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Cina: tutti insieme contro Covid 19

I principali partiti politici dei Paesi del mondo per garantire un ruolo di guida politica contro il Covid-19

Unità Covid19 350 minXinhua (Agenzia Nuova Cina) Siamo consapevoli che il virus non rispetta alcun confine e che nessun Paese può rispondere alle sfide da solo di fronte all’epidemia. I Paesi devono rafforzare la loro consapevolezza di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità, prestandosi attivamente aiuto e sostegno reciproco man mano che la situazione diventa più difficile.
Invitiamo tutti i Paesi a mettere la vita, la sicurezza e la salute delle persone al di sopra di tutto e ad adottare misure risolute e vigorose per porre fine alla diffusione del COVID-19.
Chiediamo che si fornisca supporto materiale, tecnico e di altro tipo ai Paesi in via di sviluppo e ai Paesi con sistemi sanitari pubblici vulnerabili. Lasciamo che la luce del sole della cooperazione disperda l’oscurità della pandemia.
Invitiamo tutti i Paesi a rafforzare il coordinamento internazionale delle politiche macroeconomiche per mantenere la stabilità del mercato finanziario globale e delle catene industriali e di approvvigionamento, e a ridurre o eliminare le tariffe in modo da facilitare gli scambi commerciali e prevenire la recessione economica mondiale.

Fonte: Xinhua – 2 aprile 2020. http://www.xinhuanet.com/english/2020-04/02/c_138941592.htm

 

Il testo in italiano

PECHINO, 2 aprile (Xinhua). Il Partito Comunista Cinese e più di 230 partiti politici di oltre 100 paesi hanno scritto una lettera aperta congiunta, chiedendo una più stretta cooperazione internazionale per battere il Covid-19. Questo è il primo appello congiunto dei principali partiti politici mondiali per il rafforzamento della cooperazione internazionale dopo l’epidemia di Covid-19.
***
La rapida diffusione del Covid-19 in tutto il mondo costituisce oggi la sfida più urgente e seria sia per la salute dell’umanità che per la pace e lo sviluppo mondiale.

Di fronte a questa situazione senza precedenti, noi, principali partiti politici di vari Paesi che si propongono di migliorare il benessere delle persone, promuovere lo sviluppo nazionale e salvaguardare la pace e la stabilità nel mondo, lanciamo il nostro appello comune come segue:

I. Rendiamo il nostro più alto tributo a tutte le persone, in particolare agli operatori sanitari, che si dedicano a salvare vite umane e a proteggere la salute delle persone. Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze e la nostra solidarietà a coloro che soffrono per il dolore e la cui vita è sotto la minaccia del Covid-19 e alle famiglie in lutto per i loro defunti. Esprimiamo anche il nostro profondo lutto per la sfortunata perdita di vite umane nell’epidemia.

II. Siamo consapevoli che l’epidemia di Covid-19 se non sarà contenuta in modo efficace e tempestivo infliggerà danni ancora maggiori alla vita, alla sicurezza e alla salute di un numero molto maggiore di persone e avrà un grave impatto sullo sviluppo economico e sociale della maggior parte dei Paesi, così come sugli scambi e sulla cooperazione internazionale. Invitiamo tutti i Paesi a mettere la vita, la sicurezza e la salute delle persone al di sopra di tutto e ad adottare misure risolute e vigorose per porre fine alla diffusione del Covid-19.

III. Supportiamo i paesi perché realizzino, alla luce delle loro specifiche condizioni nazionali, piani di emergenza e strategie per combattere il Covid-19 e rafforzino la cooperazione in vista del contenimento dell’ulteriore diffusione e sul trattamento dei pazienti. Nel frattempo, la scienza e la tecnologia moderne devono essere applicate al meglio per garantire i migliori e più rapidi risultati possibili.

IV. Invitiamo l’opinione pubblica di tutti i Paesi a rispettare le misure di prevenzione e di contenimento dell’epidemia con il necessario senso di responsabilità sociale. Incoraggiamo i Paesi a sfruttare appieno la forza delle organizzazioni della società civile e dei volontari al fine di liberare il potere di tutti i settori sociali per combattere il Covid-19.

V. Invitiamo tutti i Paesi, ad adottare, nei loro sforzi volti al controllo dell’epidemia, un approccio integrato per garantire lo sviluppo economico e sociale, a prendere misure mirate per proteggere i gruppi vulnerabili e le PMI, e ad onorare il loro impegno per il tenore di vita delle persone e il progresso sociale. Invitiamo tutti i Paesi a rafforzare il coordinamento internazionale delle politiche macroeconomiche per mantenere la stabilità del mercato finanziario globale e delle catene industriali e di approvvigionamento, e a ridurre o eliminare le tariffe in modo da facilitare gli scambi commerciali e prevenire la recessione economica mondiale. I Paesi sono inoltre invitati a mantenere un adeguato livello di scambi internazionali, in particolare per facilitare il trasporto transfrontaliero di attrezzature mediche e materiali protettivi di cui c’è urgente bisogno per la lotta contro il Covid-19.

VI. Siamo consapevoli che il virus non rispetta alcun confine e che nessun Paese può rispondere alle sfide da solo di fronte all’epidemia. I Paesi devono rafforzare la loro consapevolezza di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità, prestandosi attivamente aiuto e sostegno reciproco man mano che la situazione diventa più difficile. Una più stretta cooperazione internazionale, politiche coordinate, azioni concertate e la mobilitazione di risorse e forze a livello globale ci permetteranno di sconfiggere questo virus, nemico comune di tutta l’umanità.

VII. Prendiamo atto dei significativi progressi nella lotta contro Covid-19 in Cina e in alcuni altri Paesi, cosa che ha fatto guadagnare tempo e ha offerto esperienza al resto della comunità internazionale. Lodiamo vivamente i Paesi, tra cui la Cina, per aver adottato un atteggiamento aperto, trasparente e responsabile nel divulgare le relative informazioni in modo tempestivo, nel condividere l’esperienza sulla risposta e sul trattamento dei pazienti, e in particolare nel fornire al meglio delle loro possibilità forniture mediche e di altro tipo ad altri Paesi colpiti. Questi rappresentano un importante contributo alla lotta globale contro Covid-19, aumentando la speranza e la fiducia dei Paesi di poter vincere questa battaglia.

VIII. Accogliamo con favore la dichiarazione straordinaria del vertice dei leader del G20 sul Covid-19 e sosteniamo i Paesi affinché rafforzino la condivisione di esperienze e la cooperazione medica per contenere l’epidemia, compresa la ricerca e lo sviluppo congiunto di farmaci, vaccini e test specifici. Chiediamo che si fornisca supporto materiale, tecnico e di altro tipo ai Paesi in via di sviluppo e ai Paesi con sistemi sanitari pubblici vulnerabili. Lasciamo che la luce del sole della cooperazione disperda l’oscurità della pandemia.
IX. Chiediamo discussioni professionali basate sulla scienza su questioni come le misure di prevenzione e l’origine del virus. Ci opponiamo fermamente alla politicizzazione delle questioni di salute pubblica e alla stigmatizzazione di altri paesi con la scusa di Covid-19. Ci opponiamo fermamente a tutti i commenti e le pratiche discriminatorie contro qualsiasi paese, regione o gruppo etnico e chiediamo ai governi di tutti i paesi di adottare misure proattive per proteggere la salute, la sicurezza e gli interessi legittimi dei cittadini stranieri e degli studenti che ospitano.

X. Riteniamo che l’epidemia di Covid-19 abbia messo a nudo la necessità per tutti i Paesi di promuovere ulteriormente la prospettiva di governance globale di raggiungere una crescita condivisa attraverso la discussione e la collaborazione e di sostenere il ruolo guida delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella governance globale della sanità pubblica. Chiediamo a tutte le parti di migliorare il coordinamento e la cooperazione nel quadro del G20 e di altri meccanismi internazionali per una prevenzione e un controllo efficaci a livello internazionale, mentre ci sforziamo di costruire una comunità globale con un futuro condiviso per la salute pubblica.

In qualità di principali partiti politici dei Paesi del mondo, ci impegniamo a mantenere una stretta comunicazione in circostanze inusuali e a garantire un migliore svolgimento del ruolo di guida politica che ci compete, allo scopo di iniettare energia politica nella lotta globale contro il Covid-19. Crediamo fermamente che le nostre attuali difficoltà siano solo temporanee, così come la luce del sole alla fine splenderà dopo ogni tempesta. Se la comunità internazionale farà sforzi concertati con fiducia e determinazione e adotterà un approccio scientifico e mirato, otterrà sicuramente la vittoria finale nella guerra globale a tutto campo contro il Covid-19. Siamo convinti che, dopo la pandemia, la comunità con un futuro condiviso per l’umanità emergerà più forte e l’umanità abbraccerà un domani più luminoso.

 

 

 

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Come credere che nulla sarà come prima?

parlamento europeo europa 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - Che vertigine! Il “siamo tutti italiani” di Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, nel giro di pochi giorni si trasforma in una dichiarazione di disprezzo per i Coronabonds, una proposta che oltre all’Italia è necessaria a ben 10 Paesi, dichiarando che “è solo uno slogan”.

(per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo. Per visualizzare i 3 titolini sugli smartphone bisogna tenerli orizzontali)

 

  1. Solidarietà
  2. Italia oggi
  3. Qui e ora


Solidarietà vo' cercando


Venerdì, 27 marzo, nelle stesse ore giungono segnali opposti, per fortuna, che parlano all’intelletto ed al cuore. “Nessuno si salva da solo” dice Papa Francesco ed aggiunge “Anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme” e soprattutto a quelle solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali.
“Nessuno si salva da solo” era un concetto tanto caro ad Enrico Berlinguer ci ricorda il giornale fortebraccionews.wordpress.com

E, subito dopo Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un discorso a reti unificate (non il primo in questo periodo) ha ricordato con grave preoccupazione che il Consiglio dei Capi di governo nazionali non ha preso decisioni, “mentre BCE e Commissione UE hanno adottato giuste misure finanziarie ed economiche e positive sostenute nel Parlamento Europeo” augurandosi, “prima che sia troppo tardi”, che tutti comprendano la pericolosa minaccia che su tutti noi grava. Il comune interesse ce lo impone. papaFrancesco Mattarella 350 min
Giuseppe Conte nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, commentando, sabato 28, il no della Commissione ai coronabond ha rassicurato tutti: “Non passerò alla storia per chi non si è battuto: mi batterò sino alla fine per una soluzione europea“. E, subito dopo il Ministro Roberto Gualtieri ha dichiarato: Le parole di Von Der Leyen” sui Coronabond “sono sbagliate”… “la risposta più adeguata -richiede- uno shock simmetrico sull’economia”.
E, Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, membro della Presidenza del PSE ha replicato con durezza: "I coronabonds (richiesti da 10 paesi) non sono uno "slogan" è un’infelice espressione quella della Van der Leyen”. Infatti i coronabonds sono uno strumento finanziario prezioso per mobilitare capitali necessari a far fronte alla più grave crisi che l'Europa abbia conosciuto dal dopoguerra”. Su tratta chiaramente di uno strumento finalizzato solo ad affrontare i costi economici e sociali della pandemia in sé. L’egoismo del nord Europa non tema che sia un sotterfugio per la condivisione dei debiti in toto.

Per una volta mi pare che anche il nostro Paese parli una sola lingua come se fosse una sola voce e per di più in sintonia anche con la parola di Papa Francesco che da anni dimostra di capire difende e sostiene le ragioni di più deboli e disagiati.
Che l’Italia parli una sola lingua in Europa e verso Bruxelles è un fatto da segnalare. Nuovo e importante anche per gli effetti benefici che produrrà verso gli scoraggiati e gli indecisi e gli indisciplinati dei nostri concittadini. Quello che dobbiamo tenere a mente, però, è il significato dei quel “nessuno può farcela da solo”: cioè, ognuno deve saper fare la propria parte senza rimpalli o incertezze.

 

In queste ore di telefonate, messaggi informatici di ogni genere, ne prendo a spunto uno che ho ricevuto dalla nostra brava narratrice di racconti, Loredana Ferri, che mi ha inviato un messaggio ricevuto su WhatsApp dal suo collega, Alessandro, che lavorava con lei alla Olivetti di Ivrea.
«Non capisco perché è diventato uno sport nazionale cercare di screditare le eccellenze esistenti e stavolta è toccato al dott. Burioni (il virologo ha polemizzato con la collega dell’ospedale Sacco di Milano e con il Presidente della Regione Toscana ndr). Possibile che siamo sempre alla ricerca di un capro espiatorio?” … “buttare fango addosso” anziché dire grazie “per il lavoro che stanno facendo e che stanno anche pagando con la vita”.
E conclude «Scusate lo sfogo... »

Mi colpisce sentire il bisogno di denunciare per scritto il disagio che procura chi sta alla caccia di un avversario in una situazione come questa.

La novità di questa epidemia è stata ed è la mancanza di conoscenza del Covid 19. Che gli studiosi e gli scienziati discutano mi pare inevitabile, ma anche rassicurante perché è il segno dello sforzo di approfondire un evento del tutto nuovo. Come si fa a parteggiare per l’uno o l’altro? Mi pare una tifoseria inutile e se volete senza senso. Chi può stabilire chi ha ragione?

Condivido quello che l’autore del post chiama "sfogo". Penso che la paura, sempre da rispettare, produca anche questi atteggiamenti, pur se non condivisibili. Durante le “paure” credo che si debba avere fiducia in qualcuno. Questo non esclude dubbi. Abbiamo mai pensato che temere tutti e tutti alla fine produce solo autolesionismo? In genere chi sparla fa parte di quelli che non rispettano i divieti e poi si contagiano. In momenti come questi i nostri straordinari cervelli (malgrado noi) ci suggeriscono gratuitamente tante soluzioni e ipotesi, da verificare, certo, ma da scambiare costruttivamente con gli altri. Purtroppo, il dialogo faccia a faccia non ci è consentito per opportuna difesa reciproca. Dietro una tastiera a volte prevale la solitudine che può produrre il peggio che abbiamo dentro, e non riusciamo più ad ascoltare l’intelletto. Gli sfoghi distruttivi sono da respingere con la più assoluta decisione. Il miglior aiuto reciproco che ci possiamo dare è quello di darci coraggio con un sorriso, se possibile dolce e affettuoso.

C’è dell’altro che la memoria mi ripropone, proprio in questo campo delle eccellenze della sanità e della sua relativa ricerca scientifica. Si tratta di Ilaria Capua, la scienziata che più volte in tv ci ha parlato di virus e vaccini e ci ha informato e rassicurandoci con spiegazioni e incoraggiandoci per il futuro. Ilaria Capua 350 min
Ilaria Capua era una deputata del Parlamento italiano. Ed è stata infangata come "trafficante di virus". La “macchina del fango” è stata una pratica molto in voga nell’ultimo quindicennio, tanto micidiale quanto facile da avviare ed alimentare. Calunnie spesso inventate fatte diventare verità incontrovertibili. Il 4 giugno 2014 dalla sua pagina Facebook, Alessandro Di Battista, ne chiese le dimissioni e invitò tutti i suoi "seguaci" a rilanciare quel fango mediatico (https://tinyurl.com/vw8suq3)
Ilaria Capua fu messa alla gogna anche da una stampa frettolosa che la descrisse a capo di una associazione a delinquere che "trafficava in virus". I parlamentari del M5S più volte in parlamento ne chiesero le dimissioni perché indagata. Ella si dimise per rispetto delle istituzioni e perché, diciamolo, vittima di una campagna calunniosa senza precedenti. Ilaria Capua fu processata e assolta. Oggi non lavora più in Italia.
Il Parlamento italiano e l’Italia hanno perso una delle persone più competenti in virologia, che più di tutti si sta impegnando a battere il coronavirus in questi giorni drammatici.
Queste condotte irresponsabili posso aver lasciato detriti e dato la stura a reazioni irrazionali dell’ansia e delle paure. «dagli inganni, dalla cattiva informazione e dalla manipolazione delle coscienze» anche Papa Bergoglio mette in guardia il mondo intero.

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Italia oggi


Ma dietro a tutto questo c’è la causa delle cause. Il crollo della credibilità delle forze politiche che ha “contagiato” anche l’autorità di istituzioni diverse, comprese quelle scientifiche e non solo.
Che Vertigine! Recuperare credibilità è una priorità nella direzione politica del Paese. Solo comportamenti irreprensibili e un’autocritica vera potranno essere il giro di boa per uscire da questa vertigine di contraddizioni nelle scelte e nelle affermazioni.

Ci vuole un “abbiamo sbagliato” dichiarato e vero, non basta dire che nulla sarà come prima. Che significa così generico senza impegni concreti?
Bisogna riuscire a mettere una pietra tombale sugli errori compiuti. Occorre garantire la certezza che quegli sbagli verranno corretti e non si ripeteranno.
Aver dimenticato gli ultimi, i deboli, i loro diritti e quelli dei lavoratori dipendenti e degli sfruttati richiede una correzione profonda e un’ammissione di responsabilità.

La prima responsabilità è quella, di fronte alle novità, di aver scelto di rifugiarsi nelle risposte più reazionarie del passato, quelle sconfitte dalla storia, quelle che hanno mortificato l’umanità. Senza cercare strade nuove.
Un bambino, in USA, che muore perché nessun ospedale lo accoglie giacché non ha l’assicurazione. È questa la sanità cheConte Gualtieri 350 min qualcuno ci augura? Che cos’è la limitazione di misure sanitarie? In Tennessee “gli affetti da atrofia muscolare spinale verranno ‘escluse’ dalla terapia intensiva” e in Minnesota saranno esclusi gli affetti dalla “cirrosi epatica, le malattie polmonari e gli scompensi cardiaci”? Ma queste sono pratiche politiche eugenetiche. E perché sedicenti di sinistra l’approvano sfacciatamente in post sui social italiani? Queste sono responsabilità e colpe vere e proprie. Chi si batte per la sanità pubblica e per i diritti universali delle persone?

Si può avere un’autocritica seria nel riconoscimento di questi errori?
Il sapere è l’arma più potente che donne e uomini hanno per affrontare la vita, gli eventi, il mondo.
Questo Sapere deve esser a disposizione di tutti. Deve servire a migliorare questo nostro mondo non ad avvelenarlo. Che cos’è la lotta per la difesa dell’ambiente se non il conflitto fa un buon uso delle competenze e un loro cattivo uso al servizio di pochi e potenti? Che cos’è il conflitto fra economisti che privilegiano lo sfruttamento del lavoro e quelli che almeno propongono una equa distribuzione del reddito? Che cos’è il jobs act che depotenzia i diritti dei lavoratori dipendenti e legittima il diritto di licenziare secondo gli opportunismi dell’appropriazione egoistica?
Che cosa sono le prestazioni di quei tecnici che contrabbandano la loro “competenza” “solo” per ottemperare alle volontà del potere e dei potenti, lasciando le cose come stanno: vedi l’inquinamento della Valle del Sacco adottando pseudo soluzioni vantaggiose solo per sfruttare dei suoli diventati edificabili. Altro che competenza? Roba da Palazzinari.

Si può avere un’autocritica seria nel riconoscimento di questi errori? Se ci sarà, la sfiducia si potrà superare insieme alla volgarità dei linguaggi ed alla semplificazione incolta dei problemi e delle soluzioni che trasformano tutti noi in esperti da bar.
Che vertigine! Ci addolorano e ci adirano i pronunciamenti di Ursula Von Der Leyen, ma perché sono possibili? Sono il prezzo che si paga per non aver capito il voto del 26 maggio ’19. I sovranismi non sono stati battuti, sono solo disarmati dalla recondita promessa ai potenti della UE che tutto resterà come prima cercando di imbellettare l’Unione. Bisogna innanzitutto cambiare la politica economica. Il fantasma dell’austerità (cosiddetta) è nell’ombra, ma vivo e vegeto. L’Europa che ci aspettiamo è l’Unione dei popoli, non delle Banche, governata dal Parlamento democraticamente eletto e non dalla Commissione, senza dover subire i ricatti delle singole nazioni.
Sono riflessioni che il coronavirus porta alla luce e che sono in relazione fra di loro

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Qui, ora


Sicuramente nel Lazio e nella nostra provincia il quadro è fra i meno drammatici, anche se dolori e problemi non mancano. 24 sono i morti, 434 i contagi (all'1 apr 20) su 97.689 in italia e 2706 nel Lazio. Il 26 marzo si era registrato il picco in Ciociaria con 47 nuovi contagiati. Con 40 casi in tre cluster (gruppi): Cassino, Veroli e Fiuggi. Oltre alle situazioni "attenzionate" riconducibili a quelli che in gergo tecnico vengono definiti "cluster familiari". Forse si può dire che la curva dei nuovi contagi non ha sfondato in Ciociaria. Si attende però che stabilmente la quota dei contagi si attesti stabilmente sotto il numero 20. Le strutture per anziani ancora oggi rappresentano la vera frontiera dell'epidemia nella regione. asl frosinone 350 min
I dirigenti della Asl hanno rilevato che la curva dei contagi non ha fatto registrare una crescita costante, ma asimmetrica nei numeri: nel senso che il dato finale quotidiano ha oscillato molto. basta vedere la sequenza degli ultimi sei giorni: 32, 26, 47, 29, 42, 24. Purtroppo, il dato non si è mai scesi sotto quota 20, che i vertici dell'Azienda Sanitaria di Frosinone considerano fondamentale per poter parlare di discesa della curva dei nuovi contagi che consentirebbe più gestibile la situazione soprattutto sul versante più importante di questa "guerra": quello di evitare il sovraccarico degli ospedali.

Da questo punto di vista c’è da riconoscere un grave mancanza di ascolto delle ripetute proposte di riutilizzo di strutture inspiegabilmente chiuse sin dai tempi della Giunta regionale Polverini. Da Anagni, Ceccano, Ceprano sono giunte sensate proposte di riapertura per alleggerire il carico delle strutture esistenti. Fino ad ora nessuna risposta. Silenzio immotivato.
Ancora una Vertigine. In molti durante queste giornate funeste hanno rivendicato che la democrazia non vada in vacanza, né si disarmi. Superfluo, non si è verificato, mica siamo in Ungheria. In Italia sono solo frasi ad effetto. Anche chi come me non si riconosce in alcuno dei partiti di governo e tantomeno in quelli dell’attuale opposizione non può non apprezzare il grande lavoro delle Istituzioni che ci governano. Capito subito il pericolo sin da quando esplose a Wuhan bloccando voli da e per la Cina, furono derise e bombardate da critiche. Hanno costantemente adeguato la loro condotta e la loro lotta per la salute di tutti noi. Sono passati dallo sfottò internazionale ad essere prese ad esempio. Sento che stanno svolgendo un lavoro che pochi potrebbero fare. A me francamente appare gigantesco e in assoluta sintonia con le istituzioni sanitarie e scientifiche. Vorrei che ad ogni livello avessero la capacità di ascolto che il Presidente Mattarella e Conte e tutti i suoi Ministri stanno dimostrando. Purtroppo, così non avviene in tutte le Istituzioni locali Comuni ed è la conferma che non tutti possono governare. In Italia, raccogliendo le raccomandazioni e i pareri di tutte le forze politiche il Parlamento viene consultato ogni 15 giorni senza compromettere le norme di difesa da contagio. Errori sicuramente ci saranno, ma chi non sbaglia? Pensiamo a chi deve parlare per forza. Alcuni fra quelli che hanno reclamato una comunicazione più frequente fra Governo e Parlamento poi plaudono, come ha fatto Matteo Salvini, alla possibile chiusura che Orban potrebbe imporre al suo Parlamento. Altro che vertigine?! Una vergogna ed una nuova preoccupazione.

Una domanda, per cominciare. Cosa possiamo credere che desideri la maggioranza degli italiani? Vogliono non avere paura. Il punto è salvare gli italiani e l’Italia. È riuscire a salvarci tutti.

Ma perché non ascoltare le proposte che nascono da esigenze evidentemente umane o se volete elementari? Questo è un caso in cui dimostrare che la democrazia non va in vacanza. Le esigenze non sono le polemiche che ancora imperversano, scioccamente, anche con linguaggi inopportuni o addirittura indecenti. Il turpiloquio non c’entra con le esigenze. Ma, risolvere le esigenze anche accettando le proposte sensate, è democrazia governante.

Che c’entra l’ipotesi di un nuovo governo in piena crisi? Proporre nomi, anche se prestigiosi, è come pescare parole in un cappello. Chi riflette sulle cause e le conseguenze? Qualcuno si è chiesto cosa ha prodotto il selvaggio tentativo di privatizzazione del nostro sistema sanitario nazionale nell’iniziale difficoltà di approccio ai soccorsi?

Cosa cambierà? Di fronte all’emergenza avanzare proposte di “cambi” in corsa è un delittuoso tentativo di distrazione. Ma davvero ha senso che qualcuno approfitti della sponda di opposizione per giudicare chi sono le persone inadeguate o quelle che faranno miracoli? Il paradigma applicato a Conte si può applicare a chiunque in qualunque campo. Sono adeguati i comportamenti di Tramp o quello di Boris Johnson? Bastano a capirci? Sono adeguati gli egoismi degli imprenditori che non volevano chiudere le aziende? Sono adeguate le operazioni di borsa nera che occhieggiano da più parti e che cominciano ad essere temute e denunciate? Chi le combatte?
Ma che significherebbe oggi una crisi di governo? E, per fare cosa?

C’è, sul fronte opposto, un altro rischio da evitare ed è quello di chi invita forze politiche e politici locali a stare fermi. Perché auto paralizzarsi quando si possono prendere tante iniziative da prendere in sostegno e in continuità con le scelte di governo?

Penso a quei comuni o altre istituzioni che in autunno andranno al voto. Che significa l’invito a stare tutti fermi insieme a l’invito di operare uniti? Operare uniti è un’ottima cosa, ma l’operare è l’esatto contrario dello stare fermi. O, non si hanno idee? Se si hanno idee bisogna metterle a confronto costruttivo. Trovare una sede dove farlo. Che significa percepire ogni proposta utile solo come propaganda e quindi da respingere? Magari perché proviene da qualcuno che è candidato o si candiderà? Si rendano responsabilmente utili quei tanti che parteciperanno alle eventuali competizioni elettorali. Qui c’è un vecchio vizio italico: la consuetudine ai retropensieri, al “retroscenismo”.

Mi viene in mente una circostanza che potrebbe accadere. Una bella donna si sente male, ha bisogno della respirazione bocca a bocca, ma si impedisce ad ogni uomo che potrebbe praticarla di intervenire perché a qualcuno viene in mente che chi interviene potrebbe essere spinto dall’illusione di baciarla? Ma è proprio necessario pensare male? Quanto è stupido che le paure obblighino a mettere in freezer i cervelli?Prof GiorgioBuonanno 350 min

Solo se circolano idee e proposte e si confrontano, producono iniziative solidali in una grande unità civica e solo così si possono chiarire dubbi e impedire progetti non condivisi. Sappiamo che la Protezione Civile nazionale ha creato i C.O.C, Centri Operativi Comunali che si coordinano direttamente con le autorità preposte. Ma come arrivano le esigenze del territorio a queste strutture. Perché non può esserci una struttura unitaria in cui dare il proprio contributo? E sì che servirebbe! Faccio alcuni casi.

Perché far abortire le proposte di riattivazione degli ospedali non utilizzati, perché non generalizzare la sanificazione delle strade che viene praticata in pochissimi comuni (Frosinone e Ceccano) indispensabile come chiarisce il prof. Giorgio Buonanno, perché non diffondere ovunque la distribuzione della spesa casa per casa almeno per gli anziani che sono soggetti a rischio, perché non generalizzare l’ipotesi della “Spesa sospesa” così utile a cittadini e commercianti per il prossimo futuro?

Rifiutare idee, proposte, iniziative significa condannarsi alla paralisi. Si produce il nulla, lasciando magari a qualche spregiudicato di intervenire con metodi clientelari verso singole persone attraverso laboratori o ambulatori privati? Quando si soffre c’è sempre chi fa affari in denaro e in voti.

 

aggiornato alle ore 16:00 del giorno 1 aprile 2020
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Art. UNO e il "coronavirus"

  • Pubblicato in Partiti

Coronavirus

art1mdp 350 260"Coronavirus: spieghiamo perché non dovete avere paura ma perché dovete stare a casa se si è messi in quarantenna.”

Il problema del Coronavirus non è la sua gravità, dal momento che è solo 10, o forse 20, volte più serio dell’influenza.
Per quali motivi è più serio dell’influenza?
Perchè è diverso, quindi non siamo molto abituati;
Gli anziani non sono vaccinati.
Quindi chi è più a rischio?
Gli anziani. Come sempre. I bambini molto meno, non sono segnalati casi gravi pediatrici per il momento.
Allora, come mai ci preoccupa così tanto?
Perché è MOLTO PIÙ INFETTIVO dell’influenza, ciò vuol dire che si trasmette con enorme facilità.

A questo punto facciamo qualche calcolo così da capire meglio qual è il problema.

Cerchiamo di capire cosa sta accadendo in Italia riguardo il Coronavirus.

L’Influenza
Di norma l’influenza colpisce nell’arco di una stagione, supponiamo in 5 mesi, circa il 10% della popolazione. Quindi colpisce circa 5 milioni di italiani nell’arco di 30*5 = 150 giorni. La mortalità è dello 0,1%, quindi abbiamo circa 5000 morti (quasi tutti anziani) ogni anno in 150 giorni. Per ogni morto supponiamo di avere circa 4-5 pazienti in rianimazione, per tenerci larghi, e che tutti vadano messi in terapia intensiva. Mettiamo quindi 25.000 persone in terapia intensiva in 150 giorni, con degenza media di 7 giorni, ciò significa 1000-2000 pazienti al giorno in terapia intensiva in Italia durante l’inverno.

Riassumiamo:

Infettività: 10% potenziale (dati reali) = 50 milioni * 10% = 5 milioni di infetti, molti dei quali inconsapevoli.
Mortalità: 0,1% stimata = 5000 persone in 150 giorni.
Critici: 5*0,1% = 25.000 persone in 150 giorni. quindi circa 1000-2000 persone in terapia intensiva al giorno per influenza.
I posti letto in terapia intensiva sono per la provincia di Venezia, circa 60 su 1 milione di abitanti, quindi potrebbero essere circa 4000 in tutta Italia. Questo significa che nella peggiore delle ipotesi i pazienti con influenza e le sue complicazioni, ovvero la polmonite, occupano tra il 25 e il 50% al massimo delle terapie intensive d’Italia nel massimo del picco.

Il Coronavirus
Vediamo ora cosa può accadere con il Coronavirus. Ricordiamoci che la grande differenza è che il Coronavirus è estremamente più infettivo e potrebbe infettarci, anziché in 150 giorni, in 30-60 giorni. Supponiamo 60 giorni. Ricordiamo che può colpire fino al 60% della popolazione, dati stimati, quindi facciamo qualche calcolo:
Infettività: 60% potenziale (dati stimati) = 50 milioni * 60% = 30 milioni di infetti, di cui la stragrande maggioranza inconsapevoli.
mortalità: 1-2% stimata = tra 500.000 e 1.000.000 milione di persone.
Critici: 5% = 1.500.000 persone in 60 giorni. quindi circa 300.000 persone in terapia intensiva.
Ma abbiamo solo 4000 posti letto! Come possiamo mettere 300.000 persone in terapia intensiva quando abbiamo solo 4000 letti?

ECCO PERCHÉ VI SI STA CHIEDENDO DI STARE A CASA?

Se state a casa, la gente si infetta poco alla volta. Molti non se ne accorgono. Gli altri, specialmente gli anziani, ma anche qualche giovane, i medici e gli infermieri li prendono, li mettono in terapia intensiva, li curano e li dimettono. Un poco alla volta.
Se invece tutti escono di casa il rischio è che si infettino tutti insieme e che quindi non si riesce a gestirli, con un aumento importante della mortalità.

"QUINDI NIENTE PANICO, MA IN MODO DEL TUTTO PRECAUZIONALE se indicato STATE A CASA."

Gaetano Ambrosiano
Coordinatore Provinciale Frosinone art.UNO

 

 

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Ceccano. Delegazioni di partiti incontrano il Commissario

ceccano palazzo antonelli 350 253di Valentino Bettinelli - L’attività politica a Ceccano è fervente in vista del sempre più vicino appuntamento elettorale della prossima primavera. In questo quadro in continuo movimento, nella mattinata di mercoledì 27 novembre, un gruppo di attivisti ha incontrato il Commissario Straordinario del Comune di Ceccano, il Dott. Giuseppe Ranieri. La delegazione, composta da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Possibile, Verdi e Cives Ceccano ha espresso soddisfazione per la riunione con il Dott. Ranieri.

“Abbiamo chiesto un appuntamento al Commissario per avere delucidazioni sui conti del nostro Comune. La preoccupazione dei nostri concittadini ci ha spinto ad interpellare chi ad oggi gestisce l’amministrazione di Ceccano. Il Commissario ci ha rassicurato, citando la relazione del collegio dei Revisori dei Conti riferita al Bilancio 2018, secondo cui la situazione dei conti comunali non prefigura il rischio di un predissesto o dissesto finanziario”. Continuano con una piccola preoccupazione che resta sulla situazione debitoria. “In merito ai debiti il Dott. Ranieri non ha esplicitato la situazione attuale, asserendo che sarà compito dei prossimi amministratori verificare tutti i dati interni al Comune”.

Secondo la delegazione il Commissario si è impegnato affinché il suo lavoro riesca a fornire alla prossima amministrazione una macchina più efficiente di quella attuale. I partecipanti all’incontro intendono sottolineare la disponibilità mostrata anche sul monitoraggio dello stato dell’arte sui lavori di bonifica della Valle del Sacco, previsti nell’Accordo di Programma Quadro siglato nel marzo 2019. “Il Commissario ci ha garantito un costante dialogo sulla vicenda, offrendoci la sua disponibilità nell’incrociare i dati in nostro possesso, con quelli presenti negli uffici comunali”.

“In conclusione” -affermano i delegati dei gruppi- “possiamo ritenerci soddisfatti di questo primo incontro con il Dott. Ranieri. Resteremo vigili su tutte le necessità della nostra città e continueremo ad impegnarci per offrire ai cittadini un’opportunità concreta e credibile per le prossime amministrative. Continuiamo a lavorare in gruppo, perché crediamo che l’impegno di squadra sia l’unica strada percorribile in un panorama politico estremamente frammentato”.

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Ma c'è vita in Ciociaria fra alleati di governo?

Sala del Consiglio MinistriIn questo autunno, La7Tv ci ha riproposto stralci del film Fahrenheit 11/9. Documentario del 2018 scritto e diretto da Michael Moore che riprende un tema caro al regista: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016, già documentate nella sua precedente pellicola “TrumpLand” per raccontare l’avvio della presidenza di Donald Trump.

 

  1. Sentirsi popolo
  2. Il Governo Conte Due
  3. Al PD bisogna chiedere

Sentirsi popolo

Nel film si parte da un grave e inoppugnabile scandalo, quello della crisi dell'acqua di Flint (città del Michigan negli Stati Uniti), gravemente contaminata dal piombo che provocò una spaventosa diffusione di “Saturnismo”, malattia causata dalla corrosione delle antiquate tubature dell'acqua per colpa del malgoverno di politici senza scrupoli, che hanno messo in grande pericolo la salute di migliaia di bambini del Michigan. Moore si chiede come sia possibile uscire dall'attuale situazione politica e vede una possibile risposta per un riscatto nazionale nei movimenti giovanili sorti in seguito al massacro alla Marjory Stoneman Douglas High School e che rivendicano il controllo delle armi.

Si tratta di due drammatici spunti che tuttavia permettono a Moore di documentare una lunga teoria di iniziative popolari di movimento e partecipazione. Il film infatti si dipana attraverso la rappresentazione di numerosissime interviste ai promotori dei più svariati movimenti, fra di essi ce n’è uno che afferma convintamente “senza individuazione dei disagi e senza l’organizzazione della rivendicazione per superarli non c’è speranza di futuro”.flint acquainquinata nelle case 400 min
Mi scuso per questa lunga premessa introduttiva che mi è sembrata importante per porre una questione costantemente dimenticata e trascurata dai partiti, dagli organi di stampa, insomma dal dibattito corrente che cerca le cause della crisi politica e istituzionale italiana e non solo, dappertutto, meno dalle cause che la generano. Si parla di democrazia interna ai partiti (importantissima), di metodi di comunicazione (molto sofisticati oggi), di simpatia e antipatia dei protagonisti, della spettacolarità delle iniziative, ma mai si domanda di cosa soffre la gente che non si riconosce nelle scelte di chi governa e perché.
L’huffingtonpost.it di qualche giorno titolava «la rabbia non risparmia più nessuno” Taranto, operai totalmente disillusi. Non si fidano di Conte, né di Emiliano. "Dov'è Di Maio, il garante dell'accordo?"».

Vale ancora la constatazione fatta da tanti osservatori una manciata di settimane fa: lo scenario politico è cambiato? E’ diverso dall’imbarbarimento politico sollecitato da.
Ad esempio, l'atteggiamento verso i migranti è in parte cambiato, non vengono più tenuti in ostaggio sulle navi. Il meccanismo è ancora approssimativo e fragile ma forse siamo vicini alla svolta tanto attesa: accoglienza, regole per il flusso dei migranti, nuovo contesto europeo. Conte ha incontrato i sindacati dopo anni di sostanziale ostracismo. È andato in queste ore nell’inferno dell’Ilva, dando un segnale di comportamento nuovo.
Anche con l'Europa il clima è cambiato. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Il Governo Conte Due

La composizione del governo e il suo programma non destano grandi entusiasmi. Anzi è bene guardare ad occhi aperti i difetti e i pericoli della situazione, per evitare di ritrovarci a regalare tra qualche tempo a Salvini una vittoria immeritata. Tuttavia, un conto è vedere con lucidità i limiti del secondo governo Conte, altro è lavorare per logorare la nuova maggioranza.

Oggi la crisi drammatica dell’Ilva è la causa scatenante del manifestarsi di quale sia la fragilità di questa maggioranza di governo (M5S-PD-LEU-ItaliaViva). Una città avvelenata dalle polveri sottili con tre funerali a settimana, spesso di giovani e giovanissimi e 20.000 lavoratori-cittadini che rischiano di perdere il lavoro richiedono una grande capacità di governo, di senso politico, di abnegazione per il bene comune.
E’ chiaro quanto vale l’Ilva? Non solo una città avvelenata, 20.000 posti di lavoro persi e famiglie sul lastrico, ma un colpo mortale al sistema industriale italiano che è prevalentemente manifatturiero e ha bisogno di acciaio. Questo significa l’Ilva oggi.

Come ci stanno i partiti in questa maggioranza? Non bene a osservare l’eccessiva conflittualità. Essa è un danno sicuramente ma non è la causa del male. C’è un variegato mondo insoddisfatto della soluzione di governo (preferiva la Lega al governo?) che sembra avere oggi simpatie per quanti escono dal Pd, vagheggiando alternative, da Calenda a Renzi . La continua inesauribile polemica non è la causa delle difficoltà fra alleati, è la mancata individuazione consapevole del pericolo e delle cause del disagio.Governo conte dimaio franceschini speranza governo pd m5s leu 400 min
Qualche domanda va rivolta al PD: questo partito che sta tentando di mostrarsi serio, può pensare che il suo ruolo sia solo quello di pensare ai conti di bilancio che tuttavia in questa circostanza sono assai importanti? Parlare di aver scongiurato, meno male, una tassa IVA sul nostro groppone di ben 23 miliardi non basta. Si rischia così di apparire, a chi soffre, solo per quelli che hanno buoni rapporti con una UE che poi non sembra molto intenzionata a cambiare. Bene non essere isolati come ci aveva condannato Salvini, ma qui in Italia bisogna trovare soluzioni ai drammi della mancanza di lavoro, di una sanità sempre più privatizzata e perciò costosa e per pochi, quindi, di una mobilità individuale su strade disastrate o pubblica efficiente solo per i ricchi e… se si vuole si può continuare. I costi di vita in questa Italia sono quelli di un paese per i più ricchi e che premia l’egoismo privato. Lo scontro Calenda-Telese non è solo colore da talk show in cui i presenti sono sollecitati a tifare per il liberista. Sono due idee di mondo, che come sanno e possono si scontrano, ma lo scontro è vero.

Il silenzio di questo PD è preoccupante, perché nessuno più lo interpreta come “garbo istituzionale” ma è visto come mancanza di idee e proposte e, soprattutto, lontananza dai cittadini e dai territori. Altro che leader!
Il governo sarà effettivamente capace di andare oltre le buone maniere e di intavolare un dialogo positivo non solo con i sindacati ma con i soggetti sociali in generale? Questo vorrebbe dire introdurre novità sociali rilevanti, nuove priorità dell'azione di governo, impegni forti su investimenti e occupazione, diritti di chi lavora. Bene, ma il PD è capace di stare nella protesta, anzi di promuoverla, non contro il governo, ma per condividere con la gente, il popolo le difficoltà e trovare insieme le possibili soluzioni (vedi il film di Michael Moore vecchie verità riaffermate in forma nuova). Non se ne può più di suggeritori di buone maniere e di fair play o anche solo di corrette metodologie. Sono tutte astrazioni. Il funzionamento della democrazia italiana è decisivo e la partecipazione attiva e costante rappresenta il miglior contrassegno della sua qualità ed efficienza. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Al PD bisogna chiedere

Ma ancora al PD bisogna chiedere: Che fa nei territori? Qui in provincia di Frosinone non c’è segno di vita. Ma quanta inerzia! Non solo del PD.
La destra ciociara è la più condizionata da Casa Pound (Sora, Anagni, Frosinone). C’è solo l’ANPI in campo. Dopo la vergognosa astensione sulla Mozione Segre che ha indignato tutto il mondo, come si può dimenticare che la destra, qui, in questo territorio ha il 57%? Il frusinate è ammalato gravemente di disoccupazione. Diritti del lavoro mortificati o peggio negati e disoccupazione che si cronicizza sono le manifestazioni anticipatrici di ben più gravi difficoltà e rischi che impongono di non minimizzare le minacce autoritarie. La nostra politica locale fatta di partiti che stanno al governo del Paese e della Regione che fa? Luigi Carlini qualche giorno fa con amarezza franca e genuina denunciava: «Ogni territorio in crisi ha il suo parlamentare che tira l'acqua al suo mulino, invece da noi vengono a farsi i selfie. Non è che la "coperta" è sempre corta e il denaro lo mandano alle altre aree di crisi complessa più virtuose, cioè dove politici, sindacato, comuni e tutte le istituzioni fanno squadra per proteggere il proprio territorio e nella nostra area di crisi complessa FROSINONE/RIETI c'è un tale disimpegno che si rischia la chiusura del "rubinetto?» Chi è pronto a impegnarsi per dimostrare il contrario?Provincia Fr 350

La nuova maggioranza di governo quale dialogo ha innescato fra le forze politiche che qui in provincia la rappresentano? Nessun dialogo.
Soltanto ieri un segnale, che non so definire, giunge da un incontro fra due deputati del M5S Luca Frusone e Enrica Segneri e il presidente dell’Asi. Nel comunicato reso pubblico si parla di «Favorire un nuovo modello con al centro la Green economy e la nuova strategia del governo per la realizzazione del green new deal, così come lo sviluppo dell’Economia circolare come traino per il rilancio del Paese sono stati i temi affrontati inizialmente.» Che senso ha discutere di temi politici prioritari fra soggetti non egualmente abilitati a proporre e definire programmi e scelte che appartengono alle forze politiche, ai sindacati ed alle Istituzioni? Fa una brutta impressione questo incontro che si fa interpretare per l’inizio di un “dialogo” con una fetta di partito o meglio fra fette di partiti anziché con l’intero quadro delle forze politiche impegnate nel Governo del Paese. È un incontro privato? Mai visto che rappresentanti di partiti non incontrano i loro omologhi in un quadro di alleanze di governo per affrontare delle “novità”?
Se questi sono argomenti per provare ad affrontare seriamente la crisi, proporre politiche attive per il lavoro perché partiti, sindacati, associazioni attraverso i loro organi rappresentativi non si assumono la responsabilità di svolgere pubblicamente un confronto e dare il via ad un nuovo dialogo fra loro e con i cittadini?
TUTTI, INTORNO AD UN TAVOLO PUBBLICO

 

 

 

 

 

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Renzi ieri e oggi

Renzi Renzetto ditopollice 350 260di Antonella Necci - Chi è Matteo Renzi. ''Renzi è complice dei disastri degli ultimi sette anni, quindi per dignità dovrebbe tacere, chiedere scusa e ritirarsi a vita privata''. Esattamente un anno fa, il 30 settembre del 2018, il segretario della Lega Matteo Salvini dava così politicamente per spacciato l'ex presidente della provincia di Firenze, ex sindaco, ex segretario del Pd ed ex premier, Matteo Renzi. Caduto in disgrazia per il fallimento del referendum costituzionale del 4 marzo e dopo la sconfitta elettorale del 2018, Renzi torna invece sulla scena della politica italiana da protagonista: è lui che ha reso possibile la nascita del Conte bis, che ha fondato la nuova forza politica 'Italia Nuova' ed è lui che ora potrebbe diventare l'ago della bilancia in Parlamento non solo per la creazione dei nuovi gruppi ai quali hanno aderito anche esponenti di Forza Italia, ma anche perché molti dei suoi fedelissimi sono rimasti dentro il Partito Democratico in ruoli chiave. Come Andrea Marcucci, che, nonostante la scissione, resta presidente del gruppo Dem a Palazzo Madama.

Nato a Firenze nel 1975, Renzi cresce e vive a Rignano sull’Arno. Ex scout, aderisce ai "Comitati per Prodi" e lavora come dirigente nell’azienda di famiglia. Da giovane partecipa e vince alla "Ruota della Fortuna" con Mike Bongiorno. Si sposa nel 1999 con Agnese Landini con la quale ha tre figli e si laurea in Giurispudenza con una tesi su Giorgio La Pira. Collabora a lungo con Lapo Pistelli e diventa segretario provinciale del Ppi e coordinatore de La Margherita fiorentina.

Nel 2004 viene eletto Presidente della Provincia di Firenze e nel giugno del 2009 diventa sindaco del capoluogo toscano. Nel 2010 lancia la sfida generazionale ai vertici del partito dalla vecchia stazione ferroviaria del Granduca Leopoldo di Firenze dove, da presidente provinciale, riuniva gli studenti per il ministro Beppe Fioroni. Ed è da allora che Renzi comincia a parlare di "rottamazione" contro quella che definisce una classe politica "ormai da decenni incollata alle poltrone". Per anni batterà sul punto, soprattutto contro i vertici del suo partito, tanto da conquistarsi nell'opinione pubblica il titolo di "rottamatore".

Nel 2012 Renzi annuncia la sua candidatura alle primarie del centrosinistra e parte per tre mesi in giro per l'Italia a bordo di un camper. Ma il 2 dicembre le primarie le perde contro Pierluigi Bersani.

Nel 2013 ci riprova e stavolta le primarie del Partito Democratico le vince contro Gianni Cuperlo, Giuseppe Civati e Gianni Pittella.

Dal 22 febbraio 2014, dopo essere passato alla storia con il celebre hashtag 'Stai sereno. Nessuno ti vuol fregare il posto' rivolto via twitter al collega di partito, allora premier, Enrico Letta, Renzi diventa presidente del Consiglio. Letta, infatti, si dimette il 14 febbraio 2014 dopo che, il giorno prima, la Direzione Nazionale del Partito Democratico aveva approvato un documento proposto dal 'rottamatore' in cui si rilevava "la necessità e l'urgenza di aprire una fase nuova, con un nuovo esecutivo".

Da segretario del partito e da premier, Matteo Renzi, incassa, prima un ottimo risultato con le elezioni Europee del 25 maggio del 2014, dove il parttito batte il record del 41%, ma poi subisce la sconfitta con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 che boccia la sua riforma costituzionale. Riforma che eliminava di fatto il bicameralismo perfetto e tagliava il numero dei parlamentari. Si dimette il 7 dicembre 2016.

E il 12 dicembre 2016 prende il suo posto a Palazzo Chigi Paolo Gentiloni. A febbraio si dimette da segretario del Pd. Ma lo fa per ricandidarsi e, il 30 aprile del 2017, ridiventa segretario del Partito Democratico che riporta alle elezioni il 4 marzo del 2018.

Dopo la sconfitta elettorale si dimette di nuovo. Resta sino alla crisi del governo giallo-verde un "semplice senatore di Rignano", come lui chiede di essere considerato. Ma dall'inizio di settembre torna alla ribalta non solo perché è lui a scongiurare il ritorno al voto proponendo di allearsi con il M5S per far nascere il Conte bis, ma anche perché riesce a piazzare molti dei 'suoi' al governo, nonostante si lamenti l'assenza di un esponente toscano nell'Esecutivo, e dà vita ad una nuova formazione politica e a nuovi gruppi parlamentari ai quali aderisono numerosi esponenti del Pd. Il nome 'Italia Viva' lo mutua da Walter Veltroni che, allora segretario del Pd, lo scelse per la campagna elettorale del 2008: quella in cui vinse il Partito delle Libertà di Berlusconi.

 

 

 

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I partiti facciano un passo avanti

  • Pubblicato in Partiti

conte di maio zingaretti come le tre grazie e renzi e cupido 350 mindi Ivano Alteri - Si continua a perseverare nell'errore che tanti danni ha causato e sta causando al nostro Paese (e non solo). Le dichiarazioni di Di Maio a proposito delle elezioni regionali umbre, lo confermano. Dice Di Maio: “Giunta civica per l'Umbria, i partiti facciano un passo indietro” (Il Fatto online). Ma, secondo il nostro parere, è l'esatto opposto di ciò che si dovrebbe fare.

Contrariamente a quanto si pensa e dice, infatti, se il nostro paese è attanagliato dai tanti mali che conosciamo e se molti dei nostri concittadini sono ridotti letteralmente alla fame, non è a causa dei partiti, ma, a pensarci un po' meglio, della loro assenza. I non-partiti e i partiti-fluidi esistenti, il M5S e il Pd in particolare, tutt'al più possono servire a vincere le elezioni, ma non certo a produrre una solida politica popolare, poiché nessuna politica popolare sarà mai possibile senza popolo. Le organizzazioni politiche esistenti, allora, soprattutto quelle proiettate verso il cambiamento sostanziale della società, dovrebbero tornare a farsi da tramite tra il popolo e le istituzioni, organizzando la partecipazione dei cittadini, affinché essi possano effettivamente “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, come Costituzione comanda.

Chi ha vissuto il tempo dei partiti del Novecento conosce la differenza tra un partito vero e un mero comitato elettorale, quali sono invece i partiti di oggi. Sa che mentre quelli producevano una partecipazione di massa mai vista nella storia, questi producono astensionismo di massa; mentre quelli producevano avanzamenti sociali sostanziosi, questi producono sostanziosi, dolorosissimi e generalizzati arretramenti; mentre quelli edificavano dalle macerie un'Italia che riusciva a stupire il mondo, questi la lasciano sprofondare tra la disperazione di milioni di persone, tra i rifiuti, tra le macerie di ponti crollati e paesi terremotati mai ricostruiti.

Quando, però, ci si trova a discorrere di questo argomento nelle varie occasioni, non manca mai chi, dall'alto della sua saggezza, ti dica “eh, ma non possiamo ricostruire i partiti del Novecento”, accusandoti, di fatto, di essere un nostalgico. Ma non c'è nessuna nostalgia, né si vogliono riesumare i partiti del Novecento: essi hanno abbondantemente mostrato tutti i loro limiti, se è vero che siamo giunti alle disperate condizioni attuali. I sinceri democratici, di qualsiasi orientamento politico, dovrebbero invece perorare la nascita di partiti adatti al ventunesimo secolo, e con i mezzi che questo fornisce, tendendo conto della recente e straordinaria esperienza storica maturata. Quell'esperienza, secondo la nostra opinione, non è una storia finita lì, ma solo l'inizio di un'altra storia, che attende di essere vissuta e scritta; ma solo per mezzo di partiti strutturati.

I due partiti al governo, il M5S e il Pd, per quanto destrutturati siano oggi, potrebbero contribuire alla ricostruzione di partiti veri ed operanti secondo Costituzione: il primo, con la sua originale carica democratica neo-partecipativa; il secondo, con la sua esperienza, la sua storia e la voglia di esserci ancora.

Perciò, altro che passo indietro: i partiti facciano un passo avanti. Potrebbe essere questa la prima, fondamentale, prova di effettivo Cambiamento.

Frosinone 16 settembre 2019

 

 

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Voto 2019. Partiti e altro

VotoUE 2019 in Italia minIl “centro” non c’è più, cosa rincorreranno ora i cosiddetti riformisti? Il quadro politico, come si dice in gergo, è fortemente radicalizzato a destra. Quel centro aveva una funzione, essere il ring dove due forze con la stessa vocazione capitalistica si confrontassero per vedere chi sopraffaceva l’altra. Capitalisti buoni contro capitalisti cattivi, (audace e improbabile alternativa, che non esiste) ma stando a questa vulgata bisogna dire che stanno vincendo quelli cattivi che hanno Trump, come capo riconosciuto.
Cosi, però, chi vive il disagio combatte una guerra che non è sua, ma è solo quella fra chi deve assumere il comando di questa disperata stagione capitalistica. L’ingiustizia, la povertà, la mancanza di diritti può mai essere solo un solo un problema di polso? La campagna elettorale risulta il più ridicolo emblema del conflitto in cui si resta coinvolti per stabilire chi deve vincere. E il Paese e i cittadini che fine fanno? Solo tatticismi sulla pelle di tutto un popolo. «Il voto arrivato a Salvini non è solo quello "urlato" ma anche quello silenzioso, che non si è fatto sentire». Questo voto va individuato e abbiamo il dovere di individuarlo. Cosa difficile ma necessaria per capire la nostra gente e i loro bisogni, per capire tutti noi...

La cintura rossa di Torino, quelle delle grandi lotte operaie e delle grandi conquiste democratiche, come lo Statuto dei diritti dei lavoratori, votano massicciamente "Lega", in alcuni comuni da sola, questa formazione, arriva al 50%. In Emilia-Romagna la somma dei voti di Lega, FI e FdI delinea una maggioranza pronta a governare questa regione dove si voterà nel 2020.
Scrive Loffredi, in un post su FB: «Come è possibile che Vertenza Frusinate non abbia mai avuto una adesione da parte dei partiti sedicenti di sinistra? Come è possibile che a favore di questo raggruppamento ho dovuto assistere ad un impegno di amministratori di Fratelli d'Italia? E le questioni sanitarie e la scuola e le privatizzazioni, le false cooperative?»

Sono solo alcuni esempi, ma la domanda da porsi è: Perché si vota per un partito che nulla fa per nascondere il suo autoritarismo e la sua natura illiberale?
I voti che si sono succeduti in questo primo ventennio del XXI secolo sono la manifestazione del tentativo di trovare risposte alla crisi che viviamo e che ha connotati economici assai penalizzanti per la maggioranza delle popolazioni. Qui, in Italia, più che nel mondo, è come se si avanzasse per tentativi, prima speranza nel M5S e ora nella Lega. Parafrasando il titolo “Sei artisti in cerca d'autore” di Luigi Pirandello, si potrebbe dire: un popolo in cerca di guida e di speranza.

Come già successo con la destra americana di Trump, quella europea di Salvini, Le Pen, Orban vince perché coglie la nuova rottura fra "classi sociali", la fine del “contratto sociale di mutua collaborazione insito nel welfare del dopoguerra”. È la fine della solidarietà e della sua cultura. Il suo successo come si spiega? Non con il richiamo al fascismo, o con la coltivazione delle paure, del razzismo. Fascismo, paure, razzismo, appaiono la forma di un profondo risentimento sociale. La rabbia del disagio. Non ne sono l’origine.
Il crollo dei 5 stelle suggerisce, a questo proposito qualche ulteriore lezione sulle correnti di pensiero e sensibilità che percorrono la società italiana. La politica intesa come puro elemento di corteggiamento del voto non paga. La CREDIBILITA' di cui si vantavano, l’hanno persa strada facendo, Ilva, Tap, Tav, il voto a sostegno di Salvini e poi i tenti errori di politica quotidiana. I 5 stelle pagano quella promesse irrealizzabili e irrealizzate, ad esempio la “sconfitta della povertà”. Pagano pure, diciamoci la verità, di non aver saputo reggere all’attacco smodato e indecente dei liberisti, ma non solo, alla loro proposta più significativa: il Reddito di cittadinanza inteso come strumento di tutela fra un lavoro ed un altro, sostegno nella ricerca di un lavoro che impedisse ai disoccupati di svendersi di fronte alle offerte di lavoro e cercando anche per questa strada di recuperare valore ai salari, si sono fatti massacrare la proposta originaria al punto che non si capiva più se era sussidio alla povertà o strumento per un nuovo approccio al lavoro. Manca però una politica per il lavoro e l’occupazione che non si può individuare nel “Decreto Dignità”, manca proprio. Con quali fondi si finanzia? Perché non c’è una patrimoniale? Perché toccare le pensioni? Dagli errori al ridicolo dei 40 euro al mese alla guerra fra poveri. Ma c’è dell’altro. Salvini si è giovato di due circostanze: a - una indulgenza, ingiustificata, dei media verso le rozze e violente smargiassate di Salvini mentre era costante l’attacco ai 5 stelle contro i provvedimenti da loro proposti, a prescindere. Non hanno saputo cogliere neppure le timide aperture verso di loro confronti, insiti nelle disponibilità a discutere di sindacati e qualche altro per migliorare il migliorabile; b - Salvini e la Lega hanno beneficiato di una struttura radicata, e di forze sperimentate, non solo quelle della Lega impegnate nelle amministrazioni locali, ma anche quelle raccolte con operazioni simili a quella di Ottaviani a Frosinone, sindaci e altre figure sopraggiunti con le loro sperimentate organizzazioni elettorali.
Niente di tutto questo per il M5S. Grande sordità alla dialettica fra forze politiche. Ma, si può guidare un movimento che raccoglie milioni di voti fino al 33% senza strutture territoriali, senza efficienza organizzativa nei comuni, affidandosi a delle consultazioni online ridicolizzate da avversari e media? Non può, questa forza politica, galleggiare nell'indefinito “né destra e sinistra”. Si getta un patrimonio al vento. Anche nel caso dei 5 Stelle, gli elettori, hanno esercitato in questo voto una straordinaria forza di selezione nella convinzione di farsi del bene.

Come si interviene? Guardando la realtà in profondo ed anche nelle sue manifestazioni più elementari. Quando Nadeia De Gasperis, per UNOeTRE.it, intervistò Nicola Fratoianni, mi colpì il desiderio di intervenire che si manifestò negli ascoltatori pur in una circostanza non proprio definita a quello scopo. Intervennero in quella occasione Pietro Fargnoli animatore dell’Associazione Pendolari Roma Cassino, Stefano Pizzutelli Consigliere comunale di Frosinone, Daniela Bianchi che guida il movimento per il recupero della Certosa di Trisulti da Stive Bannon e il giornalista Gino De Matteo. Senza entrare nel merito dei singoli temi affrontati va sottolineato come in ognuno di essi ci fosse chiara e precisa la richiesta di promuovere la protesta per portare alla luce disagi e sofferenze, obiettivi promessi e mai realizzati. Il loro dire si potrebbe riassumere nelle parole “Riscatto e Protesta”, oltre alla voglia di poter dire la propria perché segnalavano di essere privi di sedi dove esprimersi. Interessante mi parve quanto accadde all’intervento di De Matteo. Il giornalista, impegnato nell’Ufficio stampa del comune di Frosinone e nel quotidiano L’Inchiesta pose un problema chiamando in causa i sindacati: qui in provincia di Frosinone, dice, non c’è movimento, non ci sono proteste e usando un termine errato di cui si pentì subito dopo, chiamò mestieranti i sindacalisti che a suo parere non svolgono adeguatamente il loro lavoro.

In questo rapido accadimento occasionale vennero alla luce due questioni importanti: l’assenza di promozione delle proteste e l’individuazione di chi dovrebbe promuoverle.
Dico subito che in questo manifesto interesse c’è una novità, benvenuta, ma piuttosto assente e qualche volta demonizzata, soprattutto dal PD che ha conculcato sempre ogni minima rivendicazione. Benvenuta quindi questa esigenza. Ma la protesta nasce da sola? Anche, ma non sempre, ha bisogno a volte di una levatrice e chi meglio dei sindacati dovrebbe svolgere questa funzione? Al De Matteo fu risposto che non era vero, perché in giugno ci sarebbe stata una manifestazione unitaria di pensionati Cgil, Cisl, Uil a Roma. Quella grande e bella e forte che abbiamo visto il 1° giugno.
A ben guardare l’osservazione non è infondata e la risposta è insufficiente e deviante rispetto alla richiesta, che è riferita al territorio, ai bisogni specifici del territorio. Qui c’è un vuoto doloroso e colpevole. Non si protesta e neppure se ne vuole sentire parlare.

C’è una forte centralizzazione dell'iniziativa, giustamente indispensabile oggi, ma a questa deve urgentemente seguire il massimo decentramento dell'attività nei territori.
Una domanda, ma perché le forze della sinistra dovrebbero lasciare la protesta alla destra? La protesta è il potere negoziale della sinistra, è il suo legame con le donne e gli uomini, è la sua identità nel territorio e questo bene può e deve ritrovarsi nelle grandi iniziative nazionali, ma non ne può essere sostituito.
Giorgio Amendola nel suo bel libro “Una scelta di vita” ricorda di un suo comizio in un comune dove in altri tempi, prima di lui, parlava suo padre e sottolineava la differenza: allora finito il comizio restavano solo echi di parole che sarebbero svaniti. Nella sua epoca invece c’era un partito, il Pci, che ogni giorno avrebbe operato perché quelle parole, quelle impostazioni non solo fossero ricordate ma diventassero iniziative concrete. Questa è l’importanza di essere radicati nel territorio.

Vai alla parte terza: Il PD - Primo articolo

 

aggiornato il 5 giugno '19

 

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Un partito per 'riportare la gente nei partiti'

  • Pubblicato in Partiti

art1mdp 350 260di Ivano Alteri - In questi giorni (6 e il 7 di aprile) si sta svolgendo a Bologna il congresso di “MDP-Art. 1”, una forza politica che suole definirsi “eco-socialista”. La discussione che lo ha preceduto nei territori ha visto emergere un tema di una certa importanza, che potrebbe avere degli sviluppi interessanti per l'intera area della sinistra italiana. Oltre a quelli di merito riferiti alla situazione nazionale ed europea, il lavoro, l'ambiente, le donne, l'Europa e le sue necessarie e urgenti riforme... quella discussione è stata attraversata trasversalmente dalla richiesta pressante di trasformare il movimento dei democratici e progressisti in un partito politico strutturato, in un partito del terzo millennio. La decisione finale sarà assunta a Bologna.

Non è certo un tema da propaganda elettorale, visto l'attuale fastidio che già la parola “partito” suscita nei cittadini; ma senz'altro fondamentale per ogni seria discussione su qualsiasi argomento coinvolga la collettività, come ben sanno i “militanti” che aderiscono al movimento. E se è vero che negli ultimi anni i partiti esistenti hanno fatto del tutto per farsi detestare, con la loro auto referenzialità e propensione ad ignorare sistematicamente le istanze dei rappresentati, è anche vero che essi, in realtà, erano e restano soltanto delle aggregazioni leggere, liquide, se non gassose o perfino plasmatiche, buone per le campagne elettorali; certo non strutturate organizzativamente e capaci di suscitare una partecipazione politica di massa. Insomma, tra partiti personali, personalizzati e addirittura non-partiti, il partito vero e proprio non è più esistito. Si dovrebbe più correttamente dire, perciò, che non sono i partiti la causa della distanza abissale che separa la politica dai cittadini, bensì la loro assenza.

Come ci ricorda la stessa Costituzione Repubblicana, infatti, il partito è quello strumento necessario ai cittadini “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. In altre parole, il partito strutturato democraticamente è l'unico mezzo conforme al fine politico; senza un partito nessuna partecipazione politica dei cittadini potrà mai sussistere ed essere efficace. La sinistra lo sa, per scienza ed esperienza. Perciò questo tema di fondo si è imposto alla discussione congressuale di quel movimento, nonostante abbia una scarsa propensione ad essere usato elettoralisticamente e nonostante l'approssimarsi della campagna elettorale per le elezioni europee.

L'interesse della sinistra per il tema è evidente: un soggetto politico che si fondasse effettivamente su tali presupposti, costituirebbe per il popolo della sinistra un'eccellente alternativa all'attuale diaspora. Chi non si sentisse più rappresentato da un Pd liquido e da altre aggregazioni meramente elettorali, che si attardano tutti (se va bene) a voler “riportare i partiti fra la gente”, avrebbe la scelta di una forza organizzata solida che invece decide di “riportare la gente nei partiti”.

Tuttavia, il percorso verso questo nobile scopo ha incontrato nel frattempo non pochi ostacoli di ogni genere; e solo gli esiti del congresso di Bologna sapranno dirci se sono stati rimossi e con quanta determinazione.

Frosinone 6 aprile 2019

 

 

 

 

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L’esilio della politica

gente 400 200 minFausto Pellecchia, Giovedì 28 marzo 2019 - Benché sia evidente e foriero di nuove disfatte, il vuoto desolante nel quale ci troviamo stenta a essere riconosciuto nella sua radicalità, per così dire epocale. Chi non ha vissuto gli anni Sessanta e Settanta, chi è venuto all’età della ragione quando la politica era già, nel mondo, nient’altro che lo scatenamento neoliberale degli spiriti animali e, in Italia, la mercificazione berlusconica delle istituzioni – in una parola la cosiddetta “post-democrazia”– ha finito per identificare l’esistente con l’orizzonte del possibile, spacciando le proprie aspirazioni soggettive per istanze critiche. Nella rassegnata introiezione del dato come unico quadro di senso, la politica – la politica come pratica storico-critica volta alla trasformazione della società – è appena lo schermo di un fantasma sopravvissuto alla propria fine, un puro simulacro in cui proiettare le proprie pulsioni più aggressive, forse troppo a lungo rimosse.

A livello micrologico, le elezioni amministrative in una cittadina di provincia come Cassino costituiscono un laboratorio privilegiato per osservare, in una imbarazzante prossimità, i nocivi succedanei che hanno sostituito il conflitto o il confronto politico, almeno nell’area che, con vezzo nostalgico, ancora si definisce di centrosinistra. Sul versante del centrodestra, la situazione appare realmente meno grottesca, dal momento che il consueto metodo privatistico-spartitorio permette, con opportuni aggiornamenti nelle tecniche di calcolo degli interessi, la fissazione dei criteri di convenienza e di aggregazione. Il centrosinistra, che pure si sforza di conformarsi progressivamente all’egemonia della subcultura di destra, stenta ancora a eguagliarne il livello di cinica impassibilità. Attorno al focolare del PD, insieme ai frammenti residuali della sinistra, ferve da mesi il dibattito intorno all’individuazione dei candidati-sindaco. E puntualmente, esaurite le criptiche allusioni e le designazioni ermetiche nelle riunioni collegiali, compaiono ogni giorno, sulla stampa locale, nuove autocandidature o abdicazioni -accanto ad abdicazioni delle precedenti abdicazioni- da parte di vetuste vedettes politicanti. Naturalmente si tratta di candidature al buio: nessuna di esse sente il dovere di indicare i punti salienti del proprio progetto; chi si propone in competizione con altri auto-candidati, magari dello stesso partito, non avverte alcun bisogno di esplicitare le proprie differenze di visione con il suo competitor, neppure per sommi capi. Per l’individuazione del proprio virtuale bacino di consenso, basta il nome a sanzionare la volontà di autoaffermazione.

Infatti, l’unico elemento di concordia tra tutte le variegate componenti è stato il rifiuto pervicace delle primarie, pronunciato però a mezza voce - nella forma del rinvio sine die al fine di renderle di fatto inattuabili. Anche il tardivo ricorso in extremis alle consultazioni primarie, fissate dai “padri putativi provinciali e regionali” a meno di un paio di settimane dalla consegna ufficiale delle liste, ha tutte le sembianze di un espediente tattico per constatarne l’improponibilità. In verità, nonostante le primarie nazionali abbiano regalato al PD una salutare boccata di ossigeno, tutti i rappresentanti del centrosinistra locale le vedono come il fumo negli occhi. La motivazione più diffusa per la rinuncia è il temuto innesco di divisioni interne, come se la moltiplicazione delle autocandidature non fosse il segno eloquente di divisioni personalistiche o familistiche e di clan, le cui ragioni sono rimaste assolutamente inconfessabili. Vero è che la trasparenza del confronto, impedirebbe la clandestinità degli scambi sottobanco e, imponendo una giustificazione programmatica delle candidature, costringerebbe tutti a misurarsi con la problematica complessità della realtà cittadina. In tutti i numerosi “conclavi” che da un paio di mesi hanno regolarmente emesso fumate nere circa la scelta dei candidati papabili, è prevalso il timore che le primarie possano costituire la legittimazione di nuove figure e di giovani dirigenti, privi tuttavia dei mezzi logistici che partiti o aziende private assicurano alle vecchie talpe politicanti per le loro dispendiose campagne elettorali.

Peraltro l’attuale sistema delle elezioni comunali -autentica parodia della partecipazione popolare- esalta la radicale spoliticizzazione dei candidati, favorendo un trasformismo sistemico, per il quale è importante soltanto la copertura territoriale attraverso la moltiplicazione parossistica delle liste. Lo scontro diventa lotta intestina di quartiere o di condominio, scissione familistica delle cerchie parentali, puro mezzo di sabotaggio della lista rivale. Se ad ogni candidato-sindaco fosse associata una e una sola lista, con la riserva che solo il terzo candidato, escluso dal ballottaggio, possa entrare in consiglio comunale, l’inverecondo mercato delle liste (per il quale, nelle scorse elezioni ad esempio, su 23.000 votanti, si contavano oltre 600 aspiranti consiglieri comunali) sarebbe sottoposto ad un efficace calmiere. La confusione tra populismo demagogico e democrazia, che segna il collasso della politica, ha qui una delle sue radici più vitali. L’altra, ancora più remota, rimanda allo smantellamento dei partiti e alla loro sostituzione con circoli e gazebo mobili, che hanno sempre più l’aspetto delle associazioni di caccia e pesca, o dei club periferici delle tifoserie calcistiche, affinché la politica, quella che davvero decide dei destini del mondo, sia esercitata nell’oscurità, all’ombra dei gruppi finanziari e delle aziende multinazionali.

 

pubblicato su L’inchiesta il 27 marzo 2019

 

 

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