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Ceccano. Le osservazioni della Corte dei Conti

CECCANO. Attività del Comune

La delibera della Corte dei Conti, n° 64 dell’8 giugno 2021

ceccano palazzo antonelli 350 253In questi giorni si viene a conoscenza di una delibera della Corte dei Conti, nello specifico la numero 64 dell’8 giugno 2021, la quale obbliga l’amministrazione comunale di Ceccano a porre in essere, entro 60 giorni, le misure correttive sul ciclo di bilancio necessarie a superare le irregolarità evidenziate. Tra queste l’eccessivo ricorso allo strumento dell’anticipazione di tesoreria, il debito contratto con società e organismi partecipati e la determinazione e il ripiano del disavanzo di amministrazione. Operazioni che, secondo la corte dei conti, rappresentano delle “illegittimità o irregolarità tali da pregiudicare gli equilibri economico-finanziari dell’ente”.

È grave che l’amministrazione Caligiore non abbia informato a tempo debito i cittadini su questa delibera e che abbia, anzi, continuato a parlare di un bilancio in salute e di una situazione tranquilla. Dalla relazione del collegio regionale della Corte dei Conti del Lazio emerge una gestione delle casse comunali che rischia di causare gravi ripercussioni alla città e ai cittadini. Una delibera che mette in evidenza le falsità diffuse da Caligiore e dalla sua maggioranza sulla tenuta finanziaria ed economica dell’ente.

Le segnalazioni avanzate dalla Corte dei Conti sono precise e riguardano un’area vasta del bilancio e della gestione dello stessoIlCoraggiodiCambiare Logo min da parte dell’amministrazione. Un'analisi dettagliata anche dei debiti contratti dal 2013 al 2019, nonostante Caligiore dica che “Ceccano è un comune senza debiti”. Ricordiamo che la prima giunta Caligiore si insediò nel lontano 2015 e che da quel momento le irregolarità, come definite dalla Corte stessa, sono aumentate in maniera esponenziale.

Il sindaco in persona, vantando fantomatici risultati positivi della sua amministrazione, ha parlato di inesattezze che negli anni si sono diffuse sulle questioni di bilancio. Polemiche come al solito definite strumentali, ma che oggi vengono certificate da un documento ufficiale che mette alla berlina la pessima gestione della cosa pubblica da parte dell’amministrazione Caligiore. Chiediamo a quest’ultimo di smettere i panni e soprattutto i toni della campagna elettorale, perché non vorremmo che la città e i cittadini si trovassero a dover affrontare una situazione di dissesto finanziario, perché il sindaco era più impegnato a rilasciare interviste piuttosto che a verificare la situazione delle casse comunali e le direttive della Corte di Conti.

 

 

 

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Green Act Frosinone: osservazioni e delusione di un osservatore

greenact 350 260di Antonio Limonciello - Empty Green. Venerdì 8 maggio ho partecipato a un incontro PD sul Green Act. La prima cosa che ho pensato è che non mi trovavo in un incontro di tutto il Circolo ma di una sola componente. Poi ho chiesto informazioni e mi hanno detto che dell'iniziativa il direttivo non ne sapeva niente. La seconda cosa che saltava agli occhi era che il coinvolgimento dei cittadini non iscritti al PD si approssimava allo zero. La terza è che dai relatori non è uscita una, dico una sola proposta per Frosinone che andasse oltre il già detto e mai fatto. Mi aspettavo un'analisi puntuale dello stato dell'ambiente e ho sentito solo informazioni che viaggiano per i media.
Mi è stato detto che questo era solo l'inizio. Bene, ma molto strano, di tutti gli ambientalisti di Frosinone non era presente nessuno. Conoscendone credo che non diano alcun credito a un PD che si occupa d'ambiente.
E d'altra parte come si può essere credibili se non si parte da un'analisi critica dei quindici anni di nostro governo della città, quindici anni durante i quali tutti i parametri ambientali sono peggiorati!
Riducendo il problema ai due anni di Ottaviani, che pure va contrastato nei suoi progetti, si mette in opera una mistificazione dalla quale non parte nulla di buono, si accredita una sola idea: se andiamo noi al governo della città le cose cambiano!
Si? E in che senso se non è stata illustrata una sola idea sulla città?
A parole il "cacciatore" responsabile nazionale ambiente dice che ci vuole una rivoluzione culturale ( intanto lui va a spargere di piombo i terreni), nei fatti il solito blablabla.
Si cambia solo se tutti i cittadini cambiano stile di vita, solo se i cittadini stessi diventano custodi attivi del territorio che abitano, e un Green Act dovrebbe essere un progetto partecipato, .... ma nell'incontro non c'è stata una sola proposta di azione pubblica del PD!
Mi viene da dire, Green che?
Empty Green?

Alcune considerazioni dell'autore

Ancora. Ho sempre voluto dare un contributo al PD sulla costruzione di una visione della città, dunque sul suo assetto urbanistico e sugli interventi per una buona qualità ambientale. E non perché esperto di qualcosa ma per aver partecipato e così accumulato un insieme storico di creazioni di proposte civiche dal basso. Ma per la natura dei poteri nei partiti, anche quelli di sinistra, non è stato mai possibile. Per mia scelta, fin dalla nascita del PDS, chè del PCI non fui mai iscritto, non ho mai voluto propormi per far parte di gruppi dirigenti, ho sempre preteso di poter contare come semplice iscritto. E nell'ultima fase, pur avendo votato Civati, ho subito chiarito che non avrei fatto parte di alcuna componente. Ebbene, nel partito, il non far parte di alcuna tribù, vuol dire non poter svolgere un ruolo. Questo è il primo tragico, dico tragico, problema per chi si definisce "democratico": il non poter contare in quanto persona, PERSONA QUALUNQUE come la definisce il filosofo Giorgio Agamben ne "La Comunità che Viene". Nel PD, come del resto nelle altre formazioni politiche, si conta solo se si aggiunge un'attribuzione alla persona, Tizio ingegnere, Caio Professore, Sempronio di De Angelis, Piromallo di Scalia, ecc.. Io pretendo di poter contare come Antonio Limonciello e basta. Questo è il primo senso profondo che dovrebbe contraddistinguere un Partito Democratico.
Il secondo è il dare valore al merito anziché all'appartenenza, l'appartenenza è pre rivoluzione francese, il merito è post rivoluzione industriale. Ora davanti alla liquidità in cui siamo immersi, davanti all'incognito dello spazio globale, ci siamo rifugiati nel no-spazio offerto dalle reti, ma siamo smarriti, intimoriti, cerchiamo di fare tribù. Voglio dire che in questo spazio/tempo del "non siamo più - non siamo ancora" l'appartenenza a una tribù ci fa sentire protetti, e una componente nel PD è una tribù. Ma questo prefigura il ritorno alla pre rivoluzione francese e non un nuovo mondo. Non sto dicendo che sarà così, ma il rischio c'è. Non è Renzi il dittatore, ma siamo noi tremebondi a dargli deleghe su deleghe. A me fa tristezza lo stato del PD, e ormai so che il partito è da per tutto così, ed è così anche la sinistra fuori e dentro il partito. E' il vedere il "dittatore Renzi" senza vedere noi che mi fa pena. Se noi occupassimo gli spazi di democrazia esistenti e aggiungessimo nuovi spazi non ci sarebbero pericoli. E invece noi mettiamo in piedi cordate verticali non comunicanti, abbiamo costruito un partito di scale da scalare, ... per inginocchiarci davanti a chi sta in cima. Renzi, poverino, è una nostra creatura, a lui diamo le stimmate di quanto di noi non piace, ma che pure siamo e pratichiamo nelle segrete stanze. Meno male che Renzi c'è, come Silvio, certo, che gli italiani, anche di quelli di sinistra, possono essere molto peggiori di loro.

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