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2 proposte del Forum dei giovani assai opportune oggi

Forum giovani di Frosinone

PalazzoComunaleFrosinone 350 260Nonostante le difficoltà e le criticità del momento, mettendo da parte dissidi e strategie politiche e altro, nell'ultima assemblea del Forum giovani di Frosinone, i partecipanti sono riusciti e tornati a promuovere qualcosa di veramente costruttivo per la città e per i giovani. Due importanti proposte sono state approvate con larga maggioranza dai partecipanti: la prima è la richiesta di messa a disposizione delle aree comunali dotate di wi-fi per gli studenti della città, per permettere ai giovani di svolgere esami di maturità e universitari online attraverso una buona connessione di cui alcune strutture sono in possesso. Tale richiesta si accompagna all'obbligo di rispettare le distanze e le misure di sicurezza indicate per combattere il virus, e  miranti a salvaguardare ragazzi e collaboratori.

La stessa iniziativa è inoltre mossa dall'intenzione di abbattere quella disparità sociale che nell’arco dell’ultimo periodo si è declinata nell’ impossibilità di alcuni a seguire corsi e lezioni a causa dell’assenza di una buona connessione nelle proprie case. Speriamo pertanto che il comune tra i luoghi di sua proprietà (come biblioteca comunale, casa della Cultura, e aula consiliare, ecc) consenta tale iniziativa. La seconda proposta, votata ed approvata dalla maggioranza dello stesso Forum giovani di Frosinone, consiste nella richiesta di messa a disposizione immediata da parte dell’ amministrazione comunale  dei fondi del progetto “solidiamo”, per l’allestimento di borse di studio che veramente possano aiutare le famiglie più in difficoltà, con un aumento delle risorse impiegate per tale iniziativa, al fine di sostenere quegli studenti e quelle famiglie che non possono, data la crisi in atto, sostenere le spese di materiale utile al loro sostentamento e al loro percorso.

Un ringraziamento va ad alcuni ragazzi del forum che hanno permesso di raggiungere tale risultato, con la speranza che l'attuale amministrazione Ottaviani a cui è riservata l'ultima e decisiva parola sulle proposte che il Forum giovani Frosinone presenta, approvi tali istanze. Un ringraziamento a quei ragazzi che sono lieto di rappresentare da vicepresidente dello stesso Forum, che vedono nella difesa degli ultimi l’unica via percorribile per il miglioramento della città.

 

Lorenzo Federico

 

 

 

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Auguri per oggi e domani a UNOeTRE.it

Ina Camilli, si definisce una lettrice storica di UnoeTre, ma lei è una dirigente popolare, coordinatrice del Comitato Residenti Colleferro e animatrice di lotte per la difesa dell'ambiente, contro l'inquinamento della Valle del Sacco e per la tutela e sviluppo della sanità pubblica.

20anni1e3it minAuguri alla redazione di UNOETRE che oggi compie 20 anni di attività per merito del suo direttore e collaboratori, un piccolo gruppo editoriale, che ha saputo mantenere un rapporto diretto con i lettori, senza i quali questo traguardo non sarebbe stato possibile.
In questo lungo lasso di tempo il mondo della stampa e del giornalismo ha conosciuto profonde trasformazioni, la cosiddetta “rivoluzione digitale”. Ha dovuto fronteggiare l’innovazione tecnologica, dovuta al progresso dell’informatica, e il cambiamento sociale, adeguandosi alle esigenze comunicative di un mondo interconnesso, continuamente in movimento.

Gli addetti al settore dell’informazione si sono trovati di fronte a implicazioni e sperimentazioni sempre nuove: per una redazione che vive di passione e costanza come UNOETRE raggiungere questo traguardo di continuità e di efficacia comunicativa è un vero primato.
UNOETRE oggi può con grandissima soddisfazione festeggiare i suoi 20 anni di attività e di presenza nel mondo dell’informazione per aver saputo sostenere la sfida tecnologica e interpretare il tumultuoso processo di trasformazione mediatica, superando intuibili difficoltà quotidiane legate alla dimensione virtuale della rete, accessibile ma talvolta invasiva e poco affidabile.

E lo ha fatto costruendo rapporti di collaborazione con quei corpi intermedi della società civile,Ina Camilli 350 min spesso ignorati in tanti contesti, a cui ha saputo dare e con loro condividere molte delle battaglie “scomode” in favore dei diritti fondamentali di cittadinanza. Proprio quelli che molti soggetti sociali non rivendicano più e che la redazione di UNOETRE mette al centro della sua linea editoriale, perchè “un giornale migliore crea migliori lettori” attraverso una informazione di qualità.

Preziosi e da preservare sono quindi la funzione di stimolo al pensiero e il ruolo informativo-culturale di UNOETRE: come testata locale indipendente dai gruppi di potere editoriali di grandi dimensioni, impegnata sul territorio come una sorta di osservatorio, e al contempo aperta alle istanze globali e all’accoglienza delle diversità, essa rappresenta un piccolo ma solido baluardo di democrazia e di verità, una garanzia di impegno critico, in grado di risvegliare e alimentare nei lettori l’interesse per la conoscenza dei fatti, la cultura nella sua interezza e la partecipazione alla politica, presupposti indispensabili per vivere la cittadinanza in modo attivo e consapevole.

La testata di UNOETRE ha il merito di essere uno rimasto, dopo 20 anni, uno strumento di novità, di impegno civile e di crescita politica nel panorama dell’informazione, che non conosce uguali, riuscendo a mantenere vivo e sempre aperto il dialogo con gli attori della società.
UNOETRE ha infatti offerto ai suoi lettori una informazione attenta, scevra da manipolazioni, su temi di primo piano di interesse locale, nazionale e internazionale, come anche su questioni meno d’impatto e spesso trascurate dai grandi circuiti comunicativi: trattando argomenti che si sottraggono al clamore facile e al sensazionalismo scontato, alle indiscrezioni e retroscena, ha dimostrato grande sensibilità e vastità di orizzonti.

Ha raccontato fatti salienti che accadono nella politica dentro e fuori i confini della Valle del Sacco, testimoniato la quotidianità delle nostre comunità cittadine e lo stato ambientale dei nostri territori negli aspetti più delicati e dolorosi, come la mancata bonifica, la deindustrializzazione dell’area del frusinate e la crisi occupazionale nel settore economico, distinguendosi nel panorama locale per quell’urgenza di portare nei propri articoli giustizia, diritti e solidarietà verso le componenti meno forti della società e più esposte a soprusi e violazioni.

La versione digitalizzata del giornale è consultabile in modo gratuito e senza difficoltà nel suo ricco e multiforme ventaglio di tematiche trattate, che spaziano dalla politica alla cultura, dalla società all’etica, dall’arte alla salute e allo sport.
Liberamente fruibili dagli utenti, le pagine del giornale raggiungono un pubblico vasto di lettori, tra i quali rientro anch’io, fino a raggiungere un pubblico indistinto ed eterogeneo qual è quello della rete.

La redazione di UNOETRE vanta un patrimonio di conoscenze ed esperienze fuori dal comune, una ricchezza necessaria per comprendere, interpretare e veicolare efficacemente a noi lettori la realtà sociale ed economica in cui viviamo.
Tra gli elementi qualificanti di UNOETRE indicano l’equilibrio di convivenza democratica e la capacità di sintesi, che vengono da quella predisposizione all’ascolto e all’approfondimento che ogni volta scopro sempre rinnovata.
Ancora emerge la scelta sostenuta con tenacia di porre al centro la tutela dei diritti umani e costituzionali, con una attenzione particolare al mondo del lavoro, dando coraggiosamente voce a chi dentro le Istituzioni rimane inascoltato e ha bisogno di far arrivare il proprio grido più in alto possibile.

A tal proposito per un servizio di informazione ancora più completo ed efficace risulterebbe utile introdurre all’interno del giornale uno spazio nuovo dedicato all’attività degli organi istituzionali a cominciare dall’attività del Consiglio regionale.
Raggiunto il traguardo di 20 anni ora è importante per questo piccolo media digitale guardare alle prospettive future ed è questa la sfida dei prossimi anni: preparare e avviare alla pratica giornalistica giovani leve, anche attraverso l’organizzazione di seminari o corsi di formazione, e soprattutto attrarre lettori giovani, spesso poco interessati alle notizie.

La crisi del coronavirus ha acuito drammaticamente le aspettative di crescita economica di moltissimi settori e riuscire a trovare un modo per i media digitali di piccole dimensioni, come UNOETRE, per reggere l’urto, in un mercato da tempo in difficoltà, non è solo una sfida, è una competizione da portare avanti nei prossimi anni con la certezza che la sua redazione continuerà a restare ancorato a valori vitali e ideali per il bene comune.

 

 

 

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Chi sono oggi i visitatori della Certosa di Trisulti

Trisulti. Tradizionalisti americani, russi, brasiliani e italiani passano per la Certosa

war for eternity 4 350 mindi Paola Rolletta da http://www.farodiroma.it - Tradizionalismo e avversione verso la Cina sono le caratteristiche più evidenti del legame oscuro che unisce personaggi come il guru di Jair Bolsonaro, Olavo de Carvalho, Alexandr Dugin, consigliere del leader russo Vladimir Putin, e lo stratega americano Steve Bannon (quello che vuole fare l’accademia di sovranismo alla Certosa di Trisulti).

Lo scrive il professore Benjamin Teitelbaum nel suo libro appena pubblicato War for Eternity – Inside Bannon’s Far-Right Circle of Global Power Brokers (Guerra per l’eternità – dentro il circolo dei più potenti della destra radicale di Bannon, traduzione libera).

Il tradizionalismo era, fino a poco tempo fa, una frangia poco conosciuta del conservatorismo. “È la prima volta che i tradizionalisti si avvicinano così tanto al potere; anche se non hanno posizioni formali, hanno una grande influenza”, dice Teitelbaum al giornale brasiliano “Folha de S. Paulo”.

“Olavo de Carvalho è uno dei principali tradizionalisti globali”, dice l’autore. Secondo lui, il tradizionalismo è alla base della politica brasiliana di demonizzazione della Cina e di riavvicinamento agli Stati Uniti.

Secondo i tradizionalisti il centro della società dovrebbe essere la religiosità, la spiritualità e non la democrazia laica, la libertà di espressione, l’uguaglianza economica. Sono convinti che solo tornando al passato, ad un tempo prima della modernità, quando le religioni non erano corrotte: un “ritorno al futuro” quando cioè le società non saranno più basate sul denaro, sulla scienza e la tecnologia, ma saranno basate sul contatto diretto con Dio. Solo allora, l’uomo sarà libero e non sarà “perduto”.

Benjiamin Teitelbaum, professore di relazioni internazionali all’Università del Colorado e studioso dell’estrema destra, per due anni ha intervistato esponenti di questa corrente di pensiero, tra cui Olavo, Bannon e Dugin, e ha seguito gli incontri tra Olavo, il guru brasiliano, e Bannon, lo stratega americano.

Secondo Bannon e Olavo, l’ala ideologica del governo brasiliano lotta per “liberare il Brasile dalla sua geopolitica mercantilista che lega il Paese alla Cina, invece di dare priorità alle radici spirituali che rendono il Brasile parte dell’Occidente ebraico-cristiano”.

“La Cina rappresenta tutto ciò che i tradizionalisti rifiutano – a loro avviso è una società massificata, materialista, scientifica, che disumanizza le persone e si concentra sugli aspetti economici”, spiega Teitelbaum a Patrícia Campos Mello, la giornalista che ha rivelato lo scandalo del finanziamento delle fake news durante la campagna di Jair Bolsonaro.

Tradizionalisti come Olavo e Bannon hanno la stessa idea: la Cina è il grande nemico; mentre Alexandr Dugin pensa che gli Stati Uniti rappresentino la modernità e, quindi, la maggiore minaccia.

Nel libro, Teitelbaum descrive un incontro segreto che Bannon ha avuto con Dugin nel 2018 in Italia, in cui Steve Bannon ha cercato di convincere i russi che gli Stati Uniti e la Russia sono alleati naturali, avendo le stesse radici giudaico-cristiane. Olavo, invece, molto attivo in Internet ha avuto uma grande discussione in rete con Dugin, sostenendo che sono gli Stati Uniti a rappresentare un ritorno alle radici.

Due dei principali pensatori tradizionalisti sono il francese René Guénon (1886-1951), autore de “La crisi del mondo moderno”, e l’italiano Julius Evola (1898-1974), che scrisse “La rivolta contro il mondo moderno”.

Guénon pensava che il Rinascimento rappresentasse l’inizio dell’era oscura, e che la scienza e la razionalità fossero illusioni. Per salvarsi, l’umanità avrebbe dovuto tornare alle verità assolute delle religioni. Ma quali religioni? I tradizionalisti non l’hanno mai specificato, Guénon, per esempio, si convertì all’Islam. In generale, valorizzano l’induismo, l’islam, come religioni non corrotte dalla modernità.

Oppure un cattolicesimo pre-tridentino, come il brasiliano Olavo e l’americano Bannon che ha fatto carte false per avere la Certosa di Trisulti. Con attacchi violenti contro Papa Francesco, come continua a ripetere il presidente della associazione Dignitatis Humanae Institute (DHI), l’ultraconservatore Benjamin Harnwell – nonché emissario di Steve Bannon, del cardinale Burke, e degli altri inquietanti personaggi della estrema destra cattolica – dalle sacre stanze della Certosa di Trisulti.

Intanto cresce l’attesa per il pronunciamento del TAR di Latina (udienza fissata per il 13 di maggio) sull’annullamento della concessione della Certosa alla DHI deciso dal MiBACT per mancanza di requisiti, lo scorso mese di ottobre. Alla prima udienza di dicembre 2019, infatti, il TAR di Latina aveva dato la sospensiva del provvedimento.

Il primo quesito che il TAR dovrà sciogliere sarà l’ammissione a giudizio delle 12 associazioni locali che si sono costituite ad opponendum a sostegno delle tesi del MiBACT che ha annullato la concessione alla associazione ultraconservatrice cattolica DHI del monumento nazionale di Trisulti.

Ma le associazioni – a carattere culturale, ambientale e socio-economico, (insieme alla Diocesi di Anagni-Alatri) – hanno anche deciso di andare oltre annunciando la costituzione di un Comitato di Scopo, “Trisulti bene Comune”, con l’intenzione di lavorare tutte insieme ciascuna con le proprie competenze per un rilancio del territorio a partire dai valori della tradizione benedettina, che proprio a Trisulti hanno le loro radici.

02/05/2020

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Il mondo di domani, nascerà sulle iniziative di oggi

Le fondamenta del mondo che verrà domani, le costruiremo sull’efficacia delle iniziative svolte oggi

grenitalia 350 minUno dei personaggi più illustri e celebri di sempre, nati in questa Provincia, Marco Tullio Cicerone, sosteneva che “noi siamo nati per unirci con i nostri simili, e per stare in comunità con la razza umana”. Questo maledetto virus ci ha tolto, in queste settimane, uno degli elementi caratterizzanti della nostra specie, la socialità, l’essere comunità; eppure nonostante questa impensabile situazione, dobbiamo essere capaci, stando nelle nostre case e rispettando scrupolosamente gli obblighi governativi, di pensare, ma soprattutto di agire, come comunità, non lasciando indietro nessuno, per non aggiungere all’emergenza sanitaria una profonda ferita sociale.
Fare le cose per bene, farle rapidamente: non è uno dei tanti slogan ai quali la politica di questi anni ci ha abituato, è la sfida vitale che dobbiamo cogliere e non possiamo sbagliare. Tante volte per ingigantire e drammatizzare dei discorsi politici abbiamo sentito la locuzione “tenuta democratica del Paese”.
Ecco, adesso è il momento di essere rapidi nel fare arrivare denaro nelle tasche dei cittadini italiani in difficoltà, altrimenti il rischio di una bomba sociale cresce, in maniera esponenziale, di ora in ora. Questa è la sfida e nessuno può tirarsi indietro.
Giudichiamo con positività le misure indicate dal Presidente del Consiglio, Conte, che vanno in questa direzione; i Comuni devono essere i collettori delle necessità delle comunità, le amministrazioni locali dovranno, con rigore e metodo, distribuire le risorse necessarie a chi è stato colpito maggiormente da questa crisi. È questo il momento di agire con estrema velocità e decisione, poiché in ogni occasione di emergenza, oltre alle grandi azioni di milioni di cittadini, esiste una criminalità alla finestra pronta ad approfittare della situazione di disagio sociale.
Degna di osservazione, a tal proposito, è l’intervista di Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero De Raho, che ci ricorda come rischiamo di consegnare la nostra economia alla camorra», sottolineando «la storica attitudine dei clan a sfruttare la povertà per ottenere consenso sociale>>, facendo leva sulla capacità di prestare somme in contanti in cambio di interessi, oppure attirando in attività illecite chi ha un disperato bisogno di arrivare alla fine del mese. Le cosche possono offrire soldi e lavoro a persone che a causa dell’epidemia hanno perso tutto».
Di una cosa siamo certi, usciremo da questo momento di sospensione, ma ciò che ci attende non sarà un ritorno al passato semplicemente riprendendo lì dove tutto si è interrotto, perché lo scenario che ci attende necessita di nuovi paradigmi a cui guardare.
Potremo superare la difficile crisi che si è generata, solamente se dimostreremo il nostro essere comunità, senza lasciare indietro nessuno, remando tutti nella stessa direzione. Con quest’animo, e con uno scopo propositivo e collaborativo, riteniamo utile avanzare alcune proposte sulle quali si può iniziare un ragionamento a livello locale

Proposte Locali:
- Istituire un Fondo di solidarietà comunale nel quale i cittadini possano donare dei contributi di solidarietà, da spendere nelle attività locali dei paesi, favorendo quelle attività che realmente possano tradursi in servizi socio assistenziali e culturali per le persone, anche in previsione di ciò che sarà il post corona virus.
- Favorire l’introduzione di strumenti di sussistenza come il Banco Alimentare da utilizzarsi anche dopo l’emergenza, così da garantire alle persone in difficoltà economica il diritto a soddisfare i bisogni primari.
- Revisione dei bilanci comunali, considerando le minori spese correnti del periodo ed utilizzare queste partite rimaste in giacenza per il sostegno alle persone in difficoltà.
- Digital Divide: individuare le zone dei Comuni in cui persistono problematiche relative alla connettività. Intervenire per garantire livelli di connessione tali da permettere smart working e istruzione a distanza.

Nei nostri programmi di inizio anno, in questo periodo, avremmo voluto inaugurare il primo circolo territoriale, in Provincia di Frosinone, di Green Italia: l’associazione politica-ambientale di cui facciamo parte, che ha messo al primo posto del suo agire la trasformazione in chiave sostenibile della nostra società. Avevamo immaginato un incontro conviviale, magari all’aria aperta, ammirando uno dei tanti paesaggi belli da togliere il fiato presente nel nostro comprensorio. Sicuramente lo faremo con più entusiasmo e con più forza quando sarà possibile, ma nel frattempo non potevamo stare con le mani in mano.
Le fondamenta del mondo che verrà domani, le costruiremo sull’efficacia delle iniziative svolte oggi.

Alberta Valente
Anna Chiara Forte
Anna Maria Tedeschi
Armando Mirabella
Davide Luzzi
Simone Casinelli
Umberto Zimarri

 

 

 

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Oggi, un particolare equinozio di primavera

Forum dei Giovani di Frosinone

PalazzoComunaleFrosinone 350 260di Michele Scaccia* - Oggi è il giorno dell’equinozio di primavera, uno dei due giorni durante l’anno in cui ci sono le stesse ore di luce e di buio. Questo mi fa venire in mente l’associazione con il brutto periodo che l’Italia e il mondo intero stanno attraversando.

Paragono le ore di buio alle persone che non hanno preso coscienza della pericolosità di questo virus, che non sanno guardare oltre l’orticello in cui stanno ben radicati i loro egoismi, interessi e scuse, quelle che si fanno correre dietro dalle forze dell’ordine per essere obbligate ad avere rispetto del dono della vita, sì, perché la vita è un dono, non ce lo dimentichiamo. E ancora alle persone che fanno rimbalzare video e messaggi carichi di polemiche, recriminazioni, offese verso chi cerca di mettere in guardia, come se fosse il momento…

Paragono le ore di buio alle persone che escono da casa appena possibile fornendo gambe a questo maledetto virus, a quelle che non guardano negli occhi chi lancia accorati messaggi, sempre e comunque in modo rispettoso ed educato, dalle zone da dove vengono portate via camionette piene di bare. Questa gente obbliga chi ha scelto di osservare seriamente le regole a rimanere a casa almeno per il triplo del tempo necessario, si arroga la responsabilità di rallentare la ripresa dell’economia italiana senza rendersi conto delle difficoltà che incontreremo per rialzarci.

Paragono invece le ore di luce a tutto il personale della sanità, agli autotrasportatori, alle forze dell’ordine, volontari, commessi, ai rispettosi di divieti e regole, a tutti quelli che non ho nominato ma che comunque ogni giorno, non avendo scelta, devono recarsi sul posto di lavoro rischiando di ammalarsi insieme ai loro familiari.

Non andrà tutto bene, non passerà presto e non “festeggeremo”, non vedo come e cosa si potrebbe festeggiare con il lutto al braccio. Possiamo però impegnarci per non fare peggio. Dobbiamo essere tutti a rimboccarci le maniche per curare il nostro paese, da tutti deve venire l’aiuto più grande.

Non si può sentirsi orgogliosi di essere italiani solo guardando il Tricolore riflesso sulla facciata di un monumento famoso in giro per il mondo o tra l’acqua di una cascata, solo portando la mano al petto mentre ascoltiamo l’inno di Mameli sul balcone di casa. Verde bianco e rosso devono essere i colori del nostro cuore e delle nostre coscienze, non tre colori senza significato tra i tanti in una scatola di pastelli. Tutto quello che vorrei ancora scrivere ve lo risparmio, mi sono già troppo dilungato.

Solo un’ultima cosa, tra qualche mese ci sarà il solstizio d’estate: più ore di luce e meno di buio.


*Il presidente del Forum dei giovani
Scaccia Michele

 

 

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Covid 19 - Lazio oggi

 Coronavirus. Osservatorio del 17 Marzo '20 ore 16:00

Lazio Sanità“Il sistema sanitario regionale sta tenendo, abbiamo implementato i COVID HOSPITAL con Casal Palocco GVM, il Policlinico di Tor Vergata e il Policlinico Umberto I – presidio George Eastman. Oggi registriamo un dato di 84 casi di positività e 4 i decessi e sono in aumento i guariti che sono 33. Prosegue il lavoro di implementazione della rete dedicata all’emergenza COVID-19: l’ospedale militare del Celio, nell’ambito di un protocollo d’intesa con l’Istituto Spallanzani, ha dato la disponibilità ad accogliere pazienti e voglio ringraziare l’Esercito per la collaborazione ed il supporto che ci sta dando. E’ appena partito un elicottero dell’Ares 118 per trasferire due pazienti no COVID dalla Lombardia a Roma per assistenza in terapia intensiva. Stiamo cercando di dare il massimo sostegno anche alla Regione Lombardia in uno spirito unitario e solidale”. L’Assessore D’Amato.

Escono oggi dalla sorveglianza in 1.793 ovvero hanno terminato la quarantena.

La situazione nelle Asl e Aziende Ospedaliere:
Asl Roma 1 – 7 nuovi casi positivi. Guariti 3 pazienti che erano in isolamento domiciliare. 223 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare. Attivi da oggi 8 posti letto di pneumologia al San Filippo Neri;
Asl Roma 2 – 14 nuovi casi positivi. 22 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare;
Asl Roma 3 – 9 nuovi casi positivi. Deceduto un uomo di 86 con patologie pregresse. 149 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare;
Asl Roma 4 – 4 nuovi casi positivi. 192 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare. Sospese le accettazioni alla RSA Santa Maria del Rosario di Civitavecchia in attesa esito indagine epidemiologica;
Asl Roma 5 – 8 nuovi casi positivi. 623 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare. Dal 28 marzo disponibili ulteriori 10 posti di terapia intensiva;
Asl Roma 6 – 15 nuovi casi positivi. 41 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare;
Asl di Latina – 9 nuovi casi positivi. Deceduta donna di 55 anni allo Spallanzani. Era la prima paziente positiva di Latina che veniva da Cremona. 348 le persone sono uscite dall’isolamento domiciliare. Dal 23 marzo disponibili ulteriori 12 posti di malattie infettive;

Asl di Frosinone – 9 nuovi casi positivi. 19 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare. Deceduto uomo di 89 anni di Cassino con gravi patologie preesistenti. Sospesa l’accettazione alla RSA San Raffaele di Cassino per attesa esito indagine epidemiologica. Da oggi attivi ulteriori 3 posti letto di terapia intensiva;

Asl di Viterbo – 7 nuovi casi positivi. Deceduta una donna di 78 anni di Viterbo che era ricoverata allo Spallanzani. 165 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare;
Asl di Rieti – 2 nuovi casi positivi. 11 le persone che sono uscite dall’isolamento domiciliare. Attivi ulteriori 2 posti di terapia intensiva;
Policlinico Umberto I – Partito il COVID 5 HOSPITAL presso l’Eastman con i primi 10 pazienti positivi trasferiti dalla Asl di Frosinone e dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea. Da domani a regime con i 46 posti letto totali;
Azienda Ospedaliera San Giovanni – 4 posti letto di terapia intensiva disponibili. Entro il 21 marzo disponibili ulteriori 4 posti di terapia intensiva. In apertura reparto di pneumologia da mettere a disposizione della rete per 20 posti;
Azienda Ospedaliera Sant’Andrea – Dal 20 marzo saranno disponibili ulteriori 10 posti di terapia intensiva;
Policlinico Gemelli – partiti i trasferimenti dei pazienti positivi nel COVID 2 HOSPITAL del Columbus;
IFO – attivato il pre-triage per casi COVID sospetti. Entra nella rete di emergenza coronavirus con 2 posti di terapia intensiva disponibili;
Ares 118 – ;
Policlinico Tor Vergata – continua il trasferimento dei pazienti del reparto di medicina generale della torre in altre strutture della rete regionale per attivare il COVID 4 HOSPITAL per 80 posti;
Azienda Ospedaliera San Camillo – sono iniziati i trasferimenti per i pazienti del reparto di medicina generale del Policlinico Tor Vergata per apertura COVID 4 HOSPITAL. Da oggi disponibili ulteriori 3 posti di terapia intensiva;
INMI Spallanzani – domani partono i due ‘spoke’ dell’Istituto: al COVID 3 HOSPITAL di Casal Palocco e presso la struttura del Policlinico Militare del Celio;
Policlinico Campus Biomedico di Roma – disponibilità di posti per pazienti trasferibili da altre strutture della rete regionale;
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – positivo bambino di 5 mesi in buone condizioni.

da News 24

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Renzi ieri e oggi

Renzi Renzetto ditopollice 350 260di Antonella Necci - Chi è Matteo Renzi. ''Renzi è complice dei disastri degli ultimi sette anni, quindi per dignità dovrebbe tacere, chiedere scusa e ritirarsi a vita privata''. Esattamente un anno fa, il 30 settembre del 2018, il segretario della Lega Matteo Salvini dava così politicamente per spacciato l'ex presidente della provincia di Firenze, ex sindaco, ex segretario del Pd ed ex premier, Matteo Renzi. Caduto in disgrazia per il fallimento del referendum costituzionale del 4 marzo e dopo la sconfitta elettorale del 2018, Renzi torna invece sulla scena della politica italiana da protagonista: è lui che ha reso possibile la nascita del Conte bis, che ha fondato la nuova forza politica 'Italia Nuova' ed è lui che ora potrebbe diventare l'ago della bilancia in Parlamento non solo per la creazione dei nuovi gruppi ai quali hanno aderito anche esponenti di Forza Italia, ma anche perché molti dei suoi fedelissimi sono rimasti dentro il Partito Democratico in ruoli chiave. Come Andrea Marcucci, che, nonostante la scissione, resta presidente del gruppo Dem a Palazzo Madama.

Nato a Firenze nel 1975, Renzi cresce e vive a Rignano sull’Arno. Ex scout, aderisce ai "Comitati per Prodi" e lavora come dirigente nell’azienda di famiglia. Da giovane partecipa e vince alla "Ruota della Fortuna" con Mike Bongiorno. Si sposa nel 1999 con Agnese Landini con la quale ha tre figli e si laurea in Giurispudenza con una tesi su Giorgio La Pira. Collabora a lungo con Lapo Pistelli e diventa segretario provinciale del Ppi e coordinatore de La Margherita fiorentina.

Nel 2004 viene eletto Presidente della Provincia di Firenze e nel giugno del 2009 diventa sindaco del capoluogo toscano. Nel 2010 lancia la sfida generazionale ai vertici del partito dalla vecchia stazione ferroviaria del Granduca Leopoldo di Firenze dove, da presidente provinciale, riuniva gli studenti per il ministro Beppe Fioroni. Ed è da allora che Renzi comincia a parlare di "rottamazione" contro quella che definisce una classe politica "ormai da decenni incollata alle poltrone". Per anni batterà sul punto, soprattutto contro i vertici del suo partito, tanto da conquistarsi nell'opinione pubblica il titolo di "rottamatore".

Nel 2012 Renzi annuncia la sua candidatura alle primarie del centrosinistra e parte per tre mesi in giro per l'Italia a bordo di un camper. Ma il 2 dicembre le primarie le perde contro Pierluigi Bersani.

Nel 2013 ci riprova e stavolta le primarie del Partito Democratico le vince contro Gianni Cuperlo, Giuseppe Civati e Gianni Pittella.

Dal 22 febbraio 2014, dopo essere passato alla storia con il celebre hashtag 'Stai sereno. Nessuno ti vuol fregare il posto' rivolto via twitter al collega di partito, allora premier, Enrico Letta, Renzi diventa presidente del Consiglio. Letta, infatti, si dimette il 14 febbraio 2014 dopo che, il giorno prima, la Direzione Nazionale del Partito Democratico aveva approvato un documento proposto dal 'rottamatore' in cui si rilevava "la necessità e l'urgenza di aprire una fase nuova, con un nuovo esecutivo".

Da segretario del partito e da premier, Matteo Renzi, incassa, prima un ottimo risultato con le elezioni Europee del 25 maggio del 2014, dove il parttito batte il record del 41%, ma poi subisce la sconfitta con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 che boccia la sua riforma costituzionale. Riforma che eliminava di fatto il bicameralismo perfetto e tagliava il numero dei parlamentari. Si dimette il 7 dicembre 2016.

E il 12 dicembre 2016 prende il suo posto a Palazzo Chigi Paolo Gentiloni. A febbraio si dimette da segretario del Pd. Ma lo fa per ricandidarsi e, il 30 aprile del 2017, ridiventa segretario del Partito Democratico che riporta alle elezioni il 4 marzo del 2018.

Dopo la sconfitta elettorale si dimette di nuovo. Resta sino alla crisi del governo giallo-verde un "semplice senatore di Rignano", come lui chiede di essere considerato. Ma dall'inizio di settembre torna alla ribalta non solo perché è lui a scongiurare il ritorno al voto proponendo di allearsi con il M5S per far nascere il Conte bis, ma anche perché riesce a piazzare molti dei 'suoi' al governo, nonostante si lamenti l'assenza di un esponente toscano nell'Esecutivo, e dà vita ad una nuova formazione politica e a nuovi gruppi parlamentari ai quali aderisono numerosi esponenti del Pd. Il nome 'Italia Viva' lo mutua da Walter Veltroni che, allora segretario del Pd, lo scelse per la campagna elettorale del 2008: quella in cui vinse il Partito delle Libertà di Berlusconi.

 

 

 

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Il cinismo ieri e oggi

diogene350 mindi Fausto Pellecchia - Nel 1984, pochi mesi prima di morire stroncato dall’AIDS, Michel Foucault tenne al Collège de France un corso straordinariamente illuminante, sotteso da un’intensa, commovente tensione sentimentale, dal titolo Il coraggio della verità (1) nel quale il filosofo francese delinea una stimolante cartografia dell’antica scuola cinica che costituisce, al tempo stesso, il suo lascito testamentario.

Il corso si incentra sul paradigma rappresentato dalle implicazioni etico-politiche della pratica rischiosa della parresia – intesa come franchezza nel dire tutto ciò che si ritiene vero, senza riserve o autocensure. Gli antichi cinici erano infatti guidati dall’istanza di una fondamentale trasparenza, consistente nell’eliminazione di ogni scarto tra idea e modalità di esistenza, tra professione di assunti teorici e perseguimento di uno stile di vita ad essi corrispondente.
Muovendosi tra le pieghe del pensiero cinico, Foucault accenna ad alcuni pensatori che – in anni più o meno coevi al suo corso – si erano dedicati all’analisi del fenomeno del cinismo, la cui risonanza si diffuse attraversando larghe zone dei movimenti ereticali e riformatori del cristianesimo nel XII e del XIII secolo fino alla Riforma della Chiesa post-tridentina.

Fra i lavori dei pensatori contemporanei alla sua indagine archeologica, Foucault nomina Il coraggio di esistere di Paul Tillich (2), Parmenide e Giona di Klaus Heinrich (3) e Morale e ipermorale di Arnold Gehlen (4). Infine cita l’opera di un giovane esordiente, appena pubblicata in Germania (1983), Critica della ragione cinica di Peter Sloterdijk (5). «Non ci sarà risparmiata – annota Foucault con parresiastica insofferenza – nessuna critica della ragione: né della ragione pura, né della ragione dialettica, né della ragione politica, e così abbiamo ora la critica della ragione cinica. È un libro in due tomi – del quale non so nulla. Mi hanno dato dei pareri, diciamo, divergenti sull’interesse di questo libro» (6). Il nucleo centrale dei saggi sulla filosofia cinica evocati da Foucault – nonché di quella Critica della ragion cinica che egli non ebbe il tempo di leggere – verte sul conio linguistico della parola “cinismo”: essa traduce il termine tedesco Zynismus con il quale nel linguaggio corrente si designa un atteggiamento o una condotta spregiudicata, priva di scrupoli, calcolatrice e opportunista. Ma, per riferirsi all’antica scuola filosofica socratica, il tedesco fa uso del termine Kynismusche non ha corrispondenti in francese (e in italiano) e che il traduttore italiano di Sloterdijk ha reso con il termine kinismo.

La distinzione Zynismus/Kynismus si presenta nel libro di Sloterdijk come un’irriducibile antinomia: al cinismo come cifra dell’amoralismo moderno, si contrappone la dottrina e la pratica di vita insegnata dalla scuola cinica delle origini, che ha in Diogene di Sinope il suo primo e più noto rappresentante.
La tesi di Sloterdijk sembra anticipare e sviluppare alcune risultanze dell’analisi di Foucault: nel secolo XIX si costituisce una prima forma della coscienza cinica moderna in cui «si intrecciano il rigido cinismo dei mezzi e il non meno duro moralismo dei fini. […]. Ma quando il cinismo radicale dei mezzi si fonde con un risoluto moralismo dei fini, proprio in quell’istante cessa per i mezzi ogni residuo sentimento morale […] In verità, il cinismo dei mezzi caratterizzante questa nostra ragione strumentale di horkheimeriana memoria può essere compensato solo con un ritorno al kinismo dei fini». Infatti, il nucleo essenziale del kinismo si configura per Sloterdijk come «una filosofia critico-ironica verso i cosiddetti “bisogni”, dei quali è necessario mettere a nudo una fondamentale smodatezza e assurdità. L’impulso kinico fu vitale non solo durante il breve intervallo tra Diogene e la Stoà antica, ma ben più a lungo. Esso fu senza dubbio presente nello stesso Gesù di Nazareth, il “Disturbatore” par excellence. E sopravvisse anche in tutti i veri epigoni del maestro, i quali, come lui, avevano compreso che la vita si caratterizza per il fatto di non aver alcuno scopo. […] La ragione kinica culmina nella nozione, calunniosamente presentata come nichilismo, secondo cui è invece saggio sgonfiare le Grandi Mete. […] Quindi: solo il kinismo (e non la morale) può arginare il cinismo!» (7).

In conformità con la massima “il fine giustifica i mezzi”, corrivamente attribuita al machiavellismo e al gesuitismo – sebbene né Machiavelli né alcuno scrittore gesuita l’abbia mai espressa in questa forma- la coscienza cinica moderna si costituisce nel tentativo di unire il cinismo dei mezzi con il moralismo dei fini. Cinico è propriamente colui che dissimula i moventi della propria pratica di vita, improntata al più spregiudicato calcolo opportunistico, con una giustificazione moralistica relativa al fine. In nome dell’Ideale, egli piega il proprio agire ai principi più bassi e brutali.

A tale cinismo, che sotto le apparenze di un’intangibile aspirazione ideale, cerca in verità soltanto un “posto al sole”, Sloterdijk contrappone l’antico kinismo di Diogene. Questi, visitato da Alessandro Magno – incarnazione massima del Potere, che lo invitò a esprimere un desiderio che egli avrebbe immediatamente esaudito – rispose con un autentico gesto di parresia: non desiderava nient’altro che Alessandro si spostasse altrove, perché la sua ombra lo privava della luce del sole. Al cinismo dell’arrivismo sociale, ammantato da belletti morali, si contrappone la saggezza di colui che sempre si schernì delle convenienze e delle gerarchie sociali, considerandole inessenziali e perverse.

In questo senso, Sloterdijk può definire il kinismo una filosofia critico-ironica verso le teorie dei “bisogni”, la cui mobile semantica cela un’incontenibile tendenza alla sregolatezza e alla degenerazione. In tale attitudine critica consiste il kinismo dei fini, che può e deve essere contrapposta all’imperante cinismo dei mezzi. Cinismo dei mezzi che, da ultimo, finisce per travolgere e assorbire anche il “cinico” moralismo dei fini, dissimulati in perfetta malafede dietro il paravento di valori imperituri che dovrebbero giustificare la brutalità dei mezzi necessari ad attuarli.

Contro questo cinico scivolamento, va fatta valere l’attitudine kinica che spezza la dicotomia mezzi/fini e il cui principale obiettivo è stato sempre paradossalmente censurato e rimosso, proprio dalle staffette della “ragione cinica”, come l’ombra del nichilismo: la decostruzione e la profanazione delle grandi idealità e delle loro metanarrazioni che, in nome di una irraggiungibile universalità, producono mistificanti degenerazioni nella sfera della prassi. Tutti gli apparati politico-ideologici che hanno preteso di legittimarsi in relazione alle Grandi Mete, come fini ultimi dell’agire politico si sono sempre rivelati strumenti di asservimento delle coscienze. Perciò, lungo il dominio della coscienza cinica nella politica della modernità, le forme di rivolta e di contestazione più radicali possono ascriversi, secondo Sloterdijk, alla ripresa, in varie forme, dell’attitudine critica del kinismo. Ma di qui consegue anche il limite aporetico del kinismo stesso che si configura sempre come reazione, risposta, critica o gesto di resistenza al dispiegamento della ragione cinica. Le forme della rivolta kinica hanno il carattere tipicamente non-intellettualistico della sfida esistenziale, che chiama in causa la dimensione fattizia della nuda vita, colta nelle insopprimibili istanze del corpo e della sessualità che segnano l’ethos della “cura di sé” e nelle quali si condensa l’eterogenea moltitudine degli stili di vita. Di qui l’ordine discorsivo disorganico e frammentario degli enunciatikinici, che proliferano e si sparpagliano nell’arcipelago dell’invettiva e della battuta salace, fino al turpiloquio e all’insulto colorito. L’accettazione del dialogo è infatti, per il kinico, la prima forma di abdicazione al modus operandi dei dispositivi dominanti di sapere-potere, e dunque una forma di resa e di omologazione.

Non è, dunque, azzardato, al di là di ogni apparente anacronismo, assimilare i codici della comunicazione etico-politica che domina ai giorni nostri sui social network con le pratiche discorsive risalenti agli albori della democrazia greca analizzate da Foucault e da Sloterdijk.
Ma all’immediatezza dell’analogia va aggiunto il corollario di una decisiva differenza: la ragione cinica della post-modernità si è appropriata del registro discorsivo del kinismo a condizione di sottomettere la sua originaria forza interruttiva e sospensiva alla teatralità dell’indignazione moralistica. La vigile askesis che custodiva la libertà di vita del kinismo ha appreso ad indossare, ai nostri giorni, l’abito scenico dell’hypokrites, trasformando la sferzante ironia kinica nell’oratoria anti-parresiastica del cinismo, che si erige a inflessibile censore pubblico dei tralignamenti dai costumi e dalle forme di vita sigillate dalla tradizione, proprio per poter perseguire indisturbato le sue private perversioni.

NOTE
(1) M. Foucault, Il coraggio della verità – il governo di sé e degli altri II, tr. it. Feltrinelli, Milano, 2011.
(2) P. Tillich, Il coraggio di esistere, tr.it. Astrolabio Ubaldini, Roma, 1968.
(3) K. Heinrich, Parmenide e Giona, tr.it. Guida, Napoli, 1988.
(4) A. Gehlen, Morale e ipermorale, tr.it.Ombre corte, Verona, 2001.
(5) P. Sloterdijk, Critica della ragione cinica, tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2013 [2°edizione it. a cura di A.Ermano e M. Perniola].
(6) Il coraggio della verità, cit., p.175.
(7) Critica della ragione cinica, cit., pp.136-138.

 

fonte: http://www.uncommons.it/

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Beatrice e il web. Leggere con gli occhi di oggi le donne del passato

Dante e Beatrice di Salvatore Postiglione 350 260 minFiorenza Taricone - Le chiavi per una nuova lettura della figura di Beatrice dantesca sono due: la prima si collega alla storia di genere; dagli anni Settanta in poi, in ambito europeo ed extra europeo, innovative ricerche hanno indagato ruoli, identità singole e collettive, funzioni, idealizzazioni e proiezioni collettive del genere femminile, disseppellendo dalla storia finora conosciuta singole personalità o eventi connotati solo al maschile. Il genere, come categoria interpretativa non contrapposta al maschile, a differenza dell’identità biologica, muta con l’evoluzione sociale, politica, economica, scientifica. Beatrice può essere letta quindi in relazione con la vita delle donne del suo tempo, il Medioevo; Beatrice appare comunque come una donna del tutto insolita per le qualità e i poteri che le sue contemporanee difficilmente avevano. Una Beatrice in contrasto con la condizione femminile del suo tempo, segnata per le donne dalla schiavitù civile, dall’analfabetismo, dove solo le religiose, le badesse, le mistiche, le teologhe di fatto, ma non di diritto, le nobili senza titolo di sovranità, facevano eccezione, era in grado di dare spiegazioni a Dante e di portarlo al cospetto di Dio. Una delle poche eccezioni laiche del secolo di Dante fu Christine de Pisan, italiana di nascita, che denunciò sia la misoginia del suo tempo, sia il silenzio delle donne. Imprenditrice di se stessa, rimasta vedova con figli, nel suo libro più famoso "La cité des dames", offriva il modello di un mondo diverso, fondato sulle virtù femminili, ragione, rettitudine, giustizia, e popolato di moltissime donne di valore, sante, eroine, scienziate.

La seconda chiave interpretativa riguarda la contemporaneità, cioè cogliere la sua qualità virtuale e incorporea; si può tentare di leggere la Beatrice del Paradiso dantesco, come fosse un’anticipazione della smaterializzazione del web. Nel Paradiso e nel web, la vita è slegata dalla realtà fisica. Mentre però il disancoraggio di Beatrice porta a un’esaltazione divina, quello attuale porta a una denigrazione del femminile, spessissimo riferito a un consumo sessuale, con lo spezzettamento del corpo diventato merce, apprezzato e monetizzato a pezzi. Entrambi, il Paradiso e il web, sono dei non luoghi, difficilmente collocabili nello spazio e nel tempo, e così Dante sembra intendere il Paradiso, un non luogo fatto di luce. Quest’ultimo elemento ci riporta a una straordinaria anticipazione dantesca: sembra, infatti, che per alcuni studiosi il Poeta anticipi l’attuale scienza delle particelle con l’idea di Dio come punto di fusione fra materia ed energia, concetto proprio della fisica del ventesimo secolo. Se infatti, l’empireo è un cielo, o comunque ha in sé aspetti materiali, è indubbio che la sua materia è speciale, deriva direttamente dal Dio, e la sua energia primaria è fatta di luce.

 

La forza dell’amore

Beatrice che Dante conobbe da bambina chiamandola con un nome che significava la beatificante, colei che rende beati quanti l’amano, ispira un amore puramente estetico, che desidera solo la gioia di vedere, a differenza dell’amore carnale teso al possesso dell’oggetto amato. Il contrasto con l’oggi in cui al centro delle violenze “per amore” è la critica al cosiddetto “amore proprietario, è schiacciante; Dante e Beatrice vissero ciascuno la propria vita. Quando lei morì, nel 1290, lui era già sposato a Gemma Donati, fidanzato dal 1277, quindi a dodici anni. Egli stesso informa del suo amore per altre donne, di cui una aveva rischiato di fargli dimenticare Beatrice; ma del suo vero amore si sa pochissimo, essenzialmente che al momento della morte Beatrice era già sposa e madre; l’amore di Dante non aveva sostanzialmente turbato la sua esistenza. Ma l’artista, com’è noto, vive dentro un uomo, o una donna, con i quali spesso ha scarsi rapporti e cui spesso neppure somiglia. La morte di Beatrice la rendeva una musa perfetta, cancellando lo scarto, sempre presente e talvolta imbarazzante, che separa l’ideale dalla realtà. Dante non ha visto disfare la bellezza, grande cruccio delle donne attuali cui cercano di porre riparo diventando delle maschere inespressive e immobili; la musa invece ha potuto restare giovane nel pensiero di chi l’amava. Dante trasformava la bambina di Firenze, sempre amata, in Musa e assegnava a Beatrice che “imparadisa” la sua mente, una posizione precisa nell’Empireo.
Cantare Beatrice era però impresa completamente diversa dal lodare la bellezza della giovane donna che incontrava talvolta per le vie di Firenze. Per riuscirci, occorreva istruirsi sul Paradiso, gli angeli e i beati, che affollavano il luogo degno di Beatrice. Per ritrovarla dunque Dante la cerca lassù, dov’è, e il suo spirito si reca in pellegrinaggio. Quando per Virgilio venne il momento di separarsi da Dante, Beatrice lo sostituì fin quasi sulla vetta del Paradiso, ma non fino in cima, perché fu sostituita da Bernardo di Chiaravalle, dottore dell’estasi, sempre però con delega di Beatrice. Il ruolo che rivestiva Beatrice era di una donna erudita, cui piaceva insegnare; quando non era possibile, si trovava un sostituto. Oggi, collocandola in una storia di genere, la chiameremmo donna d’eccezione, soprattutto in un periodo di quasi totale analfabetismo femminile, come il Medioevo.

Era attraverso l’idea del viaggio ispiratogli da Beatrice che Dante percorse paesaggi ultraterreni, cercando domande e risposte. La prima volta che Beatrice gli parlò, ne fu talmente inebriato da ritirarsi in solitudine, in preda a una violenta emozione, e si addormentò pensando a lei. Il poeta la vide allora in sogno mentre dormiva nuda sotto un velo leggero tra le braccia dell’Amore, che lo costringeva a mangiare il cuore del poeta. L’evento centrale era la morte di Beatrice, con un sogno premonitore che annunciava una data funesta: l’8 giugno 1290; Firenze era in lutto, il mondo aveva perso la sua bellezza.
La dimensione dello sguardo fra il poeta e la donna ispiratrice era centrale, fino a diventare motore trainante per l’ascesa: ogni volta che saliva a un cielo superiore, Dante guardava prima gli occhi di Beatrice, oppure addirittura compiva l’ascesa mentre li stava guardando. beatrice dante marie spartali stillman 1895 350 min

Nel Paradiso dove l’emisfero era quasi tutto bianco per la luce di mezzogiorno, mentre era già notte in quello boreale, Dante vide Beatrice guardare fissamente il sole; anche lui fissò gli occhi nel sole al di là delle possibilità consentite all’uomo sulla terra. Beatrice teneva gli occhi attentamente fissi sulle sfere celesti e Dante su di lei.
Nel secolo in cui Dante scriveva, ma per parecchi secoli a venire, almeno fino all’Ottocento, nelle virtù femminili obbligatorie giganteggiava la modestia, espressa anche dal tenere gli occhi bassi. Le donne per dimostrare il loro pudore, per accattivarsi le simpatie, per sedurre, usavano poche parole; al loro posto soprattutto gli sguardi, non diretti, non fissi, ma bassi e obliqui. L’immateriale Beatrice, cantata da Dante, era una donna che addirittura con lo sguardo faceva da tramite con la sua beatitudine fra il Poeta e la sfera celeste.

La nostalgia e il ricordo di Beatrice insomma guidarono Dante per tutta la "Divina Commedia", avendo sempre vicino un modello femminile del tutto inusitato per i tempi, che talvolta gli era accanto, talvolta lo precedeva come una guida, ribaltando il luogo comune che voleva la donna come musa ispiratrice in posizione subalterna al genio creatore, di solito maschile. Una figura che perdeva la sua corporeità, fatta di luce immateriale, ma che pesava infinitamente di più di una fisicità; il virtuale femminile sul web oggi non emana altrettanta luce, né mi sembra di poter dire, dignità; piuttosto, un corpo femminile offerto senza troppe allusioni.

Dante ha costruito un modello pressoché unico; il solo altro paragone è con Tolstoj; dichiarò di essersi innamorato a nove anni di una coetanea, Sonia Kolochine, e di averla poi amata per il resto dei suoi giorni, ma non scrisse nulla su di lei. Un raffronto che potrebbe essere nella sottrazione di sensualità, per non rischiare l’involgarimento e mettere a confronto la realtà con la virtualità. Molto più tardi, a 62 anni, infatti, avrebbe annotato su di lei nel Diario: ho pensato di scrivere un romanzo d’amore come per Sonia Kolochine, un amore che renda impossibile il passaggio alla sensualità, che sia la migliore difesa alla sensualità. Insomma, il nuovo non è sempre e solo positivo, la libertà sessuale femminile non garantisce dallo sfruttamento del proprio corpo e l’immaterialità non garantisce dal porno web.

 

 

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