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Art.UNO chiede riapertura ospedale di Ceccano

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Riaprire l'ospedale di Ceccano

Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista 350 260Articolo 1 di Ceccano ha inviato al Ministero della Salute una richiesta, condivisa dal Coordinatore Provinciale Gaetano Ambrosiano e dal Coordinatore Regionale Riccardo Agostini, per l’utilizzazione della struttura ospedaliera Santa Maria della Pietà di Ceccano nell’emergenza COVID1 9 e nella cura delle patologie da inquinamento ambientale.

La situazione di emergenza dovuta al Covid 19 si è venuta a sovrapporre nel territorio di Ceccano all’emergenza ambientale di quest'area economica, sociale e culturale dalle storiche tradizioni di sinistra, duramente contrastate dalla destra e dalle politiche liberiste.

La struttura ospedaliera dell’ospedale Santa Maria della Pietà, presente in tutta la sua efficienza e potenzialità nonostante il taglio repentino e conclusivo di cui fu oggetto della giunta regionale Polverini, può essere oggi di concreto aiuto nell'emergenza Covid 19, con i suoi locali e la possibilità di utilizzazione dell'ossigeno e di quant'altro occorra, compresi macchinari per la diagnostica di alto livello ancora chiusi.

Articolo1, Circolo di Ceccano, pone all’attenzione dell’iniziativa politica la necessità della valutazione da parte delle autorità competenti, politiche e amministrative, della possibilità di utilizzare, anche parzialmente, la struttura ospedaliera Santa Maria della Pietà di Ceccano, in vista del suo successivo impiego per la cura delle patologie da inquinamento ambientale che colpisce gli abitanti della Valle del Sacco, di cui Ceccano è l’epicentro. Il gravoso impegno della Regione Lazio per la bonifica dei siti inquinati non può essere disgiunto da altrettanto urgente intervento operativo e di programma non più rinviabile, a tutela della salute, infatti l’attuale pandemia di Covid 19 viene ad incidere su di una popolazione già esposta da anni a patologie oncologiche, respiratorie, immunitarie e sull’intera integrità fisica, che tutte sono fattori di ulteriore rischio in presenza dell’attuale epidemia.

Riguardo all’utilizzazione della struttura ospedaliera Santa Maria della Pietà, si è aperto nel territorio un dibattito, anche sulla stampa locale, che hanno visto la presentazione di richieste per l’impegno dell’Ospedale nell’attuale fase critica. La Dott.ssa Piroli, candidato a Sindaco per le prossime elezioni comunali, candidatura sostenuta anche da Articolo1 Ceccano. Ha richiesto l’apertura di un reparto per l'emergenza Covid 19. L’ex sindaco PD Maurizio Cerroni avanza la possibilità di un impiego per decongestionare le strutture sanitarie stressate dall’emergenza in atto.

La proposta di Art.1 ha l’obiettivo di collegare la spesa e l'impegno pubblico nell’emergenza Covid 19 ad una efficace azione di prevenzione e di cura delle popolazioni della zona, inquinate nel modo pesante e ben conosciuto a tutti i livelli dell’organizzazione sanitaria italiana.

L’efficienza della struttura è un fatto notorio. Copre un bacino di utenza di oltre 50.000 abitanti su 9 comuni. E’ facilmente raggiungibile con la ferrovia, la stazione è a circa 400 metri e la fermata delle linee Cotral è sita davanti al cancello dell’Ospedale.

Oriano Pizzuti - Presidente del Circolo Articolo 1 di Ceccano

 

 

 

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Le lettere che sollecitano la riattivazione dell'ospedale di Ceccano

Le 3 lettere inviate da Emanuela Piroli e dalla sua coalizione

Ospedale di CeccanoAlla C.A. del Ministro della Sanità
Dott.Roberto Speranza
Governatore della Regione Lazio
Nicola Zingaretti
Assessore alla sanità della Regione Lazio
Dott. Alessio D’Amato
Direttore Generale della ASL di Frosinone
Dott. Stefano Lorusso

24 marzo 2020

OGGETTO: SOLLECITO RIATTIVAZIONE OSPEDALE CECCANO
La sottoscritta Dott.ssa Emanuela Piroli, candidata Sindaco della città di Ceccano, insieme alla coalizione che sostiene la propria candidatura
SOLLECITA
i soggetti in indirizzo ad accogliere la proposta presentata dalla scrivente, in merito alla riattivazione del presidio ospedaliero di Ceccano, in ausilio agli ospedali attivi sul territorio, per prevenire un eventuale aggravamento dei contagi da nuovo Coronavirus COVID-19.
La proposta che era già stata inviata alle SS. VV. prevedeva l’attivazione di posti letto di terapia sub-intensiva nella struttura di Ceccano, già esistente, non abbandonata, in buone condizioni strutturali e con spazi a disposizione.
Intendo sollecitare tale operazione, per evitare il congestionamento dell’ospedale “F. Spaziani” di Frosinone, sottolineando come possa essere un mezzo per riattivare presidi necessari sui territori, inattivi a causa dei noti tagli alla sanità pubblica degli ultimi anni.
Auspicando che la proposta possa ricevere almeno adeguata analisi e valutazione, colgo l’occasione per porgere un cordiale saluto.

Per contatti:
e-mail:

In fede

Dott.ssa Emanuela Piroli

 

20 marzo 2020

OGGETTO: PROPOSTA ATTIVAZIONE EMERGENZIALE POLO OSPEDALIERO DI CECCANO
La sottoscritta Dott.ssa Emanuela Piroli, candidata Sindaco della città di Ceccano, insieme alla coalizione che sostiene la propria candidatura
PROPONE
Ai soggetti in indirizzo la riattivazione del presidio ospedaliero di Ceccano, chiuso nel 2011 e riconvertito in Casa Della Salute nel 2017, prevedendo dei posti letto di terapia sub-intensiva, sfruttando, così, una struttura già esistente, non abbandonata, in buone condizioni strutturali e con spazi a disposizione. La misura garantirebbe un decongestionamento dell’ospedale “F. Spaziani” di Frosinone, evitando il rischio di arrivare impreparati ad un eventuale aggravamento dei contagi da nuovo Coronavirus COVID-19.
Certa di una vostra risposta, porgo distinti saluti.

Per contatti:
e-mail:

Dott.sa Emanuela Piroli

Oltre ai destinatari già indicati, questa lettera è stata destinata anche al Direttore Sanitario Ospedale “Fabrizio Spaziani” Dott. Mauro Vicano

12 marzo 2020

La sottoscritta Dott.ssa Emanuela Piroli, candidata Sindaco della città di Ceccano, insieme alla coalizione che sostiene la propria candidatura e ad un numeroso gruppo di cittadini

INVITA

i soggetti in indirizzo a prendere in considerazione la proposta presentata dalla scrivente, in merito alla riattivazione del presidio ospedaliero di Ceccano, in ausilio agli ospedali attivi sul territorio, per fronteggiare l’emergenza in atto, dovuta all’aumento di contagi da nuovo Coronavirus COVID-19.

La proposta che era già stata inviata alle SS. VV. prevedeva l’attivazione di posti letto nella struttura di Ceccano, già esistente, non abbandonata, in buone condizioni strutturali e con spazi a disposizione. Un reparto che possa essere di sostegno a quelli presenti nei nosocomi attivi, considerando le difficoltà che stanno affrontando, per garantire cure e assistenza a tutti i pazienti che ne hanno bisogno.

Possibile la riconversione della degenza infermieristica (UDI), più altri posti letto potenzialmente ricavabili in altre stanze, per un totale di circa 30 posti. Necessario ed opportuno il rinnovo degli incarichi professionali di tutte le figure sanitarie, vista la drammaticità della situazione e l’urgenza di poter disporre da subito di personale, che potrebbe essere impiegato anche a Ceccano.

Cosciente della mole di lavoro a cui sono sottoposte tutte le istituzioni per far fronte all’emergenza sanitaria, auspico si prenda in considerazione questa opportunità e si intervenga con un sopralluogo, come si è provveduto a fare in altre regioni, quale la Toscana, dove il governatore ha progettato l’apertura di reparti ospedalieri in ex ospedali dismessi o parzialmente dismessi, comprese delle terapie intensive. È evidente che gli ospedali attivi, ed in particolare lo Spaziani, non possano far fronte a tutto.

Auspicando che la proposta possa ricevere almeno adeguata analisi e valutazione, colgo l’occasione per porgere un cordiale saluto.

Per contatti:
e-mail:

In fede


Dott.ssa Emanuela Piroli

 

 

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Riaprire ospedale Ceccano: urge potenziare l’offerta ospedaliera

Ceccano sanità 350 260Alla luce delle numerose e legittime richieste di riapertura di ospedali chiusi nella nostra provincia, da parte di esponenti politici e associazioni del nostro territorio, per far fronte all’emergenza sanitaria in atto, e per decongestionare gli ospedali attivi, ritorniamo anche noi sul tema, essendo stati tra i primi ad affrontarlo e credendo fortemente in questa battaglia per la tutela della salute pubblica.

Risulta ormai necessaria una riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, con il potenziamento dell’offerta ospedaliera, per evitare il collasso a discapito dell’utenza e degli operatori stessi, costretti a turni massacranti e rischio biologico elevato.

Ricordiamo, quindi, di aver inoltrato agli enti preposti (Ministero, Regione e Direzione Generale della Asl di FR) la prima lettera di proposta di apertura di almeno un reparto nella attuale Casa della Salute di Ceccano, in data 6 marzo ‘20, a cui ha fatto seguito un sollecito in data 12 marzo ‘20, e una terza lettera in cui si invitano le autorità competenti ad eseguire un sopralluogo per verificarne la fattibilità. Un reparto che possa essere di sostegno a quelli presenti nei nosocomi attivi, considerando le difficoltà che stanno affrontando, tanto da rimandare a casa molti pazienti che avrebbero bisogno di cure ed assistenza. Pensiamo alla possibilità, ad esempio, di riconvertire la degenza infermieristica (UDI) e di ricavare altri posti letto, circa 30, in altre stanze, dopo la ricollocazione dei servizi presenti, e di attivare l’impianto per l’ossigeno. Inoltre, per fronteggiare la carenza di organico, riteniamo utile e opportuno il rinnovo degli incarichi professionali di tutte le figure sanitarie, vista la drammaticità della situazione e l’urgenza di poter disporre da subito di personale, che potrebbe essere impiegato anche a Ceccano.

Siamo ben consapevoli della mole di lavoro a cui sono sottoposte tutte le istituzioni per far fronte all’emergenza sanitaria, ma auspichiamo si prenda in considerazione questa opportunità e si intervenga con un sopralluogo, come si è provveduto a fare in altre regioni, ad esempio in Toscana, dove il governatore ha progettato l’apertura di reparti ospedalieri in ex ospedali dismessi o parzialmente dismessi, comprese delle terapie intensive, oppure in Veneto, dove sono stati ripristinati cinque ospedali abbandonati, ricavando 240 posti letto. È evidente che gli ospedali attivi e in particolare lo Spaziani, convertito in Ospedale Covid-19, non possano far fronte a tutto e non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. Non si può assistere inermi al collasso in atto del principale presidio ospedaliero del nostro territorio, per mancanza di visione di un problema ormai testimoniato dalle file di ambulanze impossibilitate a lasciare in ospedale pazienti con Covid-19. Fondamentale è poter garantire la giusta assistenza a tutti anche nella peggiore delle prospettive. Necessario è essere pronti. In Lombardia, oggi, soprattutto nel Bergamasco, si muore e si muore in casa, perché gli ospedali non hanno più posti per i pazienti. Non si può arrivare al punto di essere costretti a decidere chi intubare e chi no. L’unica pretesa che abbiamo è di essere ascoltati, il nostro è un appello che si unisce a quello di tanti cittadini, preoccupati per se stessi e per i propri cari.

Emanuela Piroli e la sua coalizione

 

Le 3 lettere a Governo, Regione e ASL Frosinone che chiedono la riattivazione clicca qui sul link

 

 

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Manca nell’ospedale “Spaziani” e non solo...

Frosinone ospedale 350 ok minL’ Ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. Z0000, emessa il 26 .02.20, tra le misure che si dovrebbero adottare prevede, al secondo punto, quanto segue:
2. nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso a strutture del Servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, devono essere messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani;

E’ noto, almeno da un decennio, che nell’ ospedale “Spaziani” ed in tutte le strutture ambulatoriali del Capoluogo, i BAGNI riservati al pubblico sono sprovvisti di carta igienica, di sapone e di asciugaoi elettrici oppure di carta per asciugarsi le mani.

Da anni denunciamo continuamente la necessità di eliminare questo segno di inciviltà e di rilevante trascuratezza dell’igiene pubblica da parte di coloro che si sono avvicendati alla direzione della ASL della nostra provincia, sostenuti dalla Regione Lazio.

Mentre richiamiamo l’attenzione del Prefetto su tale realtà, ci auguriamo che sotto la spinta delle urgenti misure da adottare, per sconfiggere il Coronavirus, il Direttore generale della Asl, che conosciamo persona accorta e sensibile, possa fare il miracolo eliminando questo sconcio decennale.

Frosinone 28 febbraio 2020.
Francesco Notarcola – Coordinatore di Cittadinanzattiva-Tribunale per la difesa dei diritti del malato- Frosinone

 

 

 

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Che fare per riaprire l'ospedale di Anagni?

Anagni Ospedale 350 260di Antonella Necci - I dati oggettivi: La provincia di Frosinone conta 489.716 abitanti distribuiti su una superficie di 3247,08 km2, per una densità di popolazione pari a 150,82 ab./km2.

Ciò significa che la densità di abitanti per km2 è esigua e non tale da rientrare nelle norme dettate dalla legge Balduzzi, che prevede una densità maggiore di abitanti per ogni complesso ospedaliero:

“La classificazione delle strutture ospedaliere:
Il regolamento stabilisce tre tipologie di strutture ospedaliere in ordine di complessità:
– I presidi di base: bacino d’utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti. Sono dotate di Pronto Soccorso con la presenza di un numero limitato di specialità con servizio di supporto in rete di guardia attiva
– I presidi di I livello: bacino d’utenza tra 150.000 e 300.000 abitanti. Sono sede di DEA di I° livello. Sono strutture che sono dotate di un notevole numero di specialità con servizio medico di guardia attiva. Devono essere presenti o disponibili in rete h 24 servizi di radiologia con Tac ed ecografia, laboratorio, servizio immunotrasfusionale.
– I presidi di II livello: bacino d’utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti. Sono dotate di strutture di DEA di II° livello. Questi presidi sono riferibili alle Aziende ospedaliere, ospedaliero universitarie, a taluni IRCCS. I presidi in questione possiedono tutte le caratteristiche di quelli di I° livello ma in più sono dotate di strutture che sono in grado di affrontare discipline e patologie più complesse.”

Risulta chiaro, e qui l’obiettività viene scemando, come una provincia che avrebbe potuto essere un fiore all’occhiello dell’Italia centro-meridionale, che avrebbe potuto avere strutture ben posizionate, a pochi km da Roma, estese su un’area adatta alla “green economy”, come recita sempre la legge Balduzzi:

“EDILIZIA SANITARIA (ART. 6)
Al via la ristrutturazione degli edifici del SSN con un occhio alla ‘green-economy’
La procedura dei lavori di ristrutturazione e di adeguamento nonché di realizzazione di strutture ospedaliere da realizzarsi attraverso contratti di partenariato pubblico privato può prevedere la cessione all’aggiudicatario, come componente del corrispettivo, di strutture ospedaliere da dismettere, anche nel caso questo comporti il cambiamento di destinazione d’uso.
Sono previste norme per l’aggiornamento della normativa antincendio delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche che sarà valida anche per le private. I lavori di ristrutturazione nonché di costruzione di strutture ospedaliere devono prevedere anche interventi di risparmio energetico ovvero anche l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, nonché interventi ecosostenibili quali quelli finalizzati al risparmio delle risorse idriche e al riutilizzo delle acque meteoriche.”

Si ritrovi invece, a conseguenza dello scellerato processo di industrializzazione degli anni ’70 e ’80, ad essere una provincia di infima serie, uno scarto che la nazione ha bollato come “problematica” e della quale, la Regione, tende a lavarsene le mani.

Si comprende, altresì attraverso i dettami della legge Balduzzi, che l’ospedale di Anagni non sarà ma più riaperto, se continuano a persistere le regole vigenti, anche se, nelle informazioni inerenti la sanità pubblica della provincia di Frosinone, esistono solo tre strutture pubbliche: Anagni, appunto, Alatri-Frosinone, e Frosinone.

Di fatto una provincia con un territorio così vasto possiede solo due ospedali (visto che Anagni è Kaputt).

Per fare un esempio pratico, si potrebbe considerare un qualsiasi municipio di Roma con eguale quantità di abitanti. Ve lo immaginate cosa accadrebbe con solo due ospedali funzionanti? Ecco. E’ esattamente cosa accade nella provincia di Frosinone. Il caos allo stato puro.

Il problema primario risiede dunque nella esigua quantità di abitanti dispersi in un territorio vasto.

Ripeto: tutto questo, in qualsiasi altra nazione civile sarebbe visto come un vantaggio inestimabile. In Italia è visto come un fattore insormontabile, che va ad influire sulla qualità di vita della sua popolazione.

Se poi da tutto ciò ne possa scaturire, speriamo di no, una tragedia di portata nazionale, che finalmente metta in evidenza l’incongruenza della situazione, poco importa.

Nessuno pagherà per fatti simili e molti si saranno, nel frattempo, arricchiti.

Mors tua, vita mea è Latino.

Ci troviamo appunto nella culla della civiltà latina.

A conclusione: invece di far credere alla popolazione anagnina che le cose cambieranno e anzi che ben presto “si marcerà tutti compatti su Roma” (la Destra al potere vede sempre la Marcia su Roma come l’incipit per ogni cambiamento!), forse sarebbe il caso, più opportuno, pur di non perdere i pochi consensi rimasti, e prima di finire agli arresti domiciliari per il caso Urban Waste, che il sindaco Daniele Natalia, invece di scaricare le colpe prima su Macchitella, complice della politica del PD, e poi su Stefano Lorusso, di tutt'altra impostazione politica, dicesse chiaro e con onestà :
“Concittadini, indignamoci ed uniamoci per chiedere che la legge Balduzzi venga modificata, comprendendo le criticità di un territorio come il nostro."

Si troverebbero di sicuro altri abitanti, di altre provincie italiane, i quali versano nelle medesime condizioni e che sarebbero pronti a sostenere tale lotta,solo che questa provincia si unisca compatta verso il cambiamento e verso una vera green economy.
Ribadisco: Anagnini, Indignatevi contro chi vi propone azioni troppo simili a quelle già svolte in passato. Cambiate rotta e cambiate atteggiamento. Non rinunciate, affidandovi nelle mani di un salvatore. Lo avete già fatto, credendo che Natalia fosse il cambiamento e questi sono i risultati. Stavolta nemmeno le Sardine in faccia vi potranno aiutare. Se non ci pensate voi.

 

 

 

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Colleferro: Regione e Comune dicano se vogliono chiudere l’ospedale

 

Colleferro DifendiamoOspedale 350 260Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difessa dell’ospedale di Colleferro” - Il L.P. Delfino di Colleferro è tra i 5 ospedali della ASLRM5 “che non dispongono di risorse fondamentali che pure non riguardano le alte specialità ma la cura di patologie comuni e che rappresentano le principali cause di mortalità. Basti pensare all’assenza sul territorio di stroke unit, radioterapia e risonanza magnetica, utilizzabili in urgenza”, denuncia la stessa Azienda nell’ultimo Rapporto annuale.

Il punto nevralgico dell’ospedale di Colleferro, dopo il graduale depotenziamento/chiusura di numerosi servizi, è la grave carenza di personale – medici, infermieri, tecnici, OSS, ausiliari – il quale si trova ad affrontare, stanco e senza prospettive, turni massacranti, ore di lavoro straordinario, con risorse scarse e pochi mezzi, tra tante difficoltà e rischi professionali, legati al carico di lavoro e allo stress, di cui potrebbero trovarsi a rispondere legalmente.

Le conseguenze di turni notturni coperti ormai da mesi da personale proveniente da altri ospedali (come avviene di norma), le pagano anche i pazienti, affidati a medici che, non essendo del reparto, non hanno conoscenza di ogni specifica problematica dei ricoverati.

Persi i 4 reparti materno-infantili nel 2015, senza che ci sia stato un afflato da parte del Comune di Colleferro per garantire all’intero comprensorio – estremamente gravato da patologie legate all’inquinamento ambientale - i servizi sostitutivi, di cui si era fatto garante, l’ospedale cittadino oggi è in forte declino.

L’obiettivo, si teme, sia quello di portare il personale e l’attività ospedaliera sotto la soglia prevista dalla legge per avviarlo ad un punto di non ritorno.

Lo dimostrerebbero la mancanza di un piano assunzionale e il ricorso costante agli ordini di servizi adottati di volta in volta per far fronte alle emergenze, come per l’attività della sala operatoria. Le sedute sono state ripristinate solo per un mese ma rischiano di essere ridotte alle emergenze per mancanza di personale, di anestesisti, di medici reperibili post intervento, di sangue dal Centro trasfusionale.

Si continua da anni con l’assegnazione temporanea di personale per fronteggiare le necessità dei vari reparti, segno evidente che persiste la mancanza di volontà di assumere e permettere così all’ospedale di essere operativo.

Sui problemi gestionali interni all’ospedale di Colleferro va ribadito che non sono state richieste con forza misure per il riordino organizzativo e provvedimenti di programmazione e pianificazione, che avrebbero messo in sicurezza il qualificato lavoro del personale - allo stremo delle proprie possibilità - e consentito di rilanciare l’attività sanitaria.

Sul piano amministrativo, arriviamo a domani, 15 ottobre, quando la Commissione regionale Sanità voterà (a favore) il parere sulla nomina del dott. Santonocito, a Direttore generale della ASLRM 5, nomina che farà cessare il commissariamento del dott. Quintavalle. La sua reggenza è stata sicuramente caratterizzata da uno stile e uno spirito nuovo, collaborativo e aperto, soprattutto se confrontato con il comportamento dei suoi predecessori, ma in quasi 2 anni l’ospedale ha continuato a perdere efficienza e potenzialità.

Nel complesso, le macro problematiche gestionali ed organizzative non sono state minimamente affrontate, secondo la ferma volontà della Regione Lazio, a cui il Comune di Colleferro, come gli altri del distretto, non si è contrapposto.

Con l’insediamento del nuovo Direttore generale, il Comitato chiederà un incontro al dott. Santonocito sulle prospettive future dell’ospedale di Colleferro e sull’Atto aziendale, pubblicato ad agosto c.a., di cui non abbiamo informazioni corrette e verificate. Chiederemo di conoscere quali vantaggi si prevedono per Colleferro dal Polo Unico con Palestrina e dalla nascita dei due Poli ospedalieri (Tivoli, Monterotondo, Subiaco e Colleferro, Palestrina).

Negli ultimi mesi il Comitato ha rappresentato alla Direzione generale la situazione del mancato pagamento degli emolumenti agli addetti alla centrale termica dell’ospedale e segnalato gli inconvenienti connessi alla disattivazione del centralino – sostituito da un disco risponditore - a cui abbiamo ricevuto una mera risposta formale.

Restiamo contrari alla sua dismissione: confermiamo che tale attività doveva essere riassegnata agli operatori e denunciamo che la tecnologia in uso (scelta alcuni anni fa in aggiunta al funzionamento del centralino) non è stata aggiornata ed è inadeguata a svolgere correttamente il servizio, assicurato solo per poche opzioni fisse. Si tratta di una limitazione molto grave, poiché l’ospedale può essere allertato per le emergenze di aziende locali ad elevato rischio industriale, assoggettate alla Seveso II.

Nell’incontro dell'11 marzo scorso con il dott. Quintavalle, il Comitato ha lamentato l’assurda decisione della ASLRM5 di bloccare le prenotazione delle liste di attesa per la diabetologia fino a dicembre 2019, chiusura (avvenuta) che il Commissario aveva escluso, rassicurandoci.

Negli ultimi 4 anni, le carenze si sono aggravate in tutti i reparti. Innanzitutto per la decisione spietata e fredda della politica sanitaria regionale di non sostenere l’ospedale di Colleferro, privandolo delle misure indispensabili al suo ordinario funzionamento. In secondo luogo si sono lasciati parcheggiati in un binario morto una serie di decisioni che, non affrontandole, si sono risolte per inerzia.

Tra queste rientrerebbe l’improbabile riassegnazione di una assistente sociale, funzione molto importante all’interno dell’ospedale, e chiediamo alla Direzione generale di provvedere.

Risulta soppressa l’apertura dell’ufficio cartelle cliniche al pubblico, senza che ne sia stata data comunicazione all’utenza.

Se non si interverrà immediatamente, con il pretesto della mancanza di personale, anche la Direzione sanitaria, dopo i 4 reparti neonatali, potrebbe essere trasferita dal 1 gennaio 2020 a Palestrina. E’ questo che vogliono i nostri Amministratori?

Si vuole continuare a compromettere la struttura amministrativa interna, trasferendo presso l’ospedale di Tivoli l’ufficio pensioni, sorte che potrebbe toccare anche all’ufficio del personale.

Le ripercussioni di questo clima di smobilitazione si colgono davanti lo sportello del CUP, dove è difficile trovare la fila, come accadeva precedentemente. Il messaggio è arrivato agli utenti che sempre più spesso scelgono altre strutture, spesso private, accollandosi un doppio costo.

Solo alcuni giorni fa è stata richiesta dal Comune di Colleferro la convocazione dell’Assemblea dei Sindaci, una mossa tardiva, che dimostra come l’intenzione fosse quella di perdere tempo prezioso, mentre alla Pisana sono stati ripartiti ben 170 milioni di € per le strutture e le politiche sanitarie, da cui Colleferro è escluso!

Da anni chiediamo all’Amministrazione comunale un incontro, maggiore informazione e più trasparenza nei processi decisionali, che sono la base del rapporto cittadino-Istituzioni pubbliche. Lo chiediamo per dimostrare a tutti che i nostri Rappresentanti sono capaci di essere attenti alle aspettative degli utenti e responsabili del proprio operato, ma finora è stato solo un flatus vocis.

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difessa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

Il Comitato Libero“A difesa dell'ospedale di Colleferro”

Coordinamento territoriale - cell 349055850 - 3337767884

 

 

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Ospedale Colleferro: il Comune risponda su questione giuridica ed etica

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Replichiamo doverosamente al Sindaco e all’Assessore alla Sanità del Comune di Colleferro sul piano sia giuridico, replica che non aiuta chi è ricoverato o il personale che copre tutti i turni, sia etico per dare ai cittadini una risposta alle tante necessità dell’ospedale L.P. Delfino. Dobbiamo insieme superare le polemiche e combattere uniti questa logorante battaglia per riportare l’ospedale allo stesso livello qualitativo raggiunto prima del 2015.

Sul piano giuridico, secondo le cronache del tempo, solo la grande mobilitazione dei cittadini di Colleferro, Gavignano, Segni, Montelanico, Piglio, Paliano, Gorga, Valmontone, Carpineto Romano, Serrone, Anagni e Artena ha persuaso i Sindaci che le proteste di piazza del luglio 2015 sarebbero cessate se i Comuni avessero impugnato davanti al Presidente della Repubblica, Mattarella, l’Atto aziendale della ASL e della Regione Lazio, che aveva disposto il trasferimento dei reparti di Ginecologia, Ostetricia, Pediatria e Neonatologia dell’ospedale di Colleferro.

Avuta la certezza del loro trasferimento a Palestrina la cittadinanza del comprensorio ha iniziato una lunga e serrata battaglia per convincere i Sindaci che il ricorso al TAR del Lazio era un “atto dovuto”. Un vero braccio di ferro ha “convinto” i Sindaci ad adire le vie legali e subito si sono costituiti ad adiuvandum il Comitato residenti Colleferro e il gruppo Consulta le Donne (9.12.2015) in difesa dei diritti dei cittadini e per rafforzare le ragioni dei Sindaci, come risulta dall’Atto di intervento al TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL LAZIO III SEZ. Q - R.G. 13283/2015 – CC e dalla prima Ordinanza del TAR del 16 dicembre 2015, N. 05643/2015 REG. PROV.CAU.
Non risponde al vero che la loro costituzione risale solo al “marzo del 2018”, come dimostrano, ribadiamo, l’Atto di intervento e l’Ordinanza, ossia atti legali pubblici, a riprova di quanto dichiarato.

Il Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale ha sempre fatto sentire in modo forte l’interesse e la volontà di difendere l’ospedale di Colleferro, nei cui confronti Regione e Asl hanno continuato indisturbati un’opera di costante riduzione dei servizi sanitari, senza che i Sindaci mettessero in campo le iniziative proclamate nei loro comunicati.
Alla carenza di personale, sottoposto a turni stressanti, alla mobilità passiva e ai costi della migrazione dei pazienti fa da contraltare un ospedale ristrutturato, nuovo, praticamente vuoto!

Oltre a non rispettare gli impegni presi, le informazioni dei Sindaci ai cittadini sono state sporadiche e lacunose, come lamentato nel comunicato del Comitato del 28 novembre 2017, a riprova che un resoconto esauriente non “è sempre stato fatto”. Quello che ha fatto l’Amministrazione colleferrina è stato continuare a non incontrare il Comitato, rifiuto che equivale a non voler rendere conto alla cittadinanza della reale situazione dell’ospedale.
Sulla mancata o tardiva opposizione al TAR del Comitato, va però rammentato al Comune di Colleferro – Sindaco e vice Sindaco con delega assessorile alla Sanità - che nel 2015, anno del ricorso, il Comitato non si era formalmente costituito con i suoi organi interni, cosa che infatti avverrà l’anno dopo, il 22 giugno 2016.

Resta da chiedersi, dopo 4 anni, dov’è la "reale svolta di governo comunale e cittadino. Siamo certi che il Patto dei Sindaci può rivoluzionare le politiche locali dei nostri Comuni", come promesso a novembre 2015!

Intendiamo precisare una volta per tutte che all'interno del Comitato trovano spazio cittadini di Colleferro e dei Paesi vicini interessati in prima persona alla difesa del diritto alla salute che non vedono tutelato in modo appropriato dalle Amministrazioni comunali.
Mentre il Sindaco e il suo vice assumono informazioni più precise sull’attività e sui componenti del Comitato, quest’ultimo ha aperto un dialogo attraverso due incontri con la Direzione generale, prima e con la Direzione sanitaria dopo.

Negli incontri sono stati illustrati tutti i problemi e dal Sindaco e dal suo vice aspettiamo una risposta per riportare:

- la Radiologia a struttura complessa, come era prima. I medici del turno di notte che erano in servizio all’ospedale di Colleferro sono stati spostati su quello di Tivoli
- il Laboratorio analisi a laboratorio di base, come disposto da ben 2 decreti del Commissario ad Acta della Regione
- gli Ambulatori alla piena funzionalità per tutte le specialità e ridurre i tempi di attesa, che sono stimati nell’ordine di mesi
- i posti-letto nei reparti, come previsto dal decreto regionale n. 80/2010 e che ora sono ridotti a circa il 60% del totale
- i letti nei reparti, che sono stati “spogliati” di reti e arredi
- il Centro prelievi, che è stato tolto dall’ospedale per eseguire dei lavori e poi non è stato più ripristinato
- le 4 Sale operatorie a pieno regime, perché ora ne funziona una e talvolta due
- Medici e Infermieri nell’ospedale per coprire le vacanze dovute a pensionamenti e trasferimenti. La mancanza di personale è la carenza più grave in assoluto perché per alcune branche chirurgiche non si coprono i turni notturni e festivi e i malati vengono dirottati negli ospedali romani
- nel Piano lasciato vuoto dall’Ostetricia allestire la UOC di Neurologia come previsto dall’Atto aziendale.

Sulla richiesta del Comitato di far valutare ad un soggetto terzo le relazioni prodotte dalla Regione e dalla Asl Rm 5 nel procedimento al Consiglio di Stato apprendiamo con soddisfazione che il punto è oggetto di valutazione da parte dell’Amministrazione comunale.

Restano un monito per ciascuno di noi le parole del Sindaco Sanna subito dopo la sua elezione: “Avremo bisogno di tutti per governare la nostra città” e “Dimostreremo di essere all’altezza di questo compito solo se in ogni momento del domani di questa città ci sarà la collaborazione ed il sostegno di ognuno di voi perché tutti siamo parte di questo grande sogno anche chi non ci ha capito. Anche chi ci ha combattuto.”

Colleferro, 28 aprile 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

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Problemi dell'Ospedale “San Camillo di Lellis” di Rieti

consiglio lazio 350 260Il Consigliere e Vicepresidente della Commissione regionale per la Sanità, Loreto Marcelli informa che, giovedì 18 aprile alle ore 10.30, si terrà presso l’Aula Etruschi della Regione Lazio, l’audizione sulle problematiche dell’Ospedale “San Camillo di Lellis” di Rieti. Saranno presenti il sindaco del comune di Rieti, Antonio Cicchetti, i rappresentanti del coordinamento reatino per il diritto alla Salute alle Politiche Sociali e il Direttore Generale ASL di Rieti, Marinella D’Innocenzo.

L’audizione nasce da mesi di ascolto delle esigenze e delle problematiche in cui versa l’Ospedale “San Camillo di Lellis”, unico Ospedale su tutto il vasto e articolato territorio provinciale dopo i drammatici eventi sismici del 24 agosto 2016. Un dialogo con le parti al quale il Consigliere Loreto Marcelli non è mai venuto meno e che ha portato alla calendarizzazione dell’audizione di giovedì 18 aprile per impegnare la Commissione regionale a adottare tutti gli atti necessari per garantire il giusto mantenimento degli standard organizzativi e di servizio dell’Ospedale e a sospendere gli atti volti a depotenziare il Laboratorio di analisi, il Centro Trasfusionale, il reparto di Anatomia Patologica e in generale tutta la struttura dell’Ospedale “San Camillo de Lellis”.

 

 

 

 

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Ospedale Colleferro: attesa sentenza del Consiglio di Stato

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro”. Coordinamento territoriale - Vogliamo rassicurare tutti che cittadini, Comitato residenti Colleferro e gruppo Consulta le Donne con il sostegno del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale sono costituiti in giudizio al Consiglio di Stato nel ricorso contro la Regione Lazio, la Asl Roma 5, il Ministero della Salute e il Comune di Palestrina, che nel 2015 hanno “trasferito” i reparti di ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia dell’ospedale L.P. Delfino di Colleferro a quello di Palestrina.

I “famosi” comitati , dopo aver spinto in tutti i modi i Comuni di Colleferro, Gorga, Valmontone, Anagni, Artena, Segni, Montelanico, Paliano e Carpineto Romano a presentare appello in sede giurisdizionale, hanno, a loro volta, depositato l’atto di intervento ad adiuvandum a sostegno delle ragioni dei Comuni appellanti.

Sulla vicenda processuale dell’ospedale di Colleferro è del tutto assente la dovuta informazione ai cittadini e il Sindaco di Colleferro, Sanna, non vuole farci sapere – chissà perché poi - che sul contenzioso dei reparti materno-infantili il Consiglio di Stato ha pronunciato un’ordinanza. Invece di aggiornarci sugli sviluppi si permette di fare allusioni sui comitati nel social.

Il Consiglio ha disposto che, prima della sentenza definitiva, la Asl e la Regione Lazio (che ha lasciato scadere i termini senza produrre la documentazione) devono depositare 2 relazioni per verificare se, a seguito del “trasferimento” dei reparti materno-infantili si sia verificata una riduzione dell’offerta sanitaria, con riferimento al Pronto soccorso con 10 posti letto, all’unità di anestesia e rianimazione con 6 posti letto, alla terapia intensiva e cardiologica h 24, al laboratorio analisi, sale operatorie e navette h 24, alle consulenze pediatriche e reparti specialistici di otorinolaringoiatra, urologia, nefrologia-dialisi all’unità di anestesia e rianimazione.

Ci lascia molto perplessi l’affidamento delle relazioni di “verificazione”, da cui dipendono le sorti del ricorso - direttamente alle “controparti”. La Asl Roma 5 infatti ha provveduto a depositarla e, come prevedibile, ha descritto un quadro esageratamente positivo al punto che il trasferimento non ha dato luogo ad alcuna riduzione dell’offerta sanitaria.

Aver delegato alla Regione e alla Asl questa analisi lascia poco spazio a un esito favorevole e all’accoglimento del ricorso. Non capiamo perché tale scelta non sia stata contestata dai Comuni appellanti, visto l’evidente conflitto di interessi della ASL. come parte in causa e come “verificatore”. Ancora meno comprendiamo perché i Comuni non abbiano chiesto di nominare un proprio consulente che potesse formulare le proprie osservazioni tecniche.

Spetta ai Sindaci dare conto della reale situazione dei servizi sanitari, depositando una relazione e lo stesso farà il Comitato per mettere in rilievo l’inadeguatezza del livello assistenziale, che non è in grado di soddisfare le esigenze dell’utenza, e la mancanza di misure idonee a garantire l’efficienza del Sistema sanitario nazionale, ribadendo quanto sostenuto nell’appello.

La nostra battaglia legale poggia sulla difesa del fondamentale diritto costituzionale dei cittadini a curarsi, sulle criticità sanitarie della valle del Sacco e sulle rinunce a cui sono stati costretti gli abitanti del territorio a seguito del suddetto “trasferimento”.

I “famosi” comitati hanno anche il “merito” di aver letteralmente costretto le Amministrazioni locali, dopo una lunga e martellante campagna di sensibilizzazione durata 5 mesi, a ricorrere al Consiglio di Stato e ad accedere agli strumenti legali a disposizione. Ricordiamo infatti che i Comuni non avevano presentato istanza di prelievo per sollecitare la fissazione dell’udienza al Consiglio di Stato, come disposto dalla sentenza del TAR!

Non ha giovato peraltro alla strategia processuale la decisione dei Comuni di sostituire il legale per ricorrere in appello al Consiglio di Stato “in ragione del prezzo più basso offerto per l’incarico”. Al Sindaco sarà sembrato sempre troppo alto, visto che considera buttati i soldi (nostri) spesi in difesa dell’ospedale, come ha avuto modo di scrivere su FB.

Il legale che è stato sostituito aveva ottenuto risultati assolutamente rilevanti (trasposizione del ricorso straordinario dal Capo dello Stato al TAR, accoglimento dell’istanza cautelare e fissazione della discussione del merito in tempi brevissimi) e ciò fa supporre che avesse buone possibilità di vincere in appello!

Come preannunciato, abbiamo inoltre deciso di agire anche in sede civile verso la Asl che nel 2015 in merito all’offerta sanitaria si era impegnata ad incontrare i Sindaci, a garantirla e a fornire “alla cittadinanza tutte le informazioni del caso”.

L’impegno è rimasto lettera morta e quindi abbiamo deciso di agire anche civilmente per la riassegnazione dei reparti neonatali.

L' Asl Roma 5 è commissariata da 15 mesi: la Regione non ha mai motivato l'adozione di questo provvedimento e i Sindaci non hanno mai chiesto conto dell'assegnazione di una gestione non a tempo pieno (il Commissario straordinario è il Direttore generale della Asl Roma 4, caso unico in tutto il Lazio).

La Conferenza dei sindaci dell'Asl Roma 5 non si riunisce quasi mai, neanche per contestare le carenze più gravi del Lazio: rapporto posti letto-residenti pari a un quarto dello standard nazionale (0,8 ogni mille residenti invece dei 3,2 previsti) e assenza di strumenti diagnostici (mancanza assoluta di risonanza magnetica e medicina nucleare).

E’ “merito” dei cittadini e dei comitati se vinceremo la battaglia perché non abbiamo mai mollato la presa sui Sindaci!

Colleferro, 26 aprile 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

 

 

 

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'A difesa dell'ospedale di Colleferro' incontra Quintavalle

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Il Comitato incontra il commissario Quintavalle

Una delegazione del Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale l’11 marzo 2019 ha incontrato il Commissario straordinario della Asl Rm 5, dott. Giuseppe Quintavalle, il Direttore sanitario, dott. Luciano Cifaldi, e due responsabili della comunicazione.

L’iniziale freddezza nel sederci al tavolo, dovuta al notevole ritardo con il quale ci è stato accordato l’incontro, ha presto lasciato il posto alla concretezza delle parole e ad un confronto corretto e serio, rispettoso sia delle parti, sia delle questioni portate all’attenzione dei vertici aziendali.

Innanzitutto abbiamo preso atto che l’incontro, pur con molta fatica, è stato comunque fissato (cosa che così non è con il Comune di Colleferro e con la Regione Lazio) e che la discussione è stata condotta nel rispetto sostanziale dei presenti.
La diversità di competenze e di responsabilità non ci ha impedito di affrontare in modo costruttivo anche le questioni più spinose, a secondo del proprio ruolo. Abbiamo apprezzato che non vi sono state forzature, come mettere davanti a tutto la propria posizione direttiva.

Tutti i soggetti seduti al tavolo hanno mantenuto un approccio disponibile per più di due ore di discussione, durante la quale non abbiamo perso di vista lo scopo dell’incontro: rappresentare alla Direzione generale della ASL Roma 5 le problematiche e i disagi che i cittadini affrontano e vivono ogni giorno, in gran parte preesistenti alla nomina del dott. Quintavalle.
Dopo una breve ricostruzione storica sulla “truffa” dei 4 reparti materno-infantili (a cui dedicheremo un apposito comunicato), avvenuta di fatto con la resa senza condizioni dell’Amministrazione Sanna, a conclusione di circa 15 anni di inerzia degli Amministratori eletti, sulla scelta “palestrinocentrica” guidata dai potenti locali di depotenziare l’ospedale L.P.Delfino, abbiamo affrontato il tema del potenziamento del pronto soccorso e di tutti i reparti (riportare i letti nelle stanze vuote, personale e strumentazioni), dei turni di lavoro dei dipendenti, del piano assunzionale, del pronto soccorso, delle criticità dei vari reparti, degli incarichi di primario, del numero dei posti letto, della Nuova Ala in un ospedale vuoto, delle ambulanze, delle liste di attesa, del progetto del Polo Unico con l’ospedale di Palestrina, di riservare un posto nel parcheggio interno ai pazienti in dimissione, delle donazioni di sangue e del Centro trasfusionale, della risonanza magnetica, dell’attività della sala operatoria, della Radiologia, della stato del Laboratorio analisi. Abbiamo ribadito che gli Accordi del 5 luglio 2015 e 16 febbraio 2016 non sono stati rispettati e attuati.
Tutte criticità note a cui i vertici aziendali hanno risposto di operare costantemente per cercare di risolverle, dovendo superare farraginose pratiche burocratiche e tempi tecnici non brevi, che sono causa di inevitabili ritardi.

Il dott. Quintavalle riferisce che sono state già avviate le procedure per l’ammodernamento del Pronto soccorso, sotto l’aspetto strutturale e logistico, con uno sguardo anche al miglioramento delle condizioni di permanenza dei pazienti e di lavoro dei dipendenti. Un finanziamento regionale farà si che l'azienda potrà provvedere all’acquisto di nuovi macchinari, Tac e Risonanza magnetica, sulla base di un rinnovamento generale di tutta la diagnostica per immagini con una Radiologia operativa h 24. Altra priorità saranno i primariati, che dovranno essere assegnati nel corso del 2019.
A conclusione di questo necessario confronto con la Direzione generale abbiamo convenuto di richiedere informazioni sull’ operatività dell’ospedale alla Direzione sanitaria del nostro ospedale.

Da questo incontro non potevano arrivare risposte immediate, ma abbiamo ricevuto, per il momento, quello che ci aspettavamo: ascolto, attenzione, collaborazione e rispetto.
L’obiettivo del Comitato – non ci stanchiamo di ripeterlo - è quello di farsi portavoce dei bisogni dei cittadini nei confronti delle Istituzioni, non certo quello di ostacolare l’attività dell'Azienda sanitaria, e di ottenere l’impegno dei vertici amministrativi di sensibilizzare la Direzione sanitaria dell’ospedale di Colleferro ad incontrarci.
Chiediamo la disponibilità effettiva di 165 posti letti, oltre i 16 del reparto di psichiatria, come previsto dagli atti regionali, e la corrispondente dotazione di personale; l’assegnazione alla Radiologia di TAC, risonanza magnetica, medici e il riconoscimento come struttura UOC; l’assistenza specialistica dell’unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC); la parità del Laboratorio analisi con quello dell’ospedale di Tivoli, come disposto dal decreto Zingaretti del 28.6.2017, nominando i dirigenti sanitari; il miglioramento delle attività ambulatoriali per dare risposte in breve tempo e stroncare il malcostume di interessi privati createsi intorno alle necessità dei cittadini.
La nostra volontà è la difesa dell'ospedale, patrimonio cittadino, e la sua crescita, non certo quella di accettare il suo depauperamento, che ha subito una accelerazione.

Colleferro, 14 marzo 2019

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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