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Papa Francesco contro il razzismo

papa al parlamento 2014 11 25 350 260

 

Stamattina abbiamo condiviso sulle pagine FB di UNOeTRE.it questo servizio di vaticannews.va/it e dopo poche ore abbiamo notato un grande interesse per questo video di Papa Francesco. Ci è sembrato gusto portarlo su UNOeTRE.it perché fosse sempre disponibile per i nostri lettori ed anche facilmente rintracciabile.

 

Il Papa: nessuna tolleranza per il razzismo, ma no alla violenza

Le parole di Francesco all’udienza generale sulle proteste negli Stati Uniti dopo l’uccisione di George Floyd: non possiamo pretendere di difendere la sacralità di ogni vita umana e chiudere gli occhi su razzismo ed esclusione.

La preghiera per George Floyd, l'afroamericano di 46 anni morto a Minneapolis il 25 maggio scorso durante l'arresto, e la condanna di ogni forma di razzismo ma anche della violenza che ne è seguita contagiando diverse città degli Stati Uniti. Sono i pensieri che il Papa rivolge al termine dell'udienza generale, nei saluti ai fedeli di lingua inglese collegati attraverso i media alla Biblioteca del Palazzo Apostolico. (Ascolta il servizio con la voce del Papa).

Cari fratelli e sorelle degli Stati Uniti, seguo con grande preoccupazione i dolorosi disordini sociali che stanno accadendo nella vostra Nazione in questi giorni, a seguito della tragica morte del Signor George Floyd. Cari amici, non possiamo tollerare né chiudere gli occhi su qualsiasi tipo di razzismo o di esclusione e pretendere di difendere la sacralità di ogni vita umana. Nello stesso tempo dobbiamo riconoscere che “la violenza delle ultime notti è autodistruttiva e autolesionista. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”. Oggi mi unisco alla Chiesa di Saint Paul e Minneapolis, e di tutti gli Stati Uniti, nel pregare per il riposo dell’anima di George Floyd e di tutti gli altri che hanno perso la vita a causa del peccato di razzismo. Preghiamo per il conforto delle famiglie e degli amici affranti, e preghiamo per la riconciliazione nazionale e la pace a cui aneliamo. Nostra Signora di Guadalupe, Madre dell’America, interceda per tutti coloro che lavorano per la pace e la giustizia nella vostra terra e nel mondo.

Le forti parole di Papa Francesco sono state precedute dagli interventi dei vescovi Usa, che hanno espresso comprensione per l'indignazione della comunità afromericana rimarcando come il razzismo sia stato tollerato troppo a lungo ma anche come la violenza sia autodistruttiva. Successivamente alla morte di Floyd, infatti, la situazione è diventata incandescente: ormai da 8 giorni sono dilagate proteste contro la polizia, con scene di guerriglia urbana, in molte città degli Stati Uniti, che hanno causato la morte e il ferimento di diverse persone, oltre 4mila arresti e il coprifuoco imposto in quasi 40 città.

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Non tutti i gatti sono bigi

Ogni tanto qualcuno ci pova a coglierlo in fallo

Vaticano 390 mindi Aldo Pirone - Ieri c’era questo titolo sul sito online del “Messaggero”: “1 Maggio, Papa Francesco licenzia 5 lavoratori senza aspettare la fine del loro processo”. Detta così, potrebbe sembrare che Bergoglio sia uno spietato padrone dimentico di ogni umanità e, per giunta, della sacralità della Festa dei Lavoratori. Inoltre, il titolo gioca sul fatto che chiunque sia dipendente è considerato un lavoratore. Infatti, leggendolo, la prima cosa che viene in mente è che il Papa abbia messo alla porta 5 poveri cristi, che so, di operai, impiegati, operatori ecologici (spazzini), portieri, autisti, infermieri ecc. Invece, si tratta di due dirigenti della Segreteria di Stato, Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi, di due alti dirigenti vaticani: don Maurizio Carlino, capo dell'Ufficio informazione e Documentazione, e il direttore dell'Agenzia di informazione finanziaria vaticana (Ai) Tommaso Di Ruzza. implicati in una vicenda di acquisto con i soldi dell’“Obolo di San Pietro” di un palazzo a Londra. La magistratura vaticana ha aperto un’inchiesta e sta ancora indagando. Il lungo articolo della Giansoldati illustra tutta la vicenda non risparmiando interrogativi sulla persona del Papa e sulla singolarità dei licenziamenti, a indagine del Tribunale ancora in corso, nella giornata celebrata da Bergoglio in nome di San Giuseppe falegname e lavoratore.

Non conoscendo a fondo la vicenda non posso esprimere un giudizio nel merito. Ma sul titolo sì. E’ fuorviante e capzioso, volto a sporcare la figura di Papa Bergoglio rappresentato implicitamente come uno che predica bene ma razzola male; e a fare una certa confusione sul concetto di lavoratori nel cui ambito storicamente determinato non rientrano alti dirigenti, manager, finanzieri anche se dipendenti. Non furono loro a lottare per le otto ore, per la libertà sindacale, per la contrattazione collettiva, per il diritto di sciopero, per la salute e la sicurezza in fabbrica, per i riposi retribuiti ecc. Lotte simboleggiate nella festa internazionale del Primo Maggio. Certo, ogni persona che viene pagata da un datore di lavoro può essere definita lavoratore dipendente. Ma quelli licenziati da Bergoglio non sembrano proprio appartenere al “Quarto stato” di Pelizza da Volpedo.

Sia detto con tutto il rispetto anche per il lavoro di dirigenti e manager quando è fatto con correttezza e per il bene comune. Cosa non proprio frequente.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Una babele di lingue biforcute

Il Totem

mes 390 mindi Aldo Pirone - Se uno vuole avere una visione della cialtroneria imperante nell’informazione e nella politica italiana, basta che segua gran parte del dibattito di questi giorni sul Mes e sulle proposte di parziale modifica che l’eurogruppo ha fatto ai 27 capi di governo della Ue. Una cacofonia di linguaggi propagandistici senza capo né coda, ma tutti molto assertivi. Trovare il testo integrale del comunicato finale dell’eurogruppo sui mass media, dove, tuttavia, su di esso pontificano da giorni fior di esperti economici, commentatori del nulla e politici a fiuto, per avere contezza di cosa in effetti abbiano deciso i rappresentati dei 19 paesi aderenti all’euro, è come sprofondare nel classico pagliaio cercandovi il proverbiale ago che, infatti, non si trova perché non c’è.

Lasciamo stare i clowneschi leader della destra, Meloni e Salvini, che sul Mes hanno detto più falsità e bugie di quante possa contenerne un cargo transoceanico. Ma anche nel campo del centrosinistra e del governo mica si scherza. La cosa più falsa che agitano i grillini, per esempio, è quella di presentare le cose come se il governo Conte dovesse decidere se avvalersi del Mes così com’è, o meno. Cosa che non è. Neanche il governo Monti, in verità, si avvalse del Mes per non avere la Troika (Fmi, Bce, e Commissione europea) in casa. Quella che poi, eterodiretta dalla Merkel, mise piede in Grecia, con i risultati che tutti abbiamo visto e di cui gli stessi troikisti si sono successivamente pentiti, piangendo calde lacrime di coccodrillo. A salvarci dallo spread stellare innescato dal predecessore di Monti, Berlusconi, fu la Bce di Draghi con il quantitative easing. Non a caso, l’unica grande istituzione economica e finanziaria europea che decide a maggioranza, andando oltre l’unanimismo confederale della Ue.

Per rendermi conto tra tanta babele di lingue biforcute che cosa avesse veramente deciso l’eurogruppo sul Mes ho cercato in rete il testo del comunicato finale che consta di ben 23 punti. Al punto 16 si dice tra l’altro: «Proponiamo di istituire un sostegno di crisi pandemica, basato sull'esistente precauzione ECCL linea di credito e adattata alla luce di questa specifica sfida, quale garanzia pertinente per gli Stati membri dell'area dell'euro colpiti da questo shock esterno. Sarebbe disponibile per tutti gli Stati membri dell'area dell'euro durante questi periodi di crisi, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che riflettano le sfide attuali, sulla base di valutazioni anticipate da parte delle istituzioni europee. L'unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell'area dell'euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell'assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID 19. Seguiranno le disposizioni del Trattato MES. L'accesso concesso sarà il 2% del PIL del rispettivo membro alla fine del 2019, come parametro di riferimento. Con un mandato dei leader, ci impegneremo a rendere questo strumento disponibile entro due settimane, nel rispetto delle procedure nazionali e dei requisiti costituzionali. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine della crisi di COVID 19».

Il timore di alcuni (Travaglio) è che questa linea di credito senza condizioni possa essere in seguito sottoposta alle norme iugulatorie previste dal Trattato Mes. Altri (Fassina) ritengono la cosa addirittura inevitabile. Insomma, sarebbe una trappola e una truffa insieme, riducendo l’intento solidaristico dell’Europa a una specie di gioco delle tre carte. Nel comunicato dell’eurogruppo si nota una frasetta: “Seguiranno le disposizioni del Trattato MES”. Potrebbe significare che gli Sati che si avvalessero di quest'aiuto specifico e incondizionato dovranno poi seguire ciò che prevede il Mes in generale, oppure, come a me pare, che per rendere effettiva la incondizionalità riferita all’obiettivo di utilizzare l’aiuto in campo sanitario per fronteggiare il covid 19, si dovranno modificare le “disposizioni” del Trattato Mes.

Come che sia, se l’intento non è quello di parlare a vanvera ritrovandosi al seguito di Salvini e Meloni, ma di sconfiggere eventuali intenti truffaldini allora è su questo che bisogna puntare l’attenzione con le dovute proposte e osservazioni, per portare a casa in sicurezza 37 miliardi per la nostra sanità di cui abbiamo estremo bisogno. Stasera a mettere ordine nella cacofonia del centrosinistra è arrivato il Presidente Conte: “Parlo da premier e da avvocato – ha detto su facebook - Se vi saranno condizionalità o meno lo giudicheremo alla fine. E solo allora potremo valutare se il Mes è conforme al nostro interesse nazionale. E questa discussione dovrà avvenire in modo pubblico e trasparente, dinanzi al Parlamento, al quale spetterà l'ultima parola". Ottimo metodo e ottimi propositi.

Certo, non è qui e su questo la svolta che si chiede all’Europa. Su ben altre grandezze economiche e su ben altri strumenti dovranno prendere decisioni definitive i capi di governo dei 27 paesi aderenti all’Ue il 23 aprile prossimo. Papa Bergoglio gliel’ha ricordato due giorni fa: «Oggi l’Unione Europea – ha detto - ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative». I

l Mes non è fra queste ultime, e il fatto di farne una specie di totem mettendolo al centro dello scontro e del confronto politico, per altro propagandistici e confusi, dentro il campo del centrosinistra, di quello progressista e della maggioranza di governo è, per citare Fouché, “peggio di un delitto, è un errore politico".

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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La Via Crucis di Papa Francesco

Papa Francesco e l'Auditel

papafrancesco 350 260di Stefano Balassone - La prima Via Crucis di Bergoglio, oggetto di immediato culto dopo che, essendo già Francesco I, si affacciò al balcone con un cortese “buonasera”, ebbe luogo il 29 marzo del 2013, a due settimane dall’innalzamento al soglio. Radunò su Rai 1, secondo auditel, 7 milioni di spettatori medi per l’intera ora e mezza di durata e mai erano stati così numerosi negli anni precedenti. Ma in seguito l’ascolto è tornato quello “normale” – del resto il Papa non era più nuovo di zecca – e di anno in anno meno intenso e meno vasto, fino a toccare il minimo proprio lo scorso anno. Ma stavolta La Via Crucis su Rai 1 ha registrato un’audience media di quasi otto milioni. E qui il virus c’entra di sicuro.

Chi sono le pecorelle che si erano disperse e ora sono tornate nell’ovile dell’auditel mentre il Paese soffre per il morbo? Intanto alcuni fra i tipi allegri che l’altr’anno si erano buttati non sul rito della Pasqua, ma su Ciao Darwin dove Madre Natura si esponeva con i glutei. Poi parecchi che nel 2019 avevano scelto di rivedersi il kolossal religioso, Il Re dei Re, uscito nei cinema a pochi anni dalla fine della guerra e ormai pezzo fisso di Rete 4 ad ogni Pasqua. Qualche sguardo è stato anche sottratto a Propaganda Live di La7, ma non più di tanto giacché lì siamo, com’è evidente, in partibus infedelium.

Notevole l’afflusso del tutto nuovo delle cosiddette élites, che la Via Crucis la snobbavano. Lo rivela il balzo dello share fra “quelli che hanno studiato”, le classiche famiglie in cui lei e/o lui svolgono professioni di alto livello e hanno due figli in una casa foderata con i libri.

Merita sottolineare che le regioni del Centro Nord, dove i ricoverati in terapia intensiva sono l’81% del totale, hanno segnato uno share inferiore, spesso parecchio, a quello medio del 25,6%. Le altre che, avvisate in tempo, hanno avuto la grazia di prendere le misure al coronavirus, ringraziano con ascolti che sanno anche un poco di scongiuri.

 

La Repubblica, Onda su onda, 12 aprile 2020

 

 

 

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Don Tonino: l'Urbi et Orbi del 27 marzo

“Urbi et Orbi”, un atto senza precedenti del Successore di Pietro per ogni credente

benedizione urbi et orbi per coronavirus 400 min

Don Tonino illustra in questo scritto il senso dell'evento del 27 marzo 2020 alle ore 18:00

Qual è l’atto con cui un Papa può rendersi più vicino ai credenti sparsi in tutto il pianeta in un momento di gravissimo pericolo?
È senz’altro questa la domanda che si è posta Papa Francesco quando l’emergenza coronavirus è scoppiata a livello planetario.
La risposta, a differenza di quello che qualcuno avrebbe potuto pensare, non consiste nel celebrare la Messa perché tutti possano seguirlo via Internet, radio o televisione, come fa già tutte le mattine.
“Seguire” la celebrazione della Messa attraverso i mezzi di comunicazione, secondo la teologia, non significa “partecipare”. I sacramenti mediatici non esistono. La Messa televisiva non sostituisce il sacramento dell’Eucaristia. Se non si può assistere alla Messa, quella televisiva può essere un grande aiuto, ma non è un sacramento.

E allora, qual è il gesto a cui il Papa può ricorrere per rendersi attivamente presente nella vita di ogni fedele? Esiste un atto unico nel suo genere: la benedizione papale “Urbi et Orbi”, ovvero “alla città [di Roma] e al mondo”.
Si tratta di un atto che nessun altro vescovo può realizzare, e che può aver luogo in modo efficace attraverso i mezzi di comunicazione per il bene dell’anima dei fedeli.

Secondo la tradizione teologica cattolica, la benedizione “Urbi et Orbi” concede la remissione delle pene dei peccati già perdonati, ovvero un’indulgenza plenaria in base alle condizioni stabilite dal Diritto Canonico ed esplicitate dal Catechismo (n. 1471-1484).
Le condizioni per ricevere l’indulgenza plenaria sono:

la disposizione interiore a distaccarsi totalmente dal peccato, anche veniale;

confessare i peccati;

ricevere la Santa Eucaristia;

pregare secondo le intenzioni del Romano Pontefice.

Secondo la teologia cattolica (cfr. Catechismo, n. 1422-1498), la colpa del peccato viene rimessa dal sacramento della Riconciliazione (Confessione), per cui la persona torna ad essere in grazia di Dio, e si salverà se non ricadrà in peccato mortale.
La Confessione, come questa benedizione, non è qualcosa di magico. Il peccato provoca nella vita del credente un disordine che rimane dopo la Confessione. Per questo, è necessaria la penitenza imposta nel sacramento.

Per la teologia cattolica, il credente ha bisogno di purificarsi attraverso altre opere buone, e in ultima istanza mediante la sofferenza del Purgatorio, secondo la teologia cattolica.
Visto che l’indulgenza plenaria rimette completamente la pena dovuta, chi muore senza essere caduto nuovamente in peccato mortale non deve passare per il Purgatorio e accede direttamente al cielo (cfr. Catechismo, n. 1030-1032).
Secondo la tradizione, gli effetti della benedizione “Urbi et orbi” si compiono per chiunque la riceva con fede e devozione, anche se la riceve in diretta attraverso i mezzi di comunicazione di massa. È proprio questo il gesto unico che il Papa ha voluto offrire a ogni credente.

Il Papa imparte la benedizione solo in tre occasioni: quando viene eletto Successore di Pietro, a Natale e a Pasqua.
Per questo, si può dire che nella storia non aveva mai avuto luogo in precedenza una benedizione “Urbi et Orbi” di un Papa in una Piazza San Pietro vuota, seguita a livello mondiale dai credenti grazie ai mezzi di comunicazione. Sarà un atto unico nella storia questa sera alle ore 18.00

 

Ecco il testo in latino della formula della benedizione “Urbi et Orbi” che il Papa pronuncerà questo venerdì alle 18.00 ora di Roma:
– Sancti Apostoli Petrus et Paulus, de quorum potestate et auctoritate confidimus, ipsi intercedant pro nobis ad Dominum.
– Amen.
– Precibus et meritis beatæ Mariæ semper Virginis, beati Michælis Archangeli, beati Ioannis Baptistæ et sanctorum Apostolorum Petri et Pauli et omnium Sanctorum misereatur vestri omnipotens Deus et dimissis peccatis vestris omnibus, perducat vos Iesus Christus ad vitam æternam.
– Amen.
– Indulgentiam, absolutionem et remissionem omnium peccatorum vestrorum, spatium veræ et fructuosæ penitentiæ, cor semper penitens et emendationem vitæ, gratiam et consolationem Sancti Spiritus et finalem perseverantiam in bonis operibus, tribuat vobis omnipotens et misericors Dominus.
– Amen.
– Et benedictio Dei omnipotentis (Patris et Filli et Spiritus Sancti) descendat super vos et maneat semper.
– amen

 

 

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Dobbiamo smetterla di amare Papa Francesco

papafrancesco stringemani 350 260 mindi Ivano Alteri - Papa Francesco è in gravi difficoltà: alcuni tra coloro che si definiscono cattolici lo odiano, letteralmente. E una delle ragioni di questo odio, per quanto possa sembrare folle, siamo proprio noi che invece lo amiamo; perché noi siamo i “comunisti”. E quei cattolici, i “comunisti” non li possono proprio vedere; con loro non vogliono avere niente a che fare, neanche in fatto d’amore per il loro stesso Papa. Insomma, noi “comunisti” dovremmo smetterla di magnificare Papa Francesco, se vogliamo evitare che sia odiato per colpa nostra. Sarebbe invece il caso di iniziare a denigrarlo un po’, come gratuito gesto d’amore. Proviamo, da “comunisti”.

Papa Francesco, accusato dai suoi detrattori cattolici di essere egli stesso un “comunista”, nega di esserlo. Tuttavia, i suoi pensieri e le sue parole, gli strumenti di analisi che usa nelle sue riflessioni sono di chiara impronta marxista; tanto che in molti, compreso chi scrive, si aspettavano da lui l’enciclica “Beati i poveri”. Ma lui sapeva che ad attenderlo a questo varco ci sarebbero stati anche i suoi nemici interni, che non avrebbero certo plaudito all’iniziativa; ed allora, meglio prendere una via traversa e optare per la “Laudato si’”, che consente di proporre le stesse analisi e giungere alle stesse conclusioni (essendo quella ecologica tra le maggiori contraddizioni del capitalismo nel presente periodo storico), ma dietro la maschera dell’ecologismo, della difesa della natura e del pianeta: inattaccabile.

Ma in questo capolavoro tattico-strategico di Papa Francesco si cela, tuttavia, un’ingiustizia cosmica: coloro che quelle idee hanno professato e professano da anni (appunto i “comunisti”) subendo la feroce ostilità altrui, compresa la scomunica da parte della stessa Chiesa Cattolica, ne escono mortificati, deprivati delle proprie ragioni, in persistenza di condanna, nonostante le ragioni per cui sono stati condannati ora siano divenute le idee forza di colui che ha condannato. O, per dire meglio: loro, i “comunisti”, per quelle idee sono stati condannati inappellabilmente dalla Chiesa; la Chiesa, che ha emesso la condanna sulla base di esse, ora le usa per ri-vivificare sé stessa, per di più in persistenza di condanna. Insomma, la Chiesa può, i “comunisti” no. Si potrebbe dire: assoluzione (della Chiesa-giudice) e delitto (dei “comunisti”-imputati), lo stesso movente…

Non dovrebbe, Papa Francesco, riconoscere la profonda ingiustizia di quella condanna inflitta indiscriminatamente a tutti i “comunisti”? Non avrebbero, i “comunisti”, il sacro diritto di veder riconosciuta esplicitamente la propria innocenza da Papa Francesco, già da lui riconosciuta implicitamente?
Inoltre, è corretto, è lecito, è moralmente accettabile usare i pensieri, le parole, gli argomenti di qualcuno misconoscendogliene la paternità? È corretto, è lecito, è moralmente accettabile usare i pensieri, le parole, gli argomenti di qualcuno dopo averlo nientemeno che “scomunicato” per quegli stessi pensieri, parole e argomenti, e senza sentire la stridente contraddizione? È corretto, è lecito...

Ma mentre procediamo in questo nostro volenteroso intento di attaccare e denigrare Papa Francesco e la sua Chiesa ci rendiamo conto che lui potrebbe fondatamente stroncarci ogni ragionamento, ritorcendo contro di noi le stesse accuse: siete stati voi “comunisti” ad usurpare alla Chiesa Cattolica, e con quale sprezzo!, la rappresentanza degli “ultimi”; voi “comunisti” a non riconoscere alla Chiesa la “maternità” di quei pensieri, parole e argomenti; a non riconoscere che senza quel sistema di valori, la scienza marxista e voi “comunisti” non avreste mai potuto avere l’efficacia storica che invece avete avuto in difesa degli ultimi. Dovreste essere voi “comunisti” a scusarvi con la Chiesa Cattolica e il Cristianesimo; e a ringraziarci, anzi, per aver gettato, noi!, il seme dell’amore per gli ultimi tra i solchi della storia degli uomini…

E allora ci accorgiamo che, nonostante tutte le nostre buone intenzioni di denigrare Papa Francesco, non riusciamo a farlo fino in fondo; forse perché continuiamo ad amarlo e a preoccuparci di non farlo odiare dagli altri. Per riuscire a denigrarlo davvero, e per convincere quei certi cattolici a smetterla di odiarlo, forse dovremmo compiere il passo successivo: imparare a denigrarlo odiandolo profondamente. Ma se lo odiassimo profondamente allo scopo di farlo amare dagli altri, ci chiediamo, non sarebbe anche questo un gratuito gesto d’amore? Non ne usciamo…

Frosinone 14 dicembre 2019

 

 

 

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Papa Francesco, il Lavoro e la Cisl

papa francesco 350 260 29giu17di Donato Galeone - La Cisl e Papa Francesco oggi a Roma.

“....la vita sociale e la persona fiorisce nel lavoro che è una forma di amore civile, un amore vero, autentico che ci fa vivere e porta avanti il mondo”.

Sono le parole di Papa Francesco rivolte ai Delegati della CISL all'udienza di questa mattina, richiamandosi al tema del XVIII Congresso della CISL “per la persona e per il lavoro” che inizia oggi a Roma.

Queste due parole “PERSONA E LAVORO” sono state approfondite in questi ultimi mesi, tra gli oltre 4 milioni di associati alla CISL – SINDACATO DEI LAVORATORI - fondato 67 anni da Giulio Pastore, sulla base di valori universali della dignità della “persona e del lavoro” che sono valori cristiani universali di uguaglianza e, pertanto, di inclusione sociale unitaria che Papa Francesco ha voluto sottolineare dicendo che “persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme, perché se pensiamo e diciamo il lavoro senza la persona, diciamo qualcosa di parziale e di incompleto.

Papa Francesco ha confermato, inequivocabilmente, che : “la persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore e lavoratrice”.

Un riconoscimento, chiaro, al Sindacato dei lavoratori che per essere un ”buon sindacato deve rinascere ogni giorno nelle periferie per trasformare le pietre scartate dell'economia in pietre angolari”.

Una similitudine che deve caratterizzare la natura e la finalità di un sindacato: “bella parola – dice il Papa - che proviene dal greco “dike”, cioè, GIUSTIZIA e”syn” INSIEME agli esclusi di oggi” che sono i lavoratori in mobilità, i disoccupati.

Mi permetto aggiungere che sono quelle - pietre scartate - quelle persone da sostenere con un “reddito di inclusione sociale” che è “patto per il lavoro” contestuale alla riduzione delle ore di lavoro per favorire la creazione di lavoro e non solo per gli effetti delle innovazioni tecnologiche.

“Il l capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del Sindacato – dice il Papa – perché la bella parola di “GIUSTIZIAINSIEME”- tra persone che già lavorano, tra chi perde il lavoro e tra quel 40% di giovani da 25 anni in giù che attendono lavoro “ha dimenticato la natura sociale dell'economia e dell'impresa”.

E l'incontro con Papa Francesco dei mille delegati della CISL ha richiamato il “LAVORO” quale fondamento essenziale della realizzazione di ognuno di noi, quale valore economico e fonte principale per soddisfare i nostri bisogni oltre che valore sociale con il quale contribuire a cumulare il “bene comune”.

Il “LAVORO” - oggi - assunto da un capitalismo che dimentica la natura sociale dell'economia e dell'impresa - richiamata dal Papa – ha introdotto anche nuove forme: flessibilità e precarietà, lavoro flessibile, lavoro precario in costante aumento nella dimensione europea, contrapposto al lavoro a tempo indeterminato o anche variabile a tempo determinato, congiunto alla opportunità - si dice – di cambiare lavoro nel corso della vita.

E nel contempo si constata, anche, la ridotta “crescita dei salari e degli stipendi” giustificandola con la crisi che proibisce la crescita del potere di acquistcisl bandierao dei salari.

Penso che il XXVIII Congresso della CISL e i loro delegati accolti oggi da Papa Francesco possono ricordare che, quando non si era in crisi, l'Eurostat indicava: fatta 100 la retribuzione reale media di un lavoratore a tempo pieno nel 1995, nel 2006, l'indice aveva raggiunto il valore di 101,5, anche se nel frattempo l'indice del reddito lordo prodotto dall'economia era passato da 100 a 118,3.
Il risultato,quindi, era ed è 'evidente: il lavoratore a tempo indeterminato, non toccato dalla crescita del lavoro flessibile guadagna - oggi - in termini reali reali più o meno quello che guadagnava nel 1995 (L.Tronti in Isril del 13.4.2017)

E alla domanda, conseguente, sul perché in Italia non crescono le retribuzioni, la risposta coinvolge il vigente modello contrattuale nazionale che è proprio demandato al prioritario “mestiere del sindacato” e della CISL, sostenitrice sin dal 1953, del decentramento della contrattazione collettiva ai livelli territoriali e aziendali che, ancora, si estende in appena il 30% dei lavoratori dipendenti delle imprese e con una modesta crescita salariale, mentre il restante 70% delle imprese private resta ancorato al modello contrattuale del 1993.

Tornando a Papa Francesco sia sulla funzione sociale dell'economia e dell'impresa, prevista anche dalla nostra Costituzione e sia su quanto si sostiene a gran voce (i datori di lavoro e non tutti): che in situazioni di crisi le retribuzioni non possono aumentare perché non si può distribuire ricchezza se non la si è creata (ritengo, peraltro, che i compensi orari dei lavori occasionali dovrebbero avere un costo complessivo maggiore) - ebbene - concordo con L. Tronti che è vero proprio il contrario: la ricchezza non si crea perché i salari sono bloccati o i trattamenti pensionistici sono bassi, anzi, i salari bloccati e le pensioni al minimo di sopravvivenza - lo dovremmo sapere tutti - fanno fallire le imprese e bloccano gli investimenti (ben pochi investono in un paese che non cresce).

Si tratta, quindi, di rilanciare e definire con la CISL una “politica salariale e del lavoro che cambia” e che richieda la crescita delle retribuzioni reali nella misura della “produttività del lavoro” collegato alla evoluzione tecnologica, secondo “partecipati obiettivi di sviluppo”.

Roma, 28 giugno 2017

 
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CISL: da Papa Francesco punto di riferimento di chi si batte per la giustizia sociale.

cisl logo 350 260comunicato completo 180da CISL Frosinone - Coppotelli: Il magistero di papa Francesco è un punto di riferimento costante per la CISL e per quanti si battono per la pace e la giustizia sociale. Sarà la Segretaria Generale della CISL, Annamaria Furlan, a guidare la delegazione della CISL che sarà ricevuta mercoledì 28 giugno alle ore 9,00 da Papa Francesco presso la Sala Nervi della Città del Vaticano.

Una udienza speciale che vedrà la presenza dei delegati delle varie categorie della CISL, provenienti da tutte le regioni italiane, che parteciperanno al XVIII Congresso nazionale del sindacato in programma a Roma al palazzo dei Congressi dell’Eur dal 28 giugno al 1 luglio. “Sarà per me una grande emozione, commenta Annamaria Furlan, ed un grande onore esprimere l'apprezzamento del nostro sindacato e del mondo del lavoro al Santo Padre che porta avanti una straordinaria ed universale missione Pastorale e di Misericordia in difesa della dignità della persona e del lavoro, per i diritti di cittadinanza, di eguaglianza e di inclusione sociale".

"Papa Francesco è un punto di riferimento costante ed un ancoraggio per la CISL, una organizzazione storicamente annafurlan 350ispirata alla dottrina sociale della Chiesa Cattolica e per quanti come noi si battono per la giustizia e l'equità sociale, per il contrasto alla disoccupazione ed alla precarietà, per la tutela della famiglia e della maternità, per il futuro occupazionale dei giovani, per i bisogni dei pensionati e dei non autosufficienti, per il diritto di accoglienza e l' integrazione dei profughi e degli immigrati", dichiara la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan.

Parteciperà all’udienza del Santo Padre anche la Delegazione della CISL di Frosinone che sarà guidata dal Segretario Generale enricocoppotelli 350Provinciale Enrico Coppotelli che commenta: “Il magistero di papa Francesco è un punto di riferimento costante per la CISL e per quanti si battono per la pace e la giustizia sociale”. “Dove non c’è lavoro manca la dignità” e questo è elemento necessario perché la persona possa esprimere se stessa. La soluzione che indica Papa Francesco, conclude Coppotelli risiede nel creare una “impostazione diversa, basata sulla giustizia e sulla solidarietà dove se ciascuno farà la propria parte, se tutti metteranno sempre al centro la persona umana con la sua dignità e non il denaro, se si consoliderà un atteggiamento di solidarietà e condivisione fraterna, ispirato al Vangelo, si potrà uscire dalla palude di una stagnazione lavorativa ed economica“.

 
 
 
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Bioetiche a confronto nell’era di Papa Francesco

22maggio 350 260Il 22 maggio 2017 alle ore 16,45 nel salone di rappresentanza dell'Amminjistrazione provinciale a Frosinone l'Istituto Gramsci presenta il libro di Luca Lo Sapio: Bioetica cattolica e Bioetica laica nell’era di Papa Francesco, con un confronto, presieduto dal prof. Gianpaolo Fontana, fra i professori Cesare Colafranceschi, del Direttivo del Gramsci di Frosinone e Alessio Vaccari, Dottore di ricerca in storia della filosofia e esperto di bioetica. Qui di seguito, nell'articolo di Cesare Colafranceschi una anticipazionne dei tempi che sanno affrontati.

di Cesare Colafranceschi - Luca Lo Sapio: Bioetica cattolica e Bioetica laica nell’era di Papa Francesco. Che cosa è cambiato.
La caratteristica del testo e la sua novità si evidenzia in quel “nell’era di papa Francesco” che sembra segnare una acquisizione storiografica ancorché in itinere con contenuti già ben delineati.
Lo Sapio è un giovane studioso di Bioetica. In quest’opera si avvale della presenza, a modo di Prefazione di un breve saggio di Giovanni Fornero che in Italia è stato il primo a fissare i caratteri dei due paradigmi bioetica laica bioetica cattolica. Oltre T. Kuhn che affermava che rivoluzioni scientifiche avvenivano con il superamento di paradigmi Fornero afferma la coesistenza, in bioetica di diversi paradigmi, ma due sono quelli emblematici -1la bioetica laico-secolare basata sul principio della disponibilità della vita umana2- la bioetica cattolica ufficiale basata sul principio della indisponibilità della vita. Questo principio consegue ad altri contenuti: primato della verità sulla libertà, finalità del reale, esistenza di una legge morale naturale, norme etiche universali, esistenza di valori irrinunciabili. I contenuti del paradigma laico: al principio della disponibilità della vita è legato quello della qualità della vita, (legittimo l’aborto, il suicidio assistito eutanasia...)la morte solo come una costruzione umana, autonomia e primato della libertà, come se Dio non ci fosse, opzione pluralista e inesistenza di una legge morale naturale. Tra i due paradigmi nota Fornero ci possono essere contatti significativi; così come non tutti i cattolici fanno proprio in blocco il loro paradigma e molti laici non fanno proprio in blocco il loro paradigma. Importante è il riconoscimento reciproco e la necessità del dialogo
Lo Sapio fa propri i contenuti del saggio introduttivo di Fornero e forte di questa impostazione metodologica sviluppa la sua argomentazione a partire dalle recenti sistemazioni dottrinali relative al tema etico generale e alla biomorale dalla Veritatis Spendor e Fides et Ratio di Giovanni Paolo II al più recente magistero di Benedetto XVI ( con le prime aperture dialogiche nelle sue encicliche Deus caritas est Spe salvi, Caritas in veritate) e ai pronunciamenti di Francesco aggiungendo a quel quadro teorico il rilievo di una “ dialettica costante tra il piano delle norme e piano della prassi pastorale”, insomma di una sintesi ancora da costruire. L’intento del libro rileva l’autore è proprio quello di “costruire coordinate interpretative” per prendere le distanze sia da quelli che vedono in Francesco un superamento della stagione della contrapposizione frontale sia da quelli che lo negano. La Tesi del libro si evidenzia allora come costatazione che il clima più disteso riscontrabile nel magistero ufficiale non deve far pensare che la ”contrapposizione sia venuta meno a livello strutturale”.
Prima ancora di addentrarsi nell’esame al contempo complesso ed esaustivo centrato su i pronunciamenti di Francesco l’autore situa la sua ricerca nel dibattito storiografico relativo soffermandosi sulla accoglienza o meno dei due paradigmi soffermandosi sul problema del possibile superamento del contrasto bioetica laica e cattolica reiterato da Fornero: Questi lo vede possibile richiamando l’attenzione al comune concetto di dignità della persona che potrebbero rappresentare il minimo comun denominatore tra soggetti con diverse visioni del mondo, così come il concetto, teorizzato da Rawls, di “ ragione pubblica” condivisibile da tutti. Una terza possibilità per Fornero rendere più “flessibili” le maglie della dottrina Cattolica e di quella laica; posizione “terzaforzista”. Lo Sapio non fa propria questa ultima possibilità. Sembra propendere per l’impossibilità della mediazione pur cogliendo la novità della posizione di Francesco e la necessità del dialogo.
...Esprimo un parere personale affermando che propendo la soluzione “terza forzista “ di Fornero precisando (in maniera necessariamente provvisoria) che perché si attui è necessario da parte cattolica ampliare il concetto di natura immutabile ad un concetto dinamico di natura a cui si accompagna un andare oltre , senza misconoscerne il valore storico, ad una filosofia metafisica non più capace di conoscerla e capace di accompagnare solo per alcuni aspetti l’indagine teologica anch’ essa necessitata ad una modestia che la renderebbe più autentica per la promozione umana e spirituale dei credenti e non credenti. Da parte laica riconsiderare il principio che la fondazione delle etiche o dell’etica non passa solo ed esclusivamente nel riconoscere e fissare procedure in relazione o celebrare sempre e solo la propria libertà (per ogni singolo uomo) ma anche rapportarsi dialetticamente a quelle narrazioni metafisiche e/o religiose che hanno additato e additano ad ogni uomo il vero, il buono, il bello.

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Don Lorenzo Milani da prete scomodo a Beato?

DON MILANI 350 260di Elia Fiorillo - «Santità, le sue parole di comprensione, di elogio per la mia persona, per la mia azione sacerdotale e per quella di educatore non possono che farmi gioire. Lei riabilita un prete che ha avuto sempre a cuore i suoi fedeli; un educatore che ha provato a dare una possibilità a quei ragazzi che la società già considerava “ultimi tra gli ultimi”, senza speranza...”. Forse così si sarebbe espresso don Lorenzo Milani, il prete scomodo di Barbiana, se avesse avuto la possibilità di poter ringraziare Papa Francesco per essersi ricordato di lui. Ma avrebbe raccomandato al Papa di essere prudente, di non esagerare nell’esaltazione della sua figura tanto controversa ai suoi tempi, negli anni cinquanta e sessanta. «Lei, come me un tempo, – avrebbe detto a Papa Bergoglio – di problemi già ne ha in abbondanza per le sue posizioni “progressiste”. Ci manca solo che si metta a difendere lo scomodo priore di Barbiana».

Avrebbe rammentato a Sua Santità come negli anni del suo impegno sacerdotale il cardinale Alfredo Ottaviani, rigoroso oppositore di qualsiasi riformismo della Chiesa, apostrofava quelli come lui, ed i suoi seguaci, "comunistelli di sagrestia". Un'espressione che voleva significare una commistione inconcepibile tra i comunisti, nemici mortali della Chiesa, e l'ingenuità dei "ragazzi di sagrestia", creduloni, incapaci di capire che il male è male e non può trasformarsi in qualcosa di diverso. Oppure, li chiamava “cattolici dell’acquasantiera” perché, diceva, “stanno vicino all’acquasantiera per poter uscire più in fretta di Chiesa finita la Messa”. Insomma, l'ortodossia non ammetteva deviazioni. Don Lorenzo Milani però non aveva dubbi, tra l’altro, nell’affrontare temi come l'obiezione di coscienza. Un modo di rifiutare la guerra e tutte le sue atrocità. Un vero "tradimento" per i cappellani militari che lo vedevano come un nemico, un infedele che, col suo atteggiamento, mortificava i tanti eroi morti per difendere la sacra Patria. Solo nel 1967, con l’Enciclica Populorum Progressio, Paolo VI scriverà: «...il servizio militare può essere scambiato con il servizio civile, puro e semplice, e benediciamo tali iniziative».

Anche con l’Azione cattolica, che proprio in questi giorni festeggia i suoi 150 anni di vita, era critico: “Noi la Chiesa non la lasceremo perché non possiamo vivere senza i suoi sacramenti e senza il suo insegnamento. Accetteremo da lei ogni umiliazione, anche, se sarà necessario, di inginocchiarci davanti a Gedda caudillo d’Italia, ma ce lo dovrà dire il Papa...”. Luigi Gedda, conservatore, era diventato presidente dell’Azione Cattolica nel 1954, contro la volontà di mons. Giovanni Battista Montini, allora Sostituto alla Segreteria di Stato Vaticana, e con il consenso del cardinale Ottaviani.

Una volta diventato Papa, Montini, anche se ben conosceva i dissidi tra la curia di Firenze e don Milani, non faceva mancare al prete di Barbiana – esiliato in quella località, sperduta frazione di montagna nel comune di Vicchio, nel Mugello – il suo sostegno. Tramite il padre spirituale di don Lorenzo, don Benzi, una volta gli inviò, per la sua scuola, un assegno di centomila lire accompagnato da un consiglio: «Colga l’occasione di fare notare “delicatamente” a don Lorenzo l’inopportunità di scrivere articoli per Rinascita».

Certo, don Milani è stato un precursore dando alla Chiesa dei suoi tempi degli stimoli che solo oggi, in parte, vengono colti. Dice di lui papa Francesco: «La sua era un’inquietudine spirituale, alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come “un ospedale da campo” per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati».

Per comprendere l’opera e le sofferenze del prete di Barbiana vale la pena leggere il bel libro della laica Neera Fallaci - la sfortunata sorella di Oriana Fallaci morta a 52 anni – che nel 1974 fece uscire la prima edizione del libro “Dalla parte dell’ultimo”.

Potrà diventare “beato” don Lorenzo, l’autore con i suoi “ragazzi” di “Lettera ad una professoressa”? Sembra di sentirlo schernirsi ripetendo: «Ma non scherziamo! Io in carriera per diventar Santo? Da diavolo conclamato a.... No, per favore, non dite sciocchezze».

Papa Francesco però, di là delle raccomandazioni di don Milani, è uno che non scherza su certe questioni. E un santo a cui rivolgersi per avere protezione, in questo mondo dove gli “ultimi” possono morire in mare nell’indifferenza generale – anche di tanti pseudo cattolici - ce n’è proprio bisogno!

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