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Comunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di Sora

comunitàsolidali 350 minComunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di SORA Un parroco a cui piace vincere facile e che per preferisce seguire la scia del momento fatta di divisione e rancore.

Comunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di SORA Un parroco che a cui piace vincere facile per guadagnarsi un po' di notorietà e che per preferisce seguire la scia del momento fatta di divisione e rancore.

Proprio nei giorni in cui la Chiesa ricorda uno dei suoi santi più venerati, San Rocco, come simbolo di carità ed esempio di solidarietà umana, e nel momento in cui Papa Francesco richiama la comunità cattolica all'accoglienza perché agli occhi di Dio nessuno è straniero, udiamo da un pulpito parole per noi inascoltabili.
È molto singolare che da quel pulpito siano venute parole di divisione, di contrasto. Quasi di odio.

In una comunità dove già l'arrivo di cinque migranti ha scatenato la raccolta di 300 firme, usare parole così divisive da parte di un rappresentante della Chiesa significa soffiare sul fuoco dell'intolleranza, ed in qualche modo legittimarla, trovando giustificazioni al razzismo e alla xenofobia.

Comunità solidali ricorda invece il grande impegno della Chiesa cattolica verso l'accoglienza e l'integrazione dei migranti, attraverso la Caritas, ma anche attraverso molte altre associazioni e parrocchie, impegno che non distoglie di certo l'attenzione dalle "nostre" povertà.

Può un Parroco usare parole come quelle pronunciate ? Può un Parroco non assumersi la responsabilità dei messaggi xenofobi che a centinaia stanno facendo da eco a quell'omelia?

Lo chiederemo anche a Papa Francesco.

Intanto chiediamo alla Chiesa di Sora e della nostra provincia, per il tramite dei suoi Vescovi di non essere indifferente a quanto accaduto ma di condannare fermamente le parole di odio utilizzate a Sora per fomentare l'intolleranza nei confronti del diverso.

E alla stessa Chiesa chiediamo se si riconosce in quella di Don Donato o in quella di Matteo, 35 "Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato"

Comunità Solidali
Mob. 3478780003

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UE voto 2019. "La Sinistra" nelle parole di Nicola Fratoianni

nicolafratoianni 350 minNadeia De Gasperis (video) - Abbiamo intervistato Nicola Fratoianni, candidato con La Sinistra alle prossime elezioni europee nel collegio di centro, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, incontrandolo presso il Grid di Frosinone, dopo che a Cassino aveva ascoltato lavoratori e cittadini. È stata l’occasione per affrontare temi strettamente legati al nostro territorio, come disoccupazione, Valle del Sacco e Certosa di Trisulti.

Una opportunità per ribadire l’urgenza di invertire la tendenza delle politiche di privatizzazione, di fare dell’ambiente e della sua bonifica una occasione per rivedere totalmente il nostro stile di vita, di incentivare la ricerca, e di fare, per esempio, della bonifica dei SIN una occasione di lavoro per tutti. Fratoianni ha ribadito che per dirsi di sinistra non basta solo dichiararlo ma fare scelte controtendenza e portarle avanti senza risparmiarsi, redistribuire i redditi, concentrati nelle mani di pochi, diminuire l’orario di lavoro e salari più equi, ritornare all’articolo 18, creare un nuovo modello di sviluppo per meridione e aree interne abbandonate. Basterebbe tagliare i fondi alle fonti fossili per dare una risposta concreta all’appello di Greta Humbert, e dei milioni di ragazzi che hanno accolto il suo monito, senza tanti salamelecchi, in un passaggio parlamentare che costerebbe pochissimo sforzo ma che è stato avanzato solo da Loredana De Petris.

Se la sinistra ha vinto in Spagna lo ha fatto, non solo perché unita contro i nazionalismi ma perché ha progettato di ricostruire il tessuto sociale a partireFratojanni Maddalena 350 min dalla edilizia popolare, un tema, quello dell’abitare, che in Italia è una emergenza sociale e ingenera una guerra tra poveri.

Il modo in cui le istituzioni si confrontano con le periferie genera razzismo, che vede come prime vittime gli immigrati. Quegli immigrati per i cui diritti vale la pena battersi sempre e con forza a discapito di qualche voto mancato. A proposito di migranti bisognerebbe fare la conta magari di quanti ragazzi lasciano l’Italia perché altrimenti costretti a svendere il loro talento. Una sinistra, che voglia essere riconosciuta come tale, deve farsi promotrice senza reticenze, di tassare i patrimoni alti. Una sinistra che non deve più essere confusa con le politiche del PD, che vedono l’immigrazione porre un problema di democrazia, che affrontano la crisi parlando di tagli al sociale. Una sinistra che inizi a RI-conoscersi, sicura di ritrovarsi nelle stesse istanze, per le stessi ragioni, quelle degli ultimi.

 

Video: Nadeia De Gasperis intervista Nicola Fratoianni

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Sora. Amministrazione De Donatis: dalle parole …… alle parole

  • Pubblicato in da Sora

M5S logo minM5S Sora - Il programma elettorale del Sindaco De Donatis conteneva tante belle parole. A distanza di tempo è sufficiente rileggere il suo programma elettorale per rendersi conto che non si è passati dalle parole ai fatti.

Il punto 1.8 del programma si intitolava “Trasparenza Aministrativa” e conteneva un’enunciazione molto forte: “mai più il diritto come favore”, mentre nel punto 1.9 che si intitolava “Lo Sport è di tutti” era contenuta la seguente frase: “Lo sport a Sora …..deve rappresentare un diritto per tutti…”.

In teoria alle parole sarebbero dovuti seguire i fatti. La realtà, invece, è ben diversa.

Lo scorso mese di luglio i Consiglieri Comunali Pintori e Farina chiesero la Convocazione della Commissione “Cultura e Sport” per eseguire un sopralluogo su un impianto sportivo cittadino e audire in Commissione il Concessionario della struttura sportiva ed il Dirigente comunale competente per settore. Purtroppo, nonostante l’obbligo inderogabile di convocare la Commissione – entro dieci giorni dalla richiesta – non si è ricevuta nessuna risposta ed i Consiglieri sono stati costretti a presentare un esposto alla Prefettura che, con lettera del 14 agosto u.s., ha chiesto al Comune di voler fornire degli elementi di valutazione. Nonostante lo sport debba rappresentare un diritto per tutti (come scritto nel programma elettorale di De Donatis), questo è quello che succede quando due Consiglieri di opposizione chiedono di riunire la Commissione Sport e fare un sopralluogo su un impianto sportivo.

I Consiglieri Comunali: Fabrizio Pintori, Antonio Farina    

Sora 20 settembtre 2018

 

 

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Ma non è tutto. Recentemente i Consiglieri Farina e Pintori sono stati costretti ad inviare al Comune una diffida per sollecitare una risposta ad una semplice richiesta di accesso agli atti in merito al medesimo impianto sportivo. Forse con tale comportamento l’Amministrazione De Donatis ha voluto dare attuazione alla frase “mai più il diritto come favore”?

Non si comprende il perché di simili comportamenti da parte dell’Amministrazione, ma si è certi che i cittadini si saranno fatti un’opinione al riguardo.

È strano che vi sia così poca trasparenza proprio da parte dell’Amministrazione De Donatis considerando che il Sindaco in campagna elettorale, insieme ad altri membri dell’attuale maggioranza, a proposito della gestione degli impianti sportivi dichiarò: “(…) è ora di fare chiarezza per capire se ciò che è di pubblico interesse sia diventato invece business privato, (…) È ora di scacciare i mercanti dal tempio della cosa pubblica”. Allora De Donatis stava in opposizione oggi, invece, amministra la città ma quelle dichiarazioni sono rimaste lettera morta.

Sora, 20 settembre 2018

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Opes. Il suo programma nelle parole del presidente Perissa

Perissa Marco 350 260 Opesdi Tommaso Cappella* - In vista dell'avvio della nuova stagione agonistica anche a livello amatoriale, l'Opes (Organizzazione Per l'Educazione allo Sport) si è rimessa in moto con innumerevoli iniziative sia a livello internazionale che nazionale e, di conseguenza, anche locale. E' sembrato doveroso quindi fare il punto della situazione proprio con Marco Perissa, attuale presidente nazionale dell'Opes, non prima di aver ripercorso con lui la storia recente di questo importante ente di promozione sportiva. Romano, con origini ciociare, 36 anni sposato con prole, è diventato presidente nazionale nel 2010.

«Questo Ente è stato costituito nel 1980 – esordisce – Nel corso degli anni ha incontrato qualche difficoltà e nel 2007 è stato disconosciuto dal Coni. Quando nel 2010 sono subentrato quindi il primo problema da risolvere è stato questo. E così a dicembre del 2011 il Coni ha di nuovo dato il riconoscimento nazionale. Ci siamo impegnati al massimo tanto che nel 2012, dal 14° posto siamo saliti al 7° per quanto riguarda gli enti nazionali di promozione sportiva. In termini calcistici ci stiano quindi avvicinando alla zona Uefa».

Entrando nel merito sono fondamentali numeri ed iniziative

«Intanto occorre dire che possiamo contare su 120 comitati provinciali, tra cui quello di Frosinone presieduto da Massimiliano Armellini – precisa Marco Perissa – Inoltre abbiamo 10 sedi all'estero e qualcosa come 600 mila soci. Soprattutto possiamo contare su tre convezioni con lo Stato. La prima è con la Presidenza del Consiglio dei Ministri per il Servizio Civile. L'Opes ha ottenuto quest'anno l'approvazione di 10 progetti, tra cui uno per la sede di Frosinone con due addetti. E poi con il Ministero del Welfare per la gestione di progetti rivolti al sociale. Ma anche con il Ministero della Pubblica Istruzione per la formazione di tutto il personale operante nelle scuole. Tra i settori che ci stanno dando grandi soddisfazioni, al primo posto c'è la danza sportiva con ben 600 società affiliate. Ma sta prendendo piede anche la ginnastica artistica e ritmica, oltre all'arrampicata. E poi si sta espandendo molto tutto ciò che riguarda il calcio, sia a 11 che a 8 e 7».

Uno dei Comitati provinciali che sta raccogliendo grandi frutti e soddisfazioni è senza ombra di dubbio quello di Frosinone.Armellini Massimetto 350 260 min

«Quello che opera in Provincia di Frosinone, grazie anche al lavoro di Armellini e della tesoriera Francesca Redirossi, oltre a quello del vice presidente Roberto Ceccarelli, è uno dei Comitati maggiormente in vista e molto operativo – rimarca il massimo esponente nazionale dell'Opes – E' una realtà in costante crescita e si occupa di varie discipline sportive tra cui anche il podismo, l'atletica leggera e il ciclismo, oltre al calcio. Recentemente è stato anche stipulato un protocollo con il Frosinone calcio ed è stata costituita anche l'Asd Frosinone 1928. Tra l'altro il nostro vice presidente nazionale Luigi Romani è proprio ciociaro ed ha contribuito e sta contribuendo in modo notevole allo sviluppo di questo comitato. Questa settimana sarò proprio a Frosinone per fare il punto della situazione. E' anche fondamentale la gestione della struttura di Corso Lazio perché rappresenta un volano importante nella crescita e nell'aggregazione sociale».

Infine è sembrato doveroso, in vista dell'avvio della nuova stagione, inviare un messaggio di buon lavoro.

«Il mio auspicio è che si possa crescere ogni giorno – conclude Marco Piressa – La nostra missione resta quella di consentire a tutti di essere coinvolti nelle varie attività sportive e non solo. Per questo diventa fondamentale il nostro impegno a 360 gradi verso chi ha più bisogno, come nel caso dei ragazzi del Comitato Italiano Paralimpico-CIP Lazio che ogni sabato a Corso Lazio svolgono attività gratuita. Il mio quindi è un augurio di buon lavoro con la speranza di raggiungere traguardi sempre più prestigiosi».

*giornalista volontario in pensione

 

 

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Romain Rolland nelle parole di Fiorenza Taricone

romainrolland 350 260okErmisio Mazzocchi intervista Fiorenza Taricone autrice del suo libro: "Romain Rolland pacifista libertario e pensatore globale" (video)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le Parole Ritrovate - Il romanzo perduto dei ragazzi del '77

parole ritrovare igor patrunodi Diego Protani - Nel quarantennale del '77 non poteva mancare la testimonianza di uno che sa di cosa si parla, ovvero Igor Patruno. Dopo "I campi di Maggio" è uscito in libreria "Le parole Ritrovate - Il romanzo perduto dei ragazzi del '77" edito da Ponte Sisto.

Un libro suddiviso in due parti, nella prima Patruno si trattiene nel raccontare i vari avvenimenti del decennio, narra del funerale di Pasolini, il movimento e gli Indiani Metropolitani. Nella seconda parte è una raccolta di interviste che fece agli intellettuali dell'epoca come Alberto Moravia, Dario Bellezza o Aldo Rosselli.

Ciò che da subito salta all'occhio è il percorso letterario dell'epoca che viene evidenziato da Patruno che in quel tempo era un collaboratore di Lotta Continua.

Un libro molto differente, che non racconta direttamente quel periodo, ma lo fa raccontare.

Un libro che, purtroppo, evidenzia non volendo, anche la differenza del livello degli intellettuali di ieri con quelli di oggi.

Igor Patruno lavora tra il 1976 e il 1977 a Radio On Off. Tra il 1984 e il 1985 collabora in Rai come autore e conduttore al programma Appuntamento del sabato. Esordisce nel 1983 come scrittore con il romanzo Passaggi ristampato nel 2011 da Edizioni fahrenheit 451. Fonda nel 2005 insieme a Giacomo Marramao l’associazione Multiversum e organizza, nel 2006, 2007 e 2008, con la fondazione Musica per Roma e con la rivista Micromega il Festival Internazionale della Filosofia di Roma. Collabora, nel 2007, alla realizzazione di Hi! Tech. Festival dell’innovazione. Negli anni successivi lavora come freelance nel mondo dell’innovazione e comunicazione.

Per Edizioni Ponte Sisto ha pubblicato Via Poma, "La ragazza con l’ombrellino rosa", un romanzo-inchiesta sull’omicidio di Simonetta Cesaroni e "I campi di maggio".

 
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Macchitella parla: poche parole e confuse

sanità prevenzionedi Angelino Loffredi - Nei primi giorni del mese di settembre sul questo sito www.unoetre.it e sul quotidiano “L’Inchiesta“ avevo contestato l’infausto tentativo di privatizzare i servizi sanitari nell’interno degli istituti di pena di Frosinone, Cassino e Paliano, come previsto dalla determina 6927 del 31 agosto 2017 della ASL di Frosinone. Il Commissario della stessa infatti bandiva una gara per tale servizio per due anni, con il costo annuo di 1 milione e duecentomila euro.

L’altra settimana CGIL CISL e UIL sono intervenuti sul tema rilevandone l’antieconomicità: la ASL per il servizio annuo spende ora 200.000 euro mentre privatizzando si spenderanno un milione di euro in più. Una cifra incredibile ma vera, frutto di calcoli rigorosi. Le stesse organizzazioni quindi chiedevano la sospensione del Bando.
Successivamente si è fatta sentire anche l’Associazione Assotutela, la quale ha chiesto, per svolgere il servizio, l’assunzione di 20 unità lavorative dimostrando che la spesa sarebbe stata inferiore rispetto a quella prevista dal Bando.

Dopo tali prese di posizione, finalmente, abbiamo potuto conoscere il parere del Commissario Luigi Macchitella, il quale, furbescamente, preferisce replicare alle argomentazioni poste da Assotutela, ma non alle organizzazioni sindacali. Ad Assotutela manda a dire che per nuove assunzioni mancano le autorizzazioni regionali. Da questo punto di vista potrebbe avere qualche ragione.

Sempre a proposito del servizio sanitario nelle carceri, il Commissario preferisce dilungarsi attorno a non veritiere considerazioni “il servizio è particolarmente duro. Anzi nessuno vuole andarci e pertanto lo evitano tant’è che oggi riusciamo a portarlo avanti solo con gli straordinari.”
Dopo ciò, sempre Luigi Macchitella, prova a terrorizzare prevedendo situazioni che non corrispondono al vero “se il servizio fosse svolto da personale interno alla ASL nel giro di poche settimane mi troverei sul tavolo decine di domande di trasferimento perché tutti farebbero l’impossibile per uscire da quell’ambiente“.

A fronte di tale rappresentazione si rimane increduli, interdetti se si considera che la situazione che stiamo illustrando esiste da parecchi anni, dal tempo dei provvedimenti della ministra Bindi, circa 11 anni fa. Le fughe di personale o richieste di trasferimento si sarebbero verificate già da tempo, ma non ci sono state. Ho l’impressione invece che possa esserci una “corsa“ ad andare a fare il servizio nelle carceri, forse, per poter fare gli straordinari.
Io non conosco a quanto ammonti la spesa per gli straordinari ma quello che mi sento di dire è che se la gara dovesse essere espletata non si riuscirà mai a giustificare che nel prossimo anno i cittadini debbano pagare un milione di euro in più rispetto ad oggi per una scelta veramente infausta.

 
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Parole, parole, ma non solo parole

unsupertaxidelmare 350 260Daniela Mastracci - Forse sta diventando una mia fissazione, ma il linguaggio trattiene visioni del mondo. Ne sono convinta. Se chiamo “taxi del mare” le navi che salvano vite umane, li faccio passare per mezzi di trasporto d’elite, quasi che i migranti, accalcati gli uni sugli altri, spaventati, disidratati, denutriti, picchiati, stuprati anche, siano delle elite ricche che scorrazzano nel mediterraneo per viaggio di piacere. Se affibbio un aggettivo, se uso un certo sostantivo, o un certo verbo, io dico qualcosa di come vedo il mondo, di come nel mondo che vedo stanno esseri umani, scafisti delinquenti? Ong colluse? Diffidiamo degli sos? Dei rapporti che le navi intrattengono con i profittatori di vite umane?


Intanto, scusate, ma se sono taxi del mare vuol dire che le persone che ci salgono sopra possono permettersi chissà che trattamento? Non hanno mica bisogno di trafficanti, di Ong, di aiuti? Insomma se la cavano abbondantemente da soli, no? Chi meglio di loro, che addirittura solcano il Mediterraneo, e non solo, a bordo di mezzi di lusso? E però, se poi li andiamo a salvare mettendoci d’accordo coi trafficanti, mi sa che allora non sono proprio dei taxi, no? Affibbiamo etichette denigratorie questa è la verità.

Perché l'odio dilaghi

Dobbiamo usare certi termini così la gente si fa delle idee, e si fa quelle che c’ho in testa io: insomma è un’operazione di manipolazione di massa, un lavaggio del cervello. E come stupirsi allora se dilaga odio? Se gli animi sono accesi di rabbia, insofferenza, diffidenza? E ci metto anche il carico da 11, facendo passare le Ong per colluse, e perciò delle specie di società senza scrupoli che fanno profitto trasportando persone sulle nostre coste: loro si fanno i soldi e noi? Ecco, vedi? Siamo costretti ad accoglierli! Ma mica ce lo possiamo permettere? Eh no. Non possiamo mica salvarli tutti!
E qui esplode il plauso: me lo immagino il riso smargiasso di chi non aspettava altro! Così i giochi sono fatti: io dico peste e corna, addito il profittatore, il parassita, quellotaxidelmare inpanne 350 260 che ci mette tutti in mutande. E addito il pericolo pubblico dei migranti: pericolo sociale, economico, sanitario (che tanto non guasta mica mettercene uno in più: melius abundare…) e tutti saranno d’accordo con i fermi, coi i respingimenti (un grazie a Bossi e a Fini non lo dimentichiamo, no?). E ho gioco facile facile a far passare come eccellenti misure anti pericolo (anti migrante ormai è superfluo: li ho già etichettati, e ci capiamo tutti così). Le Ong da ora in poi devono sottoscrivere un codice di sicurezza (da cosa?) onde evitare che facciano ancora affari d’oro co’ sti’ trafficanti e sti’ pericolosi ladri di lavoro e stupratori seriali.

La caccia all'untore

Quanto manca alle elezioni politiche? Non è molto chiaro, vero? Ma Renzi s’avvantaggia e promuove “Avanti”: meglio prevenire che curare, no? Ma in verità ci siamo abituati ad una campagna elettorale permanente. Meglio sarebbe una bella rivoluzione permanente, ma tant’è: questo c’abbiamo e questo ci teniamo: politici arraffoni di voti che stanno ben comodi sulle loro poltrone e non vogliono altro che rimanerci. E chi s’è visto s’è visto. Il popolo ha fame: mandateli a fermare i migranti. Chissà magari l’adrenalina non fa sentire la fame, e comunque non se la prenderanno mica con noi, poveri parlamentari e ministri, che ci stiamo sbracciando per risolvere il grande problema del sovraffogioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260llamento: ecco, noi togliamo di mezzo chi toglie il lavoro e così finalmente gli italiani potranno di nuovo lavorare. Mica servono una politica industriale o altro: basta eliminare i migranti. E così la campagna elettorale va avanti a gonfie vele.
Come si dice: la pancia è sempre pancia e se vede soddisfazione ti vota no? In fondo è facile fare i politici così: non hanno bisogno di progettare mondi, di cambiare lo stato di povertà, di emancipare, di espandere diritti, di far vivere bene i cittadini. No, hanno bisogno di un capro espiatorio.
Ma per favore allora non veniteci più a dire che il mondo è cambiato, che dobbiamo stare dietro ai grandi mutamenti, che non possiamo perdere tempo in chiacchiere (cioè un pò di riflessione che magari prende un’oretta o due di tempo), dobbiamo agire, andare incontro al futuro, fare, insomma. Ecco, non ditecelo più: quello che fate davvero è la cosa più vecchia che ci sia: incolpare qualcuno, aprire la caccia all’untore e così sia!

 
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Parole semplici, ma non battute

bambino dirittidi Daniela Mastracci - Ma è vero, semplificare è come quando vedi chiaro: dopo che ti sei interrogato, hai osservato, hai domandato, hai ascoltato, e hai provato a risponderti. Piano piano, il processo del ragionamento piano piano si svolge, dipanando la matassa apparente, ingarbugliata. Lentamente e non velocemente. Magari con mesi di tentativi. Anni forse.
Ma poi tanto sforzo della ragione ma anche della passione, dell'indignazione, viene a sintesi. Trova le parole giuste che spiegano ciò che si andava faticosamente cercando.
E quelle parole che saranno sintesi e non certo l'immediatezza di una battuta, saranno parole semplici. Paragonabili a slogan? e quindi troppo di pancia? No, al contrario. Sono la lucidità raggiunta. Sono la esplicitazione concettuale che emerge dal ragionamento.
Allora se poi sono così semplici da rassomigliare a slogan ecco, possono sembrare populiste. Ma se è populismo è perché in esse il popolo si può rispecchiare, perché ci rivede e sente i suoi drammi: solo che non sono parole che recingono, non sono parole che incitano violenze e odio. sono parole che incitano senso di giustizia, riconoscimento dei diritti, perché la pancia che sollecitano è quella della rivendicazione dei Molti di contro ai Pochi: degli oppressi, sfruttati, esclusi, usati e abusati, impoveriti, lasciati a combattere per un appuntamento alla Asl che non arriva mai, lasciati a combattere contro se stessi per arrivare a fine mese, a scusarsi se non sono abbastanza easy, o se hanno pretese chissà quali, o se sono costretti a lavorare con turni massacranti, oppure il lavoro non lo trovano più, o non possono iscriversi all'università perché non ne hanno la possibilità, o devono pagare l'acqua dopo che hanno votato che fosse pubblica, e tanto altro ancora.
Qui le parole sono: sanità per tutti, in tempi e modi affidabili e certi; università e scuola alla portata di tutti; lavoro certo e tutelato; reddito minimo garantito; beni comuni; nazionalizzazione dei servizi essenziali: elettricità, gas, telefono, trasporti, poste. Nazionalizzazione delle imprese come si dicono "di bandiera"
Queste parole non escludono nessuno. Sono “for the many and not for the few”: sono all'insegna del far pagare di più a chi ha di più; sono per una redistribuzione del peso fiscale, per una tassazione davvero progressiva; sono per dare a tutti la possibilità di accesso a beni, servizi, scuola, cultura e sono per dare a tutti l'indispensabile per una vita dignitosa.
Questo vuol dire ripartire dalle parole semplici, secondo me.
E se si spaventano i cosiddetti poteri forti, e gridano al populismo, allora basta una domanda: se si spaventano vuol dire che sono arroccati in tenuta da autodifesa? Già questo spingerebbe a pensare che la giustizia non è realizzata: perché è chiaro che c'è qualcuno che sta proteggendo se stesso e i suoi beni, la sua ricchezza, avendo con ciò impoverito i milioni da cui adesso si sente minacciato, infatti la diseguaglianza è tale che dice da sé quanto sia sproporzionatamente ingiusta.
Siamo in un Paese dove pochissimi hanno moltissimo e moltissimi hanno pochissimo. Questo è ciò che NON è giusto. Questo è da combattere. Questo sarebbe l'attuazione della Costituzione nel suo articolato tutto, ma sicuramente del suo nobile articolo 3.

P.S. la statalizzazione dei servizi l’aveva fatta quel “socialista” di Giolitti a inizio secolo scorso in un regime monarchico.

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Parole che pesano come macigni

Debora Serracchiani 350 260di Daniela Mastracci - Le bambine Rom uccise nel sonno da una bomba incendiaria hanno colpito l’immaginario collettivo tanto quanto le parole, solo parole, di Debora Serracchiani? Ecco, questo è il punto di vista da cui parto per fare qualche considerazione intorno al caso governatore Friuli Venezia Giulia. Non nascondo che il fatto che la Serracchiani sia un’esponente di spicco del partito democratico fa di lei un “boccone” prelibato per chi come me sta molto attenta alle mosse di un partito che, da sinistra si è traghettato sempre più al centro, ma che si sta spingendo verso politiche di destra.

Gli esempi a “carico” di questa mia lettura sono tanti, ma tra tutti il decreto sicurezza, il decreto migranti, l’ultima infelice legge sulla legittima difesa. Senza poi tener in conto, in questi pensieri sparsi, di leggi come la Flat Tax, le varie detassazioni sugli yaucht e così via. I primi mesi di questo governo ci hanno fatto drizzare i capelli in testa troppe volte a proposito di una visione del mondo, semmai ce l’abbiano, escludente, securitaria, respingente, fatta a suon di accordi con un paese come la Libia, onde fermare i migranti subsahariani in rotta verso il mediterraneo, e quindi l’Italia. Sappiamo tutti bene cosa siano mai i campi libici ove “transitano” i migranti? Ove sono costretti a restare per mesi e mesi e trattati nelle condizioni peggiori, come alimentazione, igiene, ma soprattutto diritti umani negati, umiliati e offesi, abusati, oggetto di violenze? E che dire sul decreto sicurezza-migranti? In nome del non ben identificato “decoro” si cacciano via donne, uomini che soffrono fame, disagio sociale profondo, esclusione, incertezza, mancanza di tutto.

 

In nome del decoro urbano siamo arrivati a sgomberare piazze e vie perché un mendicante è brutto a vedersi? Toglie lustro alla scintillante città dei consumi di questo occidente privo di anima? Ingombrano il passaggio di gente bene che acquista prodotti di lusso? Il mondo è diviso in chi può e chi non può: e questa è una constatazione. Ma oltre ad essere una fotografia di questo mondo arido e pessimo, vuole essere per me una denuncia. Perché non ci sto a questa divisione. E perché chi non può, nella mia testa, e soprattutto nel mio cuore, di donna di sinistra, di donna che vorrebbe la felicità su questa terra, che sente male se un altro sta male, che crede insopportabile l’ingiustizia, la diseguaglianza, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ebbene io, politiche fatte così, che ritengono che un essere umano deturpi l’arredo urbano, le rifiuto e le ributto al mittente. Così come rinnego ogni tentennamento di fronte alla salvezza, al soccorso, a quell’SOS che, per me ragazzina, ha costellato il mio immaginario circa i mari lontani: era il mare per me bimba il luogo dell’SOS ed è, oggi, il mare, a quanto pare, immensamente più grande e pesante della piccola immaginazione ristretta di una ragazzina: perché il mare nostrum è il mare dell’sos ormai quasi per definizione, ogni giorno, ogni momento. E quando leggo di bambini morti perché una nostra nave non ha preso il largo per andarli a salvare, a me si accappona la pelle, mi sento rigida come un statua di pietra, rappresa in un coagulo gelato.

La governatrice Serracchiani deve sempre sapere che parla a tutti

Le parole hanno un peso. Ho già scritto di questo. All’inizio dell’estate scorsa è morto un giovane uomo perché sua moglie è stata chiamata “scimmia”. Lo ricordiamo? Ebbene, se chiamo scimmia e non c’è nessuno che denuncia, quella parola è sdoganata. Passa come parola accettabile e diventa un sentire.

Io penso che il sentire comune sia dentro le parole che usiamo, si annida là ove trova sfogo oppure motivo. Una parola bella e umana è bene che entri nel nostro comune vocabolario, fa bene al cuore e anche alla ragione, se è ancora una ragione umana. Ma le parole brutte e disumane non devono passare sotto silenzio, non possono essere dette senza denuncia. L’attenzione deve essere vigile sempre. E diventa accorta con l’abitudine ad essere accorta: un habitus che, solo, ci permette ancora di indignarci e denunciare. È per questo habitus che le parole di Debora Serracchiani mi sono penetrate nella testa appena lette, e hanno fatto corto circuito: una donna, che sia un politico quando parla, parla a tutti i cittadini, ovunque sia; e se scrive, scrive per tutti. Le sue parole diventano macigni quando possono, anche solo per un istante, alludere a valutazioni morali e/o giuridiche che pongono distinguo fra esseri umani: come se la morale e il diritto valesse più o meno a seconda del soggetto di cui si parla. A maggior ragione in riguardo a soggetti già a rischio discriminazione ed esclusione, odio e violenza.

La governatrice deve sempre sapere che parla a tutti, e che ciascuno coglierà una piegatura di senso nelle sue parole: le leggerà così come si incastrano al suo sentire, e se quel sentire è tentennante circa l’altro, se è già pieno zeppo di luoghi comuni, se è già saturo di disagio, allora la piega, che quelle parole prenderanno, sarà verso la legittimazione degli stessi luoghi comuni: straniero ladro, stupratore, soggetto che vive di illeciti, pericoloso, da fermare e respingere. Ecco, è il messaggio implicito, conscio o inconscio che sia, che va respinto.

E un politico non può permettersi di lasciarsi prendere dagli atti mancati: lì sta la trappola insidiosa dell’interpretazione del pubblico. Lei sarebbe dovuta stare mille volte più attenta. Ma se per caso c’è della malafede nelle sue parole, allora come non prenderne, non solo le distanze, ma scoprire la fallacia del suo discorso e alzare subito l’allerta sociale? Non si deve, non si può. Senza se e senza ma. E dove stanno i “ma” sottolineare subito che chi si lascia prendere dai luoghi comuni o, peggio, chi quei luoghi comuni accetta perché ci crede e avalla e fomenta, quello è un segnale che dobbiamo riconoscere, e che si chiama fascismo: che si nutre di discriminazione ed esclusione, e potrebbe di nuovo portare verso un ‘Europa dimentica dei motivi profondi che hanno provato a costruirla dopo le due guerre mondiali, ma soprattutto la seconda.

Doveva essere un’Europa dei diritti, della fine dei fascismi; ma se nelle parole che usa, questa Europa, c’è l’allontanamento dell’altro, la discriminazione, allora dove stanno i diritti e la fine del fascismo? È contro questo sentire che do l’allerta, e mi sono sentita profondamente scossa dalle parole del governatore del Friuli. Sono troppo pessimista? Vedo troppo buio? Mi pare che di esempi di rinnovato sentimento xenofobo ce ne siano fin troppi intorno a noi, allora non ritengo di essere troppo pessimista. In verità mi pare di avere paura.

 
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