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25 novembre: Gli uomini isolino e condannino i maschi violenti in pace e in guerra

cgil violenzadonne striscione 350 mindi Angelino Loffredi - Jean Cristophe Notin, storico francese ed esperto in arti militari, in una sua pubblicazione scritta nel 2002 dal titolo “La campagna d’Italia. Le vittorie dimenticate”, a proposito delle violenze subite dalle donne ciociare da parte dei militari del CEF, scrive che la vera causa delle violenze sarebbe stata “la degradazione morale della popolazione civile, la cui componente femminile era volontariamente dedita alla prostituzione e sessualmente attratta dalla prorompente virilità degli uomini di colore, in virtù del loro esotismo“, mi limito solamente a rilevare a quale punto si può arrivare quando la ricerca storica sceglie non la verità ma sposa la causa del nazionalismo.

Qualche ora dopo aver letto questo insulto con Lucia stavamo all’ASFr alla ricerca di dati riguardanti le violentate. Abbiamo trovato un faldone che riguardava Castro dei Volsci e nell’interno dello stesso abbiamo rilevato 115 casi di stupro, gran parte dei quali avviene in località Grotte, ma il dato più raccapricciante è che 40 dei 115 casi riguarda bambine ed adolescenti fra 8 e 17 anni. Potete immaginare nel raccogliere questi dati la rabbia e lo sdegno, considerando quanto affermato dal Notin.
Questi dati provenivano dall’Intendenza di Finanza di Frosinone che nel periodo fra il 1970 e il 1974 liquidava alle violentate quello che veniva chiamato Sussidio Straordinario, modulato secondo l’età: 250.000 lire a chi aveva fra 8 e 18 anni, 200.000 fra 19 e 25 anni, 100.000 fino a 40 anni, 50.000 oltre i 40.

Ricercare, raccogliere testimonianze e metterle a confronto. Ci abbiamo provato con il libro “Il dolore della memoria“ ma c’è ancora tanto da conoscere e verificare. Per esempio, attorno alla tolleranza e complicità verso tali crimini da parte degli ufficiali francesi e da parte dei soldati statunitensi. Non dimentichiamo, infatti, che soldati del CEF e statunitensi facevano parte della V Armata e combattevano sempre in modo coordinato.
La tolleranza e la complicità da quello che abbiamo rilevato furono prevalenti e le motivazioni potrebbero essere state diverse: la vendetta francese per “la pugnalata alle spalle“ del giugno 1940 e le violenze italiane in Costa Azzurra, ma anche per debolezze e mancanza di determinazione nel fermare soldati che stavano mettendo in fuga i nazisti e stavano pagando nello stesso tempo un alto tributo di sangue. Esiste infine un dato spesso rilevato ma sottovalutato, gli ufficiali francesi spiegano lo stupro con un “ C’est la guerre” Questa fatalistica, apparentemente ovvia considerazione credo possa essere collegata con quello che poco fa ha spiegato Lucia.

Nello stesso tempo abbiamo trovato e raccolto sia episodi di reazione armata di civili italiani che reagiscono e uccidono soldati del CEF, che di reazioni dei soldati americani che uccidono marocchini (Lenola) o di soldati americani che difendono donne (Giuliano di Roma) oppure di soldati del CEF che a Giuliano di Roma compostamente accompagnano, a partire dalla Valle di Monte Acuto, una lunga fila di cittadini a rientrare nel paese. A Ceccano abbiamo raccolto testimonianze ove risulta che un ufficiale francese abbia ucciso un marocchino, identificato come un violentatore, con un colpo di pistola alla testa. Sempre a Ceccano abbiamo ricevuto testimonianze che ufficiali americani hanno tollerato (giustificato) che cittadini ceccanesi uccidessero marocchini per difendersi da violenze.

Un sacerdote di Vallecorsa, don Alfredo Salutini, nel suo libro ”Le mie memorie in tempo di guerra“ riporta di essere stato per diversi giorni collaboratore dei Francesi, di essersi opposto alla consegna delle armi appartenenti ai suoi concittadini perché dovevano servire a difendersi dai violentatori, di essere stato in grado di far arrestare alcuni stupratori ma il giorno del processo alcune violentate “si rifiutarono di venire a testimoniare. Erano trascorsi una decina di giorni ( dicevano) e volevano dimenticare”.

Anche il racconto di Antonio Grazio Ferraro, già presidente dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone e per cinque volte sindaco di Cassino è poco conosciuto. Egli, figlio di un ferroviere, alla fine del mese di maggio, con i suoi genitori è ospitato da una famiglia di ferrovieri presso il casello Ferroviario 93 a ridosso della riva destra del Sacco, a confine tra Pofi e Castro dei Volsci . Ferraro ricorda di aver assistito sulla riva sinistra del Sacco pertinenza dei canadesi, nel territorio di Pofi, ad uno stupro di una adolescente. Ne rimase sconvolto ed allora “Andai a denunciare l’accaduto presso il Comando canadese che si trovava nel centro di Pofi. Ricordo bene una targhetta su una scrivania, capt. Scotti. Subito il capitano, di chiara origine italiana, si dimostrò disponibile ad accertare la vicenda. Egli ci mise in guardia sul fatto che i Marocchini sarebbero potuti tornare il giorno dopo e decise di far posizionare dei suoi uomini con delle mitragliatrici sulla sponda del fiume.. Il giorno dopo essi scesero di nuovo dalla montagna su cui è adagiata Castro. Il ponte della Madonna del Piano era danneggiato. Essi preferirono guadare il fiume. I canadesi mitragliarono prontamente i marocchini che avanzavano e alcuni di loro rimasero a terra. L’acqua del fiume Sacco si colorò di rosso e i corpi dei militari uccisi non furono mai recuperati ma abbandonati alla corrente che li trascinò via. Non credo che vi siano state rappresaglie sulla riva opposta”.

Altra questione che merita di essere affrontata riguarda il numero delle violentata. E’ una questione che risulta difficile da definire in modo esaustivo e per alcuni motivi. Riteniamo utile far conoscere le difficoltà e motivi che insorgono immediatamente, subito dopo l’arrivo degli alleati. Sin dal 10 agosto 1944 il Questore di Latina denuncia al governo militare alleato 241 casi di violenza ma precisa che essi rappresentano solo un terzo di quelli reali, perché “per questioni di onore la maggioranza si è astenuta dal presentare le denuncie del caso“.
Tre anni dopo il 18 febbraio 1947 una nota dei Carabinieri di Giuliano di Roma inviata al Comando generale dell’arma afferma che “sono molto comuni i casi che la nominata in oggetto ha dichiarato di non volere essere più risarcita su quanto prima richiesto per celare il fatto per pudore“.

Nel balletto di cifre che in tutti questi anni è apparso forse è opportuno non avventurarsi. Nella nostra percezione,comunque, avvertiamo che i dati credibili siano quelli che i parroci inviano ai vescovi e che i vescovi inviano al Papa. Pertanto riportiamo solo quelli da noi rilevati e che riguardano la Diocesi di Ferentino: Ceccano 60, Patrica 68, Giuliano di Roma 60, Amaseno 60, Villa Santo Stefano 150.
Non va dimenticato che da parte delle donne e delle famiglie ci fu un atteggiamento di discrezione e riserbo, spesso inteso anche come forma di protezione verso la donna violata. Questo sentimento permise a chi non aveva subito violenza di chiedere l’indennizzo. Questa è l’altra faccia della medaglia: da una parte il pudore delle violentate, da un’altra quello della sfrontatezza e dell’inganno delle non violentate. Ci furono infatti uomini senza scrupolo che raccolsero domande, fecero sottoscrivere deleghe a riscuotere relativi compensi che si aggirarono attorno al 10%. Ad Amaseno, queste procedure che avevano anche sostegni ministeriali portarono al rimborso di 802 persone. Una cifra altissima rispetto al totale della popolazione. Per una lettura più precisa sul tema si può leggere l’interessantissimo libro di Alberico Magni dal titolo “Amaseno 1944“ edito dal comune.

In generale si può dire che dal 1952 il Movimento delle violentate sostenuto in Ciociaria dall’Unione Donne Italiane rifluisce. Il tema viene riproposto con l’uscita del libro di Moravia “La Ciociara“ ma credo sia necessario mettere in evidenza come alla vigilia della pubblicazione del libro la cultura sessuofobica non era dissolta. L’11 settembre 1957, infatti il Vescovo di Veroli e 6 parroci sollecitano, attraverso un testo di 5 pagine, al Prefetto di Frosinone, al Procuratore della Repubblica affinchè “vogliano attentamente considerare se essi ravvisano- come noi ravvisiamo- nel romanzo di Moravia elementi tali da incorrere nella censura, come opera contenente pornografia“.

Fortunatamente il libro venne pubblicato, qualche anno dopo attraverso il film con lo stesso titolo, Sophia Loren riceve l’Oscar ed il tema viene conosciuto anche fuori dal nostro territorio. Non si può concludere senza ricordare che le prime istituzioni che rompono il muro del silenzio sono l’Amministrazione Comunale di Castro dei Volsci, sindaco Berardi, e l’amministrazione provinciale di Frosinone, presidente Lisi. Il 3 giugno 1964 dopo un intervento di Giacinto Minnocci, sulla rocca di Castro dei Vosci, viene innalzato il Monumento alla Mamma Ciociaria.

Una comunità dunque non sente più vergogna, con coraggio esce dal cono d’ombra e dice al mondo, proprio attraverso il Monumento, che tante donne del paese sono state violentate. In ogni parte del mondo fanno sapere che la vergogna non deve essere di chi ha subito la violenza ma dei violentatori.

Frosinone 25 novembre 2019

 

 

 

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Non c'è pace nel PD ceccanese

ceccano monumento 350 260di Valentino Bettinelli - Sembra non esserci pace per il circolo di Ceccano del Partito Democratico. Nuovi scontri all’orizzonte tra la segreteria, guidata da Davide Di Stefano, e la fronda di dissidenti, che fanno capo a Francesco Battista, Diego Protani ed Adriano Masi. Discussioni sempre più accese, con le amministrative della primavera 2020 ormai ad un soffio, anche dopo la caduta del sindaco fabraterno Roberto Caligiore.

A parlare della complicata situazione, il dem Diego Protani. “Siamo stati costretti a ricorrere al collegio dei Probi Viri del partito, perché il clima era ormai insostenibile. Sono decenni che questo partito segue le logiche e gli interessi di pochi. È forse la prima volta che la regia dittatoriale di Maurizio Cerroni viene concretamente messa in discussione. Non può essere un partito, un organo che non comunica nelle sedi adeguate e che non sa prendere decisioni collegiali”. Il j’accuse di Protani si rivolge anche a Davide Di Stefano. “Aspettiamo con ansia la posizione del segretario, sempre se c’è. Non esiste una linea politica chiaramente espressa dalle parole di Davide Di Stefano. Dobbiamo accontentarci di vuoti comunicati, non scritti da lui, in cui si fa un semplice elenco di sigle, senza un progetto politico ben chiaro”.

Le parole di Diego Protani non lasciano immaginare nulla di buono per il futuro del PD ceccanese. Una costante guerra tra correnti e correntine, che rischia di far perdere di nuovo la bussola ad un partito in costante confusione.

 

 

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Colleferro e la cultura delle armi

Yemen da Protestantesimo minda Re.Tu.Va.Sa. - Nel mondo la guerra, le guerre non si sono mai interrotte dai milioni di morti del Congo alla macelleria dello Yemen. La guerra continua ad essere strumento per risolvere conflitti e regolare l’accesso alle ricchezze del pianeta, devastando regioni di soluzione dei conflitti che nascono dalla volontà di appropriarsi delle risorse strategiche delle diverse regioni del globo. Guerre che distruggono le condizioni di vita di intere popolazioni, mentre il modello di sviluppo produce la migrazione verso le aree urbane con conseguente sviluppo di gigantesche megalopoli verso le nazioni più sviluppate. La guerra è un elemento fondamentale e necessario per il modello di sviluppo dominante, certamente non l’unico, ma ineliminabile.

Il nostro paese è diventato una posta in gioco simbolica dello scontro politico -la contesa è su poche decine di migranti salvati dalle ONG, mentre contemporaneamente centinaia di altri sbarcano autonomamente, senza contare quelli che nel frattempo sono annegati-, soprattutto da parte di chi punta ad esasperare le contraddizioni e le reazioni dei cittadini italiani, soprattutto le parte più povera esasperata dalle proprie condizioni di vita, incapace di mettere in piedi autonomamente un conflitto, una lotta per migliorare le proprie condizioni di vita, a cui è facile proporre un capro espiatorio.
In questo contesto globale, nazionale e locale è necessario fare i conti con il ruolo che gioca l’industria degli armamenti del nostro paese.

Un riconoscimento particolare va riconosciuto agli attivisti che combattono contro la RWM Italia e la sua fabbrica di Domusnovas-Iglesias in Sardegna, che esporta armamenti verso l’Arabia Saudita artefice -nel silenzio globale- dell’eccidio nello Yemen.
Nessuna voce si alza in difesa di quelle popolazioni vittime di un massacro quotidiano da parte dei governi del mondo: lo Yemen non ha risorse da depredare, quindi può tranquillamente affondare nel mare dell’indifferenza.
La produzione di armamenti -bombe per aereo- della RWM Italia -100% di capitali tedeschi-, prima S.E.I. Società Esplosivi Industriali SPA, è un'attività insediatasi da poco meno di venti anni, nell’Iglesiente, territorio piagato dalla disoccupazione, facilmente ricattabile.
Colleferro fa da contraltare, ha nel DNA la cultura delle armi, Colleferro ha quel marchio di fabbrica che poche città italiane hanno “l’onore” di avere. A Colleferro si è nati e cresciuti con gli esplosivi nel giardino di casa. Colleferro è stata strategica nelle guerre mondiali e nel panorama industriale del nostro Paese. Colleferro ha dato da mangiare al popolo contadino bisognoso di cibo, ha permesso a tanti giovani di studiare, li ha resi edotti e volenterosi di sapere.

Tutto ciò però è splendidamente terminato.

L’industria bellica è oggi il residuo di un apparato industriale che mentre produceva ed esportava strumenti di morte, produceva e diffondeva sostante che portavano malattia e morte in tutto il territorio circostante.
Come dicemmo anni fa “la morte dentro e fuori”.

Oggi l’innovazione tecnologica, la forte concorrenza, l’impatto di armamenti ipertecnologici rende l’assetto industriale bellico di Colleferro ridicolo rispetto agli allori del passato, ma la cultura delle armi permane, ridimensionata, non più eccellenza italiana come un tempo, da tempo proprietà straniera.
La relazione del Governo per le autorizzazioni alle esportazioni nell’anno 2018 parla chiaro, c’è il crollo dell’interesse per il prodotto locale, ma il signore della guerra non demorde e attende con calma che ci sia una ripresa, qualche nuovo conflitto che gli permetta di risollevarsi.

La Simmel Difesa Spa segue l’onda nazionale riguardo al netto ridimensionamento delle esportazioni di armamenti.
Nel 2018 il paese ha subito un -53,78% rispetto al 2017 (-66,71% rispetto al 2016) di valore di autorizzazioni alle esportazioni passando da circa 10mld di euro a circa 5 mld di euro -erano 14mld di euro circa nel 2016-, cifre che comunque dovrebbero far riflettere su quanto possa essere ghiotta l’economia delle armi, e se il mercato estero è in ribasso allora si passa ad alimentare quello interno.

Nel 2018 la fa da padrone il Qatar con circa 2Mld di euro di richieste di armamenti dall’Italia -in seconda posizione il Pakistan, in terza l’Egitto-, lo scorso anno il primato spettava all’Arabia Saudita, complice anche la RWM Italia. A lume di naso tutti paesi che i diritti umani non sanno proprio dove siano di casa, alcuni sono anche in guerra e ciò contrasterebbe con la Legge italiana di riferimento, la 185/90, ma si sa in alcuni casi le Leggi vengono lasciate a libera interpretazione.

La Simmel Difesa SpA nel 2018 riceve autorizzazioni alle esportazioni per circa 23,6mln di euro contro i circa 60mln di euro del 2017 e i circa 45,5 mln di euro del 2016.
Facile intuire che è una azienda in decrescita, difficile intuirne il destino visto che in questo ventennio di insediamento dopo l’acquisizione del comparto bellico della ex Snia BPD, ha visto prima la cessione in mani inglesi, Chemring Group PLC, e da qualche anno in mano ai francesi, Nexter, gruppo societario di proprietà dello Stato transalpino.

La tipologia di produzione è cambiata di poco, i francesi l’hanno acquisita con tutta probabilità per il know how, la Simmel Difesa è l’unica in Italia che produce proiettili per i cannoni navali della Oto Melara, calibro 76/62, oltre a classiche produzioni come le bombe da mortaio illuminanti, 81mm, che schiariscono i cieli di guerra, o la testa di guerra del Missile anti-missile Aster frutto di cooperazione internazionale a cui partecipa anche la AVIO Spa, stabilimento di Colleferro.

Colleferro ha da decenni l’Arabia Saudita come cliente, la stessa di RWM Italia; circa 5mln di euro di spesa dal più grande paese della penisola arabica, un buon 20% del totale autorizzato all’esportazione per il 2018. L’India però si attesta a circa 13mln di euro di acquisti (più del 50% del totale), poi le Filippine, l’Egitto, la Grecia.
Insomma un variegato parco clienti, da più di 100 anni contribuisce a rifornire di armi le guerre, nei decenni passati anche con strumenti poi banditi dalla comunità internazionale come le mine antiuomo, le armi chimiche -nel caso di Colleferro ancora più subdola perché si fornivano ai clienti i test per modificare gli armamenti "convenzionali" forniti come i razzi Firos o i proiettili di ariglieria da 155mm, in vettori chimici-, le cluster bombs.

Un’onta che non potrà mai essere lavata.

Ora in seguito all’intervento del precedente Governo, che con un provvedimento ha posto il veto alla vendita di RWM Italia all’Arabia Saudita, di cui peraltro non si riesce a trovare traccia documentale, ci si attende che si faccia luce anche sulle esportazioni di Colleferro.

Qualcuno ci potrebbe domandare che cosa se ne fa dei lavoratori in caso di crollo delle vendite.

Riconosciamo le complessità e le difficoltà di sviluppare produzioni alternative, proprio per questo come movimenti abbiamo aperto un percorso che punta a costruire una vertenza di tutta la Valle del Sacco con l’obiettivo dare vita ad un modello di società, di uso del territorio, di filiere produttive, non solo compatibile, ma capace di ricostituire gli equilibri ambientali devastati nei decenni passati, di valorizzare le risorse del territorio.

La sfida non è delle più semplici, ma credere nella Vita è la nostra forza.


Colleferro, 21.09.2019

Invitiamo a sintonizzarsi su Rai2 Protestantesimo, programma curato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia in convenzione con la Rai, lunedi 23 settembre ore 8.00 per un interessante servizio su Colleferro e Domus Novas-Iglesias.

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25 Aprile! "Europa Pace Democrazia"

  • Pubblicato in Partiti

25 aprile 350 260di Valentina Calcagni - Europa Pace Democrazia 25 Aprile!
È una fase populista quella che stiamo vivendo è difficile disinnescare il clima di odio di insofferenza e intolleranza che ci circonda.
Eppure la storia dovrebbe insegnare a tutti che i diritti le libertà di cui godiamo sono frutto di dolorose battaglie per la Democrazia.
L'impegno deve essere costante quotidiano e collettivo perché quella che ora è una Fase non si trasformi un un'era populista.
Il mio sguardo è rivolto al futuro senza mai dimenticare gli orrori del passato, le guerre, il razzismo la negazione della Persona.
Il mio impegno non cesserà mai e se grazie ai nostri padri godiamo di diritti dati ormai per assodati ricordo a me stessa che abbiamo tanti doveri da adempiere, a brave ci sarà l'appuntamento per le elezioni Europee, è un nostro diritto scegliere ma anche un nostro dovere, scaglierò l'Europa sceglierò la Pace sono cittadina Italiana quindi cittadina d'Europa.
Buon 25 aprile!

 

 

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Dalla Pace Fiscale all'Angelo Custode

Governo Conte DiMaio Salvini 350 260 mindi Maria Giulia Cretaro - Sembra un'allegoria mistica, frutto dell'influenza natalizia eppure quando Luigi Di Maio parla per grillina intercessione, questi sono i termini.
Era solo Maggio quando Mattarella poneva il veto sul Governo, bocciando il papabile Ministro dell'Economia Paolo Savona. Un gesto di autorità istituzionale che tuonava come ferita alla Democrazia. Si invocava la Costituzione, l'articolo 90 e di conseguenza l'impeachment per il Presidente. Un atto riservato ai grandi affronti, non certo scomodato per il mancato appoggio ad una nuova compagine governativa. Ed infatti pochi giorni dopo si chiude la diatriba, e si apre il capitolo della XVIII Legislatura a guida giallo verde.

Un patto di Governo, che tra il surreale ed il faceto, si aggirava tra flat tax e reddito di cittadinanza, il punto in comune però esisteva già in quelle 57 pagine e 30 punti: la pace fiscale. Se ci si domanda quale fosse il significato di questa definizione, ecco la spiegazione: "rimuovere lo squilibrio economico e favorire la scomparsa del debito". Operazione finanziaria che neanche Keynes avrebbe osato teorizzare, malgrado la sua mano invisibile.

Eppure, nell'imminente voto di fiducia sulla manovra di bilancio, come prassi di ogni buon vecchio Governo, l'equazione pace fiscale è dichiarata risolta.
La clausola di salvaguardia, metodo caro ai Governi Berlusconi, è relegata ad un "escamotage fiscale" e sembra non preoccupare gli attori di Governo, che vedono assicurati nella manovra gli obiettivi da campagna elettorale, a norma della Seconda Repubblica. Se poi siano davvero misure sostenibile per questo Paese, ce lo diranno l'Iva e le accise dal 2020.

Davanti alla revisione fiscale prevista per il prossimo anno, è Mattarella ad essere riconosciuto come Angelo Custode della stessa Costituzione che sei mesi prima sembrava aver violato. L'uomo di Stato e dello Stato, che accoglie il feretro di un compatriota mentre il ministro degli Interni sfoggia tweet per la tutela dei gatti.
Il Movimento 5 Stelle e la Lega insieme, sono riusciti a stravolgere il lessico politico comune, restituendo ai cittadini messaggi più comprensibili ma non necessariamente più chiari.

Non basta dichiarare la Terza Repubblica per vederla realizzata, saranno i dati reali a chiarire la rotta di questa coalizione. Per ora tra spunte rosse e pugni alzati, ancora una volta una coperta fiscale troppo corto, forse stavolta quel centimetro di troppo.

 

 

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Periferie. E' tornata la pace tra i Comuni e il Governo?

movimento 5 stelle bandiera 350 260Luca Frusone Deputato M5S - Bando periferie, Frusone: “Quello che promettiamo, facciamo”
Pare sia tornata la pace tra i Comuni e il Governo guidato da Giuseppe Conte sulla questione del bando Periferie. I famosi milioni di euro che alcuni Comuni dichiaravano scippati per le periferie, arriveranno e saranno persino di più. «Infatti – spiega Luca Frusone del Movimento 5 Stelle che partecipò a suo tempo all’incontro organizzato dal sindaco Ottaviani – avevamo sin da subito garantito mezzo miliardo per i primi 24 progetti, che poi era tutta la somma che aveva messo il Governo Renzi e rimandato il resto dei finanziamenti, sbloccando comunque un miliardo di euro per i Comuni virtuosi». Tale sblocco venne visto, soprattutto dagli esponenti del PD, come un furto ma, in realtà, contrattacca il deputato pentastellato «Non c’è stato nessun furto perché quei soldi erano dei Comuni e dovevano solo essere sbloccati. Il ritardo sulle periferie era dovuto alla pronuncia di incostituzionalità del bando stesso, a cui abbiamo ovviato, e al fatto che volevamo fare un nuovo controllo sui progetti vincenti». Durante l’incontro di Frosinone infatti vennero sollevati dubbi su come la commissione a guida PD aveva dato i punteggi premiando magari progetti che con la riqualificazione delle periferie avevano poco a che fare. «In legge di bilancio verrà stanziato un altro miliardo e 600 milioni per gli altri 96 progetti che se sommati ai 500 milioni già previsti, gli unici stanziati dal PD, e al miliardo per i Comuni virtuosi raggiungono una cifra elevatissima a dimostrazione dell’attenzione che abbiamo per gli Enti Locali» evidenzia Frusone che conclude dicendo «Ovviamente, date le dinamiche precedenti, abbiamo cambiato qualcosa. Infatti non saranno contribuiti a pioggia ma grazie a un nuovo meccanismo sarà la capacità di realizzazione dei Comuni e di giustificazione delle spese a misurare le ripartizioni che avverranno dal 2019. Insomma quello che vogliamo far capire non è solo che se promettiamo una cosa la manteniamo ma che per i sindaci si apre un capitolo nuovo, infatti non dovranno dimostrare di avere tessere di partito o santi in paradiso per ottenere fondi per i cittadini ma dovranno dimostrare di saper amministrare, progettare e spendere bene quei soldi, un concetto banale ma che in un Paese come l’Italia ha il profumo di rivoluzione».

 

 

 

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III edizione del Premio Internazionale per la Pace "Beato Papa Paolo VI"

Paolo VI 350 260 minPREMIO INTERNAZIONALE PER LA PACE BEATO PAOLO VI (EDIZIONE 2018) Sabato 8 settembre al Santuario della Regina della Pace, Monte Scalambra-Serrone, si terrà la III edizione del Premio Internazionale per la Pace "Beato Papa Paolo VI". Il tutto inizierà alle 14.30 con l'accoglienza degli ospiti e la Tavola rotonda sul tema "Il servizio alla pace, attraverso il servizio alla vita nascente, del Beato Paolo VI nel 40º del suo Transito e nell'anno della sua canonizzazione".

Il programma prevede alle 16 la recita del Santo Rosario e alle 16.30 la celebrazione della Messa al Santuario.
Alle 17.30 il prof. Antonino Zichichi terrà una lezione sulla situazione mondiale in riferimento al rischio catastrofe nucleare e ai contenuti del "Manifesto di Erice" da lui stilato nel 1982 e oggi sottoscritto da oltre 100.000 scienziati nel mondo.
Alle 18 avrà inizio la cerimonia di premiazione.

 

 

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Razzismo e razzismi in guerra e in pace

razzismobruttastoriadi Fiorenza Taricone «...razzismi esplosi in tempo di guerra hanno avuto, guardando ai fatti, una sponda forte nei micro comportamenti della vita quotidiana e nelle subculture intolleranti fondate su pretese superiorità, che allora e oggi riguardano ancora gli ebrei, ma come schema si possono riferire ai tanti razzismi xenofobi di oggi.» (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. Razzismo e razzismi
  2. Funzione dell'antisemitismo
  3. Razzismo in Italia

Razzismo e razzismi

Il 4 luglio ho partecipato, a Roma, a un seminario dal titolo Un percorso per la testa che colpisce al cuore. Viaggio nella memoria, organizzato dalla Uil e dalla Uil Scuola, prima tappa di una serie di iniziative che si svolgeranno nel 2018; il Seminario era inteso anche come preparazione ad un viaggio riservato ad un gruppo di giovani ad Auschwitz, nel prossimo ottobre; oltre ad aver accettato come storica, e come “resistente” alla xenofobia e alle discriminazioni, la spinta veniva anche dal timore che quell’antisemitismo venga considerato oggi un capitolo chiuso della storia, per giunta anche poco conosciuto dai giovani, senza implicazioni con l’oggi; invece, pur facendo tutte le distinzioni possibili fra ieri e oggi, il razzismo anche in Italia va declinato al plurale e anche per questo avevo titolato il mio intervento “razzismo e razzismi in guerra e in pace”. Penso che queste riflessioni possano interessare lettori e lettrici di UNOeTRE.it

La distinzione fra razzismo e razzismi intende sottolineare due differenze importanti: la prima riguarda una certa falsificazione del termine perché con la parola razzismo s’intende, da parte soprattutto dell’antropologia o della biologia, la diversità delle razze o dei gruppi etnici, mentre l’uso politico che ne è stato fatto ha indotto alla credenza di una superiorità di una razza sulle altre. A questa distorsione si collega il plurale razzismi; ampi strati di popolazioni, prive di competenze specialistiche, negli ultimi decenni hanno abbracciato infatti teorie e comportamenti razzisti, aderendo caratterialmente. I razzismi sono quindi facilitati e sostenuti da una forma mentis in cui l’educazione distorta ha giocato un ruolo fondamentale; qualunque politica di governo dalle finalità razziste infatti, ha dovuto trovare una sponda in comportamenti collettivi motivati dalla convinzione di una razza superiore, o minacciosa per la comunità, come l’antisemitismo del XX secolo, alimentato dalla paura di un complotto ebreo massonico che intendeva schiacciare le razze superiori europee e cristiane. Se nella storia le teorie razzistiche sono state elaborate soprattutto contro i negri e contro gli ebrei, nondimeno sono antiche quanto la politica: è esistito un razzismo fra le grandi razze, bianca, gialla o negra, ma anche fra piccole razze o gruppi etnici particolari; la xenofobia può svilupparsi fra comunità politiche differenti, ma anche dentro una comunità plurirazziale. Oggi non è difficile riscontrare un razzismo endogeno italiano anche verso nazionalità differenti, anche se integrate, che si è concretizzato nel rifiuto dello ius soli.

Il razzismo contemporaneo, sviluppato a livello politico soprattutto dopo la prima guerra mondiale è stato il risultato dell’incontro e della fusione fra la corrente di pensiero basata sullo studio scientifico delle razze, e il nazionalismo. Un elemento fondamentale è stato sempre rappresentato dalla lettura delle differenze come composte di due elementi principali disposti in ordine gerarchico: il primo naturalmente superiore, il secondo irriducibilmente inferiore. Grammaticalmente, il sostantivo razzismo è espresso al singolare, che sottintende una visione gerarchica piuttosto che una visione plurale delle differenze. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Funzione dell'antisemitismo

Nella costruzione di uno stato nazione tendenzialmente aggressivo l’antisemitismo risulta essenziale, sintesi del tradizionale antigiudaismo cristiano, di vecchi stereotipi e di nuovi temi. L’antisemitismo denunciava il forte legame degli ebrei con gli stati che avevano promosso l’emancipazione; alla fine del XIX secolo infatti gli ebrei di Francia, Inghilterra, Germania e Italia avevano ottenuto diritti civili e politici, anche se non l’integrazione sociale, più lenta. In Germania, gli ebrei erano tra i protagonisti della trasformazione industriale, in Francia la comunità ebraica era entrata con la Terza Repubblica nel mondo della politica, dell’esercito, nella pubblica Amministrazione. In Italia, la separazione fra Chiesa e Stato favoriva il processo. Diversamente invece l’Europa orientale e particolarmente la Russia zarista che, a partire dalla spartizione della Polonia alla fine del Settecento, aveva tra i suoi sudditi milioni di ebrei polacchi mal visti dal regime zarista. Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del ‘900 si succedettero infatti i pogrom, sommosse antiebraiche che sfociavano in saccheggi e massacri. L’antisemitismo collegato al nazionalismo stigmatizzava il loro carattere femminilizzato o la capacità di sedurre le donne, la richhezza o la miseria, o la partecipazione alla vita pubblica. Fra i sentimenti prevalenti l’invidia, perché gli ebrei mancavano di una base statale ma erano integrati nelle società, conservando la cultura e la religione. Era un antisemitsimo visione del mondo, senza più alcun rapporto con quello che gli ebrei facevano o non facevano, né con particolari tradizioni politiche. Per la prima volta, scrisse Hannah Arendt, l’odio antiebraico seguiva la logica peculiare delle ideologie. Razzismo NO

Milioni di ebrei si spostarono dalla Russia all’America, alla Francia, all’Inghilterra. Una risposta diversa fu la crescita di un’opposizione politica antizarista che confluì da una parte del marxismo, nel terrorismo e dall’altra nella crescita di un movimento di risveglio nazionale ebraico, il sionismo, fondato da Theodore Herzl, giornalista ebreo ungherese; elaborò la convinzione che l’antisemitismo fosse una costante non solo dei Paesi privi di emancipazione, ma di tutti i paesi in cui viveva una minoranza ebraica; di qui l’idea che gli ebrei dispersi nella dispora dovessero ricostituirsi in nazione. Fino agli anni Venti del Novecento il movimento sionista raccolse scarso seguito fra gli ebrei occidentali, identificati con le loro patrie di adozione e inseriti nelle rispettive società.

La realtà di una razza ariana si era diffusa nella Germania dell’Ottocento desunta dall’esistenza di un’area linguistica indoeuropea, razza distinta e pura, biologicamente superiore, identificata con i Germani e i nordici; gl’italiani, come gli slavi e in genere tutti i popoli mediterranei, restavano fuori da ogni possibile inserimento nella cosiddetta razza ariana; di qui l’invenzione da parte della cultura razzista italiana di una razza italica assimilabile alla razza ariana. L’esigenza di difenderne la purezza fu alla base del manifesto della razza del luglio ’38, prima dell’emanazione delle leggi razziali, a firma di un gruppo di scienziati e antropologi di secondo piano, tranne l’accademico d’Italia Nicola Pende, illustre medico. Un ruolo particolare nell’elaborazione della scienza razzista lo ebbe anche il passaggio dall’incremento quantitativo della popolazione all’incremento qualitativo, cioè dalla demografia all’eugenetica. Un passaggio mai attuato fino in fondo anche perché l’orientamento generale era contrario all’eugenetica negativa cioè sterilizzazione ed eutanasia, piuttosto favorevole invece all’eugenetica positiva, con la proibizione di matrimoni misti. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Il razzismo in Italia

In Italia, come conseguenza diretta della sciagurata alleanza con la Germani, nell’autunno del 1938, disposizioni di legge precise introducevano nella legislazione italiana radicali discriminazioni fra appartenenti alla razza ariana e non, passate alla storia come leggi razziali; dirette in teoria verso tutti i non ariani, ebbero come vittime gli ebrei. Le leggi razziali erano state precedute da una vasta campagna di propaganda antisemita, un razzismo quindi di tipo pseudo culturale e di costume, non solo politico, diffuso già dal 1937. Docenti e studenti ebrei erano allontanati dalle scuole e da tutti i pubblici uffici. Vincoli di varia entità erano poste alla proprietà, al diritto di fare testamento ed ereditare, ai mestieri consentiti e i non ariani. Gli ebrei erano allontanati da tutti i mezzi d’informazione, e non potevano pubblicare libri o articoli. Limitazioni erano poste alle loro possibilità di curarsi con il divieto di servirsi di medici ariani, erano proibiti necrologi sui giornali. Una serie di disposizioni secondarie, ma altrettanto umilianti introducevano vessazioni nella vita quotidiana. La proibizione di possedere apparecchi radio, andare in luoghi di villeggiatira avere personale di servizio.

Fino all’inizio della campagna di stampa razziale e antisemita il rapporto fra regime fascista e ebrei era stato normale. Integrati nella società, gli ebrei erano fascisti comeRazzismo NO altri italiani; il Concordato del ’29 aveva introdotto come preferenziale la religione cattolica, ma non aveva portato a una politica di discriminazioni. Più preoccupante era per loro la vicinanza alla Germania nazista; molti sperarono che Mussolini non avrebbe seguito fino in fondo il dittatore, molti sperarono in un trattamento di favore, molti che avevano perso il lavoro emigrarono negli Stati Uniti e America Latina. La maggioranza rimase e che le leggi razziali siano state applicate senza rigore è un tipo d’intepretazione “buonista” non confermata dai fatti. Gli apparati dello Stato si applicarono per rendere operativi i divieti con la maggior velocità possibile. Il Ministero dell’Educazione attuò rapidamente la cacciata degl’insegnanti e degli studenti. Nacquero per gli espulsi scuole ebraiche che ebbero come insegnanti docenti di grande prestigio cacciati. Furono attuali censimenti di cittadini di razza ebraica e le liste furono poi usate dai tedeschi per gli arresti e le deportazioni nei lager.

Altre interpretazioni ricollegano la genesi delle leggi al razzismo diffuso dopo la conquista dell’Abissina, per il pericolo di unioni fra funzionari, soldati e donne abissine, e la nascita di meticci che avrebbero reso impuro il sangue italiano. Altri studiosi invece hanno sottolineato le profonde radici che le teorie razziste avevano nell’humus culturale italiano. Definire le leggi razziali italiane come più modeste di quelle tedesche è vero solo in parte. Certo, offrivano maggiori possibilità di non essere considerati ebrei ai figli di matrimoni misti e ai convertiti al cattolicesimo più di quanto non avessero fatto quelle naziste, frutto di un compromesso fra la tendenza antisemita filotedesca raccolta intorno a La difesa della razza, di Julius Evola e la tradizione italiana spiritualista e cattolica. Le preoccupazioni maggiori nel mondo cattolico riguardarono la classificazione degli ebrei convertiti o dei loro discendenti, cioè se fossero da considerare di razza ariana o ebraica; in questa direzione andò lo sforzo da parte della Chiesa di salvare dalla deportazione quanti erano diventati cristiani. La Repubblica di Salò si allineò fra il ’43 e il ’45 alle leggi razziali, non smentendo l’animus razzista del regime. Il razzismo, l’arianesimo, l’eugenetica, la volontà di potenza della Germania, il nazionalismo, combinato con le sorti della guerra non potevano che produrre stragi di civili e una prassi concentrazionaria. Esplosi in tempo di guerra hanno avuto, guardando ai fatti, una sponda forte nei micro comportamenti della vita quotidiana e nelle subculture intolleranti fondate su pretese superiorità, che allora e oggi riguardano ancora gli ebrei, ma come schema si possono riferire ai tanti razzismi xenofobi di oggi.


 

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«Se vuoi la pace, prepara la pace»

arab gas pipelinedi Daniela Mastracci - Di Siria, attacco missilistico Usa e reazione del Governo Italiano. Gas e petrolio sono da sempre al cuore della questione mediorientale: nelle vene di questa regione strategica per gli equilibri mondiali scorrono tutte le peggiori ragioni per fare una guerra e anche le migliori per fare la pace. Si tratta, in fondo, soltanto di scegliere e di conoscere la storia.
In un articolo del 23 febbraio 2016 sulla rivista Politico, l’avvocato Robert Kennedy Jr, nipote dell’ex presidente americano John F. Kennedy, spiega quelli che – a suo dire – sono i veri motivi della guerra in Siria: le radici del conflitto armato in Siria provengono in gran parte dal rifiuto del presidente siriano Bachar al-Assad di approvare il passaggio di un gasdotto dal Qatar verso l’Europa.

 Era il 2009...

«La decisione americana di organizzare una campagna militare contro Bachar al-Assad – ha dichiarato Robert Kennedy Jr – non era iniziata con le manifestazioni pacifiche della Primavera araba nel 2011, ma nel 2009, quando il Qatar aveva proposto di costruire un gasdotto da 1 miliardo di dollari che avrebbe attraversato l’Arabia Saudita, la Giordania, la Siria e la Turchia.
Il progetto avrebbe assicurato ai paesi arabi del Golfo persico un decisivo vantaggio sui mercati mondiali del gas e avrebbe rinforzato il Qatar, paese alleato degli Stati Uniti. Il presidente siriano Bachar al-Assad aveva respinto il progetto, perché andava contro gli interessi della Russia, paese alleato della Siria e grande fornitore di gas naturale all’Europa. Nel 2010, al-Assad aveva iniziato a negoziare con l’Iran per costruire un gasdotto per il trasporto di gas dall’Iran verso il Libano e da qui verso l’Europa. Immediatamente dopo il rifiuto siriano del progetto iniziale, le agenzie d’informazione statunitensi, il Qatar, l’Arabia Saudita e Israele hanno iniziato a finanziare l’opposizione siriana e a preparare la rivolta per rovesciare il governo di Damasco. La CIA ha trasferito 6 milioni di dollari alla televisione britannica Barada allo scopo di preparare servizi televisivi a favore della destituzione del presidente siriano. Ha inoltre usato membri del gruppo estremista Stato islamico per proteggere gli interessi degli Stati Uniti sugli idrocarburi e strumentalizzare le forze radicali per ridurre l’influenza russa nella regione.»

 Il controllo delle risorse energetiche è lo strumento principale per avere un ruolo importante nel futuro dei rapporti di forza mondiali. La crescita straordinaria di Cina,gasdotti India, Indonesia e numerosi altri paesi asiatici ed africani sta cambiando la geopolitica e cambierà a breve anche il nostro stesso stile di vita
Se non capiamo questo, non possiamo capire perché di fatto in Siria ci siamo tutti. E’ diventata lo scacchiere di manovre geopolitiche che, per i Siriani, si sono trasformate in un conflitto lacerante, sotto le bombe da sei anni. Migliaia di morti, milioni di profughi, quegli stessi profughi che poi noi non sappiamo accogliere. Che abbiamo fatto diventare moneta di scambio con la Turchia; che abbiamo esposto alla tremenda rotta balcanica; che si sono ritrovati nel fango di Idomeni; dietro i fili spinati di Orban.
Se non capiamo che stiamo giocando una guerra sporca per avidità di risorse, se ci sfugge il tema dei temi che è, e resta, il controllo degli idrocarburi, dal petrolio al gas, e quindi alle ricchezza enorme che ne deriva per i paesi più industrializzati, e perciò sempre più affamati di energia, allora credo ci sia un grosso problema a proposito della conoscenza del nostro pianeta. Credo ci sia un problema con la geografia e la conoscenza del sottosuolo terrestre: cosa si nasconde sotto terra? Dove? E a cosa può servirci? Da dove lo faccio passare, il petrolio o il gas, che potrò, io grande potenza mondiale, estrarre?

Non è una guerra civile, ma...

In Siria non si sta combattendo una guerra civile, non è un conflitto interno come spesso viene descritto, ma una guerra globale combattuta per procura. La vera posta in gioco è l’egemonia su una regione strategica nel riassetto degli equilibri geopolitici globali. In Siria si combatte perché la posta in gioco sono le pipeline e il loro controllo. Da una parte Stati Uniti, Turchia e Arabia Saudita, dall’altra Russia, Iran e Siria sono le coalizioni che si stanno giocando questa partita sulla pelle del popolo siriano. In mezzo ci siamo noi, l’Europa, ancora una volta senza una visione politica, allineati acriticamente al nostro alleato americano e pronti a pagare il prezzo di un interventismo sconsiderato. L’Isis infatti è stato in questo contesto un incidente di percorso determinato dalla mancata ricostruzione dell’Iraq e dalla strategia di finanziamento di gruppi jihadisti per destabilizzare il regime di Assad di cui Stati Uniti, Turchia ed Arabia Saudita sono stati artefici.GRAFICO gas 01
Più grave però della presunta inconsapevolezza di alcuni, la dubbia e per me irresponsabile posizione del nostro Governo.
A fronte di uno stato di cose complesso, dalle pieghe molteplici e intrecciate le une alle altre, di interessi mascherati, l’Italia, oltre ad essere pericolosamente esposta in Libia, dove sono state compiute belliciste scelte sbagliate, appare del tutto priva di una politica estera: incredibile, inaudita, vergognosa, la dichiarazione del presidente del consiglio (ed ex-ministro degli esteri) a proposito del bombardamento americano in Siria che, a suo dire, aprirebbe la strada a un nuovo negoziato, rafforzandone le ragioni. Una dichiarazione che testimonia della totale insufficienza della presenza italiana sul piano internazionale, una sudditanza agli Stati Uniti, una rappresentazione del mondo con gli States a fare da gendarme globale. Inoltre una dichiarazione che dimostra quanto poco il governo sia consapevole degli scenari odierni, ove i protagonisti economici e militari sono molti di più, che oltre agli States c’è la Russia, la Cina, la stessa Corea del Nord, quella stessa verso cui proprio stamattina Trump ha deviato sue portaeree
Del tutto trascurati, inoltre, rispetto al teatro di guerra mediorientale, alcuni fattori di grande importanza: i finanziamenti sauditi al Califfato, la presenza di due Stati super – armati (e finanziati dagli USA) come Israele ed Egitto.

L'errore del Governo Gentiloni

Insomma il nostro Governo come interpreta l’attacco americano? Come si muove sullo scacchiere internazionale? Quale peso ha in Europa? Ci dissociamo dalle parole Berlinguer parla alla Cameradel premier, da quelle del ministro Alfano, e da tutte quelle pronunciate avallando i missili americani.
Se il problema sono le risorse energetiche, se la Siria è teatro agghiacciante delle sporche manovre che osiamo definire neo-imperialiste, ma sotto tante bandiere diversi, allora si deve assolutamente parlare di Pace, rinunciare alla guerra come metodo di risoluzione dei conflitti internazionali, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione. Dare un segnale fermo in questo senso e essere promotori di conferenze di pace anziché legittimatori di nuovi attacchi. Stante, poi, il fatto indiscutibile che gli attori sono tanti e diversi, intrecciati insieme, combattentesi scopertamente o in modo sotterraneo, comprendendo che tali attori hanno in mano i destini dei Siriani ma, a questo punto, dell’intera area mediorientale, nonché dell’est asiatico, essendo questi attori muniti di armi atomiche, bisogna dire basta alla guerra. E questo non è pacifismo a prescindere. E’ una consapevolezza che viene dallo sguardo, il più realistico che ci sia, all’intera questione delle manovre di guerra, dei rapporti di forza multipolari, del pericolo terribile che questi giochi di guerra possono diventare per tutti noi. Allora dal Governo dobbiamo esigere una posizione esattamente contraria a quella che è stata assunta.
E con Berlinguer diciamo «Se vuoi la pace prepara la guerra, dicevano certi antenati. Ma io la penso come tutti i pacifisti del mondo: se vuoi la pace, prepara la pace.»

 
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M5S: “Disarmo come premessa alla pace”

M5S EsteriTourdi Ivano Alteri - “Obiettivo Esteri Tour” del Movimento 5Stelle è passato a Frosinone domenica mattina, 2 aprile 2016, alle 11,00, per presentare il suo “programma di governo” ai simpatizzanti e attivisti locali. Ad accogliere Manlio Di Stefano, membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari, Marta Grande, membro della stessa Commissione nonché della Commissione sul caso Moro, e Luca Frusone, parlamentare eletto nella nostra provincia, presso l'Auditorium Paolo Colapietro (nelle vicinanze del Campo Coni) c'erano il candidato sindaco cittadino, Christian Bellincampi, Aniello Prisco, referente locale del Movimento, Enrica Segneri, assistente parlamentare, Marco Mastronardi, candidato al consiglio comunale, e tanti altri attivisti della città e non solo.

Quasi a voler ribadire la loro diversità dai riti triti e ritriti della “vecchia politica”, il convegno sulla politica estera dei pentastellati è iniziato pochissimo dopo l'ora prestabilita, con non poca sorpresa di chi è abituato a ben altro. Il Tour, partito dal nord del Paese la scorsa settimana, prevede dodici appuntamenti, tra i quali quello a Frosinone, e si concluderà al sud la prossima settimana.

Frusone ha introdotto la discussione presentando gli ospiti e descrivendo lo scopo del Tour, che è quello di far conoscere il programma sulla politica estera del Movimento; programma che, dopo l'illustrazione agli aderenti e ai cittadini, sarà sottoposto alla loro approvazione attraverso il consueto voto online.

Il sottotitolo del Tour, “disarmo come premessa alla pace”, riassume la complessità dell'approccio ad un tema sempre più spinoso. Tanto più ora, con gli interventi a gamba tesa del neo presidente americano Donald Trump, che ha già annunciato di voler aumentare le spese militari in patria, riducendole contestualmente nelle missioni all'estero nell'ambito Nato. Il ché comporterà, in automatico, una redistribuzione dei costi sugli altri Paese membri, compresa l'Italia.

Uno sguardo particolare, data la situazione di isolamento italiana rispetto al resto d'Europa, il M5S lo riserva alla questione dei migranti, con forti critiche alle pratiche “emergenziali” nelle quali sguazzano i malfattori di Mafia Capitale e non solo. A queste, i cinquestelle rispondono con la proposta dell'“Accoglienza diffusa”, facendo notare che se vi fosse la volontà effettiva di accoglienza, e non la brama di lucrare sulla concentrazione dei migranti in pochi luoghi predestinati, le nostre comunità dovrebbero accoglierne non più di due ogni mille abitanti.

Significativo è l'elenco delle “parole chiave” che ci è parso individuare nel corpo degli interventi. La parola Pace, innanzitutto, declinata non solo nell'accezione di assenza di guerra e non solo nei rapporti tra stati, ma quale comportamento quotidiano nella relazione tra persone, anche in risposta al disastro sociale e umano rappresentato simbolicamente dai fatti di Alatri. La parola Comunità, tornata in auge dopo lunghi decenni di individualismo esasperato e solitudine di massa. Le parole “programma di governo”, sorprendenti se ascoltate dalla bocca di un Movimento nato ieri e divenuto già primo partito d'Italia. Infine, la parola Pianificazione, contrapposta con determinazione alle drammatiche improvvisazioni politiche del nostro tempo, causa esse di disastri economici, sociali, umanitari per milioni e milioni di persone, in Italia, Europa e nel mondo.

I documenti contenenti le proposte nel dettaglio saranno diffusi nei prossimi giorni, dopo la loro approvazione da parte degli iscritti.

Frosinone 2 aprile 2017

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