposte, ad acconsentire ad avviare un programma di rottura con il passato. Nessuno vuole sminuire la consistenza parlamentare, come quella di 5S, di quanti potrebbero essere protagonisti di un cambiamento sostanziale nei programmi come nella gestione del governo.

Ognuno degli interlocutori deve assumersi la propria responsabilità a fronte della crisi del paese e concorrere alla sua soluzione, dentro un accordo di programma che è indipendente da quanti rappresentati istituzionali essi abbiano. E' una volontà politica che deve prevalere e a guidare le scelte più adeguate alle necessità del paese. Non i numeri parlamentari, che rimangono importanti in un sistema di alleanze, necessari a comporre le maggioranze. Le proposte del PD sono un punto fermo da cui partire e sono oggi le uniche in campo per dare una soluzione alla crisi politica parlamentare e di intervento su la gravità della situazione sociale ed economica del paese

 

I cinque punti del documento votato all'unanimità dalla Direzione del PD:

- L’impegno e l’appartenenza leale all’UE per una Europa profondamente rinnovata, un’Europa dei diritti, delle libertà, della solidarietà e sostenibilità ambientale e sociale, del rispetto della dignità umana in ogni sua espressione;
- Il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa incarnata dai valori e dalle regole scolpite nella Carta Costituzionale a partire dalla centralità del Parlamento;
L’investimento su una diversa stagione della crescita fondata sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo modello di sviluppo;
- Una svolta profonda nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori fondata su principi di solidarietà, legalità sicurezza, nel primato assoluto dei diritti umani, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e in una stretta corresponsabilità con le istituzioni e i governi europei;
- Una svolta delle ricette economiche e sociali a segnare da subito un governo di rinnovamento in una chiave redistributiva e di attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. In tale logica affrontare le priorità sul fronte lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia. Evitare l’inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’IVA.

 

Queste le condizioni, infatti, il documento continua così: "se tali condizioni troveranno nei prossimi giorni un riscontro basato sulla necessaria discontinuità e su un’ampia base parlamentare siamo disponibili ad assumerci la responsabilità di dar vita a un governo di svolta per la legislatura.

In caso contrario il Partito Democratico coinvolgerà le forze politiche disponibili a costruire un progetto di alternativa e rigenerazione dell’economia e della società italiana. Ci rivolgeremo alle energie più consapevoli della società, i giovani, le donne, movimenti, associazioni, la rete diffusa del civismo, dei sindaci e degli amministratori.

In un passaggio così delicato l’unità e compattezza del Partito Democratico, pure nella ricchezza del suo pluralismo, è una garanzia di tenuta per l’intero sistema politico e istituzionale. La democrazia e i suoi canali di partecipazione sono un patrimonio prezioso che oggi tutte e tutti noi dobbiamo preservare in uno spirito di unità del più largo campo progressista"

 

Ermisio Mazzocchi 21 agosto 2019

 

 

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Cassino. All'alba di un nuovo stile di governo?

Cassinomunicipio 350 260di Peppino Gentile* - Pur non essendo stato un elettore di Salera , al quale colgo l’occasione per esprimere le mie condoglianze per la morte della cara mamma, ciò non mi impedisce di riconoscere che la sua vittoria è stata più netta di quella che forse era nelle sue stesse aspettative e in quelle del suo partito che alla vigilia delle elezioni si è spaccato con Petrarcone che si è candidato a capo di un movimento civico senza il quale, visto come sono andate le cose, il candidato del Pd avrebbe vinto al primo turno.

Contrariamente a quello che scrive l’amico Lello Valente, più che un referendum popolare contro Abbruzzese, al quale va comunque dato atto di aver ricompattato un centrodestra frantumato nel quale dopo il defenestramento di D’Alessandro sono volati addirittura gli stracci per cui non è da escludere che oltre ai dissidenti nella Lega non sono molti quelli che lo hanno votato, visto l’enorme divario fra i voti riportati da Salvini alle europee (7069) e quelli alle comunali (2157).
Se a ciò si aggiunge il mancato effetto Salvini e il fatto che il ballottaggio rispetto al primo turno è tutta un’altra partita, a tal proposito i casi di rovesciamenti clamorosi di voti non si contano, per cui la vittoria di Salera è stata ancor più netta di quella prevista.

Ciò che invece non era previsto è l’iniziativa del neosindaco di convocare come suo primo atto i candidati sconfitti dai quali farsi spiegare, come ha dichiarato alla stampa, i progetti più interessanti dei loro programmi per vedere se ci sono le condizioni per svilupparli insieme al suo programma.
Un’iniziativa che per quanto inusuale è apprezzabile sia sul piano amministrativo che politico in quanto nel primo caso serve a coinvolgere l’opposizione su problematiche cittadine di interesse generale, mentre nel secondo caso serve a superare gli steccati ideologici che a livello di governo locale, a mio parere, non si giustificano.

Ho detto inusuale perché l’apertura programmatica all’opposizione che non è un segnale di debolezza bensì di responsabilità, normalmente non avviene ad inizio di legislatura bensì in corso d’opera ossia quando si apre una crisi amministrativa all’interno della maggioranza, sicché per arrivare a fine mandato si tenta di coinvolgere l’opposizione.
Cosa che D’Alessandro non ha fatto nonostante che attraverso questo giornale l’ho sollecitato ad aprire un tavolo dei responsabili di tutti i gruppi consiliari per verificare se c’erano le condizioni per poter andare avanti con il coinvolgimento dell’opposizione la quale, visto anche il risultato del ballottaggio, per dirla con l’amico Costa ha fatto bene il suo mestiere.

L’ iniziativa presa da Salera, se la memoria non mi inganna, in qualche Paese europeo è normale perché serve ad evitare che i governi delle città entrino in crisi prima ancora di iniziare il proprio cammino amministrativo, creando disagi ai cittadini i quali non è giusto che ne paghino le conseguenze.
Crisi che nella maggioranza dei casi nascono non per motivi politici ma per aspirazioni personali che, per quanto legittime, con la caduta delle ideologie è venuto meno il senso di appartenenza ai partiti considerati alla stregua di bus dai quali si sale e si scende a proprio piacimento, ostacolando l’azione amministrativa.
Ciò non significa che ci debbono essere delle ammucchiate indistinte, venendo meno ad un principio fondamentale della democrazia che è quello del rispetto della volontà popolare che Salera, dopo la vittoria ottenuta, ha il diritto- dovere di esercitare nell’interesse della città, arrestandone il declino in atto da oltre vent’anni di cui nessuno dei partiti che l’hanno governata in quest’arco di tempo può chiamarsi fuori da responsabilità.

Motivo per cui fa bene Salera a portare avanti una iniziativa come quella annunciata con una proposta aperta al confronto con l’opposizione che per quanto possa far discutere resta l’unica strada possibile per uscire dalla crisi in cui ci troviamo, ridando slancio ad una città che ha perso il proprio ruolo guida del sud della provincia.
Ruolo che si può riprendere qualora, ai sensi della legge Delrio del 2014, si dovessero istituire le cosiddette “aree vaste” di cui Cassino è il naturale capoluogo di quella che va dalle Mainarde al Mare che per omogeneità è un vero e proprio “unicum”, da qui il sogno, non realizzato, dei nostri padri ricostruttori di farne una provincia.

 

*pubblicato su L'Inchiesta quotidiano

 

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