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6 marzo a Latina si presenta il comitato per il NO al taglio parlamentari

MA ANCHE NO (Comitato per il no-Latina)

maancheno mindi Stefano Vanzini - La costituzione cambia e a nessuno sembra importare. Il 29 marzo è sempre più vicino ma di un dibattito pubblico sul tema non c'è traccia. Il Parlamento, la casa delle idee degli italiani, viene tagliato di un terzo dei suoi membri. Le problematiche derivanti da questo taglio irrazionale sono innumerevole.

La decisione di abbandonare definitivamente un giusto rapporto tra numero degli elettori e numero dei rappresentanti. Provincie che perderanno la loro voce. La creazione di cittadini, in alcune regioni, di seria A e in altre, come la nostra, di serie B. La formazione di un senato con numerose criticità, in primo piano la presenza di mini commissioni. Le tanto decantate promesse di riequilibrio sembrano se non inesistenti del tutto irrisorie.

Chi vuole questo taglio addice motivazioni fantasiose; in primis un risparmio considerevole per le casse dello stato, ma se questo fosse il vero motivo perché tagliare 1/3 e non metà o ancora di più dei parlamentari, e poi quale è stato il criterio sulla riduzione? Ancora oggi non è dato saperlo. La verità è che il risparmio sara ridicolo lo 0,007% della spesa nazionale, molto meno di quello che i fautori della riforma predicano.

Questa rimane una riforma figlia dell’antipolitica, l’ ultima bandiera di un vento che soffia in Italia da ormai 30 anni, il numero dei parlamentari non è un tabù su cui non discutere, ma da inserire in un ragionamento complessivo su una riforma dell’assetto istituzionale.

Il nome del comitato deriva anche da questo: MA ANCHE NO. Non un no perentorio, ma la voglia di ricominciare a parlare delle nostre isituzioni su un piano costruttivo per evolverle in simultaneità con il cambiamento dellla società. Per tutto cio il 6 marzo a Latina in viale XVIII Dicembre n 124 (presso il Gabbiano) presentiamo il comitato per il NO.

Sarà dura, ma alcune battaglie si combattono perché giuste, per quanto possano apparire impopolari. Con questo spirito rivolgiamo un invito a cittadini, associazioni e partiti politici nella speranza che questa battaglia possa diventare una battaglia di tutti.
MA ANCHE NO (Comitato per il no-Latina)

3 marzo 2020
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Iniziative Comitato No al taglio dei parlamentari

Comitato NOTAGLIO

notaglioparlamentari 350 min1) La mattina del 7 marzo molto probabilmente a Ceprano presentazione ufficiale del Comitato No al taglio dei parlamentari. In quella sede si distribuiranno volantini e manifesti ovviamente dopo sottoscrizione.

2) In questa pagina è reperibile materiale propagandistico e documentazione informativa. La campagna elettorale inizia il 28 febbraio e si conclude il venerdì 27 marzo, mentre il 29 si vota.

3) Entro domattina chiederemo formalmente tutti gli spazi di propaganda diretta ai comuni della provincia di Frosinone.

Qualsiasi cosa da sottolineare, proporre, cambiare COMUNICATELO.

Salute a tutti

Paolo Iafrate

domenica 23 feb 20

 

 

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La poltrona che resta è del capo politico

Una poltrona in parlamentoDopo il taglio dei parlamentari, il capo politico del M5S è andato in piazza a tagliare poltrone di carta con forbici di cartone. L’ennesima ridicola manifestazione di un vacuo esibizionismo gestuale, rivolto ad attirare attenzione in cerca di consensi. Il Parlamento - massima espressione della democrazia costituzionale - equiparato a un poltronificio, e la politica degradata al livello della invadente e stucchevole presenza del capo dichiarante. Il quale, dopo aver abolito la povertà, ci ha fatto sapere che si tratta - ovviamente - di una svolta «storica».

 

In realtà, questo provvedimento di riduzione del numero di deputati e senatori non dà risposta al problema cruciale della rappresentanza e dell’efficienza della democrazia. Al contrario, lo aggrava perché in sostanza lo traduce nella pratica antidemocratica della riduzione dei poteri del Parlamento. La crisi democratica che stiamo attraversando dipende infatti non dal numero dei parlamentari, che a determinate condizioni si possono anche ridurre. Ma dal degrado del sistema politico e dalla degenerazioni dei partiti, che non sono più lo strumento costituzionalmente riconosciuto attraverso il quale i cittadini concorrono «con metodo democratico a determinare la politica nazionale» (art. 49).

 

Questo è il punto, da cui tutto il resto dipende. I partiti invece di promuovere l’elevazione sociale e culturale delle classi subalterne, la partecipazione popolare e l’incivilimento del Paese, sono diventati pure macchine di potere al servizio di capi, capetti e capettini, di boss e sottoboss, di correnti e sottocorrenti, che occupano lo Stato, il Parlamento e le istituzioni pubbliche in cerca del consenso per la realizzazione dei loro fini privati. Con il risultato che i detentori del potere economico fanno il bello e il cattivo tempo.

 

La ricchezza si concentra, la povertà si diffonde. L’ambiente degrada, i diritti sociali e il lavoro vengono duramente penalizzati in dispregio dei principi costituzionali. Il disagio è tale che ormai circa la metà degli italiani in condizioni di voto non va a votare e non si riconosce nei partiti esistenti. Le donne e gli uomini che vivono del proprio lavoro non hanno più una loro organizzazione e rappresentanza politica. In queste condizioni il Parlamento non è lo specchio del Paese e la democrazia è dimezzata. Ma una democrazia dimezzata non può essere né partecipata né efficiente.

 

Se questa è la realtà, la svolta «storica» annunciata dal capo del M5S non è neanche un pannicello caldo. È un diversivo che aggrava i problemi reali. Già, ma ci dicono che i risparmi della spesa saranno straordinari. E ovviamente ancora maggiori se abolissero il Parlamento. Per ora però, secondo i calcoli più seri, non vanno oltre lo zero virgola della spesa pubblica totale. E allora qualche domanda s’impone. Perché non si tagliano le spese militari e gli eccessivi emolumenti dei parlamentari in carica? Perché, per aumentare le entrate, non si tassano in modo adeguato i grandi patrimoni e le rendite finanziarie?

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

Articolo scritto per Jobsnews. it

 

 

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Taglio dei parlamentari. Ma perché?

camera dei deputati 350 mindi Aldo Pirone - "NO, senza se e senza ma". Domani la Camera voterà, in quarta lettura costituzionale, la riduzione dei parlamentari. 345 in meno fra Montecitorio e il Senato di Palazzo Madama. La questione, purtroppo, è diventata dirimente per la sopravvivenza del governo Conte 2. La destra, ovviamente, voterà a favore - salvo sorprese che se ci saranno non saranno per amore della democrazia - di questa grave riduzione della rappresentanza politica slegata da qualsiasi riforma equilibrata delle Istituzioni parlamentari. Il M5s, dal canto suo, la considera da sempre una sua battaglia identitaria motivata con la becera motivazione del populismo e della demagogia più deteriore: il taglio delle poltrone della casta.

In ciò favorito da un lungo decadimento della classe parlamentare e politica, da scandali e da privilegi che ne hanno punteggiato il declino. La bassa qualità dei rappresentati politici parlamentari – ma la stessa cosa è accaduta nei Comuni e nelle Regioni – coinvolge un po’ tutti. Anche i cosiddetti “portavoce” del popolo “grillini” che, stando agli ultimi abbandoni trasformistici subìti e a quelli di cui si vocifera che seguiranno, paiono dei miracolati, frutto di una selezione operata con la “pesca a strascico”. Non a caso anche tra le loro file abbondano delle “cozze” attaccate agli scranni, veri e propri ignoranti saccenti.

Ma qui non è in discussione la qualità della rappresentanza parlamentare perché, se lo fosse, il Parlamento bisognerebbe solo che chiuderlo. Qui è in gioco un principio democratico, per cui ridurre così drasticamente e senza criterio il rapporto fra eletti ed elettori già di per sé riduce gli spazi di democrazia portando l’Italia all’ultimo posto nella graduatoria europea. Quanto alla qualità della rappresentanza, essa non dipende dal numero degli asini che la compongono; essa dipende dalla selezione che non c’è da parte dei partiti, diventati taxi - contenitori su cui si sale e si scende a piacimento – si chiama trasformismo - solo in base a rigorose convenienze personali. E ciò non si combatte – altro cavallo di battaglia grillino – con il vincolo di mandato, con i contratti e le penali incostituzionali ecc., si combatte facendo ridiventare la politica e i partiti, che la democrazia partecipativa la dovrebbero organizzare, il luogo d'idealità forti e di etica condivisa. Senza di questo non c’è neanche concretezza di programmi e di progetti. Le motivazioni antiparlamentari e loscamente antidemocratiche che hanno accompagnato la campagna massmediatica dei pentastellati, sono ributtanti.

Pertanto al referendum confermativo della “schiforma”, per usare un termine travagliesco, io voterò no.
Senza se e senza ma.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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I parlamentari M5S e il malaffare a Ferentino

M5S logo minI deputati del Movimento 5 Stelle Luca Frusone, Enrica Segneri e Ilaria Fontana intervengono sul caso di malaffare che sta travolgendo il Comune di Ferentino e che ha portato agli arresti domiciliari dell'ex assessore allo sport della giunta Pompeo, Luca Bacchi dopo che era stato già arrestato, nell’ambito della stessa inchiesta, il consigliere comunale dell’attuale maggioranza, Pio Riggi.

«Le accuse e i fatti gravissimi che gli inquirenti stanno accertando (si parla di estorsione aggravata dal metodo mafioso per ottenere una tangente da un imprenditore che doveva effettuare lavori pubblici), evidenziano gli errori di chi ha amministrato e sta amministrando il Comune – rilevano i tre deputati M5S – ma Ferentino non è un caso isolato. Purtroppo il sistema marcio che danneggia i cittadini e gli imprenditori onesti è collegato al modo nefasto con cui si affrontano le elezioni amministrative, caratterizzate dalla presenza di decine di liste piene di candidati che spesso nascondono, consapevolmente o inconsapevolmente, manovre di personaggi pericolosi che, se da un lato portano voti, dall’altro non vedono l’ora di bussare alla porta dei sindaci per chiedere favori o muoversi “dietro le quinte” per interessi personali». I parlamentari M5S ribadiscono il massimo impegno per contrastare il malaffare ricordando i passi in avanti fatti con il nuovo governo: «Con lo “Spazzacorrotti”, provvedimento che combatte sul serio la corruzione e che i cittadini aspettavano da 20 anni, e la legge che inasprisce le pene sul voto di scambio politico-mafioso, già votata alla Camera, stiamo facendo capire a corrotti e mafiosi che rubare dalle opere pubbliche e infiltrarsi nelle istituzioni non conviene più. Ma adesso occorre un cambio di passo anche nella vita pubblica dei Comuni».

I deputati Frusone, Segneri e Fontana rivendicano con orgoglio le scelte relative alle elezioni comunali fatte dal MoVimento 5 Stelle «Dopo le tornate elettorali degli enti locali, la maggior parte dei media ci critica perché non eguagliamo i risultati delle elezioni politiche. Poi però, di fronte alla gravità di questi fatti, gli stessi media tacciono sulle conseguenze nefaste del sistema che favorisce le ammucchiate di liste contro di noi». I portavoce del M5S alla Camera Frusone, Segneri e Fontana concludono «Noi siamo fieri di andare da soli contro le ammucchiate come accade nei Comuni di Cassino, Ceprano e Veroli. I nostri candidati quando decidono di candidarsi con il MoVimento 5 Stelle sanno che ci mettono la faccia e non lo fanno immischiandosi ad altre centinaia di candidati, ma lo fanno perché ci credono. Questa è la nostra strada, sappiamo che è lunga ed ostacolata, ma stiamo vedendo che è l’unica strada giusta».

 

 

 

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Il PCI frusinate a tutti i parlamentari del territorio

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260Lettera aperta ai rappresentati della nostra provincia in Parlamento.
Dall'analisi dei dati dell'ultima pubblicazione del Sole 24 ore sulla situazione socio-economica della nostra provincia si evidenzia la drammatica situazione nella quale versa. Basta elencarne solo alcuni per rendersi conto che la provincia di Frosinone sta assumendo caratteri sempre più simili alle aree depresse delle province del meridione.

Dal 2008 ad oggi, le retribuzioni dei lavoratori sono diminuite dell'1,92% con una conseguente perdita del potere d'acquisto dei salari. Ma se analizziamo le dichiarazioni dei redditi relativi al 2017, la situazione è ancora più drammatica in quanto gli stessi registrano una diminuzione del 2,89% attestandosi su una media di 22.242 euro a dimostrazione che anche i redditi da lavoro autonomo sono in netta diminuzione. A ciò vanno aggiunti i dati relativi agli iscritti ai centri per l'impiego che risultano essere 122.000 con un tasso di disoccupazione che si attesta al 16,6%, 6 punti in più della media nazionale e, all'interno di questo, il dato più drammatico è il tasso relativo alla disoccupazione giovanile che nella nostra provincia si attesta al 47%. Un dato che non offre nessuna prospettiva di futuro ai nostri giovani e ai quali non resta altro da fare che emigrare; siamo tornati agli anni cinquanta!

Con un tasso di inattività del 41% uno dei più alti d'Italia, e la registrazione di un aumento record dei contratti a intermittenza balzati a +164% dimostrano che nella nostra provincia la precarietà è esplosa con riflessi devastanti dal punto di vista della tenuta sociale. Noi comunisti chiediamo a tutti i rappresentanti della nostra provincia in Parlamento di farsi carico di questa situazione in virtù del risultato elettorale conseguito alle elezioni del 4 marzo.I cittadini ciociari hanno diritto di sapere cosa e quali istanze avete rappresentato in Parlamento considerato che la maggioranza di voi, tranne qualcuno, si trova a condividere esperienze di governo. Ci aspettiamo da ognuno di voi un report sulla vostra attività parlamentare, perché abbiamo come la sensazione che dopo il 4 marzo siate spariti.Noi comunisti proponiamo,proprio in virtù del fatto che molti di voi siete stati eletti in formazioni politiche oggi al governo del paese, una piattaforma per il rilancio sociale ed economico della nostra provincia. Per non perdere la faccia, bisogna mettercela la faccia!
Aspettiamo con ansia una vostra risposta.

Bruno Barbona Oreste Della Posta

 

 

 

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Sei i parlamentari 'ciociari' eletti

camera dei deputati 350 minLa squadra dei parlamentari eletti in Ciociaria sale quindi a sei. Cinque sono i ciociari. Luca Frusone di Alatri, Ilaria Fontana ed Enrica Segneri di Frosinone saranno i deputati del Movimento 5 Stelle. Il ceccanese Massimo Ruspandini sarà senatore per Fratelli d'Italia. Francesca Gerardi di Pontecorvo e Francesco Zicchieri ("forestiero" di Terracina) saranno deputati per la Lega.
Si allarga, così, la pattuglia ciociara in Parlamento con altri due deputati provenienti dal Frusinate e dal Cassinate. Quindi, dopo i conteggi relativi alla dinamica dei resti, nella notte il numero dei parlamentari eletti in Ciociaria è salito dai 4 già certi a 6. Le novità sono due donne. Enrica Segneri del Movimento 5 Stelle viene eletta alla Camera dei deputati. Era in quarta posizione nel listino proporzionale per le province di Frosinone e Latina. L'elezione di Ilaria Fontana (seconda nel listino) nel collegio uninominale Cassinate con Abbruzzese ha pemesso di farla salire al terzo posto, l'ultimo eleggibile grazie al grande risultato (oltre il 35%) del M5S in Ciociaria.
Nella speranza che il territorio del frusinate e le sue criticità siano al primo posto nei pensieri di questi eletti: Buon lavoro a tutte e a tutti da UNOeTRE.it

 
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Volete la riduzione del numero dei parlamentari?

votoNO 350 260PROMEMORIA PER UN PAESE SPACCATO TRA CHI VOTA SI E CHI HA CAPITO LA CONTRORIFORMA (dice Crozza)

Un Memo al giorno per 5 giorni. 5 risposte a 5 bufale propagandistiche del "SI"

VOLETE LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI?

SÌ, LA VOGLIAMO. DI TUTTI I PARLAMENTARI PERÒ, DEPUTATI INCLUSI. INVECE IL GOVERNO PROPONE DI TAGLIARE 200 SENATORI E DI SOSTITUIRE GLI ATTUALI CON 100 CONSIGLIERI REGIONALI E SINDACI NOMINATI, DA LORO STESSI. PER RIDURRE IL NUMERO DEGLI ELETTI NON C’È BISOGNO DI STRAVOLGERE LA COSTITUZIONE, BASTANO 3 ARTICOLI E LO ABBIAMO DIMOSTRATO. PER QUESTO SCEGLIAMO DI VOTARE NO A UNA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI FARLOCCA.

 

pdf Proposta di riforma costituzionale del comitato "Scelgo NO" (29 KB)

 
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Frusone (M5S) "I parlamentari ciociari difendono i cittadini o chi inquina?"

LucaFrusone in Parlamento 350 260dall'Ufficio stampa di Luca Frusone, Deputato M5S - «E’ un periodo piuttosto particolare per il nostro territorio che da diversi giorni è sotto la lente d’ingrandimento del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (N.I.P.A.F.) e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, per questione di reati ambientali. Credo che non sfugga più a nessuno infatti la disastrosa situazione in cui versa questo territorio e che per anni sia stato tacitato tutto anche e soprattutto con la complicità dei politici locali, ma è ora di dire basta. Da nord a sud della provincia di Frosinone, ci troviamo casi dove l’inquinamento di acqua, suolo e aria fa spavento, i cui dati rivelano un’incidenza dei tumori allarmante. Una situazione emergenziale di questo tipo dovrebbe essere affrontata con un approccio di tutela e salvaguardia da parte di tutti, dai cittadini ai rappresentanti istituzionali e politici, ma non purtroppo non è così. Anzi, inizio a pensare che ormai la Provincia di Frosinone sia stata venduta a inquinatori e corruttori.»

 Dichiara il deputato 5 Stelle Frusone, che continua

«Perché diciamolo chiaro e tondo, ci sono aziende private di smaltimento di rifiuti che stranamente in questo territorio trovano terreno fertile per le loro attività illecite, aziende che hanno nei loro CDA persone molto conosciute alle procure e addirittura alle galere, ma che qui sembrano avere restituita un’autorevole verginità. È il caso dell’Ares di Piedimonte San Germano, i cittadini si stanno battendo contro la costruzione di un impianto di compostaggio da 40mila tonnellate, ma i nomi di alcuni rappresentanti importanti di questa società, compaiono in un’inchiesta fatta dalla commissione bicamerale e riguarda il trattamento illecito di rifiuti oppure c’è il caso della LEM di Ferentino, un’azienda che tratta rifiuti, i cui proprietari i fratelli Mangia sono stati indagati e arrestati per smaltimento illecito in Sardegna, e che attualmente è in giudizio contro la regione Lazio, la quale ancora non si è espressa per un procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale. Ma la cosa sconcertante è chi sta difendendo la LEM, ossia l'avvocato Francesco Scalia, senatore e membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Una commistione di ruoli da parte di Scalia gravissima e inaccettabile. Per questo ho ritenuto necessario non solo evidenziare l’anomalia attraverso un’interrogazione al Ministro dell’ambiente Galletti, ma ho anche reso nota la situazione poco chiara al Presidente della Commissione d’inchiesta Bratti.” – “Concludo dicendo che sarebbe doveroso che alcuni politici locali da nord a sud della provincia, abbiano più a cuore il loro territorio e che almeno formalmente si rifiutassero di difendere dei delinquenti e inquinatori, perché potranno giocare a risiko quanto vogliono, con le loro guerre di poltrone, ma quando meno se l’aspettano chi li farà fuori elettoralmente saranno proprio i cittadini, che forse sottovalutano un po’ troppo.»

 

 
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Parlamentari in migrazione ... continua

camera dei deputatidi Elia Fiorillo - Quella disinvolta e interessata transumanza dei parlamentari. Di storie di “salti della quaglia” da un partito all’altro c’è ne sono ad iosa. Diversi passaggi sembrano proprio dettati da meri interessi personali, da sfacciati “do ut des”.

L’articolo 67 della Costituzione parla chiaro: <> . Ovvero, il parlamentare è libero di non sottostare ad alcun mandato, né verso il partito in cui è stato eletto, né verso il programma elettorale che ha proposto ai cittadini che l’hanno votato. Insomma, i deputati e i senatori una volta eletti sono svincolati da doveri imperativi perché il loro primario ed unico obiettivo è quello della tutela degli interessi generali del Paese. Il <> prima di tutto; al di sopra di tutto.

Chissà se i padri fondatori a vedere certa transumanza da un partito ad un altro, da posizioni radicate al loro esatto opposto, avrebbero scritto così com’è ora l’articolo 67 della suprema Carta. Negli ultimi due anni trecento (sic!) cambi di casacca in Parlamento. E che c’entra il bene comune? C’entra, e come se c’entra. Pare che si sia ristretto a quello della cerchia del Parlamentare, dei suoi interessi immediati e futuri.

Il fenomeno del “trasformismo” politico - dal francese transformiste, attore specializzato nell’interpretare ruoli diversi, passando rapidamente da un travestimento ad un altro - è cosa vecchia. Trasformista fu definito il governo di Agostino Depretis (1876-1887) che s’impegnò a far convergere intorno al suo programma anche gli uomini della destra, isolando l’estrema sinistra formata allora dai socialisti, dai repubblicani e dai radicali. Nel 1986 il Partito comunista italiano accusò di trasformismo l’allora segretario del Psi, Bettino Craxi, che tubava con Ciriaco De Mita, segretario della Balena bianca: la Democrazia cristiana. Sono stati definiti trasformisti anche parlamentari come Marco Pannella e Mariotto Segni. Altri tempi. Altra stoffa di personaggi.

Era un trasformista - o qualcos’altro - il deputato Sergio De Gregorio che lascia il partito di Antonio Di Pietro per correre in salvataggio dell’amico Silvio Berlusconi, mandando in crisi il governo presieduto da Romano Prodi? Ammetterà candidamente in seguito De Gregorio di aver preso in nero per quel passaggio una mazzetta di due milioni di euro. C’è chi dice che il costo dell’operazione transumanza invece fosse di tre milioni. Milione in più, milione in meno.... Un altro caso che si ricorda di esodo biblico fu quello che vide nel 2006 la bellezza di 126 politici del Centro Destra passare sulla sponda opposta. La paura di perdere il tanto sognato “posto al sole” pare abbia fatto da stimolo per il traghettamento nello schieramento avversario. Sono cose che capitano. Ma c’è anche il caso dei così detti “Responsabili” che nel 2010 salvarono dalla mozione di sfiducia l’allora Cavaliere e presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Tra questi vanno ricordati gli onorevoli Domenico Scilipoti, leader del minuscolo e però salvifico movimento di Responsabilità nazionale, e Antonio Razzi per citare i più noti. I due parlamentari erano stati eletti nel partito-movimento fondato da Antonio Di Pietro, l’Italia dei Valori. Di quali valori si trattasse, sia per De Gregorio, che per Scilipoti e Razzi, si è ben capito in seguito: i propri. Sempre nel 2010 Francesco Saverio Romano, Giuseppe Ruvolo e Michele Pisacane, insieme a Caloggero Mannino e Giuseppe Drago, lasciano l’Udc di Pier Ferdinando Casini e fondano il partito I Popolari Italia Domani che ovviamente appoggia il governo Berlusconi. Un anno dopo, nonostante le perplessità del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per via di indagini giudiziarie che ipotizzano per Saverio Romano il concorso esterno in associazione mafiosa, questi diventa Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Di storie di “salti della quaglia” da un partito all’altro c’è ne sono ad iosa. Si potrebbe continuare all’infinito. Non tutte le scelte sono in “odor di santità”, fatte nel supremo interesse del Paese, per il bene comune della collettività. Diversi passaggi sembrano proprio dettati più che da ragioni ideologiche, da meri interessi personali; da sfacciati “do ut des”. Eppure se chiedi agli interessati per quale motivo hanno voltato gabbana la risposta è secca, senza esitazioni: “per lealtà verso chi mi ha eletto”, o cose simili. E quei parlamentari che leali veramente lo sono stati verso il Paese e verso i propri elettori, che hanno sofferto in silenzio, che hanno rifiutato posti di rilievo per coerenza, che dovrebbero dire? Siamo dei fessi? Se così è noi tifiamo senza alcuna riserva per loro. Viva la Repubblica dei fessi.

 

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