fbpx

Nuovo sito web per Anagni

Anagni Piazza Cavour 350dall'Ufficio Stampa del sindaco di Anagni - Il sito internet del Comune di Anagni si rinnova. Sarà in rete nei prossimi giorni, al servizio dei cittadini in modo più funzionale. L'assessore alle attività produttive Marco Vari, che ha voluto il nuovo portale web, spiega: "Il sito, completamente rinnovato nel suo funzionamento e nella sua veste grafica, è stato progettato per poter accedere più facilmente e velocemente ai contenuti e sarà uno strumento indispensabile per tenere informati i cittadini, nell'ottica della trasparenza e della comunicazione. Il sito consentirà inoltre alle aziende operanti sul territorio una più facile fruizione dei servizi loro dedicati che il Comune intende offrire direttamente on line".
Il nuovo sito rappresenta il primo passo verso la completa informatizzazione delle procedure e dei servizi comunali, tanto più che sarà integrato con una specifica "app" che consenta una più rapida e facile interazione fra Comune e utenza.
"La nostra amministrazione è molto attenta alla comunicazione con i cittadini – dice il sindaco Fausto Bassetta – e il portale del Comune è un'importante interfaccia. Per questo abbiamo voluto migliorare questo strumento di interazione, così da permettere agevolmente a tutti di accedere ai servizi e alle informazioni".

Leggi tutto...

Un nuovo PD non nasce dagli strappi

partito-democratico bandiera350-250di Martina Innocenzi - "Se non lo farà nessuno, una Leopolda del PD la convocheremo noi Giovani Democratici. Noi abbiamo ancora voglia di stare ad ascoltare le tante voci che di scissioni non vogliono neanche sentir parlare, ma hanno al contempo voglia di esprimersi, per costruire assieme la linea del partito, e non soltanto per ratificarla" sono le parole di Andrea Baldini, Coordinatore Nazionale dei Giovani Democratici a valle del weekend che ha visto contrapporsi due piazze, quella della CGIL e quella della Leopolda.
Parte dalle sue parole la mia riflessione perchè in questa contrapposizione sono state le sole capaci di cogliere il senso della missione del Partito Democratico in questa fase storica; un partito che, nella sua pluralità, dovrebbe saper unire e costruire luoghi di confronto e discussione; invece no: da una parte Renzi e la Leopolda descritta come il luogo del cambiamento e del futuro, dall'altra la CGIL, la minoranza del PD ed un milione e più persone descritte come il luogo della conservazione e della resistenza al cambiamento.
Partendo dal presupposto che entrambe le piazze vanno rispettate, la domanda vera: il Partito Democratico dov'era? Lo ha tirato per la giacchetta Renzi dicendo che il PD era alla Leopolda; lo ha tirato per la giacchetta la minoranza del partito dicendo che era nella piazza della CGIL.
Il punto è che a forza di tirare, si è creato uno strappo che tutto il corpo del partito dovrebbe preoccuparsi di sanare. Invece come al solito da una parte la maggioranza del pd, con la presunzione (giusta?) di avere la verità in tasca si pone in un atteggiamento di chiusura verso qualsiasi posizione non affine alla linea poco discussa perchè nonostante le direzioni nazionali, il tutto sembra sempre già deciso e impacchettato altrove...tanto ci sono i numeri per fare qualsiasi cosa; dall'altra aleggia l'idea folle ed anacronistica della scissione, con una minoranza che troppo spesso da l'impressione di utilizzare vecchi tatticismi non con l'obiettivo di costruire luoghi di discussione e sintesi nel partito e fuori da esso ma per riportare in voga una classe dirigente che in questi anni non ha saputo interpretare il cambiamento che era in atto in Italia e che ancora oggi fa fatica a ripensarsi ed a pensare un modello nuovo di partito e di paese.
E allora ben venga il ruolo di sintesi che può avere la nostra organizzazione giovanile! Ben venga la costruzione di un luogo di discussione all'interno del quale ci sia spazio per tutti: iscritti, militanti, chi era alla Leopolda e chi era nella piazza della CGIL.
Un Partito che vuole essere alla testa del cambiamento deve saper essere il luogo della sintesi, deve saper costruire una comunità, sanare le fratture sociali costruite da chi, in questi venti anni, ha portato il Paese sull'orlo del baratro.
E se il nostro Partito è incapace di farlo, se l'obiettivo è di relegare il ruolo del PD a solo votificio negli organi istituzionali; se si sta tentando di svuotare le sezioni ed il senso della militanza, beh allora saremo noi, saranno i Giovani Democratici ad avviare questo percorso fatto di condivisione, confronto e capacità di essere punto di riferimento!

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

 

Leggi tutto...

Un nuovo libro di Fiorenza Taricone

invito presentazione libro 350Chi èFiorenza Taricone, docente di Storia delle dottrine politiche, insegna presso l'Università degli Studi di Cassino e Lazio Meridionale. All'Università ha presieduto il Comitato per le Pari Opportunità dal 2001 al 2009 e dal 2006 è Presidente dell'Associazione Nazionale Coordinamento Comitati Pari Opportunità (UniCpo). Nella stessa Università è Presidente del Centro Universitario Diversamente Abili Ricerca Innovazione (Cudari).
È autrice di saggi e monografie, particolarmente centrati su tematiche quali l'associazionismo in Italia tra Ottocento e Novecento, l'evoluzione dei diritti civili e politici, socialismo e liberalismo, interventismo e pacifismo.
Tra le sue pubblicazioni, Teresa Labriola. Biografia politica di un'intellettuale fra Ottocento e Novecento (1994), Ausonio Franchi. Democrazia e libero pensiero nel XIX secolo
(1999), Isabella Grassi Diari(1920-'21). Associazionismo femminile e modernismo (2000), Il Centro Italiano Femminile dalle origini agli anni settanta (2001), Teoria e prassi dell'associazionismo italiano nel XIX e XX secolo (2003), Elementi di storia delle dottrine politiche (2006), Il sansimoniano Michel Chevalier: industrialismo e liberalismo (Firenze, 2007).
Tra le più recenti, con Ginevra Conti Odorisio, Per filo e per segno. Antologia di testi politici sulla questione femminile dal XVII al XIX secolo (2009) e Ottocento romantico e generi. Dominazione, complicità, abusi, molestie (2013).

Locandina libro di Fiorenza Taricone

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

Ma quale vecchio contro nuovo? Solo due facce della stessa medaglia

  • Pubblicato in Partiti

BANDIERE PD 350-260di Ignazio Mazzoli - Da sabato 30 agosto il PD frusinate ha vissuto uno dei peggiori week end della sua esistenza. Ne fanno fede i titoli delle cronache che riferiscono della Direzione convocata per definire le candidature alla presidenza della Provincia secondo la nuova legge Delrio. "Il sabato italiano del PD ciociaro trasformatosi nel giorno più nero"; "E' saltato l'accordo unitario che ha eletto Costanzo" e tanti altri se ne possono citare. Noi abbiamo seguito la riunione che si è svolta in due puntate quella di sabato e quella di lunedì pomeriggio in diretta e attraverso gli sms di alcuni presenti che trasmettono un linguaggio non equivocabile circa il malessere, anzi la sofferenza diffusa che c'è nel PD e sfocia senza intoppi nella rabbia. Le pagine di Facebook (che si allegano) sono la testimonianza di quanto affermiamo.
Durante la riunione abbiamo ascoltato la richiesta di commissariamento della federazione avanzata prima da Simone Costanzo, poi dal senatore Francesco Scalia; Sara Battisti, presidente dell'assemblea ha dichiarato di auto congelarsi. Il Costanzo che chiede il commissariamento è il segretario della Federazione, è segno che considera ingovernabile il suo partito. Ma anche l'auto congelamento di Battisti ha lo stesso significato. Se lo dicono i numeri uno qualcosa di vero dovrà pur esserci. Dopo il voto a maggioranza contestato da una parte della Direzione (il voto ha compreso anche gli invitati permanenti) è stato presentato un ricorso relativo alla non validità della riunione e delle decisioni in essa assunte. Sulla abilitazione o meno di questa Direzione a decidere, ci sono dubbi espressi anche nel dibattito dallo stesso Scalia chiamando in causa il mancato riconoscimento degli iscritti del 2013 con tutto quel che ne consegue sulla illegittimità delle conclusioni di un congresso contestatissimo come è stato quello dell'autunno 2013 e poi mai approdato ad un voto finale, ma armistiziato con un accordo cosiddetto unitario. Nessuno dei contraenti dimentichi di esserci stato!
Questo accordo non esiste più, neppure nominalmente dopo questo week end di fuoco.
Che succede nel PD ciociaro? Che ne sarà di lui dopo questa vicenda? Sentiamo di doverci porre queste domande perché non ci sembra che quanto accaduto sia un occasionale scontro interno. Ci è parso di cogliere anche nelle reazioni pubblicate su Facebook qualche dubbio sulle facili interpretazioni quando in un post, a proposito di uno scontro fra vecchi e nuovo, si scrive: «scusa, chi sarebbero i rinnovatori? a me ieri e' sembrata una gara per vedere chi ce l'aveva più grosso. E da quello che ho visto ce l'hanno tutti piccolo.» L'immagine è colorita, anche osé se si vuole, ma indubbiamente definisce chiaramente che bisogna capire perché si è manifestata una tensione così alta intorno ad una scelta che andava affidata ad un voto che i grandi elettori (sindaci e consiglieri comunali) avrebbero dovuto esprimere e non comportava una decisione immediatamente conseguente di quell'organismo che stava discutendo.
In alcuni organi di stampa abbiamo letto "scontro aperto De Angelis-Scalia ed il partito finito in frantumi", "Vince De Angelis". "non vince il nuovo" ecc. Ridurre quello che è successo fra sabato 30 agosto e lunedì 1 settembre nel PD ciociaro alla sola solita querelle fra due considerati capifila ci pare francamente miope ed anche un po' ridicolo.
Ci sono delle ragioni, alcune più evidenti altre meno, ma tuttavia importanti. Partiamo da quella meno vicina alle responsabilità locali. La legge Delrio. Un autentico pasticcio e nella definizione delle competenze delle neo definite Province quale ente di secondo grado e nella messa a punto dei conseguenti meccanismi elettorali, che introducono in maniera senza precedenti in Italia la figura dei grandi elettori. I consiglieri comunali già in passato avevano eletto i rappresentanti in enti ormai declassati come le Comunità Montane. Ma a parte qualche mugugno mai si erano prodotte lacerazioni profonde.
Queste nuove realtà territoriali (come chiamarle in attesa che le Province conosciute vengano cancellate anche dalla Costituzione?) di cui non sono chiare le competenze, per ora affidate a progetti e programmi non meglio definiti giuridicamente, hanno però a loro carico personale e, quindi, uffici delle passate Amministrazioni provinciali che così danno un rilievo tutto particolare al ruolo di Presidente (che però deve essere svolto contemporaneamente all'incarico di sindaco o altro). Questo ne accresce l'appetibilità determinando la prima ragione di contesa. La legge elettorale che privilegia i comuni più grandi aiuta ad avvelenare il clima. Ma una ragione, a nostro parere, del disagio e del malessere sta nella sproporzione del ruolo di questi enti e nella privazione che subiscono gli elettori di esprimere le proprie scelte. Questo si scarica dentro i partiti accrescendone la conflittualità interna.
Ma se questa espropriazione della possibilità di manifestare consenso è la prima plastica e concreta manifestazione di ciò che significa privatizzazione della politica, ci sono anche causa legate alle vicissitudini del PD in questa nostra realtà frusinate.
In questo nero fine settimana si può dire che tutti ne escono male. Ne escono male gli organi dirigenti nel loro insieme, ne escono male quelli che si prestano a fare i leader in queste circostanze e aspettano i riconoscimenti della stampa amica, ne escono male quelli che non riescono ad anteporre il partito ai loro giochi di prestigio in cerca di visibilità. Ma qualcuno si è chiesto perché un cittadino che vuole informarsi non deve capire per qual ragione si discute così animatamente e velenosamente per trovare delle candidature ad un incarico neppure tanto importante? Non c'è ragione per appassionarsi a questa disputa.
Infatti, essa nasce altrove e prima e tanto tempo addietro. Nasce in ultimo da un congresso incompiuto, bloccato da ricorsi fatti ed oggi non più leggibili (?) nelle motivazioni e negli allegati che si dicevano assai pertinenti e probanti. Nasce da un esito elettorale quello delle europee non gradito a qualcuno che vuole riaffermare il confine del suo territorio, nasce dalla volontà di dare un volto a questo PD secondo un'idea rimasta alla Dc ed al centrosinistra degli anni '70 e '80. Altro che rinnovamento! In questo PD ogni germe di rinnovamento possibile è morto nelle sabbie mobili di un dibattito tanto lungo quanto incongruente come dimostra l'armistizio che consentì l'elezione di Simone Costanzo. E' incongruente questo discutere perché non riguarda i problemi del territorio, le scelte da compiere, gli affanni delle persone che lavorano, di quelle che non lavorano, dei giovani e dei vecchi. Non riguardano la ricerca di soluzioni collettive per la società locale, ma solo l'assicurazione di tutele per le proprie piccole o meno piccole clientele.
Lontano dalla società solo queste insanabili situazioni si creano. Non solo, si danneggiano anche ottimi nomi di possibili candidati, che sicuramente sono in numero maggiore anche di quelli proposti. Fortunati quelli che ne sono rimasti fuori o se chiamati hanno evitato questa nomination velenosa, come ha fatto il sindaco di Anagni Fausto Bassetta.
Non c'è in questo scontro chi vuole il nuovo e chi no. Non vince De Angelis, non perde Scalia; ha perso tutto il PD ciociaro. Abbiamo due facce della stessa medaglia e dello stesso trasversalismo nella ricerca dei compagni di viaggio.
Il nuovo vero e anche un nuovo centrosinistra partono dai bisogni delle donne e degli uomini di questa Ciociaria e non possono identificarsi in formazioni e pratiche politiche uguali a quelle che sono arrivate sofferenti alle soglie del 2000. E, soprattutto un partito vero devo avere un giudizio autonomo sulle scelte da compiere senza tutelare i forti e abbandonare i più deboli a se stessi. Senza cambio radicale di dirigenti questo PD di cui stiamo analizzando i difetti non ha futuro, non si illudano gli sfidanti dei risultati del 25 maggio 2014. Poi, si voterà su ciò che si è fatto e non fatto qui in questa terra. Il disagio è enorme e la disillusione se possibile ancora più grande.

Scarica e leggi i commenti postati su Facebook  pdf Post facebook direzPD30ago 1set14 (64 KB)

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

 

Leggi tutto...

Il nuovo 18 aprile

Elezioni-Europee-2014di Ignazio Mazzoli - Non è facile questa volta, a caldo, impostare una valutazione ed un commento sui risultati del voto di ieri 25 maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo. Il risultato italiano che appare in forte controtendenza rispetto al voto europeo nel suo complesso inebria, dopo molto tempo, cuori e fantasie. Di questo stato d'animo bisogna guardarsi se si vuol cercare di leggere dentro al voto e capire cosa vogliono dirci i risultati.

 

 

 

{tab=Il voto del 25 maggio}

Prima di ogni cosa non dovremmo far finta che la Francia e l'Inghilterra siano così distanti tanto da non ascoltare le voci che ci giungono dalle loro urne elettorali. I partiti che governano quei paesi in entrambe i casi si classificano al terzo posto indipendentemente dal fatto che siano conservatori o di centrosinistra. Che il partito di Marine Le Pen diventi la prima forza politica di Francia ci può disinteressare o può non preoccuparci? Possiamo non tener conto del fatto che Nigel Farage porti la sua formazione euroscettica "Ukip" in testa ai partiti inglesi? Ma anche il voto tedesco, che tutti vedono come un trionfo della signora Merkel a ben guardarlo non è tale, la percentuale del suo partito è decisamente inferiore al risultato delle ultime elezioni politiche per il rinnovo del Bundestag. Come d'altronde conferma il forte arretramento di tutto il PPE che perde 7 punti in percentuale (dal 35,7% del 2009 al 28,2% del 2014) e ben 63 parlamentari e che per governare dovrà trovare alleati, in primo luogo ricercando accordi con il Pse di Martin Schulz che raccoglie molto in patria (dove tocca quota 27,5%, cioè più 6, 7% rispetto al 2009), ma non abbastanza per superare il centrodestra nel resto del Vecchio Continente, anche per la debacle del PS di Hollande. Schulz contava molto sull'apporto italiano del Pd e non è rimasto deluso: i democratici (intorno al 41%) sono la formazione più forte d'Europa nell'area socialista.
Chiaramente il risultato italiano è in controtendenza. Meno male. C'è da esserne soddisfatti senza farsene accecare. Questo vale anche per coloro che in grave crisi d'astinenza di risultati positivi da tempo ormai troppo lungo, oggi sono un po' abbagliati dall'entusiasmo, assolutamente naturale e legittimo, ma a lungo non è buon compagno della razionalità e della saggezza nelle valutazioni.
In Italia il successo del PD di Renzi ha fatto muro contro le spinte antieuropee, in particolare quelle contenute all'interno del movimento di Grillo che si ferma a poco più del 21%. Il crollo del partito di Berlusconi a poco più del 16% è un altro risultato apprezzabile. Bisognerà vedere se impedirà o no il ricostruirsi di una coalizione che comprenda ancora Lega e Fratelli d'Italia, due delle espressioni più avvelenate non solo contro l'euro ma sostanzialmente contro l'Europa unita.

{tab=Un nuovo 18 aprile}
E' un "18 aprile". E' corretto chiamarlo così? Certo perchè è un "cappotto elettorale" a danno di quasi tutti i partiti in lizza. Perchè assomiglia tanto ad un altro voto con cui gli italiani fecero un'altra scelta di campo. Nel 1948 per stare dalla parte degli Stati Uniti d'America, oggi per dichiarare di voler stare nell'Europa Unita anche se in entrambi i casi non hanno guardato troppo per il sottile. Cioè non hanno valutato le politiche che dovevano e debbono tutelare i loro diritti sociali e quelli del lavoro. Questa volta però non c'era la paura della Russia e del comunismo. Il voto al PD è un voto inatteso, costruito in questa circostanza dalle paure reali innescate da Grillo, cosa che ha fatto arrivare ai democratici voti anche da sinistra togliendoli a Tsipras per timore che mancasse un argine sufficientemente forte e solido (diciamo Grillo e non M5S che è cosa ben diversa per la sua interna composisizione almeno come la conosciamo oggi. Oltre 1 milione di voti suoi passano al PD), ma soprattutto è stato reso opulento dai voti in fuga dal centro destra e dalla stessa Forza Italia grazie alle sponsorizzazioni di Berlusconi a vantaggio di Renzi, ma anche grazie a quelli che hanno voluto prender le distanze dallo stesso Berlusconi. Una diaspora è in arrivo per il centrodestra. Quello che manca al confronto con l'altro "18 aprile" è l'altissima astensione, l'altro 40% di questo voto. L'euforia a qualcuno non faccia dimenticare che in quel non voto comunque mascherato c'è una fetta grande di dolore sociale che domanda risposte e soluzioni.

{tab=Quali politiche?}
Dopo anni di tentativi inutili e frustranti riappaiono fra gli eletti anche i rappresentanti di quella sinistra che fa del "lavoro" il perno intorno a cui costruire i suoi programmi e la sua iniziativa politica. Questo successo è certamente merito di una altro trentanovenne, il greco Alexis Tsipras che nel suo paese è arrivato primo e porta da tutto il continente un'agguerrita pattuglia di 43 eletti nell'Europarlamento che non andrà a contestare l'unità europea, come strumentalmente alcuni giornali scrivono sommandoli a Marine Le Pen, la Lega ecc. Gli eletti di Un'Altra Europa saranno a Bruxelles per lottare contro le politiche liberiste che immiseriscono le politiche sociali e conculcano i diritti del lavoro di tutti i cittadini europei. Un potere sempre più grande è in mano a sempre più pochi padroni ingordi quanto mai prima: sono pochi che derubano moltissimi.
Renzi ripete spesso che vuole cambiare alcune regole Ue. Bene, l'occasione è il semestre di presidenza italiana che inizia il 1° luglio. Ma che farà? Questa domanda non è separabile dal risultato del voto di cui stiamo parlando. Certo non basterà battere i pugni sul tavolo. I risultati dipenderanno dalla maggioranza che condizionerà Renzi; non solo, ma anche dagli accordi veri che i banchieri hanno preso o prenderanno a Lisbona per fronteggiare il risultato del voto sotto la guida di Mario Draghi e Cristine Lagarde.
Questo risultato elettorale crea una condizione magica, si puo dire?, per L'italia, ma in questo Paese a cominciare dagli organi d'informazione bisogna impedire di ripetere l'errore fatto con Berlusconi (in verità lui lo esigeva) quello di individuare e decantare sempre le qualità (o presunte tali) e mai segnalare limiti ed errori di Renzi. Lavoro doveroso e preziosissimo, soprattutto per chi si considera avversario, ma anche per chi vuole essere obiettivo, prima di ogni altra cosa bisogna saper cogliere i difetti e gli errori, tutto il resto viene dopo. E' un esercizio della volontà per non assuefarsi e diventare inerti, quando non addirittura subalterni. E, poniamoci qualche interrogativo prima del semestre di presidenza europea.
Le politiche di Renzi a quali criteri europei rispondono? Agli aspetti peggiori. La Troika e il Consiglio europeo da vent'anni comprimono le condizioni di lavoro, i diritti e i salari, in linea con le misure regressive che hanno visto alla testa i partiti di sinistra, socialdemocratici tedeschi, socialisti francesi e laburisti britannici. C'è un documento del '99, un proclama di Blair e Schroeder, che sembra scritto da Confindustria. E dice chiaro che bisogna tagliare lo stato sociale.
Renzi segue ancora quelle vecchie linee di direzione, per esempio sul lavoro? La generalizzazione del lavoro precario è già una realtà. Nessun governo era arrivato a imporre spinte alla precarizzazione del lavoro come è stato fatto oggi. Ora dovrebbe arrivare il vero cuore del job act, il contratto unico e la costosa riforma degli ammortizzatori sociali. Prima che costosa è rischiosa. La cassa integrazione ha un vantaggio fondamentale: mantiene il posto di lavoro, quindi mantiene una qualche titolarità di diritti per il lavoratore. Quello che si prospetta, a quanto si capisce, cancellerebbe questa minima difesa di un lavoratore. Le ricette di Renzi sono figlie di quelle di Blair, a loro volta nipoti di quelle di Thatcher, e cugine di quelle di Schroeder, per il quale la socialdemocrazia doveva smettere di pensare che i lavoratori hanno diritto a un posto fisso. Appuntandosi il cartellino di partiti di sinistra hanno ridotto i salari e moltiplicato la precarietà.

{/tabs}

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

 

Io sostengo 1e3.it

 

Leggi tutto...

Vecchio o Nuovo? E' solo un alibi

Aula di Consiglio comunaledi Roberto Giannetti - Mancanza di responsabilità politica e rispetto dei ruoli. Si leggono ancora frizioni e minacce dentro il quadro politico della maggioranza del sindaco Manuela Maliziola al comune di Ceccano.
Le incomprensioni, a dire la verità apparvero già nella costruzione della coalizione prima delle elezioni, sono continuate dopo e ora stanno arrivando al punto critico e lasciano prevedere il punto di non ritorno.
C'è stato un momento nel quale la volontà dei partiti e liste civiche, componenti la maggioranza uscita dalle urne, sotto l'iniziativa del PD per ricostruire il centrosinistra, ha fatto affiorare la volontà di superare alcune difficoltà politiche che già alla fine del 2012 erano ben presenti.
Le varie riunioni tenutesi come nuovo quadro di centrosinistra allargato al PD, rilevava e produceva una nuova volontà politica documentata e firmata da tutti i partiti e liste civiche del centrosinistra.
Dopo sei mesi nulla si è prodotto, anzi le cose si sono complicate all'interno della maggioranza già esistente e a nulla sono valse anche le riunioni esportate a livello provinciale per risolvere le divergenze che coesistono e si scontrano nell'azione governativa della città.
E' un "ALIBI " la questione NUOVI e VECCHI e non fa chiarezza del mancato spessore politico con cui si affronta la discussione.
Eppure il documento firmato dai partiti e dalle liste civiche del centrosinistra a gennaio 2013 era chiaro nella volontà di rimettere i partiti al centro della vita politica della città e nel rispetto dei ruoli e delle autonomie.
Il falso problema e gli atteggiamenti, tutti interni all'attuale maggioranza, stanno tenendo ferma l'amministrazione comunale e rischiano di compromettere la maggioranza dando spettacolo della più bassa politica che la città ha vissuto negli ultimi decenni.
E' vero che il sindaco Manuela Maliziola e la sua coalizione, come pure altri partiti, nella campagna elettorale di un anno fa, hanno espresso e propagandato novità per il governo della città, ma cosa si vuole dire e cosa significa l'utilizzo di componenti diversi dalle passate amministrazioni se poi nella stessa novità di espressione non viene fuori qualità e progettualità di una vera politica amministrativa vicina ai cittadini?
La situazione di stasi in cui versa l'amministrazione di Ceccano oggi e la sofferenza anche nelle azioni di primaria urgenza richieste dai problemi che la crisi determina, non giustificano l'attardarsi sull'interpretazione di NUOVO e VECCHIO. E' una battaglia ormai deleteria, tutta ripiegata su se stessa che produce solo negatività e fa a pezzettini quell'armonia politica che sarebbe necessaria per amministrare la città.
E' sacrosanto e giusto che i partiti e le liste civiche rivendichino autonomia politica e di scelta dei propri rappresentanti. E' previsto nei più semplici testi politici e non occorre riaffermarlo ogni volta. E' sacrosanto e giusto anche che il Sindaco rivendichi il proprio ruolo e l'autonomia che la legge elettorale gli mette a disposizione per essere rappresentante e primo cittadino della città.
E' opportuno quindi, per le ultima chiamata, che i partiti in piena autonomia, assumano la responsabilità politica di individuare i programmi e mettano a disposizione forza umana per un arricchimento dell'esecutivo come è opportuno altresì che il sindaco ne valuti le caratteristiche, le qualità, ne riconosca i ruoli per la scelta delle deleghe mirate a ritrovare, coesione e sintesi politica necessaria e utile all'amministrazione della cosa pubblica.
L'importanza per la città di avere un conduttore, cioè il sindaco, soddisfatto delle scelte, espresse al meglio dalle componenti della maggioranza e accettate nella condivisione con la stessa, è già di per se un buon punto di partenza per affrontare problematiche e disagi del momento. Sarebbe bene che tutto ciò facesse anche da spinta per un quadro di riferimento futuro.
E' vero che ai cittadini certe cose interessano relativamente e sono stufi di argomenti che non risolvono le vere difficoltà del momento e i problemi che vivono giornalmente, ma è anche vero che per governare la città, il mancato quadro di riferimento politico di spessore e di qualità nel merito e nei meriti, porta situazioni di stasi, frazionamento delle idee e man mano produce degrado nelle pieghe della società cittadina mostrandosi nelle espressioni più varie.

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...

Ceccano, è possibile un PD nuovo e diverso?

pd inpiazza 225E' possibile un PD nuovo e diverso? Con questa domanda che racchiude in sè delusione e angoscia, ma sicuramente anche speranza, si apre un documento che da una decina di giorni circola per Ceccano attraverso i canali della posta elettronica. Ormai è un tam-tam elettronico che testimonia un grande malessere per le delusioni subite dal mancato rinnovamento del PD, ma non solo, anche della pratica politica quotidiana nel rapporto di partiti e istituzioni con i cittadini ed i loro problemi. unoetre.it è venuto in possseso di questo documento che pubblica così come è arrivato e lo rilancia in attesa di vedere e conoscere gli sviluppo che questo tam-tam avrà nella più vivace, politiciamente parlando, città di questo territorio frusinate: Ceccano. 1e3.it


Ceccano; è possibile un PD nuovo e diverso?
Ricominciamo, proviamo a cambiare.
L'agitazione della politica locale, nazionale ed europea di questo periodo favorisce la volontà di tanti che cercano la giusta e necessaria spinta per unire le forze e provare un confronto con chiunque percepisca la necessità, la voglia e il bisogno di scommettere per un cambiamento.
Superare i propri steccati ed accorciare le distanze, grandi o esigue che siano, è dovere di tutti quei cittadini che vogliono guardare al futuro della propria città e del proprio paese in un riformato contesto europeo.
Non si può restare fuori da questa sfida, soprattutto per chi con passione intende la politica come un mezzo primario e cardine per regolare la vita della comunità di appartenenza.
Ceccano con i suoi 24 mila cittadini non può essere esente da un rinnovamento della politica, non può permettersi di guardare indietro, o restare immobile davanti al continuo ripetersi di atteggiamenti politici stanchi e superati, troppo spesso essi sono mirati a mere spartizioni di potere.
Il paese ha bisogno di qualche spiraglio per ripartire con volti nuovi e strumenti diversi.

In tanti, compreso il PD, avevano pubblicamente palesato la promessa di un rinnovamento nell'ultima campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale.

E' inutile tacere davanti alla delusione che molti vivono dopo essersi adoperati per un modo diverso di fare politica anche a Ceccano, come giovani e molti cittadini comuni che hanno creduto alla possibilità di poter cambiare qualcosa, finalmente in meglio.
In noi e in tanti concittadini c'era la speranza in una politica rivolta al paese e aperta ad una rinnovata qualità, l'auspicio di un diverso rapporto politico tra i partiti, trasparenza nelle decisioni, lontano dai soliti pasticci di palazzo.
Questo non è purtroppo avvenuto, e davanti agli occhi abbiamo la ripetizione di liturgie di continui rimpasti di giunta che in questi giorni riempiono i giornali locali o alimentano le voci di piazza che nulla di positivo lasciano intravedere.
L'eterna riedizione di una politica stagnante, fatta solo di sgomitate tra i partiti di maggioranza o in seno ai singoli, continuano a congelare un paese ormai non più governato se non per piccole apparenze atte solo a foto di circostanza.
I programmi presentati dai partiti della sinistra ai cittadini sono ormai diventati documenti grigi pronti alla cestinatura.
Nelle discussioni di questi giorni interne ai partiti (in alcuni si discute, nel PD nulla è dovuto) e nelle dichiarazioni sulla stampa non v'è traccia di nuovi obiettivi o impegni per far uscire la città dall'evidente stallo operativo,e da una situazione ormai non più funzionale per un comune come Ceccano.
Al contrario si discute di rimpasto in giunta e non mancano le posizioni dei soliti personaggi (ormai soloni) per la riedizione di uno scenario che si ripete ormai da qualche decennio.
Il PD di Ceccano, e gli stessi partiti della sinistra,continuano a disperdere risorse e rifiutare contatti con tutte quelle forze civiche e politiche che si riconoscono in quell'area, scoraggiati o allontanati dalla mancanza di un'apertura leale e sincera, volta a contribuire ad un dialogo per un rilancio della politica, del centrosinistra e del nostro paese.
Se sei interessato/a... contattaci quanto prima possibile:
Saluti

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici