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C’è una tensione evidente contro chi rappresenta il potere oggi

frosinone pilonidi Ignazio Mazzoli - Ho letto e pubblicato sul giornale online UNOeTRE.it l’appello che chiede una “Costituente cittadina per un raggruppamento civico delle forze democratiche e progressiste” (Frosinonebenecomune) in vista del voto amministrativo a Frosinone nel 2017. Sono stato consultato e mi è stata chiesta un’opinione. Volentieri esprimo il mio personale pensiero su questa iniziativa.
La mia attenzione è rivolta soprattutto ad una impegnativa e identitaria affermazione: «Chi in questi anni si è impegnato in prima persona, dalla sanità all’acqua, dal lavoro ai rifiuti, cittadino tra i cittadini, a difesa dei diritti delle persone e con l’idea di una città finalmente a misura d’uomo; chi in questi anni si è scontrato con il muro di gomma di istituzioni sorde ai diritti ed ai bisogni dei cittadini, non può che auspicare che nel 2017 non si ripeta, come una sorta di castigo divino, quanto avvenuto nel passato.»

Non solo condivido questa affermazione, ma la sento mia come idea guida di quale debba essere la partecipazione civica e democratica nelle vicende sociali e politiche che interessano tutti i cittadini.
Ho constatato e letto dei «fermenti “civici” in via di strutturazione – come li chiama Ivano Alteri -, sulla spinta di volontà innovatrici» che si stanno manifestando, come la lista Frosinone in Comune, la posizione assunta dal Psi che ha indicato, quale candidato a sindaco, il segretario politico Iacovissi, la dichiarazione del Prc, resa nota domenica 18 settembre, ma altre sono in gestazione, la presenza del M5S con le sue posizioni note e determinate, che hanno alcuni connotati in comune: l’individuazione nella necessità inderogabile di differenziarsi dalla «sostanziale uguaglianza d'intenti e di riferimenti valoriali tra il centro destra di Ottaviani e il Pd (completamente isolato nell'ambito del centro sinistra), nel rappresentare gli interessi forti, e ristrettissimi, presenti in città».
Questa esigenza dunque si è fatta così impellente e diffusa? Sembra proprio di si: e a me pare di sostanziale importanza in un quadro politico paralizzato da un falso bipartitismo impegnato esclusivamente nella permanente sistemazione dei propri equilibri interni e perciò ormai sterile. Impotente a produrre risultati sociali utili a fronteggiare la crisi economica ed il disagio delle condizioni di vita (lavoro, acqua, sanità, scuola).

C’è una tensione evidente contro chi rappresenta il potere oggi

Che tutto ciò accada nel capoluogo è assai importante perché raccoglie e rilancia quanto già si è andato rendendo evidente nei risultati delle elezioni del giugno scorso. Anche se in forme discontinue e forse contraddittorie, un po’ confuse e disordinate, c’è una tensione evidente contro chi rappresenta il potere oggi ed appare egoista, inerte a fronte non solo delle sofferenze e dei disagi che la più gran parte delle popolazioni subisce, ma anche di legittime esigenze di una migliore qualità della vita in comunità.

Non so dire ora come nelle prossime settimane si potrà consolidare traducendosi in organizzazione e liste questa voglia di presenza nuova e neppure oggi riesco ad immaginare che volti assumerà. In questo momento l’aspetto elettorale in me è sopravanzato da quello della qualità di ciò che si muove nella domanda di un nuovo e trasparente modo di fare politica, generoso e disponibile alle richieste della società. Nella prospettiva elettorale mi preme che tutti i soggetti che aspirano ad un cambiamento profondo e fanno proprie liste, sappiano evitare di elidersi perché altrimenti favorirebbero proprio chi vogliono sconfiggere.

L’appello del quale parlo, affronta un aspetto che considero prioritario: «Le elezioni di Frosinone, per il ruolo che ha o che dovrebbe avere il Capoluogo, hanno un rilevante valore politico provinciale e regionale. Basta pensare alla gestione del Servizio idrico Integrato, alla sanità, ai rifiuti, ecc. Una gestione democratica, partecipata e condivisa, sarà un messaggio di rinnovamento della politica e del modo di gestire la cosa pubblica per tutti i comuni. Senza unità tutto ciò sarà vano» .... «a cominciare da coloro che, cittadini tra i cittadini, sono impegnati nel concreto delle mille battaglie che segnano le facce della qualità della vita, si assumano il compito di costruire un’alternativa fondata sulla partecipazione diretta dei cittadini al governo della città. Governare una Città non è cosa facile per nessuno. E tanto meno ci si può illudere di farcela con qualche persona esperta o con professionisti pur validi e onesti. Serve costruire un sistema di partecipazione popolare, articolata nei quartieri e nei luoghi di lavoro che discuta, decida e sostenga le scelte decisive del nuovo governo locale.»

Leggo in queste parole, in particolare, tutta la grande novità di questo appello che rende unico e particolare il tentativo dei suoi autori. È una visione che travalica una singola occasione di voto, per diventare obiettivo e traguardo permanente. Modo di essere “politica corretta” al servizio di tutti.

19 settembre 2016

 
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Il sostegno al reddito serve oggi, ora, non a babbo morto

consiglio lazio 350 260di Ignazio Mazzoli - Per chi volesse saperne un po’ di più sulla legge regionale n° 88 del 16 luglio 2016 concernente il “Sistema integrato degli interventi e servizi della Regione Lazio” segnaliamo subito la ”Clausola di salvaguardia e disposizione finanziaria” in cui si può leggere «Per i riflessi finanziari nei confronti del sistema sanitario regionale connessi agli adempimenti di cui alla presente legge, le disposizioni ivi contenute si applicano in ogni caso compatibilmente con le previsioni del piano di rientro del disavanzo sanitario della Regione e con quelle dei programmi operativi di cui all'articolo 2, comma 88 della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato — Finanziaria 2010) e con le funzioni attribuite al commissario ad acta per la prosecuzione del piano di rientro dal disavanzo sanitario.» Queste parole sono come una doccia fredda per chiunque avesse sperato che nella nostra regione ci fosse un provvedimento legislativo in grado di fronteggiare alcune voci dei disagi sociali che affliggono questo territorio compresa anche “Roma Capitale”. Il freddo aumenta quando si legge che «A decorrere dall'anno 2017, agli oneri derivanti dalla presente legge si provvede nell'ambito della legge di stabilità regionale, ai sensi del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi...)». Nel ’17 la Regione Lazio diventa improvvisamente ricca?

Una legge panacea

Perché questa lunga citazione come preambolo? Ma è semplice dirlo. Chi ha fra le mani i 71 articoli che compongono la legge 88, man mano che legge può via via sentirsi gratificato dal conoscere in quanti campi interviene questo provvedimento del 16 luglio. Si va dai servizi per la vacanza ai centri diurni e ai centri anziani. Si provvede alle mense sociali insieme all’accoglienza notturna. È assicurata l’assistenza domiciliare, ma anche quella economica che prevede finanche gli assegni di cura (art 23). Si può stare tranquilli perché le situazioni di emergenza saranno affrontate con assistenza domiciliare per i soggetti e i nuclei familiari con fragilità sociali. Come tutto ciò sia definito in parametri e circostanze definite è ancora da individuare (quanti dubbi???) Almeno così sembra anche ad una attenta lettura, non è chiaro chi ha diritto a questi interventi. L’interrogativo cresce se si apprende che le politiche abitative e la rigenerazione urbana, la prevenzione e il trattamento delle dipendenze a favore di persone senza dimora prevedono interventi da questa legge, come anche le persone dismesse dagli ospedali psichiatrici e le persone sottoposte a provvedimenti penali, le vittime di violenza e maltrattamenti, le donne gestanti come pure le madri in situazioni di disagio sociale, gli immigrati e altre minoranze (rom ecc?) senza dimenticare le persone anziane, quelle con disabilità e disagio psichico. Ci sono anche le politiche in favore della famiglia e dei minori. Davvero è un “Sistema integrato...”!!
Basta leggere all'art 6, accedono al Sistema integrato "prioritariamente" persone in condizione di povertà o situazione economica disagiata...di difficoltà all'inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro. Già nell’art 4 si incontra un’enunciazione di questo tipo. E, non è di poco conto. Sicuramente, tanto più quando si legge che può essere riconosciuto un “Reddito minimo” come al punto “d” dell’articolo 4. Nessuna sottovalutazione di questa novità introdotta in una legge regionale della maggioranza di Zingaretti che l’ha demonizzata questa possibilità e respinta come inattuabile. No comment. Qui c’è, ormai, scritto. Non resta che vedere come c’è e come si utilizzerà questa possibilità. Anzi prima di tutto quando sarà possibile utilizzarla. Perché il sostegno al reddito serve oggi, ora, non a babbo morto.
Dopo avere letto la ”Clausola di salvaguardia...” viene da chiedersi: quando finirà il debito per la sanità? Oppure basta il disposto all’art 19 con le quote di appalti alle Coop sociali riservati dagli Enti pubblici dipendenti dalla Regione? E quando si affronterà il dramma di 380000 disoccupati laziali? Nessuna ironia su questo provvedimento, sicuramente importante, ma forse troppo impegnativo per essere realizzato e troppo generico per costituire una risposta efficace alla disoccupazione in generale e alla ricollocazione in particolare. Cioè, non è una risposta alla crisi economica.

Una sanità sempre più privata

C’è un altro aspetto che ci colpisce. La legge si sofferma spesso, assai spesso sui possibili interventi nell’area dei servizi socio sanitari, in molti moltissimi articoli. Tanto da sembrare questo aspetto prevalente fra le finalità della legge. Inoltre in più articoli, per raggiugere questi scopi fa riferimento alle risorse dei comuni. Ma i comuni sono a terra o no? Come possono sostenere i costi di un impegno così oneroso?
Forse insieme ad una delusione verso le possibilità di cui potranno giovarsi da subito i senza lavoro e senza reddito c’è da raccogliere l’allarme dell’Associazione per la Riforma della Assistenza Psichiatrica che ammonisce «a non delegare ai privati il Welfare socio-sanitario. ... in tutto ciò – dicono- noi vediamo un grosso rischio, cioè quello di depauperare le già misere risorse destinate al sistema sanitario pubblico». Infatti dove troveranno rifugio i Comuni se non nelle privatizzazioni dei servizi? Zingaretti, quindi, continua la linea “Polverini” che tanti danni ha prodotto ovunque e in questa provincia particolarmente.
Qualcuno si è irritato dei commenti non entusiastici o addirittura negativi con cui è stata accolta questa legge, lo invitiamo a valutare le considerazioni qui scritte, che certamente non esauriscono l’esame della legge 88, ma ne colgono aspetto essenziali. Non serve abbandonarsi a inutili entusiasmi trionfalistici o al contrario a vistose indignazioni per chi non la condivide, non dimenticando mai, come cerchiamo di fare anche questa volta, che dalla crisi economica non si esce senza misure mirate precise e assolutamente dettagliate, da applicare subito, perché abbiamo stampato nella mente quanto sostiene il sociologo Domenico De Masi a proposito della povertà: “Ripresa economica? Le parole di governanti ed economisti sono criminali”.

18 luglio 2016

 
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Psi Ceccano: "Sono inefficienti e incolpano il passato"

ceccano palazzo antonelli 350 253di Emiliano Di Pofi, Sezione 'Pertini' PSI Ceccano - Non deve essere una vita facile quella di Stefano Gizzi e Angelo Aversa, rispettivamente assessore al bilancio e consigliere delegato al decoro urbano del Comune di Ceccano, i quali anziché dedicarsi ad amministrare un territorio che ha imboccato la strada del baratro non perdono occasione per distribuire veleni contro il passato amministrativo della città. Il fatto è che la bramosia di battaglia di questi personaggi ha evidentemente offuscato le loro menti, visto che si sono lanciati in accuse completamente senza senso e prive di fondamento. Le loro affermazioni, invece, ci fanno trarre una conclusione più che ovvia: Gizzi e Aversa non conoscono Ceccano, non conoscono il territorio e cercano di mascherare i danni fatti con maldestre operazioni di facciata, tra l’altro imbastite in maniera a dir poco discutibile e oscura. Periferie abbandonate, strade nel degrado, mancanza di programmazione a lungo raggio, degrado crescente: Ceccano, oggi, è questo. L’intera maggioranza farebbe bene, tanto per fare un esempio, a rimboccarsi le maniche e farsi un giro per vedere (e magari togliere) le erbacce che hanno invaso strade e spazi pubblici.

E raggiungono l’apice della sfacciataggine, Gizzi e Aversa, quando imputano alle passate amministrazioni l’incapacità di quella attuale (se non è un’ammissione di colpa questa, poco ci manca): questo è il classico atteggiamento di chi preferisce demolire l’opera altrui al posto di amministrare e ammettere i propri errori. Comiche le affermazioni sui progetti di finanziamento regionali o europei: sono stati proprio loro, quando è andata bene, a presentare progetti a dir poco ridicoli o, nel peggiore dei casi, a non presentarli proprio. Mentre loro dormono, le occasioni di finanziamento si susseguono una dopo l’altra senza che nessuno batta un colpo. Ci vuole coraggio per dichiarare l’opposto di fronte ad errori di portata gigantesca che ci hanno fatto perdere la possibilità di attirare milioni di euro e che si ripercuoteranno sulle generazioni a venire.

Gizzi e Aversa, come in un crescendo rossiniano, concludono parlando di clientelismo, cattiva amministrazione, sperperi e degrado: pennellate magistrali con le quali hanno dipinto il loro tragico autoritratto.

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Oggi ci sono vaste aree da destinare subito e utilmente all'agricoltura

agricoltura macchine 350 260di Donato Galeone - Riutilizzo produttivo aree Asi Interporto/Aeroporto Frosinone. A metà gennaio 2015 apprendiamo dalla stampa locale che il Presidente della Società Interporto Frosinone e il Consiglio di Amministrazione si dimettono dopo aver preso atto del “disinteresse dei soci” a seguito di due assemblee convocate per “capire il da farsi sul futuro di un progetto che dopo 23 anni stentava a partire”.

Il neo Presidente De Angelis - Consorzio ASI - con Cgil,Cisl e Uil, in conferenza stampa del 10 maggio 2015, riconfermava l'impegno sulla condivisione-concertazione delle linee guida alla reindustrializzazione e, nel concreto, sottolineava le decisioni ASI per la bonifica della VDC(Videocon) e il prioritario riacquisto da parte del Consorzio, ai sensi dell'art. 63 della legge 448/98, aggiungendo che il modello di recupero Video
con “sarà il modello operativo da applicare a tutti i casi simili”.

Se così è o “sarà” si tratta di riconsegnare all'agricoltura parte dei terreni espropriati o riacquistare e riassegnare (art. 63 legge 448/98) - con bando pubblico - tutte quelle attività produttive, cessate o abbandonate, ad altri attivi imprenditori singoli e/o associati per lavorare e riprendere a produrre nelle nuove aree ecologicamente attrezzate (Apea) dal Consorzio ASI.

E, coerentemente, il Consiglio di Amministrazione dell'ASI - già nei primi giorni di agosto 2015 - accertato e verificato le decisioni della Società Interportuale Frosinone, protrattasi di un semestre dalla dimissioni degli Amministratori, revoca l'assegnazione delle aree di pertinenza della SIF e, nell'ottobre 2015, altra revoca della variante urbanistica per la realizzazione dell'Aeroporto, riportando a destinazione agricola 284 ettari di terreno e 135 ettari a destinazione industriale.

Le due revoche dell'ASI dovrebbero liberare e rendere disponibili per il lavoro, autonomo agricolo e dipendente, con il riutilizzo produttivo di beni e servizi che sarà redistribuito su oltre 479 ettari revocati sia alla SIF che per la variante urbanistica dell'Aeroporto di Frosinone.

Sappiamo che dalla Società Interporto Frosinone venne richiesto nell'agglomerato ASI – per il suo sviluppo complessivo – la utilizzazione di un'area di 602.576 mq (oltre 60 ettari) di cui 333.701 ( otre 33 ettari) per la fase 1 e 2 e 268.875 (oltre 26 ettari) per le fasi successive.

La stessa Società (SIF s.p.a) - amministrata da un Presidente e dieci Consiglieri - aveva sottoscritto 16.025.261 azioni versate da valore nominale di € 0,51 pari a € 8.172.883 al 31.12.2009.

Gli azionisti presenti nella SIF spa - con il Consorzio ASI - sottoscrivono e possiedono le segueni azioni:
Amministrazione Provinciale d Frosinone azioni possedute 9.801.233 61,16%
C.C.I.A.A. di Frosinone “ “ 1.503.343 9,38%
Comune di Ferentino “ “ 7.014 00,04%
Comune di Frosinone “ “ 1.652.465 10,31%
Consorzio ASI “ “ 427.710 2,67%
totale azioni possedute 13.391.765 83,56%

I cinque Enti pubblici sono titolari di un capitale sociale di € 6.319.800 su un totale di € 8.172.883 al 31.12.2009 ( dati rilevati dai comunicati SIF).

Importante e determinante il ruolo decisionale che spetta in questi mesi ai cinque azionisti innanzi segnalati che, non solo a mio avviso, preso atto della revoca dell'area di oltre 60 ettari deliberata dal Consorzio ASI, congiunta alla recentissima revoca della variante urbanistica per l'Aeroporto dovrebbero - tramite il Consorzio ASI - convenire sul “come” mettere a produzione con il lavoro partecipato e capitalizzato individuale e collettivo nell'intraprendere, sollecitando manifestazioni di interesse per il rilancio produttivo delle aree revocate dallo stesso Consorzio ASI..

Coinvolgendo, quindi e da subito, innanzitutto gli agricoltori delle aree revocate - giovani e anziani – informando e condividendo con loro specifiche progettualità innovative multifunzionali sia cofinanziate dalla Regione Lazio con il prossimo PSR 2014-2020 e sia promuovendo iniziative mirate all'attuazione di “misure” previste dall'agricoltura sociale incentivata dalla recente legge n.141/2015 tanto per l'utilizzo di una parte dei 284 ettari della variante Aeroporto a destinazione agricola quanto per una parte rilevante di locali, capannoni e pertinenze giacenti tra i 40- 60 ettari di terreno agricolo non più oggetto di piano particolareggiato Interporto da assegnare, preferibilmente in forma associata, a giovani imprenditori agricoli professionali (IAP) e famigliari di coltivatori diretti attivi di Frosinone e Ferentino.

Frosinone, 4 novembre 2015

 

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Oggi e non a babbo morto le misure per alleviare la disoccupazione

Dignità 350 260di Ignazio Mazzoli - “La paralisi, anzi, continua (...) Tra le priorità, oltre alla salvaguardia ambientale, ci sono pure stipendi e famiglie da tutelare. Ma nel can can in corso in molti se lo dimenticano. Specie quelli che stanno al sicuro...”, così Stefano Di Scanno direttore de L’Inchiesta nel suo Diario di sabato 17 ottobre.
La lettura di quell’articolo ci riporta subito alla mente alcune risposte che Silvana Denicolò ha dato nell’intervista a noi rilasciata a proposito dell’incontro del 24 settembre scorso che ha visto impegnata la Vertenza Frusinate alla Regione Lazio e che abbiamo pubblicato integralmente: “incongruente (l’incontro ndr) non è stato un laboratorio condiviso, incentrato sulla partecipazione, ma piuttosto la vetrina di quello che la Regione ha fatto e vuole fare. Una regione comunque sempre sulla difensiva e per nulla propositiva, tranne per iniziative-specchietto...”.
Molto seria questa affermazione da parte di una rappresentante del Consiglio Regionale. Che significa? Ci pare di capire, senza dubbi, che l’incontro accettato e presieduto dall’Assessora Lucia Valente anziché esaminare e valutare le proposte della Piattaforma della Vertenza Frusinate, le ha semplicemente ignorate concentrando l’incontro su un unico argomento, importante, ma non in grado di essere risposta ravvicinata all’emergenza che quell’incontro aveva sollecitato.
Di cosa si è parlato? Il titolo voluto dall’Assessora è “Reddito di Cittadinanza attiva”. Giusto, ma purtroppo sa di solo annuncio perché se si respinge la proposta di rifinanziamento di una legge assai simile, perfettibile, ma esistente, con l’argomento che non ci sono soldi, come si fa a promettere una nuova legge con le stesse finalità? Perché per la nuova ci sarebbero i fondi? Dove? Ci pare che sia una cosa tutta da vedere, senza costituire minimamente un’iniziativa che possa concretarsi in tempi brevi quali l’emergenza frusinate richiede con la massima urgenza. Eppure in quella sede del 24 settembre si è parlato che la proposta sarebbe stata portata al prossimo consiglio regionale. Da quel giorno se ne sono svolti già due o tre. Ma, nulla. Quella legge è indispensabile oggi e non a babbo morto.
Perché non s’è parlato d’altro? Senza riprendere, per ora, tutti i 5 punti di quella piattaforma, ricordando che fu elaborata quando ancora i disoccupati erano 115000 mentre oggi superano i 13000, rammentiamo che al punto 4 viene proposto «un alleggerimento della pressione fiscale locale sui nuclei familiari in difficoltà, ma anche con un intervento serio, possibilmente insieme alla Regione, verso le società di servizi (acqua, luce, gas, telefoni ecc) perché partecipino a fronteggiare l’emergenza;»
Inoltre si chiede ai Comuni ma anche alle associazioni di volontariato «l’istituzione di Sportelli per il Lavoro Occasionale che mettano in comunicazione esigenze di prestazioni e bisogno di lavoro anche temporaneo: piccoli lavori di sistemazione o rinnovo ambienti di case, giardinaggio, data enter, sostegno scolastico agli studenti e tante altre esigenze reali.»
Nell’incontro del 24 settembre non c’è traccia di confronto su queste proposte. Perché? Non ci si dica che non competono alla Regione. Non sta scritto da nessuna parte che la Regione legifera solo sulla base di input dall’alto nazionali ed europei, come sembra fare, ma è anche organo politico d’indirizzo e perché non darlo soprattutto dove neppure dovrebbe spendere denaro?
Sabato scorso si è svolta la 17ª giornata mondiale della povertà e ancora un svolta Ha segnalato un allarme generale di gravissime situazioni come quelle che si vivono in questa provincia. Ebbene ci sono lavori da svolgere? Ai comuni non si chiede di assumere, ma solo di legittimare elenchi a cui possano attingere privati cittadini o imprese utilizzando disoccupati in base alla legge come ricordato poco prima
Nei comuni ci sono imposizioni fiscali da pagare, perché non defiscalizzarle per le famiglie interessate con una delibera ad hoc che indichi i parametri temporali di durata e l’entità dell’alleggerimento attingendo i nomi dagli elenchi comune per comune già pronti presso l’Ufficio provinciale per l’Impego?
La solitudine, l’inadeguatezza, la vergogna che si prova a stare senza lavoro provoca una caduta verticale della dignità delle persone. la risposta non può che essere “Solidarietà” dalle Istituzioni oltre che fra le persone di buona volontà. Il 70% degli italiani percepisce i governi come dominati dai più forti e le decisioni prese si allontanano sempre più dal consenso del cittadino. Questo ci pare anche il frutto dell’incontro del 24 settembre anche per la mancanza di ogni parità fra interlocutori.
Chi ci governa dovrebbe sapere che le risposte alla crisi sono prima di tutto un problema culturale di priorità e non basta nascondersi dietro le difficoltà economiche. Le emergenze vengono prima soprattutto se riguardano la vita delle persone, ci dice il faccia a faccia con la sofferenza. Il punto 4 della Piattaforma di Vertenza Frusinate va rilanciato e preso in seria considerazione anche sapendo che è obiettivo comune ai proponenti e alla Caritas, in questo territorio e non solo.
Tutti gli altri, noi che possiamo fare? Saper chiedere che non si dimentichino queste esigenze e abbiano risposte, lottare con chi soffre e chiedere al Consiglio regionale che discuta subito e approvi la Mozione firmata da tutte le opposizioni sull’emergenze frusinate.

 

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Oggi la sinistra politicamente non esiste

Al lavoro in fabbrica 350 260di Paolo Ciofi - (titolo originale "La sinistra e la vita") C’è vita a sinistra? Ancora non siamo tutti morti, e per chi non è morto finché c’è vita c’è speranza. Anche se la fatica sta diventando insostenibile. Ma, al di là dei desideri e delle aspettative di ciascuno, il dato di fatto inoppugnabile è che la sinistra oggi politicamente non esiste. Da qui bisognerebbe muovere, chiarendo perché si è arrivati a questo punto. Senza di che costruire una sinistra con caratteristiche popolari e di massa, in grado di incidere sulla vita delle donne e degli uomini del nostro tempo, diventa una missione impossibile. (per leggere l'intero scritto passare da una pagina all'altra cliccando sui titolini che seguono)

  1. A sinistra c'è vita
  2. Cambiare i rapporti sociali

Nel dibattitto aperto da Norma Rangeri su il manifesto, l’intervento di Bia Sarasini è risuonato come un brusco e necessario richiamo alla realtà, quando ha sottolineato che la (presunta) sinistra non ha avuto, e non ha, nulla da dire alle braccianti come Paola che muoiono di fatica in Puglia o ai dipendenti dell’Ikea che fanno scioperi in tutta Italia. E a milioni di uomini e donne oppresse dallo sfruttamento del capitale. Si domanda Sarasini: «Pensa, la sinistra, immagina, progetta come affrontare, risolvere i problemi della vita di queste persone? Il modo per proteggerle dalla ferocia del capitalismo neo-liberista? Strade percorribili [...], ma che permettano di intravedere modi diversi di vivere? La risposta è brutale: no, da molto tempo questo non avviene». E questo è il centro del problema, che dovrebbe portare a una riflessione e a una mobilitazione collettiva.

Per intravedere modi diversi di vivere, vale a dire una ci-viltà più avanzata e più giusta, da cui prendono forza la speranza di cambiare e la volontà di lottare, è necessaria una visione critica della società in cui viviamo, in grado di individuare le cause reali e più profonde del malessere dilagante e delle disuguaglianze crescenti, che mettono a rischio la vita umana e la sicurezza del pianeta. Non viviamo sulla luna, o in un iperspazio senza nome e senza storia. Questa società ha un nome e una storia.

È il capitalismo del XXI secolo, di cui occorre mettere a nudo la vera natura, il meccanismo di funzionamento del capitale nella fase della sua globalizzazione. Se questo non avviene, e non si porta al centro dell’analisi e della lotta politica il conflitto tra il capitale e il lavoro nelle forme assunte dalla modernità, uno degli effetti maggiormente devastanti è la moltiplicazione delle guerre tra poveri, la lotta senza quartiere tra gli sfruttati, che non sanno più riconoscere il proprio avversario di classe alimentando così spinte fasciste e nazionaliste. Le ragioni che hanno portato alla cancellazione politica della sinistra sono molteplici, ma tra queste pesano come un macigno l’oscuramento del principio di realtà e la subalternità alla cultura d’impresa.

Norma Rangeri non fa chiarezza quando afferma che «oggi all’ordine del giorno non c’è la rivoluzione ma un’idea di riformismo di sinistra in grado di persuadere milioni di persone». Che vuol dire? Che si rinuncia alla trasformazione della società, accettando ideologicamente il dogma che santifica il capitalismo come approdo definitivo e insuperabile della storia? Se si identifica la rivoluzione con l’insurrezione armata, o con la presa del Palazzo d’inverno come azione violenta e definitiva, è chiaro che la rivoluzione non è all’ordine del giorno - e non è praticabile – nell’Occidente capitalistico in regime di democrazia politica. Se invece, gramscianamente, per rivoluzione s’intende un processo di trasformazione della società capitalistica, delle sue strutture di base e delle sue sovrastrutture culturali, in una formazione economico-sociale superiore verso la conquista di più avanzate libertà attraverso il consenso e la lotta democratica di massa, allora questo è esattamente il nodo storico non rinviabile da mettere a tema.

Persuadere milioni di persone? Non c’è dubbio. Ma per che fare? Oggi, dopo la caduta dell’Urss e le esperienze fallimentari delle socialdemocrazie (da Blair a Schröder a Hollande) il riformismo è diventato un sottoprodotto del capitalismo, nel tentativo di fluidificarlo e renderlo più efficiente conformando le istituzioni sulle esigenze del capitale. In Italia, poi, l’espressione più compiuta del riformismo di sinistra è stato Craxi. Questo dice tutto. E spiega anche perché Renzi, praticando una politica di destra, possa farlo sotto l’etichetta del socialismo europeo e con l’appoggio incondizionato dell’ex comunista Giorgio Napolitano.

A sostegno della sua tesi Rangeri cita Carlo Marx sulla conquista della legge delle 10 ore nel 1847: «Per la prima volta alla chiara luce del sole, l’economia politica del proletariato ha prevalso sull’economia politica del Capitale». Ben fatto e ben detto. Ma è altrettanto chiaro - come del resto risulta anche dalla sola lettura del Manifesto del partito comunista - che il rivoluzionario di Treviri vedeva quella conquista in Inghilterra non come approdo finale della lotta politica. Bensì come un passaggio rilevante, ma appunto un passaggio, di un processo ben più ampio in cui i subalterni, i proletari del suo tempo, superando la «concorrenza che gli operai si fanno fra loro stessi» e organizzandosi in partito giacché «ogni lotta di classe è lotta politica», si pongono il problema della liberazione di se medesimi dallo sfruttamento capitalistico: vale a dire della rivoluzione. E perciò lottano per la conquista del potere politico.

Ponendosi l’obiettivo di andare oltre il modo capitalistico di appropriazione delle forze produttive, necessario per asservire il lavoro altrui, «il movimento proletario è il movimento indipendente dell’enorme maggioranza nell’interesse dell’enorme maggioranza». Constatazione quanto mai attuale e pertinente, anche nelle mutate condizioni storiche. Con una delle sue espressioni illuminanti, Marx precisa che le classi lavoratrici «debbono prendere il potere politico per fondare la nuova organizzazione del lavoro», altrimenti non vedranno mai «l’avvento del regno dei cieli su questa terra». Dunque, è del tutto evidente che nella sua visione teorica e nella sua pratica politica si stabilisce un nesso organico tra obiettivi parziali e immediati nell’interesse delle classi subalterne e l’obiettivo generale di superamento della società capitalistica.

Un nesso che la socialdemocrazia ha irrimediabilmente spezzato. Cancellata la rappresentanza politica dei lavoratori, il vecchio compromesso tra capitale e lavoro non è ripetibile nelle condizioni di crisi organica in cui versa un capitalismo declinante verso il parassitismo della finanza, che grava su strati sociali sempre più ampi. D’altra parte, le continue mutazioni del capitale, come del lavoro, non hanno attenuato le forme di sfruttamento degli esseri umani da parte di altri esseri umani. Al contrario, le hanno rese più sofisticate e anche più dure, al punto tale da occupare l’intero tempo di vita e ogni ambito di attività umana dentro la camicia di forza della proprietà capitalistica, troppo primitiva e ormai inadeguata.

Uno stato delle cose che richiede, seguendo Marx, il rivoluzionamento dell’insieme dei rapporti sociali. Per la semplice ragione che coloro i quali lavorando, donne e uomini, producono la ricchezza e costituiscono il tessuto connettivo della società, o che non lavorando dalla ricchezza sono strutturalmente esclusi, possono conquistare i presupposti della libertà e la possibilità di liberare ogni loro capacità solo se dispongono essi stessi dei mezzi di produzione materiali e immateriali, e di tutte le condizioni di formazione della cultura. Uno scenario che la nostra Costituzione del 1948 non esclude. E anzi delinea come un progetto in divenire, ben al di là della tutela dei beni comuni esistenti.

Qui emerge un altro nodo storico-politico su cui è necessario fare chiarezza, contrastando un’interpretazione da più parti diffusa con malcelati intenti salvifici, secondo cui l’assenza della sinistra oggi deriverebbe in ultima analisi dalla presenza storica del Pci, non dalla sua cancellazione. Tuttavia, se non si analizza e non si comprende il ruolo del Pci, che nella storia di questo Paese è stato di gran lunga il principale interprete della sinistra, e se non se ne riscoprono le motivazioni profonde che hanno consentito conquiste fondamentali di democrazia e di libertà a cominciare proprio dalla Costituzione più avanzata del mondo, una sinistra nuova, all’altezza dei compiti del nostro tempo, ben difficilmente avrà vita.

Il discorso sul Pci non va eluso, ma non si può negare che nella sua ispirazione di fondo, da Gramsci e Togliatti fino a Longo e Berlinguer, il Pci si proponesse di trasformare la società in senso socialista per una via del tutto originale. Vale a dire, per via costituzionale, attraverso le riforme previste dalla Costituzione del 1948, generando consenso ed espansione della democrazia, dando a questa un profondo contenuto sociale, che deriva dai limiti imposti alla proprietà privata piegata all’esigenza superiore della funzione sociale e al riconoscimento di forme diverse da quella privata.

Nei momenti migliori il Pci si è mosso lungo una linea di marxismo creativo, unendo concretezza e prospettiva, il sociale e il politico, la capacità di rappresentare il lavoro e di costruire una nuova classe dirigente di livello nazionale ed europeo. L’originalità e la più rilevante innovazione introdotte da Gramsci e da Togliatti consistono esattamente nel superamento nel dilemma che nel Novecento ha dilaniato le sinistre comuniste e socialdemocratiche: riforme o rivoluzione? La rivoluzione nella società e nello Stato attraverso le riforme. Questa è la risposta che troviamo nella pratica politica di Togliatti, che elabora la via italiana al socialismo percorrendo i passaggi decisivi della democrazia progressiva e del partito nuovo di massa.

In altre parole, il rivoluzionamento della società e dello Stato attraverso riforme della struttura economico-sociale e della sovrastruttura culturale, che si compie attraverso un processo di trasformazione guidato dalla politica concepita come partecipazione e protagonismo di massa, in grado di costruire un blocco storico egemone. Un percorso reso praticabile proprio dalla Costituzione, in particolare dal titolo III, laddove il pluralismo nelle forme di proprietà rende bene l’idea di un progetto di cambiamento in progress, fino al possibile superamento dei rapporti di produzione capitalistici.

Abbandonare questa impostazione e con essa la conquista storica della Costituzione equivarrebbe alla sepoltura tombale della sinistra, in una fase in cui si tratta di stabilire se la società debba essere definitivamente conformata sugli interessi del capitale, vale a dire del profitto e dell’impresa, o – al contrario – se debba prevalere la centralità del lavoro, come è necessario. Considerando il lavoro non solo come interscambio permanente tra uomo e natura, e quindi forza produttiva fondamentale della ricchezza, che comporta una visione unitaria e inscindibile dello sfruttamento umano e ambientale, ma anche come fattore costitutivo della personalità e della libertà degli umani.

Invece di andare alla ricerca della pietra filosofale nascosta in qualche parte del mondo, è tempo di riconoscere che con la Costituzione, che fonda sul lavoro un nuovo ordine economico, politico e sociale, in Italia disponiamo di una straordinaria piattaforma per il cambiamento. Su cui realizzare il massimo di unità e di mobilitazione.

Paolo Ciofi

www.paolociofi.it

 

 

 Questo articolo di Paolo Ciofi è stato pubblicato il 3 settembre 2015 sul sito dell'autore "dalla parte del lavoro" con il titolo "La sinistra e la vita". (www.paolociofi.it)

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Una cosa oggi è sicura: l'Europa conosciuta fino a ieri è finita

Renzi Merkel ridono 350 260di Elia Fiorillo - Dalla Repubblica federale tedesca della cancelliera Angela Dorothea Merkel, al Regno di Napoli del novello governatore "sceriffo" - anzi Masaniello - Vincenzo De Luca. La mente del presidente Renzi è divisa e occupata tra queste due località. La crisi della Grecia lo preoccupa non poco perché la ritiene una bomba inesplosa, prima per i troppi inesperti artificieri in campo, eppoi perché più si pensa a salvataggi isolati senza strategie di lungo periodo e più la fregatura poi arriva per tutti. Discostarsi dopo la netta vittoria dei “no” al referendum greco dalle posizioni di Frau Angela, isolandola, può diventare rischioso specialmente nell'attuale fase dove la confusione regna. Meglio tenersela amica e soprattutto farla riflettere sul fatto che le politiche di austerità a lungo andare provocano solo disastri. Certo, le critiche non mancano al presidente-segretario. Nichi Vendola non gli risparmia rimproveri per gli abbracci con l'Angelona teutonica. E anche la compagnia degli altri oppositori, quasi tutti partiti per la Grecia a manifestare per il "no" ad un referendum che troppo comprensibile non era, ha come bersaglio il presidente del Consiglio reo di subire le imposizioni bruxelliane senza “in...cavolarsi” di brutto. L'ex sindaco di Firenze scuote le spalle facendo notare che “l’Italia sta tirando, alla faccia dei gufi nostrani”. E che potrebbe fare di diverso? Il referendum greco è passato con il conseguente tsunami di polemiche e d’incertezze. Una cosa rimane sicura: l'Europa che abbiamo conosciuta fino a ieri è finita. Accantonata per sempre. C'è bisogno di una nuova partenza che punti sugli ideali dei padri fondatori: Adenauer, De Gasperi, Schuman. A partire dal sentimento di solidarietà da troppi anni smarrito, sostituito da un ammasso di piccoli-grandi interessi di parte, da una burocrazia asfissiante e pervasiva, da particolarismi che sono in antitesi con il concetto stesso di Unità Europea.

Più complessa per Renzi si presenta la vicenda napoletana dell'ex sindaco di Salerno e attuale governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. La voglia di vincere e di portare a casa targate Pd quante più Regioni possibili alle ultime elezioni ha fatto sottovalutare al segretario dei democrat i possibili strascichi della legge Severino. "Vinciamo e poi si vedrà", si sarà detto. Eppoi a candidare De Luca in una regione difficile come la Campania non era stato lui, ma le “primarie”. Giustificazione deboluccia per l’ex boy scout - molto “scetato” come si dice a Napoli - tenuto conto che l’ex sindaco di Salerno di rivali in campo non né aveva proprio. Chissà se Renzi si sarà pentito dopo tutto il can-can mediatico conseguente al decreto di sospensione che porta la sua firma, e che non fa alcuno sconto, come qualcuno ipotizzava, al presidente campano del Pd. Certo, la rabbia gli sarà esplosa a sentire il giudice che ha annullato la sospensiva ritenere il suo decreto “disinvolto” e anzi “pericoloso”. La verità è che il provvedimento stilato da Renzi non era né disinvolto, né pericoloso. Rispettava la legge Severino. Di disinvolto e pericoloso in tutta questa vicenda c’è l’assurdità della norma che consente, nella fattispecie, a De Luca, e a chi si trova nelle sue condizioni, di candidarsi per poi essere sospeso ed ancora reintegrato dalla Magistratura e dalla stessa, può anche darsi, sospeso ancora in un gioco che destabilizza il sistema democratico. Sarebbe anche il caso che l’azione giudiziaria, i ricorsi per intenderci, non fossero esaminati dalla Magistratura del luogo dove si sono verificate le “incompatibilità”. Meglio evitare, come è avvenuto, critiche pesanti e delegittimanti relative ad eventuali ipotesi di condizionamenti territoriali.

Il presidente del Consiglio, in merito alla legge Severino, può fare ora due cose. Aspettare il pronunciamento previsto per Ottobre della Corte Costituzionale - e la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo - oppure, come ipotizzato da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anti corruzione, fare il “tagliando” alla Severino. Provando a risolvere anche il caso Berlusconi, ma anche quello di De Luca, sulla retroattività della norma. Sarebbe proprio spiacevole per il nostro Paese se la Corte europea dovesse dare ragione al ricorso presentato da Silvio Berlusconi proprio sulla retroattività.

Troppo comodo per la politica, quando conviene, farsi levare le castagne dal fuoco dalla Magistratura per poi criticarla per “troppa ingerenza e strapotere”.

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Oggi nasce Possibile Frosinone

Possibile logodall’Ufficio stampa Possibile - Domani (oggi per chi legge) nasceranno i primi comitati di “Possibile” in provincia di Frosinone. Il primo sarà quello della città capoluogo. E nasceranno nel corso di un appuntamento aperto anche ad altre realtà che si sono già attivate su tutto il territorio provinciale. Convocato per le ore 18 di domani (oggi per chi legge) presso al Saletta delle Arti, in Via Giacomo Matteotti 2 a Frosinone, a pochi passi dalla Prefettura, l’incontro sarà centrato su proposte di breve e medio periodo sul rilancio del territorio, legalità, ambiente, scuola e diritti.
Possibile è già una novità importante che desta molta curiosità ed interesse nel panorama politico nazionale. Stimolato da Pippo Civati è il nuovo frame in cui tutti gli attori della società avranno un ruolo attivo, perché anche in questi tempi in cui si tenta di cancellare la cultura di sinistra, la speranza si chiama sempre allo stesso modo: impegno.
Storicamente in Italia i nuovi partiti sono nati per scissione o per federazione. Possibile, invece, nasce invece per la decisione spontanea dei singoli cittadini che decidono di iscriversi online attraverso il sito www.possibile.com condividendo i principi del Patto Repubblicano in cui in 10 punti si richiede: l’investimento prioritario su istruzione, università e ricerca; una legge elettorale che restituisca al popolo la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, attraverso collegi uninominali, utilizzando il sistema già previsto del Mattarellum per il Senato, selezionando i candidati in base a elezioni primarie regolate per legge. Punti che proseguono chiedendo una legge sui partiti politici, che assicuri democrazia interna, attraverso organi davvero rappresentativi e modalità di consultazione diretta di iscritti e militanti; una riforma costituzionale snella, semplice ed efficace, con la fine del bicameralismo perfetto e meno parlamentari con indennità ridotte; una legge di prevenzione del conflitto di interesse.
Sui temi dell’economia e dell’ambiente, una vera riconversione ecologica dell'economia e delle società, con una agricoltura che premi la qualità, azzeramento di consumo di suolo, rifiuti zero, nuova mobilità, attenzione europea alla politica energetica; il reddito minimo garantito: uno strumento presente in tutte le nazioni europee che permetta di passare da precarietà a flessibilità. Attenzione anche ai diritti fondamentali della persona a partire da una legge sulla parità, sul modello di quella francese per superare la questione maschile. Pieno riconoscimento dei diritti civili: dai matrimoni egualitari ai trattamenti di fine vita; legalità: cancellazione leggi ad personam, condizioni di funzionalità del sistema giudiziario, intervenire su prescrizione, legalizzazione delle droghe leggere, revisione del fisco per rendere effettiva la progressività richiesta dalla costituzione, semplificazione fiscale e contrasto all'evasione.
L’appuntamento si svolge in un momento particolare della politica provinciale e a Frosinone in particolare. Il punto segnato dall’opinione pubblica cittadina contro la maggioranza (?) di destra-centro che governa (?) la città di Frosinone ci conforta. Già in passato sostenemmo l’idea del parco archeologico delle Terme Romane e non a caso la nostra prima presa di posizione è stata proprio su di un bene comune come questo. Una realtà su cui deve costruirsi una progettualità sostenibile, anche dal punto di vista economico, per valorizzarla, costruendo un terreno di incontro tra politica partitica e quella della cittadinanza attiva. Proprio questi cittadini, certamente sempre studenti attenti, nel vedere l’atteggiamento dei consiglieri della maggioranza (?) che sostiene (?) Ottaviani, a cui facciamo i nostri migliori auguri di una prontissima guarigione, avranno avuto chiara l’immagine dei capponi di Renzo: coscienti del proprio destino soccombente si sono persi nel litigare fra di loro. Non serve poi abbaiare in modo sguaiato e scomposto alla luna, utilizzando categorie davvero mostruose e fuori luogo come fascismi e foibe. Non ci sembra proprio che il presidente del Consiglio Comunale durante la seduta abbia avuto segnalato che ci si trovasse in una, citiamo, “guerriglia incivile”. Piuttosto di Terme romane, e della loro valorizzazione, ne parlava lo stesso sindaco nel suo programma elettorale. O non se lo ricorda più, o, peggio, il programma è solo carta straccia? Dia piuttosto seguito alla delibera di iniziativa popolare per la valorizzazione e la tutela del patrimonio archeologico dell’area attigua alla villa, voluta da 1200 cittadini e 60 associazioni e votata all’unanimità in consiglio comunale il 14 settembre 2011.

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Informazione e democrazia oggi

informazioneoggi 350 260di Elia Fiorillo - Sempre più nella società moderna la formazione dell'opinione pubblica, nel bene e nel male, è affidata ai mezzi di comunicazione di massa. Dai giornali, alla televisione, alle agenzie di stampa, al web. Da come vengono proposti ed interpretati dai media i fatti, le notizie, così la pubblica opinione si "modella", formandosi.

Ben si può comprendere allora come sia vitale per la democrazia che l'informazione fornita dai media non sia artefatta da interessi di vario genere: politici, economici, di potere tout court. I regimi non democratici quando arrivano a conquistare il "potere" cancellano in toto la libera informazione. È un'operazione matematica. "L'informazione è potere" e chi il potere l'ha conquistato in modo autoritario, e vuol mantenerlo, deve controllare i messaggi destinati al popolo, che in questo caso "sovrano" non lo sarà mai. Sovrano il popolo lo è solo dove la democrazia regna e dove l'informazione è pluralista. Ma anche in paesi democratici il rischio dei messaggi farlocchi è grande. Specie quando l'editoria è in poche mani. Quando l'imprenditore-editore fa più mestieri ed utilizza la proprietà editoriale per "spalleggiare-sostenere" (sic) le sue attività in altri settori. La lottizzazione della Rai, ovvero del servizio pubblico, ad opera dei partiti, non può suonare rassicurante per i cittadini sull'obiettività dei prodotti informativi. Ciò al di là della professionalità dei giornalisti che lavorano in Rai. È il meccanismo che diventa perverso e va a penalizzare spesso, tra gli altri, proprio gli addetti all'informazione, facendoli perdere credibilità nell'opinione pubblica.

Di queste tematiche si è discusso all'Assemblea nazionale delle cooperative, ed altre realtà non profit, tenuta all'Expo di Milano. "Editoria ed emittenza tra innovazione, qualità, e pluralismo" è stato il tema dell'iniziativa.

Certo, le tecniche per dare ai cittadini il diritto ad essere informati sono cambiate negli ultimi anni. Il passaggio al digitale ha significato rompere acquisiti schemi giornalistici. La rapidità con cui le notizie si propagano nel web è tale che il controllo delle "fonti" non è esercitato. E chi dovrebbe e potrebbe esercitarlo in mancanza di regole? Il web appare come una pentola dove tutto ribolle e dove il vero e il falso si fondono e confondono. Il futuro passerà sempre di più da questo canale, ma anche da imprese editoriali capaci di dare ai lettori un'informazione scrupolosa fatta da giornalisti. Sbaglia chi dà per morta la “carta stampata”. Ci sarà un suo ridimensionamento, un percorso rifondativo, ma non scomparirà. Non è un caso che aziende Usa che hanno avuto successo con Internet comprano giornali, non certamente per eliminare un concorrente.

Se è vero che il pluralismo dell’informazione è la linfa vitale per la democrazia, allora esso va sostenuto con adeguate risorse pubbliche, senza che ciò sia condizionante per la libertà con cui deve operare. I finanziamenti per l’editoria ci sono nel nostro Paese, ma vanno potenziati e meglio distribuiti. Sul tema così delicato c’è una mancanza di dibattito politico che preoccupa. E’ indice d’insensibilità sulla tematica che è vista più come un “favore” agli editori - possibilmente amici - che non una vera “necessità” per la comunità tutta. Pare che entro l’estate qualche provvedimento riguardante i giornali dovrebbe arrivare da Palazzo Chigi. In seguito dovrebbe essere varata la tanto attesa riforma del Servizio Pubblico. Il vero problema da superare nei finanziamenti all’editoria è la “straordinarietà” che non consente tranquillità operativa e di programmazione nel medio e lungo periodo. Un “fondo per il pluralismo dell’informazione” dovrebbe accorpare i mille rivoli, che pur ci sono, che finanziano l’editoria.

Non sono pochi i casi denunciati dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione della Stampa di media che sfruttano i giornalisti pur ricevendo il finanziamento pubblico. E’ una storia che deve finire con regole che tutelino gli addetti all’informazione e mettano fuori gioco chi fa cattivo uso delle risorse pubbliche. L’editoria così detta minore, non profit, quella che mette insieme in cooperative giornalisti e tecnici, va potenziata ed adeguatamente sostenuta. Queste sono le voci capillari, territoriali, del pluralismo informativo, che spesso aiutano il lettore a capire complesse dinamiche nazionali.

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Oggi da Roma messaggi per sperare

redditominimo 350 260di Ignazio Mazzoli - Mentre, oggi, si avvia la seconda giornata dell'assemblea per la Coalizione sociale che vuole unire ciò che è diviso (ne parleremo diffusamente a conclusione dei suoi lavori ndr), Roma ospita anche la mobilitazione, promossa dal Bin (Basic Incom Network), dal Cilap (Collegamento Italiano Lotta Povertà European Anti Poverty Network) e da molte realtà sociali e studentesche che hanno aderito alla giornata nazionale della dignità e per il reddito. Si impongono riflessioni ed azioni all'altezza della sfida per rispondere alla spaventosa crisi sociale e morale che sta scuotendo l'intera società. Mentre c'è chi inneggia alle ruspe, scopriamo invece attraverso Mafia Capitale un sistema di collusione e corruzione che ha superato ogni limite e svelato una profonda commistione con la politica istituzionale. "I più deboli e gli ultimi come schiavi e carne da macello sui quali costruire prima le proprie fortune economiche e poi quelle politiche, facendoci odiare gli oppressi ed amare gli oppressori", dice don Giuseppe Gambardella, coordinatore nazionale di Miseria Ladra Libera/Gruppo Abele
Complici la difficile fase economica e il calo dei redditi delle famiglie, ad ogni tornata elettorale (amministrative comprese) si infiamma il dibattito sul reddito di cittadinanza, ovvero sulla proposta di reddito minimo garantito a tutti i cittadini - anche disoccupati - sostenuta da tempo dal M5S, ma che ha trovato ospitalità (e formule alternative) anche presso altre formazioni politiche. Nell'ultimo mese di maggio molte migliaia di post hanno dato conto delle opinioni, in Rete sui social network, su un tema che muove i sentimenti di giustizia e di equità degli italiani, alle prese con una quotidianità che ormai ha acuito le disuguaglianze di reddito e di opportunità.
Oggi si scende in piazza per priorità irrinunciabili e non più rinviabili. Ma se nel dibattito politico ciò non avviene, dobbiamo accettare di essere dinanzi ad una politica che è in parte il riflesso del paese e che evidentemente non considera queste come priorità. Uno scenario nuovo consolidato proprio dalla crisi, dalle privazioni e dai ricatti che ne conseguono in assenza di certezza di diritto, nel quale l'impegno e la partecipazione attiva diventano ancora più importanti, costituendo un argine democratico alla deriva che rischia di travolgere completamente la nostra democrazia.
Con l'iniziativa di oggi si indica nell'istituzione del reddito di dignità una delle principali proposte che movimenti e società civile portano avanti in tutta Europa per affrontare e risolvere la crisi. Il nostro paese è l'unico insieme alla Grecia a non aver adottato ancora questa misura che l'Europa ci chiede già dal 1992 e sia proprio tra i paesi con le più gravi diseguaglianze sociali ed i peggiori indici di dispersione scolastica, corruzione, working poors e povertà minorile. Dal 2008 al 2014 la crisi in Italia ed Europa secondo i dati Istat ha più che raddoppiato i numeri della povertà relativa ed assoluta. Più la povertà aumenta, più le diseguaglianze si ampliano, più le mafie e la corruzione come abbiamo visto si rafforzano. Per questo in Italia è necessario avere una misura come il reddito minimo o di cittadinanza. Uno scenario che non è lontano dai nostri territori con una disoccupazione che riguarda 115.00 nostri concittadini.
Dal 16 ottobre 2010, il Parlamento Europeo chiede all'Italia di varare una legge che introduca un "reddito minimo, nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva". Una piattaforma per il Reddito di Dignità è disponibile sul sito www.campagnareddito.eu, ed ha già ottenuto l'adesione di tutti i gruppi parlamentari del M5S, di Sel, di Area Riformista del Pd e di altri parlamentari del gruppo misto..
Che cosa significherebbe in termini di aiuto in questa nostra provincia, è quasi intuitivo apprezzarlo. Landini, dall'assemblea della Coalizione sociale propone una mobilitazione d'autunno sul reddito di cittadinanza, e intanto le strade della solidarietà possono essere numerose e più ravvicinate. Pe esempio mettendo su un "fondo di solidarietà per i discoccupati grazie agli operai che fanno gli straordinari per devolvere una parte di stipendio ad un fondo per colleghi più sfortunati". Ma ancora è bene ricordare che i comuni possono fare qualcosa: Il reddito di cittadinanza rientra nei livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire su tutto il territorio nazionale nell'ambito delle politiche di inclusione e coesione sociale promosse dalla Comunità Europea. Nel Lazio la Legge regionale n. 4/2009 si muove in questa ottica. Perché non se ne vedono gli effetti? I comuni di questa provincia la apllicano? Quanti? Anche in Campania esistono già misure di reddito di cittadinanza come contrasto alla povertà e all'esclusione, ma anche come strumento teso a favorire condizioni efficaci di inserimento e reinserimento lavorativo. Già perché "Il reddito minimo o di cittadinanza, è un supporto al disagio che garantisce una rete di sicurezza per chi non riesce a trovare un lavoro, per chi ha un lavoro che però non garantisce una vita dignitosa, per chi non può accedere a sistemi di sicurezza sociale adeguati". E' una misura necessaria.
E' inaccettabile la posizione del Presidente del consiglio Matteo Renzi che definisce questa misura incostituzionale perché l'Italia è un Repubblica fondata sul lavoro, e si ricorda dell'articolo uno solo per dire no ad una misura di ammortizzatore sociale dopo aver massacrato i diritti dei lavoratori? L'esercito di braccia a poco prezzo deve essere proprio sterminato per lor signori?

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