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Cara Europa è l'ora di diventare adulta...

UE UCRAINA MONDO

..con autonomo senso critico per avere un ruolo nel modo di oggi

di Ermisio Mazzocchi
bruxelles parlamento europeoL'incremento della spesa militare dei paesi dell'Unione Europea sulla base di una decisone condivisa (Versailles 10-11 marzo 2022) della NATO per portare al 2% del PIL il riarmo militare, appare come una dichiarazione bellicosa e non ha nulla a che fare con il conflitto Russia - Ucraina. Emergono chiaramente da questa scelta una logica di riarmo e uno spirito bellicista dietro i quali si muovono interessi enormi dell'industria militare e si favoriscono privilegi finanziari.
L'UE non ha mai colmato il vuoto di una costituzione di una difesa comune che presuppone la formazione di un unico esercito.
Il suo programma di difesa complessivo per sostenere lo sviluppo e la ricerca dei sistemi militari prevede un budget di quasi 8 miliardi di euro (Fondo europeo per la difesa) per il periodo 2021 - 2027 che serve a preparare l'Azione di ricerca della difesa con 90 milioni di euro destinati dall'UE a 18 progetti di ricerca e con 500 milioni di euro per lo sviluppo dei prodotti e delle tecnologie di difesa.
Un totale di quasi 600 milioni di euro che sono andati a finanziare anche società private impegnate nel commercio di armi e di tecnologie. Il 68,4% dei fondi a sostegno dell'industria militare è andato all'Italia, Germania, Francia e Spagna. Tra i principali beneficiari l'italiana Leonardo - fabbrica di armi - di cui il nostro Stato è il principale azionista e che ha ricevuto fino a oggi (marzo 2022) come finanziamenti per la difesa ben 28,7 milioni di euro.

L'UE ha come obiettivo diventare una potenza militare globale con adeguati fondi e precisi programmi. Di fatto il risultato sarà l'aumento delle esportazioni di armi europee che alimenterà la corsa globale agli armamenti e che inevitabilmente porterà a più guerre, maggiori distruzioni, perdita di vite umane e massicce emigrazioni.
L'instabilità politica, un riordino territoriale non sono le sole cause dei conflitti.
Oggi più che nel passato sono molteplici i fattori che producono questa accelerazione alla corsa agli armamenti.

La nostra vita è messa in pericolo dall'inquinamento globale, dai cambiamenti climatici, (negli ultimi 20 anni inondazioni e siccità hanno colpito oltre tre miliardi di persone), dalla desertificazione di immense aree del pianeta (nel mondo, ogni ora vanno persi 1300 ettari di terra coltivabile, a causa di siccità e desertificazione e oltre il 75% della superficie terrestre è già degradata e nell'Unione Europea l'8% del territorio, interessante 13 Stati, è a rischio desertificazione, inoltre in Italia è a rischio è il 20% della superficie totale), dal prosciugamento delle acque, da nuove e pericolose epidemie.

Questi processi degradanti del pianeta in un quadro più complesso delle profonde criticità ambientali, agroalimentari e energetiche potrebbero esse causa di conflitti, di guerre, di golpe, di una emigrazione incontrollabile.
La corsa alle armi, pertanto, sarebbe giustificata anche per far fronte alle nuove necessità prodotte dalle alterazioni climatiche e dal controllo delle risorse del pianeta e per tutelare gli interessi economici e geostrategici globali.

In questa logica va collocato il conflitto russo-ucraino per il quale l'UE, a oggi, non ha trovato la sua unità se non per interventi sanzionatori e di solidarietà, di aiuti militari e umanitari.
Ogni singolo Stato membro dell'UE ha percorso individualmente il sentiero del riarmo allineandosi alle richieste della NATO (il famoso 2%) i cui obiettivi e interessi coincidono con quelli degli USA.
La Germania ha adottato l'aumento del 2% del PIL per "la preparazione dello strumento militare del Paese" e istituisce un fondo di 100 miliardi di euro destinati a rafforzare le capacità di difesa.
Non da meno è la Francia che ritiene il potenziamento delle forze armate "storico e necessario" e approva il 2%. Circa 24 miliardi di sterline sono stati investiti dal'Inghilterra, che lancia il più grande piano di finanziamenti militari dalla fine della guerra fredda.
Su questa stessa impostazione sono l'Australia con un aumento del 40% delle spese militari, preoccupata della presenza cinese nell'Indo-Pacifico; la Polonia con circa 13 miliardi per mettere in guardia la Russia (prima del conflitto) dal condurre azioni ostili nell'Europa dell'est; la Svezia con un aumento del 40%, ritenendo la Russia la sua minaccia più insidiosa; la Grecia con oltre 15 miliardi di spesa; il Belgio con 14 miliardi.

Tutti i 30 paesi aderenti alla Nato hanno applicato l'aumento del 2% del PIL per il riarmo militare del proprio paese.
La Camera dei deputati ha approvato, il 16 marzo del 2022, l'ordine del giorno che impegna il Governo ad aumentare le spese per la Difesa verso il traguardo del 2% del PIL secondo quanto richiesto dalla NATO.
Il che significa passare dai 68 milioni attuali ai 104 milioni al giorno e dai 25 ai 38 miliardi ogni anno.
Questo è solo l'ultimo atto di una serie di scelte compiute negli anni precedenti per il finanziamento militare.

Nel 2021 il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha sottoposto all'approvazione del parlamento 18 programmi di riarmo per un valore di 11 miliardi di euro e un onere previsto di 23 miliardi di euro. Nello stesso anno egli emana la "Direttiva per la politica della Difesa" in cui afferma che l'Italia "deve disporre di uno strumento militare in grado di esprimere le capacità militari evolute di cui il Paese necessita per tutelare i propri interessi nazionali volte al consolidamento del vantaggio tecnologico e, quindi, della competitività dell'industria nazionale del settore". Il che vuol dire favorire l'industria degli armamenti.
Siamo in presenza di una vera e propria escalation militare dell'UE. Il che non toglie che essa rinunci alla sottomissione della protezione americana e quindi ad avere una sua autonomia militare con un esercito comune.

Si presenta pertanto nuovamente il tema di una difesa comune europea e la creazione di una forza militare autonoma che potrebbe decidere di essere connessa con la Nato, ma indipendente nelle sue scelte e senza ricorrere alla protezione americana.
Il riarmo di queste dimensioni e un'Europa che incrementa poderosamente i suoi arsenali militari sono un potenziale pericolo di conflitti che inseguono logiche di interessi delle singole nazioni.
Oggi l'UE è apparentemente unita perché ognuno ha pensato come meglio poteva arricchire il suo armamentario bellico.
Ciascuno dei 30 Stati dell'UE ha le sue forze armate organizzate secondo propri criteri ed esigenze nazionali. In definitiva essa si presenta frammentata e pertanto priva di una rilevante politica sul piano internazionale.
Un risultato inevitabile per l'assenza di una unitaria politica di difesa e di quella estera dell'UE che potrebbero giustificare la costituzione di un unico esercito e avvalersi di quanto ciascun Stato impiega nel finanziare un proprio esercito.
Altrimenti il rischio è quello di andare in ordine sparso e non si capirebbe quali sarebbero i motivi di questo dispiego di denaro per il riarmo.

La guerra russo - ucraina ha solo scoperto il coperchio di una pentola in ebollizione e ha offerto agli Stati europei il pretesto per rafforzare al massimo la propria potenza di "fuoco" e aprire una nuova era dei rapporti di forza nel mondo.
L'orizzonte è fosco non solo per l'evoluzione e la durata della guerra in Ucraina di cui non conosciamo né quali saranno gli esiti né quali saranno le condizioni di pace, ma anche per quello che si prospetta con i futuri mutamenti geopolitici nel mondo.

In tali mutamenti la Russia non è la protagonista assoluta.
Essa fa parte dello scacchiere internazionale dove si gioca la partita per il controllo delle materie prime e delle risorse energetiche del pianeta, i cui giocatori sono USA e Cina con in mezzo l'UE.
Il gioco significa controllare i paesi produttori di materie essenziali allo sviluppo delle tecnologie più avanzate.
Esse sono, per citare le più importanti, il cobalto, essenziale per i nostri dispositivi elettronici, le cui maggiori riserve sono nel Congo, dove spesso lavorano bambini pagati tre dollari al giorno e anche meno in condizioni di schiavitù e le cui le miniere appartengono ad aziende cinesi; il litio che si trova in abbondanza nel Nevada, indispensabile per le batterie elettriche fondamentali per la transizione energetica; il silicio necessario per la produzione di pannelli solari, le cui fabbriche sono in gran parte in possesso dei cinesi; l'alluminio che trova un sempre più largo utilizzo e la cui produzione è per un decimo nelle mani dei russi; il nichel, utile per le batterie elettriche, i cui principali produttori sono l'Indonesia e l'Australia

Queste materie, a cui se ne possono aggiungere delle altre, muovono gli interessi di molti paesi e il loro possesso può determinare conflitti.
E' pertanto necessario garantire la stabilità con l'obiettivo della pace e della cooperazione, garantita da equilibri economici.
Le armi non possono assolvere a questo compito, anzi determinano squilibri e ingiustizie, oltre a stragi e sofferenze. La guerra è da bandire come lo sono le spese militari perché si entra in una logica di pensiero di diffidenza bellicosa, di battaglia armata.
La spesa militare nel mondo nel 2020 è stata di 2.000 miliardi di dollari e ha avuto il solo scopo di costringere i popoli ad avere il fiato sospeso per il timore di una guerra nucleare.
Questa sarebbe l'ultima per i suoi effetti distruttivi e devastanti. Non potrebbe essercene un'altra.
La tragedia ucraina, per la cui fine è necessario arrivare subito al cessate il fuoco, non deve costituire strumento di pressione e di speculazione per trasferire risorse pubbliche dalla transizione ecologica e dalla spesa sociale alla spesa militare.
Si deve aprire in tutto il mondo un fronte ampio di grandi movimenti di pace.

Alle nuove generazioni, che devono essere protagoniste della pace, non possiamo lasciare e consegnare il "fucile".
Dobbiamo loro fornire dei valori, strumenti necessari, per costruire un mondo di serena convivenza e di solidarietà e perché non siano in balia dei "pazzi" come dice Papa Francesco.
Siamo all'inizio di un nuovo secolo che si è presentato con molte incognite ed è travagliato da ingiustizie, disuguaglianze, guerre e conflitti.
Dipenderà dalla volontà degli uomini renderlo sicuro e pacifico.

26 marzo 2022

 

 

 

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"Stop ai combattimenti". Ora la Cina si schiera: cosa chiede Pechino

 

Il ministro degli Esteri di Pechino interviene: "Interrompere i combattimenti"

di Samuele Finetti da ilgiornale.it
Xi Jinping 360 minI tentennamenti. L'astensione alle Nazioni Unite sulla risoluzione dell'Assemblea generale che condannava l'aggressione russa all'Ucraina e chiedeva il ritiro delle truppe di Mosca. Lo scoop del New York Times sulla richiesta di posticipare l'attacco per poter celebrare senza intoppi le olimpiadi in casa propria. Oggi, a nove giorni dalle prime bombe cadute, la Cina prende per la prima volta posizione contro la guerra.

Lo fa durante una telefonata il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi al segretario di Stato americano Anthony Blinken, che ha chiesto di potersi confrontarsi coll'omologo cinese. E Yi è stato chiaro: "I combattimenti si interrompano il prima possibile, tutelando le vite umane ed evitando crisi umanitarie su larga scala". L'obiettivo, dunque, è individuato: la Cina incoraggia negoziati diretti, come riporta il Global Times, uno degli organi ufficiali del Partito comunista cinese. Che Russia e Ucraina tornino a parlarsi, insomma, con la fondamentale cooperazione della comunità internazionale per favorive un esito che interrompa l'aggressione russa. "Il negoziato potrebbe non andare liscio, ma la comunità deve continuare a cooperare e a sostenerlo", ha continuato Wang.

Ma il capo della diplomazia del Dragone ha allargato il quadro anche all'Unione europea, chiedendo che le autorità di Bruxelles vengano incluse nei negoziati - Pechino chiede che siano "dialoghi paritari" - con Russia, Nato e Stati Uniti in modo da poter "affrontare le contraddizioni e i problemi accumulati nel corso degli anni". Tuttavia, Yi non ha perso occasione per offrire una sponda a Mosca: l'allargamento dell'Alleanza atlantica verso est, sostiene, ha avuto un "impatto negativo" sulle preoccupazione di sicurezza della Russia, tesi che il presidente Vladimir Putin ha utilizzato come giustificazione per l'invasione di un Paese libero e sovrano. Il ministro degli Esteri cinese ha infine commentato l'ipotesi di un esercito comune europeo, chiedendo che sia "equilibrato, efficace e sostenibile".

 

 

 

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Evitata (per ora) una enorme crisi della democrazia italiana

E' emerso un interessante protagonismo del parlamento con la rielezione di Mattarella

di Alfiero Grandi
Fico Mattarella rielezione 29gen22 390 minÈ stata evitata, per ora, una crisi della democrazia italiana. Lo scampato pericolo grazie alla rielezione di Sergio Mattarella offre le basi per affrontare seriamente i problemi che sono all’origine di questa crisi, prima che sia troppo tardi. I vertici dei partiti sapevano da tempo che Mattarella era in scadenza e che aveva chiesto di non essere rieletto perché aveva in mente di fare altro nella vita, come ha ricordato agli “ambasciatori” che gli stavano comunicando la richiesta di rendersi disponibile alla rielezione alla Presidenza della Repubblica. La conferma di Mattarella Presidente della Repubblica – che a differenza di Napolitano non ha indicato scadenze più brevi del settennato – e di conseguenza di Draghi, offre un quadro di continuità. Non userei di stabilità perché vorrebbe dire non cogliere i guasti che hanno portato a questa crisi della democrazia italiana e sottovalutare i problemi dell’azione di governo fino alla scadenza della legislatura che meritano un articolo a parte.

Il primo prezzo di questa soluzione è la conferma del Presidente uscente per altri sette anni, ritenuta anzitutto dallo stesso Mattarella non opportuna (da ultimo lo ha detto in occasione del ricordo di Giovanni Leone) anche se non vietata dalla nostra Costituzione. 14 anni sono tanti per una carica istituzionale come il Presidente della Repubblica. Per questo sarebbe bene che il parlamento trovasse il modo di approvare la modifica della Costituzione che vieta la rielezione del Presidente in carica. Proposta di legge costituzionale che è già presentata in Senato. Il secondo aspetto che emerge con forza da questa soluzione è l’incapacità dell’attuale rappresentanza parlamentare di trovare un assetto politico stabile di governo, tranne quello rappresentato dal presidente Draghi proposto da Mattarella e sostenuto da un ampio arco di partiti. Solo questa soluzione è oggi in grado di portare alla fine la legislatura.

Le velleità di imporre una candidatura di destra per la Presidenza sono miseramente fallite, con la conseguenza di una crisi di credibilità verticale della destra.

Non a caso Meloni ha dichiarato che oggi in parlamento il centro destra non esiste più, mentre Salvini ha tentato fino all’ultimo di trovare una soluzione che unisse il centro destra e infatti se fosse passata qualcuna delle candidature proposte avrebbe provocato la crisi del governo Draghi. Il percorso ondivago di questa posizione aggressiva e sbruffona ha portato la destra a sbattere perché ha sbagliato dall’inizio la valutazione, non aveva la maggioranza tra i grandi elettori e ha preteso di comportarsi come se l’avesse, dopo averlo strombazzato ai quattro venti si è convinta della sua stessa propaganda. Questo ha indotto a provarci prima Berlusconi, che si è ritirato sull’orlo del burrone politico dopo avere tenuto il paese sulla corda, dimostrando la centralità che ha sul centro destra, malgrado tutto. Salvini ha bruciato candidature di varia natura dimostrando di essere incapace di una strategia politica che non sia una carica a testa bassa e ha fallito, Meloni non è riuscita nell’intento di fare saltare la coalizione. Entrambi hanno lasciato a Berlusconi ancora una volta il ruolo politico principale.

Pd, Leu, Movimento 5Stelle hanno affrontato questa prova con esiti diversi. Il Pd può non essere del tutto insoddisfatto, purché ricordi che ha dovuto ricorrere all’usato sicuro perché nessun’altra scelta si è rivelata possibile e dovrebbe riflettere se una valutazione più realistica non avrebbe potuto individuare fin dall’inizio la rielezione di Mattarella come l’unica soluzione possibile, tenuto conto che lo schieramento alternativo alla destra aveva nel M5Stelle un soggetto politico impossibilitato a soluzioni diverse, visto che il suo presupposto irrinunciabile è stato dall’inizio non cambiare il governo Draghi, per il terrore di elezioni anticipate. L’articolazione tra Conte e Di Maio nel M5Stelle non è questione di poco conto perché sullo sfondo è evidente uno sbandamento di Conte nei rapporti con Salvini.

Tuttavia lo sguardo deve andare in profondità per capire la natura della crisi della democrazia italiana. Per questo la riflessione non può limitarsi alla congiuntura dell’elezione di Mattarella.

Qualche giorno prima dell’inizio del voto per scegliere il Presidente della Repubblica c’è stata l’elezione della nuova deputata che ha sostituito Gualtieri, eletto sindaco di Roma. Cecilia D’Elia era una buona candidatura ed è stata eletta con il 59% dei voti, tanti in percentuale, purtroppo su una base dell’11% di votanti, quindi con il voto del 7% degli elettori. È l’ennesimo segnale che il distacco tra elettori ed eletti in Italia è arrivato a livelli di guardia. Continuando così si rischia di avere gli astenuti in maggioranza nelle prossime elezioni politiche e questo è un problema serio per la democrazia. Questa fase ha avuto un momento importante quando Bonaccini in Emilia Romagna nel 2014 fu eletto Presidente con una buona maggioranza ma su un 37% di partecipanti, che per questa regione è uno shock su cui non si è voluto riflettere per tempo. Del resto, non discutere dei problemi scottanti è purtroppo un’abitudine politica nel Pd e nelle sinistre. Ancora oggi non c’è stata una discussione sulla direzione politica di Renzi del Pd e sulla sua crisi verticale. Non sono d’accordo con D’Alema, il renzismo non è una malattia guarita spontaneamente, anzi è tuttora presente, non tanto per la persona in sé quanto per il significato che hanno le scelte fatte, il cui cambio andrebbe motivato. Invece l’impressione è che ci sia una vischiosità politica che continua e rende poco comprensibili le scelte politiche, anche quando sono diverse.

In ogni caso la questione di fondo è che il rapporto tra eletti ed elettori è ai livelli più bassi di sempre. Le elettrici e gli elettori vivono con distacco, con alterità quanto accade nelle istituzioni, parlamento in particolare, non si sentono rappresentati.

L’attacco al parlamento ha radici lontane. Eppure il parlamento è il perno del nostro sistema democratico e ha avuto un punto di forte crisi quando su iniziativa del M5Stelle, e per la subalternità degli altri partiti, è stato approvato il taglio del numero dei parlamentari. Il taglio è come dire che i parlamentari sono troppi e, per il ruolo che svolgono se ne può fare a meno, sottovalutando drammaticamente le conseguenze di questa decisione, che purtroppo è stata approvata dagli stessi parlamentari che in questo modo sono diventati corresponsabili, mentre avrebbero dovuto opporsi o almeno opporre una linea minimamente razionale, come poteva essere proporre il monocameralismo con 600 deputati e semmai attribuire al Senato la funzione di rapporto con le regioni come avviene in altri paesi. Il parlamento ha preso un colpo pesante, che si è aggiunto ad una credibilità già compromessa. I parlamentari hanno fatto autogoal con l’approvazione del taglio ma avevano già commesso errori tremendi quando hanno approvato a maggioranza (di destra) che Ruby è la nipote di Mubarak (su ordine di Berlusconi) e in seguito hanno accettato da tempo di subire una primazia del governo (non costituzionale) con provvedimenti come i decreti legge, i maxiemendamenti, i voti di fiducia a valanga che di fatto sono una modifica della Costituzione, nello spirito e nella pratica.

La novità è che nell’elezione di Mattarella è emerso un protagonismo del parlamento interessante.

Certo, ci sono stati promotori del voto dei grandi elettori a favore di Mattarella, in contrasto con diverse indicazioni dei gruppi. Tuttavia è un fatto che il voto dei parlamentari per Mattarella ha finito per indicare la soluzione allo stallo politico nell’elezione del Presidente della Repubblica. È corretto che il parlamento si esprima e prenda posizione. Meglio tardi che mai. Nessuno si aspettava questa vitalità, che contrasta vistosamente con i conciliaboli ristretti quanto inconcludenti dei leader. È un buon segnale, da coltivare e incoraggiare, soprattutto in vista della ripresa dell’azione del Governo. Tanti si stanno rendendo conto che un nuovo sistema elettorale è decisivo per risollevare la credibilità della rappresentanza parlamentare, che è decisiva per il nostro sistema democratico. È evidente che nella destra, e non solo, c’è la tentazione forte di rilanciare il presidenzialismo, cioè la personalizzazione esasperata della politica e soprattutto il passaggio da un Presidente di garanzia a un Presidente che è il capo di una delle fazioni in campo e questo vorrebbe dire cambiare inevitabilmente buona parte della Costituzione, dei ruoli delle istituzioni e dei poteri del Presidente. In sostanza un’altra Costituzione, accantonando quella del 1948, nata dalla Resistenza.

Sarebbe un errore clamoroso per le sinistre e i democratici del nostro paese accettare di mettere in discussione il patto costituzionale, che – come ha scritto benissimo Domenico Gallo – è la nostra patria.

So bene che ci sono state tentazioni di modifiche di fondo della Costituzione anche a sinistra, dalla bicamerale fino alla “deformazione” costituzionale renziana. Sarebbe bene chiudere questo improvvido capitolo. Basta pensare alla riforma del Titolo V, voluta dalle sinistre, che tanti guai rischia di dare senza alcune modifiche di fondo che escludano l’autonomia regionale differenziata come grimaldello per la divisione dell’Italia e la spaccatura dei diritti fondamentali degli italiani. Il primo indispensabile rimedio è una nuova legge elettorale proporzionale che dia la possibilità alle elettrici e agli elettori di scegliere alle prossime elezioni direttamente i loro parlamentari, avviando la ricostruzione di un nuovo rapporto di fiducia. Oggi i leader dei partiti scelgono dall’alto chi fare eleggere, questo stabilisce un legame di fedeltà e dipendenza dei parlamentari. È questa la spiegazione di come il Pd abbia subito l’esodo non di un singolo parlamentare ma di un intero partito (Italia viva). Troppi si attardano a negare la lezione storica che ha portato con il maggioritario guai a tutte le coalizioni. Il secondo governo Prodi è andato in crisi malgrado la maggioranza, Berlusconi è andato in crisi malgrado la maggioranza bulgara conquistata nel 2008. Il maggioritario non ha portato fortuna a nessuno.

Il secondo punto è la riforma democratica dei partiti ex art. 49 e ristabilire un finanziamento pubblico moderno e controllato dei partiti (a correzione della partecipazione politica riservata ai ricchi) con norme draconiane di controllo. Potrebbero essere contributi ad un rilancio del ruolo dei partiti per tentare di superare la loro riduzione al ruolo di comitati elettorali. A questo va aggiunto che i partiti hanno bisogno di cultura politica, di progetti, di visione del futuro, tanto più in una fase in cui sono in discussione questioni di fondo come l’ambiente, la vita stessa, la pace, il ruolo del lavoro, ecc…

La pandemia ha ridotto le relazioni sociali collettive, per questo occorre rilanciare tutte le forme possibili di partecipazione e protagonismo democratici. Non tutto può essere risolto dai partiti. Anzi su questioni di fondo è indispensabile avere un’iniziativa sociale che pretende risposte politiche. Penso di nuovo al clima, all’ambiente, come dimostra la discussione sulla tassonomia europea. Occorre una reazione corale di tutte le forme associative per correggere la direzione di marcia che interessi grevi e conservatori rischiano di deviare dal progetto di lungo termine.
La petizione contro gas e nucleare nella tassonomia europea nel frattempo è prossima a 150.000 firme.

Alfiero Grandi su www.jobsnews.it il 31 gen 2022

 

 

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Ora anche una Concorsopoli bis dopo Allumiere

CRONACHE&COMMENTI

Concorsopoli bis, quella delle Asl Roma 4 e Roma 5

RegioneLazio 370 GeosNews minNon solo lo scandalo delle assunzioni politiche di Allumiere. Ora finisce sotto inchiesta anche la Concorsopoli bis, quella delle Asl Roma 4 e Roma 5. La procura vuole vederci chiaro e così lo scorso venerdì i pm di piazzale Clodio hanno spedito la Guardia di Finanza negli uffici della prima delle due aziende sanitarie. La missione? Prendere copia di tutti gli atti della procedura.

Una selezione contestatissima. Per i 22 posti da impiegato in palio si è fatta avanti una nutrita batteria di assessori e consiglieri di centrosinistra e centrodestra, il portaborse di un deputato di Forza Italia, figli, mogli e parenti di dirigenti, sindacalisti e politici di ogni livello e grado. Tra gli ultimi c'è anche Manrico Brogi, vicesindaco di Allumiere. Già, proprio il paesino sui monti della Tolfa in cui è nata e poi deflagrata la Concorsopoli originale.

Una serie di candidature fin qui più che legittime, certo. Fatto sta che l'intero iter era stato comunque bloccato dalla direzione Salute della Regione a inizio giugno, mentre la bufera di Allumiere portava alle dimissioni di Mauro Buschini, presidente dem del Consiglio regionale. Lo stop veniva decretato tanto per questioni di "non piena legittimità" della prova che di "opportunità".

Le fonti delle notizie

Concorsopoli in Regione Lazio, divieto di dimora per il presidente della commissione
di Andrea Ossino
26 Luglio 2021

Nei test a risposta multipla completati dai candidati alla Fiera di Roma lo scorso 27 gennaio, infatti, i sindacalisti della Fials hanno trovato una serie di errori in grado di cambiare l'esito finale del quiz. Quattro delle 30 domande sottoposte a chi ha partecipato al concorso sarebbero fallate. Impossibile, secondo la Regione, andare avanti con una prova del genere.
Dopo il congelamento delle graduatorie, però, 25 dei partecipanti si sono rivolti al Tar del Lazio. Ricorso fortunato: giusto un mese fa i magistrati amministrativi hanno dato ragione ai candidati spiegando che non bastano pochi quesiti sospetti, quiz in cui sarebbero stati rinvenuti "elementi di non piena legittimità", per annullare l'intera prova.

La 'concorsopoli' della Regione Lazio, atto finale: "Annullare le assunzioni politiche"
di Lorenzo D'Albergo
09 Agosto 2021

Ma il braccio di ferro giudiziario non è ancora finito: ora balla il controricorso al Consiglio di Stato con cui l'Asl Roma 4 vuole bloccare di nuovo il concorso. La ricostruzione dei legali dell'azienda sanitaria che tra le altre serve Civitavecchia e Bracciano mette in fila i quesiti errati, da quello sulle autorizzazioni sanitarie per la produzione e la vendita di cibi e bevande a quello sulle prerogative del Presidente della Repubblica. Quiz "mal formulati", "criptici". "L'operato della commissione appare dubbio", si legge nel ricorso della Asl.
Che poi conclude: "I punti che sono stati attribuiti in modo discrezionale son ben 4 su 30, un punteggio dunque tale non solo da stravolgere la graduatoria, ma anche da rendere incerto l'intero esito del concorso, non potendo l'azienda fare affidamento sull'effettiva individuazione dei candidati migliori". Fin qui la lite in punta di penna sugli aspetti amministrativi. Da adesso in poi spetta alla procura dire se dietro alle valutazioni falsate e alle risposte date comunque per buone c'è qualcosa in più di un mero errore.

 

Segnalato da Ina Camilli

 

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“Leggere leggeri all’ora del tè 2021”

LIBRI E AUTORI 

Sabato 16 ottobre 2021, ore 21, Mercato Coperto, Via Sobrero, Colleferro, Roma

di Associazione Gruppo Logos
Rodari 390 minQuinto e ultimo appuntamento di “Leggere leggeri all’ora del tè 2021”, GIANNI RODARI, UNA SCUOLA GRANDE COME IL MONDO, favole, racconti, filastrocche, canzoni. Un classico della letteratura per l’infanzia per bambini di ogni età, dai 3 ai 103 anni. Sabato 16 ottobre 2021, ore 21, Mercato Coperto, Via Sobrero, Colleferro, Roma.

Il ciclo di incontri Leggere leggeri all’ora del tè di Marcello Teodonio con Maurizio Mosetti, a cura dell’Associazione Culturale Gruppo Logos con il contributo del Comune di Colleferro, presenta un quadro di proposte di incontri che uniscono il piacere della letteratura e la chiarezza dell’esposizione. La formula è semplice e collaudata e si sintetizza nel titolo: “leggere leggeri”… Così il professore introduce, ricorda gli elementi fondamentali, le curiosità, i contesti; l’attore interpreta, entra nel testo, lo ritrova, sempre rispettandolo nella sua integrità. Ne viene fuori un’ora e mezzo di letture e di impressioni, di scoperte e di rivisitazioni, di emozioni, di risate e di riflessioni, eleganti, intense, originali. Nessun pregiudizio di moduli o di contenuti, nessuna tesi da dimostrare, nessuna spocchia da esibire: solo il piacere di incontrarsi, confrontarsi, farsi compagnia, risvegliare ricordi, suscitare domande, trovare parole, e magari risposte.

Sabato 16 ottobre, ore 21

GIANNI RODARI, UNA SCUOLA GRANDE COME IL MONDO,

Mercato Coperto, Via Sobrero, Colleferro

 

 

L’accesso avverrà secondo protocollo anti-contagio COVID 19 con obbligo di possesso di CERTIFICAZIONE VERDE COVID 19 (GREEN PASS) come da Decreto Legge 23 luglio 2021, n.105.
Info:39.328.3893642
mail:
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“Grazie all’interessamento di…”. E' ora di finirla

 PER UNA POLITICA SERIA

Terza edizione su "ringraziamento"...

di Mario Costa
Antonio La Trippa 370 minC’è una cosa di difficile digeribilità, peraltro in progressiva crescita negli ultimi tempi. Una cosa che prima si corregge, meglio è. Ove ciò avvenisse, ne beneficerebbero anzitutto gli stessi inconsapevoli rappresentanti del popolo della cui fastidiosa cosa, invece, la maggior parte di essi, par di capire, si senta ingenuamente gratificata. E ne beneficerebbe, naturalmente, il buon costume attinente al doveroso rispetto della capacità di giudizio critico dei cittadini stessi.

La cosa (continuiamo a chiamarla così), che illusoriamente si pensava archiviata, ci riporta ai tempi lontani dei “forchettoni” di democristiana memoria. Riguarda i “ringraziamenti” (rigorosamente personalizzati, si tenga ben presente) per il finanziamento di un’opera. Sia essa una strada, un ponticello, una struttura pubblica da rimettere su o foss’anche una sagra paesana. Puntuale pare debba scattare l’ormai obbligato “grazie” da parte dell’ossequioso subordinato periferico, fedele al “santo protettore” di riferimento. Quasi come “per grazia ricevuta “.

Si tratta qui di un ritorno – consapevole o inconsapevole, ci sfugge - ai tempi assai poco gloriosi di “Antonio la Trippa”, un onorevole in pectore, magistralmente interpretato dal grande Totò in un divertente film, una parte del quale ambientata nella nostra cara cittadina di Roccasecca.
“Grazie all’interessamento dell’onorevole… (il nome e il cognome, per la maggiore visibilità, vergato in grassetto e a caratteri grandi - n.d.r.-) è stato accordato un finanziamento alla nostra città”, si leggeva sui manifesti. Strumento diretto, allora, per informare i cittadini in assenza dei social di là da venire. Il “nobile” fine era che i cittadini elettori quel “riguardo” lo tenessero a mente poi nella cabina elettorale. Seguiva, puntuale, con pari manifesto, l’ossequioso ringraziamento all’onorevole, magnanimo assai con i soldi pubblici, ovviamente.

Sembrava appunto, questa, cosa archiviata. L’elevamento della scuola dell’obbligo, la scolarizzazione diffusa, la progressiva crescita civica avevano dato una buona mano nel liberarci da tale (s)costumanza.
Erano altri tempi si direbbe. Ma, meno male, sembravano archiviati, appunto. A gente con più elevata scolarizzazione quel messaggio cominciava ad arrivare stonato. Chi ai piani alti doveva capirlo, l’aveva capito da quel dì ed aveva opportunamente accantonato quel tipo di sfacciata rivendicazione. Quel finanziamento che arrivava non per qualificata capacità selettiva dell’Esecutivo alto; non per la bravura di una amministrazione di intercettare con un progetto valido i fondi di un bando rivolto agli Enti locali; non perché di eccelsa qualità o di stringente priorità, il progetto, rispetto a quello di altri, ma arrivava (quel finanziamento) solo “grazie all’interessamento di …”, non poteva più funzionare.

Sì, perché, tranne pochi immancabili fessi, a nessuno sfuggiva più che l’eletto ad un’alta carica pubblica (un deputato o senatore nazionale, un assessore o consigliere regionale), onorevole carica per la quale era (ed è) anche ben ristorato, dovrebbe agire nell’interesse collettivo, con visione generale, battendosi per il finanziamento di un’opera se questa abbisogna di esser fatta prima di altre, se merita più di altre. Se ci si lascia invece guidare da altri criteri, se si privilegia il campanile, il bacino elettorale o il vassallo, allora vuol dire che le cose non vanno come dovrebbero andare; che il “peculum”, vale a dire il denaro pubblico, non viene ben speso. Vuol dire che siamo stati risucchiati nella sabbie mobili del clientelismo, più o meno deteriore. Cosa non gradita ai più. Ancor più se messo in opera da chi il sistema clientelare ha sempre condannato e avversato.

Eppure, piano piano, è ritornato di moda il “ringraziamento”. Un qualcosa, che alimenta sospetti, tale vecchio malvezzo, dapprima timidamente riaffacciato, poi prepotentemente impostosi. Si sgomita, anche tra colleghi dello stesso schieramento politico. Anzi dello stesso partito, per contenderselo, il ringraziamento, incuranti essi di dare netta l’impressione di pensare più alla fortuna elettorale propria che a quella del partito. Il poco simpatico sgomitare si è accentuato dopo la riduzione dei posti nel Parlamento. Il perché si capisce. Vorremmo sbagliarci, ma temiamo vada sempre peggio.

Intendiamoci: Non che non debbano far conoscere le cose per le quali diligentemente si battono, nascondere i propri meriti. Ma non bisogna oltrepassare la misura, saper mantenere quella giusta. L’eccessiva rivendicazione di meriti personali è cosa sbagliata, da correggere. Ancor più se accompagnata dall’assai personale gradito (e preteso): “Grazie all’interessamento di…”.
Post scriptum: il sottoscritto autore di questa noticina confessa di non essere rimasto del tutto immune, nella stesura di qualche comunicato, dal subdolo virus della eccessiva “laudazio”. Un peccato del quale chiede perdono per il danno arrecato agli inconsapevoli destinatari e si propone di non commetterlo più in futuro. Per il loro interesse, ma ancor più per il partito politico di appartenenza degli stessi.

Mario Costa

 

 

 

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Taranto e l'ora della Verità per il Ministro Cingolani

TARANTO E INQUINAMENTO

Il ministro dimostri se sta dalla parte della scienza o con chi inquina

genitori tarantini 390 minL'ora della verità è arrivata. E il ministro Cingolani dovrà fare una di quelle scelte on/off che non gli piacciono.
Perché il ministro dovrà scegliere?
1) La batteria 12 della cokeria è fuori norma e va fermata il 30 giugno 2021 per non aver rispettato le prescrizioni autorizzative.

2) Domani vi sarà la conferenza dei servizi per decidere il fermo di questa importante batteria, la più grande della cokeria ILVA.

3) Noi gli abbiamo appena inviato una PEC molto dettagliata che potremmo portare alla Procura della Repubblica.

4) Le evidenze scientifiche sono nette e indicano un rischio cancerogeno inaccettabile con l'autorizzazione del Ministero all'ILVA.

Adesso il ministro Cingolani deve decidere se sta dalla parte della scienza o se sta dalla parte di chi inquina.
Adesso il ministro deve scegliere se applicare la legge (e adempiere a ciò che la legge richiede, ossia il fermo dell'impianto pericoloso fuori norma) o propendere per una soluzione "creativa".
Nel frattempo prepariamo le carte da portare in Procura e fra queste c'è la nuova Valutazione Danno Sanitario che conferma un rischio sanitario inaccettabile ai livelli produttivi autorizzati dal Ministero.

IMPORTANTE LEGGERE IL COMUNICATO DAL LINK CHE SEGUE

Link comunicato https://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/48539.html
 
fonte Alessandro Marescotti <>;;
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Frosinone ancora ko ora rischia i playout

FROSINONE CALCIO

Sempre più profondo rosso in casa Frosinone

di Tommaso Cappella
Fase di gioco 350 minSempre più profondo rosso in casa Frosinone. I giallazzurri, a digiuno di vittorie dal 6 marzo nella trasferta di Cosenza e con appena tre punti conquistati nelle ultime sei gare, cade anche a Lignano Sabbiadoro al cospetto del Pordenone. I ramarri riscattano così il ko subìto a Cremona e agganciano proprio la squadra di Grosso a quota 40 punti, ma entrambe, a quattro giornate dalla conclusione del campionato, tremano perché i playout sono distanti solo tre lunghezze. Un’altra prestazione incolore da parte di Brighenti e compagni, soprattutto nella finalizzazione del gioco.

Il tecnico Grosso, per questa trasferta, deve rinunciare ai soliti infortunati Vettorel, Baroni e Luigi Vitale, ai quali in settimana si è aggiunto anche Ariaudo, ma recupera finalmente Millico il quale però parte dalla panchina. Rispetto alla gara con il Cittadella, presenta quindi tre novità, una per reparto nello schieramento iniziale, con Salvi per l’indisponibile Ariaudo, Carraro per Gori e Ciano per Mattia Vitale. Avvio di gara che vede il Frosinone proteso in avanti con il Pordenone che non sta certo a guardare. Ci prova Kastanos al 6’ con un tiro da fuori, para a terra Perisan. Con la posta in palio alta le due squadre badano soprattutto a non scoprirsi. Al 19’ passano però i padroni di casa con Ciurria, abile a inserirsi nella difesa giallazzurra dopo il colpo di testa in area di Musiolik. E tre minuti dopo arriva anche il raddoppio sempre con Ciurria dopo il contropiede di Zammarini. Un uno-due micidiale che mette alle corde la squadra di Grosso. Inguardabile al 33’ un tiro da fuori di Rohden tutto solo al limite dell’area. Va vicino al tris il Pordenone al 40’ sempre con Ciurria, ma il suo colpo di testa ad incrociare termina di poco a lato. Con i friulani meritatamente avanti 2-0 le due squadre vanno al riposo.

Nella ripresa Grosso getta nella mischia Tribuzzi e Millico per Carraro e Ciano, ma la musica non cambia. Proprio l’ex Torino prova a impensierire Perisan ma le due conclusioni ravvicinate terminano alte. Cerca di prendere campo il Frosinone, ma la squadra di Domizzi non si lascia sorprendere. Ci prova Kastanos al 10’ ma il suo colpo di testa ravvicinato termina di pochissimo a lato. La pressione ospite si fa insistente, ma emerge ancora una volta la difficoltà nel finalizzare la manovra sotto la porta avversaria. I ramarri così sono in pieno controllo del match e, di tanto in tanto, si rendono pericolosi dalle parti di Bardi con il solito Ciurria. Occasionissima Frosinone al 23’ con il neo entrato Novakovich, ma il suo gran destro è deviato in angolo da un difensore. Estremamente insicuro il Frosinone, sia nelle scelte che nel ritmo. E così la gara, fino al triplice fischio finale, dice poco o nulla in casa giallazzurra: il Pordenone conquista i tre punti e, come detto, aggancia in classifica la squadra di Grosso a quota 40.

Archiviata anche quest’altra cocente delusione, il Frosinone è ora atteso dall’impegno interno di sabato prossimo alle ore 18,00 con il Pisa degli ex Behetto, Soddimo e Gucher. La squadra di D’Angelo è reduce dalla netta vittoria 3-0 nel match interno con il Cosenza e si allontana dalla zona pericolosa. Sarà quindi una sfida sicuramente delicata e da vincere assolutamente. E proprio per questo l’augurio è che Brighenti e compagni possano finalmente sfatare il tabù “Stirpe” dove non vincono dal 5 dicembre, conquistare i tre punti che regalerebbero la tranquillità per conservare la cadetteria.

*Tommaso Cappella, Giornalista volontario in pensione
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La Cina ora ha il primo codice civile

dal Mondo. La Cina

"Un cambiamento epocale" Dal 1 gennaio in vigore in Cina il primo codice civile. Una normativa con "caratteristiche cinesi"?

gabriella e oliviero diliberto 350 minIntervista a Oliviero Diliberto, già ministro di Grazia e Giustizia, professore ordinario di istituzioni di diritto romano all'università la Sapienza di Roma, chair professor alla Zhongnan University of Economics and law di Wuhan di 

di Maria Novella Rossi, da RAI News, 8 gennaio 2021

"Un cambiamento epocale". Così Oliviero Diliberto ex Ministro di Giustizia, professore di Istituzioni di Diritto Romano all'Università di Roma nonche' chair professor alla Zhongnan University of Economics and Law di Wuhan ha definito l'entrata in vigore del primo codice civile in Cina: è lui il principale protagonista di questa impresa intellettuale che ha richiesto anni di lavoro per redigere un'opera giuridica basata essenzialmente sul diritto romano. Sette libri, oltre 1200 articoli per sistematizzare una materia vastissima, una serie di norme che riguardano famiglia, contratti, diritti individuali, diritto d'autore, privacy.

Professore com'è nata questa sua collaborazione con la Cina? Lei ha partecipato alla stesura di questo codice?

“In realta' i cinesi il codice se lo sono scritto da soli, noi abbiamo contribuito a formare una classe di giuristi per redigere questo testo, un lavoro iniziato tanto tempo fa, ancora prima di Tian Anmen, nel 1988 quando un collega adesso in pensione che insegnava diritto romano, Sandro Schipani, ebbe un'intuizione geniale e cioè che essendo la Cina avviata sulla via delle riforme economiche di Deng Xiaoping, introducendo la proprietà privata e l'economia di mercato, avrebbe avuto bisogno di regole giuridiche che non c'erano, e ha iniziato a farMariaNovellaRossi autrice dellintervista min tradurre in cinese i testi del diritto romano, quindi il gruppo dirigente cinese ha potuto accedere direttamente ai testi originali e contemporaneamente noi abbiamo iniziato a formare i giuristi cinesi a Roma con i dottorati, e alcuni di quelli che si sono formati negli anni 90 sono entrati nelle commissioni redigenti il codice civile. Sono dei ragazzi straordinari in tre anni in Italia imparano innanzitutto la lingua italiana, poi imparano il latino per poi studiare il diritto romano...è' vero che arrivano i migliori, però anche per i migliori è un tirocinio molto faticoso...”

Anche perchè partono da una lingua come il cinese... “Assolutamente, e questo dovrebbe essere d'esempio all'Italia dove si parla dell'abolizione delle lingue classiche ..ma se la più grande potenza del mondo forma la futura classe dirigente sui nostri classici, beh ci sarebbe da riflettere davvero.."

In effetti lo stesso Xi Jinping ha fatto spesso citazioni riferite alla nostra cultura classica a cominciare dalla trappola di Tucidide...

XiJinPing 250 min“Quando Xi Jinping è venuto in Italia scrisse un articolo sul Corriere della Sera, in cui proprio alla vigilia della firma del MOU, il Memorandum of Understanding sulla Via della Seta, il presidente cinese affermava che così come la Cina è il punto di riferimento culturale per l'Oriente, l'Italia è il punto di riferimento culturale di tutto l'Occidente, il che non è un dettaglio, ma un grande riconoscimento.. tanto è vero che io cito sempre questa faccenda perchè è un unicum : noi abbiamo aperto a Wuhan una sede della Sapienza; in Cina ci sono tutte le principali università del mondo, Cambridge, Stanford, la Columbia, ma tutte queste Università hanno pagato un'enormità di denaro per aprire queste sedi, hanno investito.. mentre a noi ha dato tutto il governo cinese: la Sapienza non ha messo un euro.. evidentemente c'è il riconoscimento che vale la pena investire sull'Italia e la cultura italiana..”

Un riconoscimento che forse va al di là degli interessi economici o geopolitici, ma è solo riferito al valore culturale...

“Sono d'accordo, un riconoscimento che va molto al di là della Via della Seta, perchè sulla Via della Seta ci sono tanti paesi e nessuno ha avuto un riconoscimento del genere; l'impressione che ho avuto in tutto questo tempo, visto che collaboro da tanti anni con la Cina e con l'Università cinese, è che la Cina riconosca, dopo quello cinese, solo un altro grande impero che è quello romano”

Che cosa significa per la Cina avere un codice civile?

"Il solo fatto di aver scelto di redigere un codice è un fatto epocale perchè nel mondo ci sono due modelli possibili di codice, uno è quello romanistico l'altro è quello del Common Law anglosassone, quindi senza codice, e anche in Italia e in Occidente si sta diffondendo molto quest'idea della decodificazione: i cinesi invece hanno scelto proprio il contrario e cioè attingere al modello romanistico per fare un codice che è a tutti gli effetti come il nostro, tra l'altro con dei vantaggi, che pochi hanno colto, incalcolabili anche sul piano economico, perchè parlare la stessa lingua sul piano giuridico- il diritto di proprietà, l'usufrutto, le obbligazioni, la locazione, la legge sulle società che è similissima alla nostra- è un grande vantaggio anche per gli operatori economici... e poi c'è un dato strettamente culturale molto interessante e cioè che tutti i codici contemporanei compreso quello italiano hanno come punto di riferimento il diritto romano ma attraverso la mediazione del Codice Napoleone del 1804, cioè il codice della borghesia per eccellenza, mentre i cinesi non hanno avuto la mediazione del Codice Napoleone, sono andati direttamente alle fonti romane, quindi paradossalmente il codice cinese è più legato al diritto romano originario rispetto al nostro."

Come si applica praticamente questo codice nella vita sociale ed economica cinese?

"Intanto è un codice civile e quindi un codice che regola i rapporti tra i privati e quindi verrà applicato esattamente come lo applichiamo noi: ci sono le corti, -in Cina hanno anche introdotto ad esempio la class action, o le nuove leggi sulla cybersecurity.. è un sistema a tutti gli effetti simile al nostro per cui non vedo grandi differenze, le grandi differenze sono sul piano costituzionale non sul piano del diritto privato.

Ad esempio lei ha citato la cybersecurity, come sa adesso in Cina la tecnologia è avanzatissima e il tracciamento tecnologico è stato usato anche per vincere l'epidemia, sfruttando ad esempio le telecamere a riconoscimento facciale o il sistema dei crediti sociali già esistente prima della pandemia, quindi con questa sorveglianza di massa sempre più diffusa, che garanzie nuove potrà dare questo codice, ad esempio nella tutela della privacy cosa potrà cambiare?

"Il codice da certezza alle regole nel senso che sono codificate, sono pubbliche, sono conoscibili da parte di tutti per cui si tratta di un passo in avanti decisivo verso la certezza del diritto che è un principio cardine anche per l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge; aggiungo che uno dei capisaldi della politica di Xi Jinping è proprio il potere subordinato alla legge che è un principio importantissimo..."

A questo proposito mi chiedo come si potrà esprimere questo codice e che novità potrà portare questa normativa in un clima politico in cui Xi Jinping sembra aver dato al suo governo una svolta autoritaria: ha cambiato la costituzione e prolungato il suo mandato a oltranza..

"Mah io non sono d'accordo sull'idea della svolta autoritaria nel senso che Xi Jinping ha prolungato il suo mandato, come il mandato di qualsiasi presidente, oltre i 10 anni, ma se noi guardiamo anche la storia occidentale, ad esempio Roosevelt, avrebbe governato, anzi sarebbe stato presidente degli Stati Uniti, se non fosse morto, per 6 mandati. Diciamo per poter portare a conclusione una serie di progetti, che per una classe dirigente seria non sono per l'indomani, ma sono a distanza di anni se non di decenni, la stabilità è una condizione indispensabile Provare ad applicare la nostra mentalità in un paese che non ha avuto Pericle, non ha avuto la Magna Carta, non ha avuto la Rivoluzione Francese secondo me è una forzatura francamente non condivisibile. In Cina non c'è la democrazia occidentale, c'e' un'altra democrazia che è il potere del popolo, d'altro canto noi abbiamo avuto un esempio plastico con le cosiddette primavere arabe: in Egitto è stato deposto Mubarak che era sicuramente un autocrate, dopodichè i Fratelli Musulmani hanno vinto le elezioni modello occidentale, immediatamente è stato fatto un colpo di Stato e i militari hanno ripreso il potere con il plauso di tutto l'Occidente".

E' stato difficile per voi fare una simile mediazione tra due culture così diverse?

"In realtà la mediazione l'hanno fatta loro. Una cultura millenaria come quella cinese che incontra una cultura aliena come quella giuridica romanistico occidentale... e sono riusciti a mediare, sono stati straordinariamente duttili.."

Vorrei chiederle qualcosa ancora sulla sua esperienza a Wuhan, sia quando insegnava lì sia ora che continua a rimanere in contatto con i suoi studenti dall'Italia

"Io sono stato in contatto quotidiano con Wuhan anche in piena epidemia perche' facevo lezione e ho visto passo passo quello che hanno fatto...chi dice che si tratta della repressione di un sistema autoritario non capisce niente.. perche' una citta' con 11 milioni di abitanti, se non ci fosse stata una collaborazione della popolazione, certamente non ne sarebbe uscita, la repressione non sarebbe stata sufficiente...invece sono rimasti tutti a casa, disciplinati, e hanno fatto 11 milioni di tamponi, non sono mai usciti!"

Cosa ha visto e cosa ricorda in particolare?

"Ho visto quello che succedeva nel campus universitario di Wuhan, che tra l'altro è una citta' universitaria, cosa che nessuno ha detto in tutto questo periodo.. Wuhan è una citta' molto giovane, degli 11 milioni di abitanti un milione sono studenti universitari, è la città universitaria per eccellenza...solo a Wuhan ci sono 200 università, una cosa straordinaria, il campus dove insegno io è grande come Cagliari, all'interno ci si sposta in macchina..in un campus del genere i ragazzi sono rimasti chiusi nei loro dormitori mentre un servizio efficiente di navette passava tre volte al giorno per portare i pasti o ritirare la biancheria, un'organizzazione che ha a che fare anche con una grande disciplina autoctona della popolazione che è molto confuciana, orientale, non è una questione di comunismo."

Wuhan è anche una città molto tecnologica, avanzatissima, coperta dalla rete 5g, quella rete che ha permesso di costruire degli ospedali in 10 giorni, ma al tempo stesso ha delle aree o degli aspetti della tradizione che ai nostri occhi possono sembrare arretrati come ad esempio i famosi mercati dove si vendono gli animali selvaggi, uno di quelli da cui sarebbe partito il virus...

"Wuhan è una città modernissima dove è vero che c'erano i mercati degli animali ma adesso sono stati aboliti cosi' come sono stati aboliti in tutta la Cina ma è una città avveniristica proprio perchè è una citta' universitaria dove ci sono le grandi industrie elettroniche.. ma Wuhan è anche una citta' che ha 80 laghi, si affaccia sul Fiume Azzurro, ed è una città verdissima, mi manca moltissimo."

See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/primo-codice-civile-cina-intervista-oliviero-diliberto-c3d639d6-7b5e-4f61-a107-8bdcedf1f309.html

 

 

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Altro che cacciare ACEA.....ora ci si va a braccetto!!!

Comuni del Frusinate. Ceccano

Si consegna di fatto ad Acea dà addio alla lotta e ciao a cittadini e comitati

Luigi Mingarelli, Circolo 5 Aprile Prc-SE Ceccano. Qualcuno sui social plaude al fatto che nelle casse comunali arriveranno circa ceccano palazzo antonelli 350 253€500.000,00, ovvero la somma degli oneri concessori dovuti da Acea al Comune di Ceccano per gli anni 2003-2012 (€427.149,00);, 2019 e 2020(€76.033,26). Sembra davvero una bella sommetta quella venuta fuori dal voto della Assembla dei Sindaci del 29 dicembre scorso, alla quale ha partecipato il Sindaco Caligiore, se non fosse che la stessa, cosi facendo, ha deliberato un vero e proprio condono pro-Acea abbassando il debito che la societa' aveva verso i comuni (e quindi verso i cittadini) da circa €30MILIONI a poco meno di €8 MILIONI. Immaginate di quanti Euro era debitrice Acea nei confronti del Comune di Ceccano se l'assemblea dei Sindaci non avesse deliberato per condonare il debito....parliamo di piu' del doppio....!!! Immaginate ora di avere un Sindaco che si batta per cacciare Acea dal nostro territorio, che sia il promotore di una risoluzione contrattuale verso il Gestore (ancora sub-judice presso il consiglio di Stato), che per questo tappezzi l'intera Ceccano con manifesti di giubilo al grido di: HO CACCIATO ACEA..., un Sindaco nel cui paese l'acqua ,in alcune zone, è razionata 12 mesi l'anno...un Sindaco nel cui paese gli sgherri di Acea staccano i contatori anche in piena pandemia...un Sindaco nel cui paese le condotte idriche sono un colabrodo e piu' le ripari e piu' scoppiano...un Sindaco nel cui paese il depuratore Acea e' stato sequestrato e dissequestrato dagli organi competenti ed i cui lavori di messa a norma ancora non si concludono...secondo voi, un immaginario Sindaco così, quale voto avrebbe dovuto coerentemente dare per etica e continuita' politica? Ovvio, un bel NO pulito e conciso! INVECE IL SINDACO CALIGIORE SI E' ASTENUTO avallando cosi, e rendendonese complice, le colpevoli manovre proAcea volute da Pompeo, presidente PD di un ente Provincia che tanti danno per abolita ma che invece continua a far danni con politiche e nomine, a dir poco servili, a favore del gestore del servizio idrico integrato.

Con questa astensione il Sindaco Caligiore si fa cingere le spalle dall'affettuoso e velenoso abbraccio di Acea, non contrastando affatto:

- Una riduzione del debito vergognosa ed aberrante;

- Nomine proAcea di dirigenti della STO volute da Pompeo;

- Approvazione del rendiconto di gestione ATO5 2019 e del bilancio di previsione 2020-2022 senza il parere del revisore dei conti;

Al Sindaco Caligiore e' bastato un voto di astensione per fare spergiuro di tutte le promesse fatte in occasione della costruzione del fronte del dissenso, ampio e bipartisan, che portarono alla votazione della risoluzione contrattuale contro Acea in seno all' assemblea dei Sindaci. Possiamo ben dire che guardava solo ad avere il consenso per le elezioni il Sindaco Caligiore quando si mise in prima fila per la firma della risoluzione contrattuale; quando scese in piazza con i cittadini contro Acea e contro la parte Politica che ne e' complice, che furba lungimiranza!!!!

Ora ha mostrato la sua vera faccia, consegnandosi di fatto ad Acea ed abbandonando la lotta contro la stessa, voltando le spalle ai cittadini ed ai comitati. Che non si illuda pero' di farla franca, e che non venga a giustificare traqualche mese l'aumento del deficit comunale con questi mancati introiti dando la colpa a chi amministra la Provincia, con questa astensione come con l'allora voto favorevole alla rielezione di De Angelis (PD) a Presidente dell'ASI ha fatto ben capire che anche lui e' allineato ai poteri forti che reggono i fili della politica nostrana e che ne determinano i protagonisti. Con alle porte le elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale beh...due piu' due fa sempre quattro a casa nostra...cerca Alleanze!!!Adesso la misura e' colma ed anche lui sara' chiamato a rispondere delle sua responsabilita' davanti ai cittadini. Noi continueremo a stare dalla parte di chi lotta e scende in piazza contro ACEA reclamando la piena attuazione del referendum del 2011 . Noi eravamo, siamo e saremo a fianco dei cittadini e dei comitati.

Luigi Mingarelli, Circolo 5 Aprile Prc-se Ceccano
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