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Emergenza lavoro oggi e dopo il 31 marzo 2021

Lotte e Vertenze 

”la nuova comunità si ricostruisce attraverso la partecipazione”

di Donato Galeone 
Ricostruire un territorio depauperatoCon il “Sindacato protagonista tanto nei territori quanto per il Paese”, Ivano Alteri, concludeva uno dei suoi recenti articoli, dopo aver elaborato con me ed altri l' APPELLO rivolto nei giorni scorsi alle rappresentanze politiche e sindacali provinciali.
Nadia De Gasperis scrive e condivide che il “territorio e il suo ambiente va conosciuto come spazio di vita naturale e sociale, vissuta con la consapevolezza del quotidiano per essere parte di una comunità locale e globale” mentre Alessandro Mazzoli sottolinea che assume importanza “il pensare un vero e proprio sistema territoriale per esaltare l'esistente e immaginare nuove vie di sviluppo condiviso, recuperando un protagonismo dal basso che è una delle chiavi fondamentali per reagire e per cambiare”.
E da Cassino, l'Associazione Bene Comune, rappresentata da Luigi Di Marco Presidente e da Ernesto Cossuto Segretario, nel condividere i contenuti del documento APPELLO, conferma che il “territorio abbia bisogno di robusti piani di investimento pubblico volti a ristrutturare il mondo del lavoro e le infrastrutture tradizionali oltre a creare quelle tecnologicamente nuove nel rispetto della green economy, che deve essere l'obiettivo cui tendere per sviluppare una nuova stagione del rilancio e della crescita economica”.

In un recente confronto (13.11.2020) tra Landini, Segretario CGIL e il prete romano di strada in Trastevere Don Zuppi - eletto Vescovo e poi nominato Cardinale Arcivescovo di Bologna - ha affermato che “il Sindacato esiste perché le persone per vivere hanno bisogno di lavoro e decidono di mettersi insieme. Per poterlo fare devono fidarsi l'uno dell'altro e avere il diritto di poterlo fare”. Ha sottolineato, esemplificando, che “se non vuoi bene alle persone che rappresenti non puoi neanche fare il sindacalista”. Il Cardinale riferendosi a Papa Francesco e richiamandosi alla “fraternità e solidarietà” ha concluso con queste semplici parole: ”la nuova comunità si ricostruisce attraverso la partecipazione”.

Ecco, quindi, non solo il “Sindacato protagonista”, ma riconoscendo al Sindacato la sua natura innovativa e solidaristica, appare necessaria la “partecipazione” sulle condivise progettualità praticabili a breve, medio e lungo termine orientate verso i processi di cambiamento sia per “scegliere una prospettiva esistenziale di sviluppo umano” che sul come fronteggiare uno specifico momento epocale sociale e politico dalle dimensioni non solo nazionali.
Sappiamo che il Sindacato dei lavoratori, sempre, esalta e sottolinea la importanza delle interdipendenze e della responsabilità che ne derivano in ogni fase di cambiamento per combattere, innanzitutto, la disoccupazione in crescita, la immigrazione e migrazioni in percorsi di vita che non sono omogenei e che contengono problemi difficili e complessi.
Ecco, allora, le grandi sfide che richiedono una “cultura innovativa e creativa” nella proposta sociale, politica e sindacale per essere - insieme - protagonisti con il pensare e l'agire nella società in rapida trasformazione.

Il Sindacato “è uno tra e dei corpi intermedi di una società democratica” che, in momenti economici e sociali difficili, con le sue azioni propositive, ha gradualmente conquistato diritti civili, contribuendo sia nel dare vita alle forme più evolute di democrazia che nello sviluppo della economia, tanto nella promozione dei redditi individuali e collettivi quanto ad un minimo loro sostegno, in fasi transitorie, di mancato lavoro.

In fasi cicliche di crisi occupazionali e di ridotti redditi che persistono di lunga durata nel basso Lazio con l'esteso declino socioeconomico territoriale provinciale nei suoi 91 Comuni, che viene riconosciuto sia quale “area di crisi complessa” ( 37 Comuni nel frusinate tra Frosinone-Anagni e 9 Comuni in area romana) e sia quale “area di crisi non complessa” (54 Comuni di sistema locale lavoro tra Cassino e Sora). La Platea di Landini 350 min

Anche l'annunciata proposta di riconoscimento del sistema territoriale lavoro di Cassino e Comuni limitrofi quale “area di crisi complessa” - come già nel 2013 venne riconosciuto il territorio di Frosinone e Anagni - coinvolgerà la multinazionale FCA con il comparto auto e indotto metalmeccanico, arrancante da anni, tra lavoro ridotto (oltre 9.000 posti in meno) e lavoro incerto sostenuto da casse integrazioni che hanno prodotto uno stato sociale dimagrato e molto poca serenità tra le famiglie.
Cosi come è da rilevare che le realtà territoriali già definite “aree complesse o non complesse di crisi” sono, di fatto, strumenti normativi di difesa sociale mirati tanto verso il sostegno dei redditi ai lavoratori - spesso ritardati - quanto deboli nella previsionale promozione incentivante degli investimenti produttivi e, quindi, risultano quasi nulle verso la ripresa dell'economia locale e la ricollocazione dei lavoratori.

Dai primi mesi inizio 2020 con le casse integrazioni fino al blocco dei licenziamenti al 31 marzo 2021 - proposte e accolte dal Governo per emergenza Covid - non sono altro che la confermata continuità di difesa necessaria dovuta per la sopravvivenza di milioni di lavoratori e loro famiglie.
Se è assolutamente condivisione primaria combattere l'invisibile nemico coronavirus mondiale che colpisce la nostra salute e che “dobbiamo fare ricorso alle nostre capacità e al nostro senso di responsabilità per creare convergenze e collaborazioni” - richiamate ai Sindaci in Assemblea ANCI anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - appare altrettanto e contestualmente indilazionabile quanto immediato - oltre la manovra del Governo e l'approvazione in Parlamento del Bilancio dello Stato 2021 - che si debba parlare e discutere di un “progetto per il nostro Paese”.

Essenzialmente, sul come organizzare e utilizzare - per la crescita, lo sviluppo e il lavoro - le risorse europee, congiunte alla riforma degli ammortizzatori sociali e agli investimenti di sostegno sufficienti nelle strutture dei “servizi per l'impiego” e verso le politiche attive formative e qualificate per la collocazione di giovani e meno giovani nei posti di lavoro.
Ma quelle risorse europee annunciate che riceverà il nostro Paese, quale massiccio intervento economico e politico, richiederanno severità nell'utilizzo mediante accompagnamento dei singoli progetti mirati verso obiettivi specifici di “protezione e rilancio dell'economia italiana”. (Recovery Fund o Next Generation EU pari a 750 miliardi di euro di cui 390 miliardi a fondo perduto e 360 miliardi in prestiti con sconti agevolati da definire sulla base del PIL (prodotto interno lordo) del nostro Paese. I soldi prestati saranno recuperati attraverso l'emissione di debito garantito dalla Unione Europea e si prevede che arriveranno nel primo trimestre del 2021).

Ecco che, dal richiamato massiccio intervento economico e politico da quando si è costituita la Unione Europea, abbiamo ritenuto lanciare un APPELLO alle forze politiche sociali e sindacali territoriali di “prendere con urgenza ogni iniziativa utile per il coinvolgimento delle comunità territoriali in vista della imminenti trattative nazionali per l'allocazione delle risorse ottenute dall'Europa per fronteggiare le tragiche implicazioni della pandemia Covid 19”.

Mi permetto, oltre i miei sintetici richiami, di valutare attualissima quanto coincidente col nostro APPELLO di coerente aggregazione sociale e politica, anche e non ultimo, l'orientamento del Segretario Generale della Cisl, Enrico Capuano - pubblicato dalla stampa locale (14 ottobre 2020) nel sottolineare che: “resta il lavoro la vera emergenza e che i finanziamenti del Recovery Fund sono sicuramente una straordinaria opportunità per l'Italia e anche per la Provincia di Frosinone e c'è bisogno di progetti, coordinati e dettagliati”.

Capuano informava, peraltro, di avere richiesto un “tavolo provinciale da riservare a tutti gli attori locali e che finora l'unica risposta è stata il silenzio” Il Segretario della CISL concludeva ragionevolmente: “Beh, noi in silenzio non rimarremo. Necessaria una riposta corale della intera Provincia di Frosinone”.

 

 

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4 ottobre 2020: da S. Francesco all'oggi

A proposito della 3ª Enciclica di Papa Francesco

Papa Francesco un esempio da cui imparare

di Ignazio Mazzoli
papafrancesco 350 260Mirabile come Papa Francesco ha celebrato il 4 ottobre nel nome di Francesco d’Assisi, con l’Enciclica “Fratelli tutti del Santo Padre Francesco sulla fraternità e l'amicizia sociale”.

La terza Enciclica di questo Papa, in otto capitoli e 94 pagine, risponde pienamente all’intendimento dell’autore, nella forma e nei contenuti. «Questo Santo (…) che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale».

Il “dialogo” è lo strumento principe della comunicazione. Incoraggiato da un episodio di Francesco d'Assisi “quando visitò il Sultano Malik-al-Kamil in Egitto” in un momento segnato dalle crociate il Papa, nella stagione della pandemia del Covid 19, ci fa sapere che la elaborazione della terza enciclica raccoglie «molti interventi (…) se nella redazione della Laudato si’ ho avuto una fonte di ispirazione nel mio fratello Bartolomeo, il Patriarca ortodosso che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi per ricordare che Dio "ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro"». Precisa che non è diplomazia, ma un impegno congiunto, come più volte nel testo confermerà.

È un potente messaggio che spinge a incontrarsi e che si rafforza nell’appello finale, quando ci informa «che ha raccolto ispirazione anche da altri fratelli che non sono cattolici: Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e molti altri.»
In questa scelta esemplare di metodo, attuata in un momento così difficile per l’umanità tutta, Papa Francesco ascoltando e conversando matura l’Enciclica e la rivolge ovunque: «Pur avendola scritta a partire dalle mie convinzioni cristiane, che mi animano e mi nutrono, ho cercato di farlo in modo che la riflessione si apra al dialogo con tutte le persone di buona volontà».

Attinge a piene mani dai Vangeli e dalla sua cultura cristiana e svolge, però, analisi e proposte che si legano oltre ogni riferimento ideologico o di fede in una logica conseguente di concretezze di vita. Non ne fa propaganda, ma constatazioni che sono sotto il titolo “Asettica descrizione della realtà”.

Ci passaggi che voglio assolutamente richiamare e non dimenticare.
«Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi (…).crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali.»

«Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare e polarizzare (…) si nega ad altri il diritto di esistere e di pensare (…) Non si accoglie la loro parte di verità, i loro valori, e in questo modo la società si impoverisce e si riduce alla prepotenza del più forte.»
«Si favorisce anche una perdita del senso della storia che provoca ulteriore disgregazione. Si avverte la penetrazione culturale di una sorta di “decostruzionismo”…»

Qui si parla di politica e Papa Bergoglio lo fa da maestro
Pare di poter dire che traduce in pratica, per operare nella società, i propri convincimenti cristiani. E, così vengono diretti anche ai non cristiani.

Ed ecco il più universale dei messaggi. «Il grande tema è il lavoro. Ciò che è veramente popolare – perché promuove il bene del popolo – è assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze. Questo è il miglior aiuto per un povero, la via migliore verso un’esistenza dignitosa (…) e aggiunge «ricordo che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata». Qui grande sintonia con l’articolo 41 della nostra Costituzione. «Certe parti dell’umanità sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti».
Qui è terribile. Ecco,  sembra l’Arcangelo Gabriele con la spada in pugno, com’è in certe raffigurazioni pittoriche.

Per ora mi fermo qui anche se c’è tanto, moltissimo in questa Enciclica come contributo a delineare osservatore romano minun mondo migliore. Mi preme cogliere una domanda latente, ma sempre presente e sicuramente già espressa.

Perché la chiesa ha duemila anni e ancora resiste?
Sicuramente più di un motivo giustifica questa longevità, ma a me interessa mettere in assoluta evidenza questo lavoro di Papa Bergoglio che è una qualità della chiesa e dell’uomo che oggi la governa: la voglia di rinnovarsi sapendo leggere nella società, nell’umanità tutta.

Mi persuado sempre di più che l’analisi dei comportamenti e dei risultati di determinate azioni non vada identificata semplicemente con l’idea, ma va esaminata per quella che è criticando opportunamente i limiti, i difetti che ha e i danni che produce. Altrimenti buttiamo l’acqua sporca con il bambino.
Perciò. L’idea è una cosa, l’organizzazione che la diffonde è altra cosa con regole e discipline interne che almeno per ora non sono eliminabili, ma certamente modificabili e migliorabili. Se si vuole.

Mi è capitato di leggere «gli uni al cospetto della Chiesa e del Cristianesimo e gli altri al cospetto del marxismo e della storia» - questa relazione mi pare impropria.
Se si parla di Cristianesimo e/o di socialismo, si parla di idee e indirizzi.
Se si parla di chiesa si deve specularmente parlare di partiti: gli strumenti del proselitismo e dell’organizzazione vanno valutati in rapporto all'ispirazione: quanto sono fedeli a questa?

Papa Francesco sta lavorando perché la sua organizzazione, la chiesa, sia il più possibile testimonianza operativa dei suoi convincimenti religiosi a cui si dovrebbe ispirare. Più volte, nel suo testo, richiama a questo intendimento il suo popolo.

Quanto di questo fanno gli strumenti organizzativi della politica di sinistra perché aderisca alle sue ispirazioni e aspirazioni?
Tanti partiti, in conflitto fra di loro, senza una reale vita democratica interna, privi di ogni quotidiana capacità operativa nella società. Una sinistra astratta, non meglio identificata. Quali sono queste organizzazioni, con nome e cognome, che ad essa dicono di richiamarsi?

Credo che si attaglia a loro questo giudizio di Papa Francesco: «La politica così non è più una sana discussione su progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti e del bene comune, bensì solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace».

“Mille” sinistre si parlano addosso. Devono, anch’esse, riscoprire i bisogni e la loro soddisfazione in termini di soluzioni politiche.

Tiriamo una linea papa al parlamento 2014 11 25 350 260e ripartiamo dai bisogni dei più deboli, dalle ingiustizie, dalle enormi aree del disagio nel mondo, dai diritti conculcati.

Primo, recuperare credibilità sapendo rintracciare le cause e chi sono i responsabili di questo mondo così diseguale. Chi sa di dover è parlare alle intelligenze e ai cuori sa anche che la sua prima dote deve essere la credibilità. Senza di questa neppure il più straordinario progetto vale più di un soldo bucato. Dev avere anche coraggio di condannare i comportamenti errati dei propri rappresentanti.

Riforme che hanno colpito i più deboli e i più indifesi come il Jobs Act, i soldi tolti alla sanità pubblica che hanno reso difficilissima la lotta alla pandemia, la mancanza di finanziamento e di rinnovo della scuola pubblica tanto per citare i danni più gravi arrecati all’Italia sono alla base della sfiducia.

Manca chi parli con le persone, sappia ascoltare e tradurre in risposte concrete le “domande”. Questo è stare con i cittadini e significa anche stare con gli ultimi. C’è bisogno oggi di un partito che sappia leggere la realtà, ascoltarla e guidare il Paese verso il nuovo. Si può fare. Abbiamo una cultura che si è formata nei secoli, da Machiavelli a Gramsci, passando per Cavour, fino a Don Sturzo, De Gasperi e Togliatti, Pertini e Berlinguer.

Il cittadino spesso lamenta un personale politico non solo culturalmente e politicamente inadeguato, ma non credibile, formato piuttosto da furbastri maneggioni interessati agli affari personali. Contribuiamo a cambiarlo.
Per finire, ancora un prestito da Papa Francesco: «La vita è l’arte dell’incontro, anche se tanti scontri ci sono nella vita» Pratichiamo questa arte.

 

 

 

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Un messaggio di presenza per l’oggi e di speranza per il futuro

Comunicato

Siamo all’inizio di un percorso che ci auguriamo il più lungo e proficuo possibile

Ceccanoasinistra 350 minLe elezioni comunali del 20 e 21 settembre si sono concluse con la vittoria al primo turno della coalizione di centro destra e la conferma del Sindaco uscente (e sfiduciato) Caligiore.

Un risultato che chiaramente non auspicavamo e che riteniamo fortemente negativo per le caratteristiche della coalizione vincitrice dominata dalla destra più conservatrice e reazionaria; ci sono tutti i presupposti per essere seriamente preoccupati per il futuro del dibattito politico nella nostra città.
Questo risultato è stato anche aiutato dalla campagna elettorale del candidato Corsi che in questi mesi non ha mai attaccato Caligiore e non ha mai spiegato le ragioni della sua fuoriuscita dalla maggioranza, consentendo così al centro-destra di presentarsi come vittima di una congiura di palazzo, di fatto spianando la strada alla più facile delle propagande.

Inoltre la presenza di ben 14 liste nelle coalizioni Corsi e Caligiore ha favorito un elettoralismo esasperato, con una pletora di candidati inutili, finalizzati ad eleggere come sempre i soliti noti, “politici di professione”, che ogni volta si presentano come il nuovo ed in realtà sono sempre gli stessi, siano essi dirigenti di partito o capi di “liste civiche”.

Alla luce di quanto appena scritto il risultato della candidata Emanuela Piroli e della sua coalizione appare straordinario, gli oltre 2000 voti delle liste e gli oltre 3000 alla candidata costruiti in appena sei mesi dalla sua scesa in campo esprimono una forza non scontata, essi sono la rappresentazione della parte politica pulita ed innovatrice della città.
La sua candidatura e le liste che l’hanno supportata rappresentano una proposta ed un desiderio di cambiamento e rinnovamento, caratterizzandosi indubbiamente come democratici, progressisti, ecologisti e fortemente ancorati ai valori della sinistra storica e non.
Dentro questa alleanza, la lista di ”Ceccano a Sinistra”, come abbiamo già scritto non è solo un’alleanza elettorale ma è una proposta politica che facciamo alla città e che adesso è soltanto all’inizio di un percorso che ci auguriamo il più lungo e proficuo possibile.

Ringraziamo tutti i nostri elettori, le candidate e i candidati e tutti quelli che semplicemente ci hanno aiutato in questa avventura, che è stata divertente, esaltante, faticosa ma soprattutto ha fatto rinascere in tanti di noi la voglia di rifare politica, di impegnarsi per qualcosa che non sia soltanto un tornaconto personale.
Il risultato della nostra lista è importantissimo, è un messaggio di presenza per l’oggi e di speranza per il futuro, un investimento di idealità e di lotta per le donne e gli uomini di Ceccano .

Ceccano a Sinistra

 

 

 

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Ceccano: "La vera e unica alternativa, oggi.."

Ceccano voto 2020 - Commenti

...all'inizio sembrava a pochi un'idea giusta e vincente, oggi è per tutti la vera alternativa alla destra. Commento al voto di Italia Viva Ceccano

Grazie dottoressa Piroli,
ITALIAVIVA simbolo 350 mingrazie perché, se quella che all'inizio sembrava solo a pochi un'idea giusta e vincente, rappresenta oggi unanimemente la vera alternativa alla maggioranza di destra, è solo grazie al tuo impegno, al tuo coraggio e al tuo sorriso, che sempre ci ha accompagnato in questi mesi di campagna elettorale.

Questa campagna elettorale è stata molto particolare. Iniziata a gennaio e durata ben 9 mesi, con un risultato che sinceramente non ci aspettavamo. La vittoria con questi numeri dell'ex sindaco Caligiore non era preventivabile e, per questo, i nostri complimenti a lui e alla sua coalizione sono d'obbligo. Speriamo, però, che questa maggioranza gli dia la forza di fare quello che non ha fatto nei primi cinque anni di amministrazione. Lo speriamo per Ceccano.
Purtroppo si conferma ancora una volta che le unioni elettorali, basate sui numeri e non sulle idee non sono funzionali al risultato. Quando non c'è chiarezza nei programmi, negli schieramenti e nella collocazione, gli elettori tendono a non concedere fiducia; quella fiducia che la dottoressa Piroli ha guadagnato ben oltre la propria coalizione, con un risultato personale notevole.

Italia Viva Ceccano, nata nel pieno della campagna elettorale, ha volutamente mantenuto un ruolo di secondo piano, lasciando spazio a chi dall'inizio ha supportato la coalizione ed ha svolto larga parte del lavoro che si accompagna alla realizzazione della campagna elettorale, coscienti anche della piccola forza da noi rappresentata. Abbiamo voluto però partecipare con tenacia, ed una menzione particolare la vogliamo riservare ai nostri tesserati, candidati nella lista Cives; ad Alessandra Anelli, Valentino Bettinelli e a Giulio Pizzuti che, ognuno a suo modo, hanno aiutato la coalizione a crescere e ad ottenere il buon risultato raggiunto.

Eravamo coscienti dall'inizio che queste elezioni sarebbero state molto difficili, e che avrebbero rappresentato solo Valentina Calcagniil primo passo di un cammino ben più lungo, e di conseguenza difficoltoso. Un cammino che durerà anni e sarà complicato dagli eventi che nel corso del tempo si verificheranno. Abbiamo, però, avuto la conferma di aver trovato dei compagni di viaggio estremamente validi. Donne e uomini, ancor prima che esponenti politici; persone serie, coraggiose e preparate, con le quali sarà un piacere continuare a fare politica per il bene della nostra comunità.

Ci prepariamo, adesso, ad affrontare una consiliatura di opposizione, e la faremo nel modo più duro e leale possibile, in supporto alla Dottoressa Piroli e al Dottor Querqui, che ci rappresenteranno in consiglio comunale. Faremo opposizione senza disperdere la passione che più di 3000 elettori ci hanno regalato, convinti che, con la pazienza e il dialogo, si potranno presentare occasioni di confronto con tutti quelli che hanno davvero a cuore Ceccano.

Il coraggio di cambiare c'è ancora e, se possibile, è ancora più forte!

 

Italia Viva Ceccano

 

 

 

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Frusinate: ieri nel 960/70 e oggi

Donato Galeone in dialogo con l'articolo di Franco Di Giorgio

Abbiamo l’impressione che la Rubrica di unoetre.it “Storie del Frusinate “ abbia avuto una buona partenza. Non abbiamo ricevuto e pubblicato solo pezzi di storia con una propria autonomia cittadina ma anche, con grande soddisfazione, questo intervento di Donato Galeone, già dirigente della CISL di Frosinone, che mantiene e sviluppa l’attenzione sulle considerazioni poste precedentemente da Franco Di Giorgio, riguardanti lo stato dell’economia della nostra provincia negli anni 70, offrendo così ai nostri lettori i connotati di una vero, positivo confronto. (Angelino Loffredi)

 

frosinone fotodepoca venerdì 22 aprile 1960Visita di Nino Manfredi a Pastena mindi Donato Galeone - Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio e Segretario del DP ha dichiarato di: "non sprecare l'occasione proveniente dai 270 miliardi di euro (di cui 100 a fondo perduto) concessi dall'Europa che daranno fondamento alla strada dove camminerà il futuro”.

Ottobre 1976: Le crisi aziendali si moltiplicano e si perde il lavoro
(da IL TEMPO del 15 e 17 ottobre 1976 e da www.unoetre.it del 20 luglio 2013)

Con la moltiplicazione delle aziende in crisi non solo la DC perdeva consensi il 20 giugno 1976 ma neppure altri Partiti sostengono l'azione dei Sindacati che denunciavano giorno dopo giorno la perdita di posti di lavoro a centinaia ed era assente anche la nuova Giunta Regionale Lazio eletta nel 1975.

Il Governo, guidato da Giulio Andreotti, tentava di rilanciare l'economia nazionale ma emergeva sempre di più nel Paese e nella nostra Provincia, sia tra gli operatori economici che nel movimento sindacale e nelle istituzione locali su «come gestire la ripresa economica in assenza di una politica industriale ”oltre agli scarsi indirizzi e modalità su come, conseguentemente, avviare le “ristrutturazioni e le riconversioni produttive”.  Il giornale quotidiano “IL TEMPO” - cronaca di Frosinone - rendeva pubblica una mia lunga intervista nei giorni 15 e 17 ottobre 1976: “entravo nel merito della crisi del lavoro, la riconversione industriale e la ripresa economica».

All'ampia domanda della “ripresa economica e la sua gestione, così come sulla riconversione produttiva e la ristrutturazione industriale” emergeva necessaria quanto urgente una svolta qualificante del nostro sistema economico sostenuto da un indirizzo di programma economico e sociale del Governo che mancava, allora, e risulta assente assente oggi.
Fu questa la mia prima risposta di contesto generale ed aggiunsi che alla domanda politica si integrava l'impegno delle parti sociali – se volevano contare nella società democratica – per favorire e poi verificare l'indirizzo di programma economico di Governo, esercitando un loro specifico ruolo autonomo che poteva essere anche più determinato per avviare una “democratizzazione dell'economia” con la partecipazione dei lavoratori nelle imprese annunciata più volte a solo parole.

Alla domanda sul come intervenire per la ripresa produttiva del basso Lazio, tanto nelle nostre aree quanto nei nuclei in declino industriale - quali potevano essere i livelli politici ed operativi - rispondevo che era mia convinzione, per essere vincente la politica economica del Governo, il concordare quale versione dare alla riconversione degli apparati produttivi nel contesto di una politica industriale, competitiva nel suo complesso, entro cui indirizzare e guidare il programmato sviluppo economico.
Si trattava di tenere presente la reale faccia del nostro Paese, del basso Lazio e della Provincia di Frosinone, congiuntamente, al notevole sottosviluppo del Mezzogiorno e delle aree depresse del Centro e Nord, non valutando residuale il settore agricolo-forestale, essenzialmente, per l'utilizzo delle sue fonti energetiche rinnovabili.

Condividere ragionevolmente, quindi, per dare contenuti alle parole una volta delineati gli obiettivi che si intendevano gradualmente raggiungere attorno a proposte verificate se praticabili in tempi certi.
Tempi favoriti, peraltro, dall'utilizzo mirato e coordinato dei mezzi finanziari incentivanti le ristrutturazioni aziendali o le riconversioni produttive, auspicando momenti unitari, partendo dai luoghi di lavoro e dai settori produttivi del basso Lazio, quale “luogo economico” che realizzava e realizza le interdipendenze e il riequilibrio tra gli stessi settori produttivi ( industria, agricoltura e servizi nella dimensione provinciale e regionale).

Alla domanda non localistica ma del “territorio luogo economico di sviluppo” aggiungevo che il territorio - nella sua realtà comprensoriale regionale e provinciale – era ed è la dimensione di livello politico e operativo più valido, capace di correggere localismi e invertire, se necessario, una debole ripresa finalizzata a se stessa che, spesso, non concedeva e nè promuove un forte sviluppo economico riequilibrato e neppure assicura lavoro vero, non precario, anche in quelle imprese da ristrutturare o da riconvertire.

In concreto sostenevo che tutti i comportamenti territoriali sono più visibili – toccando con mano – i livelli della occupazione e attivando una mobilità occupazionale che favorirebbe, anche, il contenimento delle risorse di cassa integrazione, mediante la ripresa del lavoro e in misura maggiore in quei settori indotti della grande industria entro cui si contano perdite di posti di lavoro e continui ingressi di persone nella povertà delle famiglie, con il cessare del sostegno al reddito.

Alla domanda conclusiva “sull'utilizzo dei mezzi finanziari” per rilanciare le aziende in crisi e in corso di chiusura o di altre attività produttive che annunciavano riduzioni o licenziamenti di lavoratori la mia riposta – pur soggettiva e lontana nel tempo, oltre 40 anni, non era e non è cambiata sui sistematici ritardi di Governo verso le scelte di politiche economiche o meglio verso quei Governi che non riescivano e non ancora a definiscono un condiviso orientamento di “politica industriale” per settori produttivi.

Il mio riferimento era ed è rivolto a tutte quelle aziende che, profittando dell'intervento pubblico, avevano promosso l'attività industriale più sulla spinta di un favorevole momento import ed export, mistificando l'iniziativa o giustificandola formalmente con un rilancio produttivo settoriale a livello nazionale - collegata alla domanda estera - ma aggiungendo e sottolineando che quelle aziende, fuori da un quadro nazionale e internazionale di riferimento, potevano avere una ripresa produttiva ma molto limitata.

Pensavo e continuo a ritenere che, in ogni caso, si dovrà contrastare - con il massimo rigore - la facile propensione al “salvataggio di incapaci imprenditori” ma capaci speculatori di denaro pubblico oltre che esportatori di prodotti industriali, congiunti, alla grande evasione ed elusione fiscale o tributaria delle quali se ne evidenzia, ancora, la vergogna italiana tra i Paesi europei.

Concludevo la mia intervista sul “corretto utilizzo del pubblico denaro” ritenendo ragionevole e giusto 'condizionare e proporzionare' ogni intervento agevolato o garantito dallo Stato - all'impresa richiedente - se mira alla ripresa programmata dell'economia mediante“ piani industriali di investimenti produttivi”che salvaguardino la salute nei territori e luoghi di lavoro, con equità retributiva contrattata e partecipata.

 

 

 

 

 

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2 proposte del Forum dei giovani assai opportune oggi

Forum giovani di Frosinone

PalazzoComunaleFrosinone 350 260Nonostante le difficoltà e le criticità del momento, mettendo da parte dissidi e strategie politiche e altro, nell'ultima assemblea del Forum giovani di Frosinone, i partecipanti sono riusciti e tornati a promuovere qualcosa di veramente costruttivo per la città e per i giovani. Due importanti proposte sono state approvate con larga maggioranza dai partecipanti: la prima è la richiesta di messa a disposizione delle aree comunali dotate di wi-fi per gli studenti della città, per permettere ai giovani di svolgere esami di maturità e universitari online attraverso una buona connessione di cui alcune strutture sono in possesso. Tale richiesta si accompagna all'obbligo di rispettare le distanze e le misure di sicurezza indicate per combattere il virus, e  miranti a salvaguardare ragazzi e collaboratori.

La stessa iniziativa è inoltre mossa dall'intenzione di abbattere quella disparità sociale che nell’arco dell’ultimo periodo si è declinata nell’ impossibilità di alcuni a seguire corsi e lezioni a causa dell’assenza di una buona connessione nelle proprie case. Speriamo pertanto che il comune tra i luoghi di sua proprietà (come biblioteca comunale, casa della Cultura, e aula consiliare, ecc) consenta tale iniziativa. La seconda proposta, votata ed approvata dalla maggioranza dello stesso Forum giovani di Frosinone, consiste nella richiesta di messa a disposizione immediata da parte dell’ amministrazione comunale  dei fondi del progetto “solidiamo”, per l’allestimento di borse di studio che veramente possano aiutare le famiglie più in difficoltà, con un aumento delle risorse impiegate per tale iniziativa, al fine di sostenere quegli studenti e quelle famiglie che non possono, data la crisi in atto, sostenere le spese di materiale utile al loro sostentamento e al loro percorso.

Un ringraziamento va ad alcuni ragazzi del forum che hanno permesso di raggiungere tale risultato, con la speranza che l'attuale amministrazione Ottaviani a cui è riservata l'ultima e decisiva parola sulle proposte che il Forum giovani Frosinone presenta, approvi tali istanze. Un ringraziamento a quei ragazzi che sono lieto di rappresentare da vicepresidente dello stesso Forum, che vedono nella difesa degli ultimi l’unica via percorribile per il miglioramento della città.

 

Lorenzo Federico

 

 

 

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Auguri per oggi e domani a UNOeTRE.it

Ina Camilli, si definisce una lettrice storica di UnoeTre, ma lei è una dirigente popolare, coordinatrice del Comitato Residenti Colleferro e animatrice di lotte per la difesa dell'ambiente, contro l'inquinamento della Valle del Sacco e per la tutela e sviluppo della sanità pubblica.

20anni1e3it minAuguri alla redazione di UNOETRE che oggi compie 20 anni di attività per merito del suo direttore e collaboratori, un piccolo gruppo editoriale, che ha saputo mantenere un rapporto diretto con i lettori, senza i quali questo traguardo non sarebbe stato possibile.
In questo lungo lasso di tempo il mondo della stampa e del giornalismo ha conosciuto profonde trasformazioni, la cosiddetta “rivoluzione digitale”. Ha dovuto fronteggiare l’innovazione tecnologica, dovuta al progresso dell’informatica, e il cambiamento sociale, adeguandosi alle esigenze comunicative di un mondo interconnesso, continuamente in movimento.

Gli addetti al settore dell’informazione si sono trovati di fronte a implicazioni e sperimentazioni sempre nuove: per una redazione che vive di passione e costanza come UNOETRE raggiungere questo traguardo di continuità e di efficacia comunicativa è un vero primato.
UNOETRE oggi può con grandissima soddisfazione festeggiare i suoi 20 anni di attività e di presenza nel mondo dell’informazione per aver saputo sostenere la sfida tecnologica e interpretare il tumultuoso processo di trasformazione mediatica, superando intuibili difficoltà quotidiane legate alla dimensione virtuale della rete, accessibile ma talvolta invasiva e poco affidabile.

E lo ha fatto costruendo rapporti di collaborazione con quei corpi intermedi della società civile,Ina Camilli 350 min spesso ignorati in tanti contesti, a cui ha saputo dare e con loro condividere molte delle battaglie “scomode” in favore dei diritti fondamentali di cittadinanza. Proprio quelli che molti soggetti sociali non rivendicano più e che la redazione di UNOETRE mette al centro della sua linea editoriale, perchè “un giornale migliore crea migliori lettori” attraverso una informazione di qualità.

Preziosi e da preservare sono quindi la funzione di stimolo al pensiero e il ruolo informativo-culturale di UNOETRE: come testata locale indipendente dai gruppi di potere editoriali di grandi dimensioni, impegnata sul territorio come una sorta di osservatorio, e al contempo aperta alle istanze globali e all’accoglienza delle diversità, essa rappresenta un piccolo ma solido baluardo di democrazia e di verità, una garanzia di impegno critico, in grado di risvegliare e alimentare nei lettori l’interesse per la conoscenza dei fatti, la cultura nella sua interezza e la partecipazione alla politica, presupposti indispensabili per vivere la cittadinanza in modo attivo e consapevole.

La testata di UNOETRE ha il merito di essere uno rimasto, dopo 20 anni, uno strumento di novità, di impegno civile e di crescita politica nel panorama dell’informazione, che non conosce uguali, riuscendo a mantenere vivo e sempre aperto il dialogo con gli attori della società.
UNOETRE ha infatti offerto ai suoi lettori una informazione attenta, scevra da manipolazioni, su temi di primo piano di interesse locale, nazionale e internazionale, come anche su questioni meno d’impatto e spesso trascurate dai grandi circuiti comunicativi: trattando argomenti che si sottraggono al clamore facile e al sensazionalismo scontato, alle indiscrezioni e retroscena, ha dimostrato grande sensibilità e vastità di orizzonti.

Ha raccontato fatti salienti che accadono nella politica dentro e fuori i confini della Valle del Sacco, testimoniato la quotidianità delle nostre comunità cittadine e lo stato ambientale dei nostri territori negli aspetti più delicati e dolorosi, come la mancata bonifica, la deindustrializzazione dell’area del frusinate e la crisi occupazionale nel settore economico, distinguendosi nel panorama locale per quell’urgenza di portare nei propri articoli giustizia, diritti e solidarietà verso le componenti meno forti della società e più esposte a soprusi e violazioni.

La versione digitalizzata del giornale è consultabile in modo gratuito e senza difficoltà nel suo ricco e multiforme ventaglio di tematiche trattate, che spaziano dalla politica alla cultura, dalla società all’etica, dall’arte alla salute e allo sport.
Liberamente fruibili dagli utenti, le pagine del giornale raggiungono un pubblico vasto di lettori, tra i quali rientro anch’io, fino a raggiungere un pubblico indistinto ed eterogeneo qual è quello della rete.

La redazione di UNOETRE vanta un patrimonio di conoscenze ed esperienze fuori dal comune, una ricchezza necessaria per comprendere, interpretare e veicolare efficacemente a noi lettori la realtà sociale ed economica in cui viviamo.
Tra gli elementi qualificanti di UNOETRE indicano l’equilibrio di convivenza democratica e la capacità di sintesi, che vengono da quella predisposizione all’ascolto e all’approfondimento che ogni volta scopro sempre rinnovata.
Ancora emerge la scelta sostenuta con tenacia di porre al centro la tutela dei diritti umani e costituzionali, con una attenzione particolare al mondo del lavoro, dando coraggiosamente voce a chi dentro le Istituzioni rimane inascoltato e ha bisogno di far arrivare il proprio grido più in alto possibile.

A tal proposito per un servizio di informazione ancora più completo ed efficace risulterebbe utile introdurre all’interno del giornale uno spazio nuovo dedicato all’attività degli organi istituzionali a cominciare dall’attività del Consiglio regionale.
Raggiunto il traguardo di 20 anni ora è importante per questo piccolo media digitale guardare alle prospettive future ed è questa la sfida dei prossimi anni: preparare e avviare alla pratica giornalistica giovani leve, anche attraverso l’organizzazione di seminari o corsi di formazione, e soprattutto attrarre lettori giovani, spesso poco interessati alle notizie.

La crisi del coronavirus ha acuito drammaticamente le aspettative di crescita economica di moltissimi settori e riuscire a trovare un modo per i media digitali di piccole dimensioni, come UNOETRE, per reggere l’urto, in un mercato da tempo in difficoltà, non è solo una sfida, è una competizione da portare avanti nei prossimi anni con la certezza che la sua redazione continuerà a restare ancorato a valori vitali e ideali per il bene comune.

 

 

 

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Chi sono oggi i visitatori della Certosa di Trisulti

Trisulti. Tradizionalisti americani, russi, brasiliani e italiani passano per la Certosa

war for eternity 4 350 mindi Paola Rolletta da http://www.farodiroma.it - Tradizionalismo e avversione verso la Cina sono le caratteristiche più evidenti del legame oscuro che unisce personaggi come il guru di Jair Bolsonaro, Olavo de Carvalho, Alexandr Dugin, consigliere del leader russo Vladimir Putin, e lo stratega americano Steve Bannon (quello che vuole fare l’accademia di sovranismo alla Certosa di Trisulti).

Lo scrive il professore Benjamin Teitelbaum nel suo libro appena pubblicato War for Eternity – Inside Bannon’s Far-Right Circle of Global Power Brokers (Guerra per l’eternità – dentro il circolo dei più potenti della destra radicale di Bannon, traduzione libera).

Il tradizionalismo era, fino a poco tempo fa, una frangia poco conosciuta del conservatorismo. “È la prima volta che i tradizionalisti si avvicinano così tanto al potere; anche se non hanno posizioni formali, hanno una grande influenza”, dice Teitelbaum al giornale brasiliano “Folha de S. Paulo”.

“Olavo de Carvalho è uno dei principali tradizionalisti globali”, dice l’autore. Secondo lui, il tradizionalismo è alla base della politica brasiliana di demonizzazione della Cina e di riavvicinamento agli Stati Uniti.

Secondo i tradizionalisti il centro della società dovrebbe essere la religiosità, la spiritualità e non la democrazia laica, la libertà di espressione, l’uguaglianza economica. Sono convinti che solo tornando al passato, ad un tempo prima della modernità, quando le religioni non erano corrotte: un “ritorno al futuro” quando cioè le società non saranno più basate sul denaro, sulla scienza e la tecnologia, ma saranno basate sul contatto diretto con Dio. Solo allora, l’uomo sarà libero e non sarà “perduto”.

Benjiamin Teitelbaum, professore di relazioni internazionali all’Università del Colorado e studioso dell’estrema destra, per due anni ha intervistato esponenti di questa corrente di pensiero, tra cui Olavo, Bannon e Dugin, e ha seguito gli incontri tra Olavo, il guru brasiliano, e Bannon, lo stratega americano.

Secondo Bannon e Olavo, l’ala ideologica del governo brasiliano lotta per “liberare il Brasile dalla sua geopolitica mercantilista che lega il Paese alla Cina, invece di dare priorità alle radici spirituali che rendono il Brasile parte dell’Occidente ebraico-cristiano”.

“La Cina rappresenta tutto ciò che i tradizionalisti rifiutano – a loro avviso è una società massificata, materialista, scientifica, che disumanizza le persone e si concentra sugli aspetti economici”, spiega Teitelbaum a Patrícia Campos Mello, la giornalista che ha rivelato lo scandalo del finanziamento delle fake news durante la campagna di Jair Bolsonaro.

Tradizionalisti come Olavo e Bannon hanno la stessa idea: la Cina è il grande nemico; mentre Alexandr Dugin pensa che gli Stati Uniti rappresentino la modernità e, quindi, la maggiore minaccia.

Nel libro, Teitelbaum descrive un incontro segreto che Bannon ha avuto con Dugin nel 2018 in Italia, in cui Steve Bannon ha cercato di convincere i russi che gli Stati Uniti e la Russia sono alleati naturali, avendo le stesse radici giudaico-cristiane. Olavo, invece, molto attivo in Internet ha avuto uma grande discussione in rete con Dugin, sostenendo che sono gli Stati Uniti a rappresentare un ritorno alle radici.

Due dei principali pensatori tradizionalisti sono il francese René Guénon (1886-1951), autore de “La crisi del mondo moderno”, e l’italiano Julius Evola (1898-1974), che scrisse “La rivolta contro il mondo moderno”.

Guénon pensava che il Rinascimento rappresentasse l’inizio dell’era oscura, e che la scienza e la razionalità fossero illusioni. Per salvarsi, l’umanità avrebbe dovuto tornare alle verità assolute delle religioni. Ma quali religioni? I tradizionalisti non l’hanno mai specificato, Guénon, per esempio, si convertì all’Islam. In generale, valorizzano l’induismo, l’islam, come religioni non corrotte dalla modernità.

Oppure un cattolicesimo pre-tridentino, come il brasiliano Olavo e l’americano Bannon che ha fatto carte false per avere la Certosa di Trisulti. Con attacchi violenti contro Papa Francesco, come continua a ripetere il presidente della associazione Dignitatis Humanae Institute (DHI), l’ultraconservatore Benjamin Harnwell – nonché emissario di Steve Bannon, del cardinale Burke, e degli altri inquietanti personaggi della estrema destra cattolica – dalle sacre stanze della Certosa di Trisulti.

Intanto cresce l’attesa per il pronunciamento del TAR di Latina (udienza fissata per il 13 di maggio) sull’annullamento della concessione della Certosa alla DHI deciso dal MiBACT per mancanza di requisiti, lo scorso mese di ottobre. Alla prima udienza di dicembre 2019, infatti, il TAR di Latina aveva dato la sospensiva del provvedimento.

Il primo quesito che il TAR dovrà sciogliere sarà l’ammissione a giudizio delle 12 associazioni locali che si sono costituite ad opponendum a sostegno delle tesi del MiBACT che ha annullato la concessione alla associazione ultraconservatrice cattolica DHI del monumento nazionale di Trisulti.

Ma le associazioni – a carattere culturale, ambientale e socio-economico, (insieme alla Diocesi di Anagni-Alatri) – hanno anche deciso di andare oltre annunciando la costituzione di un Comitato di Scopo, “Trisulti bene Comune”, con l’intenzione di lavorare tutte insieme ciascuna con le proprie competenze per un rilancio del territorio a partire dai valori della tradizione benedettina, che proprio a Trisulti hanno le loro radici.

02/05/2020

 

 

 

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Il mondo di domani, nascerà sulle iniziative di oggi

Le fondamenta del mondo che verrà domani, le costruiremo sull’efficacia delle iniziative svolte oggi

grenitalia 350 minUno dei personaggi più illustri e celebri di sempre, nati in questa Provincia, Marco Tullio Cicerone, sosteneva che “noi siamo nati per unirci con i nostri simili, e per stare in comunità con la razza umana”. Questo maledetto virus ci ha tolto, in queste settimane, uno degli elementi caratterizzanti della nostra specie, la socialità, l’essere comunità; eppure nonostante questa impensabile situazione, dobbiamo essere capaci, stando nelle nostre case e rispettando scrupolosamente gli obblighi governativi, di pensare, ma soprattutto di agire, come comunità, non lasciando indietro nessuno, per non aggiungere all’emergenza sanitaria una profonda ferita sociale.
Fare le cose per bene, farle rapidamente: non è uno dei tanti slogan ai quali la politica di questi anni ci ha abituato, è la sfida vitale che dobbiamo cogliere e non possiamo sbagliare. Tante volte per ingigantire e drammatizzare dei discorsi politici abbiamo sentito la locuzione “tenuta democratica del Paese”.
Ecco, adesso è il momento di essere rapidi nel fare arrivare denaro nelle tasche dei cittadini italiani in difficoltà, altrimenti il rischio di una bomba sociale cresce, in maniera esponenziale, di ora in ora. Questa è la sfida e nessuno può tirarsi indietro.
Giudichiamo con positività le misure indicate dal Presidente del Consiglio, Conte, che vanno in questa direzione; i Comuni devono essere i collettori delle necessità delle comunità, le amministrazioni locali dovranno, con rigore e metodo, distribuire le risorse necessarie a chi è stato colpito maggiormente da questa crisi. È questo il momento di agire con estrema velocità e decisione, poiché in ogni occasione di emergenza, oltre alle grandi azioni di milioni di cittadini, esiste una criminalità alla finestra pronta ad approfittare della situazione di disagio sociale.
Degna di osservazione, a tal proposito, è l’intervista di Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero De Raho, che ci ricorda come rischiamo di consegnare la nostra economia alla camorra», sottolineando «la storica attitudine dei clan a sfruttare la povertà per ottenere consenso sociale>>, facendo leva sulla capacità di prestare somme in contanti in cambio di interessi, oppure attirando in attività illecite chi ha un disperato bisogno di arrivare alla fine del mese. Le cosche possono offrire soldi e lavoro a persone che a causa dell’epidemia hanno perso tutto».
Di una cosa siamo certi, usciremo da questo momento di sospensione, ma ciò che ci attende non sarà un ritorno al passato semplicemente riprendendo lì dove tutto si è interrotto, perché lo scenario che ci attende necessita di nuovi paradigmi a cui guardare.
Potremo superare la difficile crisi che si è generata, solamente se dimostreremo il nostro essere comunità, senza lasciare indietro nessuno, remando tutti nella stessa direzione. Con quest’animo, e con uno scopo propositivo e collaborativo, riteniamo utile avanzare alcune proposte sulle quali si può iniziare un ragionamento a livello locale

Proposte Locali:
- Istituire un Fondo di solidarietà comunale nel quale i cittadini possano donare dei contributi di solidarietà, da spendere nelle attività locali dei paesi, favorendo quelle attività che realmente possano tradursi in servizi socio assistenziali e culturali per le persone, anche in previsione di ciò che sarà il post corona virus.
- Favorire l’introduzione di strumenti di sussistenza come il Banco Alimentare da utilizzarsi anche dopo l’emergenza, così da garantire alle persone in difficoltà economica il diritto a soddisfare i bisogni primari.
- Revisione dei bilanci comunali, considerando le minori spese correnti del periodo ed utilizzare queste partite rimaste in giacenza per il sostegno alle persone in difficoltà.
- Digital Divide: individuare le zone dei Comuni in cui persistono problematiche relative alla connettività. Intervenire per garantire livelli di connessione tali da permettere smart working e istruzione a distanza.

Nei nostri programmi di inizio anno, in questo periodo, avremmo voluto inaugurare il primo circolo territoriale, in Provincia di Frosinone, di Green Italia: l’associazione politica-ambientale di cui facciamo parte, che ha messo al primo posto del suo agire la trasformazione in chiave sostenibile della nostra società. Avevamo immaginato un incontro conviviale, magari all’aria aperta, ammirando uno dei tanti paesaggi belli da togliere il fiato presente nel nostro comprensorio. Sicuramente lo faremo con più entusiasmo e con più forza quando sarà possibile, ma nel frattempo non potevamo stare con le mani in mano.
Le fondamenta del mondo che verrà domani, le costruiremo sull’efficacia delle iniziative svolte oggi.

Alberta Valente
Anna Chiara Forte
Anna Maria Tedeschi
Armando Mirabella
Davide Luzzi
Simone Casinelli
Umberto Zimarri

 

 

 

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Oggi, un particolare equinozio di primavera

Forum dei Giovani di Frosinone

PalazzoComunaleFrosinone 350 260di Michele Scaccia* - Oggi è il giorno dell’equinozio di primavera, uno dei due giorni durante l’anno in cui ci sono le stesse ore di luce e di buio. Questo mi fa venire in mente l’associazione con il brutto periodo che l’Italia e il mondo intero stanno attraversando.

Paragono le ore di buio alle persone che non hanno preso coscienza della pericolosità di questo virus, che non sanno guardare oltre l’orticello in cui stanno ben radicati i loro egoismi, interessi e scuse, quelle che si fanno correre dietro dalle forze dell’ordine per essere obbligate ad avere rispetto del dono della vita, sì, perché la vita è un dono, non ce lo dimentichiamo. E ancora alle persone che fanno rimbalzare video e messaggi carichi di polemiche, recriminazioni, offese verso chi cerca di mettere in guardia, come se fosse il momento…

Paragono le ore di buio alle persone che escono da casa appena possibile fornendo gambe a questo maledetto virus, a quelle che non guardano negli occhi chi lancia accorati messaggi, sempre e comunque in modo rispettoso ed educato, dalle zone da dove vengono portate via camionette piene di bare. Questa gente obbliga chi ha scelto di osservare seriamente le regole a rimanere a casa almeno per il triplo del tempo necessario, si arroga la responsabilità di rallentare la ripresa dell’economia italiana senza rendersi conto delle difficoltà che incontreremo per rialzarci.

Paragono invece le ore di luce a tutto il personale della sanità, agli autotrasportatori, alle forze dell’ordine, volontari, commessi, ai rispettosi di divieti e regole, a tutti quelli che non ho nominato ma che comunque ogni giorno, non avendo scelta, devono recarsi sul posto di lavoro rischiando di ammalarsi insieme ai loro familiari.

Non andrà tutto bene, non passerà presto e non “festeggeremo”, non vedo come e cosa si potrebbe festeggiare con il lutto al braccio. Possiamo però impegnarci per non fare peggio. Dobbiamo essere tutti a rimboccarci le maniche per curare il nostro paese, da tutti deve venire l’aiuto più grande.

Non si può sentirsi orgogliosi di essere italiani solo guardando il Tricolore riflesso sulla facciata di un monumento famoso in giro per il mondo o tra l’acqua di una cascata, solo portando la mano al petto mentre ascoltiamo l’inno di Mameli sul balcone di casa. Verde bianco e rosso devono essere i colori del nostro cuore e delle nostre coscienze, non tre colori senza significato tra i tanti in una scatola di pastelli. Tutto quello che vorrei ancora scrivere ve lo risparmio, mi sono già troppo dilungato.

Solo un’ultima cosa, tra qualche mese ci sarà il solstizio d’estate: più ore di luce e meno di buio.


*Il presidente del Forum dei giovani
Scaccia Michele

 

 

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