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Le parole dopo il silenzio

Weinstein story e Me Too

Camille De Serres Rainville 350 mindi Fiorenza Taricone - Pochi giorni fa, su Noi Donne on-line, Maria Dell’anno ha condiviso e commentato lo scritto “Be A Lady They Said”* di Camille Rainville – giovane studentessa del Vermont – interpretato da Cynthia Nixon in un video creato per Girls Girls Girls Magazine all'indomani della condanna penale di Harvey Weinstein.

L’attrice - nota soprattutto per il suo ruolo nella serie televisiva 'Sex and the city', ma anche per la sua attività politica come candidata alla carica di Governatrice dello Stato di New York – sintetizza in pochi minuti una serie di frasi che tutte, le donne, a qualunque latitudine, prima o poi, hanno ascoltato e assecondato.

Le parole accusatorie nei confronti di Weinstein di donne non tutte potenti, anzi quasi nessuna paragonabile a lui, hanno avuto la meglio rispetto a questo decalogo e per capire bene il monologo di Camilla Rainbille è bene ripercorrere la vicenda di quello che sembrava uno dei re della produzione cinematografica.

La recente apparizione di Weinstein mentre camminava per raggiungere il tribunale, aggrappato a un deambulatore, certamente destinata a impietosire, e si suppone opportunamente consigliata dagli avvocati, ha fatto il giro del mondo. Ma esattamente per non cadere nella trappola pietistica, vogliamo ricordare che nessuna persecuzione rapida è stata ordita ai suoi danni; anzi, ci sono voluti anni. L’ex potente produttore Harvey Weinstein, molestatore seriale, era già stato oggetto di accuse.
Nel 1998, Gwyneth Paltrow era stata la prima donna ad condannare pubblicamente il comportamento di Weinstein, dichiarando in un programma televisivo che Weinstein poteva obbligare “a fare una o due cose”.

Nel 2015, il New York Times riportava la notizia che Weinstein era accusato da una donna di 22 anni, la modella italiana Ambra Gutierrez di palpeggiamento; l’aspirante attrice accettava di collaborare con la polizia per ottenere una registrazione audio nella quale Weinstein ammetteva di averla toccata in modo inappropriato. Mentre l'inchiesta della polizia progrediva, iniziava un’opera di diffamazione sulla Gutierrez, descritta come un'arrivista e un’opportunista. Il procuratore di Manhattan decideva comunque di non perseguire Weinstein, allegando una mancanza di prove.

A ottobre 2017, il New York Times e il New Yorker riportavano l'accusa di molestie sessuali, aggressioni sessuali o di violenza sessuale di una dozzina di donne, cui facevano seguito molte altre personalità femminili dell'industria cinematografica. Il comportamento di cui era accusato Weinstein, chiamato in America casting couch**, subordinava ruoli e scritture a pratiche sessuali da lui stabilite.

La puritana America, unitamente a una robusta campagna femminile sfociata nel movimento Me Too, ormai dubitava delle smentite di Weinstein che veniva licenziato dalla sua compagnia, la Weinstein Company, ed espulso dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences . La stampa iniziava ad accusare apertamente Weinstein di molestie sessuali proseguite per almeno tre decenni, rivelando anche che aveva concluso otto accordi finanziari con otto donne della Miramax e della Weinstein Company. Alle molestie si aggiungeva lo stupro, e quattro attrici dichiaravano che dopo aver rifiutato le avances di Weinstein o essersene lamentate, lui avrebbe convinto altre persone a escluderle dai progetti. Il New Yorker pubblicava la registrazione della polizia di New York City del 2015 nel quale Weinstein ammetteva di aver toccato Gutierrez.

A ottobre 2017 la polizia di New York, di Londra e di Los Angeles indagavano sulle accuse di aggressione perché erano ormai 80 le donne che testimoniavano pubblicamente di essere state vittime di Harvey Weinstein. Secondo le loro testimonianze, invitava le giovani attrici in un motel o in ufficio con il pretesto di discutere della loro carriera, esigendo in seguito un massaggio o un rapporto sessuale. Colleghi e collaboratori di Weinstein hanno precisato che tutto ciò era reso possibile dalla complicità del personale, dai soci e dagli agenti che organizzavano gli appuntamenti, ed anche dagli avvocati che cancellavano le denunce con l'aiuto di minacce e accordi finanziari. The Guardian contattava 20 attori che avevano lavorato con Weinstein, ma tutti si rifiutavano di commentare. L'articolo concludeva dicendo che mentre la maggior parte delle donne condannava le azioni di Weinstein, "la maggior parte degli uomini influenti dell'industria del cinema era rimasta in silenzio".

Nel maggio 2019 viene trovato un accordo che va a chiudere i procedimenti civili ma non quelli penali; Weinstein deve versare 30 milioni di dollari ad accusatrici e creditori della Weinstein Company, più altri 14 al suo team di legali. Nel febbraio 2020 una giuria di New York lo condanna per stupro di terzo grado e atti sessuali criminali di primo grado verso l'attrice Jessica Mann.

Il monologo citato all’inizio, praticamente rifiutato dalle donne del Me Too, riassume con grande efficacia tutto ciò che è stato insegnato alle donne da secoli, se non da millenni. Tutto e il contrario di tutto, secondo la necessità dell’obbedienza. Ma è stata la trasgressione di queste raccomandazioni che ha consentito almeno per una volta di punire secondo giustizia il potente di turno che ha creduto, come tanti altri potenti della storia anche recente, di essere al di sopra del senso del limite.

Quante volte ci siamo sentite dire, scrive Maria Dell’Anno in Noi Donne, ciò che avremmo dovuto o non dovuto fare in quanto donne, in quanto esseri appartenenti al genere femminile? E quante volte ci siamo sentite raccomandare anche l’esatto contrario di quanto detto poco prima? Quante volte ci siamo sentite sbagliate, fuori posto, inadeguate, perché non corrispondenti all'immagine che ci viene detto dovremmo interpretare? Continuamente.

Continuamente noi donne riceviamo raccomandazioni, ordini, rimproveri per come siamo, per come ci vestiamo, per quello che diciamo, per come ci comportiamo. Continuamente il nostro destino viene collegato causalmente con qualche nostro comportamento sbagliato. “Sii una donna, hanno detto. La tua gonna è troppo corta. La tua gonna è troppo lunga. I tuoi pantaloni sono troppo aderenti. Non mostrare così tanta pelle. Non mostrare le cosce. Non mostrare il seno. Non essere tentatrice. Gli uomini non sanno controllarsi. Gli uomini hanno delle esigenze. Sii sexy. Sii attraente. Non essere provocante.
Non essere troppo grassa. Non essere troppo magra. Ordina un’insalata. Non mangiare carboidrati. Salta il dessert. Devi perdere peso. Entra in quel vestito. Mettiti a dieta. Dio, sembri uno scheletro. Perché non mangi? Sembri malata. Agli uomini piacciono le donne con un po’ di carne.
Non parlare a voce troppo alta. Non parlare troppo. Sii obbediente. Sii piacevole. Preparagli la cena. Fallo felice. Questo è il compito di una donna. Sarai una buona moglie un giorno. Prendi il suo cognome. Dagli dei figli. Non vuoi avere figli? Un giorno li vorrai. Cambierai idea. Proteggiti. Non farti stuprare. Non bere troppo. Non camminare da sola. Non uscire tardi la sera. Non vestirti così. Fai un corso di autodifesa. Non sorridere agli sconosciuti. Non dire di sì. Non dire di no”.

Le donne del Me Too, quelle che sono uscite dal silenzio e hanno parlato, che si sono vestite tutte di nero alle manifestazioni più importanti della cinematografia americana, che hanno aspettato Weinstein fuori dal tribunale, hanno certamente scelto di uscire dal tutto e contrario di tutto e fare una scelta di libertà.

 

*

“Be A Lady They Said” = Sii donna. Mi hanno detto    **
Casting couch (letteralmente: "divano per il casting") è un eufemismo della lingua inglese usato per indicare l'atto con cui una persona che ha la possibilità di assegnare ruoli per formare un cast richiede prestazioni sessuali agli aspiranti attori o attrici. Sul piano legale, viene considerato un abuso di potere.[dove? In Italia è abuso/molestia sessuale]

 

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Socialismo, Costituzione: riappropriamoci delle parole*

paolo ciofi 350 260 minUniversalità e diversità dei socialismi. La conquista storica della Costituzione italiana

 

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  1. Parte prima..
  2. Parte seconda
  3. Parte terza

I

 

«Quando l’economia è ridotta a un casinò vuol dire che le cose non vanno affatto bene» sosteneva Keynes. Il capitalismo nelle cui mani siamo finiti - aggiungeva - «non è bello, non è giusto, non è virtuoso - e non fornisce alcun bene». Una profezia che si è avverata. Dopo il crollo del muro di Berlino, la globalizzazione capitalista ha generato un mondo instabile e pericoloso, percorso da disuguaglianze insostenibili, e da un’insostenibile condizione umana e climatico-ambientale. A rischio è l’esistenza stessa del pianeta, nel degrado della politica e della democrazia, pur in presenza di una rivoluzione scientifica e tecnica che consentirebbe con il lavoro digitale di salvaguardare la natura, conquistando condizioni di vita più elevate per tutte e tutti

Sono noti i dati diffusi da Oxfam, che descrivono la sconcertante concentrazione della ricchezza e della proprietà a fronte della crescente diffusione della povertà, in Italia e nel mondo. La realtà è talmente dura che dagli stessi portavoce più accorti del capitale si levano significative voci critiche. Da più parti il capitalismo è in discussione come accertano anche numerose ricerche. In Italia, invece, il tema è tabù. Fa una certa impressione sentir dire da esponenti del Pd il che il problema è salvare il capitalismo. Non ripensare il socialismo, non salvarci dal capitalismo ma salvare il capitalismo. Proprio così, quando riaffiora la parola socialismo, in particolare nel mondo anglosassone dopo le controverse vicende del socialismo in America Latina. Non si tratta soltanto di innovative ricerche culturali, come il manifesto Un femminismo per il 99%, secondo il quale femminismo vuol dire rovesciare il potere delle corporation, non dare loro un volto femminile. O, per citare un altro esempio, il Manifesto socialista per il XXI secolo di Bhaskar Sunkara. Il dato più rilevante a sinistra, non solo culturale ma politico, è che nei punti alti del finanzcapitalismo delle piattaforme sta emergendo una proposta di alternativa socialista. In particolare per iniziativa di Sanders negli Stati Uniti, dove l’esperimento della rivista marxista Jacobin diretta da Sunkara andrebbe attentamente valutato. «L’America non sarà mai un Paese socialista», ha proclamato l’immobiliarista plurimiliardario, agitatore dell’America first, che risponde al nome di Trump. Ma le indagini sul campo segnalano che nel suo Paese la maggioranza dei giovani ha un’opinione positiva del socialismo. E’ una nuova scoperta dell’America.

Paolo CiofiNaturalmente c’è anche chi sogna (o fa finta di sognare) un capitalismo equo e solidale - che è come chiedere a una balena di volare - e chi si propone di «riparare il capitalismo». Ma domandiamoci: cosa ha fatto il riformismo socialdemocratico, se non fornire pezzi di ricambio per riparare la macchina del capitale? E nella realtà con la parola riformismo si sono messe in opera la peggiori controriforme. Il punto di arrivo è sotto gli occhi di tutti: un sistema dominante ma decadente, corroso dalle sue interne contraddizioni. Siamo in presenza non di una “normale” crisi ciclica dell’economia, ma di una crisi universale di un’intera formazione storica, che insieme all’economia investe la società e la natura, la politica e la cultura.

Se questa è la portata del problema che quotidianamente si rovescia sulla vita di miliardi di persone, la soluzione non sta nel rinculo nazionalista verso le piccole patrie, nell’esclusione dei poveri e dei diversi, nella guerra ai migranti e di tutti contro tutti, nell’accumulo di bombe atomiche che accresce i rischi di un conflitto nucleare. Sta nell’affermazione di un universalismo alternativo portatore di pace e solidarietà, di democrazia e libertà, amico e protettore della natura, fermo e determinato nella lotta per rimuovere le cause dello stato di cose presente.

Una visione e una pratica, una teoria e una prassi, e anche una condotta morale, alle quali non so dare altro nome se non quello di nuovo socialismo, per differenziarlo dall’esperienza sovietica e dal modello socialdemocratico. Una civiltà più avanzata in cui l’ordinamento economico-sociale sia posto al servizio degli esseri umani e a tutela della natura. Non, viceversa, nella disponibilità totalitaria di pochi proprietari universali, che depredano gli uni e l’altra in piena libertà.

Ma non puoi cambiare la società dominata dal capitale se non sai cos’è e come funziona il capitale, al di là delle infinite forme e degli adattamenti proteiformi in cui si manifesta. Scopriamo allora con Marx, proprio nella fase suprema del suo dominio, che «il capitale non è una cosa, ma un rapporto sociale mediato da cose», ossia da una immane raccolta di merci. Un rapporto tra esseri umani, socialmente e storicamente determinato, nel quale una parte monopolizza gli strumenti della produzione, della comunicazione e della finanza. Mentre un’altra parte, che costituisce la stragrande maggioranza, monopolizza solo le proprie abilità fisiche e intellettuali racchiuse nel corpo di ciascuno e di ciascuna, denominate forza-lavoro.

Dunque, secondo la visione di Marx, al di là dell’immane raccolta di merci e della finanziarizzazione del sistema, lo sfruttamento di esseri umani da parte di altri esseri umani sulla base di determinati rapporti di proprietà costituisce il codice genetico del capitale. E poiché il processo di produzione finalizzato all’ottenimento del profitto riproduce al tempo stesso il rapporto sociale tra i produttori, ne deriva che la distribuzione della ricchezza dipende in ultima analisi dalla distribuzione della proprietà.
D’altra parte, osserva ancora Marx, la natura è la fonte dei valori d’uso altrettanto quanto il lavoro. Ciò significa che il proprietario capitalista per ottenere il profitto deve poter disporre, oltre che della forza-lavoro umana, anche della natura, coinvolgendo entrambe in un unico processo di sfruttamento. Di conseguenza, come ha osservato Emanuele Severino, è inevitabile che nella corsa al profitto il capitalismo distrugga la terra, «la sua base ‘naturale’». Esattamente ciò che si sta verificando nella guerra senza limiti - che talora oltrepassano anche quelli della guerra guerreggiata - al fine di accaparrarsi le limitate risorse naturali di cui dispone questo mondo.

(per continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

II

 

Le contraddizioni del sistema sono diventate esplosive. In modo drammatico si presenta la divisione tra chi compra e chi vende la forza-lavoro. Tra chi è proprietario dei mezzi finanziari e di produzione, delle più sofisticate conquiste della scienza e della tecnica, dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi, e li usa per sfruttare il lavoro, e chi è proprietario soltanto del proprio corpo e dei mezzi per vivere.

Il punto di massima tensione si raggiunge allorché è la scienza stessa a configurarsi come forza direttamente produttiva. Osserva Marx che «quando l’intero processo di produzione (…) si presenta come applicazione tecnologica della scienza» il lavoro non scompare ma assume un livello superiore di conoscenze. Fino a formare l’intelligenza generale dell’intera comunità, il «cervello sociale» che inventa le macchine, le usa e le controlla. Ciò che comporta un elevamento culturale generalizzato, affinché ciascuno, uomo e donna, nella sua individualità possa diventare padrone del proprio destino. Nel superamento non della proprietà individuale, ma della proprietà capitalistica.

Aver abbandonato il dirompente pensiero critico di Marx per un riformismo liberal-liberista senza anima e senza classi si è rivelata una scelta retrograda, subalterna e perdente. Giacché non è crollato il pensiero critico di Marx, come ha osservato Aldo Tortorella. È crollato l’imparaticcio pseudo marxista, che già ai suoi tempi aveva spinto Marx a dichiarare di non essere marxista. Al di là delle varie ortodossie che lo hanno imprigionato in poche ordinarie formulette, oggi andrebbero liberate le enormi potenzialità del suo metodo per mettere a nudo la realtà del nostro tempo, e per poterla trasformare.

A lui era estranea l’idea che il passaggio a una civiltà più avanzata, oltre il capitalismo, si possa compiere per spontanea evoluzione, come pure l’affermazione infondata e primitiva secondo cui ci si debba affidare a un modello unico, valido ovunque e in ogni tempo. Marx non ha mai detto che una società socialista si costituisce sulla statizzazione integrale dei mezzi di produzione. Ricordo che nel discorso pronunciato ad Amsterdam nel 1872, dopo avere affermato che gli sfruttati devono «prendere il potere politico per fondare una nuova organizzazione del lavoro», aggiungeva: «Non abbiamo affatto preteso che per arrivare a questo scopo i mezzi fossero dappertutto identici. Sappiamo quale importanza abbiano le istituzioni, i costumi, le tradizioni di vari Paesi». E perciò riteneva che nei Paesi più avanzati «i lavoratori possono raggiungere il loro scopo con mezzi pacifici».

Sul piano politico, in Italia non resta pressoché nulla del pensiero critico di Marx. E delle conquiste storiche del movimento operaio, che a quel pensiero e a quella prassi si ispiravano. È significativo il fatto che di pari passo viene cancellata la memoria della lotta antifascista, e di ciò che ha significato pCopertina de "La rivoluzione del nostro tempo"er l’Italia l’abbattimento del fascismo con la conquista della Costituzione, che fonda sul lavoro la Repubblica democratica.

Eppure, sebbene se ne sia perduta la consapevolezza, questa Costituzione progettuale, un progetto inedito di nuova società, è il disegno più alto di liberazione umana raggiunto in Europa. Il risultato di una convergenza originale del pensiero d’ispirazione marxista del Pci e del Psi di allora e di quello d’ispirazione cristiana dei cattolici democratici della Dc, cui ha concorso anche il pensiero liberale nel campo del diritto civile. Un progetto senza precedenti, al quale il Partito comunista di Gramsci e Togliatti ha contribuito in modo decisivo con la strategia della democrazia progressiva, in cui si sostanziava la via italiana al socialismo.

In questa fase di crisi organica del sistema del capitale, il progetto della Costituzione non è una reliquia del passato, bensì una bussola per avventurarsi nel futuro. Salvaguardando e mettendo in opera i punti cardinali, e aggiornando il percorso in quei territori che ai padri costituenti erano ancora sconosciuti, come la crisi climatico-ambientale o la rivoluzione digitale. Ma mantenendo ferma la rotta innovativa sull’asse della libertà e dell’uguaglianza. E lottando perché i principi fondamentali che segnano la rotta, in gran parte inattuati, diventino realtà. «Intorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale», ha osservato papa Francesco. Perciò «togliere lavoro alla gente o sfruttare la gente (…) è anticostituzionale». Ma l’appello non è stato raccolto.

Il fondamento del lavoro è una precisa scelta di campo. Significa che, nella dualità capitale-lavoro e nel conflitto che la caratterizza, la preminenza spetta alle persone che per vivere devono lavorare, non ai detentori del capitale. Il proprietario cittadino, posto a fondamento della democrazia liberale, lascia il posto al lavoratore cittadino. Un principio che equivale a una conquista storica, reso esplicito dall’articolo 3. Dove, come sappiamo, premesso che tutte e tutti sono uguali davanti alla legge, si stabilisce che la Repubblica rimuove gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’uguaglianza, e quindi «impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

In altre parole, per costruire una democrazia effettiva, fondata sulla partecipazione di chi lavora e nella quale le lavoratrici e i lavoratori possano farsi classe dirigente, non basta intervenire nella sfera distributiva della ricchezza, occorre porre mano al rapporto di produzione, ovvero al rapporto di proprietà. È il principio dell’uguaglianza sostanziale. Senza di che la libertà diventa un mito irraggiungibile.

Ne deriva che, al fine di conquistare la piena occupazione indicata nell’articolo 4 e di porre in atto la fitta trama dei diritti sociali, nei quali si sostanzia l’uguaglianza e la libertà di ogni persona, è sì indispensabile che tutti concorrano alle spese «in ragione della loro capacità contributiva» secondo «criteri di progressività» (art.53). Ma in pari tempo occorre conformare la proprietà e l’iniziativa economica in modo tale da consentire la concreta attuazione delle finalità sociali.

Parliamo, in sintesi, della «tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni»; della parità di trattamento economico tra uomini e donne; di «una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro», comunque sufficiente ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa» con riposo settimanale e ferie retribuite. E inoltre del diritto alla tutela della salute, alla pensione, all’assistenza sociale. Nonché, «per i capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi», del diritto di raggiungere i più alti gradi degli studi, dopo l’istruzione di base gratuita per tutti. Ricordo anche che «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

Di conseguenza, per conseguire tali finalità insieme alla piena occupazione, non è previsto il monopolio della proprietà capitalistica privata. Chiarito che «la proprietà è pubblica o privata» e che «i beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati», si stabilisce: che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (art.41); che alla proprietà privata vengono posti limiti per assicurarne la funzione sociale e l’accessibilità a tutti (art. 42); che è possibile trasferire non solo allo Stato e a enti pubblici, ma anche a comunità di lavoratori e di utenti, imprese che si riferiscano a servizi, a fonti di energia e a situazioni di monopolio (art. 43). Si tratta di scelte e disposizioni in linea con gli articoli successivi riguardanti il limite alla proprietà terriera e l’uso razionale del suolo, la funzione sociale della cooperazione, la tutela del risparmio e il controllo del credito. Nonché il diritto dei lavoratori a collaborare nella gestione delle imprese.(per continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

III

 

Sarebbe necessario assumere l’intero impianto costituzionale come riferimento per un ampio e articolato movimento di massa con concreti obiettivi di cambiamento. Avendo ben chiaro che l’ordinamento istituzionale non si difende se non si lotta per l’occupazione e per l’attuazione dei diritti sociali che attengono alla vita delle persone. E muovendo dalla consapevolezza, oggi oscurata, che la conquista storica della Costituzione del 1948 rovescia a vantaggio della classe lavoratrice il tradizionale paradigma del conflitto tipico delle democrazie liberali, fondate sul dominio del mercato.

La Carta che regola il patto tra gli italiani non cancella e non sanziona il conflitto tra le classi. Al contrario, lo riconosce, e ponendolo sul terreno dello sviluppo della democrazia lo tutela come strumento per la conquista dell’uguaglianza sostanziale e della libertà. Decisivi sono i rapporti di forza. Ma chi lotta per il lavoro e per i diritti ha dalla sua parte la Carta, al contrario di chi sfrutta il lavoro e calpesta i diritti. Questo è il senso di una conquista storica, che consente una rivoluzione per via democratica e costituzionale, la rivoluzione del nostro tempo.

Copertina del libro "Costituzione e Rivoluzione"Le lavoratrici e i lavoratori, oltre alla libertà sindacale e al diritto di sciopero, condizioni essenziali per potersi dichiarare liberi, con la Costituzione conquistano il diritto di farsi classe dirigente, associandosi in partito politico «per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale», come recita l’articolo 49. Sappiamo che la vecchia forma partito è in crisi e non è ripetibile. E tuttavia nessun cambiamento reale appare possibile, al di là di movimenti imprevedibili come quello delle sardine, senza una libera associazione delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro secolo, che si organizzano e impiegano le più avanzate acquisizioni della scienza e della tecnica nella lotta contro lo sfruttamento di sé e della natura.

Nell’insieme, dalla Costituzione emerge un quadro inedito dell’assetto economico-sociale e politico-culturale in movimento, nel quale il pluralismo delle forme di proprietà e la presenza di una economia mista in funzione dell’utilità sociale, valorizzando il lavoro, consentono in pari tempo la valorizzazione della persona. Si configura in tal modo una relazione unica, del tutto originale e ricca di implicazioni per il presente, tra individualità e solidarietà, tra persona e classe sociale, tra impresa e società, tra economia e ambiente naturale, che dà alla Costituzione italiana il respiro di un disegno strategico di grande portata non solo per questo Paese, ma per l’Europa e il mondo.

Nati nella specificità della lotta antifascista in Italia, i principi e i diritti costituzionali che ho ricordato, insieme al ripudio della guerra «come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali», assumono un valore universale nella diversità dei percorsi storici di ogni Paese. E possono essere la trama su cui costruire una piattaforma per la lotta di liberazione dalla dittatura del capitale non solo in Italia ma nell’intera Europa, Se l’obiettivo è la conquista di una civiltà più avanzata, questa Costituzione, che già contiene elementi di socialismo, indica la strada.

 

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

 

 

 

*Testo della relazione al convegno sul tema: «A trent’anni dal crollo del muro di Berlino. La fine della sinistra, la crisi del capitalismo e l’esigenza di un nuovo socialismo», promosso da Futura Umanità-Associazione per la storia e la memoria del Pci in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia dell’Università La Sapienza. Roma, Villa Mirafiori, 7 febbraio 2020

 

 La registrazione video dell'intervento

 


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Il PD nuovo nelle parole di Alessandra Maggiani

  • Pubblicato in Partiti

Maggiani 400 minAlessandra Maggiani intervistata da L'Inchiesta quotidiano, 8 nov.'19 - Un PD senza voce, assente, che dalla scelta di sostenere il governo conte “sembra procedere alla cieca. E’ così?
Credo sia necessario dividere un po’ i ragionamenti se si vuole tracciare una mappa un po’ più chiara del presente. Dire che il PD si muove alla cieca è un luogo comune che non mi piace.
Indubbiamente scegliere di sostenere un governo lavorando anche con il m5s – ma ricordo che tra i ministri c’è anche Roberto Speranza che è espressione di una forza politica diversa – ha rappresentato uno spartiacque, cui forse gli eventi precedenti non ci avevano preparato. Io non sono tra quelli che dice che gli italiani ci avevano votato per stare all’opposizione. Certamente diventare forza di governo nel momento in cui ci si attrezza per organizzare un’opposizione efficace, non è cosa da poco.
Tuttavia siamo riusciti ad esprimere in questo governo figure di spessore, di spicco e di chiaro profilo politico – penso a Roberto Gualtieri e Peppe Provenzano - che hanno già fatto capire chiaramente su quale linea si muovono. E al netto dei titoli dei giornali, spesso eccessivamente semplificatori, mi pare che i nostri ministri parlino con una voce che è quella del PD.

 

Però, c’è un però?
E’ chiaro che non può essere tutta governativa la risposta ad un momento così complesso, dal punto di vista politico, sociale, ed economico, che è quello in cui viviamo ora. Il mondo e il nostro paese sono attraversati da sentimenti contrastanti a cui dobbiamo imparare a dare ascolto e risposta. Accanto a pezzi di società ancora in affanno e impauriti dallo spettro della povertà, che chiedono protezione, ci sono pezzi di paese che vogliono respirare aria nuova e che chiedono invece più libertà per poter crescere. Un partito serio e responsabile non mette gli uni contro gli altri, ma tenta di fare il suo mestiere e cioè coagulare i bisogni dei singoli in interessi collettivi. Da qui l’idea della tre giorni di Bologna del 15,16 e 17 novembre.

 

Un’altra stagione dell’ascolto?
Premesso che anche ascoltare, in un momento come questo, può essere importante. Bisogna avere però le orecchie giuste. Abbiamo chiaro che il Pd da solo non ce la fa, non ha le lenti giuste per leggere la complessità. Abbiamo dei punti deboli, e lo si legge anche nei flussi di voto, i BANDIERE PD 350 260giovani, gli intellettuali, i tecnici, gli specialisti. Gente che la politica spesso ignora bellamente. Ecco a Bologna ci sarà lo spazio per un confronto. Non solo ascolto, ma dialogo. Il Pd sente infatti il bisogno di ritrovare un punto di vista autonomo e critico alla vigilia degli anni Venti del nostro secolo. Studiare, dunque, oltre ad ascoltare. Se si vuole pescare a fondo bisogna prendere il mare. Ed è meglio non avventurarsi da soli, e per di più senza bussola.

 

Bologna sarà anche l’inizio di un percorso per fare un nuovo partito?
Io, personalmente, credo che il partito democratico non abbia ancora esaurito la sua funzione politica. Sicuramente non ha mai espresso in pieno il suo potenziale. Non credo aiuti nemmeno il pensare che dopo ogni sconfitta bisogna cancellare tutto e ripartire da capo. Se così fosse oggi non avremmo tre quarti delle forze politiche europee. E’ fuori di dubbio però che sia necessario un check. Ed una riflessione profonda che non abbiamo mai affrontato seriamente. Alle domande chi siamo, dove vogliamo andare e chi vogliamo rappresentare tenteremo di dare una riposta con il percorso di studio che verrà avviato da Bologna. Sulle forme in cui tutto questo si dovrà tenere, da tempo è in corso nel partito una riflessione sul nostro statuto. Il che non significa che chiudiamo il PD e apriamo un altro partito. Ma che rendiamo più inclusive e coerenti alcune nostre procedure. A partire dai criteri di formazione dei gruppi dirigenti. E dal coinvolgimento dei militanti sui territori.

 

E nella nostra Provincia, cosa succederà al PD?
Non siamo una monade. Quindi al di là di alcune specificità tutte nostre, è chiaro che il check che il partito farà a livello nazionale dovrebbe essere fatti anche da noi. Non possiamo non vedere che i nostri territori sono cambiati radicalmente, stanno ancora cambiando. Il presidio dell’ambiente chiede una nostra presenza più incisiva, così come le questioni legate al tessuto produttivo e ai livelli occupazionali. Possiamo dire che per la nostra provincia forse si sta chiudendo un’era? Che ci stiamo trasformando? In questo momento il Partito Democratico ha il dovere di esserci in tutta la sua pienezza oserei dire intellettuale ed organizzativa. Non possiamo solo stare a guardare senza avere nulla da dire. I nostri militanti premono per poter discutere, studiare, per mettersi in gioco. E allora facciamoglielo fare. Mi piacerebbe contribuire a costruire un PD in grado di aprire una nuova stagione di elaborazione e di partecipazione anche civica. Per poter parlare alle persone con parole esatte e condivise. Alessandra Maggiani

 

 

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Comunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di Sora

comunitàsolidali 350 minComunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di SORA Un parroco a cui piace vincere facile e che per preferisce seguire la scia del momento fatta di divisione e rancore.

Comunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di SORA Un parroco che a cui piace vincere facile per guadagnarsi un po' di notorietà e che per preferisce seguire la scia del momento fatta di divisione e rancore.

Proprio nei giorni in cui la Chiesa ricorda uno dei suoi santi più venerati, San Rocco, come simbolo di carità ed esempio di solidarietà umana, e nel momento in cui Papa Francesco richiama la comunità cattolica all'accoglienza perché agli occhi di Dio nessuno è straniero, udiamo da un pulpito parole per noi inascoltabili.
È molto singolare che da quel pulpito siano venute parole di divisione, di contrasto. Quasi di odio.

In una comunità dove già l'arrivo di cinque migranti ha scatenato la raccolta di 300 firme, usare parole così divisive da parte di un rappresentante della Chiesa significa soffiare sul fuoco dell'intolleranza, ed in qualche modo legittimarla, trovando giustificazioni al razzismo e alla xenofobia.

Comunità solidali ricorda invece il grande impegno della Chiesa cattolica verso l'accoglienza e l'integrazione dei migranti, attraverso la Caritas, ma anche attraverso molte altre associazioni e parrocchie, impegno che non distoglie di certo l'attenzione dalle "nostre" povertà.

Può un Parroco usare parole come quelle pronunciate ? Può un Parroco non assumersi la responsabilità dei messaggi xenofobi che a centinaia stanno facendo da eco a quell'omelia?

Lo chiederemo anche a Papa Francesco.

Intanto chiediamo alla Chiesa di Sora e della nostra provincia, per il tramite dei suoi Vescovi di non essere indifferente a quanto accaduto ma di condannare fermamente le parole di odio utilizzate a Sora per fomentare l'intolleranza nei confronti del diverso.

E alla stessa Chiesa chiediamo se si riconosce in quella di Don Donato o in quella di Matteo, 35 "Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato"

Comunità Solidali
Mob. 3478780003

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UE voto 2019. "La Sinistra" nelle parole di Nicola Fratoianni

nicolafratoianni 350 minNadeia De Gasperis (video) - Abbiamo intervistato Nicola Fratoianni, candidato con La Sinistra alle prossime elezioni europee nel collegio di centro, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, incontrandolo presso il Grid di Frosinone, dopo che a Cassino aveva ascoltato lavoratori e cittadini. È stata l’occasione per affrontare temi strettamente legati al nostro territorio, come disoccupazione, Valle del Sacco e Certosa di Trisulti.

Una opportunità per ribadire l’urgenza di invertire la tendenza delle politiche di privatizzazione, di fare dell’ambiente e della sua bonifica una occasione per rivedere totalmente il nostro stile di vita, di incentivare la ricerca, e di fare, per esempio, della bonifica dei SIN una occasione di lavoro per tutti. Fratoianni ha ribadito che per dirsi di sinistra non basta solo dichiararlo ma fare scelte controtendenza e portarle avanti senza risparmiarsi, redistribuire i redditi, concentrati nelle mani di pochi, diminuire l’orario di lavoro e salari più equi, ritornare all’articolo 18, creare un nuovo modello di sviluppo per meridione e aree interne abbandonate. Basterebbe tagliare i fondi alle fonti fossili per dare una risposta concreta all’appello di Greta Humbert, e dei milioni di ragazzi che hanno accolto il suo monito, senza tanti salamelecchi, in un passaggio parlamentare che costerebbe pochissimo sforzo ma che è stato avanzato solo da Loredana De Petris.

Se la sinistra ha vinto in Spagna lo ha fatto, non solo perché unita contro i nazionalismi ma perché ha progettato di ricostruire il tessuto sociale a partireFratojanni Maddalena 350 min dalla edilizia popolare, un tema, quello dell’abitare, che in Italia è una emergenza sociale e ingenera una guerra tra poveri.

Il modo in cui le istituzioni si confrontano con le periferie genera razzismo, che vede come prime vittime gli immigrati. Quegli immigrati per i cui diritti vale la pena battersi sempre e con forza a discapito di qualche voto mancato. A proposito di migranti bisognerebbe fare la conta magari di quanti ragazzi lasciano l’Italia perché altrimenti costretti a svendere il loro talento. Una sinistra, che voglia essere riconosciuta come tale, deve farsi promotrice senza reticenze, di tassare i patrimoni alti. Una sinistra che non deve più essere confusa con le politiche del PD, che vedono l’immigrazione porre un problema di democrazia, che affrontano la crisi parlando di tagli al sociale. Una sinistra che inizi a RI-conoscersi, sicura di ritrovarsi nelle stesse istanze, per le stessi ragioni, quelle degli ultimi.

 

Video: Nadeia De Gasperis intervista Nicola Fratoianni

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Sora. Amministrazione De Donatis: dalle parole …… alle parole

  • Pubblicato in da Sora

M5S logo minM5S Sora - Il programma elettorale del Sindaco De Donatis conteneva tante belle parole. A distanza di tempo è sufficiente rileggere il suo programma elettorale per rendersi conto che non si è passati dalle parole ai fatti.

Il punto 1.8 del programma si intitolava “Trasparenza Aministrativa” e conteneva un’enunciazione molto forte: “mai più il diritto come favore”, mentre nel punto 1.9 che si intitolava “Lo Sport è di tutti” era contenuta la seguente frase: “Lo sport a Sora …..deve rappresentare un diritto per tutti…”.

In teoria alle parole sarebbero dovuti seguire i fatti. La realtà, invece, è ben diversa.

Lo scorso mese di luglio i Consiglieri Comunali Pintori e Farina chiesero la Convocazione della Commissione “Cultura e Sport” per eseguire un sopralluogo su un impianto sportivo cittadino e audire in Commissione il Concessionario della struttura sportiva ed il Dirigente comunale competente per settore. Purtroppo, nonostante l’obbligo inderogabile di convocare la Commissione – entro dieci giorni dalla richiesta – non si è ricevuta nessuna risposta ed i Consiglieri sono stati costretti a presentare un esposto alla Prefettura che, con lettera del 14 agosto u.s., ha chiesto al Comune di voler fornire degli elementi di valutazione. Nonostante lo sport debba rappresentare un diritto per tutti (come scritto nel programma elettorale di De Donatis), questo è quello che succede quando due Consiglieri di opposizione chiedono di riunire la Commissione Sport e fare un sopralluogo su un impianto sportivo.

I Consiglieri Comunali: Fabrizio Pintori, Antonio Farina    

Sora 20 settembtre 2018

 

 

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Ma non è tutto. Recentemente i Consiglieri Farina e Pintori sono stati costretti ad inviare al Comune una diffida per sollecitare una risposta ad una semplice richiesta di accesso agli atti in merito al medesimo impianto sportivo. Forse con tale comportamento l’Amministrazione De Donatis ha voluto dare attuazione alla frase “mai più il diritto come favore”?

Non si comprende il perché di simili comportamenti da parte dell’Amministrazione, ma si è certi che i cittadini si saranno fatti un’opinione al riguardo.

È strano che vi sia così poca trasparenza proprio da parte dell’Amministrazione De Donatis considerando che il Sindaco in campagna elettorale, insieme ad altri membri dell’attuale maggioranza, a proposito della gestione degli impianti sportivi dichiarò: “(…) è ora di fare chiarezza per capire se ciò che è di pubblico interesse sia diventato invece business privato, (…) È ora di scacciare i mercanti dal tempio della cosa pubblica”. Allora De Donatis stava in opposizione oggi, invece, amministra la città ma quelle dichiarazioni sono rimaste lettera morta.

Sora, 20 settembre 2018

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Opes. Il suo programma nelle parole del presidente Perissa

Perissa Marco 350 260 Opesdi Tommaso Cappella* - In vista dell'avvio della nuova stagione agonistica anche a livello amatoriale, l'Opes (Organizzazione Per l'Educazione allo Sport) si è rimessa in moto con innumerevoli iniziative sia a livello internazionale che nazionale e, di conseguenza, anche locale. E' sembrato doveroso quindi fare il punto della situazione proprio con Marco Perissa, attuale presidente nazionale dell'Opes, non prima di aver ripercorso con lui la storia recente di questo importante ente di promozione sportiva. Romano, con origini ciociare, 36 anni sposato con prole, è diventato presidente nazionale nel 2010.

«Questo Ente è stato costituito nel 1980 – esordisce – Nel corso degli anni ha incontrato qualche difficoltà e nel 2007 è stato disconosciuto dal Coni. Quando nel 2010 sono subentrato quindi il primo problema da risolvere è stato questo. E così a dicembre del 2011 il Coni ha di nuovo dato il riconoscimento nazionale. Ci siamo impegnati al massimo tanto che nel 2012, dal 14° posto siamo saliti al 7° per quanto riguarda gli enti nazionali di promozione sportiva. In termini calcistici ci stiano quindi avvicinando alla zona Uefa».

Entrando nel merito sono fondamentali numeri ed iniziative

«Intanto occorre dire che possiamo contare su 120 comitati provinciali, tra cui quello di Frosinone presieduto da Massimiliano Armellini – precisa Marco Perissa – Inoltre abbiamo 10 sedi all'estero e qualcosa come 600 mila soci. Soprattutto possiamo contare su tre convezioni con lo Stato. La prima è con la Presidenza del Consiglio dei Ministri per il Servizio Civile. L'Opes ha ottenuto quest'anno l'approvazione di 10 progetti, tra cui uno per la sede di Frosinone con due addetti. E poi con il Ministero del Welfare per la gestione di progetti rivolti al sociale. Ma anche con il Ministero della Pubblica Istruzione per la formazione di tutto il personale operante nelle scuole. Tra i settori che ci stanno dando grandi soddisfazioni, al primo posto c'è la danza sportiva con ben 600 società affiliate. Ma sta prendendo piede anche la ginnastica artistica e ritmica, oltre all'arrampicata. E poi si sta espandendo molto tutto ciò che riguarda il calcio, sia a 11 che a 8 e 7».

Uno dei Comitati provinciali che sta raccogliendo grandi frutti e soddisfazioni è senza ombra di dubbio quello di Frosinone.Armellini Massimetto 350 260 min

«Quello che opera in Provincia di Frosinone, grazie anche al lavoro di Armellini e della tesoriera Francesca Redirossi, oltre a quello del vice presidente Roberto Ceccarelli, è uno dei Comitati maggiormente in vista e molto operativo – rimarca il massimo esponente nazionale dell'Opes – E' una realtà in costante crescita e si occupa di varie discipline sportive tra cui anche il podismo, l'atletica leggera e il ciclismo, oltre al calcio. Recentemente è stato anche stipulato un protocollo con il Frosinone calcio ed è stata costituita anche l'Asd Frosinone 1928. Tra l'altro il nostro vice presidente nazionale Luigi Romani è proprio ciociaro ed ha contribuito e sta contribuendo in modo notevole allo sviluppo di questo comitato. Questa settimana sarò proprio a Frosinone per fare il punto della situazione. E' anche fondamentale la gestione della struttura di Corso Lazio perché rappresenta un volano importante nella crescita e nell'aggregazione sociale».

Infine è sembrato doveroso, in vista dell'avvio della nuova stagione, inviare un messaggio di buon lavoro.

«Il mio auspicio è che si possa crescere ogni giorno – conclude Marco Piressa – La nostra missione resta quella di consentire a tutti di essere coinvolti nelle varie attività sportive e non solo. Per questo diventa fondamentale il nostro impegno a 360 gradi verso chi ha più bisogno, come nel caso dei ragazzi del Comitato Italiano Paralimpico-CIP Lazio che ogni sabato a Corso Lazio svolgono attività gratuita. Il mio quindi è un augurio di buon lavoro con la speranza di raggiungere traguardi sempre più prestigiosi».

*giornalista volontario in pensione

 

 

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Romain Rolland nelle parole di Fiorenza Taricone

romainrolland 350 260okErmisio Mazzocchi intervista Fiorenza Taricone autrice del suo libro: "Romain Rolland pacifista libertario e pensatore globale" (video)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le Parole Ritrovate - Il romanzo perduto dei ragazzi del '77

parole ritrovare igor patrunodi Diego Protani - Nel quarantennale del '77 non poteva mancare la testimonianza di uno che sa di cosa si parla, ovvero Igor Patruno. Dopo "I campi di Maggio" è uscito in libreria "Le parole Ritrovate - Il romanzo perduto dei ragazzi del '77" edito da Ponte Sisto.

Un libro suddiviso in due parti, nella prima Patruno si trattiene nel raccontare i vari avvenimenti del decennio, narra del funerale di Pasolini, il movimento e gli Indiani Metropolitani. Nella seconda parte è una raccolta di interviste che fece agli intellettuali dell'epoca come Alberto Moravia, Dario Bellezza o Aldo Rosselli.

Ciò che da subito salta all'occhio è il percorso letterario dell'epoca che viene evidenziato da Patruno che in quel tempo era un collaboratore di Lotta Continua.

Un libro molto differente, che non racconta direttamente quel periodo, ma lo fa raccontare.

Un libro che, purtroppo, evidenzia non volendo, anche la differenza del livello degli intellettuali di ieri con quelli di oggi.

Igor Patruno lavora tra il 1976 e il 1977 a Radio On Off. Tra il 1984 e il 1985 collabora in Rai come autore e conduttore al programma Appuntamento del sabato. Esordisce nel 1983 come scrittore con il romanzo Passaggi ristampato nel 2011 da Edizioni fahrenheit 451. Fonda nel 2005 insieme a Giacomo Marramao l’associazione Multiversum e organizza, nel 2006, 2007 e 2008, con la fondazione Musica per Roma e con la rivista Micromega il Festival Internazionale della Filosofia di Roma. Collabora, nel 2007, alla realizzazione di Hi! Tech. Festival dell’innovazione. Negli anni successivi lavora come freelance nel mondo dell’innovazione e comunicazione.

Per Edizioni Ponte Sisto ha pubblicato Via Poma, "La ragazza con l’ombrellino rosa", un romanzo-inchiesta sull’omicidio di Simonetta Cesaroni e "I campi di maggio".

 
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Macchitella parla: poche parole e confuse

sanità prevenzionedi Angelino Loffredi - Nei primi giorni del mese di settembre sul questo sito www.unoetre.it e sul quotidiano “L’Inchiesta“ avevo contestato l’infausto tentativo di privatizzare i servizi sanitari nell’interno degli istituti di pena di Frosinone, Cassino e Paliano, come previsto dalla determina 6927 del 31 agosto 2017 della ASL di Frosinone. Il Commissario della stessa infatti bandiva una gara per tale servizio per due anni, con il costo annuo di 1 milione e duecentomila euro.

L’altra settimana CGIL CISL e UIL sono intervenuti sul tema rilevandone l’antieconomicità: la ASL per il servizio annuo spende ora 200.000 euro mentre privatizzando si spenderanno un milione di euro in più. Una cifra incredibile ma vera, frutto di calcoli rigorosi. Le stesse organizzazioni quindi chiedevano la sospensione del Bando.
Successivamente si è fatta sentire anche l’Associazione Assotutela, la quale ha chiesto, per svolgere il servizio, l’assunzione di 20 unità lavorative dimostrando che la spesa sarebbe stata inferiore rispetto a quella prevista dal Bando.

Dopo tali prese di posizione, finalmente, abbiamo potuto conoscere il parere del Commissario Luigi Macchitella, il quale, furbescamente, preferisce replicare alle argomentazioni poste da Assotutela, ma non alle organizzazioni sindacali. Ad Assotutela manda a dire che per nuove assunzioni mancano le autorizzazioni regionali. Da questo punto di vista potrebbe avere qualche ragione.

Sempre a proposito del servizio sanitario nelle carceri, il Commissario preferisce dilungarsi attorno a non veritiere considerazioni “il servizio è particolarmente duro. Anzi nessuno vuole andarci e pertanto lo evitano tant’è che oggi riusciamo a portarlo avanti solo con gli straordinari.”
Dopo ciò, sempre Luigi Macchitella, prova a terrorizzare prevedendo situazioni che non corrispondono al vero “se il servizio fosse svolto da personale interno alla ASL nel giro di poche settimane mi troverei sul tavolo decine di domande di trasferimento perché tutti farebbero l’impossibile per uscire da quell’ambiente“.

A fronte di tale rappresentazione si rimane increduli, interdetti se si considera che la situazione che stiamo illustrando esiste da parecchi anni, dal tempo dei provvedimenti della ministra Bindi, circa 11 anni fa. Le fughe di personale o richieste di trasferimento si sarebbero verificate già da tempo, ma non ci sono state. Ho l’impressione invece che possa esserci una “corsa“ ad andare a fare il servizio nelle carceri, forse, per poter fare gli straordinari.
Io non conosco a quanto ammonti la spesa per gli straordinari ma quello che mi sento di dire è che se la gara dovesse essere espletata non si riuscirà mai a giustificare che nel prossimo anno i cittadini debbano pagare un milione di euro in più rispetto ad oggi per una scelta veramente infausta.

 
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