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Un nuovo “PATTO SOCIALE” per dare una svolta a Ferentino

Ferentino 350 260da Sinistra Italiana Ferentino - "In un momento di grande confusione nello scenario politico sia nazionale che cittadino, in cui il maggior partito di quello che una volta era chiamato “centrosinistra” si è definitivamente snaturato e ha perso i valori fondanti preferendo virare verso il liberismo e verso le destre, raggiungendo l'apice con l'approvazione di una legge criminale come quella del Job's Act, la sinistra riparte da “Sinistra Italiana”, una forza nuova che si pone l'obiettivo di portare alla ribalta politica le vertenze territoriali, le esigenze di tanti cittadini vessati dalle politiche liberiste dei governi che si succedono da decenni ormai. Per dirla con le parole di questi giorni di chi è senza dubbio attualmente il maggior difensore dei diritti di tanti uomini e donne, tanti lavoratori, tanti precari e tanti giovani, ovvero Papa Francesco, “occorre urgententemente un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare!....Non dobbiamo parlare di economia di mercato ma di ECONOMIA SOCIALE di mercato”.

Ecco, in un mondo messo a repentaglio dal disastro ambientale, in un' Europa stretta tra la morsa della finanza e il filo spinato, in un paese sempre più diseguale, c'è bisogno di cambiare davvero e per noi le parole di Papa Francesco sono per cosi dire un manifesto fondativo. Sinistra Italiana nasce dai tanti compagni che per anni si sono attivati politicamente e non sul territorio, provenienti anche dall'associazionimo e dalle vertenze territoriali, ma stimolati a trovare un contenitore politico di sinistra in grado di incidere pesantemente e con molta chiarezza sulla situazione sociale ed economica di questo Paese.

Sinistra Italiana Logo Rosso Bianco 350 260
Ebbene questo nuovo progetto sta prendendo forma ufficialmente anche a Ferentino, ma da anni è presente sul territorio e impegnato nella difesa ambientale e sociale della nostra cittadina, all'opposizione di amministrazioni troppo spesso cieche e sorde ai veri bisogni dei cittadini. Opposizione che da anni portiamo avanti all'amministrazione Pompeo in Consiglio Comunale , insieme ad altre forze politiche, con il nostro consigliere Marco Maddalena, oltretutto eletto Segretario della Federazione di Frosinone di Sinistra Italiana nel congresso provinciale gia tenutosi proprio a Ferentino nell'Aprile scorso.


Su stimolo dei tanti compagni che si sono avvicinati in questo periodo al gruppo di Ferentino terremo il congresso cittadino Sabato 1 Luglio alle ore 17,00 presso la sala del ristorante “Le Quattro Stagioni”, sito in Via Stazione. Congresso che sarà totalmente aperto all'intera cittadinanza e vedrà oltre alla partecipazione degli iscritti anche quella delle associazioni attive nella città e di chiunque altro cittadino interessato a contribuire, a portare istanze e proposte per una Ferentino diversa e più vivibile. Perchè “Ferentino merita di più”, merita più eguaglianza, merita un'amministrazione partecipata, merita di stare in un ambiente piu sano e che non metta a repentaglio la salute di tutti, merita appunto un nuovo “PATTO SOCIALE” per dare una svolta a questa città."

 
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Il nuovo nasce dalla rivendicazione dei diritti lesi.

Disoccupati preparano lappuntamento del 22 350 260Conversazione di Daniela Mastracci con il direttore di UNOETRE.it, Ignazio Mazzoli
Oggi finisce un ammortizzatore sociale, quello chiamato “mobilità”, per altri 1700 disoccupati. Non è prevista nessun’altra misura di emergenza se non almeno una proroga di un anno della mobilità o intervento analogo comunque chiamato, in attesa di nuovi provvedimenti di breve e medio periodo.

 

  1. Parte 1
  2. Parte 2

Il 14 giugno è diventata una data simbolica, perché?

Il 14 giugno 2017 racchiude due aspetti: uno negativo e nefasto cioè la cessazione della mobilità per 1700 disoccupati e quindi la fine di ogni reddito per loro e le famiglie; l’elemento positivo è che, grazie soprattutto a Vertenza Frusinate che ne ha fatto richiesta nell’incontro con il sottosegretario Sen. Franca Biondelli al Ministero del Lavoro, si è riusciti ad ottenere due emendamenti utili (primo firmatario il Deputato Pilozzi più altri) al decreto 50/2017: il primo (55042) assicurerebbe la proroga della mobilità per 12 mesi, correggendo l’errore compiuto a gennaio sul Milleproroghe; il secondo emendamento (55030) assicurerebbe lo sblocco dei fondi della cassa integrazione straordinaria giacenti presso l’Inps perché non utilizzati, pur essendo stati richiesti da alcune aziende. Questi fondi finanzierebbero i Comuni per lavori sociali e pubblica utilità. Due finalità diverse e distinte.

Come siamo arrivati fino qua?

Una lunga strada. Tutto nasce da un incontro svolto ad Anagni il 28 ottobre 2014 che aveva una sua originalità: nell’estate precedente Stefano Gavioli disoccupato di Mantova, partendo dalla sua città, era andato in bicicletta fino al Parlamento Europeo a Bruxelles, per consegnare un ordine del giorno che riconoscesse la drammaticità della situazione rappresentata dai milioni di over 40 senza lavoro.

UNOeTRE.ite invitò subito Gavioli?

Si, invitò Gavioli ad Anagni perché qui si era verificato un fatto gravissimo che ha molte analogie con le motivazioni del nostro “ciclista”: il fallimento della Videocon (gestita dagli Indiani, parliamo di fatti che risalgono al 2004), aveva prodotto 1400 disoccupati ai quali non era stata assicurata alcune prospettiva. Alla presenza dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil) l’incontro svolto nella Biblioteca comunale, segnò l’avvio del percorso di Vertenza Frusinate e l’inizio del disseppellimento di questo dramma dell’occupazione dall’oblio nella realtà quotidiana. Gli ex Videocolor ed ex Videocon furono il traino immediato e poderoso per il coinvolgimento di tutte le situazioni di crisi in Provincia di Frosinone, cioè non solo degli over 40 ma anche dei più giovani.

Come è stato il rapporto con i Sindacati e le Istituzioni?

Guidati da una linea ragionevole e responsabile alla ricerca del dialogo con tutti i partiti e con tutte le istituzioni. Quali alleati naturali furono interpellati per iscritto i sindacati, che però hanno tardato a rispondere per lunghissimi mesi fino al primo maggio del 2017. Tra le istituzioni, per prima manifestò interesse la Provincia guidata da Pompeo: fra il 2015 e il 2016 moltissime furono le occasioni di incontro nella sede di piazza Gramsci e lì si impostarono alcune iniziative molto importanti, come la richiesta di proroga dell’Accordo di Programma che sarebbe scaduto nell’agosto del 2016; e la richiesta di riconoscimento del territorio come Area di Crisi Complessa.

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Anche qualche consigliere provinciale, qualche consigliere regionale e alcuni parlamentari hanno mostrato ascolto (a memoria ricordo Danilo Magliocchetti, Andrea Amata, Silvana Denicolò, Daniela Bianchi, Mario Abbruzzese, Maria Spilabotte, Nazzareno Pilozzi, mi scuso con chi posso aver dimenticato) ma, al di là di manifeste dichiarazioni di interesse, non si è riusciti mai a produrre un’azione concertata, quale invece la drammaticità della situazione richiedeva. C’è comunque stata una fase iniziale in cui i più sensibili sono stati i rappresentanti del Movimento 5 Stelle e del centrodestra.

Che peso ha avuto il lungo silenzio dei sindacati?

I sindacati sono difficili da sostituire, la loro assenza pesa sul piano del movimento. Ma le forze in campo sono comunque cresciute attraverso gli incontri con la maggior parte dei Comuni della Provincia e dei loro Sindaci; con i Vescovi e con la Caritas; con la ricerca capillare degli altri disoccupati, che erano rinchiusi nelle loro vicende individuali e familiari. Questo è stato il terreno fertile che ha spinto le televisioni, Rai 3 e Rete 4 e molta stampa locale ad interessarsi, malgrado tutto, di Vertenza Frusinate Disoccupati uniti. L’Inchiesta quotidiano è però solo da emulare. I lunghi mesi di impegno sono stati un crogiuolo di apprendimento di norme, di iniziativa sindacale e di capacità di dialogo politico, che hanno reso i rappresentanti di vertenza interlocutori legittimati in tutte le sedi, dove si sono presentati, come in Prefettura e alla Regione. Il punto che veniva posto e che tutt’ora rimane centrale, è che l’alto numero di disoccupati, in questa Provincia (circa 130.000) e nella Regione Lazio (380.000 circa), meriterebbe un’attenzione costante da parte di chi governa, non per elargire assistenzialismo, ma per impostare politiche industriali e di sviluppo dell’occupazione in grado di riassorbire e anche assorbire (riferendoci agli inoccupati) coloro che non lavorano. Questa appassionata rivendicazione per come si è sviluppata nel territorio ha messo in evidenza un aspetto di grande attualità: la disoccupazione oggi che caratteristiche ha? I disoccupati si sono sentiti rispondere spesso che non ci sono più le condizioni per un lavoro che impegni direttamente l’uomo nella produzione materiale, (a volte sono stati anche offesi). Ma questa è la conseguenza dell’espandersi dell’automazione e più in generale della diffusa informatizzazione, nonché del fenomeno ambiguo della delocalizzazione che dal 2008 si è fatto più drammatico. E allora? È necessario capire e riconoscere che una percentuale consistente di disoccupati tende ad essere cronica, quindi è necessario pensare a forme di sostegno al reddito come il reddito minimo garantito tra un lavoro e un altro.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Parte 2)

Quale problema si pone dal punto di vista dell’organizzazione dei disoccupati?

Certo, prima di tutto devono essere organizzati. Perciò occorre una struttura specifica, possibilmente unitaria. Risultato della ricerca comune dei grandi sindacati che debbono per un momento dimenticare la caccia alle tessere. Nemmeno si può pensare che trovare un posto di lavoro a qualche “fastidioso che protesta”, possa risolvere il problema. Questi ciociari sono stati i primi a porre questa esigenza da mesi, ma non sono più i soli, perché di recente l’USB (Unione Sindacale di base) ha fatto una sua valutazione sulla necessità che assomiglia alla proposta qui delineata. Si è pronunciata infatti sostenendo che occorrono fatti e correzioni radicali come ad esempio un “centro permanente per la disoccupazione”.

In quale contesto politico si sviluppa questa iniziativa di Vertenza Frusinate per riportare alla luce il tema della disoccupazione?

Purtroppo il quadro è quello del disfacimento del centrosinistra in Provincia di Frosinone. Reso evidente dai risultati elettorali del 2012 a Frosinone e Ceccano. Qui il Partito Democratico, che si autodefiniva il partito del centrosinistra, scendeva sotto il 10%; a Frosinone sceglieva la strada della divisione in due liste, replicando in maniera più drammatica quanto era già avvenuto nel 2009, nelle elezioni provinciali, che causarono la sconfitta di Gianfranco Schietroma e portarono alla guida del palazzo di Piazza Gramsci una giunta di centrodestra guidata da Antonello Iannarilli. Le lacerazioni di un PD “mai nato”, come si disse allora, furono le genitrici di quanto racconto. Il PD trascinò nella sua china anche altre forze che non riuscirono a ritrovare la loro autonoma funzione. Che cosa si poteva fare? Era da escludere la strada dei colloqui personali con i cosiddetti leader. Sin dal 2009 Frosinone e la Provincia non avevano più partiti degni di questo nome, ma notabili che guidavano proprie formazioni, anche se con sigle di partito, più presi dell’annullamento di ogni differenza fra destra e sinistra in una indistinta sovrastruttura, in cui si riconoscevano e si attribuivano incarichi, senza bisogno della ricerca di consenso popolare diretto. Ormai era arrivato il momento non più rinviabile di ripartire dai bisogni delle persone, trascurati e drammaticamente senza risposte. Vertenza Frusinate, con il suo esistere e la sua iniziativa, è intervenuta in questo vuoto e, costringendo tutti a parlare di problemi concreti, ha riaperto una effettiva dialettica fra i partiti, con i sindacati, e fra loro e le istituzioni. E soprattutto si è andata riconfigurando la politica come mezzo per dare risposte ai bisogni e ai disagi sociali dei cittadini Alcune forze hanno sostenuto con più determinazione le richieste del movimento dei disoccupati, forse per contrastare i propri avversari, ma, in ogni caso, queste loro iniziative hanno costretto anche i più riluttanti e sordi a prendere iniziative analoghe. Si può dire che il centrodestra frusinate sia stato il più pronto a cogliere l’opportunità, come quando ha accolto la proposta di legge per un reddito minimo elaborata dai disoccupati, ma non solo. Questa iniziativa ha messo ancor più in risalto l’inerzia delle Regione Lazio e la sua assoluta mancanza di politiche per contrastare la mancanza di lavoro e le emergenze che essa provoca.

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L’informazione tra stampa e tv ha seguito il movimento di Vertenza Frusinate?

Anche nell’informazione abbiamo assistito ad un movimento-mutamento: siamo passati dal parlare solo delle vicende dei leader, a parlare di fatti e provvedimenti legislativi. Ciò non toglie che l’informazione nella maggior parte dei casi non sollecita l’adeguamento dei comportamenti degli eletti e dei dirigenti politici ad affrontare la sofferenza grave di questo territorio. Una esatta cronologia e coerente “notizia” è fondamentale per capire se e come si svolgono determinati fatti: intanto se la notizia viene data sulla stampa dopo gli avvenimenti e distorta da una visione che ne enfatizza pseudo protagonisti, indicati come leader ai quali si debba il tale o tal altro risultato, essa notizia non fotografa la vera realtà e non dà conto dei reali protagonisti e soprattutto delle questioni da affrontare. È accaduto con la vicenda Amazon (Rieti era già un bel po’ avanti a Frosinone, quando invece certa stampa dava Frosinone come territorio ove Amazon avrebbe posto il suo nuovo sito). Oppure è il caso della notizia circa la “settima salvaguardia” che UNOeTRE.it e L’Inchiesta danno subito il 3 novembre 2015 come riconoscimento al suo autentico protagonista, il sindacato Cisl a guida Maceroni, promotore della richiesta di proroga, e dell’accoglimento della stessa da parte della senatrice Anna Maria Parente, Presidente della Commissione competente. Da ultimo c’è l’esempio di notizie che accreditano pseudo protagonisti ancora nel maggio 2017, quando i risultati portati a casa da Vertenza Frusinate si fanno risalire solo a politici della provincia, che sono intervenuti (doverosamente) perché i disoccupati hanno saputo porre i problemi. Riconosciamo i meriti ai fautori di una strenua lotta di rivendicazione di diritti. Sembra essere un problema per la stampa riconoscere Vertenza Frusinate, come anche altre vertenze del territorio, quando invece la loro lotta è stata ed è centrale nelle novità politiche e sindacali. Vertenza Frusinate ha insegnato ed insegna molto: con lo studio, la determinazione, la capacità dialettica che hanno dimostrato, Vertenza sta giungendo a traguardi inaspettati fino a “ieri”. La strada è lunga ma non impossibile. E la politica ne sta tenendo conto, come è il caso dei quattro partiti (Possibile, Pci, Prc e Sinistra Italiana che si sono già uniti alla loro lotta e provano a portarla avanti appunto come partiti politici. Il nuovo nasce dalla dialettica sociale. Dalla rivendicazione dei diritti lesi.

Aggiornato il 14 giugno 2017 alle ore 12,20

 

 

 
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3 in corsa per il nuovo corso. Ci sarà mai un nuovo corso?

Orlando Renzi Emilianodi Elia Fiorillo - Le primarie del partito democratico. Tre in corsa per il nuovo corso
Tra i due litiganti il terzo “potrebbe” godere. I contendenti-bisticcianti sono tre per la segreteria del Pd. Uno è l’ex presidente del Consiglio e segretario del Pd Matteo Renzi. L’altro è il magistrato in aspettativa, presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Eppoi c’è il terzo, entrato in campo all’ultimo momento con il ruolo del “rinacciatore”, l’attuale ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Gli scenari su cui si muove il confronto per la definizione della leadership dei democrat è di quelli apocalittici. Recente scissione del partito democratico con la nascita del Movimento democratici e progressisti. Matteo Renzi alle prese con la vicenda del babbo e del fido-furiere Luca Lotti coinvolti nel caso Consip. Il magistrato in aspettativa Michele Emiliano che il prossimo sei aprile sarà sottoposto al giudizio del Consiglio Superiore della Magistratura per via della partecipazione alla vita politica del Pd: “sistematica e continua”. E, in aggiunta, è anche testimone non secondario nella brutta storia Consip. Insomma, il percorso per le primarie dei dem, che si celebrano il trenta aprile, è zeppo di buche che qualche danno, non solo d’immagine, potrebbero portare sia ai candidati in competizione, ma anche a quel che resta del partito.

Nella Bibbia, al Salmo 79,8, c’è quest’affermazione: “La colpa dei padri non ricadrà sui suoi figli”, sicuramente ciò avverrà davanti a Dio, ma anche – si spera - nei tribunali degli uomini. Non però difronte alla macchina mediatica che certe distinzioni non riesce proprio a farle. Se il babbo del presidente del Consiglio ha millantato credito, o ha fatto altro di riprovevole, comunque il figlio qualche responsabilità l’ha, non fosse altro perché, appunto, ha il potere che gli discende dal ruolo e... lo stesso cognome del padre reo. Per Renzi poi ci sono gli attacchi – e non solo - di Emiliano: “Io ero uno dei sostenitori di Matteo Renzi... Mi scuso ufficialmente...”. Nel 2014 l’ex sindaco di Bari affermava: “L’unica cosa vera è che io non voglio più sentire parlare della vecchia classe dirigente del Pd che ha sbagliato tutto”. L’unico che non sbaglia è lui in fatto di politica, specialmente se diventerà segretario dei democratici.

Anche Emiliano però ha i suoi problemi. Il decreto legislativo 109 del 2006 proibisce ai magistrati “l’iscrizione o la partecipazione a partiti politici”. I magistrati possono essere eletti in Parlamento e possono ricoprire anche altri incarichi politici solo se “indipendenti”. “Se il CSM riterrà che effettivamente sussista una violazione disciplinare – ha dichiarato qualche tempo fa Emiliano - non esiterò a prendere le decisioni necessarie, optando a quel tempo tra le dimissioni dalla magistratura ovvero le dimissioni dal partito, a seconda di ciò che riterrò più opportuno alla luce dell’eventuale verdetto”. Ma non sarebbe stato meglio presentare subito le dimissioni da magistrato? O è talmente preoccupato di una possibile scivolata in politica che ha bisogno di un battello di salvataggio? Forse se lo s’interroga sull’argomento la risposta potrebbe essere: ”E’ una questione di principio. Non è giusto che un magistrato non si possa candidare a segretario di un partito” senza perdere il posto in magistratura. Ma anche da “indipendente”, quando si sono ricoperti importanti incarichi politici, quale credibilità si può avere quando si ritorna a fare il magistrato? Il legislatore questa domanda dovrebbe porsela.

C’è poi l’ultimo arrivato alla corsa per segretario, l’ex ministro dell’Ambiente e attuale Guardasigilli Andrea Orlando. La sinistra del partito, quella rimasta, lo guarda con grande interesse. Ma anche gli scissionisti Dp lo apprezzano, non fosse altro per dare una batosta al super ego di Renzi. Lui, Orlando, va ripetendo che non crede alla “leadership individuale” ma ad un gruppo dirigente coeso alla guida del partito. E, ancora, che bisogna “ricostruire il partito. Non parlerò il linguaggio dei populisti”. A suo avviso la scissione è stato “un tragico errore” e promette d’impegnarsi a “far tornare i compagni che hanno appeso le scarpe al chiodo”. Dice di essere “il candidato che vuole ricostruire un Pd plurale, inclusivo, più amichevole verso la società italiana e gli altri partiti del centrosinistra”. Goffredo Bettini ex padre-padrone del Pd romano e personaggio dal grande fiuto politico non ha dubbi: “Ritengo che Orlando possa rappresentare la ricostruzione dopo la rottamazione”.

Staremo a vedere chi sarà il condottiero del “nuovo corso” democratico. Certo di matasse ingarbugliate ne avrà da sbrogliare all’interno del partito. Per non parlare della strategia da mettere in atto per vincere le elezioni, sia anticipate o a scadenza naturale.

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Preliminari d'indirizzo per il nuovo Piano Regolatore di Anagni

Anagni Palazzo della Ragione 350 260Conversazione di Antonella Necci con l'architetto Alberto Pulcini - All’indomani del consiglio comunale del 7 Febbraio, mi reco all'ufficio tecnico del comune di Anagni per incontrare l'architetto Alberto Pulcini, che, ne sono certa, mi chiarirà cosa è stato approvato la sera precedente, e quali saranno i prossimi passaggi, relativi alla realizzazione del PUCG, o nuovo piano regolatore. Lascio la parola all'arch. Pulcini, poichè io posso interagire con lui solo attraverso semplici domande che servano al chiarimento dei punto.
L'architetto comincia così:
Noi abbiamo adottato, in quel consiglio comunale del 7 Febbraio 2017, il DPI, o documento preliminare d'indirizzo, che è il primo passo per la redazione del PUCG (Piano Urbanistico Comunale Generale) e servirà per poter andare in conferenza di servizio con la Regione e con la Provincia.
Esso contiene una corposa serie di analisi, di natura urbanistica, riguardanti l'edificato, quanto è stato attuato del vecchio piano regolatore dal 1975 fino ad oggi.

1. Come dal 1950?

Si perchè a tutt'oggi noi abbiamo un'UGM, cioè una carta tecnica del 1950 e un'altra del 2009. Queste sono le uniche carte tecniche regionali.
Pertanto al momento, con il DPI, esiste una collazione di tutti i documenti, che sono i piani prescrittivi esistenti (il piano territoriale regionale, il piano paesaggistico regionale, il piano provinciale, il piano ASI, il PRG attuale. Ad essi vengono unite le analisi di natura archeologica,quelle di natura geologica, utili per considerare le aree a rischio frana. A tutte queste analisi si deve unire la carta di uso del suolo, compresa in una relazione eseguita prettamente da un agronomo.
Tutti questi documenti concorrono a formulare la prima parte di analisi del DPI

2. E' già una corposa indagine quella che serve per questo DPI.....

Si, ma ad essa si aggiunge anche un'indagine che vada ad individuare alcune linee strategiche di sviluppo della città.

3. Cioè?

L'arch. Pulcini mi mostra le carte, sia quelle relative alle linee di sviluppo della città, che quelle inerenti alle varie indagini di cui ha già parlato, e mi ricorda che il passo successivo che si dovrà fare sarà quella di convocare la conferenza di pianificazione con Regione, Provincia e Comune.
Nel mostrarmi il piano strategico, che qui allego in foto, l'arch. Pulcini mi mostra le 4 mini città. Prima la città di cresta, ovvero il centro storico e l'area verde limitrofa ad esso.PRG Anagni

4. Perchè è chiamata "di cresta"?

Perchè essa dovrà risaltare, a distanza, con tutte le sue peculiarità e dovrà essere circondata da edifici, ma anche da altri servizi quali piazze o altri siti di aggregazione, che risultino caratteristici e tipici del centro di un paese la cui componente storica è rilevante. A distanza, di questo centro storico dovrà risultare evidente il "muro verde", o fascia di rispetto posto a valle della città. L'ing. Benevolo la chiama "Fascia di sistemazione paesaggistica con decompressione", che sta ad indicare una limitazione dell'edificato attorno al centro storico.

5. La zona ASI e l'ex polveriera. La controversia nata ieri in consiglio comunale. Come risponde?

Il piano punta molto sul concetto "green". Il concetto potrà, forse, avere oggi un velato aspetto utopistico, ma tale progettualità deve essere vista in previsione di quanto potrà sviluppare nei prossimi decenni. Intanto si punta ad una riqualificazione della zona ASI, dove, attraverso le analisi, le aree verdi sono risultate inesistenti. Ovvio che il PUCG si basa su una scala di valori di portata europea che tende a riqualificare aree industriali. Un esempio di area industriale riconvertita può essere la RUHR, mentre se vogliamo parlare di riqualifica di aree urbane, allora possiamo portare l’esempio di Porta Garibaldi a Milano.

6. Ma spianare quegli edifici ormai vuoti e non più industriali? Si può?

Ove possibile bisogna intervenire con piccoli e mirati interventi chirurgici, cercando di inserire le aree verdi che possono essere inserite anche nelle linee di comunicazione tra un'area e l'altra.
E l'arch. Pulcini mi mostra le brillanti idee relative alla Macchia e che porterebbero, attraverso sentieri e piste ciclabili, una futuristica congiunzione sia con l'area ASI e l'ex polveriera, sia con il centro storico della città di Anagni.

E' questa l'idea più interessante del progetto. Me la faccio spiegare meglio.

In zona ASI sono posizionate aree verdi che sono solo schizzi concettuali, per ora. Tale zona viene collegata alla Macchia tramite un sentiero, il quale, dall'area di ristoro della Macchia, potrebbe addirittura fungere da collegamento con la città di cresta.
La zona dell'ex polveriera, invece, diventerebbe un'area per servizi superiori. Ciò significa che andrebbe ad assorbire tutti quei servizi commerciali, di formazione, di ricerca, di istruzione e sport che vengono definiti con la terminologia di "servizi superiori" e che ora mancano. Anzi che non ci sono mai stati.
L'arch. Pulcini, nel concludere, sottolinea ancora questo concetto. I servizi superiori sono tutto questo, tranne il residenziale e l'industriale.

Ce lo dobbiamo tenere a mente.

 
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Verso il nuovo Piano Regolatore di Anagni

Anagni Palazzo della Ragione 350 260di Antonella Necci - Anagni. Consiglio comunale per discutere ed approvare il primo passaggio per la realizzazione del nuovo Piano regolatore, o PUCG.
Prima convocazione. Se non si raggiungerà il dovuto accordo, la prossima convocazione terrà il 9 febbraio stessa Sala della Ragione, stessa ora, 18.00.
L'ingegnere Benevolo,da Brescia,figlio dell'architetto Benevolo che mise mano al vecchio Piano regolatore durante l'amministrazione Cicconi ha illustrato il progetto, dal quale si evince che Anagni verrà suddivisa in quattro mini-città e per ognuna di esse il Piano regolatore seguirà regole diverse, secondo lo sviluppo attualmente in atto nelle quattro zone specifiche. Ciò significa che se l'urbanizzazione,in una specifica area, si è sviluppata in forma orizzontale, il nuovo PUCG continuerà ad evolversi su tale piano.
Qualche obiezione da parte dell'opposizione per quelle che si intende adibire ad aree rurali. L'opposizione dice che se in quelle aree si vorrà,un giorno, costruire, non si potrà applicare la regola della reversibilità.
Aridaje. Ma come? Non vi basta l'urbanizzazione selvaggia che imperversa nella regione Lazio? Evidentemente non siete contenti, e nemmeno coerenti, perchè in altri punti della vostra obiezione, oltre a lamentarvi perchè nella commissione valutatrice di tale progetto voi non avete potuto mettere bocca nemmeno con un Concept, ad un certo punto, per il solo gusto di fare polemica, stavolta molto mite, io che avrei voluto vedere scene più forti, si alza Ambrosetti Simone e si dichiara apertamente a sfavore, non del progetto, che dice essere talmente perfetto da doversi togliere il cappello, ma verso chi ha arbitrariamente deciso che in questo passaggio si deve solo decidere se proseguire o meno con tale progettazione.
Il sindaco Bassetta ribadisce che esiste una legge in proposito e che questa è la procedura.
Fortunatamente dopo Ambrosetti prende la parola Natalia Daniele che, dopo aver fatto i complimenti per tale progetto, ricorda che siccome nell'ufficio tecnico l'architetto Pulcini fa servizio part-time, non risulta elegibile come capo del suddetto ufficio e chiede spiegazioni che, gli viene spiegato, non competono a quella sede.
E a questo punto la contraddizione della destra interviene a chiosa del loro intervento: la richiesta di preservare le poche aree verdi rimaste, formando una specie di greenland. Ma come? Prima volete la reversibilità sulle aree verdi nelle zone che in passato erano monti e valli disabitate, e poi auspicate la greenland? Vabbè.
Infine quando tutti si sono quietati e l'opposizione ha stabilito quali procedimenti svolgere contro l'amministrazione, non prima di apostrofare il Sindaco Bassetta dandogli un confidenziale " tu", ecco che si giunge alla votazione finale.
A questo punto scatta la controversa ed intrigante arte italiana di astenersi, dopo aver fatto credere di voler essere contrari.
Dopo un discorso tutto teso a sottolineare le manchevolezze dell'amministrazione nei confronti dell'opposizione, il minimo che ci si potesse aspettare sarebbe stato un coerente voto a sfavore.
Invece no. Quattro astenuti e dodici favorevoli. il consiglio approva il primo passaggio informativo e da il via all'attuazione del PUCG.

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Anna Falcone: “Né Pd né M5S, esiste un nuovo spazio politico”

AnnaFalcone 350 260intervista a Anna Falcone di Giacomo Russo Spena - Quando le si chiede del governo Gentiloni, scuote la testa. Incredula. “Sorprende l’autismo politico che promana la reiterazione di potere: nessuna presa di coscienza del significato del voto del 4 dicembre, nessun cambio di rotta, nessun tentativo di ricucire il rapporto di fiducia con i cittadini perché è quella la prima frattura democratica da colmare per rilanciare il Paese”. Avevamo lasciato Anna Falcone, la combattiva avvocata cassazionista, nella campagna elettorale per il No al referendum sulla Costituzione; la ritroviamo ancora in prima fila all’assemblea del prossimo 21 gennaio quando i “Comitati per il No” proveranno a lanciare una proposta nazionale: “Molti, se non tutti, ci chiedono di andare avanti per rilanciare l’azione politica su un doppio binario: attuazione della Costituzione e riaffermazione dei diritti sociali, a partire dal lavoro. Per questo abbiamo già annunciato il nostro impegno per il prossimo referendum sul Jobs Act”. Si intravede uno spazio politico tra il M5S e il Pd che nasce dal basso e dalla società civile. Anna Falcone non ha dubbi: “Se la Sinistra è ancora il luogo del futuro, della partecipazione, dell’orizzonte democratico del domani non può sottrarsi a questa sfida, ma deve abbandonare rigidità, frammentazioni e ritualità del passato che l’hanno portata a collassare su se stessa ed a perdere il contatto con buona parte della sua base elettorale”.

Partiamo dal 4 dicembre. Qual è il segnale principale che si evince da quel voto? Come si spiega una così alta affluenza?

I cittadini partecipano al voto quando hanno la possibilità di incidere realmente sulla res publica, così come è stato sulla Costituzione. Al contrario, l’astensione aumenta quando il consenso è direzionato verso opzioni chiuse e non soddisfacenti. Dal 4 dicembre giunge un messaggio di grande partecipazione unito al desiderio di libertà e “liberazione” dalle vecchie pratiche della politica politicante.

Una vittoria della Costituzione ma anche un chiaro segnale politico di sfiducia nei confronti del governo Renzi, il quale è stato costretto a dimettersi. E’ stato un voto politico?

Il contesto politico influenza sempre i referendum ma la motivazione principale che ha spinto i cittadini alle urne è stato il voto “per” la Costituzione e non “contro” il governo Renzi. Il nostro “Comitato per il No” ha rifiutato ogni tentativo di strumentalizzazione e personalizzazione politica del voto, respingendo al mittente la strategia renziana e puntando all’informazione sulla riforma e sui suoi effetti di indebolimento del sistema democratico. Ciò detto, è innegabile che il governo Renzi abbia deluso molti prima del voto, per il fallimento delle sue politiche sociali ed economiche, e continui a deludere adesso, per l’assoluta incapacità di fare un’analisi obiettiva e costruttiva della bocciatura referendaria.

Siamo al tramonto del renzismo o è ancora presto per sancire la sua fine?

Non so se siamo di fronte al suo definitivo declino, di certo la sua sconfitta non è stata un problema di comunicazione – come sostiene Renzi – ma di contenuti. Aggiungerei di umiltà e di coerenza con la matrice progressista a cui il Pd dice di ispirarsi. Invece di ascoltare la disperazione popolare, si è cercato prima di demolire, con le riforme sul Jobs Act o la “buona scuola”, quei diritti – appunto il lavoro, l’istruzione, la salute – che rendono i cittadini protagonisti e soggetti liberi di uno Stato di diritto, poi di approfittare di quella stessa disperazione per estorcere un voto su una riforma della Costituzione, su cui la propaganda renziana spostava la causa di tutti mali del Paese. Gli italiani non ci sono cascati e, con grande coraggio e dignità, hanno saputo dire No a questa riforma truffa e ne hanno approfittato per rilanciare quei valori costituzionali che rappresentano, al contrario, l’ultimo baluardo per la difesa dei loro diritti sociali, civili e di libertà. Il programma della nostra democrazia è scritto tutto lì.

Il governo Gentiloni è un Renzi bis? E, secondo lei, quanto durerà?

Lo è nei fatti e nella fonte da cui promana la sua legittimazione. Del resto, abbiamo sempre sostenuto, e i fatti ci danno ragione, che la vittoria del NO non avrebbe determinato alcun stravolgimento politico: viste le maggioranze in Parlamento e la solida supremazia renziana nel Pd, non sarebbe stato possibile aver alcun governo non sostenuto da Renzi. Siamo alla copia di un vecchio governo caratterizzato sempre dagli stessi limiti. La modernità e il futuro del Paese viaggiano su altre corde e non può che passare dalla progressiva attuazione di una democrazia partecipativa: quello di cui il governo ed i poteri che lo sostengono hanno più paura. Forse hanno ragione.

Passiamo alla legge elettorale. Il Pd ha proposto il Mattarellum, un sistema maggioritario che favorisce le coalizioni. Che ne pensa? La convince la proposta?

Sicuramente visto l’esito referendario, il Parlamento ha il dovere di dare agli italiani una legge elettorale nuova che rappresenti un salto di qualità e una discontinuità rispetto al passato. Non più solo e prioritariamente la governabilità – il che sarebbe in contrasto con il principio sostenuto dalla Corte costituzionale nella ormai nota sentenza n. 1/2014 che dichiarato la parziale incostituzionalità del “Porcellum” – ma soprattutto una legge elettorale che responsabilizzi gli eletti nei confronti dell’elettorato, non che ne vincoli il mandato all’obbedienza verso il segretario/presidente del partito da cui dipende la rielezione. E andando oltre, una legge che consenta agli elettori di scegliere i propri rappresentanti e partecipare alla selezione delle candidature. La governabilità passa, innanzitutto, dalla qualità dei nostri rappresentanti e dalla capacità di lavorare insieme per il bene dal Paese, al di là delle convenienze politiche e dai desideri del “capo”.

Il prossimo 21 gennaio si terrà a Roma un’assemblea pubblica nazionale a cui parteciperanno tutti i comitati territoriali del “No" alla riforma. Qual è la proposta politica in discussione?

Siamo un’organizzazione plurale e democratica: decideremo insieme su come proseguire e su quali priorità. Insisto: molti, se non tutti, ci chiedono di andare avanti per rilanciare l’azione politica su un doppio binario: attuazione della Costituzione e riaffermazione dei diritti sociali, a partire dal lavoro. Per questo abbiamo già annunciato il nostro impegno per il prossimo referendum sul Jobs Act promosso dalla Cgil.

Un bel salto per i comitati del No: dalla difesa della Costituzione alle questioni riguardanti il lavoro e la precarietà...

L’attuazione di un modello pienamente democratico passa dall’attuazione dei diritti fondamentali e dalla garanzia dei diritti sociali, prima ancora che dagli equilibri fra i poteri. Non è un caso che nella Costituzione la parte sul riconoscimento e la tutela di tali diritti, preceda quella sui poteri e l’organizzazione dello Stato: senza i primi non può esservi una declinazione democratica dei secondi.

E’ favorevole all’introduzione del reddito di cittadinanza?

Si può discutere sulle forme ma è innegabile che una società fondata, ormai, sulle diseguaglianze e sul tramonto del lavoro come fonte di reddito ed emancipazione sociale non possa fare a meno di misure redistributive della ricchezza, che garantiscano, almeno, la dignità, quando sia tanto pervicacemente inibito il diritto al futuro.

E per quando auspica il ritorno al voto? A settembre, dopo il referendum?

Non appena ci sarà una nuova legge elettorale, auspicabilmente ispirata ai principi di cui parlavo sopra, che dia cioè valore alle scelte popolari e spazio ai suoi migliori rappresentanti, non ai più servili vassalli del leader di turno o di altri poteri che ne siano espressione. Però, a meno di una vittoria del Sì al referendum sull’abrogazione del Jobs Act, o di altri scossoni politici, temo non si tornerà a votare prima del prossimo autunno, se non nel 2018.

A livello nazionale il Pd perde consensi e il M5S non sembra approfittare del governo Gentiloni vedendo come si è impantanato a Roma con la sindaca Virginia Raggi: sembrano due soggetti in forte crisi. Pensa che alle prossime elezioni nazionali ci sarà un alto tasso di astensionismo? La gente ormai non è del tutto sfiduciata nei confronti delle istituzioni?

Dipende da quanto i cittadini penseranno di poter contare con il prossimo voto politico: se si continuerà a reiterare modelli politici ed elettorali di mera ratifica o investitura di governi preconfezionati e candidati opachi, o che brillano solo per l’altissimo tasso di “fedeltà al capo”, ma il cui valore o passione civile e politica restano ignoti, l’astensionismo non potrà che aumentare.

Per Lei c’è spazio per la nascita di un nuovo soggetto, a sinistra, alternativo sia al Pd che al M5S capace di dare la speranza di cambiamento ai cittadini?

La politica non sopporta vuoti, e in questo momento, più che mai, un soggetto che sapesse interpretare la “fame” di diritti, la volontà di partecipazione attiva dei cittadini e selezionare una classe dirigente all’altezza del Paese, avrebbe praterie aperte davanti a sé.

Che pensa della prospettiva dell’ex sindaco di Milano, Pisapia, di un “campo progressista” capace di dialogare col Pd e far nascere un nuovo centrosinistra nel Paese? I Comitati del NO possono essere attratti da tale progetto?

Prima di parlare di progetti, bisogna guardare alla credibilità di chi li propone e agli obiettivi politici reali, quelli, ancora una volta, calibrati sulla riconquista dei diritti, più che sulle strategie di potere. Non è dalla sommatoria di tanti che può nascere una nuova sinistra larga, nei consensi, prima ancora che nel nome, ma dal coraggio di rilanciare battaglie innovative e decise contro un’ideologia – il “turboliberismo” – che ha decapitato libertà e diritti, in nome di un fantomatico progresso materiale, riuscendo solo a distribuire ricchezza per pochi e miseria per tanti. Il declino dello Stato democratico e di diritto è iniziato da lì. Non vedo in quel campo, ancora (forse), tale coraggio.

Infine, qual è il rapporto coi partiti e volti storici della sinistra classica? Non è giunta l’ora che emergano nuove forze dalla società civile?

E’ un rapporto di rispetto, ma critico. Siamo tutti consapevoli dei limiti del modello partito che si è sviluppato a dispetto del “metodo democratico” sancito in Costituzione, e delle responsabilità di chi quel modello minimo e ipocritamente insofferente a ogni regolamentazione conforme a Costituzione. Quanto alla società civile, il salto di qualità sta nell’annullare la separazione fra società civile e società politica: la democrazia partecipativa impone un impegno costante di tutti e la fine della delega di potere in bianco che metta nelle mani di pochi le decisioni sul futuro di tanti. Penso sia già emersa una forte volontà di partecipazione, che può convogliarsi in una nuova stagione di attivismo politico, ma serve, adesso, dimostrare di saperla coniugare con un altrettanto grande senso di responsabilità. Sono processi che richiedono tempo e impegno da parte di tutti. Eppure, mai come adesso, è necessario che questo salto di qualità si realizzi.

Adesso Lei è in procinto di partorire ma è proprio sicura che, nei prossimi mesi, non sarà interessata a “scendere in campo”? In molti sembrano volerla tirare per la giacchetta...

Sono già scesa in campo. E nel modo, credo, più libero e utile a quella res publica a cui teniamo in tanti, senza paura di definirci indomabili, quanto pragmatici, idealisti. Perché, vede, non c’è niente di più innovativo e rivoluzionario di un ideale, di un impegno condiviso e portato avanti da tanti per cambiare il corso degli eventi e – a volte – della Storia di un Paese. Questo referendum lo ha dimostrato contro ogni previsione. Noi cercheremo di trasformare questa vittoria in un nuovo inizio per la “discesa in campo” non di singoli leader, ma dei cittadini tutti, i veri protagonisti di questa vittoria e gli unici che possono animare, insieme, una nuova stagione politica. Saranno loro, devono essere loro a sceglierne i volti e gli obiettivi che vi daranno corpo e concretezza.

(28 dicembre 2016)

 
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Voto NO leggendo il vecchio e il nuovo articolo 70

votoNO 350 260di Valerio Ascenzi - Io voto no. Sono fermamente convinto di questa mia volontà, perché inorridisco al pensiero che ci sono uomini e donne che dovrebbero comprendere, avere dimestichezza con le norme, e acconsentono a votare a favore di una riforma di un ordinamento costituzionale scritto male soprattutto nella forma. Purtroppo per Renzi e per la Boschi, quando parliamo di legge, la forma è sostanza e la lingua in cui si scrive una legge deve essere fruibile per tutti. Ma leggendo il nuovo articolo 70, pare proprio che sia stata scritta in un burocratese tecnocratico, finalizzato a tenere a distanza le masse. Se questa fosse stata una riforma redatta per semplificare, rendere più agevole, insieme alla nuova legge elettorale, l’azione di governo non l’avrebbero scritta secondo quello che io definisco il “metodo Brunetta”.
Il vecchio articolo 70 della Costituzione della Repubblica Italiana recitava, lapidariamente: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. C’è un motivo per cui un articolo di un corpus normativo costituzionale viene scritto con semplicità: il fatto che i corpus normativi degli ordinamenti costituzionali devono dettare semplicemente principi generali. Dal punto di vista del diritto, dal punto di vista di chi dovrebbe essere abituato a leggere le norme, non vi devono essere rimandi ad altri articoli o ad altre leggi.

Casistiche troppo specifiche, non principi generali

Così, purtroppo però è scritto il nuovo articolo 70: secondo il metodo Brunetta cioè con continui rimandi ad altri articoli, non fornisce principi generali ma si esprime su casistiche troppo specifiche, nelle quali, di logica avrebbe dovuto al massimo occuparsi una normazione conseguente. Troppo specifiche per essere contenute in un articolo di un corpus normativo di tipo costituzionale e troppo articolate: basti pensare che il solo articolo 70 conta ben quattrocento quaranta parole, quasi tremila caratteri.
Perché lo chiamo metodo Brunetta, perché è così, con queste modalità, che Brunetta e collaboratori hanno redatto la famose riforma della pubblica amministrazione del 2009, il decreto legislativo Decreto legislativo 150 del 2009. Una legge scritta male, incomprensibile a tratti, con rimandi ad articoli di altre leggi. Un caos... giustificabile minimamente solo per il fatto che non si tratta di una legge costituzionale, ma di un decreto che deve mettere a sistema principi e norme provenienti dalla Costituzione e da altre leggi che ne discendono a cascata. Ma la costituzione non deve discendere a cascata da nulla: deve dettare i principi, le norme generali da cui far scaturire norme specifiche per determinati argomenti che richiedono una normazione. E questi sono principi generali alla base del diritto costituzionale che si studiano quando si muovono i primissimi passi nelle facoltà di giurisprudenza.

Ma dove si sono laureati?

Mi chiedo allora: ma dove l’hanno presa questi la laurea? Io che il diritto costituzionale l’ho studiato in una facoltà come Scienze della Comunicazione e in un Master di Secondo livello per la dirigenza degli istituti scolastici, e mi sono imbattuto in quelli che sono i fondamenti del diritto, mi chiedo: è possibile che io li abbia dovuto studiare sta roba e queste persone no? Se non li hanno studiati, come mai possono sentirsi titolati a riformare la Costituzione stravolgendone il senso e, tra l’altro, dicendo che hanno abolito il senato quando invece non è vero? Il vecchio articolo 55 diceva: “Il Parlamento si compone di Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il parlamento si riunisce in seduca comune dei membri delle due Camere solo nei casi stabiliti dalla Costituzione”. Il nuovo articolo 55 recita. Il parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica”. Quindi, a conti fatti, considerato che le due camere si riunivano per esempio per eleggere il presidente della Repubblica, il senato non vi parteciperà più. Beh... complimenti!
Io vorrei capirci qualcosa nel nuovo articolo 70 e ci sono riuscito, molto a fatica. Se è arabo per me, che per capire cosa c’è scritto devo effettuare un lavoro di studio della norma, andando a cercare e leggere tutte le gli articoli a cui si fa riferimento, immagino come può esser percepito da una larga parte di popolazione che nonostante legga, non comprende cosa legge. La Costituzione, inoltre, proprio secondo i principi del diritto, dovrebbe essere di tutti e non comprensibile solo ad avvocati e addetti ai lavori.

 
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L'8 marzo "nuovo" di Famiglia Futura

brochure 8 marzo 350 260di Ignazio Mazzoli – 8 marzo “Non solo mimose”. La parola d’ordine dell’associazione Famiglia Futura di Ceccano per la Festa della Donna, nel leggerla mi pareva di cogliere in essa la sottolineatura di un desiderio di novità. Fra i comunicati che giungevano in Redazione c’è anche un altro messaggio “–Fiori +Diritti”. Si, ora sono sicuro di essere difronte alla ricerca di una nuova partenza.
Arrivo nel piazzale retrostante l’Auditorium intitolato al poeta Ciociaro Paolino Colapietro e poco dopo mi trovo incolonnato in una fila gaiamente vociante di studentesse e studenti che si avviano verso il parterre dove si svolgerà la presentazione del Progetto “365 giorni donna”. Mi aspettano delle novità, sicuramente.
Tantissimi giovani e, in fondo alla sala, studentesse e studenti dell’IPSSEOA, l’Istituto Alberghiero di Ceccano stanno approntando un ricco tavolo di bevande e spuntini per il Coffee Break delle 11,30 pronti a disporsi accanto ad esso in divisa professionale. Si respira entusiasmo.
Fanno gli onori di casa l’Avvocata Manuela Maliziola ispiratrice dell’Unione per il Rinnovamento Democratico di Ceccano e la Signora Maria Lorena Micheli, Presidentessa dell’Associazione. La loro attesa del risultato che di lì a poco avranno fa quasi da contraltare alla spensieratezza dei giovani che affollano l’Auditorium.
Telecamere, microfoni, interviste per presentare questo 8 marzo. Nessuna si rifiuta ai giornalisti. Sicuramente è una giornata al femminile e fra poco lo sarà ancora di più. Ancora pochi minuti e un preludio musicale avvia la mattinata. Gli alunni del liceo Scientifico di Ceccano si esibiscono con violini e flauti. Ora c’è la condizione migliore per cominciare e si entra nel vivo della presentazione di cosa sarà questa giornata per Famiglia Futura. Ormai il bel volto dell’Avvocata Zaira Montico contrassegnerà l’intera iniziativa perché è lei che con garbo elegante ne coordinerà i lavori avendo l’accortezza di cercare sempre il dialogo con gli studenti ed i presenti.

Perché "non solo mimose"8marzo 1 350 260

Maria Lorena Micheli, subito chiarisce che l’Associazione che preside nasce dall'esigenza di non ricordare le donne solo nei giorni istituzionali, come il 25 novembre giornata del femminicidio e l '8 marzo, ma vuol essere accanto alle donne nei rimanenti giorni, quando gioiscono o piangono. Un progetto ed un impegno di lavoro che già di per sé chiarisce bene perché “non solo mimose”. Ormai di fronte alle tante presenze che certificano come l’iniziativa sia riuscita, la soddisfazione per il lavoro svolto si sta traducendo in serenità meritata per Lorena Micheli.
“Non solo mimose” riecheggia concretamente nelle parole del Prefetto di Frosinone Dottoressa Emilia Zarrilli quando salda insieme suoi ricordi e delusioni che non l’hanno sopraffatta, ma spinta ad agire per contrastare avversità e ingiustizie come avvenne quando non le fu possibile accedere in Polizia a causa della statura e poi contribuì a cambiare quelle norme limitatrici. “Dovete saper chiedere di essere rispettate e circondate di gentilezza, ma dovete anche sapervi far rispettare”. La grinta viene fuori anche se il linguaggio è sempre misurato. Dall’invito ai giovani perché imparino anche dalle loro compagne, sorelle e amiche si apre ad uno scenario che ci coinvolge tutti. “Non vivete in una realtà facile, non me ne vogliate” – precisa – “ma vivete in una provincia priva di cultura, dove le contrapposizioni anche individuali limitano crescita e sviluppo sociale e politico”. Una critica severa, ma anche un invito a far sviluppare il senso del bene comune e della cura per il rispetto delle altre e degli con cui si opera.
Il Comune di Frosinone rappresentato dall’Assessora dottoressa Ombretta Ceccarelli ha apprezzato il lavoro di tutti gli 8marzo 2 350 260insegnanti in questo compito di formazione nuova delle coscienze che è alla base di nuovi rapporti che valorizzino tutte le qualità delle donne come condizione per debellare la violenza contro di loro.

La diversità unisce

Manuela Maliziola, visibilmente gratificata dallo svolgimento della mattinata ha affrontato fra gli altri un tema importante: quello della diversità. Termine osannato e tanto temuto oggigiorno per motivi diversi e forse mai, fino in fondo capito. Nelle sue parole ha acquisito più accezioni, da “veicolo” per l'incontro a “occasione di apprendimento e complementarietà”.
La diversità delle donne, la diversità degli immigrati perché spaventano? Chiediamocelo e parliamone, forse scopriremo il senso delle parole ascoltate da Maliziola. La diversità? Chi la esalta poi spesso la esorcizza per non uscire dalle proprie certezze, altri la temono e basta, senza cogliere che siamo tutti più simili fra noi di quanto non sembri. Tutti i bisogni fondamentali ci sono comuni, a partire dalla voglia di vivere, ciò che cambia, ciò che diverso è l'approccio a ciò che vogliamo fare. E qui si apre una sterminata prateria in cui c'è tanto da imparare, soprattutto dalle donne che hanno approcci alla realtà ed all’azione assai elaborati e complessi. Si, questo è un grande campo di lavoro per Famiglia Futura.

La violenza non è a caso

Ad un tratto le violenze, tutte le violenze si sono incontrate in questa bella mattinata, che nella gioia di incontrarsi, ha aperto spazi per capire. E’ stato quando il Ministro Carlos Cherniak, incaricato d’Affari dell’Ambasciata Argentina ha iniziato a parlare invitato dalla Dottoressa Stefania Catallo Presidente del Centro antiviolenza “Anne Marie Erize” di Roma. Il suo dire è partito dalle violenze subita dal popolo del suo Paese sotto la dittatura di Jorge Rafael Videla, che hanno colpito in particolar modo le donne. Il suo discorso si è sviluppato come se avesse costantemente risposto alla domanda: perché la violenza? La risposta che si dava in continuazione è stata: “LA VIOLENZA NON E’ A CASO”. Ha voluto riconoscere al suo Paese, l’Argentina, che dopo la dittatura è diventata un laboratorio per i diritti umani verso i quali bisogna produrre un grande sforzo per il loro riconoscimento e affermazione. “Oggi – secondo Carlos Cherniak – il mondo è diventato troppo violento perché stanno vincendo i nemici dell’umanità”. E ha aggiunto “L’Europa oggi mi manca: era un punto di riferimento, essa è in crisi perché oggi è in crisi la sua visione dei diritti umani. Non si può scegliere chi salvare e chi no fra gli immigrati. Farlo è una violenza terribile”.
Le donne ci sembrano le più sensibili verso queste vittime della mancanza di rispetto, di solidarietà e del senso dell’accoglienza.
Molta consapevolezza in più, forse, è giunta da questa mattinata dell’8 marzo di Famiglia Futura.

Ci sarebbero da raccontare anche le esibizioni degli studenti, lo meriterebbero, ma ci fermiamo qui.

 
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Non basta aiutare a riempire un modulo, ma ogni giorno bisogna battersi per trovare nuovo lavoro

LaSperanza IlLavoro 350 260 puntilucedi Tiziano Ziroli - Domani cosa succedera? Oggi era l'ultimo giorno per poter aderire al bando del contratto di ricollocazione,in molti comuni e anche delle sezioni di partito si erano interessate a questo bando , avevano anche aperto uffici apposta per la compilazione della domanda.
Ho letto sui giornali che in questi giorni tutti erano vicini ai disoccupati, perche a detta loro, aprendo un ufficio per aiutare a compilare un modulo era un modo per essere vicino a chi ha bisogno....forse dal 30 settembre ad oggi ho sentito nominare molto i disoccupati, e la disoccupazione in generale, ma di una cosa sono convinto che da domani per questi signori il problema non esistera' piu...il bando e chiuso!!!....
Noi amici della Vertenza Vrusinate non abbiamo mai smesso e mai smetteremo di parlare di disoccupazione, spero che i signori che in questi giorni che si sono resi disponibili a dare una mano a riempire un semplice modulo abbiano parlato con i disoccupati che hanno aiutato e abbiano acquisito un po di senso di responsabilita' e che da domani si rendano disponibili non solo a riempire un modulo a dare una mano seria e proficua per risolvere il problema....
Il contratto di ricollocazione puo' essere un primo passo verso quella direzione, ma non basta, bisogna insistere a trovare altre soluzioni.
Ai signori, alle sezioni di partito, ai comuni che hanno messo a disposizione un computer, dico e chiedo con forza di dare una mano per trovare soluzioni alternative per una nuova occupazione....che le sezioni, che i comuni diventino luogo di discussione, con i disoccupati, per trovare insieme strade alternative...
Ripeto: non basta riempire un modulo...quello lo sanno fare tutti....non tutti pero' hanno a cuore il problema disoccupazione.

 

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Veroli. Cristina Verro, vicesindaco e il nuovo anno scolastico

veroli comune 350 260da Cristina Verro Vicesindaco di Veroli

Ai Dirigenti
Ai docenti
Agli studenti tutti

In occasione dell’inizio delle lezioni di questo nuovo anno scolastico intendiamo rivolgere un augurio agli studenti, alle loro famiglie, ai dirigenti scolastici, ai docenti e a tutto il personale, che con il loro quotidiano impegno, si prodigano costantemente per il bene degli alunni in modo da permettere alla Scuola di diventare un indispensabile patrimonio per la nostra Comunità che, sull’educazione e la formazione dei giovani, è impegnata a costruire il proprio futuro.
L’augurio che rivolgiamo a voi per questo nuovo inizio è che la scuola possa non essere solo il luogo dove acquisire competenze e potenziare abilità, ma sia soprattutto il luogo di incontro e luogo indispensabile nel quale diventare individui liberi e autonomi, capaci di autodeterminarvi attraverso la conoscenza di sé, degli altri e della società. Nel processo di formazione delle vostre coscienze di individui liberi determinante sia l’apporto della Comunità scolastica, intesa come insieme di alunni e insegnanti, che deve agire sempre in termini di dialogo condiviso e confronto aperto e rispettoso di tutti. La scuola è il luogo dove trascorrerete la maggior parte del tempo ed è per questo che vi auguriamo che sia un luogo dove sentirvi protetti, tutelati, sicuri di poter esprimere le vostre opinioni senza mai essere irrispettosi verso gli altri, alunni o insegnanti che siano, un luogo in definitiva dove essere ascoltati; è importante non aver paura, affidarsi agli insegnanti che sapranno guidarvi con professionalità e dedizione e soprattutto avere fiducia in voi stessi e nelle vostre capacità.
Compito degli insegnanti, del dirigente scolastico e delle Istituzioni locali, deve essere quello di agevolare questo processo riuscendo a valorizzare le peculiarità dei singoli studenti, inculcando loro quel modello valoriale di legalità e trasparenza indispensabile alla loro crescita civile.

Faremo tutti la nostra parte per la costruzione di un futuro di serena positività.

Buon anno scolastico a tutti!

 

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